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FUSIONE, DISPERSIONE

L'impossibilità della fusione con l'altro (mito regressivo romantico) è all'origine della
ricerca del possesso, dell'appropriazione e della distruzione operata per la perdita
dell'oggetto.
La frustrazione inevitabile per chi vuole esercitare il controllo sull'altro denuncia
l'impossibilità di far coincidere amore e possesso. E' il tema del giovane Hegel nel
Frammento sull'amore di Francoforte. Oggi non siamo più in epoca di totalizzazione.
L'Amore romantico non unisce i viventi. Siamo in un'epoca di "povertà".
Seguendo le tracce dell'altro anche il nostro io si smarrisce,sii depaupera, si spoglia
del suo statuto di soggettivazione "forte".
Nessuno meglio di Proust ha capito questo: il corpo dell'altro fugge sempre, non lo si
afferra mai.
L'alternativa non è tra fusione ed estraneità. Non bisogna disperarsi per questo,
piangere e cruccciarsi per non poter raggiungere la forma, l'armonia, l'anti-caos.
In Hegel (e in Bataille) c'è una bella immagine: l'amore è un'anticipazione della
morte. La morte ne consacra l'impianto. L'amore non supera la morte (istanza
romantica), ma anticipa e incorpora la morte. Lo stesso Freud in Al di là del principio
del piacere scopre la rilevanza di Thanatos nel dinamismo della psiche. La
reintegrazione nello stato indeterminato e dis-organico iniziale, senza armonie celesti.
Insuperabile. Restiamo dalla parte di Empedocle,della Philìa, che dilata i confini
dell'Eros, sino all'Agàpe, mantenendo lo sviluppo della vita e la potenza del piacere.
La dialettica del piacere esige che si faccia morire il corpo dell'altro, la sua alterità,
attraverso la seduzione. Ci si accorge, però, che un'altra vita c'è sempre, nell'altro. Il
caso, il destino, la paura e la morte lasciano gli amanti l'uno di fronte all'altro, soli. La
sinfonia degli affetti, manifestazione di una dimensione profonda dell'essere, è
altrettanto incontrollabile della loro cacofonia. Essa è fuori dai poteri, perfino dai
poteri del soggetto o io. Restano gli abbandoni dei corpi, quando, con Lacan, le
bocche tacciono. Sono essi a lasciarci, per un istante, completamente "soli",
completamente felici. Nel desiderio l'onda dell'oblio e del caos travolge i confini
dell'io.