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ARTE SEGRETA d

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IL VELO
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In apertura, m
il celeberrimo dipinto di m
Leonardo Da Vinci La G
Gioconda , realizzato tra il fr
1503 e il 1506 e custodito le
al Museo del Louvre di D
Parigi, oggetto di na
numerosissime de
interpretazioni. m
l’i
ve
da
ch
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di Osvaldo Carigi e Stefania Tavanti
La Gioconda di Leonardo da Vinci, da sempre oggetto di numerose interpretazioni, potrebbe
essere un’immagine della Sophia divina, ispirata al circolo segreto dei fedeli d’amore, cui forse
apparteneva lo stesso genio toscano. Ne parla, in questa intervista, il ricercatore Renzo Manet-
ti, autore del libro Il velo della Gioconda – Leonardo segreto

Q
uando si af- mero di Fenix di Mar-
fronta la figu- zo è apparsa la notizia
ra di Leonar- riguardante la richiesta
do da Vinci, di un gruppo di scien-
cercando di indagare, in ziati italiani, intesa a
maniera seriamente “al- ottenere la riesumazio-
ternativa” all’ortodossia ne del corpo di Leo-
biografica, i molteplici nardo, per ricostruirne
aspetti della sua vita irre- il volto e scoprire se la
quieta e, soprattutto, i Gioconda sia in realtà
tanti misteri legati ancora un autoritratto masche-
alla sua figura e ai suoi ca- rato del Maestro e non,
polavori, si corre fatal- come comunemente si
mente il rischio di affoga- crede, il ritratto di Lisa,
re, come spesso accade moglie di Francesco
per molti altri temi, in un Del Giocondo. Questo
mare magnum di inter- ci riporta a una que-
pretazioni non sempre stione che puntual-
convincenti. mente si materializza,
Ovviamente anche noi 4 sottilmente “terrena”,
abbiamo corso questo ri- tra i “chiaroscuri” di
schio, quando abbiamo questa celebre opera: In alto,
deciso di trovare una pubblicazione che ci per- qual è la vera identità della donna «dal volto sen- Foto 4: le
mettesse di trattare l’argomento da una nuova pro- za tempo» e «fuori dallo spazio» dipinta da Leo- proporzioni
spettiva. Tuttavia non abbiamo mai perso di vista nardo? A chi appartengono quei «tratti del viso nell’Autoritratto
il nostro obiettivo primario, che è quello di pro- ammorbiditi nella tecnica dello sfumato»? La no- di Leonardo.
porre all’attenzione dei lettori lavori sempre pro- stra intervista con Renzo Manetti non poteva che In basso,
fessionalmente ineccepibili, frutto delle ricerche, partire da questo secolare dilemma. Foto 2: le
spesso scomode, di validi studiosi. Renzo Manet- proporzioni nel
ti, con il saggio dall’intrigante titolo Il velo della Osvaldo Carigi e Stefania Tavanti: Renzo, nel- volto della
Gioconda - Leonardo segreto, rientra in quest’ul- l’Introduzione al tuo libro, firmata da Alessan- Dama con
tima categoria. Effettuando un affascinante viaggio dro Vezzosi, direttore del Museo Ideale Leo- l’Ermellino.
nel complesso linguaggio dei simboli e nelle co- Tutte le
noscenze segrete di geometria sacra, fondamentali immagini di
per la ricerca dell’armonia delle forme, Manetti 2 questo articolo,
tratteggia un Leonardo poco conosciuto, artista eccetto
geniale ed eclettico, ma anche profondo indagato- l’apertura, sono
re dell’anima immortale dell’uomo, e cerca, al tratte dal libro
tempo stesso, di dare delle risposte ai numerosi in- di Renzo
terrogativi riguardanti quella che possiamo certa- Manetti Il Velo
mente considerare l’opera più controversa ed enig- della Gioconda -
matica del sommo Maestro rinascimentale: la Leonardo segreto
Gioconda, «un nodo problematico senza con- (Polistampa,
fronti per la storia dell’arte universale», dalla qua- 2009).
le Leonardo non si separò mai, fino alla morte.
Dopo 500 anni la Gioconda continua ad affasci-
nare i visitatori che ogni anno affollano le gallerie
del Louvre e gli studiosi provenienti da tutto il
mondo, che tentano di spiegare razionalmente
l’indiscusso potere ipnotico esercitato dal suo lie-
ve sorriso e dal suo sguardo “ultraterreno”, tanto
da far ritenere, come scrive Manetti nel suo libro,
che «il dipinto abbia davvero un’anima». Nel nu-
Il Velo Della Gioconda A
nardo da Vinci, questi sostie- umana, la sua ca- to
ne di essere stato sempre con- pacità di cono- co
trario «a qualsiasi rilievo di scenza intellettiva ste
una somiglianza tra il volto
3 o intuitiva. A sto
della Gioconda e il possibile questa si riferiva pu
ritratto di Leonardo a Tori- Lapo Gianni, in
no». L’argomento in questio- quando chiamava to
ne, già da te affrontato in un Lagia la propria di
tuo precedente lavoro (Mon- Donna-Sophia, ris
na Lisa - Il volto nascosto di componendone il Li
Leonardo) scritto in collabo- nome con le ini- pr
razione proprio con lo stesso ziali del suo, a in- co
Vezzosi e Lillian Schwartz, dicare che ella era pe
viene trattato anche in un ca- parte di lui. Che pi
pitolo de Il Velo della Gio- Leonardo, dipin- qu
conda, citando in partenza la gendo un’allego- lit
In alto, nota e sorprendente scoperta ria del proprio io de
Foto 3: le operata nel 1987 dall’artista nascosto, della V
proporzioni statunitense, la quale, «testan- donna immersa fu
nel volto della do un nuovo programma di nel suo profondo, lia
Belle Ferroniere. modellazione grafica, sovrap- le avesse conferito leg
In basso, poneva il probabile autori- i propri linea- co
Foto 1: le tratto di Leonardo conservato menti idealizzati ho
proporzioni nel a Torino con un’immagine in veste femmini- co
volto della della Monna Lisa», arrivò a le, non mi avreb- rim
Ginevra del Benci. concludere che Leonardo un’immagine/icona della celeste be dunque sorpreso. La tesi del- sap
avrebbe impresso il suo volto Sophia, sulla scorta della tradi- la Schwartz per questo mi affa- gu
nella Gioconda. La stessa Lil- zione filosofica dei “fedeli d’a- scinava e numerosi indizi pare- di
lian, pur premettendo che more” (poeti-filosofi, la cui filo- vano e paiono tuttora confer- na
una distorsione delle immagi- sofia d’amore era volutamente marla. Il computer non sbaglia:
ni può essere necessaria per avvolta nel segreto, infatti i loro ne ero convinto e lo sono anco-
far coincidere due volti con la sonetti sono spesso scritti con ra. Chiesi pertanto alla
grafica computerizzata, evi- un linguaggio comprensibile so- Schwartz se avesse confrontato
denziò l’assoluta mancanza di lo agli iniziati, N.d.A.), compa- l’Autoritratto di Torino con al-
una qualsiasi forzatura nella gni di Dante, proprio come lo tri volti femminili dipinti da
sua famosa sovrapposizione. era Beatrice. Questa Sophia è il Leonardo, perché se la coinci-
«Sono sempre stato affascina- volto divino presente nell’anima denza di lineamenti ci fosse sta-
to dalla tesi di Lillian ta solo con la
Schawartz - scrivi nel tuo li- Monna Lisa, que-
bro - perché vi trovo reali e 1 sta sarebbe stata
solide motivazioni filosofiche una prova defini-
nel pensiero di Dante e in tiva della bontà
quello dei poeti stilnovisti a della tesi. Lillian
lui vicini». Tuttavia, se anche mi confessò di
la Gioconda venisse inserita non averlo mai
nella tradizione filosofica del fatto e ormai di
sommo Poeta e dei fedeli d’a- non averne più gli
more, giustificando in tal mo- strumenti. Così
do l’idealizzazione dei propri provai a farlo io.
lineamenti fatta da Leonardo Ma non posse- O
nel famoso dipinto, non sa- dendo un pro- st
rebbe, a tuo dire, l’operazione gramma per la so- sc
grafica della Schwartz a con- vrapposizione se
fermare tale assunto, in quan- delle immagini, pr
to «L’indiscutibile sovrappo- studiai col com- Pa
sizione fra la Monna Lisa e puter le propor- te
l’autoritratto di Leonardo zioni dei diversi st
sembra piuttosto dovuta ad volti. Mi accorsi di
altri motivi». così che non solo G
Renzo Manetti: «Penso di aver tutti i ritratti di se
fornito numerosi indizi, se non Leonardo, com- rip
prove, che la Gioconda sia preso l’Autoritrat- a
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ARTE SEGRETA
ca- to, ma anche i volti di altri dipinti, come il Cena- tratti dalla descrizione di Monna Lisa fatta dal
o- colo e la Vergine della Rocce, rispondevano agli Vasari, contenuta nel suo Vite: «In quella te- In questa
iva stessi canoni proporzionali e che dunque era que- sta facilmente si poteva capire quanto l’arte pagina,
A sto che ne induceva la sovrapponibilità. Il com- potesse imitare la natura…» e «Le ciglia non Foto 5:
iva puter non sbaglia, ma purtroppo sbagliamo noi a potevano essere più realistiche, per avervi dise- proporzioni e
ni, interpretarne i dati. Ma c’è di più. Alcuni ricerca- gnato la maniera in cui i peli scaturiscono dal- geometria nel
va tori hanno notato che anche il presunto ritratto la pelle, dove più folti e dove più radi». Ap- volto della
ria di Caterina Sforza, dipinto da Lorenzo di Credi, paiono evidenti anche da queste poche righe, Gioconda;
risulterebbe sovrapponibile col volto di Monna le discrepanze somatiche tra questa Gioconda Foto 10:
il Lisa, deducendone che Monna Lisa fosse in realtà e quella conservata al Louvre di Parigi, raffigu- schema
ni- proprio Caterina Sforza. Anche in questo caso il rata a mezzo busto, glabra, «una creatura fuo- geometrico del
n- computer non sbaglia, ma l’interpretazione sì, ri dal tempo e dallo spazio» come l’hai defini- Cenacolo.
era perché Lorenzo di Credi nel suo dipinto ha im- ta, priva di quei particolari anatomici presenti
he piegato le stesse proporzioni di Leonardo ed è nella descrizione del Vasari, il quale non cita
n- questo a determinare una sorta di sovrapponibi- nemmeno la presenza di uno sfondo, posto in-
o- lità con la Gioconda. Si trattava di canoni che evi- vece nel famoso dipinto, dove un paesaggio
io dentemente erano stati elaborati nella bottega del «desolato e irreale» sembra evocare una di-
lla Verrocchio, del quale sia Leonardo che Lorenzo mensione lontana. Un punto di contatto sem-
rsa furono allievi. Volendo dimostrare la tesi di Lil- brerebbe esserci tra le due versioni e riguarde-
do, lian, l’ho dunque invece smontata. Ma la realtà al- rebbe la presenza, citata dal Vasari, coeva al-
ito legorica di Monna Lisa resta e il computer l’ha l’uscita della prima edizione delle Vite, di una
a- confermata in altro modo. Oltre alle proporzioni, Gioconda a Fontainebleau, presso il Re di
ati ho infatti scoperto geometrie racchiuse nella Gio- Francia. Questa ipotesi viene, però, da te con-
ni- conda e in altri dipinti esoterici di Leonardo, che futata, giustificando il Vasari con l’ingannevo-
b- rimandano a inequivocabili significati mistici e le titolo Gioconda attribuito al predetto qua-
el- sapienziali e dimostrano come Monna Lisa sia fi- dro presente in terra francese, acclarando, al-
ffa- gura celeste, emanazione diretta della Sapienza tresì, l’inesatta relazione dello stesso nome con
re- divina. Un dipinto talismano dunque, da cui Leo- la famiglia Del Giocondo.
er- nardo non si separò mai». R.M.: «Recentemente è stata rinvenuta, in un
ia: manoscritto della biblioteca dell’Università di
o- Heidelberg, una nota manoscritta di Agostino
lla 5 Vespucci, il quale afferma che, nel 1503, Leonar-
to do stava effettivamente dipingendo il ritratto di
al- Lisa Gherardini. Ma si trattava, dice esplicitamen-
da te Vespucci, di una testa, perché il resto del cor-
ci- po era appena abbozzato o addirittura non c’era.
ta- Questa nota è stata considerata come una prova
la che la Gioconda del Louvre sia effettivamente
ue- Monna Lisa. In realtà dimostra semmai il contra-
ata rio, perché collima con il racconto del Vasari, che
ni- descrive anch’egli solo una testa, senza il celebre
ntà sfondo, senza il motivo della loggia con le colon-
an
di
mai
di
gli
osì
io.
e- O.C. e S.T.: Un dipinto talismano del quale,
o- stranamente, non abbiamo notizie di disegni o
o- schizzi preparatori, «c ome se la pittura gli fos-
se scaturita da un intimo dialogo con la pro-
ni, pria anima», dotato, come ebbe a dire Walter
m- Pater nel 1869, di una « bellezza che dall’in-
or- terno s’imprime nella carne…». Tuttavia, il mi-
rsi stero che avvolge quest’opera si infittisce ancor
rsi di più quando affermi che esisterebbe un’altra
lo Gioconda, confortando tale assunto con una 10
di serie di profonde analisi comparative di fonti
m- riportate nel tuo libro, dal quale estrapoliamo,
at- a mo’ di illuminante esempio, due brevi incisi
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IL VELO DELLA GIOCONDA A
ne, senza il busto con le mani accaval-
late. Dunque la Gioconda del Louvre
non è il dipinto del 1503. Non possia-
mo escludere che sotto la Gioconda sia 6
ancora celata la testa di Monna Lisa;
ma è certo che quella che vediamo og-
gi è un’altra donna, un dipinto della
tarda maturità di Leonardo, che risale
al periodo romano, quando egli era al
servizio del principe alchimista Giulia-
no de’ Medici. In quegli anni Leonar-
do si occupava di esplorare il mistero
dell’anima umana e della sua infusione
nella materia, in particolare della parte
intellettiva dell’anima, quell’entità che
i compagni di Dante, i “fedeli d’amo-
re”, nascondevano sotto l’allegoria del-
la loro misteriosa Donna. Che la Don-
na si chiamasse Beatrice o Gioconda te
non fa differenza: entrambi nomi di fr
otto lettere, il numero celeste, entram- m
bi usati da Dante col significato di ro
Donna della beatitudine divina. Sap- ri
piamo che Gioconda e non Monna Li- vo
sa era il nome che Leonardo aveva da- pe
to al suo dipinto. Sappiamo che Leo- no
nardo, come molti altri filosofi e artisti del suo dal mento al naso, 3 fra gli occhi e il naso e st
tempo, studiava i misteri arcani nascosti nei versi ben 6 dagli occhi alla sommità della testa. Hai an
di Dante e che conosceva la teoria dell’anima e identificato lo stesso numero “simbolico” di Se
della Donna celeste, che egli aveva esposto nel moduli in un altro volto famoso - questa vol- di
Convivio e velato nella Vita Nuova. Vasari dice ta maschile - dipinto dal grande Maestro. Ci em
che il ritratto di Lisa ai suoi tempi era presso il re vuoi parlare della tua scoperta e degli impor- de
di Francia, confondendolo dunque con la Gio- tanti rapporti geometrici racchiusi nelle due ch
conda, che abbiamo detto essere cosa molto di- opere di Leonardo? co
In alto, versa. Forse egli, che non aveva mai visto il qua- R.M.: «Ho scoperto che tutti i volti dei ritratti di So
Foto 6: dro, fu tratto in inganno dal nome Gioconda, che Leonardo, con l’esclusione della Ginevra de’ Ben- ch
proporzioni e gli pareva riconducibile alla moglie di Francesco ci (foto 1) che è del periodo giovanile, ripropon- l’a
geometria nel del Giocondo; forse cercò invece di depistare i fa- gono le stesse proporzioni fra il mento e la fron- qu
volto di Cristo natici dell’Inquisizione allontanan- re
del Cenacolo. doli dal significato allegorico di un go
In basso, dipinto che rimandava a dottrine 7 ra
Foto 7: gnostiche ed eretiche. Lo stesso nu
proporzioni e aveva fatto Boccaccio, “fedele d’a- sc
geometria nei more”, quando aveva scritto, men- do
volti della tendo, che la Beatrice amata da C
Vergine delle Dante era figlia di Folco Portinari, re
Rocce cioè una donna in carne e ossa. ve
del Louvre. Così accusò Dante di un amore N
adulterino, ma allontanò dalla sua ta
opera i forti sospetti della Chiesa, st
che già aveva mandato al rogo il De de
Monarchia». ge
G
O.C. e S.T.: Analizzando le di- ta
stanze tra il mento, la bocca, il le
naso, gli occhi e la fronte dei la
volti femminili ritratti da Leo- la
nardo, hai notato il ripetersi de- C
gli stessi moduli. Sei rimasto lo
particolarmente colpito dal fatto co
che solo la Gioconda abbia il da
volto scandito da 12 moduli: 3
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ARTE SEGRETA
Rocce fu considerata un soggetto In alto,
eretico e rifiutata dai frati commit- Foto 8:
8 tenti». proporzioni e
geometria nei
O.C. e S.T.: La composizione “pi- volti della
ramidale” della Gioconda risulta Vergine delle
inscritta in un triangolo equilate- Rocce
ro, formato «dall’inclinazione del della National
braccio destro e dalla fuga pro- Gallery.
spettica della colonna della log- In basso,
gia». Come spieghi nel tuo saggio, Foto 11:
«un sottomultiplo di questo trian- schema
golo, anch’esso equilatero, incor- geometrico
nicia la testa dal mento alla som- nella Vergine del-
mità». Il centro di questo secondo le Rocce
triangolo coincide con un punto del Louvre.
ben preciso del volto della Gio-
conda, che richiama un particola-
te: 9 moduli. I moduli tuttavia divergono dalla re emblema che fu del grande architetto e ma-
fronte alla sommità della testa: sono 2 nella Da- tematico Leon Battista Alberti...
ma con l’Ermellino (foto 2), ben 4 nella Belle Fer- R.M.: «Sì, la Gioconda è racchiusa in un triango-
roniere (foto 3), ancora 2 nell’Autoritratto di To- lo equilatero (foto 9) e così il suo volto. Questo
rino (foto 4). Solo la Gioconda (foto 5) ripete 4 triangolo, come ben sappiamo, è ancora una volta
volte i 3 moduli, originando il 12, che, come sa- un simbolo divino. Tanto è vero che tutta la geo-
pete, è numero mistico, nel quale si rappresenta- metria nascosta del Cenacolo è imperniata sui
no il cosmo e la Gerusalemme Celeste. Ebbene, la triangoli equilateri (foto 10). Ma la cosa singolare è
e stessa proporzione di 12 moduli, Leonardo la usa che, all’intersezione fra l’altezza e l’asse mediano dei
ai anche nel volto di Cristo del Cenacolo (foto 6). lati del triangolo che incornicia il volto della Gio-
di Se ricordiamo che, al suo apparire nella Comme- conda, Leonardo ha incardinato l’occhio sinistro
l- dia, Beatrice viene esplicitamente descritta come
Ci emanazione/compagna di Cristo e come Sposa
r- del Cantico dei Cantici, viene spontaneo pensare
ue che Leonardo abbia voluto identificare la Gio- 11
conda proprio con Beatrice, cioè con la celeste
di Sophia. Ma non è tutto: il volto di Cristo è rac-
n- chiuso in un rettangolo aureo, simbolo fin dal-
n- l’antichità più remota della trascendenza divina;
n- quello della Gioconda è delimitato da un altro
rettangolo mistico, che ha l’altezza uguale alla dia-
gonale del quadrato costruito sulla sua base. Il
rapporto fra lato e diagonale del quadrato è un
numero irrazionale, da sempre allegoria di tra-
scendenza. Sembra che ancora una volta Leonar-
do abbia voluto indicarci un legame gerarchico fra
Cristo e la sua Gioconda-Sophia. Devo aggiunge-
re che anche nella Vergine delle Rocce (sia nella
versione del Louvre (foto 7) che in quella della
National Gallery (foto 8) Leonardo adotta il ret-
tangolo d’oro per il volto di Maria e quello co-
struito sulla diagonale del quadrato per il volto
dell’angelo, instaurando tra le due figure la stessa
gerarchia che troviamo tra il volto di Cristo e la
Gioconda. Quest’ultima sembra dunque assimila-
ta all’angelo. Devo aggiungere che la Vergine del-
le Rocce racchiude un triangolo isoscele partico-
lare, formato da due triangoli rettangoli sacri, i cui
lati sono pari a 3 e 4 e l’ipotenusa a 5 (foto 11).
Come questo triangolo racchiuda la triade divina
lo spiega già Plutarco. Nel nostro caso ci aiuta a
comprendere la vera identità delle figure dipinte
da Leonardo e il motivo per cui la Vergine delle

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IL VELO DELLA GIOCONDA

mento a Bibbia neoplatonico Leone X e di suo


9 e Vangelo fosse fratello Giuliano de’ Medici si
alquanto inu- praticava l’alchimia e si studiava
suale e pertanto la cabbalà, la frase di Leonardo
hai cercato in assume un’evidenza nuova. Il Se-
un’altra dire- fer Yesirah era libro ben cono-
zione. Quali sciuto dai cabbalisti cristiani, tra-
sono i risultati dotto per Pico della Mirandola,
delle tue ricer- commentato da un amico di Pi-
che? co, Johanan Alemanno. Quest’ul-
R.M.: «“Lettere timo aveva definito l’arte del Se-
incoronate” mi fer Yesirah come parte della
sembrava termi- scienza della natura, quella scien-
ne troppo speci- za che Leonardo studiava e i cui
fico per essere segreti cercava di penetrare. Dun-
genericamente que Leonardo si confrontò con la
riferito alle sacre cabbalà, proprio negli anni in cui
scritture. Mi ri- studiava il problema dell’infusio-
cordava con insi- ne dell’anima nel corpo e in cui
stenza le lettere dipingeva la Gioconda. Non pos-
dell’alfabeto so non pensare che la Gioconda
In alto, della Donna, che risulta così in ebraico, in particolare la sin, che sia il frutto e l’espressione arcana
Foto 9: posizione centrale nel triangolo. somiglia a una corona e il cui nu- di questa ricerca esoterica. Riuscì
il triangolo Sembra che egli abbia voluto evi- mero in fine di parola è 900, il Leonardo a penetrare il segreto
equilatero nella denziare nella Gioconda l’occhio numero che Pico associa all’ani- delle lettere incoronate e a infon-
Gioconda. divino, assunto come emblema ma. Ma anche il riferimento alla dere un’anima alla sua Donna ce-
In basso, anche da Leon Battista Alberti e prima e più alta delle Sephirot leste? Gli occhi della Gioconda
il libro di poi confluito nella tradizione cabbalistiche, Keter, la Corona, sembrano vivi…». •
Renzo Manetti massonica». mi sembrava possi-
Il Velo della bile. Tuttavia Leo-
Gioconda - O.C. e S.T.: Una annotazione nardo parlava di let- Chi è Renzo Manetti
Leonardo fatta da Leonardo in margine tere al plurale e non
Segreto. alle sue riflessioni sul grande di lettera al singola- Architetto e scrittore,
mistero dell’anima «Lascia ora re. Ho cominciato dopo essersi occupato
le lettere incoronate, perché così a cercare se nei di storia dell’architettu-
son somma verità» è stata mes- testi cabbalistici ci ra e della fortificazione
sa in relazione alle sacre scrit- fosse un riferimento (vedi fra gli altri i saggi
ture. Tuttavia hai ritenuto che alle lettere incoro- Firenze: le porte del-
l’uso dei termini “lettere inco- nate. E infatti l’ho l’ultima cerchia di mu-
ronate” come semplice riferi- trovato. Nel Sefer ra del 1978, Michelan-
Yesirah, il Libro del- gelo: le fortificazioni
la Formazione, si per l’assedio di Firenze del 1980) da oltre un
cela il metodo se- ventennio ha indirizzato la sua ricerca verso
greto per l’infusione l’iconologia e il simbolismo nell’arte e nell’ar-
dell’anima nella chitettura. Ha esposto le proprie tesi in nume-
materia, quello che rose conferenze e convegni e in pubblicazioni,
nella tradizione quali Desiderium Sapientiae del 1996, Le
cabbalistica ha dato Porte Celesti. Segreti dell’architettura sacra
vita al mito del Go- del 1999, Le Madonne del Parto. Icone tem-
lem. Ebbene, que- plari del 2005, Beatrice e Monna Lisa del
sto metodo si basa 2005, Il Velo della Gioconda del 2009. Nel
su una permutazio- 2007 ha pubblicato Il segreto di San Miniato,
ne delle lettere un romanzo storico, ma soprattutto un itine-
ebraiche che l’auto- rario nella sapienza esoterica del Medio Evo
re cela sotto l’alle- occidentale. Il libro è stato scritto con una
goria dell’incorona- struttura analoga a quella dei romanzi del
zione: le lettere ap- Graal medievali. Ha un sito web: www.renzo-
punto incoronate. manetti.com, all’interno del quale è attivo un
Se pensiamo che blog. Ha un sito professionale: www.forma-
nella Roma del atelier.com

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