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L’energia Eolica

Cenni storici
L’energia eolica (del vento) è stata sfruttata dall’uomo sin dall’antichità, un esempio sono i
rudimentali mulini a vento (644 D.C. nell’antica Persia). Questi erano costituiti da un’asse, e grazie
alla forza esercitata dal vento, questa veniva attivata. In Europa i primi mulini a vento si hanno intorno
al 1100, i primi mulini ad asse orizzontale erano montati sopra un robusto asse verticale in grado di
consentirne la rotazione. In seguito si giunse ai mulini a vento, nel quale l’intera struttura si manteneva
fissa e solo la parte superiore ruotava.

Si stima che dal 1850 negli USA siano stati installati oltre 6 milioni di mulini a vento. Alla fine del
19esimo secolo, si ebbe lo sviluppo dei primi mulini a vento per l’azionamento dei generatori elettrici.
In seguito i combustibili fossili hanno rallentato tale crescita. Con il tempo si è giunti a turbine più
grandi (10 volte) e più potenti (100 volte), fino a raggiungere la potenza di 5MW (Megawattora=106).
Al livello globale la potenza eolica installata è di 432,4 GW (2015), mentre in Europa 141 GW
(Gigawattora=109). Il paese leader mondiale è la Germania, seguita dalla Spagna. In Italia si è passati
da 55 impianti a 1054 (2000-2012). La produzione italiana di impianti eolici è circa 15 TWh
(Terawattora=1012), corrispondente al 4,5% della produzione elettrica nazionale. La Puglia è la prima
regione in termini di impianti, seguita dalla Sicilia e dalla Campania.

La risorsa

L’energia eolica deriva dall’energia solare, in quanto i moti convettivi dell’atmosfera sono indotti dai
gradienti di temperatura provocati dal riscaldamento non uniforme del globo terrestre.
L’energia inviata dal Sole è stimabile, la costante solare esprime la potenza che il sole invia su una
superficie unitaria disposta fuori dall’atmosfera terrestre e orientata normalmente ai raggi solari.
𝑊
𝐶𝑠 = 1365 2
𝑚
Essendo il raggio terrestre circa 6370 km, la potenza solare intercettata dalla terra è:
𝑃𝑠𝑜𝑙𝑒 = 𝐶𝑠 ∗  ∗ 𝑅 2 = 174,2 ∗ 1015 𝑊
ovvero una quantità di energia annua pari a:
𝐽
𝐸𝑠𝑜𝑙𝑒 = 𝑃𝑠𝑜𝑙𝑒 ∗ 365 ∗ 24 ∗ 3600 = 5,5 ∗ 1024
𝑎𝑛𝑛𝑜
Considerando la rotazione terrestre intorno al proprio asse, la potenza solare media per unità di
superficie è pari al 25% della costante solare, ovvero 342 W/m2.

Tuttavia non tutta la radiazione raggiunge la superficie solare:


 Il 30% viene riflesse dall’atmosfera e dal suolo;
 Il 25% viene assorbita dall’atmosfera;
 Il 45% raggiunge la superficie terrestre (potenza pari a 50000 TW).

La terra cede all’atmosfera il calore ricevuto dal sole, dove si cede meno calore la pressione dei gas
aumenta e viceversa, si formano così aree di alta e bassa pressione. Il vento viene generato da una
forza gradiente: le masse d’aria si spostano da zona di alta pressione a zona di bassa pressione.
Esiste anche la forza di Coriolis – legata alla rotazione terrestre – in grado di deviare le masse d’aria
verso destra (emisfero boreale) o verso sinistra (emisfero australe) rispetto al moto, essa è
perpendicolare allo spostamento. Le masse d’aria subiscono anche l’effetto della forza centrifuga
(diretta radialmente verso l’esterno).

Vento geostrofico: quando una massa d’aria che inizia a muoversi sotto la spinta della forza di
gradiente da una zona di alta pressione verso una zona di bassa pressione, viene deviata verso destra.
Il vento geostrofico è, quindi, un vento teorico, diretto parallelamente alle isobare, risultante dal
perfetto equilibrio tra la "forza di Coriolis" e la forza dovuta al gradiente di pressione.
Nell’atmosfera reale, bisogna però considerare la forza centrifuga, essendo inoltre le isobare delle
curve, l’aria tende a curvare, si parla dunque di vento di gradiente.

 Il moto attorno ad un centro di bassa pressione


avviene in senso anti-orario (ciclonico). In tal
senso la forza di gradiente è diretta versa l’interno,
la forza di Coriolis (alla destra del moto) verso
l’esterno così come la forza centrifuga. A parità di
gradiente è sufficiente una forza di Coriolis minore
(rispetto al vento geostrofico), si parla di sub-
geostrofica.

 Il moto attorno ad un centro di alta pressione avviene


in senso orario (anti-ciclonico). La forza
gradiente e la forza centrifuga saranno dirette verso
l’esterno, mentre quella di Coriolis verso l’interno.
Visto che la forza di Coriolis dovrà bilanciare da sola
le due forze, il moto avviene ad una velocità
superiore, super-geostrofica.

Il vento corrisponde a spostamenti di masse d’aria in direzione orizzontale. Nelle zone equatoriale il
vento sarà caldo (irraggiamento solare), per effetto della riduzione della densità, questa tende a salire
verso l’alto richiamando aria fredda dalle zone circostanti e raffreddandosi per contatto.
Tale aria, ormai fredda, si muove in direzione orizzontale e scende verso il globo in zone situate a
30° di latitudine nord e sud. Così facendo l’aria forma due celle di circolazione che spostano l’aria
dalle zone subtropicali a quelle equatoriali.
Nel complesso si individuano:
 zone di bassa pressione a 60° di latitudine nord e sud (equatore)
 zone di alta pressione a 30° di latitudine nord e sud (tropici) e ai poli.
Alle medie latitudini, la circolazione dell’aria avviene in direzione dei poli.

Modello di circolazione a 3 celle: terra ruotante e omogenea.


1) Cella di Hadley:
 Guidata dal gradiente termico meridionale
 L’aria sale all’equatore e scende attorno ai 30°
 Responsabile dei deserti
2) Cella di Ferrel:
 Tra 30-60° è massimo il gradiente di temperatura
 L’aria sale attorno ai 60° e scende intorno ai 30°
 Responsabile delle correnti da ovest
3) Cella polare:
 Circolazione molto debole di tipo termico

La presenza di mari e oceani influisce notevolmente sul regime dei venti.


Infatti l’aria a contatto con le terre emerse tende a riscaldarsi di più rispetto al contatto con la
superficie d’acqua (che ha una maggiore inerzia termica). L’orografia (studio e descrizione dei rilievi
montuosi) contribuisce all’instaurazione di regimi di vento a livello locale. La conformazione
orografica o la presenza di macro-ostacoli possono determinare campi di vento molto diversi.
Rilevazioni sperimentali sulla velocità del vento hanno dimostrato come la velocità del vento
misurata in corrispondenza della cresta delle colline risulti superiore del 50-80% rispetto alla velocità
del vento misurata a sufficiente distanza dai rilievi.
L’aria si muove su una superficie libera caratterizzata da una certa rugosità, un cambio di rugosità
determina un diverso gradiente verticale di velocità.
Altezza di rugosità (Z0): è la dimensione caratteristica dei vortici che si creano vicino al terreno; i
suoi valori oscillano da 0.1 (distese nevose e mare) a valori superiori a 2 (città).
La legge di variazione della velocità in funzione dell’altezza di rugosità e della quota di terreno:

ln (𝑍 )
𝑜
𝑉(ℎ) = 𝑉(ℎ𝑟𝑖𝑓 ) ∗
ℎ𝑟𝑖𝑓
ln ( 𝑍 )
𝑜
L’andamento della velocità del vento u in funzione della quota z, può essere espresso:
𝑧 𝑎
𝑢 = 𝑢1 ∗ ( )
𝑧1
u1: velocità del vento misurata alla quota z1 (valore tipico 10 m);
a: è un parametro che dipende dalla classe di rugosità del suolo e dalle condizioni di stabilità dell’aria
(compreso tra 0.1 e 0.4).
Classe di rugosità:
 0: superficie del mare;
 1: aree agricole pianeggianti;
 2: aree agricole con case o alberi;
 3: foreste;
 4: città con palazzi e grattacieli

L’anemometro è uno strumento che serve per misurare la velocità e la direzione del vento. Questo è
costituito da coppe rotanti (3 o 4) vincolate a un perno. La velocità del vento viene determinata dal
numero di giri che le coppe compiono in un determinato intervallo di tempo. Eseguono
campionamenti con frequenza dell’ordine di 1Hz. Al fine di contenere errori entro valori del 3-5%
devono avere tolleranze di misura inferiore all’1-2%. Gli anemometri (utilizzati dalle classiche
stazioni metereologiche sono solitamente posizionati a 10m dal suolo, mentre quelli in siti eolici a
circa 20-30m. Risulta importante conoscere la velocità all’altezza del mozzo (dove sono ancorate le
pale) e quindi l’esponente a, per fare ciò sono necessarie misure a due diverse quote (solitamente 15
e 30m).
𝑢
ln (𝑢2 )
1
𝑎= 𝑧2
ln (𝑧 )
1

È possibile effettuare una stima delle potenzialità anemometriche di siti fra loro vicini ma
caratterizzati da diversa orografia. Si può ipotizzare che la velocità del vento geostrofico si mantenga
sostanzialmente costante in due siti vicini. Fissata un’altezza zgeo (300-500m), in corrispondenza del
quale la velocità del vento ha raggiunto un valore sostanzialmente costante:
u1A: velocità del vento misurata alla quota z1 di un sito A con parametro aA, sarà correlata alla velocità
del vento u1B misurata alla quota z1 di un sto B caratterizzato da un parametro aB mediante la
relazione:
𝑧𝑔𝑒𝑜 (𝑎𝐴 ) 𝑧𝑔𝑒𝑜 𝑎𝐵
𝑢𝑔𝑒𝑜 = 𝑢1𝐴 ∗ ( ) = 𝑢1𝐵 ∗ ( )
𝑧1 𝑧1

Per valutare l’energia disponibile e producibile dalla turbina eolica, bisogna ricordare come il vento
sia soggetto ad una certa aleatorietà, in quanto dipende fortemente dal tempo (variazioni stagionali)
e dal luogo, ma anche dal suolo (orografia).
La velocità istantanea del vento u’(t) può essere scomposta:
 u: componente responsabile del trasporto di massa
 u*: legata ai moti turbolenti (sono per loro natura casuali, il loro valore medio tende ad
annullarsi considerando un intervallo temporale sufficientemente elevato).
𝑢′ (𝑡) = 𝑢 + 𝑢∗

Le rilevazioni giornaliere evidenza una maggiore intensità del vento durante il giorno rispetto alla
notte, perché la differenza di temperatura tra la superficie del mare e della terra sono maggiori di
giorno a causa degli spostamenti di grandi masse d’aria.
Si parla di classi di velocità (bins) per raggruppare le rilevazioni della velocità del vento, su un
intervallo di tempo di 10 minuti (standard comunemente utilizzato). Ogni classe è definita da un
valore medio delle velocità del vento appartenenti alla classe stessa.

Mediana: valore al di sotto del quale ricade il 50% del campione.


Moda: valore con maggiore frequenza.
Media aritmetica: somma di tutti i valori diviso il numero di valori attesi.
Si ha una moda in corrispondenza di velocità del vento prossime a quella media.
Si parla di frequenza relativa fi:
𝑛𝑖
𝑓𝑖 =
𝑛𝑡𝑜𝑡

ni: numero di ore/anno di persistenza della velocità all’interno della classe;


ntot: numero totale di ore a disposizione nell’anno (8760).
Si utilizza spesso la distribuzione cumulativa di velocità del vento:
i 𝑛𝑗
𝐹𝑖 = 𝑗=1 ( )
𝑛𝑡𝑜𝑡

Si può calcolare la velocità media annua del vento um che rappresenta un primo parametro per la
valutazione delle potenzialità eoliche di un sito.
N 𝑛𝑖 ∗ 𝑢𝑖 N
𝑢𝑀 = 𝑖=1 ( ) = 𝑖=1 𝑓𝑖 ∗ 𝑢𝑖
𝑛𝑡𝑜𝑡

Ai fini di una rappresentazione della distribuzione di frequenza, la funzione più utilizzata è la


distribuzione di Weibull.
Caratterizzata da due parametri:
 forma k
 scala c
La funzione di densità di probabilità (dove v è la velocità):
𝑘 𝑣 𝑘−1 𝑣 𝑘
𝑓(𝑣) = ( ) ( ) ∗ 𝑒 −(𝑐 )
𝑐 𝑐
Tale distribuzione descrive “male” dati con valori nulli.

Partendo da F(cumulativa) si può ricavare la frequenza relativa, in quanto la funzione f rappresenta


la derivata rispetto alla velocità del vento della funzione F.
𝑑𝐹
𝑓=
𝑑𝑢

Tale distribuzione rappresenta in ordinate la probabilità che il vento abbia una certa velocità, infatti,
l’area sottesa alla curva è sempre uguale a 1. Non è simmetrica: i venti forti sono più rari dei venti
moderati. Per ricavare c e k si possono usare variabili ausiliari:
𝑥 = ln(𝑢)

𝑦 = ln(− ln(1 − F))

𝑦 = y0 + m ∗ x

Il coefficiente m è pari a k, mentre y0 consente di valutare c:


𝑦0
𝑐 = 𝑒 −( 𝑚 )
L’atlante eolico italiano

L’atlante deve fornire indicazioni di massima, dal punto di vista anemologico, sulle aree di interesse
per lo sfruttamento energetico.
La mappa delle velocità medie del vento a diverse altezze sopra il livello del suolo è stata costruita
mediante una procedura che combina le analisi statistiche dei dati del vento, con i dati del modello
numerico di flusso eolico su terreno ad orografia complessa (effettuato con il codice WINDS - Wind
- Field - Interpolation by Non - Divergent Schemes).
Il territorio italiano è stato suddiviso in 24 aree con maglie di 200x200 km2 e risoluzione orizzontale
1 km, per un massimo di 40000 nodi. Questa prima mappa è stata confrontata e mediata con i valori
misurati da 240 anemometri dislocati sul territorio italiano.
I problemi da affrontare:
1) l’estensione del territorio italiano (301.300km2);
2) input meteorologico al suolo: le stazioni affidabili sono circa 240;
3) input meteorologico 3D

Distinguiamo due fasi:


1) "in prima ipotesi” il campo è basato sull’interpolazione dei dati del vento a 5000m;
2) il campo finale – a massa costante – è calcolato imponendo al campo di prima ipotesi la
costrizione della conservazione della massa

Gli input del codice sono:


 dati di inizializzazione del vento e condizioni di stabilità degli strati atmosferici bassi;
 dati di elevazione del terreno in una griglia regolare;
 dati della copertura del terreno parametrizzata attraverso la lunghezza della ruvidità.
I profili di velocità dipendono da rugosità e stabilità atmosferica.

Circa la determinazione della velocità media Vp nel punto stazione P secondo la mappa WINDS, vi
sono cause di incertezza dei valori medi:
 incertezza sulle coordinate della stazione di misura;
 influenza dei dettagli delle caratteristiche reali del terreno
 incertezza derivante dall’algoritmo di estrazione del valore di Vp dalla matrice WINDS.

Le simulazioni effettuate in tal modo hanno prodotto una sovrastima della velocità riscontrata per
basse altitudini del terreno; su ogni dominio sono state effettuate 48 simulazioni combinando J=16
settori di ampiezza 22.5° e k=3 valori della velocità del vento (3, 10, 25 m/s).
Queste tre velocità sono state considerate rappresentative dei range:
 0  v  5 m/s
 5  v  20 m/s
 v  20 m/s

Una volta verificata la validità di tali ipotesi la seguente espressione è stata utilizzata per confrontare
i dati del modello con la velocità de vento misurate ad alta quota:
Complessivamente, si è ottenuto un Atlante della velocità media del vento a 5000m. È possibile
calcolare V3 e la distribuzione della potenza teorica moltiplicando tale valore per la corrispondente
frequenza. Una volta conosciuti V e V3 è possibile valutare i parametri K e C della Weibull. La
conoscenza di W(v) è molto importante per valutare la produzione media annuale di energia.
L’energia prodotta annualmente:
𝐸 = 𝑇 ∫ 𝑊(𝑣) ∗ 𝑝(𝑣) 𝑑𝑣
dove T= 8760 h.

I dati del modello così come sono, possono essere utilizzati a scopo indicativo, vanno infatti corretti
con i dati anemologici delle stazioni presenti sul territorio italiano. Note le coordinate delle stazioni,
viene effettuato un confronto tra i dati (anemometrici Vm,i e il valore puntuale fornito dal modello
Vp,i). La differenza tra questi fornisce un’idea sulla discrepanza fra modello e dati. Quello che si vuole
ottenere con la correzione è avere una differenza tra i valori che sia nulla. In tal senso vi è un metodo
correttivo basato sulla ricerca di una funzione f dove:
Per la valutazione di f (x, y) bisogna ricordare:
𝑉𝑚𝑖
𝑓𝑖 =
𝑉𝑝𝑖

La varianza di fi può essere valutata con l’uso della distribuzione di Gauss. Il calcolo del fattore
correttivo viene condotto in maniera reiterativa, fin quando non si ottiene un risultato accettabile.

La teoria di Betz

Le particelle dell’aria del vento posseggono una determinata energia cinetica che può essere ceduta.
Per calcolare la potenza fornita dal vento ad una macchina si può fare riferimento alla teoria di Betz.
Ipotesi:
1) Concetto di tubo di flusso: il tubo di corrente che attraversa il disco attuatore non interagisce
con la restante porzione di fluido che lo circonda.
2) In ogni sezione del tubo di flusso vi è una distribuzione di velocitò permanente, uniforme e
monodimensionale lungo l’asse.
3) Nelle sezioni a monte e a valle si può ritenere una situazione fluidodinamica indisturbata dalla
presenza della macchina.
4) Il flusso eolico non incontra ostacoli oltre la turbina.
5) Il vento è stazionario e di intensità costante con la quota.
6) Non sussistono effetti di rotazione della vena a causa dell’estrazione di quantità di moto.
7) Si trascura la comprimibilità dell’aria (densità costante).
8) La massa d’aria che fluisce nel tubo non si mescola con quella circostante.

La potenza cinetica resa disponibile da una massa che si muove con velocità u, è:
1 1
𝑃𝐷 = 𝑚𝑢2 = 𝜌 ∗ 𝑆 ∗ 𝑢3
2 2
la massa è però legata alla sezione (S), alle densità dell’aria () e alla velocità u. La potenza che
effettivamente si può estrarre da una vena fluida risulta essere inferiore a PD. Si definisce un
coefficiente di potenza (per le turbine eoliche):
𝐶𝑝 = 𝑃𝐸 /𝑃𝐷 < 1
dove PE rappresenta la potenza effettivamente ricavata dal vento.

Si può considerare un dispositivo di captazione dell’energia cinetica del


vento, rappresentato da un generico disco attuatore di sezione S, inserito
nel tubo di flusso.

Figura 1: Disco attuatore e tubo di


flusso
Essendo trascurabile la variazione di quota e di entalpia1 ed essendo la trasformazione adiabatica2, la
potenza meccanica scambiata con l’esterno dipende soltanto dalla variazione di velocità:
𝑢12 − 𝑢22 𝑢12 − 𝑢22
𝑃 =𝑚∗( ) = 𝜌 ∗ 𝑆2 ∗ 𝑢2 ∗ ( )
2 2
Per aumentare la potenza occorre ridurre u2 con un valore teorica minimo pari a 0.
𝑚=𝜌∗𝑆∗𝑢
Le condizioni di ipotesi prevedono u2<u1, quindi S2>S1  un tubo di flusso con sezione crescente.

Conseguenze:
 u2=0 renderebbe massima l’energia estratta dal flusso d’aria, però renderebbe nulla la portata
e quindi la potenza astratta.
 u2>0 comporta una potenza massima ottenibile inferiore a quella disponibile (P<PD)

Bisogna ricordare la forza F che agisce nella direzione del vento, essa è applicata dal fluido sul disco.
𝑃 = 𝐹 ∗ 𝑢 = 𝑚 ∗ (𝑢1 − 𝑢2 ) ∗ 𝑢
Ponendo uguale tra loro le due espressioni circa la potenza estratta dal disco attuatore si avrà:
𝑢12 − 𝑢22
( ) = (𝑢1 − 𝑢2 ) ∗ 𝑢
2
quindi:
𝑢1 + 𝑢2
𝑢=
2
si giunge alla conclusione che la velocità del vento misurata in corrispondenza del disco attuatore
è la media fra quella misurata a monte e a valle della turbina.
1
𝑃 = ∗ 𝜌 ∗ 𝑆 ∗ (𝑢1 + 𝑢2 ) ∗ (𝑢12 − 𝑢22 )
4
Confrontando questa potenza con la potenza cinetica resa disponibile (vista in precedenza):
1 𝑢2 𝑢2 2
𝐶𝑃 = ∗ (1 + ( )) ∗ (1 − ( ) )
2 𝑢1 𝑢1
La potenza realmente estratta dalla vena fluida è a metà di quella realmente disponibile.
Se u2=u1 la potenza ricavata è nulla.
La velocità a valle della turbina deve essere 1/3 di quella a monte.
La velocità del vento in corrispondenza del disco è pari a 2/3 della velocità a monte.
𝐶𝑝,MAX ≅ 0.594
Viene indicata come limite di Betz, e consente di valutare la massima potenza che può essere estratta
da una vena fluida tramite una turbina eolica.

La velocità del vento diminuisce passando dalla sezione (1) alla


sezione (2) per tale motivo non è conveniente disporre altre
macchine entra questa zona del tubo di flusso.

È necessario ora comprendere la forma più conveniente per il


dispositivo di conversione che finora è stato rappresentato come
un generico disco attuatore.

1
Entalpia: funzione di stato definita come la somma dell'energia interna e del prodotto della pressione per
il volume del sistema considerato
2
Adiabatica: una trasformazione irreversibile e nel corso della quale un sistema fisico non scambia calore
con l'ambiente
È molto conveniente sfruttare l’effetto della portanza3 piuttosto che quello indotto dalla resistenza.

Prestazioni dei convertitori eolici a resistenza

La potenza trasferita dal vento al dispositivo è:


1
𝑃 = (𝐹 ∗ 𝑙) ∗ 𝑣𝑝 = 𝐶𝐷 ∗ ∗ 𝜌 ∗ 𝑢𝑅2 ∗ 𝐴𝑃 ∗ 𝑣𝑃
2
Si ha – a causa del moto – una velocità relativa:
𝑢𝑅 = 𝑢 − 𝑣𝑃

1
𝐹 ∗ 𝑙 = 𝐶𝐷 ∗ ∗ 𝜌 ∗ 𝑢𝑅2 ∗ 𝐴𝑃
2
CD: coefficiente di resistenza
AP: superficie

Il coefficiente di potenza di un profilo a resistenza:


𝑃 𝑢𝑅2 ∗ 𝑣𝑃
𝐶𝑃,𝐷 = = 𝐶𝐷 ∗ = 𝐶𝐷 ∗ (1 − 𝜆)2 ∗ 𝜆
𝑃𝐷 𝑢3
𝑣𝑃
𝜆=
𝑢
: rapporto cinetico.

Il coefficiente di potenza del profilo si annulla:


 vP=0 (profilo fermo);
 vP=u (profilo che si sposta con velocità u)

3
Portanza: La portanza è la componente della forza aerodinamica globale calcolata in direzione
perpendicolare alla direzione del vento relativo.
Il valore massimo di CP,D si ha per =1/3.
4
𝐶𝑃,𝐷 = 𝐶𝐷 ∗
27
I valori massimi di CD sono dell’ordine 1.5 - 2.0.
Il massimo coefficiente di potenza è dell’ordine 0.20 – 0.30.
Non può essere confrontato con il limite di Betz in quanto quest’ultimo è un coefficiente di potenza
rotorico (riferito all’intera superficie trasversale del tubo di flusso).

Prestazioni dei convertitori eolici a portanza

Quando il profilo viene investito dal flusso, la distribuzione di velocità intorno al profilo si presenta
non simmetrica. Assumendo che i tempi di percorrenza siano uguali sui due bordi, la velocità sarà
minore nella parte inferiore del profilo (ventre o intradosso), rispetto a quella con lunghezza maggiore
(dorso o estradosso). Quando la velocità aumenta, la pressione diminuisce e viceversa.

Il profilo alare ruota in un piano normale al piano del disegno


con una velocità di trascinamento vp e viene investito da un
flusso con velocità u, e velocità relativa uR.
L’angolo di attacco () è l’angolo compreso tra la direzione
della velocità relativa e l’asse del profilo, aumenta
all’aumentare della velocità relativa del vento.
Si definisce una coda c (ottenuta dalla proiezione del profilo
sulla direzione normale a quella del flusso relativo), e una
lunghezza l:
𝐴𝑝 = 𝑐 ∗ 𝑙

Le forze agenti sul profilo alare:


 una forza risultante F diretta verso l’alto, che può essere scomposta in due forze solitamente
riferite all’unità di lunghezza del profilo
o D: direzione della velocità relativa Resistenza (Drag)
o L: direzione normale  Portanza (Lift)
 l’angolo  formato tra le direzioni positive delle due velocità u e uR, il quale risulta essere
uguale all’angolo compreso tra le direzioni positive della velocità vP e della forza L.

La potenza ottenibile tramite il profilo:


𝑃 = ((𝐿 ∗ cos(𝛽) ∗ 𝑙) − (𝐷 ∗ sin(𝛽) ∗ 𝑙)) ∗ 𝑣𝑝

Analogamente a quanto visto in precedenza si può dedurre:


1
𝐿 ∗ 𝑙 = 𝐶𝐿 ∗ ( ∗ 𝜌 ∗ 𝑢𝑅2 ) ∗ 𝐴𝑃
2
1
𝐷 ∗ 𝑙 = 𝐶𝐷 ∗ ( ∗ 𝜌 ∗ 𝑢𝑅2 ) ∗ 𝐴𝑃
2
1
𝑃 = ∗ 𝜌 ∗ 𝐴𝑃 ∗ ( 𝐶𝐿 ∗ 𝑢𝑅2 ∗ cos 𝛽 − 𝐶𝐷 ∗ 𝑢𝑅2 ∗ sin 𝛽) ∗ 𝑣𝑃
2

CL: coefficiente di portanza;


CD: coefficiente di resistenza.
CP, P: coefficiente di potenza di un profilo a portanza.
Il coefficiente di potenza si annulla per due valori diversi del rapporto cinetico (=0 & =CL/CD): si
ha vantaggio ad utilizzare l’effetto portanza anziché quello della resistenza.
Emerge che il massimo valore di CP, P si ha:
2 𝐶𝐿
𝜆≅ ∗
3 𝐶𝐷
si evince un valore dell’ordine di 15, mentre nel caso del profilo a resistenza il massimo è pari a 0.3.
Un profilo alare rappresenta (a parità di sezione investita) una potenza circa 45 volte superiore
prodotta da un profilo a resistenza.

Il coefficiente di potenza del rotore CPR è il rapporto tra la potenza meccanica che il rotore trasferisce
all’esterno e la potenza cinetica messa a disposizione dal vento.
La presenza di una componente tangenziale comporta una riduzione della variazione di energia
cinetica.
Altri elementi che causano la riduzione del coefficiente sono:
 l’attrito;
 effetti vorticosi presenti sulle pale di un rotore.
Curva di potenza: se il coefficiente di potenza rotorico fosse costante e pari al limite di Betz, la
potenza meccanica prodotta avrebbe un andamento crescente con il cubo della velocità.
In realtà la potenza effettivamente prodotta risulta nulla per valori di velocità del vento inferiori al
valore minimo uSP, al di sotto del quale il coefficiente di potenza rotorico è nullo.
La curva di potenza si interrompe in corrispondenza della velocità massima del vento tollerabile dalla
macchina.
Nella curva di potenza di una turbina:
 la velocità di spunto (3-5 m/s);
 la velocità nominale: velocità del vento dichiarata dal costruttore in corrispondenza del quale
viene raggiunto il massimo valore (10-15 m/s);
 la velocità limite (25-30 m/s)
La velocità di rotazione deve aumentare proporzionalmente alla velocità del vento.
La variazione della velocità di rotazione risulta molto efficace soprattutto nel campo di velocità
comprese tra quella di spunto e quella nominale.

Il problema della regolazione della potenza viene attualmente risolto in diversi modi a seconda della
tipologia e della taglia della macchina.
Nelle turbine più piccole ed economiche si fa riferimento alla regolazione per stallo: consiste
semplicemente nel mantenere fissi sia la posizione, sia la velocità di rotazione delle pale, e
dimensionare la macchina e il generatore elettrico per la massima potenza che risulti.
Così facendo la macchina si regola automaticamente da sola, in quanto per velocità del vento superiori
a quella nominale, la riduzione del CPR determina la diminuzione della potenza prodotta.
Nelle macchine più recenti, la regolazione della potenza viene effettuata attraverso la variazione del
passo palare.
Si ha un angolo di pitch: formato fra la direzione della velocità di avanzamento del profilo e l’asse
del profilo stesso.
È evidente che per una prefissata velocità di rotazione , il coefficiente di potenza rotorico presenterà
un diverso andamento in funzione della velocità del vento a secondo dell’angolo di pitch.
La regolazione del passo palare e della velocità di rotazione vengono utilizzate per ottimizzare le
prestazioni sia dal punto di vista energetico che dal punto di vista delle emissioni acustiche.

Gli aerogeneratori
I generatori eolici o aerogeneratori convertono l’energia cinetica del vento in energia meccanica, che
può essere usata per la generazione di energia elettrica.
La configurazione ad asse orizzontale:
 l’albero di trasmissione lento;
 moltiplicatore di giri;
 l’albero veloce;
 generatore elettrico;
 dispositivi ausiliari

Rotore ad asse verticale VAWT: gira con asse perpendicolare alla direzione del vento, mentre le pale
si muovono nella stessa direzione.
 bassa velocità di rotazione;
 momento motore elevato;
 modesto rendimento.
 uso ormai limitato ad ambienti rurali;
 Vantaggio di non doversi orientare secondo la direzione del vento.
Vantaggi: facilità di intervento, non è necessario il meccanismo di Yaw (vedremo in seguito).
Svantaggi: efficienza minore, necessità di utilizzare il generatore come motore, necessità di cavi di
sostegno.

Rotore ad asse orizzontale HAWT: l’asse del rotore è parallelo alla direzione del vento e ruota su un
piano perpendicolare alla direzione,
 alta velocità di rotazione;
 elevato coefficiente di portanza (potenza)
 utilizzati per produrre elettricità;
 Svantaggi: difficoltà di realizzazione, errori.

Rotore ibrido: cercano di riunire i vantaggi dei precedenti. Hanno delle pale aerodinamiche che si
muovono su un’asse verticale. Esempi sono: Darreius e Cycloturbina.
 Elevate velocità di rotazione;
 Assenza di difficoltà costruttive
 Non devono essere orientati nel vento;
 Coefficienti di potenza vicino al valore teorico.

Yaw Control: serve a mantenere la macchina orientata nella direzione del vento, ma può anche essere
utilizzato per il controllo della potenza.
La forma delle pale è tale da permettere all’aria di azionare il rotore, l’energia cinetica del vento viene
trasmessa ad un generatore di corrente collegato ai sistemi di controllo e trasformazione, che regolano
la produzione di elettricità.
Al di sotto di una certa velocità (4-5 m/s) la macchina è incapace di partire.
Ad elevate velocità (20-25 m/s) l’aerogeneratore viene messo fuori servizio per motivi di sicurezza.

Elementi di aerogeneratore:
 Rotore: è costituito da un mozzo su cui sono fissate le pale che possono ruotare ad una velocità
superiore ai 200 km/h. Quelli a due pale sono meno costosi e girano ad una velocità maggiore.
I rotori con una pala sono più veloci di quella bipala, ma hanno rese energetiche leggermente
inferiori.
 Sistema frenante: costituito da due sistemi indipendenti di arresto delle pale uno di frenaggio
aerodinamico (utilizzato per controllare la potenza dell’aerogeneratore come freno di
emergenza per arrestare il rotore) e uno meccanico (per completare l’arresto).
 La torre e le fondamenta: sostiene la navicella e il rotore. Ha una struttura tale da resistere
alle oscillazioni e alle vibrazioni.
 Moltiplicatore di giri: per aumentare la velocità di rotazione.
 Generatore: trasforma energia meccanica in elettrica.
 Sistema di controllo:
o Gestisce automaticamente l’aerogeneratore nelle diverse operazioni di lavoro,
aziona il dispositivo di sicurezza che blocca il funzionamento in caso di
malfunzionamento e di sovraccarico dovuto ad eccessiva velocità del vento.
o Il controllo della potenza: che può essere eseguito ruotando le pale intorno al
loro asse principale in modo da aumentare o ridurre la superficie esposta al
vento o anche tramite la scelta di un opportuno profilo delle pale.
o Il controllo dell’orientamento della navicella (controllo dell’imbardata), che
serve a mantenere la macchina orientata nella direzione del vento, ma che può
anche essere utilizzato per il controllo della potenza.

Le turbine ad asse orizzontale possono essere divise in tre grandi gruppi:

Macchine più grandi sono in grado di produrre elettricità a costi minori.


Nel caso di piccole e medie turbine:
 La rete locale non può essere in grado di sostenere l’elettricità immessa da una grande turbina;
 Il rischio di guasto temporaneo di distribuisce tra tutte le turbine presenti.

Per valutare l’energia producibile da una wind farm4 occorre anche considerare una configurazione
d’impianto e la relativa area occupata.
Per impianti singoli:
o S: superficie;
o D: diametro;
o n: coefficiente di distanza
𝑆 = 𝐾 ∗ (𝑛 ∗ 𝐷)2
K=1 per area quadrata;

4
Wind farm: insieme di aerogeneratori.
K=0.785 per area circolare;
K=0.866 per area esagonale.

Maggiore è la vicinanza tra le macchine, maggiore sarà l’interazione reciproca.


Per avere una riduzione di efficienza globale inferiore al 10% il coefficiente di distanza n deve
assumere valori superiori a 10.
Gli schemi per centrali di grandi potenze sono:
 siti con direzione dominante;
 siti con venti omnidirezionali.

Stima della produzione di una centrale

La valutazione della produzione annua di energia mediante aerogeneratore può essere effettuata
conoscendo:
 distribuzione di frequenza della velocità del vento (valutata all’altezza media del rotore);
 curva di potenza della macchina.

Il prodotto della potenza prodotta dalla turbina per il numero di ore/annue di persistenza di tale
velocità del vento fornisce direttamente la produzione netta di energia.
La produzione energetica annua totale:
𝑁

𝐸𝐸,𝑁 = ∑ 𝑛𝑖 ∗ 𝑃𝑖
𝑖=1

Si ha una produzione annua di 1409.9 MWh/anno che corrispondono a circa 2350 ore annue di
funzionamento (coefficiente di utilizzazione del 26.8%).
Il coefficiente di utilizzazione per centrali termoelettriche è solitamente superiore a 75-80%.
Sia la potenza prodotta che la produzione di energia sono direttamente proporzionali alla densità
dell’aria, per tale motivo è evidente che uno scostamento delle condizioni ambientali da quelle di
riferimento si rifletterà immediatamente sulle prestazioni energetiche ed economiche dell’impianto.

Una diminuzione di pressione dell’ordine di 0.05 bar rispetto alla pressione di riferimento, comporta
una diminuzione della densità dell’ordine del 5%, con una riduzione della produzione energetica.
𝜌 𝑇𝑜
𝜌 = 𝜌𝑜 ∗ ∗
𝜌𝑜 𝑇

Un altro elemento importante da considerare è il rendimento a schiera del parco eolico.


Per effetto del disturbo aerodinamico la produzione di energia di una turbina inserita in un gruppo di
macchine è minore della produzione energetica della stessa installata in posizione isolata.
La diminuzione della velocità del vento a disposizione delle turbine disposte all’interno della griglia
si traduce in un ritardo allo spunto (cut-in).
Basti pensare al fatto che se le macchine hanno una velocità di spunto (attivazione), se la prima
turbina raggiunge tale velocità, la seconda non sarà in grado di partire avendo a disposizione meno
velocità.
Al fine di evitare l’interferenza tra le macchine, la distanza dovrebbe essere superiore ad almeno 40-
50 volte il diametro palare (distanze tra 2-3 km).
Vi sono anche altri fattori da considerare:
 disponibilità di aree estese;
 incremento dei costi.
L’energia prodotta da un impianto composto da N macchine, è minore di N volte l’energia prodotta
da una singola macchina.
Il rendimento della schiera è dato dal rapporto:
𝐸𝐸,𝑁
𝜂𝑆𝐶𝐻 =
𝑁 ∗ 𝐸𝐸,𝑆
Al fine di ottenere un’efficienza di schiera superiore al 95%, le turbine devono essere posizionate a
distanze superiori a circa 15 volte il diametro nella direzione del vento e a circa 5 volte il diametro
nella direzione trasversale.
Un altro parametro da considerare è il fattore di disponibilità dell’impianto: fDISP.
Tiene conto anche del fatto che la macchina può essere non disponibile a cause di stati di fermo per
riparazione o manutenzione.
𝜌 𝑇𝑜
𝐸𝐸 = 𝑁 ∗ 𝐸𝐸,𝑆 ∗ 𝜂𝑆𝐶𝐻 ∗ ∗ ∗ 𝑓𝐷𝐼𝑆𝑃
𝜌𝑜 𝑇
La scelta ottimale relativa alla scelta della turbina deve essere fatta cercando il migliore compromesso
tra questi parametri in relazione alle caratteristiche anemometriche del sito.
L’obiettivo finale è la riduzione del costo di produzione non la massimizzazione della produzione
annua.

La scelta di un generatore di grossa taglia potrebbe comportare un minore numero di ore di


funzionamento alla potenza nominale, con possibili effetti negativi sulla redditività dell’iniziativa.
È efficiente ad alta velocità, ma non è in grado di girare a velocità basse.
Se si installa un piccolo generatore su una grossa turbina, questo produrrà energia elettrica, ma
catturerà solo una piccola parte dell’energia disponibile nel vento ad alte velocità.
(Ricorda: Vestas V42 è installata su torri da 35 a 55 metri).

Analisi economica
La metodologia di calcolo del costo kilowattora è comunemente5 usata anche da molte società
elettriche.
Si tratta del metodo basato sull’impiego del tasso di interesse reale, dato dalla differenza tra tasso di
mercato e di inflazione e perciò basato sulla stima del valore attualizzato dei costi sostenuti durante
l’intera vita dell’impianto.
La produzione di energia da una fonte variabile ed aleatoria come quella eolica sarà diversa di anno
in anno, e quindi anche il costo di produzione varierà nel tempo.
Il costo dell’energia prodotta:
𝐴+𝐵
𝐶=
𝐸
(A+B): costo totale sostenuto nell’anno dato da onere annuo di impianto e onere annuo d’esercizio e
manutenzione;
E: energia fornita alla rete nello stesso periodo.

L’onere annuo d’impianto è dato da:


𝐴 = 𝐴𝑎𝑚𝑚 + 𝐴𝑎𝑠𝑠 + 𝐴𝑖𝑛𝑑
Aamm: quota annua d’ammortamento del capitale investito
Aass: premi di assicurazione
Aind: imposte indirette
I: capitale investito

𝐴𝑎𝑚𝑚 = 𝑎 ∗ 𝐼
((1 + 𝑖)𝑛 ) ∗ 𝑖
𝑎=
((1 + 𝑖)𝑛 ) − 1

5
IEA: International Energy Agency (metodologia di calcolo).
L’onere medio annuo B di esercizio e manutenzione (al netto di possibili aumenti inflattivi):
𝐵 = 𝐵𝑒𝑠𝑒 + 𝐵𝑚𝑎𝑛 + 𝐵𝑑𝑖𝑟
Bese: l’onere annuo di esercizio (spese di personale);
Bman: l’onere annuo di manutenzione ordinaria e straordinaria (mezzi e parti di ricambio)
Bdir: onere annuo per le imposte dirette e altri costi (canone d’affitto del terreno).

La parte rimanente del costo capitale dell’impianto prevede: trasporto, installazione etc.
Tutti i costi sono stimati tra il 25-50% del costo degli aerogeneratori.
I fattori che costituiscono i costi di movimentazione:
 costo del personale che effettua interventi;
 costo dei mezzi;
 costo dei materiali di consumo;
 costo delle parti di ricambio.

Gli interventi di manutenzione ordinaria avvengono generalmente ogni 6 mesi (sostituzione di oli,
taratura organi sistemi di controllo).
Sono stimati valori indicativi (costi medi annui di esercizio e manutenzione) che vanno dall’1% al
3% del costo capitale dell’impianto.

La durata di vita degli aerogeneratori è intorno ai 20-30 anni.


Un altro fattore chiave sono le caratteristiche del sito.

Il diagramma a tela di ragno: rappresenta il risultato di un’analisi di sensibilità del costo del
kilowattora.

Il VAN: rappresenta il metodo principale di valutazione di un investimento.


Flussi di cassa sono dati dalla differenza tra uscite ed entrate.
𝐹𝐶𝑡 = (𝐸𝑡 − 𝑈𝑇 ) ∗ (1 − 𝑇) + 𝐴𝑚𝑚𝑡 ∗ 𝑇
dove T è l’aliquota fiscale.
In tal senso l’ammortamento permette all’impresa di generare un flusso di cassa positivo (meno
imposte pagate).
TIR (tasso interno di rendimento): è il tasso di attualizzazione che applicato ai flussi di cassa, azzera
la loro differenza; è un indice della redditività del progetto.
Tempo di recupero attualizzato: indica il numero di anni necessari affinché il valore attuale dei flussi
di cassa eguagli l’investimento iniziale.

L’impatto ambientale

Sono diversi i fattori di impatto:


 variazione al paesaggio;
 occupazione del territorio;
 emissioni acustiche;
 emissioni inquinanti.
I più significativi sono i primi due. Gli impianti eolici e quelli idraulici sono gli unici in grado di
sostituire quote significativi di impianti basati su fonti fossili.
Le moderne turbine eoliche sono silenziose: 40-50 decibel (distanza di 40m).
Se il vento soffia dalla turbina ad una casa di 500m, il vento soffia intorno ai 35 decibel (rumore di
una zona urbana). Una centrale di circa 10 turbine situata ad una distanza minore di 500m, ha un
livello sonoro di circa 42 dB (rumore in ufficio tranquillo). Una turbina eolica potrebbe essere
posizionata a circa 250m al fine di rispettare la normativa italiana.
Impatto paesaggistico: le modifiche apportate ai paesaggi non sono irreversibili (dopo 20-25 anni
una struttura viene smantellata perché si logora).
Occorre seguire gli stessi criteri adottati per qualunque impianto tecnologico, valutando la
compatibilità ambientale del progetto.
Per minimizzare l’impatto visivo e paesaggistico bisogna considerare l’interferenza sull’ambiente.
 Limitare l’interferenza visiva;
 Impedire alterazioni del valore panoramico;
 Riduzione degli effetti negativi visivi;
 Utilizzo di soluzioni cromatiche neutre e di vernici anti-riflettenti;
 Interramento dei cavidotti.

Effetti sulla fauna: “se l’uccello sbatte”, studi hanno dimostrato che su 45000 ne muoiono 2.
L’unica eccezione è relativa a zone con animali in via d’estinzione.
Per minimizzare l’impatto sul territorio e sull’ambiente è necessario controllare il progetto di
impianti.
 Minimizzare le modifiche dell’habitat;
 Osservare pendenze in cui si possono innescare fenomeni di erosione;

Emissioni evitate: la produzione di energia elettrica mediante combustibili fossili comporta


l’emissione di sostanze inquinanti. I più rilevanti sono l’anidride carbonica (biossido di carbonio), il
cui aumento potrebbe contribuire all’effetto serra.

Altri benefici dell’eolico:


 Riduzione della dipendenza dall’estero;
 Diversificazione delle fonti energetiche;
 Regionalizzazione della produzione.

La valutazione d’impatto ambientale (VIA): risponde all’esigenza di rafforzare i tradizionali


meccanismi di controllo tramite strumenti preventivi.
Consiste nell’obbligo di raccogliere l’informazione più completa sull’insieme dell’impatto
ambientale di un intervento e in quello di valutare l’importanza di soluzioni alternative.
È intesa come uno strumento di conoscenza e di informazione.
Il processo di valutazione mira ad informare le autorità competenti sugli effetti probabili di un
intervento sull’ambiente.
Esso aggiunge un elemento di flessibilità, non mira infatti a stabilire nuove norme o vincoli bensì ad
adeguare le norme esistenti e le misure di protezione.
È anche uno strumento di buona gestione amministrativa e qualificazione del processo progettuale.
Da un lato il mercato e le tradizionali analisi economiche non sono in grado di tenere conto degli
impatti sull’ambiente; dall’altro si guarda al territorio come uno strumento (politico).
Gli obiettivi sono diversi:
o Prevenzione: mira alla riduzione di elementi “inquinanti”;
o Informazione e partecipazione dei cittadini;
o Coordinamento e semplificazione delle procedure amministrative.
Normativa:
o Direttiva 2011/92/UE (valutazione dell’impatto ambientale);
o Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n.152;
o Decreto ARTA 28/4/05: “criteri relativi ai progetti per la realizzazione di
impianti industriali per la produzione di energia mediante lo sfruttamento del
vento”.
Decreto ARTA definisce:
 Impianti eolici: impianti industriali per lo sfruttamento del vento ai fini della produzione di
energia elettrica;
 Impianti eolici on-shore: localizzati sulla terra;
 Impianti eolici off-shore: allocati in mare a varie distanze dalla costa.

Nel caso on-shore si distinguono:


o Zone escluse: non è consentita l’installazione (parchi, oasi, riserve naturali).
o Zone sensibili: la possibilità di installazione sarà valutata (siti d’importanza comunitaria – SIC
– e aree sottoposte a vincolo paesaggistico.
o Zone consentite: l’installazione è consentita prescrivendo tutte le misure necessarie alla
prevenzione del territorio.
Nelle zone sensibili e consentite vi sono delle limitazioni:
 La superficie occupata non potrà superare il 5% della superficie dell’intero territorio
comunale;
 La superficie dell’impianto è dato dalla somma delle aree che racchiudono i singoli
aerogeneratori e dell’area che racchiude i gruppi di aerogeneratori.

Un aerogeneratore isolato: è il quadrato di lato 3R.


Aerogeneratore in gruppo: superficie racchiusa dalla poligonale congiungente gli aerogeneratori
aumentata dalla distanza di rispetto di 3R su tutti i lati della poligonale.
Aerogeneratori in linea: superficie di lunghezza pari alla distanza tra primo ed ultimo generatore,
aumentata di 3R su ogni estremo e larghezza parti a 2 volte la distanza di rispetto (3R).

Nell’ambito dello stesso territorio la distanza minima dovrà essere non inferiore a 4000m.
La distanza minima tra i singoli aerogeneratori dovrà essere pari ad almeno tre volte la misura del
raggio dei rotori (>150m).
La distanza da case non inferiore a 500m.
Rispetto del limite dell’inquinamento acustico.
Mitigazione dell’impatto visivo.
Garantiti i limiti previsti dall’art. 21 del dlg n.152/99.

Documentazione tecnica (OMISSIS):


 G) carta della viabilità esistente per il raggiungimento del sito;
 I) carta della viabilità provvisoria da realizzare per il raggiungimento del sito;
 M) documentazione fotografica dei siti;
 P) carta delle isofone6;
 Q) certificazione di taratura della strumentazione e certificato di abilitazione del tecnico
rilevatore;
 U) dati anemometrici del sito, per un periodo di osservazioni non inferiori ad 1 anno.

La parte prima riguarda la documentazione da presentare, per l’espletamento dei procedimenti


amministrativi di giudizio di compatibilità ambientale per siti on-shore, nelle zone sensibili ed altre
zone.
La seconda parte riguarda la documentazione da presentare, per l’espletamento dei procedimenti
amministrativi di giudizio di compatibilità ambientale per siti off-shore, nelle zone sensibili ed altre
zone.
Il lungo percorso di un parco eolico:

6
Isofone: linea tracciata su una carta geografica per segnare il limite di un fenomeno fonetico
 Localizzazione sito con potenziale eolico teorico;
 Verifica dei vincoli esistenti sul sito;
 Accordo con le amministrazioni comunali;
 Installazione di una o più torri di misura del vento;
 Acquisizione disponibilità dei terreni;
 Manutenzione torre e raccolta mensile dei dati;
 Richiesta e ottenimento punto di collegamento elettrico da TERNA.
 Elaborazione di uno studio e redazione del progetto;
 Procedura amministrativa (si conclude con la concessione edilizia);
 Ricerca finanziatori e firma contratto di finanziamento;
 Costituzione società di sfruttamento;
 Costruzione del parco e della linea elettrica;
 Messa in servizio e parallelo con la rete;
 Manutenzione ed esercizio degli impianti.

In alcuni casi sono richieste 20 autorizzazioni.


Per la costruzione di una centrale occorre una singola autorizzazione del Ministero delle Attività
Produttive (Legge 55/02).
I problemi: procedura autorizzativa, connessione alla linea elettrica, difficoltà di reperire
informazioni precise sui vincoli di un sito, confusione e indecisione da parte delle Amministrazioni.

Microeolico
Col termine minieolico si indica la classe degli aerogeneratori di potenza nominale pari o inferiore a
100 kW. Queste macchine sono caratterizzate da dimensioni contenute e da una tecnologia semplice
ed altamente affidabile. In realtà non esiste una classificazione universalmente riconosciuta, tuttavia
è utile riferirsi ai limii individuati dalle norme IERC 61400-2:

Il limite sul diametro indica gli elementi oggetto di progetto e verifiche strutturali. Al di sotto di 2 m2
va effettuato il progetto e la verifica strutturale del solo rotore ad esclusione della torre di sostegno,
mentre al di sopra va effettuata anche la verifica di quest’ultima utilizzando regole semplificate.
La semplicità e l’affidabilità della tecnologia del minieolico è richiesta dai campi di applicazione
dello stesso che possono essere stazioni meteo, utenze domestiche, ripetitori radiotelevisivi,
insediamenti isolati, rifugi alpini o fattorie. Queste applicazioni richiedono l’uso continuato per alcuni
anni consecutivi, anche in ambienti estremi.
A seconda del tipo di configurazione si possono distinguere diverse tipologie di impianto.
 Impianti isolati (stand alone) 𝑊 < 1𝑘𝑊
In un impianto isolato deve essere previsto un adeguato sistema di accumulatori di carica
 Impianti connessi (grid connected) 1 < 𝑊 < 10𝑘𝑊
In un impianto connesso deve essere installato un inverter per la trasformazione dell’elettricità
 Sistemi ibridi 𝑊 > 10𝑘𝑊
Ad ogni miniturbina eolica è associata una curva di potenza. Questa curva descrive la potenza
generata dalla turbina al variare della velocità del vento. L’energia è il prodotto della potenza per il
tempo e per calcolare il totale dell’energia prodotta si deve considerare la funzione di frequenza della
velocità del vento t(v), questa può essere ottimamente approssimata da una Weibull, in cui k è il
parametro di forma e c quello di scala.
𝑘 𝑣 𝑘−1 −(𝑣)𝑘
𝑡(𝑣) = ∙ ( ) ∙𝑒 𝑐
𝑐 𝑐
Nei mini-aerogeneratori ad asse verticale, il controllo della potenza ai venti più elevati avviene con:
 condizioni progressive di stallo aerodinamico indotte dal profilo delle pale all’aumentare del
vento
 inserimento di resistenze elettriche a monte del sistema di condizionamento della potenza
elettrica prodotta per dissipare l’energia elettrica in eccesso
 variazione del passo delle pale, ma caduta in disuso
In alcuni modelli di turbine a portanza, l’avviamento del rotore da fermo non avviene
spontaneamente, neanche con vento utile a creare una coppia motrice, ma deve essere effettuato
utilizzando una fonte di energia elettrica esterna, con il generatore che dunque funziona da motore.
Le turbine ad asse verticale a seconda delle superficie delle pale si adattano a zone particolarmente
ventose o anche ventosità più basse. Il controllo della potenza erogata avviene per mezzo
dell’inverter. Il dimensionamento di una macchina da 30 kW è tale da non consentire un’erogazione
di potenza superiore ai 29,95 kW. Vi è, inoltre, un freno elettrico che permette il controllo della
velocità limite della turbina, coadiuvato o sostituito da un sistema di ritenuta meccanica del rotore.
Il costo del kWh è inversamente proporzionale alla quantità totale dell’energia prodotta dalla turbina
durante tutto il suo ciclo di vita. Nei siti caratterizzati a ventilazione sostenuta il costo dell’energia è
minore. Nel valutare i costi degli impianti, per ogni turbina sono stati considerati l’altezza della torre
e le configurazioni di impianto come disponibili nei kit completi di installazione.

Impianti Offshore
Attualmente non esistono impianti eolici offshore in Italia, ma in futuro la saturazione delle aree
onshore potrebbe orientare a investire in tale comparto. La realizzazione di centrali offshore andrebbe
ad aumentare le aliquote di penetrazione eolica nel sistema elettrico siciliano con la conseguenza di
rendere ancora più oneroso il network management. In Europa, l’esperienza eolica offshore è stata
intrapresa maggiormente dai Paesi che si affacciano sul Mare del Nord, per via delle caratteristiche
dei fondali marini. Il Paese leader risulta essere il Regno Unito, seguito da Danimarca e Olanda.
La tecnologia eolica offshore è identica a quella onshore per quanto riguarda il sistema di conversione
dell’energia. La condizione di operatività in ambiente marino richiede, però, una progettazione
strutturale adeguata delle fondazioni e della torre tubolare in acciaio, per sopportare i carichi indotti
dalle onde e dal vento, nonché accorgimenti per resistere ai fenomeni di corrosione chimica ed
erosione fisica. Altre problematiche sono legate al traposto, installazione e posa dei cavidotti,
all’allacciamento elettrico e alla manutenzione. Un elemento a favore degli impianti offshore è
sicuramente la maggiore disponibilità eolica in mare aperto, nonché maggiore costanza,
determinando una minore turbolenza e, dunque, una vita più lunga delle macchine a fronte di una
minor fatica.

Le tipologie di fondazioni usualmente impiegate per aerogeneratori offshore si differenziano a


seconda della profondità e della natura geologica del fondale. Per fondali medio bassi, inizialmente
venivano usate fondazioni di tipo a cassone in cemento armato, per poi passare a struttura mono-pila
o puri-pila a traliccio o di tipo tripode. Sulla scelta della struttura incidono fattori quali costo di
realizzazione, facilità di costruzione, trasporto e installazione, possibilità di produzione in serie,
adattabilità a diversi fondali, stabilità strutturale, facilità di dismissione a fine vita dell’impianto.
Esistono principalmente due tipologie di tecnologia di trasmissione, ovvero:
 corrente alternata trifase in alta tensione
 corrente continua in alta tensione
Come nel caso onshore, l’energia elettrica prodotta nelle centrali eoliche offshore è in media tensione.
Le principali linee di trasmissione sono, però, in alta e altissima tensione, dunque occorre collegare i
sistemi con un opportuno trasformatore che ne innalza il voltaggio. Lo svantaggio della tecnologia a
corrente continua in alta tensione è che bisogna ricorrere a generatori ausiliari per l’avvio, senza poter
trasferire energia dalla rete di trasmissione.
L’impatto delle centrali eoliche offshore va valutato singolarmente a seconda del contesto geografico
e solitamente riguarda:
 uso della superficie del mare
 impatto acustico
 impatto visivo
 impatto sulla pesca
 sviluppo e propagazione del rumore e delle vibrazioni sott’acqua, con conseguenti
problematiche per l’orientamento e la comunicazione acustica dei pesci e dei mammiferi
marini, anche in relazione all’elettromagnetismo
 impatto sull’ambiente marino per via delle opere di fondazione
 rischi di collisione di imbarcazioni o di uccelli
La ripartizione dei costi è fortemente influenzata dalla tipologia e profondità del fondale, dal tipo di
fondazione, dalla turbina e dalla distanza dalla costa. Bisogna inoltre considerare i costi di esercizio
e manutenzione. Il costo di riparazione o sostituzione di alcuni componenti è abbastanza difficile da
prevedere e dipende anche dallo stato di usura della turbina. Un metodo per calcolare i costi di
gestione e manutenzione potrebbe essere quello di considerarli funzioni lineari della distanza
dell’impianto dal porto più vicino.
Si è indagata la fattibilità economica della tecnologia eolica offshore in Sicilia, a prescindere dai
vincoli normativi. Sono stati proposti 11 scenari differenti, al variare della taglia delle singole turbine
e della potenza dell’impianto. La vita utile è stata fissata a 25 anni.
La funzione di costo è caratterizzata dai seguenti fattori.
 Turbina
Il costo si aggira intorno ai 750-890 €/kW. È stato ipotizzato un costo unitario di 850 €/kW.
 Allacciamento elettrico
È possibile rintracciare i seguenti componenti
o Cavi elettrici interni
Il costo risulta funzione del numero totale di turbine e circa pari a 120€/m.
o Cavidotto sottomarino collegante l’impianto alla costa
Il costo è di circa 300 €/m
o Sottostazione di trasformazione
o Apparecchiature elettriche aggiuntive
Il costo è di circa 8500 €/MW
 Fondazioni
Il costo della struttura di fondazione e di supporto della turbina comprende il costo del
materiale, quello di costruzione e installazione.
 Progettazioni e sviluppo
Questi costi sono stati assunti pari al 4% del costo dell’investimento totale.
 Investimento iniziale
Il costo di investimento iniziale è stato calcolato come somma del costo di turbina, fondazioni,
connessione elettrica e sviluppo del progetto. Il costo si aggira tra i 1500 e i 1800 €/kW.
 Manutenzione ed esercizio
Tale costo è stato ipotizzato pari al 2% del costo totale di investimento iniziale.
Per quanto riguarda i ricavi, invece, si è tenuto conto dei Ricavi dalla produzione di energia elettrica:
i dati di producibilità eolica sono stati mutuati dall’Atlante Italiano del Vento.
𝐸𝑒𝑓 𝑓 = 𝐶𝐹 ∙ 𝑃𝑡𝑢𝑟𝑏 ∙ 𝜂𝐿 ∙ 𝜂𝐴 ∙ 𝜂𝐸
Il prodotto CF·Pturb, rappresenta la producibilità lorda di una singola turbina in MWh/anno o Fattore
di Carico (Capacity Factor) e va opportunamente ridotto per tenere conto di eventuali periodi di
arresto dell’impianto, delle perdite. A tale scopo si introducono quindi i coefficienti:
 𝜂𝐿 = 0,99 (perdite aerodinamiche dovute all’interferenza reciproca delle turbine all’interno
dell’impianto);
 𝜂𝐴 = 0,95 (fattore di disponibilità, ovvero percentuale di ore annue di reale funzionamento
dell’impianto); per gli impianti eolici offshore tale fattore può essere più basso che a terra,
specialmente a causa della minore accessibilità per operazioni di manutenzione, che nel caso
di eventi estremi, può essere resa possibile ad esempio mediante l’utilizzo di un elicottero;
𝑑
 𝜂𝐸 = 0,98 − 600 (perdite elettriche del cavo, dove d è la lunghezza totale del cavo in km).
Nel calcolo occorre tenere conto del meccanismo di incentivazione dei Certificati Verdi,
recentemente rielaborato con la Legge Finanziaria del 2008.
L’analisi costi-benefici è stata condotta con l’obiettivo di indagare circa i siti economicamente più
convenienti, servendosi di diversi indicatori economici. I risultati indicano che
 Il VAN aumenta con l’aumentare della distanza dalla costa, da mettere in relazione con i
maggiori ricavi conseguibili in termini di energia prodotta nei siti posti più a largo, che
evidentemente hanno un peso maggiore rispetto ai costi di investimento iniziale;
 L’Indice di Profitto cresce al crescere della taglia unitaria della turbina ed è insensibile alle
variazioni della taglia totale dell’impianto. L’IP presenta i valori più alti nei punti più vicini
alla costa (quindi un andamento opposto rispetto al VAN): ciò significa che i costi di
investimento crescono, allontanandosi dalla costa, con maggiore rapidità rispetto al VAN;
 Il tempo di ritorno semplice del capitale, è compreso nel range 1,7-4,1 anni e ovviamente
cresce al crescere della distanza dalla costa; inoltre si nota che esso è decrescente al crescere
della potenza unitaria della turbina e della potenza dell’impianto nel suo complesso;
 Il rapporto Benefici/Costi Attualizzati presenta valori minori in vicinanza della costa e risulta
compreso nell’intervallo 8,8-22,3 dimostrando una alta convenienza dell’investimento.

Il costo unitario (C) dell’energia prodotta [€/kWh] è dato da

(1 + 𝑖)𝑛 ∙ 𝑖
𝐴 + 𝐵 𝑎 ∙ 𝐼0 + 2% ∙ 𝐼0 (1 + 𝑖)𝑛 − 1 ∙ 𝐼0 + 2% ∙ 𝐼0
𝐶= = =
𝐸𝑒𝑓𝑓 𝐸𝑒𝑓𝑓 𝐸𝑒𝑓𝑓

Lo studio mostra che la producibilità specifica del sito, la taglia della turbina e la vita utile
dell’impianto sono i parametri che influenzano maggiormente il costo del kWh offshore. Si è inoltre
osservato che al crescere della taglia dell’impianto si risconta una diminuzione del costo, mentre a
parità di potenza installata, l’utilizzo di turbine con potenza unitaria maggiore comporta costi di
produzione inferiori. Per quanto riguarda l’individuazione dei siti idonei allo sfruttamento risultano
escluse le aree della Sicilia orientale e nord occidentale. I siti con il rapporto B/C più alto sono allocati
nell’area del trapanese, in cui però è da valutare con attenzione l’impatto sulla flora e fauna marina.
In ogni caso il costo unitario dell’energia degli impianti offshore lungo il litorale siciliano appare
leggermente superiore rispetto agli impianti off-shore del Nord Europa, soprattutto a causa del costo
delle fondazioni.