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COLLECTION

DE

L'ÉCOLE

FRANÇAISE

DE

ROME

~~~~~~~-211~~~~~~~-

LUIGI LORETO

LA GRANDE INSURREZIONE LIBICA CONTRO CARTAGINE DEL 241-237 A.C.

UNA STORIA POLITICA E MILITARE

ÉCOLE FRANÇAISE DE ROME PALAIS FARNÈSE

1995

Imprimé sur papier permanent conforme à la norme ISO/CD 9706

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~./

© - École française de Rome - 1995

ISSN 0223-5099 ISBN 2-7283-0350-9

Diffusion en France:

DIFFUSION DE BOCCARD 11 RUE DE MÉDICIS 75006 PARIS

Diffusion en Italie:

«L'ERMA» DI BRETSCHNEIDER VIA CASSIODORO 19 00193 ROMA

Per Lellia Cracco Ruggini in amicizia

« Ich bin Soldner und stolz darauf, es zu sein. Ich kampfe gegen den Feind nicht nur im Namen der Ver- waltung, sondem auch ais ein - wenn auch bescheide- nes - Vollzugsorgan ihrer Aufgabe, das heifüjenes Teils ihrer Aufgabe, der sie zwingt, gegen ihre Feinde zu kampfen, denn sie ist nicht nur da, dem Bürger zu hel- fen, sondern ihn auch zu beschützen» (F. Dürrenmatt, Der Winterkrieg in Tibet, in Gesammelte Werke, Zürich

1988, p. 95).

PREFAZIONE

L'amicizia e l'apprezzamento di Claude Nicolet hanno voluto ac-

cogliere questo nostro libro nella Collection de l'École française de

Rome. Si tratta non solo di un onore ma anche di un particolare pia- cere per il suo autore che è da sempre «abitatore » della biblioteca di palazzo Farnese, nelle cui sale e tra i cui scaffali questo libro è stato anche, del resto, in buona parte scritto. Il motivo di ringraziamento è dunque duplice. E un ringraziamento va anche alla cortesia di F.-C. Uginet e alla competente intelligenza della tipografia.

Roma, autunno 1995

X

Gli studi di Aa. il cui nome compaia una sola volta nella bibliografta, non- ché il primo degli studi ivi indicato di Aa. che compaiono più volte sono citati con l'indicazione del solo nome stesso, seguito, quando del caso, dal volume e dalle pagine. Quelli ulreriori di un medesimo A. sono citati con il nome e il pri- mo sostantivo del titolo. Le tre Carte che corredano il volume non hanno altra pretesa che quella di facilitare la comprensione del testa; si avverte che la carta III è uno schema non in scala.

INTRODUZIONE

La guerra dei mercenari contro Cartagine - secondo la sua più tradizionale denominazione - o, più esattamente, corne vedremo, la insurrezione libica del 241-237 a. C. 1 , è un episodio della storia car- taginese che riveste più di un motivo di grande interesse. Anzitutto comprende in sé il più grave caso - almeno quanto alle conseguenze - di ammutinamento nella storia militare antica fino almeno all'i- nizio dell'età imperiale romana. Ed anche se - corne vedremo - tale componente nella vicenda complessiva non è da sopravvalutare essa conserva rilievo tanto in sé quanto soprattutto per l'attenzione che raccoglie nella maggiore trattazione rimasta dell'intera vicenda, quella di Polibio - sullo sfondo intellettuale di una sua pronunciata avversione al fenomeno del mercenariato, che rasenta i limiti del-

1'ossessione.

In secondo luogo si tratta anche, e corne si vedrà, sopratutto, di un caso del pari eclatante di insurrezione della popolazione indi- gena di un territorio assoggettato ad una potenza ellenistica - quale

in quest'epoca è ormai da tempo Cartagine -, probabilmente anzi

senza uguali per intensità e consapevolezza politica anche rispetto alle di poco posteriori vicende dell'Egitto tolemaico. Cosi corne peculiare è il modo in cui i due momenti si intrecciano tra loro. Anche sul piano euristico e conseguentemente metododologico l'episodio pone questioni meritevoli di attenzione. Disponiamo

infatti di un'unica trattazione continua e completa, appunto quella polibiana, cui si affiancano frustuli di diversi autori, Diodoro,

Appiano, Zonara (cioè Dione Cassio), cosi corne una breve ma importante menzione in Cornelio Nepote, le quali attestano un certo livello di interesse nella storiografia antica e, sopratutto, l'esistenza

di trattazioni quasi coeve o di poco posteriori almeno in parte

diverse da quella di Polibio. Al fascino esotico che poteva ancora suscitare nel secolo scorso

1 Se l'anno di inizio della vicenda è incontroverso va avvertito corne relativa- mente discusso sia se essa si concluda nel 238 o nel 237. Tale secondo anno è quello a nostro avviso più probabile, per le ragioni addotte nella Parte III, Cap. XI, e di conseguenza è quello adottato qui corne nel titolo del volume.

2

INTRODUZIONE

l'episodio è debitore di un Nachleben nella cultura moderna di un certo rilievo. Non solo esso forma l'oggetto, o meglio Io scenario, del primo romanzo del filone storico romantico di Gustave Flaubert, il celeberrimo Salammbô, del 1862, dal nome dell'immaginaria figlia di Amilcare Barca, sacerdotessa della dea Tanit, che ne è la protago- nista 2 , ma ha fornito anche l'ispirazione ad una opera di Modest Mussorgskij dall'omonimo titolo, di cui peraltro furono composti solo alcuni frammenti di coro femminile poi confluiti in parte nel Boris Godunov. Del resta già Flaubert aveva giocato con l'idea di ùna trasposizione musicale del suo romanzo da parte di Berlioz, poi effettivamente realizzata quasi trent'anni dopa, nel 1890, da Ernest Reyer. E neanche la pittura pare essere rimasta insensibile al fascina della vicenda storica 3 , a prescindere ovviamente dal filone iconografico 4 e cinematografico 5 - con almeno quattro film, e alcune sequenze della stesso Orsan Welles in Quarto potere - auto- nomamente ispirato dal romanzo flaubertiano. La prima atttenzione storiografica moderna risale al commen- tario militare di Polibio del cavaliere de Folard e alla trattazione di storia militare antica di Guischardt - il Quintus Icilius dei Freikorps fridericiani della Guerra dei Sette Anni. Lettori di Polibio ad uso didascalico-militare, in una età in cui l'arte delle evoluzioni domi- nava i principi della tattica, i due autori settecenteschi furono attratti soprattutto dalla sua descrizione della battaglia del Bagradas, benché intendendola in modo assai fantasioso ed euristi- camente forzante, condizionati più dall'esperienza dei regolamenti militari loro coevi che da esigenze filologiche 6 Ma vanna ricordate anche le trattazioni di Edward Wortley Montagu che bollava Matha

2 Una valutazione sull'accuratezza del romanzo in Warmington, p. 186, e, quanto alla questione dei sacrifici umani a Cartagine, antistorico si ma a partire da un'ottima conoscenza di Diodoro, ora Moscati, Sacrifzcio. Per una considerazione dello sterminato lavoro di ricerca, con una biblio- grafia tenuta presente di oltre cinquecento titoli in un momento culturale in cui il confine tra funzione letteraria e storiografica non è ancora, né definitivo né an- cor meno netto, rimane tradizionale Io studio di Benedetto. Per un inquadramento della concezione flaubertiana della punicità nell'otti- ca dell'orientalismo coevo Said, 181-190; Bernai p. 355-359. E la vicenda toma ora nel romanzo dell'americano Q. Clewes, Jetlag, del

1995.

3 Un quadro di G. Surand raffigurante la battaglia di Prione è ricordato da Veith, p. 546 nt 1, ma su di esso non ci è stato possibile raccogliere aitre informa- zioni. Ad esso vanno aggiunte due raffigurazioni della cd. battaglia (impropria- mente denominata, cfr. infra p. 177 nt 48) del défilé de la Hache di E. Thivier e P. Buffet. 4 Cfr. Aziza, in Dictionnaire des figures, 344-345; ora utile il dossier fotografi- co di Gauthier-Carroux. 5 Per esso si veda Aziza, in Dictionnaire des personnages, p. 392-393. 6 Si veda infra Parte III, Cap. III.

INTRODUZIONE

3

e Spendio corne « two desperate ruffians

Adam Smith che plausibilmente ne dipende. Niebuhr, concludendosi la sua Romische Geschichte con la fine

della I guerra punica, non si occupô della vicenda 7 , la cui

tazione organica è perciô quella di Jules Michelet, dal suggestivo ritmo narrativo ma dal tono talvolta melodrammatico, in un'ottica

di svalutazione della cultura punica tipica per quegli anni 8 , che fornl

anche l'ispirazione al romanzo flaubertiano 9 Ad essa fa seguito la menzione, più sobria, di Mommsen nella Romische Geschichte• 0 Dopo la dissertazione dedicatagli da Seibel nel 1848, cronologica- mente intermedia dunque tra le due aitre trattazioni appena men- zionate, la vicenda non ha più formato oggetto di autonoma consi- derazione, al di fuori delle storie generali di Cartagine o dell'Africa antica, da quella con acuti spunti, nell'ambito di un'opera a tutt'oggi insuperata, di Meltzer a quella, assai meno originale, nell'ambito di un'opera fortemente compilatoria, di Gsell, per menzionare le più risalenti, a quelle ora di Warmington e di Huss nonché alla recente biografia di Annibale di Seibert, con interessanti ipotesi sull'influsso della vicenda sul futuro condottiero. La trama della presente ricerca segue un triplice ordito. Prelimi- narmente, nella Parte I, viene analizzata la posizione della storio- grafia antica nei confronti della vicenda, sia corne studio storico- storiografico che corne Quellenforschung, entrambi necessariamente da presupporre corne filtro per l'ulteriore utilizzo ricostruttivo del materiale euristico a disposizione - naturalmente nella misura in cui i due piani per realtà interconnesse, e tanto più in una condi- zione di disponibilità frammentaria, possono altro che astratta- mente distinguersi. Le successive due parti concernono invece la ricostruzione fat-

tuale delle vicende. Nella parte II anzitutto sono analizzate la genesi e

le cause del conflitto. Viene ricostruita la dinamica che porta dal rim-

» e la menzione di

prima trat-

7 L'aveva pero trattata nel corso di lezioni di storia romana tenuto a Bonn nel 1827/28 e ripetuto l'anno successivo - edito poi dallo Isler nel 1846, cioè quin- dici anni dopo la storia romana di Michelet-, peraltro cursoriamente, anche se non senza spunti interessanti e attualizzazioni acute, cfr. Niebuhr, Vortrêige, I, 2, p. 44-45. Si pensi ad es. all'accostamento dell'episodio della intercettazione carta- ginese delle navi romane al problema del diritto di visita e della neutralità - di scottante attualità a meno di vent'anni dalle due guerre della Lega dei neutri e dal bombardamento inglcse di Copenhagen, specie per un Danese. E ugualmente anche all'interpretazione della vicenda corne «Nationalkrieg» che difficilmente puô non mettersi in connessione analogica - poco importa se intenzionale o me-

no - con la Deutsche Erhebung.

8 Cfr. Michelet, p. 453-457.

9 Per tale legame cfr. Gsell, III, p. 100 nt 4; Picard, Vie, p. 7.

1 °Cfr. Mommsen,

I, p. 560-561.

4

INTRODUZIONE

patrio delle truppe puniche dalla Sicilia al loro ammutinamento e l'insurrezione della popolazione indigena libica che non solo si salda con ma, corne si vedrà, in realtà determina concausalmente l'ammu- tinamento stesso. Su tale base si indagano poi i motivi dell'insurre- zione e i suoi obiettivi che sono da rinvenire in una volontà politica secessionista, scevra perô di connotazioni nazionali e sociali, cui si sommano (forse) ambizioni individuali dei leaders del movimento. La terza parte è infine dedicata ad una ricostruzione - secondo un tradizionale impianto di storia militare - delle operazioni bel- liche che si possono sommariamente e descrittivamente articolare

in tre fasi. La prima si apre con l'assedio posto dagli insorti ad Utica

ed Ippona cui fa seguito la prima controffensiva cartaginese al comando di Annone e, dopo l'esito inconcludente di essa, una seconda spedizione al comando di Amilcare, culminante nella vit- toria del Bagradas. La seconda registra un ampliamento del teatro delle operazioni con una spedizione di Amilcare nell'interno, una controffensiva degli insorti che porta alla defezione delle due città ancora assediate e alla messa sotto assedio della stessa capitale e la loro successiva sconfittta nella battaglia di Prione. La terza si incentra infine sul colpo di coda dell'insurrezione, favorito da un errore di Amilcare che provoca una sconfitta cartagi- nese presso Tunisi, e sulla successiva ripresa punica e definitiva repressione. Parallelamente all'analisi delle operazioni militari vengono prese in considerazione, di volta in volta, le congiunture politiche, tanto all'interno del movimento insurrezionale che di Cartagine,

<love alla fine si attua un colpo di stato da parte di Amilcare che è insieme coronamento dell'intera vicenda e prologo per la successiva fase barcide della storia cartaginese. Infine vengono autonomamente trattate - per l'unità di conside- razione che richiedono - le vicende parallele in Sardegna e i rapporti punico-romani durante il conflitto.

*

*

*

La complessiva articolazione tematica, cosi corne la successione concatenata degli eventi militari, ci hanno indotto a mantenere

corne unitaria la Parte III, anche se essa quanto a dimensioni, sul piano dell'economia organizzativa della complessiva ricerca, risulta

di estensione assai maggiore delle due precedenti. Al fine di una

migliore maneggevolezza si è per questo comunque ritenuto di orga- nizzarla su tre sezioni grosso modo corrispondenti alle tre fasi in cui - ribadiamo sempre e solo descrittivamente e non sostanzialmente - è articolabile l'intera guerra.

PARTE 1

LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

CAPITOLO I

LE CAUSEE LA CONNOTAZIONE DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA *

Poumo

1. Nell'analisi etiologica polibiana del conflitto occorre distin- guere due rnomenti. Anzitutto, nell'accostarnento con la all'incirca coeva - quanta allo scoppio, non quanta alla durata, brevissima per quest'ultima - guerra falisca di Roma egli sernbra voler <lare un irnplicito accento storico-filosofico 1 , che ci pare consapevolmente rnirato a far risal- tare la connessione causale tra le due guerre interne e il rnaggior conflitto appena concluso, attesa anche la sua nozione di ai'tia 2 Il parallelo romano è posta infatti da Polibio non corne puramente

retorico ma corne strutturalmente intrinseco ( «

n:apan:Â.Ticnov àµq>o-rÉpotç; auvéJ311 n:a0Eiv

quindi essere casuale e non avere invece, per quanta ellitticarnente, uno specifico significato. Per comprendere quale se ne deve ricer- care il punto di fonda. L'unico elernento comune ai due episodi è il fatto che sono posti corne immediatarnente - e causalmente - conse- guenti alla guerra di Sicilia e concernono la dimensione lato sensu interna delle rispettive cornpagini. Per il resto infatti è evidente, anzitutto, che l'uno riguarda la potenza vincitrice, l'altro quella sconfitta. Inoltre non si puo sostenere che un elemento di identità sia nel fatto che la controparte nei due episodi è rappresentata da alleati; questo è vero per i Falisci ma - corne diremo più oltre - non puo dirsi né per i mercenari - che sono il soggetto principale della

»)3, difficilmente puo

lôiov n Kai

* In tale Parte usiamo di preferenza l'espressione guerra o conflitto per de- signare l'intera vicenda per evitare il rischio di confusione tra la natura reale di insurrezione politica - quale sarà chiarita nella Parte II - e la percezione diversa degli storici antichi. 1 Cfr. Pulyb. I 65, 1-2. 2 Perla quale soprattutto Walbank, Polybius, p. 158 e inoltre Petzold, p. 9- 12; Meister, p. 150-155; diversamente Pedech, p. 80-90, soprattutto 86, che limita ail'esclusivo momento soggetivo intellettuale il concetto. Nel caso di specie man- ca comunque la dimensione psicologico-individuale. 3 Esso pertanto non puô ridursi sbrigativamente ad una semplice curiosità, corne fa invece Pedech, p. 410.

8

LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

vicenda nella ricostruzione polibiana - né per i Libî che, nell'orga- nizzazione della stato cartaginese, sono semplici sudditi. E anche le caratteristiche intrinseche delle due vicende - durata, gravità e con- seguenze - sono poi tra loro diverse, avendo in comune solo il fatto di costituire difficoltà interne di una certa rilevanza. L'elemento chiave del parallelismo, nel quale si rivela il signifi- cato che Polibio vuole atttribuirgli, è la guerra di Sicilia corne tale, cioè nelle sue caratteristtiche di conflitto di enorme impegno mate- riale e temporale. Ciè> che dunque si vuole evidenziare con l'accosta- mento è la connessione causale che si innesca - o almeno puè> inne- scarsi - tra una guerra di tale portata e una destabilizzazione interna 4 agli stati belligeranti ed indipendentemente dal sua esito -

ed in ciè> è anzi soprattutto da cogliere l'originalità della formula- zione - in quanta altrimenti sarebbe fuori posta l'accostamento di vincitori e vinti. Ciè> è ulteriormente confermato da Cornelio Nepote, che, sui punto, usa manifestamente Polibio corne indica l'adozione della stessa dinamica (rivolta dei mercenari estesa da questi alla Libia; carattere totale della posta in gioco) e che tra gli autori perve- nutici è il solo a porre direttamente tale causalità - ovviamente

senza approfondirla - «

intestinum bellum

diuturnitate externi mali tantum exarsit

» 5 - traduzione letterale, ma proprio per questo

corne vedremo erronea, del noÀEµoç tµcpuhoç polibiano. In seconda luogo, d'altro canto, l'àpxi) rappresenta per Polibio, corne si vedrà 6 , già una più che compiuta sequenza evenemenziale. Ciè> spiega perché all'interno di essa egli si soffermi, con moita più cura ed esplicitezza che non perle cause della guerra corne tale, su una dimensione causale, arrivando a parlare, corne vedremo, di àpx11yov Kai µ6vov ai'."nov 7 Egli pare cosl distinguere tra la causa del- la guerra e la causa della sua àpxi) 8 Si coglie in ciè> una discrasia

logica, conseguente alla sua concezione generale di quest'ultima, quasi corne evento minore già parte dell'evento maggiore 9 , e che a

4 Il conflitto falisco, nel suo significato politico, è spia di una necessità di Roma di ristabilire l'immagine incrinata della propria forza nei confronti della Federazione dopo la lunga, sofferta ed incerta guerra con Cartagine, cfr. su ciô

Loreto, Conflitto.

5 Cfr.

Cfr.

6

Nep, Ham., 2, 1.

infra

p.

4 7.

7 Polyb. I, 66, 10. 8 Rispetto dunque alla tricotomia uitia, np6q>acnç, à.pxit per la quale Wal- bank, Polybius, p. 158-159, si ha una duplice variante nell'assenza della seconda e nella introduzione di un etiologia di II grado. 9 Per essa, in generale, Petzold, p. 28; 110; 137-138; Walbank, Polybius, p. 158, diversamente Pedech, p. 92,-93. Quello in questione è una à.pxit quanto mai lunga e articolata che meriterebbe di essere considerata nello studio della ca- tegoria polibiana più di quanta non sia stato sinora fatto.

LE CAUSE DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

9

Polibio pare sfuggire per le ragioni che vedremo; e cioè se la

seconda sia o mena del pari determinante per il conflitto stesso, se cioè senza di essa, ossia con una gestione diversa della crisi, questo avrebbe potuto o mena essere evitato. Di modo che sarebbe inesatto ricondurre la causa dell'àpxit al concetto moderno di causa scate- nante. 2. Entriamo dunque nel merito di tale seconda etiologia. Cio che

la caratterizza è

parallelamente la mancata individuazione di un singolo evento car- dine scatenante, l'attenzione ai modi di amministrazione della crisi da parte del governo punico, con una specifica enucleazione dei

relativi errori comportamentali 11 , e soprattutto l'a priori di radicale critica per il mercenariato e ogni sistema militare che vi sia basato 12 Il mercenario appare corne un tipo antropologico, connotato secondo stereotipi topicamente negativi, quale la babele liguistica 13 - abitualmente connessa nel pensiero etnografico greco al concetto di barbarie e non corrispondente (almeno pienamente) alla realtà sto- rica corne vedremo emergere dalla contraddizione di Polibio stesso

e l'abitudine alla violenza 14 , quasi infraumano 15 , equipa-

in materia -

rato con un giudizio di valore al barbaro 16 , il quale pressoché deter-

l'attenzione ad una successione di snodi causali 10 e

10 Cfr. Polyb. I 66, 6; 67,

Il Cfr. Polyb. I 66, 6; 8-9; 67, 1-2; 12 (indirettamente); 68, 1-3; 11; 69, 1-2; 70,

1;

2;

11;

13; 68,

8; 9;

13; 69, 8;

13;

70, 5.

1-2

 

12 Cfr. Polyb. I 66, 10; 11. 13 Cfr. Polyb. I 67, 3; 67, 8; 69, 12; 80, 8. 14 Cfr. Polyb. 1 81, 9-11. 15 Cfr. Polyb. I 67, 6; 70, 6; 81, 9. Di rilievo è anche 1 67, 7 dove con disprezzo

di

marca aristotelica si parla di meticci (µtÇÉÀÂ.T)Vt;Ç), e ôoùÀ.ot. La proposizione

relativa è posta alla fine dell'elencazione in modo che sintatticamente puo riferir- si sia all'ultimo termine che all'elenco corne unità, ma se Polibio avesse voluto li-

mitarla inequivocabilmente ai µ1Ç€Â.À.TJVt;Ç gli sarebbe stato sufficiente non porli alla fine dell'elenco, anticipando di conseguenza la relativa; mentre d'altro canto

è significativo corne contrapponga stilisticamente il blocco di Iberi

ai Libî con cio mostrando di considerare il primo, alla cui fine appunto si trova la relativa, corne una unità logica. Ci sembra quindi diversamente da Musti, Polibio e la democrazia, p. 206 che essa si riferisca più probabilmente a tutte le nazioni elencate. Significativo è il fatto che un esercito di mercenari non possa costituire un corpo organico, «politico» in senso classico, ma solo una massa ingoverna- bile, cui caratteristica è la -rup~ri. cfr. 1 65, 7-8; 67, 8; anche 67, 3; e che le loro azioni siano descritte corne dettate dall'ebbrezza del vino, cfr. I 69, 12. In un altro episodio collettivo ricorre l'accostamento al mondo ferino, cfr. 1 79, 8; 80, 10; 81, 9. Del pari la guerra condotta da loro è connotata patologicamente con una equi- parazione ad un cancro dell'anima, cfr. I 81, 5-9. 16 Cfr. espressamente Polyb. I 65, 7-8, <love non è il caso dei mercenari a ser-

mixellenes

vire da esempio della differenza tra civilizzazione e barbarie, corne ritiene invece Walbank, Polybius, p. 89, ma quest'ultima a servire da paradigma esplicativo delle differenze tra mercenari e truppe cittadine. Il che implica quanto al proces-

so mentale polibiano che è Io schema barbarie/civilizzazione ad essere impiegato

10

LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

ministicamente tende ad una propria patologia che è il rilassamento morale non frenato, corne presso le milizie cittadine, da rrmùda,

voµm e

lità18, e di cui l'ammutinamento sembra una conseguenza obbli- gata19. E proprio per questo Io storico non individua all'interno del

complesso un singolo momento scatenante. Tale prospettiva di radi-

cale critica appare quindi in realtà un vero modello esplicativo pre- e

meta-fattuale

ma si estende anche a spiegare il carattere di totalità della guerra, corne vedremo tra breve - , il che diviene evidente ad es. quando

parla di àvécnç Kat CTXOÀÎl che àqmécr-ta'tOV Urr<IPXEl ÇEÇtKaîç ÙUVÛ-

µEcrt

di situazione comportamentale -, e che condiziona, corne filtro

selettivo, tutta la ricostruzione dello storico. Oltre a cià va poi richiamato corne nell'enucleazione delle tre ragioni (ahiai) di inte-

µciÀtcr't · av

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due digressioni teoriche, l'una piuttosto lunga sui vantaggi e svan-

taggi delle armate mercenarie plurinazionali

sugli effetti dell'inattività e del rilassamento su di esse 24 . E il carattere condizionante del modello ritorna Il dove, a guerra inoltrata, e quando ormai statisticamente i mercenari sono nell'eser- cito una minoranza per le perdite sofferte, egli spiega l'escalation di

; fatto confermato da almeno

resse della complessiva vicenda egli ponga il fatto che «

- dunque non un evento specifico ma un modello assoluto

- che tra l'altro non si limita al momento genetico

rroÀtnKot E0Etç 17 e, una volta scoppiata la guerra, la bruta-

20

» 21

22

23

, l'altra, più breve,

per cornprendere e valutare la realtà rnercenaria in modo deduttivo e non la real- tà fattuale dei mercenari a costituire un elernento induttivo che porta al primo; il che vuol dire che i mercenari sono per Polibio a priori barbari e non che egli giunge a tale conclusione sulla base dell'episodio concreto dell'ammutinamento.

La radice di tale condizione è vista nella educazione a partire dall'infanzia e ap- punto nell'abitudine alla violenza, cfr. Polyb. 1 81, 10-11. Per il giurarnento terri- bile infra p. 74.

17 Intenderemmo l'inciso di Polyb. 1 66, 10, ((

à.vicrecoç Kai. crxoÀl)ç, Û7tEp

un implicito termine di para-

gone, in relazione a 1 65, 8. 18 Cfr. Polyb. 1 81, 9-11. 19 Non a caso si attribuisce a Giscone la previsione di esso, cfr. Polyb. 1 66, 2. 20 Questo è del resto un suo procedimento metodologico abbastanza tipico; Io si trova infatti ad es. nella analisi della costituzione romana, almeno se ha ra- gione Gabba, p. 808 nel definire Io schema della mikte un « rnodello finleyano o

weberiano ante litteram ».

Ùq>UEO"îU'tOV U1tapxe1

Ç,evtKUÎÇ Ôuvaµem

», che ha

21 Polyb. 1 66,

22 Polyb. 1 65, 6-8; cfr. Walbank, Polybius, p. 89.

23 Cfr. Polyb. 1 65, 6-7.

24 Cfr. Polyb. I 66, 9-10.

1O.

LE CAUSE DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

11

efferatezza facendo specifico riferimento alla antropologia delle masse mercenarie e dei loro capi 25 3. Da tale complesso di osservazioni emerge che quello che Polibio formula nella sua archeologia e che anzi è la ragione stessa della autonoma distinzione di essa nel complesso capitolo dedicato alla guerra è dunque Io studio di un caso esemplare - scelto a prefe- renza di altri episodi, magari dell'ammutinamento dei mercenari di Pergamo nel 260 ca. e sicuramente della vicenda di Messana, nella

quale il 1uolo dei inercenari è considerato in modo neutro 26 , corne il più significativo - del sistema militare basato sul mercenariato nella sua patologia. Cioè corne individuazione dei rischi che esso pone, appunto quelli di un ammutinamento - oltre che di una guerra totale-, e corne analisi dei meccanismi del prodursi di questo. In relazione a cià l'analisi del comportamento del govemo cartaginese nella crisi funziona corne contraltare, cioè corne modello negativo di errori che, nel verificarsi di situazioni analoghe, un govemo deve evitare. La funzione pertanto non è (solo, o almeno in primo luogo) sto- riografico-ricostruttiva - corne ad es. per quanto riguarda l'interesse

della vicenda anche corne causa della guerra

annibalica 27 - ma

sociologico-didascalica; e rilevante in proposito è anche il verbo reg- gente di Polyb. I 65, 6-7, cruv0Eü>pÉCo 28 Cià del resto si inquadra in modo naturale nella sua concezione utilitaristica della storia 29 Tali elementi inducono a ritenere che la archeologia non sia pensata fine a se stessa ma in funzione di un destinatario ideale che dalla sua lezione poteva cioè trarre concretamente partito. Se ci chiediamo quale sia viene da rilevare che, corne altrove 30 , il pubblico a cui pensa altro non possa essere che quello delle ultime potenze

25 Cfr. Polyb. 1 81,

10-11 rel.

79, 8-80; 81, 5-11.

26 Cfr. Polyb. 1 7, 2-12. 27 Cfr. Polyb. 1 65, 8-9. Quanto sinora osservato ci pare indicare che Pedech, p. 76, peraltro senza osservazioni relative al testo ed assai brevemene, abbia torto a ritenere quest'ultima ragione corne prevalente; con il diverso argomento del fat- to che tale ragione non giustificherebbe l'ampiezza della trattazione si veda in contrario anche Roveri, p. 123. Per Musti, Polibio e la democrazia, p. 206, diversa- mente da noi, l'interesse polibiano è invece di tipo politico ideologico, cfr. anche infra nt 45. Mentre per Mazzarino, II, 9, p. 141, un pô genericamente, egli era so- lo interessato ad intendere la natura dell'esercito mercenario di Cartagine. 28 Per un suo uso signifü.:alivo <lei valore nella teorica polibiana cfr. Polyb. III 32, 5. 29 Per essa in generale cfr. Roveri, p. 106-112; il quale pure nota il carattere di «didascalica militare» della sezione, cfr. p. 58; 123-124, peraltro senza approfon- dire appieno la funzione specifica e la reale portata dell'oggetto e senza porsi il problema dei destinatari. 30 Si veda Loreto, Polyb. X, p. 352-353.

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LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

ellenistiche indipendenti cui, in questo caso, intende sconsigliare l'adozione od il mantenimento di sistemi militari a base mercenaria, con implicito suggerimento dell'adozione di sistemi nazionali, 7tOÀt- nKai ôuvuµEtç, corne li chiama in contrapposizione 31 , con in mente il

modello romano 32 Cià diventerà palese poi nella celebre synkrisis di Polyb. VI 52, 4-7, in cui il sistema militare romano basato sull'eser- cito cittadino e quello cartaginese basato sui mercenariato sono esa- minati in parallelo; in essa peraltro domina una tematica più gene-

etico 33 , e di cui - forse anche

consapevoh11ente - l'archeologia <lella noslra guerra puà conside- rarsi, quanta al sistema mercenario, la disanima tecnica presup- posta. Da cià consegue chiaramente perché per lui, a differenza, corne vedremo subito, di altri autori, i protagonisti della vicenda siano i mercenari. E che si tratti di una interpretazione storiografica perso- nale rispetto al materiale a sua disposizione, oltre che alla realtà dei fatti, emerge non solo corne vedremo dal confronta con le aitre tra- dizioni in qualche modo pervenuteci, ma anche da alcuni indizi

rale, di tipo costituzionale ed

31 Cfr. Polyb. 1 68, 2. 32 Si noti in particolare corne una progressiva mercenarizzazione - parallela- mente ed a causa dell'immissione dell'elemento indigeno, non meno sgradito a Polibio, cfr. V 107, 2-3 - fosse in atto nel sistema tolemaico nel II secolo - e del resto già dal tempo di Raphia stessa - specie per le guarnigioni stanziali e le truppe di pronto impiego concentrate ad Alessandria - cfr. Griffith, p. 119-122; 123; 129-130; 131-135; 140-141; Launey, I, p. 83; 84; 101 (peraltro nel quadro di una interpretazione in parte diversa, p. 103); Bar-Kochva, p. 201; diversamente Van't Dack, Évolution, p. 16-22 = 90-95 (vedi pero 19 = 92); non si occupa del pro- blema Heinen - che complessivamente ne esaurivano la aliquota permanente, cfr. Heinen, p. 106; e tanto più in modo interessante in quanto, corne per Carta- gine, essi erano assoldati in prevalenza in territori soggetti, cfr. Bagnall, Origins, p. 16-17. Ed è significativo corne proprio Polyb. XXXIV 14,1; 3 (cfr. anche XV 25, 16-18) lamenti, corne impressione ricavata personalmente dalla visita della città, Io strapotere nella capitale di to µtcr9ocpoptK6ç nella latitanza del potere regio e in- sista, probabilmente con un esagerazione, cfr. Griffith, p. 122-123, che per noi è significativa, sull'elemento mercenario presente a Raphia, cfr. V 63, 8-9; 65, 3-4. Se si considera che il viaggio ad Alessandria va collocato tra il 144 e il 134, cfr. Waibank, Polybius, p. 48, e la tesi di Laqueur, p. 159-160; 259-260 di una po- steriore redazione e conseguente aggiunta della sezione sull'insurrezione libica (contra Walbank, Polybius, p. 132, ma senza argomenti) - corrispondente se- conda Io studioso tedesco a quella da lui identificata corne 4a edizione, caratte- rizzata da una prospettiva storico-universale - verrebbe conseguente supporre che proprio l'impressione riportatane costituisse Io stimolo a studiare il più cla- moroso tra gli ammutinamenti di mercenari. Una presenza rilevante ma non assorbente e, soprattutto, non in un trend analogo a quello egiziano era anche nell'esercito siriano, cfr. Griffith, p. 165-170; Bar-Kochva, p. 48-53; mentre prevalenza esclusiva dà Launey, 1, p. 59-60 all'ele- mento indigeno. Completamente mercenarizzato pare essere nel II sec. anche l'e- sercito del Ponto, cfr. Griffith, p. 184-185. 33 Analogamente che in Polyb. XI 13, 5-8.

LE CAUSE DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

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interni sotto forma di contraddizioni, che paiono verosimilmente il frutto di un conflitto redazionalmente non sempre risolto tra l'appli- cazione del modello interpretativo e le sue fonti. Cosi già a livello di dettaglio, corne accennammo, per quanto riguarda la babele lingui- stica con cui sono radicalmente incompatibili altre notizie 34 , signifi- cativamente appartenenti alla narrazione delle operazioni militari, cioè dopo e fuori l'archeologia e in un contesto quindi rispetto al quale il modello adottato ha minore rilevanza. E soprattutto poi li <love affiora il ruolo autonomo dei Libî nella genesi del conflitto 35 ; cosi corne quando chiama di mercenari una armata che, per sua stessa ammissione 36 , si compone in maggioranza di Libî che tutto possono essere fuorché mercenari. La ipotesi di un impiego di Libî corne mercenari 37 non puà infatti essere condivisa per diverse ragioni. Anzitutto è poco proba- bile che i Libî soggetti ai Cartaginesi in condizione di semilibertà, o comunque di sudditanza, godessero del diritto di arruolarsi corne professionisti della guerra quali erano i mercenari. In secondo luogo nell'Antichità l'ingaggio di questi da parte di uno stato avviene per bande già formate e non individualmente, mentre evidentemente difficilmente potevano esistere bande di mercenari libici nell'Africa punica, sia perché per ragioni di ordine pubblico non sarebbero state tollerate - a meno di pensare ad un mercato mercenario per- manente presso qualche località non politicamente soggetta a Carta- gine, una sorta di Tenaro africano, di cui perà non esiste traccia -, sia perché non avendo alcuna notizia di un loro impiego da parte di altri stati, e con cià di una loro partecipazione al mercato interna-

34 Proprio perla questione linguistica cfr. Polyb. I 80, 6-7, che mostra corne i soldati disponessero di almeno un punico pidgin per intendersi tra loro; anche 79, 9; Walbank, p. 135, che non spiega pero la ragione dello stereotipo; tornere- mo sul problema anche più oltre.

35 Cfr. infra Parte II, Cap. II.

36 Cfr. Polyb. 1 67, 7, su cui le nostre osservazioni alla nt successiva. 37 Cfr. Griffith, p. 219-220; seguito da Walbank, p. 134, i quali ritengono che il servizio militare sarebbe stato sostituito da una maggiore imposta e dunque i Libî sarebbero effettivamente volontari = mercenari. È anche da dire che il ruolo dei Libî in Polyb. l. c. è alquanto ambiguo e non necessariamente da ritenere che appaiano corne mercenari, corne i due studiosi invece ritengono. Infatti Polibio qui descrive semplicemente la composizione dell'armata cartaginese concentrata a Sicca (cfr. Polyb. 1 67, 6: füwciµetç). È vero che poco prima ha riferito della pras- si cartaginese di impiegare notKiÀm Kai µm9ocpoptKai ôuvétµw; (Polyb. 1 67, 4) ma cià non implica - né rispetto alla strutlura di 67, 4 rel. 67, 7 né allo stesso sintag- ma appena riportato, il quale anzi sintatticamente importerebbe proprio che le 1tOtKiÀm non sono identiche alle µtu9oq>optKai ôuvciµetç in quanto altrimenti si sa- rebbe usato non un polisindeto ma un asindeto -, almeno necessariamente, che tutte le nazionalità Io fossero corne mercenarie. Tale non chiarezza di Polibio ci pare in effetti uno dei frutti involontari del suo modello che Io porta a vedere sempre in primo piano i mercenari.

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LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

zionale dei mercenari, specie nel monda ellenistico, non se ne vedrebbe la ragione. In terza luogo la stessa notizia appianea di ben tremila disertori libici, (ri)consegnati <lai Romani, giustiziati mediante crocefissione <lai Cartaginesi 38 rende assai improbabile che (anche solo parte de)i Libî - almeno quelli in questione, ma dovendosi trattare dell'intero numero dei disertori di tale naziona- lità nella guerra con Roma per forza di cose rappresentavano cam- pionariamente Io spettro del loro impiego - fossero arruolati corne mercenari e non corne coscritti. Il passaggio di campo rientrava infatti nelle prassi del mercenariato e non era sanzionato percià alla stregua del tradimento, cui invece tipicamente si connette la pena in questione; controprova ne è decisivamente il fatto che di riconsegna

di disertori non libici - e cioè appunto di mercenari - non c'è

traccia, e ancor meno di loro esecuzioni. Infine sul piano economico non si vede che convenienza potesse avere il governo punico ad arruolare corne mercenarie truppe che poteva avere corne coscritte,

se si considera che la tariffa di mercato delle prime doveva essere

sensibilmente

parità di costi le truppe libiche difficilmente potevano <lare le stesse prestazioni di soldati professionisti. E proprio se ci fosse stata la riforma di cui ipotizzano i due studiosi - di sostituzione della coscri-

zione con una imposta - il suo senso - sempre a tenore dell'ipotesi - sarebbe stato quello di usare i proventi per reclutare truppe migliori - appunto mercenari professionisti - di quelle che la leva indigena poteva fornire: se con le imposte si arruolavano gli stessi che si sarebbero arruolati con la coscrizione, e per di più con una spesa maggiore, non si vede che scopo essa potesse avere. Né si puè> far valere in tale ambito l'indicazione di Appiano di Libî corne alleati (cruµµaxôvn:;ç) dei Cartaginesi 40 , dal momento che essa è, corne diremo, una notizia erronea frutto di un fraintendimento della realtà statuale cartaginese da parte della sua fonte. Proprio l'impiego di tale modello meta-fattuale spiega la discrasia tra i due blocchi etiologici di cui dicevamo, in quanto il determinismo latente nel modello fa si che egli non sia portato a chiedersi quanto il complesso casuale dell'ùpxft sia determinante per l'ammutinamento stesso. E proprio da tale duplice condiziona- mento, modellistico e di percezione difettosa delle cause immediate, scaturisce una organizzazione in parte fuorviante degli eventi, corne si vedrà. Il fatto che non si comprende da quale momento in poi abbia effettivamente inizio l'ammutinamento deriva proprio dal

più alta del soldo corrisposto alle seconde 39 e che a

~ 8 Cfr.

39 Si veda Gsell, II, p. 355.

4 ° Cfr. App.

App.

Sik.

lb. 4,

2, 8.

15.

LE CAUSE DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

15

fatto che per Polibio esso è latente al sisterna del rnercenariato corne tale, per cui sernbra corne esistere fin dal rientro dalla Sicilia. Ci si puo chiedere se tale rnodello sia polibiano o se Polibio non

Io recepisca dalla sua fonte 41 - o rneglio da una di esse. Il fatto tut-

tavia che egli insista anche altrove sul problerna del rnercenariato 42 e il fatto che - corne direrno - la fonte che pare fornirgli il rnateriale

sul ruolo dei rnercenari nella vicenda non sernbra pregiudizialmente loro ostile - anzi piuttosto il contrario - ci porta a propendere per la specificità polibiana del portato. E l'importanza che il problerna mercenario riveste per lui è sottolineata del resto anche dal rapporto proporzionale tra Io spazio occupato dalla sezione e quello dedicato alla guerra con Roma 43 Non è questa la sede per entrare nel rnerito dell'a priori di tale

sua polernica, rnachiavelliana ante litteram 44 , contro il rnercenariato.

Ci limitiarno a rilevare che, anche corne percezione storica del feno-

rneno in sé, essa è influenzata da valutazioni ideologiche e culturali

di carattere pregiudiziale 45

Basti pensare che la connotazione barbarica del mercenariato contraddice e volutamente ignora il fatto che esso attinge arnpia- rnente alle popolazioni greche - e non solo certo rneticce -, non ultimo caso Io stesso spartano Santippo di cui proprio Polibio tesse l'elogio 46 L'esistenza di questa ipoteca non solo giustifica rnetodologica- mente ma obbliga a ricostruire la archeologia usando criticamente il testo polibiano alla luce non solo delle contraddizioni esterne ed

41 La Bua, p. 245-246 riconduce in effetti a Filino l'accento critico sui merce- nari richiamando i capitoli polibiani sulla guerra di Sicilia. Ma qui il tono è meno forte e non si ha l'impressione dell'applicazione di un modello pregiudiziale ai fatti e soprattutto problema è se anche in essi non sia piuttosto Polibio a sovrap- porsi alla sua fonte.

42 Ad es. i già ricordati VI 52, 4-7 e XXXIV 14, 1; 3 rispetto ai quali a priori non puo nemmeno porsi la questione se provengano dalla sua fonte (ancor meno poi da quella usata per la guerra di Sicilia).

43 Per tale rapporta, 24 capitoli per tre anni e quattro mesi a fronte di 54 per 24 anni, si veda Musti, p. 206; ib. nt 164. 44 È appena il casa di notare che nella formazione del segretario fiorentino proprio queste pagine polibiane devono aver rilevato non poco. Per la sua cono- scenza di Polibio, tramite traduzioni latine, ora Garin, p. 5-22. 45 Musti, p. 205-207 ne rimarca il carattere politico in virtù della relazione posta da Polibio tra mercenariato e tirannide in opposizione al sistema democra- tico. Noi rimaniamo dubbiosi, anche alla luce dï Polyb. VI 52, 4-7, St= il pregiudi- zio politico sia causa od effetto della sfavore strettamente tecnico, in quanto è so- prattutto sulla innafidabilità corne strumento militare, nel rapporto rischi/van- taggi, che egli insiste nella trattazione della guerra libica.

46 Cfr. Polyb. I 32-36, 4; naturalmente la contraddizione polibiana è solo re- lativa in quanta Santippo non rileva corne semplice soldato mercenario ma corne condottiero in generale. Per i Greci nell'esercito punico infra p. 118.

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LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

interne ma, una volta riconosciuta la matrice, delle stesse forzature modellistiche, almeno n <love incontrovertibilmente tali - corne appunto si cercherà di fare nella Parte II. 4. Va rilevato infine corne quanto osservato non risulti nem- meno ridimensionato ma, al contrario, ulteriormente confortato dal modo in cui poco oltre Polibio perccpisce l'estensione del conflitto alle popolazioni libiche 47 L'adesione di queste è presentata corne meccanica e semplicemente su invito di Matho. Ma soprattutto è importante considerare il modo in cui la notizia di tale estensione è inserita nella cornplessiva architettura narrativa e quindi nella logica ricostruttiva dello storico. Essa si trova infatti dopo la cesura di 1 70, 7 che, corne diremo, segna la conclusione dell'archeologia e il passaggio alla narrazione degli eventi militari. È cioè collocata fuori e dopo l'archeologia dai cui meccanismi interni di causalità dunque è esclusa. E l'intenzionalità dell'esclusione trova una piena spiegazione, oltre che conferma, nel fatto che Polibio non considera tale adesione causa della guerra e neanche di un suo semplice allar- gamento ma solo di una caratteristica del conflitto già esploso che vale a conferirgli particolare drammaticità, e cioè della difficoltà in cui vengono a trovarsi i Cartaginesi 48 Naturalmente corne fatto autonomo essa, a sua volta, presup- pone una causa specifica che è individuata nel malgoverno punico durante gli anni precedenti 49 Ma è significativo che Polibio non colga corne una causalità potrebbe esistere direttamente tra questo malgoverno e la guerra in sé.

LA STORIOGRAFIA RESIDUA

1. Delle tradizioni residue sulla guerra Diodoro è - o meglio, data la problematicità oltre che la scarsità di cio che ne rimane tra- mandato, sarebbe - prezioso in ragione del suo usuale carattere meramente compilatorio 50 che gli fa seguire sempre fedelmente e impersonalmente, per molti capitoli, una sola fonte 51 e per il fatto

47 Cfr. Polyb. 1 71, 7-8; 72. 48 Cfr. Polyb. 1 71, 1-2; 4; 6; rel. 72, 1, <love i KaKoi possono essere solo quelli specifici enumerati nel capitolo precedente e non la guerra corne tale, corne conferma anche l'impiego del medesimo termine in 1 73,1 <love indica le difficoltà nonostante le quali Annone riesce ad arruolare il primo esercito per fronteggiare la situazione. 49 Cfr. Pulyb. I 72, 1-5. 50 Per esso cfr. Schwartz, s. v. Diodorus, col. 669 = p. 45; Mazzarino, 11,9, p. 339; Homblower, p. 19-22, <love si seguc l'intera questione; 23-32 per le conclusioni di conferma all'indirizzo prevalente; si veda anche sui punto specifi- co La Bua, p. 236. ' 1 Cfr. Hornblower, p. 28.

LE CAUSE DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

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che, perla nostra vicenda, corne diremo, questa fonte è una di quelle note a Polibio; con cià divenendo utile per verificare quanto appar- tenga alla visione soggettiva di questi. Il problema dell'identifica- zione di tale fonte - comunque corne vedremo alternativamente Sosilo o Sileno - sarà affrontata più oltre sia perché è preliminar- mente necessario 1'esame della materia diodorea in sé, sia perché cià risulterà più agevole e corretto nel quadro di una complessiva valu- tazione delle trattazioni storiografiche più risalenti della vicenda. Il primo problema che la trattazione di Diodoro pone è interno alle testimonianze che ne sono rimaste. Disponiamo infatti, sulle cause della guerra che qui solo interes- sano, di quattro excerpta, due dalla collezione costantiniana, due da quella hoescheliana, che, differiscono radicalmente e, in taluni punti, inconciliabilmente tra loro, obbligando percià a sceverare preliminarmente la questione di quale sia quello che più probabil-

mente risponde al testo diodoreo originario. Gli excerpta hoescheliani5 2 , a differenza degli altri due, sono ostili ai mercenari e usano il tema dell'esagerazione delle loro pre- tese (um;p~aÂ.Â.oucraç), riferendone anche il contenuto. All'opposto il primo di quelli costantiniani 53 , pare ritenere che i mercenari richie- dessero solo quanto loro dovuto ed insiste sul torto dei Cartaginesi che glielo rifiutano; cià rende impossibile che entrambi i gruppi riproducano il perisiero di Diodoro 54 Inoltre il loro tenore rende improbabile che la differenza sia dovuta ad un mero fraintendi-

spesso avviene nella raccolta hoescheliana 55

mento copistico, corne

Che gli excerpta di quest'ultima siano quelli viziati discende da diversi ordini di considerazioni. Anzitutto, in generale, li dove con- fronti relativi sono possibili questa risulta sempre di qualità assai inferiore alla Costantiniana 56 In secondo luogo, in particolare, cià si invera anche per gli excerpta in questione, corne indica: 1) la loro confusione organizzativa, in quanto prima ci viene dato l'elenco per nazioni dei mercenari conludendo «OÏ Kai BO"tacriacrav» 57 , poi ci viene ripetuto che si ribellarono e ci vengono detti i motivi 58 ; 2) l'as- surda ricomprensione tra le pretese dei mercenari di un risarci- mento per i soldati morti in Sicilia che pare il fraintendimento di

52 Cfr. Exc. Hoesch. 509-510 W. = Diod. XXV 2, 2; 6. 53 Cfr. Const. Exc. 2 (1), p. 262 = Diod. XXV 2, 1. 54 Il reale tenore del frg. hoescheliano, e quindi la insanabilità della contrad- dizione con gli excerpta costantiniani pare sfuggito a La Bua, p. 234-236, il quale cerca, conseguentemente, di combinare i gruppi di testi. 55 Cfr. Walton, p. ix-x; perla storia della raccolta Dindorf, vol. II, p. XIV; vol. IV, p. III; Walton, p. xi-xii. 56 Cfr. Dindorf, vol. II, p. XV; vol. IV, p. III-IV; VI; Walton, p. ix-x. 57 Exc. Hoesch. 509 W.= Diod. XXV 2,2 58 Cfr. Exc. Hoesh. 510 W. = Diod. XXV 6.

18

LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

qualcosa d'altro 59 In terzo

testo di Polibio 60 , mentre il primo excerptum costantiniano se ne discosta quanto alla ripetutamente sostenuta legittimità delle richieste dei mercenari. Gli excerpta hoescheliani dunque seguono Polibio: ma a priori non si puà dire se perché Io seguisse Diodoro o se perché il compilatore ha contaminato. Tuttavia se fosse vera la prima ipotesi dovremmo supporre, dal momento che Diodoro usa nelle sue sezioni sempre una unica fonte, che il compilatore costan- tiniano contaminava Diodoro con una fonte diversa da Polibio, a noi non pervenuta ed altrimenti ignota, dunque verosimihnente prece- dente a Polibio. Il che è assai improbabile. Inoltre, a differenza del carattere dei Const. exc. che è di estratto letterale sono proprio gli hoescheliani ad essere di solito riassunti e parafrasi del testo dio- doreo61 e ad essere talvolta accresciuti da interpolazioni di com-

luogo soprattutto essi sono assai vicino al

menti personali 62 e corne tali ad avere la caratteristica di testo aperto ad immissioni metadiodoree. È dunque da concludere che il compi- latore di questi abbia mescolato a Diodoro Polibio ed è dunque questo excerptum che va pretermesso corne meno fedele 63 . Tra i due excerpta costantiniani la differenza non è nella valuta-

ma nel

fatto che nel primo si parla esclusivamente dei mercenari, mentre nel secondo a questi si affiancano i Libî 6 5; si tratta naturalmente di transunti ma sufficientemente estesi e compiuti - e tali in rapporto al loro oggetto, cioè l'inizio della vicenda -, in un compilatore che si distingue perla fedeltà spesso letterale, da rendere improbabile che

zione dei motivi dei mercenari, che manca nel secondo 64 ,

la differenza sia frutto di casualità o di mano del compilatore stesso

59 Cfr. Exc. Hoesch. l. c.

60 Oltre al tema dell'ostilità verso i mercenari polibiano è l'elenco delle nazio- nalità dei contingenti, cfr. Exc. Hoesch. 509 W. = Diod. XXV 2 (con qualcosa in più, cfr. La Bua, p. 236, che, dato il carattere sempre monoeuristico di Diodoro, puo solo confermare la nostra tesi di una contaminazione di Diodoro e Polibio da parte del compilatore della raccolta); e da Polibio è probabilmente ]a durata di quattro anni e quattro mesi della guerra che pare un errore materia]e costituito da una doppia ripetizione del secondo numero in luogo dei tre anni e quattro me- si di Polyb. 1 88, 7. 61 Cfr. Walton, p. viii-ix. 02 Cfr. Dindorf, vol. IV, p. III-IV.

63 L'unica altemativa possibile è supporre, corne ha effettivamenle fatto Un- ger, p. 96, che Diodoro, e solo in questo caso, facesse coesistere due fonti non so- lo diverse ma antitetiche, e chc i duc divcrsi cxcerptatori le enucleassero a loro volta separatamente, il che pero ci pare quanto mai improbabile; anche in tale eventualità pero quanto osscrvato su] testo diodoreo mantiene la propria ragion d'essere.

64 Cfr.

Cfr.

0 '

Const. Exc.

Cons!. Exc. 2 (1), p. 262-263 =

2 (1),

p. 263

=

Diod. XXV 8.

Diod. XXV 2, 1; 2-3.

LE CAUSE DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

19

e non pertenga invece sostanzialmente al testo diodoreo originario.-

L'aporia si risolve se si pone mente al fatto che il primo frg. corri- sponde all'inizio di quella che doveva essere l'originaria trattazione della guerra in Diodoro, mentre l'altro si colloca in una sezione che doveva concernere le operazioni di Amilcare in Spagna dopo il 237 66 , con un breve riassunto della storia del personaggio a fare da trait d'union. Ciè> è indicato positivamente dal fatto che l'inizio del secondo ripete passivamente notizie sulla guerra date immediata- mcntc prima, il che ha un senso solo se si ammette un relativo inter- vallo nell'originale diodoreo tra la materia rispettivamente excerta- tata - corrispondente a due sezioni diverse con l'esigenza di un richiamo nella seconda - e una pedissequa ripetizione del compila- tore; ne è una conferma il fatto che il compilatore hoescheliano meno fedele al testo diodoreo introduca direttamente l'argomento dell'attribuzione del comando spagnolo ad Amilcare, in quanto ciè> implica che egli doveva aver notato la tautologia che un immediato aggancio comportava. La diversità del contenuto puè> quindi, in questo caso, farsi risalire a Diodoro e spiegarsi con l'impiego in due sezioni diverse di due fonti diverse 67 Quella del secondo è anzi forse la stessa, corne vedremo, di quella principalmente usata da Appiano per la guerra 68 4. La specifica trattazione diodorea sull'inizio della guerra ci pare dunque rinvenibile solo nel primo frg. costantiniano; in par- ticolare quanto detto sinora non implica a priori che Diodoro non usi Polibio, ma solo che essendo sospetto il frg. hoescheliano un giudizio possa darsi solo in base agli altri frgg. In essa sorprende che proprio Diodoro che altrove confonde i semiliberi Libî con gli schiavi e che è non poco interessato, nei famosi libri XXXIV e XXXVI, al tema delle guerre servili siciliane 69 in occasione del nostro episodio invece centri la vicenda esclusivamente sui merce- nari non nominando mai, anche nel corso della narrazione, i Libî

- se non nell'altro frammento costantiniano di cui si è detto. La

spiegazione è probabilmente da cercare nel fatto che corne consa- pevole compilatore Diodoro fa suo il punto di vista della sua fonte. Ma, se cosl è, la sua osservazione sulle cause della rivolta

66 Cfr. Diod. XXV 10 = Exc. Hoesch. 510-511 W. 67 In un ambito di considerazioni diverse invece la fonte sarebbe la stessa per La Bua, p. 241, che perô non considera quanto detto sui Libî in XXV 8. 68 L'identità di fonte, quanto a Diod. XXV 8 e App. lb. 4,16 era notata già anche da Unger, p. 100, il quale ha perô torto nel dire, p. 101, che tra Appiano e Diodoro non c'è, quanto alla guerra, alcuna parentela. 69 Peri motivi di tale interesse Malitz, p. 145; sua fonte è notoriamente Posi- donio, cfr. Malitz, p. 134; 138-139; 144-145; 158.

20

LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

da imputarsi ai torti del governo cartaginese contro i mercenari merita quakhe considerazione. La relazione che Diodoro instaura è duplice, da un lato meccanica dall'altro moralistica. Per (la fonte di) Diodoro infatti il mancato pagamento degli arretrati

porta Cartagine sull'orlo della perdita «

afrrf\ç i:f\ç l)yEµoviaç

éiµa

Kai i:fjç nai:piôoç

», e questa è una connesione strutturale in

ter-

mini di causa ad efffetto; ma il mancato pagamento è anche una colpa morale dei Cartaginesi sîa perché i µ1cr0oi non pagati sono è<pE1Àoµtvo1 sia perché espressamente la responsabilità della guerra è posta su di loro quando si definisce questa corne npoç i:oùç à8tKrt0Évtaç un· mhffiv µ1cr0ocp6pouç 70 Diodoro, dunque, adotta il punto di vista dei mercenari o meglio quello dei critici delle

decisioni prese a Cartagine durante la crisi: dunque usa una fonte che è anticartaginese o contraria ad un indirizzo del governo car- taginese, quello annonide, e dunque è antiannonidea (filobar- cide ?).

Di tutto cià in ogni caso in Polibio non è traccia. La responsabi-

lità della guerra di cui Polibio fa carico alla componente irrazionale e alla natura barbara dei mercenari, (la fonte di) Diodoro la indi- vidua in un comportamento eticamente ingîusto dei Cartaginesi (al governo). Abbiamo ben visto quanto diversi siano i sentimenti poli- biani nei confronti dei mercenari e se è severo nei confronti della dirigenza punica pure ad essa imputa solo errori tattici e gestionali, ma non la colpa etica di non aver voluto pagare il dovuto e ancor meno la responsabilità dello scoppio della guerra, che per lui è quasi deterministicamente frutto della natura dei mercenari. E ancor meno nella sua articolata disamina egli si pone il problema di indivi- duare un coefficiente îmmediatamente determinante per Io scoppio

della guerra.

Si deve escludere dunque che in Diodoro si tratti di una sem-

plice parafrasi di Polibio corne in altri

si tratti delle conclusioni che egli trae dalla lettura di Polibio, ma

cià contraddirrebbe il suo usuale approccio meramente compila- torio e darebbe al suo pensiero una dimensione di eversività - al fondo gli ammutînati sono per lui nel giusto - alquanto improba- bile.

casi7 1 Certo è possibile che

Dal momento che Diodoro segue sempre molto da vicino una sola fonte e per molti capitoli, se ne deve concludere che sua fonte

7 ° Cfr. Diod. XXV 2, 1. Diversamente Càssola, Diodoro, p. 762-763, cui sfugge che la valutazione di Diodoro non è in nesuno dei due passi polibiani richiamati. 71 Per questi Homblower, p. 29.

LE CAUSE DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

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non sia Polibio 72 , corne riteneva invece ad es. Jacoby 73 In seconda luogo che quello cui attinge Diodoro è un autore che si connota per uno specifico interesse al ruolo dei mercenari nella vicenda, senza pero la critica radicale di Polibio. Cio induce a ritenere che si tratti di un autore cui Polibio stesso attinge le sue informazioni sull'atti- vità dei mercenari, salvo poi rielaborarle alla luce della propria interpretazione negativa del fenomeno del mercenariato. Diodoro dunque ci attesta insieme una fonte precedente a Polibio e da questi impiegata e ci offre un indizio, labile ma inequivoco, di corne il Megalopolitano adoperasse tale fonte, intervenendo cioè interpreta- tivamente sul materiale a sua disposizione. 2. Appiano si occupa della vicenda in tre libri diversi, la Sikelike, la Iberike e la Libyke. Nei primi due essa rileva corne giuntura tra altri eventi maggiori, in particolare nel primo corne postfatto alla I guerra punica, nel seconda corne introduzione all'inizio delle imprese di Amilcare in Spagna. Nella Libyke il ruolo pero pare diverso. Il libro ha ad oggetto la storia di Cartagine, corne testimonia oltre che il suo contenuto soprattutto Io stesso titolo originale di Appiano, che era Karkedoniake 74 ; l'intitolatura oggi corrente infatti è esclusivamente modema e risale a Mendelssohn il quale a sua volta per essa si basava sul tarda referente foziano di Libyke, Karkedonike kai Nomadike 75 Peraltro - conformemente alla struttura comples- siva della sua opera - una storia di Cartagine non in generale ma nel quadro del confronta con Roma e contestualizzatamente alla dimensione africana.

72 Contra da ultimo Càssola, Diodoro, p. 762-763 con la letteratura prece- dente, p. 762; ib. nt 97; cui adde Mommsen, Fabius, p. 266; seguito da Meltzer, II, p. 589. Con argomenti diversi <lai nostri del nostro stesso avviso sono invece Ac- kermann, p. 10-14; Unger, p. 90-105; Taubler, p. 118-1119; Meyer, p. 357; La- queur, s. v. Philinos, coll. 2190-2191; La Bua, p. 233 sgg. Non ci è chiaro Walbank, p. 130-131; Id., Historians, p. 495. Perle opinioni più risalenti inoltre Perl, p. 166. Le osservazioni di Taubler in particolare sono da condividere solo per il primo frg. diodoreo (XXV 6) e non anche per il secondo (XXV 9), alla proposta di ante- porre il quale a XXV 5, 3 ci pare più agevole opporre che i Celti in questione sono Celtiberi e l'episodio si riferisce alla battaglia in Spagna in cui Amilcare perse la vita nel 231 in considerazione del fatto che subito dopo il compilatore passa a parlare di Asdrubale (Diod. XXV 11), appunto in quanto succeduto al Barca. 7 3 Cfr. Jacoby, p. 598. 74 Cfr. App. Proem. 57. Cio è appunto conforme al contenuto che è organiz- zato corne una storia di Cartagine in Africa, aprendosi con la fondazione di que- sta e passando poi, dopo veloci ragguagli sull'espansione punica in Occidente, alle operazioni africane della 1 guerra punica, cui segue l'episodio che ci interessa e poi la storia delle due aitre guerre con Roma, per chiudersi con la ricostruzione augustea della città. Questo non è colto ora da Hose, 178-179 in una indagine che nella sua farraginosità (p. 178-194) poco porta di nuovo. 75 Peri dati cfr. Viereck-Groos, p. VI nt 2; inoltre Wachsmuth, p. 413.

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LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

quanto relativamente breve 76 la trattazione della nostra

vicenda nella Libyke non pare avere carattere di mcra transizione nella complessiva architettura del libro. Già a priori infatti l'oggetto di esso - corne appena chiarito - indurrebbe ad escluderlo. Poi va rilevato corne rispetto alla rimanente corrispondente organizzazione della materia della prima parte del libro - una prima sezione di prei-

storia cartaginese (1-2), che contiene una giuntura sull'espansione della città in raccordo con Sikelike ed Annibaike, una seconda dedi- cata alle vicende africane della I guerra punica (3-4) e una quarta allc opcrazioni africanc di quella annibalica (6 sgg.) - la guerra libica conservi una sua autonomia oggettiva, corne terza sezione a sé

tra la seconda e la quarta. In terzo luogo che non si tratti di un mero raccordo emerge dal confronto con una tipica iunctura quale è quella di Lib. 5, 23-25 in cui con estrema sinteticità in poche righe sono sintetizzati gli eventi dal 229 al 210. Sul piano euristico cià implica nella Libyke l'uso di una fonte perla quale la vicenda doveva avere rilevanza in sé, corne episodio autonomo di storia cartaginese. E negli altri due libri che a tale fonte si siano sommate le notizie che in proposito Appiano trovava nelle aitre fonti relative agli eventi maggiori. È infatti improbabile che essa non fosse vi tenuta presente, non solo per una economia di impiego del materiale ma per il fatto che Appiano programmatica- mente postula un coordinamento nella ripartizione della materia nei tre libri7 7 ed è quindi da ritenere che in qualche modo coordinasse anche l'impiego complessivo delle sue fonti, anche se cià, ovvia- mente, non Io salvava da contraddizioni su punti di dettaglio. 3. Nella trattazione della Libyke troviamo ridimensionato sin dall'inizio il ruolo dei mercenari esclusivamente a quello di un

pugno di Celti7 8 Per contro è sottolineato corne i

Per

Libî «

auveµE-

76 Sotto tale profilo è anche da segnalare corne tra la fine di Lib. 5, 22 e l'ini- zio di 5, 23 esista una rilevante discrasia logica e sostanziale, costituita dal fatto che non viene detto non solo corne procedesse la nostra vicenda dopo l'episodio dell'intercettamento delle navi romane ma neanche corne si concludesse. Insorn- ma essa è lasciata a rnetà! Che tale salto sia da attribuire ad Appiano pare diffi- cile - trattandosi di una svista troppo macroscopica. Viene da chiedersi piuttosto, basandosi il testo pervenutoci della Libyke su una sola tradizione testuale, quella di Vat. 141, cfr. Viereck-Roos, p. XIII-XIV, se essa non derivi piuttosto da una la- cuna dell'archetipo usato dal copista.

77 Cfr. App. Lib. 2,

10.

711 Cfr. App. Lib. 5, 18. Questa limitazione al contingente celta è singolare. Al-

ternativarnente dobbiamo supporre che la fonte di Appiano si fosse preoccupata poco di indagare sulla composizione dei reparti mercenari punici - con ciô rive- lando scarso interesse per tale aspetto - oppure che ritenesse che tra questi solo quello celta avesse attivarnente partecipato all'amrnutinarnento. Entrambe le ipo- tesi indicano comunque corne il ruolo dei mercenari fosse, nella sua ottica, da minimizzare.

LE CAUSE DELLA GliERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

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» 79 , con cio volendo

indicare corne integrassero la componente principale dell'esercito, quasi a voler implicitamente rispondere a chi facesse constare il ruolo dei mercenari. Nel seguito della narrazione poi i mercenari scompaiono del tutto. Al ridimensionamento del loro ruolo si contrappone invece significativamente il notevole dettaglio sulla condizione giuridica dei Libî che sono qualificati corne uni]Koot dei Cartaginesi 80 Nella Sikelike ai Celti viene assegnato un ruolo comprimario nello scoppio della guerra - ma comunque sempre e solo loro e più corne tali che corne mercenari 81 - e compaiono ancora fino all'occu- pazione di Tunisi ed Utica 82 Analogamente alla Libyke i Libî sono definiti uni]Koot 83

Nella Iberike si fa ancora riferimento, oltre che ai Libî, ai Celti corne soggetti della promessa di grossi premi 84 , ma è solo npoç àu-réüv

Atf3urov che i Cartaginesi no/

lungi dall'essere denominato «guerra dei mercenarλ è definito Atf3uKoç Kapx11ôovt0iç n6ÀEµoç, corne meglio vedremo oltre 86 Nella Libyke e nella Iberike dunque troviamo una stessa sottoli- neatura del carattere indigeno del conflitto. Nella Sikelike è da rite- nere che il maggior ruolo dei Celti più che il portato di una nuova unica fonte diversa da quella degli altri due libri sia il frutto di una contaminazione di questa con una che attribuiva maggiore impor- tanza ai mercenari. La contaminazione è indicata dal fatto che si continua a parlare di Celti e non di mercenari in quanto altrimenti si dovrebbe pensare a due diversi autori che ugualmente circoscrive- vano loro la componente non libica - particolare difficilior - ma dif- ferivano tra loro quanta alla dinamica della vicenda; il che pare assai meno probabile. La fonte contaminata puo supporsi agevol- mente in Polibio stesso con il quale Appiano coïncide in più punti 87 In tal caso alla fonte della Libyke è da ricondurre probabilmente il

Ena0ov 85 E soprattutto il conflitto

µaxi]KE<rav afrroîç [scil. Carthaginiensibus]

"Aà

Si noti corne la frase di Lib. l. c.

«

Kai Kû.-rrov ocroi tµEµtcr0oq>opÎ]KEcrav

»

abbia una certa sfumatura riduttiva, corne coglie almeno la trad. White, p. 409. 79 App. Lib. 5, 18. Il termine a differenza che in lb. 4, 15, qui va inteso corne «Cornbatterono insierne» e non corne «erano alleati» dal momento che nel passo i Libî sono definiti corne unTi1rnot.

80 Cfr. App. Lib. 5, 18.

81 Cfr.

App. Sik. 2, 7.

82 Cfr.

App. Sik. 2, 9.

83

Cfr. App. Sik. 2, 8.

84 Cfr.

85 App.

lb. 4,

15.

lb.

4, 15.

86 Cfr. App. lb. 4, 15; infra Cap. successivo. 87 Per l'uso di Polibio in generale cfr. App. Lib. 132, 629; 631; Mazzarino, II, 2, p. 193; Hahn, p. 262-263. Da Polibio deriva forse il particolare della crescente arroganza dei soldati in Sik. 2, 8, non pero quello dei prerni non pagati, Sik. 2, 7;

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LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

particolare dell'esecuzione dei disertori libici 88 , che non è in Polibio 89 , e quello sull'armamento degli schiavi 90 Anche nella Iberike accanto alla fonte usata nella Libyke ne affiora un'altra. Si parla infatti di A1J3urov oi crnµµcixov·rnç 91 , cioè «gli alleati tra i Libî/di Libia». Nessuno storico vicino al mondo di Carta- gine o che semplicemente avesse una qualche conoscenza della sua struttura statale avrebbe definito i Libî, costituzionalmente in posi- zione di pura soggezione giuridica ai Cartaginesi, corne loro alleati. Questo si puo spiegare solo corne il risultato di una visione dall'e- sterno dello stato cartaginese sussunta sotto categorie descrittive non cartaginesi - e presso la quale i rischi di equivoco possono essere stati accresciuti dal fatto che effettivamente la formula descrive bene la condizione giuridica di un'altra componente carta- ginese, e cioè le città libiofenice. Cio a cui viene spontaneo pensare è che il rapporto dei Libî con Cartagine viene sussunto sotto le cate- gorie del rapporto sociale degli Italici con Roma. È quindi da rite- nere che tale fonte sia uno scrittore romano, con tutta probabilità Fabio Pittore che già altri ha indicato corne fonte principale del- l'Iberike fino al capitolo 56 92 In astratto la sottolineatura del carattere indigeno del conflitto potrebbe essere sia una rielaborazione appianea originale a partire dal materiale polibiano, sia il portato di una fonte usata da Appiano diversa da Polibio e connotata in tal senso. Pero la concentrazione, anzi l'identificazione esclusiva del ruolo dei mercenari con quello dei Celti, che nell'archeologia polibiana non ne rivestono alcuno e il particolare della esecuzione dei disertori (ri)consegnati (dai Romani?) 93 , di cui in Polibio del pari non è traccia, e che palese- mente non possono essere frutto di una interpretazione ma solo euristicamente date, obbligano a supporre corne la fonte principale

di Appiano, quella cioè della Libyke - benché naturalmente egli leg-

gesse ed usasse Polibio - sia, almeno in questa parte iniziale, che più

ci interessa, con tutta probabilità, un'altra e che dunque presso di

essa si trovasse la prospettiva libicocentrica adottata. Ed una sua traccia, probabilmente mediata, si trova nella definizione di Livio

lb. 4, 15; cfr. infra p. 63; aitre concordanze sono notate da per Sik. 2 da Hannak,

p. 135-137.

88 Cfr. App. Sik. 2, 8.

89 Cfr. già Hannak, p. 135.

90 Non si puo vedervi, corne fa invece Hannak, p. 137, un fraintendimento della notizia polibiana su Spendio corne schiavo campano evaso in quanto i due

piani sono completamente diversi e non si riesce ad immaginare attraverso quale processo polesse formarsi l'equivoco.

91 App.

92 Cfr. Hahn, p. 270.

93 Cfr. App. Sik. 2, 8; supra p. 14; infra p. 89.

lb. 4,

15

LE CAUSE DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

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della guerra in termini di motum Africae 94 - in assoluto, paradossal- mente, la più esatta. Anche se proprio tale prospettiva rende difficile che tale fonte sia identica con l''nnalistica romana che costituisce, almeno seconda la tesi di Schwartz 95 , il flusso principale della tratta- zione della materia annibalica. Ed è significativo ricordare corne, in modo analogo, su più ampia scala, egli operasse ad es. nella Make- donike affiancando a Polibio altre due fonti di cui una radicalmente divergente 96 E del resta già anche perla 1 guerra punica Appiano deflette rilevantemente dal Megalopolitano 97 Va avvertito comunque che tale prospettiva libicocentrica ha carattere descrit- tivo e non valutativo. Non è cioè indicazione di un carattere nazio- nalista della insurrezione e nemmeno di una sua interpretazione in tal senso. 4. Anche la questione dei rapporti romano-cartaginesi durante l'insurrezione è trattata dallo storico alessandrino in tutti e tre i libri menzionati. Sul problema sostanziale torneremo a suo luogo, qui è solo da anticipare che la sua analisi esclude un uso appianeo di Polibio 98 In Sik. 2, 10 Appiano riporta (a) i terrnini di un accorda coi Romani e (b) l'invio di una delegazione romana; in lb. 4, 15 riporta (c) l'attacco cartaginese ai mercanti romani e la cessione compensa- tiva della Sardegna; in Lib. 5, 19-20; 21-22 egli <lice qualcosa di mena sub a, parecchio di più sub b e c. In ogni caso non consiste alcuna contraddizione tra le tre sedi. La prospettiva di tutte è poi sempre romana. Ciô implica che egli sulla materia segue una unica fonte e che tale fonte è romana. Dal momento che abbiamo visto corne una fonte romana sia presente nel capitolo della Iberike è da ritenere che questa egli tenga ulteriorrnente presente in tutti e tre i libri quanta alla questione - per cosi dire trasversale - dei rapporti romano-cartaginesi. La scelta di esporre la vicenda principalmente nella Libyke - cioè nel libro cartaginese per eccellenza - è da spie- gare ratione materiae con la stretta connessione con la storia punica e puô essere anche un'eco della concezione polibiana dell'affaire di Sardegna corne causa della guerra annibalica. Se e che cosa la fonte cartaginese sulla guerra libica dicesse in proposito non si puô quindi ricavare. Tuttavia ci pare lecito ipotizzare che per Io meno essa non

94 Cfr. Liv. XXI 1, 5; inoltre infra p. 35.

95 Cfr. Schwartz, s. v. Appianus, coll. 218-219 = 365-366. In generale contro tale tesi ora anche Hahn, p. 260. f• 96 Almeno secondo Meloni, p. ·215-225 e passim e Mazzarino, contra Schwartz, s. v. Appianus, col. 220 =p. 366; la questione si segue in Mazzarino, II, 2, p. 192; anche 194.

97 Cfr. Schwartz, op. cit., col. 218. 98 Cfr. infra Parte III, Cap. IX, § 3.

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LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

dovesse contenere vistose contraddizioni - naturalmente quanto alla dinamica dei fatti e non alla loro valutazione - con la fonte romana. Non ci pare perà che tutta la sezione della Libyke sia da ricon- durre a tale fonte romana, corne a questo punto ci si potrebbe obiet- tare. In particolare va rilevato 1) che in 5, 18 abbiamo particolari che oltre a poco o nulla interessare un autore romano gli dovevano risul- tare di difficile accesso, 2) la già ricordata contraddizione tra Libyke e Iberike sullo status dei Libî che obbliga a pensare a due fonti diverse, 3) che nella prima parte di 5, 21 si ha il ritorno ad una pro- spettiva cartaginese e a particolari, corne quello sulla strategia adot- tata contro i Libî, che di nuovo male si adattano ad un Romano e mostrano piuttosto che Appiano salda qui le due fonti in quanto gli offrono dati su capitoli diversi della vicenda. S. In tutti e tre i libri appianei non si trova nulla sulle cause prime sia della guerra nel suo insieme sia anche solo della insurre- zione indigena. La seconda omissione è tanto più sorprendente se si considera la prospettiva complessiva e l'attenzione al carattere di U7tÎ)Koot dei Libî; e proprio tale secondo particolare ci induce a rite- nere che essa sia più probabilmente dello storico alessandrino che non della sua fonte principale. Se cià negli altri due libri si ricon- duce agevolmente al carattere di mero raccorda del richiamo della vicenda tale spiegazione pare meno pertinente per la trattazione nella Libyke ove, corne si è detto, costituisce un capitolo della storia interna di Cartagine. La ragione è quindi più probabilmente sostan- ziale che organizzativa e potrebbe ricercarsi nella ideologia conser- vatiice di Appiano, «storico dei ricchi» per dirla con S. Mazzarinu, cui le cause addotte dalla fonte (l'abuso fiscale e reclutativo dei Car- taginesi??) poteva se non dispiacere almeno apparire storicamente poco interessante in una trattazione sintetica. Manca del resto in lui anche ogni giudizio di valore sulla guerra. Abbiamo solo il particolare che le fila degli insorti si ingrossano di

ôouÀrov noÀÙ nÀfi0oç ànoôtôpucrK6v-rrov 99 , anche se di un certo signifi-

cato in considerazione della sua posizione di disprezzo per gli umili 100 Se tuttavia si considera corne altrove equipari moti di indi- pendenza al brigantaggio 101 , tale mancanza parrebbe implicare almeno una benevola neutralità se non una simpatia nei confronti dell'episodio libico. Cià che rispetto alle fonti di Appiano emerge di interessante è soprattutto dunque l'esistenza di una tradizione, quella principale

99 App.

Sik. 2,

9.

100 Per essa Mazzarino, II, 2, p. 190.

101 Cfr. Mazzarino, ib.

LE CAUSE DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

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usata nella Libyke, che ha una impostazione dei fatti ed una inter- pretazione della vicenda radicalmente diversa da quella di Polibio. Rimane da chiedersi se tale fonte sia usata direttamente o tra- mite una Zwischenquelle - in cui appunto si troverebbero le combi- nazioni con aitre fonti - che si vuole vedere alla base della intera Libyke e che sarebbe uno scrittore greco, retorizzante e antiro- mano102. Risolvere la questione - assai affine a quella della Makedo-

nike per la quale pure si controverte tra l'ipotesi di una sintesi origi- naria appianea di più autori (Meloni) e la sua semplice riproduzione

di un

tivamente poco rilevante, ma è da ribadire che la prima ipotesi non è del tutto da escludere - non solo per affinità alla soluzione di Meloni

al problema nella Makedonike - in base a quanto detto sulla strut-

tura complessiva del libro. 6. Anche Zonara (cioè Dione Cassio) altera la prospettiva poli- biana, non già perà in senso indigeno bensl in senso servile, attualiz- zando probabilmente alla luce dei più recenti bella servilia romani. Egli individua tre anime del movimento 104 , i mercenari, gli schiavi urbani di Cartagine e gli 6µopouvn;ç, termine alquanto generico che

ci pare da ricondurre aile componenti libiofenice che, in seguito,

aderirono all'insurrezione. Nella sintesi egli dunque pone corne con- temporanei due momenti che non Io sono. Quanto ai primi due ele- menti si mostra da un lato più equilibratamente nel solco della tra- dizione polibiana mantenendo il ruolo dei mercenari, dall'altro perà perde completamente la (esatta) prospettiva indigena (della fonte principale) di Appiano sostituendola con una servile. A cià (presu- mibilmente più nella fonte di Dione che in Dione stesso) devono aver contribuito due ordini di fattori. Il primo è dato dalla ambigua - e ambiguamente comprensibile per la cultura greco-romana - posizione giuridica semiservile dei Libî, con un fraintendimento che è proprio anche nella percezione di aitre precedenti insurrezioni africane 105 ; il secondo nell'influsso che puà avere esercitato sulla

Vermittler (Schwartz) 103 - non è possibile e comunque qui rela-

io 2 Secondo Hahn, p. 271. 103 Si veda la sintesi delle posizioni in Mazzarino, II, 2 p. 192; inoltre supra nt. 96. Per l'uso di più fonti nel complesso dei libri sull'espansione romana, al- l'oppposto che in BC, è ora - in un appproccio alquanto macchinoso, di (inten- zionalmente) scarso contributo sui piano della Quellenforschung e con una apo- ditticità che sfiora la petizione di principio - Hose, p. 174-177; 247-253; una ana- lisi dei criteri storiografici della Libyke - senza perô considerazione dei capitoli per noi rilevanti, a p. 178-194. 104 Cfr. Zon. VIII 17, 8. 105 In specie quella del 396, cfr. Diod. XIV 77, 3; analogo equivoco quello di Liv. XXI 45, 7; si veda acutamente Whittaker, Land, p. 338. Dal canto nostro ag- giungiamo, sui piano storiografico, che si tratta della stessa incomprensione che

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LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

comprensione della vicenda la tradizione storiografica sui bella ser- vilia, almeno da Posidonio 106 - il che fornirebbe anche un approssi- mativo termine post quem per la datazione di tale fonte. Proprio forse alla focalizzazione di tale dimensione servile si deve il totale silenzio su una qualsivoglia causa specifica della guerra anche pressa Dione - e ancor più il silenzio sulle pretese finanziarie esor- bitanti dei mercenari 107 In entrambi i casi difficilmente ciô puô essere semplicemente dovuto alla sintesi di Zonara in quanta questi,

di solito, non trascura gli elementi di rilievo.

Per quanta concerne le sue fonti Diane sembra quindi usare almeno due autori. Uno da identificare in Polibio - la derivazione sicura (anche se non possiamo dire con sicurezza se diretta o indi- retta) dal quale è indicata dalle ripetizione del suo peculiare paralle- lismo con la guerra falisca 108 -, l'altro cui si riconduce l'elemento ser- vile, di cui in Polibio non è traccia 109 Anche se alternativamente è pure possibile pensare che Diane tenesse presente solo quest'ultima,

la quale a sua volta si serviva di Polibio. Che tale fonte recenziore

passa essere Livia - e che dunque in lui già si trovasse anche la rece- zione del parallelismo polibiano - è possibile ma ci pare meno pro- babile alla luce di quanta diremq subito sulla dimensione ristretta che la vicenda doveva occupar~· in questi e sui suo non uso di Polibio. 7. Per quanta riguarda Livio infine è plausibile che facesse accenno alla vicenda nella misura in cui reagiva con la storia romana, cioè per gli affari di Sardcgna c Corsica, ossia nel libro XX 110 ; e comunque è certo da riferimenti incidentali nella III decade 111 che la conosceva e da fonte diversa da Polibio del quale non adotta la denominazione - dunque quasi certamente da un annalista. In ogni caso pero - se vi era - doveva trattarsi di un riferi- mento cursorio in quanta la periocha XX ed Eutr. III 1-3 ne tacciono interamente. E cio diviene rivelatore del disinteresse sostanziale del-

la storiografia romana alla vicenda; infatti se Livia al massimo

la storiografia romana mostrava per la servitù etrusca confondendo, ad. es., lautn con schiavi, cfr. Mazzarino, Sociologia, p. 113. 106 Per Io specifico interesse posidoniano, forse archetipico, Canfora, Posido- nio, p. 43-44; 52-53; 56 nt 9; Rizzo, p. 260-294; Malitz, p. 134-145; 162-164; ora anche Zecchini, Ateneo, p. 111. 107 In entrambi i casi difficilmente ciô puo essere semplicemente dovuto alla sintesi di Zonara in quanto questi, di solito, non trascura gli elementi di rilievo. ios Cfr. Zon. VIII 17, 8.

109 Se non per definire l'estrazione di parte dei mercenari, cfr. Polyb. I 67, 7, supra p. 9 nt 15, ma questo è tutt'altro. 110 Cfr. Liv. per. 20.

111 Cfr. infra p. 35.

LE CAUSE DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

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accennava ad essa e se riteneva di non usare Polibio nemmeno quanta alla sua denominazione cià è segno inequivoco che non solo assai poco di essa doveva parlare l'annalistica ma soprattutto che quel poco Io doveva dire in modo tale da non suscitare in Livio una curiosità sufficiente a farlo rivolgere alla diffusa trattazione poli- biana. Il disinteresse della storiografia romana è confermato poi dall'a- nalogo silenzio di Vell. II 38, 3, soprattutto se la sua pretesa di attin- gere a molteplici annalisti è reale 112 Il che puà solo coincidere con il fatto che Nepote - l'unico scrittore romano di cui ci sia effettiva- mente pervenuto qualcosa in materia -, interessato al]sl vicenda a latere del suo profilo amilcareo, dipende, corne diremo, non da annalisti ma da storici annibalici. A partire dal fatto che Velleio si riferisce soprattutto alla annalistica più recente e che il più plausibile motivo per l'interesse (relativo) dell'annalista usato da Livio pare essere quello della con- temporaneità alla vicenda - anche e soprattutto per le concrete ragioni propagandistiche connesse all'affaire di Sardegna che man- cavano all'annalistica posteriore - ci pare congruente avanzare l'ipotesi di identificazione anche della fonte liviana con Fabio Pit- tore. Significativo rispetto a cià diviene allora ulteriormente il fatto che Fabio se usato pure non pare influire molto, corne dicemmo, su Appiano nel capitolo relativo della Iberike; il che implica da un lato la conferma che della vicenda appunto doveva dire poco - e quel poco, corne pure si è detto, non senza errori -, dall'altro porta aspe- culare che a sua volta egli attingesse - naturalmente quanto ai fatti e non alla interpretazione, almeno nella parte in cui era coinvolta Roma - alla stessa fonte principale di Appiano, cioè ad un autore cartaginese 113 8. Sulla base di quanto visto è da porre in conclusione anche il problema della genealogia delle fonti anteriori a Polibio 114 A nostro avviso è da ritenere che prima di Polibio esistessero (almeno) tre storie della insurrezione, due delle quali note a Polibio stessoll 5 Cià è indicato da un lato dalla sua conoscenza di un autore antibarcida e

112 Cfr. Vell. II 9, 5-6; per il problema di Quellenforschung dell'opera velleiana la status quaestionis in Hellegouarc'h, p. XXX-XXXV, la cui tesi che i Chronica di Nepote sono la fonte principale di Vell. 1-II 48 male si accorda con la conoscenza che Nepote mostra della nostra vicenda nella Vita di Amilcare.

partico-

lare che egli conoscesse Io storico antibarcide annonideo di cui infra§ 8; diversa-

mente De Sanctis, III, 2, p. 2. 114 Uno stemma complessivo riassuntivo è dato alla fine della Parte 1, p. 41. 115 Usualmente invece si pensa ad una monofonte cfr. ad es. Jacoby, p. 598; Walbank, p. 131-132.

113 Cfr. una simile impressione si ricava anche da Fab. frg. 25 P 2 e in

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LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

filoannonide che traluce nella valutazione positiva del comando di Annone agli inizi degli anni '40 e nella prima fase della guerra, quella della organizzazione 116 , e che è noto pure a Diod. XXV 8; e dall'altro da quella della fonte principale di Appiano, corne mostra quanto riguarda la questione dei premi 117 , e che è in realtà assai pro- babilmente Io stesso autore corne indica la coincidenza - cui già richiamammo - tra App. lb. 4, 16 e Diod. l. c. che nella seconda parte dipinge negativamente Amilcare rispetto a questioni strettamente interne a Cartagine cui difficilmente un romano poteva avere accesso 118 Dall'altro la seconda fonte, quella maggiormente usata, è quella filobarcide e interessata ai mercenari che Polibio condivide con Dio- doro 119, il quale corne abbiamo detto più volte in riferimento agli specifici passi non deriva da Polibio. Di Nepote è utile richiamare la sua conoscenza di Sileno e Sosilo 120 , oltre che Polibio, e quindi, corne mostra ad es. la corri- spondenza approssimativa delle cifre per l'esercito degli insorti 121 , ipotizzare che la fonte filobarcida di Polibio sia uno dei due storici annibalici. In realtà pero notizie in parte diverse da quelle di Polibio, corne quella sulla campagna di Prione, e non riconducibili ad una fonte antibarcida, che nella vita di Amilcare Nepote difficilmente avrebbe usato, parrebbero indicare l'esistenza di una terza fonte e che quindi anche Sosilo - le cui Starie, corne è noto, è controverso se iniziassero direttamente abruttivamente con la guerra annibalica - oltre che Sileno trattava della guerra. A sua volta percio la fonte principale di Polibio e quella di Diodoro andrà dunque cercata in uno dei due storici di Annibale - ferma restando l'impossibilità di precisare quale - piuttosto che in Filino; il fatto che questi sia la fonte diodorea perla guerra punica 122 non obbliga a ritenere che non

116 Cfr. Polyb. 1 73, 1; 74, 1, la conclusione di questo secondo è il risultato del- la valutazione di Polibio a partire dal confronto di due diverse fonti. 117 Cfr. infra p. 63. 118 Nulla sulle fonti diodoree in Wollner, Strategie.

119 Si ricordi che Diod. l. c. non appartiene alla sezione sulla gueITa libica e quindi un cambio di fonte non ha nulla di sorprendente. 120 Tale conoscenza è attestata da Nep. Hann. 13, 3; Sileno sarebbe anzi la sua fonte principale secondo Bujak cit. da Ackermann, p. 21-26, che perô Io re- spinge; si veda anche Geiger, p. 109. È quindi spontaneo collegare allïmpiego (al- meno) di Sileno la sua biografia di Amilcare che contiene notizie, in parte, corne si dirà, altrimenti non tramandateci.

121 Cfr. infra p. 119.

122 Cfr. De Sanctis, Ill, 1, p. 255; Gelzer, p. 56; Walbank, p. 126; Mazzarino, II, 1, p. 209; Scardigli, p. 222; Càssola, Diodoro, p. 758-762.

LE CAUSE DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

31

cambiasse fonte per la guerra libica 123 , cambiamento anzi che è stato da altri positivamente sostenuto 124 9. Una considerazione merita il richiamo della fonte antibar- cida. La sua esistenza è confermata da almeno altri due casi oltre a quelli sopra indicati. Anzitutto solo un autore antibarcida e attento alla storia di Annone puo essere quello che riferisce dell'inchiesta di Amilcare dopo la fine dell'insurrezione con termini sfavorevoli almeno al suo alleato Asdrubale e ci informa sulla elezione di Annone 125 In secondo luogo va ricordato corne Diod. XXIV 10 tessa un elogio delle qualità militari di Annone in occasione della notizia della conquista di Theveste. Che si tratti di Fabio Pittore, corne rite- neva De Sanctis per Diod. XXV 8 126 , è da escludere perla troppo pre- cisa conoscenza di particolari di storia cartaginese interna del tutto ininteressanti e inaccessibili all'annalista. L'autore è dunque legato direttamente al mondo cartaginese, se non cartaginese lui stesso - gioverà ricordare corne Cartagine disponesse di una propria storio- grafia 127 -, corne indica anche la ottima conoscenza della struttura giuridica dell'Africa punica, che vedemmo propria della fonte princi-

pale di Appiano 128

10. In base a quanto detto infine l'ipotesi - peraltro apodittica - di Jacoby che quella di Polibio sia una fonte unica rappresentata da una Spezialschrift sui Soldnerkrieg non ci pare percio condivisibile,

123 Per Filino invece era già Niebuhr, p. 178; Ackermann, p. 14-15; Laqueur, op. cit., col. 2190. A Sileno pensa invece, per una strada diversa dalla nostra, La

Bua, p. 247-252, sulla cui ricostruzione delle storie di Filino e Sileno ora Wal- bank, Histori.ans, p. 485-497. Del resto non è sicuro se Filino giungesse a trattare la guerra o si arrestasse alla pace di Catulo, corne anzi ritiene Jacoby, p. 598, cfr.

La Bua, p. 233-234.

, 124 Cfr. Jacoby, p. 598, anche se non si puo condividere la sua identificazione con Polibio della nuova fonte per le ragioni che indicammo.

125 Cfr. Diod. XXV 8; App. lb. 4, 16.

126 Cfr. De Sanctis, III, 1, p. 394 nt 44 e già Taubler, Vorgeschichte, p. 113; ad uno scrittore di sentimenti romani pensa pure La Bua, p. 241, cui va opposto che l'atteggiamento antipunico di Diod. XXV 8 è in realta un atteggiamento anti- barcida. Fabio è probabilmente anche la fonte della Annibaike di Appiano, cfr. Hahn, p. 267-270, ma che non sia la stessa usata principalmente per l'insurre- zione libica emerge, oltre che dalle stesse considerazioni fatte per Diodoro, dal fatto che nella Iberi.ke la prima delle quattro sezioni, concernente appunto la preistoria della guerra annibalica, si distingue euristicamente dalla sezione suc- cessiva relativa alla guerra con Roma, cfr. Hahn, p. 270. 127 Cfr. i dati in Wachsmuth, p. 413; ora Seibert, Forschungen, p. 11-13; cui è da aggiungere il richiamo di Procle, per il quale Schaefer, col. 179; Ziegler, coll. 179-180 nt 1. 128 Limitatamente a Diod. XXIV 10 La Bua, p. 24 7 suggerisce Filino, ma ciô è poco probabile se Filino non tratta della guerra libica corne egli ritiene. D'altro canto Filino è autore molto favorevole al Barca corne mostra Diod. XXIV 13.

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LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

anche se l'esistenza di uno scritto del genere - lungi cornunque dal- l'essere rnonofonte del Megalopolitano - è tutt'altro che irnpossibile e tale carattere poteva in effetti avere proprio la fonte filoannonidea di cui ci pare di aver dirnostrato l'esistenza. Essa infatti in tanto poteva avere una ragione di essere in quanto scritta durante la vita di Annone corne pamphlet propagandistico contro i Barcidi da usare nella lotta politica che costanternente Io oppose a questi fino alla fine del III sec. - si ricordi che, corne direrno oltre, Annone era ancora vivo a tale data. E corne tale l'unico argornento di polernica diretta a disposizione per esso poteva essere solo proprio la guerra del 241-237.

CAPITOLO II

NATURA E DENOMINAZIONE DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

1. Per comprendere il modo in cui la guerra venne percepita nel- 1'Antichità e dunque quale natura le fosse attribuita oltre che alla individuazione storiografica delle cause occorre guardare anche alla definizione datane. Polibio in I 65, 1-2 1 la definisce, in una relazione di analogia ontologica, che si esprime anche a livello sintattico, con la guerra falisca di Roma 7tOÀ.Eµoç tµ<puÀ.10ç 2 In I 71, 8, tµ<puÀ.ia cr'tacnç Kai -rapaxi]; infine, in un richiamo incidentale nel III libro, usa solo la seconda parte di tale endiadi, al plurale 3 , dopo aver parlato subito prima di KivEµa 4 Il primo problema che si pone è dunque sul rango stesso di guerra o invece di semplici disordini che egli attribuisce alla vicenda 5 In 1 71, 8, è solo una ragione stilistica che impone l'im- piego del sintagma cr-racrtç Kat -rapaxi] essendo usato il termine 7tOÀ.Eµoç solo una parola prima; ma la relazione concettuale che impone la scelta stilistica nel passo non lascia dubbbi dubbi sui fatto che si pensi ad una guerra. Per il resto nel 1 libro egli usa solo e sempre il termine 7t6À.eµoc; per indicare la vicenda nel suo com- plesso. Ciô implica che l'impiego semantico del passo in questione del III libro fa blocco a sé contro quello del 1. Ci pare dunque che nei due diversi momenti egli percepisca in parte diversamente la vicenda. Centrale gli rimane, corne dicemmo, il ruolo dei mercenari ma nel III libro - forse proprio per questo ruolo - non pare che la vicenda assurga a guerra vera e propria. Se si pone mente alla probabile composizione posteriore della sezione del I libro dedicata alla guerra, indicata da Laqueur 6 , ciô si spiega corne la conseguenza di uno studio approfondito delle trattazioni speci- fiche - dove infatti tutto lascia ritenere che senza eccezione si pen-

1 Si veda anche Eisen, p. 154 nt 5. 2 Analogamente in Polyb. 1 71, 5. 3 Cfr. Polyb. III 9, 9. 4 Cfr. Polyb. III 9, 8. 5 Per il significato di stasis da solo infra p. 39-40. 6 Cfr. supra p. 12 nt 32.

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LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

sasse l'episodio corne n6ÀEµoç 7 - che al tempo della composizione del III libro ancora mancava 8 Si tratta dunque, per !'ultimo Polibio, di un n6ÀEµoç e di un n6ÀEµtoç f:µ<puÀ10ç. Prima di procedere nell'analisi delle implicazioni di tale predi- cato è opportuno soffermarsi pero sulla titolatura distintiva della guerra adottata da Polibio. Tale non è, in modo strutturalmente pro- prio, quella di I 65, 3 che è piuttosto una specificazione soggettiva e diacronica dei soggetti di essa. Piena è invece quella di 1 70, 7, «·o npoç 1oùç Çtvouç Kai A1f3uKoç f:mKÀî10Eîç n6ÀEµoç In altre quattro occasioni - di cui tre al di fuori 9 ed una ai mar- gini della sezione principalew - egli usa pero una definizione parzial- mente diversa, quella semplicemente di A1f3uKÜÇ n6ÀEµoc;. La con- traddizione11 tra tali due tipologie si sana se si considera corne per i tre casi estemi si tratta sempre di rimandi convenzionali, per di più inseriti in contesti di sommario delle materie del 1 libro, alla sezione dedicata all'argomento, mentre quanta al caso interna, che il con- testo in cui si inserisce è talmente connotato da eventi libici che una menzione anche dei mercenari (fisicamente del resto già scomparsi

dalla scena) sarebbe stata fuori posto. Polibio dunque conosce ed usa due definizioni: l'una inserita alla fine dell'archeologia, cioè del- la parte più analitica e che più gli preme e quindi in posizione di spicco, è quella che doveva risultargli più scientificamente esatta, l'altra quella di cui si serve per esigenze di rimando e che doveva avere dunque un requisito di convenzionalità già prima dell'impiego nelle Starie, risultando altrimenti fuorviante ed inutile. Una dicotomia simile ma non uguale si ritrova in Diodoro; ma occorre non trarre conclusioni troppo affrettate di derivazione. Nel frg. iniziale della sezione sulla guerra questa viene detta «6 npoç

1oùç

l'archeologia viene usato un solo referente e non due, il che esclude che Diodoro ne ripeta la titolatura 13 In altri due luoghi la indica

».

µ1cr06<popouç » 12 A differenza della definizione di Polibio nel-

7 In tutte le fonti pervenuteci si parla solo di polem-os, -eo, bellum, col che rendendo manifesto che nessuna trattazione, tra quelle usate, considerava l'epi- sodio corne semplici disordini. 8 Ciô è confermato anche dal fatto che Polyb. III 27, 7, <love si parla di At~u­ KOÇ 7tOÀE:µoç appartiene all'excursus sui trattati romano-cartaginesi che fu inseri- to, secondo l'esatta ipotesi di Laqueur, p. 69-70, in una edizione posteriore- poco importa se effettivamente una Ja corne ritiene Io studioso. 9 Cfr. Polyb. 113, 3; II 1, 3; III 27, 7; perla relazione con la sezione dedicata alla guerra oltre nel testo.

1 °Cfr. Polyb. l 88, 5. 11 Garcia Moreno, p. 72 ha parlato di ambiguità, ma senza specifiche argo- mentazioni, vedremo subito perché tale opinione non sia condivisibile. 12 Diod. XXV 2, 1. 13 Per una ulteriore ragione infra nt 40.

NATURA DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

35

invece corne Kœtà -rftv At{3trr1v

Anche in entrambi tali secondi casi si tratta di menzioni incidentali in contesti diversi da quello della sezione relativa alla guerra, nei quali la fonte usata puô presumersi, ed è effettivamente diversa almeno nel primo 15 Infine concordemente solo di Atf3uKoç n6Àeµoç parlano Livio (= bellum africum) 16 e Appiano nella Iberike 17 , in un frg. del quale abbiarno già ipotizzato precedentemente la identità con la fonte di Diod. XXV 8 che ne è cosl ulteriormente suffragata. Da tale complesso di testimonianze appare chiaro che quella di

Atf3uKoç 1tÔÀEµoç era la definizione canonica nella storiografia gre- cizzante - e per questo usata nei rinvii da Polibio - e, se la fonte di

Livio è un annalista - a

essa si era estesa anche a quella romana. D'altro canto Diodoro nella prima sua indicazione attesta l'esistenza di una definizione diversa anche se meno diffusa e recepita da Polibio in (parte di) quella di I

70, 1.

Quanto visto ci consente ora di chiarire l'effettiva natura di que- st'ultima. Il participio tmKÀfl0EiÇ che l'accompagna, e che inequivo- cabilmente attesta una preesistenza in una tradizione consolidata 19 , va inteso, con tutta probabilità, corne riferito non alla formula nella sua interezza, ma ai suoi due componenti singolarmente intesi. Per contro polibiana è la loro sintesi, cioè la recezione e l'accredita- mento della definizione della fonte della prima testimonianza di Diodoro insieme a quella della vulgata; dovren1n10 altrin1enti sup- porre l'esistenza di una ulteriore tradizione attestataci solo da Polibio il che è di gran lunga meno probabile. Se ciô è esatto avva- lora inoltre la nostra ipotesi che Polibio facesse riferimento ad almeno due fonti e corne una di queste fosse quella usata da Dio-

doro20.

detto, Fabio 18 -, che

n6ÀEµoç e corne Atf3DKOÇ n6ÀEµoç 14

nostro avviso, corne si è

14 Rispetivamente Diod. XXV 8; XXVI 23; per l'identificazione con la nostra Gsell, III, p. 124; ib. nt 3, con una sfumatura di riserva. 15 Per il primo testo abbiamo già detto; per il secondo è reso probabile dal-

l'argomento che concerne e che si inquadra nella storia immediatamente poste- riore alla guerra. 16 Cfr. Liv. XXI 1, 4; 2, 1; 41. 12; inoltre anche supra p. 24-25.

17 Cfr. App.

lb. 4, 15.

18 De Sanctis III, 2, p. 173-174 fa discendere invece da Celio Antipatro i primi capitoli di Liv. XXI, che in ogni caso, non possono derivare solo da Polibio in quanto in questi, cfr. III 11, manca ogni riferimento aile operazioni di Amilcare prima del passaggio in Spagna. 19 Per il suo uso Mauersberger, s. v. tmKCIÀ.Éro, col. 928. 20 La denominazione, e naturalmente non senza significato quanto alla rela- tiva ricostruzione delle cause del conflitto, è stata variamente recepita anche dal- la storiografia moderna. Di (grande) guerra libica parlano Mommsen, I, p. 560; Meltzer, II, p. 356 (titolo); 368; 589; De Sanctis, II, p. 375 (titolo); Huss, p. 252

36

LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

Naturalmente non sfugge che la definizione polibiana che con- sente uno spazio alla componente indigena - sebbene in una seconda posizione che non puo essere casuale - sembra contraddire in parte quanta visto sul suo baricentro mercenario. Ma essa si rife- risce a tutta la guerra - mentre l'interesse negativo per i mercenari è sopratutto per l'archeologia - e nello svolgimento di questa, pura- mente storico-militare, il modello mercenario negativo ha ragioni solo episodiche di rilevare, per cui il ruolo indigeno, che vale per Io storico a determinarne il carattere di drammaticità per Cartagine corne vedemmo, sebbene in parte ridimensionato, non passa inos- servato. 2. Non concerne la titolatura ma direttamente la percezione del- la natura della guerra - peraltro su un piano diverso da quello rela- tivo all'altro predicato tµ<pûÀloç, corne vedremo - il fatto che sia qua- lificata corne acmovôoç 21 - anche qui peraltro parrebbe già in una tradizione vulgata (napà toîç noÀÂ.oîç). La possibilità di esplorare <pûcnç Kai ôuifü:cnç di un simile tipo di guerra costituisce una delle tre specifiche ragioni di interesse che, seconda Polibio, ne offre Io studio. Anche in cio dunque è più un interesse sociologico che sto- rico puro a muoverlo. Occorre precisare che il noÀEµoç non è tianovôoç perché vi sono coinvolti i mercenari, barbari estranei alla comunità civile 22 , ma autonomamente per le sue caratteristiche intrinseche, appunto <pûatç e ôui0Eatç; altrimenti del resta Polibio non avrebbe ragione di postulare una autonoma ragione di interesse, rientrando diretta- mente nella seconda di quelle di 1 65, 7. 'A.anovôoç n6Â.Eµoç è, conformemente ad un uso corrente almeno da Demostene, cio che oggi si chiama una guerra totale 23

(titolo); Caven, p. 67 (titolo); Carradice-La Niece, p. 33 (titolo); di guerra dei mercenari invece ad es. Ackerman, p. 8-9; Gsell, III, cap. III passim; Groag, p. 18; Walbank, p. 131; Warmington, p. 186; Picard, Vie, p. 7; e già Niebuhr, Vortrage, I, 2, p. 44 (Kri.eg der Miethsoldaten); entrambe le terminologie adotta Baldus, Deu-

tungsvorschlage, p. 177.

21 Cfr. Polyb. I

65, 6.

22 Questo parrebbe intendere invece Walbank, Polybius, p. 89-90. Non co- glieva il punto Gsell, III, p. 100; più esattamente, benché sinteticamente, Wal-

bank, p. 131; Warmington, p. 186

Perle attestazioni, per Io più insieme a àKi]puKwç, cfr. Walbank, p. 131; Id., Polybius, p. 90 nt 146, cui adde quelle in Ilari, p. 358; e, dal canto nostro, App. Samn. 4, 1-3. La menzione più alta è in Platone, cfr. Ilari, p. 103-104, ove pe- rô ha un significato diverso, corrispondente a guerra fredda, con cio attestando una evoluzione semantica. Per il problema della misura di giuridicità dell'espres- sione al di là della sua soglia impressionistica, cfr. Mosley, Envoys, p. 87; Id., Di- plomacy, p. 154; 201-202; per il diritto di guerra nella concezione polibiana Wal- bank, Polybius, p. 90-91.

23

NATURA DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

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L'insistenza ripetuta, con commenti storico-filosofici, nella narra- zione polibiana delle operazioni sulla escalation di efferatezze spiega cio e si spiega con cio. Sotta tale luce suscita interesse il fatto che proprio la nostra guerra sia ritenuta esempio paradigmatico del suo genere 2 4, laddove verrebbe spontaneo pensare piuttosto agli eventi dell'insurrezione egiziana del 217/6 sgg. definita corne caratterizzata da eiç àAÂ:t1Aouç ffiµ6n1ç Kai 7tapavoµia 25 , della guerra achea del 149-146 o della III guerra punica. Ragioni di opportunità possono aver avuto un ruolo per non considerare quest'ultima corne tale, ma deve essere stato il carattere fin dall'inizio e continuato della totalità (o almeno il suo apparire tale a Polibio) - significativo è il fatto per sua natura non vi poteva essere una reciproca dichiarazione di guerra -, non solo finale (distruzione di Corinto o di Cartagine), a determinarne la maggior significanza per Polibio che infatti espressamente definisce la guerra la più feroce in assoluto a lui nota 26 3. Se <icr7tovôoç definisce la natura che la guerra ha assunto nella contingenza, tµcpuAtoç definisce quella che le è essenzialmente pro- pria27. Occorre dunque interrogarsi sui significato dell'impiego di tale aggettivo e sulla relazione in cui è con i concetti di cr-tcicrtç e à7t6- cnacrtç altrimenti pure impiegati da Polibio nella sezione. Ali'espressione 7t6Aeµoç tµcpuAtoç non si puo dare il significato che, seconda taluno, avrebbe già in altri due luoghi polibiani2 8 e che si consoliderà soprattutto nel greco più tardo 29 , corne eqt.Iivalente a

24 L'inciso µaÀtO"'t' dv nÀ. di Polyb. 1 65, 6 puo sintatticamente riferirsi sia alla frase che Io precede che a quella che Io segue. L'ambiguità è a nostro avviso intenzionale nel senso di una posizione retoricamente ancipite; per cui ci pare che Polibio indichi espressamente la guerra corne l'esempio più antonomastico di èic:movooç 1t6Àeµoç - termine tra l'altro che nel suo vocabolario è un apax, cfr. Mauersberger, s. v., c'icmovôoç, col. 242, mentre ch::i)puKtOÇ 1tÛÀeµoç non compare mai - e dunque, modernizzando, quella tra le guerre da lui trattate che raggiunga il massimo livello di totalità in una scala di intensità - di cui dunque attesterebbe una esistente concettualizzazione, anche se puramente intuitiva.

25 Polyb. XIV 12, 4.

26 Cfr. Polyb. 1 88, 7.

27 Escluderemmo invece ogni collegamento logico in Polibio tra i due carat- teri tanto più se, corne diremo, rc6Àeµoç tµ<puÀ.toç non vale guerra civile. 28 Cfr. Mauersberger, s. v. tµcpuÀtoç, col. 775; anche in questi due luoghi (Po- lyb. XXIV 3; XXX 11, 4) a noi pare che l'aggettivo valga a definire un conflitto in- terno ad una dimensione geografica dal momento che nel primo caso si fa riferi- mento alle guerre endemiche tra le città cretesi le quali non formarono mai una unità politica di modo che il riferimento puo esere solo al dato geografico insu- lare e nel secondo caso si parla dei conflitti tra gli Etoli che a loro volta costitui- vano non uno stato unitario ma solo una confederazione. 29 Cfr. Ilari, Operazioni, p. 264; ib. nt 112 - al quale sono perô sfuggiti i li. cc. polibiani - a partire dal testo bilingue delle Res gestae divi Augusti. Sull'impiego in Dione ed Appiano cfr. Jal, p. 64-65 e infra nt 31.

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LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

bellum civile. L'aggettivo va invece inteso - in funzione predicativa e non attributiva - nel suo senso più letterale di «interno» 30 , cioè corne connotante qualcosa che si inseriva in una unità determinata e ben definita, che Io storico si rappresenta corne tale sotto il profila

geografico-materiale 31 . Quello geografico è

si possa attribuire all'espressione in quanto non solo i mercenari in nessun modo si inseriscono nella compagine dello stato cartaginese ma soprattutto, al contrario, la mentalità antica percepiva i com- plessi organici di mercenari corne soggetti quasi dotati di una auto- noma soggettività di diritto internazionale, corne indica la rispon- denza al tipo del trattato internazionale della convenzione di Eumene di Pergamo con i suoi ammutinati 32 . Il fatto che i mercenari fossero assistiti dai soggetti libici di Cartagine, corne nota Wal- bank33, non muta nulla, non solo per il carattere non originario ma sopravvenuto di questi nella ricostruzione polibiana ma perché, da un lato, i mercenari rimangono in questa l'elemento caratterizzante e dall'altro le popolazioni indigene sono di ceppo non punico ed in posizione di assoluta sudditanza e non di alleanza, di modo che non si puè> parlare di guerra sociale o civile. Inoltre la stessa guerra

infatti l'unico portato che

.fü E va precisato, in assenza di studi specifici, che esso vale « interno » in via astratta, caduto cioè ogni immediato rapporto con la sua etimologia (en + phy- lon), dal momento che. evidentemente, per quanto affini, Polibio non poteva af- fermare in I 65, 1-2 che Falisci e Romani appartenessero alla stessa stirpe (phy- lon) e ancor meno questo si puo dire dei Cartaginesi e dei contadini libici. Il rap- porto etimologico - sui quale da ultimo Loraux, p. 8-11 - invece permane efficace nel sintagma cmicrn; tµ<puÀ10ç = guerra civile. Anche Mauersberger ib. traduce i due luoghi, I 65, 2 e I 71, 5, con intern.

31 Questo significato meramente geografico di interna è evidente anche già

nell'impiego erodoteo della espressione m:<icrtç tµ<puÀ10ç corne indicante il conflit- to tra Greci, cfr. ad es Mazzarino, Oriente, p. 82, che, aggiungiamo noi, evidente- mente non sono riconducibili ad unità componenti di uno stato ma solo sotto un profilo geografico-culturale, cfr. ad. es. Hdt. VIII 3.

E si noti corne ancora del resto proprio in App. civ. I 40, 178 con µtyuç Kai

tµq>uÀtoç n6Àt::µoç sia indicata la gue1Ta sociale del 90-89 a. C. e dove non potendo farsi equivalere l'aggettivo a sociale, che ha un suo corrispondente ben preciso in cruµµa.xtKOÇ, non puo vedersi attribuire che un significato geografico-culturale descrittivo, per cui il bellum sociale è la guerra all'interno dell'Italia; cosi corne al- trettanto descritivo, questa volta sui piano dimensionale, è µtyuç. In questo modo l'espressione viene a corrispondere con l'altra, pure impiegata spesso perla guer- ra del 90, di bellum Italicwn, che pertanto sarà da intendere corne «gucrra che ha riguardato l'interno dell'Italia» (corne spazio geopolitico) e non corne «guerra contro gli Itali» corne intendono moiti, ad es. Mazzarino, II, 1, p. 43. Non ci pare

dunque di poter seguire chi, corne ad es. Mazzarino, ib., afferma tout court l'equi- valenza bellum civile senza distinzioni cronologiche.

n Cfr. Schmitt, p. 147; anche Bengtson, Strategie, p. 205; Kertesz. p. 130-131; in parte diversamente Virgilio, p. 106-107.

n Cfr. Walbank, p. 131.

NATURA DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

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falisca, presa a parallelo da Polibio, non puà ricomprendersi sotto tali parametri 34 In particolare poi nell'impiego polibiano il concetto sembra con- trapporsi a quello di bellum extemum 35 , con una distinzione che ha valore sociologico - mentre nelle guerre esterne si rischia solo qualche provincia, in quelle interne la posta è l'esistenza stessa dello stato. Né puà invocarsi in contrario il fatto che Nepote parli di bellum intestinum 36 , in quanto cià palesemente si spiega con una tradu- zione superficiale e modernizzante da Polibio. Cià è confermato dalla connessione con gli altri due termini, <J'tacnç e àn6cr'tacrtç. Essi sono impiegati infatti in modo univoca- mente differenziato, il primo solo per i mercenari3 7 , il secondo (quasi sempre) solo per i Libî3 8 , indicando una valenza semantica specifica e ristretta, non intercambiabile, escludente un significato generale e generico - equivalente a bellum civile-. Il che induce ad attribuirne loro uno specifico e caratterizzante, quello di ammutina- mento di truppe per il primo e di rivolta di popolazioni per il secondo. E cià pare colto anche da Nepote che usa a sua volta ter-

34 Cfr. Loreto, Conflitto, p. 724 sgg. 35 Cfr. soprattutto Polyb. I 71. 5; più pericoloso, per l'equivocabilità, è richia- mare I 71, 7, <love allo ÇcvtKàç Kai ômn6vttoç n6Àeµoç si contrappongono èµ<puÀ.wç crtacrtç Kai tapuxii. corne fa invece Jal, p. 22-23, che corne dicemmo vale solo «di- sordini» e risponde all'esigenza di evitare una ripetizione. Accostare I 71, 7 al doublet antithétique «bella externa »-«bella (ciuilia, domestica, intestina) », qu'on trouve exprimé dans de nombreux textes, de Cicéron à Saint Augustin corne fa Jal, ib., non ci pare esatto dal momento che Polibio sta svolgendo consi- derazioni proprie, storico-sociologiche, che con le teorie romane non hanno nul- la a che fare.

»,

«

36 Nep. Ham., 2, 1.

pare che proprio per distin-

guere da tale impiego specifico e attribuirgli portata generale in 1 71, 8 il termine

non sia usato assolutamente ma in una endiadi. 38 Cfr. Polyb. 1 65, 3; 70, 9; 72, 4; 88, 5; anche 82, 8; 9. Anche nelle occorren-

ze in altri contesti il significato è sempre solo di rivolta di popolazioni o territori, cfr. Polyb. III 68, 10; V 41, 6; 54, 13; X 37, 2; XXIII 16, 7. Va detto peraltro corne in tre casi esso sembri riferito ai mercenari, e cioè Polyb. 1 72, 6; 88, 9; III 10, S. Tuttavia per quest'ultimo la divergenza si spiega se

si considera quanta detto sopra sulla seriore composizione della sezione del 1 li-

bro sulla individuazione del cui specifico vocabolario dunque non puo incidere.

A sua volta l'impiego in 1 88, 9 è in relaiionc alla pcculiare situazione della Sarde-

gna ove l'ammutinamento della guarnigione equivale per Polibio alla rivolta di una provincia corne indica il triplice riferimento all'isola nel suo insieme e so- prattutto alla sovranità su di essa, cfr. 1 88, 8-10. Solo dunque nel primo dei tre lo- ca l'usa è effettivamente contraddittorio; ci pare pero che a fronte del rimanente complesso di testimonianze non basti per negare l'esistenza di uno specifico vo-

cabolario all'interno della sezione distinguente tra le due fattispecie.

37 Cfr.

Polyb. 1 66,

10; 67,

2;

5; 68,

10; II

1, 3. Ci

40

LA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

mini differenti per i mercenari, descivere, e i Libî, abalienare 39 Ed è da rimarcare corne anche App. Sik. 2, 9 usi la medesima radice di Polibio per la rivolta libica (cicpicrc11µ1), anche se l'unicità dell'im- piego induce a cautela nel sostenere il carattere non casuale di ciô. Al contrario il vocabolario di Diodoro è diametralmente opposto, usando, sempre e solo, cin6crmcnç per indicare l'ammutina-

mento40.

Quanto al rapporta relativo con n6ÀEµoç tµcpuÀtOÇ va detto che, se quanto notato è esatto, concettualmente non c'è alcun ostacolo in Polibio ad una identità del sintagma maggiore con l'uno o l'altro corne indica il fatto che egli parli di cipxiJ del n6ÀEµoç €µcp0Àtoç in senso vero e proprio solo perla fase relativa allo scoppio dell'ammu-

tinamento, corne si è visto

guerra corne npoç Çtvouç Kai Atf3uKoç indica corne egli intendesse il n6ÀEµoç tµcpuÀwç corne la somma di entrambi. Quanto detto sul significato di n6ÀEµoç tµcp0Àt0ç ci fa meglio comprendere la puntualità dell'impiego dell'altra categoria, quella dell'èicmovooç noÀEµoç. L'impiego di questa nel suo carattere di tota- lità esprimentesi nel rifiuto di rapporti giuridici tra contendenti, che altrimenti ne sarebbero capaci, è concepibile solo per una guerra tra entità sovrane mentre per una guerra civile sarebbe fuori luogo 42 . Al contrario esso acquista pregnanza se si tiene presente quanta notato sulla quasi soggettività di diritto intemazionale degli eserciti di mer- cenari. Potremmo anzi dire che è proprio la sottolineatura di talc componente a consentime storiograficamente l'impiego. Se tutto quanta osservato è esatto ne emerge che il conflitto per Polibio non ha un carattere eversivo e rivoluzionario, conforme- mente al fatto che elementi con queste caratteristiche nella narra- zione non vengono mai richiamati.

. Peraltro la definizione adottata per la

41

39 Cfr. rispettivamente Nep. Ham. 2, 2 e 2, 2; 4. 4 ° Cfr. Diod. XXV 2, 1; 3, 1; 2; 4, 1; col che confermando la non derivazione

da Polibio; si noti invece corne il termine sia diverso in XXV 6 = Exc. Hoesch. 510

W.

41 Supra

p. 8-9; infra

p. 47.

42 Cio è confermato anche dall'impiego volutamente paradossale ed esagera-

to in Cie. ad Att.

IX

10, S.

NATURA DELLA GUERRA NELLA STORIOGRAFIA ANTICA

41

Stemma delle fonti

storici filobarcidi (Sosilo e Sileno)

storico

filoannonideo

(pamphlet propagandistico?)

(?) annalista (Fabio Pittore) Diodoro Diod.XXV8 sui rapp.
(?)
annalista
(Fabio Pittore)
Diodoro
Diod.XXV8
sui rapp.

Nepote

Lib.

Sik.

lb.

Appiano

Livio

storico (romano?) post fine II sec.

Dio (Zon.)

PARTE II

L'ARCHEOLOGIA DELLA INSURREZIONE E LE SUE CAUSE

CAPITOLO I

L'AMMUTINAMENTO DELL'ARMATA DI SICILIA

1. Nella storia della insurrezione è riconoscibile con confini suf-

ficientemente chiari per una sua obbiettiva autonomia di caratteri

cesura di Polibio 1 - che solo tra le vedemmo 2 , particolare attenzione

- una archeologia che, preliminarmente alla considerazione del pro- blema delle cause, deve essere presa in esame 3 Oltre a quello strettamente evenemenziale tale fase iniziale pre- senta un ulteriore duplice piano di rilevanza; fattuale, in quanta ci mostra con un dettaglio che difficilmente si ritrova nel I libro poli-

interni oltre che per una esplicita fonti vi dedica, per le ragioni che

1 Cfr. Polyb. I 70, 7; anche 65, 6. Naturalmente la stessa caratterizzazione in- terna risale a Polibio e dunque è finalizzata alla sua autonomia strutturale rispet- to al resto della vicenda, ma dalla sua analisi cio non pare risultare in un arbitrio, se non per la esclusione da essa del momento insurrezionale libico compresso a favore dell'episodio dell'ammutinamento, cfr. per cio supra Parte I. 2 Cfr. supra Parte I. 'Il concetto di ammutinamento viene di seguito impiegato in senso sociolo- gico ampio - non in quello strettamente giuridico di rifiuto di obbedienza di quattro o più soldati corne ad es. nel vigente codice penale militare italiano o di resistenza alla legittima autorità militare di due o più corne nel Military Act in- glese del 1879 -, cioè corne indicante la insubordinazione armata di reparti mili- tari connotata da atti di violenza ad esito letale contro ufficiali, quale emerge ad es. ora dall'analisi dei casi indiani posteriori al 1857 di D. Omissi, The Sepoy and the Raj. The Indian Army, 1860-1940, London 1994, p. 134-152. Cio che in altri ter- mini tipicizza la situazione è la sua irreversibilità e quindi non cessabilità pacifi- ca e volontaria - per cui ad un ammutinamento necessariamente consegue una repressione armata. Un raffronto di interesse specifico per la nostra vicenda è costituito poi naturalmente dalla vicenda del Great Mutiny dell'esercito indiano nel 1857-58, utile - corne già sapeva Flaubert - per i più punti di affinità con essa, in cui da originari atti di disobbedienza agli ordini si passa all'ammutinamento vero e proprio solo con l'assassinio degli ufficiali inglesi, ed in cui pure il movi- mento si salda con uno politico insurrezionale; significativo è anche il fatto che parte delle truppe rimase fedele alla Compagnia delle Indie e del pari l'inaudita ferocia che la guerra conseguitane raggiunse, per esso si veda G.B. Malleson, The

Indian Mutiny of 1857, London 1892 4 ; C.R. Hibbert, The Great Mutiny, India 1857, Harmondsworth 1980; V.G. K.ieman, Eserciti ed imperi. La dimensione militare

dell'imperialismo europeo 181511960, trad. it. Milano 1985, p. 56-60; ulteriore lette-

ratura in W. Reinhard, Geschichte der europaische Expansion, Ill., Die Alte Welt

46

L'ARCHEOLOGIA DELLA INSURREZIONE E LE SUE CAUSE

biano uno spaccato dei modi della azione e della decisione politica a Cartagine; storiografico, perché rispetto alla trattazionc di Polibio si pone corne parametro della sua capacità di comprensione e di ana- lisi di situazioni di crisi. Egli pare distinguere, perlomeno nel raggruppamento selettivo dei fatti, dal lato cartaginese quattro fasi, ad ognuna delle quali cor- rispondono sue osservazioni di sociologia politica. La prima è quella che vede protagonista Giscone, il governatore militare di Lilibeo 4 , subentrato ad Amilcare nel comando in capo dell'armata di Sicilia dopo la conclusionc della pace con Roma5, che, proprio preveùen- done i rischi, organizza razionalmente il rientro dei soldati per sca- glioni successivi, affinché, liquidati loro gli arretrati di stipendia dovuti e congedatili separatamente, fosse prevenuto il pericolo costi- tuito dal loro concentramento. Che questa fosse la sua intenzione reale, attestata quindi documentalmente negli archivi di Cartagine e trapassata in qualche modo (anche oralmente) nella fonte di Polibio,

e non una semplice interpretazione di questi 6 , pare probabile alla

luce di quanto osserveremo sulle ragioni psicologiche del ricorso di nuovo a lui per l'ultima delle trattative 7 Cio comunque non esclude che alla sua decisione avessero concorso anche ragioni di ordine strettamente tecnico in quanto la flotta cartaginese mancava sicura- mente dei mezzi 8 per rimpatriare in una unica soluzione più di 20.000 uomini 9 , operazione che avrebbe richiesto tra le due e le tre- cento navi 10 Il Veith sostiene invece che il trasporto era del tutto

possibile in quanto sarebbe stata usata la flotta mercantile''; ma cio

è difficile da ammettere 12 , dal momento che gli armatori avrebbero

4 Cfr. Polyb. 1 66, 1; 68, 13. Alla luce dei dati sui carattere amministrativo di marca ellenistica della strategia cartaginese, per la quale Bengtson, Kartagische Strategie, p. 379-380 = 111-112, ci pare più esatto rendere cosl il titolo di 6 mi n;ç n6ÀEWÇ (A1Àuj3mou) mpmriyoç che non semplicemente con comandante il presi-

dio o equivalenti, corne per lo più si fa, ad es. da parte di

Veith, p. 526; Picard, Hannibal, p. 65; Warmington, p. 186; ignora il problema Ameling. s Cfr. Polyb. I 66, 1. 6 Anche se molto ermeticamente un dubbio pare affiornre a De Sanctis, Ill, 1, p. 372. Mentre gli altri studiosi non pongono il problema. 7 Cfr. infra p. 70. 11 Cfr. già Mcltzer, II, p. 370, il quale forse è trnpo soltile ne! distinguere duc aspetti dell'azione di Giscone; lo segue Walbank, p. 133. 9 Per la forza dell'armata infra Pmic III, Cap. I, §. 1. 10 La capacità di trasporto di una quinquireme per brevi tragitti corne qucllo del Canale <li Sicilia è stimata in ca. cento uomini da Demcrliac-Meirnt, p. 264. 11 Cfr. Veith, p. 527 nt 1. 12 Contra, ma senza argomcnti, anche De Sanctis, Ill, 1, p. 372 nt 4; Wal- bank, p. 133.

Meltzer, II, p. 369;

L'AMMUTINAMENTO DELL'ARMATA DI SICILIA

47

certo richiesto un nolo che sarebbe andato a sommarsi alle altre spese, mentre una requisizione a guerra conclusa è improbabile tanto più data la tendenziale identità tra classe dirigente e ceto armatoriale a Cartagine 13 È fuori di luogo ritenere che già in Sicilia le truppe si fossero

ammutinate, corne si è supposto su esili basi numismatiche 14 , in quanto di cià non è traccia nelle fonti letterarie che, al contrario, attestano corne vedremo, il mantenimento della disciplina fino ad

un punto relativan1ente avanzato della serie di trattative; inoltre non

si capirebbe corne, se l'ammutinamento fosse già iniziato, le truppe

si lasciassero in buon ordine trasbordare in Africa. Ed ancor meno probabile è che la sedizione fosse addirittura precedente alla pace

quanta in tal caso Amilcare non avrebbe potuto

con Roma 15 , in

disporre di quei margini di contrattazione con Catulo che effettiva- mente ebbe. Cosa diversa è la irrequietezza di un esercito non scon- fitto costretto ad arrendersi, con davanti le incerte prospettive di una smobilitazione, o la paura serpeggiante tra parte dei suoi com- ponenti, più o meno fondata, di consegna ai Romani, corne doveva

essere tra i disertori - e corne vedremo in qualche modo esserci atte- stata -, i cui segnali non dovevano essere sfuggiti al comando in capo. Sorge allora il quesito del perché tale sua percezione del rischio non trovasse eco anche nel governo metropolitano e il piano

di Giscone rimanesse ineseguito al suo terminale d'arrivo, ove le

truppe invece di essere congedate a mano a mano che arrivavano rimanevano concentrate a Cartagine 16 Polibio nelle scansioni narra-

13 Per tale identità per tutti Huss, p. 485-486. 14 Cfr. Cutroni Tusa, p. 40; una ipotesi simile, puramente congetturale, era, ma più attenuata, già in Meltzer, II, p. 369. Oltre a quanto obiettato alla tesi della Cutroni nel testo va aggiunto che la riconiazione di monete cartaginesi con la so- vrascritta AIBYQN indica un livello di consapevolezza politica dell'insurrezione che è impensabile al di fuori del territorio africano e che dunque le monete tro- vate a Selinunte non possono essere state coniate in Sicilia. Il carattere occasio- nale e minore del ripostiglio comunque emerge anche dalla considerazione del rapporta statistico tra il numero di pezzi ivi presente, 9, e il numero di quelli ana- loghi rinvenuti nei due siti tunisini, rispettivamente 40 e 5 + 112, noti alla studio- sa, p. 35-38, e in quello di più recente rinvenimento, che contiene 167 pezzi, cfr. Carradice-La Niece, p. 33-37. Riserve anche in Huss, p. 253 nt 5, ma senza argo- menti; la ipotesi non è recepita da Carradice-La Niece, né da Acquaro e Manfredi. Le considerazioni poi sul mercenariato corne fattore di mobilità appaiono fuori luogo in un contesto patologico e di per sé staticizzante quai è quello della in- surrezione. Il ripostiglio di Selinunte si spiega altemativamente meglio corne i risparmi di qualche mercenario greco o italiota riuscito a riparare nell'isola durante o alla fine della guerra, oppure corne il prezzo di merci vendute agli insorti da mercanti dell'isola, che corne è probabile erano loro fomitori, cfr. infra p. 98 nt 59; 195.

15 Cosî sempre Cutroni Tusa, ib.

16 Cfr. Polyb. I 66, S.

48

L'ARCHEOLOGIA DELLA INSURREZIONE E LE SUE CAUSE

tive benché non espressamente - contrappone il generale al governo - senza peraltro distinguere posizioni al suo interno. Che il rischio fosse colto dall'uno e non dall'altro pare improbabile. Più verosimile è che il governo punico fosse in proposito diviso, rite- nendo alcuni dei suoi esponenti preferibile un differimento del con- gedo - o almeno più vantaggioso dei rischi che comportava -, sia perché speravano forse di ridurre le pretese dei soldati, sia soprat- tutto perché speravano di dirottarli in una guerra nell'interno, corne vedremo; vi sarà dunque stato un indirizzo gisconiano ed uno con- trario, forsc ruotante intorno ad Annone - o cui comunque questi aderiva - in quanto a questi sarebbe spettato il comando perla spe- dizione africana e in quanto il suo atteggiamento nelle successive trattative sarà appunto di tirare sui prezzo 17

2. In secondo luogo occorre anche chiedersi se la ragione con- corrente data da Polibio, che il tesoro cartaginese fosse insufficiente a far fronte ai debiti verso i soldati, sia da accogliere, corne si fa di solito 18 , o meno. E in tale seconda ipotesi corne sia da spiegare la sua genesi. A tal fine è necessario anzitutto chiarire approssimativa- mente a quanto potesse ammontare il debito. Il computa è difficile sia perché il salario medio del mercenariato ellenistico nel III sec. ci

è, paradossalmente, assai meno noto che per il secolo

sia perché ignoriamo quanti fossero i mesi di arretrato loro dovuti. Ccrto, quanta a questi ultimi, non dovevano risalire molto indietro nel tempo di guerra in quanto è facile ritenere che altrimenti gli uomini di Amilcare ne avrebbero fatta questione durante la guerra stcssa, corne cra accaduto cffettivamente per una semplice contro- vcrsia sull'ammontare, e non quindi un ritardo di pagamento, pro- babilmente nel 262 20 , ad un contingente galata 21 Si puo ritenere che febbraio 241 fosse stato pagato e probabilmente la flotta delle Egadi portava anche rifornimenti di denaro che, andati o meno persi nella sconfitta, in ogni caso non poterono essere usati per pagare le truppe in Sicilia, essendo riparate le navi sopravvissute a Cartagine. D'altro canto pero nel prolungarsi delle trattative con Roma è diffi- cile chc Amilcare non pagasse le sue truppe, in quanta il conse-

precedente 19 ,

Per entrambi i punti cfr. infra p. 59 ss.; per il pl'imo anche 77. ix Cfr. ad. es. Meltzer, II, p. 369; 370; Gsell, III, p. 101; Picard, Vie, p. 186; Id., Hannibal, p. 68; Caven, p. 67; Huss, p. 252, il quale ritiene pero chc con uno sfor- zo estremo, c se si provvedeva immediatamente, il debito poteva essere saldato; Wollner, p. 88-89; Scardigli, p. 227-228. Diversamente invece Mommsen, I, 538- 540; Thiel. p. 317-318; Warmington, p. 187, tutti pero molto sinteticamente.

19 Cfr. G1-iffith, p. 302, manca qualsiasi dato diretto. 2 °Cfr. Walbank, p. 158 in base a<l una suggestione <li Treves; e comunque prima del 261, cfr. Gsell, III, p. 378-379; diversamente De Sanctis, III, 1, p. 90. 21 Cfr. Polyb. II 7, 7; la sua storia si segue in Griffith, p. 252-253; Launey, I, p. 517.

L'AMMUTINAMENTO DELL'ARMATA Dl SICILIA

49

guente rischio di un ammutinamento ne avrebbe compromesso ogni potere contrattuale lasciandolo alla mercé di Catulo. Un corriere con i fondi poteva facilmente raggiungere la Sicilia, ad es. Io stesso

che

Secondo l'ipotesi piu estesa la pace deve essere stata conclusa al piu tardi tra la fine di maggio e la fine di giugno 23 1 mesi in que- stione sono dunque difficilmente più di tre. Abbiamo già detto pero che è improbabile che nel momento piu critico delle trattative Amil- care non pagasse i suoi uomini. Cio implica che solo verso la fine di questo periodo gli stipendi non erano stati corrisposti. Se il paga- mento aveva scadenza mensile cio ci porta a contenere gli arretrati all'ultimo mese prima della data della pace, altrimenti alle ultime cinque o sei settimane. Ad esso perà si aggiungeva il tempo neces- sario al rimpatrio dei contingenti a Cartagine, in quanto avveniva sempre sotto comando e quindi sotto ingaggio punico. Esso, deve essere durato all'incirca un ulteriore mese, corne vedremo 24 ; la stima è naturalmente ipotetica ma è da rilevare a suo conforto, almeno corne termine massimo, che in ogni caso difficilmente i Romani avrebbero tollerato una prolungata permanenza delle truppe puniche in Sicilia. Dunque al momento in cui tutti i soldati erano raccolti a Carta- gine, che è l'unico sui quale si puà fondare una valutazione della considerazione governativa dei fondi disponibili, rientrando i suc- cessivi differimenti nella patologia della vicenda, il debito difficil-

mente poteva eccedere al massimo

Occorre poi stabilire un valore approssimativo del loro salario; in assenza di qualsiasi dato preciso esso sarà un valore medio per

tutte le truppe, pur nella consapevolezza che i diversi contingenti godevano di coefficienti retributivi diversi 26 , e all'interno di essi in base alle singole posizioni personali (grado, anzianità, premi). Secondo i dati raccolti da Griffith per il mercenariato ellenistico del III sec. esso puo fissarsi in 1/1, 3 drachma/giorno 27 Dunque per più di 20.000 uomini si tratta di una somma di ca. 100-130 talenti per un

mese

e di 200-260 in totale 28 La somma, già in assoluto, non appare

gli portava i pieni poteri perla trattativa 22

i

due mesi 25

22 Cfr. Polyb.

I 62,

3.

2 3 Cfr. infra p. 211.

24 Cfr. infra p. 212.

25 L'unico a porsi il prob1ema è Griffith, p. 217; 288, che inargomentata- mente si limita a supporre il rnancato pagamento della rnensilità corrente, peral- tro senza precisarne il termine relative di riferimento; o, altemativamente, sup- pone pagamenti precedenti incompleti, anche di anni, ma cio pare meno proba-

bile. 26 Cfr. Gsell, II, p. 355; Huss, p. 476. 27 Cfr. Griffith, p. 302-306 : sei e otto oboli. 28 Perle richieste ulteriori che comunque essendo soprawenute non rilevano

50

L'ARCHEOLOGIA DELLA INSURREZJONE E LE SUE CAUSE

eccessiva. Il problema è, naturalmente, se essa lo fosse rispetto alla situazione delle finanze puniche sia in conseguenza dello sforzo bel- lico sostenuto, sia agli oneri finanziari della pace con Roma, corne molti effettivamente ritengono 29 Alcune considerazioni si impongono. Anzitutto il fatto che il governo cartaginese si accolli a fondo perduto la spesa ci:; -rà KŒTE- nEiyov-ra dei mercenari per il periodo delle trattative in ragione di una somma pagata immediatamente - e non sappiamo se a semplice titolo di anticipo sulle spese totali ose forfettariamente - di uno sta- tere per soldato 30 , dunque di poco n1enu Ji selle talenti complessiva- mente; poi soprattutto quello che, precipitando la crisi, il governo non solo accoglierà la richiesta iniziale dei soldati, cui verosimil- mente si dovevano aggiungere le spettanze accumulate nelle more, pari probabilmente ad un altro mese circa, ma mostrerà material- mente di disporre delle somme necessarie - quelle con cui Giscone inizierà a procedere al pagamento 31 e che gli saranno infine sottratte con la forza dagli insorti3 2 Poi il fatto che ulteriori somme saranno pagate ai mercenari dai Libî insorti 33 , e che evidentemente avreb- bero potuto essere riscosse dal governo punico corne contribuzioni straordinarie. C'è un dato sul quale pure l'attenzione non si è soffermata sinora e cioè che al momento dell'invio dell'armata di soccorso ad Amilcare all'inizio del marzo 241, forte di altri 20.000 uomini34, il

ai fini delle disponibilità cartaginesi in relazione al momento iniziale cfr. infra p. 65 SS. 29 Ad un esaurimento del tesoro a seguito dell'indennità di guerra pensano ad es. Ackermann, p. 84; Meltzer, II, p. 353; Gsell, III, p. 101; Picard, Vie, p. 186; Huss, p. 252; Baldus, Deutungsvorschliige, p. 176; all'opposto De Sanctis, III, 1, p. 185; Walbank, p. 355. La riduzione nel corso della guerra con Roma e conti- nuata dopo il 241 del titolo delle monete argentee, cfr. Crawford, Coinage, p. 136, e di elettrone, cfr. Jenkins-Lewis, p. 38; 43, anche 40-41, non prova di per sé altro

che una conseguenza inflattiva della guerra e non offre quella «

dramatic

confirmation of the devastating effect of the war on state finances» che ritengono Carradice-La Niece, p. 48. Un conto comunque è un impoverimento relativo, un altro una insolvibilità.

parla di XPotlcroùv unanimente inteso corne uno sta-

tere, cfr. ad. es. Walbank, p. 133; Huss, p. 253. 31 Cfr. Polyb. 1 69, 1; 3; 8; si consideri corne anche le pretese ulteriori fossero infine accolte, cfr. Polyb. I 68, 8-11; il fatto che Giscone ne differisse il pagamento (tmcp·ti01iµt), Polyb. I 69, 8, non basta a provare il contrario, risultando congruo con una normale logica cantabile che esso fosse rinviato a dopo quello degli sti- pcndi. In ogni caso non ci viene detto che egli Io dfiutasse tout court.

3 °Cfr. Polyb. 1 66, 6, che

u Cfr. infra p. 74; 93.

u Cfr. infra p. 87-88. 14 Cfr. Demerliac-Meirat, p. 264. L'idea perà che la flotta delle Egadi traspor- tasse un nuovo esercito non è unanime, dal momcnto chc secondo altri, ad es. De Sanctis, III, 1, p. 183; Scullard, p. 565, la flotta dovcva servü-e ad imbarcarc i sol-

L'AMMUTINAMENTO DELL'ARMATA DI SICILIA

51

governo doveva prevedere un raddoppio delle spese correnti di guerra ed una continuazione di questa ancora almeno per qualche

mese e dunque doveva aver calcolato di (pater) disporre di un tesoro

di guerra - in senso lato, corne disponibilità sia attuali che preventi-

vate - sufficiente; sul quale i 220 talenti annuali + 1000 di paga- mento contestuale dovuti a Roma dopo la pace 35 incidevano poco, corrispondendo l'una a meno di una, l'altra a poco più di tre o

quattro volte il costo mensile solo in stipendi e prescindendo dagli oneri logistici della grande armata che si sarebbe formata col con- giungimento dei due eserciti3 6 Assume particolare rilievo qui anche il problema del(l'esistenza di un) sistema finanziario (bancario) cartaginese. Esso è stato di recente ipotizzato da Demerliac e Meirat quale rete di grandi dimen- sioni poggiante sui vari emporî cartaginesi in Spagna e sulla costa atlantica africana e su una serie di agenti individuali in Gallia e organizzato in modo da garantire un'alta circolazione dell'argento

proprio in funzione delle

esigenze finanziarie del sistema militare 37

In proposito va ribadito - per chiarezza - che l'ipotesi in oggetto non

solo non presuppone una presenza politica diretta e consistente in questi territori - in altri termini un impero territoriale - ma al con- trario è addirittura almeno tendenzialmente in opposizione ad essa 38 e postula solo l'esistenza di piccole stazioni commerciali e, appunto, finanziarie - o di agenti individuali corne in Gallia. La esistenza di queste - oltre che in Marocco, a Lixos e in aitre piccole località atte- stateci già dal Periplo di Annone 39 - è pressoché incontestata anche

in Spagna almeno a Cadice, a Sexi, Abdera, Malaga e Baria, già assai

prima della (ri)fondazione di un impero territoriale nell'interno da parte dei Barca tra il 237 e il 221 40 , e anzi si tratta di fondazioni fenicie presso le quali era subentrata Cartagine; e di esse, almeno in parte, si deve ammettere la sopravvivenza ancora negli anni che qui

dati di Amilcare per usarli in operazioni anfibie. Le cifre delle perdite umane alle Egadi, cfr. Walbank, p. 125; Huss, p. 249 nt 261, pero l'accreditano. In ogni caso rimane il fatto che Cartagine disponeva dei fondi per continuare la guerra. ·~ 5 Per l'ammontare complessivo degli oneri finanziari della pace Meltzer, II,

p. 353; Gsell, III, p. 98 : De Sanctis, III, 1, p. 185 nt 96; Thiel, p. 318; Warming- ton, p. 183; Huss, p. 250-251; Scullard, p. 565; Scardigli, p. 227. Per quello relati-

vo Taübler, p. 112; ib. nt 237; ai nostri fini la differenza tra i 2000 e i 2200 talenti attestati da fonti differenti non ha moita rilevanza.

36 Contando questa corne forte di più di 40.000 uomini il costo sarebbe stato

di 200-260 talenti/mese secundo il coefficiente medio adottato.

37 Cfr. Demerliac-Meirat, p. 277.

38 Cfr. Demerliac-Meirat, p. 273.

39 Per essse si veda oltre a Demerliac-Meirat, p. 68-90, ad es. Decret,.p. 124- 126; Huss, p. 70-71. 40 Cfr. ad es. Decret, p. 117-118; Huss, p. 68-69; Scullard, p. 19-21 e nt succes-

siva.

52

L'ARCHEOLOGIA DELLA INSURREZIONE E LE SUE CAUSE

ci interessano direttamente 41 Quella dei due studiosi francesi è

naturalmente una ipotesi basata su indizi. Ma al di là della liceità teorica di un tale metodo storiografico - riaffermata recentemente, corne è noto, da Carlo Ginzburg con il suggestivo concetto di para- digma indiziario ed il richiamo al concerto di abduzione 42 -, va riba- dito in particolare che ad essa non si puô opporre, in specifico, il silenzio delle fonti letterarie su un sistema bancario punico in quanto alla storiografia - e in generale alla cultura - antica manca notoriamente un interesse ai meccanismi economici e finanziari 43 L'ipotesi di un sistema bancario punico trova poi conforto ncl- l'esistenza di un sistema di «lettere di credito», su cui è stata recen- temente di nuovo richiamata l'attenzione da Huss 44 , sotto forma di

41 Se Polyb. II 1, 6 - su cui è da tener presente la cautela, icasticamente espressa, di Scullard, p. 21 e il rilievo di imprecisione mosso da Barcel6, p. 76-77 - implichi che anche questi emporî erano andati persi durante gli anni della I guerra punica è difficile dire. Se cosi fosse pero cio comporterebbe l'obbligo di ri- tenere che essi erano stati militarmente conquistati dalle tribù celtibere del- l'interno che dunque vi avevano espulso o massacrato i Cartaginesi, dal momento che non si vede altrimenti corne cio sarebbe potuto accadere. Non si capirebbe perô a quale scopo dal momento che esse beneficiavano dei rapporti commerciali con Cartagine; inoltre essendo gli emporî disseminati lungo una estensione considerevole non si puô neanche pensare al frutto di occasionali episodi di fri- zione locale e si dovrebbe supporre una azione antipunica concertata di più tribù il che rimarrebbe pure difficile da spiegare. Di una cacciata violenta sarebbero poi forse dovute rimanere traccie sotto forma di distruzione degli abitati e di pos- teriore ricostruzione dopo la riconquista harcide di cui l'archeologia non ha tro- vato alcuna traccia. Inoltre il contesto polibiano, anche alla luce di aitre informa- zioni (cfr. Barcel6, p. 75-82), e di II 1, 7, mostra corne in questione nel passo sia un dominio diretto cartaginese sull'entroterra indigeno e non il possesso dei pic- coli emporî costieri. Se dunque il testo polibiano è da conservare e non è il frutto di propaganda cartaginese barcide, corne ritiene ad es. Barcel6, p. 76-82, è più probabile che si riferisca alla perdita di un controllo politico che Cartagine eser- citava sotto forma indiretta attraverso rapporti clientelari o con un sistema di trattati, magari analogo a quelle che le attribuiva una alta sovranità su alcuni principati numidi, sull'interno dell'Andalusia. In ogni caso almeno Cadice era si- curamente rimasta in mano ai Cartaginesi, corne mostra Scullard, p. 21; e anche Huss, p. 271 nt 18 contiene (almeno) a solo una parte dei possessi cartaginesi la perdita, almeno in via di ipotesi. La recente tesi che le colonie fenicie avessero mantenuto fino al 237 la loro indipendenza politica nei confronti di Cartagine, cui sarebbero perô state legate commercialmente almeno dalla metà del IV sec., sostenuta ora da Barcel6, p. 26- 43; 133-151 non toglie evidentemente nulla all'ipotesi di una presenza commer- ciale e finanziaria punica presso di esse, che solo qui rileva. 42 Cfr. Ginzburg, Spie. 43 E sarà da richiamare forse anche la gelosia dei cartaginesi per i loro arca- na economici che, anche volendo, doveva rendere ancora più difficile l'acquisi- zione di informazioni. 44 Cfr. Huss, Depositenbank, p. 21-26, ove la letteratura precedente; la fonte è [Plat.] Eryx. 399e-400a. L'espressione «lettere di credito» è nostra, Huss parla di Ledergeld, ma, se solo si ponc mente alla storia dello sviluppo delle banche nel

L'AMMUTINAMENTO DELL'ARMATA DI SICILIA

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segmenti di cuoio su cui ne era fissato un altro (pure di cuoio?),

marchiato sui lato interno in modo che il marchio risultava non visi-

studioso, in particolare, ne deduce l'esistenza di

filiali bancarie nelle maggiori città puniche in quanto altrimenti non se ne vedrebbe la funzione 46 Ma appunto per cio non ci si deve limi- tare solo alle grandi città vicine a Cartagine, ma piuttosto pensare proprio agli emporî punici lontani dalla metropoli, rispetto ai quali si inverano ottimalmente le due condizioni che secondo Huss, e a ragione, spiegano l'insorgere del sistema delle lettere di credito : la pericolosità degli spostamenti e l'esigenza di moneta reale (poco importa qui se coniata o in lingotti) presso il terminale di arrivo. Infatti nelle città puniche, tra Cartaginesi clienti di una stessa banca - per cosî dire-, è evidente che non doveva sussistere difficoltà ad usare le lettere corne mezzo di pagamento mentre era per il com- mercio con non cartaginesi, cioè indigeni di Spagna, Gallia e Africa, che occorreva moneta reale il cui spostamento materiale era inco- modo e pericoloso. Cio implica altresî che queste filiali presso gli emporî dovevano essere fornite di considerevoli fondi. È poi da riportare, dal canto nostro, un'altra occasione proprio degli anni '40 del III sec. in cui il governo cartaginese riesce a mobi- lizzare in breve tempo grossi capitali di cui poco prima mostra di non avere disponibilità (immediata). Nel 247 viene chiesto un pre- stito di duemila talenti all'Egitto perla continuazione della guerra. Il prestito non è concesso ma la guerra procede per altri sei anni e sarebbe ulteriormente continuata senza le Egadi; cio pare implicare che i capitali negati da Alessandria erano stati raccolti in qualche altro modo e in tempi relativamente ridotti 47

bile all'esterno 45 Lo

Medioevo, ci pare che i segmenti di cuoio fossero piuttosto titoli di credito, ossia contrassegni emessi privatamente dalle banche (o dalla banca) e da queste ri- conosciuti, che non una vera moneta nominale, per la quale si richiederebbe una emissione statale che implicherebbe un ulteriore grado di ipotesi facilmente esposto a critiche e non indispensabile all'interpretazione dello studioso tedesco.

45 Cfr. Huss, Depositenbank, p. 21-22. L'esegesi di Huss, e la conseguente ri- costruzione della forma materiale dell'oggetto, è da preferire a quella tradizionale - di cui a p. 21nt4; 22 nt 7 -; ad essa pero sfugge un punto e cioè che se apodeo +

en e enapodeo hanno in sé il concetto di « fissare » e non di avvolgere pure si tratta

di

un« fissare in « e non di un «fissare a», corne invece ritiene Huss. La difficoltà

si

supera con poco sforzo aggiungendo che il secondo pezzo era fissato all'interno

del primo (dunque di dimensioni maggiori), che cioè sporgevano dei lembi che erano ripiegati ed ulteriormente fissati (cuciti se si tratta di cuoio) sui secondo. A nostro avviso l'aspetto era equiparabile a quello di una tessera circolare stante l'accostamento alle dimensioni dello statere dell'Eryxias.

46 Cfr. Huss, Depositenbank, p. 24.

47 Cfr. App. Sik. 1, 1. 1 2000 talenti saranno probabilmente stati prestati delle banche puniche la cui operatività alla periferia dell'impero è ricostruita da De- merliac-Meirat, p. 277-283. La richiesta all'Egitto, se cosi è, si spiega semplice-

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L'ARCHEOLOGIA DELLA INSURREZIONE E LE SUE CAUSE

In secondo luogo rileva proprio la nostra vicenda dei mercenari giacché, corne vedremo, alla fine almeno gli stipendi saranno pagati (e non più solo per i due mesi dovuti ma probabilmente anche per il ritardo supplementare) e tutto lascia ritenere che fossero predi- sposte anche le somme per il pagamento delle pretese residue. Appare dunque improbabile - fosse solo per il caso del 247 - che un onere di dimensioni relativamente ridotte (1000 talenti subito a Roma + 200-260 ai soldati) avrebbe potuto mettere in bancarotta il sistema cartaginese. Il nostro caso peraltro rappresenta una fattispecie diversa, anzi

opposta, a

in quanto il pagamento delle truppe invece che sulle piazze di reclu- tamento o di impiego da parte delle banche cartaginesi Il presenti doveva avvenire nella metropoli. Cià induce due considerazioni. Da un lato che la estromissione politica dalla Sicilia equivaleva ad una economico-bancaria e per questo non si erano potuti liquidare nell'i- sola i soldati (anche volendo). Dall'altro che dopo il rimpatrio quello che Polibio indica corne un esaurimento economico potrebbe essere solo una crisi di flusso di cassa, cioè una temporanea indisponibilità nella città del numerario necessario. Il suo succesivo arrivo dalle banche delle piazze spagnole - o almeno di Cadice - e del Marocco, corne dagli agenti in Gallia, puà spiegare perché in seguito si potesse aderire alle richieste dei soldati 49 Cià è ulteriormente confermato nella ipotesi che per Io statere pagato per le spese immediate si prov- vedesse con una apposita coniazione 50 , in quanto implicherebbe l'ar- rivo di (un primo quantitativo di) metallo prezioso e la sua imme- diata coniazione.

quella considerata corne tipica da Demerliac e Meirat 48 ,

mente col fatto che la vicinanza avrebbe fatto affluire più celermente il numera- rio che non dai fondaci spagnoli o dalle filiali della Gallia meridionale. 48 Cfr. Demerliac-Meirat, p. 271-277. 49 Diversamente ad altra fonte di provenienza, tributi e prestiti cittadini, pen- sa Huss, p. 255 nt 18 - e già ad una imposta straordinaria Ackermann, p. 84. so È una delle spiegazioni, sia pure con riserve, di Jenkins-Lewis, p. 41-42 per l'unico esemplare aureo del gruppo X, nr. 448. Contro l'identificazione del pezzo, riprendendo una idea di Crawford, Coinage, p. 136, ora Carradice-La ~iece, p. 49 propongono corne alternativa i nrr. 451-452 Jenkins-Lewis; l'esistenza di una spe- cifica emissione è ora accolta da Baldus, Deutungsvorschliige, p. 178-179, che pe- ro propane una terza identificazione coi nrr. [402-]403 Jenkins-Lewis in base alla considcrazionc chc si tratta di una tipologia con cui i soldati crano stati pagati nel 256/255, e che percià avrebbe goduto della loro fiducia ma con un abbassa- mento di peso, da 12, 5 a 9 gr., ed un deterioramento del titolo (da oro ad elettro). L'ipotesi non puà accettarsi in quanto nei quindici anni intercorsi dei soldati chc avevano ricevuto il tipo del 256 dovcvano esserne rimasti assai pochi e se si vole- va pagaœ con moneta deprezzata ern più logico usare uno dei tipi dei pagamcnti più recenti, proprio perché i soldati erano maggiormente abituati a riceverli mentre il ritorno ad un tipo obsoleto li avrebbe insospcttiti.

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Se il sistema delle lettere di credito fosse ancora esistente nel III sec. o meno - corne propende a ritenere Huss 51 - è ai nostri fini di secondaria importanza. Ciô che esso mostra è l'esistenza di depositi liquidi alla periferia dell'impero commerciale cartaginese che è diffi- cile venissero meno solo per il venire meno delle lettere di credito, rimanendo inalterate le esigenze di disporre di capitali in loco che

ne erano alla base. E ciô a sua volta conforta la nostra ipotesi di una

temporanea crisi di liquidità a Cartagine - cioè nella sede centrale della banca punica - spiegabile assai bene con le spese di guerra e soprattutto con il pagamento dell'acconto di indennità a Roma- e di una disponibilità acquisita nelle settimane, o nei mesi successivi, corne convogliamento di fondi dalle filiali alla sede. Va infine aggiunto che, in tal caso, si trattava di capitali privati e che dunque il governo doveva prenderli a prestito, il che pure comportava ulte- riori ritardi. Con ciô si dà forse anche un contenuto sostanziale alla acuta ipotesi di Mommsen che imputava il mancato pagamento a « •.•dem Unverstand der Bureaukratie » 52 Questo non obbliga ad andare contro il tenore di Polibio. La sto- riografia antica, per forza di cose, ignora alcuni principi, oggi ele- mentari, di scienza economica; in particolare la differenza tra situa- zione finanziaria ed economica - la prima data dalla semplice disponibilità attuale di denaro, l'altra espressione della complessiva situazione reale e sostanziale - e il fatto che le due possono non coincidere. Per chi corne uno storico antico non distingua i due piani sarà dunque inevitabile scambiare una situazione di momen- tanea indisponibilità finanziaria per una crisi economica. Tirando dunque le fila, tenendo presente quanto appena detto e rapportan- dovi sia la notizia di Polibio, sia gli altri elementi rilevati - in prirnis quello obbiettivo del fatto che alla fine le somme vengono fuori - ci

pare di poter concludere che appunto un fraintendimento del genere è ciô che accade nel caso di Polibio. La sua notizia dunque è esatta ma da riferire alla situazione finanziaria - momentanea man·canza

di numerario - e non economica - bancarotta di Cartagine.

Rispetto a ciô è pure possibile che alla psicologia mercantile punica il pagamento di una somma a tutti gli effetti a fondo perduto, essendo finita (male) la guerra, ripugnasse 53 Ma a fronte di ciô sta il

51 Cfr. Huss, Depositenbank, p. 26. Va comunque notato che l'argomento e si- lentio non pare decisivo. Va ricordato infatti corne la stessa testimonianza dello pseudoplatonico Eryxias, che contiene la notizia in questione, sia puramente in- cidentale e ribadito il disinteresse antico a simili tematiche e che quindi non sor- prende che nessuno nel III o II sec. parlasse dei segmenti di cuoio. 52 Mommsen, I, p. 540. 53 Cosl Caven, p. 67.

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fatto che proprio l'essere un ottimo e puntuale pagatore aveva sempre garantito a Cartagine la disposizione celere e scnza difficoltà

dei contingenti di

in ultima istanza, il suo sistema militare ed è probabile che la mag-

gioranza almeno dei suoi dirigenti ne fosse sufficientemente consa- pevole da non rischiarlo per un paio di centinaia di talenti. 3. L'impatto di più di 20.000 uomini sui tessuto urbano cartagi-

nese, che doveva contare ca. 100.000 abitanti 55 - e Polibio non lascia dubbi sui loro accasermamento intracittadino, con tutta probabilità negli alloggi a ridosso delle mura c capaci, almcno di 11 ad un secolo,

di ca. 20.000 uomini5 6 , ma anche forse dobbiamo pensare a forme di

obbligo di alloggio, sia pure in parte, perla popolazione civile - fa

subito sentire i suoi effetti con una serie di disordini - supponiamo con la popolazione civile 57 È la seconda fase della vicenda. Dai momento pero che disordini di questo tipo - di cui non era meno responsabile la popolazione civile - erano diffusi nel mondo elleni-

stico in situazioni analoghe 58 non ci pare che si possa vedere in cio ancora alcun atto sedizioso dei soldati 59 Ne è conferma il fatto che questi acconsentono npo0uµmç al trasferimento a Sicca Veneria,

l'odierna El (Le) Kef,

Chakbanaria 61 , a ca. 180 km a SO della capitale 62 Tale provvedi- mento, in luogo di un semplice acquartieramento fuori della città o ad una dispersione nelle basi della penisola, difficilmente pero puo spiegarsi con mere ragioni di ordine pubblico 63 , anche se cio nulla toglie alla notizia sui disordini. Né, d'altro canto, pare molto plausi- bile l'ipotesi di Fantar 64 che le truppe fossero trasferite a Sicca

cui abbisognava 54 In questo suo

credito riposava,

chiamata dai Tunisini anche Shikka-Benar 60 o

~ 4 Cfr. Griffith, p. 208. 55 Si vedano le stime di Picard, Vie, p. 59; a 2/300.000 nel 149 pensava Be- loch, Bevolkerung, p. 467; a 200.0000 ora Scullard, p. 502-503; anche Acquaro, Espansione, p. 53; a 300.000 già in età annibalica pensa Goerlitz, p. 15, il che pare eccessivo. 56 Per essi Polyb. XXXVIII 7, 3; App. Lib. 95, 450; Barreca, Fortificazioni, p. 39; Brizzi, Année. 57 Cfr. Polyb. 1 66, 6. 58 Cfr. Sander, col. 395; se una corresponsabilità della popolazione civile è da supporre su tale base di comparazione pare percio troppo unilaterale De Sanctis, III, 1, p. 373. 59 Cosi invece Veith, p. 527. 60 Cfr. Meltzer, II, p. 370; Veith, p. 527; Gsell, III, p. 101; Walbank, p. 133; Scullard, p. 566. 61 Cfr. Boulanger, p. 233.

62 Un miliario romano conta la distanza in 125 miglia, cfr. CIL VIII 22175; Dessau, col. 2187.

63 Come fanno invece Veith, p. 527; De Sanctis, III, 1, p. 373; Griffith, p. 218, il quale va obiettato che Sicca non è puo definirsi una neighbouring city. 64 Cfr. Fantar, A propos, p. 23-24; accolto da Huss, p. 253 nt 9; 471; ed ora da Manfredi, p. 44. A Fantar va anche obiettato che, al momento, la liuppa non era

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perché questa era una città di guarnigione, non solo perché attesta- zioni positive, archeologiche o letterarie, di tale sua qualità man-

aitre località 66 , quanto soprat-

tutto perché non si capirebbe perché non fossero destinate a piazze meno lontane, ad es. dividendole nelle tre di Capo Bon, Ras ed Drek, Kélibia, Ras el-Fortas 67 , o presso la base di Biserta 68 , o, se si voleva andare nell'interno le molto più vicine Dougga (Thugga) e Mactaris (Maktar) 69 ; per cui rispetto a queste il quesito di perché proprio la lontana Sicca rimane. D'altra parte poi, in ogni caso, le strutture militari ricettive di qualsiasi di esse non saranno mai state concepite per accogliere una simile armata 70 , di modo che non era certo la loro presenza a rendere una località più idonea di un'altra. Le considerazioni che si impongono sono diverse. Se si guarda una carta dell'Africa punica si vede che Sicca è una punta avanzata verso l'interno, forse la più avanzata in assoluto 71 in una posizione

cano

del tutto 65 , a differenza che per

ancora una «soldatesque anarchique et dangereuse». Manfredi, p. 44-45 ag- giunge di suo alla tesi di Fantar un presunto motivo economico al trasferimento individuato nel fatto che il tempio di Astarte a Sicca doveva avere un ruolo economico-amministrativo e che Io statere pagato ai mercenari era stato preleva- to dal suo tesoro (che il pagamento fosse avvenut