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Rich get richer: anche in rete vale la "legge del più forte...

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Scritto da MarioEs
venerdì 04 maggio 2007

Una Rete "aristocratica" o "scale free"

Sto leggendo Nexus di Mark Buchanan , che è un libro a dir poco interessante ed illuminante sull'organizzazione "strutturata" del mondo - e dell'Universo
potremmo dire - sotto forma di Rete o, se preferite, di Network.

Buchanan spiega con una narrativa direi molto abbordabile il fatto che al di là del caos apparente, che sembrerebbe dominare i fenomeni più diversi, dalla
biologia, alla chimica, alla fisica nucleare, alla genetica fino ad arrivare alle scienze sociali, all'economia, alla psicologia/psichiatria ed alla epidemiologia (e chi più ne
ha più ne metta...), la realtà di questi "mondi" è invece spesso - se non addirittura sempre - organizzata sotto forma di "reti complesse" che per di più non
hanno una organizzazione casuale ma bensì di tipo "aristocratico" (anche detta ad invarianza di scala o "scale free").

Per capire bene cosa Buchanan ed i fisici teorici intendono per organizzazione di rete aristocratica o "scale free" basta fare un piccolo sforzo e pensare a come è
organizzato il World Wide Web: in questa espressione dell'Internet, che tutti conosciamo, oltre agli innumerevoli siti web (più di un miliardo?) esistono i
cosiddetti HUB, ossia dei "siti" che si differenziano dagli altri per il grande numero di collegamenti e di link.

Gli HUB rappresentano una sorta di "nodi strategici" (pensiamo ad esempio ad un aereoporto come quello di New York o di Los Angeles o di altre grandi città) dell
WWW e fanno in modo che il network di Internet non sia un "network casuale", ma un network "ordinato" - proprio grazie ai predetti Hub - che consentono al
network di avere un elevato livello di aggregazione da un lato e - soprattutto - di essere perfettamente descrivibile da una legge matematica: la legge della
potenza.

Questa particolare legge, che descrive le più svariate organizzazioni di rete "scale free" e fenomeni - anche economico-sociali - rappresentabili in tal modo,
afferma che c'è una correlazione inversa espressa da un fattore costante tra l' aumento del numero di connessioni ed il numero di elementi che possiedono quel
numero di connessioni: nel caso descritto da Buchanan relativo al WWW, riferito ad uno studio del fisico teorico Albert Laszlo Barabasi e della sua equipe, si è
osservato che al raddoppio del numero di connessioni il numero di "elementi" (diciamo siti) con quel numero di connessione diminuiva di un fattore
otto.

Il grafico che ne deriva è detto " a coda larga" ed è niente poco di meno che il "famoso" grafico di Vilfrido Pareto per descrivere la distribuzione della
ricchezza all'interno di un sistema economico (diciamo di uno Stato per capirci meglio), che - ahi noi! - ci dice crudamente che Bill Gates doveva diventare così ricco
e che, anzi, lo sarà sempre di più.

Questo grafico, inoltre, è oggi più che mai di moda grazie a Chris Anderson, che con la sua teoria della "Long Tail" ed il relativo libro best-seller, sta
appassionando tutti gli studiosi ed i frequentatori del Web 2.0.

Come è piccolo il mondo!

Ed infatti la grande scoperta della "teoria della complessità" e della "scienza delle reti" è proprio questa: le reti aristocratiche o "scale free" sono dei "piccoli
mondi" estremamente interconnessi caratterizzati dalla legge di potenza.

Questo implica che in natura, in economia, in genetica, in biologia e via dicendo, al di là delle innumerevoli variabili in gioco, la "struttura
organizzativa di base" è racchiusa "in una semplice formula matematica", ossia esiste un ordine preferenziale ed "automatico" attraverso il quale i sistemi
in questione si organizzano.

E, ancora, ciò implica che il funzionamento dei sistemi o "reti complesse" è sostanzialmente indipendente dalle caratteristiche quantitative e qualitative dei
pur innumerevoli elementi da cui sono composti: sono sempre delle reti aristocratiche o "scale free".

Qualcosa ad un tempo affascinante, "incredibile", ma anche di inquietante per i possibili effetti osservabili ed accadibili nell'evoluzione storica di questi sistemi
complessi.

Grazie a questo tipo di "architettura naturale", nel WWW assistiamo al fenomeno del "rich get richer" (il ricco diventa sempre più ricco), ossia il fenomeno
osservabile e misurabile in base al quale chi ha più link tende ad averne sempre di più e quindi "diventa più ricco" nel senso del Web, cioè più autorevole e più
famoso.

Tutto questo, badate bene, senza che abbia alcun peso tangibile la nostra volontà, la nostra formazione culturale, la nostra visione ideologica del mondo ecc.

Semplicemente la Rete funziona così e si organizza così!

In tale scenario in qualche modo deterministico e potremmo dire di "network-riduzionismo" e di "determinismo sistemico" i dubbi si affollano nella mia mente
e anche le domande.

Fonte: www.nd.edu/~alb/

Parlare di "network-riduzionismo" presuppone, però, di capire bene cosa si intende per riduzionismo.

Buchanan, citando il Concise Oxford Dictionary, dice che il "riduzionismo è la tendenza ad analizzare le cose complesse scomponendole in elementi
costitutivi più semplici; la concezione secondo la quale si può comprendere appieno un sistema se se ne comprendono le singole componenti, o si può capire un
pensiero se se ne capiscono i singoli concetti".

Nella teoria della complessità in effetti accade esattamente l'opposto: si analizza un sistema complesso nel suo insieme "tralasciando" i singoli elementi in
quanto tali.
Il singolo "si riduce" nel tutto.

Anche gli stessi hub sono considerati in funzione della loro capacità "iper-connettiva", cioè in base al loro valore aggiunto di sistema, e non in quanto tali.

Pertanto, in questa branca della fisica teorica che, ovviamente, va alla ricerca di "leggi universali" che caratterizzino i sistemi caotici (o meglio, apparentemente tali)
il singolo comportamento non è ritenuto interessante, ma ciò che conta è l'architettura di sistema.

Questo approccio consente evidentemente di semplificare notevolmente la realtà e di "scoprire" leggi universali, come la citata legge di potenza, che
caratterizzano i sistemi complessi e, in particolare, i network come quelli economici e sociali di cui tratteremo in questo post.

Alcune conseguenze importanti della teoria della complessità le possiamo trovare, infatti, nello studio dell'economia, della sociologia e del World Wide Web.

Tre esempi su tutti: l'origine della segregazione razziale , la distribuzione della ricchezza e quello dei "link".

Molti di noi hanno la propria particolare visione del multiculturalismo, della multietnicità, sulla loro perseguibilità pratica oltre che sulla necessità di muoversi in
quella direzione di convivenza umana verso una società cosmopolita.

Il fatto è che, molto a sorpresa, la teoria della complessità ha "dimostrato" che l'origine della segregazione razziale dipende dal caso e non da particolari
scelte ideologiche.

Il sociologo di Harvard Thomas Schelling, infatti, scoprì che "innocue preferenze individuali potevano avere effetti sorprendenti".

In particolare, se ogni "comunità" di una città (cinesi, portoricani, ispanici, vietnamiti, bianchi w.a.s.p, italo-americani, ecc.) pur non avendo nulla in
contrario a convivere pacificamente con tutte le altre "desiderasse non essere nel proprio quartiere la minoranza estrema", non scendendo ad esempio
sotto la soglia del 30%, il risultato del processo che si innescherebbe porterebbe inesorabilmente alla "ghettizzazione" delle singole comunità.

Questa scoperta non è una giustificazione del razzismo, ma semplicemente una interessantissimainterpretazione "matematica" di un fenomeno sociale e
politico che noi tutti (almeno spero) ripudiamo.

In altre parole, la segregazione razziale avverrebbe indipendentemente da "sentimenti razzisti" per effetto della logica alla base del funzionamento
del sistema complesso rappresentato dal network delle singole comunità e determinata dalle semplici preferenze delle comunità stesse di non essere "messe in
minoranza".

In campo economico, l'approccio sistemico ha portato a verificare il fatto che i sistemi economici tendono "naturalmente" a distribuire la ricchezza in maniera
"paretiana", ossia "pochi detengono la maggior parte della ricchezza" secondo la classica legge di potenza rappresentata dal grafico "a coda larga" (ed anche
lunga...).

Tutto questo a prescindere, come hanno dimostrato i fisici teorici Jean Philippe Bouchaud e Marc Mezard , della capacità dei singoli di "far soldi".

Anche qui, "inspiegabilmente", l'architettura del network economico si organizza in questo modo "aristocratico" secondo la legge di potenza: è il fenomeno del "rich
get richer".

Con buona pace di tutte le teorie sulla meritocrazia sociale.

Il caso che domina le transazioni economiche (e sociali) determina questo particolare (ed iniquo!) ordine socio-economico.

Internet, come ho già detto, segue la stessa identica legge, che potremmo definire anche del "comportamento gregario" per i suoi effetti selettivo-aristocratici:
pochi siti "in poco tempo" hanno capitalizzato una indiscussa "link - leadership" mentre la gran parte sono pressocchè sconosciuti.

In più il fenomeno del "rich get richer" accentua nel tempo questo fenomeno di "accesa disparità": il tutto sempre a prescindere dai "reali" meriti del sito iper-
linkato (spesso il "passaparola" è il virus trasmissivo e costitutivo di questi hub).

Così volle il caos, supremo amico e fautore della disuguaglianza.

Vi do appuntamento ai prossimi post su questo affascinante argomento per capire se e come si potrebbe contrastare questo "ordine di natura", cercando di
realizzare un "ordine più equo".

"La tecnica non è più un mezzo a disposizione dell'uomo, ma


è l'ambiente, all'interno del quale anche l'uomo subisce una modificazione,
per cui la tecnica può segnare quel punto assolutamente nuovo nella storia,
e forse irreversibile, dove la domanda non è più
<<cosa possiamo fare noi con la tecnica,
ma cosa la tecnica può fare di noi>>"
Umberto Galimberti

L' "ordine naturale delle cose" è dunque un ordine che si origina dal caos iniziale: la Natura si organizza così (innetwork complessi) e su questo credo che ci
sia poco da "obiettare" trattandosi di quanto la teoria della complessità ha cominciato ad appurare in maniera "matematica" grazie al prezioso lavoro di questa
nuova branca della fisica teorica che è la scienza delle reti.

L'architettura della Natura è, per così dire, organizzata prevalentemente secondo il modello delle reti aristocratiche o "scale free" e, come abbiamo visto, riguarda
molteplici "livelli" della realtà: dalla chimica, alla biologia, alla genetica, all' economia,alla società, alla epidemiologia.

Forse esagerando un pò, ho parlato di "network-riduzionismo" e di "determinismo sistemico" proprio per enfatizzare il fatto che questa "stupefacente" tendenza
della natura di auto - organizzarsi da un apparente caos ad una molteplicità di network aristocratici potrebbe indurci (a torto) a delegare a questo "stato di
fatto" ogni "responsabilità politica" di poter incidere sugli eventi umani.

Se la regola dell' 80-20 è "naturale" a che pro intervenire, ad esempio, per "contrastare" l'ineguale distribuzione del reddito o i fenomeni di razzismo e di
segregazione razziale visto che potrebbe essere una "vana lotta"?

A questo punto vi dirò come la penso in materia.


Fonte: Albert Laszlo Barabasi web site

Evidentemente qualsiasi ragionamento che tratti di economia, di politica e di sociologia deve muovere da alcuni assunti sulla natura umana che, in quanto tali,
possono essere condivisi o meno.

Le scienze sociali non sono, forse per fortuna, scienze "esatte".

Buchanan stesso in un paragrafo del suo libro parla di "fine dell'homo oeconomicus " (per chi ci credesse ancora...) sottolineando il fatto che i comportamenti
umani sono in realtà spesso (se non quasi sempre)comportamenti irrazionali, come dimostra in maniera sempre più lampante lo studio dei mercati finanziari con
modelli matematici che prevedono proprio di inserire la "variabile dell'irrazionalità" e del comportamento gregario per spiegare i crac e le bolle speculative
che da sempre caratterizzano "la natura dei mercati finanziari".

A mio parere, invece, l'uomo è innanzittutto un essere politico e tecnico, a cui si abbina poi l'etica e la morale(i valori condivisi): politico poichè è
sostanzialmente il potere e la sua conquista-mantenimento a "determinare" i modelli sociali di riferimento mentre la tecnica è lo strumento attraverso il quale egli
riesce "a sopravvivere"(come dice il citato filosofo Galimberti), differenziandosi in tal modo in misura inequivocabile dagli animali istintuali (che vivono "alla
giornata" guidati dall'istinto).

L'etica è poi ciò che ogni gruppo sociale e ogni singolo uomo ritiene giusto/buono e ingiusto/cattivo : è un campo certamente ancora più "minato" di quello politico
e non entro nel dettaglio delle varie teorie filosofiche che la riguardano in quanto non sono un esperto di filosofia morale.

Quello che mi preme affermare è che l'uomo in quanto tale è "sorretto" da questi tre "pilastri": politica, tecnica, etica.

L'economia è una conseguenza - un prodotto per così dire - di questi tre pilastri e non potrebbe essere altrimenti in quanto l'uomo, a differenza degli animali,
progetta il suo futuro e come dice Hobbes è "famelicus famis futurae" (affamato della fame futura).

La natura umana è "prometeica".

Identicamente, credo che la società sia il frutto dei pilastri citati e della loro architettura (oltre che delle "leggi naturali", ovviamente).

Cionondimeno l'uomo non è esente dalle leggi della fisica, della biologia, della chimica e via dicendo e, di conseguenza, non può non essere soggetto alla legge
di potenza che descrive i network aristocratici in campo anche sociale ed economico.

In virtù, però, della sua esclusività di essere prometeico e quindi progettuale l'uomo può intervenire sulla natura e "utilizzare" le sue leggi immutabili mediante
la tecnica di cui dispone e che migliora continuamente, guidato in questo dall'etica, per migliorare la propria condizione materiale e spirituale.

In tale ottica, il caos apparente che come abbiamo visto è invece un "ordine economico di natura" di tipo "scale free" non credo debba essere considerato un
ostacolo più del fatto che non si può volare perchè esiste la forza di gravità.

Le leggi fisiche possono essere "sfruttate" e "dominate": l'aereo, per continuare l'esempio della gravità, ne è un esempio che mi piace anche per la sua "forza
metaforica".

Pertanto, la teoria del caos - a mio parere - e la scienza delle reti vanno considerate come uno stumento estremamente potente e raffinato per meglio comprende la
"fisica dell'economia e della società" e quindi per poter poi creare delle "tecniche più evolute" per migliorare entrambe alla luce di necessari obiettivi politici
ed etici.

A questo punto si rende necessario cercare di analizzare i rapporti tra politica, tecnica ed etica.