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Lezione n.

15
I serbatoi cilindrici
Analisi delle sollecitazioni per diverse condizioni di vincolo
Effetti di variazioni termiche

La definizione dei valori delle caratteristiche di sollecitazione nei serbatoi cilindrici in condizioni
generiche di vincolo avviene introducendo i “coefficienti elastici” di bordo, in modo da operare poi
nell’ottica del metodo della congruenza.
Si inizierà quindi introducendo tali coefficienti in due condizioni di carico semplici, che

A
corrispondono alla possibilità che nella sezione di bordo - coincidente, per il sistema di riferimento
prescelto, ad un valore nullo dell’ascissa x - agiscano azioni concentrate. Successivamente si
analizzerà quindi il comportamento per varie condizioni di vincolo, dalle condizioni di vincolo
“perfetto” a quelle offerte dalla presenza di elementi di fondazione. Infine si discuterà dell’effetto di
possibili variazioni termiche.

Coefficienti elastici di bordo


ZZ
a) sistema di forze applicate nella sezione di bordo x=0
Il caso riportato in figura è facilmente analizzabile facendo ricorso alle equazioni che descrivono
l’andamento delle CdS del serbatoio lungo lo sviluppo meridiano, una volta osservata l’assenza del
carico applicato esternamente, e quindi del termine wpart nelle varie espressioni ricavate.
Il serbatoio in figura è “libero”, nel senso
che non è sottoposto all’azione di nessun
vincolo alle sue estremità.
Inoltre, si suppone che l’altezza h sia tale
da poter utilizzare le relazioni viste in pre-
cedenza per il caso “infinitamente lungo”.
O
L’azione di forze H uniformemente distri-
X buite lungo il bordo, comporta che debbano
H H
valere le due condizioni al contorno
 M x = 0 in x = 0
x=0 
Q x = H in x = 0
a
B

ossia di momento flettente nullo e di taglio


con valore pari ad H.
Utilizzando le espressioni viste in prece-
denza si ha:

( )  π
M x (0) = D ⋅ 2α 2 ⋅ C ⋅ e − αx ⋅ sin  αx + ψ − 
 2  x =0
=0

( )  3π 
Q x (0 ) = D ⋅ − 2 2 ⋅ α 3 ⋅ C ⋅ e − αx ⋅ sin  αx + ψ − 
 4  x =0
=H

Da cui si ottiene il sistema nelle due incognite C e ψ:

Gianni Bartoli – Appunti di Tecnica delle Costruzioni Revisione – 8/12/01


Lezione n. 15 – pag. XV.2

 2  π
D ⋅ 2α ⋅ C ⋅ sin  ψ − 2  = 0
 

− D ⋅ 2 2 ⋅ α 3 ⋅ C ⋅ sin  ψ − 3π  = H
  4 
e quindi: dalla prima equazione, non potendo essere nullo né D né C, si ricava il valore di ψ=π/2,
che sostituito nella seconda, consente di individuare il valore di C:
 π  π  π
ψ = 2 ψ = 2 ψ = 2
  π   2  H
− D ⋅ 2 2 ⋅ α 3 ⋅ C ⋅ sin  −  = H − D ⋅ 2 2 ⋅ α 3 ⋅ C ⋅  − =H  C=
  4   2 ⋅ α3 ⋅ D
  2 
I primi due coefficienti elastici, indicati con wh e ϕh, sono definiti rispettivamente come il valore

A
dello spostamento e della rotazione che si ottengono, nella sezione di bordo, a seguito
dell’applicazione di un sistema di forze distribuito di intensità unitaria nella sezione x=0.
Si ha cioè
wh spostamento in x=0 per H=1
ϕh rotazione in x=0 per H=1
Ricordando le espressioni per w(x) e ϕ (x), sostituendo i valori appena ricavati per C e ψ, ed
imponendo H=1, si ottiene
ZZ
w h = w (0) = C ⋅ e − αx ⋅ sin (αx + ψ ) =
1
x =0 2 ⋅ α3 ⋅ D
π
⋅ sin   =
1
 2  2 ⋅ α3 ⋅ D
 π 1 π 1
ϕ h = ϕ(0 ) = C ⋅ 2 ⋅ α ⋅ e − αx ⋅ sin  αx + ψ −  = ⋅ 2 ⋅ α ⋅ sin   =
 3
4  x =0 2 ⋅ α ⋅ D  4  2 ⋅ α2 ⋅ D

b) sistema di coppie applicate nella sezione di bordo x=0


Procedendo in maniera analoga al caso
precedente, si risolve ora il caso di serba-
O
toio “libero”, di altezza h tale da poter uti-
lizzare le relazioni viste in precedenza per
il caso “infinitamente lungo”, sottoposto
all’azione di coppie M uniformemente di-
X stribuite lungo il bordo. Le coppie sono
state assunte positive, quindi tendono
l’interno del serbatoio.
B

M M
Le condizioni al contorno sono, in questo
x=0 caso:
a M x = M in x = 0

Q x = 0 in x = 0
ossia di momento flettente pari ad M e ta-
glio nullo nella sezione di bordo. Si ha
quindi:
( )  π
M x (0 ) = D ⋅ 2α 2 ⋅ C ⋅ e − αx ⋅ sin  αx + ψ − 
 2  x =0
=M

( )  3π 
Q x (0) = D ⋅ − 2 2 ⋅ α 3 ⋅ C ⋅ e − αx ⋅ sin  αx + ψ − 
 4  x =0
=0

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Lezione n. 15 – pag. XV.3

Da cui si ottiene il sistema nelle due incognite C e ψ:


 2  π
D ⋅ 2α ⋅ C ⋅ sin  ψ − 2  = M
 

− D ⋅ 2 2 ⋅ α ⋅ C ⋅ sin  ψ − 3π  = 0
3 
  4 
Dalla seconda equazione si ricava il valore di ψ=3π/4, e, per sostituzione nella prima:
 2 π  2  2  M
D ⋅ 2 ⋅ α ⋅ C ⋅ sin  4  = M D ⋅ 2 ⋅ α ⋅ C ⋅   =M
 C =
     2   2 ⋅ α2 ⋅ D
ψ = 3 π ψ = 3 π ψ = 3π
 4  4  4

A
Si possono a questo punto ricavare i secondi due coefficienti elastici, indicati con wm e ϕm, definiti
rispettivamente come il valore dello spostamento e della rotazione che si ottengono, nella sezione di
bordo, a seguito dell’applicazione di un sistema di coppie distribuito di intensità unitaria nella
sezione x=0.
Si ha cioè
wm spostamento in x=0 per M =1
ϕm
ZZ
rotazione in x=0 per M =1
Ricordando le espressioni per w(x) e ϕ (x), sostituendo i valori appena ricavati per C e ψ ed
imponendo M =1, si ottiene
1  3π  1
w m = w (0 ) = C ⋅ e − αx ⋅ sin (αx + ψ ) = ⋅ sin   =
x =0 2 ⋅ α2 ⋅ D  4  2 ⋅ α2 ⋅ D
 π 1 π 1
ϕ m = ϕ(0) = C ⋅ 2 ⋅ α ⋅ e − αx ⋅ sin  αx + ψ −  = ⋅ 2 ⋅ α ⋅ sin   =
 4  x =0 2 ⋅ α2 ⋅ D  2  α⋅D

c) coefficienti elastici di bordo


O
Ricapitolando i risultati appena ottenuti, si ha
 1 1
w h = wm =
2 ⋅ α3 ⋅ D 2 ⋅ α2 ⋅ D
 1 1
ϕ h = ϕm =
 2 ⋅ α2 ⋅ D α⋅D
B

Il fatto che i due coefficienti elastici wm e ϕh siano uguali tra loro non è ovviamente casuale. Tale
circostanza è ancora una volta conseguenza del teorema di Betti (o di Maxwell, in questo caso,
trattandosi di azioni unitarie). Considerando infatti i due sistemi
A) serbatoio libero soggetto ad una distribuzione di forze unitarie in x=0
B) serbatoio libero soggetto ad una distribuzione di coppie unitarie in x=0
il lavoro mutuo LAB (lavoro delle forze del sistema A) rispetto agli spostamenti del sistema B) vale
LAB=1⋅ wm
essendo le forze applicate (di intensità unitaria) le uniche entità a compiere lavoro. Analogamente
LBA=1⋅ ϕh
dove, questa volta, sono le coppie unitarie (sistema B) a compiere lavoro rispetto alle rotazioni
misurate sul sistema A). Uguagliando i due termini si ottiene l’uguaglianza cercata
wm=ϕh

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Lezione n. 15 – pag. XV.4

Le espressioni appena ricavate sono un po’ più complicate se venisse rimossa l’ipotesi di serbatoio
infinitamente lungo. Tralasciando i passaggi (per il quali si rimanda a testi specifici(*)), si
otterrebbe:
 1 sh⋅ ch− s⋅ c
 w h = ⋅
 2 ⋅ α 3 ⋅ D (sh )2 − s 2
 1 ( sh )2 + s 2
ϕ h = w m = ⋅
 2 ⋅ α 2 ⋅ D (sh )2 − s 2
 1 sh⋅ ch+ s⋅ c
ϕ m = α ⋅ D ⋅
 (sh )2 − s 2
in cui si è posto, per semplicità di scrittura,

A
s = sin(αh), c = cos(αh), sh = sinh(αh), ch = cosh(αh)
Una volta noti i coefficienti elastici di bordo (o coefficienti di influenza) si può procedere alla
soluzione del serbatoio in tutte le condizioni di vincolo alla base.

Serbatoio con bordo inferiore incastrato


La ricerca della soluzione procede nell’ottica del me-
ZZ todo della congruenza. Si suppone dapprima di
svincolare il serbatoio alla base: l’azione dei carichi
esterni si manifesterà allora inducendo degli
spostamenti (in senso generalizzato) alla base, di
entità wp e ϕp. L’azione del vincolo (inizialmente
soppresso) è costituita dai valori del taglio H e della
coppia M incognite: i loro valori si otterranno
X h ripristinando la congruenza, ossia facendo in modo
che, complessivamente, lo spostamento e la
rotazione della sezione di incastro siano nulle.
Sovrapponendo gli effetti, si avrà quindi che lo spo-
O
x=0 stamento globale è offerto dalla somma del contri-
buto del carico (wp), dell’azione di taglio alla base
a (wH) e dalla coppia applicata alla base (wM), e, in
maniera analoga, si può procedere per le rotazioni.
La soluzione (in termini di H ed M) si otterrà an-
nullando i valori appena ricavati:
B

w = w p + w H + w M = 0

ϕ = ϕ p + ϕ H + ϕM = 0
Sfruttando ancora il PSE (ossia la linearità del problema) sarà possibile esprimere le quantità dovute
alle due azioni H ed M attraverso multipli dei valori che si otterrebbero per intensità unitarie,
ottenendo il sistema finale:
w p + H ⋅ w h + M ⋅ w m = 0

ϕ p + H ⋅ ϕ h + M ⋅ ϕ m = 0
dalla soluzione del quale si ricaveranno i valori di H ed M.

(*)
Si veda, ad esempio, O. Belluzzi, “Scienza delle Costruzioni”, vol. 3, cap. XXVIII, Zanichelli (BO)
Gianni Bartoli – Appunti di Tecnica delle Costruzioni BOZZA SOGGETTA A REVISIONE
Lezione n. 15 – pag. XV.5

A titolo di esempio, se l’azione interna al serbatoio fosse rappresentata dalla spinta idrostatica di un
liquido, si avrebbe (ipotizzando, per semplicità, il serbatoio completamene pieno)
γ ⋅ (h − x ) γ⋅h
w p = w part (x ) = =
4 ⋅ α 4 ⋅ D x =0 4 ⋅ α 4 ⋅ D
x =0

dw part (x ) −γ γ
ϕp = − =− =
dx x =0 4 ⋅ α ⋅ D x =0 4 ⋅ α 4 ⋅ D
4

in cui si è sfruttato il fatto che, in condizioni di assenza di vincolo, la soluzione è offerta dal solo
integrale particolare.
Di conseguenza si ottiene il sistema
 γ⋅h 1 1
 + H ⋅ + M ⋅ =0
( )
γ ⋅ h + H ⋅ (2 ⋅ α ) + M ⋅ 2 ⋅ α 2 = 0

A
4 ⋅ α4 ⋅ D 2 ⋅ α3 ⋅ D 2 ⋅ α2 ⋅ D


γ
 4 ⋅ α ⋅ D
4
+ H⋅
1
2
+M ⋅
1
α⋅D
=0

( ) ( )
γ + H ⋅ 2 ⋅ α 2 + M ⋅ 4 ⋅ α 3 = 0
2⋅α ⋅D
che porge la soluzione
 γ ⋅ (1 − 2αh )
H =
2α 2

M = −

γ ⋅ (1 − αh )
2α 3
ZZ
A questo punto, per sovrapposizione degli effetti (quello dovuto al carico esterno, che produce
deformazioni ma non sollecitazioni, quello dovuto ad H e quello dovuto ad M), si ricava lo stato di
deformazione/sollecitazione nel serbatoio.
Nella figura seguente è riportata la deformata (tratteggiata) che si avrebbe, sotto l’azione del
liquido, se il serbatoio fosse libero. In linea continua è riportata la deformata finale, ossia quella
conseguente all’azione del liquido e delle incognite iperstatiche, che ovviamente ripristina la
congruenza (spostamenti e rotazioni nulle alla base).
O
B

X h

wp x=0 wp
a

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Lezione n. 15 – pag. XV.6

Serbatoio con bordo inferiore incernierato


La soluzione si ricava analogamente a quanto fatto in
precedenza.
Supponendo dapprima di svincolare il serbatoio alla
base, l’azione dei carichi esterni si manifesterà allora
inducendo degli spostamenti (in senso generalizzato)
alla base, di entità wp e ϕp. L’azione del vincolo (ini-
zialmente soppresso) è costituita dal valore del taglio
H che ripristina la congruenza, ossia facendo in
X h modo che complessivamente lo spostamento della
sezione vincolata sia nullo.
Sovrapponendo gli effetti, si otterrà
w = wp + wH = wp + H ⋅ wh = 0

A
x=0 da cui si ottiene H.
a Analogamente a prima, se l’azione interna al
serbatoio fosse rappresentata dalla spinta idrostatica
di un liquido, si avrebbe (ipotizzando, per semplicità,
il serbatoio completamene pieno)
γ ⋅ (h − x )
w p = w part (x )

e quindi
x =0
ZZ=
4 ⋅ α 4 ⋅ D x =0
=
γ⋅h
4 ⋅ α4 ⋅ D

γ⋅h 1 γ⋅h
+ H⋅ =0 ⇒ γ ⋅ h + H ⋅ 2α = 0 ⇒ H = −
4⋅α ⋅D 4
2⋅α ⋅D3 2α
O
X h
B

x=0
wp a wp

Rigidezza alla rotazione del serbatoio


Operando ancora in maniera analoga al caso precedente, si può ricavare il valore della rigidezza alla
rotazione del serbatoio, Kserb, ossia il valore della coppia che, applicata uniformemente lungo lo
sviluppo della sezione di base, induce una rotazione unitaria del bordo inferiore.

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Lezione n. 15 – pag. XV.7

ϕ=1 ϕ=1
H H

A
Kserb Kserb

Il caso in figura si risolve ricavando i valori delle due incognite (Kserb e H), tali che la rotazione di
estremità assuma il valore 1, mentre lo spostamento orizzontale sia nullo:
 1 1
H ⋅ w h + K serb ⋅ w m = 0 H ⋅ 3
+ K serb ⋅ =0
2 ⋅ α2 ⋅ D

ZZ
H ⋅ ϕ h + K serb ⋅ ϕ m = 1

H ⋅
2⋅α ⋅D
1
 2 ⋅ α 2 ⋅ D
+ K serb ⋅
1
α⋅D
=1

da cui si ottiene
H + K serb ⋅ α = 0 K serb = 2αD
 
H + K serb ⋅ 2α = 2α 2 D H = −2α 2 D
Quindi per ottenere una rotazione unitaria (nel caso di traslazione orizzontale impedita) occorre
applicare una coppia uniformemente distribuita lungo il bordo di valore pari a
O
K serb = 2 ⋅ α ⋅ D

Serbatoio con fondazione anulare


Un altro caso abbastanza frequente è costituito da serbatoi cilindrici impostati su una fondazione
anulare, come riportato in figura.
s
B

quota del liquido

h
X

terreno giunto
fondazione
anulare x=0 “water-stop”
hf
fondo del serbatoio
b b
2a

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Lezione n. 15 – pag. XV.8

Le forze verticali vengono scaricate a terra attraverso una fondazione (rappresentata da un anello di
raggio a, altezza hf e base b), che rappresenta il vincolo di base del serbatoio. Il fondo del serbatoio
(normalmente di spessore inferiore rispetto a quello della fondazione), si suppone indipendente
dalla fondazione, a meno di un giunto “a tenuta” (“water-stop”) che impedisce al liquido di uscire
dalla base del serbatoio stesso. La fondazione si può supporre impedita di traslare orizzontalmente a
causa dell’attrito con il terreno circostante ed (in parte) a causa del collegamento con il disco che
rappresenta il fondo del serbatoio. La condizione di vincolamento offerta dalla fondazione al
serbatoio è quindi intermedia tra quella di un incastro e di una cerniera: la fondazione infatti
opporrà una certa resistenza alla rotazione del serbatoio, ma sicuramente non tale da poter supporre
il valore di tale rotazione come nullo. Le sollecitazioni, di conseguenza, saranno intermedie tra i due
casi limite di serbatoio incernierato ed incastrato.
La soluzione del caso in esame si ricava utilizzando questa volta il metodo dell’equilibrio. L’unico
movimento consentito al bordo inferiore del serbatoio è rappresentato dalla rotazione ϕ, mentre,

A
come già detto, la traslazione orizzontale può essere, con buona approssimazione, ritenuta nulla.
Di conseguenza la soluzione in fase I (movimenti indipendenti bloccati) sarà offerta dall’analisi del
comportamento di un serbatoio in cui, attraverso una distribuzione uniforme di morsetti al bordo
x=0, si impedisca anche la rotazione delle strisce meridiane. Il caso si riconduce a quello di un
serbatoio incastrato alla base, già affrontato in precedenza, dalla soluzione del quale si ricaverà il
valore del momento di incastro MincI che garantisce la soluzione congruente in questa fase.
ZZ
h
X

MincI vincoli MincI


ausiliari
x=0
hf
O
b
2a

Nella fase II il momento di incastro cambiato di segno, -MincI, si ripartirà tra i vari elementi che
confluiscono nel nodo (o meglio, nell’insieme di nodi) del quale si era impedita la rotazione. Tali
B

elementi sono rappresentati dal serbatoio – del quale si è già ricavato il valore della rigidezza alla
rotazione, Kserb=2αD – e della fondazione, di rigidezza, per il momento, incognita.
A sua volta il contributo di rigidezza alla rotazione offerto dalla fondazione è dovuto a due diversi
fattori: da una parte alla rigidezza alla rotazione dell’anello di fondazione, dall’altra al terreno
sottostante che, in qualche misura, offrirà anch’esso una certa resistenza alla rotazione del
complesso serbatoio/fondazione.

a) rigidezza alla rotazione della fondazione anulare


Il primo contributo da determinare è quello offerto dalla rigidezza alla rotazione della fondazione
anulare. Il caso è quello riportato in figura, in cui si cerca il valore della distribuzione uniforme di
coppie M che produca la rotazione di valore 1.

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Lezione n. 15 – pag. XV.9

M M

ϕ ϕ
b b
2a

L’anello si trova sottoposto all’azione di coppie che hanno asse tangente alla linea media dell’anello
e che giacciono sul piano che contiene l’anello stesso. La condizione di carico è ovviamente ancora
assial-simmetrica. Per determinare il collegamento tra la coppia applicata e la rotazione ϕ, occorre
preliminarmente determinare lo stato di sollecitazione interno all’anello.
In generale, le caratteristiche di sollecitazione che possono essere presenti sono sei (lo sforzo
normale, i due tagli, i due momenti flettenti, il momento torcente). A causa delle particolari
simmetrie della struttura e del carico è possibile dimostrare che soltanto una di queste è diversa da

A
zero.
Considerando dapprima le tre componenti di forza, isolando un tratto come in figura, è possibile
osservare che:
1
1 TX
ϑ
ZZ TY
TX
N TY ϑ
N

ϑ
TY
TY 1 TX
ϑ
1
TX ϑ
N N
ϑ
O
- considerando metà anello, la simmetria rispetto all’asse 1-1 impone che le forze abbiano i versi
riportati in figura;
- la simmetria impone ancora che tali CdS siano costanti lungo lo sviluppo dell’anello;
- per equilibrio alla traslazione in direzione dell’asse 1-1 si ha che N=0;
- anche la componente ortogonale all’asse ortogonale ad 1-1 dovrà essere nulla; ci si può
facilmente rendere conto di tale circostanza osservando la condizione di equilibrio di un
elemento con un angolo al centro diverso da π. In questo caso, è evidente che TX=0, altrimenti
B

l’equilibrio in direzione 1-1 (offerto dalla relazione 2⋅N⋅cosϑ - 2⋅Tx⋅sinϑ = 0) non risulterebbe
soddisfatto, stante l’assenza di sforzo normale;
- anche TY, infine, è nulla perché la presenza di un taglio in direzione Y imporrebbe la presenza
di un momento flettente variabile lungo X, mentre questo, se presente, deve necessariamente
essere presente per simmetria del problema.
In conclusione, tutte le CdS indicate sono nulle, per cui l’anello potrà essere eventualmente soggetto
soltanto all’azione di coppie.
Passando all’analisi delle azioni flettenti e torcenti si può considerare ancora metà anello, e
conviene rappresentare le coppie (sia quelle esterne che le caratteristiche di sollecitazione)
attraverso il loro asse momento, mediante il quale si può procedere alle consuete operazioni tra
vettori.
Si può quindi osservare che:

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Lezione n. 15 – pag. XV.10

1
1
M
M
M Mt
M
Mt ϑ MX
2aM MX R ϑ
M ϑ
M MY
MY MY
M MY MX
1 ϑ
1
MX ϑ
Mt

A
Mt ϑ

- la risultante delle azioni esterne su metà anello è costituita da una coppia in direzione ortogonale
ad 1-1 con intensità pari a 2⋅a⋅M(**);
- per equilibrio di metà anello, i momenti flettenti MX sono diversi da zero ed hanno valore
ZZ
MX=aM, equilibrando quindi l’azione esterna;
- l’equilibrio di una porzione di anello con angolo al centro diverso da π impone che si annulli la
CdS di momento torcente, indicata come Mt. Infatti la risultante R vale 2⋅a⋅M⋅cos(π/2-ϑ), ed è
equilibrata dalla proiezione (ortogonale ad 1-1) di MX: di conseguenza Mt deve essere nullo;
- infine la CdS MY deve essere nulla stante l’assenza di componenti del vettore che rappresenta
l’asse momento dovuto alle azioni esterne al di fuori del piano dell’anello.
Di conseguenza l’unica CdS presente nell’anello, a seguito di una distribuzione uniforme di
momenti torcenti M, è offerta dalla presenza di un momento flettente MX (di valore MX=aM) con
asse momento radiale.
M M Mds
MY MY
O
ds
b ϕ ϕ b Mds
2a
a MY MY

dϑ/2 dϑ/2
B

Considerando un elemento infinitesimo, descritto da un angolo al centro dϑ e quindi di sviluppo


ds=a⋅dϑ, si ha:

(**)
La risultante lungo l’asse ortogonale ad 1-1 vale
π

∫ M ⋅ sin(ω) ⋅ a ⋅ dω = −a ⋅ M ⋅ cos(ω) 0 = −a ⋅ M ⋅ [cos(π) − cos(0)] = 2 ⋅ a ⋅ M


π

0
mentre quella in direzione 1-1 è nulla
π

∫ M ⋅ cos(ω)⋅ a ⋅ dω = a ⋅ M ⋅ sin(ω) 0 = a ⋅ M ⋅ [sin(π) − sin(0)] = 0


π

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Lezione n. 15 – pag. XV.11

per equilibrio:
 dϑ 
2 ⋅ M Y ⋅ sin   = M ⋅ ds
 2 
e quindi

2 ⋅ MY ⋅ = M ⋅ a ⋅ dϑ
2
da cui
MY = a ⋅ M
come già dimostrato in precedenza;

in termini deformativi:

A
sfruttando il Teorema di Clapeyron per l’elemento infinitesimo, si ha
1
L d, e = ⋅ M ⋅ ϕ ⋅ ds
2

1 M 1 (a ⋅ M )2
L d,i = ⋅ M Y ⋅ Y ⋅ ds = ⋅ ⋅ ds
2 EJ 2 EJ

L d,i = L d, e
1

ZZ
uguagliando i due termini, si ottiene
1 (a ⋅ M )2
⋅ M ⋅ ϕ ⋅ ds = ⋅ ⋅ ds ⇒ ϕ = M ⋅
a2
2 2 EJ EJ
che rappresenta il valore della rotazione dell’anello.

Di conseguenza, per avere una rotazione unitaria, occorrerà applicare un valore della coppia
torcente pari a
EJ
K fond =
a2
O
dove
b ⋅ h 3f
J=
12
B

b) rigidezza alla rotazione del terreno al di sotto della fondazione


Come già accennato in precedenza, occorre valutare un ulteriore contributo di rigidezza, offerto
dalla rigidezza del terreno al di sotto della fondazione anulare.
Il terreno viene schematizzato come un letto di molle elastiche “alla Winkler”, con costante di
sottofondo k.
A causa della rotazione ϕ, la sezione subirà degli abbassamenti η come mostrato in figura; a tali
abbassamenti corrisponderanno tensioni nel terreno offerte dalla relazione σ=k⋅η.
Di conseguenza si ha
b
σ max = k ⋅ ηmax = k ⋅ ϕ ⋅
2
La risultante delle tensioni normali dovrà evidentemente equilibrare il momento esterno applicato,
cioè

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Lezione n. 15 – pag. XV.12

σ b  2 b b b b b3
M ⋅ ds = 2 ⋅  max ⋅ ⋅ ds  ⋅  ⋅  = k ⋅ ϕ ⋅ ⋅ ⋅ ⋅ ds = k ⋅ ϕ ⋅ ⋅ ds
 2 2  3 2 2 2 3 12
Si ottiene
k ⋅ b3
M = ϕ⋅
12
e quindi il contributo di rigidezza offerto dl solo terreno è costituito dal termine di momento
flettente corrispondente ad una rotazione unitaria
k ⋅ b3
K terr =
12
Mds

A
Mds ϕ

k k k k k
b

k
ZZ k
k
ηmin=-ϕ⋅b/2
b
ηmax=ϕ⋅b/2
ds ϕ

σmin=k⋅ηmin σmax=k⋅ηmax
O
c) ripartizione del momento di incastro
Una volta determinati i vari contributi di rigidezza, è a questo punto possibile procedere alla
ripartizione della reazione di incastro ottenuta in fase I, cambiata di segno. In fase II i momenti che i
otterranno saranno offerti da
E⋅J k ⋅ b3
K tot = K serb + K fond + K terr = 2 ⋅ α ⋅ D + +
a2
B

12
e quindi
II I K serb I 2⋅α⋅D
M serb = −M inc = −M inc
K tot E⋅J k ⋅ b3
2⋅α⋅D + +
a2 12
Di conseguenza, il momento alla base del serbatoio assumerà il valore
 
 
I II I  2⋅α⋅D 
M serb = M inc + M serb = M inc 1 −
 E⋅J k⋅b 3
 2⋅α⋅D + + 
 a2 12 
che rappresenterà anche il momento che agisce sulla fondazione anulare.
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Lezione n. 15 – pag. XV.13

Effetti di variazioni termiche


Nel caso della progettazione di serbatoi cilindrici occorre prestare particolare attenzione alla
possibile presenza di variazioni termiche, in quanto possono influenzare fortemente lo stato di
sollecitazione nel serbatoio stesso.
A titolo di esempio, si pensi al serbatoio soggetto ad una variazione termica uniforme +∆t tra il
momento dell’esecuzione e un qualunque momento successivo di vita della struttura, in assenza di
vincoli esterni (serbatoio libero).
A causa della variazione termica +∆t, il raggio si
allunga della quantità w. Poiché
L prima = 2 ⋅ π ⋅ a

a+w e
L dopo = 2 ⋅ π ⋅ (a + w )

A
a si ha
a ∆L = L dopo − L prima = 2 ⋅ π ⋅ w
L’allungamento complessivo deve uguagliare
+∆t quello causato dalla variazione di temperatura,
ZZ che vale
∆L t = 2 ⋅ π ⋅ a ⋅ (α t ⋅ ∆t )
di conseguenza si ottiene
∆L = ∆L t ⇒ 2 ⋅ π ⋅ a ⋅ (α t ⋅ ∆t ) = 2 ⋅ π ⋅ w
e quindi
w = a ⋅ α t ⋅ ∆t
Se il bordo inferiore fosse incastrato, gli spostamenti complessivi in x=0 (offerti dalla somma di
quelli dovuti alla variazione termica e quelli dovuti all’azione delle incognite iperstatiche) devono
O
essere nulli; si deve quindi avere
w (0 ) = C ⋅ e − αx ⋅ sin (αx + ψ ) + a ⋅ α t ⋅ ∆t = 0
x =0

 π
ϕ(0 ) = C ⋅ 2 ⋅ α ⋅ e − αx ⋅ sin  αx + ψ −  =0
 4  x =0
B

da cui
C ⋅ sin (ψ ) + a ⋅ α t ⋅ ∆t = 0

C ⋅ 2 ⋅ α ⋅ sin  ψ − π  = 0
  
 4
e quindi
 a ⋅ α t ⋅ ∆t
C = −  π
= − 2 ⋅ a ⋅ α t ⋅ ∆t
 sin  
 4
 π
ψ =
 4
Le sollecitazioni all’interno del serbatoio sono ora ricavabili attraverso le usuali operazioni di
derivazione. A titolo di esempio, l’andamento del momento flettente lungo lo sviluppo del
meridiano è offerto dalla relazione
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Lezione n. 15 – pag. XV.14

( )  π
M x (x ) = D ⋅ w ′′(x ) = D ⋅ C ⋅ 2α 2 ⋅ e − αx ⋅ sin  αx + ψ − 
 2
da cui

( ) ( )  π
M x (x ) = 2α 2 ⋅ D ⋅ − 2 ⋅ a ⋅ α t ⋅ ∆t ⋅ e − αx ⋅ sin  αx − 
 4
Il momento flettente nella sezione di incastro, assume il valore che corrisponde (in valore assoluto)
a quello massimo, e che vale

( ) ( )  π
M x (0) = 2α 2 ⋅ D ⋅ − 2 ⋅ a ⋅ α t ⋅ ∆t ⋅ e − αx ⋅ sin  αx − 
 4  x =0
( ) (
= 2α 2 ⋅ D ⋅ − 2 ⋅ a ⋅ α t ⋅ ∆t )⋅  − 2

2 

( )
M x (0) = 2α 2 ⋅ D ⋅ (a ⋅ α t ⋅ ∆t )

A
sostituendo i valori di α e D
1.3 E ⋅ s3
α≈ D=
a ⋅s 12 ⋅ (1 − ν 2 )
si ottiene
 1.69 
M x (0) =  2 ⋅  ⋅
ZZ
E ⋅ s3
 a ⋅ s  12 ⋅ (1 − ν )
2
⋅ (a ⋅ α t ⋅ ∆t ) ≈ 0.282 ⋅ E ⋅ s 2 ⋅ α t ⋅ ∆t

dove, per semplicità, si è assunto ν=0. Come già sottolineato a proposito dell’effetto delle variazioni
termiche su strutture iperstatiche, si può osservare che il valore ricavato non dipende dalle
dimensioni geometriche del serbatoio (raggio a ed altezza h), ma risulta proporzionale al quadrato
dello spessore s. Di conseguenza, l’azione risulta tanto maggiore quanto maggiore è lo spessore del
serbatoio: in presenza di variazioni termiche occorre quindi procedere in maniera opposta rispetto
ad un usuale progetto per resistenza, in quanto l’aumento delle dimensioni trasversali comporta, in
generale, un aumento dello stato di sollecitazione.
O
B

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