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Il laboratorio di chimica e le norme

di sicurezza
CAPITOLO 1

Norme di sicurezza

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SEZIONE 1

Cosa fare e non fare


nel laboratorio di
1) Indossare il camice: rappresenta una protezione da in-
cendi e sostanze pericolose: deve essere facilmente sfi-
labile, deve essere di cotone e deve avere le maniche
lunghe.

2) Indossare gli occhiali di sicurezza: gli occhi sono la parte pi delicata del corpo e van-
no difesi con occhiali in plastica resistente agli urti che vanno indossati sempre per-
ch eventuali lesioni possono derivare non solo quando si compiono manipolazioni pe-
ricolose, ma anche come conseguenza di operazioni compiute da altre persone. Si de-
ve prestare attenzione soprattutto quando si opera con prodotti potenzialmente tossi-
ci, infiammabili, esplosivi o che possono sprigionare vapori anche solo irritanti.

3) Indossare guanti protettivi quando si opera con sostanze pericolose: i guanti di solito
sono fatti in lattice di gomma e sono monouso. Attenzione se sono bagnati, possono
risultare scivolosi per cui pi facile perdere la presa.

4) Indossare scarpe resistenti in modo da proteggere i piedi dalla caduta accidentale di


reattivi e recipienti. Non indossare i sandali senza le calze.

5) Chi porta i capelli lunghi li deve raccoglierli,per impedire di impigliarsi, o di rovinarli


con qualche reattivo o di farli cadere in qualche recipiente o, peggio, di bruciarli.

6) Avere ben chiaro ed in forma scritta tutto lo schema delle operazioni da svolgere pri-
ma di iniziare qualunque esperienza:non iniziare alcun esperimento se si ha qualche
dubbio in merito: programmare tutta la sequenza delle operazioni da svolgere e pre-
parare ordinatamente ed in tempo tutta l'attrezzatura da usare.

7) Non prendere mai iniziative isolate ed alternative a ci che l'esperimento prevede:


qualunque modifica va discussa preliminarmente con il docente.

8) Non restare mai soli in laboratorio: un incidente anche di lieve entit pu diventare
serio se si soli e non si interviene con immediatezza e decisione.

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9) Non ingombrare i passaggi n le porte n le zone in cui sono presenti i mezzi antin-
cendio. In caso di emergenza si potrebbe verificare di dover evacuare velocemente i
locali.

10) Prendere visione della posizione del quadro elettrico principale e di quelli secondari,
dei mezzi antincendio, delle porte di sicurezza, delle valvole di controllo dell'acqua e
del gas: in caso di reale pericolo, se si colti dal panico, pi difficile ragionare e tro-
vare la loro posizione.

11) Lavorare in ambienti sufficientemente arieggiati. Molte reazioni chimiche necessita-


no di reattivi o sviluppano prodotti volatili pericolosi perch tossici o irritanti; dun-
que necessario lavorare in ambienti in cui tali prodotti possano diluirsi a sufficienza.

12) Avvertire sempre preventivamente linsegnante ed i colleghi se si allergici a certi


prodotti chimici. Ad esempio talune persone manifestano allergia allaspirina e ad i
suoi precursori e derivati.

13) Se per qualunque motivo si avverte un senso di malessere, allontanarsi immediata-


mente dal banco di lavoro avvertendo i colleghi vicini ed il docente.

14) Non cercare di nascondere gli effetti di un incidente anche se ritenuto di lieve entit.
La persona che subisce un infortunio talvolta lo sottovaluta ( o lo sopravvaluta) per
motivi psicologici. Avvertire sempre il docente ed i colleghi vicini.

15) Avvertire sempre il docente ed i colleghi vicini se si intende iniziare unoperazione


che possa comportare qualche rischio potenziale.

16) Leggere sempre con molta attenzione le etichette dei recipienti prima di usarne il
contenuto. Essere assolutamente certi dellidentificazione della sostanza presente nel
recipiente. Manipolare o mescolare sostanze incognite pu essere estremamente
pericoloso.Ogni recipiente deve portare una etichetta che identifichi inequivocabilmen-
te il suo contenuto almeno con il nome e/o la formula e le precauzioni d'uso. In caso
di dubbio non usare assolutamente il contenuto di un recipiente.

17) Lavorare sotto la cappa aspirante indossando anche gli occhiali di sicurezza soprat-
tutto quando si usano sostanze pericolose, tossiche, solventi organici, acidi e/o alcali
concentrati, o si seguono reazioni che sviluppano gas tossici o maleodoranti o che sia-
no esotermiche o potenzialmente esplosive.

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18) Non consumare cibi o bevande in laboratorio: il pericolo maggiore deriva dalla possi-
bile contaminazione del cibo o della bevanda con sostanze tossiche. In secondo luogo
possibile che si verifichi la contaminazione dei reattivi col cibo.

19) Non usare i recipienti adoperati per gli esperimenti per introdurvi cibi o bevan
de: non detto che essi siano perfettamente puliti, inoltre certi residui chimici posso-
no essere assorbiti dal vetro e rilasciati lentamente dopo qualche tempo.

20) Non fumare: pu essere causa di incendi dato che molti solventi organici sono
infiammabili.

21) Non assaggiare, n toccare assolutamente i reattivi con le mani n


annusarli:numerose sostanze sono irritanti, caustiche, velenose e possono anche es-
sere assorbite dalla pelle. Gli effetti possono manifestarsi anche dopo qualche tem-
po.

22) tassativamente vietato prelevare liquidi con pipette aspirando con la bocca:
usare sempre propipette automatiche o aspiratori in gomma: il liquido potrebbe fini-
re in bocca, soprattutto se nella pipetta si formano bolle d'aria.

23) Lavarsi frequentemente ed accuratamente le mani: spesso inavvertitamente,


nonostante le precauzioni, si tocca qualche residuo che poi potrebbe venire a contat-
to con la bocca o gli occhi dando irritazioni o peggio.

24) Tenere pulito ed in ordine il proprio banco di lavoro: lasciare sul banco solo l'at-
trezzatura indispensabile per lo svolgimento dell'esperienza in corso. Alla fine del-
l'esperienza riporre l'attrezzatura usata dopo averla pulita.Accertarsi di aver chiuso il
rubinetto dell'acqua e del gas, se sono stati usati.

25) Usare con attenzione la vetreria:

a. si possono prendere forti scottature perch la vetreria calda non visivamente

distinguibile da quella fredda;

b. il vetro pu facilmente rompersi in frammenti molto taglienti.

c. Se la vetreria calda, prenderla con le apposite pinze o con dei guanti sufficien
temente grossi o con uno straccio o con un pezzo di carta opportunamente sagomato.
Riscaldare e far raffreddare lentamente la vetreria che altrimenti potrebbe rompersi.

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d. d.I frammenti di vetro sono molto taglienti: per raccoglierli usare le stesse precauzio-
ni adoperate per maneggiare la vetreria calda.

e. Se un' apparecchiatura danneggiata nonadoperarla assolutamente ma buttarla nel-


l'apposito contenitore per la raccolta della vetreria rotta.

26) Quando si prepara una soluzione diluita di un acido o di un idrossido, partendoda aci-
di o idrossidi concentrati, aggiungere questi all' acqua lentamente ed agitando in continua-
zione e mai il contrario: prestare molta attenzione soprattutto quando si ha a che fare
con H2SO4 concentrato o con NaOH o KOH solidi: quando questi composti vengono mesco-
lati con H2O si sviluppa una grande quantit di calore ed in conseguenza di ci la soluzio-
ne si riscalda molto velocemente (reazione esotermica). Attenzione: la soluzione pu rag-
giungere il punto di ebollizione quasi istantaneamente e mettersi a schizzare pericolosa-
mente.

27) Non scaldare su fiamma libera liquidi infiammabili (esempio solventi organici):

i loro gas potrebbero incendiarsi. Adoperare i mantelli riscaldanti elettrici.

28) Non rivolgere l'apertura dei recipienti verso altre persone perch il liquido

29) Non indagare su eventuali perdite di gas usando una fiamma: se c' una

effettiva perdita si pu generare un incendio: usare le apposite soluzioni saponose.

30) Prestare attenzione alle apparecchiature sotto tensione elettrica: non toccare le

strumentazioni elettriche con le mani bagnate, assicurarsi che non ci siano fili

scoperti sotto tensione. In caso di potenziale pericolo staccare la corrente operando

dal quadro elettrico generale la cui collocazione deve essere nota a tutti i frequentatori

del laboratorio.

31) Non tenere in tasca oggetti appuntiti o taglienti come forbici, coltelli o tubi di

vetro: in caso di urto o caduta possono diventare pericolosi.

32) Rimanere al proprio posto e muoversi solo lo stretto indispensabile. Ci vale

soprattutto se in corso una reazione chimica e se si sta riscaldando qualcosa.

Non girare tra i banchi e non toccare la strumentazione che non si conosce: oltre ad

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esser pericoloso e dannoso per se e per gli altri, tale fatto pu causare inconvenien-
ti

agli altri frequentatori del laboratorio.

33) Lavorare su quantit limitate di sostanze per limitare i pericoli in caso di

incidente.

34) Non appoggiare mai recipienti, bottiglie o apparecchiature vicino al bordo del

tavolo: quando meno uno se lo aspetta tendono a cadere gi.

35) Afferrare saldamente e con tutte le precauzioni del caso i recipienti contenenti

i reattivi quando devono essere mossi da un posto ad un altro. Non tenerli

distrattamente ma sostenere i recipienti mettendo una mano sul loro fondo.

Non afferrare le bottiglie per il tappo.

36) Tenere le apparecchiature elettriche lontane dall'acqua: in caso di contatto

della parti sotto tensione con acqua si pu prendere la scossa.

37) I rifiuti e gli scarti del laboratorio

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SEZIONE 2

Smaltimento dei rifiuti

Premesso che non si deve inquinare l'ambiente, i rifiuti e gli


scarti devono essere raccolti in maniera differenziata per il loro
successivo smaltimento.

- I rifiuti di tipo comune come carte, stracci, guanti monou-


so,..., purch non sporchi di reattivi chimici pericolosi, vanno
gettati in appositi contenitori metallici non troppo grandi per evi-
tare pericolosi accumuli.

- I residui della vetreria rotta vanno messi in un contenitore a parte per essere smal-
titi dopo essere stati ben puliti (Attenzione a non tagliarsi).

- I residui dei solventi vanno raccolti insieme per essere eventualmente distillati e rici-
clati.

- I residui dei prodotti chimici possono essere messi assieme agli altri scarti solo do-
po che ci si accertati che non possano dar luogo a reazioni esotermiche e nocive.

- Gli scarti infiammabili vanno raccolti in contenitori metallici per poter essere o recu-
perati o successivamente bruciati all'aria aperta o negli inceneritori adatti.

- I solventi alto bollenti e poco infiammabili possono essere messi in larghi recipienti
e lasciati evaporare all'aria: ci vale soprattutto per i solventi organici immiscibili con
H2O e di alta densit che se fossero gettati nel lavandino non verrebbero diluiti dall'H2O
ma resterebbero nei giunti a gomito dei tubi di scarico concentrandosi pericolosamente e
corrodendo gli scarichi stessi.

- Gli acidi e le basi possono essere gettati negli scarichi solo dopo loro diluizione con
molta acqua, in piccole porzioni e facendo poi scorrere altra acqua a lungo per evitare
reazioni esotermiche e la corrosione dei tubi dello scarico.

- Le sostanze nocive devono essere neutralizzate con opportuni reagenti, quindi bru-
ciate osotterrate in discariche speciali autorizzate.

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- Le sostanze che reagiscono violentemente con H2O (come i metalli alcalini e gli idru-
ri) vanno distrutte con reagenti opportuni. (Esempio:il sodio viene distrutto con etanolo
o metanolo).

- Particolari norme sono prescritte per l'eliminazione di sostanze particolarmente peri-


colose come l'amianto (noto cancerogeno) e per l'uso, la detenzione e l'eliminazione di
sostanze radioattive.

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SEZIONE 3

Classificazione delle sostanze in


base alla pericolosit
La maggior parte delle sostanze chimiche presenta un grado pi o
meno elevato di pericolosit che legato alle loro propriet chimico-
fisiche.

Quando si intende compiere una operazione che coinvolga la manipolazione di reattivi

e prodotti chimici fondamentale conoscere tali loro propriet per poter prevedere

quali particolari precauzioni devono essere osservate per lavorare in sicurezza.

Le informazioni di natura chimico-fisica possono essere desunte dalle etichette

che devono esser sempre presenti sui contenitori.

Il metodo di prevenzione migliore sempre l'infor-


mazione.

La legge prevede che sulle etichette siano riportati


almeno i seguenti dati:

1) nome della sostanza,

2) nomi del produttore e del distributore,

3) simboli ed indicazioni di pericolo, frasi di rischio


(H) e consigli di prudenza (P).

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I pittogrammi

I pittogrammi che vengono stampati sulle etichette dei prodotti chimici sono

cambiati. Nel 2009 il regolamento CLP dellUnione Europea relativo alla

classificazione, alletichettatura e allimballaggio delle sostanze e delle miscele

chimiche ha introdotto dei nuovi pittogrammi di pericolo.

I nuovi pittogrammi a forma di rombo indicano la natura dei pericoli associati

alluso di una sostanza o miscela pericolosa.

Sulle etichette i pittogrammi sono accompagnati da avvertenze, indicazioni di

pericolo e consigli di prudenza, oltre che da informazioni sul prodotto e sul

fornitore.Il regolamento sui laboratori prevede anche lutilizzo di nuovi pittogrammi.

Essi sono a forma di

diamante rosso con

sfondo bianco e sosti-

tuiscono i vecchi

simboli quadrati di

colore arancione

applicati secondo la

legislazione modifica-

ta e/o abrogata.

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A partire dal 1 giugno 2015, le miscele dovranno essere etichettate secondo la

nuova normativa, ma, a proposito di

pittogrammi, fino al 1 giugno 2017

sar ancora

possibile trovare sul mercato prodotti muniti

dei vecchi simboli.

Nelletichetta sono presenti:

le indicazioni di pericolo H;

i consigli di prudenza P;

oltre ai nomi delle sostanze presenti nella miscela che la rendono pericolosa.

Come noto, i pittogrammi sono simboli che vengono stampati sulle etichette dei

prodotti chimici e che servono a informare in ordine ai tipi di pericolo connessi:

a) alluso;

b) alla manipolazione;

c) al trasporto;

d) alla conservazione dei prodotti.

Ecco i nove pericoli corrispondenti pittogrammi che indicano se le sostanze/miscele

chimiche sono:

1 infiammabili;

2 comburenti;

3 con gas sotto pressione;

4 a tossicit acuta;

5 con percolo esplosivo;

6 con gravi effetti sulla salute;

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7 con pericolo per le vie respiratorie, sonnolenza-vertigini, allergia/irritazione cuta-
nea;

8 corrosive;

9 con effetti sullambiente (organismi acquatici).

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SEZIONE 4

La vetreria e i principali
strumenti utilizzati in
laboratorio
Mezzi di protezione

Camice da laboratorio: il camice da laboratorio rappresenta un utile e indispen-


sabile mezzo di protezione nelle quotidiane attivit di un chimico:

deve essere in cotone al 100% e di colore bianco

deve arrivare alle ginocchia

deve avere le maniche lunghe

deve essere di un tessuto spesso

deve essere ignifugo e antiacido

Strumenti per la miscelazione:

Agitatore magnetico

Mortaio con pestello

Strumenti per la separazione:

Centrifuga

Apparecchiatura per la distillazione

Essiccatore

Filtro Buchner

Imbuto separatore

Tubo refrigerante

Strumenti di misurazione:

Bilancia digitale

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Buretta

Cilindro graduato

Densimetro

Matraccio

Piaccametro

Polarimetro

Spettrofotometro

Termometro

Strumenti per lo scambio termico:

Bagno termostatico

Becco Bunsen

Stufa termostatica

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Muffola

Strumenti per il trasferimento o il trattamento di sostanze:

Becher

Beuta

Capsula di porcellana

Crogiolo

Imbuto

Pallone

Pipetta

Pipetta Pasteur

Propipetta

Provetta

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Spruzzetta

Vetrino da orologio

Strumenti per il supporto:

Pinze

Treppiede

Le attrezzature e gli utensili che si trovano in un laboratorio chimico

possono essere di materiale diverso: porcellana, plastica, sughero,

gomma, vetro.

Il vetro

Parlando di recipienti in vetro, salvo diversa specificazione, intenderemo sempre

riferirci ad un tipo particolare di vetro, e cio il cosiddetto

vetro da fuoco, che presenta particolari caratteristiche di resistenza al calore e alle

sollecitazioni termiche in genere, per esempio, il vetro Pyrex.

La porcellana

La porcellana trova il suo impiego ottimale nel laboratorio, ogniqualvolta si presenti

la necessit di disporre di recipienti che debbano essere sottoposti a sollecitazioni

termiche particolarmenteintense. La porcellana, a differenza del vetro, in grado

di sopportare la fiamma diretta, ci che la rende particolarmente utile

nelle operazioni di fusione, calcinazione, ecc..

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Attrezzatura in vetro

Il becker un recipiente di uso praticamente universale; la sua for-


ma lo rende infatti adatto al trasporto, alla conservazione, alla preparazio-
ne, e al riscaldamento delle soluzioni. reperibile in unampia gamma di
capacit: 50 - 100 - 250 - 400 - 600 - 1000 - 2000 ml. Pu presentare,
incisa sulla superficie esterna, una serie di tacche che ne indicano la ca-
pacit; parliamo in questo caso di becker graduati.

La beuta un recipiente che, a causa della sua forma conica, risulta


pi adatto del becker nei casi in cui si debba sottoporre un liquido ad
ebollizione prolungata: i vapori del liquido infatti, incontrando le pareti
pi fredde delrecipiente, condensano e ricadono allinterno. Anche le beu-
te sono disponibili in diverse capacit,e possono essere graduate.

I palloni sono recipienti che fanno generalmente parte di apparec-


chiature adibite allo svolgimento di particolari reazioni. La loro versatili-
t dovuta principalmente alla particolare costruzione dellimboccatura
del collo, dotata di un inserto smerigliato a conicit definita ed unificata,
tale da potersi raccordare con altra vetreria dotata di conicit corrispon-
dente. I palloni possono inoltre essere muniti di due o pi colli, per lin-
serimento di particolari strumenti quali termometri o agitatori meccanici.
Il fondo dei palloni pu essere tondo oppure piatto.

La provetta o tubo da saggio: consiste in un tubo di ve-


tro chiuso ad unestremit, di vario diametro e lunghezza; es-
sa consente di effettuare saggi (prove), su piccole quantit di
sostanza. La provetta da centrifuga ha come caratteristica pe-
culiare quella di avere il fondo a forma conica e le pareti parti-
colarmente robuste; tali caratteristiche la rendono particolar-
mente adatta a sopportare le alte velocit di rotazione realiz-
zate nella centrifuga. Le provette da centrifuga non tollerano il riscaldamento diretto,
possono essere riscaldate abagnomaria.Porta provette pu essere in legno, metallo o
plastica. E fornito di una serie di fori in cui inserire le provette.

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Vetrino da orologio: deve la sua denominazione alla par-
ticolare forma a calotta sferica. Tale forma ne rende utile lim-
piego quando sia necessario disporre, sul banco di lavoro, di
piccole quantit di reagenti, liquidi o solidi. Possono inoltre ser-
vire come coperchi per becker contenenti liquidi in ebollizione,
allo scopo di evitare schizzi.

Gli imbuti: generalmente in vetro o anche in plastica, pos-


sono avere gambo lungo o corto; gli imbuti a gambo corto
svolgono levidente funzione di travaso di liquidi tra recipienti
diversi, mentre gli imbuti a gambo lungo trovano a loro specifi-
ca applicazione nelloperazione denominata filtrazione.

Bacchette di vetro: sono usate per miscelare soluzioni allin-


terno di becker, o per travasare liquidi.

STRUMENTI DI MISURA IN VETRO

Il matraccio tarato un vero e proprio strumento di misu-


ra: viene infatti usato per la preparazione di soluzioni a concen-
trazione nota (soluzioni titolate). I matracci sono palloni a fon-
do piatto con collo lungo e stretto provvisti di tappo predispo-
sti, allatto della fabbricazione, per una determinata capacit
(in genere 10 - 50 - 100 - 250 - 500 - 1000 ml); sul collo del
matraccio viene incisa una tacca; quando il livello del liquido
raggiunge la tacca, il suo volume corrisponder esattamente al-
la capacit per la quale il matraccio stato tarato. Attenzione:
il matraccio non costruito in vetro da fuoco,non dovr quindi
mai essere usato per il riscaldamento di soluzioni o liquidi di qualsiasi genere.

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I cilindri fanno parte della categoria degli strumenti di
misura, per quanto le loro caratteristiche costruttive non
consentano di ottenere gli stessi livelli di accuratezza e pre-
cisione garantite dai matracci tarati. I cilindri sono disponi-
bili in svariate capacit, e la loro scala pu essere suddivi-
sa a vari livelli di sensibilit. Anche i cilindri non sono co-
struiti in vetro da fuoco, pertanto essi non dovranno mai
essere esposti al riscaldamento.

Le burette sono lunghi tubi graduati provvisti nella parte inferiore di un rubinetto,
vengono fissate mediante apposite pinze ad un asta di sostegno. Lo zero della scala gra-
duata si trova in alto e permettono di misurare con accuratezza le quantit di liquido fat-
te buretta deve essere inizialmente fissata, a circa2/3 della sua lunghezza, all'asta me-
tallica mediante pinze a morsetto.

COME USARE LA BURETTA

Assicurarsi che il rubinetto, posto nella parte inferiore


della buretta sia completamente chiuso. Utilizzando un im-
buto, versare lentamente il liquido all'interno della buretta
sino quasi sino all'orlo superiore cercando di evitare la for-
mazione di bollicine all'interno del liquido. Se queste si ven-
gono a formare, bisogna staccarle picchiettando ripetuta-
mente e dalle pareti, risaliranno in superficie. Sistemare un
becher sotto la buretta. Aprire rapida modo che la parte
della buretta sottostante il rubinetto si riempia completa-
mente del liquido. In caso contrario, ripetere l'operazione.
Portare il menisco sullo zero della scala graduata spillando
o rabboccando il liquido all'interno della buretta. L'esecuzio-
ne della lettura deve essere fatta in corrispondenza della
parte inferiore del menisco. Evitare errori di parallasse posizionando lo sguardo all'altez-
za del menisco.

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Se sulla buretta presente la "banda di Schellbach", la lettura deve essere fat-
ta in corrispondenza del punto di incontro delle due frecce che si vengono a creare. Aprir
lentamente il rubinetto ed erogare il liquido fino al valore desiderato.

Le pipette graduate sono tubi di vetro dotati di


una scala graduata che inizia con lo zero nella parte al-
ta, permettono di aspirare un liquido (con lausilio della
propipetta) e di farne poi scendere quantit misurate.

Le pipette tarate sono tubi di vetro con un rigonfia-


mento in centro, nella parte superiore del tubo una tacca
indica con esattezza il volume fisso dichiarato. Servono
per prelevare quantit fisse di liquido. Le pipette a svuota-
mento completo hanno una sola tac dichiarato corrispon-
de a quello che si lascia scolare liberamente tenendo in
verticale la pipetta. Pi esatte sono le pipette che porta-
no due tacche rispettivamente una sopra e una sotto il
rigonfiamento, la capacit corrisponde al volume compre-
so tra le due tacche.

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ATTREZZATURA IN PORCELLANA

Il mortaio un recipiente in porcellana impiegato allo


scopo di polverizzare reagenti solidi. Inoltre consente di
miscelare intimamente miscugli di reagenti preparandoli
per gli eventuali successivi trattamenti. Il mortaio, a cau-
sa del consistente spessore delle sue pareti, non tollera
sbalzi termici, di conseguenza non dovr mai essere porta-
to alla fiamma.

L imbuto di Buckner in porcellana dalle pareti cilin-


driche, presenta sul suo fondo un setto forato sul quale
pu essere posato un disco di carta da filtro. E usato nella
filtrazione sotto vuoto.

La capsula, a fondo piatto o tondo, un recipiente in


porcellana adatto a tutte le circostanze nelle quali sia ne-
cessario riscaldare intensamente reagenti solidi o soluzio-
ni; la capsula viene supportata sulla fiamma da un apposi-
to triangolino in refrattario, che, appoggiando sul treppie-
de metallico, ne consente il riscaldamento diretto. Le cap-
sule sono disponibili in varie grandezze.

Il crogiolo un recipiente in porcellana, dalla forma approssi-


mativamente cilindrica, destinato alluso in condizioni di tempera-
tura elevata.

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Placca di porcellana

ALTRI ATTREZZI

Le pinze in legno o in ferro, utilizzate per il ma-


neggio di oggetti caldi.

Treppiedi e retina frangifiamma, che sorreggono i


recipienti sulla fiamma e ne diffondono il calore su di una
superficie pi ampia.

Pinze e sostegni, per sostenere burette, palloni e


altre parti di apparecchiature.

La spatola e cucchiai possono essere in acciaio inox o


plastica. E utilizzata per prelevaresostanze solide.

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L' imbuto separatore un contenitore in vetro di forma
conica chiuso in alto tramite un tappo di vetro smerigliato e nel
gambo, costituito da un tubo solitamente lungo e stretto, pre-
sente un rubinetto. Ne esistono in commercio di varia capacit:
dai 100 mL ai 2000mL. Viene utilizzato, nelle normali attivit di
laboratorio, per separare liquidi non miscibili (es. acqua e olio).
All'interno dell'imbuto separatore, i due liquidi si stratificano:
sul fondo del recipiente si depositer il liquido con densit maggiore mentre in superficie
rimane il liquido pi leggero.

La spruzzetta in plastica, generalmente contiene acqua


distillata

PULIZIA DELLA VETRERIA

facilmente intuibile che nella pratica del laboratorio chimico occorre osservare la
pi scrupolosa pulizia della vetreria in particolare, e in genere di tutto il materiale neces-
sario per le esperienze. Spesso, sufficiente una traccia di reattivo rimasta aderente al-
le pareti del becker o dellagitatore che vengono usati nellesperienza per falsare comple-
tamente i risultati dellesperimento che si sta conducendo. quindi indispensabile utiliz-
zare sempre vetreria accuratamente pulita. Perci, dopo luso di un oggetto (recipiente,
cilindro, agitatore...), questo deve essere lavato con acqua e detersivo quindi risciacqua-
to molto bene con acqua del rubinetto e successivamente pi volte con poca acqua distil-
lata.

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CARATTERISTICHE FONDAMENTALI COMUNI A TUTTI GLI STRUMENTI DI MI-
SURA

La PORTATA indica il valore massimo della misura effettuabile dallo strumento.

La SENSIBILITA la minima variazione della grandezza che lo strumento in grado


di apprezzare. L ACCURATEZZA lo scostamento tra la misura effettuata ed il valore
vero.

La PRECISIONE la capacit di uno strumento di dare, misurando pi volte la stessa


grandezza, lo stesso valore.

ATTENZIONE: Uno strumento pu essere preciso ma non necessariamente


altrettanto accurato. Un altro pu essere poco preciso, ma discretamente accu-
rato sul valore medio. Accuratezza e precisione non sono sinonimi!

Lo strumento impiegato per la misura della massa la BILANCIA.

Le bilance normalmente usate in laboratorio vengono classificate in base alla loro sen-
sibilit. Distinguiamo cos due categorie principali di bilance: bilancia tecnica e bilancia
analitica. La scelta della categoria di bilancia da usare dipende dalle caratteristiche del-
loperazione che si sta effettuando: in tutte le determinazioni qualitative, o comunque
che non richiedano un elevato grado di accuratezza, conveniente usare la bilancia tec-
nica.

In tutti gli altri casi viene usata la bilancia analitica, tenendo presente che per le sue
caratteristiche richiede da parte delloperatore unattenzione ed una perizia superiori.

BILANCIA TECNICA :sensibilit 10-2 g o < portata

200 g o >

BILANCIA ANALITICA : 10-3 g o > 200 g o <

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LA LAMPADA BUNSEN

La lampada, o becco bunsen , es-


senzialmente,un bruciatore di gas
combustibile, le cui caratteristiche lo
rendono particolarmente adatto allim-
piego in un laboratorio chimico.

La lampada bunsen formata da


una base sulla quale viene fissato un
ugello collegato tramite un corto tubo
laterale alla conduttura del gas combustibile. Al corpo dellugello avvitato un cannello
metallico di circa 10 cm di lunghezza, che presenta alla sua base due fori diametralmen-
te opposti; una ghiera, anchessa forata e libera di ruotare, completa lapparecchio. Aven-
do i fori del cannello e della ghiera lo stesso diametro, evidente che, ruotando questul-
tima, possibile chiudere completamente lafflusso dellaria nella parte basale del cannel-
lo, oppure regolarlo in modo graduale; (laria viene aspirata allinterno del cannello dal
gas che fuoriesce a pressione dallugello). A seconda della quantit di aria con cui viene
miscelato il gas prima che questo venga incendiato, si possono verificare diverse situazio-
ni:

A) fori completamente chiusi

il gas non viene miscelato con una sufficiente quantit di aria (e quindi, ricordiamolo,
di ossigeno), di conseguenza la sua combustione non sar completa, e dar luogo ad
una fiamma luminosa, instabile e non molto calda, che chiamiamo fiamma riducente.

B) fori completamente aperti

il gas arriva alluscita del cannello gi miscelato con unabbondante quantit di ossige-
no; tale circostanza d luogo ad una combustione completa, causa di una fiamma incolo-
re, stabile e molto calda, chiamata fiamma ossidante. La fiamma completamente ridu-
cente non presenta particolare interesse, al contrario sar interessante soffermarsi sulle
caratteristiche della fiamma ossidante.

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Questa, allosservazione, risulta divisa nettamente in
due zone: un cono esterno, ed un cono interno. In queste
due zone esiste unulteriore suddivisione in zone a diversa
temperatura.Il cono interno, debolmente colorato in azzurro
, a tutti gli effetti, praticamente freddo. Al contrario, il co-
no esterno raggiunge temperature dellordine dei 1000 -
1200 C, ci che ne consente lutilizzazione in molte opera-
zioni classiche del laboratorio chimico.

Ricordiamo che nelluso normale della fiamma bunsen


come fonte di calore per il riscaldamento di soluzioni, la
fiamma da utilizzare quella ottenuta chiudendo i fori del
cannello a met circa, onde evitare un surriscaldamento eccessivo della vetreria.

Istruzioni per luso

Chiudere la ghiera per lentrata dellaria.

Aprire parzialmente la manopola del gas.

Premere il pulsante blu, accendere portando il fiammifero o laccendino lateralmen-


te allestremit superiore del cannello.

Dopo circa 10 secondi lasciare il pulsante.

Lavorare ruotando la ghiera in modo da avere lentrata dellaria (fiamma ossidan-


te).

N.B. NON ACCENDERE I BUNSEN TRA LORO.

N.B. IL FIAMMIFERO SI BUTTA DOPO AVERNE SPENTO LA FIAMMA SOFFIAN-


DO E DOPO AVERLO MESSO SOTTO IL GETTO DELLACQUA CORRENTE DI UN RU-
BINETTO.

Sicurezza nelluso del becco bunsen e nel riscaldamento delle sostanze

Prima di accendere la fiamma del becco bunsen, accertarsi che non vi siano sostan-
ze infiammabili nelle vicinanze (ad esempio alcol,acetone, etere).

Accendere il becco bunsen con prudenza tenendo la testa e gli abiti lontani dalla
canna del bruciatore.

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Il bunsen deve essere tenuto acceso solo per il tempo necessario alluso.

Se occorre sospendere momentaneamente utilizzo del bunsen, occorre rendere la


fiamma visibile e luminosa (fiamma riducente) chiudendo i fori per lentrata dellaria.

Riscaldare soltanto vetreria idonea al riscaldamento (vetro Pirex).

Ricorda che il vetro caldo non si distingue alla vista da quello freddo ma, se tocca-
to, pu provocare ustioni dolorose.

Gli oggetti di vetro o di ceramica molto caldi non devono essere appoggiati diretta-
mente sul piano di lavoro perch potrebbero subire sbalzi termici e rompersi.

Non scaldare mai un recipiente chiuso.

Quando si scalda una sostanza contenuta in una provetta, assicurarsi che la sua im-
boccatura non sia diretta verso di voi o verso un compagno.

Non guardare mai allinterno di un recipiente mentre viene scaldato.

Servirsi delle apposite pinze per sostenere i contenitori da scaldare o da spostare


dopo il riscaldamento.

Se il liquido da scaldare contenuto in una provetta, questa deve essere riempita


per meno di un quarto del suo volume e deve essere agitata continuamente sopra la
fiamma perch il surriscaldamento di una zona del recipiente in vetro pu provocarne
una dilatazione non omogenea e quindi la rottura.

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SEZIONE 5

La relazione

Dopo unesperienza di laboratorio si deve redigere la


relazione.Tale relazione, anche se, indicativa della
preparazione di un alunno, deve essere affrontata con
la dovuta correttezza.

Si RICORDA che:

1) Vanno indicati il nome e cognome dellallievo, la data in cui lesperienza


stata effettuata e vanno riempiti tutti i punti che in genere vengono previsti su
fogli precompilati.

2) Va indicato il titolo.

3) Si deve poi riempire una parte relativa ai principi teorici che riguardano
lesperienza effettuata ed eventualmente gli obiettivi dellesperienza

4) Materiali utilizzati ( reagenti ecc.)

5) Strumentazioni e apparati di laboratorio di cui si fatto uso

6) Procedimento

7) Dati riportati dallesperienza

8) Elaborazione dei dati

9) Grafici e/o disegni

10) Conclusioni

ESEMPIO

Titolo: determinazione della concentrazione di HCl tramite titolazione

Principi teorici: le titolazioni sono una delle metodologie dellanalisi volumetrica usa-
te per determinare la quantit di sostanza contenuta in una soluzione misurando il volu-
me di unaltra soluzione, di concentrazione nota, che reagisce quantitativamente con es-

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sa. Nella reazione di neutralizzazione in esame si pu determinarela concentrazione di
una soluzione di acido cloridrico conoscendo il volume di idrossido di sodio, a titolo noto,
necessario per la neutralizzazione e usando un opportuno indicatore. Per la determinazio-
ne del titolo esatto della soluzione di idrossido di sodio si deve preparare una soluzione a
titolo approssimato che deve essere standardizzata con una sostanza madre quale lo fta-
lato acido di potassio.

Dopo aver eseguito la titolazione si deve calcolare il numero di moli della base (noto
il volume adoperato e la sua concentrazione).

Le moli di acido cloridrico saranno in ugual numero e pertanto si potr conoscere il


titolo di tale soluzione.

Materiali: buretta, beker, imbuti, beute,

Reagenti: NaOH, biftalato di potassio, fenolftaleina, HCl

Strumenti: bilancia analitica

Procedimento

Standardizzazione di NaOH: preparare 1 L soluzione a titolo approssimato 0.1 M di

NaOH pesando 4 g di NaOH e, dopo averlo messo in un matraccio, portarlo a volume.

Preparare 100 mL di una soluzione di biftalato di potassio pesando 2.053 g di bifta-


lato di potassio.

Mettere 25 mL di tale soluzione in una beuta.

La soluzione a titolo approssimato di NaOH stata messa nella buretta ed stata


eseguita la titolazione usando fenolftaleina fino al viraggio della soluzione da incolore a
rosa.

Leggere il volume di NaOH adoperato considerando 2 cifre decimali e usando per la


lettura la linea di shellbach.

Determinazione del titolo di HCl:prelevare 20 mL di acido cloridrico e travasarli in


una beuta cui stata aggiunta acqua distillata e fenolftaleina. La soluzione stata tito-
lata con NaOH.

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Raccolta dati

1. Standardizzazione di NaOH:

Volume di NaOH necessario per raggiungere il

punto equivalente:

1) 24.50 mL

2) 24.30 mL

3) 24.40 mL

2. Determinazione del titolo di HCl

Volume di NaOH necessario per raggiungere il

punto equivalente

1) 18.45 mL

2) 18.48 mL

3) 18.50 mL

Elaborazione dei dati

Massa di biftalato di potassio : 2.053 g corrispondenti

a 2.053/ 204.22 g/mol= 0.01005

concentrazione della soluzione di biftalato di potassio = 0.01005 mol/ 0.100 L =


0.1005 M moli di biftalato di potassio in 25 mL =0.0250 L x 0.1005 = 0.002513

volume di NaOH (1a titolazione) = 24.50 mL

volume di NaOH (2a titolazione) = 24.30 mL

volume di NaOH (3a titolazione) = 24.40 mL

Volume medio = 24.5 + 24.3 + 24.4/3 = 24.40 mL

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Concentrazione di NaOH = 0.002513/ 0.02440 L= 0.1030 M

Volume medio di NaOH = 18.45 + 18.48 + 18.50 /3 = 18.48 mL

Moli di NaOH = 0.01848 L x 0.1030 = 0.001903 = moli di HCl presenti in 20 mL

Concentrazione di HCl = 0.001903/ 0.02000 L =0.09517 M

Grafici

I dati relativi alla titolazione vengono riportati portando il volume di NaOH aggiunto
in funzione del pH:

Conclusioni: tale titolazione non ha presentato particolari problematiche e i valori


del volume di titolante aggiunto nelle varie titolazionisi dimostrato congruo.

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