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jazz made in Italy

DI

ROGER BALZAN

che si muove a dir poco


toccante

Cosa pensi dellattuale realt


jazzistica italiana?
Vedo molte cose
interessanti muoversi.
ellambito
Essendo direttore
musicale,
didattico dei seminari
estivi di Umbria Jazz
lunione di due artisti
Clinics, sono a stretto
non necessariamente
contatto con la musica e
corrisponde alla
le tendenze dei giovani.
E ce ne sono di molto
precisa somma dei
validi, quindi c di che
talenti. Anzi, quando
rallegrarsi per il futuro.
la sinergia totale e
Anche il settore
persegue intenti ed
discografico meriterebbe
una valutazione: mi
obiettivi comuni, le
giungono voci che la
potenzialit spesso
situazione relativa alle
crescono in maniera
vendite non sia tra le pi
floride tuttavia, in netta
esponenziale.
contrapposizione, vero
Ed il caso di
anche che esistono
Giovanni Tommaso e
numerosi progetti
Walter Donatiello, due
interessanti, supportati
da un adeguato
musicisti uniti da un
compenso economico.
progetto didattico, una
Dunque, per superare
scuola di musica alle
questa fase di stallo, il
porte di Milano, e da
segreto probabilmente
sta nel ricercare formule
uno discografico, di
valide e musica di
imminente
qualit. Un po di
realizzazione, atto a
fortuna e un occhio al
risparmio cercando di
sviluppare la formula
contenere i costi.
del duo

Giovanni Tommaso N
&
Walter Donatiello
GIOVANNI
TOMMASO

Contrabbassista e
compositore nato a Lucca il
20 gennaio 1941, considerato
uno dei migliori
contrabbassisti dEuropa, dal
1896 dirige gli happening di
Umbria Jazz Clinics (in
gemellaggio con il Berklee
College of Music di Boston) ed
docente della cattedra di
Musica Jazz presso il
Conservatorio F. Morlacchi di
Perugia.
Comincia la sua attivit
jazzistica nel 57 con un
gruppo della sua citt
dorigine, il Quartetto Lucca,
quindi soggiorna a New York
tra il 59 e il 60. Nel 1967 si
trasferisce a Roma, proprio
nel momento in cui molti
musicisti provenienti da
Africa, Stati Uniti ed Europa,
con Steve Lacy a capo di tale
corrente, fanno esperimenti
col jazz davanguardia.
Nel 71 forma i Perigeo (che
guida fino al 77) realizzando
5 album e svolgendo
unattivit intensissima a
livello internazionale, anche a
fianco di prestigiosi lineup
come Weather Report e
Mahavishnu Orchestra.
Scrive ed arrangia diverse
colonne sonore per il cinema,
ed in particolare, per la
televisione e numerose sono le
collaborazioni di prestigio
accanto a grandi maestri
come Sonny Rollins, Dexter
Gordon, Gil Evans, Mary Lou
Williams, Joe Henderson,
Gerry Mulligan, Chet Baker,
Johnny Griffin, Art Farmer,
Barney Kessel, Frank
Rosolino, Conte Candoli, Max
Roach, Kenny Clarke, Tony
Scott, Steve Lacy, Gato
Barbieri, ed a molti musicisti
europei come George Gruntz,
Daniel Humair, Franco
Ambrosetti, Ren Thomas,
Bobby Jasper.

Se sei daccordo comincerei


col tuo ricordo sul grande Tito
Puente
Sono stato in America come
rappresentante di Umbria Jazz
Clinics proprio in coincidenza
con la sua scomparsa. A Puerto
Rico, quando arrivai, notai
subito scritte e manifesti che lo
consacravano a vero mito:
Puente era un grande. Sul palco
del concerto a lui dedicato,
cerano al centro un set di
timbales a rappresentarlo
mentre sullo sfondo una
gigantografia lo raffigurava
giovanissimo in una delle sue
primissime esibizioni. Pi a
lato, dei maxischermi
proiettavano in simultanea con
la musica vari filmati con i
fermo-immagine atti ad
enfatizzare le composizioni a
lui dedicate. Quando
scompaiono personaggi di tale
caratura, la perdita parecchio
sentita e vedere una citt intera

contrabbasso/chitarra
a 360.

Progetti discografici?
Seguiranno la scia
degli ultimi due: Third

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Step (BMG, 1998) uscito in


occasione del mio 40
anniversario di musicista, con
ospiti quali Rava, Bacalov, Fresu,
DAndrea, Marcotulli, Romano,
Tonolo, Boltro e La Dolce Vita
(CAM, gennaio 2000), un progetto
a due mani con Enrico Rava
(Tommaso-Rava Quartet).
Entrambi, grazie a Dio, sono
andati benissimo. Il mio prossimo
progetto abbastanza ambizioso:
ho da poco stipulato un
contratto con Joe Lovano, che
aveva gi lavorato con me, e
stavolta sar lospite donore.
E poi spero in un altro grande
musicista che inseguo da
tempo e che, per ragioni
scaramantiche, preferisco non
citare.
Dal progetto Perigeo ad
oggi, il tuo modo di sentire
il jazz mutato?
Per me tutte le strade sono
lecite ed il jazz nasce come
linguaggio per spaziare in
qualsiasi territorio. Infatti,
attorno alla met degli anni
90, ho inciso un album,
Strane Storie (BMG),
improntato sulla canzone
italiana, con diversi cantanti, e
i pareri si divisero in due: da una
parte i puristi del jazz che lo
criticarono aspramente e
dallaltra i cultori del pop, che lo
osannarono.
(Walter Donatiello) Io non ti
conoscevo ancora, eppure quel
disco me lo sono comprato e lo
ascolto ancora con piacere!
Anche per me fu
unesperienza positiva, ma il
mondo del jazz non comprese
che il mio era un tentativo di
avvicinare i mostri sacri della
canzone italiana ai jazzisti
come noi. E per il grande
rispetto che ho di tutti, non
sono voluto andare a rimorchio
portando il pop sul mio terreno
e sfruttando la situazione.
Forse anche vero che gli
artisti del pop sono stati lieti di
fare questa esperienza con te
Senza rendere a nessuno la
vita difficile: voglio dire che,
diversamente, sarebbe stato da
parte di tutti un rischio
assolutamente gratuito. Far fare
del jazz a Gino Paoli, questo per
fare un esempio, senza che ci
fosse un progetto comune, non
avrebbe avuto senso, mentre
creare per lui un abito jazzistico
che, immodestamente, definisco
di classe, nel pieno rispetto delle
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tonalit a lui consone, ci ha


avvicinato spontaneamente. E
questo successo con tutti i
cantanti che hanno interpretato
e jazzato quanto bastava per
rendere giustizia a tale
matrimonio. Il divertimento fu
assoluto e con picchi alti come
successo con Gilberto Gil o
Lucio Dalla che io definisco
parajazzisti, se mi si passa il
termine. Tornando alla tua

artistico del festival. Enrico


Rava, musicista con il quale
collaboro da anni, aveva gi
realizzato un omaggio a Lucio
Battisti nellambito di un
festival di musica classica, ma
questa volta, insieme a Mogol,
decidemmo di convocare una
orchestra sinfonica di oltre 100
elementi. Nel ruolo di solista, in
luogo di una soprano o di un
tenore, cera Rava che
personalmente considero uno
dei pi lirici trombettisti al
mondo. Assieme ad altri solisti
aggiunti allorchestra, quali
Daniele Scannapieco, Rosario
Giuliani ed il quartetto stabile
di Rava: Roberto Gatto, Stefano
Bollani ed il sottoscritto.
Avr un seguito discografico
questo progetto?
Abbiamo registrato tutto e
lintenzione proprio quella di
analizzare tutto il materiale live:
poi si vedr.

domanda precedente, ti dico che


trovo difficile spiegare il mio
approccio nei confronti del jazz
visto che faccio una precisa
distinzione tra ci che o non
jazz. La linea di demarcazione
esiste ed forte, ma ambiguo
descriverla perch ciascuno ha il
proprio metro di giudizio. Il mio
molto severo e un disco mi
piace quando mantiene quella
sincera e palpabile matrice
jazzistica. Sono contrario a chi
vuole abbattere a tutti i costi le
barriere: noi che facciamo jazz
dobbiamo saper raccogliere la
pura vena creativa. Cosa che
talvolta non si percepisce nei
dischi dei grandi del jazz
contemporaneo, mentre risulta
evidente tra i giovani che, pur
vestendo le loro composizioni di
un abito meno colto,
raggiungono spontaneamente la
giusta espressivit. Il jazz non ha
bisogno di volgarizzarsi per
raggiungere un pubblico vasto:
nasce gi come musica
popolare

Veniamo al tuo strumento


Ho una predilezione per
lartigianalit e la
sperimentazione con la ricerca
dei suoni. Gi ai tempi dei
Perigeo avevo elaborato delle
soluzioni che definirei, per allora,
allavanguardia. Utilizzavo leco
ribattuta, ma non tramite un
prodotto elettronico
preconfezionato, bens
portandomi sul palco il mio
Revox collegato ad un piccolo
mixer a 4 canali a sua volta
collegato ad altri 4 pedali che ogni
componente del gruppo poteva
azionare. La registrazione del
Revox settata molto lenta creava
una sorta di ritardo, appunto leco
ribattuta. Il mio contrabbasso
del 700, fiorentino, ad opera di
tale Evangelisti: unopera darte a
cui ho applicato un pickup
Scherfler, una specie di sughero
che si inserisce negli occhi del
ponte, sulla prima o quarta
corda, secondo il suono che si
vuole ottenere: pi chiaro o pi
cupo. Attraverso un piccolo
preamp si entra poi in qualsiasi
amplificatore. In aggiunta, ho
applicato un morsetto da liutaio,
di quelli che si usano per
incollare le fasce, al centro dello
strumento, ci ho saldato sopra
un supporto e applicato un
microfono davanti alla F della
cassa. Bilanciando le due fonti
sonore attraverso un preamp, mi
viene molto pi semplice
ottimizzare le frequenze e mi
garantisce un suono realmente
fedele. Normalmente il pickup lo

Giovanni
Tommaso

Parliamo allora del progetto su


Lucio Battisti che hai realizzato
questa estate ad Umbria Jazz?
Non sono stato lunico
artefice di quel progetto, ho
avuto la direzione artistica di
Carlo Pagnotta, il direttore

collego allamplificatore che


funge da monitor, mentre il
microfono entra, tramite luscita
bilanciata, nel mixer che mi
ritorna attraverso i monitor di
palco. Senza il giusto controllo
del suono, ne risente lespressivit stessa del musicista e quindi
quando si sul palco bisogna
lasciare ben poco alla casualit.
Lamplificatore riveste un
ruolo importante nella ricerca
del suono?
Come tutti i jazzisti uso quello
che trovo sul palco nonostante
prediliga, ad esempio, il vecchio
Ampeg valvolare, il Gallien &
Krueger e il Politone; ovvero
amplificatori semplici e fedeli nel
suono. A mio parere il miglior
amplificatore quello che si pu
regolare in 15 secondi!
Parliamo della tua attivit
di didatta?
Sebbene, come dicevo, sia
direttore di Umbria Jazz Clinics
da 15 anni, linsegnamento non
proprio al primo posto nella mia
vita: ci ho provato per un paio di
anni, ma linsegnare due volte la
settimana, costantemente, non fa
per me. Insegno con dedizione e
proprio per questo ho bisogno di
avere un certo rapporto con
lallievo ed i giusti ritmi. Ho
sbagliato con i miei figli
insistendo e forzando per ci che
riguarda lo sviluppo naturale
delle predisposizioni musicali:
spero di fare meglio con i pi
piccoli. Oggi insegno qui al
CEMM, dove Walter ha creato
una struttura fantastica,
allinterno della quale mi trovo
molto bene.

WALTER
DONATIELLO

Appartenente alla pi recente


generazione di jazzisti, si
appassiona alla musica sin da
ragazzo e via via decide di
approfondire lamore per la ricerca
della materia trasferendosi a
Boston per studiare al Berklee
College sotto la guida di Mick
Goodrick, Joe Pass, Pat Metheny,
Joe LaPorta ed Arlene Zallman.
Suona con Jerry Mulligan e Mick
Ponter e condivide buona parte
della sua carriera solistica con il
celebre batterista e
prematuramente scomparso,
Giulio Capiozzo.
Sebbene sia spesso sui palchi
italiani di manifestazioni per palati
fini, buona parte del tempo la
dedica allattivit didattica

svolgendo seminari lungo la


Penisola e ricoprendo la carica di
direttore didattico del CEMM alle
porte di Milano. (Di prossima
uscita un metodo a suo nome.)

ccompagnata da una piccola


orchestra. Lui partiva da una
bass-line sulla partitura alla quale
agganciava tutte le voci con
cognizione ritmica e metrica
eccezionale, tanto che pensava
anche agli spazi da lasciare vuoti
per la cantante. La gestione delle
pause credo sia stata la lezione
che mi rimasta pi impressa.

allievi arrivano da tutta Italia, il


pi lontano da Siracusa, allo staff
degli insegnanti si affiancano
spesso amici musicisti, quali Joe
Diorio (che qui da noi si pure
divertito a tirare due calci al
pallone nel cortile), Jeff
Richmond, John Abercrombie e
molti altri.

Walter
Donatiello

Qual stato il tuo percorso


musicale?
I fatti pi salienti risalgono ai
primi studi qui in Italia ed al
successivo approfondimento al
Berklee di Boston. Ho avuto la
fortuna di incontrare persone che
hanno creduto in me
sostenendomi ed insegnandomi
ci che davvero il senso della
ricerca. Importantissimi sono
stati i miei insegnanti americani
Mick Goodrick, Joe LaPorta;
oppure persone eccezionali come
Joe Pass, Pat Metheny. Senza
dimenticare lincontro,
determinante, con Arlene
Zallman docente presso il New
England Conservatory (Boston),
Wellesley Department. ( stata il
braccio destro di Persichetti che
ha scritto il famoso ed ancora
attualissimo libro Larmonia del
20 secolo.) Con lei ho studiato
composizione, arrangiamento, e
tutto ci che serve ad un
musicista completo. Il Berklee, in
generale, mi ha permesso di
acquisire unottima conoscenza
armonica e, chitarristicamente, di
sviluppare cose che qui, forse,
sono arrivate col contagocce. La
didattica in Italia fino a qualche
tempo fa era ferma su clich
piuttosto obsoleti, mentre oggi le
cose per fortuna sono cambiate.
In sintesi, il mio percorso
musicale partito dal rock pi
disperato per arrivare alla musica
contemporanea, passando per il
jazz che per me, come mi ha
insegnato Goodrick, una forma
di espressione aperta a tutto.
Che tipo di approccio didattico
hai avuto con Joe Pass?
Ho fatto intere lezioni col suo
metodo Walking Bass. Pensa
che anni fa alle Messaggerie
Musicali di Milano incrociai
questo omino che tutti
guardavano con rispetto e mi
dicevano: Quello Joe Pass! E
io: Non lo conosco, sono un fan
di Dodi Battaglia! A distanza di
anni, invece, lho conosciuto ed
ho potuto studiare con lui. Mi ha
insegnato tantissime cose! Lui
aveva una concezione armonica
particolare e tutte le note si
muovevano come a riprodurre
una piccola orchestra. Mi diceva:
Devi pensare che la tua chitarra
non va suonata come tale:
immagina quattro voci che si
muovono. Quattro voci che
potrebbero essere un combo, un
ensemble e quando le alteri devi
riuscire a trarre una melodia

E con Pat Metheny?


La relazione stata titpicamente
berkleeniana e le sue furono le
ultime lezioni tenute prima di
dedicarsi completamente ai suoi
progetti discografici. Erano
lezioni improntate sulla metrica,
sulla melodia, elementi a cui
teneva particolarmente, e quindi
ad un livello piuttosto avanzato.
Incontri didattici di
specializzazione, da abbinare a
quelli pi canonici: altrimenti
sarebbe uno spreco di tempo e
denaro. Pass e Metheny sono i
nomi pi celebri ma potrei citare
altri grandi chitarristi qui ancora
poco conosciuti come Joe
LaPorta e Bill Russo.

Dopo il Berklee sei tornato in


Italia?
Dopo essermi fermato un po di
tempo in America, a studi
conclusi, poi decisi che era il
momento di tornare in Italia.
Iniziai a lavorare con Cutugno e
per altre session ed ebbi lonore di
suonare con Jerry Mulligan, con il
grande percussionista Mick
Ponter e molte altre personalit
nellambito jazzistico. Ci sono
stati anche periodi bui durante i
quali non riuscivo a trovare il
giusto equilibrio tra la musica che
suonavo abitualmente e quella
che avevo in mente per un
progetto da solista. Avevo un
progetto in mente e cercavo le
forze per attuarlo, un gruppo che
avesse uno scopo preciso ed una
direzione. Per fortuna col passare
del tempo sto attuando i miei
propositi e tra essi anche il
CEMM del quale, da qualche
anno, sono direttore didattico e
docente. La concezione stessa
dello staff di docenti che lavorano
qui risponde a quei requisiti che
reputo indispensabili: un progetto
comune che ti impegna al cento
per cento, ma ti diverte. Il musicista che studia qui percepisce tale
intesa e spirito, a tutto vantaggio
dello stesso apprendimento.
Giovanni (Tommaso) un
musicista che subito ha mostrato
entusiasmo, catturando il senso
del mio progetto: uno scambio
didattico ed umano tra lallievo e
linsegnante, poich lidea di base
quella di formare musicisti
sensibili, non cloni di altri. Gli

Con chi stai suonando ora?


Col mio gruppo, i Free Fly 4,
nato con lattivo contributo
dellamico ora purtroppo
scomparso Giulio Capiozzo: uno
dei migliori musicisti che io
abbia conosciuto, uno che aveva
ancora voglia di studiare e
sperimentare. Giulio insegnava
qui con noi ed una tale perdita
che ancora non mi capacito. Con
questa formazione abbiamo
allattivo un cd (Aliseo), nel
quale suona pure Biagio Coppa
(sax) e Santino Carcano
(contrabbasso). Un altro progetto
da realizzare con Giovanni
(Tommaso), in duo o
eventualmente con laggiunta di
un percussionista a rendere pi
elastico il lineup. Abbiamo idee
gi piuttosto
chiare al
proposito ed
attendiamo
sviluppi
discografici.
Lavorare con
Giovanni
significa
realizzare un
ulteriore
sogno perch
un
musicista che
stimo da
sempre e
perch ha
contribuito
attivamente
alla mia
crescita
musicale.

asportando tutta la parte elettrica,


compresi i pickup. In tal modo
possibile ottenere diverse
soluzioni e configurazioni
mantenendo il medesimo
strumento. Sulle mie chitarre
monto pickup PKV, ad opera di
un costruttore di Recanati, e un
ponte Alec B di altro valido
costruttore italiano. Molto devo
anche alla De Salvo che ha
creduto nel mio lavoro e mi ha
offerto di collaborare con loro. Le
011 che monto sono morbide
quanto le 009 ed hanno una
resistenza notevole tenuto conto
che spesso, suonando su tempi
molto veloci, le metto
regolarmente a dura prova. E
tieni presente che uso anche
plettri in agata, ovvero pietra,
quindi il controllo deve essere
molto buono. Come ampli uso un
Triaxis, due G-Fours, un FiftyFifty, vari pedali e tre casse: una
non effettata al centro e due con
gli effetti sui lati. Ho anche una
acustica Ovation con corde in
nylon e sto aspettando da PKV un
prototipo: una chitarra particolare che si chiamer Riot

Chiudiamo
con la
strumentazione?
Collaboro
con Bariselli,
un bravo
liutaio della
provincia di
Milano che
realizza
chitarre
particolari.
Pensa che ha
inventato un
sistema che,
tramite due
bottoni
automatici,
sgancia la
mascherina
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