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Bonifica e messa in sicurezza permanente dell’ex discarica comunale di località “Martucci”

PROGETTO ESECUTIVO

INDICE

1.  PREMESSA ______________________________________________________ 2 

2.  DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI IN PROGETTO ______________________ 3 


2.1.  ALLESTIMENTO DEL CANTIERE ___________________________________________ 3 

2.2.  RICONFIGURAZIONE MORFOLOGICA DEL SITO ________________________________ 3 

2.3.  CAPPING DI COPERTURA DEI RIFIUTI _______________________________________ 4 


2.3.1.  Strato di rottura capillare e drenaggio del biogas ___________________________ 5 
2.3.2.  Strato impermeabile ___________________________________________________ 5 
2.3.3.  Strato drenante _______________________________________________________ 6 
2.3.4.  Strato di rinforzo ______________________________________________________ 7 
2.3.5.  Strato di controllo dell’erosione superficiale ______________________________ 11 
2.3.6.  Strato superficiale di copertura _________________________________________ 11 
2.3.7.  Dreno a tergo del muro perimetrale ______________________________________ 11 

2.4.  SISTEMAZIONE DEL COMPLUVIO _________________________________________ 12 

2.5.  INTERCETTAZIONE E CAPTAZIONE DEL BIOGAS ______________________________ 15 

2.6.  COLLETTAMENTO DELLE ACQUE METEORICHE ______________________________ 17 

2.7.  INTERVENTI DI RIPRISTINO AMBIENTALE DELL’AREA __________________________ 18 

3.  VERIFICA COMPLESSIVA DELLA STABILITÀ DELLE SUPERFICI A


FORTE PENDENZA _______________________________________________ 20 

RELAZIONE TECNICA 1/23


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PROGETTO ESECUTIVO

1. PREMESSA

La discarica di località “Martucci”, ubicata su un sito di proprietà del comune di Conversano, in


contrada Martucci, da quanto si evince dalle ricostruzioni storiche effettuate, è stata oggetto di una
prima intensa attività di conferimento di RSU in un arco di tempo pari a circa otto anni, dal 1975 al
1982, per circa un anno nel 1989 e per circa 100 giorni nel 1996. Solo rispetto a questi ultimi due
periodi di conferimento esiste una documentazione amministrativa di riferimento.

Attualmente risultano conclusi gli interventi di caratterizzazione ambientale del sito, espletati ai
sensi del DM 471/99. Le risultanze di tali indagini hanno evidenziato la necessità di procedere alla
realizzazione di interventi di messa in sicurezza permanente del sito di cui al presente progetto.

Nella presente relazione vengono illustrati tutti gli aspetti tecnici di dettaglio in relazione
all’intervento in progetto.

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2. DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI IN PROGETTO

2.1. ALLESTIMENTO DEL CANTIERE


L’allestimento del cantiere comporterà l’attrezzamento dell’area di lavoro all’interno della quale
saranno posizionate le macchine da utilizzarsi per eseguire le lavorazioni di bonifica in progetto
(escavatore, pala meccanica, camion, gruppi elettrogeni, ecc..).

Si dovrà procedere alla demolizione del muro perimetrale in tufo e alla rimozione della
recinzione esistente e all’installazione di una recinzione di cantiere che sarà estesa a tutte le
particelle oggetto dell’intervento di bonifica e ripristino ambientale, in maniera da impedire
l’accesso ai soggetti non autorizzati, agli animali randagi, ecc.

Contestualmente si opererà, ove necessario, lo spostamento del cancello esistente portando


quest’ultimo dalla posizione attuale a quella che costituirà l’accesso all’area di lavoro.

Successivamente si procederà all’impianto dei baraccamenti di cantiere con il posizionamento


di n.3 container di cui uno a disposizione delle maestranze, completo di vano infermeria e l’altro
per la Direzione Tecnica di cantiere.

Con l’allestimento del cantiere si prevede altresì di modificare la viabilità interna attraverso la
realizzazione di piste che consentano di muoversi con i mezzi d’opera all’interno delle aree sub-
pianeggianti nonché lungo tutto il perimetro dei rilevati costituenti gli abbancamenti principali di
terreno misto a rifiuti della discarica da bonificare.

La sistemazione dell’area di cantiere prevede altresì l’allestimento della zona di deposito dei
materiali necessari per la realizzazione degli interventi.

Per una descrizione di maggior dettaglio degli apprestamenti di cantiere si rimanda al piano di
sicurezza e coordinamento allegato al presente progetto.

2.2. RICONFIGURAZIONE MORFOLOGICA DEL SITO


Al fine di restituire l’officiosità idraulica al compluvio che attraversa il sito, è necessario
rimuovere uno strato di terreno in corrispondenza dello stesso per una fascia di larghezza pari a
circa 30 m e profondità variabile tra 1 e 5 m.

In base ai risultati delle indagini dirette effettuate in sito, riportati nella Relazione geologica (all.
R.3), il materiale da scavare è costituito in una certa misura da terreno misto a rifiuti; nello
specifico una maggiore presenza di rifiuti all’interno del terreno è rilevabile in prossimità dell’uscita
del canale, ovvero del sondaggio S10 localizzato come da planimetria di ubicazione delle indagini
dirette riportate in allegato alla Relazione geologica.

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Lo strato di terreno rimosso sarà utilizzato per riconfigurare la morfologia della ex-discarica,
come da allegato grafico T.4, nel quale sono state evidenziate le superfici di scavo e rinterro. In
particolare, l’andamento morfologico di progetto garantisce il convogliamento delle acque
meteoriche verso il compluvio risagomato, evitando la stagnazione delle stesse in aree depresse.

Data la specifica natura del materiale di scavo e rinterro, in fase di esecuzione dei lavori
saranno elaborate ed applicate delle procedure di lavoro specificatamente studiate per le
peculiarità delle lavorazioni da effettuarsi con l’obiettivo di garantire i massimi livelli di sicurezza
possibile.

Le operazioni di scavo e trasferimento del suddetto materiale dovranno svolgersi nel più breve
tempo possibile ed i lavoratori dovranno essere dotati di idonei dispositivi di protezione individuale.

In aggiunta a quanto sopra, in corrispondenza della sommità dell’abbancamento principale di


rifiuti, ubicato a sud-ovest del sito, il terreno scavato sarà utilizzato per la formazione di uno strato
di regolarizzazione di spessore medio pari a 10 - 15 cm.

Preliminarmente alle operazioni di scavo si provvederà al decespugliamento, diserbamento ed


alla rimozione di tutti i manufatti presenti sulla ex-discarica.

2.3. CAPPING DI COPERTURA DEI RIFIUTI


Il presente progetto prevede il “tombamento” definitivo dell’ex discarica unitamente ad un
intervento di risanamento paesaggistico del sito all’interno del quale essa insiste.

In assenza di prescrizioni tecniche di riferimento fornite da parte della normativa vigente nel
caso di realizzazione di barriere di impermeabilizzazione di siti contaminanti, al fine di assicurare
comunque elevati standard di tutela ambientale, si è ritenuto, partendo dall’analogia esistente fra
le finalità dell’intervento in progetto e quanto previsto dalla normativa vigente in materia di chiusura
di discariche di rifiuti, di conformarsi, in sede di progettazione del capping, a quanto previsto dal
punto 2.4.3. dell’Allegato n.1 del D.Lgs. 13 gennaio 2003, n.36.

Tale ipotesi progettuale comporterà un generalizzato sollevamento delle quote attuali e la


realizzazione di una sistemazione specifica del compluvio che attraversa la discarica, di cui al
successivo paragrafo 2.4.

Nella progettazione del sistema di copertura si è quindi scelto di differenziare la tipologia di


capping in funzione della pendenza della superficie sottostante, come riportato nel par. 4.1
dell'allegato R.1.

Nel seguito della presente relazione si descriveranno i diversi materiali previsti per la
realizzazione del capping di tombamento definitivo dei rifiuti.

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2.3.1. Strato di rottura capillare e drenaggio del biogas


Per le superfici sub-orizzontali (capping tipo A) sarà realizzato uno strato in materiale
drenante di spessore pari a 50 cm tramite la fornitura e posa in opera di ghiaia derivata dalla
frantumazione di rocce calcaree, pezzatura da diam. cm 0,5 fino a cm 4.

Per le superfici a forte pendenza (capping tipo B), lo strato di drenaggio del biogas e di
rottura della frangia capillare sarà realizzato prevedendo la posa in opera di un geocomposito
drenante tipo Enkadrain 5006H o equivalenti, che favorisce la captazione del biogas, anche lungo
le superfici a forte pendenza, impedendo la formazione di sacche di biogas tra i rifiuti ed il
pacchetto del capping di chiusura.

Il suddetto geocomposito è costituito da un nucleo drenante tridimensionale realizzato in


monofilamenti di polipropilene, in grado di assicurare elevati valori di trasmissività anche se
sottoposto ad elevati valori di pressione di confinamento, accoppiato per cucitura a due non-tessuti
termosaldati filtranti in monofilamenti di polipropilene, idonei a preservare la capacità drenante del
nucleo drenante a lungo termine. Al fine di prevenire l’inserimento di particelle fini del terreno, i
bordi del geocomposito dovranno essere termicamente sigillati.

2.3.2. Strato impermeabile


Lo strato impermeabile per le superfici sub-orizzontali (capping tipo A) sarà realizzato
mediante la fornitura e posa in opera di uno strato di argilla di spessore pari a 50 cm, compreso lo
spandimento e la compattazione fino al raggiungimento di un coefficiente di permeabilità non
superiore a 10 - 7cm/s.

Lo strato impermeabile per le superfici a forte pendenza (capping tipo B) sarà realizzato
mediante la posa in opera di un geocomposito impermeabile di tipo bentonitico, tipo HarpoBent BS
o equivalente.

Il geocomposito a base di bentonite sodica è costituito da un sandwich di geotessile non


tessuto in polipropilene; la bentonite contenuta nel geocomposito avrà un contenuto di umidità non
superiore al 12% ed avrà le caratteristiche riportate nel Disciplinare descrittivo prestazionale degli
impianti e dei materiali.

I singoli strati del geocomposito sono assemblati mediante un sistema continuo di agugliatura
meccanica tale da garantire una resistenza allo spellamento (peeling) secondo ASTM D 6496 non
inferiore a 600 N/m ed il geocomposito, prodotto in qualità secondo le norme ISO 9001:2000,
dovrà garantire le seguenti caratteristiche: permeabilità secondo ASTM D 5887 non superiore a 5 x
10-11 m/sec cui corrisponderà una perdita massima di fluido non superiore a 1 x 10E-8 mc/mqxsec
calcolata secondo le norme ASTM D5887.

I teli potranno essere del tipo autosigillante, in maniera da agevolare la saldatura degli stessi,
ovvero, laddove questo sistema non fosse ritenuto adeguato, la Direzione dei Lavori potrà disporre

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l’utilizzo di bentonite supplementare in asciutto o in colla prima della sovrapposizione dei diversi
fogli da unire.

Si sottolinea, infine, che il geocomposito proposto sostituisce in modo assolutamente


appropriato uno strato di argilla di spessore 0,50 m come verificabile nel confronto riportato di
seguito relativamente al tempo di attraversamento dello strato impermeabilizzante da parte di un
fluido.

In particolare, uno spessore di argilla pari a 0,50 m con permeabilità k=1x10-8 m/s avrà un
tempo di attraversamento pari a:

0,5 m / 1x10-8 m/s=0,5 x 10 8 s = 1,58 anni

Utilizzando come elemento d’impermeabilizzazione un geocomposito bentonitico tipo


HarpoBent BS o equivalenti in alternativa allo strato di argilla, in base alla permeabilità pari a 5 x
10-11 m/s e considerando cautelativamente uno spessore pari a 6 mm si avrà un tempo di
attraversamento pari a:

6 mm / 5x10-11 m/s=1,2 x 10 8 s = 3,80 anni

L’impermeabilizzazione mediante il geocomposito bentonitico rappresenta quindi una


soluzione migliorativa rispetto all’argilla naturale normalmente utilizzata.

2.3.3. Strato drenante


La realizzazione di uno strato drenante è finalizzata a ridurre il carico d’acqua sullo strato
impermeabile favorendo il drenaggio delle acque di percolazione attraverso la realizzazione di uno
strato drenante che determina l’aumento della capacità di immagazzinamento d’acqua e la
possibilità di ridurre la pressione interstiziale nella copertura a vantaggio della stabilità.

Per le superfici sub-orizzontali (capping tipo A) sarà realizzato uno strato in materiale
drenante di spessore pari a 50 cm tramite la fornitura e posa in opera di ghiaia derivata dalla
frantumazione di rocce calcaree, pezzatura da diam. cm 0,5 fino a cm 4.

La funzione drenante per le superfici a forte pendenza (capping tipo B) sarà assicurata
mediante la posa in opera di un geocomposito drenante tipo Enkadrain 5006H o equivalenti, che
favorisce l’allontanamento delle acque meteoriche, anche lungo le superfici a forte pendenza,
impedendo la formazione di un battente idraulico sopra le barriere sottostanti.

Il suddetto geocomposito è costituito da un nucleo drenante


tridimensionale realizzato in monofilamenti di polipropilene, in grado di
assicurare elevati valori di trasmissività anche se sottoposto ad elevati valori
di pressione di confinamento, accoppiato per cucitura a due non-tessuti
termosaldati filtranti in monofilamenti di polipropilene, idonei a preservare la
capacità drenante del nucleo drenante a lungo termine. Al fine di prevenire
l’inserimento di particelle fini del terreno, i bordi del geocomposito dovranno

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essere termicamente sigillati.

Considerando uno strato drenante naturale con permeabilità di 1x10-4 m/s, di spessore 0,5 m e
larghezza 1 m questo possiede una conducibilità idraulica di 0,5 x 10-4 m3/s m pari a 0,05 l/s m;
occorre dunque verificare che il geocomposito drenante sia in grado di assicurare un valore di
trasmissività uguale o superiore sia a breve che a lungo termine.

Nello specifico, il geocomposito dovrà avere un valore della trasmissività in verticale (gradiente
idraulico i = 1) non inferiore a 0,4 l/sm, (norma EN ISO 12958 opzione F/F) ed una resistenza a
trazione longitudinale e trasversale non inferiore a 12 kN/m (norma EN ISO 10319), una resistenza
al punzonamento dinamico non superiore a 15 mm (EN ISO 13433), un diametro di filtrazione O90
non superiore a 180 micron (EN ISO 12956).

2.3.4. Strato di rinforzo


Al fine di garantire la stabilità delle scarpate della discarica, si è prevista, per le superfici a forte
pendenza (capping tipo B), la posa di uno specifico geocomposito, tipo Enkamat 7010W o
equivalenti, atto a controllare la possibile erosione superficiale innescata dal ruscellamento delle
acque meteoriche.

I suddetti geocompositi trovano, infatti, impiego con funzione di


aggrappo per il terreno vegetale di ricoprimento nel sistema copertura
quando l’inclinazione del profilo supera l’angolo critico oltre il quale non è
assicurata la stabilità dei materiali per scivolamento.

I geocompositi di aggrappo sono costituiti da una geostuoia


tridimensionale realizzata in monofilamenti di poliammide termosaldati nei
punti di contatto accoppiata mediante cucitura ad un geotessile tessuto di
rinforzo in multifilamenti di poliestere ad elevata tenacità.

La particolare struttura della geostuoia preserva i semi ed i germogli dal dilavamento


superficiale ed agisce come armatura permanente dell'apparato radicale, conferendo una
protezione della scarpata duratura nel tempo.

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Per il dimensionamento del geocomposito di aggrappo, è opportuno individuare, in base alle


sezioni di progetto, le tensioni più critiche agenti sull’elemento di rinforzo, ovvero:

 la tensione massima di progetto a cui può essere sottoposto il geocomposito;

 la tensione ultima a rottura del geocomposito.

La tensione massima di progetto (Tprog) esercitata sul geocomposito dipende dalle geometrie
della scarpata, dalle caratteristiche geotecniche dei materiali utilizzati (terreno e membrane) e dalla
presenza di eventuali sovraccarichi e/o sollecitazioni.

Per il calcolo di “ Tprog ” si può utilizzare la seguente formula:

Tprog  LW  Scos sen   c.s. cos    W  S cos  cos   c.s. sen     w hs cos  tg 

dove:

Tprog = tensione massima di progetto


L = lunghezza scarpata
W = peso terreno per mq di superficie
W = n  hn + s  hs
n = peso specifico naturale del terreno
hn = spessore del terreno con n
s = peso specifico terreno saturo
hs = spessore del terreno saturo
 = inclinazione scarpata
s = sovraccarico accidentale (es. neve)
c.s. = coefficiente sismico
σ = angolo di resistenza critico ridotto con fs = 1,3

Nel caso in esame, il valore della tensione di progetto è stato calcolato per la scarpata
corrispondente con la sponda est del compluvio e per la scarpata perimetrale ad ovest del sito,
coincidente con le situazioni più gravose.

Si riportano, quindi, di seguito i parametri di progetto ed i valori di tensione ottenuti.

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Scarpata sponda est del compluvio 
Lunghezza del versante (L) 11,00 m
Inclinazione del versante (β) 20 °
Spessore del terreno di ricoprimento non saturo (Hn) 0,00 m
Spessore del terreno di ricoprimento saturo (Hs) 0,50 m
Peso dell'unità di volume del terreno di ricoprimento non saturo (n) 20,00 kN/mc
Peso dell'unità di volume del terreno saturo (s) 20,00 kN/mc
Peso dell'unità di volume dell'acqua (w) 10,00 kN/mc
Sovraccarico S riferito ad un piano orizzontale 0,00 kN/mc
Coefficiente sismico orizzontale 0,02
Angolo di attrito δ critico copertura 16 °
Valore angolo δ ridotto con FS= 1,3 12,3 °
Tensione esercitata sul geocomposito (Tprog) 28,58 kN/m

Scarpata perimetrale lato ovest 
Lunghezza del versante (L) 5,00 m
Inclinazione del versante (β) 35 °
Spessore del terreno di ricoprimento non saturo (Hn) 0,00 m
Spessore del terreno di ricoprimento saturo (Hs) 0,50 m
Peso dell'unità di volume del terreno di ricoprimento non saturo (n) 20,00 kN/mc
Peso dell'unità di volume del terreno saturo (s) 20,00 kN/mc
Peso dell'unità di volume dell'acqua (w) 10,00 kN/mc
Sovraccarico S riferito ad un piano orizzontale 0,00 kN/mc
Coefficiente sismico orizzontale 0,02
Angolo di attrito δ critico copertura 16 °
Valore angolo δ ridotto con FS= 1,3 12,3 °
Tensione esercitata sul geocomposito (Tprog) 25,16 kN/m

In base ai risultati sopra riportati, si può affermare che la situazione più gravosa si ha in
corrispondenza della sponda est del compluvio, caratterizzata da minore pendenza ma maggiore
lunghezza.

A partire dal maggiore valore di tensione ottenuto è, quindi, possibile calcolare la resistenza
ultima a rottura Tult, da cui dovrà essere caratterizzato il geocomposito e che risulta pari al valore
della tensione massima di progetto lungo il pendio aumentata in base ai seguenti coefficienti di
sicurezza:

- fc, coefficiente di riduzione per creep;

- fm1, fattore di sicurezza parziale per tolleranza di produzione ed estrapolazione dati;

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- fm2, fattore di sicurezza parziale per danneggiamento meccanico in fase d’installazione;

- fmn, fattore di sicurezza parziale per danneggiamento chimico.

I valori del coefficiente per creep e dei fattori di sicurezza parziali sono elencati nelle tabelle
seguenti.

Tempo di progetto di esercizio della struttura (Anni) Coefficiente di riduzione fc


120 60%
60 65%
2 70%
Fattori per effetto del creep

Tempo di progetto di esercizio della struttura (Anni) Coefficiente di sicurezza parziale fm1
60 1.20
Tolleranza di produzione ed accuratezza nelle estrapolazioni dei dati

Materiale di riempimento Diametro min-max. Coefficiente di sicurezza parziale fm2


granulo (mm)
Pietrisco spigoloso 2-125 1.75
Ghiaia 2-60 1.20
Sabbia e Terreno 2 1.10
Vegetale
Danneggiamento meccanico in fase di installazione

pH del terreno Coefficiente di sicurezza parziale fmn


9.0-9.5 1.15
4.1-8.9 1.00
2.0-4.0 1.10
Danneggiamento chimico causato da ambienti aggressivi

Nel caso in esame si avrà, quindi:

Scarpata perimetrale lato ovest 
Tensione richiesta (Tprog) 28,58 kN/m
fc (fattore di sicurezza per creep): anni 60 0,65
fm1 (fattore di sicurezza per durata dell'opera): anni 60 1,2
fm2 (fattore di sicurezza per danneggiamento meccanico): ghiaia 1,2
fn (fattore di sicurezza per pH del terreno): range pH 4,1‐8,9 1
Resistenza ultima richiesta (Tult) 63,31 kN/m

Da quanto sopra, si evince che il geocomposito da porre in opera dovrà avere una resistenza
alla trazione longitudinale pari o superiore a circa 65 kN/m. Il geocomposito previsto soddisfa tale

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criterio, presentando una resistenza alla trazione longitudinale pari a 200 kN/m, come verificabile
nell’allegato R.4 Disciplinare descrittivo prestazionale degli impianti e dei materiali.

2.3.5. Strato di controllo dell’erosione superficiale


A copertura dello strato di terreno di ricoprimento, anche in considerazione dell’inclinazione
delle scarpate, per le superfici a forte pendenza (capping tipo B), si prevede l’utilizzo di una
biorete, tipo Geojuta o equivalenti, posata con funzione di controllo dell’erosione
superficiale.

La Geojuta è una biorete costituita da fibre di juta a maglia aperta; trova


impiego con funzione di antierosione a completamento del sistema copertura,
ovvero a protezione temporanea del terreno vegetale di copertura sufficiente a
favorire lo sviluppo della vegetazione fino alla degradazione delle fibre naturali
costituenti il materiale.

La biorete è completamente biodegradabile. La resistenza a trazione è almeno pari a 15 kN/m


in direzione longitudinale e 15 kN/m in direzione trasversale con allungamenti non superiori al 8 %
(norma ASTM D 4599).

2.3.6. Strato superficiale di copertura


Il terreno agrario da utilizzare per la sistemazione a verde dovrà possedere una struttura
glomerulare, con scheletro in quantità non superiore al 5% e con pH 6-6,5 contenente sostanza
organica non inferiore al 2%.

La terra vegetale, da apportare quale substrato alla crescita della vegetazione, dovrà essere
chimicamente neutra, contenere nella giusta proporzione e sotto forma di sali solubili tutti gli
elementi minerali indispensabili alla vita delle piante ed una sufficiente quantità di microrganismi e
di sostanza organica (humus minimo 1%), esente da sali nocivi e da sostanze inquinanti e dovrà
rientrare per composizione granulometrica media nella categoria della “terra fine” in quanto
miscuglio ben bilanciato e sciolto di argilla, limo, sabbia (terreno di medio impasto).

La presenza di pietre è tollerata nella misura del 5% in peso con elementi con pezzatura
inferiore ai 5 cm.

2.3.7. Dreno a tergo del muro perimetrale


Al fine di agevolare l’allontanamento delle acque d’infiltrazione provenienti dallo strato di
drenaggio realizzato all’interno del pacchetto di copertura verso l’esterno è stato previsto, alla base
delle scarpate, a tergo del muro perimetrale della ex-discarica, la realizzazione di un dreno dello
spessore di circa 30 cm costituito da ghiaia di granulometria compresa tra 20 e 40 mm, nel quale
saranno posizionate tubazioni finestrate per il convogliamento delle acque meteoriche di
infiltrazione in apposite canalette di drenaggio che seguono il confine del sito.

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Le tubazioni finestrate sono previste in polietilene ad alta densità (PEAD) DN110 fessurato (3
fessure) e saranno posate una ogni 10 metri di dreno. La ghiaia, derivata dalla frantumazione di
rocce calcaree, avrà pezzatura da diam. cm 0,5 fino a cm 4.

2.4. SISTEMAZIONE DEL COMPLUVIO


Come ricordato nel precedente paragrafo 2.2.9, il sito in oggetto è interessato da fenomeni di
ruscellamento delle acque superficiali provenienti dai terreni posti a monte. Nello specifico, l’area
della discarica in oggetto è caratterizzata dalla presenza di un compluvio naturale, come indicato
nella tavola n.456 del reticolo idrografico del S.I.T. Puglia 1.3.6.

Come verificabile nell’allegato R.5 Relazione calcoli idraulici, la portata di piena, per il tempo di
ritorno pari a 200 anni, risulta pari a:

QP = 2,29 mc/s
Al fine di permettere il corretto deflusso delle acque, in corrispondenza del compluvio si
procederà alla rimozione dello strato di terreno rimestato a rifiuti che attualmente ricopre la linea di
compluvio, creando un canale artificiale che garantisca l’allontanamento delle acque mantenendo
un franco di sicurezza di 1 m rispetto al livello della piena duecentennale.

La sistemazione del canale sarà realizzata mediante il posizionamento di materassini tipo


Reno, sul fondo dello stesso, e di gabbionate metalliche lungo le sponde.

Come meglio specificato nel “Disciplinare descrittivo – prestazionale degli impianti e dei
materiali” in allegato, il materasso Reno è costituito da una struttura di rete metallica a doppia
torsione a maglia esagonale, avente forma parallelepipeda, di notevole ampiezza e piccolo
spessore, divisa in più celle (tasche), aventi la funzione di aumentarne la funzionalità idraulica e la
robustezza. I rivestimenti realizzati con detti materassi svolgono una funzione di rivestimento
antierosivo nei confronti dell’azione delle correnti e sono opere di rivestimento sottili (da 17 a 30
cm.) capaci di adattarsi ad un gran numero di situazioni e geometrie.

Le gabbionate metalliche sono, invece, strutture realizzate in rete metallica a doppia torsione
con maglia esagonale tipo 8x10 (UNI EN 10223-3). I gabbioni sono riempiti con pietrame per
creare una struttura flessibile, permeabile e monolitica. Il filo utilizzato nella produzione del
gabbione a scatola è in acciaio dolce trafilato a freddo con rivestimento in bagno galvanico a caldo
in lega eutettica di Zinco-Alluminio (5%) – cerio-lantanio

La pendenza del canale di progetto è stata, quindi, determinata, sulla base delle quote di
rilievo, in modo tale che la quota di scorrimento del canale nell’ultima sezione di valle, coincida con
il piano campagna. Date le quote e la lunghezza del canale la pendenza sarà del 2,59%.

Il dimensionamento del canale è stato effettuato mediante un procedimento iterativo mirato ad


individuare la sezione di progetto che, compatibilmente con le caratteristiche tecniche del materiale
utilizzato, comporti un costo di realizzazione inferiore.

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La sezione migliore è rettangolare con base 3,00 m ed altezza 1,50 m (data sovrapponendo
ad un gabbione di dim. 1,00x3,00x(h)1,00 m un gabbione di dim. 1,00x3,00x(h)0,50 m).

Di seguito si riporta la scala di deflusso del canale, rimandando all’allegato R.5 Relazione
calcoli idraulici per i necessari approfondimenti:

Altezza di Sezione Contorno Raggio Velocità Portata


riempimento liquida bagnato idraulico
m. mq. m. m. m/sec. mc/sec.
0,02 0,06 3,04 0,020 0,28 0,02
0,04 0,12 3,08 0,039 0,52 0,06
0,06 0,18 3,12 0,058 0,74 0,13
0,08 0,24 3,16 0,076 0,95 0,23
0,10 0,30 3,20 0,094 1,14 0,34
0,12 0,36 3,24 0,111 1,32 0,47
0,14 0,42 3,28 0,128 1,49 0,62
0,16 0,48 3,32 0,145 1,65 0,79
0,18 0,54 3,36 0,161 1,80 0,97
0,20 0,60 3,40 0,176 1,95 1,17
0,22 0,66 3,44 0,192 2,09 1,38
0,24 0,72 3,48 0,207 2,22 1,60
0,26 0,78 3,52 0,222 2,35 1,83
0,28 0,84 3,56 0,236 2,47 2,08
0,30 0,90 3,60 0,250 2,59 2,33
0,32 0,96 3,64 0,264 2,71 2,60
0,34 1,02 3,68 0,277 2,82 2,88
0,36 1,08 3,72 0,290 2,93 3,16
0,38 1,14 3,76 0,303 3,03 3,46
0,40 1,20 3,80 0,316 3,13 3,76
Scala di deflusso canale artificiale

Dalla scala di deflusso si evince che in occasione del transito della portata di picco a 200 anni
il franco residuo all’interno del canale è superiore a 1 m e che la velocità massima della corrente è
pari a 2,60 m/s.

In base a quanto comunemente riportato in letteratura, l’utilizzo dei materassini Reno


garantisce la protezione delle scarpate fino a velocità della corrente pari a circa 5 m/s, come
indicato nella Figura che segue.

RELAZIONE TECNICA 13/23


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PROGETTO ESECUTIVO

In particolare, la velocità critica (primo movimento) e limite (alla max. deformazione), derivate
da test di laboratorio, per spessori del materasso di 0,15-0,17 m, si possono rispettivamente
considerare pari a 3,5 m/s e 4,2 m/s (cfr. Tabella seguente).

È evidente che anche il valore di velocità massimo (2,6 m/s) raggiunto in corrispondenza di
una portata pari a 2,33 mc/sec, è comunque inferiore a 3 m/s e che, quindi, la posa in opera dei
materassi Reno protegge in modo appropriato il fondo del canale da possibili fenomeni erosivi.
Analoga garanzia è fornita tramite il posizionamento dei gabbioni metallici, che resistono a velocità
della corrente fino a 6-8 m/s, come evidenziato nella Figura sopra riportata.

Infine, si osserva che per garantire la continuità del capping di chiusura ed in particolare dello
strato di impermeabilizzazione, successivamente alla rimozione dello strato di terreno rimestato a
rifiuti che attualmente ricopre la linea di compluvio, si procederà alla posa, in corrispondenza della
stessa, di uno strato di materiale minerale argilloso dello spessore minimo di 50 cm, sul quale sarà
steso il medesimo geocomposito bentonitico utilizzato per l’impermeabilizzazione delle restanti
superfici della discarica.

Si riporta di seguito una sezione tipo della sistemazione del compluvio.

RELAZIONE TECNICA 14/23


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PROGETTO ESECUTIVO

Sezione tipo della sistemazione del compluvio

2.5. INTERCETTAZIONE E CAPTAZIONE DEL BIOGAS


In base ai prelievi effettuati si può affermare che una presenza significativa di metano è
rilevabile solo all’interno del corpo rifiuti allestito nel 1996.

Pertanto, si è ritenuto di prevedere in corrispondenza del corpo rifiuti allestito nel 1996, la
realizzazione di due pozzi di captazione del biogas posti all’interno della copertura, partendo dallo
strato di rottura capillare, e di tubazioni in polietilene PE 80 DN 90 per la captazione del biogas.
Tale sistema consente il collettamento del biogas fino ad una torcia statica Inox da 4" ad
accensione manuale, dove lo stesso sarà bruciato

Il materiale di risulta proveniente dagli scavi per la realizzazione dei suddetti camini dovrà
essere posizionato nella zona più depressa del sito e dovrà essere coperto da uno strato di
materiale inerte di spessore 20 cm in modo da evitare di mettere detti materiali in contatto diretto
con l’atmosfera ed evitare la dispersione di cattivi odori.

Il pozzo trivellato dovrà essere di diametro tale da consentire la posa in opera di una tubazione
DN 400 mm in PEAD finestrato del tipo a quattro fessure all’interno della quale installare un’altra
tubazione DN 90 mm, sempre in PEAD a quattro fessure, da immobilizzarsi mediante l’apporto di
ghiaia di pezzatura compresa fra 2 cm e 3 cm all’interno dell’intercapedine che si verrà a formare
fra le predette tubazioni.

Il pozzo dovrà essere elevato procedendo di pari passo con la realizzazione dei diversi strati
costituenti il “capping” e quindi procedendo all’innesto, sul tubo in PEAD più esterno, di una
tubazione di pari diametro, del tipo non finestrato, nonché di una tubazione di DN 90mm, del tipo
finestrato, in modo da consentire il prolungamento della tubazione interna fino ad una altezza tale
da sollevare la quota del pozzo di 0,5 m rispetto al piano dello strato di drenaggio per le acque
meteoriche.

RELAZIONE TECNICA 15/23


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PROGETTO ESECUTIVO

Il pozzo sarà completato con pezzo speciale innestato sulla tubazione emergente DN 90 mm
per il campionamento la regolazione ed il collegamento alla tubazione di captazione del biogas..

Il tratto terminale del pozzo sarà contenuto all’interno di un pozzetto in cls prefabbricato di
forma quadrata di lato 1,2 m ed altezza 1,1 m che sarà poggiato su una soletta in cls
precedentemente gettata in opera dello spessore 0,10 m.

Il predetto pozzetto si eleverà rispetto all’estradosso del terreno di copertura di 0,3 m.

Il pozzetto sarà tompagnato utilizzando una soletta prefabbricata in cls avente funzione di
telaio di sostegno per il posizionamento di una griglia metallica tipo orsogrill di lato 0,9 m che
impedirà l’accesso diretto al bocca pozzo a soggetti non autorizzati, animali randagi, ecc.. Inoltre,
considerato che gli sfiati saranno collegati tra di loro tramite una rete di tubazioni in PEAD
posizionata nello strato di terreno vegetale, i pozzetti saranno adeguatamente predisposti fori
passatubo attraverso i quali la suddetta rete potrà essere direttamente collegata ai camini.

Sezione sfiato biogas

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PROGETTO ESECUTIVO

2.6. COLLETTAMENTO DELLE ACQUE METEORICHE


Per quanto riguarda l’allontanamento delle acque meteoriche, si evidenzia che l’andamento
morfologico di progetto garantisce il convogliamento delle acque meteoriche verso il compluvio
risagomato, evitando la stagnazione delle stesse in aree depresse.

Il progetto esecutivo prevede, inoltre, l’esecuzione di una canaletta di raccolta in terra lungo
l’intero perimetro del sito, come rappresentato negli elaborati grafici T.7, T.8 e T.9.

In particolare, sul lato sud, ovvero a monte del compluvio che attraversa l’area, in
corrispondenza quindi dell’ingresso del canale artificiale, è prevista la realizzazione di una
canaletta di scolo a sezione trapezia, caratterizzata da larghezza minima del fondo pari a 1,00 m e
profondità pari a 0,50 m (cfr. all. T.9).

Detta canaletta è stata dimensionata, in via più che cautelativa, per garantire il deflusso,
ovvero il convogliamento verso il canale artificiale che attraversa il sito, della portata di picco a 200
anni, pari a 2,29 mc/s come calcolata nell’allegato R.5 Relazione calcoli idraulici.

Nello specifico, essendo l’ingresso del canale artificiale ubicato circa a metà del lato sud del
sito, si può ragionevolmente ipotizzare che le acque provenienti dai terreni a monte si ripartiscano
e giungano all’ingresso del canale artificiale equamente da est e da ovest. Tale ipotesi corrisponde
con il considerare il valore della portata di progetto, relativamente alla canaletta di scolo, pari alla
metà della piena di picco a 200 anni, ovvero pari a 1,16 mc/s.

Il dimensionamento del canale di scolo è stato effettuato utilizzando la formula di Chézy:

Q  A   R if
essendo:

- Q: la portata

- A: la sezione liquida

- R: il raggio idraulico

- if: la pendenza del fondo

- χ: il coefficiente di attrito

Per esprimere quest'ultimo è stata utilizzata l'espressione di Bazin:

87

  R 
R

dove γ è il coefficiente di scabrezza.

Il coefficiente di scabrezza di Bazin può essere assunto in via cautelativa pari a 1,80,
corrispondente al valore massimo previsto per canali in terra in cattive condizioni di manutenzione.

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PROGETTO ESECUTIVO

Considerato che si è adottata una pendenza minima if pari al 4%, si riporta di seguito la scala
di deflusso della canaletta perimetrale:

Altezza di Sezione Contorno Raggio Velocità Portata


riempimento liquida bagnato idraulico
m. mq. m. m. m/sec. mc/sec.
0,10 0,11 1,24 0,085 0,70 0,07
0,20 0,22 1,48 0,148 1,18 0,26
0,30 0,35 1,72 0,200 1,55 0,53
0,40 0,48 1,97 0,244 1,85 0,89
0,50 0,63 2,21 0,283 2,11 1,32
0,60 0,78 2,45 0,319 2,34 1,83
0,70 0,95 2,70 0,353 2,56 2,44

Da quanto sopra si evince che la canaletta di scolo prevista risulta verificata per la portata di
progetto.

2.7. INTERVENTI DI RIPRISTINO AMBIENTALE DELL’AREA


L’intervento di riqualificazione ambientale del sito è stato definito conformemente a quanto
disposto dal D.Lgs. 36/2003 secondo il quale è possibile destinare le aree interessate da
discariche di rifiuti ad utilizzi di tipo ricreativo a verde pubblico.

Nello specifico, con l’intervento in progetto si intende realizzare, anche tramite la


piantumazione di essenze arbustive, una zona verde, caratterizzata dalla presenza di percorsi
pedonali interni. É prevista, inoltre, la predisposizione dell’area per la realizzazione di un parco
energetico.

I percorsi pedonali saranno realizzati tramite posa di un sistema stabilizzante in polvere


fibrorinforzato da miscelare in sito con terreno presente o riportato, che garantisce un aspetto
totalmente naturale e un’eccezionale durabilità nel tempo, oltre a possedere comprovate
caratteristiche di sicurezza.

Tramite il sistema scelto è possibile ottenere l’effetto di una “strada bianca” che normalmente
viene realizzato impiegando materiali incoerenti quali pietrisco o ghiaietto, ad oggi ottenibile tramite
nuove tipologie di sistemi stabilizzati.

La pavimentazione scelta è dotata di capacità drenanti e consente di realizzare una


pavimentazione ecologica, assolutamente priva di bitume, o asfalto, o cemento, con caratteristiche
di stabilità e coefficiente di attrito ottimali, sostanzialmente eguale per materiali e cromia alle
tradizionali “strade bianche rurali” ma senza l’inconveniente della polvere e dell’incoerenza del
brecciolino.

Il passaggio dalla sponda destra alla sponda sinistra del canale artificiale di nuova
realizzazione sarà garantito grazie alla realizzazione di due ponticelli con struttura portante in c.a.
gettato in opera di larghezza pari a 2,00 m e lunghezza pari a 3,50 m, ovvero caratterizzati da

RELAZIONE TECNICA 18/23


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PROGETTO ESECUTIVO

sezione ad arco della platea superiore di lunghezza pari a 3,08 m in corrispondenza dell’intradosso
della stessa. La struttura del ponte sarà caratterizzata da altezza netta minima all’intradosso della
platea superiore pari a 1,30 m e massima (in corrispondenza della mezzeria dell’arco) pari a 1,60
m. La larghezza netta della sezione longitudinale del manufatto è prevista pari a 3,00 m.

In corrispondenza dei suddetti ponti ed a protezione da cadute accidentali nel canale artificiale,
nonché in corrispondenza del ciglio superiore delle aree a maggiore pendenza, sarà installata una
staccionata in legname di castagno di altezza non inferiore a cm 90.

Si rimanda alle planimetrie relative alla sistemazione finale del sito (All. T.9) per maggiori
dettagli.

RELAZIONE TECNICA 19/23


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PROGETTO ESECUTIVO

3. VERIFICA COMPLESSIVA DELLA STABILITÀ DELLE


SUPERFICI A FORTE PENDENZA
La verifica di stabilità delle superfici a forte pendenza della ex-discarica può essere ricondotta,
in modo apparentemente semplice, a classici aspetti della geotecnica applicata ai rilevati in terra,
laddove si fa usualmente ricorso ai metodi cosiddetti dell’equilibrio limite.

Tuttavia, nel caso in esame , le scarpate sono costituite in buona misura da terreno di
riporto, ovvero dal terreno misto a rifiuti scavato per realizzare la sistemazione del compluvio
che attraversa il sito.

I rifiuti, pur presentando alcune analogie di costituzione con i terreni, hanno caratteristiche
proprie che rendono estremamente problematica la diretta applicazione ad essi dei metodi di
studio della geotecnica. La particolare composizione dei rifiuti, la estrema deformabilità di alcuni
loro elementi, la instabilità fisico-chimica dei componenti organici, il ruolo dei fluidi in essi contenuti
non consentono di riferire il loro comportamento fisico e meccanico a parametri semplici e ben
consolidati nel campo della meccanica delle terre.

In altri termini, il comportamento meccanico dei rifiuti sotto carico è fortemente condizionato
dalle grandi deformazioni che il materiale subisce, tanto che non è praticamente riconoscibile
un dominio di plasticizzazione del materiale. Per cui, le stesse ipotesi che sono alla base dei
metodi di verifica dell’equilibrio limite vengono meno.

Questo comportamento è del resto confermato dalla evidenza sperimentale. Si è constatato,


infatti, che in determinate condizioni fronti di scavo a pareti pressoché verticali eseguiti in
discariche di rifiuti si mantengono stabili anche su notevoli altezze.

Pertanto è normale pratica includere come esplicito elemento di progetto la pendenza che
deve essere attribuita alle scarpate, che non deve superare i 35-40° rispetto al piano orizzontale.
Da dati sperimentali riscontrabili in letteratura è infatti questo il valore di pendenza in
corrispondenza del quale il corpo dei rifiuti rimane stabile.

Nonostante tutto quanto sopra, normalmente viene richiesto che il progetto di una discarica
venga sostenuto da verifiche di stabilità. Per ottemperare a tale esigenza non si può che ricorrere
ai metodi dell’equilibrio limite, attribuendo ai rifiuti parametri di resistenza al taglio “fittizi”, scelti in
funzione del livello di deformazione che si intende tollerare. A tal fine si è fatto riferimento ai
risultati sperimentali dedotti dalla pubblicazione di Grisolia et al (Modelli di comportamento
geotecnico di una discarica di RSU – scelta dei parametri di progetto), dai quali è possibile
individuare dei livelli di sollecitazione limite corrispondenti a imposti livelli di deformazione, in
corrispondenza dei quali definire dei parametri di resistenza fittizi (cfr figg. 1 e 2)

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PROGETTO ESECUTIVO

Prove di compressione triassiale interpretate con la rottura a diversi livelli di deformazione

Angoli di attrito in funzione delle deformazioni

A questo punto è necessario individuare la condizione in corrispondenza della quale si vuole


effettuare la verifica di stabilità. La situazione più gravosa è evidentemente quella che si registra in
fase di conformazione della scarpata. Ne deriva che i parametri da adottare per una verifica
massimamente cautelativa sono:

 = 15° (angolo di attrito)

C = 10 kPa = 1 t/mq (coesione)

Riguardo il peso di volume , la situazione più cautelativa corrisponde al considerare il peso di


volume del materiale di rinterro, ovvero del terreno misto a rifiuti, pari al valore massimo attribuibile
ai rifiuti, che normalmente non supera a seguito delle operazioni di compattazione 1,5 t/mc.

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PROGETTO ESECUTIVO

Per la verifica di stabilità si è scelto di adottare la procedura semplificata messa a punto da


Taylor, secondo la quale, per un certo valore di  l’altezza Hc critica del rilevato che si rompe con
un cerchio passante per il piede del pendio è data da:

Hc = Ns x C/

Nella quale Ns, detto fattore di stabilità, è un numero puro e dipende da  e da , C è la


coesione e  il peso di volume del rifiuto. I valori di Ns sono deducibili dal seguente grafico.

Per = 15° e  = 35°, angolo massimo delle superfici a forte pendenza presenti in sito, Ns
assume un valore certamente superiore a 12, ma a vantaggio di sicurezza si considera Ns = 12, da
cui si ha:

Hc = Ns x C/ = 8 m

Questo deve quindi essere il valore massimo di altezza delle superfici a forte pendenza che
deve essere ottenuto dalla regolarizzazione preliminare della morfologia del sito.

Verificata, quindi, la stabilità delle scarpate costituite da terreno misto a rifiuti, rimane da
verificare la stabilità complessiva della discarica nella fase di post-gestione, ovvero a seguito
della realizzazione della copertura finale.

Ma in questo caso il problema della stabilità non è riconducibile esclusivamente a fenomeni di


rottura generalizzata (per la cui verifica valgono comunque le considerazioni finora svolte per il
corpo dei rifiuti) in quanto le superfici “deboli” coincidono con quelle poste a separazione dei
vari strati. Si tratta pertanto di individuare quelli accorgimenti da porre in opera per “rinforzare” tali
superfici al fine di scongiurare eventuali fenomeni di scorrimento connessi fondamentalmente
all’ingressione delle acque meteoriche. Infatti, le sovraspinte interstiziali dell'acqua a livello dello
strato drenante sono in grado di provocare tensioni nel pacchetto sovrastante, formato dal terreno

RELAZIONE TECNICA 22/23


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PROGETTO ESECUTIVO

vegetale, tali da renderlo instabile e innescare fenomeni di scorrimento lungo la superficie critica
all'interno della stratigrafia.

Al fine di scongiurare l’innescarsi di fenomeni di instabilità di questo genere, in


corrispondenza delle scarpate lo strato drenante posto tra il geocomposito bentonitico e il
terreno vegetale dovrà essere protetto da un geocomposito di rinforzo costituito da una
geostuoia tridimensionale realizzata in monofilamenti di poliammide termosaldati nei punti
di contatto accoppiata ad un geotessile tessuto di rinforzo in multifilamenti di poliestere ad
elevata tenacità.

Si osserva, infine, in base ai risultati riportati al par. 2.2.5, la situazione più gravosa si ha in
corrispondenza della sponda est del compluvio, caratterizzata da minore pendenza ma
maggiore lunghezza. In corrispondenza di tale superficie, il geocomposito da porre in opera dovrà
avere una resistenza alla trazione longitudinale pari o superiore a circa 65 kN/m. Il geocomposito
previsto soddisfa tale criterio, presentando una resistenza alla trazione longitudinale pari a 200
kN/m, come riportato nell’allegato R.4.

RELAZIONE TECNICA 23/23