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Altra cosa, estremamente istruttiva, che salta fuori col Parkinson è l’eccesso di ferro inorganico

Altro fattore degno di nota è che, col Parkinson, cresce la concentrazione patologica di ferro
inutilizzato nel cervello.

Alla nostra nascita, tale concentrazione è nulla, e cresce gradualmente fino a 30 anni, per
restsare stabile fino a 60.

Dopo i 60 riprende a crescere, in linea con la mineralizzazione generale tipica della tarda età.

Il ferro viene assorbito a livello intestinale e trasportato al cervello da una proteina chiamata
transferrina, e poi viene immagazzinato nella glia, connesso alla proteina ferritina.

Finché il ferro è legato ed imprigionato risulta innocuo ma, se viene liberato, porta alla formazione
di radicali liberi.

I malati di Parkinson hanno un livello di ferro libero notevolmente maggiore di quello delle
persone sane,
come scrive Stefano Bussolon nel suo ottimo articolo Cause del Parkinson in data 19 marzo su
Internet.

Ecco dunque, una volta di più, che le malattie non vengono da pianeti lontani e misteriosi, dalla
cattiveria degli spiriti maligni, dai germi e dai virus veri o inventati, ma piuttosto dalla follia e dagli
errori.più atroci dell’uomo e del medico, dall’uso improprio di micidiali farmaci cardioregolatori,
dall’uso sconsiderato di
sostanze stupefacenti, da bistecche al sangue col ferro-eme mai metabolizzate, da cure mineral-
vitaminiche a base di ferro inorganico e di vitamina C sintetica, da acque ferruginose suggerite
pervicacemente da nutrizionisti incompetenti.

Come volevasi dimostrare, i tentativi dell’uomo e della medicina di sostituirsi al buon Dio, di
trasgredire principi e leggi naturali precise e inflessibili, sono del tutto fallimentari.

I parkinsoniani sono persone normalissime come tutte le altre, con qualche ossidazione ferrica e
qualche residuo dopante in più

Ora mi si chiede una dieta su misura per questi pazienti specifici.

Vedremo di accontentare questo lodevole e generoso spunto dell’assistente sanitario romano.

Prima però, mettiamoci bene in testa che i parkinsoniani sono uomini normalissimi come tutti gli
altri, e che sono dotati di un sistema gastrointestinale, di un sistema immunitario, di un sistema
corporale e mentale fruttariani, e di un sangue pure fruttariano (cioè alcalino) come tutti gli altri.

Di diverso hanno solo qualche ossidazione ferrica in più e qualche deposito velenoso in più in
zona cervello.

Pertanto, la dieta ideale è sempre quella, è sempre la dieta umana per eccellenza, quella della
frutta 5 volte
al giorno o giù di lì, in linea con l’esperimento-chiave di Cambridge-2000, e dei 2 pasti principali
snelliti e purificati, con terrina di verdure crude seguita da qualche cereale integrale e da qualche
vegetale amidaceo (patate-zucche), da qualche legume, e da una manciata di mandorle-pinoli-
nocciole-noci, limitando la cottura al minimo indispensabile.
La necessità di un digiuno liberatore, purificatore e preparatorio

Tutta questa operazione dovrà essere necessariamente preceduta da 1-2-3 giorni di digiuno
assoluto (in questo caso attentamente assistito), con acqua distillata a volontà.

Un’alimentazione naturale e perfetta richiede un carburante pulito, ma anche un carburatore e un


motore perfetti, ovvero un intestino libero dai miasmi e dai residui putrefattivi caratteristici
dell’abominevole dieta onnivora propagandata dai piazzisti plebei del carnelattismo.

Un’alimentazione perfetta include anche movimento, entro determinati limiti per i parkinsoniani,
tipo semplice ginnastica a corpo libero, con tanto stretching e con respirazione a pieni polmoni,
all’aria aperta e al sole.

Questo discorso, in ogni caso, vale per tutti, per sani e malati, per chiunque voglia mettersi
finalmente in regola con se stesso.

Se qualcuno è messo male, oppure è immobilizzato a letto, dovrà ridurre i quantitativi segnalati
nello schema nutrizionale in misura proporzionale alle sue possibilità di consumo calorico.

L’eliminazione del doping MPTP e delle concentrazioni micidiali di ferro sono fondamentali

Ricordarsi comunque che, per eliminare i residui di MPTP nascosti tra le pieghe del cervello ed
altrove, l’unico rimedio valido è il digiuno totale e ripetuto fino a quando ogni residuo drogante se
ne è andato del tutto.

Per eliminare le concentrazioni di ferro con relativi radicali liberi, depositate nella substantia nigra,
serve la stessa cosa di prima, cioè il riposo fisiologico totale chiamato digiuno, e la successiva
adozione di una dieta rigorosamente fruttariana.

Una dieta cioè carica di acqua biologica, atta ad evitare la tipica mineralizzazione-della-terza-età
dove i tessuti si atrofizzano e si seccano, mentre il calcio inorganico e il ferro inorganico si
distribuiscono nei posti sbagliati, calcificando e siderizzando giunti ed articolazioni.

http://www.abin.it/dieta-parkinson-e-non-parkinson/#more-68