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Giacomo Puccini

GIANNI SCHICCHI
Libretto di Giovacchino Forzano

Prima rappresentazione
New York, Teatro Metropolitan, 14 dicembre 1918

PERSONAGGI

Gianni Schicchi (50 anni) baritono


Lauretta (sua figlia, 21 anni) soprano
Zita (detta La vecchia, cugina di Buoso, 60 anni) contralto
Rinuccio (Nipote di Zita, 24 anni) tenore
Gherardo (nipote di Buoso, 40 anni) tenore
Nella (sua moglie, 34 anni) soprano
Gherardino (loro figlio, 7 anni) contralto
Betto di Signa (cognato di Buoso, età indefinita) basso
Simone (cugino di Buoso, 70 anni) basso
Marco (suo figlio, 45 anni) baritono
La Ciesca (moglie di Marco, 38 anni) mezzo-soprano
Maestro Spinelloccio (medico) basso
Ser Amantio di Nicolao (notaio) baritono
Pinellino (calzolaio) basso
Guccio (tintore) basso
Puccini: Gianni Schicchi

LA CAMERA DA LETTO DI BUOSO DONATI


A sinistra, di faccia al pubblico, la porta d’ingresso; oltre un pianerottolo e la scala; quindi, una finestra
a vetri fino a terra, per cui si accede al terrazzo con la ringhiera di legno che gira esternamente la fac-
ciata della casa. Nel fondo, a sinistra, un finestrone da cui si scorge la torre di Arnolfo. Sulla parete di
destra, una scaletta di legno conduce ad un ballatoio su cui trovansi uno stipo e una porta. Sotto la scala
un’altra porticina. A destra, nel fondo, il letto. Sedie, cassapanche, stipi sparsi qua e là, un tavolo; sopra il
tavolo, oggetti d’argento.
Ai lati del letto quattro candelabri con quattro ceri accesi. Davanti a letto un candelabro a tre candele,
spento. Luce di sole e luce di candele: sono le nove del mattino. Le sarge del letto, semichiuse, lascino intra-
vedere un drappo rosso che ricopre un corpo.
I parenti del Buoso sono in ginocchio, con le mani si coprono il volto e stanno molto curvati verso terra.
Gherardino è a sinistra vicino alla parete; è seduto in terra, volta le spalle ai parenti e si diverte a far ruzzo-
lare delle palline di legno.
I parenti sono disposti in semicerchio; a sinistra del letto la prima è Zita, poi Rinuccio, Gherardo e Nella,
quindi Betto di Signa, nel centro, resta un po’ isolato perché essendo povero, malvestito e fangoso, è guar-
dato con disprezzo dagli altri parenti; a destra, la Ciesca, Marco e Simone che sarà davanti a Zita.
Da questo gruppo parte il sordo brontolio di una preghiera. Il brontolio è interrotto da singhiozzi, eviden-
temente fabbricati, tirando su il fiato a strozzo. Quando Betto di Signa si azzarda a singhiozzare, gli altri si
sollevano un po’, alzano il viso dalle mani e danno a Betto una guardataccia. Durante il brontolio si sen-
tono esclamazioni soffocate di questo genere:

ZITA NELLA
Povero Buoso! Giorni? Per mesi!

SIMONE (come sopra)


Povero cugino! Sciò!

RINUCCIO LA CIESCA
Povero zio! Mesi? Per anni ed anni!

LA CIESCA, MARCO ZITA


Oh! Buoso! Ti piangerò tutta la vita mia!

NELLA, GHERARDO LA CIESCA, MARCO


Buoso! Povero Buoso!

BETTO ZITA
O cognato! o cognà… (allontanando Gherardino, seccata, si volge a Nella
e a Gherardo)
(E’ interrotto perché Gherardino butta in terra una
sedia e i parenti, con la scusa di zittire Gherardino, Portatecelo voi, Gherardino, via!
fanno un formidabile sciii sul viso a Betto)
(Gherardo si alza, prende il figliolo per un braccio e,
GHERARDO a strattoni, lo porta via dalla porticina di sinistra)
Io piangerò per giorni e giorni. ZITA, LA CIESCA, RINUCCIO, MARCO, SIMONE
(a Gherardino che si è alzato e lo tira per la veste Oh! Buoso, Buoso,
dicendogli qualche cosa) tutta la vita
piangeremo la tua dipartita!
Sciò!

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Puccini: Gianni Schicchi

LA CIESCA (Gli mormora qualcosa all’orecchio)


Piangerem tutta la vita! MARCO
RINUCCIO Eeeeh?
Piangerem! BETTO
ZITA Lo dicono a Signa.
Buoso! Buoso! ZITA
(Betto, curvandosi a sinistra, mormora qualcosa (con voce piagnucolosa)
all’orecchio di Nella) Ma in somma possiamo sapere…
NELLA che diamine dicono a Signa?
Ma come? Davvero? BETTO
BETTO Ci son delle voci…
dei mezzi discorsi…
Lo dicono a Signa. Dicevan iersera
dal Cisti fornaio:
RINUCCIO “Se Buoso crepa, pei frati è manna!
(Curvandosi fino a Nella, con voce piangente) Diranno: pancia mia, fatti capanna!”
E un altro: sì, sì, nel testamento
Che dicono a Signa?
ha lasciato ogni cosa ad un convento!
NELLA
SIMONE
Si dice che…
(A metà di questo discorso si è sollevato anche lui ed
(Gli mormora qualcosa all’orecchio) ha ascoltato)
Ma che?!?! Chi lo dice?
RINUCCIO
(con voce naturale) BETTO
Giaaa? Lo dicono a Signa.

BETTO SIMONE
Lo dicono a Signa. Lo dicono a Signa?

LA CIESCA TUTTI
(Curvandosi fino a Betto, con voce piangente) Lo dicono a Signa!
Che dicono a Signa? (Un silenzio. Ora i parenti sono, sì, sempre in ginoc-
chio, ma bene eretti sul busto)
BETTO
Si dice che… GHERARDO
O Simone?
(Le mormora qualcosa all’orecchio)
LA CIESCA
LA CIESCA
Simone?
(con voce naturale)
Noooo! ZITA
Marco, lo senti Parla, tu se’ il più vecchio…
che dicono a Signa?
Si dice che…
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Puccini: Gianni Schicchi

MARCO in tasca. Ora tenta di trafugare il piatto. Ma un falso


Tu se’ anche stato podestà a Fucecchio… allarme di Zita fo voltare tutti)

ZITA
ZITA
Ah!
Che ne pensi?
(Guarda meglio)
MARCO
No. Non c’è!
Che ne pensi?
(Si riprende la ricerca. Betto agguanta anche il
SIMONE piatto e lo mette sotto il vestito tenendolo assicurato
(Riflette un istante, poi, gravemente) col braccio)
Se il testamento è in mano d’un notaio… ZITA, LA CIESCA, NELLA
Chi lo sa? Forse è un guaio!
No! Non c’è!
Se però ce l’avesse
lasciato in questa stanza,
GHERARDO
guaio pei frati, ma per noi: speranza!
Dove sia?
TUTTI
MARCO
(Tranne Simone)
Dove sia?
Guaio pei frati, ma per noi speranza!
SIMONE, BETTO
(Tutti istintivamente si alzano di scatto. Simone e
Nella si dirigono alla stipo nel fondo; Zita, Marco, No! Non c’è!
la Ciesca allo stipo che è sul davanti alla parete di
destra. Gherardo torna ora in scena senza il ragazzo RINUCCIO
e raggiunge Simone e Nella. Rinuccio si dirige verso Salvàti! Salvàti!
lo stipo che è in cima alla scala) Il testamento di Buoso Donati!

RINUCCIO (Tutti accorrono con le mani protese per prendere


(O Lauretta, amore mio, il testamento, ma Rinuccio mette il rotolo di per-
speriam nel testamento dello zio!) gamena nella sinistra, protende la destra come per
fermare lo slancio dei parenti e, mentre tutti sono in
(E’ una ricerca febbrile. Fruscio di pergamene but- un’ansia spasmodica)
tate all’aria. Betto, scacciato da tutti, vagando per
Zia, l’ho trovato io!
la stanza adocchia sul tavolo il piatto d’argento col
Come compenso, dimmi se lo zio,
sigillo d’argento e le forbici pure d’argento. Cau-
povero zio! m’avesse
tamente allunga una mano. Ma dal fondo si ode un
lasciato bene bene
falso allarme di Simone che crede di aver trovato il
se tra poco si fosse tutti ricchi…
testamento)
in un giorno di festa come questo,
SIMONE mi daresti il consenso di sposare
la Lauretta figliola dello Schicchi?
Ah!
Mi sembrerà più dolce il mio redaggio
(Tutti si voltano. Betto fa il distratto. Simone guarda potrei sposarla per Calendimaggio!
meglio una pergamena)
TUTTI
No. Non è! (Tranne Zita)
(Si riprende la ricerca. Betto agguanta le forbici e il Ma sì!
sigillo; li striscia al panno della manica dopo averli Ma sì!
rapidamente appannati col fiato, li guarda e li mette C’è tempo a riparlarne!

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Puccini: Gianni Schicchi

RINUCCIO SIMONE
Potrei sposarla per Calendimaggio! (In un impeto di riconoscenza accende anche le tre
candele del candelabro spento)
MARCO, GHERARDO
Tutta la cera
Qua, presto il testamento! tu devi avere!
Insino in fondo
LA CIESCA si deve struggere!
Non lo vedi Sì! godi, godi!
che si sta colle spine sotto i piedi? Povero Buoso!

RINUCCIO TUTTI
Zia!… (mormorano)
Povero Buoso!
ZITA
Se m’avesse lasciato questa casa!
Se tutto andrà come si spera, E i mulini di Signa!
sposa chi vuoi, sia pure la versiera! Poi la mula!
Se m’avesse lasciato…
RINUCCIO
Ah! lo zio mi voleva tanto bene, ZITA
m’avrà lasciato colle tasche piene! Zitti! È aperto!
(A Gherardino, che è tornato ora in scena) (Zita col il testamento in mano, vicino al tavolo.
Corri da Gianni Schicchi, Marco e Betto sono salati sopra una sedia. Si
digli che venga qui colla Lauretta: vedranno bene tutti i visi assorti nella lettura. Le
c’è Rinuccio di Buoso che l’aspetta! bocche si muoveranno come quelle di chi legga
senza emettere voce. A un tratto i visi si comin-
(Gli dà due monete) ciano a rannuvolare… arrivano ad un’espressione
tragica… finché Zita si lascia cadere seduta sullo
A te due popolini: sgabello davanti alla scrivania. Simone è il primo
comprati i confortini! del gruppo impietrito, che se muove; si volta vede
davanti a sé le tre candele accese, vi soffia su e
(Gherardino corre via)
le spegne; cala le sarge del letto completamente;
(Rinuccio dà a Zita il testamento; tutti seguono Zita spegne poi tutti i candelabri. Gli altri parenti len-
che va al tavolo. Cerca le forbici per tagliere i nastri tamente vanno ciascuno a cercare una sedia e vi
del rotolo, non trova né forbici né piatto. Guarda seggono. Sono come impietriti con gli occhi sbarrati,
intorno i parenti; Betto fa una fisionomia incredibile. fissi; chi qua, chi là)
Zita strappa il nastro con le mani. Apre. Appare una
seconda pergamena che avvolge ancora il testmento) SIMONE
Dunque era vero! Noi vedremo i frati
ZITA ingrassare alla barba dei Donati!
(legge)
LA CIESCA
“Ai miei cugini
Zita e Simone!” Tutti quei bei fiorini accumulati
finire nelle tonache dei frati!
SIMONE
MARCO
Povero Buoso!
Privare tutti noi d’una sostanza,
ZITA e i frati far sguazzar nell’abbondanza!
Povero Buoso!

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Puccini: Gianni Schicchi

BETTO TUTTI
Io dovrò misurarmi il bere a Signa (Con un riso che avvelena si alzano accennandosi
e i frati beveranno il vin di vigna! l’un l’altro)
E con le facce rosse e ben pasciute,
NELLA
schizzando dalle gote la salute
Si faranno slargar spesso la cappa, ridetevi di noi: ah! ah! ah! ah!
noi schianterem di bile, e loro… pappa! Eccolo là un Donati!
ah! ah! ah! Eccolo là!
RINUCCIO Eccolo là un Donati!
La mia felicità sarà rubata ah! ah! ah! Eccolo là!
dall’ “Opera di Santa Reparata!” E la voleva lui l’eredità!

GHERARDO (erompendo a pugni stretti)


Aprite le dispense dei conventi! Ridete, o frati,
Allegri, frati, ed arrotate i denti! ridete alla barba dei Donati!

ZITA (Cadono ancora a sedere. Pausa. Ora c’è chi piange


(feroce) sul serio)

Eccovi le primizie di mercato! ZITA


Fate schioccar la lingua col palato! (Chi l’avrebbe mai detto
A voi, poveri frati! Tordi grassi! che quando Buoso andava al cimitero,
si sarebbe pianto per davvero!)
SIMONE
Quaglie pinate! ZITA, LA CIESCA, NELLA
E non c’è nessun mezzo…
NELLA
Lodole! SIMONE, BETTO
…per cambiarlo?
GHERARDO
Ortolani! ZITA, MARCO
…per girarlo?…
ZITA
Beccafichi! Ortolani! LA CIESCA, NELLA, BETTO
…addolcirlo?
SIMONE
Quaglie pinate! MARCO
Oche ingrassate! O Simone, Simone?

BETTO ZITA
E galletti! Tu se’ anche il più vecchio!…

TUTTI MARCO
Galletti?… Gallettini!! Tu se’ anche stato podestà a Fucecchio!…

RINUCCIO (Simone fa un gesto come per dire: impossibile!)


Galletti di canto tenerini! RINUCCIO
C’è una persona sola
che ci può consigliare,
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Puccini: Gianni Schicchi

forse salvare… MARCO, SIMONE


È proprio il momento
TUTTI d’aver Gianni Schicchi
Chi? fra i piedi!

RINUCCIO GHERARDO
Gianni Schicchi! (A Gherardino)

(gesto di disillusione generale) Tu devi obbedire


soltanto a tuo padre:
ZITA là! là!
(furibonda)
(Sculaccia Gherardino e lo caccia nella stanza a
Di Gianni Schicchi, destra in cima alla scala)
della figliola,
non vo’ sentirne SIMONE
parlar mai più! Un Donati sposare la figlia d’un villano!
E intendi bene!…
ZITA
GHERARDINO D’uno sceso a Firenze dal contado!
(Entra di corsa urlando) Imparentarsi colla gente nova!…
Io non voglio che venga! Non voglio!
È qui che viene!
RINUCCIO
TUTTI
Avete torto!
Chi? È fine!… astuto…
Ogni malizia
GHERARDINO di leggi e codici
Gianni Schicchi! conosce e sa.
Motteggiatore!… Beffeggiatore!…
ZITA C’è da fare una beffa nuova e rara?
Chi l’ha chiamato? È Gianni Schicchi che la prepara!
Gli occhi furbi gli illuminan di riso
RINUCCIO lo strano viso,
ombreggiato da quel suo gran nasone
(accennado al ragazzo)
che pare un torrachione
Io l’ho mandato, per così!
perchè speravo… Vien dal contado? Ebbene? Che vuol dire?
Basta con queste ubbie grette e piccine!
LA CIESCA, NELLA Firenze è come un albero fiorito
È proprio il momento che in piazza dei Signori ha tronco e fronde,
d’aver Gianni Schicchi ma le radici forze nuove apportano
tra i piedi dalle convalli limpide e feconde!
E Firenze germoglia ed alle stelle
ZITA salgon palagi saldi e torri snelle!
L’Arno, prima di correre alla foce,
(interrompendolo) canta baciando piazza Santa Croce,
Ah! bada! se sale, e il suo canto è sì dolce e sì sonoro
gli fo ruzzolare che a lui son scesi i ruscelletti in coro!
le scale! Così scendanvi dotti in arti e scienze
a far più ricca e splendida Firenze!
E di Val d’Elsa già dalle castella

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Puccini: Gianni Schicchi

ben venga Arnolfo a far la torre bella! (fra sé)


E venga Giotto dal Mugel selvoso, (Perchè stanno a lacrimare?
e il Medici mercante coraggioso! Recitano meglio d’un giullare!)
Basta con gli odi gretti e coi ripicchi!
Viva la gente nova e Gianni Schicchi! (forte, con intonazione falsa)
(Si bussa alla porta) Ah! comprendo il dolor di tanta perdita…
Ne ho l’anima commossa…
È lui!

(Rinuccio apre; entrano Gianni Schicchi e Lauretta)


GHERARDO
Eh! la perdita è stata proprio grossa!
GIANNI
(Si sofferma sull’uscio: dà un’occhiata ai parenti.) GIANNI
Eh! son cose… Mah!… Come si fa!…
(Quale aspetto sgomento e desolato!…
In questo mondo
Buoso Donati, certo è migliorato!)
una cosa si perde…
una si trova…
RINUCCIO
(a Lauretta, fra il pianerottolo e la porta) (seccato che faccianola commedia con lui)
(Lauretta!) si perde Buoso…,
ma c’è l’eredità!…
LAURETTA
(Rino!) ZITA
(Gli si avventa come una bestia feroce)
RINUCCIO
Sicuro! Ai frati!
Amore mio!
GIANNI
LAURETTA
Ah! diseredati?
Perchè sì pallido?…
ZITA
RINUCCIO
Diseredati! Sì, sì, diseredati!
Ahimè, lo zio… E perciò velo canto:
pigliate la figliola,
LAURETTA levatevi di torno,
Ebbene, parla… io non do mio nipote
ad una senza-dote!
RINUCCIO
(Amore, amore, RINUCCIO
quanto dolore!) O zia, io l’amo, l’amo!

LAURETTA LAURETTA
(Quanto dolore!) Babbo, babbo, lo voglio!

(Gianni lentamente avanza verso Zita che gli volta le GIANNI


spalle; avanzando vede i candelabri intorno al letto)
Figliola, un po’ d’orgoglio!
GIANNI
Ah!
ZITA
Andato? Non me n’importa un corno!

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Puccini: Gianni Schicchi

GIANNI Ma vieni!, Vieni!…


(erompe)
(riprende Rinuccio)
Brava la vecchia! Brava! Per la dote
sacrifichi mia figlia e tuo nipote! Ed io non voglio,
Vecchia taccagna! ed io non voglio!
Stillina! Sordida! Via, via di qua!
Spilorcia! Gretta!
GIANNI
LAURETTA (tirando Lauretta verso la porta)
(tendendo il braccio libero) Vieni, Lauretta,
Rinuccio non lasciarmi! rasciuga gli occhi,
Ah! Tu me l’hai giurato sarebbe un parentado
sotto la luna a Fiesole! di pitocchi!
quando tu m’hai baciato! Ah! vieni, vieni!

(riprende la figlia)
RINUCCIO
(tendendo il braccio libero) Un po’ d’orgoglio,
un po’ d’orgoglio!
Lauretta mia, ricordati! Via, via di qua!
Tu m’hai giurato amore!
E quella sera Fiesole (I parenti restano neutrali e si limitano ad esclamare
sembrava tutto un fiore! di tanto in tanto)

RINUCCIO, LAURETTA PARENTI


Addio, speranza bella, Anche le dispute fra innamorati!
s’è spento ogni tuo raggio; Proprio il momento! Pensate al testamento!
non ci potrem sposare
per il Calendimaggio! (Gianni, quasi sulla porta, è per portar via Lauretta)

RINUCCIO
RINUCCIO
(Liberandosi)
(le sfugge e corre a Laurtta)
Signor Giovanni,
O zia, la voglio! rimanete un momento!
Amore! Amore!
(a Zita)
LAURETTA
Invece di sbraitare,
(Gli sfugge e corre a Rino)
dategli il testamento!
Babbo, lo voglio!
Amore! Amore! (A Gianni)
Cercate di salvarci!
ZITA A voi non può mancare
(tirando a Rino a destra) un’idea portentosa, una trovata,
un rimedio, un ripiego, un espediente!
Anche m’insulta!
Senza la dote
GIANNI
non do il nipote,
non do il nipote! (accennando ai parenti)
Rinuccio, vieni A pro di quella gente!
lasciali andare, Niente! Niente! Niente!
sarebbe un volerti
rovinare!
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Puccini: Gianni Schicchi

LAURETTA GIANNI
(gli si inginocchia davanti) (Tonante)
O mio babbino caro, Però!…
mi piace, è bello, bello;
vo’ andare in Porta Rossa (Tutti i parenti si alzano di scatto e corrono a
a comperar l’anello! Gianni)
Sì, sì, ci voglio andare!
e se l’amassi indarno,
LAURETTA, RINUCCIO
andrei sul Ponte Vecchio, Forse ci sposeremo
ma per buttarmi in Arno! per il Calendimaggio!
Mi struggo e mi tormento!
O Dio, vorrei morir! (Gianni si ferma nel mezzo della scena col viso
Babbo, pietà, pietà! aggrottato come perseguendo un suo pensiero,
gesticola parcamente guardando avanti a sé. Tutti
(piange. Una pausa) sono intorno a lui; ora, anche Simone; più bassi di
lui, con i visi voltati verso il suo viso come uccellini
GIANNI che aspettino l’imbeccata. Gianni a poco a poco si
(come chi è costretto ad accondiscendere) rischiara, sorride, guarda tutta quella gente… alto,
dominante, troneggiante)
Datemi il testamento!
TUTTI
(Rinuccio glielo dà. Gianni legge e cammina. I
(con filo de voce)
parenti lo seguono con gli occhi, poi inconsciamente
finiscono per andargli dietro come i pulcini alla Ebbene?
chioccia, tranne Simone che siede sulla cassapanca
a destra, e, incredulo, scrolla il capo. Ansia) GIANNI
(infantile)
GIANNI
Niente da fare! Laurettina!
Va sui terrazzino;
(I parenti lasciano Schicchi e si avviano verso il porta i minuzzolini all’uccellino.
fondo della scena)
(e perché Rinuccio la vorrebbe seguire, egli lo
LAURETTA, RINUCCIO ferma)
Addio, speranza bella, Sola.
dolce miraggio;
non ci potrem sposare (Lauretta va sul terrazziono a sinistra. Gianni la
per il Calendimaggio! segue con gli occhi; appena la figlia è fuori di scena,
egli si volge al gruppo dei parenti sempre intorno a
GIANNI lui)
(riprende a leggere e a camminare)
Nessuno sa
Niente da fare! che Buoso ha reso il fiato?

(I parenti si lasciano cadere sulle sedie) TUTTI


LAURETTA, RINUCCIO Nessuno!
Addio, speranza bella, GIANNI
s’è spento ogni tuo raggio.
Bene! Ancora
nessuno deve saperlo!

9
Puccini: Gianni Schicchi

TUTTI il dottore!
Nessuno lo saprà!
GIANNI
GIANNI Guardate che non passi!
(assalito da un dubbio) Ditegli qualche cosa…
che Buoso è migliorato e che riposa.
E i servi?
(Betto va a chiudere le persiane e rende semioscura
ZITA la stanza. Tutti si affollano intorno alla porta e la
(con intenzione) schiudono appena)

Dopo l’aggravamento… MAESTRO SPINELLOCCIO


in camera… nessuno! (accento bolognese)

GIANNI L’è permesso?


(a Marco e a Gherardo; tranquillizzato, deciso)
TUTTI
Voi due portate il morto e i candelabri. Buon giorno,
Maestro Spinelloccio!
(accenna al sottoscala)
Va meglio!
là dentro nella stanza di rimpetto! Va meglio!
Va meglio!
(a Ciesca e Nella)
MAESTRO SPINELLOCCIO
Donne! Rifate il letto!
Ha avuto il benefissio?
LE DONNE
TUTTI
Ma…
Altro che!
GIANNI Altro che!
Zitte. Obbedite!
MAESTRO SPINELLOCCIO
(Marco e Gherardo scompaiono fra le sarge del letto A che potensa
e ricompaiono con un fardello rosso che portano a l’è arrivata la scienza!
destra nella stanza sotto la scala. Simone, Betto e Be’, vediamo, vediamo!
Rinuccio portano via i candelabri. Ciesca e Nella
ravviano il letto.) (per entrare)

(Si bussa alla porta) TUTTI


(fermandolo)
TUTTI
Ah! No! riposa!

(si fermano, sorpresi) MAESTRO SPINELLOCCIO


(insistendo)
GIANNI
(contrariatissimo, con voce soffocata) Ma io…

Chi può essere? Ah! GIANNI


(seminascosto fra le sarge del letto, contraffacendo
ZITA la voce di Buoso, tremolante)
(a bassa voce)
No! No! Maestro Spinelloccio!…
Maestro Spinelloccio

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Puccini: Gianni Schicchi
(alla voce del morto i parenti danno un traballone, Ma non capite?…
poi si accorgono che è Gianni che contraffà la voce
di Buoso. Ma nel traballone a Betto è scivolato il TUTTI
piatto d’argento e gli è caduto)
No!
MAESTRO SPINELLOCCIO
GIANNI
Oh! Messer Buoso!
Ah!… che zucconi!
GIANNI Si corre dal notaio.
Ho tanta (veloce, affannato)
voglia di riposare…
potreste ripassare questa sera? “Messer notaio, presto,
son quasi addormentato… Via da Buoso Donati!
C’è un gran peggioramento!
MAESTRO SPINELLOCCIO Vuol fare testamento!
Portate su con voi le pergamene,
Si. Messer Buoso!
presto, messere, se no è tardi!…”
Ma va meglio?
(naturale)
GIANNI
Da morto son rinato! Ed il notaio viene.
A stasera!
(pittoresco)
MAESTRO SPINELLOCCIO Entra: la stanza
A stasera! è semioscura,
dentro il letto intravede
(ai parenti) di Buoso la figura!!
In testa
Anche alla voce sento: è migliorato! la cappellina!
Eh! a me non è mai morto un ammalato! al viso
Non ho delle pretese, la pezzolina!
il merito l’è tutto Fra cappellina e pezzolina un naso
della scuola bolognese! che par quello di Buoso e invece è il mio,
A questa sera! perchè al posto di Buoso ci son io.
Io, lo Schicchi con altra voce e forma!
TUTTI Io falsifico in me Buoso Donati,
A stasera, Maestro! testando e dando al testamento norma!
O gente! questa matta bizzarria
MAESTRO SPINELLOCCIO che mi zampilla nella fantasia
A questa sera! è tale da sfidar l’eternità!!

(uscito il dottore, si riapre la finestra; ancora tutta TUTTI


luce in scena; i parenti si volgono a Gianni) (come strozzati dalla commozione, non trovando le
parole)
GIANNI
Era eguale la voce? Schicchi!
Schicchi!
TUTTI
(gli baciano le mani)
Tale e quale!
Schicchi!
GIANNI Schicchi!
Ah! Vittoria! Vittoria! Schicchi!

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Puccini: Gianni Schicchi
(gli baciano le vesti) GHERARDO
Schicchi! A noi le terre d’Empoli.
Schicchi!
Schicchi! MARCO
Schicchi! A me quelle di Quintole.

ZITA BETTO
(A Rinuccio) A me quelli di Prato.
Va’, corri dal notaio!
SIMONE
(Rinuccio esce correndo) E quelle di Fucecchio.

I PARENTI ZITA
(si abbracciano, si baciano con grande effusione) Resterebbero ancora:
Caro Gherardo! la mula, questa casa
O Marco! e i mulini di Signa.
O Ciesca!
O Nella! MARCO
Zita, Zita! Son le cose migliori…
Simone!
(i parenti cominciano a guardarsi in cagnesco)
GIANNI
SIMONE
(Oh, quale commozione!)
(falsamente ingenuo)
TUTTI Ah! capisco, capisco!
Oh! giorno d’allegrezza! perchè sono il più vecchio
La beffa ai frati è bella! e sono stato podestà a Fucecchio,
Ah! felici e contenti! volete darli a me! Io vi ringrazio!
Com’è bello l’amore fra i parenti!
ZITA
SIMONE No, no, no, no! Un momento!
O Gianni, ora pensiamo
un po’ alla divisione: Se tu se’ vecchio peggio per te!
i fiorini in contanti…
MARCO E GLI ALTRI
TUTTI Sentilo, sentilo, il podestà!
In parti eguali! Vorrebbe il meglio dell’eredità!

(Gianni dice sempre di sì con la testa) GIANNI


(fra sé, ridendo)
SIMONE
A me i poderi (Quanto dura l’amore fra i parenti!)
di Fucecchio.
TUTTI
ZITA La casa, la mula, i mulini di Signa, toccano a
A me quelli di Figline. me!
La mula, la casa, i mulini di Signa, toccano a
BETTO me!
La mula, la casa, i mulini di Signa, toccano a
A me quelli di Prato. me!

12
Puccini: Gianni Schicchi

Di Signa i mulini, la mula, la casa, toccano a TUTTI


me! Rimettiamoci a Schicchi!
La mula, i mulini di Signa, la casa, toccano a
me! GIANNI
La mula…
Come volete!
I mulini…
La casa… Datemi i panni per vestirmi. Presto!
Di Signa…
(Zita e Nella prendono dall’armadio e dalla cassa-
(Si odono i rintocchi di una campana che suona a panca, che è in fondo al letto, la cappellina, la pez-
morto. Tutti cessano di gridare ed esclamano) zolina e la camicia)
L’hanno saputo!
ZITA
(ascoltando la campana, con voce soffocata) Ecco la cappellina!
Hanno saputo che Buoso è crepato! (a bassa voce, a Schicchi)
(Gherardo corre alla porta e scende le scale a preci- Se mi lasci la mula,
pizio) questa casa, i mulini
di Signa,
GIANNI ti do trenta fiorini!
Tutto crollato!
GIANNI
LAURETTA (Sta bene!)
(affacciandosi da sinistra)
(Zita si allontana fregandosi le mani)
Babbo, si può sapere?..
L’uccellino non vuole più minuzzoli… SIMONE
(avvicinandosi con fare distratto a Schicchi; a bassa
GIANNI voce)
(nervoso)
(Se lasci a me la casa,
Ora dàgli da bere! la mula ed i mulini,
ti do cento fiorini!)
(Lauretta rientra)
GIANNI
GHERARDO
(Sta bene!)
(risale affannoso, non può parlare. Fa segno di no)
È preso un accidente BETTO
al moro battezzato (furtivo a Schicchi)
del signor capitano!
(Gianni, se tu mi lasci
TUTTI questa casa, la mula ed i mulini
di Signa, ti gonfio di quattrini!)
(allegramente)
Requiescat in pace! (Nella parla a parte con Gherardo)

GIANNI
SIMONE
(Sta bene!)
(con autorità)
Per la casa, la mula, i mulini (La Ciesca parla a parte con Marco)
propongo di rimetterci
alla giustizia, all’onestà di Schicchi!

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Puccini: Gianni Schicchi

NELLA L’uovo divien pulcino,


(lasciando Gherardo, che ora la sta a osservare, il fior diventa frutto,
mentre essa parla a Gianni) i frati mangian tutto,
ma il fate impoverisce
Ecco la pezzolina! La Ciesca s’arricchisce, ah!
(Se lasci a noi la mula,
i mulini di Signa e questa casa, NELLA
a furia di fiorini ti s’intasa!)
Spogliati, bambolino,
ché ti mettiamo in letto.
GIANNI
E non aver, non aver dispetto,
(Sta bene!) se cambi il camicino!
Si spiuma il canarino
(Nella va da Gherardo, gli parla all’orecchio e tutti
il volpe cambia pelo,
e due si fregano le mani)
il ragno ragnatela,
LA CIESCA il cane cambia cuccia,
la serpe cambia buccia.
Ed ecco la camicia!
(Se ci lasci la mula,
ZITA, LA CIESCA, NELLA
i mulini di Signa e questa casa,
per te mille fiorini!) E il buon Gianni
cambia i panni,
GIANNI cambia viso,
muso e naso,
(Sta bene!)
cambia accento
(La Ciesca va da Marco, gli parla all’orecchio e tutti e testamento
e due si fregano le mani. Gianni si infila la cami- pero poterci servir!
cia. Quindi con lo specchio in mano si accomoda la
pezzolina e la cappellina cambiando l’espressione GIANNI
del viso come per trovare l’atteggiamento giusto. Vi servirò a dover!
Simone è alla finestra per vedere se arriva il notaio. Contente vi farò!
Gherardo sbarazza il tavolo a cui dovrà sedere il
notaio. Marco e Betto tirano le sarge del letto e LE DONNE
ravviano la stanza) Bravo così!
(Zita, Nella e La Ciesca guardano Gianni comica- Proprio così!
mente, quindi:) O Gianni, Gianni, nostro salvator!
È preciso!
ZITA
È bello portentoso! GLI UOMINI
Chi vuoi che non s’inganni? Perfetto!
È Gianni che fa Buoso?
È Buoso che fa Gianni? TUTTI
il testamento è odioso? A letto! A letto!
Un camicion maestoso,
il viso, il viso dormiglioso, (spingono Gianni verso il letto, ma egli li ferma con
il naso, poderoso, un gesto quasi solenne)
l’accento lamentoso, ah!
GIANNI
LA CIESCA Prima un avvertimento!
Fa’ presto, bambolino, O Signori, giudizio!
ché ci deve andar a letto. Voi lo sapete il bando?
Se va bene il giochetto “Per chi sostituisce
ti diamo un confortino! se stesso in luogo d’altri

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Puccini: Gianni Schicchi

in testamenti e lasciti, solemne et leale!


per lui e per i complici
c’è il taglio della mano e poi l’esilio!” (intanto il notaio ha preso dalla sua cassetta le per-
Ricordatelo bene! Se fossimo scoperti. gamene, i bolli, ecc. e mette tutto sul tavolo)
la vedete Firenze?
MESSER AMANTIO
(accennando la torre di Arnolfo che appare al di là Oh! messer Buoso, grazie!
del terrazzo) Dunque tu soffri di paralisia?
Addio, Firenze, addio cielo divino, (Gianni allunga in alto le mani agitandole tremo-
io ti saluto con questo moncherino, lanti. Gesto di compassione di tutti; voci: povero
e vo randagio come un Ghibellino! Buoso!)

TUTTI Oh! poveretto! Basta! I testi videro,


testes viderunt!
(Soggiogati, impauriti, ripetono)
Possiamo incominciare… Ma… i parenti?
Addio, Firenze, addio cielo divino,
io ti saluto con questo moncherino, GIANNI
e vo randagio come un Ghibellino! Che restino presenti!
(Si bussa. Gianni schizza a letto; i parenti rendono
MESSER AMANTIO
la stanza semioscura; mettono una candela accesa
sul tavolo dove il notaio deve scrivere; buttano un Dunque incomincio:
mucchio di roba sul letto; aprono)
In Dei nomini, anno Dei nostri Jesu Christi ab
RINUCCIO eius salutifera incarnatione millesimo ducente-
simo nonagesimo nono, die prima septembris,
(entra)
indictione undecima, ego notaro Amantio di
Ecco il notaro! Nicolao, civis Florentiae, per voluntatem Buosi
Donati scribo hoc testamentum…
MESSER AMANTIO, PINELLINO, GUCCIO
Messer Buoso, buon giorno! GIANNI
(con intenzione, scandendo ogni parola)
GIANNI
Annullans, revocans,
Oh! siete qui? et irritans omne aliud testamentum!
Grazie, messere Amantio!
O Pinellino calzolaio, grazie! I PARENTI
Grazie, Guccio tintore, troppo buoni,
Che previdenza!
di venirmi a servir da testimoni!
Che previdenza!
PINELLINO
MESSER AMANTIO
(commosso)
Un preambolo: dimmi, i funerali
Povero Buoso! (il più tardi possibile)
Io l’ho sempre calzato! li vuoi ricchi? fastosi? dispendiosi?
vederlo in quello stato…
vien da piangere! GIANNI
No, no, no! pochi quattrini!
GIANNI Non si spendano più di due fiorini!
Il testamento avrei voluto scriverlo
con la scrittura mia, I PARENTI
me l’impedisce la paralisia… Oh! che modestia!
Perciò volli un notaio, Oh! che modestia!

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Puccini: Gianni Schicchi

Povero zio! Che animo! GIANNI


Che cuore! Alla Zita i poderi di Figline
Gli torna onore!
ZITA
GIANNI Grazie, grazie!
Lascio ai frati minori
e all’opera di Santa Reparata… GIANNI
(I parenti, leggermente turbati, si alzano lentamente) A Betto i campi di Prato.

…cinque lire! BETTO


Grazie, cognato!
I PARENTI
(Tranquillizzati) GIANNI
Bravo! Bravo! A Nella ed a Gherardo i beni d’Empoli.
Bisogna sempre pensare alla beneficenza!
NELLA, GHERARDO
MESSER AMANTIO Grazie, grazie!
Non ti sembra un po’ poco?…
GIANNI
GIANNI Alla Ciesca ed a Marco i beni a Quintole.
Chi crepa e lascia molto
alle congreghe e ai frati LA CIESCA, MARCO
fa dire a chi rimane: Grazie!
“Eran quattrini rubati!”
TUTTI
I PARENTI (fra i denti)
Che massime!
Che mente! (Ora siamo alla mula,
Che saggezza! alla casa ed ai mulini.)

MESSER AMANTIO GIANNI


Che lucidezza! Lascio la mula,
quella che costa trecento fiorini,
GIANNI che è la migliore mula di Toscana…
al mio devoto amico… Gianni Schicchi!
I fiorini in contanti
li lascio in parti eguali fra i parenti. I PARENTI
I PARENTI (scattando)
Oh! grazie, zio! Come? Come? Com’è?…
Grazie, cugino!
Grazie, cognato! MESSER AMANTIO
Mulam relinquit ejus amico devoto Joanni
GIANNI Schicchi.
Lascio a Simone i beni di Fucecchio.
I PARENTI
SIMONE Ma…
Grazie!
SIMONE
Cosa vuoi che gl’importi
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Puccini: Gianni Schicchi

a Gianni Schicchi I PARENTI


di quella mula? I mulini di Signa?…

GIANNI GIANNI
Tienti bono, Simone! I mulini di Signa… (addio, Firenze!)
Lo so io quel che vuole Gianni Schicchi! li lascio al caro… (addio, cielo divino!))
affezionato amico Gianni Schicchi!…
I PARENTI (e ti saluto con questo moncherino!…)
Ah! furfante, furfante, furfante! La, la, la, la, la, la, la, la…
Ecco fatto!
GIANNI
(I testi ed il notaio sono un po’ sorpresi)
Lascio la casa di Firenze al mio
caro devoto affezionato amico Zita, di vostra borsa
Gianni Schicchi! date venti fiorini ai testimoni
e cento al buon notaio!
I PARENTI
Ah! basta, basta! MESSER AMANTIO
Un accidente, Messer Buoso, grazie!
a Gianni Schicchi!
A quel furfante! (fa per avviarsi verso il letto, ma Gianni l’arresta
Ci ribelliamo! con un gesto della mano tremolante)
Ci ribelliamo!
Sì, sì, piuttosto…
GIANNI
Ci ribelliamo! Niente saluti.
Ci…ri…be… Ah! Andate, andate.
Ah! Ah! Ah!
MESSER AMANTIO, PINELLINO, GUCCIO
GIANNI (commossi, avviandosi verso la porta)
Addio, Firenze, Ah! che uomo, che uomo!… Che peccato!
addio, cielo divino, Che perdita!… Che perdita!
io ti saluto,
(ai parenti)
(a questa vocina si calmano fremendo)
Coraggio!…
MESSER AMANTIO
Non si disturbi (escono)
del testator (Appena usciti il notaio e i testi, i parenti restano un
la volontà! istante in ascolto finché i tre si sono allontananti,
quindi tutti, tranne Rinuccio che è corso a raggiun-
GIANNI gere Lauretta, sul terrazzino)
Messer Amantio, io lascio a chi mi pare!
Ho in mente un testamento e sarà quello! I PARENTI
Se gridano, sto calmo e canterello… (a voce soffocata dapprima, poi urlando feroci
contro Gianni)
GUCCIO, PINELLINO
Ladro! Ladro! Furfante!
Ah! che uomo! Che uomo! Traditore! Birnabte!
Iniquo! Ladro! Ladro!
GIANNI
(continuando a testare) (Si slanciano contro Gianni che, ritto sul letto, si
difende come può; gli riducono la camicia in bran-
E i mulini di Signa… delli)
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Puccini: Gianni Schicchi

GIANNI RINUCCIO
Gente taccagna! Ti chiesi un bacio…

(afferrando il bastone di Buoso, che è a capo del LAURETTA


letto, dispensa colpi)
Il primo bacio…
Vi caccio via
di casa mia! RINUCCIO
È casa mia! Tremante e bianca
Via, via! volgesti il viso…

TUTTI LAURETTA, RINUCCIO


Saccheggia! Saccheggia! Firenze da lontano
Bottino! Bottino! ci parve il Paradiso!…
La roba d’argento!
Le pezze di tela! GIANNI
Saccheggia! saccheggia!
(torna risalendo le scale, carico di roba che butta al
Bottino! Bottino!
suolo)
Ah! Ah! Ah!
La masnada fuggì!
(I parenti corrono qua e là rincorsi da Gianni.
Rubano. Gherardo e Nella salgono a destra e ne tor- (Di colpo s’arresta, vede i due, si pente di aver fatto
nano carichi con Gherardino carico. Gianni tenta di rumore, ma i due non siturbano. Gianni sorride, è
difendere la roba. Tutti mano a mano che son cari- commosso, viene alla ribalta e accennando gli inna-
chi, si affollano alla porta, scendonole scale. Gianni morati… con la berretta in mano)
li rincorre. La scena resta vuota)
(licenziando senza cantare)
RINUCCIO Ditemi voi, signori,
(dal fondo apre di dentro le persiane del finestrone; se i quattrini di Buoso
appare Firenze inondata dal sole; i due innamorati potevan finir meglio di così!
restano sul terrazzo) Per questa bizzarria
m’han cacciato all’inferno… e così sia;
Lauretta mia,
ma con licenza del gran padre Dante,
staremo sempre qui!…
se stasera vi siete divertiti,
Guarda… Firenze è d’oro!
concedetemi voi…
Fiesole è bella!
(fa il gesto di applaudire)
LAURETTA
Là mi giurasti amore! l’attenuante!

(si inchina graziosamente)

FINE DELL’OPERA

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