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TESI DI MATURIT

ALLA RICERCA DI UOMINI VERI

Antonio Biscaglia
a. s. 2006/2007

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INDICE DELLOPERA

Prefazione pag. 03

Diritti e doveri dei cittadini pag. 04

La Dichiarazione Universale dei Diritti dellUomo (francese) pag. 12

La Dichiarazione Universale dei Diritti dellUomo (italiano) pag. 18

Il Nazismo pag. 21

Primo Levi pag. 31

Se questo un uomo pag. 32

Un mondo ineguale pag. 33

Welfare State e teorie keynesiane pag. 39

Funzioni della banca e politiche monetarie pag. 41

Il leasing pag. 42

Il factoring pag. 43

Problemi di scelta o di decisione pag. 50

Break Even Analysis pag. 52

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Prefazione

Il titolo e le immagini scelte per la copertina di questa tesi di maturit cos come la cover
della versione multimediale hanno un significato profondo.
Alla ricerca di uomini veri vuole
essere un grido di speranza per
migliorare il mondo in cui viviamo,
per renderlo pi giusto, pi attento
al benessere di tutti e non solo
allinteresse del singolo.
Questa tesina vuole essere infatti
un percorso attraverso il quale sia
possibile comprendere quali sono
le regole da seguire e cosa pu
accadere se queste non dovessero
essere osservate.
Labbraccio di quei bambini dalle
caratteristiche somatiche cos
contrapposte tra loro un simbolo
di fratellanza e di uguaglianza: valori che hanno bisogno di essere riscoperti e che troppo
spesso luomo moderno dimentica. Molti si giustificano di ci dando la colpa al ritmo
frenetico della nostra societ ma basterebbe un minuto solo della giornata, anche un solo
attimo per prendere coscienza che in quel momento nel mondo si stanno perpetrando
orribili delitti che noi possiamo evitare; la verit che la
nostra indifferenza verso tali problematiche che continuano a
crescere smisuratamente larma di un nuovo olocausto;
questa volta, per, le vittime sono i bambini e le popolazioni
pi povere schiacciate dalle nostre prepotenze e bramosie di
potere.
La civilt e le nazioni di cui noi facciamo parte hanno
raggiunto un livello di importanza tale in campo economico e
diplomatico che possiamo cambiare le sorti di interi paesi
disastrati dalla fame, dalla povert, dalla miseria e
dalloblio.
Dobbiamo imporre il nostro volere al fine di migliorare
questa situazione affinch, come diceva Joseph Ravau,
quando la sera penseremo alla giornata trascorsa dobbiamo
avere la percezione di aver fatto ci a cui siamo stati chiamati.
cos che nasceranno, cresceranno e si affermeranno degli uomini veri, capaci di
apportare un cambiamento concreto; molti stimoli ci vengono dati dalla scuola per questo
tipo di educazione e questa tesi vuole essere un modesto esempio di ci ma abbiamo
bisogno di educare anche il nostro cuore se vogliamo concretizzare questo lavoro e
dobbiamo avere anche il coraggio di fare la svolta.

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Diritti e doveri dei cittadini

La Costituzione italiana riconosce ai cittadini una serie di diritti civili, diritti economico-sociali e
diritti politici. I diritti civili vengono definiti diritti di libert e si suddividono in libert
individuali (ad es. la libert personale) e libert collettive (ad es. libert di associazione). I diritti
economico-sociali comprendono la propriet privata, il diritto al lavoro, il diritto all'istruzione, alla
salute ecc. I diritti politici garantiti sono il diritto di elettorato attivo e passivo, il diritto di
petizione, il diritto di accesso agli uffici pubblici.

I primi dodici articoli della costituzione italiana enunciano i principi fondamentali, sui quali si basa
lintera costruzione della nostra Carta costituzionale; in questo ambito il riconoscimento dei diritti
inviolabili delluomo assume una importanza particolare infatti i diritti inviolabili delluomo sono
diritti fondamentali o essenziali che spettano a ogni persona in quanto tale.
I diritti della persona o di libert presentano due caratteristiche essenziali:
1) Sono naturali perch spettano a ogni persona per il fatto stesso della sua esistenza in vita;
2) Sono ineliminabili in quanto non possono essere aboliti neppure ricorrendo alla procedura di
revisione costituzionale.
Larticolo 2 della Costituzione afferma che La Repubblica riconosce e garantisce i diritti
inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalit,
e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidariet politica, economica e sociale.
Un altro principio fondamentale sancito nella costituzione Italiana il principio di uguaglianza
ufficializzato dallart. 3 che recita nel primo comma che Tutti i cittadini hanno pari dignit
sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione,
di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali; in questa prima parte viene affermato il
diritto solo in senso formale in quanto si limita solo al suo riconoscimento e dal quale derivano due
conseguenze importanti:
1) La soggezione alla legge perch la legge si applica a tutti senza alcuna eccezione o
esenzione;

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2) E il divieto di discriminazioni perch la legge deve riconoscere a tutti i cittadini uguali diritti
e uguali doveri (un chiaro esempio lo troviamo nelle aule dei tribunali dove campeggia
sempre la scritta La legge uguale per tutti.
Nel secondo comma dellarticolo 3 della costituzione viene sviscerato il senso formale del principio
di uguaglianza infatti: E compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e
sociale, che, limitando di fatto la libert e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo
della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica,
economica e sociale del Paese.
Allaffermazione astratta di un diritto infatti deve seguire la sua realizzazione concreta perch non
sufficiente essere titolari di un diritto, ma p necessario anche disporre dei mezzi materiali per potere
esercitarlo e per metterlo in pratica. E importante a tal punto notare come la Costituzione non si
pone come obiettivo luguaglianza finale di tutti i cittadini, ma punta tutto sulla uguaglianza iniziale
impegnandosi a ridurre le ingiustizie sociali e a rimuovere le disuguaglianze garantendo pari
opportunit.
Confrontando opportunamente gli articola sopra citai ci si accorge che nellart. 2 si riconoscono e si
garantiscono i diritti inviolabili a tutti mentre nellart. 3 c laffermazione delluguaglianza davanti
alla legge di tutti i cittadini ci significa che per tutti coloro che non siano cittadini, come gli apolidi
e gli stranieri, la legge pu prevedere trattamenti giuridici differenziati.

Gli articoli 13 e seguenti della Costituzione riconoscono alcune libert individuali precisando che
sono ammesse alcune eccezioni purch siano stabilite dalla legge (riserva
di legge) e che ci sia un provvedimento motivato dellautorit giudiziaria
(riserva di giurisdizione)
Il primo di questi articoli lart. 13 che afferma La libert personale
inviolabile.
Non ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione
personale, n qualsiasi altra restrizione della libert personale, se non
per atto motivato dell'autorit giudiziaria e nei soli casi e modi previsti
dalla legge.
In casi eccezionali di necessit ed urgenza, indicati tassativamente dalla
legge, l'autorit di pubblica sicurezza pu adottare provvedimenti
provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore
all'autorit giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive
quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libert.
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva
Quindi la libert personale o individuale consiste nella libert di un individuo da qualsiasi forma di
costrizione o imposizione, fisica o psichica, ed inviolabile. Nel secondo comma viene sottolineato
che la libert personale non assoluta; infatti sonno ammesse delle restrizione a patto che queste
siano sottoposte a riserva di legge e a riserva di giurisdizione. Nel terzo comma espresso che in
casi di urgenza e di necessit e qui di in quei casi dove necessario intervenire senza perdere tempo
le forze dellordine possono avvalersi della possibilit di attuare dei provvedimenti provvisori di
restrizione della libert personale anche senza lautorizzazione di un giudice: viene consentito
infatti larresto in fragranza (ossia quando una persona viene sorpresa nellatto stesso di commettere
u reato) e quando vi un pericolo di fuga. E possibile anche procedere alla limitazione della libert
anche con la carcerazione preventiva, detta anche custodia cautelare , che pu essere disposta nei
confronti di una persona in attesa di giudizio. La custodia cautelare legittima solo in esecuzione di
un provvedimento motivato del giudice e nei casi indicati dalla legge e viene usata quando esiste il
pericolo di inquinamento delle prove o il rischio di possibili altri reati. Anche se larticolo 27 della
costituzione, nel secondo comma, afferma che l'imputato non considerato colpevole sino alla
condanna definitiva a volte si ritiene necessaria la carcerazione preventiva a patto che questultima

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sia limitata e sia applicata ai casi pi gravi, la nostra carta costituzionale dispone anche i termini
massimi della custodia cautelare che devono essere disposti dalla legge come affermato nel quinto e
ultimo comma dellart. 13 e che comunque non pu durare pi di due, quattro o sei anni a seconda
della gravit della colpa.

Nellarticolo 14 viene garantita la libert di domicilio che attribuisce a ogni persona il diritto di
escludere indebite intromissioni, da parte di soggetti privati e pubblici, nella propria vita privata. Il
concetto di domicilio molto ampio e si estende a qualunque luogo privato dove una persona
svolge le normali attivit della propria vita quotidiana. Il primo comma dellarticolo in questione
afferma che Il domicilio inviolabile e ci viene tutelato con le stesse garanzie e limiti che
vengono applicati alla libert personale in quanto qualsiasi intromissione della pubblica autorit pu
essere effettuato solo nei casi previsti dalla legge e a seguito di un provvedimento motivato
dallautorit giudiziaria e che le autorit pubbliche possono intervenire solo nei casi di urgenza e di
necessit anche se dopo deve chiedere immediatamente la convalida del provvedimento.
Linviolabilit del domicilio rappresenta una manifestazione della tutela della riservatezza o
privacy: ogni persona, infatti, ha il diritto di avere una propria vita privata che non pu essere
violata n da altre persone n dagli organi pubblici.
Il terzo ultimo comma dellart. 14 recita: Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanit e di
incolumit pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali ci vuol dire che le
ispezioni ai fini della sanit, incolumit pubblica e economici-fiscali sono disciplinati da leggi
speciali.

Nellarticolo 15 viene invece affrontata la libert e segretezza delle comunicazioni in quanto ogni
persona ha il diritto di comunicare liberamente e segretamente con chi vuole, senza che altri
soggetti possano impedire la comunicazione o prendere conoscenza del suo contenuto nel primo
comma di questo articolo viene ricordato che questo un diritto inviolabile e nel secondo comma
viene specificato che questo diritto pu avere delle limitazioni sempre soggette per a riserva di
legge e di giurisdizione.

Nellarticolo 16 della Costituzione viene riconosciuta la libert di circolazione e di soggiorno che


consiste nel diritto di muoversi e di risiedere liberamente, per qualsiasi motivo e in qualunque luogo
allinterno del territorio dello Stato Italiano. importate notare come questo diritto non rientra nei
diritti inviolabili delluomo previsti dallart. 2 della Costituzione in quanto riconosciuto solo ai
cittadini italiani e , per estensione, ai cittadini comunitari (ossia coloro che hanno la cittadinanza di
un uno Stato facente parte dellUnione Europea; lecito affermare quindi che gli extracomunitari e
gli apolidi sono soggetti a leggi speciali. A questo diritto possono essere presentate alcune
limitazioni per ragioni di carattere sanitario e di sicurezza come espresso nel primo comma, ma
vietato imporre restrizioni per motivi di carattere politico come affermato nel secondo comma.

Nellarticolo 17 viene disciplinata, invece, la libert di riunione: I cittadini hanno diritto di riunirsi
pacificamente e senz'armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorit, che possono vietarle
soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumit pubblica Esistono anche delle norme
particolari che disciplinano il diritto dei lavoratori di riunirsi in assemblea bel luogo di lavoro
secondo lo statuto dei lavoratori (legge 20 maggio 1970, numero 300) e il diritto degli studenti di
svolgere delle assemblee nella scuola secondo il decreto legge 16 aprile 1994, n. 297 del testo unico
in materia di istruzione.

Un fenomeno pi complesso di una semplice riunione una associazione che viene regolata
dallarticolo numero 18 della carta costituzionale: il primo comma afferma che I cittadini hanno

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diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla
legge penale; nel secondo comma vengono presentate delle limitazioni a questa liberta in quanto :
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici
mediante organizzazioni di carattere militare bene ricordare che ai sensi dellarticolo 270 del
codice penale sono punite le associazioni sovversive dellordine economico e sociale e quelle con
finalit di terrorismo o di eversione dellordine democratico. Un ulteriore limite rappresentato dal
divieto di ricostruire il partito nazionale fascista sotto qualsiasi forma ai sensi della XII
disposizione transitoria e finale della Costituzione.

Larticolo 19 Cost. riconosce a tutti la libert religiosa: Tutti hanno diritto di professare
liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne
propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico
il culto, purch non si tratti di riti contrari al buon
costume. La libert di religione comprende il diritto
di dichiarare il proprio credo religioso e poter
effettuare il proselitismo ossia cercare di convertire
altre persone alla propria fede e comprende anche il
diritto di praticare il culto purch non sia contrario al
buon costume e al comune senso del pudore.
Poich la religione un fenomeno sia individuale, sia
collettivo necessario che lo Stato disciplini queste
organizzazioni sociali che assumono una notevole
importanza nella societ civile.
Il primo comma dellarticolo 8 della costituzione proclama il principio generale che tutte le
confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge ci non esclude che ad alcuni credi,
come la religione cattolica nel nostro Stato, sa riservato un trattamento particolare rispetto agli altri.
Nel nostro ordinamento giuridico i rapporti tra lo Stato e la chiesa cattolica sono disciplinati
dallarticolo 7 della Costituzione la cui approvazione provoc lunghe discussioni e aspri contrasti
allinterno della Assemblea costituente. Il primo comma afferma che lo Stato e la Chiesa cattolica
sono ciascuno nel proprio ordine indipendenti e sovrani; sono quindi enti o organizzazioni che
hanno una finalit di natura diversa. Alla Chiesa cattolica viene riconosciuta una posizione di parit
rispetto allo Stato, perch la Chiesa non soggetta alla sovranit dello Stato e i loro rapporti
giuridici sono regolati da accordi bilaterali.
In base al secondo comma dellarticolo 7 i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica sono disciplinati
dai cosiddetti Patti Lateranensi.
I Patti lateranensi, firmati l'11
febbraio 1929 dal cardinale Pietro
Gasparri e Benito Mussolini,
stabilirono il mutuo riconoscimento tra
il Regno d'Italia e la Citt del
Vaticano. Presero il nome del palazzo
di San Giovanni in Laterano in cui
avvenne la firma degli accordi, furono
negoziati tra il cardinale segretario di
stato Pietro Gasparri per conto della
Santa Sede e Benito Mussolini, capo
del Fascismo, come primo ministro
italiano. Il rapporto tra stato e chiesa
era prima disciplinato dalla Legge delle Guarentigie (La legge constava di venti articoli e si
divideva in due parti. La prima riguardava le prerogative del Pontefice a cui veniva garantita
l'inviolabilit della persona, gli onori sovrani, il diritto di avere al proprio servizio guardie armate

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a difesa dei palazzi, Vaticano, Laterano, Cancelleria e villa di Castelgandolfo. Tali immobili erano
sottoposti a regime di extraterritorialit che li esentava dalle leggi italiane e assicurava libert di
comunicazioni postali e telegrafiche ed il diritto di rappresentanza diplomatica. Infine si garantiva
un introito annuo di 3.250.000 lire per il mantenimento del Pontefice, del Sacro Collegio e dei
palazzi apostolici.
La seconda parte regolava i rapporti fra Stato e Chiesa Cattolica, garantendo ad entrambi la
massima pacifica indipendenza. Inoltre al clero veniva riconosciuta illimitata libert di riunione e
ai vescovi era esentato il giuramento al Re. Tale legge venne considerata dal papato come atto
unilaterale dello Stato e come tale fu respinta incontrando, tra l'altro, l'opposizione tanto dei
clericali quanto dei giurisdizionalisti.
Pio IX, che si era chiuso nei palazzi vaticani dichiarandosi prigioniero politico in seguito alla
presa di Roma, aborriva categoricamente la legge approvata dal parlamento definendola "
mostruoso prodotto della giurisprudenza rivoluzionaria ".All'intransigenza di Pio IX lo Stato
rispose con la stessa intransigenza, sollecitata dalla sinistra ispirata ai principi dell'
anticlericalismo, la quale ottenne che fossero soppresse tutte le facolt di teologia dalle universit
italiane e i seminari sottoposti a controllo laico.
Il 15 maggio fu emessa l'enciclica " Ubi nos " con la quale veniva ribadito che il potere spirituale
non poteva essere considerato disgiuntamente da quello temporale.
I rapporti tra la Chiesa e lo Stato liberale andarono peggiorando quando, nel 1874, la Curia
romana giunse a vietare esplicitamente ai cattolici, con la formula del " non expedit " ("non
conviene"), la partecipazione alla vita politica. Soltanto nell'et giolittiana tale divieto sarebbe
stato eliminato progressivamente e fino al completo rientro dei cattolici " come elettori e come
eletti " nella vita politica italiana. ), approvata dal Parlamento italiano il 13 maggio 1871 dopo la
presa di Roma.
I Patti Lateranensi sono costituiti da due strumenti diplomatici distinti:
un trattato che riconosce l'indipendenza e la sovranit della Santa Sede e che crea lo Stato
della Citt del Vaticano; uno degli allegati a questo trattato una convenzione finanziaria
per ricompensare la Santa Sede delle perdite subite nel 1870.
un concordato che definisce le relazioni civili e religiose in Italia tra la Chiesa ed il Governo
(prima d'allora, cio dalla nascita del Regno d'Italia, sintetizzate nel motto: libera Chiesa in
libero Stato).
l'esenzione, al nuovo Stato denominato Citt del
Vaticano, dalle tasse e dai dazi sulle merci importate
il risarcimento di 750 milioni di lire e di ulteriori
titoli di Stato consolidate al 5 per cento al portatore,
per un valore nominale di un miliardo di lire[1] per i
danni finanziari subiti dallo Stato pontificio in seguito
alla fine del potere temporale
Attraverso il concordato il Papa acconsent di sottoporre i
candidati vescovi ed arcivescovi al governo italiano per
richiedere ai vescovi di giurare fedelt allo stato italiano
prima di essere nominati, e di proibire al clero di prendere
parte alla politica. L'unico vescovo che non obbligato a
giurare fedelt all'Italia colui che fa le veci del pontefice
nella sua qualit di vescovo di Roma: il cardinale vicario,
attualmente Camillo Ruini. Questa eccezione alla regola,
prevista dal Concordato, fatta proprio in segno di rispetto
all'indipendenza del papa rispetto all'Italia. Il suo vicario non deve essere sottoposto al giuramento,
perch rappresenta il vescovo di Roma, che il papa.
Il governo italiano acconsent di rendere le sue leggi sul matrimonio ed il divorzio conformi a quelle
della Chiesa cattolica di Roma e di rendere il clero esente dal servizio militare.

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I Patti garantirono alla Chiesa il riconoscimento di religione di stato in Italia, con importanti
conseguenze sul sistema scolastico pubblico, come l'istituzione dell'insegnamento della religione
cattolica tuttora esistente seppure con modalit diverse.
Nel 1946 i Patti furono riconosciuti costituzionalmente nell'articolo 7 ed equiparati sul piano
formale alla nuova figura giuridica delle Intese tra lo Stato e le altre confessioni religiose, anche se
su un piano sostanziale essi assicuravano una posizione di tutela privilegiata alla confessione
cattolica rispetto a quella assicurata alle altre confessioni. L'articolo 7 non ha comunque inteso
parificare il contenuto dei Patti alle norme costituzionali, ma soltanto costituzionalizzare il principio
concordatario, con la conseguenza che essi, per il tramite della legge di esecuzione, avrebbero
dovuto ritenersi soggetti al giudizio di compatibilit con i principi supremi dell'ordinamento da
parte della Corte costituzionale. Con la sentenza 24 febbraio-1 marzo del 1971, i Patti lateranensi
vennero posti tra le fonti atipiche dell'ordinamento italiano, vale a dire che le disposizioni dell'atto
non hanno la stessa natura delle norme costituzionali, ma hanno un grado di resistenza maggiore
rispetto alle fonti ordinarie. Pertanto, a meno che non contrastino con i principi supremi
dell'ordinamento, le disposizioni dei Patti lateranensi devono essere modificate col procedimento
ordinario nel caso ci sia mutuo consenso fra Stato e Chiesa, con il procedimento aggravato proprio
delle leggi costituzionali nel caso sia lo Stato unilateralmente a modificare il testo dell'atto.
Il Concordato (ma non il Trattato) fu rivisto, dopo lunghissime e difficili trattative, nel 1984,
fondamentalmente per rimuovere la clausola riguardante la religione di stato della Chiesa cattolica
in Italia. La revisione che port al nuovo Concordato venne
firmata a Villa Madama, a Roma, il 18 febbraio dall'allora
presidente del Consiglio Bettino Craxi, per lo Stato italiano,
e dal cardinale Agostino Casaroli, in rappresentanza della
Santa Sede. Il nuovo Concordato stabil che il clero cattolico
venisse finanziato da una frazione del gettito totale IRPEF,
attraverso il meccanismo noto come otto per mille. Inoltre,
per quanto riguarda la celebrazione del matrimonio, si
stabilirono le clausole da rispettare perch un matrimonio
celebrato secondo il rito cattolico possa essere trascritto
dall'ufficiale di stato civile e produrre gli effetti riconosciuti
dall'ordinamento giuridico italiano; non cio necessaria una doppia celebrazione (civile e
religiosa). Recentemente (2006) il concordato stato messo in discussione da alcune forze
politiche, in particolare dal partito della Rosa nel Pugno. Secondo queste critiche i rapporti tra Stato
italiano e Chiesa cattolica dovrebbero essere nuovamente rivisitati in diversi punti in modo da
renderli ulteriormente liberi.
Non pu essere proposto un referendum per l'abolizione del concordato o delle leggi collegate ad
esso perch non sono ammessi, nel nostro ordinamento, referendum riguardanti i trattati
internazionali. Anche una proposta di legge popolare per l'abolizione del concordato ugualmente
inammissibile perch la legge ricade in una dei casi previsti dall'articolo 80 della Costituzione che
recita Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura
politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od
oneri alle finanze o modificazioni di leggi
La Costituzione disciplina i rapporti dello Stato italiano con le altre confessioni religiose, che come
tutti i soggetti pubblici o privati che operano al suo interno sono sottoposte alla sovranit dello
Stato, in modo diverso dai rapporti con la Chiesa cattolica. In primo luogo alle confessioni diverse
da quella cattolica viene riconosciuto il diritto di autoregolamentarsi come sancito nel secondo
comma dellarticolo 8 della Costituzione e poi i rapporti tra lo Stato italiano e le confessioni non
cattoliche sono disciplinati con una legge ordinaria dello Stato, in base ad una intesa preventiva con
i rappresentanti delle comunit interessate come descritto nel terzo comma dell art. 8 Cost., e in
seguito possono essere modificati con unaltra legge ordinaria o con un altro atto avente forza di
legge.

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Unaltra libert fondamentale della persona la libert di espressione o di manifestazione del
pensiero sancito nellarticolo 21 della Costituzione che recita: Tutti hanno diritto di manifestare
liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni
altro mezzo di diffusione.
La stampa non pu essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si pu procedere a sequestro soltanto per atto motivato
dell'autorit giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge
sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione
delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei
responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il
tempestivo intervento dell'autorit giudiziaria, il sequestro della
stampa periodica pu essere eseguito da ufficiali di polizia
giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre
ventiquattro ore, fare denunzia all'autorit giudiziaria.
Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il
sequestro s';intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge pu stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento
della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al
buon costume.
La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
Ogni persona libera di comunicare alle altre persone con qualsiasi mezzo, senza limitazioni o
controlli preventivi da parte della pubblica autorit. La libert di manifestazione del pensiero si
distingue dalla libert di comunicazione perch non ha come destinatari una o pi persone
determinate ma un numero indeterminato di destinatari. Il diritto di manifestare liberamente le
proprie opinioni si affermato nello Stato moderno e rappresenta uno dei caratteri uno dei caratteri
distintivi pi importanti dei regimi democratici dove il pluralismo delle opinioni costituisce un
patrimonio ideale della societ. La libert di opinione una condizione e la principale garanzia del
corretto funzionamento di un sistema democratico, perch senza libert di pensiero e di critica non
esiste una reale democrazia. Anche questo tipo di libert, per, soggetta ad alcuni limiti. Un primo
limite riguarda la pubblica decenza: vietata qualsiasi manifestazione del pensiero contraria al buon
costume come esplicitato nel comma 6 dellart. 21 Cost. il concetto di osceno deve essere valutato
caso per caso dal giudice ed variabile nel tempo in relazione alla sensibilit e ai valori prevalenti
allinterno di una societ. Le opere cinematografiche sono soggette a una censura preventiva; prima
di essere proiettato in pubblico, un film deve ottenere il visto dellautorit amministrativa che pu
vietarne la visione ai minori di 14 o 18 anni, intimare il taglio di alcune scene o negare addirittura il
nullaosta alla proiezione in pubblico. stato stabilito inoltre, per proteggere la sensibilit dei
bambini e degli adolescenti di trasmettere film contenenti scene di sesso o violenza nella fascia
oraria compresa dalle 23:00 alle 7:00.
Altri limiti della libert di espressione si desumono dalla necessit di tutelare i diritti inviolabili
delluomo e altri valori ritenuti fondamentali dalla Costituzione e, in particolare, riguardano:
la dignit e la riservatezza delle persone;
il segreto di Stato e il segreto dufficio;
lordine pubblico vietando di incitare altre persone a commettere un reato (istigazione a
delinquere) o elogiare pubblicamente un comportamento illecito (apologia di reato).
Nellepoca moderna la forma pi importante di manifestazione del pensiero costituita dai mezzi di
comunicazione di massa che possono condizionare e influenzare lopinione pubblica;
fondamentale, quindi, assicurare la libert dellinformazione e assicurarsi che i mass media siano
liberi di informare il pubblico senza controlli da parte del potere politico in modo tale da informare
il pubblico in modo imparziale e obiettivo.

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La disciplina costituzionale dei mezzi di informazione riguarda soltanto la stampa perch alla fine
degli anni Quaranta in Italia la radio era poco diffusa e la televisione era ancora in fase
sperimentale. Ai sensi del secondo comma dellart. 21 Cost. scuso qualsiasi controllo preventivo
sulla stampa; ai sensi, invece, dei comma 3 e 4 del medesimo articolo costituzionale, il sequestro
della stampa consentito soltanto se sono stati commessi alcuni reati di opinione (come al
diffamazione, il vilipendio delle istituzioni ossia il disprezzo, listigazione a delinquere ecc..)
oppure se si tratta di una pubblicazione clandestina od oscena.
Lattivit nel settore dellinformazione richiede linvestimento di capitali elevati ed caratterizzata
dalla concentrazione della propriet nelle mani di grandi gruppi finanziari e questa concentrazione
pu dar luogo a conflitti di interesse. Pertanto la Costituzione, per garantire il pluralismo
dellinformazione e consentire al pubblico di valutarne lobiettivit e limparzialit, dispone che la
legge pu prevedere lobbligo di pubblicizzare i mezzi di finanziamento della stampa periodica. In
particolare, la legge sulleditoria, ossia la legge 5 agosto 1981, n. 416 stabilisce lobbligo di rendere
pubblici per le imprese editrici sia gli eventuali passaggi di propriet, sia i bilanci con ,indicazione
delle fonti di finanziamento.
Tra i doveri costituzionali sanciti espressamente nella carta costituzionale nel titolo V della
parte prima troviamo:
la difesa della Patria (art. 52 Cost.);
il concorso alle spese pubbliche (art. 53 Cost.),
la fedelt alla repubblica e losservazione della Costituzione e delle leggi (art. 54 Cost.).
Il primo dovere imposto ai cittadini, che definito sacro per metterne in evidenza limportanza,
consiste nel dovere di difendere la Patria. A tal proposito utile ricordare che la Repubblica ripudia
la guerra come strumento di offesa alla libert degli
altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionale come sancito nello
articolo 11 della Costituzione ma non esclude la
legittimit di una guerra di difesa o di resistenza
contro unaggressione da parte di un altro Stato. La
difesa del proprio Paese si manifesta principalmente
nello svolgimento del servizio militare. In passato il
servizio militare si basava sul servizio obbligatorio o
di leva per tutti i cittadini maggiorenni di sesso
maschile; rinvii al servizio obbligatorio potevano
essere concessi per motivi di studio o dalla presenza di genitori inabili e pertanto si otteneva
lesonero. Dal 1 gennaio 2005 il servizio obbligatorio di leva stato sostituito da un servizio
militare professionale riservato ai volontari in servizio permanente o con ferma prefissata di uno o
quatto anni; anche se non esclusa la possibilit di ricorrere mal reclutamento obbligatorio in
situazioni eccezionali.
La Costituzione impone il dovere di concorrere alle spese pubbliche, cio di pagare i tributi
(imposte, tasse e contributi) per finanziare i servizi pubblici. Questo dovere trova fondamento nel
dovere di solidariet economica, previsto dallart. 2 della Costituzione e qualificato espressamente
come inderogabile. A differenza del dovere di difesa della Patria, il dovere di contribuire alle spese
pubbliche non riguarda soltanto i cittadini ma anche gli stranieri e gli apolidi ossia tutti coloro che
lavorano in Italia. Per quanto riguarda le modalit del concorso alle spese pubbliche, la Costituzione
fissa due criteri di carattere generale:
da un lato dichiara che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in base alla loro
capacit contributiva (art. 53 comma primo della Costituzione);
dallaltro afferma che il sistema tributario deve basarci nel suo complesso su un criterio di
progressivit (art. 53 comma secondo della Costituzione).
Tutti i cittadini , infine, hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la
Costituzione e le leggi.

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La dichiarazione Universale dei Diritti delluomo

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La Dclaration universelle des droits de l'homme est une dclaration adopte par lOrganisation des
Nations unies le 10 dcembre 1948 Paris au Palais de Chaillot par la rsolution 217 A (III). Elle
prcise les droits humains fondamentaux. John Peters Humphrey, Eleanor Roosevelt et Ren Cassin
en furent les principaux auteurs.

Sans vritable porte juridique, ce texte n'a que la valeur de proclamation de droits. Cependant,
l'origine, 48 tats sur les 56 participants devaient adopter cette charte universelle. Et il faut dire
qu'aucun tat ne s'est prononc contre et seuls huit se sont abstenus. Parmi eux, l'Afrique du Sud de
lapartheid refuse l'affirmation au droit l'galit sans distinction de naissance ou de race, lArabie
saoudite conteste lgalit homme-femme. La Pologne, la Tchcoslovaquie, la Yougoslavie et
l'URSS (Russie, Ukraine, Bilorussie), s'abstenant, quant eux, en raison d'un diffrend concernant
la dfinition du principe fondamental duniversalit tel qu'il est nonc dans larticle 2 alina 1.
Enfin, les 2 derniers Etats n'ayant pas pris part au vote sont le Yemen et le Honduras.
Le texte, inspir par la Dclaration des droits de l'homme et du citoyen de 1789, est compos de
trente articles, nonce les droits fondamentaux de lindividu et leur reconnaissance et leur respect
par la loi. Il comprend aussi un prambule avec huit considrations reconnaissant la ncessit du
respect inalinable de droits de l'homme fondamentaux par tous les pays, nations et rgimes
politiques, et qui se conclut par lannonce de son approbation et sa proclamation par lAssemble
gnrale des Nations unies.

Le texte du prambule et de la dclaration est inamovible, sa version en franais est un original


officiel, sign et approuv par les membres fondateurs des Nations unies, et non une traduction
approuve.

Dclaration universelle des droits de l'homme


Adopte et proclame par l'Assemble gnrale des Nations unies dans sa rsolution 217 A (III) du
10 dcembre 1948.

Prambule
Considrant que la reconnaissance de la dignit inhrente tous les membres de la famille
humaine et de leurs droits gaux et inalinables constitue le fondement de la libert, de la justice et
de la paix dans le monde,
Considrant que la mconnaissance et le mpris des droits de l'homme ont conduit des
actes de barbarie qui rvoltent la conscience de l'humanit et que l'avnement d'un monde o les
tres humains seront libres de parler et de croire, librs de la terreur et de la misre, a t
proclam comme la plus haute aspiration de l'homme,
Considrant qu'il est essentiel que les droits de l'homme soient protgs par un rgime de
droit pour que l'homme ne soit pas contraint, en suprme recours, la rvolte contre la tyrannie et
l'oppression,
Considrant qu'il est essentiel d'encourager le dveloppement de relations amicales entre
nations,
Considrant que dans la Charte les peuples des Nations Unies ont proclam nouveau leur
foi dans les droits fondamentaux de l'homme, dans la dignit et la valeur de la personne humaine,
dans l'galit des droits des hommes et des femmes, et qu'ils se sont dclars rsolus favoriser le
progrs social et instaurer de meilleures conditions de vie dans une libert plus grande,
Considrant que les tats Membres se sont engags assurer, en coopration avec
l'Organisation des Nations Unies, le respect universel et effectif des droits de l'homme et des
liberts fondamentales,
Considrant qu'une conception commune de ces droits et liberts est de la plus haute
importance pour remplir pleinement cet engagement,

- 13 -
L'Assemble gnrale
Proclame la prsente Dclaration universelle des droits de l'homme comme l'idal commun
atteindre par tous les peuples et toutes les nations afin que tous les individus et tous les organes de
la socit, ayant cette Dclaration constamment l'esprit, s'efforcent, par l'enseignement et
l'ducation, de dvelopper le respect de ces droits et liberts et d'en assurer, par des mesures
progressives d'ordre national et international, la reconnaissance et l'application universelles et
effectives, tant parmi les populations des tats Membres eux-mmes que parmi celles des territoires
placs sous leur juridiction.

Article premier
Tous les tres humains naissent libres et gaux en
dignit et en droits. Ils sont dous de raison et de
conscience et doivent agir les uns envers les autres
dans un esprit de fraternit.

Article 2
Chacun peut se prvaloir de tous les droits et de
toutes les liberts proclams dans la prsente
Dclaration, sans distinction aucune, notamment
de race, de couleur, de sexe, de langue, de religion,
d'opinion politique ou de toute autre opinion, d'origine nationale ou sociale, de fortune, de
naissance ou de toute autre situation.
De plus, il ne sera fait aucune distinction fonde sur le statut politique, juridique ou international
du pays ou du territoire dont une personne est ressortissante, que ce pays ou territoire soit
indpendant, sous tutelle, non autonome ou soumis une limitation quelconque de souverainet.

Article 3
Tout individu a droit la vie, la libert et la sret de sa personne.

Article 4
Nul ne sera tenu en esclavage ni en servitude; l'esclavage et la traite des esclaves sont interdits
sous toutes leurs formes.

Article 5
Nul ne sera soumis la torture, ni des peines ou traitements cruels, inhumains ou dgradants.

Article 6
Chacun a le droit la reconnaissance en tous lieux de sa personnalit juridique.

Article 7
Tous sont gaux devant la loi et ont droit sans distinction une gale protection de la loi. Tous ont
droit une protection gale contre toute discrimination qui violerait la prsente Dclaration et
contre toute provocation une telle discrimination.

Article 8
Toute personne a droit un recours effectif devant les juridictions nationales comptentes contre
les actes violant les droits fondamentaux qui lui sont reconnus par la constitution ou par la loi.

Article 9
Nul ne peut tre arbitrairement arrt, dtenu ni exil.

- 14 -
Article 10
Toute personne a droit, en pleine galit, ce que sa cause soit entendue quitablement et
publiquement par un tribunal indpendant et impartial, qui dcidera, soit de ses droits et
obligations, soit du bien-fond de toute accusation en matire pnale dirige contre elle.

Article 11
1. Toute personne accuse d'un acte dlictueux est prsume innocente jusqu' ce que sa culpabilit
ait t lgalement tablie au cours d'un procs public o toutes les garanties ncessaires sa
dfense lui auront t assures.
2. Nul ne sera condamn pour des actions ou omissions qui, au moment o elles ont t commises,
ne constituaient pas un acte dlictueux d'aprs le droit national ou international. De mme, il ne
sera inflig aucune peine plus forte que celle qui tait applicable au moment o l'acte dlictueux a
t commis.

Article 12
Nul ne sera l'objet d'immixtions arbitraires dans sa vie prive, sa famille, son domicile ou sa
correspondance, ni d'atteintes son honneur et sa rputation. Toute personne a droit la
protection de la loi contre de telles immixtions ou de telles atteintes.

Article 13
1. Toute personne a le droit de circuler librement et de choisir sa
rsidence l'intrieur d'un tat.
2. Toute personne a le droit de quitter tout pays, y compris le sien,
et de revenir dans son pays.

Article 14
1. Devant la perscution, toute personne a le droit de chercher asile
et de bnficier de l'asile en d'autres pays.
2. Ce droit ne peut tre invoqu dans le cas de poursuites
rellement fondes sur un crime de droit commun ou sur des
agissements contraires aux buts et aux principes des Nations Unies.

Article 15
1. Tout individu a droit une nationalit.
2. Nul ne peut tre arbitrairement priv de sa nationalit, ni du
droit de changer de nationalit.

Article 16
1. A partir de l'ge nubile, l'homme et la femme, sans aucune restriction quant la race, la
nationalit ou la religion, ont le droit de se marier et de fonder une famille. Ils ont des droits gaux
au regard du mariage, durant le mariage et lors de sa dissolution.
2. Le mariage ne peut tre conclu qu'avec le libre et plein consentement
des futurs poux.
3. La famille est l'lment naturel et fondamental de la socit et a droit
la protection de la socit et de l'tat.

Article 17
1. Toute personne, aussi bien seule qu'en collectivit, a droit la
proprit.
2. Nul ne peut tre arbitrairement priv de sa proprit

- 15 -
Article 18
Toute personne a droit la libert de pense, de conscience et de religion; ce droit implique la
libert de changer de religion ou de conviction ainsi que la libert de manifester sa religion ou sa
conviction, seule ou en commun, tant en public qu'en priv, par l'enseignement, les pratiques, le
culte et l'accomplissement des rites.

Article 19
Tout individu a droit la libert d'opinion et d'expression, ce qui implique le droit de ne pas tre
inquit pour ses opinions et celui de chercher, de recevoir et de rpandre, sans considrations de
frontires, les informations et les ides par quelque moyen d'expression que ce soit.

Article 20
1. Toute personne a droit la libert de runion et d'association pacifiques.
2. Nul ne peut tre oblig de faire partie d'une association.

Article 21
1. Toute personne a le droit de prendre part la direction des
affaires publiques de son pays, soit directement, soit par
l'intermdiaire de reprsentants librement choisis.
2. Toute personne a droit accder, dans des conditions
d'galit, aux fonctions publiques de son pays.
3. La volont du peuple est le fondement de l'autorit des
pouvoirs publics; cette volont doit s'exprimer par des lections
honntes qui doivent avoir lieu priodiquement, au suffrage
universel gal et au vote secret ou suivant une procdure
quivalente assurant la libert du vote.

Article 22
Toute personne, en tant que membre de la socit, a droit la scurit sociale; elle est fonde
obtenir la satisfaction des droits conomiques, sociaux et culturels indispensables sa dignit et au
libre dveloppement de sa personnalit, grce l'effort national et la coopration internationale,
compte tenu de l'organisation et des ressources de chaque pays.

Article 23
1. Toute personne a droit au travail, au libre choix de
son travail, des conditions quitables et satisfaisantes
de travail et la protection contre le chmage.
2. Tous ont droit, sans aucune discrimination, un
salaire gal pour un travail gal.
3. Quiconque travaille a droit une rmunration
quitable et satisfaisante lui assurant ainsi qu' sa
famille une existence conforme la dignit humaine et
complte, s'il y a lieu, par tous autres moyens de
protection sociale.
4. Toute personne a le droit de fonder avec d'autres des syndicats et de s'affilier des syndicats
pour la dfense de ses intrts.

Article 24
Toute personne a droit au repos et aux loisirs et notamment une limitation raisonnable de la
dure du travail et des congs pays priodiques.

- 16 -
Article 25
1. Toute personne a droit un niveau de vie suffisant pour assurer sa
sant, son bien-tre et ceux de sa famille, notamment pour
l'alimentation, l'habillement, le logement, les soins mdicaux ainsi
que pour les services sociaux ncessaires; elle a droit la scurit en
cas de chmage, de maladie, d'invalidit, de veuvage, de vieillesse ou
dans les autres cas de perte de ses moyens de subsistance par suite de
circonstances indpendantes de sa volont.
2. La maternit et l'enfance ont droit une aide et une assistance
spciales. Tous les enfants, qu'ils soient ns dans le mariage ou hors
mariage, jouissent de la mme protection sociale.

Article 26
1. Toute personne a droit l'ducation. L'ducation doit tre gratuite, au moins en ce qui concerne
l'enseignement lmentaire et fondamental. L'enseignement lmentaire est obligatoire.
L'enseignement technique et professionnel doit tre
gnralis; l'accs aux tudes suprieures doit tre
ouvert en pleine galit tous en fonction de leur mrite.
2. L'ducation doit viser au plein panouissement de la
personnalit humaine et au renforcement du respect des
droits de l'homme et des liberts fondamentales. Elle doit
favoriser la comprhension, la tolrance et l'amiti entre
toutes les nations et tous les groupes raciaux ou
religieux, ainsi que le dveloppement des activits des
Nations Unies pour le maintien de la paix.
3. Les parents ont, par priorit, le droit de choisir le genre d'ducation donner leurs enfants.

Article 27
1. Toute personne a le droit de prendre part librement la vie culturelle de la communaut, de
jouir des arts et de participer au progrs scientifique et aux bienfaits qui en rsultent.
2. Chacun a droit la protection des intrts moraux et matriels dcoulant de toute production
scientifique, littraire ou artistique dont il est l'auteur.

Article 28
Toute personne a droit ce que rgne, sur le plan social et sur le plan international, un ordre tel
que les droits et liberts noncs dans la prsente Dclaration puissent y trouver plein effet.

Article 29
1. L'individu a des devoirs envers la communaut dans laquelle seul le libre et plein dveloppement
de sa personnalit est possible.
2. Dans l'exercice de ses droits et dans la jouissance de ses liberts, chacun n'est soumis qu'aux
limitations tablies par la loi exclusivement en vue d'assurer la reconnaissance et le respect des
droits et liberts d'autrui et afin de satisfaire aux justes exigences de la morale, de l'ordre public et
du bien-tre gnral dans une socit dmocratique.
3. Ces droits et liberts ne pourront, en aucun cas, s'exercer contrairement aux buts et aux
principes des Nations Unies.

Article 30
Aucune disposition de la prsente Dclaration ne peut tre interprte comme impliquant, pour un
tat, un groupement ou un individu, un droit quelconque de se livrer une activit ou d'accomplir
un acte visant la destruction des droits et liberts qui y sont noncs.

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DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI

Preambolo
Considerato che il riconoscimento della dignit inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei
loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libert, della giustizia e della
pace nel mondo;
Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie
che offendono la coscienza dell'umanit, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano
della libert di parola e di credo e della libert dal timore e dal bisogno stato proclamato come la
pi alta aspirazione dell'uomo;
Considerato che indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole
evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e
l'oppressione;
Considerato che indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;
Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti
umani fondamentali, nella dignit e nel valore della persona umana, nell'uguaglianza dei diritti
dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di
vita in una maggiore libert;
Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni
Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti umani e delle libert fondamentali;
Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libert della massima
importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L'ASSEMBLEA GENERALE

Proclama la presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da
raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della
societ, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con
l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libert e di garantirne,
mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo
riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori
sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed
eguali in dignit e diritti. Essi sono dotati
di ragione e di coscienza e devono agire
gli uni verso gli altri in spirito di
fratellanza.

Articolo 2
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e
tutte le libert enunciate nella presente
Dichiarazione, senza distinzione alcuna,
per ragioni di razza, di colore, di sesso,
di lingua, di religione, di opinione
politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra
condizione. Nessuna distinzione sar inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o

- 18 -
internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto
ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranit.

Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libert ed alla sicurezza
della propria persona.

Articolo 4
Nessun individuo potr essere tenuto in stato di schiavit o di
servit; la schiavit e la tratta degli schiavi saranno proibite
sotto qualsiasi forma.

Articolo 5
Nessun individuo potr essere sottoposto a tortura o a
trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalit giuridica.

Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale
tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che
violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilit di ricorso a competenti tribunali contro atti che
violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9
Nessun individuo potr essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza
davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei
suoi doveri, nonch della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11
1. Ogni individuo accusato di un reato presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non
sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le
garanzie necessarie per la sua difesa.
2. Nessun individuo sar condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al
momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o
secondo il diritto internazionale. Non potr del pari essere inflitta alcuna pena superiore a
quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12
Nessun individuo potr essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua
famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, n a lesione del suo onore e della sua
reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o
lesioni

- 19 -
Articolo 13
1. Ogni individuo ha diritto alla libert di movimento e di
residenza entro i confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso
il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14
1. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri
paesi asilo dalle persecuzioni.
2. Questo diritto non potr essere invocato qualora l'individuo
sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle
Nazioni Unite.

Articolo 15
1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2. Nessun individuo potr essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, n del diritto
di mutare cittadinanza.

Articolo 16
1. Uomini e donne in et adatta hanno il diritto di sposarsi
e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di
razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti
riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto
del suo scioglimento.
2. Il matrimonio potr essere concluso soltanto con il
libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
3. La famiglia il nucleo naturale e fondamentale della
societ e ha diritto ad essere protetta dalla societ e
dallo Stato.

Articolo 17
1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una propriet sua personale o in comune con altri.
2. Nessun individuo potr essere arbitrariamente privato della sua propriet.

Articolo 18
Ogni individuo ha diritto alla libert di pensiero, di
coscienza e di religione; tale diritto include la libert di
cambiare di religione o di credo, e la libert di
manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico
che in privato, la propria religione o il proprio credo
nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e
nell'osservanza dei riti.

Articolo 19
Ogni individuo ha diritto alla libert di opinione e di
espressione incluso il diritto di non essere molestato per
la propria opinione e quello di cercare, ricevere e
diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20
1. Ogni individuo ha diritto alla libert di riunione e di associazione pacifica.
2. Nessuno pu essere costretto a far parte di un'associazione.
- 20 -
Articolo 21
1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo
del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso
rappresentanti liberamente scelti.
2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni
di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio
paese.
3. La volont popolare il fondamento dell'autorit
del governo; tale volont deve essere espressa
attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate
a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto,
o secondo una procedura equivalente di libera
votazione.

Articolo 22
Ogni individuo, in quanto membro della societ, ha diritto alla sicurezza sociale, nonch alla
realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con
l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili
alla sua dignit ed al libero sviluppo della sua personalit.

Articolo 23
1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti
condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una rimunerazione equa e soddisfacente che
assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignit umana ed
integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.
4. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di
aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24
Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in
ci una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche
retribuite.

Articolo 25
1. Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a
garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia,
con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario,
all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza
in caso di disoccupazione, malattia, invalidit, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di
perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volont.
2. La maternit e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel
matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26
1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto
riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere
obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e
l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.

- 21 -
2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalit
umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libert
fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza,
l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve
favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3. I genitori hanno diritto di priorit nella scelta del genere di istruzione
da impartire ai loro figli.

Articolo 27
1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunit,
di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni
produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libert
enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29
1. 1 Ogni individuo ha dei doveri verso la comunit, nella quale soltanto possibile il libero e
pieno sviluppo della sua personalit.
2. Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libert, ognuno deve essere sottoposto soltanto a
quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto
dei diritti e delle libert degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale,
dell'ordine pubblico e del benessere generale in una societ democratica.
3. Questi diritti e queste libert non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i
fini e principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30
Nulla nella presente Dichiarazione pu essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un
qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un'attivit o di compiere un atto mirante alla
distruzione di alcuno dei diritti e delle libert in essa enunciati.

Accade troppo spesso, per, che questi diritti non vengono rispettati e vengono gravemente violati.
Numerosi sono gli esempi che si possono apportare ma storicamente il periodo del nazifascismo
costituisce lesempio pi clamoroso di queste violazioni con lolocausto.

Dobbiamo essere crudeli. Dobbiamo riabituarci ad essere crudeli con la coscienza pulita
(Adolf Hitler)

Il termine nazismo (contrazione di nazional-socialismo) definisce


l'ideologia e il movimento politico tedesco collegati all'avvento al
potere in Germania nel 1933 da parte di Adolf Hitler, conclusosi
alla fine della seconda guerra mondiale con la conquista di Berlino
da parte delle truppe sovietiche (maggio 1945).
Il nazismo sposa una forma nazionalista e totalitaria di socialismo
(opposta al socialismo internazionale di stampo marxista).
Il nazismo trae origine dal partito politico guidato da Adolf Hitler,
l'NSDAP (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, Partito
operaio nazionalsocialista tedesco), ed basato sul programma

- 22 -
politico indicato da questi nel libro Mein Kampf. Una volta raggiunto il potere tramite una regolare
elezione, si trasform in dittatura, con un programma di eliminazione anche fisica sia degli
avversari politici che di persone appartenenti a categorie ritenute inferiori o dannose per la societ,
quali gli ebrei, gli slavi, gli omosessuali, i portatori di handicap e i ritardati mentali.
La Germania di questo periodo storico viene generalmente indicata come Germania nazista. Il
nazismo veniva anche chiamato nazionalsocialismo (in tedesco Nationalsozialismus). Gli aderenti
al nazismo erano detti nazisti. Il nazismo fuorilegge nella Germania odierna, anche se alcuni resti,
denominati neonazisti, continuano ad operare in Germania e all'estero. Alcuni revisionisti
disseminano propaganda che nega o minimizza l'Olocausto e altri atti dei nazisti, e cerca di dare una
luce positiva alle politiche naziste e agli eventi sotto le quali si svolsero.
In base al Mein Kampf (La mia battaglia), Hitler svilupp le sue teorie politiche, partendo
dall'attenta osservazione delle politiche dell'Impero Austro-
Ungarico. Egli nacque come cittadino dell'Impero, e
credeva che questo fosse indebolito dalla diversit etnica e
linguistica. Inoltre, vedeva la democrazia come una forza
destabilizzante perch poneva il potere nelle mani delle
minoranze etniche, che erano perci incentivate a
indebolire ulteriormente l'Impero.
Secondo i nazisti, un ovvio errore di questo tipo quello di
permettere o incoraggiare il plurilinguismo all'interno di
una nazione. Questo il motivo per cui i nazisti erano cos
preoccupati di unificare i territori abitati da popolazioni di
lingua tedesca.
Il cuore dell'ideologia nazionalsocialista era il concetto di
razza. La teoria nazista ipotizz la superiorit della razza
ariana come "razza dominante" su tutte le altre e in
particolare sulla razza ebraica. Il concetto di "razza"
l'essenza della dottrina pseudoscientifica nazista.
Per il nazionalsocialismo una nazione la pi alta
espressione della razza. Quindi una grande nazione la creazione di una grande razza. La teoria
dice che le grandi nazioni crescono con il potere militare, e ovviamente il potere militare si sviluppa
da culture civilizzate e razionali. Queste culture naturalmente crescono da razze dotate di una
naturale buona salute e con tratti di aggressivit, intelligenza e coraggio. Le nazioni pi deboli sono
quelle la cui razza impura: sono perci divise e litigiose, e quindi producono una cultura debole.
Le nazioni che non possono difendere i loro confini erano quindi definite come le creazioni di razze
deboli o schiave. Le razze schiave erano ritenute meno meritevoli di esistere rispetto alle razze
dominanti. In particolare, se una razza dominante necessitava di "spazio vitale" (Lebensraum), si
riteneva avesse il diritto di prenderlo e di eliminare o ridurre in schiavit le razze schiave indigene.
Come conseguenza, le razze senza una patria venivano definite "razze parassite": pi gli
appartenenti a una razza parassitaria erano ricchi e pi virulento era considerato il parassitismo. Una
"razza dominante" poteva quindi, secondo la dottrina nazista, rafforzarsi facilmente eliminando le
"razze parassitarie" dalla propria patria. Questa era la giustificazione teorica per l'oppressione e
l'eliminazione fisica degli ebrei e degli slavi, un compito che anche molti nazisti trovavano
personalmente ripugnante ma che compivano giustificando le loro azioni in nome dell'obbedienza
allo Stato nazista. L'uomo che riconosce queste "verit" era detto "capo naturale", quello che le
negava era uno "schiavo naturale". Gli schiavi, soprattutto quelli intelligenti, si riteneva cercassero
sempre di ostacolare i padroni promuovendo false religioni e dottrine politiche.
Per iniziare a diffondere questo pensiero e farlo assimilare dalla popolazione venivano mostrati
filmati di tedeschi deformi, fisicamente o mentalmente, fatti giungere adagio adagio da tutta la
Germania in alcuni centri di raccolta, mettendo in evidenza i loro problemi fisici e mentali; furono
questi i primi esseri umani bruciati nei forni dai nazisti. All'inizio queste operazioni di sterminio

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erano fatte di nascosto: solo gli abitanti del luogo si accorgevano che, dopo ogni arrivo, dai camini
di questi centri di raccolta usciva una grossa quantit di ceneri e forti odori. Si usarono i mezzi di
comunicazione dell'epoca, soprattutto le riprese cinematografiche, per far accettare alla gente queste
pratiche come qualcosa di necessario per il bene comune.
Vennero inoltre prese informazioni su molte persone per verificare se effettivamente erano
originarie della Germania o avevano parentele non ariane. Venne sviluppato un ideale di persona
ariana con determinate caratteristiche (colore degli occhi, dei capelli, ecc): molte donne tedesche
che corrispondevano a tali caratteristiche erano costrette ad unirsi ad uomini tedeschi per generare
figli di razza pura ariana. Tutto questo venne fatto in apposite strutture dove ogni bambino non
aveva una madre o un padre, ma doveva essere allevato alle ideologie naziste fin da piccolissimo in
modo da poter un giorno servire la patria dove meglio erano le sue attitudini.
comunque un fraintendimento pensare che il nazismo fosse incentrato "solo" sulla razza. Le radici
ideologiche del nazismo sono molto pi profonde e possono essere
trovate nella tradizione romantica dell'Ottocento. Molto spesso il
pensiero del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche indicato come
principio del nazismo, soprattutto nella descrizione del "Oltreuomo",
anche "Superuomo" o bermensch in tedesco (Hitler stesso si
dichiar tale); bisogna tuttavia ricordare che Nietzsche non solo era
profondamente infastidito dagli antisemiti ma che mai nei suoi libri
pubblicati prima della morte aveva inteso in senso razziale il primato
dell'Oltreuomo, da intendersi piuttosto come intellettuale ed
esistenziale (il filosofo, oltretutto, era contrario alla concezione di
superiorit dello stato; anzi, era ben convinto che l'individuo fosse
oltre la nazione). Nonostante ci non si pu negare che molti motivi
ripresi dal nazismo - l'esaltazione della volont prevaricatrice, il disprezzo per i valori cristiani e la
celebrazione della potenza dell'uomo come valore primario - siano effettivamente parte integrante
del pensiero nietzscheano.
La teoria economica nazista era immediatamente preoccupata da problemi di economia interna e
aveva separatamente delle concezioni ideologiche sull'economia internazionale.
Hitler si riproponeva di risolvere tre problemi che affliggevano la Germania:
1. L'eliminazione della disoccupazione
2. L'eliminazione dell'iperinflazione
3. L'espansione della produzione di beni di consumo per migliorare il tenore di vita delle classi
sociali medio-basse.
Tutti questi obiettivi erano intesi ad indirizzare le imperfezioni percepite della Repubblica di
Weimar e a solidificare il supporto popolare del partito.
In questo l'NSDAP ebbe molto successo. Tra il 1933 e il
1936 il PIL della Germania Nazista crebbe con un tasso
medio annuo del 9.5%, e il tasso della sola crescita
industriale fu del 17.2%, l'iperinflazione venne
efficacemente combattuta.
Questa espansione lanci l'economia tedesca fuori da
una profonda depressione e port al pieno impiego in
meno di quattro anni. I consumi pubblici nello stesso
periodo crebbero del 18,7%, mentre quelli privati del
3,6% annuo. Siccome questa produzione era
primariamente di consumo la pressione inflazionistica risollev la testa, comunque ben inferiore
rispetto al periodo della Repubblica di Weimar. La corsa sfrenata al riarmo, la creazione di una
imponente macchina bellica (e le concomitanti pressioni per il suo utilizzo), hanno portato alcuni
commentatori alla conclusione che la guerra in Europa era inevitabile solo per motivi meramente
economici. Questo non vuol dire che altre e pi importanti considerazioni politiche non siano da

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biasimare. Significa solo che l'economia stata, ed , soprattutto in riferimento alla teoria marxista-
leninista, uno dei fattori primari che motivano qualsiasi societ ad andare in guerra.
Sul piano internazionale, il partito nazista accreditava che
una cabala bancaria internazionale fosse responsabile
della depressione degli anni '30. Il controllo di questa
cabala venne identificato nel "gruppo etnico" dei giudei,
fornendo cos un altro tassello alla motivazione ideologica
per la distruzione degli ebrei nell'olocausto. Comunque,
l'esistenza di grosse banche internazionali o banche
d'affari era ben nota a quei tempi. Molte di queste
organizzazioni erano in grado di esercitare influenza sugli
stati nazionali tramite il rifiuto o la concessione di crediti.
Questa influenza non era limitata ai piccoli stati che
precedettero la creazione dell'Impero Germanico come
entit nazionale negli anni 1870, ma si ritrova nella storia
di tutti i principali stati europei a partire dal XVI secolo.
Infatti, alcune compagnie transnazionali del periodo tra il
1500 e il 1800 (la Compagnia olandese delle indie orientali ne un buon esempio) vennero formate
specificamente per ingaggiare guerra su procura di un coinvolgimento governativo, invece che
essere l'opposto.
Utilizzando una nomenclatura pi moderna, possibile dire che il partito nazista era contro il potere
delle corporazioni transnazionali. Questa semplice posizione anti-corporativa condivisa da molti
partiti di centro-sinistra cosi come da molti gruppi politici che si rifanno al socialismo libertario.

importante notare che la concezione di "economia internazionale" del partito nazista era molto
limitata. Come il termine "nazionalsocialista" della sigla NSDAP suggerisce, la motivazione
primaria del partito era quella di incorporare le risorse internazionali all'interno del Reich con la
forza, piuttosto che con il commercio (si confronti con il socialismo internazionale praticato
dall'Unione Sovietica e con l'organizzazione per il commercio detta COMECON). Questo rende la
teoria economica internazionale un fattore a supporto dell'ideologia politica, piuttosto che il piano
centrale di una piattaforma, come in molti partiti politici
moderni.
Dal punto di vista economico, nazismo e fascismo sono collegati.
Il nazismo pu essere considerato un sottoinsieme del fascismo,
dove tutti i nazisti sono fascisti, ma non tutti i fascisti sono nazisti.
Il nazismo condivide molti aspetti con il fascismo: il controllo
completo del governo su finanza e investimenti (allocazione del
credito), industria e agricoltura. Nonostante ci, in entrambi i
sistemi, il potere corporativo e i sistemi basati sul mercato per la
formazione dei prezzi esistono ancora. Citando Benito Mussolini:
"Il fascismo dovrebbe pi appropriatamente chiamarsi Corporativismo perch una fusione tra
Stato e potere corporativo".
Piuttosto che uno Stato che richiede beni alle imprese ed alloca le materie prime necessarie alla
produzione (come nei sistemi socialisti e comunisti), lo Stato paga per tali beni. Questo permette ai
prezzi di giocare un ruolo essenziale nel fornire informazioni sulla scarsit dei materiali, o nel
specificare le richieste in termini di tecnologia e lavoro (compresa l'educazione per il lavoro
specializzato) necessarie alla produzione dei beni. Inoltre, entrambi i partiti fascisti, in Italia e
Germania, cominciarono come movimenti sindacali e crebbero fino a diventare dittature totalitarie.
Questa idea venne mantenuta per tutto il tempo in cui tennero il potere, con il controllo statale usato
come mezzo per eliminare il presupposto conflitto nelle relazioni tra dirigenza e forza lavoro.

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Come altri regimi fascisti, il regime nazista enfatizz l'anticomunismo e la supremazia del capo
(Fhrerprinzip), un elemento chiave dell'ideologia fascista nel quale il governante viene ritenuto
come incarnazione del movimento politico e della nazione. Contrariamente ad altre ideologie
fasciste, il nazismo era virulentemente razzista. Alcune delle manifestazioni del razzismo nazista
furono:
Antisemitismo, che culmin nell'olocausto;
Nazionalismo etnico, incluse le nozioni di tedeschi come Herrenvolk ("razza dominante") e
bermensch ("superuomo");
Un credo nel bisogno di purificare la razza tedesca attraverso l'eugenetica, che culmin
nell'eutanasia involontaria dei disabili.
Con la parola antisemitismo si indicano i pregiudizi e gli atteggiamenti persecutori nei confronti
degli ebrei.
Il termine venne coniato nel diciannovesimo secolo in
Germania, da parte del nazionalista Wilhelm Marr,
come eufemismo di Judenhass (odio degli ebrei):
per etimologia si dovrebbe riferire a tutti i popoli
Semiti (cio quelli che parlano lingue appartenenti al
gruppo semitico, inclusi l'arabo, l'ebraico, l'aramaico e
l'amarico), ma in pratica sempre stato riferito ai soli
ebrei.
Tra i peggiori episodi di antisemitismo della storia il
primo posto spetta sicuramente alla Shoah, lo
sterminio perpetrato dai nazisti negli anni quaranta: nei
campi di concentramento nazisti sono morti circa sei milioni di ebrei su una popolazione totale di
circa dodici milioni di ebrei europei.
Il termine olocausto (dal greco holos "completo" e kaustos "rogo" come nelle offerte sacrificali)
venne introdotto alla fine del XX secolo per riferirsi al tentativo compiuto dalla Germania nazista di
sterminare tutti quei gruppi di persone ritenuti
"indesiderabili".
La parola olocausto (dal greco holokauston, che
significa letteralmente "tutto bruciato", cio "rogo
sacrificale offerto a Dio"), si riferiva
originariamente ai sacrifici che venivano richiesti
agli ebrei dalla Torah: si trattava di sacrifici di
animali uccisi in maniera rituale e bruciati
sull'altare del tempio. Solo in tempi recenti il
termine olocausto stato attribuito a massacri o
catastrofi su larga scala. A causa del significato
teologico che la parola porta, molti ebrei trovano
problematico l'uso di tale termine: viene infatti
considerato offensivo dal punto di vista teologico pensare che l'uccisione di milioni di ebrei sia stata
una "offerta a Dio"; inoltre il popolo ebraico non stato "tutto bruciato", perch un suo resto
sopravvissuto al genocidio.
Shoa (, traslitterato anche Shoah o Sho'ah), che in lingua ebraica significa "distruzione" (o
"desolazione", o "calamit", con il senso di una sciagura improvvisa, inaspettata), un'altra parola
utilizzata per riferirsi all'Olocausto. Questo termine viene usato da molti ebrei e da un numero
crescente di non ebrei a causa del disagio legato al significato letterale della parola olocausto.
Cionondimeno riconosciuto il fatto che la stragrande maggioranza delle persone che usano il
termine olocausto non intendono tali implicazioni.
Il termine olocausto viene principalmente utilizzato per indicare lo sterminio sistematico di circa 6
dei 9,5 milioni di ebrei che vivevano in Europa prima della seconda guerra mondiale. Il numero

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delle vittime confermato dalla vasta documentazione lasciata dai nazisti stessi (scritta e
fotografica) e dalle testimonianze dirette (di vittime, carnefici e spettatori) e dalle registrazioni
statistiche delle varie nazioni occupate.
In alcuni ambienti il termine olocausto viene usato per descrivere l'omicidio sistematico di altri
gruppi che vennero colpiti nelle stesse circostanze dai Nazisti, compresi i gruppi etnici Rom e Sinti
(i cosiddetti zingari), comunisti, omosessuali, malati di mente, Testimoni di Geova, russi, polacchi
ed altre popolazioni slave. Aggiungendo anche questi gruppi il totale di vittime del Nazismo
stimabile tra i dieci e i quattordici milioni di civili, e fino a quattro milioni di prigionieri di guerra.
Oggigiorno il termine viene usato anche per descrivere altri tentativi di genocidio, commessi prima
e dopo la seconda guerra mondiale, o pi in
generale, per qualsiasi ingente perdita deliberata
di vite umane, come quella che potrebbe risultare
da una guerra atomica, da cui la frase "olocausto
nucleare".

Mentre oggigiorno il termine 'olocausto' si


riferisce solitamente al summenzionato assassinio
di ebrei su larga scala, viene a volte usato per
riferirsi ad altri casi di genocidio, specialmente
quello armeno e quello ellenico che port
all'uccisione di 2,5 milioni di cristiani da parte del
governo nazionalista ottomano dei Giovani Turchi
tra il 1915 e il 1923. Comunque, il governo turco
nega ufficialmente che ci sia mai stato un genocidio, sostenendo che la maggior parte delle morti fu
causata da conflitti armati, malattie e carestia, durante le rivolte della prima guerra mondiale; questo
nonostante il fatto che molte delle vittime si ebbero in villaggi molto distanti dal campo di battaglia
e che ci siano pesanti indizi che vi fosse stato un tentativo di colpire talune comunit non-islamiche
(malgrado lo sterminio armeno non abbia coinvolto in quel periodo la comunit armena di Istanbul
e le comunit ebraiche turche non abbiano subito particolari vessazioni, in quanto gruppo religioso).
Le eliminazioni di massa venivano condotte in modo sistematico: venivano fatte liste dettagliate di
vittime presenti, future e potenziali, cos come sono state trovate le meticolose registrazioni delle
esecuzioni. Oltre a ci, uno sforzo considerevole fu speso durante il corso dell'olocausto per trovare
metodi sempre pi efficienti per uccidere persone in massa, ad esempio passando
dall'avvelenamento con monossido
di carbonio dei campi di sterminio
dell'Operazione Reinhard di Belzec,
Sobibor e Treblinka, all'uso dello
Zyklon-B di Majdanek e Auschwitz;
camere a gas che utilizzavano
monossido di carbonio per gli
omicidi di massa venivano usati nel
campo di sterminio di Chelmno.

In aggiunta alle esecuzioni di massa,


i nazisti condussero molti
esperimenti medici sui prigionieri,
bambini compresi. Uno dei nazisti
pi noti, il Dottor Josef Mengele, era
conosciuto per i suoi esperimenti
come l'"angelo della morte" tra gli
internati di Auschwitz.

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La portata di quello che accadde nelle zone controllate dai nazisti non si conobbe fino a dopo la fine
della guerra. Numerose voci e testimonianze di rifugiati diedero comunque qualche informazione
sul fatto che gli ebrei venivano uccisi in grande numero. Si tennero anche delle manifestazioni
come, ad esempio, quella tenuta il 29 ottobre
1942 nel Regno Unito; molti esponenti del
clero e figure politiche tennero un incontro
pubblico per mostrare il loro sdegno nei
confronti della persecuzione degli ebrei da
parte dei tedeschi.
campi di concentramento per gli
"indesiderabili" erano disseminati in tutta
l'Europa, con nuovi campi creati vicino ai
centri con un'alta densit di popolazione
"indesiderata": ebrei, intellighenzia polacca,
comunisti e gruppi Rom. La maggior parte
dei campi era situata nell'area del
Governatorato Generale.

I campi di concentramento per ebrei ed altri "indesiderabili" esistevano anche nella stessa
Germania: bench non fossero pensati specificatamente per lo sterminio sistematico, i prigionieri di
molti di questi morirono a causa delle terribili condizioni di vita o a causa di esperimenti condotti su
di loro da parte dei medici dei campi.

Alcuni campi, come quello di Auschwitz-Birkenau, combinavano il lavoro schiavistico con lo


sterminio sistematico. All'arrivo in questi campi i prigionieri venivano divisi in due gruppi; quelli
troppo deboli per lavorare venivano uccisi immediatamente nelle camere a gas (che erano a volte
mascherate da docce) e i loro corpi bruciati, mentre gli altri venivano impiegati come schiavi nelle
fabbriche situate dentro o attorno al campo. I nazisti costrinsero anche alcuni dei prigionieri a
lavorare alla rimozione dei cadaveri e
allo sfruttamento dei corpi. I denti
d'oro venivano estratti e i capelli delle
donne (tagliati a zero prima che
entrassero nelle camere a gas)
venivano riciclati per farne coperte o
calze.

Tre campi: Belzec, Sobibor, e


Treblinka II, erano usati
esclusivamente per lo sterminio. Solo
un piccolo numero di prigionieri
veniva tenuto in vita per svolgere i
compiti legati alla gestione dei
cadaveri delle persone uccise nelle
camere a gas.

Il trasporto dei prigionieri nei campi era spesso svolto utilizzando convogli ferroviari composti da
carri bestiame, con un ulteriore elemento di umiliazione e di disagio dei prigionieri.
L'antisemitismo era comune nell'Europa degli anni '20 e '30 (anche se le sue origini risalgono a
molti secoli prima). L'antisemitismo fanatico di Adolf Hitler venne esposto nel suo libro del 1925, il

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Mein Kampf, che, inizialmente ignorato, divenne popolare in Germania quando Hitler acquist
potere politico.

Corpi rinvenuti a BuchenwaldIl 1 aprile 1933, poco dopo l'elezione di Hitler al cancellierato, il
fanatico antisemita Julius Streicher, con la
partecipazione delle Sturmabteilung ed attraverso le
colonne della rivista antisemita Der Strmer da lui
diretta, organizz una giornata di boicottaggio di
tutte le attivit economiche tedesche gestite da ebrei
(l'ultima impresa gestita da ebrei rimasta in
Germania venne chiusa il 6 luglio 1939). Nonostante
la fredda accoglienza da parte della popolazione
tedesca che fece rientrare il boicottaggio dopo solo
un giorno, questa politica serv a introdurre una serie
di progressivi atti antisemiti che sarebbero poi
culminati nella Shoah.

Con una serie di successive leggi le autorit tedesche limitarono sempre pi le possibili attivit della
popolazione ebraica fino a giungere, nel
settembre 1935, alla promulgazione delle
leggi di Norimberga che, di fatto,
esclusero i cittatini di origine ebraica da
ogni aspetto della vita sociale tedesca.

L'iniziale politica tedesca di obbligare gli


ebrei ad un'emigrazione forzata dai
territori del Reich raggiunse il suo apice
nel corso del pogrom del 9-10 novembre
1938, passato alla storia con il nome di
Notte dei cristalli, quando circa 30.000
ebrei vennero deportati presso i campi di
Buchenwald, Dachau e Sachsenhausen ed
obbligati ad abbandonare, spogliati di ogni
bene, la Germania e l'Austria (annessa nel
marzo di quell'anno alla Germania) per poter riottenere la libert.

Allo scoppio del secondo conflitto


mondiale la politica di emigrazione
forzata non pot pi essere praticata con
successo a causa delle difficolt imposte
dalla guerra stessa. La nuova soluzione
si bas sul fatto che in molte citt
d'Europa gli ebrei avevano vissuto in
zone ben delimitate. Per questo i nazisti
formalizzarono i confini di queste aree e
imposero una limitazione degli
spostamenti agli ebrei che vi erano
confinati, creando i ghetti moderni. I
ghetti erano, a tutti gli effetti, prigioni
nelle quali molti ebrei morirono di fame e
malattie; altri furono uccisi dai nazisti e

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dai loro collaboratori dopo essere stati sfruttati nell'impiego a favore dell'industria bellica tedesca.

Durante l'invasione dell'Unione Sovietica oltre


3.000 uomini appartenenti ad unit speciali
(Einsatzgruppen) seguirono le forze armate naziste
e condussero uccisioni di massa della popolazione
ebrea che viveva in territorio sovietico. Intere
comunit vennero spazzate via, venendo catturate,
derubate di tutti i loro averi e uccise sul bordo di
fossati.

Nel dicembre del 1941 Hitler decise infine di


sterminare gli ebrei d'Europa, durante la Conferenza
di Wannsee (20 gennaio 1942), molti leader nazisti
discussero i dettagli della "soluzione finale della
questione ebraica" (Endlsung der Judenfrage).

.Dalle minute della Conferenza risulta che


il dottor Josef Buhler, segretario di Stato
per il Governatorato Generale, spinse
Reinhard Heydrich ad avviare la
soluzione finale nel proprio distretto
amministrativo.

Le decisioni prese a Wannsee portarono


alla costruzione dei primi campi di
sterminio nel contesto dell'Operazione
Reinhard che provvide alla costruzione ed
all'utilizzo di tre centri situati nel
Governatorato Generale: Treblinka,
Sobibr e Belzec che complessivamente,
tra il 1942 ed l'ottobre 1943, portarono alla morte di 1.700.000 persone deportate dai ghetti
attraverso l'utilizzo di camere a gas fisse e mobiliche sfruttavano il monossido di carbonio per le
uccisioni.

Le esperienze maturate nei campi


dell'Operazione Reinhard condussero
all'ampliamento del campo di concentramento
di Auschwitz, situato strategicamente in una
zona di facile accessibilit ferroviaria, e alla
creazione di quattro nuove grandi camere a gas
ed impianti di cremazione presso il centro
distaccato di Auschwitz II - Birkenau. Ad
Auschwitz, per lo sterminio degli ebrei, vennero
studiate nuove soluzioni che permettessero di
eliminare il maggior numero di soggetti nel
modo pi rapido ed efficiente. Negli alti
comandi nazisti, in particolare, si mirava al

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risparmio delle munizioni che divenivano preziosissime per l'avanzata sul fronte orientale. Vennero
dunque utilizzate le camere a gas, nelle quali il gas Zyklon B (acido prussico) veniva immesso
attraverso normali docce: le vittime morivano per asfissia nell'arco di 10-15 minuti.

Si calcola che durante la seconda guerra mondiale persero la vita circa sei milioni di ebrei. Le
condizioni di abbrutimento ed annichilimento della persona sono state riportate nelle pagine di Se
questo un uomo, capolavoro dello scrittore italiano
Primo Levi, deportato ad Auschwitz e miracolosamente
sopravvissuto alla prigionia nel campo di sterminio.
Primo Levi (1919 - 1987) stato uno dei pi importanti
scrittori della letteratura italiana del Novecento, ma
soprattutto stato un grande uomo che ha vissuto sulla sua
pelle la terribile esperienza dellOlocausto. Essendo ebreo,
allet di soli diciannove anni fu
internato con altri italiani di origine
semitica prima nel campo di
sterminio di Fossoli e poi in quello
di Auschwitz, dove rimase fino
allarrivo dei russi.
Nel romanzo Se questo un
uomo, possiamo ritrovare unampia
descrizione sia fisica che
psicologica. Egli si presenta come un uomo basso, con
palpebre e guance gonfie, collo sottile e costole in
evidenza. Nei primi tempi passati nel campo di sterminio
riesce a conservare le energie, riuscendo quindi a svolgere
abbastanza facilmente le mansioni a lui assegnate, ma col passare del tempo le forze lo
abbandonano a causa delle pessime condizioni.
un uomo astuto, infatti, col tempo e con laiuto di alcuni compagni, riesce a gestire dei piccoli
traffici. anche comprensivo e altruista, qualit dimostrate in particolare negli ultimi dieci giorni di
prigionia quando, nonostante sia molto debole e malato, fa di tutto pur di assistere e curare i malati
e assicurare loro del cibo e un posto caldo, oltre che trasmettere loro la speranza e la forza di non
arrendersi.
Tutta questa volont di vivere pu essere spiegata attraverso una frase pronunciata dal protagonista
a pag.14-15: non esiste la felicit o linfelicit perfetta, poich alla loro realizzazione si oppongono
diversi momenti: linsufficiente conoscenza del futuro, che pu essere incertezza nel domani e
speranza; la sicurezza della morte; le cure materiali.
Questo significa che Levi considerava la vita non un cammino
perfetto e lineare, ma una serie di alti e bassi; cos momenti di
grande gioia saranno turbati dal pensiero che non si sa cosa ci
riserva il destino e quanto questa felicit durer, mentre in
momenti estremamente drammatici ci sar sempre la speranza in
un futuro migliore.
Questa volont di andare avanti per non data solo dal carattere
forte di Levi, ma anche dalla sua et. Egli infatti aveva solo 24
anni e, come tutti i giovani, aveva dei sogni, seguiva degli ideali,
che non gli hanno permesso di soccombere come tutti gli altri,
ma di rimanere un uomo e sopravvivere alla grande macchina
costruita per loro dai nazisti per deriderli e vilipenderli.
Anche dopo la liberazione si mantiene sempre attivo, infatti
simpiega presso unindustria di vernici di cui diventa presto il

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dirigente, e contemporaneamente inizia a scrivere il romanzo Se questo un uomo, pubblicato nel
1947, che nasce dal forte e immediato bisogno di raccontare la sua terribile esperienza nel Lager.
Da qui inizia la sua fiorente carriera come scrittore, che si affianca a quella di chimico e si
concretizza in opere come La chiave a stella, I sommersi e i salvati, Se non ora, quando?, Il
sistema periodico, I racconti e La tregua.
Levi per non guarito nellanimo, e porta con s il ricordo degli orrori del Lager. Saranno forse
questi pensieri che, nel 1987, lo porteranno a togliersi la vita. E il nazismo ha vinto anche su
quelluomo che sembrava avercela fatta.

Il romanzo autobiografico Se questo un uomo stato scritto da Primo Levi nel 1946, e descrive
il suo periodo di prigionia nel campo di concentramento tra il 1944 e il 1945. Qui, insieme a tutti gli
altri ebrei, viene privato di tutto, costretto a vivere in strette e sporche cuccette, soffrire il freddo e
la fame e lavorare duramente con ritmi insopportabili, senza poter reagire, fino allarrivo degli
alleati.

evidente che il tema centrale del romanzo lodio dei nazisti verso gli ebrei convertito nella
persecuzione e la deportazione nei campi di concentramento.

In questi brutali luoghi i tedeschi si misero allopera, umiliando,


facendo lavorare duramente e costringendo a sottostare ai loro
ordini i prigionieri, al fine di trasformarli dagli uomini che erano
alle bestie che vedevano in loro.

Questo anche uno dei motivi per cui vengono applicate leggi che
regolano la vita del lager, atte soprattutto a distruggere la dignit
di ogni singolo individuo. Come apprendiamo dal romanzo, per
prima cosa gli Haftlinge, ovvero i deportati, venivano privati di
tutto, dai vestiti ai capelli, dai documenti al nome, sostituito con
un numero tatuato sul braccio sinistro.

Dormivano in cuccette strette e fitte come celle dalveare spesso


condivise con un altro prigioniero; il pranzo era rappresentato da
una misera razione di pane raffermo e la cena da una zuppa
acquosa di patate, mentre il lavoro disumano cui erano sottoposti
consisteva nel trasportare pesantissimi carichi senza mai potersi
riposare, neanche alla presenza di pioggia, neve e vento o di domenica.
Poich i giorni di riposo erano veramente rari, lunico luogo di tregua era linfermeria, il cosiddetto
Ka-Be; tuttavia per essere ricoverati bisognava attendere per pi di dieci ore in piedi nudi per la
visita e passare la selezione tra ricoverabili e malati
terminali, mandati alle camere a gas.
Ad aggravare ulteriormente la situazione, ogni tanto,
cerano le selezioni durante le quali tre SS passavano
per le baracche e dopo aver osservato per pochi
secondi il fisico dei prigionieri decidevano chi
dovesse vivere e chi morire con un s o con un no.
Lunico modo per sopravvivere era quello di rubare e
barattare con camicie, coltelli o qualunque altro
genere di prima necessit ci che si era rubato oppure
il proprio rancio, ma cos facendo la quantit di cibo
rimasta non permetteva di recuperare le energie
consumate durante il lavoro, e di conseguenza spesso i prigionieri si indebolivano e si ammalavano.

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Ecco quali erano le condizioni di quei poveri uomini e quelle povere
donne colpevoli unicamente di essere ebrei. Ridotti ad animali, automi,
vivi solo nel corpo, ma non nellanimo.
Nonostante ci, i primi bombardamenti risvegliarono in loro un
sentimento di speranza che diede loro motivo di resistere fino al giorno in
cui sarebbero stati liberati. In effetti questo accadde e finalmente quelli
che prima erano solo numeri ritornarono ad essere uomini, ma Levi
troppo debole a causa della scarlattina
contratta pochi giorni prima, non poteva
affrontare un lungo viaggio attraverso il
freddo e la fame, cos dovette rimanere nel
lager in attesa dellarrivo dei russi.
Passarono dieci giorni, e non vi era pi cibo, se non patate, non vi era
pi animo umano, se non gli ammalati lasciati alla loro sorte nel Ka-
Be. Per fortuna Primo e altri suoi compagni ricoverati anche loro,
organizzarono una vera e propria lotta per la sopravvivenza fino alla
conquista della libert grazie alla venuta dei
Sovietici.
Non credo che ci sia di bisogno di spiegare il
perch di questo libro, il significato chiaro: far
conoscere, farci percepire tutti i dolori e le sensazioni che si provano a vivere in
un lager, nel quale si deve lottare per difendere la propria dignit pur sapendo
che il destino ormai segnato, nel quale vedi migliaia di compagni morire e sai
che prima o poi arriver anche il tuo turno.
Questo per non dimenticare quello che stato, quello che luomo stato capace
di fare e far s che cose del genere non si ripetano mai pi.

Voi che vivete sicuri


Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un s o per un no.
Considerate se questa una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza pi forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

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Un mondo ineguale

Questi uomini sopravvissuti alle torture e alle sofferenze patite nei Lager, che hanno vissuto sulla
propria pelle queste esperienze sovraumane e spietate hanno espresso il desiderio di mantenere viva
la memoria di quello che accaduto per evitare il ripetersi di simili nefandezze.
Parafrasando un po quello che il loro volere ci troviamo, ai giorni nostri, nella civilt del terzo
millennio, a dover fare i conti con il perpetrarsi di violazioni continue dei tanto decantati diritti
delluomo. Oltre al fatto che molte nazioni non hanno ancora riconosciuto la dichiarazione
universale dei diritti delluomo; un nuovo olocausto si sta svolgendo sotto i nostri occhi: la realt
dei paesi del terzo e del quarto mondo.
La shoah ha avuto come movente una teoria filosofica folle e bislacca basata sulle differenzi razziali
e su un odio tanto atavico quanto bestiale, oggi la causa di tutto questo malessere di societ ai
margini della sopravvivenza legoismo, la cupidigia e ahim anche lindifferenza.
Lindifferenza, il male del secolo, il principale tarlo malefico che distrugger la nostra civilt
intaccando principalmente i valori culturali e morali che ci hanno sempre contraddistinto.
Dati di fonti statistiche autorevoli
tuonano affermando che ogni tre
minuti muore un bambino di fame,
di sete, malattia e stenti; pi di
trecentomila persone vivono con
meno di un euro al giorno quando
noi, ad unanalisi sommaria e
superficiale, ne consumiamo
almeno trenta euro pro capite.
Bisogna intervenire radicalmente
non solo con la beneficenza, ma
rendendo autonome nazioni
sottosviluppate. Per fare ci bisogna
analizzare a fondo il significato
della parola sviluppo, individuare i
problemi e le cause di questo
mancato sviluppo e formulare delle
soluzioni.
Secondo una definizione tra le pi utilizzate, lo sviluppo la capacit di una societ di soddisfare i
bisogni primari della popolazione e di permettere a questultima di accrescere il proprio benessere.
Lo sviluppo deriva quindi dalla crescita economica, ma anche da molti altri aspetti che concorrono a
determinare la qualit della vita.
Oltre che dalla crescita del reddito e della produzione, lo sviluppo deriva dai miglioramenti
nellistruzione, nella salute, nelle disponibilit alimentari per tutti i cittadini, nella disoccupazione,
nelle disuguaglianze sociali ecc.
Il sottosviluppo quindi non dipende solo dai bassi redditi o dalla scarsa produzione, che restano
comunque aspetti fondamentali.
Vi sottosviluppo anche dove il livello distruzione e le condizioni sanitarie della popolazione sono
insufficienti, oppure dove vi sono forti disparit sociali (per esempio pochi ricchi e moltissimi
poveri) o livelli di disoccupazione molto elevati.
Nel mondo attuale i divari di sviluppo sono molto marcati: accanto a paesi ricchi, con alto livello di
salute e con un buon livello di benessere medio della popolazione che fanno parte di un insieme
detto Nord del mondo, ve ne sono molti altri dove la qualit della vita nettamente inferiore e che
formano il Sud del mondo.
Basti pensare che la popolazione del Nord del mondo (poco pi di un miliardo di persone) ha a
disposizione quasi 180% della ricchezza mondiale e che i circa 5 miliardi di persone che vivono

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nel Sud del mondo ne hanno a disposizione solo il 20%. Anche allinterno del Sud del mondo le
differenze sono consistenti:
accanto a paesi con un tenore di
vita modesto ma sufficiente per
la media della popolazione, come
il Messico o lArgentina, ve ne
sono altri dove si muore di fame.
I problemi di fame interessano
circa 800 milioni di persone.
Mediamente occorre assumere
attraverso lalimentazione 2 500
calorie giornaliere e comunque
non meno di 2 100, sotto le quali
vi sono grandi problemi di
sottoalimentazione. Per definire
sviluppo e sottosviluppo vi sono,
come gi visto, criteri diversi.
Oltre a quelli economici e sociali
possiamo utilizzare anche la
crescita numerica della
popolazione e la situazione geopolitica. Secondo il primo criterio i paesi poveri hanno solitamente
una crescita di popolazione elevatissima e i bambini nati hanno pochissime prospettive di vita e
comunque molto pi scarse rispetto ai pochi bambini che nascono nel Nord del mondo.
Analizzando invece la situazione geopolitica ci rendiamo conto come questi conflitti possono
gravare molto sullo sviluppo di alcune aree soprattutto se questi investono aree sottosviluppate e
oramai ben noto che negli anni novanta numerosi sono stati i conflitti che hanno illuminato i cieli
del sud del mondo come lAfrica, lAsia centro-meridionale, il Centroamerica, lEuropa balcanica e
il Caucaso. Oltre alle gravose perdite umane questi conflitti aggravano le carenze alimentari e
soprattutto quelle igienico sanitarie dovute allo spostamento di grandi masse di persone che cercano
di scampare ai conflitti bellici diventando profughi.
importante tener conto che la divisione tra Nord e Sud del mondo non statica perch le
condizioni posso mutare favorevolmente, nel senso che un paese sottosviluppato trovi la strada per
lautosufficienza, o negativamente se si verifica il contrario e un esempio eclatante p fornito
dallArgentina che nel 1939 aveva un tenore di vita pi elevato di quello italiano e che ora invece
lItalia ha superato il paese argentino triplicando questo dato.
Il processo di globalizzazione ha poi intensificato le relazioni economiche politiche e culturali tra
gli Stati anche se questa integrazione si verificata soltanto in una parte dei paesi del mondo mentre
per altri si sono verificati in misura pi debole e in altri per niente; possiamo affermare che su 200
paesi solo alcune decine hanno fatto parte del processo di globalizzazione mentre altrettanti paesi
hanno visto morire la propria economia. Sono pochissimi, infatti, i paesi che grazie a questo
processo economico hanno ingrandito la loro sfera di influenza e sono i paesi della cosiddetta
Triade formata da tre giganti economici e da alcuni altri paesi sviluppati come il Canada,
lAustralia, la Nuova Zelanda, Singapore e la Corea del Sud.
Il primo gigante economico e lunica superpotenza
economica, politica e militare sono gli Stati Uniti dAmerica
che hanno rafforzato il loro peso economico nella principale
zona dinfluenza ossia Canada e America Latina grazie ad
unintensa azione delle banche statunitensi.
Il secondo gigante rappresentato dallEuropa occidentale
che, anche se non rappresenta come un tempo il centro del
mondo, conserva ancora un notevole peso grazie alle sue

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tradizioni, al suo peso nellindustria e
allestensione dei propri rapporti commerciali ed
economici con gli altri paesi del mondo nonch
alla grande influenza esercitata sullEuropa
orientale e sulle ex colonie africane.
La terza area pi forte il Giappone un altro
colosso economico che anche la seconda potenza
economica mondiale con una sfera dinfluenza che
raggiunge la Corea del sud e lAsia orientale dove
intensa lesportazione di merci, capitali e
tecnologie.
Le restanti parti del pianeta, quasi del tutto appartenenti al Sud del Mondo posso essere divise in
quattro gruppi:
1) Le potenze economiche di secondo livello;
2) I nuovi paesi industrializzati;
3) I paesi esportatori di petrolio;
4) I paesi in via di sottosviluppo.
La prima classificazione si riferisce a tutti quei paesi che sono ricchi di materie prime, ma
posseggono anche le tecnologie necessarie per sfruttarle diventando cos una industria che
seconda solo ai pi importanti paesi sviluppati. Traviamo in questo raggruppamento lIndia, il
Brasile e il Sudafrica.
I nuovi paesi industrializzati comprendono la Turchia, il Messico, le Filippine ecc.. che grazie al
basso costo del lavoro, ai governi stabili , alla presenza di aree urbane e infrastrutture e altri
particolari requisiti, hanno avuto un processo di industrializzazione rapido e intenso sin dagli anni
sessanta. Sono anche paesi meno popolosi e meno estesi ma caratterizzati da un forte export di beni
industriali.
Il terzo raggruppamento rappresentato dallAlgeria, dalla Libia,
la Nigeria, lIran, lIraq, lArabia Saudita, il Kuwait il Venezuela
ecc.. che sono produttori ed esportatori di petrolio che hanno
saputo accumulare grandi capitali e cos fare grandi trasformazioni
interne come la costruzione di strade, ferrovie,industrie e ad offrire
servizi per la popolazione incrementando il tenore di vita anche se
presente anche un enorme divario tra ceti ricchi e ceti poveri.
Questi paesi, con le ricchezze accumulate hanno anche acquistato
numerosi armi per imporre e aumentare il loro peso geopolitica nel
mondo. La quarta classificazione su rivolge a quei paesi pi poveri
del Quarto mondo nei quali leconomia da anni in via di
sottosviluppo. Questi paesi non possiedono risorse naturali strategiche come il petrolio o loro e i
redditi per abitante sono bassissimi se non proprio inesistenti. I tassi di
analfabetismo sono molto alti e sussiste unagricoltura povera e insufficiente
alle esigenze interne. Lindustria assente e il commercio largamente
basato sul baratto. Sono paesi tradizionalmente ad economia chiusa e
devastati da guerre civili. inutile ribadire che sono completamente isolati
dalleconomia mondiale e sono localizzato soprattutto nellAfrica al sud del
Sahara, in America latina e centrale e nellarea andina. Anche in Asia sono
presenti queste realt nello Yemen, in Afghanistan, in Nepal, in Bangladesh,
in Laos e in Cambogia. interessante notare come tra il 1980 e il 2000 questi
paesi hanno visto un peggioramento della propria condizione e per questo che
i paesi del Quarto mondo sono identificati come paesi in via di sottosviluppo.
Lorigine delle attuali differenze tra paesi ricchi e poveri risale al periodo coloniale.

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Le conquiste co1oniali attuate dai paesi europei a partire dalla fine
del XV secolo hanno imposto il modo di produzione e il modello
sociale, politico e culturale dellEuropa in paesi che seguivano
modelli di sviluppo propri: le societ dei paesi colonizzati vennero
in breve tempo fortemente modificate e adattate alle esigenze
economiche dei colonizzatori.
Da allora molti degli attuali paesi sottosviluppati sono divenuti, e
sono tuttora, forniti di materie prime e di prodotti agricoli dei paesi
sviluppati. Alcuni dei territori colonizzati ospitavano societ
culturalmente molto evolute, in certi casi pi di quelle europee.
Le societ dei Maya e degli Incas e i grandi regni africani sono
importanti esempi di societ sviluppate, dal punto di vista sia
economico sia scientifico e culturale, distrutte dalla colonizzazione
europea. Anche nei casi in cui il livello di sviluppo era inferiore a
quello europeo, le differenze erano minori allora di quanto lo siano
adesso. Infatti, escludendo gli Stati Uniti, il Canada, lAustralia e la
Nuova Zelanda, tutti i territori colonizzati hanno subito, dopo la colonizzazione, un lungo ristagno
delleconomia che ha determinato un notevole aggravamento delle differenze iniziali.
La colonizzazione europea del mondo, intesa come dominazione politica ed economica sui paesi
colonizzati, non spiega per da sola lorigine del sottosviluppo. Alcuni paesi colonizzati, infatti,
divennero in seguito pi potenti delle vecchie madrepatrie (per esempio gli Stati Uniti), mentre altri
paesi mai colonizzati (come lEtiopia e la Thailandia) sono caduti nel sottosviluppo; altri vecchi
paesi colonizzatori, infine (come il Portogallo), sono diventati in seguito relativamente poveri ed
economicamente dipendenti.
Per spiegare pi compiutamente il fenomeno del sottosviluppo dunque necessario riferirsi, oltre
che alla colonizzazione, anche al tipo di economia e di societ che si formata nei vari paesi. Uno
sviluppo economico intenso si avuto solo l dove, allinterno delle societ locali, si sono avviati i
processi di crescita propri delleconomia mercantile e industriale moderne, nate in alcuni paesi
europeo tra la fine del Medioevo e la rivoluzione industriale. noto che la classe sociale che
storicamente ha guidato e rappresentato questo processo economico la borghesia produttiva, ed
appunto dove questa ha raggiunto una certa consistenza e ricchezza, e ha perci conquistato potere,
che si sono avuti i livelli maggiori di sviluppo. Un caso esemplare quello degli USA che, pur
essendo un tempo unarea colonizzata e dipendente, sono poi divenuti, seguendo modello
socioeconomico europeo, la pi grande potenza economica. In
sintesi, la forza politico-militare espressa dai paesi colonizzatori
e la spinta delleconomia capitalistica e delle classi borghesi
spiegano, in generale, lorigine delle differenze tra paesi ricchi e
poveri.
Molti studiosi hanno cercato di spiegare le cause profonde del
sottosviluppo. Una prima interpretazione del sottosviluppo risale
ad alcuni secoli fa ed quella che serv a giustificare le conquiste
coloniali. Si affermava allora che i popoli dei paesi colonizzati o
in via di colonizzazione erano inferiori culturalmente e che
quindi senza la guida dei popoli europei non avrebbero raggiunto
la civilizzazione. Che questa presunta inferiorit culturale non
fosse un dato reale ormai provato dallo studio approfondito di
alcune grandi civilt extraeuropee distrutte dalla colonizzazione
(Incas, Maya ecc.). Una teoria del secolo scorso invece quella
che spiega lesistenza del sottosviluppo attraverso cause naturali,
chiamata determinismo ambientale. Clima caldo, suolo arido,
morfologia difficile, scarse risorse minerarie ed energetiche

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sarebbero i fattori che, secondo questa teoria, causano il sottosviluppo. Condizioni naturali
sfavorevoli non esistono per solo nei paesi poveri: si pensi per esempio ai paesi alpini come la
Svizzera e lAustria, o a paesi con territori semi- desertici come
Israele. Per quel che riguarda poi le risorse minerarie, i paesi
sottosviluppati ne sono a volte ben forniti ed anzi pi facile
trovare paesi ricchi che ne sono quasi completamente sprovvisti,
come lItalia o il Giappone. Si pu quindi sostenere che gli aspetti
naturali non determinano il sottosviluppo, anche se certamente lo
condizionano. Intorno al 1960 poi divenuta dominante la teoria
degli stadi di sviluppo, di scuola liberista. Questa teoria sostiene
che i paesi sottosviluppati sono solamente in ritardo nella crescita
rispetto a quelli sviluppati. Vi sarebbero infatti alcune
tappe fondamentali, nella strada dello sviluppo economico, che
tutti i paesi dovrebbero percorrere; di conseguenza il problema del
sottosviluppo si risolver automaticamente con il passare del
tempo, quando anche i paesi oggi in ritardo passeranno alla fase
della crescita industriale; chi prima avvier il processo prima
uscir dal sottosviluppo. Occorre quindi che ogni paese persegua
questa strada e permetta alle imprese di prendere iniziative
economiche per rendersi capaci di concorrere sul mercato. La tesi si bas sul fatto che, dopo la
seconda guerra mondiale, una serie di paesi poveri (Cina, India, Brasile) aveva dato vita a un
processo di industrializzazione. Secondo questa teoria, questi paesi avrebbero raggiunto il livello di
sviluppo dei paesi pi sviluppati, e gli altri paesi ancora arretrati avrebbero seguito la stessa via. La
debolezza della teoria risiede in un eccessivo ottimismo sulle possibilit di crescita economica dei
paesi sottosviluppati e in una visione schematica del processo. In realt nessuna delle due previsioni
si realizzata. Lo sviluppo di un paese non pare predeterminato: le condizioni storiche mutano in
continuazione e, in generale, lo sviluppo di ogni paese o a rea geografica un caso a s stante, non
riconducibile a una crescita per stadi, obbligata e prevedibile. La tesi ha invece avuto il pregio di
sottolineare che il processo di sviluppo dipende anche da scelte interne ai paesi e dalla capacit di
iniziativa.
Unaltra teoria, di matrice
Keynesiana, spieg come lo
sviluppo squilibrato su scala
nazionale e mondiale avvenga
attraverso il processo di
causazione circolare cumulativa.
Per questa teoria lo svedese
Gunnar Myrdal stato insignito
nel 1956 del Premio Nobel per
leconomia. Secondo lautore, se
lazione delle imprese e dei
governi viene lasciata del tutto
libera si determinano situazioni
di disuguaglianza che, nel
procedere dello sviluppo
economico, tendono a crescere,
in quanto capitali, tecnologie,
risorse umane tendono a concentrarsi nei luoghi forti, abbandonando le aree pi arretrate, che
vedono cos aumentare il divario, appunto in modo cumulativo. Il Nord cio destinato a divenire
sempre pi ricco e il Sud sempre pi povero. Solo un intervento dello Stato (su scala nazionale) o di
organismi internazionali (su scala mondiale) pu modificare la situazione aiutando e incentivando

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lo sviluppo nelle aree arretrate. La teoria ha ancora oggi una sua validit, ma eccessivamente
rigida quando esclude le possibilit di sviluppo autonomo, locale.
Negli anni Settanta si poi diffusa uninterpretazione marxista, che vede le cause del sottosviluppo
nelliniquit dellordine economico e politico internazionale. Laccumulazione di capitale da parte
dei paesi pi sviluppati (detti capitalistici) si potuta verificare, e si verifica tuttora, solo grazie allo
sfruttamento dei paesi meno sviluppati, per esempio con lacquisto a basso prezzo delle loro risorse.
Perci, in un sistema capitalistico, il sottosviluppo non un fenomeno a s stante, ma la
condizione necessaria dello sviluppo: in sostanza, sviluppo e sottosviluppo sono due facce della
stessa medaglia. Lunica soluzione sarebbe stata quindi quella di eliminare il capitalismo per
sostituirlo con un sistema economico pi equo. Questa soluzione si rivelata poco realistica e il
capitalismo (nelle sue diverse forme) pare invece essere oggi lunico sistema economico efficace.
Dalla met degli anni Ottanta, si fatta strada una nuova concezione, definita pragmatismo
scientifico. Questa spiega il sottosviluppo con un insieme di cause esterne (la storia, la situazione
mondiale, lazione del Nord, delle multinazionali ecc.) e interne (regimi inefficienti, scelte
sbagliate, sprechi, analfabetismo) ma soprattutto ritiene che ogni paese abbia una propria situazione
e debba cercare un proprio sentiero di sviluppo. Non si pu quindi considerare il Sud del mondo
come un unico insieme di paesi.
Una delle cause ma anche una delle conseguenze del sottosviluppo la mancanza di un adeguato
Welfare State che possa garantire per tutti condizioni di vita migliori e pi stabili.

Welfare State e teorie economiche keynesiane

Il Welfare state (stato di benessere


tradotto letteralmente dall'inglese),
conosciuto anche come stato
assistenziale o stato sociale, un
sistema di norme con il quale lo stato
cerca di eliminare le disuguaglianze
sociali ed economiche fra i cittadini,
aiutando in particolar modo i ceti
meno abbienti.
Lo stato sociale un sistema che si
propone di fornire servizi e garantire
diritti considerati essenziali per un tenore di vita accettabile:
Assistenza sanitaria.
Pubblica istruzione.
Indennit di disoccupazione, sussidi familiari, in caso di accertato stato di povert o bisogno.
Accesso alle risorse culturali (biblioteche, musei, tempo
libero).
Assistenza d'invalidit e di vecchiaia.
Difesa dell'ambiente naturale.
Questi servizi gravano sui conti pubblici in quanto richiedono
ingenti risorse finanziarie, le quali provengono in buona parte
dal prelievo fiscale che ha, nei Paesi democratici, un sistema di
tassazione progressivo in cui l'imposta cresce al crescere del
reddito.
evidente che per attuare una politica economica declinata in
un efficace Stato Assistenziale opportuno che lo Stato investi
nelleconomia e un attento sostenitore di ci leconomista
Keynes
Per comprendere la teoria economica di Keynes, che stata per

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molti anni lunica verit in campo economico,
dobbiamo riferirla al momento storico (gli
anni 30) in cui nata.
Prima di allora la visione economia dominante
era quella classica. Essa era imperniata su
questi punti fondamentali:

Il mercato lasciato a se stesso


raggiunge da solo lequilibrio, grazie
alloperare delle forze economiche
della domanda e offerta, e
questequilibrio sempre di pieno
impiego (si parlava addirittura, come
diceva Adam Smith, di una mano
invisibile che indirizza il mercato
verso la piena occupazione).

Le forze di mercato, libere di agire


senza ostacoli, realizzano sempre
lefficiente allocazione delle risorse.

Lo Stato non deve mai intervenire nel mercato con manovre di politica economica (PE),
perch queste costituiscono un ostacolo alla libert dazione delle forze di mercato e, quindi,
non permettono il raggiungimento della piena occupazione e dellefficienza produttiva.

Questa visione delleconomia fu messa fortemente in discussione in seguito alla grave crisi del 29.
In quei terribili anni gli economisti si resero conto dellimpossibilit da parte del mercato di
raggiungere da solo il pieno impiego. Infatti, la profonda crisi nei consumi, che caratterizz quel
periodo, port alla fame una gran parte della popolazione e questo succedeva perch la produzione
era ben lontana dal pieno impiego.

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E in questa situazione economica che nasce (nel 1936) la teoria economica di J.M. Keynes,
destinata a durare (sia pur con varie rielaborazioni, da parte dei cosiddetti post-keynesiani) fino agli
anni 70. I punti nevralgici delle osservazioni di Keynes erano i seguenti:

La profonda crisi economica del 29 era dovuta ad uninsufficienza di domanda, da parte dei
consumatori, per i beni di consumo, e da parte delle imprese, per i beni di investimento. Era,
secondo Keynes, il basso livello della spesa per i consumi e
per gli investimenti (da parte delle imprese) ad aver causato
la crisi e lallontanamento del sistema dalla piena
occupazione.

Era evidente la necessit di un intervento statale per uscire


dalla crisi e per evitarla in futuro. Una manovra pubblica di
PE che rialimentasse la domanda di consumo, sia quella dei
consumatori, sia quella delle imprese (per i beni
dinvestimento).

Questa PE poteva realizzarsi sia in termini di PM (pol.


Monetaria), che in termini di PF (pol. Fiscale). Secondo
Keynes la manovra migliore quella di PF e in particolare
la sua attenzione si concentrava sulla politica di spesa pubblica (cio laumento delle spese
dello Stato nel sistema economico, per la costruzione di opere pubbliche, per offrire ai
cittadini maggiori servizi distruzione, di difesa, di assistenza sanitaria, ecc.).

Laumento della spesa pubblica in economia era per Keynes la manovra di PE pi efficiente,
per il ritorno alla piena occupazione, perch la spesa pubblica costituisce essa stessa una
domanda di consumo (proveniente dallapparato pubblico, e non dai cittadini o dalle
imprese).

Attraverso la spesa pubblica in economia, lo Stato pu aumentare la domanda (aggregata) di


beni e la conseguente ripresa dei consumi porta il sistema verso il pieno impiego e lontano
dalla crisi da insufficienza di domanda.

John Maynard Keynes (1883 - 1946), pur essendo liberale e


anticomunista, rappresenta un deciso superamento del liberalismo
classico. La sua opera principale, The General Theory of
Employment. Interest and Money (1936), basa la critica del laissez
faire sulle esperienze della depressione del 1929. Essa aveva
dimostrato come il mercato della domanda e dell'offerta non era, di
per s, in grado di mantenere l'equilibrio tra risparmi e investimenti,
in maniera da garantire un livello di domanda effettiva (globale) e far
s che il reddito nazionale restasse al livello del pieno impiego delle
risorse produttive.
Come rimedio alle carenze del meccanismo del mercato e sulla base
di una nuova teoria del saggio d'interesse e della moneta, Keynes
ritiene superabili le crisi cicliche attraverso un attivo intervento pubblico, diretto a espandere la
spesa globale (e quindi la domanda) mediante consistenti investimenti pubblici.

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Funzioni delle banche e politica monetaria

Gli interventi pubblici sulla politica economica che Keyns sosteneva possono essere realizzati sia
attraverso la costruzioni di nuove infrastrutture, sia attraverso manovre monetarie volte a
ristabilizzare la situazione economico-
monetaria.
Un ruolo molto importante giocato dalle
Banche che svolgono questo compito che
costituisce una delle principali funzioni di
questo ente creditizio.
Ad unanalisi pi attenta affermiamo che le
banche, o aziende creditizie, raccolgono il
risparmio dai soggetti in surplus ed erogano
prestiti e crediti ai soggetti in deficit ma
oltre a ci questo tipo dsi azienda offre
anche una pluralit di servizi alla sua
clientela.
Pur essendo tra loro strettamente
interconnesse, possiamo distinguere quattro principali funzioni dellattivit bancaria:
1) La funzione di intermediazione creditizia;
2) La funzione monetaria;
3) La funzione di prestazione di servizi;
4) La funzione di trasmissione della politica economica e monetaria.
La funzione di intermediazione creditizia costituisce la pi tipica e tradizionale delle funzioni
bancarie; consiste nel reperimento presso gli operatori in surplus, attraverso le operazioni di
raccolta, dei mezzi monetari da utilizzare per erogare credito agli operatori in deficit, mediante le
operazioni di impiego. Accade in pratica che i risparmiatori concedono prestiti, sotto forma di
depositi, alle aziende bancarie che, come intermediari creditizi, finanziano che ne fa richiesta
secondo lo schema del credito indiretto. In base ai soggetti che ne fanno uso distinguiamo i credito
alla produzione, destinato alle imprese che hanno bisogno di capitali, e credito al consumo
indirizzato alle famiglie che necessitano di liquidit per effettuare acquisti di beni immobili o beni
mobili durevoli.
La funzione monetaria trae origine dalla capacit delle aziende di
credito di creare moneta bancaria idonea a sostituire nei pagamenti la
moneta legale, facilitando le transazioni commerciali. La moneta
bancaria comprende la moneta cartolare che rappresentata da assegni
bancari e circolari; moneta scritturale ed elettronica costituita da
trasferimenti di fondi mediante scritture di accreditamento e di
addebitamento operate sui conti dei creditori e dei debitori: esempi di
queste operazioni sono i bonifici, i pagamenti con carte di debito ecc..
Ma lattivit delle banche si indirizza in misura sempre maggiore
allerogazione di unampia gamma di prestazioni accessorie a favore
della clientela. Negli ultimi anni le banche hanno ampliato la propria operativit nel settore dei
servizi e grande importanza ha preso questa funzione che consiste appunto nella predisposizione di
unampia gamma di prestazioni necessarie per conservare la vecchia utenza e per acquisire nuova
clientela. I servizi bancari possono essere complementari e collaterali.
I servizi complementari sono delle operazioni pi tradizionali come la locazione delle cassette di
sicurezza o lincasso di effetti per conto della clientela o il pagamento della retribuzione.
I servizi collaterali sono invece servizi innovativi attraverso i quali le banche hanno potuto
diversificare la propria attivit inserendosi in nuovo settori come quello del leasing, del factoring
ecc..

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Con il contratto di leasing, detto anche leasing
finanziario o leasing operativo, un soggetto (locatore o
concedente) concede ad un altro (utilizzatore) il diritto di
utilizzare un determinato bene a fronte del pagamento di
un canone periodico. Alla scadenza del contratto
prevista per l'utilizzatore la facolt di acquistare il bene
stesso, previo l'esercizio dell'opzione di acquisto
(comunemente chiamato riscatto: termine proprio di
altra forma contrattuale tipica) con il pagamento di un
prezzo (nel linguaggio comune prezzo di riscatto).
Il primo canone corrisposto dall'utilizzatore sempre pi
frequentemente di entit maggiore rispetto ai successivi
e per questo viene chiamato maxicanone iniziale. Il suo
scopo quello di ridurre i rischi di perdita del
concedente in caso di insolvenza dell'utilizzatore: infatti,
nel caso in cui in un determinato momento l'utilizzatore
dovesse smettere di pagare i canoni, il locatore si
riapproprierebbe del bene il cui valore di mercato
sommato al maxicanone e ai canoni gi corrisposti si
presume superiore ai costi sostenuti dal locatore.
Per l'utilizzatore il contratto di leasing rientra nell'amministrazione straordinaria ed una forma di
locazione che pu manifestarsi in tre modalit: leasing finanziario, leasing operativo e lease-back.
Per il locatore della massima importanza valutare il rischio bene dell'operazione, considerando la
congruit di prezzo del bene, le sue caratteristiche di utilizzo e di profitto produttivo, la sua
recuperabilit, la sua ricollocabilit sul mercato, il suo valore in caso di rientro anticipato dovuto ad
insolvenza dell'utilizzatore e la sua rispondenza alle normative antinfortunistiche.
La valutazione del rischio bene un'operazione complessa e specializzata, in quanto si articola sulla
base di moltissimi parametri, che fornisce indicazioni indispensabili per una valutazione realistica
del rischio complessivo dell'operazione, anche a tutela dello stesso utilizzatore.
La valutazione di un azienda nella scelta del leasing deve tenere conto di due ulteriori aspetti: 1 - il
costo del bene soggetto ad iva (anche nel caso di immobili) 2 - il bene rimane di propriet della
societ di leasing fino al riscatto quindi non compare in bilancio tra le immobilizzazioni con
eccezione delle societ che compilano il bilancio IAS secondo i cui criteri il bene va inserito fra le
immobilizzazioni e il debito residuo nel passivo.
Il leasing finanziario, pi frequente, contraddistinto dallesistenza di un rapporto trilaterale in
quanto vi intervengono tre soggetti:
il locatore, che svolge lattivit di intermediario finanziario;
l'utilizzatore o locatario (volgarmente definito conduttore: termine proprio di altra forma
contrattuale tipica), che utilizza il bene;
il fornitore, cio colui che fornisce al locatore il bene strumentale (o l'immobile) che sar
utilizzato dall'utilizzatore.
Il bene scelto direttamente dall'utilizzatore presso
il fornitore, con il quale determina le modalit della
vendita al locatore; al termine del contratto,
l'utilizzatore potr acquisire la piena propriet del
bene esercitando l'opzione d'acquisto.
L'utilizzatore assume tutti i rischi e le responsabilit
per luso del bene (ma ci sono delle limitazioni,
specie in campo antinfortunistico in applicazione
dell'articolo 6.2 del DLgs 626/94 come modificato
dal DLgs 242/96).

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Il leasing operativo viene offerto generalmente dallo stesso costruttore del bene costituente il bene
del contratto e consiste in un rapporto bilaterale, coincidendo in questo caso le figure del fornitore
e del locatore. Per questa forma di leasing solitamente non si hanno n trasferimenti dei rischi a
carico del conduttore n previsione dellopzione di riscatto.
A seconda delle caratteristiche del bene oggetto del contratto si soliti distinguere:
il leasing automobilistico per autoveicoli
il leasing strumentale per macchine utensili, impianti tecnico-produttivi, attrezzature,
arredi...
il leasing immobiliare per immobili costruiti e da costruire.
il leasing navale per navi e imbarcazioni da diporto
il lease back per immobili, impianti, marchi, brevetti ...
Il factoring una figura negoziale di matrice anglosassone.
Con questo termine, si vuole indicare un particolare tipo di contratto con il
quale un soggetto (che si chiama cedente) si impegna a cedere tutti i
crediti presenti e futuri scaturiti dalla propria attivit imprenditoriale ad
un altro soggetto (il factor) il quale, dietro un corrispettivo, si impegna a
sua volta a fornire una serie di servizi che vanno dalla contabilizzazione,
alla gestione, alla riscossione dei crediti ceduti fino alla garanzia
dell'eventuale inadempimento dei debitori, ovvero al finanziamento
dell'imprenditore cedente sia attraverso la concessione di prestiti, sia
attraverso il pagamento anticipato dei crediti ceduti.
La cessione dei crediti non rappresenta il fine ultimo dell'accordo, ma lo
strumento attraverso cui possibile l'erogazione dei servizi da parte del
factor.
I crediti affidati in amministrazione al factor non devono di norma essere
ceduti allo stesso; tuttavia nella maggior parte dei casi dietro il contratto di
factoring si cela un'operazione di finanziamento dell'impresa cliente, infatti
prassi costante che il factor conceda all'impresa cliente anticipazioni sull'ammontare dei crediti
gestiti.
La cessione pu avvenire in due modi differenti:
pro solvendo: lasciando al cliente il rischio dell'eventuale insolvenza dei debiti ceduti;
pro soluto: il factor si assume il rischio di insolvenza dei debiti ceduti ed in caso di
inadempimento di questi ultimi non potr richiedere la restituzione degli anticipi versati al
cliente.
La legge n. 52 del 1991 ha previsto l'istituzione di un albo delle imprese che praticano la cessione
dei crediti d'impresa (albo tenuto a cura dalla Banca d'Italia). Tale legge non ha introdotto
nell'ordinamento italiano la disciplina giuridica del factoring, che perci continua ad essere
considerato un contratto atipico, ma si limitata a modificare la disciplina tradizionale della
cessione dei crediti.
Le norme della legge n. 52 del 1991 si applicano alle cessioni verso corrispettivo di soli crediti
pecuniari e quando sussistano le seguenti condizioni:
che il cedente sia un imprenditore;
che i crediti ceduti siano imputabili a contratti stipulati dal cedente nel corso della sua
attivit imprenditoriale;
che il cessionario sia una societ o un ente avente personalit giuridica.
I contratti stipulati dalle societ di factoring sono assoggettati alla disciplina sulla trasparenza delle
operazioni bancarie e finanziarie prevista dal decreto legislativo n. 385 del 1993, in quanto dette
societ sono comprese tra i soggetti che esercitano professionalmente attivit di prestito e
finanziamento.
Ultima nellelenco ma non per questo meno importante, la funzione di trasmissione della politica
economica e monetaria rappresenta il principale canale attraverso il quale le autorit pubbliche

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trasmettono al sistema economico i provvedimenti che ritengono idonei al conseguimento degli
obiettivi di politica economica e monetaria.
La funzione di trasmissione della politica monetaria si realizza mediante lapplicazione, da parte del
sistema bancario, delle misure adottate dalle
autorit monetarie allo scopo di influire sul
comportamento e sullattivit decisionale degli
operatori economici.
Le scelte di politica economica sono orientate al
perseguimento di finalit di carattere generale
quali:
lo sviluppo economico;
la piena occupazione attraverso idonei
provvedimenti;
il contenimento dei tassi di inflazione;
lequilibrio della bilancia dei pagamenti
attraverso una oculata gestione delle
riserve e dei cambi esteri.
Gli strumenti di politica economica a disposizione delle autorit pubbliche sono tra loro collegati e
interdipendenti; ciascun provvedimento pu produrre effetti sia positivi sia negativi: quindi
necessario che venga stabilita una graduatoria delle priorit.
Nellambito della politica economica assume una fondamentale importanza la politica monetaria
attraverso la quale possibile esercitare un controllo sulla quantit di moneta presente nel sistema e
sul livello dei tassi di interesse presenti sul mercato. La politica monetaria contribuisce al
perseguimento degli obiettivi enunciati ed in particolare serve ad espandere il volume del credito
per favorire gli investimenti, ridurre il volume del credito per contenere il tasso di inflazione e porre
una particolare attenzione al fine di garantire una stabilit del cambio in quanto questultimo
rappresenta un fattore di primaria importanza per ciascun sistema economico.
opportuno chiarire il concetto di base monetaria per esaminare i vari strumenti della politica
monetaria: la base monetaria comprende la moneta legale, i depositi a vista costituita a titolo di
riserva obbligatoria presso la Banca dItalia, il credito aperto dalla Banca dItalia a favore delle
aziende bancarie e da queste non utilizzato.
La politica monetaria pu essere:
espansiva se finalizzata ad aumentare la base
monetaria disponibile e quindi il credito e gli
investimenti;
restrittiva se volta a diminuire la base monetaria
disponibile riducendo cos gli investimenti.
I provvedimenti finalizzati allaumento o al contenimento della
base monetaria possono essere distinti in strumenti di mercato
o vincoli amministrativi. I primi sono in grado di influenzare il
comportamento operativo delle banche e degli operatori
economici in generale, i secondi sono dei vicoli attraverso i
quali le autorit monetarie operano in modo diretto ponendo
obblighi o divieti a carico delle aziende di credito, che devono
adeguare la propria operativit.
Un ruolo fondamentale in queste operazioni giocato dalla
Banca centrale europea o BCE con sede a Francoforte. La BCE una istituzione dotata di
personalit giuridica che a partire dal primo gennaio del 1999 costituisce il vertice del Sistema
europeo delle banche centrali o SEBC che lorganizzazione che ha il compito di condurre la
politica monetaria allinterno dellUnione Monetaria Europea o (UEM) sostituendo in questa
importante funzione le Banche centrali nazionali dei Paesi membri.

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La BCE ha la responsabilit istituzionale di far si che i compirti attribuiti al SEBC siano assolti
secondo quanto previsto dal Trattato di Maastricht.
Il Trattato sull'Unione Europea (noto come Trattato di Maastricht) venne firmato nella cittadina
olandese sulle rive della Mosa di Maastricht il 7 febbraio 1992 dai 12 paesi membri dell'allora
Comunit Europea, oggi Unione Europea ed entrato
in vigore il 1 novembre 1993.
Con questo trattato vengono introdotti i cosiddetti Tre
pilastri dell'Unione Europea:
1. la "Comunit Europea" che riunisce tutti i
trattati precedenti (CECA- Comunit europea
del carbone e dell'acciaio, Euratom- Comunit
Europea dell'Energia Atomica e CEE -
Comunit Economica Europea)
2. la Politica estera e di sicurezza comune
(PESC) e la politica estera di sicurezza e
difesa (PESD)
3. la Cooperazione nei settori della giustizia e
degli affari interni (GAI)
Il primo pilastro di tipo comunitario: le decisioni sono cio prese all'interno della comunit; il
secondo ed il terzo pilastro sono, invece, intergovernativi: le decisioni sono prese dai rappresentanti
dei governi degli stati membri.
Di forte impatto psicologico l'introduzione della Cittadinanza dell'Unione europea.
Importantissima, inoltre, l'introduzione dell'Unione Economica e Monetaria che ha portato in meno
di dieci anni (il 1 gennaio 2002) all'introduzione di una moneta unica per i 12 paesi che a tale
unione hanno poi aderito: l'Euro.
Altre importanti norme introdotte con il Trattato di Maastricht furono:
la procedura di codecisione nell'emanazione delle direttive;
la tutela diplomatica;
la possibilit di rivolgersi alle istituzioni europee in una delle lingue ufficiali degli stati
membri;
il diritto, per i cittadini comunitari, di petizione al Parlamento Europeo;
l'istituzione del Mediatore Europeo (Ombudsman) ed il diritto, per i cittadini comunitari, di
rivolgersi allo stesso.
Il capitale della Banca Centrale Europea pari a 5.000 milioni di euro e i suoi unici sottoscrittori
sono le banche centrali nazionali dei paesi dellUE. Le percentuali di partecipazione al capitale sono
state attribuite tenendo conto dellincidenza di ciascun Paese sul prodotto interno lordo e sulla
popolazione dellUE.
Tra le attribuzioni della banca centrale europea rientrano:
il diritto esclusivo di autorizzare
lemissione di carta moneta allinterno
dellUEM;
la raccolta delle informazioni statistiche
necessarie alla realizzazione degli obiettivi
del SEBC;
la gestione del sistema di pagamento
transeuropeo (TARGET).
La BCE ha anche delle funzioni consultive e ha
molto peso la sua decisione in materia di
legislazione monetaria, per quanto riguarda le
competenze delle BCN e gli strumenti di politica
monetaria, per la raccolta, la compilazione e

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diffusione delle statistiche monetarie, finanziarie, bancarie e riguardanti la bilancia dei pagamenti.
Il Sistema europeo di banche centrali si compone anche delle banche centrali nazionali dei paesi
appartenenti allUE, delle BCN degli Stati che non fanno
parte dellarea euro anche se questultime non
partecipano alle definizione della politica monetaria
unica per larea euro e sono libere di condurre un propria
politica monetaria. Le attribuzioni del SEBC riguardano,
invece, la definizione e lattuazione della politica
monetaria dellarea euro, leffettuazione di operazioni sui
cambi e la gestione delle riserve valutarie ufficiali che
sono fornite dalle BCN dei paesi partecipanti alleuro, in
proporzione alle quote di partecipazione al capitale della
BCE sottoscritto.
Il Trattato sullUnione Europea stabilisce che l'obiettivo primario del SEBC il mantenimento della
stabilit dei prezzi. Solo allinterno di tale obiettivo il SEBC pu utilizzare la politica monetaria per
sostenere lo sviluppo dellUnione Europea.
Per raggiungere lobiettivo finale della stabilit dei prezzi, il SEBC si pone autonomamente alcuni
obiettivi intermedi. Tali obiettivi intermedi riguardano, per esempio, la variazione delle quantit
monetarie europee e sono direttamente collegati agli strumenti della politica monetaria a
disposizione del SEBC. Lo strumento principale il tasso di interesse, definito dalla BCE tramite le
operazioni di finanziamento che essa effettua sul mercato finanziario. Una riduzione della quantit
di moneta in circolazione determina un aumento dei tassi di interesse, aumento che favorir, dopo
un certo periodo di tempo, una riduzione dellinflazione. Con laumento dei tassi di interesse si
riducono gli investimenti e i consumi, perch il capitale preso a prestito costa pi caro, e quindi si
riduce la domanda di beni. La minor domanda, determiner una riduzione del prezzo dei beni, cio
una minore inflazione. Quando linflazione avr nuovamente raggiunto il livello dichiarato ottimale
dal SEBC, si potranno nuovamente abbassare i tassi di interesse (e favorire nuovamente laumento
degli investimenti, della produzione e delloccupazione), al fine di perseguire la crescita non-
inflazionistica del sistema economico europeo.
Sino alla fine del 1998 nel nostro Paese lesercizio della politica monetaria era di competenza della
Banca dItalia e si avvaleva, oltre alle operazioni di
mercato aperto e alla riserva obbligatoria, di un ulteriore
meccanismo la cosiddetta manovra dei tassi ufficiati.
I tassi ufficiali rappresentavano il corrispettivo richiesto
alle aziende di credito in relazione alle operazioni di
rifinanziamento (il cosiddetto credito di ultima istanza, cos
denominato in quanto le banche vi ricorrevano soltanto se,
necessitando di liquidit, non avevano la possibilit di
raccoglierla in altro modo).
Il tasso ufficiale di sconto, che ha cessato di esistere con
lintroduzione delleuro,era il principale indicatore delle
tendenze della politica monetaria; le sue variazioni, infatti,
avevano un effetto determinante per levoluzione del costo
del denaro e, quindi, del volume del credito.
A partire dallinizio del 1999 la politica monetaria unica
per tutta larea euro; le decisioni a essa inerenti, infatti,
sono prese dal Consiglio direttivo della Banca centrale
europea, considerando la situazione economica esistente
nellintera area.
Le operazioni di politica monetaria sono attuate sulla base
di termini e di condizioni

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uniformi per tutti gli Stati membri, con lobiettivo fondamentale di assicurare la stabilit dei prezzi,
quale presupposto essenziale per la crescita dellattivit economica e delloccupazione. Tale
obiettivo si intende conseguito se il tasso annuo di inflazione nellarea delleuro si mantiene al di
sotto del 2%.
Gli strumenti della politica monetaria europea sono:
le operazioni di mercato aperto;
le operazioni attivabili su iniziativa delle controparti;
la riserva obbligatoria.
Al fine di garantire una efficiente conduzione della politica monetaria,
necessario che lutilizzo dei diversi strumenti sia organizzato e coordinato
in maniera opportuna.
Le operazioni di mercato aperto (open market operations).consentono al
SEBC di:
condizionare la base monetaria, immettendo liquidit nel sistema
bancario operandone il ritiro;
influenzare i tassi di interesse a breve termine;
segnalare lorientamento della politica monetaria.
Con riguardo ai loro obiettivi,tempi e procedure, possibile distinguerle
nelle seguenti principali categorie:
Operazioni di rifinanziamento principali;
operazioni di rifinanziamento a pi lungo termine;
emissione di certificati di debito della BCE.
Le operazioni di rifinanziamento principali sono rappresentate da contratti pronti contro termine
(P/T) della durata di due settimane, che le singole BCN stipulano con le aziende di credito.
I P/T consistono in contratti di vendita (o di acquisto) di valori mobiliari a pronti, con patto di
riacquisto (o di vendita) a termine.
Essi possono essere:
P/T di impiego: la Banca centrale cede a pronti dei titoli, incassandone il controvalore e
impegnandosi simultaneamente al loro successivo riacquisto. Tale operazione ha un effetto
restrittivo sulla base monetaria;
P/T di finanziamento: la Banca centrale acquista titoli a pronti, pagandone il controvalore e
immettendo cos liquidit nel sistema economico, e si impegna a rivenderli a termine. Siamo
in presenza, in questo caso, di una politica espansiva.
In entrambe le situazioni, la differenza tra il prezzo a termine, sempre superiore, e quello a pronti
costituisce linteresse a favore del temporaneo acquirente.
Le operazioni di rifinanziamento principali sono effettuate tramite aste settimanali, annunciate al
sistema bancario per via telematica.
Le operazioni di rifinanziamento a pi lungo termine, come le
precedenti, sono effettuate tramite aste a cura delle BCN; hanno per
frequenza mensile e durata di tre mesi.
I tassi di interesse applicati a entrambe le categorie di operazioni di
rifinanziamento sono stabiliti di volta in volta, in base alla situazione
del mercato. Lapplicazione di tassi di interesse bassi favorisce la
politica di espansione degli investimenti, in quanto permette alle
banche di procacciarsi liquidit a un minor costo e, quindi, di erogare a
loro volta finanziamenti alla clientela a un tasso pi contenuto,
favorendo cos la richiesta di credito e la conseguente creazione di
maggior moneta. un aumento dei tassi, al contrario, corrisponde una politica restrittiva:
diminuiscono, infatti, sia la propensione delle aziende di credito a indebitarsi presso le Banche
centrali, sia gli investimenti delle imprese, in quanto divenuti pi onerosi.

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I certificati di debito della BCE, della durata massima di 12 mesi e trasferibili senza vincoli, sono
emessi sotto forma di titoli a sconto (cio sotto la pari) e rimborsabili al valore nominale.
Le operazioni attivabili su iniziativa delle aziende di credito (controparti) sono finalizzate a
immettere e ad assorbire liquidit overnight (ossia operazioni interbancarie che hanno brevissimo
termine; la loro durata, infatti, va dal pomeriggio fino alla mattina del giorno lavorativo successivo)
e si distinguono in:
operazioni di rifinanziamento marginale, che consentono agli enti creditizi di ottenere dalle
Banche centrali liquidit overnight,cedendo in garanzia attivit stanziabili costituite, per lo
pi, da titoli obbligazionari quotati e da azioni di primarie societ emittenti;
operazioni di deposito con le quali, al contrario, gli istituti di credito effettuano depositi
overnight presso le Banche centrali.
Il SEBC richiede alle aziende di credito insediate negli Stati dellarea euro di versare su appositi
conti presso le rispettive BCN, una quota della propria raccolta fiduciaria, costi costituendo in tal
modo la cosiddetta riserva obbligatoria.
Listituto della riserva obbligatoria risponde a due funzioni:
accrescere la capacit delle autorit monetarie di regolare in modo efficiente la liquidit del
sistema, controllando lespansione della base monetaria;
favorire la stabilizzazione dei tassi sul mercato monetario.
Le passivit soggette a riserva obbligatoria (base della riserva) sono:
i depositi in conto corrente;
i depositi a tempo con scadenza originaria fino a 2 anni;
i depositi rimborsabili su preavviso fino a 2 anni;
le obbligazioni con scadenza originaria fino a 2 anni;
i titoli di mercato monetario.
Non sono, invece, soggetti a riserva:
le operazioni pronti contro termine;
i depositi e i titoli di debito con scadenza originaria superiore a 2 anni;
le passivit verso enti creditizi localizzati nellarea euro.
Laliquota di riserva obbligatoria attualmente fissata al 2%; inoltre riconosciuta una franchigia,
cio unesenzione dal versamento, per primi 100.000 euro di riserva; in altri termini, le banche che
presentano un aggregato soggetto a riserva inferiore a 5 milioni di euro non devono effettuare alcun
versamento.
La diminuzione della percentuale di riserva pu costituire uno strumento di politica monetaria
espansiva le aziende di credito, dovendo immobilizzare una minore quota della propria massa
fiduciaria, possono concedere maggiori crediti. originando cos un pi elevato volume di moneta
bancaria.
Laumento della riserva obbligatoria, al contrario, riduce le risorse liberamente impiegabili da parte
delle banche e risponde alle esigenze di una politica restrittiva.
Tanto minore il coefficiente di riserva, quindi, tanto maggiore il volume di moneta bancaria
creato. La remunerazione della riserva in linea con le condizioni di mercato; corrisponde, infatti,
al tasso medio delle operazioni di rifinanziamento principali effettuate dal SEBC.
Alle banche consentito mobilizzare parzialmente i fondi vincolati a riserva, in aderenza alle
proprie esigenze di gestione della liquidit, ma a condizione che lammontare
medio mensile depositato non risulti inferiore a quello dovuto; lobbligo deve
essere rispettato soltanto a livello di media mensile.
La facolt di mobilizzazione della riserva permette agli enti creditizi di
migliorare la flessibilit della gestione giornaliera della tesoreria; esse, infatti,
possono agevolmente fronteggiare le fluttuazioni giornaliere del fabbisogno di
liquidit, dato che il deficit registrata in una giornata (ammontare di riserva in
meno rispetto allobbligo medio) pu essere compensato con il surplus di unaltra giornata.

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Problemi di scelta o di decisione

Si definisce problema di scelta o di decisione ogni problema atto ad ottimizzare una funzione
economica.

Di regola la funzione economica e' data da una funzione profitto oppure da una funzione costi. La
funzione profitto si ottimizza cercando di essa il massimo valore. la funzione costo si ottimizza
cercando di essa il minimo valore.

Ogni problema di scelta pu dipendere da 1 o pi variabili.

Ogni variabile detta di azione assume valori di regola vincolati a restrizioni dati da segni,o
disponibilit di risorse,o disponibilit di magazzino,o disponibilit di richieste di mercato.

In funzione delle conseguenze i problemi di scelta si distinguono in:

problemi di scelta in condizioni di certezza se i dati e le conseguenze vengono stabiliti a


priori(subito);

problemi di scelta in condizioni di incertezza quando possono subentrare nei dati variabili
casuali determinabili da relative probabilit.

In funzione dell'intervallo di tempo esistente tra il momento della decisione e quello della
realizzazione i problemi di scelta si distinguono in:

problemi di scelta con effetti immediati;

problemi di scelta con effetti differiti.

Analizzando i problemi in una sola variabile e funzione obiettivo con definizione unica ossia il caso
continuo possiamo elaborare di problemi classici utilizzabili in economia per trovare il massimo o il
minimo della funzione obiettivo. Tra questi problemi troviamo la determinazione del:

minimo costo medio;

massimo ricavo;

massimo profitto (guadagno)

Per quanto riguarda il minimo costo medio necessario partire da alcune considerazioni; infatti
considerando che il costo medio dato dal Costo totale (Ct) fratto la quantit (x):

Cm = C(x)
x

per determinare la quantit idonea a che il costo medio sia minimo bisogna derivare lequazione e
uguagliarla a zero.

C(x) x C(x) 1 = 0
x2

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Noteremo che il costo medio e costo marginale coincidono nel punto in cui il costo medio
minimo.

Per quanto riguarda il massimo ricavo ci possiamo trovare di fronte a due ipotesi una che prevede il
prezzo come un numero qualsiasi e questa lipotesi di concorrenza oppure possiamo avere il
prezzo espresso come una funzione di x ossia p = f(x).

Analizzando la seconda ipotesi e sapendo che il Ricavo si calcola moltiplicando prezzo a quantit:

R = x f(x)

Possiamo affermare che in questo caso esista un massimo interno che possibile trovare annullando
la derivata prima del ricavo totale, ossia il ricavo marginale.

f(x) + x f(x) = 0

per quanto riguarda infine la determinazione del massimo profitto ci troveremo sempre di fronte alle
due ipotesi sopra citate e analizzando quella che prevede che p = f(x) e sostituendo opportunamente
avremo:
P = x f(x) C(x)

Che derivando sar

P = f(x) + x f(x) C(x)

e che uguagliando a zero sar

f(x) + x f(x) C(x)=0

Detto ci concluderemo affermando che nel punto in cui il profitto massimo, costo marginale e
ricavo marginale coincidono.

Mentre nellipotesi di concorrenza il profitto massimo nel punto in cui il prezzo p e il costo
marginale coincidono.

opportuno elaborare anche delle rappresentazioni grafiche dei valori che abbiamo trovato cos
operando.

I grafici pi importanti sono quelli che mettono in risalto le equazioni riguardanti il Ricavo, il Costo
totale e il Profitto.

Grande importanza nella pianificazione di una azienda osservare e studiare il grafico combinato
del Costo totale e Ricavo totale al fine di determinare il BEP.

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LAnalisi Costi Volumi Risultati (Break Even Analysis)

Lazienda ha la necessit di programmare la produzione e per fare ci deve determinare il punto di


pareggio o break even point BEP detto anche punto di rottura o di equilibrio e che indica il livello
di produzione che permette di raggiungere lequilibrio economico.
Nel break even point il reddito nullo in quanto si verifica luguaglianza tra ricavi totali e costi
totali, di conseguenza non si verificano n perdite n profitti.
La break even analysis uno studio che viene effettuato per individuare il punto di equilibrio, ma la
sua natura teorica implica lutilizzo di alcuni presupposti; questi ultimi sono tre per lesattezza:
1) Non ci devono essere rimanenze (tutta la produzione effettuata deve essere venduta);
2) Landamento dei costi e dei ricavi deve essere lineare (equazione di primo grado = retta);
3) Distinzione tra costi fissi e costi variabili.

Per determinare il BEP ci possiamo servire di due metodi


1) Metodo matematico
a) A quantit (per le aziende monoproduttrici);
b) A valore (per le aziende multiproduttrici).
2) Metodo grafico.
______________________METODO MATEMATICO A QUANTITA____________________
Sapendo che :
I costi totali sono dati dalla somma dei costi fissi e i costi variabili:
CT = CF + CV
Il ricavo totale dato dal prodotto tra il prezzo di vendita e la quantit venduta:
RT = pv x q
E che il costi variabili si ricavano dal prodotto tra i costi variabili e la quantit prodotta
CV = cv x q

Tenendo in considerazione che il BEP indica lequilibrio economico che si ottiene con lequazione:
RT = CT

Andando a sostituire opportunamente avremo:

(pv x q) = CT che pu svilupparsi ancora in (pv x q) = CF + (cv x q)

portando i costi variabili dallaltra parte avremo


(pv x q) (cv x q) = CF

e raccogliendo la "q" avremo :


q(pv cv) = CF

che diventa definitivamente q= __CF__


pv cv
E da notare che il denominatore sopra citato costituisce il Margine di Contribuzione Unitario
detto anche mc di conseguenza potremo scrivere anche:
q= __CF__
mc
Il margine di contribuzione unitario indica in quale misura ciascuna unit di prodotto ottenuta in
grado di contribuire alla copertura dei costi fissi.

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________________________METODO MATEMATICO A VALORE_____________________

Per le aziende multiproduttrici necessario ragionare con in valori della produzione e non con le
quantit.

Per determinare il BEP in termini di fatturato bisogna individuare limporto dei ricavi che
garantisca lesatta copertura dei costi totali ossia RT = CT

Quindi sapendo che:

I costi totali sono dati dalla somma dei costi fissi e i costi variabili:

CT = CF + CV

Il ricavo totale dato dal prodotto tra il prezzo di vendita e la quantit venduta:

RT = pv x q

E che il costi variabili si ricavano dal prodotto tra i costi variabile unitario per ogni euro fatturato e
il ricavo totale
CV = cv x RT

Tenendo in considerazione che il BEP indica lequilibrio economico che si ottiene con lequazione:

RT = CT

Andando a sostituire opportunamente avremo:

RT = CF + (cv x RT)

portando i costi variabili dallaltra parte avremo

RT (cv x RT) = CF

e raccogliendo "RT" avremo :


RT(1 cv) = CF

che diventa definitivamente RT= __CF__


1 cv

E da notare che il denominatore sopra citato costituisce il Margine di Contribuzione Unitario per
ogni euro fatturato detto anche mc di conseguenza potremo scrivere anche:
RT= __CF__
mc

Il Margine di Contribuzione Unitario per ogni euro fatturato indica in quale misura un euro di
ricavo contribuisce alla copertura dei costi fissi.

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________________________________METODOGRAFICO_____________________________

Le relazioni tra i costi fissi, costi variabili e volume di produzione si evidenzia nel diagramma di
redditivit che ci consente di determinare il punto di pareggio nel quale si verifica la nota
uguaglianza RT = CT.

Il BEP il punto di incontro tra la retta dei Costi totali e quella dei Ricavi totali.

La retta dei Ricavi totali una retta passante dallorigine.

La retta dei Costi totali ha origine in a infatti se i costi totali vengono rappresentati con una
equazione di primo grado del tipo y = a + bx sappiamo che la a rappresenta lordinata allorigine
(ossia il punto dal quale la retta partir) e la b rappresenta il coefficiente angolare che, come dice
il termie stesso, dar langolatura alla retta.

Qe rappresenta la quantit di equilibrio ossia quella quantit raggiunta la quale nn si registrano n


perdite n utili.

Alla destra del BEP si registrer larea di utile mentre alla sinistra dello stesso si registrer larea di
perdita.

Il punto c la capacit produttiva massima.

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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Nuovo corso di diritto3(Diritto pubblico)


o Edizione Tramontana Marco Capiluppi

Corso di Finanza Pubblica


o Edizioni principato Franco Poma

Corso modulare di Economia aziendale 5


o Edizioni Le Monnier F. Fortuna; F. Ramponi; A. Scucchia

Dal testo alla storia dalla storia al testo


o Edizioni Paravia Baldi, Giusso, Rametti, Zaccaria;

Atelier commerce
o Edizione SEI - Salvatore Simonelli , Antonella Cambria

Les espaces franais


o Edizione SEI - Salvatore Simonelli , Antonella Cambria

Metodi e strumenti di matematica generale e applicata


o Edizione Ghisetti e Corvi M. Trovato

Geografia Economica Generale


o Edizione Bompiani C. Lanza, F. Nano, S. Conti

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Diritti e doveri dei cittadini

La Dclaration universelle des droit de lhome

La Dichiarazione universale dei diritti delluomo

Esempi di violazione di questi diritti

Percorso storico-letterario Percorso geopolitico e socio-economico

Il periodo nazifascista Un mondo ineguale,


e lantisemitismo il terzo mondo

Campi di Mancanza di un
concentramento di adeguato Welfare State
Mathausen e Aushwitz

Keynes e le sue teorie


Primo Levi

Il ruolo dello Stato in


Se questo un uomo economia

Funzioni della banca Problemi di scelta o di


e politiche monetarie decisione

Leasing Factoring Breack Even Analysis

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