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Fenestrelle.

Neoborbonici contro Barbero: dibattito/sfida pubblica a Napoli (ampia


rassegna stampa)

Grandi articoli del Corriere del Mezzogiorno, del Mattino e della Gazzetta del Mezzogiorno rilanciano la nostra richiesta. Il
Movimento Neoborbonico ha inviato al prof. Alessandro Barbero, autore di un recente libro su Fenestrelle e sui soldati
napoletani prigionieri al Nord durante l'unificazione italiana (I prigionieri dei Savoia), una richiesta di sfida/dibattito
(interventi alterni di 3 minuti con clessidra, possibilit di utilizzare "testimoni" e documentazione, luogo e ora da definire)
dopo quanto sostenuto nel testo e nei suoi recenti
interventi. Il prof. in questione, infatti, docente di storia medioevale e romanziere, ha affermato di avere finalmente
riportato la verit sui fatti di Fenestrelle e, nello stesso tempo, ha utilizzato una terminologia offensiva e del tutto
inappropriata in un contesto da dibattito storiografico definendo i i neoborbonici artefici di strumentalizzazioni non si sa
quanto in buona fede, con "invenzioni a uso e consumo delle passioni e degli interessi del presente" mescolando
citazioni dal "mare magnum" di internet, fonti archivistiche, passi della Civilt Cattolica (la rivista dei Gesuiti prima artefice
delle "menzogne") e brani dei (documentati) testi di Del Boca, Izzo, Di Fiore o Aprile ("spudorate reinvenzioni", "furibonde
mistificazioni" con libri "incredibilmente pubblicati da case editrici nazionali" fino addirittura all'affermazione che chiude lo
stesso libro con l'invito a non "stravolgere il proprio passato per fini immondi" a p. 316). E se per leditore Laterza
(Corriere 17/10/12) i commenti pubblicati sul suo sito rappresentano la deriva neoborbonica, altra faccia della medaglia
leghista (ma nessuno ha mai visto un neoborbonico candidato da circa 150 anni), questo stile di Barbero, a quale deriva
si potrebbe collegare e quali reazioni poteva suscitare? La questione di Fenestrelle e dei soldati napoletani (AL CENTRO
DI NOSTRE RICERCHE TUTTORA IN CORSO CON DOCUMENTI INEDITI E IGNORATI DA BARBERO) appare,
invece, complessa e irrisolta e significativa di un certo modo di affrontare le tematiche relative allunificazione italiana con
la (consueta) criminalizzazione di chi non si riconosce nella storiografia ufficiale troppo spesso parziale e unilaterale e
senza il minimo rispetto per i tanti che in questi anni hanno portato alla luce pagine del tutto dimenticate e tragiche della
storia nazionale e per i tanti (troppi) che furono vittime oggettivamente incolpevoli di deportazioni, massacri, punizioni e
umiliazioni motivate solo dallappartenenza (non rinnegata) allesercito borbonico.

Ufficio stampa

LINK CORRIEREhttp://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2012/18-ottobre-2012/guerra-
neoborbonici-fenestrelle-fu-massacro-o-invenzione--2112309165382.shtml

Nellarticolo firmato da Corrado Stajano sul Corriere dell11/10/12 con la recensione del libro di Alessandro Barbero sui
prigionieri borbonici nella fortezza di Fenestrelle, sono state pubblicate alcune affermazioni false, calunniose e diffamanti
riferite ai neoborbonici. I neoborbonici, infatti, vengono definiti dissennati o addirittura assatanati oltre che artefici di
invenzioni e strumentalizzazioni. Il Movimento Neoborbonico un movimento culturale senza alcuna finalit politico-
elettorale o commerciale nato nel 1993; vanta decine di migliaia di iscritti e simpatizzanti in Italia e allestero; titolare del
relativo marchio registrato, ha allattivo centinaia di manifestazioni, convegni, mostre e pubblicazioni con migliaia di
pagine di rassegna-stampa presso i media non solo nazionali e con la creazione di una categoria culturale e storiografica
definita negli ultimi anni neoborbonica. Il Movimento Neoborbonico, pertanto, con il proprio ufficio legale, preannuncia,
suo malgrado, una querela contro larticolista e il quotidiano Corriere della Sera in mancanza di una smentita circa le
asserzioni citate, al solo fine di tutelare la sua onorabilit: nel caso in questione, infatti, del tutto arbitrario, immotivato e
decontestualizzato (trovandosi nellambito di un dibattito storiografico e nellambito di un dibattito storiografico tuttaltro che
risolto) utilizzare la terminologia utilizzata nellarticolo e riferibile a chi, in circa 20 anni, ha semplicemente realizzato e
divulgato ricerche anche sulla complessa questione di Fenestrelle e sulle deportazioni, la detenzione e le drammatiche
conseguenze a danno di migliaia di soldati borbonici durante lunificazione italiana. Nello stesso tempo, si allega alla
presente comunicazione un intervento storiografico-archivistico in risposta ai temi esposti nellarticolo in oggetto. Analoga
comunicazione stata inviata al prof. Alessandro Barbero per quanto dichiarato nell'articolo e per quanto pubblicato
nell'introduzione del libro di J. Bossuto e L. Costanzo (Le catene dei Savoia, 2012) con riferimento alla pubblicistica
"neoborbonica" che avrebbe "confuso le idee", reso "selvaggi e parziali i dibattiti", con "invenzioni non si sa quanto in
buona fede", a "uso e consumo delle passioni e degli interessi del presente" e per quanto pubblicato nel suo testo (I
prigionieri dei Savoia, pp. 311 e sgg.) in cui, al di l delel gratuite ironie su ricercatori e artefici di commemorazioni,
utilizza una terminologia offensiva e inappropriata sempre riferendosi ai neoborbonici, citando anche testi del sito
dell'Associazione Culturale Neoborbonica e mescolando citazioni dal "mare magnum" di internet, fonti archivistiche, passi
della Civilt Cattolica (la rivista dei Gesuiti artefice prima delle "menzogne") e brani dei (documentati) testi di Del
Boca, Izzo, Di Fiore o Aprile ("spudorate reinvenzioni", "furibonde mistificazioni", "impudicizia", libri "incredibilmente
pubblicate da case editrici nazionali" fino addirittura all'affermazione che chiude lo stesso libro con l'invito a non
"stravolgere il proprio passato per fini immondi") (p. 316). Ufficio Legale Movimento Neoborbonico. Napoli

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Fenestrelle, verit e rispetto per i soldati napoletani (e per i neoborbonici)

Alessandro Barbero (docente di storia medioevale e romanziere piemontese) ha scritto un libro per raccontare la verit su
Fenestrelle. Siamo, ovviamente, in attesa di leggere il libro in uscita in questi giorni (OVVIO IL SUGGERIMENTO DI
EVITARE DI ACQUISTARLO) ma gi secondo la recensione pubblicata sul Corriere (Corrado Stajano, 11/10/12), il libro
non offre unanalisi storica complessiva e ricostruisce le vicende dei soldati borbonici imprigionati nel forte sabaudo con
una minuzia eccessiva. Qualche osservazione necessaria per chiarire la posizione di quei neoborbonici che nellarticolo
vengono definiti dissennati o addirittura assatanati e artefici di invenzioni e strumentalizzazioni. E forse uninvenzione
neoborbonica o della Civilt Cattolica (rivista dei Gesuiti accusata dallautore di aver raccontato molte menzogne sul tema)
che circa sessantamila soldati dellesercito napoletano furono arruolati nellesercito italiano in ogni modo (parole e cifre
dellarticolista)? E falso che essi furono deportati con viaggi lunghissimi e spesso drammatici in campi di concentramento-
lager (questo il termine -piaccia o no- pi appropriato) come quelli di Fenestrelle o di San Maurizio, Alessandria, San
Benigno, Bergamo, Milano, Parma, Modena o Bologna? E forse uninvenzione che molti di loro portavano addosso cenci
e uniformi leggere e furono trasportati nel gelo delle Alpi o altrove solo perch si ostinavano a non tradire il giuramento
fatto al loro legittimo Re e continuavano a dirsi napoletani? E quale diritto consentiva o avrebbe consentito questa scelta
di un governo contro un governo legittimo senza neanche una dichiarazione di guerra? A cosa si legava quella decisione
del governo di Torino di arruolare subito nelesercito italiano quei soldati? E da dissennati o assatanati pensare che
quella decisione si legava proprio al fatto che il governo di Torino avrebbe potuto trattarli, punirli o tenerli in prigione
(dopo aspri conflitti) come disertori piuttosto che come prigionieri di guerra con le garanzie a cui avevano diritto? E poi
una domanda banale ma opportuna: perch, se non ci fosse stata una volont punitiva e coercitiva, invece di organizzare
costosissimi viaggi e campi-prigione, non chiedere a quei soldati in loco la disponibilit a passare allaltro esercito e, in
caso di rifiuto, lasciarli liberi? A proposito della mancanza di unanalisti storica complessiva, poi, gi lamentata dal
recensore, se pochi anni prima dei fatti in questione Fenestrelle era sotto accusa per le condizioni di brutalit assoluta in
cui vivevano prigionieri (e guardie) in un sistema giudiziario-poliziesco sabaudo che (come si rileva da un recente testo di
cui il prof. Barbero ha scritto anche lintroduzione), prevedeva la rottura di ossa, le decapitazioni con le teste recise
accanto alle braccia e nelle gabbie (abitudine consolidata e duratura, come dimostrano le decapitazioni per comodit di
trasporto praticate ai danni dei nostri briganti post-unitari dai soldati piemontesi: cfr. Busta 60 Fondo Brigantaggio Ufficio
Storico Stato Maggiore dellEsercito Italiano), in quale momento storico la stesso sistema avrebbe trasformato Fenestrelle
in un albergo a cinque stelle? E se fosse stato tutto cos umanitario e caritatevole, perch mai quei prigionieri avrebbero
scelto il suicidio lanciandosi in mare durante i viaggi (cfr. LArmonia, 1861) o i rischi di un complotto? Il processo, come
afferma Barbero, avrebbe portato gli imputati al rinvio ai loro corpi militari ma questo, come si detto, non rappresentava
automaticamente per loro una liberazione. La ricerca archivistica, come sa bene chi frequenta gli archivi per decenni e
assiduamente, spesso una ricerca in negativo: sono pi numerosi, cio, i documenti che mancano e che o sono
scomparsi o sono altrove, piuttosto che quelli che abbiamo la fortuna di ritrovare. E se ci risulta un documento in cui un
ufficiale racconta la nostalgia di un militare borbonico con umanit, quanti ufficiali non hanno raccontato il loro disprezzo (o
le loro punizioni) verso gli stessi soldati? Del resto, pi illegali erano le pratiche finalizzate alla punizione o alla
eliminazione di quei soldati nemici, meno sono le prove archivistiche rintracciabili, come ci dimostrano storie e stermini
anche pi attuali (quali archivi conservano i documenti di tutti i morti dei massacri nazisti o comunisti?). E il problema
resta e resiste addirittura ancora nel 1872 se il governo italiano trattava la complicata questione della costituzione di una
colonia penitenziaria prima in Patagonia, poi in Tunisia, sullisola di Socotra o in Borneo Evidentemente si trattava ancora
di migliaia di refrattari con la progressiva e drammatica aggiunta dei nostri briganti. Quello che non torna, dopo tanti
(troppi) anni il numero dei nostri soldati: se, come si afferma anche nellarticolo, ben sessantamila soldati furono
trasportati, deportati, ricoverati, arruolati o imprigionati al Nord, quanti di essi furono effettivamente assassinati, fucilati o
feriti? Quanti di essi morirono nelle carceri o nei campi di concentramento-lager dei Savoia? Quanti ne morirono per
quelle ferite o dopo le malattie inevitabili per la promiscuit e la durezza delle condizioni imposte? E se qualcuno sostiene
che a casa vi tornarono (ma i riscontri effettuati finora presso gli archivi locali sono negativi e drammatici) o che furono
arruolati nel nuovo esercito, perch oltre 10 anni dopo, ancora si cercava di spedirli, a migliaia, in Patagonia? E cosa gli
successe dopo i (vani) tentativi di esiliarli visto che non cera, evidentemente, la volont di liberarli? E certo, allora, che le
ricerche devono continuare, ma altrettanto certo che molte (troppe) migliaia di nostri soldati (in grandissima parte
giovani e giovanissimi: il cuore materiale e morale della societ meridionale post-unitaria) furono vittime incolpevoli e
dimenticate di ununificazione realizzata con troppi errori e in una storia, unaltra terribile storia, come scrisse
efficacemente Paolo Mieli proprio a proposito di Fenestrelle (Corriere, 11/10/04), che abbiamo il diritto e il dovere di
conoscere rispettando quei soldati borbonici del passato (uno, cento o trentamila poco importa) e rispettando chi oggi
cerca semplicemente di ricostruire e raccontare la loro storia nonostante offese e insulti gratuiti e immotivati.

Prof. Gennaro De Crescenzo


Movimento Neoborbonico,
Napoli

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