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IL NUCLEO ATOMICO E LA MOLE

Gli atomi sono costituiti da un nucleo, formato da protoni (carica elettrica positiva,
massa 1,6724 x 10-24 g) e neutroni (nessuna carica elettrica, massa 1,6745 x 10-24 g),
intorno al quale ruotano elettroni (carica elettrica negativa, massa 9,11 x 10-28 g).
Come si può notare, la massa dell’atomo è principalmente concentrata nel nucleo dato
che la massa degli elettroni si può considerare trascurabile [esercizio: per un atomo
formato da 17 protoni, 18 neutroni e 17 elettroni calcolare la massa del nucleo, la
massa totale e la differenza % tra i due dati]; tuttavia il volume è quello occupato dagli
elettroni in movimento intorno al nucleo: questo spazio è enormemente maggiore di
quello occupato dal solo nucleo.


≈ ≈

Gli elettroni si trovano all’esterno dell’atomo e vengono scambiati fra atomi nel corso
delle reazioni chimiche: perciò è il numero e la disposizione degli elettroni, come verrà
discusso in seguito, che determina il comportamento chimico di un elemento. Dato però
che l’atomo isolato è una specie elettricamente neutra, il numero degli elettroni (-)
eguaglia quello dei protoni (+) e quindi il numero di protoni nel nucleo (numero
atomico, indicato con Z) è quello che determina l’individualità di un elemento chimico:
quando diciamo C (carbonio) intendiamo l’elemento con Z = 6, mentre ogni atomo che
abbia Z = 6 è un atomo di carbonio. Nel corso delle reazioni chimiche gli elettroni
possono essere persi, acquistati o messi in comune, mentre il numero di protoni di
ciascun atomo non varia, a meno che intervengano reazioni nucleari. Un dato elemento
può essere presente in natura sotto forma di diversi isotopi, diversi fra loro solo nel
numero di neutroni, e quindi nella massa nucleare, ma non nella reattività chimica. Il
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carbonio esiste, ad esempio, negli isotopi C (il più comune), Ce C (radioattivo). Il

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numero scritto in alto a sinistra rappresenta il numero di massa dell’atomo, che è il
numero totale di tutte le particelle nucleari, protoni e neutroni. Dato che C ha Z = 6,
quindi, il numero di neutroni per i tre isotopi del carbonio indicati sopra si trova per
differenza ed è rispettivamente 6, 7 e 8.
Quiz: Quanti protoni, neutroni ed elettroni ha l’isotopo 235U ? Quanti protoni, neutroni ed
elettroni ha lo ione 40Ca2+ ? Qual è l’isotopo del potassio (K) che ha lo stesso numero di
neutroni dell’isotopo 40Ca? Per rispondere è necessario usare la tavola periodica.
Va detto che, quando protoni e neutroni si fondono assieme a dare un nucleo (reazioni
di fusione nucleare), parte della loro massa viene persa e trasformata in energia
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secondo la nota relazione di Einstein E = mc , ove c è la velocità della luce nel vuoto
espressa in m s-1. Infatti, il nucleo del 12
C, che è costituito da 6 protoni e 6 neutroni, ha
una massa totale inferiore alla somma di 6 protoni + 6 neutroni isolati (la differenza
viene chiamata difetto di massa). Per definizione, viene chiamata unità di massa
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atomica (uma) una massa pari a 1/12 della massa del C. 1 uma = 1,66 x 10 g (che,
sempre a causa del difetto di massa, è meno della media aritmetica fra le masse del
protone e del neutrone).
La crosta terrestre è composta di 91 elementi chimici, variamente combinati fra loro, ma
non tutti sono ugualmente abbondanti. Nella seguente figura è riportata la % in massa dei
più abbondanti fra gli elementi:

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Il nucleo del globo terrestre è però costituito essenzialmente da Fe e Ni, mentre gli
elementi più abbondanti nell’universo sono H e He. Il motivo di ciò è da ricercare nel fatto
che non tutti i nuclei sono ugualmente stabili. Nella figura seguente si può vedere
riportata, contro il numero di massa, l’energia media di legame per nucleone, ossia
l’energia necessaria per disgregare completamente quel dato nucleo divisa per il numero
di particelle (protoni e neutroni) che lo costituiscono: tanto più alta è quest’energia, tanto
più è stabile il nucleo.

Si può intuire che il nucleo più stabile in assoluto è il ferro, e che è possibile ottenere
energia sia rompendo (fissione nucleare) nuclei più pesanti, sia aggregando (fusione
nucleare) nuclei più leggeri. Infatti va considerato che una specie è tanto più stabile,
quanto minore è il suo contenuto di energia e che la trasformazione di una specie instabile
in una più stabile è accompagnata da emissione di energia. La fissione nucleare,
realizzata nei reattori nucleari per la produzione di energia, deriva dalla rottura del nucleo
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di U in frammenti più stabili, con emissione di neutroni e di energia, mentre la fusione
nucleare, che avviene nelle stelle, prevede la fusione di due nuclei di deuterio (l’isotopo
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H) a formare un nucleo di He. La fissione è provocata bombardando un nucleo di U
con neutroni, e dato che la fissione genera altri neutroni si può avere un processo a
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catena. U non è l’isotopo di uranio presente in natura in maggior quantità, e l’uranio da
usare come combustibile nelle centrali nucleari deve essere trattato (arricchito) in modo
da contenerne una percentuale sufficiente.

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La fusione nucleare richiede altissime temperature per avvenire e pone grossi problemi
tecnologici, per cui la si può realizzare, ma non ancora in maniera economicamente
vantaggiosa.

La mole.
A causa delle piccolissime dimensioni degli atomi, sorge il problema di come valutarne
il numero o la massa. Anzitutto, la definizione di uma ha permesso di stabilire una scala
relativa delle masse degli atomi. Dato che la miscela isotopica naturale, cioè la
percentuale dei diversi isotopi, per ciascun elemento è sostanzialmente costante su
tutta la crosta terrestre, si può calcolare la massa atomica media di ciascun elemento.
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Es. cloro (Cl), presente in natura sotto forma dei due isotopi Cl (75%) e Cl (25%). La
sua massa atomica media in uma è data da (35 uma x 0,75) + (37 uma x 0,25) = 35,5
uma
E’ quindi possibile anche calcolare la massa media in grammi di un atomo di un dato
elemento:
-24 -23
per Cl 35,5 uma x 1,66 x 10 g/uma = 5,893 x 10 g
-24 -23
per C 12,011 uma x 1,66 x 10 g/uma = 1,994 x 10 g
-24 -23
per Fe 55,847 uma x 1,66 x 10 g/uma = 9,27 x 10 g
Spesso risulta comodo considerare gruppi di oggetti costituiti da un numero di oggetti ben
definito: 1 paio di scarpe = 2 scarpe, 1 dozzina di uova = 12 uova, 1 risma di fogli = 500
fogli. Nel caso degli atomi, se pesarne uno può risultare impossibile con normali strumenti

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di misura, può convenire definirne una quantità grande abbastanza da poter essere
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facilmente pesata: tale quantità è la mole, pari a circa 6,023 x 10 atomi. Così come il
peso di una dozzina di uova dipende dalla massa di ciascun uovo, il peso di una mole di
atomi dipende dalla massa dell’atomo. In particolare:
per Cl 5,893 x 10-23 g/atomo x 6,023 x 1023 atomi/mole = 35,5 g/mol
per C 1,994 x 10-23 g/atomo x 6,023 x 1023 atomi/mole = 12,01 g/mol
-23 23
per Fe 9,27 x 10 g/atomo x 6,023 x 10 atomi/mole = 55,8 g/mol
Come si nota, la massa in grammi di una mole di un dato elemento è pari alla sua massa
relativa in uma; questo numero prende il nome di massa atomica e la sua unità di misura
è g/mol (ovvero g mol-1). Usando questo dato, è possibile calcolare quanti atomi sono
contenuti in una data massa di un dato elemento: 36 g di carbonio : 12 g/mol = 3 moli di
atomi di carbonio. Il concetto di mole non si applica solo agli atomi, ma a qualsiasi tipo di
particelle (elettroni, molecole, chicchi di riso...).
Esercizi: quanto pesa un miliardo di atomi di oro? quanto pesa 1 mol di oro? a quante moli
corrisponde 1,00 kg di oro? a quante moli corrisponde 1,00 kg di magnesio ?
Stimare la massa di un chicco di riso (tenendo conto del metodo usato e della bilancia a
disposizione, esprimere questo dato con il corretto numero di cifre significative) e calcolare
la massa di una mole di chicchi di riso.

Reazioni chimiche e coefficienti stechiometrici


Una formula chimica è una notazione che indica quanti atomi, e di quale tipo, ci sono
in una sostanza. Ad esempio, Na2SO4 (solfato di sodio) è una sostanza costituita da 2
atomi di sodio (Na) e 4 di ossigeno per ogni atomo di zolfo (S). Qualsiasi campione di
solfato di sodio si possa prendere, conterrà questi tre elementi in questo rapporto. A
volte, la formula chimica indica com’è costituita una molecola della sostanza in
questione: l’acqua, H2O, è una sostanza costituita da molecole, ciascuna delle quali è
formata da tre atomi, uno di ossigeno (O) e due di idrogeno (H), legati fra loro. La
massa della molecola è data dalla somma delle masse degli atomi che la costituiscono.
L’acqua ha massa molecolare pari a circa 18 uma, e quindi 18 g di acqua contengono
circa 6,023 x 1023 molecole d’acqua. Il solfato di sodio, come si vedrà in seguito, non è
costituito da molecole e la sua formula significa solo che esso contiene sodio, zolfo e
ossigeno in rapporto 2 : 1 : 4. Una mole di solfato di sodio pesa circa 142 g.
Un’equazione stechiometrica rappresenta una reazione chimica fra diverse sostanze.
2 H2 + O2 = 2 H2O

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Quest’equazione indica che due molecole di idrogeno (H2, la forma in cui l’idrogeno si
trova in natura) reagiscono con una molecola di ossigeno (O2) per dare due molecole di
acqua, ovvero che due moli d’idrogeno (2 g/mol x 2 mol) reagiscono con una mole
d’ossigeno (32 g/mol x 1 mol) formando 2 moli d’acqua (18 g/mol x 2 mol). Si noti che
la massa totale è conservata: 4 g d’idrogeno + 32 g di ossigeno diventano 36 g
d’acqua.
Fe2O3 + 3 C = 2 Fe + 3 CO
Quest’equazione indica che una mole di ossido di ferro (Fe2O3) reagisce con 3 moli di
carbonio formando 2 moli di ferro e 3 moli di ossido di carbonio (CO). L’ossido di ferro è
costituito da due atomi di ferro per ogni tre atomi di ossigeno: quindi, se una mole di
Fe2O3 viene disgregata negli atomi che la costituiscono, si formano due moli di atomi di
ferro e tre moli di atomi di ossigeno. Nella reazione indicata, queste ultime reagiscono
con altrettante moli di C per dare 3 moli di CO. I numeri 1, 3, 2 e 3 che compaiono
davanti ai simboli chimici sono chiamati coefficienti stechiometrici.

Esercizi: a) Se 1 kg di zolfo (S, massa atomica 32.064 g/mol) viene ossidato


completamente con O2 (massa atomica O = 16.000 g/mol) a dare il composto SO2,
quanti g di quest’ultimo si formeranno? b) E'più conveniente estrarre il Fe da FeS
oppure da Fe3O4 ? Si suppongano uguali i costi dei minerali e quelli di produzione

Agente limitante
Se volete costruire una bicicletta dovete mettere insieme un telaio, due ruote, due
pedali, e un sellino. Potreste schematizzare quest’operazione come se fosse una
reazione chimica:
T + 2R + 2P + S =B
Se avete due telai, 4 ruote, 4 pedali e due sellini potete costruire due biciclette. I
“reagenti” sono presenti in rapporto stechiometrico fra loro, ossia ciascuno è disponibile
esattamente nella quantità necessaria. Ora, se invece prendiamo un telaio, 4 ruote, 26
pedali e due sellini, possiamo costruire solo una bicicletta: il fatto di avere un solo telaio
rappresenta un limite al numero di biciclette che possiamo costruire. Dopo aver
costruito la bicicletta rimaniamo con 2 ruote, 24 pedali e un sellino, che non possiamo
usare a meno di procurarci altri telai. In questa reazione il telaio è il reagente limitante,
mentre gli altri reagenti sono presenti in eccesso. Allo stesso modo, se mescoliamo 4

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g di H2 con 100 g di O2 otteniamo 36 g di acqua e rimangono non reagiti (100 - 32) = 68
g di O2. Il reagente limitante è l’idrogeno.

Esercizio: Facendo reagire 5 kg di Fe2O3 con 1 kg di C secondo la reazione seguente


Fe2O3 + 3 C → 3 CO + 2 Fe
quanti kg di ferro metallico si ottengono?

Concentrazione di soluzioni
Una soluzione è costituita da un solvente (il componente in maggior quantità, oppure il
componente liquido) e da un soluto disciolto. La concentrazione della soluzione si può
esprimere in vari modi:
molarità moli di soluto per litro di soluzione M = mol/L
molalità moli di soluto per chilo di solvente m = mol/kg
frazione molare moli di soluto rispetto alle moli totali xi numero puro
% in massa g di soluto / g di soluzione x 100 % numero puro
Si consideri una soluzione costituita da HCl 37% in massa (densità = 1,186 g/mL).
1 mL di questa soluzione pesa 1,186 g, di cui il 37% (pari a 0,439 g) è costituito da HCl,
e il resto da acqua. Quindi vi sono 0,439 g / 36,5 g/mol = 0,012 mol HCl per ogni mL di
soluzione: molarità 0,012 mol / 10-3 L = 12 M.
0,012 mol di HCl sono sciolti in (1,186 - 0,439) = 0,747 g d’acqua; quindi la molalità è
0,012 mol / 7,47 x 10-4 kg = 16 m
0,012 mol di HCl sciolte in (1,186-0,439) g / 18 g/mol = 0,0415 mol d’acqua. Le moli
totali sono (0,012 + 0,0415) = 0,0535 mol. La frazione molare è 0,012 mol / 0,0535 mol
(moli di soluto diviso moli totali) X = 0,22
Le tre espressioni della concentrazione sono equivalenti.
Si noti che per qualunque fase liquida, pura o in miscela, la densità è data dal rapporto
massa / volume; questo per le fasi condensate (liquidi e solidi) si esprime in g/mL,
mentre per i gas, che sono meno densi, è solitamente in g/L.

Esercizi: a) A 1.50 L di una soluzione acquosa 0.167 M di HCl vengono aggiunti 15.0
mL di soluzione acquosa di HCl 1.67 M. Determinare la molarità della soluzione finale
risultante. b) Calcolare la densità di una soluzione acquosa al 96,4% in massa di
H2SO4, sapendo che la sua molarità è 18,04 M

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Gas e miscele gassose
I gas sono caratterizzati dal non avere ne’ forma ne’ volume propri: le particelle si
muovono liberamente nel volume a disposizione con una velocità che dipende dalla
temperatura. Solitamente, il comportamento di gas abbastanza rarefatti (ad alte
temperature e basse pressioni) si può descrivere in maniera semplice, purché si
facciano opportune approssimazioni. Un gas viene detto ideale quando: a) è possibile
trascurare il volume proprio delle particelle rispetto al volume totale occupato, e quindi
le particelle si considerano come punti geometrici; b) le interazioni fra le particelle sono
trascurabili, ovvero le particelle non si incontrano abbastanza spesso da dar luogo ad
attrazioni apprezzabili; c) gli urti delle particelle con le pareti del recipiente sono
perfettamente elastici: l’energia cinetica delle particelle non viene dispersa sotto forma
di attriti. Questa è una situazione limite, che non viene mai verificata completamente
nella realtà: un gas viene considerato ideale quando l’errore che si commette usando
queste approssimazioni è piccolo, ovvero quando il gas è abbastanza rarefatto da
comportarsi in maniera abbastanza simile a questo modello.
In quest’ipotesi, il comportamento del gas segue la legge universale dei gas ideali:
PV = nRT
con P = pressione (in atm), V = volume (in L), T = temperatura (in K, gradi kelvin) e n =
numero di moli. R è la costante universale dei gas, dove “universale” significa che è
valida per qualunque gas (idrogeno, ossigeno, vapor d’acqua, neon ecc.) purchè in
condizioni ideali. R vale 0,0821 atm L mol-1 K-1
La scala di temperatura kelvin è una scala centigrada, che parte da -273,15°C = 0 K (lo
zero assoluto, la temperatura più bassa raggiungibile). Una temperatura in °C (gradi
Celsius) si converte in K per somma del termine 273,15: l’acqua congela a 273,15 K e
bolle a 373,15 K. Le temperature espresse in kelvin sono sempre positive.
Dalla legge universale dei gas si nota anche che volumi uguali di gas diversi, nelle
stesse condizioni di T e P, contengono lo stesso numero di moli.
Quando si ha a che fare con una miscela gassosa ideale, vale la legge di Dalton:
P = Σ pi pi = xi P
Le due equazioni sono equivalenti (l’una si può ricavare dall’altra); pi è detta pressione
parziale del componente i, e si definisce come la pressione che il componente i
eserciterebbe se occupasse da solo lo stesso volume occupato dalla miscela, alla
stessa temperatura. La legge di Dalton afferma che la pressione totale della miscela è
data dalla somma delle pressioni parziali di tutti i componenti, ovvero che la pressione

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parziale di ciascun componente è una frazione della pressione totale, e dipende dalla
frazione molare del componente stesso. Analogamente, si ha anche la legge di
Amagat, per la quale i volumi parziali sono definiti allo stesso modo delle pressioni
parziali.
V = Σ vi vi = xi V
In base a questa legge, per una miscela di gas ideali le % in volume corrispondono alle
% in moli.

Problema: Calcolare la densità dell’aria (80% N2, 20% O2 in volume) a 15°C e 1 atm