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ADENOCARCINOMA PROSTATICO

Incidenza: tipicamente rappresentato negli uomini al di sopra dei 50 anni. Si tratta della neoplasia pi
frequente del genere maschile, con oltre il 70% dellincidenza autoptica del cancro della prostata negli uomini
fra i 70 e gli 80 anni.

Eziologia e patogenesi: neoplasia ad eziologia ancora incerta, per fortemente sospettata la multifattorialit
di concause quali razza, distribuzione geografica, carcinogeni ambientali ed alterazioni genetiche.
Lalterazione epigenetica pi frequente del cancro della prostata lipermetilazione del gene GSTP1, sul
cromosoma 11q, codificante per lenzima GSTP1, con ruolo di prevenzione del danno rispetto ad unampia
gamma di carcinogeni. La perdita dellespressione di E-caderina suggerisce la patogenesi come prodotto finale
dellaccumulo di diverse anomalie.
Per inciso, stata descritta una forma di neoplasia in situ, la PIN (neoplasia prostatica intraepiteliale), che
spesso si accompagna in prossimit del tumore.

Morfologia macroscopica: originato generalmente dalla porzione periferica a localizzazione classicamente


posteriore, il tessuto neoplastico appare duro e nodoso, difficilmente riconoscibile nel contesto dellorgano
normale e di pi facile individuazione tramite la palpazione per via rettale.

Morfologia microscopica: la maggior parte delle lesioni sono istologicamente adenocarcinomi che
producono un quadro ghiandolare ben definito e facilmente evidenziabile. Le ghiandole sono tipicamente pi
piccole rispetto a quelle benigne e sono rivestite da uno strato singolo di cellule cuboidali o colonnari. Le
ghiandole maligne differiscono da quelle benigne anche per laspetto affollato e privo di protrusioni papillari,
mentre caratteristica di importanza diagnostica lassenza dello strato basale cellulare, tipico delle cellule
ghiandolari benigne. Dal punto di vista citologico, le cellule neoplastiche mostrano un citoplasma chiaro,
nuclei grandi contenenti molti nucleoli e rare figure mitotiche.

Diffusione: ladenocarcinoma prostatico tende a diffondere per via linfatica inizialmente, mentre
successivamente adottano una metastatizzazione per via ematogena. Questultima colpisce prevalentemente
le ossa, peculiarmente lo scheletro assiale, e gli organi splancnici. Molto raramente possibile riscontrare
diffusione per contiguit viscerale.

Grado e stadio: viene utilizzato lo schema di Gleason. La classificazione del cancro della prostata si basa su
cinque gradi, in base al grado di differenziazione ghiandolare. Il grado 1 rappresenta tumori ben differenziati,
in cui le ghiandole neoplastiche di aspetto uniforme e tondeggiante formano noduli ben definiti; i tumori di
grado 5 non presentano una differenziazione ghiandolare e le cellule neoplastiche infiltrano lo stroma sotto
forma di cordoni, lamine e nidi. Il grado primario, in caso di tumori a pattern misto, viene assegnato al pattern
dominante, il secondario al secondo pi rappresentativo. Nelle neoplasie a pattern unico, il grado viene invece
raddoppiato.
Tali valori numerici sono dunque combinati (sommati o raddoppiati, nel caso di pattern unico) per ottenere il
Gleason score.
Il Gleason score vira da un punteggio da 2 a 10. Neoplasie di grado 2-4 rappresentano tumori ben differenziati;
quelli di grado 5-6 sono tumori di grado intermedio; 7 sono considerati moderatamente o poco differenziati,
mentre dall8 al 10 si parla di neoplasie scarsamente differenziate o di alto grado.
Il grado, evidenziabile dallo schema di Gleason, di particolare importanza essendo, assieme allo stadio, il
migliore fattore predittivo.
Per quanto concerne la stadiazione, lo stadio 1 si riferisce a tumori diagnosticati incidentalmente (T1a o T1b.
T1c se in presenza di PSA elevato). Lo stadio 2 rappresenta neoplasie confinate alla prostata; lo stadio 3 (T3a
e T3b) identificano rispettivamente lestensione extraprostatica o invasione delle vescicole seminali. In ultimo,
lo stadio T4 rappresentativo di invasione diretta di organi contigui.