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Questo Cammino per mio padre, perch possa stare bene.

Questo Cammino per mia madre, perch le voglio bene.


Questo Cammino per Luc, perch sia felice.
Questo Cammino per Laura e con Laura: grazie Buba!
Questo Cammino per Oscar: per la sua vicinanza.
Questo Cammino per Marco Pantani: ciao Campione!
Questo Cammino per mio zio, perch da lass ci sorride

(testo del bigliettino che ho lasciato ai piedi della Cruz de Hierro)


Abramo lascia la casa senza sapere niente
Si mette in viaggio lasciando quel che sapeva gi

(Lorenzo Cherubini Temporale)


PREFAZIONE

..A volte nella vita certi Simboli ti appaiono davanti e la prima domanda che sale dritta al cervello saranno mess l,
per presagirti del bene o del male.tutto questo rimane ancora un Mistero.
Domenica 19 Settembre 2010 mi trovavo a pedalare in quel di Pontida (Bg), ed era l, la faccia rivolta verso me stessa,
il mantello che pareva ancora che si muovesse per via del vento, un libro sul fianco come si usavano nei tempi antichi,
un bastone nella mano sinistra e una mano rivolta verso il cielo, come se fosse portatore di chiss quale
messaggiopoi un unico dubbio, una sola certa domanda.Ma quella non sar mica la statua di San
Giacomo..????????????????????
Sono con Max, sono in canottiera, ma laria mi rizza i peli delle braccia, non faccio limprudente mi metto il
giacchettino smanicato e partiamo
Inizio a cantare la mia ritmica con i muscoli del mio corpo che sono tutti rivolti verso il manubrio, le gambe come dei
pistoni, via bramante di passione verso la cima, sono sul Monte Canto, e mi sembra proprio di Cantare, la strada
sterrata tuttun tornante, fa dei riccioli proprio come i simboli delle note di una canzone, magari una che ti piace
tanto, che ti mette allegria, tipo la Campagnola Bella, destra, sinistra, salitina, discesina, ossigeno puro,adrenalina a
palla,pace, lincontro con lui, Dio, gli acuti e i toni di voce pi dolci,questo il Monte Canto Signori, e la discesa
ancora di pi..una libidine, mamma ragazzi che bello quel pav in discesa (giuro sbavo a pensarci)..eh eh
ripigliamoci
Siamo alla fine della salita, un cartellone ci presenta tutta la vallatanoi siamo qui indica una freccia, si
cerca e non ci si trova,ma si trova LEI!!!!!!!!!!!!!
Cazzu, Max mi guarda e mi dice..Bu, la chiesa si chiama Chiesa di San Giacomo
Argh, Sigh, cosa vorr dire, non sar mica unaltra chiamata, mi vengono dubbi e pensieriMax andiamo
avanti.AVANTI..AVANTI questa la parola che pi mi riesce dire meglio nella vitaGUARDARE SEMPRE AVANTI
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..Sto piangendo, disperatamente piangendo, stiamo tornando a casa, siamo a San Sebastian, non ci credo, il
Cammino del Norte termina qui, le vacanze finiscono qui in un mercoled caldo del 18 agosto 2010Sully sta
male, i mici stanno male, dobbiamo assolutamente tornare, hanno bisogno del loro pap, mi dice mia sorella al
telefono, sono in pericolo di vita e noi in fondo al cuore lo sapevamo gi, era iniziata LA FINE..
Mani nei capelli; gioved 19 agosto- Settimo Milanese- Sully conciato malissimo.Sono in ansia, non capisco
niente, sconvolta, infilo il micetto in gabbietta e si corre dritti dal veterinario...
Non ce la potr mai fare, ci viene comunicato. Ha una malattia virale.La luce alla fine del tunnel non ci sar
mai..Sully destinato a morte certa.6 autostrade di lacrime rigano gli occhi miei, di Max e Vale
unamica che premurosamente si era presa cura dei mici in attesa del nostro arrivo, la loro padroncina insieme al
fidanzato prima che noi diventassimo i loro genitori , ce li hanno in poche parole gentilmente regalati.
E chiaro le domande arrivano tutte insieme e, soprattutto tante per porterle rispondere tutte in fretta, ci vorr molto
tempo per rispondere a tutte e infatti domenica scorsa sul Canto ancora presagi legati al Cammino di Santiago, la
Statua dellapostolo sul campanile della chiesa.
Io e Max ripensiamo a quanto era bello questo Cammino del Norte, a quanto stato doloroso separarsene (gatti a
parte), a quanto mi avrebbe fatto crescereEra il Top ..
Il Cammino del Norte, per me era come un incontro col Fratello Oceano, era come un unione delle mie lacrime, del
mio dolore e del mio piacere con lo stesso elemento naturale della terra lAcqua, per una volta per Tutte, per
Sempre Insieme, da Qui allEternit, io e il mondo ununica Cosa, io tra le braccia della Madre Terra e Lei nelle
Mie
Ricordo cos il Cammino del Norte, come una Pirata che sfiora la costa alla velocit del vento reso possibile dalle due
ruote,un approdo in una via stretta dove delle braccia allargate fanno arrestare violentemente me e la
bicicletta..Fermi tutti, stanno facendo la Corrida, mi fa un signore mezzo ubriaco per la festa di San Roque,
che si tiene a Deba.. e io con gli occhi di fuori vedendo un cavallo con al giuco un toro dolorante uscire
dallarena di sabbia con tribune di legno montate alla meglio e peggio,e poi Lui, che esce indispettito da quella piazza
cittadina, sbarlusciante di payette al sole dettate dal sua abito folkloristico Il Torero..Bastardo grido io e
un ragazza di colore ricalca il tono della mia voce mentre mi guardo intorno in un secondo, per paura che gli spagnoli
intorno a me possano rimanere turbati da quel mio commento di straniera che ben molto lontana da quelle che
sono le loro tradizioni millenarie..MA IO SONO UNA PELLEGRINA..
Deba la soprannominer la Citt dei Pirati.giuro, secondo me vivono l e di notte mentre noi dormiano
arrivano con le loro navi e fanno quello che devono fare, forse proprio mentre sto sognando tutto.
Ma
VUVUVuuuuuuuuuuuuvuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu.
Riavvolgiamo ancora un po la pellicola
Sono pi acerba nei confronti dei Cammini, lui loriginale, il Primo, il Tradizionale come lo chiamano adesso, Il
CAMMINO DI SANTIAGO, fine agosto 2009 met settembre.
Sono impaurita, una pecorella nella tana del lupo. Chiamo Max perch devo provare il peso dei bagagli.
In ciabatte facciamo un giro dellisolato intorno a casa mia. E perfetto, ancora una volta mi stupisco di me stessa.
I primi giorni, per me sono stati tragici.Pedalavo da circa 8 mesi e non so come sarei stata nellaffrontare un viaggio
di 700 e passa km con la mia poca esperienza.
Ma ero determinata a provarci lo stesso.
Quello che ricordo di quel Cammino di Santiago.. il nero del mio ginocchio e i versamenti che mi si formavano
allinterno coscia, e un dolore al menisco ereditato da mio padre, ma non perch sono una Vecchietta, ma
semplicemente perch portare una bici, viaggiando, con i bagagli, su terreni scomodi ma tonici, per una che non lo fa
proprio tutti i giorni, vi assicuro, il corpo a un certo punto mi ha detto : Ok cara Laura, sei proprio sicura di quello che
stai facendo?...dammi di tempo 3-4 giorni, soffri in silenzio, io mi spacco tutto ( il corpo che parla)e tu mente,
pensa solo ad andare avanti.....tra qualche giorno avrai un corpo nuovo, pronto a viaggiare 8-9 ore al giorno su terreni
ispidi e porterai a compimento il tuo viaggio
Accettai il patto con me stessa.
Questo fu il dialogo tra me e me per i primi 5 giorni di cammino, quando il dolore alle gambe era insopportabile,
per via del peso della bici, dei bagagli, per le salite con una % troppo elevate per me e il mio grado di allenamento, per
le discese in gole profonde, che ancora un po che sprofondavo arrivavo allinferno, che grazie al buon aiuto di un po
di Arnica, una crema per massaggi, al gel per il sedere che bruciava come un peperoncino strofinatoci sopra..e
grazie anche al mio Massaggiatore Personale, Max, detto Carletto (per via del caschetto che gli faceva spuntare
fuori le orecchie, e con gli occhiali, lo chiamavo Carletto il tizio del cartone animato) che con la scusa, non perdeva
mai occasione per prendersi cura dei miei muscoli di cosce e piedi, attraverso degli incredibili massaggi ripiglianti, che
in quei momenti spesso ci cascavo secca addormentata
Avevo deciso di non infilare pi i piedi nello sgancio rapido, ma di lasciarli liberi! Fu il consiglio che dallItalia al
telefono mi diede il fratello di Max.
Ecco i primi giorni sono stati un caos del genere, mentre il mio unico pensiero era escogitare un metodo, per fermarmi
da qualche parte e farmi venire a prendere poi da Max, mentre ritornava indietro dal Cammino una volta concluso. In
macchina
Entrando nel vivo del mio racconto a distanza di un anno, il primo ricordo, il pi bello che ho, stata la I notte del
Cammino in quel della Spagna del Nord
Ricordo che arrivammo a serata alla fine della I tappa e non si trovava da dormireCos chiedemmo, e ci indicarono
una Palestra che ospitava pellegrini per dormire, e si trovava in cima a una strada alluscita del paese, ci
andammoeravamo stanchi, sudati e affamatie molto molto spaventati e alquanto sperduti e inesperti..
Non avevamo nessuna idea di che cosera Il Cammino di Santiago, non avevamo mai viaggiato in terre, come le
chiamo io Le Terre, quando mi trovo ad affrontare un viaggio in bicicletta e mi sembrava un po di ritornare al Liceo
(a scuola per intenderci).lidea che stavo andando a dormire in una palestra, mi faceva venire alla mente un sacco di
domandeIo in palestra ci andavo per fare fitness, mica a dormirci
Stanca morta, mi diedi una mossa, e come unamazzone, fiera in sella alla mia bicicletta e attrezzata di tutto
puntovarcai la soglia della Polideportiva,rincuorata da delle signore che con un ragazzo sorseggiavano birra e
chiacchieravano, fuori a un tavolino..gente che si era conosciuta forse per la I volta quella sera, ma gi complici e
sorridenti, proprio come dei Veri amici
Un signore, subito arriv alla sua scrivania, mi fece senno di sedermiAvevo paura non lo nego che fosse il solito
Omone indifferente, maleducato, rozzo, maschilista, notare la mia visione dellessere umano (non sempre cos, ma a
volte le persone che si incontrano nella vita ti danno modo di pensare questo)..e invece, l assaggiai subito il
boccone dolce di questa torta chiamata la fratellanza, lAiuto reciproco e lunione degli Amici del Cammino di
Santiago..
Questuomo era simpatico, buono, gentile e sveglioe voleva solo 3 euro per dormire + 2 se volevamo fare
colazionedietro di me entra Max (il mio compagno di viaggio), tipo Highlander, illuminato dalla luce che lo
colpiva alle spalle, sul ciglio della porta, e gli dissi di darmi la sua Compostela, che lhospitalero ne aveva bisogno per
mettere il timbro..e ci fece vedere le cose che ci sarebbero tornate utili, tipo la cucina dove avremmo potuto
mangiare sia la sera se ci sbrigavamo, le docce e i letti
Il letto fu la cosa ricordo che mi traumatizzo pi di tutti..a parte, (il primo pensiero che fu quello che credevo di
dormire in mezzo a un campo di Basket), ma invece dormimmo al paino di sotto, erano letti a castello, tanti, si
dormiva con sconosciuti..ognuno con le proprie borse appoggiate per terra,..insomma non cera intimit, era come
dormire nella cabina del treno.ma non mi importavaentrai subito nellottica del Pellegrinaggio, e mi dovevo
adattare
Misi il mio sacco lenzuolo sul letto, dopo un perquisa ovunque per vedere se cera qualche ospite inatteso.e una
spruzzatina di insetticida, non si sa mai,e lah ecco, ricordo anche questo fu insieme ad un altro posto il luogo dove
feci la doccia fredda pochi minuti primafreddo, capito, fredda, brruuu che freddo !!! hi hih hihi (Dissi, fra me e
me!! Uh mamma iniziamo bene!!).
Cos mi infilai dentro il mio sacco, scherzai un po con Max e mi misi a dormireMi imbarazzava un po lidea che
davanti a me, dormisse un ragazzo che neanche conoscevo..ma crollai nel sonno, grazie ai miei tappi alle
orecchie..perch vi assicuro che quando dormi in luoghi pubblici, c un Gran belle Orchestra di gente che russa.
Sveglia alle 6..
Il risveglio non fu cos malvagio, nonostante il pollo fritto della sera prima e il vino tinto..erano cque pur sempre le 6
del mattino..e per essere un giorno di vacanza, ingoiai subito il boccone amaro e mi buttai gi da letto.
Max era in coma, ma gli dissi che dovevamo metterci in viaggio.L il ritmo era questo.
Facemmo colazione a una tavolata con altri pellegrini, ognuno diverso dallaltrochi aveva voglia di sorridere, chi era
scorbutico, ma eravamo cque in tanti e il senso di Comunione con i gli altri essere umani, si stava schiudendo in me, e
mi sentivo come se avessi acquisito tanti fratelli e sorelle, e non mi sentivo pi sola.
Ringraziai San Giacomo.
Slegammo le bici, ma prima di partire scrissi il mio diario
Altri ragazzi ciclisti si misero in strada dopo di noi, mentre un Pellegrino a piedi, mi gridava Ola Buon
Camino.Mentre il sole iniziava a svegliarsi anche lui alto nel cielo
Ola gridai e gli risposi che facesse un Buon Cammino anche luie cos inizio lavventura, gi con 2 timbri sulla mia
Compostela, uno rubato il giorno prima in un borgo di un paesino che attraversammoe sulla testa la Via Lattea
sparita da poco per via dellalba del mattino,che si era portata via tutte le ombre nere che avevano invaso la mia testa
fino a quel momento E mi sentii originariamente PELLEGRINA, come mi era stato predetto 12 anni fa in Messico in
spiaggia, da un Messicano che al chiaror di luna, cantava tocando una chitarra, Laura la Pellegrina,
dedicandomela...(una canzone messicana che parlava dei pellegrini)Sorrisi..
Ripensandoci col senno di poi, in fondo io vivo come una pellegrina, io respiro come ella, mi nutro e mi vesto come un
Pellegrino.
Ma perch mi succede questo?
Perch la vita semplicit, e come disse la suora che incontrammo a Lon, :
Bisogna essere Pellegrini nel cuore, e i pellegrini moderni sono alla ricerca di un qualcosa che li accomuni da dentro,
che li faccia sentire parte di un Tuttuno con la Madre Terra.. e io queste parole non me le scorder mai.
Mi scaldano il cuore, quando nelle mie giornate milanesi, mi sento unnulla, (perch quando vivi nelle grandi citt ti
succede anche questo), o che non ho pi niente da dare, e vorrei tanto che le mie pile venissero ricaricate; grazie
Suora, grazie Cammino.
A volte sempre col senno di poi, mi chiedo cosa Stato per Me questo Viaggio.
Per me ha voluto dire, che nella vita si pu viaggiare veramente con niente, con pochi soldi e avere un tetto sotto cui
dormire e una minestra calda da mettere fra i denti. Che i soldi non sono cos importanti quindi, aiutano certo
Che lapparenza uno schifo che confonde gli animi delle gente, che importante essere utili per se stessi e per la
genteChe il mondo bello e che vivere una esperienza che va bel oltre il solo gesto di respirare (frase rubata a
Sepulveda);
il ricordo di quelle mesetas, cos chiaro nella mia mente..vedere queste distese di giallo e una conchiglia
gigante rappresentante il simbolo di un albergue del cammino apparire da lontano come un miraggio, un centro del
mondo, un luogo di incontro per noi esseri umani e animali
E alzare lo sguardo al cielo, mai visto un cielo cos azzurro e lucente.

Venimmo fuori da quelle mesetas, con degli uomini che ci gridarono di andare a visitare il loro albergue dentro una
chiesa sconsacrata
Che ospitalit, simpatici, vivi, col fuoco dentro..e allinterno della chiesa vicino allaltare una luce puntata addosso
che filtrava da una finestrella , di cui oggi mantengo il ricordo attraverso un foto.
Sono tanti i momenti vissuti che mi porto dentro.
Ricordo, quel cane pulcioso a cui diedi da mangiare una mia Barrettta Herbalife, mentre il sole caldo del pomeriggio,
sfiancava sia me che il terreno giallo intorno.
Ricordo vie sterrate un po in cima alle montagne, quando ancora pensavamo di esserci persi, perch da un po non si
vedevamo segnali di frecce gialle, prati verdi intorno, e strada rossa, in discesa, ciotoli,e curva quasi a gomito con
risalita immediata , e eccoci in un ranch insieme alle mucche.

Ricordo, una vasca di pesci rossi e bianchi trasparente e un signore francese con la quale si parlato del tour de
France.
Ragazzi il cammino un full immersion, nella civilt del mondo, francesi, tedeschi, inglesi, americani, italiani spagnoli,
chi pi ne ha pi ne metta, un zuppa, di profumi e colori, di luoghi, di visioni, di canti gregoriani, di vino rosso, di men
del pellegrino a 10 euro, di posti per dormire,di nebbie, mucche, percorsi, gente spagnola, vecchi, consigli e
massime..
E poi il sogno, il grande Sogno di arrivare, dopo tutta quella fatica
Fatica per raggiungere il Passo di OCebreiro, lAlto do Pollo, e la Statua del Pellegrino che si protegge dai venti
delloceano.; lOceano..
Con dietro vivo sempre il ricordo del viaggio, degli Albergue di Santo Domingo e delle varie cittadine; delle maddalene
mangiate a colazione sulla panchina di un negozietto insieme ad altri pellegrini.e le chiese che con la mia bicicletta
ho solo sfiorato passandoci acccando immortalandole con uno scatto fotografico e altre invece entrando, cos da fare
un viaggio nella Storia attraverso le icone, o grazie al Racconto di qualche volontario, sono riuscita a avere un flash
del passato.
E tutte quelle signore spagnole, che tengono alto il nome del Cammino, invitandoti a fermarti a quello piuttosto che
quellaltro eremita, per farsi mettere il Sello, il timbro..
La musica galiziana che ha saputo regalarci serate di allegria e ballo, in mezzo a tanta leggerezza e pulizia dellanima e
gente autentica.
Lon, Burgos, citt troppo di importanti per la storia Spagnola..e noi ci siamo stati, ci abbiamo dormito..E anche in
posti magici in entrambi i casi, ai piedi della Cattedrale, riscaldata magari da un nido di cicogna.
Lon che con il suo pav per terra, ricorda proprio i tempi antichi, ma in fondo cos il suolo sempre rimasto lo
stesso..Questo il Cammino.
E poi lAlbergue pi bello di tutti!!!!!!!
Quello di Cluny, (non di George Cluney), si bello come lui, ma tuttunaltra cosa.
Sembrava di essere in un teatro, una chiesta sconsacrata anche questa, con i Capitelli rotti ovviamente dai millenni
del tempo, ma molto ben conservati, con un bel tendone rosso, a significare che eravamo come degli attori dentro il
teatro di quella che si chiama Vita.
Il Cammino ti mette tante parole in bocca, ti fa venire voglia di raccontare di parlare, unisce le genti e ti da unenergia
incredibile.
Forse questo intendevo quando prima ho detto, che ho le pile scaricheSaltando il Cammino del Norte questestate
per ovvie ragioni, non ho ricaricato le pile, e per quello che adesso sono qua floscia, come dellargilla non cotta;
perch NON HO FATTO IL MIO CAMMINO QUESTESTATE; San Giacomo ha chiuso il portone della sua casa ci ha lasciati
fuori; forse avevamo qualcosa di cui riflettere, da pensare, forse voleva dirci che il caso di rimettere a posto qualche
cosa in questo momento delle nostra vite, che stiamo correndo troppo, senza fermarci a riflettere,che ci sono dei
tasselli da aggiustare.
Chiss se era proprio un messaggio rivolto a noi, o rimarr un Mistero anche questo; non ci tocca che guardare nelle
Coscienze.
I Cammini sono cos; non perch prendi una macchina, 2 bici e ti porti sul posto allora sarai destinato a fare il viaggio.
Perch lanno scorso si e questanno no, ci si domanda, senza elucubrazioni mentali, ma la domanda lecita?
Perch il Cammino come la Vita, quando ci sono gli alti, verde si passa, quando ci sono i rossi, stop ci si ferma..E
anche al giallo ci si ferma, ma Noi spesso tiriamo dritti..Riflettiamo.E tuttuna questione di fortuna?.. No non pu
essere solo quello
Magari il messaggio che San Giacomo ha voluto darci questanno, era quello Di Cambiare la corazza, la pelle, era un
richiamo allEvoluzione
Nessuno potr mai toglierci per quello che stato questo Cammino di Santiago, per noi!
Le ultime due tappe sono state come una rincorsa verso il Traguardo. Non vedevamo lora di arrivare.
Ero stanca e volevo cambiare i ritmi, non alzarmi pi alle 6 del Mattino, anche se cque poi alla fine ci si abitua e
diventa magico.
Ogni singolo giorno, pare di vivere una vita intera; ogni giorno diverso, ogni d si fanno scoperte nuove.
Grazie al sali-scendi finale, siamo arrivati a Santiago.
Ehh.Cosa stato larrivo Santiago
Una LIBERAZIONE!!!
Dai bagagli, dai Km, la voglia anche di riposarsi.. Voglio anche dire per che con la voglia che ho oggi di pedalare e le
gambe soprattutto, nei fare anche 1000 di Km pure adesso in pigiama.
Eppoi, tanta commozione
Io non piansi subito quando vidi la Cattedrale, prima dal fianco e poi davanti.
Per sentii subito dentro di me un senso di gratitudine
Oggi infatti quando rivedo come domenica scorsa, limmagine di quel Santo di San Giacomo, vedo come scalfito in
me il Calco di questuomo, che ha portato in tante Terre, il messaggio di Pace e Spiritualit;
Oggi quando ad occhi chiusi mi riappare davanti la Cattedrale di San Giacomo, come se venissi trasportata l nel
tempo e me la vedo stampata negli occhi, che mi osserva, bianca e grigia, quasi paffuta ma cos elevata per via delle
sue guglie..e mi Sorride.
E come una vecchia signora che puzza un po di usato e borotalco..e l che mi parla, e mi dice di non arrendermi,
di lottare, di mantenermi autentica, e potr diventare eterna, come lo diventata lei nei secoli, e ancora ad oggi
migliaia di persone vanno l a visitarla e aumenteranno secondo me negli anni , e perch, come diceva la Suora di Lon
I PELLEGINI e penso ANCHE TUTTI GLI UOMINI (lo so sto lanciando un messaggio di speranza in mezzo a questo
mondo corrotto), DI OGGI, CERCANO LA PACE, LUNIVERSO, LUNIONE CON LA CREAZIONEDICEVA LA
VERITABISOGNA ESSERE PELLEGRINI NEL CUORE E HA RAGIONELEI SI SENTE UNA PELLEGRINA E ANCHE IO.
DICEVA CHE BISOGNA SOPPORTARE LE TENDINITI E LA FATICA DEI SINGOLI GIORNI, e IO E QUELLO CHE HO FATTO
FINO ALLA CATTEDRALE DI SANTIAGO, che in quel momento e ancora oggi per me Rappresenta un CUORE DI MAMMA
dolce e tenero!!!
Grazie a Tutti, per aver letto queste mie parole, magari le avete trovate poco interessanti e scusate, Magari no e
ancora Grazie.
Grazie a Max, perch vorrei Citare, qualche piccola frase che mi ha scritto su un fogliettino alla fine del viaggio, (non so
se te lo ricordi Max):
Ti scrivo questo biglietto per dirti che stato un onore aver affrontato questo Cammino con te.
..Sono Orgoglioso di te..
Per come hai tenuto duro.
Renderti piacevoli i momenti duri, facendoti ridere.
Questo Cammino per te e con Te!
Grazie Max che con la lacrimuccia di dico Grazie, e ti chiedo Scusa, se a volte sono cos dura con te, sono cos dura
nei confronti della vita, ma voglio tenere salda la mia Promessa di Pellegrina ( ricordi le parole della Suoretta).
Grazie a Me, a Laura, a Io, a Me stessaOOhhh
Per aver affrontato questa Avventura, che sarei disposta a rifare e questo avverr presto lanno prossimo portando
a conclusione il Cammino del Norte iniziato questanno
Per aver conosciuto grazie alla mia Mente e al Mio Cuore, al Mio Intuito, alla Speranza e alla Ricerca, quellaspetto
selvaggio delle cose che si chiama Avventura e senso dellAvventura, che porta lessere umano a sentirsi cos vicino
a se stesso, da starci bene e fissare limmagine attraverso un fermo in quel punto, in quelle sensazioni, a
crescere con in mente dei buoni riferimenti, cos da farsene un'unica ragione per tutta la vita, da farne valer la pena,
evitando cos di soffrire inutilmente le pene di Essere Solo Semplici Esseri Umani.

Laura , 26 settembre 2010 (Compleanno di Mia Madre, che coincidenza!!).


PROLOGO

11 Settembre 2009

La campana sta finendo di annunciare le nove.


Lo ha fatto con un suono profondo, austero, quasi gutturale.
Il cielo ancora chiaro ma progressivamente si va tingendo di rosa, i contorni sempre pi sfumati.
Io e Laura siamo l.
Siamo arrivati a Santiago da un paio dore.
Prima siamo passati dallHotel, abbiamo lasciato i bagagli e poi siamo andati sul Monte do Gozo a scattare le foto
sotto il monumento dedicato a Giovanni Paolo II.
Ora siamo qui.
Laura osserva il retro della cattedrale con la bici tra le gambe, i piedi ben piantati a terra, la schiena dritta, le borse
ordinate: sta riprendendo la scena con la fotocamera.
Un trio di strumentisti rende ancora pi struggente il momento. Un flautista e due chitarristi si alternano ai rintocchi,
accompagnandone i suoni e i silenzi successivi.
Io sono a destra, chinato in avanti, le braccia incrociate sul manubrio. Un piede ancora agganciato al pedale, laltro
a terra, la gamba sinistra leggermente divaricata.
Sono seduto sulla canna e non sulla sella. Una postura da biker rubata alle riviste specializzate, sempre scimmiottata in
passato e improvvisamente rivelatasi comodissima.

Siamo stanchi.
La tappa stata dura: 69 km di salite tremende e discese veloci e tecniche.
Non finiva nunca!!! Me lo hanno detto anche i quattro ragazzi spagnoli che erano con noi sul Monte do Gozo pochi
minuti prima.

Sembra il suono di qualcosa che stato sommerso per tantissimo tempo, sembra che arrivi da lontano.
E Laura la prima che riesce a metabolizzare quanto abbiamo di fronte.

Ripartiamo a passo duomo. Poco pi avanti c una scalinata che passa sotto un arco di mattoni.
In fondo si vedono alcune macchine di lusso e un palazzo illuminato in maniera elegante.
Scendiamo a piedi.
Io sollevo la mia Nerina. Laura trascina il suo Trattorino tenendo frenata la ruota posteriore.
Il rumore delle tacchette rimbomba sulla pietra.
Appena arrivati in basso guardo verso sinistra in direzione del palazzo illuminato.
Poi mi giro e la vedo.
E qui Laura!
Un fremito mai provato prima mi attraversa il corpo. Inconsapevolmente riprendo a pedalare guardando il cielo.
E in quel momento accade qualcosa che non avrei mai creduto possibile: piango.
Piango e mentre scendono le lacrime mi sento bene, leggero.
E per te zio
Lo dico in un sospiro. Mi parte da dentro, immediato.
Dopo penso a mio padre che non sta ancora tanto bene, a mia madre, a Luc.
Poi guardo Laura. Mi raggiunge dopo essersi fermata a fare le foto alla piazza. Mi sento pieno di gioia.
Mi viene da piangere. Me lo dice sorridendo. Io le rispondo indicandole i miei occhi.
Si ferma a un metro da me e riprende a fotografare.
Vorrei abbracciarla, ma poi penso che sia pi giusto lasciarle vivere da sola questo suo momento di gioia.
Il flash lampeggia a ripetizione.
La cattedrale l , bellissima nella piazza quasi vuota.
Sembra quasi stesse aspettando noi.
Per un attimo provo un senso di vertigine. Sembra che tutto si sia fermato.
Non riesco a staccare gli occhi dalla statua di San Giacomo, lass in alto. Mi sento in mezzo alla Storia: ce labbiamo
fatta!
Anche noi, come milioni di persone prima e dopo di noi, abbiamo aggiunto la nostra piccola tesserina a questo
misterioso, fantastico e secolare mosaico.

ciao Max, perch non hai ancora mandato il messaggio? La voce di mia madre un misto di preoccupazione e
ansia.
perch aspettavo di chiamarti una volta a Santiago. M, siamo a Santiago, dovresti vedere la cattedrale
bellissima
si, siamo qui davanti. Laura sta facendo le foto..
finito il viaggio, Mpassami Luc
di l in cucina, intanto ti passo tuo padre

Chiudo la telefonata, resto in silenzio e guardo ancora la cattedrale


E poi allimprovviso capisco tutto, finalmente trovo tutti i perch che mi hanno spinto fin l
E poi ricordo, rivivo, mi emoziono, vorrei tornare indietro.

Questa la storia di un viaggio, di unesperienza, di una fetta di vita.


Questo un racconto fatto di momenti, di emozioni, di istanti, di sguardi, di fatica, di brindisi, di fuochi dartificio e di
risate.
Un viaggio fatto di sveglie allalba e di buonanotte scambiate poco dopo lora di cena.
Un viaggio fatto di scoperte meravigliose, di sassi, polveri, cattedrali, piccoli eremi e conventi.
Un viaggio fatto di animali che pascolavano liberi, di silenzio, di vento,e di boschi meravigliosi.
Un viaggio dentro di noi, spaventati allinizio, estasiati durante e grati alla fine.

Questo racconto la storia di un sogno nato una notte di Marzo in una stradina scivolosa e poco illuminata di
Morimondo.

Questa la nostra storia. La storia del nostro Cammino.


PAMPLONA - ESTELLA

30 Agosto 2009

Camino de Santiago?? No es de aqu! De qui es una vuelta mas grande!!

I quattro stradisti ci incrociano al termine di una breve salita che noi stiamo per imboccare in senso opposto.
Hanno capito subito che siamo pellegrini, che non abbiamo assolutamente idea di dove andare e che, soprattutto,
scendendo da quella parte andremmo totalmente fuori strada.

E Domenica mattina, sono da poco passate le 11 e mezzo e siamo partiti da circa un'ora.
Fa un caldo terrificante, c' vento e non abbiamo ancora superato la periferia di Pamplona.
Poco fa ho dato una prima prova del mio fluente Spagnolo.
Mi trovavo su uno strappo verso Cizur Menor, alla periferia della citt. Uno strappo ridicolo se non ci fossero state le
borse
Una signora con un grosso cappellino rosso e il passeggino mi ha guardato sorridendo:
Muy dura la subida, eh?
Muy dura ,mucho!!! Esperar che finisca subito!
Mi guarda un po perplessa, poi scoppia a ridere: Buen Camino italiano!
Ci vuole qualche metro perch capisca il perch di quella risata. Volevo dirle che speravo che la salita finisse subito e
invece le ho detto che avrei aspettato che fosse cos
In cima allo strappo, ad un quadrivio che mi ha ricordato per un attimo un angolino dAlsazia abbiamo superato due
pellegrini a piedi: enormi e barcollanti sotto il peso degli zaini. Andavano avanti ciondolando appoggiandosi al loro
bastone di legno, le capesante penzolanti dalle cerniere.
Non sappiamo dove andare: i due ragazzi stanno andando verso sinistra ma non ci sono frecce gialle per terra.
E molto probabile che si debba salire ancora verso destra.
Restiamo per un po indecisi sul da farsi quando ci sentiamo chiamare: Ola, peregrinos! Buenos Dias!
Il vecchietto in ottima forma, dal viso gioviale e divertito. Indossa una camicia bianca aperta sul petto e ha la pelle
rossa per il sole. E in giro con i nipotini: tre ragazzini che ci guardano curiosi ma intimiditi.
Italiani?
Si
ahde donde?
Milano
Bellissima lItalia!! Ho studiato a Roma quarantanni fa..
Gli occhi del vecchietto brillano, non si sa se per nostalgia o per gioia
Chiediamo lumi sulla direzione da seguire guardando quasi distrattamente i due pellegrini ormai lontani
No es para aqui!
Il vecchietto sorride ancora e ci dice che dobbiamo ancora salire verso destra e che, facendolo, non dobbiamo
assolutamente perderci la chiesetta romanica di Arles
Muchas Grazias!!!!
Benga, buen camino!!!!

Gli stradisti ci fanno segno di seguirli, poi ripartono a tutta velocit.


Laura parte al loro inseguimento sul filo dei 35 orari in totale scioltezza. E' talmente a suo agio che non muove
nemmeno le spalle, pedala elegantissima.
Io resto basito per un attimo, poi accelero a mia volta e mi accodo al trenino.
Il tipo con la maglia della Caisse DEpairgne gentile e premuroso: ogni cento metri si gira per controllare per se ci
siamo ancora. A volte sorride: sembra stupito del fatto che con quelle borse riusciamo a pedalare a quella velocit.
Proseguiamo cos per un paio di chilometri, costeggiando un quartiere moderno ma piuttosto popolare della cittadina.
In giro non c' nessuno, solo un ragazzo che corre con l'Ipod ben calcato nelle orecchie e una macchina bianca che ci
supera per poi accorgersi di avere sbagliato strada.
Quando Laura passa sopra i tombini le sue borse sembrano le orecchie di un bassotto: si sollevano, si divaricano e poi
tornano al loro posto.
Io guardo il mio Garmin: 37 allora!!!!
Incredibile, le gambe girano come se niente fosse
Ad una rotonda uno dei nostri quattro accompagnatori, maglia grigia, pantaloncino nero e barba lunghissima va a
sinistra mentre noi proseguiamo dritto: Buen Camino!!!.

Arriviamo ad un bivio, poi raggiungiamo una nuova rotonda e, finalmente , per la prima volta, ho la conferma che
siamo sulla buona strada.
Le indicazioni dicono che sia andando a destra che proseguendo todo recto saremo sul Cammino: da una parte su
asfalto, dallaltra su sterrato.
La strada sale verso destra e, finalmente, la velocit cala.
Uno dei tre resta da solo in avanti, gli altri due ci si affiancano.
"De donde heres?"
"Milano"
"...ah Milano...Ibrahimovic, Ronaldihno, Eto'o..Inter muy fuerte!!!"

Io inizio a parlare di calcio e del derby della sera prima. Il mio compagno di strada, maglia Banesto, occhiali scuri e
caschetto bianco mi sorride in continuazione.
Etoo abla siempre, siempre! Es muy polemico!...mentre me lo dice accompagna le parole con il gesto
inequivocabile di una papera che starnazza.
Il dialogo inizia a farsi fitto fitto. Pedaliamo guardandoci in faccia, senza guardare dove andiamo. Il caldo diventato
ancora pi intenso, ma in compenso la giornata splendida e il cielo azzurrissimo.
In lontananza si iniziano a vedere le pale eoliche di cui parla anche la guida: bianche, enormi, sempre in movimento.

Poi, tutto ad un tratto, il panico.


Laura ferma, piedi a terra vicino al guardrail, le mani al volto
Il signore premuroso le si avvicina, la guarda e poi le dice: Barrio!! Barrio!.
Prende una borraccia, si china in basso, afferra una manciata di terra granulosa e la bagna. Poi le fa segno di
spalmarsela sulle labbra.
Mi avvicino.
Laura in silenzio. Faccio appena in tempo a vedere una lacrima che sbuca improvvisa e che viene asciugata quasi
subito dal vento.
Unape, forse una vespa.
Le ha sfiorato le labbra con il pungiglione lasciandole in dote un piccolo pallino rigonfio.
Inizio subito a pensare a cosa sia pi giusto fare: dove ho messo la cassetta de pronto soccorso? E se le labbra le si
gonfiano tanto? E se le fa male? E poi come cacchio si dir pronto soccorso in spagnolo???
***

Gli sguardi si incrociano per un attimo.


La ragazza cammina appoggiata al suo bastone piegata in due sotto il peso dello zaino.
Sta salendo dallo sterrato. Ha una maglietta blu, un cappellino bianco da marinaretta e i pantaloni color caki
Olaah ciao, siete italiani?

Alto del Perdon.


Siamo a 780 metri di quota, al cospetto delle pale eoliche e del vento.
Il panorama da quass mozza il fiato.
Una distesa infinita di verde e campi di grano. Qua e l qualche sparuto gruppetto di case bianche con i tetti rossi in
tegola.
I colori sono netti, definiti.
In cima, appena sotto le pale, c un monumento rettangolare fatto di mattoni a vista. Sembra quasi una di quelle
cappellette votive che trovi in montagna da noi.
Al suo interno c una finestrella, ma le scritte sono oramai illeggibili.
Io e Laura siamo seduti sui suoi scalini, lo sguardo rapito dal monumento al pellegrino fatto da tante sagome di uomini
e animali in viaggio verso Santiago.
Le bici sono ai nostri piedi, sdraiate.
Siamo arrivati quass facendo la strada asfaltata.
C mancato veramente poco perch ci perdessimo nuovamente. Sono state provvidenziali le borse di Laura: si sono
impigliate nei raggi della ruota proprio nei pressi di un bivio verso destra.
Ci siamo fermati per sistemarle e ci siamo accorti di una freccia in metallo nera e gialla che ci indicava la via.

Quass si incrociano i cammini del vento e delle stelle, il cammino che parte dalla Francia e quello che parte da
Somport, sulla costa.
Linformazione incisa anche sulla sagoma di un asinello stracarico:
Donde se cruza el camino del viento con el de las estrelas

Di dove siete?
Milano
Ah, io Novara
Ma arrivate fino a Santiago?
Behsi
No, io ci sono gi arrivata, ho gi fatto il Camminoora vado avanti alla giornata e vedo fin dove arrivo.
Io la ascolto un po stupito: come si fa a imbarcarsi in unavventura del genere sapendo a priori che non si arriver mai
alla meta?
Ci raggiunge un pellegrino francese, sulla cinquantina. E basso, piuttosto tarchiato e in testa ha un cappello a tese
molto larghe
Ci guarda. Io sostengo lo sguardo e nei suoi occhi vedo la stessa luce della ragazza
E una luce mai vista.
La fatica accettata col sorriso, c un fuoco interno che spinge tutto, qualcosa che chiama, qualcosa da ricercare o
che, finalmente si fatto trovare
Voulez vous une photo?
Ci alziamo di scatto, molto probabilmente ce lha letto negli occhi.
Ci abbracciamo e poi sorridiamo verso lobiettivo: la foto fa in tempo ad immortalare il bacio di Laura.
Non mi rendo ancora conto di cosa abbiamo iniziato a vivere, la fatica delleterno viaggio in macchina di ieri ancora
nella mia testa, cos come le poche ore di sonno di cui siamo riusciti a godere.
In fondo al cuore ho una piccola punta di rimpianto per essere arrivato quass dalla strada e non dallo sterrato.
Mi sembra che allappello manchi quellavventura che avevo sognato per tutto lanno..
Per il primo giorno, dobbiamo ancora capire tante cose.
La cosa bella, unica e importante che siamo qui: in viaggio.
Conosciamo la meta, sappiamo cosa dobbiamo fare per raggiungerla ma non sappiamo cosa accadr.
E questa la cosa meravigliosa.
Guardo Laura: in silenzio e sta sistemando bene le borse sul portapacchi prima di ripartire. Vuole evitare di ritrovarsi
le borse impigliate nei raggi proprio in discesa.
I gesti sono nervosi, probabilmente anche lei ancora un po spaventata.
Come me.

La discesa sterrata a pochi passi dal monumento.


E ripidissima, stretta e con qualche saltino di troppo. La guardiamo da lontano e poi decidiamo di scendere da dove
siamo saliti. La guida ci d ragione.

***

Obanos.
Siamo seduti sotto i portici di un antico convento e ci stiamo concedendo il primo frullato del nostro viaggio.
In giro non c nessuno e la piazza tutta per noi.
E fatta di mattoni chiari disposti in circolo sul pavimento, circondata da mura ed abbellita da un piccolo pozzo non
pi utilizzato e da un monumento votivo sormontato da un crocifisso.
E bellissimo stare qui.
Sembra lo scenario di un film western, oppure una piazza medioevale, di quelle dove venivano messe al rogo le
streghe.
Guardo Laura. E intenta a leggere la guida e a godersi il fresco. E questa la Spagna che mi aspettavo le dico.
Lei mi sorride e poi guarda verso il pozzo. Restiamo entrambi in silenzio, come rapiti da quanto abbiamo davanti e
dalla tranquillit che ci trasmette.
Poco dopo veniamo raggiunti da un gruppetto di pellegrine, quasi sicuramente inglesi.
Ridacchiano e di incanto interrompono larmonia che stavamo vivendo.
Una di loro, cappellino da baseball e occhiali neri, si avvicina con una digitale penzolante dal polso: Please, make us a
photo?
Mi alzo e le immortalo sotto larco dal quale siamo entrati anche noi. Mentre scatto la foto vedo, in alto a destra, il
simbolo della conchiglia gialla su fondo blu. Il simbolo del Cammino.
Da quando siamo partiti la prima volta che lo incontriamo e fa un certo effetto.
Poco dopo ripartiamo anche noi, seguendo la direzione indicata dalla freccia gialla che vediamo dipinta sul muro.
Sembra una magia, ma improvvisamente ci troviamo immersi in un sentiero costeggiato da piante altissime.
Lasfalto ora solo un ricordo.
Il Cammino davvero iniziato.

***

La salita davvero tremenda.


Avr una pendenza superiore al 15% ed stretta, fatta di terra e sabbia e con tanti solchi che la percorrono come
fossero dei binari.
Laura davanti a pedalare. Va su di grinta, evitando tutti i solchi e restando in equilibrio. Le braccia sono contratte sul
manubrio e tirano fortissimo.
Brava Laura!! Brava! Brava! Bravissima!!!!
Le rivolgo dei complimenti sinceri, ammirati. Se penso che io sto salendo spingendo la bici perch ho gi perso
lequilibrio mentre lei ancora l che lotta per pedalare non posso che essere orgoglioso di lei.
Non smetto di incitarla nemmeno per un secondo.
Brava!!! Brava!!! Brava!!!
Poi, allimprovviso, uno scarto della ruota davanti.
Lultimo solco traditore e la bici si accascia di lato, verso sinistra.
Laura riesce a sganciare il pedale allultimo.
E un attimo.
Vaffanculooo!!!!
Io la guardo stupito. Non riesco a sentirmi offeso, non riesco a capire.
Vaffanculo te e i tuoi incitamenti, vaffanculo!!! Cosa credi di prendermi per il culo??
La raggiungo: ha gli occhi inferociti e mi guarda con odio.
Ha confuso i miei incoraggiamenti con delle prese in giro e a quelle attribuisce la caduta.
Le dico: Guarda che ti stavo solo facendo i complimenti
Poi mi si spegne la luce e loffesa di quelle parole mi arriva al cervello.
Laura, ma vaffanculo tu!!!
Glielo dico con rabbia, di pancia.
Afferro la mia bici e riprendo a spingerla su per la rampa.
La rabbia mi moltiplica le forze.
La pendenza aumenta terribilmente, ora saremo oltre il 20%, i passi sono lenti e incerti a causa del terreno, ma non
me ne curo.
Uno, due, cinque, dieci, venti, quaranta passi.
Ad un certo punto lo sforzo tale che mi metto a urlare.
Poi inizio a parlare da solo: Pensa te, uno le fa i complimenti e lei si incazza
La salita finisce nei pressi dellautostrada.
Sono fermo con le macchine che mi sfilano veloci a pochi metri.
Appoggio Nerina al guardrail e resto fisso a guardare il vuoto. Arrabbiato, ferito, offeso.
Molto offeso.
Mi siedo sul guardrail.
Come cambiano le cose: pochi minuti fa siamo passati da Puente La Reina, una delle citt simbolo del Cammino.
Abbiamo fatto una foto sul ponte, antichissimo, che attraversa il rio Arga.
La guida consigliava di farlo a piedi, di godersi il momento, di viverne la storia.
Noi lo abbiamo fatto. Estasiati.
Il pellegrino inglese che ci ha fatto la foto non ha avuto nemmeno bisogno di dirci Cheeesse: eravamo talmente felici
che non sarebbe mai riuscito a impedirci di sorridere.
Ora sono qui su questo guardral e sono nero. Digrigno i denti, guardando per terra, senza nemmeno sapere cosa sto
cercando di osservare.
Digrigno i denti in continuazione, senza parlare.

Cinque minuti dopo sono ancora l, con le macchine che continuano a sfrecciare ignare di tutto.
Laura per non si vede.
Ancora due minuti: niente
Un altro minuto: ancora niente
Il passaggio da offeso a preoccupato rapidissimo: Avr bisogno di una mano?
Respingo lorgoglio e torno indietro a piedi per cercarla.
La vedo ferma nel punto pi duro, con la bici impennata a causa delle borse.
Non riesce a venire su.
Mi fa una tenerezza infinita.
La raggiungo.
Ci guardiamo in cagnesco senza dirci niente. Afferro la sua bici e la spingo su.
Quando arriviamo in cima gliela riconsegno, la riguardo male e poi bevo dalla mia borraccia.
Ripartiamo senza dirci una parola.
La strada ora pianeggiante e fa sempre pi caldo.
Poco dopo arriviamo nei pressi di una fontanella.
Beviamo avidamente e poi riempiamo le borracce. La strada curva verso destra regalandoci uno spettacolo
meraviglioso.
Chiraqui laggi in fondo, al termine di questa sentiero secco e polveroso che sale lievemente.
Laura si ferma per fare una foto.
Io sono davanti e mi fermo a mia volta. Sono ancora arrabbiato e non la degno di uno sguardo.
Guarda che se vuoi una foto basta che ti giri, eh!
Mi giro, senza ridere, senza dire niente.
Pi avanti tocca a lei essere fotografata.
Sorride, ma gli occhi sono ancora infuocati.

***

Il pellegrino cammina lento, appoggiandosi ai bastoni. Ha i capelli corti, una cuffietta mp3 ben calcata nelle orecchie, i
pantaloncini chiari e il viso da bravo ragazzo.
Lo vediamo avvicinarsi da lontano mentre supera la piccola scarpata che, poco prima, abbiamo dovuto affrontare
anche noi.
Alcuni gradini per lo pi irregolari, in discesa. Altri ancora pi impervi in salita.
Poi ancora un piccolo ponticello e unampia curva in salita, verso sinistra.
In mezzo un piccolo giardinetto e una fontanella che per non funziona.
Chiraqui ci sembrata senza tempo.
Una citt in salita, silenziosa.
Con lunico apparente scopo di farti passare per una piazza, quasi una corte, per poi indirizzarti verso un porticato in
cui la corrente daria la fa da padrona.
Prima del porticato c un scalino, con due frecce gialle.
Dentro, a sinistra, vicino ad una porta con una grata verniciata di nero, c un tavolino impolverato con sopra un
timbro.
Qualcuno si preoccupato di non farlo portare via e lo ha legato con uno spago.
Laura lo nota e ha unesclamazione gioiosa: Un Sello!!!!
Appoggia Trattorino, apre la cerniera della borsa e tira fuori la sua Credenziale.
In un attimo la prima testimonianza del nostro Cammino consegnata alla storia.
La cerniera si richiude subito dopo.
Laura per felice: Dai permalosone, dammi la tua Compostela che metto il timbro pure a te!!
Me lo dice sorridendo, poi si avvicina e mi da un bacio.
Ride.

Il pellegrino ci raggiunge in pochi minuti. Ci guarda rallentando appena il passo: Ola!


Gli rispondiamo con un sorriso: Ola, todo bien?
Siete italiani?
Si
Anche io!!! Voi di dove?
Milano
Ah, io di Brescia, buon Cammino!
Continua a camminare e in un attimo gi lontano.
A noi non resta che osservarlo ritornare un puntino indefinito.
Iniziamo ad essere stanchi. La tentazione di sdraiarsi nel prato e di chiudere gli occhi fortissima
A pochi passi da noi un paracarro avvisa che mancano ancora 14 km per arrivare a Estella.
Sembrano tanti e sembrano pochi mentre le gambe iniziano ad essere davvero dure.
Ci guardiamo.
Laura ha gli occhi come due fessure. Le faccio una pernacchia giocosa e poi risalgo su Nerina.
Mi sorride nuovamente e poi aggancia il pedale.
Il pellegrino bresciano di nuovo vicino. Lo affianchiamo, lo risalutiamo e poi torniamo a pensare a noi.
Il sole sta iniziando a scendere e inizia a farsi sera.

***

Ostiaaa
Luomo in piedi vicino a noi ma non ci degna di uno sguardo.
Parla a voce alta con altre due persone, lo sguardo rivolto verso lalto.
La televisione ha appena fatto vedere le immagini registrate della gara di Moto GP. Ad una curva c stata una caduta
e le moto hanno sollevato una nuvola di polvere.
Luomo ha i capelli bianchi e corti, la camicia a righe verticali bianche e rosa scuro. Gli occhi sono chiari.
Ha le mani grandi, nodose.
La voce profonda.
Io e Laura siamo seduti su una tavola azzurrina senza tovaglia.
Il vino tinto sul tavolo e nei piatti ci sono due porzioni di spaghetti al pomodoro dal sugo un po liquido.
C tensione.
Io armeggio con le sim dei cellulari. Quello personale non sono riuscito a ricaricarlo e ha la batteria scarica.
Laziendale da accendere.
Mando un messaggio a Luc: e la prima tappa andataMar, pesante!!!! Li mortacci del vino tinto!!!
La risposta arriva quasi istantanea: Che ti aspettavi??? Ve lavevo detto di allenarvi! Ora mangiate e riposatevi. E
domani partite prima!!!! Mangia!!!!
Mi sento stralunato.
La testa gira lievemente. Un momento prima mi sento leggero, quello immediatamente dopo pesante.
Non so cosa dire.
Larrivo ha disteso i nervi ma non ha seppellito i rancori.
Chiss se riusciremo a finirlo questo viaggio. Non partito molto bene. Mai come in questo caso dovremmo stare
uniti e invece oggi coshai fatto? Mi hai mollata, te ne sei andato. TE NE SEI ANDATO!!! Non si abbandona un
compagno in questo modo.
Laura mi guarda, fissa.
Io restituisco lo sguardo, ma nei miei occhi non c forza.
Mi sento come un pugile appena mandato al tappeto.
Provo vergogna, senso di colpa.
Torno a quei passi da solo su per la salita, torno a quellurlo, torno a quegli occhi pieni di odio e a quel Vaffanculo
detto di rabbia
Lo stomaco mi si chiude: allimprovviso sembra terribilmente vuoto.
Una parte di me ancora arrabbiata. Laltra per ora vacilla.
Oddio, cosa ho fatto?
Resto in silenzio con quelle parole che continuano a martellarmi: chiss se riusciremo a finirlo questo viaggiochiss
se riusciremo a finirlo
La guardo, incapace di aprire bocca.

Estella comparsa allimprovviso dopo un ponte di legno.


Si materializzata sotto forma di una piccola sopraelevata dasfalto mezzo rotto.
A destra c un guardrail quasi arrugginito e, pi in fondo, una costruzione di mattoni grezzi.
A sinistra c una fontana.
Fuori dalla casa alcune persone ci guardano divertite quasi a voler dire: Toh, eccone altri due!
Vicino al guardrail ci sono alcuni cartelli gialli.
Una macchina bianca ci sorpassa lentamente.
La ragazza seduta sul sedile del passeggero ci scruta da capo a piedi. Poi torna a guardare avanti.

Lincontro col pellegrino bresciano un ricordo vecchio ormai di due ore.


Sembra una vita.
Dopo Chiraqui le soste sono diventate pi frequenti.
Un po per il percorso pieno di gradoni da fare a piedi, un po per la stanchezza e un po per scelta.
A Lorca ci siamo sdraiati sui bordi di un ponte di pietra sognando un bel massaggio.
A Villatuerta abbiamo riempito le borracce nei pressi di una Chiesa.
Poco dopo, nel bel mezzo del sentiero, siamo stati sorpassati da un ragazzino con una bici pesantissima e la sella tutta
storta: Buen Camino!
Ce lo ha detto con fare rispettoso. Poi sparito nella polvere.
Non si vede quasi pi niente: il sole basso e il pulviscolo rende tutto indistinto.
Laura mi chiede di andare avanti a fare strada perch ha tolto le lenti: le bruciano gli occhi.
Giriamo a destra, poi a sinistra, poi ancora a destra. Scendiamo a piedi per una scalinata, poi di nuovo su.
Asfalto.
Non una consolazione: la pendenza forte.
Passiamo vicino ad una villetta in costruzione.
Un cane legato ad una catenella e ci si avvicina silenzioso.
Costeggiamo un negozio di frutta, un internet point diroccato, un albergue dallinsegna gialla e poi di nuovo discesa
fino ad incrociare una provinciale.
Pochi passi, poi le ruote tornano a sollevare polvere e a incocciare sassi
Sulla destra un nuovo paracarro: Estella, 4 km.
Lo guardiamo sospirando.
Unaltra scalinata e ci si tuffa nel bosco.
Tutto diventa pi scuro.
Poi arriva il ponte di legno, e con lui torna la luce.

***

No hay vacantes!!!! Todo completo!


Lhospitalero mi guarda con aria distratta, quasi infastidito. La voce ruvida, impastata
Mi indica una cartina sul tavolo: c una mappa della citt, una freccia verso lalto e un numero.
1.5 km al prossimo ostello
Lo guardo un po inebetito, per niente convinto: Todo completo?? Tutto???
Mi viene fuori una voce simile a quella di Carlo Verdone quando parla con la nonna e dice: In che senso??
Luomo solleva lo sguardo, afferra una sigaretta dal portacenere, si concede una lunga tirata e poi mi guarda dritto
negli occhi.
Todo completo, italianotodo!!
Esco fuori.
Laura capisce al volo: tutto pieno?
Si, dobbiamo andare avanti un altro km e mezzo
La strada stretta.
Il fondo lastricato ad eccezione di una banda centrale fatta di metallo scuro.
Dai riflessi sembra bronzo.
Ai lati le case sono alte e la luce filtra a fatica.
C unatmosfera malinconica, come quando finisce l estate e il sole tramonta prima.
Il buio arriva presto e la sensazione, netta, di qualcosa che a breve sar solo un ricordo da conservare con cura.
Di fronte a noi quattro ragazzi ci osservano seduti su uno scalino. Uno di loro sorseggia una birra.
Riprendiamo a pedalare.
Ogni tanto la striscia di metallo lascia il posto a una delle conchiglie in bassorilievo.
Non c un motivo apparente, ma allimprovviso decido di contarle.
Ce n una ogni otto pedalate e, fino alla fine della via ne conto 11.

La strada riprende a salire e questa volta una pugnalata alle gambe.


Ci fermiamo nuovamente, accanto ad un concessionario.
Di fronte a noi un supermercato e delle bandiere sbatacchiate dal vento.
Dellostello nessuna traccia. Abbiamo guardato dovunque.
Un ragazzo viene verso di noi.
Guardo Laura e glielo indico: Aspetta che provo a chiedere
Por favor, tu sabes donde sta un albergue aqui??
Il ragazzo, maglia blu, pantaloncino beige, pizzetto e pelle olivastra ci guarda con lespressione di un bambino felice.
Ci indica una rotonda, lass. Pochi soli passi rispetto a dove ci troviamo.
Arriba, alla derecha Polideportivo!!
Di colpo come se ci tornasse lenergia: Grazie!!!!! Muchas gracias!!!
Lo guardiamo allontanarsi e ripartiamo.
Quando arriviamo alla rotonda lo vediamo fermarsi: il rumore delle macchine copre la sua voce, ma i gesti sono
inequivocabili.
Derecha!!!
Noi per non vediamo niente. A destra c solo un gruppo di case bianche e poi, pi in fondo, una casa dai muri rossi e
dalle vetrate scure.
Proseguiamo.
C un bar con i tavolini allaperto: quattro avventori stanno giocando a carte in un frastuono di urla e motori
Por favor un albergue!!!
Eh?
un albergue!!!
Ahhhh!!!! Polideportivo!!! Polideportivo!!!!
Tienes que ir hacia atrs y girar a la izquierda
Mi giro verso Laura: Che ha detto?
Dice che dobbiamo tornare indietro e poi andare a sinistra
Polideportivo!!!
Torniamo sui nostri passi, quasi esasperati.
Siamo di nuovo alla rotonda e continuiamo a non vedere niente.
Sulla destra c una fermata dellautobus e, poco pi in l, delle indicazioni.
Le guardo totalmente sfiduciato, poi per mi ritorna il sorriso.
La freccia piccola. Le scritte sono rosse, sottili e quasi invisibili.
Per il contenuto chiaro: Polideportivo: albergue de peregrinos
Direzione? Sinistra! Proprio verso quella casa rossa dalle grandi vetrate scure.

Aspettami qui, vado a chiedere


Laura appoggia la bici ad una grata rossa, slaccia la cerniera del borsino anteriore, tira fuori il portafoglio di tela e poi
va verso la reception.
Ci vogliono solo due minuti per vederla tornare.
Ci sono gli ultimi due posti, vieni
Sorride.

***

Nei bagni non c nessuno.


I muri sono di mattonelle blu, i lavelli di metallo e gli specchi sono enormi.
Allingresso c un cartello bianco con un uomo stilizzato e la scritta: Caballeros
Le docce sono in fondo, sulla sinistra.
Sei piccoli vani separati da un piccolo muretto e chiusi da una tendina scura.

Non riesco ancora a rendermi conto di dove mi trovo.


Mi sento smarrito: Ma ci pensi? Ieri ci siamo fatti 1.300 km in macchina, stamattina eravamo a Pamplona e ora siamo
qui, nel polideportivo di una citt che nemmeno sapevi esistesse!!!

Mi appoggio al muro e mi abbandono alla stanchezza, rapito dalla carezza dellacqua che mi scivola addosso.
La temperatura perfetta: n troppo fredda, n troppo calda.
Chiudo gli occhi e il pensiero torna indietro a Morimondo e a quella sera in cui non si vedeva quasi niente

Lo stradello in discesa era illuminato solo da un lampione che puntava di sbieco una porta di legno mezza rovinata e
con le assi tutte storte.
Era ancora inverno, ma il freddo vero era ormai passato.
Eravamo l per correre
Io indossavo un maglioncino ormai stravecchio, un paio di pantaloni blu e tenevo in mano la mia borraccia verde..
Laura aveva la sua felpa rosa e i pantaloni bianchi con su scritto Venice Beach.

Era la quinta volta che passavamo da l e le gambe iniziavano a farmi male.

Max, tra un po dobbiamo metterci a guardare per il Brasiledobbiamo informarci per i voli e i biglietti.
E vero, domani devo ricordarmi di chiedere a Oscar, magari mi faccio mandare un preventivo e vediamo quanto
viene

Ci fu un lungo momento di silenzio.


Subito dopo arriv lattimo che avrebbe cambiato la nostra vita.

"Max sai per cosa voglio andare a fare prima o poi? Il Cammino di Santiago!"
Mi fermai di scatto, guardandola fissa negli occhi e sorridendole.
Mi ero immediatamente reso conto che dentro di me era nato qualcosa: un richiamo, unidea..

Non avevo la minima idea di cosa fosse il Cammino di Santiago.


Non sapevo da dove partisse, dove portasse e che significato potesse avere.
Sapevo solo che avevo sempre desiderato viaggiare in bici e che sul forum di mountain bike avevo letto di sfuggita che
molti avevano fatto questo percorso.

Facciamolo!!!

Unora dopo ero in fila alla cassa di una libreria.


In mano avevo un libro dalla copertina rosa: Guida al Cammino di Santiago de Compostela in bicicletta

***

La camerata enorme, ricavata da un vecchio magazzino del centro sportivo.


Le finestre sono piccole e rettangolari e hanno le grate.
I letti sono tantissimi.
Almeno dieci sulla destra, appena entrati.
Altri dieci o quindici l in fondo.
Sugli altri due lati solo letti a castello.
In mezzo un tavolo di legno, due sedie, un cestino e qualche colonna.
Il nostro castello il penultimo della fila andando verso la finestra. Dalla grata entra una luce fioca.
Per fortuna c quella elettrica del neon.
Laura ha scelto il letto in alto.
Ha gi sistemato tutto: sacco lenzuolo, maglietta da bici, pantaloncini, mantellina, borracce, casco
Tutto ordinatamente ai piedi del letto o sulla spalliera.
La mia roba invece tutta in disordine: il casco sotto il lenzuolo, le camere daria di scorta al suo interno, la
maglietta piegata, male, su una delle sedie
Ci vuole un po perch riesca a sistemare tutto.
Le bici sono sopra le nostre teste, un piano pi su.
Sono legate alla grata interna della palestra, vicine a molte altre.
Nerina guarda verso il finestrone, Trattorino verso la sala da pranzo.

Mi guardo attorno: eccoli i pellegrini.


Occhi che guardano nel vuoto, occhi che cercano quelli del compagno o della compagna, occhi coperti da una
mascherina e poi abbandonati al sonno, occhi attenti sulle righe di un giornale.
Penne che scrivono appunti di viaggio su un diario, mani che passano creme contro le scottature, che massaggiano i
piedi o che cercano, trovandolo, un biscottino da mandare gi per placare la fame..
Parole sottovoce, come per non disturbare, risate soffocate

Di fronte a noi un uomo russa di gusto. E crollato in pochi minuti: ora l con la mascherina tra le mani e con la bocca
aperta
La moglie l accanto e lo guarda intenerita, poi si guarda attorno, imbarazzata.
Lo scossone energico
Jo???? Roncar????
Io??? Stavo russando??
La moglie gli sorride, tutti noi sorridiamo
Lui si sistema la mascherina, si gira di lato e riprende il suo concerto

Guardo Laura: sdraiata sul letto, rossissima in viso. Le bruciano le labbra.


E bastato un giorno di viaggio per essere quasi scottati.
Anche io ne so qualcosa: il segno dei pantaloncini netto
Resto in piedi, appoggiando i gomiti sul suo materasso e una mano sulla sua pancia.
Sta leggendo la guida per capire cosa ci aspetta domani.
Una frase richiama la sua attenzione: Si sale per boschi di querceti, non facili per le ruote, ma quella la via, su verso
lalto per il piccolissimo paese di Azqueta
Sar dura anche domani
Silenzio..
Sei triste?
Me lo chiede appoggiando la guida sulla gamba e tenendo il segno con un dito.
La guardo con gli occhi che si fanno pesanti: Mi dispiace per oggi
Mi sorride, si alza e mi da un bacio.
Non preoccuparti, passata. Domani andr meglio.
Mi chiede i tappi per le orecchie. Miracolosamente riesco a trovarli subito.
Li mette ma uno le scappa fuori come un proiettile
Imito il rumore di un petardo di capodanno: Fiuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu..Sbam!!!!
Ridiamo come due bambini
In quel momento qualcuno spegne le luci.
Faccio appena in tempo a mettere la sveglia sul cellulare e a guardare che ore sono: 21.46.
Saluto Laura con un bacio: Buonanotte topa
Lei si rimette il tappo malandrino e mi sorride: Buonanotte

Mi sdraio sul letto, mi ficco sotto il lenzuolo e poi chiudo gli occhi.
Sopra di me Laura si agita un po, alla ricerca della posizione pi comoda.
La sala in silenzio: anche il tizio ha smesso di russare e ora dorme sereno.

E tutto vero, stiamo facendo il Cammino di Santiago..


E il mio ultimo pensiero.
Poi mi addormento felice.