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2 I CRONACA

DI NAPOLI

sabato 1 dicembre 2007

GdN

LA MAXI-INCHIESTA. QUASI TUTTI HANNO SCELTO IL RITO ABBREVIATO. L'ACCUSA È DI


TRAFFICO INTERNAZIONALE DI DROGA. ALLA SBARRA ANCHE SPAGNOLI

"Tiro grosso", udienza preliminare per 106 imputati


È stata una delle operazioni più importanti del 2006, tanto da essere denominata
"Tiro Grosso". Una maxi inchiesta condotta dalla Dda di Napoli che portò alla luce
un traffico internazionale di droga con 106 arresti. Ieri mattina si è svolta
l'udienza preliminare. Ci sono volute quattro ore solo per fare l'appello di tutti
gli imputati. La maggior parte ha chiesto il rito abbreviato, pochi quello
ordinario. Nel collegio difensivo tra gli altri anche gli avvocati Carmine Aloia,
Mario Fortunato, Leopoldo Perone, Immacolata Spina. La maxi inchiesta durò 4 anni.
Venne fuori un patto trasversale "eccezionale" venuto fuori da una maxiinchiesta
durata quattro anni d'indagine fitta. Davanti ai soldi i clan mettevano da parte i
loro attriti, le battaglie e cancellavano perfino i lutti. Davanti agli affari le
faide non esistevano più, neutralizzate in un attimo. Così acerrimi nemici, che da
anni si fronteggiavano, si consorziavano per poter permettere ai "broker" della
droga di compiere il loro lavoro nel migliore dei modi. Lo smercio della cocaina,
dell'hashish e dell'eroina facevano vivere tutte le cosche ed impedire o rendere
difficile l'arrivo di un carico era un gioco al massacro soprattutto in virtù
della circostanza che venivano investiti milioni di euro. Dal Sud America arrivava
la cocaina, dal Marocco l'hashish e l'eroina dai Balcani da dove arrivavano anche
armi pronte per essere usate nel corso della faida. I capi e i promotori
dell'organizzazione sono stati arrestati in vari paesi oltre al territorio
italiano, quali la Colombia, l'Ecuador, la Spagna, la Francia, l'Olanda, la
Germania, La Bulgaria. Le indagini furono il frutto di una stretta collaborazione
tra le varie nazioni coinvolte nel traffico di stupefacenti. Le indagini furono
coordinate dalla Procura Nazionale Antimafia, dalla direzione Distrettuale
Antimafia di Napoli e dalla Direzione centrale per i servizi antidroga. Gli
indagati furono 230 tra Italia ed estero in quella che dal punto di vista
organizzativo è considerato da tutti un evento storico. Gli arrestati in italia
furono 40, 20 in Francia, 29 Spagna, uno in Germania. Sei sequestri di hashish in
Italia per un totale di 1.400 chili e 3.400 in Spagna. In Italia sono stati
sequestrati nell'ambito di tale operazione ben 30 chili di cocaina. Tra gli
imputati Bruno Carbone, Stefano Cicala, Antonio Cipollaro, Francesco Cocciola,
Gennaro Liotta, Andrea Lollo, Michele Noviello, Tommaso Nuzzo, Filippo Nuvoletto,
Anna Miraglia, Giovanni Caputo.

SAN GIOVANNI A TEDUCCIO. LE CONFIDENZE DI UN LUOGOTENENTE DEL RAS MAZZARELLA AGLI


AMICI SUI LUTTI SUBITI DALLA SUA FAMIGLIA

«La camorra è come una favola»


Clemente Amodio, intercettato, dice: «Ma non durerà molto»
LUIGI SANNINO
«La camorra è una favola ma non durerà molto.....chi diede un fratello ...chi
diede un padre». Parola di Clemente Amodio, 28enne luogotenente del ras di San
Giovanni a Teduccio Roberto Mazzarella, che il 16 novembre 2005 si lasciava andare
con due amici a qualche confidenza di natura vagamente filosofica e ricordava i
lutti subiti dalla sua famiglia e da quella del suo capo. Ma poi "o' luongo"
diventava subito nuovamente concreto, da uomo di malavita con un ruolo di primo
piano nel clan, raccontando le difficoltà per reperire e selezionare affiliati
validi. Ecco alcuni brani delle conversazioni registrate da una microspia piazzata
dalla polizia. Amodio: «Io lo so, questa è una favola che non durerà molto....la
fuori...no al fratello......voglio andare carcerato....alla fine quando ti vai a
uccidere». Giovanni Pezzella (estraneo all'inchiesta): «perché poi stanno
questi...». Amodio: «Alla fine quando ti vai a uccidere....quando ti vai a
uccidere non hai fatto niente...hai fatto la sopravvivenza». Pezzella: «Bravo».
Amodio: «Quelle tremila lire...merda....sono per la sopravvivenza...». Pezzella:
«Davvero». Amodio: «Non lo prendiamo tutti i giorni un mongoloide che viene....non
lo voglio nemmeno chiamare mongoloide...è lo sfortunato che ti metti vicino...e
quello è un cavallo che ti porta "trenta chili addosso" come è successo....».
Pezzella: «Ah». Amodio: «Va buono...si deve tenere bene a quello...e deve fare una
selezione...». Pezzella: «Ah». Amodio: «Questo è portato per fare questo....e deve
portare qua....quest'altro è portato a fare questo...invece no...stiamo sempre
inguaiati..». Pezzella: «Bravo, hai ragione». Amodio: «Qua ognuno pensa ai cazzi
suoi...poi dopo che dobbiamo fare la fine che hanno fatto questi qua...quando
vanno carcerati tutti quanti poi quando si va in faccia al "tosto" uno...due...tre
anni...poi tu dici quei "zuzzusi" non hanno mantenuto i carcerati...quelle "lote"
non hanno mantenuto a questi qua...e quello che si fa....non li hanno mantenuti
quando stavano fuori». Pezzella: «Bravo...». Uomo non identificato: «No..poi va a
finire...che andate a finire come le vecchie famiglie...». Pezzella:
«Bravo..bravo». Amodio: «E..te le sto dicendo...sì....va a finire
così...Giovanni....il capitale». Pezzella: «Bravo». Amodio: «Questa è una cassa
continua ...domani mattina c'è il problema ...deve stare quello fuori...che
sostiene...pure uno scemo chiuso sopra anche con una sette arrugginita (si
riferisce a un'arma secondo la procura, ndr) però con i soldi che ce li può
mandare....». Pezzella: «Bravo...». Amodio: «Dietro la "quarantasei" (isolato del
rione Villa- luogo di residenza dei Rinaldi) dai una botta in aria (colpo di
pistola, ndr) e si chiuse sopra un'altra volta....». Pezzella: «Eh...». Clemente
Amodio detto "o' luongo" viene definito dagli inquirenti "dirigente e
organizzatore" dell'associazione per delinquere con a capo Roberto Mazzarella,
nipote del boss Vincenzo "o' pazzo". Gli elementi a suo

IL PENTITO LAURO

Il boss Roberto fece uccidere uno dei Rinaldi


ROBERTO MAZZARELLA __________________________________

carico derivano dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (in particolare


Ciro Giovanni Spirito) e dalle intercettazioni avvenute all'interno di una
autovettura Smart nella sua disponibilità: un veicolo che a volte veniva
utilizzato anche da altri affiliati all'organizzazione malavitosa. Secondo
l'accusa era a conoscenza di tutte le attività del gruppo.

CHIAIA. RAPINATORE SOLITARIO IN VIA CARLO POERIO IL CASO. ANTONELLA GIUSSANI È


STATA SCAGIONATA PER NON AVER COMMESSO IL FATTO

Si finge cliente e ruba Accusata di traffico di droga, bracciale di 26mila euro


fioraia assolta dopo dieci anni
Caccia al bandito. Colpo nella gioielleria "Del Porto". Al vaglio le immagini
delle telecamere.
Rapina milionaria in una gioielleria di Chiaia in via Carlo Poerio. Un uomo si è
finto cliente e con la scusa di vedere un bracciale se ne è fuggito con il
prezioso per un valore di 26mila euro. L'episodio singolare si è consumato ieri
pomeriggio all'interno della gioielleria "Del Porto". Erano da poco passate le 17
quando entra nel negozio un uomo distinto. Indossava un impermeabile ed aveva un
aspetto rassicurante. Si rivolge al titolare e gli dice di voler comprare un bel
gioiello per la moglie. Era il suo compleanno e voleva farle un bel regalo. Il
commerciante si allontana un attimo e va a prendere un bracciale preziosissimo di
diamanti e d'oro bianco. Valore circa 26mila euro. Lo mostra al cliente, il quale
gli chiede se può indossarlo per vedere l'effetto sul polso. Ed è stato a questo
punto che è scattata la trappola. Una volta indossato il bracciale il malvivente
si è dato alla fuga, ma non senza resistenza da parte del commerciante. Hanno
ingaggiato una violenta colluttazione. Per fortuna il rapinatore non era armato.
Sono volati calci e pugni. Alla fine il malvivente ha avuto la meglio ed è
riuscito a scappare. In pochi secondi ha fatto perdere le proprie tracce. Sul
posto sono subito intervenuti i poliziotti del commissariato San

Fu anche arrestata. Fu coinvolta ingiustamente perché i narcos usavano tir che


trasportavano le sue pianti.
Dopo dieci anni la IV sezione della Corte di Appello di Napoli ha assolto
Antonella Giussani dall'accusa di partecipazione ad un'associazione finalizzata al
traffico internazionale di sostanza stupefacente. Si tratta dell'indagine "Katana"
condotta dall'allora pm Luigi Bobbio, che aveva ad oggetto un traffico di droga
dall'Olanda all'Italia. La cocaina veniva nascosta all'interno di tir che
trasportavano fiori e piante. La vicenda processuale iniziò nel 1997 quando la
Giussani fu arrestata insieme con una trentina di persone, in esecuzione ad
un'ordinanza di custodia cautelare. Dopo pochi giorni di reclusione fu scarcerata
dal tribuna-

Ferdinando. Agli agenti la vittima ha fornito una descrizione fisica molto


dettagliata del suo aggressore. La speranza è che si possa risalire a lui grazie
alle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza della gioielleria.

le del Riesame di Napoli che annullò l'ordine di arresto, rilevando l'assoluta


carenza di gravi indizi. Seguì il giudizio di primo grado che si concluse con la
condanna a dieci anni di reclusione, confermata in Appello. La svolta din-

nanzi alla Corte di Cassazione che accolse i motivi di ricorso degli avvocati
Marino Vignali e Gaetano Balica, annullando la condanna e rimettendo il processo
di nuovo alla Corte di Appello per il compimento di attività istruttorie da sempre
richieste dalla difesa e rigettate dalle corti di merito. Si trattava di
dimostrare che la Giussani era stata coinvolta inconsapevolmente perché esperta
nel commercio di fiori e comunque persona addentro nel campo della grande
distribuzione di prodotti commerciali. Innanzi alla IV Corte di Appello di Napoli
si è così proceduto ad ascoltare un testimone e ad acquisire documentazione che
hanno comprovato che la Giussani era stata sempre estranea al traffico di droga
essendosi esclusivamente occupata della commercializzazione dei fiori e di altri
beni alimentari. Ieri dopo dieci anni la sentenza di assoluzione.

Anche Gennaro Lauro detto "Gennarino 17", pentito di Forcella prima legato ai
Giuliano e poi ai Mazzarella, ha descritto agli inquirenti il ruolo di ras di
Roberto Mazzarella in seguito all'incoronazione da parte dello zio Vincenzo, boss
indiscusso della famiglia. Ma, per stare più sicuro, secondo il collaboratore di
giustizia, "o' pazzo" aveva affiancato al congiunto Ciro Figaro detto "Ciro fico".
Ecco quanto ha dichiarato ai pm antimafia il collaboratore di giustizia
nell'interrogatorio del 7 luglio 2005. «Sono stato presente in più occasioni a
riunioni tenutesi presso l'abitazione di Vincenzo Mazzarella, nel corso delle
quali Roberto Mazzarella relazionava allo zio Vincenzo l'andamento delle cose a
San Giovanni a Teduccio. Era stato designato da Vincenzo Mazzarella quale capozona
di quel quartiere. Tuttavia poiché Vincenzo Mazzarella non si fidava del nipote,
gli aveva affiancato Ciro "fico". Nel corso di una di queste riunioni, sentii
anche parlare di un agguato che volevano portare a termine contro uno dei vertici
della famiglia Rinaldi: una persona soprannominata "o' cinese" o forse "my way",
non ricordo bene. Era una persona che si spostava con un'autovettura blindata,
tanto che per ucciderla progettavano di impiegare più uomini. Infatti volevano
bloccare la macchina in strada; dopodiché, mentre due persone con le "mazzole"
rompevano il vetro, altre provavano a sparare all'interno. Questo discorso fu
fatto tra Vincenzo Mazzarella, il nipote Roberto, Ciro "fico" e Umberto "o'
vecchio" (Umberto Ponziglione secondo la procura antimafia, ndr)". Gennaro Lauro
descrisse anche l'abitazione in cui si svolgevano i summit. «Si tenevano presso
l'abitazione di Vincenzo Mazzarella al rione Luzzatti, di fronte all'ingresso
delle autovetture dei vigili urbani, al primo piano».

CARLO CATTANEO

LA SUA POSIZIONE ERA STATA STRALCIATA

STAMATTINA LA CERIMONIA AL TRIBUNALE

Il boss Torino torna sotto processo Busti in ricordo di avvocati illustri


Salvatore Torino è di nuovo imputato nel processo che vede alla sbarra Luigi e
Nicola Torino, Giuseppe Migliaccio e altri affiliati al clan. La sua posizione era
stata stralciata su richiesta del suo avvocato Riccardo Ferone, che aveva eccepito
dei difetti nella celebrazione dell'udienza preliminare. Ora il boss torna ad
essere imputato accanto ai suoi affiliati nel processo per associazione a
delinquere. Tutta la "cosca" degli scissionisti del clan Misso si trova in
isolamento in regime di carcere duro dal mese di settembre. Salvatore Torino, sui
figlio Nicola, sui nipote Luigi e poi Gennaro Panzuto e Faustino Valcarenghi.
Furono arrestati, in più tappe, tutti perché destinatari del decreto di fermo
spiccato nei confronti degli scissionisti del clan Misso che fanno capo al boss
Salvatore Torino, alias "'o gassusaro". Oltre cento uomini delle forze dell'ordine
cinsero d'assedio il rione Sanità per portare a termine l'arresto di 17 persone.

Stamane alle ore 11 nella sala Arengario del Nuovo Palazzo di Giustizia si
celebrerà la cerimonia di scoprimento dei busti marmorei in memoria degli avvocati
Vittorio Botti, Edgardo Borselli, Guido Cortese, Lelio della Pietra, insigni
giureconsulti napoletani. L'evento organizzato dal consiglio dell'Ordine degli
avvocati, impeccabile l'apparato predisposto dall'addetto al cerimoniale dott.
Ivan De Gennaro, prevede la partecipazione di Raffaele Numeroso, presidente della
Corte di Appello di Napoli che con l'indirizzo di saluto e pro-

seguirà con i discorsi commemorativi degli avvocati Luigi Cavalli, Andrea Pisani
Massamormile, Gustavo Pansini e Guido Belmonte. Saranno presenti tutti i Capi
degli uffici giudiziari, il presidente della Corte di Appello di Napoli, il
procuratore generale, il presidente del tribunale di sorveglianza, il presidente
del tribunale Carlo Alemi, il procuratore della repubblica. Confermata la
partecipazione dei vertici degli organi costituzionali Francesco Amirante, e
Giuseppe Tesauro giudice costituzionale.