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La Trinità del capitalismo neo-liberista

Scritto da MarioEs
domenica 27 maggio 2007

The Matrix - Fonte: cybergeography.org

La recente notizia della fusione tra Unicredit e Capitalia , che è seguita a breve distanza temporale a quella di Banca Intesa e San Paolo-Imi, ha ulteriormente
confermato un processo, forse ineluttabile, delle nostre democrazie (?) capitalistiche dominate sempre più dall'ideologia neo-liberista: la concentrazione del
potere economico (e quindi anche "politico") nelle mani di sempre meno soggetti non politici e non statuali.

Questo tipo di operazioni sono vendute all'opinione pubblica all'insegna di quella che chiamerò la "Trinità del credo neo-liberista": il Dio Competizione, il Dio
Innovazione ed il Dio Consumo.

Partiamo dal Dio Competizione: le fusioni bancarie, ci dicono, sono necessarie in nome della competizione sui mercati internazionali.

A giustificazione di questo assunto, ci fanno notare che analogo fenomeno è in corso in tutto il mondo e che, pertanto, è impensabile non rispondere in ambito
nazionale a quanto accade già dappertutto.

Il Dio Innovazione: nel settore bancario non è un termine molto usato (a parte nella Finanza), ma il Dio Innovazione è però, come tutti sappiamo, il nuovo Dio del
nostro capitalismo. Bisogna innovare a tutti i costi, perchè è così che deve funzionare lo sviluppo economico.

L'innovazione è la risposta ai bisogni del Dio Competizione: per competere bisogna innovare sempre e comunque.

Infine, il Dio Consumo: le fusioni bancarie, ci dicono, accresceranno i vantaggi per i consumatori grazie alle sinergie, alla razionalizzazione dei costi, ecc. (bla bla
ecc.).

La realtà, forse triste se ci pensiamo attentamente, è che l'economia internazionale e le sue logiche di concentrazione di potere ha definitivamente surclassato
qualsivoglia logica politica di governo (anche etico) dell'economia.

Il Dio Mercato ha conquistato lo Stato in tutti i sensi, anche nei termini usati: adesso gli Stati competono economicamente nei mercati internazionali (sigh).

Se, però, pensiamo attentamente al fatto che solo circa un 20% delle merci e servizi sono oggetto di scambio a livello mondiale (import-export) mentre il restante
80% non lo sono, ci dovremmo chiedere in cosa gli Stati siano "costretti" a competere davvero.

Fonte: Repubblica.it

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Il concetto di competizione fra Stati, come insegna Adair Turner nel suo Just Capital, è errato e fuorviante: la competizione è piuttosto fra i settori
economici che producono beni e servizi destinati al commercio internazionale e, non di rado, tale rete economica è di tipo transnazionale ed è dominata
dalle multinazionali.

Ancora una volta, i poteri economici ci vendono delle "favole" e tutti, politici compresi, abbocchiamo come dei "pesci lessi".

Il Dio Mercato ormai ha poco di preoccuparsi della politica perchè la domina dall'alto della sua extra-territorialità.

Una fusione come quella di Unicredit-Capitalia, giusta o sbagliata che sia, si impone da sola sulla politica senza che questa possa dire alcunchè: del resto la politica,
per essere corretta, non deve interferire nell'economia... (ma l'economia interferisce nella politica? Forse, si...).

Come buona parte degli studiosi della globalizzazione sostiene, il problema della società mondiale è che non esiste una politica globale, mentre esiste
un'economia globale di tipo transnazionale.

Ma cosa dovrebbe fare la politica allora?

A mio avviso la Politica dovrebbe stabilire a livello INTERNAZIONALE delle regole condivise a tutela della concentrazione del potere economico nelle mani di pochi
evitando di dover subire pressione dalle relative lobbies.

Molto facile a dirsi, forse impossibile (?) a farsi.

La rete delle relazioni economiche, come insegnano i fisici e studiosi delle reti complesse Barabasi e Buchanan, tendono ad autorganizzarsi secondo una
struttura ad "invarianza di scala" in cui pochi e "potenti" HUB gestiscono la maggior parte delle connessioni e dei link.

In sostanza, potremmo dire che la concentrazione economica è frutto di un processo "fisico" tipico delle Reti complesse.

Ma, nelle reti complesse come Internet, dove accade analogo fenomeno, non c'è la Politica (anzi semmai c'è l'Anarchia) e, analogamente, in quelle biologiche,
chimiche o fisiche non esiste una volontà esterna che può intervenire.

Si dà il caso che nella Rete sociale del genere umano l'Uomo ha una sorta di asso nella manica: la propria possibilità e volontà di regolare i fenomeni sociali ed
economici con lo strumento della Politica.

Questa è una possibilità davvero Innovativa in Natura se ci pensiamo con attenzione: l'Uomo è in grado di modificare ed indirizzare dei processi fisici socio-
economici che altrimenti tenderebbero verso fenomeni di concentrazione e anti-democraticità.
Politica versus anti-democraticità dei processi FISICI (eh si, proprio così, fisici, cioè in qualche modo deterministici) dell'economia e della società (pensiamo al
razzismo).

Questo è quello che io auspico dalla politica, in nome di un'Etica sociale ed economica da ritrovare assolutamente ed a tutti i costi.

Sperando che non sia Pura Utopia.