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Fortepiano

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Per fortepiano o pianoforte storico si intende generalmente il pianoforte
Fortepiano
antico, che nel periodo iniziale della sua diffusione fu chiamato anche piano-
forte e pianoforte. Ciò è facilmente dimostrabile attraverso le locandine coeve,
che pubblicizzavano concerti, o attraverso i libri che ne spiegavano le
caratteristiche, essendo esso uno strumento nuovissimo, che caratterizzò con
la sua diffusione l'epoca dell'ultimo decennio del '700 e del primo impero
napoleonico. Il fortepiano è un cordofono a percussione ed è il principale
precursore del pianoforte moderno: su di esso suonarono, a titolo di esempio,
Mozart e Beethoven.

Come il pianoforte moderno, il fortepiano produce suoni grazie a corde che


vengono percosse per mezzo di martelletti, azionati da una tastiera. La sua
caratteristica rispetto al moderno pianoforte è di essere interamente in legno, o
tutt'al più con alcune strutture interne metalliche (sicuramente l'uso di Informazioni generali
elementi in ghisa o altri materiali indeformabili è peculiare del pianoforte
Origine Firenze
moderno). Questo comporta una tensione delle corde decisamente inferiore,
un volume sonoro notevolmente minore unito ad una timbrica parzialmente
Invenzione 1709/1720
diversa rispetto allo strumento odierno; tuttavia non si può parlare di due Inventore Bartolomeo
strumenti diversi: si tratta invece di un unico strumento, che ha subito nel Cristofori
tempo una decisa e profonda evoluzione. Classificazione Cordofoni a tastiera,
a corde percosse
La caratteristica peculiare, e nuova per l'epoca, del fortepiano è la possibilità
per l'esecutore di pesare la pressione sul tasto: questo permise di aprire nuovi Uso
orizzonti ai mezzi di espressione degli artisti, che durante la seconda metà del Musica galante e classica
Settecento abbandonarono rapidamente il clavicembalo in favore di questo Musica europea dell'Ottocento
nuovo, duttile strumento. Genealogia
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Clavicordo, Pianoforte
Indice Clavicembalo,
Storia salterio
Caratteristiche e meccanica
Variatori di suono
Bibliografia
Voci correlate
Altri progetti
Collegamenti esterni

Storia
Il fortepiano fu inventato intorno al 1700 a Firenze dall'abile cembalaro Bartolomeo
Cristofori, al servizio del gran principe di Toscana Ferdinando de' Medici. La nuova
idea non attecchì immediatamente, ma quando lo strumento, circa cinquant'anni
dopo, ebbe diffusione sufficiente, esso diventò il prediletto dei maggiori esponenti
della musica sette/ottocentesca, comeMozart, Haydn, Muzio Clementi e Beethoven.

Le modifiche e le invenzioni apportate nel corso della prima metà dell'Ottocento lo


fecero divenire, nella seconda metà dell'Ottocento, quello che noi oggi consideriamo
il pianoforte moderno.
Fortepiano costruito da Bartolomeo
Dopo un periodo di oblio, dovuto all'evoluzione che portò al pianoforte moderno, il Cristofori nel 1722, Museo Nazionale
fortepiano è tornato in uso attorno alla metà del XX secolo, grazie ai musicisti degli Strumenti Musicali di Roma
specializzati nell'esecuzione filologica della musica settecentesca; alcuni esecutori
moderni sono Malcolm Bilson, Andrea Coen, Robert Levin, Jos van Immerseel,
Andreas Staier, Antonio Piricone, Ronald Brautigam, Costantino Mastroprimiano,
Bart van Oort, Melvyn Tan, Jörg Demus, Paul Badura-Skoda, Trudelies Leonhardt.

Caratteristiche e meccanica
Realizzato in due tipi, a coda o a tavolo (chiamato anche a tavolino per via delle sue
ridotte dimensioni), il fortepiano era costruito interamente in legno, o con parziali
rinforzi e strutture metalliche ben diverse da quelle attuali; le corde sono percosse da
martelletti rivestiti di pelle (anziché di feltro, come nel pianoforte), producendo così
un suono leggermente più metallico, più nitido, più chiaro e netto, che in molti brani
permette una maggiore intelligibilità sonora, la quale ricorda alla lontana, soprattutto
nel registro medio/acuto, la timbrica del clavicembalo. Ciò che più si distingue
nell'ascolto di un fortepiano è che le note non si sovrappongono e non si confondono
come nel pianoforte moderno. Questo effetto di "confusione e unione" dei suoni
nelle composizioni moderne è del tutto naturale e previsto dal compositore; ben
diversa è la situazione di composizioni musicali antiche (di fine '700 o della prima
metà dell'800), concepite per i coevi fortepiani. L'uso del pianoforte moderno, in Copia di fortepiano viennese (Walter)
del 1815 realizzata da Paul McNulty
questo caso, pone un problema di reinterpretazione.

L'estensione inizialmente era di cinque ottave, poi nelle composizioni si nota un


progressivo aumento: per esempio, Mozart scrisse pezzi per strumenti a cinque
ottave, mentre in Beethoven l'estensione raggiunge anche le sei ottave, prova,
questa, del miglioramento tecnico e dell'evoluzione graduale, ma anche rapida in
molti aspetti, che ebbe il pianoforte antico (un pianoforte odierno copre
normalmente sette ottave e una terza minore).

Meccanica di un fortepiano
Variatori di suono
Il fortepiano poteva essere munito di pedali o ginocchiere, in numero variabile, che mutavano il timbro del suono prodotto:

moderato (o pedale moderatore): interpone tra corde e martelletti una sottile striscia di feltro per rendere il suono
più vellutato;
liuto: preme del materiale morbido contro le corde, a ridosso del ponticello, smorzandone il suono;
forte;
celesta;
fagotto: consisteva in una striscia di legno, rivestita di carta velina o pergamena, accostata alle corde gravi, in modo
che vibrassero con il caratteristico ronzio delfagotto;
pedale delle turcherie: la sua funzione è quella di azionare una serie di marchingegni, che riproducono un suono di
grancassa, campanelli e piatti, elementi tipici della musica turca deigiannizzeri, così come filtrata dalla cultura
grancassa, campanelli e piatti, elementi tipici della musica turca deigiannizzeri, così come filtrata dalla cultura
viennese di fine '700.
Molti di questi effetti, come le turcherie, caddero in disuso col passaggio dalla meccanica di tipo viennese (strumenti di Joseph
Böhm, Conrad Graf, Johann Schantz, etc.), di fine '700 ed inizio '800, a quella romantica dei francesi Pleyel ed Érard, che per primi,
assieme anche a molti costruttori tedeschi, posero le basi dell'evoluzione verso la meccanica contemporanea. Non era più necessario
sorprendere e divertire, come richiedeva il gusto tardo-barocco e neoclassico, ma invece esprimere sentimenti ed emozioni
romantiche; quindi "percussioni", come le turcherie che davano ritmo alla danza o alle marce, non erano più necessarie; anche il
fagotto e la celesta erano effetti "sorprendenti", che la sensibilità e l'intimismo romantico considerò inutili e desueti.

Bibliografia
Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti , diretto da Alberto Basso,Il Lessico, vol. III, Torino,
UTET, 1984.
The New Grove Dictionary of Musical Instruments , diretto da Stanley Sadie, Londra, MacMillan, 1984, vol. 3, pag. 71
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Piero Rattalino, Storia del pianoforte, Milano, Il Saggiatore, 1988
Alfredo Casella, Il pianoforte, Milano, Ricordi, 1954
Giampiero Tintori, Gli strumenti musicali, Torino, UTET, 1971
Klaus Wolters, Das Klavier. Eine Einführung in Geschichte und Bau des Instruments und in die Geschichte des
Klavierspiels, Bern - Stuttgart, Hallwag, 1969; Mainz - London, Schott, 1984;Il pianoforte. Introduzione alla sua
storia, alla sua costruzione e alla tecnica pianistica, Firenze, Aldo Martello - Giunti, 1975(pp. 92, con dis., ill. ed es.
mus.)
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Konstantin Restle, Bartolomeo Cristofori und die Anfänge des Hammerklaviers , Monaco di Baviera, Editio Maris,
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Herbert Junghanns, Der Piano- und Flügelbau, 7ª ed., Francoforte sul Meno, Bochinsky , 1991
David Crombie, Piano. Evolution, Design and Performance, New York, NY, Barnes & Noble, 2000,ISBN 0-7607-
2026-6
James Parakilas (e altri),Piano Roles. A New History of the Piano, New Haven e Londra, Yale Nota Bene, 2002,
ISBN 0-300-09306-3
AA.VV., Il pianoforte, Milano, Ricordi, 1992 [buona parte del suo contenuto è ricavato da due dizionari Grove :
Musical Instruments, cit., e Music and Musicians ; il volume è corredato da numerose ill. e da un'ampia bibl.]
Martha Novak Clinkscale,Makers of the Piano 1700-1820, Oxford, Oxford University, 1993; ristampa [con correzioni
e integrazioni], 1994; Makers of the Piano. Volume 2: 1820-1860, Oxford, Oxford University, 1999
Stewart Pollens, The Early Pianoforte, Cambridge, Cambridge University Press, 2009,ISBN 978-0-521-11155-3
Andrea Fabiano (a cura di),Il Fortepiano, Firenze, Passigli, 1990,ISBN 88-368-0176-5 (repertorio musicale di 5739
opere a stampa, prevalentemente del periodo 1770-1820; con prefazione di Giovanni Morelli)

Voci correlate
Bartolomeo Cristofori
Clavicembalo
Clavicordo
Pianoforte

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulfortepiano

Collegamenti esterni
Accademia Cristofori - Il fortepiano, su accademiacristofori.it.
Il fortepiano: intervista audio a Costantino Mastroprimiano
, su benimusicali.it (archiviato dall'url originale il 18 dicembre
2007).
Studio 41 del Gradus ad Parnassum di Muzio Clementi, suonato dal clavicembalista/fortepianista statunitense
Robert Hill su Youtube
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