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LE RIFORME REGIONALI E FEDERALI NEGLI STATI DELL’UNIONE EUROPEA

Italia

In Italia ci sono attualmente 20 regioni intese come enti sub-statali. Se si volesse parlare di regioni
come entità culturali non sarebbe facile dire quante siano (x es. l’Emilia e la Romagna dovrebbero
valere per due? La Padania sarebbe un’unica regione?).

Chi ha inventato la “nazione” italiana? Mazzini!

L’Italia è uno stato regionale.


La Costituzione prevede 20 regioni:
15 a Statuto Ordinario
5 a Statuto Speciale.

Le 5 Regioni a statuto speciale sono:


Sicilia (dal 47)
Sardegna (dal 48)
Trentino Alto Adige (dal 48)
Valle d’Aosta (dal 48)
Friuli Venezia Giulia (dal 63)

Alla Sicilia, che pure condivide la lingua italiana, è stata concessa per prima una certa autonomia a
causa delle forti spinte indipendentiste.

L’Italia fu il primo paese che, col referendum del 46 organizzò formalmente il proprio territorio su
basi regionali.
Autonomia regionale e decentramento vennero inseriti nella costituzione del 47, ma forti
contrapposizioni politico-istituzionali impedirono che il dettato costituzionale venisse rispettato.
Si può dire che il fenomeno regionale in Italia comincia a manifestarsi davvero a metà anni 70.
Gli anni 80 furono un periodo di stallo e il processo è ripreso negli anni 90.

46 -> organizzazione formale dello Stato in regioni.


47-48 -> nascono 4 regioni a statuto speciale.
63 -> Nasce la quinta regione a statuto speciale, il Friuli.
70 -> prime elezioni a suffragio diretto e universale delle assemblee regionali ⇒ iniziano a formarsi
le basi di una classe politica regionale.
75-77 -> Decollo della regionalizzazione italiana. Le riforme di questi anni trasferiscono
competenze amministrative, poteri legislativi (seppur fortemente limitati) e risorse finanziarie (che
non portarono all’autonomia).
Anni Ottanta -> si consolidano le strutture regionali e la società inizia a riconoscere la loro
importanza. La Conferenza dei presidenti delle regioni diventa un soggetto politico capace di
interloquire col governo centrale.
Anni 90 -> Si rafforza l’immagine delle regioni e ne aumenta il peso politico.
Legge 142 del 90-> riforma l’ordinamento delle autonomie locali (che risaliva al 1934)
(Nota: nel ‘92 nasce la Lega Nord)
93, alcune materie vengono trasferite alle regioni. L’elezione diretta dei sindaci rafforzò le
autonomie locali e prefigurò il rafforzamento di quelle regionali.
95, elezione “quasi diretta” dei presidenti di regione, diventata diretta nel 99.
Sono aumentati i poteri fiscali delle regioni.
L’intero sistema sanitario è stato trasferito alle regioni e rappresenta per loro la spesa maggiore.
97, LEGGI BASSANINI: imponente decentramento di funzioni amministrative. Hanno trovato molti
ostacoli nell’applicazione. (Con le leggi Bassanini si sperava di uscire dalla crisi del 93)
99, elezione diretta dei presidenti di regione (talvolta erroneamente chiamati “governatori”). In virtù dell’elezione
diretta hanno iniziato ad assumere un ruolo politico nazionale.
2001, modifica del titolo V -> Allo stato sono riservate alcune competenze. Le residuali (tutte le
altre) sono attribuite alle regioni. In caso di conflitto col governo le regioni possono ricorrere alla
Corte Costituzionale. Dovrebbe essere assicurata l’autonomia finanziaria di entrata e di spesa, ma
fin ora il coordinamento della finanza pubblica è rimasto in mano allo stato…

A partire dalla metà degli anni 90 lo stato italiano ha formalmente consentito alle regioni di stabilire
rapporti diretti con gli organi comunitari.

In alcune materie la potestà legislativa è esercitata sia dallo stato che dalle regioni. Rimangono
ambiguità rispetto alla legislazione corrente. Tuttavia il processo è andato troppo avanti perchè si
possa tornare indietro.

Francia metropolitana

Nota: si dice “Francia metropolitana” perché ci sono ancora 4 o 5 regioni d’oltre mare di cui non ci
occupiamo.
Le regioni metropolitane sono 22.
Lo stato giacobino della Convenzione e, soprattutto, della Terza Repubblica era fortemente
centralista.
Nella provincia c’era la figura del Prefetto, dotata di grandi poteri. Tutto passava per le loro mani.
La Francia è stata, e forse è tuttora, lo stato più accentrato. Tuttavia, nel dopoguerra i progetti di
programmazione economica (che rafforza il centralismo) imposero la creazione di un livello
intermedio per far adeguare la periferia alle scelte di Parigi. Come divisioni erano quasi del tutto
artificiali (fatta eccezione per Bretagna, Normandia e Alsazia).
Negli anni 70 c’erano le DATAR (Délégation à l’amènegement du territoire et à l’action
régionale), un tipo di divisione relativa alla programmazione economica (sancita negli anni 50)

Nell’81 presero il potere i socialisti (Mitterrand, divenuto presidente della repubblica, sciolse le
camere, e le nuove elezioni gli diedero la maggioranza). I socialisti iniziarono a contrastare il
centralismo gollista e giscardiano.
Per i socialisti il decentramento significava
- opporsi al centralismo gollista e giscardiano
- trasferire poteri e risorse alle grandi città governate dai socialisti

Nell’86 i consigli regionali divennero elettivi e si formò una classe politica parallelamente ad una
certa coscienza regionale. Alle regioni vennero trasferiti molti poteri. Al prefetto venne tolta la
tuelle, cioè la supervisione preventiva sopra gli atti degli enti locali e regionali, sostituita da una
controllo di legittimità successivo.

Il grande problema della Francia è la Corsica, che, con i sui appena 200.000 abitanti ha una forte
spinta autonomista che finisce per dare una spinta a tutte le istanze regionaliste francesi.
Da anni i corsi (che hanno la loro lingua e le loro tradizioni, tra cui la divisione in clan) combattono
per una carta speciale.
Nel 91 hanno ottenuto uno statuto speciale che prevedeva benefici fiscali e nuove competenze su
istruzione, turismo, agricoltura, urbanizzazione e ambiente. Tuttavia nel 2002 lo statuto era ancora
oggetto di trattative, bloccate, in particolar modo, sul problema dell’insegnamento del corso nelle
scuole.
Tra l’altro si teme che anche le altre regioni possano alzare le pretese se verranno ascoltate quelle
corse.

Poche delle regioni francesi sono storiche:Alzaia, Bretagna, Corsica, Borgogna e Franca Contea..
Altre avevano un’identità territoriale, come Alvernia, Normandia e Limousin.
Anche per l’Aquitania si può ritrovare una certa tradizione.
Le rimanenti sono costruite a tavolino.
Eppure oggi le regioni stanno trovando un radicamento, malgrado la scarsa autonomia di cui
dispongono. (Nota: le regioni non sono ancora state inserite nella costituzione)
A rafforzare le regioni ha contribuito la politica regionale UE e negli ultimi anni alle regioni è stata
concessa maggior libertà di iniziativa.

Spagna

La Spagna è da sempre uno dei motori dei movimenti regionalisti europei.


31-36 Repubblica
36-39 Guerra Civile
75, morte di Francisco Franco
77, prime elezioni dopo il franchismo
78 -> La nuova Costituzione riconosce la realtà differenziata della Spagna istituendo le
Comunidades Autònomas (CCAA)
80-81, istituzione delle prime 4 comunità autonome speciali.
83, istituzione delle altre CCAA.
96, Patti di Governabilità

Nel 78 si pongono le basi per la nascita delle 17 comunità autonome.


Alle tre nazionalità presenti nel paese, Catalana, Basca e Gaglienga, è stata concessa un’autonomia
speciale. Inoltre Catalogna, Paese Basco e Galizia furono istituite qualche anno prima delle altre
(nell’80 e nell’81).
Per la sua importanza politica e demografica, nonché per la sua povertà, è stato concesso un proprio
percorso anche all’Andalusia (nata come comunità nell’82).

Le altre 13 comunità vennero istituite nell’83.


Le elezioni si svolgono ogni quattro anni, lo stesso giorno nelle 13 comunità ordinarie, in giorni
diversi nelle altre 4.
La costituzione lascia “aperto” l’ordinamento regionale non definendo né numero né
denominazione, né competenze delle comunità.
Le comunità hanno avuto un’evoluzione diversificata (alcune hanno maggior autonomia di altre).
In particolare Navarra e Paese Basco godono di piena autonomia fiscale.
IN SPAGNA LA REGIONALIZZAZIONE È STATA ANCHE UN PROCESSO DAL BASSO VERSO L’ALTO.
Le comunità, in particolare quelle a statuto speciale, tendono a trattare con lo stato attraverso
relazioni bilaterali.
Nel 96 ci furono i Patti di Governabilità che prevedevano la riforma dell’amministrazione periferica
dello stato e la riduzione di quella centrale alla difesa, alle relazioni internazionali, alla politica
economica e monetaria, alla sicurezza, secondo un modello federale.
Addirittura alcuni partiti, tra cui il socialista PSOE, si sono organizzati in forma federale.
Perché la Spagna si possa considerare uno stato federale, tuttavia, manca ancora un SENATO
REGIONALE ( le regioni eleggono solo 1/5 del senato).
Le riforme hanno svegliato sentimenti d’appartenenza anche in regioni che non avevano
precedentemente una coscienza regionale.
Fin dall’inizio le comunità si sono fortemente interessate all’UE.
Gran Bretagna

Il Regno Unito è quello che si è spinto più in là nell’asimmetria del proprio ordinamento territoriale
(cioè le aree in cui è diviso il suo territorio sono governate da un diverso status e diversi poteri).
Scozia e Galles hanno autogoverno su alcune materie che nelle altre regioni sono controllate dal
governo centrale.

La Gran Bretagna è nata nel 1707 dall’unione delle corone del Regno d’Inghilterra ed il Regno di
Scozia.
La Scozia si è sempre considerata uno stato nello stato, ma la spinta autonomista si è svegliata
soltanto negli anni 50-60.
Dopo una fase di riforme in senso autonomista lo stato iniziò a rafforzare il proprio potere nel XIX
sec. fino al culmine negli anni 80 con i governi centralismi della Thatcher.
Si tornò a parlare di autonomia negli anni 90, quando i laburisti di Tony Blair salirono al potere (96)
La posizione del partito laburista, oltre che con idee d’opposizione, si spiega anche con la forza
elettorale che esso ha sempre avuto sia in Scozia che in Galles.
Nel 1997 in Galles ed in Scozia vi furono referendum per decidere se creare un parlamento in
Scozia e un’Assemblea nazionale in Galles. I progetti passarono in entrambi i paesi.

Scozia
Le competenze del parlamento scozzese sono state fissate da una legge del 1997 (entrata in vigore
nel 98).
Il parlamento elegge un primo ministro e un governo (che ha sede ad Edimburgo). Lo stato, in
circostanze particolari, mantiene il diritto di legiferare anche sulle materie riservate. Le competenze
del parlamento di Edimburgo potrebbero in teoria essere ritirate da quello di Londra. Il potere
legislativo resta fortemente limitato.Tuttavia il punto più debole dell’architettura regionale è che la
finanza è in gran parte derivata e le risorse rimangono quasi interamente a Londra.
Al parlamento di Edimburgo spetta il controllo della legislazione europea per gli effetti che essa
può avere sulla Scozia.
La Scozia è una regione abbastanza povera, ma recentemente hanno scoperto del petrolio nel Mare
del Nord e questo porta un certo contenzioso con Edimburgo.

Galles
L’Assemblea nazionale ha molte meno competenze del parlamento Scozzese ed in gran parte sono
poteri amministrativi (tuttavia ha materie come sviluppo economico, agricoltura, istruzione, enti
locali, sanità, ambiente, trasporti, cultura, sport e tempo libero).

La devolution britannica è una forma accentuata di decentramento che in parte accoglie una
tradizione secolare. Non c’è trasferimento di sovranità e, al contrario del modello federale, sono le
competenze che spettano a Scozia e Galles quelle che vengono espressamente indicate, mente tutte
le altre restano a Londra.

A dispetto di un’iniziale ritrosia sia Scozia che Galles si sono interessati all’Unione Europea, nella
quale vedono delle nuove possibilità d’autonomia e di aiuti economici.

Belgio
Il Belgio nacque in modo artificiale come stato cuscinetto tra Austria e Francia, nel 1830.
Malgrado il nuovo stato mettesse insieme due popolazioni diverse, Valloni –a Sud– e Fiamminghi
-a Nord-, per diverso tempo non ci furono problemi.
I Valloni avevano un’economia più sviluppata, basata sull’industria mineraria e parlavano (parlano)
il francese. I Fiamminghi avevano economia agricola più povera e parlavano (parlano) Fiammingo,
una lingua di tipo tedesco. La religione era la stessa, cattolica.
La contrapposizione iniziò a farsi sentire alla fine del XIX secolo.
Negli anni 50 la Vallonia ebbe un tracollo economico mentre le Fiandre portavano avanti la loro
economia con la piccola e media impresa, la cantieristica ed il porto di Anversa…
Ragioni economiche risvegliarono ragioni culturali.
Nel 1963 la frontiera linguistica fu fatta diventare politico-amministrativa e si cominciò a separare
alcuni ministeri (istruzione, cultura e economia regionale).
Nel 1993 si è addirittura giunti ad una revisione della Costituzione che ha reso il Belgio federale.
Si prevedono tre comunità: francofona, fiamminga e germanofona.
Le regioni sono le Fiandre, la Vallonia e Bruxelles capitale.
Comunità e regioni si sovrappongono in parte nei rispettivi territori. (Gli abitanti di Bruxelles
appartengono alla comunità vallone o fiamminga a seconda dell’appartenenza linguistica.)
Il Senato è diventato la camera federale. Il potere legislativo di cui dovrebbe disporre insieme alla
camera dei rappresentanti ha molte limitazioni. La struttura istituzionale è dunque asimmetrica.
Ogni comunità e regione ha un proprio esecutivo che ora si chiama governo.
La Costituzione indica le competenze dell’autorità federale, tutte le altre spettano alle regioni.
Non ci sono rapporti gerarchici tra livello federale e livello substatale (leggi, decisioni ecc. federali
e regionali non si possono eliminare a vicenda).

Alle comunità è affidata la salvaguardia dell’identità regionale, a cominciare dall’uso e dalla


diffusione delle tre lingue (hanno responsabilità nei confronti dell’istruzione, della cultra, della
ricerca scientifica e dell’assistenza sociale.
Alle regioni spettano parziali competenze relative ai settori economia e finanza (le risorse
dipendono da trasferimenti statali), competenze relative al territorio, all’agricoltura, all’energia, ai
trasporti pubblici e all’occupazione. Sono inoltre responsabili dell’organizzazione, del
finanziamento e del controllo degli enti locali.

Ad ulteriori spinte separatiste di parte fiamminga si contrappongono la monarchia, il problema di


Bruxelles (dove fiamminghi e valloni devono convivere) e la posizione del Belgio al centro
dell’Europa comunitaria.