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GIOVANNI

VERGA
VITA

 Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840, in una famiglia di proprietari


terrieri. Si dedicò al lavoro letterario e al giornalismo politico senza prima
finire gli studi e questa formazione irregolare segna la sua passione di
scrittore, che si allontana dalla tradizione umanistica. Il gusto di Verga si
forma attraverso gli scrittori francesi di vasta popolarità. Partecipa con
passione alle vicende storiche politiche del suo tempo. Nel 1865 si trasferisce
a Firenze dove venne in contatto con numerosi letterati. Nel 1872 si
trasferisce ,di conseguenza ,a Milano, qui matura la sua adesione al verismo e
scrive le opere più importanti. Nel 1893 ritorna a Catania dove vive un
volontario isolamento. Nel 1920 viene nominato senatore del Regno d’Italia.
Muore nel 1922 a Catania.
L’attività letteraria di Verga fa ricca e diversificata.

Iniziò con romanzi storici e romantici, passionali,


ambientati nel mondo dell’aristocrazia e ricco borghese.

Tra queste ricordiamo:


• Una peccatrice: Verga scrisse questo romanzo nel 1865, quando si

OPERE
trovava ancora a Catania. Il protagonista è il giovane catanese Pietro
Brusio, studente di legge ma aspirante scrittore, che s’innamora della
moglie del conte di Prato, Narcisa Valderi, ai suoi occhi donna
irraggiungibile. Con l’aiuto dell’improvvisa fortuna letteraria, Pietro
riesce ad ottenere il tanto atteso amore della donna, ma dopo un po’
iniziano le prime difficoltà e le emozioni si spengono. Narcisa, ben
consapevole dell’imminente fine del loro rapporto, si uccide
concludendo la vicenda tormentosa. Pietro, ormai solo non può far altro
che ritirarsi nella sua Sicilia.
• La storia di una capinera: è un romanzo epistolare scritto tnel 1869,
durante il soggiorno dello scrittore a Firenze. narra la storia di una
ragazza di nome Maria, che dopo la morte della madre è costretta ad
entrare in convento, non per sua libera scelta, ma per decisione
familiare, in quanto il padre si era risposato ed aveva avuto due figli
Storia di una
Una peccatrice
capinera
Dal 1874 in poi le opere di Verga assumono
caratteristiche completamente nuove e
testimoniano la sua adesione al Verismo: NEDDA
La storia è incentrata su Nedda Di Gaudio, chiamata
la "Varannisa" perché originaria di Viagrande, una
semplice raccoglitrice di olive che abita in provincia
di Catania. A San Giovanni La Punta vi è il santuario
dedicato alla Madonna della Ravanusa, dove Nedda,
tornando dal lavoro dei campi alla Piana di Catania,
cominciava a sentire aria di casa. Nedda, per
aiutare la madre ammalata e che in seguito morirà,
è costretta a vagare di fattoria in fattoria in cerca
di occupazione, sostenuta solamente dall'amore per
Janu, contadino che lavora con lei. Questo è malato
di febbre malarica, ma è costretto ugualmente a
salire sugli alberi per la rimondatura degli ulivi;
reso estremamente debole dal male, un giorno cade
dalla scala dell'albero e, ferito, muore dopo essere
stato trasportato a casa, lasciando Nedda in attesa
di una bambina. Anche la bimba presto morirà
essendo la madre incapace di provvedere al suo
sostentamento. La novella si conclude con le parole
di Nedda che, dopo aver adagiato sul letto della
madre la povera creatura, "... cogli occhi asciutti e
spalancati fuor di misura. - Oh, benedetta voi,
Vergine Santa! - esclamò - che mi avete tolto la mia
creatura per non farla soffrire come me!"
VITA DEI CAMPI
 Vita dei Campi è una raccolta di racconti di Giovanni Verga
pubblicata per la prima volta nel 1880 e riedita in nuova
versione definitiva nel 1897. Contiene otto novelle:
Fantasticheria, Jeli il pastore, Rosso Malpelo, Cavalleria
rusticana, La lupa, L’amante di Gramigna, Guerra di santi,
Pentolaccia. È stata pubblicata da un editore milanese, Treves,
nel 1880. È una raccolta fondamentale perché rappresenta un
momento di passaggio alla fase verista di Verga: si può
considerare un anello di congiunzione tra le prime opere
verghiane, come Nedda o Storia di una capinera, e il famoso
Ciclo dei Vinti. Novella «cavalleria rustica» racconta la storia di
Turiddu Macca, un contadino siciliano che, prima di partire per il
servizio militare era fidanzato con Lola. Tornato dal servizio
militare lo aspetta, però, una brutta sorpresa; Lola si è,
fidanzata con Alfio, un carrettiere piu’ ricco di Turiddu e che
possiede quattro muli. Lola sposa Alfio, e Turiddu, comincia a
corteggiare, ricambiato, Santo, la figlia di un uomo molto ricco
che vive di fronte l’abitazione di Alfio. Turiddu si comporta in
questo modo per fare ingelosire Lola e, quest’ultima, infatti,
spia Turiddu e Santa si accorge di questo e ,per vendicarsi,
informa Alfio dell’incontro tra Lola e Turiddu. Il marito di Lola,
ferito nell’onore, sfida Turiddu in duello.
8 novelle
 Fantasticheria: questa novella è la prima ad essere scritta e rappresenta una sorta di
premessa ai testi seguenti. Narra il ritorno dell'autore in Sicilia e il suo.
 Jeli il pastore: è un ingenuo e semplice guardiano di bestiame che, dopo aver scoperto
che la moglie è stata sedotta da un amante, con primitiva spontaneità si ribella a questa
realta e finisce per tagliare la gola al rivale desiderio di raccontare la vita che si svolge
tra la povera gente.

 Cavalleria rusticana: Alfio sfida a duello e uccide Turiddu, poiché questi ha osato
riaccostarsi a Lola, ora sua moglie ma già amante dello stesso Turiddu.
 La Lupa: la protagonista, è una donna di grande fascino, magnetica. Si invaghisce del
genero che per liberarsi dal suo malefico carisma, la uccide
 L'amante di Gramigna: la giovane Peppa si trasforma in lupa, assecondando l'istinto che la
porta ad amare un bandito, Gramigna, così chiamato dal nome di un'erbaccia
 Pentolaccia narra la storia di un marito cieco, che, vittima dei tradimenti della moglie,
uccide il rivale per liberarsi della vergogna del torto subito.
 Rosso Malpelo ha per protagonista un singolo personaggio, un povero minatore che si
perde nella miniera per inseguire il fantasma del padre defunto
 Guerra dei santi, ha invece come protagonista un intero paese, coinvolto nei conflitti fra
bande rivali.
I Malavoglia è il romanzo più famoso di Giovanni
Verga e quello in cui l’autore riesce a esprimere al
meglio la poetica del Verismo. I MALAVOGLIA
Si tratta del racconto delle sventure di una famiglia
di pescatori siciliani negli anni successivi all’Unità
d’Italia. I Malavoglia viene pubblicato nel 1881
dall’editore Treves e inizialmente è accolto con
freddezza da lettori e critici.
Il romanzo è frutto di un lungo lavoro di
progettazione e rappresenta la prima tappa di quello
che doveva essere il Ciclo dei vinti (Per ciclo dei vinti
si intendono l’insieme dei romanzi di Verga che
pongono al centro il tema della lotta dell’uomo per
la vita e il progresso.)
Nell’introduzione de I Malavoglia, Verga così descrive
i più deboli della società, i cosiddetti “vinti”, Verga
ricorre all’impersonalità e al narratore popolare, che
già aveva usato ad esempio Rosso Malpelo.
Ci sono invece due novelle in particolare che fungono
da modello per I Malavoglia:
Padron ‘Ntoni (1875), una novella non pubblicata,
definita da Verga come un «bozzetto marinaresco»,
in cui inizia a prendere forma la vicenda dei
Malavoglia.
Fantasticheria (1979), la prima novella di Vita nei
campi, in cui Verga ci presenta un mondo siciliano
fermo a valori arcaici.
LA TRAMA
Narra dei Malavoglia che vivono uniti sotto la guida
del vecchio capostipite fino a quando il giovane
‘Ntoni parte per il servizio militare. Per rimediare
al danno economico, Padron ‘Ntoni acquista a
credito un carico di lupini da vendere alla fiera dei
Morti di Riposto. Ma durante il tragitto in mare si
scatena un temporale: la barca dei Malavoglia si
capovolge e Bastiano muore nel naufragio. Per
saldare il debito dei lupini Padron’ Ntoni deve
vendere la propria casa. Da questo momento le
sciagure dei Malavoglia non hanno più fine e la
famiglia si disgrega : Luca muore soldato nella
battaglia di Lissa combattendo contro nemici) i che
nessuno sapeva chi fossero; il giovane ‘Ntoni, si
accorge che al paese non si sta bene e che si
potrebbe stare meglio e decide di tentare la
fortuna in continente dove, però, diventa
contrabbandiere e finisce in carcere. Anche Lia si
allontana dal paese in cerca di una vita migliore
ma si mette sulla cattiva strada e per il disonore
causato dal suo comportamento Mena non può
sposarsi con Alfio Mosca che avrebbe potuto dirsi
un bel partito per lei; Maruzza muore di colera;
Padron’Toni finisce la sua vita da solo, in un
ospedale. Solo Alessi, il più piccolo, riesce a
salvarsi dalla rovina.
MASTRO-DON
GESUALDO
 Mastro-don Gesualdo è uno tra i più conosciuti romanzi di Giovanni Verga, pubblicato nel
1889. Narra la vicenda dell'omonimo protagonista ed è ambientato a Vizzini, in Sicilia,
nella prima metà dell'Ottocento in periodo risorgimentale. Questo è il frutto di un lungo
lavoro di stesura durato nove anni. I primi abbozzi risalgono al 1881-1882, subito dopo la
pubblicazione de I Malavoglia.
TEMI
Mastro-don Gesualdo è uno dei capolavori di Giovanni Verga e appartiene al ciclo,
incompiuto, detto dei Vinti. Il romanzo è infatti incentrato sulla figura di Gesualdo Motta, un
uomo che nel corso della sua vita sacrifica ogni affetto a ragioni strettamente economiche
ritrovandosi alla fine schiacciato e sconfitto dall'aridità di cui si è circondato. Il tema del
romanzo risulta evidente sin dal titolo: il personaggio principale, Gesualdo Motta è
soprannominato dai suoi compaesani "mastro-don". Si tratta di un nomignolo dispregiativo che
sottolinea la natura di parvenu di Gesualdo, una via di mezzo fra "Mastro" (appellativo
riservato ai manovali che dirigono un gruppo di muratori) e "Don" (epiteto riservato a signori e
proprietari terrieri). Il protagonista, infatti, da semplice muratore diventa prima
imprenditore, poi proprietario terriero e infine marito di una nobildonna; da qui il suo
conseguente isolamento, poiché viene detestato sia dai paesani di basso ceto, che sono
invidiosi della sua scalata sociale, sia dal ceto nobiliare, che lo considera solo un bifolco
arricchito. Il romanzo è costituito da ventuno capitoli suddivisi a loro volta in quattro parti,
corrispondenti alle quattro più importanti fasi della vita del protagonista: il matrimonio con
Bianca Trao, il successo economico, l'inizio del declino di Gesualdo e infine la sua morte. Si
tratta quindi di un romanzo che ricorre ad una tecnica per scorci: i fatti più importanti
vengono isolati grazie ad ampi salti temporali. Il romanzo, oltre a mostrare la decadenza
dell'aristocrazia, presenta una contrapposizione tra successo economico-sociale ed affetti
familiari. Il protagonista è un arrampicatore sociale i cui tratti salienti sono l'intraprendenza
borghese, l'individualismo, il materialismo e la fine degli ideali, tanto che l'affannosa
aspirazione alla "roba" e all'ascesa sociale segnano una corsa verso l'alienazione e la solitudine
senza speranza.
TRAMA
 In Mastro-don Gesualdo il Verga racconta la storia di un ex muratore,
Gesualdo Motta, che con il suo lavoro riesce ad arricchirsi. Al Mastro,
tuttavia, non basta la potenza economica: mira, ad elevarsi
socialmente. Per questo motivo sposa Bianca Trao, una nobile decaduta.
Il matrimonio con Bianca però non porta a mastro, diventato don, la
soddisfazione sperata. Egli, infatti, si sente escluso dal mondo della
plebe dal quale proviene e si sente escluso anche dal mondo
aristocratico, che lo considera un intruso. Per la plebe è diventato un
“don”, per gli aristocratici rimane un “mastro”. Il dolore maggiore per
l’uomo, però è nel non sentirsi amato né dalla moglie né dalla figlia
Isabella. Tra lui e Isabella si verifica lo scontro, quando la ragazza si
innamora del cugino Corrado La Gurna: mastro don Gesualdo si oppone
e le fa sposare un nobile palermitano. Mastro don Gesualdo perde la
moglie e lascia il paese a causa dei moti del 1848 ed essendosi
ammalato di cancro va a vivere a casa della figlia, dove assiste allo
scempio delle proprie ricchezze. La morte di mastro don Gesualdo è
l’episodio conclusivo del romanzo e racchiude tutto il pessimismo di
Giovanni Verga. Mastro don Gesualdo sa della sua malattia e vuole fare
testamento, ma il genero – per paura di perdere l’eredità – rimanda di
volta in volta l’incontro con il notaio. Gesualdo manda a chiamare la
figlia. L’uomo parla con la figlia e la esorta a non sperperare le
ricchezze che lui ha ottenuto con grande sacrificio. A questa
raccomandazione ne segue un’altra: esorta la figlia a compiere lei il
dovere di lui nel lasciare qualcosa ai fratelli.
Lavoro svolto da: