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8 GLI URTI

Per urto si intende linterazione tra due particelle o due corpi estesi che si esplica attraverso forze
di tipo impulsivo in un tempo trascurabile rispetto ai tempi tipici di osservazione del moto, prima e
dopo tale interazione. Sebbene il senso comune associ ad un urto tra due corpi il contatto tra questi,
in pratica da un esame microscopico dellinterazione che si ha tra i corpi durante lurto, possibile
dedurre che tale assunzione risulta priva di significato. Ad esempio, nellinterazione di due
particelle dotate della stessa carica, queste non giungono mai realmente a contatto ma si respingono
per effetto dellintensa repulsione colombiana che si esplica tra loro a breve distanza.
Consideriamo lurto tra due particelle isolate, rispettivamente di masse r
G
m1 ed m2 . Posto F21 la forza esercitata da m2 su m1 , per effetto F12
m2
dellinterazione la quantit di moto della particella m1 varier di una
G
quantit p1 pari a:
r m1
F21
G
t2
G
p1 = F21 dt ;
t1

G
analogamente, se F12 la forza esercitata da m1 su m2 , la variazione della quantit di moto di m2
sar:

G
t2
G
p2 = F12 dt .
t1

G G
Le dipendenze temporali delle forze F21 e F12 risulteranno, in genere, abbastanza complicate;
G G
tuttavia, dalla terza legge di Newton, essendo F21 = F12 , risulta:

G G
p1 = p2 ;

G G G G G G
cio, se p1 = p1 ( t2 ) p1 ( t1 ) e p2 = p2 ( t2 ) p2 ( t1 ) , allora:

G G G G
p1 ( t1 ) + p2 ( t1 ) = p1 ( t2 ) + p2 ( t2 ) ,

G G G
ovvero la quantit di moto totale del sistema p ( t ) p1 ( t ) + p2 ( t ) si mantiene costante durante
lurto. Tale risultato rappresenta unovvia conseguenza del fatto che il sistema isolato, quindi non
agiscono su di esso forze esterne e le forze di interazione, essendo interne, non provocano la
variazione della quantit di moto del sistema. In presenza di forze esterne possibile considerare
approssimativamente valido il principio conservazione della quantit di moto del sistema, purch
tali forze non abbiano carattere impulsivo e la durata dellurto sia abbastanza piccola. Infatti la
G G
variazione p della quantit di moto totale del sistema p dovuta alle sole forze esterne pu
esprimersi come:
8-2 Gli urti

G 2 G G
t

p = F ( ext ) dt = F ( ext ) t ,
t1

G
per cui se la media della forza esterna F ( ext ) nellintervallo t = t2 t1 piccola o se tale
G
lintervallo t , risulta di conseguenza trascurabile la variazione p della quantit di moto totale
G
determinata da F ( ext ) . Mentre la quantit di moto totale si conserva in tutti gli urti in cui le forze
esterne agenti sul sistema sono trascurabili, lenergia cinetica totale, in generale, non si conserva. In
particolare la conservazione dellenergia cinetica durante lurto viene adoperata per stabilire una
classificazione dei processi durto.
Lo studio degli urti pu essere svolto sia rispetto ad un sistema di riferimento inerziale che nel
G
sistema del centro di massa. Se vCM la velocit del centro di massa rispetto al sistema di
riferimento inerziale (solitamente denominato in questo ambito sistema del laboratorio), le velocit
G G
delle due particelle v1 e v2 rispetto a questo sistema sono legate alle velocit rispetto al centro di
G G
massa v1 e v2 dalle relazioni: urto

G G G
v1 = v1 + vCM ,
G G G r
r
v2 = v2 + vCM . r p
p2
p1

Il vantaggio del sistema del centro di massa risiede nel fatto che in tale m2
G CM
ambito la quantit di moto totale p della coppia di particelle nulla, infatti: m 1
G G G G G G G
p = m1v1 + m2 v2 = m1v1 m1vCM + m2 v2 m2 vCM =
G G
G G m1v1 + m2 v2 G
= m1v1 + m2 v2 ( m1 + m2 ) = 0.
m1 + m2 r
r p2
p1
m2
Pertanto, attribuendo i pedici i ed f rispettivamente ai vettori che m CM
1
caratterizzano le particelle prima e dopo lurto, si ha:
G G G G
pi = m1v1i + m2 v2 i = 0,
G G G G
pf = m1v1 f + m2 v2 f = 0,

cos
G G
p1i = p2 i ,
G G
p1 f = p2 f ,

cio un osservatore posto nel sistema del centro di massa vede le due particelle muoversi verso il
centro di massa con quantit di moto uguali ed opposte prima dellurto ed allontanarsi dal centro di
G G
massa, sempre con quantit di moto uguali ed opposte dopo lurto. In generale p1i p1 f e
G G
p2 i p2 f .
Gli urti 8-3

8.1 Urto completamente anelastico


La massima perdita di energia cinetica si ha quando le due particelle di massa m1 e m2 dopo
lurto si muovono come ununica particella di massa pari alla somma m1 + m2 . Un urto di questo
G G G
tipo detto completamente anelastico. Indicando con v1 e v2 le velocit prima dellurto e con v la
velocit delle due particelle accoppiate dopo lurto, se vale il principio di conservazione della
quantit di moto risulta:
G G G
m1v1 + m2 v2 = ( m1 + m2 ) v ,

ovvero:
G G
G m1v1 + m2 v2 G
v = vCM ,
m1 + m2

cio dopo lurto la particella di massa m1 + m2 si muove con la velocit del centro di massa delle
particelle immediatamente prima dellurto, quindi nellurto si conserva la velocit del centro di
massa. Applicando il teorema di Knig (6.17), lenergia cinetica prima dellurto vale:

1 1 1
Ek i = m1v12 + m2 v22 = Ek i + ( m1 + m2 ) vCM
2
;
2 2 2

daltra parte, dopo lurto le particelle sono in quiete nel sistema del centro di massa e Ek f = 0 , cos:

1
Ek f = ( m1 + m2 ) vCM
2
,
2

cio nellurto assorbita lenergia che le particelle posseggono prima dellurto nel sistema del
centro di massa. Infatti la variazione Ek di energia cinetica prima e dopo lurto vale:

Ek = Ek f Ek i = Ek i ;

tale energia viene utilizzata per deformare permanentemente le due particelle dopo lurto.

Esempio: Consideriamo lurto tra due particelle isolate di masse m1 e m2 , la prima con
G r
velocit v1 e laltra in quiete prima dellurto. Supponiamo che lurto sia completamente v1
anelastico. Dal principio di conservazione della quantit di moto risulta:
m1 m2
G G
m1v1 = ( m1 + m2 ) vCM

cio r
v CM
G m1 G . m1 + m2
vCM = v1
m1 + m2

Quindi dopo lurto il moto avviene nella stessa direzione e verso del moto di m1 prima dellurto. Le energie cinetiche
prima e dopo lurto sono, rispettivamente:
8-4 Gli urti

1
Ek i = m1v12 ,
2
1 1 m12 v12 1 m12
Ek f = ( m1 + m2 ) vCM
2
= ( m1 + m2 ) = v12 ,
( 1 2) +
2
2 2 m + m 2 m1 m2

per cui la variazione di energia cinetica :

1 m12 1 m1m2
E k = Ek f E k i = v12 m1v12 = v12 ;
2 m1 + m2 2 2 ( m1 + m2 )

in particolare risulta:

m1
Ek f = Ek i .
m1 + m2

Pertanto, se m1 = m2 si ha Ek f = Ek i 2 , cio nellurto si perde la met dellenergia cinetica iniziale; se m1  m2 allora


Ek f Ek i , cio si ha una perdita trascurabile di energia; se m1  m2 segue Ek f 0 ovvero si perde tutta lenergia
cinetica nellurto.

Esempio: Consideriamo due particelle isolate di massa m1 e m2 in y y r


G G v CM
moto luna verso laltra con velocit v1 e v2 lungo direzioni
perpendicolari tra loro. Consideriamo il sistema di riferimento con
origine O nel punto in cui si verifica lurto e con gli assi orientati come r J
G G v1
le velocit v1 e v2 . Dalla conservazione della quantit di moto segue:
m1 O x x
G G G m1 + m2
m1v1 + m2 v2 = ( m1 + m2 ) vCM ;
r
v2
G
indicando con langolo che forma il vettore vCM con lasse x,
m2
proiettando la relazione precedente sugli assi, si ha:

x: m1v1 = ( m1 + m2 ) vCM cos ,


y: m2 v2 = ( m1 + m2 ) vCM sin ,

da cui segue:

m2 v2
tan = ,
m1v1

( m1v1 ) + ( m2 v2 )
2 2

vCM = .
m1 + m2

Esempio: (pendolo balistico) Consideriamo il dispositivo di figura


costituito da un blocco di legno sospeso verticalmente ad un filo. Una
G
pallottola di massa m e velocit v diretta orizzontalmente urta il blocco e vi
si conficca. Se il tempo di collisione, solitamente dellordine dei millesimi
di secondo, piccolo rispetto al periodo di oscillazione del pendolo, il filo
resta verticale durante lurto. Siccome sul sistema non agiscono forze dirette
orizzontalmente (la forza peso verticale) la componente della quantit di
moto lungo questa direzione si conserva. Pertanto, se mb la massa del
blocco sospeso, si ha:
r
mv = ( m + mb ) v , v
m h
dove v la velocit del sistema pallottola+blocco, pari a: mb
Gli urti 8-5

m
v = v.
m + mb

Dopo lurto, dalla conservazione dellenergia meccanica durante loscillazione , risulta:

1
( m + mb ) v2 = ( m + mb ) gh ,
2

ovvero:

v = 2 gh

che, sostituita nellespressione precedente, fornisce la velocit iniziale della pallottola:

m
v = 1 + b 2 gh .
m

8.2 Urto elastico


Se le forze interne che si manifestano durante lurto sono conservative, oltre a conservarsi la
quantit di moto si conserva anche lenergia cinetica. In questo caso i corpi che si urtano subiscono
deformazioni di tipo elastico per poi tornare nella configurazione precedente allurto. Siccome
lenergia potenziale non cambia durante lurto, resta costante anche lenergia cinetica. Per tale urto,
che detto pertanto, elastico, valgono quindi le condizioni:
G G
pi = p f ,
Ek i = E k f .

Nel caso di un urto in tre dimensioni a tali relazioni corrisponde un sistema di quattro equazioni in
sei incognite 1 mentre, in un urto in due dimensioni corrisponde un sistema di tre equazioni in
quattro incognite. In entrambi i casi la soluzione del problema richiede oltre alla conoscenza delle
velocit delle particelle prima dellurto, anche qualche informazione relativa alle velocit delle
particelle dopo lurto. Il problema pu essere completamente risolto nel caso di urto
unidimensionale, avendo due equazioni in due incognite:

m1v1 i + m2v2 i = m1v1 f + m2 v2 f ,


1 1 1 1
m1v12i + m2 v22 i = m1v12 f + m2 v22 f .
2 2 2 2

Nel sistema del centro di massa, siccome le quantit di moto totali sono sempre nulle, si ha:

m1v1 i = m2v2 i , (8.1)


m1v1 f = m2 v2 f , (8.2)

e inoltre dalla conservazione dellenergia cinetica risulta:

1
Le incognite sono dalle componenti lungo gli assi coordinati delle velocit delle due particelle dopo lurto.
8-6 Gli urti

1 1 1 1
m1v12i + m2 v22i = m1v12f + m2 v22f , (8.3)
2 2 2 2

da cui segue2:

v1 f = v1 i , (8.4)
v2 f = v2 i ; (8.5)

cio nel sistema del centro di massa la quantit di moto di ciascuna particella resta costante in
modulo ma cambia di verso. Nel sistema di riferimento del laboratorio, noto

m1v1 i + m2 v2 i
vCM = , (8.6)
m1 + m2

dalla relazione vk = vk + vCM segue3:

2
Dalla relazione (8.3) segue m1 ( v12i v12f ) = m2 ( v22f v22i ) , ovvero

m1 ( v1 i v1 f )( v1 i + v1 f ) = m2 ( v2 f v2 i )( v2 f + v2 i ) .

Daltra parte, sottraendo membro a membro le relazioni (8.1) e (8.2) si ha:

m1 ( v1 i v1 f ) = m2 ( v2 f v2 i ) ,

cos, dividendo membro a membro queste due espressioni, si ottiene:

v1 i + v1 f = v2 f + v2 i .

Attraverso le relazioni (8.1) e (8.2) possibile esprimere le velocit v2 i e v2 f rispettivamente come, ( m1 m2 ) v1 i e


( m1 m2 ) v1 f , pertanto dalla precedente identit segue v1 i + v1 f = ( m1 m2 ) ( v1 i + v1 f ) , ovvero

m m
v1 i 1 + 1 = v1 f 1 + 1
m2 m2

e dividendo ambo i membri per 1 + m1 m2 si ottiene la prima delle due relazioni, analogamente si procede per la
seconda.
3
Ad esempio, v1 f = v1 f + vCM cos, sfruttando la relazione (8.4) si ottiene:

v1 f = v1 f + vCM = v1 i + vCM ,

daltra parte risulta anche v1 i = v1 i + vCM , cio v1 i = ( v1 i vCM ) , cos sostituendo nella precedente espressione ed
utilizzando la (8.6) segue:

m1v1 i + m2v2 i m1v1 i m2 v1 i + 2m1v1 i + 2m2 v2 i


v1 f = v1 f + vCM = ( v1 i vCM ) + vCM = v1 i + 2vCM = v1 i + 2 = =
m1 + m2 m1 + m2
( m1 m2 ) v1 i + 2m2v2 i
= .
m1 + m2
Gli urti 8-7

( m1 m2 ) v1 i + 2m2v2 i
v1 f = ,
m1 + m2
2m1v1 i + ( m2 m1 ) v2 i
v2 f = .
m1 + m2

In queste espressioni hanno valore i segni delle velocit nel senso che, fissato il verso di una
G G
velocit come riferimento, ad esempio quello di v1i , il segno di v2 i sar positivo o negativo
G G G G G
rispettivamente se v1 i v2 i > 0 o se v1 i v2 i < 0 . Di conseguenza per i segni delle velocit finali v1 f e
G
v2 f varr la medesima regola, cio se v1 f e v2 f saranno positivi o negativi significa che il verso di
G G G
v1 f e v2 f o meno concorde con quello di v1i .
Dalle precedenti espressioni risulta inoltre che, se m1 = m2 allora v1 f = v2 i e v2 f = v1 i , cio a
seguito dellurto si ha uno scambio di velocit. Se m1  m2 , allora v1 f v1 i e v2 f 2v1 i v2 i , cio
la velocit della particella di massa m1 resta praticamente invariata. Infine, se m1  m2 e la
particella di massa m2 ferma, v2 i = 0 , allora v1 f = v1 i e v2 f 0 , cio la particella di massa m1
rimbalza allindietro e quella di massa m2 resta praticamente ferma. Questultimo caso si ha nella
circostanza in cui una particella colpisce un corpo massiccio fermo, come pu essere una parete.
Osserviamo che se v2 i = 0 la quantit di moto totale prima dellurto m1v1i e, assumendo che sia
v2 f = 0 , la quantit di moto non si conserva. Ci spiegato dal fatto che necessaria una forza
esterna di tipo impulsivo per mantenere fermo il corpo di massa m2 e ci non consente la
conservazione della quantit di moto.

Esempio: Consideriamo un urto obliquo contro una parete immobile liscia. Sia langolo
G G r
formato dalla direzione del vettore velocit vi con la normale alla parete; il vettore vi pu
r vf
essere decomposto parallelamente e perpendicolarmente al piano in due vettori, v f sinJ
rispettivamente di modulo vi sin e vi cos . Lurto non avviene nella direzione parallela
r
alla parete, per cui in tale direzione si conserva la quantit di moto e, pertanto, dopo lurto v f cosJ
la componente della velocit in questa direzione continua ad essere vi sin . Nella
direzione ortogonale, per quanto visto, la velocit si inverte e, dopo lurto, la componente J
normale alla superficie vale vi cos . Pertanto J r
r vi sinJ
vi
v f = vi ,
r
G vi cosJ
e v f forma con la normale alla parete un angolo pari a , cio si ha una situazione analoga
a quella della riflessione di un raggio luminoso da parte di uno specchio piano.

8.3 Urto anelastico


Quando in un urto si conserva la quantit di moto in assenza di forze esterne di tipo impulsivo,
non si conserva lenergia cinetica e le particelle si separano dopo linterazione, lurto viene detto
anelastico. In tale circostanza una parte dellenergia cinetica, prima dellurto nel sistema del centro
di massa, viene assorbita nellinterazione convertendosi in energia potenziale di deformazione o in
calore; cio si pu scrivere:

Ek f = e 2 Ek i ,
8-8 Gli urti

dove la quantit e prende il nome di coefficiente di restituzione e vale 1 per un urto elastico, 0 per
un urto completamente anelastico e, in generale, 0 e 1 . La variazione relativa di energia cinetica
nellurto vale:

Ek Ek f Ek i
= = e2 1 ,
Ek Ek i

per cui se e = 1 , Ek Ek = 0 , cio lenergia cinetica conservata; mentre se e = 0 , Ek Ek = 1 ,


cio tutta lenergia cinetica del moto relativo al centro di massa assorbita e trasformata. Dal
principio di conservazione della quantit di moto e dal principio di conservazione dellenergia,
entrambi espressi nel sistema di riferimento del centro di massa si ha:

m1v1 i = m2 v2 i , (8.7)
m1v1 f = m2 v2 f , (8.8)
1 1 1 1
e2 m1v12i + m2 v22i = m1v12f + m2v22f , (8.9)
2 2 2 2

da cui segue4:

v1 f = e v1 i , (8.10)
v2 f = e v2 i ; (8.11)

4
Queste relazioni si deducono procedendo in maniera analoga al caso dellurto elastico. Dalla relazione (8.9) segue
m1 ( e 2v12i v12f ) = m2 ( v22f e 2 v22i ) , ovvero

m1 ( e v1 i v1 f )( e v1 i + v1 f ) = m2 ( v2 f e v2 i )( v2 f + e v2 i ) .

Daltra parte, moltiplicando ambo i membri della relazione (8.7) per e e sottraendo la (8.8) si ha:

m1 ( e v1 i v1 f ) = m2 ( v2 f e v2 i ) ,

cos, dividendo membro a membro queste due espressioni, si ottiene:

e v1 i + v1 f = v2 f + e v2 i .

Attraverso le relazioni (8.7) e (8.8) possibile esprimere le velocit v2 i e v2 f rispettivamente come, ( m1 m2 ) v1 i e


( m1 m2 ) v1 f , pertanto dalla precedente identit segue e v1 i + v1 f = ( m1 m2 ) v1 i e ( m1 m2 ) v1 f , ovvero:

m m1
e v1 i 1 + 1 = v1 f 1 +
m2 m2

e dividendo ambo i membri per 1 + m1 m2 si ottiene la prima delle due relazioni, analogamente si procede per la
seconda.
Gli urti 8-9

cio, come nel caso dellurto elastico, nel sistema del centro di massa la quantit di moto di
ciascuna particella cambia di verso, tuttavia non si mantiene costante in modulo ma si riduce di una
quantit paria al coefficiente di restituzione. Nel sistema di riferimento del laboratorio si ha5:

( m1 em2 ) v1 i + m2 (1 + e ) v2 i
v1 f = ,
m1 + m2
m1 (1 + e ) v1 i + ( m2 em1 ) v2 i
v2 f = . (8.12)
m1 + m2

Si noti che tali espressioni si riconducono a quelle proprie dellurto elastico per e = 1 mentre, per
e = 0 forniscono v1 f = v2 f = vCM , caratteristica relativa allurto completamente anelastico.

Esempio: Una particella cade sopra un piano orizzontale partendo da unaltezza h1 con velocit iniziale nulla,. Quindi
rimbalza risalendo allaltezza h2 , con h2 < h1 . Stabiliamo il coefficiente di restituzione. In questo caso, dal principio di
conservazione dellenergia, segue:

1 2
mvi = mgh1 ,
2

da cui si ha

vi = 2 gh1 ,

e, analogamente, dopo lurto:

1 2
mv f = mgh2 ,
2

da cui, esplicitando il segno di v f contrario a quello di vi , segue:

v f = 2 gh2 .

In tale circostanza la velocit del secondo corpo, il piano, nulla; cos dalla relazione (8.12) nel limite m2 si ha:

5
Anche queste espressioni si ricavano procedendo come nel caso dellurto elastico. Ad esempio v1 f = v1 f + vCM
cos, sfruttando la relazione (8.10) si ottiene:

v1 f = v1 f + vCM = e v1 i + vCM ,

daltra parte risulta anche v1 i = v1 i + vCM , cio v1 i = ( v1 i vCM ) , cos sostituendo nella precedente espressione ed
utilizzando la (8.6) segue:

m1v1 i + m2v2 i
v1 f = v1 f + vCM = e v1 i + e vCM + vCM = e v1 i + (1 + e ) vCM = e v1 i + (1 + e ) =
m1 + m2
e m1v1 i e m2v1 i + m1v1 i + e m1v1 i + m2v2 i + e m2 v2 i ( m1 em2 ) v1 i + m2 (1 + e ) v2 i
= = .
m1 + m2 m1 + m2
8-10 Gli urti

m
e vi
v f = lim
( m em2 ) vi = lim m2 = ev ,
m2 m + m2 m2 m i
1+
m2

pertanto:

vf 2 gh2 h2
e= = = .
vi 2 gh1 h1

8.4 Urti tra punti materiali e corpi rigidi o tra corpi rigidi
Il punto di partenza per lo studio degli urti tra punti materiali e corpi rigidi o degli urti tra corpi
rigidi la determinazione delle leggi di conservazione valide. La costanza della quantit di moto si
ha se sul sistema agiscono solo forze interne o quelle esterne non sono di tipo impulsivo. In
particolare, se esiste un vincolo che tiene fermo un punto del corpo rigido, non si verifica la
conservazione della quantit di moto poich durante lurto il vincolo sviluppa una forza di tipo
impulsivo. La costanza dellenergia cinetica del sistema si ha soltanto se noto a priori che lurto
di tipo elastico. La costanza del momento angolare si ha qualora, rispetto ad un certo polo fisso nel
sistema di laboratorio o coincidente col centro di massa, il momento della risultante delle forze
esterne, comprese quelle vincolari, nullo; si ha la conservazione del momento angolare se
agiscono solo forze interne, indipendentemente dalla scelta del polo. In particolare, per un corpo
G
vincolato, durante lurto i vincoli esplicano delle forze tali che limpulso I della forza risultante
G G G
Fv e limpulso angolare I del momento risultante v , rispettivamente pari a

G G
I = Fv dt ,
t
G G
I = v dt ,
t

sono uguali, rispettivamente, alla variazione della quantit di moto ed alla variazione del momento
angolare del sistema. Come gi visto nei precedenti esempi, essendo grandezze vettoriali, pu aversi
la conservazione della quantit di moto o del momento angolare solo limitatamente ad alcune loro
componenti.

Esempio: Unasta a riposo su un piano orizzontale, di massa m1 e lunghezza l, colpita da un proiettile di massa m2 e
G
velocit v perpendicolarmente allasta a distanza x dal centro O , rimanendovi conficcato; stabiliamo la velocit
lineare e angolare del sistema dopo lurto. Siccome nellurto, completamente anelastico, agiscono solo forze interne, si
conservano la quantit di moto e il momento angolare. Pertanto, dalla prima legge, segue:

m2v = ( m1 + m2 ) vCM ,

da cui segue:
O O
m2
vCM = v,
m1 + m2 xCM r r
x v CM v CM
r
v CM
dove la posizione del centro di massa rispetto al centro O :
m2
m1
Gli urti 8-11

m2 x (8.13)
xCM =
m1 + m2

e il centro di massa continua a muoversi dopo lurto lungo la linea tratteggiata di figura. Assumendo quale polo per il
calcolo del momento angolare il centro di massa del sistema, si ha:

I = L = m2 v ( x xCM ) ,

dove L il momento angolare totale del sistema; il momento dinerzia rispetto al centro O dellasta dato dalla (7.5) e
vale m2l 2 12 e rispetto al centro di massa, per il teorema di Huygens-Steiner (7.7), vale m2l 2 12 + m2 xCM ; per il
proiettile il momento dinerzia rispetto ad O vale m1 x 2 . Pertanto la relazione precedente si scrive:

1 2
m2l + m2 xCM + m1 x = m2v ( x xCM ) ,
2 2

12

da cui, facendo uso della relazione (8.13) segue:

m2v ( x xCM ) m2 xv
= = ,
1 2
m2l 2 + m2 xCM 2 + m1 x 2 ( m1 + m2 ) l + m2 x 2
12 12

e la rotazione avviene in senso antiorario. Si noti che dipende da x per cui colpendo lasta in O , la velocit del
centro di massa avrebbe lo stesso valore determinato, ma risulterebbe nulla.

Esempio: Supponiamo che lasta dellesempio precedente sia vincolata ad un estremo attorno al quale ruota senza
attrito. Assumiamo per semplicit che risulti m1 = m2 m e sia d la distanza dellestremo fisso P dal punto di impatto.
Stabiliamo la velocit angolare finale del sistema. La presenza del vincolo impedisce, in questo caso, lapplicazione del
principio di conservazione della quantit di moto a causa della forza impulsiva esercitata dal vincolo. invece possibile
applicare il principio di conservazione del momento angolare rispetto a P siccome il momento delle forze vincolari
rispetto a tale punto nullo; pertanto

I = L = mvd ,
P
dove I , in questo caso vale:

1
I = ml 2 + md 2 , d
3

cos:

vd
= .
1 2
l + d2
3

La quantit di moto del sistema immediatamente prima dellurto pari alla quantit di moto del solo proiettile. Posto
G
uv = v v si ha:

G G
pi = mv = mvuv .

La quantit di moto dopo lurto pari alla somma della quantit di moto del proiettile e dellasta subito dopo lurto; le
loro velocit valgono d e l 2 , cos:

G l l
p f = mduv + m uv = m d + uv .
2 2
G
pertanto limpulso I delle forze del vincolo vale:
8-12 Gli urti

d l m2
G G
G l
I = p f pi = m d + v uv = mlv 23 3 uv ,
2 l
+ d2
3 r
Iy O r
G G Ix
cos se d > 2l 3 , limpulso diretto come v , mentre se d < 2l 3 opposto a v e, se y J
d = 2l 3 , limpulso nullo, cio come se ci si trovasse nelle condizioni del r x
I
precedente esempio, con x pari a 2l 3 l 2 = l 6 , ottenendo quindi lo stesso valore
della velocit angolare 6v 7l ; ovviamente leffetto del vincolo continua a manifestarsi
determinando la rotazione dellasta dopo lurto.
G
Esempio: Unasta di lunghezza l e massa m1 ruota con velocit angolare , in verso antiorario, in un piano verticale
G
attorno ad un asse fisso orizzontale. Una particella di massa m2 e velocit v colpisce un estremo dellasta e vi si
conficca. Stabiliamo la velocit angolare dopo lurto. Nellurto non si conservano n la quantit di moto n lenergia
cinetica ma si conserva la componente del momento angolare parallela allasse di rotazione, non essendo presenti
momenti esterni in tale direzione; invece la componente del momento angolare ortogonale allasse di rotazione, dovuta
alla particella, viene annullata nellurto dal momento esplicato dai supporti dellasta che vincolano lasse di rotazione.
La componente del momento angolare lungo la direzione di rotazione Li prima dellurto, vale:
m2
1 r
Li = I = m1l 2 , v
12

essendo I = (1 12 ) m1l 2 ; mentre dopo lurto: O r


w
l
2
1 1 1
L f = I + m2 f = m1l 2 + m2l 2 f = ( m1 + 3m2 ) l 2 f . m1
2
12 4 12

Siccome:

Li = L f ,

sostituendo si ha:

m1
f = .
m1 3m2

La rotazione prosegue in senso orario siccome f e hanno lo stesso segno. Se m1  m2 risulta f , cio lurto
non provoca effetti significativi sulla rotazione dellasta; Se m1  m2 , allora f 0 , cio lasta si ferma. Per
determinare limpulso delle forze esercitate dal vincolo, stabiliamo la variazione della quantit di moto totale del
sistema. Le componenti della quantit di moto lungo lasse di rotazione (asse x) e lungo una direzione perpendicolare
allasse di rotazione (asse y) sono:
G
pi = m2 vx ,
G l
p f = m2 f y ,
2
G
dove il vettore pi , orientato nella direzione negativa delle x, rappresenta la quantit di moto originaria della particella, e
G
p f la quantit di moto della particella subito dopo lurto dovuta alla rotazione. Essendo lasse di rotazione fisso e
coincidente col centro di massa dellasta, lasta non contribuisce. Limpulso vale quindi:

G G G 1
I = p f pi = m2 vx + l f y ,
2
Gli urti 8-13

ed ha modulo:

1
( l f ) ,
2
I = m2 v 2 +
4
G
ed il vettore I , situato nel piano xy, forma con lasse y un angolo pari a :

Ix 2v
= arctan = arctan .
Iy
l f

Limpulso del momento esercitato dal vincolo pari alla variazione della componente del momento angolare ortogonale
G G
allasse di rotazione L , in quanto, come visto, la componente parallela si conserva. Indicato con r il vettore posizione
del punto di impatto di m2 , si ha:

G G G
Li = r ( m2 v ) , r
G G r
r
Lf = 0, m2 v
m2
r
pertanto L i^
G G G G G r
I = Lf Li = r ( m2v ) ,
O It

che diretto lungo la direzione delle y negative ed ha modulo: y


x
1
I = rm2v = lm2 v , .
2
8-14 Gli urti