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I Beni Umani

Antonio Petagine

Intro
 Due pericoli nell’etica. Opposti ma convergenti:
o L’astrattezza dell’etica. Un insieme astratto di leggi. Il principio è l’adeguazione al codice.
Un rischio interno. Le norme morali non appaiono come ciò che permette alla persona di
essere piena, ma come qualcosa utopica, lontana o estrana. Le posizioni “deontologica”:
stabilire i doveri fondamentali. Entrano in crisi se non c’è un ratio per cui obbedire una
norma. La proposta sarà presentare le norme morali a partire dai beni umani. Una
fondazione più profonda
o Un nemico esterno all’etica. Aristotele dice che i giovani non sono adatti ai discorsi etici.
Ma poi ci sono altri indisposti perché troviamo dei meccanismi che ostruiscono il percorso.
Ci sono dei modelli dominanti come ad esempio la concentrazione profondamente
narcisista delle persone. Il narcisismo contemporaneo. Il problema attuale è la cultura
dell’egoismo: ne siamo consapevoli, ma pensiamo che va bene. L’unica cosa che vale nella
vita è farsi fatti suoi. I beni umani aiutano a capire che l’egoismo fallisce nel suo stesso
terreno. I beni che realizzano noi non sono egoisti.
 Quindi lavorare sui beni umani aiuta a rendere più concreti le leggi morali. E a far capire che
l’egoismo non realizza.
 Il valore pratico appare ed è captato nell’esperienza etica [una filosofia dei valori]
——
 Partiremo dalla corrente anglosassone sulla legge naturale. Un’analisi di questi autori
 La seconda parte del corso sarà l’analisi in Tommaso d’Aquino. Perché quegli autori partono da
Tommaso, benché la loro interpretazione non è del tutto riuscita
 Terza parte, l’analisi dei beni umani. Alla fine ci sarà un elaborato destinato all’esposizione in
aula

I beni umani
Perché dobbiamo individuare i beni specificamente umani
 Ci sarà bisogno di una prospettiva analitica ma anche profonda dell’esistenza umana.
 L’idea è cercare di sviluppare un’etica universale che non sia minimalista. Non si tratta di cercare
ciò che è comune in poi dal punto di vista solo formale. Proposte universali, ma povere nel
contenuto
 Per trovare i fondamenti dei cosiddetti “diritti” della persona

Teoria neoclassica
 Nasce con un articolo di Grisez. Commento a Tommaso in cui vuole dimostrare che per poter
individuare una buona proposta di legge naturale bisogna superare la cosiddetta legge di Hume.
La dottrina di Tommaso supera quella di Hume
 Punto cruciale: l’insieme dei princìpi pratici si basano su beni umani autoevidenti. Tommaso
dice: “per se nota”. Ma è giusta la traduzione? Chi stabilisce questi princìpi? La ragione pratica
 Questi autori sono argomenti frequenti nella filosofia del diritto. Appunto, cerca la
giustificazione delle tutela giuridica e polita dei diritti umani
 Distinguere: beni fondamentali e diritti naturali. Legge natura e diritto naturale
Legge di Hume
 Non è corretto derivare un dovere (ought) su un mero fato di fatto (is)
 Non è proprio una legge stabilita di Hume. Gli autori successivi l’hanno stabilita a partire di
Hume
 L’idea: non si può passare dall’atto descrittivo a quello prescrittivo. Il valore delle prescrizioni
morali non deriva dalla natura. Non si può dedurre l’etica da una particolare dottrina
antropologica o metafisica
 Il fondamento del valore morale è il sentimento morale. Che sono può avere un’analisi
psicologica. Spiegare come sorgono e si svolgono
 Le azioni dipendono dalla ragione che leggono i sentimenti
 Non è possibile quel passaggio dovuto alla nozione di natura e di metafisica che aveva Hume.
Una natura descritta dalla scienza: meramente biologica e matematizzata. E la metafisica si basa
su una serie di credenze
 La legge morale possiede una autonomia rispetto dall’essere. Bisogna riconquistare una nozione
più ricca di natura. Non solo la pura biologia scientifica. Non perché una cosa sia di un modo
biologicamente determinato, ne segue una determinazione etico-morale
 Nella modernità la nozione di natura si è impoverita. Le leggi naturali non sono fondate dai fisici.
Invero, la natura umana va oltre a ciò che comprendono la fisica o la biologia
 Contro Hume, sebbene la ragiona teoretica non fonda la ragione pratica, riprendere il valore
della ragione. Non accetta che la morale sia fondata dal sentimento. Allora la morale autonoma
dalla natura è fondata sul dovere
 Hume: Trattato della natura umana, I. III, p. I, sez. I.: Tante volte si parla di come è la natura e
subito si passa al “deve” e “non deve”
 MacIntyre: possiamo usare la legge di Hume nei confronti del razionalismo, del naturalismo e
del sociologismo. Ma la non deducibilità dell’etica dalla metafisica non va confusa con la loro
reciproca estraneità

 MacIntyre: Hume parte di una nozione di natura - essere - impoverita

German Grisez
 Ci sono beni che si rivelano autoevidenti quando usiamo la ragione applicandola alla realtà
umana. Secondo lui, basta spiegare come questi beni si danno e mi scorgo che sono veri. Che
tutti quanti non potremo non riconoscere. Sono a portata di tutti. Si tratta solo di esplicitarli. La
condizione è usare bene la ragione. L’universalità della ragione.
 Non c’entra la natura in senso metafisico, ma la ragione
 Vita, gioco, esperienza estetica e conoscenza speculativa: sono fini in se stessi. Substantive
purposes. Per sé, senza riferimento al soggetto
 Reflexive purposes. Hanno a che vedere col modo in cui il soggetto agisce. Ad esempio, quando
conosco sono io chi conosce. Una specie di beni soggettivi. Integrità: armonia fra le parti interni
del soggetto. Autenticità: coerenza fra il dentro e il fuori. Friendship: armonia tra sé e gli altri.
Religione: rapporto con un altro assoluto

John Finnis
 Natural law & natural rights
 Basic human goods: vita, conoscenza, gioco, esperienza estetica, amicizia, ragionevolezza
pratica, religione
 E poi aggiunge: matrimonio e fiducia. Inoltre: lavoro, serenità interiore, pace sociale, coerenza,
integrità interiore, autenticità
 Cfr. Thomas E. Davitt. The basic of the natural law. 1968. Dimostrare che esistono delle costante
etico-giuridiche all’interno dei popoli.

Practical Principles Moral Truth and Ultimate Ends


 Presupposto dall’antropologia filosofica: gli esseri umani sono quei esseri in grado di fare scelte
libere
 Il problema centrale di un’etica teorica è scapare dall’egoismo

[Parantesi]

Deontologismo

 Etica deontologica: cos’è un’azione buona? Cosa devo fare? L’azione. Individuare dei doveri.
Obblighi morali che derivano da norme universali - assoluti morali - stabiliti in base ad un
efficace uso della ragione in ambito pratico
 Autore di riferimento: Kant
 Ciò che è buono o giusto sono le azioni in se stessi

Consequenzialismo / Utilitarismo

 Ciò che è giusto lo è per le conseguenze che produce


 Con quali azioni posso provocare le conseguenze migliori? Perché le conseguenze sono
misurabili, quindi razionali, sottoponibili a calcolo
 Punto di partenza dell’etica è promuovere la maggiore felicità possibile
 Autore: Bentham
 Cfr. Elizabeth Ascombe. Aveva rifiutato che la sua università dia la laurea onoris causa al
presidente americano che sgancio la bomba atomica. “Intenzionalità”

[Tornando al discorso]

 L’analisi non è teleologica né ontologica. Perché ci sono le norme assolute e dei beni intrinseci.
Perciò non è teleologica
 Ma neanche deontologica
 Se rimaniamo sull’ambito dell’agire virtuoso, delle virtù… quali sono I beni? Io posso avere delle
virtù indirizzate ad un fine cattivo
 Non è etica dell’azione, né delle conseguenze… ma dello sviluppo della persona
 Secondo Tommaso, parte dei desideri naturali. Uso la ragione ma non da zero.
 La centralità della libera scelta si distacca dei modelli classici. La realtà della libera scelta è
incompatibile col presupposto che c’è un singolo fine naturale di tutta la vita umana - un fine
ultimo -. Perciò I beni umani sono diversi, irriducibili.

 Fra l’etica c’è un rapporto di subordinazione, non di derivazione


 Un limite: non c’è un principio ordinatore. Eppure, è importante ricordare che ci sono
diversi beni nella vita. Un solo bene particolare non potrà saziarci
 Questa proposta si assomiglia a quella kantiana: la ragione pratica è il fondamento dei beni.
 “Se i principi della conoscenza pratica servono come base ultima razionale per proporre le
azione da fare, come possono loro stessi essere conosciuti? Come primi principi, non
possono derivare da nessuna conoscenza teoretica. Perciò, non possono essere verificati per
l’esperienza o dedotti da altri beni più basilari”

 L’idea dei nostri autori è che a lista dei beni è primitiva. Si possono combinare tra di loro, ma
sono quelli, irriducibili. Sono gli elementi ad modo uso - in modo analogo -, tutti diversi. Sono
chiamati bene per analogia
 Il problema: questa analogia del bene, che spiegherebbe un ordine, non è così. Loro non
vogliono una gerarchizzazione dei beni. Allora, a che serve parlare di analogia del bene?
 Se si cerca la vita per la vita, il gioco per il gioco, l’amicizia per l’amicizia… allora sembrano beni
esterni, estrinseci alla persona, beni che non generano niente nella persona. Invece se cerco
quei beni perché mi rendono qualcosa o perché producono in me qualcosa, allora questa
qualcosa sarà ancora un bene più basilare. Si potrebbe rispondere la felicità. Ma essa è la
realizzazione della natura personale. Quindi l’ultimo bene basilare sarebbe la medesima natura
umana. Che giustifica e spinge a cercare quei altri beni. In questo modo, il bene umano è
qualcosa d’intrinseco

 I principi sono evidenti, ma possono essere difesi razionalmente. Possiamo mostrare che negare
questi princìpi ha delle conseguenze inaccettabili. Tipo la dialettica o il metodo di confutazione
aristotelico.
 Solo una volta che ho conosciuto il bene, allora posso usare la conoscenza teoretica. Per
argomentare a favore di esso o per guidare l’azione. In analogia con Tommaso, la conoscenza
teoretica serva a individualizzare o concretizzare le esigenze o le dimensione dei beni basilari. È
un altro livello

Qual è il rapporto fra questi beni e la felicità?


 La felicità perpetua dovrebbe garantire il beneficio supremo dell’azione, e i beni basici
dovrebbero essere le ragioni per realizzarli - dicono loro -. Ma il beneficio non è la ragione?
 Cosa si intende per felicità? Il rischio di questa visione è di sclerotizzare due cose. Per Aristotele,
il fatto che gli uomini desiderano felici, non significa che sia come desiderano essere
professionali o ottenere una certa cosa. Queste cose sono momenti della realizzazione della
felicità. Essa dovrebbe avere un ruolo architettonico. E non - per gli autori - un fatto regolativo,
uno stato di cose.

 Gli studi teoretici - alcuni - sono inadeguati nella loro pretesa fondante. L’assurdità delle
conclusione è la “prova” che quei beni sono basilari. Ciò che è evidente solo si difende per
riduzione all’assurdo
 Vita compiuta? Può essere utile. Ma il bene umano in quanto principio di azione è qualcosa di
realizzare.
 La felicità non è un bene, è un ideale. Io non voglio la felicità, ma I beni basilari sono aspetti che
mi motivano.
 Il fine particolare non sempre è strumentale per la felicità, ma un aspetto di essa.
 Il bene ha la ragione in sé, non l’ideale della felicità. Le ragioni per agire sono i beni umani.
Neanche l’altra persona
 Verità pratica: non è adeguazione. La verità pratica non significa un “è”, ma un “deve”. Un dover
essere. La conoscenza pratica non serve a dirci come sono le cose, ma come devono essere,
come devo agire
 La realizzazione non è trovata né compiuta dal soggetto. La ragione pratica trova c’è che è da
farsi che non si trova nella natura. Ciò che la ragione dice è ciò che è normativo. Essa deve
istituire i principi. Una conformità delle azione col bene. Non con un’idea.
 Il compimento umano non è qualcosa che si trova e poi si fa. È qualcosa che si pensa come da
farsi, e allora se ci chiede se le mie azioni sono in conformità. Scopro cosa devo fare e vedo se le
mie azioni sono in conformità. Per loro non troviamo ciò dobbiamo fare in modo puro nelle
cose, la ragione deve lavorare - intelletto agente -.

 Il “dovere” - ought - non è un semplice “doversi fare”. I beni non sono naturali perché sorgano
dalla natura umana, ma perché sono naturalmente razionali

 C’è l’idea fondamentale: tutti cercano di realizzare la felicità. Occupandosi dei beni costruiscono
un sé migliore. Il compimento umano integrale non è un oggetto di un desiderio. Non la
vogliamo come tale - la felicità -.
 Idealmente il frutto dei beni dovrebbe essere la realizzazione umana integrale
 La fede, nel cattolicesimo, è architettonica. Lascia una libertà di azione. Altrimenti siamo seguaci
di Lutero. La filosofia cerca di trovare la verità. Perché ci sono delle divergenze. Tommaso è
punto di riferimento ineludibile, eppure non è dogma di fede.
 La filosofia medievale è finita quando autori cristiani hanno pensato che la loro fede non è un
elemento che spinge o che serve ad andare avanti nella riflessione

—————
Il ruolo di Dio nella realizzazione umana

 Dio non è di per sé un bene umano. La religione è un bene. Ma non è di per sé qualcosa
collegata al soprannaturale. È solo un collegamento delle azioni a qualcosa di più ampio.
 Non si può avere un desiderio naturale di ciò che non è naturale. Il bene divino non può essere
la ragione ultima dell’azione di un individuo. Casomai facciamo cerchiamo il bene divino in
quanto bene umano
 Loro vogliono dire che questa teoria non dipende da Dio. Il credente solo ha una base per
credere. Ma persino colui che non crede. Invece Agostino od altri, penserebbero che la ragione
ben usata ti porta ad apprezzare la rivelazione.
 Dio coopera col bene umano.

Gerarchia e ordine dei beni

 I beni sono irriducibilmente diversi. Non ci sono preferenze. Non ci sono delle priorità
 Gerarchia
o I beni basilari sono più importanti delle strumentali
o Priorità della ragione sulla sensibilità
o Le azioni buone sono superiori a quelle cattive
 Se una società o una persona, secondo certe circostanze, dà più priorità ad un certo tipo di
bene, ciò non influisce nella gerarchia dei beni basilari
 Il “Hunan fullfilment” è il risultato del raggiungimento dei beni, ma non è un fine. L’uomo giusto
o la città giusta è solo l’effetto. Ma quel effetto è un ideale guida.
 L’oggetto della nostra volizione sono sempre beni umani.
 Hanno ragione nel senso che la felicità non è un bene particolare. Però cerchiamo la felicità
attraverso i beni particolari. Non perché i beni particolari giovino alla felicità, allora sono
strumentali. Noi siamo felici nel compiere i beni. Non è un ideale

Piano di vita
 Costruire un piano di vita credibile.

Moralità, religione e Dio

Critica
 Scollamento metafisica ed etica
 Estraneità ragion teoretica e pratica
 Eccesso di intuizionismo
 Ruolo ideale delle felicità
 Aporia nella selezione dei beni
 Dio separato dal fine naturale umano

Tommaso d’Aquino
 Il primo principio degli atti umani è la ragione
 Si trova ragione dove c’è capacità di orientare al fine. Perciò l’orientamento al fine di creature
non razionali è la prova che c’è una intelligenza che ha messo il fine: Dio - quinta via -.
 La legge si trova in soggetto in due modi:
o Il soggetto che impone una regola. Ci vuole intelligenza. La legge è nel soggetto legiferante
o La legge nel soggetto regolato. Colui che è regolato dalla legge. In questo senso la legge si
trova in tutte le cose che possiedono una certa inclinazione verso un scopo. Hanno la legge
per partecipazione.

 La ragion pratica si comporta come la ragion speculativa. Mentre questa produce enunciazioni,
ecc., l’altra produce proposizioni universali ordinate all’azione, e quindi hanno natura di legge.
La ragione fa la legge. Perché la legge è atto della ragione. Un volta considerate in maniera
abituale, poi si trovano nella ragione in maniera abituale
 Però la ragion non produce le leggi indipendentemente dalla natura. Il suo potere non è senza
fondamento.

 La legge ha sempre a che vedere col bene comune.


 La legge è valida quando viene applicata ai soggetti. Perciò è necessaria la promulgazione.
 Se la legge è un comando della ragione ordinato al bene comune, promulgato da chi è incaricato
di una collettività; allora, la domanda è: ha senso parlare di una legge naturale? Esiste una legge
naturale?
 La promulgazione della legge naturale si ha nel fatto medesimo che Dio l’ha inserita nelle menti
umane perché sia conosciuta naturalmente
 Perciò ci vuole l’esperienza. A modo simile come la ragion speculativa abbisogna dell’esperienza
per arrivare all’essere “ut verum”.

 Natura e legge. Distinzione. CG, III, 129.


 S.Th. I-II, 94. Cos’è una legge naturale?
 Se una legge suscita inclinazione in un soggetto, ora, l’idea di legge naturale ha senso si noi
concepiamo le nostre inclinazioni come una conseguenza di un comando di Dio, che creando le
cose, e come si avesse messo la sua legge
 Una differenza: è vero che la legge stabilisce un ordine da parte della ragione. Dio ha dato noi la
capacità di portare a determinatezza ciò che Egli stesso ha messo in noi
 L.Nat. ha senso perché implica una metafisica: esiste uno che ha fato l’uomo e gli da una natura.
 La legge implica l’idea di un’autorità che dà delle norme. Nella LN due realtà coincidono: ciò che
è naturale, intrinseco all’oggetto, ma nello stesso è riconoscibile come una testimonianza di Dio
 Legge: sottintendiamo l’idea che in qualche maniera c’è stato Dio ha metterci questa legge. C’è
una serie di precetti che assomigliano a dei comandi fatti a noi

 Art.1: la legge naturale non è innata - abito in senso proprio -. La ragione deve derivare la legge
naturale. Siccome come è opera della ragione un enunciato. Non è un abito ma qualcosa che
possiedo un modo abituale, stabile. Ad es., il sapere. Acquistato, non innato; ma posseduto poi
in modo abituale. La legge è opera della ragione
 Ad 4 (s.c.). Il bambino non può fare uso del possesso abituale.

 La ragione non solo deve individuare i precetti della legge naturale, ma anche le inclinazioni
naturali
 Quindi, prima di fare un discorso sui precetti della legge naturale occorre fare un altro sulle
inclinazioni naturali
 Ecco perché è importante la tematica dei beni umani: ciò verso cui tendono le nostre inclinazioni
naturali
 Non solo l’etica deontologica può essere formalista, ma anche l’etica della virtù. Ci vuole
indicare i beni che giustificano le virtù e i doveri

Art.4:
 La ragion pratica tratta di cose contingente: quindi, quando si scende ai particolari, ci sono delle
eccezioni
 La norma pratica non è identica rispetto ai casi particolari, ma soltanto rispetto ai principi
comuni
 I comandamenti negativi: vale per tutti ciò che non devo. Ma ciò che devo fare nel caso
particolare non può essere una norma universale identica. Le azioni intrinsecamente cattive
sono più facile di normare in modo negativo. Perciò le leggi universale sono negative
 Più saggio un diritto che non ha la pretesa di legiferare tutto i particolari
 Il tema della conoscenza, ha a che vedere con il quesito della gradualità della legge?

Art. 5: la legge può mutare?

 La legge può essere modificata:


o Quando qualcosa si aggiunge
o Qualcosa che prima era secondo la legge naturale, non lo sia più. Per sottrazione
 La legge naturale è qui mutata soltanto per aggiunta

Nozione di natura
III Sent., d. 5, q. 1, a. 2
ST, I, q. 29, a. 1
De ente et essentia, c. 1
Tre significati:
 Nascita-generazione dei viventi
 I principi che presiedono alla generazione: materia e forma
 La sostanza o essenza (Aristotele e Boezio)

De ente…:
 Natura significa l’essenza della cosa in quanto ha un ordine all’operazione propria della cosa,
dato che nessuna cosa è privata dall’operazione propria
 La natura non è solo qualcosa di statico, ciò per cui è fatta una cosa. Non solo un elenco di
caratteristiche. C’è il riferimento all’attività.

 L’idea era riprendere i beni umani nell’etica. Per superare un formalismo. Come diceva
Scheler: un’etica materiale
 Una prima proposta è quella della scuola neoclassica (Grisez, Finnis, ecc.)
 Poi ci abbiamo rifatto ai testi di Tommaso sui beni e sulla legge naturale
 La prospettiva della legge mette un marco nell’etica. Ma l’etica non è solo le norme. Perciò
le leggi valgono come marco per tutti, ma nel particolare c’entrano altri aspetti. Due ambiti:
etico-politico e morale. La norma è uno strumento. La legge non è punto di partenza del
discorso etico. Mancano i beni.
 Diritto naturale? Diritti? Per Tommaso “ius” vuol dire la legge naturale come un tutto. Poi c’è
un altro passaggio dal diritto naturale al diritto positivo - ius gentium -. E cioè, sulla base
della legge naturale i popoli possono riconoscere alcuni diritti comuni. Possiamo dire la base
del diritto internazionale. Il diritto positivo si fonda sul diritto naturale e sui beni umani:
ossia sulla natura umana
 Reginaldo Pizzoldi
 La legge positiva è scritta. La legge naturale non è una legge scritta.
 Rivoluzione francese, 1789. Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Perché
vengono scritti i grandi diritti fondamentali? Così l’uomo si libera dal legislatore divino, e ora
la stabilisce lui stesso con la sua ragione. L’uomo dice cos’è l’uomo e quali sono i suoi diritti.
La nostra ragione legifera. Diritto ciò che noi stabiliamo. E, a partire di quello stabiliamo le
leggi positive. L’uomo diventa legislatore.
 La rivoluzione ha voluto creare un nuovo ordine, un nuovo mondo, una nuova genesi: in tutti
gli aspetti.
 Appena viene fatta la dichiarazione, in ambito cattolico trova una dura ricezione. Ma poi c’è
un cambiamento. Anni 40’, con la guerra, emerge un’idea: quei principi, pur se mal fondati,
si basano su dei diritti reali. Che siano diritti della persona. Allora un ricupero della legge
naturale per fondare quei diritti.
 Maritain: la società illuminista ha presso le idee cristiano e le ha spostate fuori del loro
contesto

 Raccogliere elementi dell’esperienza: fenomenologia


 Insegnamento tradizionale
 Tommaso
 Confronto con qualche autore

Diritti umani
 Un nuovo ordine sui diritti della rivoluzione francese. Filosofia illuminista: un nuovo ordine
fondato sulla sola ragione. Cfr. Kant. Una parabola: una società ordinata se si riconoscono i
diritti umani. Dal 1789: dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino; principi semplici ed
incontestabili. Diritto: pretesa che l’altro deve rispettare. Il fondamento dei diritti è la ragione
umana stessa. “Essere supremo” attesta: presenza e auspici.
 Diritto: libertà, proprietà, sicurezza e la resistenza all’oppressione. Ma, cos’è la libertà? Come
mai un diritto inalienabile poi viene limitato?
 Non c’è un bene, perché la libertà è il bene. Non c’è nessun ragionamento di valore o di principi.

 Fino a Leone XIII condanna all’autofondazione, pura volontà di potere - contraddizione perché
nessun sistema si autofonda -. Il principio: non nocività
 Enciclica “Libertas” contrappone ai diritti dell’uomo la legge naturale ispirandosi a Tommaso. I
diritti sono solo affermazione che derivano dalla ragione che li riconosce: sono umani in quanto
concepiti dall’uomo. La legge naturale implica la legge di un Creatore. In Tommaso esiste “il
Diritto” e i beni umani. Quando ha senso parlare di diritti? Quando ci sono situazioni di
oppressione.

 I diritti sono dell’uomo perché non sono di Dio.


 Interessante la prima risposta della Chiesa: la legge naturale. I diritti hanno senso come pretesa
nelle situazioni di oppressione. In questo senso hanno parlato Leone XIII, Pio XI, Pio XII e
Giovanni XXIII.
 Diritti dell’uomo e la Legge naturale. Maritain. Parte dal bene comune. E il filo rosso è la nozione
di persona. Cruciale. Riappare l bene comune: nella dichiarazione francese non c’era; soltanto il
principio di non-nocività. Dice: il diritto naturale è un’eredità del pensiero classico e medievale.
La legge non scritta. Possiamo parlare di diritti perché abbiamo una concezione di legge
naturale. Distinzione fra diritti umani e diritti sociali. Non c’è un bene umano scritto apriori. Nei
totalitarismi non si tratta di un problema di procedura, ma di legge naturale: qual’è il bene
dell’uomo?
 Se si è consapevole dell’origine dei diritti umani, allora sono benvenuti. Non esistono dei diritti
umani, ma dei beni umani. I

 La finalità. Spaemann. Essenza non è solo essere in un certo modo. Essenza è natura:
determina il compimento. Principio di operazione. La questione non è mettersi da parte
della legge stessa. La legge non aiuta a determinare puntualmente il bene da compiere.
 L’etica aristotelico-tomista non è un’etica della legge. L’etica si trova ne piano del
compimento.

Aspetti intrinseci della felicità


 Qualcosa che rende la vita, resa come un tutto “buona”, “desiderabile”
 Stabilità
 Veracità
 Compimento
 Ha a che fare col meglio di sé
 Interpersonalità

 Felicità come soddisfazione o realizzazione. Come possesso di beni o stile di vita. Felicità:
soddisfazione delle aspettative. Felicità come compimenti di ciò che ritengo importante.
 Soddisfazione: paradosso; quanto più cerco i beni, più mi sfuggono. Schopenhauer: siamo come
“pendoli che oscillano tra la mancanza e la noia”. Drammaticità dei beni umani: abbiamo mal
sapore tanto quando bramiamo come quando ci soddisfiamo
 Se la felicità è soddisfazione: il bene particolare diventa normale, ma un male particolare attenta
contra l’insieme. Percezione asimmetrica.
 Dov’è la felicità?
o Principio edonistico: alla felicità corrisponde uno stato soggettivo di soddisfazione. Piacere,
onore, ricchezza, potere
o Principio eudemonistico: la felicità sta nell’intrinseco valore di quello facciamo
 Ordo amoris: che il piacere non sia oggetto dell’azione. Che il piacere sia l’effetto naturale
dell’azione compiuta. Cfr. Aristotele: il piacere è attività perfetta, non è oggetto dell’attività.
Non posso cercare il piacere come oggetto perché il piacere non esiste di per sé, non è un bene
concreto. Il piacere esiste ogni volta che c’è un’azione riuscita
 Occorre cercar la realizzazione e poi viene naturalmente la soddisfazione. Cercare dei beni, non
calcolare i vantaggi. Il problema non viene tanto dall’esterno, dipende dal modo in cui guardo la
realtà. La felicità in ciò che faccio! Mi concentro in quello!

Molteplicità di fini
 Vita e salute. Atto fondamentale di ogni individuo.
 Il meglio di sé.
o Conoscenza
o Belleza
o Sfruttare i propri talenti
o Passioni nella virtù
 Dimensione relazionale
o Legami intimi
o Legami deboli
o Legami di appartenenza

 I beni li custodisco. La logica del diritto ha senso donde c’è una minaccia, ma non hanno un
valore etico. I beni è ciò che di cui ci prendiamo cura. La vita felice consiste in questo, una vita
autenticamente umana.

 Pinkers, Le fonte della morale cristiana.


 Tre gruppi di beni umani:
o Promuovere, conservare e proteggere la vita e la salute
o Vivere esperienza di elevazione della persona
o Vivere la dimensione interpersonale
 Non sono delle norme, sono ciò di cui ci prendiamo cura. Le esigenze che dobbiamo
salvaguardare. La domanda etica: qual’è il modo migliore di prendersi cura della vita. Ciò si
stabilisce mediante la ragione che parte dai beni umani, dalle esigenze segnalate dalla legge
naturale

 Ordine dei beni:


o Pluralità irriducibile
o Non ci si può occupare esclusivamente di un solo bene
 L’intellettualismo di san Tommaso, Rousselot. Una dottrina che pone tutto il valore, tutta
l’intensità della vita e l’essenza del bene, nell’atto dell’intelligenza. Il resto è buono solo per
partecipazione.
 Doppia felicità:
o Felicità principale è l’attività speculativa dell’intelletto
o Felicità secondaria è l’esercizio delle virtù, sopratutto la prudenza che dirige tutte le virtù
morali
 Intelligenza e gratuità. Esperienze di elevazione della persona. Arti liberali. Altri beni servono da
condizioni per i beni più elevati.

——

 Ci sono beni che non costituiscono dei mezzi però sono orientati ad un fine. Tutti i beni sono
ordinati alla conoscenza di Dio e alla vita in società
 Pinkers: l’inclinazione al bene è la più basilare. Se non ci fosse nemmeno avremo la tendenza
alla felicità.
 Il criterio di unità dei beni - distinti ma non separati - è il fine ultimo. Per Aristotele e Tommaso
questo è la vita contemplativa o l’attività speculativa dell’intelletto.
 Lo scopo della società è produrre persone intelligenti. L’intelligenza umana. Persone che usino
l’intelligenza nella vita. Intelligenza e virtù
 Finnis e altri: Dio non può entrare in un discorso dei beni umani, perché non potremmo
proporre dei beni per tutti.

Dio fondamento dell’etica?


 Tre interpretazioni di Tommaso:
o Non è necessario un’ontologia né una teologia - Teoria Neoclassica
o Dio è condizione necessaria per comprendere la legge naturale - Schokenhoff, Di Blasi,
Porter
o È necessario un’antropologia filosofica è una fondazione ontologica, non immediatamente
una teologica - MacIntyre, Vendemiati, McInerny, H. Veatch

 La seconda interpretazione ha un rischio. È vero che Dio è il fondamento, la Legge eterna. Però,
secondo Tommaso, la moralità non nasce come risposta a un comando, ma come risposta alla
realizzazione della sua vita.
 Se le persone usassero l’intelligenza, sarebbero buone. Senza bisogno assoluto di essere
credente. Ma questa esperienza poi esige una riflessione.
 Giuseppe Abba: i cosiddetti volontaristici - tipo Ockham - dicono che Dio manda e l’uomo
obbedisce. E basta.
 La legge naturale è un “praeambola fidei” perché nessuno può conoscere la legge eterna per
come è in se stessa. Tommaso: tutti conoscono in qualche modo la verità, almeno quanto ai
principi comuni della legge naturale. STh, I-II, q. 93, a. 2.
 La ragione cerca il fondamento. Poi l’accoglimento della grazia illumina, perfeziona. Implicano
cose che in nessun modo cambiano la grammatica, ma ne modificano il contenuto in profondità.
Questo sarebbe possibile se non mi sono messo in cammino con la mia ragione e la mia
esperienza.
 Se non si accetta che Dio esiste, allora si interrompe il percorso verso una piena intelligenza.
Agostino: la religione cristiana ha portato le buone cose che avevano detto i filosofia a tutti.