Sei sulla pagina 1di 6

DALL’IDEA AL TIPO

•  De Sanctis e la svolta verista:


Da Hegel a Schopenhauer
DE SANCTIS a ZURIGO: CRISI DELL’HEGELISMO
Periodo hegeliano: detenzione nella Torre dell’Ovo 1853-1856

lettera indirizzata a Pasquale Villari - Firenze del 3 ottobre 1857 da Zurigo:



«D’altra parte preferisco una dottrina che ha bisogno di forti studi a tutte quelle scemenze che in Italia si
decorano col nome di dottrina. Secondo me lo sbaglio capitale di Hegel è di prendere per evoluzione
dell’umanità quello che non è se non evoluzione di uno de’ suoi periodi. Certo ci sono de’ tempi ne’ quali il
pensiero puro sottentra all’arte, ma l’arte e la religione sono immortali, e vivono contemporaneamente
presso popoli piú giovani e rinascono dalle ceneri della filosofia. L’arte, la religione, il pensiero puro non
sono tre contenuti, ma lo stesso contenuto sotto tre forme, che nascono, crescono, periscono per dar luogo
all’altra, insino a che il contenuto si esaurisce.
Da un nuovo contenuto ripullulano da capo le forme: eternità di contenuto, eternità̀ di forme.
Il contenuto non ritorna, progredisce sempre; le forme soggiacciono alla legge di ritorno del Vico.
Hegel confonde le due cose e fa finire l’umanità con lui. [...] Hegel perciò non ha ragione né in generale, né
particolare. L’arte perisce in certi periodi, e rinasce in certi altri, come tutte le forme».
Intervenne a lui come estetico, ciò che era intervenuto come filosofo. Da
idealista, si disse, s’era fatto realista: il vecchio hegeliano si era buttato al
positivismo. Chi legge infatti il dialogo tra lo Schopenhauer e ’l Leopardi,
scritto a Zurigo, e ’l nuovo saggio sul realismo del Kirchmann, può a prima vista
credere alla trasformazio- ne filosofica di lui. Prima l’ha con lo Schopenhauer
che inveisce contro l’idea dell’Hegel, e poi rigetta l’Idealismo come impotente
a fondare la morale, il diritto, l’arte, e si volge al realismo come ad unico
rimedio

(Francesco Fiorentino)
Idea
platonica
Idea
platonica Idea
platonica
Idea
platonica

Elementi
empirici

individuo
Idea = rappresentazione in genere
= specie = legge di natura
IL MONDO come VOLONTÀ e RAPPRESENTAZIONE

I. LIBRO: GNOSEOLOGIA II. LIBRO: FISICA



la rappresentazione soggetta al principio di l’oggettivazione della volontà
rappresentazione: l’oggetto dell’esperienza e (la Volontà nella natura)
della scienza

“il mondo è la mia rappresentazione”
§§ 1-16 §§ 17-29
III. LIBRO: ARTE IV. LIBRO: ETICA

La rappresentazione indipendente dal Con il raggiungimento della conoscenza di sé,
principio di ragione. L’idea platonica. affermazione e negazione della volontà di
L’oggetto dell’arte vivere

§§ 30-52 §§ 52-71
Quando il poeta giunge al tipo, ha già oltrepassata la forma didascalica, l’allegoria e la
personificazione, si trova già nel mondo visibile, prima condizione della poesia.
Nel tipo il genere apparisce, acquista una forma. Nel didascalico la forma è una metafora,
nell’allegoria è una figura, nel genere è una personificazione.
La chiamiamo forma per un abuso di linguaggio; perché veramente non è se non un
mezzo artificiale ed esterno per rendere accessibile all’immaginazione il pensiero, da cui
rimane distinta. Nel tipo questa dualità è superata; la forma penetra nell’essenza
s’immedesima col pensiero, il pensiero esiste come forma; non puoi piú spiccare l’uno
dall’altra non puoi neppure dire pensiero e forma, come ben puoi nelle forme
antecedenti; hai bisogno di un nuovo vocabolo per esprimere questo nuovo essere,
quest’uno di due, il tipo.