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DIALOGHI TRA

ORIENTE E OCCIDENTE
INCONTRO INTERRELIGIOSO

CONVERSAZIONE TRA
IL REVERENDO ALVIN V. P. HART
E
SATYARAJA DASA ADHIKARI

SOMMARIO

INTRODUZIONE del REVERENDO ALVIN V. P. HART 3


CAPITOLO UNO 4
*LA RELIGIONE E' UNA SOLA* 4
*MONOTEISMO* 4
*NON SIAMO QUESTO CORPO* 4
*IL COMANDAMENTO PI ELEVATO* 4
*LA REINCARNAZIONE* 4
*8 MILIONI E 400 MILA SPECIE* 4
*EVOLUZIONE SPIRITUALE* 4
*LA DESTINAZIONE FINALE* 4
CAPITOLO DUE 11
*VEGETARIANESIMO* 11
*FEDE E AZIONE* 11
*COMPASSIONE E MISERICORDIA* 11
*ARISTOTELE E TOMMASO D'AQUINO* 11
* "NON SIATE TRA COLORO CHE BEVONO VINO" * 11
*SAN FRANCESCO* 11
*DOMINIO* 11
*IL BENE DI TUTTE LE CREATURE* 11
CAPITOLO TRE 17
*CANTARE IL SANTO NOME* 17
*LA COSCIENZA DI KRISHNA* 17
*ASPETTI PRIMARI E SECONDARI DI DIO* 17
*KRISHNA E' UNA PERSONA* 17
*L'IDOLATRIA* 17

*YAHWEH E VISNU* 17
*GARUDA E CHERUBINO* 17
*L'IMPORTANZA DELLA SUCCESSIONE DEI MAESTRI* 17
CAPITOLO QUATTRO 25
*BHAGAVAD-GITA* 25
*HATHA YOGA* 25
*DIOGENE E I PIACERI DEI SENSI* 25
*LE QUATTRO ERE E LO YUGA DHARMA* 25
*RAMANANDA ROY E IL RIFIUTO DELLA GITA* 25
CAPITOLO CINQUE 31
*LA VENUTA DI GES E' PREDETTA NEI VEDA?* 31
*BRAHMAN, PARAMATMA E BHAGAVAN* 31
*IL REGNO DI DIO* 31
*LA PREGHIERA CRISTIANA* 31
*CHE COS' L'OM?* 31
*CANTARE HARE KRISHNA* 31
*CHI E' RADHARANI?* 31
CAPITOLO SEI 37
*SRI CAITANYA E GES CRISTO* 37
*VASUDEVA DATTA* 37
*L'ESTASI DELLA DEVOZIONE* 37
*MAHABHAVA E LA SCIENZA DELLA DEVOZIONE* 37
*AMORE PER DIO IN SEPARAZIONE* 37
*LA META PI ELEVATA* 37

INTRODUZIONE del REVERENDO ALVIN V. P. HART

A differenza di molti miei colleghi, ho sempre ritenuto importante riconoscere le


differenze tra i membri delle diverse religioni del mondo. Di primo acchito, lo so, il mio
punto di vista pu sembrare piuttosto intransigente. In senso tradizionale, potrebbe
apparire addirittura "non cristiano", dato che un vero cristiano dovrebbe essere capace di
passare sopra le differenze tra le gente e, anzi, di capirle.
Ma proprio questo il punto. La mia tesi che le differenze si possono capire e
superare solo se prima ne abbiamo preso coscienza. Altrimenti risulta alquanto
impossibile.
Sebbene molti sostengano che sia lodevole lasciare cadere le differenze e fingere che
non esistano, sono poi spesso queste stesse persone che cadono vittima del pregiudizio e
dell'esclusivismo religioso, al punto che la loro affermazione iniziale suona assurda.
Poich negano con superficialit qualsiasi differenza, di fatto tali persone si negano
l'opportunit di sviluppare la comprensione o l'apprezzamento delle differenze.
Nel mio dialogo con Satyaraja Dasa, mi stato dato di incontrare uno spirito gemello,
un'anima che, come me, apprezza le differenze (e le somiglianze) che esistono tra le
grandi religioni del mondo. Nel corso di quattro anni, abbiamo dato vita a numerosi incontri
interreligiosi, che, cominciati in modo abbastanza formale, si sono poi trasformati in
amichevoli conversazioni. Questo sta a testimoniare la validit della mia ipotesi. Satyaraja
ed io abbiamo sviluppato una vicinanza attraverso le nostre differenze.

Dopo alcune conversazioni iniziali, abbiamo deciso di registrare i nostri incontri,


essenzialmente per tenerli come archivio da consultare. Di recente, per, decisi di
proporre a Satyaraja di trasformare in un libro le nostre conversazioni. Quando gli parlai
della mia idea, mi disse ridendo che aveva gi trascritto diversi degli incontri registrati:
aveva avuto la stessa mia idea diverse settimane prima. Eravamo sulla stessa lunghezza
d'onda.
E adesso qui per voi. Una trascrizione accuratamente redatta di ore di dialogo
interreligioso.
Chi si interessa di scienze sociali e discipline classiche senza dubbio trover
interessante questo libro. Credenti e aspiranti ricercatori - di entrambe le tradizioni,
orientale e occidentale - troveranno anch'essi questo dialogo degno di attenzione. Tuttavia
la comunicazione interdisciplinare vivace e amichevole registrata in queste pagine trover
la massima risonanza nel cuore di coloro che desiderano seriamente capire il loro
prossimo. E se da tale comprensione nascer la stima, entrambi Satyaraja ed io
considereremo questo piccolo libro un grande successo.

CAPITOLO UNO

*LA RELIGIONE E' UNA SOLA*


*MONOTEISMO*
*NON SIAMO QUESTO CORPO*
*IL COMANDAMENTO PI ELEVATO*
*LA REINCARNAZIONE*
*8 MILIONI E 400 MILA SPECIE*
*EVOLUZIONE SPIRITUALE*
*LA DESTINAZIONE FINALE*

Rev. Hart: L'ultima volta che ci siamo incontrati, hai citato un verso della Bibbia: "Tutte
le scritture sono rivelate per ispirazione di Dio, e contengono insegnamenti utili per la
dottrina..." (II Timoteo 3. 16/17). Francamente, come forse ricordi, io non ero del tutto
d'accordo con la tua interpretazione. Tu citavi il verso per dimostrare che potenzialmente
un cristiano potrebbe basarsi sui testi sacri dell'Oriente, cio le scritture vediche, per comprendere la Verit Assoluta. Anche se pu essere vero che i testi sacri dell'Oriente servono
allo stesso scopo, non penso tu possa ricorrere a quella citazione del Nuovo Testamento
per sostenere il tuo punto di vista. La tua tesi, tuttavia, non era senza fonda mento. Dicevi
che anche la letteratura vedica una scrittura sacra e la Bibbia, in quel versetto, si
riferisce a tutte le scritture sacre. Per tradizione, per, quel verso si riferisce solo al
Vecchio Testamento, o meglio, alla letteratura del Vecchio Testamento. Perlomeno,
questa l'interpretazione comune. Ad ogni modo, dopo averne discusso con te, ho riflettuto
a lungo: perch la Bibbia direbbe "tutte le scritture", se voleva riferirsi solo ai testi biblici?
Forse che i profeti e i redattori della Bibbia non conoscevano la letteratura vedica, che
precede la tradizione biblica di molte generazioni? Non credo.
Ad ogni modo, non ero ancora completamente d'accordo con te e, passando in
rassegna vari testi, ho trovato una splendida affermazione nel Libro dei Mormoni, un testo,
per altro, con il quale io non ho molto a che fare, e che solo raramente ho consultato.
Satyaraja Dasa: Che cosa hai trovato?
Rev. Hart: Ho trovato un passaggio che mi piaciuto molto, sebbene decisamente
confermi il tuo punto di vista. Te lo leggo: "Sappiate che esiste pi di una nazione.
Sappiate che io, il vostro Signore, ho creato tutti gli uomini e che ricordo coloro che sono
sulle isole del mare, e che governo in cielo, sulla terra e sotto la terra. Ho divulgato la mia

parola ai figli degli uomini e persino in tutte le nazioni della terra. Sappiate che la testimonianza di due nazioni una testimonianza a voi che io sono Dio, e che ricordo una
nazione e ricordo anche l'altra. Ovunque io parlo la stessa parola a una nazione come
all'altra, ovunque le mie parole sono portate sia in una nazione sia in un'altra. E quando le
due nazioni giungeranno insieme, la testimonianza delle due nazioni diverr unica. E
poich Io ho enunciato un verbo non dovete supporre che non possa enunciarne un altro,
perch la mia missione non ancora finita. N sar terminata fino alla fine dell'uomo".
Satyaraja Dasa: bellissimo....
Rev. Hart: Aspetta, il verso continua: "Poich voi avete la Bibbia non dovete pensare
che contenga tutte le Mie parole. N dovete supporre che Io non abbia scritto nient'altro.
Poich Io comando tutti gli uomini, sia a oriente sia a occidente, al nord e al sud, e sulle
isole del mare, loro scriveranno le parole che io dico e che rivolgo loro". Non che io accetti
questa come una rivelazione divina, o qualcosa di simile, ma suona indubbiamente vero.
Penso che un'affermazione simile aggiunga credibilit alla tua tesi, alla letteratura vedica e
agli altri testi sacri dell'oriente.
Satyaraja Dasa: S, la religione una sola e viene rivelata in vari modi, selettivamente
in accordo al tempo e alle circostanze, ma l'essenza la stessa. Prendi, per esempio, un
dizionario. Esiste l'edizione ridotta, il dizionario tascabile, o il dizionario completo, come
quello sulla tua scrivania. La conoscenza la stessa, ma il dizionario pi grande e
completo offre maggiori dettagli, spiegando tutte le sfumature del significato di ogni
termine.
Il punto trovare il corpo di insegnamenti che ci offre la rivelazione pi ampia e
completa. Ges stesso mostra abbastanza chiaramente i limiti della rivelazione cristiana:
"Vi devo dire ancora molte cose, ma le vostre orecchie non potrebbero comprendere. "
(Giovanni 16.12)
Rev. Hart: S, sebbene Egli abbia impartito una conoscenza pi intima e profonda ai
Suoi discepoli, di fatto la tradizione biblica nel suo insieme consta di un corpo di parabole,
e sembra che esista una difficolt oggettiva nel trovare una maniera coesiva e sistematica
per individuare le verit originali pi profonde. A sostegno della tua tesi ti interesser
sapere che la Bibbia cita Ges, che dice: "Se non avete fede quando vi parlo di cose
materiali, come potrete credere quando vi parlo di verit spirituali? (Giovanni 3.12)
Satyaraja Dasa: Esatto, ma Krishna dice nella Bhagavad-gita: "Ora ti riveler
completamente questa conoscenza del fenomeno e del noumeno, fuori dalla quale
nient'altro resta da conoscere. " (B.G. 7.2) Esiste un metodo chiaro e sistematico per raggiungere questo livello di realizzazione di Dio, si chiama coscienza di Krishna. Come vedi,
la tradizione vedica ha molto da offrire.
Rev. Hart: Quando parli di 'tradizione vedica', mi sembra di capire che intendi qualcosa
di pi di un'antiquata religione indiana. Dimmi se ho ragione: dalle nostre recenti
conversazioni emerso - se posso riassumerlo cos - che esisteva una antica tradizione
monoteista, conosciuta come Vaisnavismo, o adorazione di Visnu, e ad essa ci si riferiva
come sanatana dharma, o 'la funzione eterna dell'anima'. La cultura sacra e la letteratura
che delucidano queste verit sono considerate 'la tradizione vedica'. giusto?
Satyaraja Dasa: S.

Rev. Hart: La cosa interessante, per quanto mi riguarda, che con uno sguardo
veloce alla storia della religione, appare evidente che l'ebraismo, il cristianesimo e l'Islam
sono le uniche religioni monoteiste esistenti, o almeno, le prime tre. Ora per mi chiaro
che hanno avuto un precursore nella tradizione vedica (vaisnava) dell'antica India. una
realt affascinante. Come cristiano, sono incuriosito da una cultura antica che professa
l'amore per Dio, specialmente quando si parla dello stesso 'unico Dio Supremo', con il
Quale ho familiarit anch'io. E tutto questo gi esisteva prima delle origini giudaicocristiane comunemente accettate, non ne dubito. Ma com'e andata a finire? Perch la
religione indiana ha cessato di essere accettata come monoteista?
Satyaraja Dasa: Il processo originale per amare Dio era pi specificamente chiamato
bhakti yoga, o 'scienza del servizio di devozione'. Al contrario di quello che si crede, la
prima religione monoteista ebbe origine in India - come stavi appunto riassumendo - ed
essa si basava sul bhakti yoga, il servizio al Signore, Krishna. La visione di un Dio
onnipotente era parte integrante della cultura vedica originale, come risulta chiaramente
dagli scritti iniziali della letteratura vedica, e su questo concordano la maggioranza degli
studiosi.
Tuttavia, sotto l'influenza del pensiero buddista nel V secolo a. C., e con gli
insegnamenti monisti (tutto uno) di Sankara nel VIII secolo d. C., la concezione vedica
originale si oscur. Ne segu quello che oggi conosciuto come 'induismo', con la sua
pletora di dei e l'aspirazione ultima a fondersi nel Supremo. Prima che si manifestassero
queste interpretazioni secondarie del culto della bhakti originale, l'amore e la riverenza per
un Dio unico e supremo, conosciuto con una variet infinita di nomi, ma principalmente
come Krishna, permeavano la tradizione vedica, precedendo di qualche secolo le tre
religioni monoteiste che abbiamo appena citato, cio l'ebraica, la cristiana e la
mussulmana.
La tradizione vedica originale non mai morta, rimasta oscurata per qualche tempo
e oggi sta di nuovo prosperando. In India si contano letteralmente milioni di persone che
seguono questa via, e in occidente essa onorevolmente rappresentata dall'Associazione
Internazionale per la Coscienza di Krishna (ISKCON).
Rev. Hart: I seguaci di quest'antica tradizione monoteista avrebbero apprezzato ci
che Ges chiam "il primo e pi elevato comandamento": ama Dio con tutto il tuo cuore, la
tua anima e la tua mente. Il secondo importante comandamento in accordo a Ges dice la
stessa cosa: "ama il prossimo tuo come te stesso". Sono proprio curioso di sapere come
tu, in quanto moderno praticante dell'antico bhakti yoga, o sistema vaisnava, interpreti il
comandamento di Ges.
Satyaraja Dasa: Il primo comandamento sinonimo dell'essenza del bhakti yoga.
Tuttavia, esso espresso nella sua pienezza nella letteratura vedica. La Bibbia, che si
potrebbe considerare come un supplemento ai Veda, d alcune indicazioni su come
soddisfare l'ordine di amare Dio. ConoscerLo significa amarLo, e non si pu conoscerLo
meglio che attraverso i testi vedici. Ma non un soggetto da discutere cos, bisogna fare
un serio studio comparativo.
Rev. Hart: S, penso che, in un certo senso, i Veda offrano maggiori informazioni e
quindi facilitino le cose. Come tu dici, conoscere Dio significa amarLo, cio, se Lo conosci
davvero non puoi fare a meno di amarLo, perch l'Essere pi meraviglioso...

Che cosa mi dici riguardo al secondo comandamento, "ama il prossimo tuo"?


Satyaraja Dasa: un insegnamento degno di rispetto. Ges fa una distinzione tra
amare Dio e amare il prossimo, che Ges dice 'come' amare Dio. Una differenza per
esiste, quindi noi non mostriamo a Dio che Lo amiamo amando il nostro prossimo, anche
se questo fondersi dei due comandamenti viene comunemente dato per assunto nei circoli
cristiani. Mi segui?
Rev. Hart: S, certo. Io penso che un cristiano maturo conosca la differenza, almeno
per quanto mi riguarda cos. Altrimenti, amare Dio e amare l'uomo sarebbero la stessa
cosa, ma implicito nell'affermazione di Ges che non la stessa cosa. Allora, come
mostriamo a Dio che Lo amiamo? Attraverso la preghiera Satyaraja Dasa: La preghiera
indubbiamente un modo per mostrare a Dio che Lo amiamo, per io propongo qualcosa
che mette insieme i due comandamenti, e che pu essere riassunto in breve come:
diffondere il verbo, predicare.
Che cosa significa davvero aiutare un altro essere vivente o amare il prossimo?
Appena ci poniamo la domanda siamo asfissiati da una serie di luoghi comuni: assistere i
senza tetto, dar da mangiare agli affamati. Sono tutte indubbiamente attivit lodevoli, ma
tali azioni possono essere considerate 'virtuose' solo da chi non molto introspettivo.
Capisco che la mia affermazione possa sembrare piuttosto azzardata, ma analizziamo la
questione in questi termini: possiamo davvero considerare un atto d'amore trascendentale
il gettare una corda a un uomo che affoga? O dare da vestire o da mangiare a qualcuno?
Siamo davvero ridotti al punto di dover considerare la normale reazione umana alle
sofferenze del nostro prossimo come un virtuoso sacrificio 'cristiano', cio l'osservazione
del secondo comandamento?
Purtroppo la risposta un sonoro S! E cos il comandamento biblico di amare il
prossimo si riduce a una basilare reazione umana di fronte alla sofferenza altrui. E ancor
pi grave, confina il comandamento di amare il prossimo al piano corporale. Cos per il
comandamento soffocato e non pu manifestare il suo potenziale divino.
Eccoci dunque al cuore della mia argomentazione: diamo nuova vita a questo
comandamento, o meglio, restituiamogli la sua vitalit originale riportandolo sul piano
spirituale. Se si tratta di un comandamento religioso, dovrebbe rivolgersi non solo al corpo,
ma anche all'anima eterna.
Il mio punto quindi che la vera essenza dell'amore cristiano - e di tutto l'amore consiste fondamentalmente nel condividere con gli altri la conoscenza di Dio. Amare il
prossimo si esprime al meglio nel comunicare agli altri gli insegnamenti della coscienza di
Dio. In questo modo si pu allo stesso tempo dimostrare al meglio il proprio amore per
Dio.
Rev. Hart: Sono completamente d'accordo con te. Passiamo oltre, sono interessato
alla tua concezione dell'anima. Hai menzionato un'interpretazione di questi comandamenti
basata sull'anima in contrapposizione, o in aggiunta, a quella materiale. Si tratta di un
concetto essenziale, almeno dal mio punto di vista. Tommaso d'Aquino, come sai, ha detto
molte cose sull'anima...
Satyaraja Dasa: Ma tutte cos confuse. Parlava di un'anima vegetale, di una animale e
di un'anima razionale.

Rev. Hart: vero. All'inizio sosteneva che gli animali e perfino le donne non potevano
essere annoverate tra le anime razionali. Non sto dicendo che sono d'accordo con quello
che lui ha detto dell'anima. Sono un episcopale, non un cattolico!
Satyaraja Dasa: La concezione vedica dell'anima molto pi chiara, non ci sono tre
tipi di anima, come affermava erroneamente D'Aquino. La sua confusione nasce da una
errata identificazione con il corpo. Poich vedeva basicamente tre tipi di corpo, ne
concluse che ad essi corrispondevano tre tipi di anima. L'anima per, essendo spirituale,
di un'unica natura, perch nel regno dello spirito non esiste la dualit.
Secondo il Brahma-vaivarta Purana, esistono 8 milioni e 400 mila specie viventi, o
forme corporee, e lo stesso 'tipo' di anima trasmigra attraverso ciascuna di esse con una
evoluzione graduale, fino a raggiungere la forma umana, che una specie di porta
attraverso la quale possiamo raggiungere la trascendenza, oppure ridiscendere nella
catena delle specie. Le attivit pie ci elevano alla forma umana mentre quelle empie ci
rimandano indietro. Questa della causalit una legge di natura che si chiama karma: in
accordo ai nostri meriti o demeriti noi trasmigriamo da un corpo all'altro.
Rev. Hart: La reincarnazione? Questo un principio molto interessante, con una lunga
storia nella cristianit... e anche piuttosto controverso... Tu sai che, sebbene San
Tommaso D'Aquino non sia certo conosciuto come un sostenitore della reincarnazione, nel
suo Summa Teologica egli descrive le anime dipartite che raggiungono le loro rispettive
destinazioni dopo la morte. D'Aquino afferma che gli esseri viventi hanno la tendenza a
'sprofondare' (gravitas) e ad elevarsi (levitas), ma non si sa con esattezza che cosa
volesse dire.
Nella Seconda Lettera di Pietro, viene utilizzato il termine exitus (exit, o uscita) con il
significato di 'morire'. L'espressione implica che esiste qualcosa che al momento della
morte se ne va, esce dal corpo. La reincarnazione spiegherebbe moltissime cose, come
per esempio, dove va l'anima dopo la morte. Dopo tutto, poco probabile che un Dio
misericordioso mandi un peccatore all'inferno dopo una sola vita in questo mondo folle...
Ci vuole tempo...
Satyaraja Dasa: S, secondo la tradizione vedica, noi, cio l'anima, non moriamo, ma
siamo solo, per cos dire, riciclati.
Rev. Hart: [ridendo] Anche molti filosofi della Chiesa dei primi secoli accettavano la
reincarnazione. Secondo me una spiegazione logica di ci che accade al momento della
morte. Dopo tutto, la prima legge della termodinamica - la legge della conservazione
dell'energia - conferma che l'energia non pu essere n creata n distrutta, quindi che
cosa succede al momento della morte all'energia che anima il corpo?
Satyaraja Dasa: Una domanda retorica, non ci sono dubbi.
Rev. Hart: Certo, la reincarnazione una risposta accettabile e i primi padri della
Chiesa lo sapevano. Ti interesserebbe sicuramente studiare la storia di come la cristianit
moderna giunse a rifiutare la dottrina della reincarnazione. Un noto teologo cristiano
approfondisce questo argomento nel suo libro Reincarnation in Christianity (La
reincarnazione nella cristianit). Un testo eccellente.

Satyaraja Dasa: Da quanto mi risulta, la prima Chiesa era influenzata da Platone, il


che avrebbe dovuto dare ancora maggiore enfasi alla credenza della reincarnazione.
Rev. Hart: La dottrina cristiana era essenzialmente platonica fino ai tempi di Tommaso
D'Aquino, quando la filosofia aristotelica cominci a infiltrarsi negli insegnamenti della
Chiesa. Ma, fino ad allora, la Chiesa 'platonica', e lo stesso Platone, sostenevano
fermamente la verit della reincarnazione. Fu solo nel VI secolo d. C. con il Quinto
Concilio Ecumenico, anche conosciuto come Secondo Concilio di Costantinopoli, che tale
dottrina venne abbandonata.
Satyaraja Dasa: Perch venne abbandonata?
Rev. Hart: difficile dirlo... ci sono diversi problemi... Essenzialmente fu a causa di un
editto papale, che fu a sua volta indotto dai politici che esercitavano il potere a quei tempi,
in particolare l'imperatore Giustiniano. Sembra che gli uomini al potere temessero che la
gente potesse diventare troppo rilassata nei propri sforzi per raggiungere la perfezione, se
avessero avuto a disposizione pi di una vita per diventare 'perfetti cristiani'. Si sarebbero
dati a una vita peccaminosa, pensando: "Mi pentir nella prossima". Cos si decise di
cancellare la dottrina della reincarnazione e tutti i versi che vi facevano riferimento furono
cancellati dalla Bibbia... Ad ogni modo, questa la versione migliore; ne esiste anche
un'altra molto pi sinistra che riferisce di intrighi e interessi politici. Comunque sia, quella
la storia, e noi non possiamo fare molto al riguardo.
Satyaraja Dasa: Be', possiamo dire la verit alla gente evidenziando la logica e
l'origine della dottrine della reincarnazione nelle scritture sacre. La tradizione vedica
scevra di influenze politiche, almeno a livello spirituale e filosofico.
I devoti che si occupano dell'organizzazione e dell'amministrazione possono doversi
sporcare le mani in qualche misura, ma solo per questioni organizzative, mai per quanto
riguarda la teologia e l'ermeneutica.
Rev. Hart: S, ma come si riceve la conoscenza? Sicuramente si dovranno usare le
proprie capacit intellettuali e speculative. I leader politici puntano a influenzare il nostro
modo di pensare, e di conseguenza a dirigere il nostro pensiero filosofico...
Satyaraja Dasa: No, questo vale per l'occidente, anzi, proprio la storia della cultura
del mondo occidentale e la perversione della tradizione giudaico-cristiana. In oriente,
invece, e soprattutto nella cultura vaisnava, si guarda ai brahmana, alla classe pura degli
intellettuali e dei sacerdoti, per riceverne la direttive superiori, mai ai politici.
Nella cultura vedica esistono dei pramana di base, dei metodi istituzionalizzati per
acquisire la conoscenza, il che rende molto difficile a un leader politico esercitare la sua
influenza. Il pramana pi importante sruti, o sabda, che significa testimonianza o
rivelazione valida, cio in accordo con ci che dicono le scritture e il puro devoto nella
linea della successione disciplica. Rimane poco spazio a un'influenza esterna.
Rev. Hart: Quali sono gli altri pramana?
Satyaraja Dasa: Ci sono pratyaksa, la percezione sensoriale, anumana, la deduzione;
inoltre a volte vengono presi in considerazione anche upamana, l'analogia; abhava (anche
detta anupalabdhi), la prova per mancata esistenza o mancata percezione; e arthapatti, la

deduzione dalle circostanze. Jiva Goswami considera anche arsha, le affermazioni dei
santi e dei saggi; sambhava, la probabilit; aitihya, la conoscenza tradizionale; e chesta, il
modo di gestire. Tra molte di questi pramana esistono solo differenze sottili, ma tutti hanno
il loro ruolo quando si tratta di acquisire la conoscenza. Le persone che si dedicano alla
ricerca spirituale si basano principalmente sul processo dello shabda, poich esso
considerato infallibile, soprattutto se ricevuto nel modo corretto.
Rev. Hart: Dimmi, prima hai menzionato 8 milioni e 400 mila specie. Capisco che si
tratta di conoscenza vedica, un'affermazione delle scritture, cio quello che si definisce
come shabda tra i pramana che mi hai appena enumerato. Non riesco a capire come
possa essere vero, perch sembra che esistano solo poche specie; almeno secondo
quanto mi sempre stato dato di capire. Satyaraja Dasa: S, le 8 milioni e 400 mila specie
si riferiscono alle variet di .specie. Se invece consideriamo le categorie principali, sono
solo sei: acquatici, piante, insetti, uccelli, animali e umani.
Rev. Hart: Cos mi sembra pi comprensibile.
Satyaraja Dasa: S, secondo il padma purana esistono 900 mila specie di acquatici, 2
milioni di tipi di alberi e piante, 1 milione e 100 mila specie di insetti, 1 milione di specie di
uccelli, 3 milioni di specie animali e 400 mila specie umane - molte le incontriamo proprio
qui a New York.
Rev. Hart: [ridendo] D'accordo, esistono 8 milioni e 400 mila variet di specie. Ma, un
momento, hai detto 400 mila specie umane? Com' possibile?
Satyaraja Dasa: A differenza della biologia contemporanea, i criteri di differenziazione
su cui si basano i testi vedici non sono solo l'apparenza fisica esteriore o la natura
morfologica di per s. Il fattore distintivo fondamentale dato dal livello di coscienza,... e
di questi ce ne sono molti...
Rev. Hart: Capisco, sono molte informazioni nuove da assimilare. Facciamo un passo
indietro.
Quindi, attraverso un'evoluzione naturale arriviamo alla forma umana... uhm...
Assomiglia all'enunciato di Origene, uno dei primi padri della Chiesa, il quale
affermava che, quando un'anima cade dal mondo spirituale, per prima cosa si incarna in
un angelo - tu diresti, come Brahma o un deva superiore - poi, al contatto con le passioni
irrazionali connaturate alla vita materiale, egli cade nelle specie inferiori, per poi evolvere
gradualmente fino alla forma umana. L'evoluzione naturale. A questo punto - la forma
umana - l'essere diventa responsabile delle proprie azioni, ed qui che entra in gioco
anche il karma - la legge di azione e reazione - e l'anima si eleva o si degrada, in paradiso
o all'inferno, a seconda delle sue attivit e della sua fede in Dio.
Satyaraja Dasa: Questa la stessa verit dei Veda, che la approfondiscono
ulteriormente. 'Su o gi', come hai detto, si riferisce alla vita di questo mondo; ci sono
pianeti paradisiaci e pianeti infernali, e, in accordo alle proprie azioni e alla propria fede in
Dio o mammona, si ottiene un corpo su uno di questi pianeti. Si va su o gi.
Krishna per insegna a trascendere il 'su e gi' di questo mondo. Egli dice: "Chiunque
al momento della morte lascer il corpo pensando a Me soltanto, raggiunger il regno di

Dio". Tale stato si raggiunge raramente, e sia la Bibbia sia le scritture vediche tracciano
una distinzione ben definita tra paradiso e regno di Dio. I giusti e i pii di questo mondo
andranno forse in paradiso, ma solo i puri devoti raggiungeranno il regno di Dio, che
dunque raramente conseguito. Il paradiso un 'buon' posto, ma il regno di Dio
'trascendentale' o, in altre parole, al di l del bene e del male, delle dualit di questo
mondo. la destinazione finale.
Rev. Hart: Io avrei una domanda e mi chiedo se i Veda hanno la risposta. Attraverso
quali specie si giunge alla forma umana?
Satyaraja Dasa: S, la letteratura vedica definisce la questione piuttosto chiaramente,
ma esistono delle variabili. Esiste una gerarchia di base dei corpi viventi... l'evoluzione
muove dal pesce alla pianta, poi gli insetti, gli uccelli e infine gli animali. A questo punto
troviamo tre porte verso la forma umana. In genere, chi nasce sotto l'influsso della virt
passato attraverso un corpo di mucca, chi nasce sotto la passione viene da un corpo di
leone, mentre un essere umano sotto l'influsso dell'ignoranza proviene da un corpo di
scimmia. Questo vale in generale, ma naturalmente, un essere umano evoluto, situato
nella virt, passato attraverso molte nascite come uomo. un altro aspetto...
Rev. Hart: Quindi, l'influenza predominante a determinarlo, perch, come mi hai
detto una volta, noi siamo tutti una combinazione di queste tre influenze... interessante...
Satyaraja Dasa: S, in generale la regola questa, ma esistono le eccezioni. Questa
conoscenza, tuttavia, puramente accademica, almeno in un senso, perch alla fine,
qualunque sia la via attraverso cui siamo giunti alla forma umana, il nostro dovere ultimo
lo stesso: arrendersi a Dio, e si comincia trascendendo l'identificazione con il corpo
materiale. Il primo passo della realizzazione spirituale sta nel capire che la nostra vera
identit differente dal corpo. Non si pu andare oltre se non si ben capito questo
punto. Non sta a me pontificare, ma penso che la maggior parte dei religiosi di oggi non
siano arrivati neanche a questa realizzazione di base. questa la ragione per cui stiamo
ancora a parlare della 'mia' religione e la 'tua' religione. Giudichiamo in base al guscio e
non abbiamo ancora sviluppato la capacit di andare al di l dell'apparenza esterna,
persino in rapporto a noi stessi, la nostra esperienza pi immediata. Poi, in modo del tutto
naturale, estendiamo inconsciamente questa errata identificazione con il guscio esterno e
ci identifichiamo come 'cristiani' o 'induisti', perch il nostro corpo nato in una famiglia
cristiana o induista. La nostra vera identit, per, non il corpo e trascende le desi gnazioni corporee. Siamo puro spirito, particelle di Krishna, e la religiosit consiste nello
sviluppare amore per Dio, non nel darsi un'etichetta legata al corpo o alla famiglia, anche
se apparentemente religiosa.
Rev. Hart: Molto profondo. Non posso dire di essere d'accordo con tutto quello che hai
detto, ma mi hai dato molto a cui pensare. Questa visione non settaria che mi hai esposto
era condivisa anche dai nostri mistici cristiani, e anche da altri non tanto mistici.
Sant'Agostino stesso, anche dopo essere divenuto uno dei pilastri dell'ortodossia, diceva
che "la religione predicata da Ges precede quel che si conosce ora come cristianesimo".
Diverse interpretazioni di quest'affermazione comprendono visioni molto cattoliche,
universali e non settarie.
Io penso che esista la religione 'comune' e quella 'trascendentale'.

Tu enfatizzi il lato trascendentale, ma non tutti sono in grado di cogliere quell'aspetto,


n tale aspetto adatto a tutti.
Satyaraja Dasa: Su questo non sono d'accordo con te. Io sto parlando dell'essenza
della religione. vero, possono esistere due livelli diversi di religione, comune e
trascendentale, come hai detto tu. Ma la verit rivelata dei Veda intende elevare tutti,
gradualmente, al livello pi alto, per non lasciarli a marcire nell'errore. Dire una mezza
verit dire una bugia. Tutti devono
sapere qual il fine ultimo e devono perseguirlo, in accordo alle loro capacit. La
Bhagavad-gita di Krishna si conclude con l'istruzione di abbandonare la religione 'comune'
per abbracciare la religione 'trascendentale', che culmina nella completa sottomissione ai
piedi di loto del Signore.
Rev. Hart: Capisco. Ponendo la questione in questi termini, sono pi che d'accordo.
Questi discorsi per mi fanno tornare in mente domande alle quali cerco di dare una
risposta dalla mia giovinezza.
Per esempio, abbiamo parlato dell'evoluzione dell'anima attraverso le diverse specie
del mondo materiale, ma allora dobbiamo porci una domanda ancora pi importante:
perch esiste il mondo materiale?
Satyaraja Dasa: Il mondo materiale una necessaria manifestazione della
completezza di Dio.
Rev. Hart: E perch?
Satyaraja Dasa: Dio possiede molteplici potenze, e in esse sono comprese energie
limitate e illimitate. Egli deve possedere entrambe, giusto? Perch se Gli mancasse uno
dei due tipi di energia, non sarebbe completo, non sarebbe Dio. Il mondo materiale
dunque una manifestazione dell'energia limitata di Dio, che deve esistere perch Dio sia
completo, e che necessariamente parte di Dio.
Rev. Hart: Va bene, abbastanza logico, ma non si spiega perch mai noi saremmo
venuti qui. Non siamo perfettamente felici insieme al Signore nel suo regno spirituale?
Qual la risposta dei Veda a tale proposito?
Satyaraja Dasa: Siamo parti infinitesimali di Dio, dei piccoli campioni del Supremo.
Qualsiasi qualit Egli possegga appieno, la possediamo anche noi, ma in minima quantit.
Per esempio, Dio possiede bellezza, forza, ricchezza, fama, conoscenza e capacit di
rinuncia perfette. Poich partecipiamo in misura minuta della Sua natura, anche noi
possediamo queste qualit in proporzioni minute.
Ora, tra le qualit che Dio possiede c' l'indipendenza, Egli supremamente
indipendente, il che Lo contraddistingue come Dio. Analogamente, in quanto Sue
minuscole particelle, anche noi possediamo una minuta indipendenza. Anche perch, se
Lui non ci accordasse tale indipendenza, come potremmo scegliere di amarLo? Saremmo
costretti a farlo, e quindi non si tratterebbe di vero amore. Allora Egli ci permette di
scegliere, e anche di sbagliare e di allontanarci da Lui facendo cattivo uso del libero
arbitrio. La letteratura vedica per dice che solo un piccolo numero di anime jiva lasciano
la compagnia di Dio. Le anime ribelli occupano solo un quadrante di tutto ci che esiste, la

maggioranza rimane nella propria posizione costituzionale eternamente al servizio del


Signore. Illimitati esseri Lo servono eternamente, mentre solo un numero insignificante
tende a cadere nel mondo materiale.
Rev. Hart: Ma la mia domanda...
Satyaraja Dasa: Ci sto arrivando, ma era necessario dare questa spiegazione
preliminare. Ora, la tua domanda : di quei pochi che cadono, perch anche uno solo
dovrebbe desiderare di lasciare il mondo spirituale perfetto? questa la tua domanda,
giusto?
Rev. Hart: S.
Satyaraja Dasa: Come ho spiegato, siamo parti infinitesimali di Krishna e possediamo
le Sue stesse qualit, ma in proporzione minima. D'accordo? Ora, Dio possiede la qualit
di Supremo goditore e quindi anche noi possediamo in piccola proporzione la stessa
propensit a godere. Il piacere presuppone l'esistenza di personalit e gusto, questo gusto
la chiave della risposta alla tua domanda.
A certe persone piace una ricca e sontuosa halavah, mentre altre preferiscono il riso
soffiato.
Entrambe desiderano godere del cibo, ma alcuni prediligono una pietanza ricca, altri
provano piacere in qualcosa di pi semplice. questo che definiamo 'gusto'. La variet dei
gusti ha origine nel mondo spirituale, ed ha qui il suo riflesso perverso. Buon gusto e gusto
mediocre.
Nel mondo spirituale esistono il piacere e il godimento perfetto, mentre nel mondo
materiale esiste un piacere inferiore, o imperfetto. Ora, quando noi manifestiamo il nostro
gusto inferiore nel regno di Dio, esso comunque assume la forma del servizio di
devozione, non facile abbandonare quel servizio. Nel regno di Dio esistono il servizio e
l'amore, nient'altro. Non nel mondo spirituale che possiamo manifestare l'invidia, come si
dice spesso. No, nessuna qualit materiale, come l'invidia, pu manifestarsi nel mondo
spirituale. Quel che accade piuttosto, che manifestiamo il desiderio di servire Krishna in
un modo pi basso, un modo che non ha ragion d'essere nel regno di Dio.
Per esempio, possiamo avere il desiderio di servire come creatori, ma poich nel
mondo spirituale non c' bisogno n di creazione, n di distruzione - eterno - il servizio di
creatore dev'essere svolto altrove, nel mondo materiale. Di conseguenza, nasciamo come
un essere superiore, come Brahma, e serviamo nella posizione di creatori. Nota bene che
stiamo ancora servendo Dio. Nel corpo di Brahma, adesso che siamo nel mondo
materiale, cominciano le nostre difficolt e inevitabilmente cadiamo nelle specie inferiori.
Cos collezioniamo condizionamenti e svariate qualit materiali inferiori. Nascita dopo
nascita queste cattive qualit ci ossessionano e ci torturano, finch finalmente rinsaviamo,
cominciamo a evolverci naturalmente, incontriamo un puro devoto - quando siamo
finalmente pronti - e procediamo sulla via del ritorno a Dio.
Facciamo un attimo un passo indietro. Bisogna anche capire che alcuni elementi
impliciti nel regno del godimento inferiore possono essere di nostro gusto. Per esempio,
nel mondo materiale possiamo prendere il posto di Krishna al centro di tutto. Quindi,
quando abbiamo questo gusto inferiore, che si dice nasca dall'invidia e dalla lussuria (a

mio parere una spiegazione troppo semplicistica), dobbiamo soddisfare il nostro desiderio
in una esistenza inferiore. per questa ragione che viene creato il mondo materiale,
perch noi si possa agire in base ai nostri desideri inferiori impegnandoci al contempo in
un servizio minore.
Ma un'attivit temporanea, e gradualmente Krishna ci rende manifesta la reale
natura inferiore del nostro desiderio. Cos, col tempo sviluppiamo un gusto superiore e
volontariamente torniamo da Lui. un po' come una persona a cui piace fumare, che per
poi quando comincia a stare male per avere dato libero sfogo al suo pessimo gusto, torna
in s e abbandona la cattiva abitudine, per poi gradualmente riacquistare un gusto
superiore man mano che i veleni vengono eliminati dal sangue. E a questo punto si
domanda, come posso aver fumato tutte quelle sigarette?
Rev. Hart: Affascinante. una risposta molto esauriente e pi profonda di quanto mi
sembrasse inizialmente. Tommaso d'Aquino offre una spiegazione analoga nella sua
Summa Theologiae, ma non molto intelligibile. Sai, ci sono comunque molti che non
sarebbero in grado di seguire la stretta logica del tuo ragionamento...
Satyaraja Dasa: Quel tipo di persone possono comunque capire questo: se stai
affogando e qualcuno ti lancia una corda per trarti in salvo, che cosa fai?
Rev. Hart: La prendo al volo per salvarmi la pelle!
Satyaraja Dasa: Appunto, non cominci certo a chiederti come sei finito in acqua, n
come hai fatto a cacciarti in quel terribile guaio. Ci penserai in un altro momento. E
neppure ti metti a chiedere a chi ti lancia la corda: "E tu chi sei? Questa la migliore corda
che hai?" No. Se stai affogando, prendi la corda e basta. Allo stesso modo, se stai
affogando nell'oceano del mondo materiale, la prima preoccupazione come tornare da
Dio, come siamo arrivati qui secondario.
Rev. Hart: Bravo! Sono proprio d'accordo. Che cosa pensi, per, che una volta tornati
da Dio potremmo di nuovo cadere nel mondo materiale? In fondo, il nostro cattivo gusto
potrebbe riemergere.
Satyaraja Dasa: poco probabile, almeno per la maggior parte di noi. Anche qui, se
una persona si ammala di cancro o di qualche grave malattia a causa di una sua cattiva
abitudine, come il mangiare carne, abbandoner quel suo gusto inferiore, almeno se
intelligente. Il punto : se l'unica alternativa la morte, bisogna seriamente riconsiderare
le proprie priorit. sorprendente come i gusti possano cambiare in fretta. Se si tratta di
una malattia sulla quale possono influire le proprie attivit, spesso si osservano
trasformazioni vitali sorprendenti. Poi, col tempo chiaramente si svilupper il desiderio
delle cose che ci fanno meglio. Certo, esistono anche persone che non imparano dai
propri errori, ma questi testardi sfortunati sono rari. La maggior parte della gente si dar da
fare per ristabilire un ordine nei propri desideri, soprattutto se questione di vita o di
morte.
Bisogna considerare inoltre che il Signore garantisce a chi torna a Lui, che non dovr
pi tornare nelle tristi regioni infestate da nascita e morte, quella terra infelice che
erroneamente chiamiamo 'casa'. Krishna lo afferma piuttosto chiaramente nella Bhagavadgita. Quando finalmente rinsaviamo, dice Krishna, non dobbiamo pi tornare nel mondo
materiale.

Rev. Hart: Grazie.


Satyaraja Dasa: Hare Krishna.

CAPITOLO DUE

*VEGETARIANESIMO*
*FEDE E AZIONE*
*COMPASSIONE E MISERICORDIA*
*ARISTOTELE E TOMMASO D'AQUINO*
* "NON SIATE TRA COLORO CHE BEVONO VINO" *
*SAN FRANCESCO*
*DOMINIO*
*IL BENE DI TUTTE LE CREATURE*

Rev. Hart: Da quando ho letto il tuo libro, Food for the Spirit, ho smesso di mangiare
carne. Ci stavo gi pensando da qualche tempo, ma il tuo libro mi ha aiutato a fare l'ultimo
passo; mi ha fornito un approfondimento teologico sull'argomento. Da quando ho smesso
di mangiare carne mi sento pi sano e pi in sintonia con il volere di Dio, con lo spirito
presente in tutti gli esseri. Gli insegnamenti dei Veda a questo riguardo sembrano pi
dinamici delle prescrizioni religiose sull'alimentazione delle altre tradizioni spirituali. Nel
cristianesimo, naturalmente, ci sono stati grandi santi, come ad esempio San Francesco,
che hanno espresso lo stesso principio, tuttavia io lo trovo maggiormente enfatizzato nella
concezione vedica dell'esistenza.
Satyaraja Dasa: La cultura vedica, riconoscendo lo stesso uguale tipo di anima a tutte
le creature viventi, insegna, come naturale conseguenza, l'ahimsa, o "non violenza", che
spesso arriva fino al vegetarianesimo. I Vaisnava, in particolare, aborrono il consumo di
carne; sono lacto-vegetariani.
Il motivo della loro dieta, per, da attribuire solo in parte al fatto di desiderare di non
nuocere alle altre creature viventi. Il motivo pi specifico del loro essere vegetariani ha
origine dalle ingiunzioni dei Veda che affermano che Dio accetta solo alimenti lactovegetariani in offerta sacrificale. Un devoto amorevole offrir a Dio solo ci che Egli
accetter come sacrificio, e solo in seguito il devoto consumer come suo cibo i "resti" dell'offerta, tradizionalmente chiamati prasadam, o "misericordia del Signore". Secondo la
tradizione vedica, chi aspira a sviluppare amore per Dio dovrebbe mangiare solo questo
prasadam, la cui potenza trascendentale aumenta quando viene distribuito ad altri. In ogni

caso, questo cibo santificato considerato nondifferente da Dio, perch ha assunto le Sue
qualit per vicinanza e amore...
Rev. Hart: Come la messa, dove l'ostia considerata non-differente dal corpo di
Cristo, e il vino non-differente dal suo sangue.
Satyaraja Dasa: S, simile, ma noi facciamo la comunione tre volte al giorno! E il
prasadam cibo vero, non la trasformazione di un'ostia e un sorso di vino. Il prasadam
un intero pasto; ogni boccone del cibo che il devoto si mette in bocca stato trasformato
nel corpo di Dio. Di fatto, il devoto si nutre cos della misericordia del Signore.
In altre parole, un Vaisnava mangia solo cibo che stato offerto come sacramento a
Dio. Gli altri prendono un alimento analogo solo alla domenica, o quando si sentono
ispirati a farlo.
Rev. Hart: Vorrei fare un inciso. Come persona che si astiene dalle sostanze
intossicanti, sarai contento di sapere che il vino, che oggi viene distribuito come sangue di
Cristo, non sempre stato la sostanza utilizzata per la transustanziazione. Almeno cos
dicono alcuni insigni studiosi, che sostengono si trattasse, in origine, di succo d'uva.
Devi sapere che, ai tempi della Bibbia, tutti i prodotti della vigna erano chiamati vino,
che fossero fermentati o meno. Questo quanto si sostiene ora. Esistono tredici termini
differenti in ebraico e caldeo, e quattro in greco. Il termine comune in greco era oinos, che
corrisponde a yayin o yain in ebraico, vinum in latino e vino in italiano. Tuttavia, nel
linguaggio classico della Bibbia, tutti questi termini si riferiscono semplicemente al succo
d'uva.
Nel Septuagint, la versione greca della Bibbia, il termine ebraico per indicare il succo
d'uva viene tradotto trentatr volte con il greco oinos. Esso viene inoltre impiegato per
indicare altri tipi di bevande, come quelle di loto e di datteri.
Satyaraja Dasa: Questa una tua opinione, o puoi citare a sostegno di tale tesi altri
autorevoli studiosi?
Rev. Hart: Certo che posso; sono cose ben note agli studiosi della storia del Vecchio
Testamento. Secondo il professor Samuel Lee di Cambridge, la radice del termine ebraico
di cui ti ho parlato yain, o vino. Anche il professor Lee per ammette che ai tempi biblici il
termine non si riferiva a un liquore intossicante ottenuto tramite fermentazione, ma bens a
uno sciroppo denso e non inebriante ottenuto con la bollitura. Quest'ultima assicurava al
succo d'uva una conservazione pi lunga. Quindi, non dobbiamo pensare che gli antichi
profeti biblici autorizzassero il consumo di bevande intossicanti. Vino, a quei tempi, si
riferiva in genere al succo d'uva.
Satyaraja Dasa: Vuoi dire che il vino intossicante non era visto di buon occhio ai tempi
della Bibbia?
Rev. Hart: Decisamente no. Nella Bibbia leggiamo che le bevande intossicanti danno
assuefazione (Proverbi 23.35), favoriscono gli atti violenti (Proverbi 4.17), e distolgono da
Dio colui che le beve (Amos 6.6).

Satyaraja Dasa: Molto, molto interessante...Mi piacerebbe che i cristiani sapessero


queste cose.
Vorrei per tornare un momento al soggetto del vegetarianesimo. Nella mia ricerca
sulla tradizione cristiana, ho trovato che anche al suo interno si sosteneva il
vegetarianesimo, per lo meno in una certa fase della storia cristiana. Era certamente cos
per i padri fondatori della Chiesa, ma quello che non riesco a capire : quando si
verificato il cambiamento? In quali circostanze il mangiare carne si diffuso nella cultura
cristiana?
Rev. Hart: Penso si debba risalire all'Imperatore Costantino, all'inizio del IV secolo...
S, ha a che fare con l'Editto di Milano...Vedi, Costantino non era un teologo, no, era solo
un politico, ed aveva accesso a una grado di cristianit pi semplificata: "Abbi fede in
Ges".
Satyaraja Dasa: Mi sembra che quella fosse la dottrina di Paolo... Pur non avendo mai
incontrato di persona Ges, Paolo ebbe la temerariet di discutere con gli Apostoli di
questioni di dottrina.
Discuteva con coloro che avevano studiato direttamente con Ges! ?
Rev. Hart: Quest'idea potrebbe crearti qualche problema. una falsa credenza
comune che Paolo fosse in disaccordo con gli Apostoli, e che lo fosse perch poneva
l'accento sulla fede. Bisogna ricordare, inoltre, che Paolo usava il termine greco pistis, che
significa non solo "fede" o "credenza", come si pensa, ma anche "completa
sottomissione", riferendosi cos all'applicazione pratica della fede. Quindi l'abbiate fede di
Paolo non era cos semplicistico. La sua dottrina fu in seguito distorta da politici e
malandrini, ma...
Satyaraja Dasa: Capisco. Quindi Paolo insieme agli Apostoli sosteneva che bisogna
seguire l'antica legge, prescrizioni alimentari incluse.
Rev. Hart: Non solo la legge, Paolo insisteva molto sullo spirito al di l della legge.
abbastanza complicato, basti dire che, basandosi sull'antica legge, la Torah, si potrebbe
pienamente sostenere il vegetarianesimo, come hai fatto tu nel tuo Food for the Spirit.
Alcuni per sostengono che Paolo lo rifiut, mentre Ges aveva detto che quelle leggi
dovevano essere seguite, almeno cos secondo Matteo. Paolo invece, in un certo senso,
disse "no", la vera realt la fede in Ges.
Satyaraja Dasa: Allora quello che dicevo ancora valido. Poich la dottrina di Paolo
appariva pi interessante all'Imperatore Costantino_non tanto la dottrina di Paolo, ma la
distorsione della sua dottrina, che per "fede" intende "il credere" e non l'applicazione
pratica della fede_l'impero romano abbracci quella forma di cristianesimo, le cui regole
vennero poi man mano stabilite da chi gestiva il potere. Il cristianesimo puro, originale,
venne poi nel tempo oscurato da questa perversione della dottrina paolina. Ho perfino letto
di studiosi di teologia che scherzosamente si riferiscono alla cristianit moderna
chiamandola "paolinesimo" o "chiesismo", mentre raramente usano il termine
"cristianesimo".
Rev. Hart: Di nuovo, dici che "Costantino scelse" il cristianesimo di Paolo. Non so se la
si pu definire una scelta consapevole, perch Costantino non era un teologo. L'unico

interesse suo, e degli altri uomini politici, era che il cristianesimo diventasse "socialmente
accettabile". Ed questo, pi di ogni altra cosa, che ha negativamente influito sulla
tradizione cristiana.
Comunque sia, certo che nel corso della storia stato il tipo di religione del "abbiate
fede" che ha dato spazio ai cristiani carnivori. Gli "atti" non avevano importanza, e di
conseguenza anche quel che si mangia (considerando il "mangiare" come "azione" o
"atto" in opposizione alla "fede") non ha vera importanza, quello in cui credi che conta.
Chi avrebbe pensato che quel che si mangia avrebbe potuto influenzare la fede, o
viceversa?!
Certo, i cristiani pi consapevoli si resero presto conto che la fede al di fuori delle
azioni senza vita, come dice la Bibbia. Ma di nuovo, questo implicito anche in Paolo,
quando impiega il termine pistis, per cui la fede e l'azione sono collegate. Inoltre, penso
sia chiaro che, se hai davvero fede in Ges, se lo ami come lui dice, seguirai i suoi
comandamenti, che includono le leggi del Vecchio Testamento, come appunto "non
uccidere".
Detto cos, comunque, un po' troppo semplificato. Protestanti e cristiani "born again",
chiunque essi siano, danno maggiore importanza alla fede rispetto agli atti, anche se la
Bibbia insegna che le due cose dovrebbero andare di pari passo. Il problema ha avuto
origine, io credo, quando Paolo cerc di predicare ai Farisei, che si preoccupavano quasi
esclusivamente delle azioni. Credo che, nel tentativo di mostrare loro l'importanza della
fede, abbia esagerato, con il risultato che l'importanza delle azioni stata cancellata. Quel
che ci rimasto una sorta di fede illusoria.
Satyaraja Dasa: Incredibile! Ma dimmi, tutto questo ha un corollario nella tradizione del
Vecchio Testamento?
Rev. Hart: Non veramente. In realt, pi facile sostenere il vegetarianesimo sulla
base del Vecchio Testamento, soprattutto quando lo si compara al Nuovo, che
relativamente vago riguardo all'alimentazione. Il vecchio Testamento dice che un uomo
deve diligentemente occuparsi della propria salute (Deuteronomio 4.15). Anche questo
potrebbe essere considerato un punto a sostegno del vegetarianesimo, soprattutto oggi
che stato dimostrato con ampia documentazione pi sano del mangiare carne.
Satyaraja Dasa: Naturalmente c' chi sosterr che il vegetarianesimo non realmente
salutare e che sono solo gli stravaganti e gli eccentrici a sostenere un simile punto di vista.
Costoro farebbero bene, invece, a studiare l'autorevole ricerca di Paavo Airola, la
massima autorit mondiale nel campo della nutrizione e della biologia naturale. Oppure
dovrebbero esaminare gli ortodossi resoconti del Journal of the American Medical
Association, o The American Journal of Clinical Nutrition, o anche The Borden Review of
Nutrition Research, tutti documentati e autorevoli nel sostenere che il vegetarianesimo
una alimentazione pi sana del mangiare carne.
Rev. Hart: Comunque sia, se l'ingiunzione di preservare la propria salute non
sufficiente, c' un altro comandamento nel Vecchio Testamento che ancora pi chiaro:
'tzar baalay hayyim, dice l'ebraico originale, e significa: "l'uomo deve avere compassione
degli animali''. Quindi, se mettiamo insieme le due ingiunzioni, il vegetarianesimo sembra
la conclusione pi naturale. Purtroppo sono ancora in pochi a rendersene conto...

Satyaraja Dasa: Sembra che il Vecchio Testamento abbia una profonda conoscenza
dei diritti degli animali. Per esempio, il Talmud dice: "Qualora un uomo dovesse sviluppare
orgoglio nel cuore, ditegli: 'la piccola mosca venuta prima di te nella creazione..."'. Ma
torniamo al cristianesimo...
Rev. Hart: S, volevo rispondere alla tua domanda iniziale. Penso che in realt le
argomentazioni razionali a giustificazione del consumo di carne siano cominciate con
Aristotele. Fu lui, si sa, ad esercitare un'influenza predominante su Tommaso d'Aquino.
La visione aristotelico-tomistica, che quasi cartesiana come conclusioni, d per
assunto di base che gli animali sono al mondo per il nostro piacere, senza nessuna ragion
d'essere autonoma. La cristianit moderna abbraccia per la maggior parte questa visione
del mondo pi o meno egocentrica.
Ora, esiste un'altra corrente di pensiero nel cristianesimo tradizionale, che
chiameremo invece la visione augustiniano-francescana. Questa scuola di matrice
platonica e di base insegna che tutte le creature sono fratelli e sorelle con un unico Dio
Padre.
Non dimentichiamo che San Francesco il santo patrono degli animali e che predic
la relazione intima tra tutte le cose della creazione di Dio. Inoltre, seguendo la stessa linea
di pensiero, se Ges dev'essere considerato il "principe della pace", allora la linea
cristiana augustiniano-francescana da considerare la pi autentica, perch manifesta
appieno le qualit della misericordia e della compassione universali. Tutto ci in perfetto
accordo con un modo di vivere vegetariano.
Satyaraja Dasa: Grazie, apprezzo profondamente la tua spiegazione. Se non fosse
cos, il cristianesimo sembrerebbe una religione senza cuore. Come si pu, con la
coscienza tranquilla, invocare la misericordia di Dio quando non si pronti ad essere
misericordiosi verso chi pi debole di noi? ipocrisia bella e buona! Se invochiamo la
misericordia di Dio ma non abbiamo misericordia per chi pi debole di noi, siamo solo
degli ipocriti, non ti pare?
La violenza genera violenza; se non offriamo compassione, perch dovremmo
riceverne? Non ne riceveremo, e in questo modo si compir la giustizia divina. Quello che
semini, raccoglierai; in oriente lo chiamano karma.
Rev. Hart: S, la legge universale della causa-effetto. Sono profondamente convinto
che al mangiare carne debba fare seguito una reazione tragica. L'amore cristiano
dovrebbe abbracciare tutti, compresi gli animali.
Satyaraja Dasa: Nel corso della storia del cristianesimo ci sono stati altri...
Rev. Hart: S, nei primi tempi della cristianit latina e bizantina, come anche nel
periodo della sua piena fioritura medioevale, l'arte cristiana ha proclamato a gran voce
l'importanza e la bellezza del regno animale. Gli animali sono stati rappresentati con
compassione nella scultura cristiana, nei manoscritti illuminati della Bibbia, nelle vetrate
delle cattedrali e negli arazzi.
Una delle mie citazioni preferite attribuita a San Giovanni Crisostomo che, nel IV
secolo, diceva: "I santi sono estremamente amorevoli e gentili verso l'umanit e perfino

verso le bestie feroci"...e: "senza dubbio dobbiamo loro grande gentilezza e premura per
molte ragioni e, soprattutto, perch abbiamo la stessa origine comune". Questa visione di
una origine comune stata sottolineata soprattutto da San Francesco ed stata in seguito
adottata da coloro che lo emulavano, molti dei quali erano vegetariani.
E molti santi dell'epoca georgiana, secoli prima di San Francesco, si distinsero per il
loro amore verso gli animali. San Giovanni Zedazneli aveva fatto amicizia con un orso
vicino al suo eremitaggio; San Shio aveva un lupo per amico; Santo Davide di Gareggia
proteggeva i cervi e gli uccelli dai cacciatori, dicendo: "Colui che adoro e nel Quale credo
protegge e nutre tutte le creature che ha generato Egli stesso". I primi santi celtici erano
anch'essi compassionevoli con gli animali. Per esempio, i santi Wales, Cornwall e Brittany
dell'Irlanda, nel V e nel VI secolo dopo Cristo, andarono incontro a grandi difficolt per i
loro amici animali, fino al punto di curarli e anche di pregare per loro.
Certo, questi sono i buoni esempi, ma anche vero che, senza dubbio, il cristianesimo
nel suo insieme non stato capace di elaborare una soddisfacente teologia morale in
rapporto agli animali. I santi e i profeti vedici, d'altro canto, hanno sempre sostenuto il
vegetarianesimo e la compassione per gli animali, perch voi avete sviluppato una
teologia morale molto evoluta del rapporto con gli animali.
Satyaraja Dasa: Quale pensi sia la ragione per cui la teologia cristiana carente in un
aspetto tanto importante della teologia morale?
Rev. Hart: Esiste un'ampia gamma di teorizzazioni religiose specifiche a giustificazione
della violenza verso gli animali. Le riassumer in tre categorie distinte:
1. gli animali "ci appartengono" e noi possiamo "fare di loro quel che pi ci aggrada";
2. poich non sono "esseri raziocinanti", gli animali non hanno l'anima;
3. non provano dolore.
Uno studio attento della Bibbia rivela piuttosto chiaramente che tali argomentazioni
non hanno sostanza. La letteratura vedica, come tu ben sai, ancora pi chiara su questi
punti. Una persona deve meditare su queste cose e poi prendere le sue decisioni da sola.
Satyaraja Dasa: A qualsiasi conclusione si giunga, io penso ci si trovi davanti al fatto
che l'amore e la compassione del Cristo sono universali e in modo del tutto naturale si
estendono anche agli animali, perch sono anch'essi creature del Padre. Un vero cristiano
dovrebbe sviluppare questa comprensione, questo livello di sensibilit religiosa...
Rev. Hart: Va al di l dell'essere cristiani,... come hai detto tu, si tratta di una sensibilit
religiosa non settaria. Soprattutto chi intende definirsi "cristiano" dovrebbe almeno
prendere in considerazione la pratica di estendere l'amore del Cristo a tutte le creature di
Dio. Se non pu fare questo, pu a malapena considerarsi cristiano.
Satyaraja Dasa: Il concetto del "dominio" quello che mi viene sbattuto in faccia pi
spesso. Mi sembra che tu prima l'abbia elencato come la prima delle giustificazioni
razionali del mangiare carne in accordo alla Bibbia: "Sono dati a noi perch ne facciamo
quel che pi ci aggrada".

Rev. Hart: proprio una vergogna. Il termine ebraico impiegato nella Bibbia deriva
dalla radice radah, come yirdu, e trasmette il concetto dell'amministrazione, la gestione,
cio un atteggiamento da guardiani e protettori. In altre parole, la Bibbia ci chiede di
prenderci cura dei nostri fratelli e sorelle meno dotati, non di ucciderli per mangiarli.
Per esempio, un re ha il dominio sui suoi sudditi, ma questo non significa che possa
mangiarli o abusare di loro. No, deve prendersi cura di loro, aiutarli e anche amarli. a
questo tipo di dominio che si riferisce la Bibbia.
Vorrei sottolineare inoltre che il verso della Bibbia che ci d il dominio sugli animali si
trova nella Genesi, 1.26. Solo tre versi dopo, la Genesi 1.29 ci raccomanda
un'alimentazione vegetariana. In altre parole, Dio ci d il dominio sugli animali e, solo tre
versi dopo, ci proibisce di usarli come cibo. Implicitamente, il dominio che ci d non
include l'autorizzazione a usare gli animali come cibo.
Satyaraja Dasa: S, nel mio libro ne ho parlato. Inoltre, nel verso seguente - Genesi
1.30 - Dio afferma chiaramente che gli animali hanno l'anima. Cos cade anche la
giustificazione numero due. Dio afferma che tutte le creature della terra, del mare e
dell'aria hanno un'anima vivente all'interno del corpo. Usa il termine nephesh per "anima"
e chayam per "vivente", cio le stesse due parole utilizzate per descrivere l'anima nel
corpo di uomo. Quindi, animali e umani hanno lo stesso tipo di anima, almeno secondo la
Bibbia.
Rev. Hart: S, viene da chiedersi come mai Tommaso d'Aquino fosse cos confuso su
questo punto...Potresti dirmi qualcosa di pi sui codici etici contenuti nella letteratura dei
Veda? Mi piace molto la chiarezza cristallina con cui queste cose vengono descritte nei
testi vedici. Non possibile produrre un Tommaso d'Aquino, intendendo con questo la
confusione dei problemi associati alla dottrina aquiniana, se si studia la letteratura dei
Veda in modo scientifico.
Satyaraja Dasa: S, vero. Per quanto riguarda il vegetarianesimo e la condizione
degli animali, i testi vedici sono particolarmente chiari, il che molto importante. Solo se
capiamo che non siamo questo corpo e che non dobbiamo nuocere senza necessit alle
creature viventi, due punti fondamentali, non possibile andare avanti. Si arriva a un
punto morto e il progresso poco probabile se non c' chiarezza su questi due punti.
Cinquecento anni fa, Krishna stesso disceso nella forma di devoto, la
manifestazione confidenziale di Dio conosciuta come Caitanya Mahaprabhu. Ricordi quel
libro che ti ho dato un paio di settimane fa, India 's Spiritual Renaissance: The Life and
Times of Lord Caitanya?
Rev. Hart: S, lo sto terminando proprio adesso...
Satyaraja Dasa: Bene, c' un capitolo che descrive lo scambio tra Sri Caitanya e il
Chand Kazi, il capo mussulmano di Navadvipa, nel Bengala Occidentale.
Rev. Hart: Mi ricordo l'episodio. Discussero dell'importanza del vegetarianesimo
secondo il Corano e secondo i Veda.
Satyaraja Dasa: S, si tratta di un episodio di grande importanza. Chand Kazi voleva
proibire il sankirtan, il canto congregazionale del santo nome per le strade. Sri Caitanya

usava condurre i Suoi devoti per le strade a cantare Hare Krishna. Quando Chand Kazi vi
si oppose con la forza, Sri Caitanya avrebbe potuto impegnarsi in una discussione sul
santo nome. Non Gli mancava certo la preparazione filosofica e gi molte altre volte in
passato si era trovato a spiegare le meccaniche del canto divino.
Questa volta per non lo fece. Invece di parlare del nome divino, che Chand Kazi era
tanto propenso a disprezzare, si profuse in un illuminante monologo sul vegetarianesimo.
Qual era il nesso? Perch parlare del vegetarianesimo se era al canto del santo nome che
il Kazi faceva opposizione?
Rev. Hart: Capisco. Siccome non si possono affrontare i soggetti pi elevati se non si
ha gi una comprensione completa dei modi pieni di compassione del Signore, Sri
Caitanya cominci il Suo discorso con una spiegazione del vegetarianesimo.
Satyaraja Dasa: Esatto. Il Chand Kazi non poteva comprendere l'amore per Dio e
l'importanza di cantare il Suo nome divino con amore e devozione. Quindi Sri Caitanya
fece il possibile per spiegargli l'importanza del vegetarianesimo, la compassione e l'ampia
visione spirituale che ne sono la base.
Per sostanziare la sua tesi, fece ricorso sia al Corano, il testo sacro del Kazi, sia alla
letteratura vedica.
Il mio maestro spirituale, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada,
usava lo stesso tipo di approccio. Ogni volta che si trovava a dialogare con appartenenti
ad altre fedi, manteneva molto consapevolmente la conversazione su due punti essenziali:
"non siamo questo corpo" e "non uccidere".
Rev. Hart: Molto interessante... Per curiosit, quando poi and in Orissa, Sri Caitanya
incontro la stessa opposizione? Esisteva un Chand Kazi anche a Jagannath Puri?
Satyaraja Dasa: Non si sa molto. Certo, col passare del tempo Egli divenne sempre
pi popolare, e quindi incontr minori opposizioni da parte della gente comune. Aveva
migliaia e migliaia di devoti. Tuttavia, si incontrano sempre degli ostacoli nel mondo
materiale, soprattutto quando si cerca di predicare il messaggio di Dio.
C'era un uomo politico, Govinda Vidyadhara, che era ostile alla missione di Sri
Caitanya. Gli annali di Jagannath Puri riportano l'evidenza storica di un suo tentativo di
assassinare il re Prataparudra, un devoto seguace di Sri Caitanya. I rapporti ufficiali
dell'Archeological Survey of India dicono che, pur non essendo riuscito ad assassinare il
re, Govinda Vidyadhara riusc ad ucciderne l'erede. Comunque sia, questi fatti non
arrestarono la missione di Sri Caitanya... Ma stiamo divagando di nuovo...Parlavamo del
vegetarianesimo.
Rev. Hart: S, volevo sapere qualcosa di pi sulle scritture vediche e la compassione
per gli animali. Mi sembra che esista un codice etico estremamente chiaro al riguardo, che
permette ai seguaci della tua fede di essere molto precisi sull'importanza dei diritti degli
animali, tu me ne stavi parlando...
Satyaraja Dasa: La cultura vedica promuove sarva-bhuta-hita, la "dedizione al bene di
tutte le creature", come prioritaria rispetto a loka-hita, la "devozione al benessere
dell'umanit". Il primo sistema etico, secondo la tradizione vedica, include il secondo ed

evidentemente pi completo. Se si ha a cuore il benessere di tutte le creature viventi, ci si


preoccupa in modo naturale anche del genere umano, mentre non necessariamente
vero il contrario.
Il punto di vista vedico che bisognerebbe vedere la stessa energia della vita in tutti
gli esseri viventi, indipendentemente dall'abito esteriore, il corpo. Chi non vede il principio
della vita negli animali, potr un giorno perdere completamente di vista il principio stesso
della vita e, di conseguenza, anche il senso umanitario. Per questa ragione sarva-bhutahita, desiderare il bene di tutte le creature, il codice etico superiore prescritto dalla
cultura vedica. E i seguaci del vaisnava dharma, l'essenza originale dei Veda, includono in
questa etica anche il vegetarianesimo.
Naturalmente, nostro desiderio che tutte le religioni del mondo sviluppino un codice
etico esteso a tutti gli esseri in modo da poter accedere alle pi profonde verit dello
spirito. Chi ancora si identifica con il corpo esterno e identifica gli animali con i loro corpi
esterni, e di conseguenza li mangia, non potr mai avanzare sulla via che porta a Dio.
Rev. Hart: Quindi i seguaci dei Veda vedono tutti gli esseri viventi sullo stesso piano?
Satyaraja Dasa: S, Krishna lo conferma nella Bhagavad-gita (5.18): "L'umile saggio,
in virt del vero sapere, vede con occhio equanime il brahmana colto ed erudito, la mucca,
l'elefante, il cane e il mangiatore di cani".
Rev. Hart: Ah, questa la vera visione spirituale.

CAPITOLO TRE

*CANTARE IL SANTO NOME*


*LA COSCIENZA DI KRISHNA*
*ASPETTI PRIMARI E SECONDARI DI DIO*
*KRISHNA E' UNA PERSONA*
*L'IDOLATRIA*
*YAHWEH E VISNU*
*GARUDA E CHERUBINO*
*L'IMPORTANZA DELLA SUCCESSIONE DEI MAESTRI*

Rev. Hart: Quando ci rivolgiamo a Dio _e dovremmo imparare a farlo in ogni momento,
anche nel bel mezzo delle nostre attivit quotidiane_dovremmo essere coscienti di Lui,
allora s che le nostre preghiere avrebbero pi effetto e maggior significato. Questa, da
quanto ho capito, l'idea fondamentale della coscienza di Krishna. Anche nella tradizione
cristiana ci viene detto di pregare incessantemente. un'ingiunzione della Bibbia (Tess.
5.17).Per veniamo anche messi in guardia dal ripetere "in vano". Anche i devoti di
Krishna vengono avvertiti di questo, infatti le vostre scritture vi ingiungono di cantare
"attentamente" e in coscienza di Krishna.
Satyaraja Dasa: il metodo principale per realizzare Dio in quest'era: "Canta il santo
nome! Canta il santo nome! Canta il santo nome! Nell'era di Kali non c' altra via di
realizzazione spirituale. Non c' altra via! Non c' altra via! Non c' altra via!"
Rev. Hart: In un certo senso questo potrebbe essere considerato anche il cuore del
metodo cristiano. Per esempio, nella messa in latino, prima della lettura del Vangelo, il
sacerdote recita una preghiera: dominus sit in corde meo et in labiis meis, che significa:
"Possa il Signore dimorare nel mio cuore e sulle mie labbra". Quale modo migliore di
avere Dio sulle labbra che cantare il Suo santo nome? Quindi i Salmi ci dicono: "Dall'alba
al tramonto glorificate il nome del Signore". E Paolo sottolinea il principio affermando che:
"Chiunque invocher il nome del Signore sar salvo" (Romani 10.13).
Satyaraja Dasa: S, questa coscienza di Krishna.
Rev. Hart: Essere coscienti di Dio, questo il concetto interessante. Egli il creatore e
il mantenitore, la nostra pi immediata esperienza, eppure ci sfugge. Essere coscienti di

Lui suona molto pi facile di quanto lo sia in pratica. All'inizio praticamente impossibile
essere veramente coscienti di Lui, perch i nostri condizionamenti ci hanno ridotto in uno
stato di "amnesia" spirituale. Non ricordiamo neanche pi chi Egli sia, abbiamo
dimenticato il nostro Padre originale. stato difficile spiegare queste cose ai miei studenti
al seminario.
Satyaraja Dasa: naturale che sia difficile. Nella cultura della Bibbia non ci sono
molte informazioni sul regno di Dio. Com'? Dov'? Si manifesta in forme diverse? Una
sola? Nessuna? Come si pu meditare su Dio o invocarLo se si ha solo un'idea nebulosa
di Lui? Se le vostre informazioni su Dio sono vaghe, come potete aspettarvi di sviluppare
una relazione intima con Lui?
Dal punto di vista analogico, quest'idea dell'amnesia abbastanza precisa. Abbiamo
dimenticato la nostra eterna relazione con Dio e, come nel caso di un'amnesia ordinaria, la
cura migliore consiste nel riportare il paziente nel suo ambiente famigliare per stimolare la
sua memoria. Per riportarlo nel suo ambiente, per, bisogna prima sapere dov'; dove
sono la sua famiglia, gli amici, i conoscenti.
Allora s che, al contatto con queste realt, gradualmente il paziente riacquister il
ricordo della sua vita reale.
Seguendo un processo analogo, la coscienza di Krishna rivela tutti i dettagli sul regno
di Dio. abbastanza stupefacente: tutti i compagni intimi di Dio nel Suo regno, quelli che
non Lo hanno mai lasciato...veniamo informati della loro esistenza e dei loro movimenti...
Inoltre, la Bibbia insegna che Dio onnipresente, ma solo i testi vedici spiegano in che
modo questo avvenga, come Egli Si espanda nelle Sue quadruplici forme e poi nei tre
Visnu (purusa) avatara, penetrando cos in ogni atomo. C' pi di quanto la mente possa
contenere, e l'insieme tonifica la memoria, passando attraverso la copertura dei nostri
condizionamenti materiali, e cos guariamo. Anche il suono del canto del maha mantra
Hare Krishna viene dal mondo spirituale. Quando ci disponiamo al suo ascolto attento e
sottomesso, come se sentissimo gridare mentre stiamo dormendo: ci svegliamo.
All'inizio ci pu creare qualche sensazione di inadeguatezza, ma poi come svegliarsi a
un nuovo giorno: ci rinfresca, ci rinvigorisce e poi ci dispiace per tutto il tempo passato
sotto le coperte.
Con l'aiuto di tanti dettagli diventa quasi facile meditare su Dio quando Lo si invoca o
Lo si prega. Inoltre, si guarisce molto in fretta dall'amnesia spirituale...
Rev. Hart: Anch'io sono rimasto stupito dalla quantit di dettagli che forniscono i testi
vedici.
Anche noi sappiamo che Dio il Creatore, il Mantenitore e il Benefattore di tutti gli
esseri viventi, e Lo conosciamo anche come il Figlio, venuto a morire per i nostri peccati...
Satyaraja Dasa: Se per ascolti le tue descrizioni di Dio, ti accorgerai che sono
essenzialmente egocentriche, cio sono centrate su di te e la tua razza. Dio il Creatore e
il Mantenitore..., ma di chi? Di te. Ges morto per i peccati di chi? I suoi? Certo che no.
morto per i nostri peccati, i miei e i tuoi. Ma dove sono le informazioni su Dio di per S?
Dove la Bibbia ci parla di Lui, della Sua esistenza indipendente?

Rev. Hart: I filosofi cristiani risponderebbero che tali conoscenze sono al di l della
portata dell'intelletto umano. la natura indipendente dell'esistenza di Dio illimitata e come
tale non pu essere compresa da esseri limitati.
Satyaraja Dasa: Io dico che si tratta di una razionalizzazione per giustificare il fatto che
la Bibbia non fornisce queste informazioni. Considera una cosa: se Dio illimitato, come
tu stesso dici, allora ha il potere di farsi conoscere, e completamente, da un essere
limitato. Se invece Gli neghi il potere di farlo, Gli imponi delle limitazioni.
Rev. Hart: Quindi, secondo la logica, noi possiamo conoscere l'aspetto indipendente
dell'esistenza di Dio...mmmh...ma dev'essere Lui a deciderlo, Lui che deve prendere
l'iniziativa...non pu essere in un altro modo...
Satyaraja Dasa: Si, certo. Per Sua scelta, Egli prende l'iniziativa di rivelarsi a noi.
quel che si chiama ''rivelazione''.
Rev. Hart: Su questo posso essere d'accordo.
Satyaraja Dasa: Certo, e lo fa quando soddisfatto di noi. Quindi, recitando il Suo
nome con sincerit e predicando il messaggio agli altri...
Rev. Hart: S, capisco...ma rimane pur sempre un'astrazione...
Satyaraja Dasa: Va bene. Egli rimarr un'astrazione finch avremo imparato a cantare
i Suoi nomi primari sotto la guida di un maestro spirituale qualificato.
Rev. Hart: Nomi primari?
Satyaraja Dasa: L'argomento trattato con estrema chiarezza da Bhaktivinoda
Thakur, un grande santo cosciente di Krishna di fine ottocento, nel suo libro Hari Nama
Cintamani, dove spiega che esistono nomi di Dio primari e secondari. Pur restando la
sincerit e la concentrazione le qualit pi importanti, egli afferma che bisognerebbe
cantare i nomi primari di Dio.
Ora, quali sono i nomi primari e quali i secondari? Come distinguerli? molto
interessante. Bhaktivinoda definisce secondari i nomi di Dio che sono ordinari, astratti o
rappresentativi, quelli a cui siamo pi abituati in questo mondo; sono esterni e poco intimi.
Creatore, mantenitore, come dicevi tu prima, sono nomi distanti, astratti e fortemente
impersonali; hanno molto poco a che fare con l'aspetto indipendente dell'esistenza di Dio.
I Suoi nomi pi intimi e primari, invece, sono direttamente collegati alla Sua natura
indipendente e descrivono Dio come nel Suo regno nella relazione con i Suoi compagni
eterni, e non fanno necessariamente riferimento alle Sue attivit in rapporto al mondo
materiale.
Rev. Hart: Puoi fare qualche esempio?
Satyaraja Dasa: S, ma se non hai familiarit con i dettagli della natura interna di Dio,
come la rivelano i testi vedici, ti suoneranno strani. Per esempio, nomi come Yasomatinandana, Nanda-kishora, Damodara descrivono Krishna in relazione ai Suoi eterni
compagni intimi nel Suo regno originale. Non hanno proprio nulla a che fare con il nostro

mondo relativo. Questi sono i nomi primari, molto intimi e cari a Krishna; molto cari anche
ai Suoi puri devoti, che conoscono bene Krishna.
I nomi secondari corrispondono pi a delle descrizioni di Dio dal Mostro punto di vista
e, non dimentichiamolo, la nostra prospettiva diversa dalla realt, soffriamo di amnesia
spirituale. I nomi primari invece sono descrizioni nate all'interno della cerchia intima. Se io
mi riferisco a te come "il prete", i tuoi seminaristi probabilmente capiranno a chi mi
riferisco. Ma se ti chiamo con il tuo nome di battesimo, che pi intimo e personale, non
c' possibilit di errore.
Ora, per andare ancora oltre, se ti chiamassi con il tuo soprannome, diciamo quello
che usano solo i tuoi genitori e gli amici stretti, sarebbe ancora pi confidenziale.
Quest'ultimo genere di appellativo il pi simile ai nomi di Dio rivelati nelle scritture
vediche, come "Krishna" o "Govinda". Questi nomi pi intimi accelerano il processo di
guarigione dall'amnesia spirituale. Inoltre, essi ci portano molto facilmente all'amore per
Dio.
Rev. Hart: Adesso penso di avere capito. Il nome "Dio' per esempio, sicuramente un
nome secondario. Lo chiamiamo God ["Dio" in inglese] perch troppo good ["buono" in
inglese] per noi. Si tratta di una parola di origine tedesca che significa: "Colui che
buono", cio una descrizione di come Egli si comporta con noi. E anche "Awoon" era il
nome aramaico con cui Ges si riferiva a Dio; significa "nostro Padre universale".
Satyaraja Dasa: Di nuovo, si tratta solo di Dio in relazione a noi nel mondo materiale.
Ges voleva mostrare ai suoi seguaci che abbiamo tutti un'origine comune, che tutti
veniamo dallo stesso padre universale. Tuttavia, questo rasa, o relazione, non esiste nel
mondo spirituale.
Rev. Hart: Dio non il Padre nel regno spirituale?
Satyaraja Dasa: sempre la nostra fonte, in questo senso s,...ma il figlio ha sempre
bisogno di qualcosa dal padre. "Per favore, dacci oggi il nostro pane quotidiano..."
"Che cosa pu fare mio padre per me? - si chiede sempre il figlio - "Deve prendersi
cura di me".
Questa mentalit naturale per un bambino piccolo, ma quando cresce egli desidera
fare qualche cosa in cambio. Analogamente chi, avendo raggiunto la maturit spirituale,
entra nel regno di Dio, non cerca pi questa relazione iniziale, ma desidera
contraccambiare offrendo il proprio servizio invece di riceverne. In realt, Ges usava il
concetto di "Padre" come un semplice catalizzatore per ricordarci la nostra dipendenza dal
Signore, soprattutto allo stato di neofiti.
Il regno di Dio, per, la terra della devozione e dell'amore. Non stiamo pi cercando
di ottenere qualcosa da Dio, siamo l soltanto per offrire il nostro servizio di devozione.
Nella dimora suprema esistono cinque relazioni, o rasa, primarie: si pu offrire un servizio
con attitudine neutrale, oppure con l'attitudine di servitore, di amico, di genitore o perfino di
amante coniuge; per nessuno vede Dio come padre, per lo meno, non in senso cristiano.
Rev. Hart: Coniuge?

Satyaraja Dasa: S, Krishna una persona tutte le reazioni interpersonali hanno


origine da Lui. Naturalmente, l'amore nel regno spirituale privo della carnalit e della
transitoriet della sfera mondana. di natura completamente diversa, integro e puro,
spirituale. La divinit non mai contaminata dalle concezioni materiali...
Rev. Hart: Ah, ora ricordo. Tu adesso hai usato la parola "divinit" in senso generico,
per riferirti a Dio, ma io ho una domanda da farti sull'adorazione delle divinit. Come certo
saprai, la tradizione biblica condanna l'idolatria. Il Vecchio Testamento contiene pesanti
proibizioni riguardo alla fabbricazione di idoli; le proibizioni erano date soprattutto per
evitare che i seguaci di Yahweh, l'unico dio supremo, si inginocchiassero di fronte ai Baal
e Ishtar dei loro vicini. In altre parole, a quei tempi l'adorazione di dei minori era molto
diffusa e quindi, nel tentativo di soppiantarla, erano state formulate pesanti ingiunzioni
contro l'adorazione degli dei "minori", incluse tutte le forme di idolatria.
Satyaraja Dasa: S, e poi, come al solito, le proibizioni sono sfuggite di mano, con il
risultato che perfino la divinit di Krishna, Dio stesso, stata profanata da coloro che si
considerano "cristiani credenti".
Rev. Hart: No, non sono d'accordo. Penso che siano gli ebrei e i mussulmani a opporsi
con la violenza all'adorazione delle divinit...
Satyaraja Dasa: Per la verit, hai ragione. Storicamente sono stati soprattutto i
mussulmani a profanare le divinit. E anche gli ebrei sono contrari all'adorazione di una
forma divina, ma, come dicevi tu, perch hanno ricevuto pesanti proibizioni nel Vecchio
Testamento.
Rev. Hart: S, e la cosa interessante che non si parla veramente mai di non scolpire
la forma di Dio! Il primo comandamento dice: "Non avrai altro Dio all'infuori di Me" (Esodo
20.3). D'accordo, e penso che anche tu lo sia. il supremo Dio che parla e che per
principio condanna l'adorazione degli dei.
Poi, e questo il verso chiave che condanna l'idolatria, Dio dice: "Non produrrai
alcuna forma scolpita a somiglianza di alcuna cosa che si trovi in cielo, o sulla terra, o
nell'acqua...N ti inginocchierai davanti ad essa, n la servirai, poich Io sono il Signore
Dio tuo e sono un Dio geloso" (Esodo 20.4-5).
Trovo estremamente curioso che i seguaci della cultura giudaico-cristiana abbiano
sviluppato una cos forte deprecazione dell'idolatria sulla base di quest'unico verso. Dopo
tutto, sei sicuramente d'accordo con me sul fatto che sia ripugnante scolpire, adorare e
offrire la propria genuflessione a un "dio minore". Voi per adorate il Signore Supremo.
chiaro che questo verso dell'Esodo pi contrario all'adorazione degli dei minori che alla
scultura di una forma.
Krishna non per niente simile a qualcosa che sia sulla terra, nel cielo o nel mare;
trascendentale. Quindi, creando una Sua immagine non si trasgredisce il comandamento
contrario all'adorazione degli idoli. Correggimi se sbaglio, ma gli dei minori - per l'esattezza
tutti gli esseri viventi - sono modellati a Sua immagine, e non viceversa. Se cos, allora
scolpire una forma di Krishna e adorarla secondo le regole delle scritture vediche non
assolutamente da considerare idolatria.

Satyaraja Dasa: Giusto. Un altro punto collegato a questo discorso: se diciamo che la
forma di Krishna, che appare umana, simile alla forma umana, ci accusano di
antropomorfismo. Sarebbe anche giusto, ma il fatto che siamo noi ad essere stati creati
ad immagine di Dio! chiaro che ci sono delle somiglianze. Noi preferiamo dire piuttosto
che la nostra forma teomorfica, siamo noi ad assomigliare a Dio, non Lui a noi. So che
pu suonare un po' confuso...[ride]
Rev. Hart: Il punto essenziale che la Sua forma viene prima, e la nostra modellata
sulla Sua.
Satyaraja Dasa: La forma di Visnu, in particolare, con le Sue quattro braccia, non
assomiglia certo a qualche cosa sulla terra, nel cielo o nell'acqua
Rev. Hart: [ridendo] Giusto, giusto. La proibizione dell'Esodo in questo caso non
applicabile.
Satyaraja Dasa: Comunque, per non andare troppo fuori strada, stavamo parlando di
forme e nomi di Dio primari e secondari. La Bibbia abbonda di forme e nomi secondari...
Rev. Hart: Qual un esempio di forma secondaria?
Satyaraja Dasa: Una forma che si limita a rappresentare Dio, il cespuglio in fiamme,
per esempio...
Rev. Hart: Ah s, una manifestazione particolare. Si trova nel Deuteronomio (4.24),
dove Dio viene descritto come un fuoco ardente. Esiste una rappresentazione simile nei
testi vedici?
Satyaraja Dasa: Simile? ...Ishvara-tattva-yena jvalita jvalana. La parola jvalana
significa "fuoco". Cos il Signore viene paragonato a un fuoco ardente nel Caitanya
Caritamrita (Adi-lila 7.116). Queste, per, sono di nuovo forme rappresentative di Dio.
Krishna il Signore supremo in persona.
Rev. Hart: S, lo so, ma queste manifestazioni mi interessano, soprattutto quando c'
un collegamento tra i testi biblici e quelli vedici. Dimmi, esiste una manifestazione in cui
Krishna descritto con un elmetto di qualche genere? Te lo chiedo perch Yahweh, il Dio
della Bibbia, viene descritto con "l'elmetto della salvezza" (Isaia 59.16-18). Al di l
dell'abituale interpretazione metaforica, alcuni credono che Dio porti davvero un elmetto
simile. Dopo aver letto alcuni testi dei Veda, non mi stupirei se molti simbolismi della
Bibbia, o quelli che tradizionalmente si considerano simbolismi, avessero una base reale
pi concreta.
Satyaraja Dasa: Bene, che tu ci creda o no, per quanto mi ricordo, Sri Hari (Krishna)
viene a volte descritto con un elmetto. S, nello Srimad Bhagavatam (6.4.39) c' una
bellissima descrizione di Krishna e tra i Suoi ornamenti, il copricapo descritto come
maha-kirita, un elmo grande e sfarzoso.
Rev. Hart: Questi parallelismi sono stupefacenti. Trovo un estremo piacere in questi
studi comparati. Tradizioni che si trovano geograficamente e culturalmente agli antipodi,
per alcuni aspetti hanno molto pi in comune di quello che pensa la maggior parte della
gente. Secondo me tutto risale a un tempo in cui adoravamo tutti lo stesso unico Dio,

prima che le divisioni artificiali che oggi ci hanno inghiottito avessero il sopravvento. Prima
che Kali-yuga, l'era della discordia e dell'ipocrisia, avesse modo di svilupparsi.
Satyaraja Dasa: S, anche a me piace il dialogo eclettico, ci permette di apprezzare
tutte le culture e mostra come, in ultima analisi, tutto risalga alla cultura dei Veda. Di fatto
ho svolto parecchie ricerche su questo soggetto...
Rev. Hart: Lo so, tu sei senza dubbio la persona giusta per parlare di queste cose.
Una volta hai detto che avevi trovato molte correlazioni tra le descrizioni di Yahweh nella
Bibbia e quelle di Visnu nei testi vedici. Hai voglia di parlarmene ora?
Satyaraja Dasa: Era molto tempo fa. Ne ricordo solo qualcuna, cos sul momento...la
voce di Yahweh descritta come "simile al tuono" (Giobbe 40.9); Visnu possiede una voce
tonante (SB 4.30.7) Yahweh viene descritto con la mazza e il bastone (Salmi 23.4, o
89.32); noto che Visnu, in accordo all'espansione che sta manifestando, porta una
mazza (SB 6.43.9) e un tridente (SB 4.30 7)
Yahweh manda il fuoco a distruggere i Suoi nemici (Salmi 97.3, o 50.3; vedi anche
Deut. 9.3); il chakra di Visnu ha il potere distruttivo del fuoco della devastazione e riduce in
cenere i suoi nemici (SB 6.8.23).
A volte Yahweh porta uno scudo (Deut. 33.29; Salmi 84.11); cos anche Visnu (SB
6.4.39). I parallelismi sono infiniti, ma il punto essenziale da cogliere che Dio uno solo.
Quando parliamo di Krishna, o di Visnu, o di Yahweh ci riferiamo allo stesso Dio.
Rev. Hart: A questo proposito, c' un altro fattore comune che sottolinea ulteriormente
il fatto che Visnu e Yahweh sono la stessa suprema Persona. Nella Jewish Encyclopedia,
in un capitolo sull'etimologia di Cherubino, ho trovato un'informazione affascinante:
Dillman, Duff e altri noti studiosi "sono tuttora favorevoli a collegare il Cherubino di Yahweh
con il Gryphus [Garuda]".
Satyaraja Dasa: incredibile. E, se ben ricordo la Bibbia, anche se a volte si parla di
molti Cherubini, Yahweh ne cavalca sempre uno solo, proprio come Visnu cavalca solo
Garudaji... Entrambe le descrizioni di Dio includono cavalcature simili a uccelli, anche se
tali concezioni sono state formulate a grande distanza sia geografica sia culturale.
Bene, stiamo parlando dello stesso, unico Signore Supremo, ne sono convinto! [ride]
Rev. Hart: Potr forse suonare fuori argomento, ma dato che stiamo parlando di Dio
sia come persona, sia nelle Sue forme rappresentative, mi chiedevo che cosa pensi di un
particolare episodio della Bibbia. Dalla lettura dell'Esodo (33.18-23) risulta chiaro che Dio
non rivela facilmente la Sua gloria, o la Sua forma. Certo, so che tu sei una specie di
fondamentalista, e quindi probabilmente tendi a prendere alla lettera le affermazioni
bibliche sulla forma di Dio, e non sono sicuro se sarei sempre d'accordo con te su questo
atteggiamento. In particolare, per, questo passaggio dell'Esodo dice che Dio desiderava
mostrare il Suo "dorso" a Mos.
So che, dal tuo punto di vista, questo conferma il fatto che Dio possiede una forma, un
"dorso" e un "volto"; per mi chiedo: non vedi un'interpretazione metaforica in questi
particolari versi?

Satyaraja Dasa: Innanzi tutto, i versi dell'Esodo indicano chiaramente che Dio
possiede una forma, hai ragione. Prova a porti questa domanda: perch i profeti biblici
avrebbero ripetutamente fatto ricorso a una metafora personale per descrivere Dio se egli
fosse impersonale? E' un'ipotesi pericolosa, deviante. Si potrebbe ribattere che le
metafore personali vengono utilizzate solo per aiutarci a sviluppare una relazione con Dio.
Ma in base a quali prove puoi affermare che non vanno prese in senso letterale? Perch
dare per assunto che si tratta di una metafora? Comunque sia, c' di che riflettere...
Ora, per quanto riguarda Mos che vedeva il "dorso" del Signore, lo Srimad
Bhagavatam parla di questo aspetto particolare del Signore che il "dorso", ed vero che
ha una sorta di significato metaforico. Per essere pi precisi, si tratta di un'interpretazione
pi "interiore". In accordo al Secondo Canto dello Srimad Bhagavatam (2.6.10), il "dorso"
del Signore (paschimah) rappresenta la frustrazione e l'ignoranza, e, ancora pi
importante, descritto come la sede della realizzazione impersonale. In altre parole,
coloro che sono abbastanza fortunati da ricevere la grazia di vedere il Suo "fronte",
perseguiranno la realizzazione di Dio nel suo aspetto pi elevato, personale; gli
impersonalisti invece devono rassegnarsi a una visione limitata al "dorso".
Naturalmente, anche il "dorso" di Dio trascendentale, quindi gli impersonalisti
possono gradualmente evolvere verso la concezione personale e realizzare Krishna come
Persona Suprema, Dio. Certo, per gli impersonalisti quest'ultima interpretazione molto
lontana. Si pu dunque capire come fossero tradizionalmente situati i filosofi ebraici, al cui
capo era stato dato di conoscere solo il "dorso" del Signore. Se ti interessa il punto di vista
vedico su questo passo della Bibbia, cos che devi vederlo.
Rev. Hart: Estremamente interessante... Ti far piacere sapere che sono stati svolti
elaborati studi comparativi tra il cristianesimo e il vaisnavismo.
Satyaraja Dasa: S, ho notato il libro di John Plott nel tuo ufficio. Si comparano gli
insegnamenti teologici di Ramanujacarya con quelli di San Bonaventura; un'opera e un
contributo importanti.
Rev. Hart: S, per si rimane nell'ambito accademico. A me interessa di pi il tuo
lavoro, o comunque il lavoro di qualcuno che personalmente coinvolto nella cultura di cui
parla...
Satyaraja Dasa: S, un fattore molto importante. Il sapere vedico viene tramandato
tramite una successione di maestri. La tua intuizione giusta: non possibile penetrare
tali verit se non si sono apprese da un maestro spirituale che appartiene a una delle linee
di successione autentiche. Gli Apostoli studiarono con Ges; anche Aquino studi sotto
qualcuno, Alberto Magno. Il legame esoterico che si stabilisce tra guru e discepolo
essenziale.
Esistono quattro sampradaya autentiche, quattro linee di successione. Il Padma
Purana un elemento del canone vedico, menziona per nome le quattro sampradaya e
addirittura predice i quattro maestri pi importanti destinati ad apparire in seno a ciascuna
di esse.

sampradayavihina ye mantras te viphala matah

atah kalau bhavishyanti chatvarah sampradayinah


shri-brahma-rudra-sanaka vaishnava kshitipavanah
chatvaras te kalau bhavya hy utkale purushottamah
ramanujam shrihi svichakre madhvacharyam
chaturmuhash srivishnuswaminam rudro nimbadityam chatuksanaha

Rev. Hart: bellissimo. il sanscrito originale?


Satyaraja Dasa: S, tradotto liberamente dice cos: "Chi recita un mantra una
preghiera, che non ha ricevuto da una delle quattro successioni di maestri autentici, sta
pi o meno perdendo il suo tempo. Cos, in Kali-yuga verranno quattro maestri importanti
a rappresentare ciascuna di queste sampradaya, conosciute come Sri, Brahma, Rudra e
Sanaka (o Kumara) sampradaya. Sri (Lakshmi, la consorte di Visnu) scelse Ramanuja [per
stabilire la sua sampradaya]; Brahma a quattro teste scelse Madhva; Rudra (Siva) scelse
Visnu Swami; e i quattro "Sana" (Sanaka, Sanatkumara, Sananda e Sanatana) scelsero
Nimbarka". In questo verso racchiuso il segreto del sapere vedico; le verit esoteriche
sul regno di Dio vengono tramandate attraverso la successione dei maestri.
Rev. Hart: Hai cominciato la tua citazione dicendo che il mantra, la preghiera, se non
viene ricevuto dalla successione dei maestri, non ha alcun effetto. O meglio, hai detto che
"una perdita di tempo". un'affermazione piuttosto dura.
Satyaraja Dasa: Serve a definire l'importanza di ricevere il sapere attraverso la
successione dei maestri. Non sar mai ribadito abbastanza. Il termine sanscrito esatto
impiegato nel verso che ho citato viphala, "senza frutto". A meno che tu non entri a far
parte di una delle successioni di maestri riconosciute, la tua recitazione definita senza
frutto, almeno in ultima analisi. Il significato pi profondo pi o meno il seguente: la
preghiera e la recitazione [di un mantra] in ogni forma, quando dirette verso Dio, sono
positive ed eleveranno la persona che le compie ai pi alti livelli possibili, perfino alla
liberazione. Il vero "frutto" della preghiera, per, sviluppare il puro amore per Dio.
questo massimo livello che si raggiunge solo ricevendo l'iniziazione dai maestri nella linea
di successione.
Rev. Hart: Mi sembra che il cristianesimo sia la prova evidente dell'importanza della
successione dei maestri. Ges diede inizio a una linea di successione con Simon Pietro.
Poco dopo per, in meno di sessantacinque anni,... la storia imbarazzante... Nel IV
secolo, dunque, quando Costantino rese "socialmente accettabile" la cristianit, il vero
cristianesimo si oscur. La storia del papato... i papi della famigli De Medici e i loro
successori sono stati probabilmente gli uomini pi degradati nella storia della religione.
Nella Chiesa ortodossa d'Oriente, tuttavia, e tra i mistici cristiani, c' stato un forte
movimento di riforma, un tentativo di ristabilire la potenza spirituale della cristianit pi
antica. Avrai forse sentito parlare di Hesycam, una tecnica di meditazione con un mantra
che i cristiani utilizzarono a partire dal III secolo dopo Cristo. Il metodo consiste nella

semplice ripetizione della "Preghiera di Ges", che dice: "Signore Ges Cristo, figlio di Dio,
abbi piet di me". Io personalmente ho trovato profondo conforto in questo mantra.
Satyaraja Dasa: La Preghiera di Ges indubbiamente molto pura, ma io preferisco il
maha mantra Hare Krishna, mi sembra pi puro.
Rev. Hart: Non mi sembri molto obiettivo...
Satyaraja Dasa: E tu, hai considerato l'argomento oggettivamente?
Nella Preghiera di Ges, tu chiedi misericordia a Dio, il Figlio. Bene, sicuramente
una buona cosa. A confronto di tutte le cose materiali grossolane che si possono chiedere,
certo una benedizione trovare chi prega per una cosa tanto necessaria come la
misericordia di Dio.
Il mantra Hare Krishna per, non chiede assolutamente niente, neanche una cosa
sottile come la misericordia. La preghiera dice soltanto: "Per favore, impegnami al Tuo
servizio"; non chiede niente in cambio. E in pi, si rivolge a Dio Padre e alla Sua potenza
interna.
puro ed esoterico. Incomparabile. Quindi, anche oggettivamente...
Rev. Hart: S, capisco... ma difficile essere oggettivi rispetto alle preghiere che ci
sembrano pi sentite. Io sono incline alla Preghiera di Ges. Anche se recente la sua
divulgazione da parte del movimento New Age in seguito alla pubblicazione in The way of
a Pilgrim e Franny e Zooey, la preghiera di Ges vanta una lunga e vene rabile tradizione
di appartenenza al Philokalia, un importante testo del misticismo cristiano. La parola
philokalia letteralmente significa "amore per la bellezza spirituale", e io posso testimoniare
che senza dubbio il libro porta il lettore a un simile stato di apprezzamento. uno dei miei
libri preferiti, insieme a The Cloud of Unknowing, Dark Night of the Soul di St. John e The
Imitation of Christ di Thomas da Kempis.
Comunque, tornando al punto, volevo dire che anche Philokalia sottolinea l'importanza
di accettare un maestro spirituale. In greco vengono impiegate le parole starets e geront,
che significano poi la stessa cosa. Bisogna imparare la Preghiera di Ges da un maestro
spirituale qualificato che conosce l'arte di tale recitazione. Il risultato che deriva dalla
recitazione eseguita sotto la guida del maestro giusto e la theosis, la "rispiritualizzazione"
della personalit.
Satyaraja Dasa: Non suona come la media della cristianit attuale.
Rev. Hart: No, purtroppo hai ragione. una realt estremamente rara al giorno d'oggi.
Satyaraja Dasa: Penso che tutto si sia deteriorato come risultato di un unico difetto:
l'indebolirsi del principio stesso del maestro spirituale. Certo, nella tradizione cristiana
sembrava destinato a finire cos. Quando Aquino elabor una sintesi della filosofia della
Chiesa sulle basi della logica aristotelica, aveva innavvertitamente accettato una
concezione impotente del guru.
Rev. Hart: Perch?

Satyaraja Dasa: Perch Aristotele per primo aveva rifiutato il suo maestro! Se
studiamo Platone, il maestro di Aristotele, scopriremo una filosofia molto spirituale. Platone
era un'anima in parte realizzata, invece Aristotele, nel tentativo di spingere oltre le idee del
suo maestro e di adeguarsi all'era scientifica, aveva reso troppo materialista la filosofia del
suo maestro. Aristotele non era qualificato per elaborare gli insegnamenti del suo guru. Di
conseguenza, quando d'Aquino impieg gli scritti di Aristotele per creare la dottrina della
Chiesa...
Rev. Hart: S, capisco... una tesi interessante.
Satyaraja Dasa: Devo farti una domanda. In genere, i cristiani d'oggi non sentono il
bisogno di avere un maestro spirituale. Penso che questo sia in gran parte da attribuire al
fatto che i cristiani ritengono che Ges sia l'unico guru. Tu lo conosci, l'esclusivismo
cristiano: Ges l'unica via...
Rev. Hart: S, capisco che cosa intendi. Devo dire che si tratta di una visione molto
limitata, e certo non rappresenta l'autentico spirito cristiano. Questo "esclusivismo
cristiano", come lo hai chiamato tu, si basa naturalmente sul Vangelo di Giovanni (14.6),
dove Ges dice: "Io sono la via, la verit e la vita; nessuno viene al Padre se non
attraverso di me".
Satyaraja Dasa: Proprio cos. questo versetto che citano sempre; "solo attraverso
Ges - dicono - non abbiamo bisogno di un maestro spirituale vivente".
Rev. Hart: S, un'interpretazione sfortunata, ma purtroppo molto diffusa. Tuttavia il
greco originale ha tutta un'altra storia da raccontare: ego eimi ha hodos kai ha alatheia kai
ha zoa; oudeis erketai pros ton patera ei ma di emou.
Satyaraja Dasa: Puoi tradurre?
Rev. Hart: S, avevo gi citato il verso, ma la parola chiave qui erketai. Si tratta di
una forma di presente attivo del verbo, per cui una traduzione pi precisa sarebbe: "Io
sono la via, la verit e la vita; nessuno al presente pu venire al Padre se non attraverso di
me". Capisci? Duemila anni fa in Palestina, Ges era il guru. Se avesse voluto dire che
sarebbe stato lui il maestro per tutti i secoli a venire, avrebbe usato un termine diverso da
erketai, ma non lo fece.
D'altra parte, mi sento vicino a questi cristiani, perch anch'io ho accettato Ges come
mio Signore e Salvatore. Oggettivamente, per, non c' motivo di credere che sia l'unico,
sebbene lo affermino in molti.
Satyaraja Dasa: S, ed per questo che si offuscata l'importanza di una guida
spirituale vivente, di un maestro spirituale in carne e ossa. Di conseguenza, la gente non
sa come interpretare le scritture. Per esempio, la Bibbia riporta due versioni diverse della
creazione. Non solo, i Vangeli di Matteo e di Luca contengono due genealogie di Ges
completamente contrastanti. Quali delle storie sono parabole? Quali invece devono essere
prese come metafore o analogie?
Rev. Hart: Lutero per diceva che "noi tutti abbiamo il diritto divino di interpretare le
scritture..."

Satyaraja Dasa: Liberalismo senza garanzie! Chi siamo noi per interpretare. C' chi
usa le scritture per giustificare l'omicidio, chi le usa per promuovere le guerra, chi per
auspicare la pace nel mondo. Voi vi basate sulle scritture per provare che Ges era il
Messia degli ebrei, e gli ebrei le citano, con altrettanta efficacia, per dimostrare che Ges
non poteva assolutamente essere il Messia.
Rev. Hart: Che cosa si pu fare?
Satyaraja Dasa: I testi vedici raccomandano un sistema equilibrato con tre punti di
verifica: guru, sastra e sadhu, cio bisogna avvicinare un guru che appartiene alla
successione dei maestri, i cui insegnamenti sono confermati dalle scritture e dai santi e i
saggi del passato. Questo metodo risolve tutti i problemi di interpretazione delle scritture.
Rev. Hart: Ma il maestro spirituale dev'essere autentico, altrimenti ci ritroviamo con lo
stesso problema...
Satyaraja Dasa: Esatto. Le scritture vediche dicono che bisogna avvicinare un guru, e
che il guru deve essere in linea con una delle quattro sampradaya menzionate prima. Ora,
come valutarne l'autenticit? Ci sono moltissimi versi...secondo la Mundaka Upanisad
(1.2.12) le due qualit principali sono srotiyam, che appartenga alla successione dei
maestri, e brahma nishtam, che sia fisso nella verit assoluta, la sua vita dev'essere
dedicata a Krishna.
Inoltre, egli deve saper controllare la lingua, lo stomaco e i genitali... Il puro devoto, il
maestro spirituale possiede ventisei qualit... Tutte le sue affermazioni trovano conferma
nelle scritture...e la sua interpretazione delle scritture non devia da quella data dai guru
che lo hanno preceduto nella successione dei maestri...Capisci? molto chiaro. Esistono
moltissimi riferimenti...
Rev. Hart: Con quale linea di successione allineato il tuo movimento?
Satyaraja Dasa: La linea Brahma-Madhva, una delle quattro
Rev. Hart: S. Dove si situa Sri Caitanya?
Satyaraja Dasa: Sri Caitanya ha modificato gli insegnamenti di Madhva. Mi sembra
che ne abbiamo gi parlato prima...
Rev. Hart: Per aveva accettato la scuola Brahma-Madhva?
Satyaraja Dasa: S, il Suo maestro era Isvara Puri, discepolo a sua volta del famoso
Madhavendra Puri. Attraverso il suo guru, egli era chiaramente legato alla Madhva
sampradaya. In questo modo noi siamo collegati alla Brahma-Madhva-Gaudiya sampradaya.
Rev. Hart: Gaudiya?
Satyaraja Dasa: In riferimento a Sri Caitanya. Poich Egli diede nuova vita alla linea
disciplica e poich era l'avatara tanto atteso, Gli viene assegnato un posto speciale. La
regione del Bengala dove Egli manifest i Suoi divertimenti viene chiamata anche "Gaudadesh", da qui il nome "Gaudya" sampradaya.

Rev. Hart: Io penso che l'iniziazione sia essenziale. Nella vostra tradizione cos
chiaro...
Satyaraja Dasa: Invece di leggere Guerra e Pace, certe persone cercano di
risparmiare tempo leggendone il riassunto. Analogamente, invece di cercare un maestro
spirituale autentico, alcuni si affidano a un ciarlatano qualunque le cui istruzioni sembrano
facili da seguire, altri invece rinunciano al maestro spirituale o addirittura diventano maestri
di se stessi...
Rev. Hart: "Chi pensa di esser il maestro di se stesso, ha per discepolo uno sciocco".
Satyaraja Dasa: S. [ridendo] Analogamente, chi legge il riassunto di Guerra e Pace
non pu aspettarsi di provare la molteplice variet di sentimenti e le frustrazioni della vita
di Pierre, Natasha e del principe Andrei. Anche se questo un esempio un po' crudo, il
principio dev'essere chiaro: in molti aspetti della vita possibile prendere delle scorciatoie,
ma se si tenta di ricorrere alle scorciatoie nelle questioni di estrema complessit, si
incontreranno solo guai. La cosa migliore ascoltare le istruzioni di chi ha gi percorso la
via con successo. La vita spirituale impegnativa e chi non accetta di farsi guidare da un
maestro spirituale nella linea di successione, inevitabilmente mancher i punti cardinali
della scienza della trascendenza.

CAPITOLO QUATTRO

*BHAGAVAD-GITA*
*HATHA YOGA*
*DIOGENE E I PIACERI DEI SENSI*
*LE QUATTRO ERE E LO YUGA DHARMA*
*RAMANANDA ROY E IL RIFIUTO DELLA GITA*

Rev. Hart: Che cosa mi dici della Bhagavad-gita? In molte nostre conversazioni
precedenti ne hai citati ampi stralci ed un'opera da cui sono stato affascinato fino dai
tempi del college.
Satyaraja Dasa: La Bhagavad-gita, o "canto di Dio", una delle sacre scritture pi
importanti tramandate in India. Sebbene sia stata diffusamente pubblicata e letta come
testo a s, in origine un episodio del Mahabharata, grande classico epico-storico che
conta pi di centomila versi ed noto come il poema pi lungo della letteratura mondiale.
Rev. Hart: Ma la Gita...
Satyaraja Dasa: S, la Gita va dal venticinquesimo al quarantaduesimo capitolo del
Bhisma-parva del Mahabharata. Comincia con Krishna, il Signore, che conduce il carro del
Suo amico e devoto Arjuna nel mezzo del campo di battaglia di Kuruksetra. Il dialogo che
segue costituisce la Gita, o "canto", di Bhagavan, "il Signore Supremo". Egli canta la Sua
canzone perch il Suo devoto Arjuna ha bisogno di insegnamenti.
Sgomento di fronte all'imperativo di combattere, Arjuna esita a prendere parte alla
guerra fratricida che sta per avere luogo davanti ai suoi occhi. Sri Krishna tuttavia mette in
chiaro le conseguenze della ritirata del Suo amico. Gli fa notare che, come guerriero, ha il
dovere specifico di combattere per difendere i giusti. La sua esitazione, aggiunge Krishna,
se pure apparentemente nobile, si basa in realt su un'illusione, l'errata identificazione del
corpo come vero s.
La fazione opposta, dopo tutto, si resa colpevole di numerose atrocit ed quindi
gi condannata; anche se vero che molti di loro sono parenti di Arjuna. Krishna ha
segnato il loro destino, o meglio, loro da se stessi hanno gi segnato il proprio destino, e
Krishna incoraggia Arjuna ad agire come Suo strumento per portare a compimento la
giusta reazione. I settecento versi della Gita sono costituiti dalle elaborate argomentazioni
di Krishna su questo soggetto e dalla loro accettazione finale da parte di Arjuna.

Rev. Hart: Hai padroneggiato l'arte di spiegare soggetti complicati in modo facilmente
comprensibile. Certo, tu mi stai proponendo il verdetto della successione dei maestri;
inoltre, in accordo alla tradizione stessa, questo il punto di vista che dovremmo
accettare. Nel corso del tempo, per sono stati scritti numerosi commenti esegetici. Puoi
darmi una panoramica storica, dicendomi quali commenti della Gita sono validi e quali
sono inattendibili?
Satyaraja Dasa: La maggior parte dei commenti oggi pi popolari sono chiaramente
inattendibili. Sono privi di spessore e non onorano i commenti tradizionali che invece sono
essenziali al fine di elaborare la propria interpretazione personale. La Bhagavad-gita As It
Is di Srila Prabhupada quindi l'unica traduzione inglese con commento che rispetta
fedelmente i commenti storicamente autentici...
Rev. Hart: Che cosa pensi del nuovo commento della Gita della dottoressa Barbara
Stoler Miller? Sai chi , la sanscritista della Columbia...In termini di prosa...
Satyaraja Dasa: S, una bella traduzione. Ho apprezzato soprattutto il suo prologo,
quando parla di Thoreau che port la Gita a Walden Pond...
Rev. Hart: S, s.
Satyaraja Dasa: Ma quanto ad autenticit e fedelt alla tradizione, posso consigliare
solo quella di Prabhupada.
Molte volte in passato la Gita stata presa d'assalto da commenti inutili, tra cui per
primo quello di Shankaracarya nell'ottavo secolo dopo Cristo. Pur essendo
importantissimo di per s, ha trascurato la fondamentale essenza teistica del messaggio
complessivo della Gita. L'interpretazione di Shankara servita a "spersonalizzare" il
Signore per i seguaci impersonalisti (Mayavadi) di Shankara.
La sua forzatura interpretativa diede seguito a tutta una scuola di interpretazioni del
testo della Gita, e versioni molto meno degne della prima hanno finito con inondare il
mercato. Gli scrittori contemporanei citano queste false Gita nelle loro opere e le prendono
come punto di riferimento senza dubitarne un momento: Gandhi, Aurobindo, Huxley,
Hartmann, Steiner, Tagore, per nominarne solo alcuni. Pur godendo tutte di una onorevole
reputazione nei loro rispettivi campi, queste persone difficilmente possono essere
considerate autorevoli per quanto riguarda la Bhagavad-gita.
Rev. Hart: Ho letto The significance of the Bhagavad-gita for Christian Theology di
Geoffrey Parrinder, e il saggio di William Blanchard, intitolato "Un esame della relazione
tra il Nuovo Testamento e la Bhagavad-gita". Eccellenti. Oh, ho letto anche la Bhagavadgita di Charles Wilkins, la prima traduzione inglese, lo saprai, pubblicata del 1785.
Satyaraja Dasa: Purtroppo i commenti pi importanti sono poco noti ai lettori di oggi:
Anagita, la Gitamahatmyas. Jayatirta, che appartiene alla Brahma-Madhva sampradaya
ha scritto un importante commento sulla Gita, e altrettanto fece Vedanta Deshika della
scuola Ramanujita.
Rev. Hart: No, non li ho mai visti.

Satyaraja Dasa: Ancora pi importanti sono i commenti di Visvanatha Chakravarti


Thakur e di Baladeva Vidyabhusana, perch sono nella linea Brahma-Madhva-Gaudya e,
in quanto tali, mettono in luce le pi alte conclusioni dell'amore per Dio.
Rev. Hart: Temo di non sapere nulla neppure di questi testi.
Satyaraja Dasa: In inglese non esistono, ma sono i pi tradizionali e famosi commenti
della Gita. Capisci, le false interpretazioni hanno come risultato di oscurare il vero
messaggio della Gita e anche i suoi commenti pi importanti. Oggi possibile penetrare il
mistero della Gita con l'aiuto della Bhagavad-gita As It Is di Sua Divina Grazia A. C.
Bhaktivedanta Swami Prabhupada. Questa l'edizione definitiva con il sanscrito originale,
la translitterazione parola per parola, la traduzione inglese e un esauriente commento. Qui
puoi trovare l'essenza di tutti i commenti tradizionali, in questa versione, eccotela.
Rev. Hart: Un regalo? Grazie.
Satyaraja Dasa: Ti chiedo solo di leggerla con attenzione.
Rev. Hart: Grazie davvero.
Satyaraja Dasa: un regalo per tenerti lontano dai commenti devianti.
Rev. Hart: [ridendo] Mi terr impegnato per un bel po'. A occhio si direbbero un migliaio
di pagine. Comincer questa sera...
Satyaraja Dasa: Questa la versione che la Gita stessa consiglia.
Rev. Hart: Come ?
Satyaraja Dasa: S, il quarto capitolo della Gita declama a gran voce: evam parampara
praptam, imam rajarshayo viduh. Questo, il sanscrito originale, dice, in essenza, che
bisogna avvicinare un maestro spirituale nella linea di successione (parampara) per
conoscere la verit della Gita; non sufficiente rivolgersi a uno studioso di scienze
accademiche. I misteri della letteratura religiosa possono essere risolti da chi la pratica,
dai mistici religiosi, come tu ben sai, e l'interpretazione delle scritture sacre da riservare
a coloro la cui vita ne l'esemplificazione vivente.
A tale proposito, il messaggio della Gita cristallino: avvicina un'anima realizzata per
poter capire la Gita, ella pu impartirti la conoscenza perch ha visto la verit. D'altra
parte, chi pratica la speculazione mentale, per quanto abile possa essere, pu insegnarvi
soltanto a speculare. Una persona che studia la Bhagavad-gita dal di fuori, a distanza, non
potr mai penetrare i suoi significati pi profondi. Colui che vive la Gita, invece, pu
risolverne tutti i problemi filosofici, storici e interpretativi, sia per s, sia per i suoi discepoli.
questo il valore della Gita di Prabhupada.
Rev. Hart: Non un'affermazione da poco. Grazie ancora. Alcune domande di
teologia: perch fu scelto Kuruksetra come principale campo di battaglia? (Dico
"principale" perch, da quanto ho capito, si trattava di una guerra mondiale...) Ovviamente
era considerato un luogo sacro ancora prima che avesse luogo il sacro dialogo tra Krishna
e Arjuna cinquemila anni fa. In effetti, da quanto ricordo, si dice specificamente che si
trattava di un luogo sacro anche prima della rivelazione della Gita.

Satyaraja Dasa: Kuruksetra una pianura situata in prossimit dell'attuale citt di


Delhi, a sud-est di Thanesar e molto vicina a Panipat. Fa parte di un'area pi vasta
chiamata Dharmaksetra; era considerata sacra perch situata alla confluenza di due tra i
pi sacri fiumi dell'India, la Yamuna e la Sarasvati. Questa una delle ragioni.
Certo, il dialogo tra Krishna e Arjuna, completamente spirituale, non limitato da
considerazioni di spazio e tempo, che sono fattori materiali. Quindi, Kuruksetra sempre
stato un luogo sacro, perch la conversazione trascendentale che aveva avuto luogo
milioni di anni prima con Vivasvan, il deva del sole, si sarebbe un giorno ripetuta tra
Krishna e Arjuna. poi avvenuto solo cinquemila anni fa, ma i saggi senza macchia
avevano sempre saputo che un giorno sarebbe accaduto. E cos il luogo sempre stato
considerato sacro, anche prima del tempo di Krishna e Arjuna.
Rev. Hart: Quali sono gli insegnamenti della Gita sulla propriet? Arjuna un grande
re che vuole abbandonare la sua opulenza; stato attratto dalla rinuncia, per Krishna
non gli permetter di rinunciare artificialmente. interessante. La Gita, in ultima analisi,
non insegna forse la rinuncia?
Satyaraja Dasa: S, ma insegna la completa rinuncia, o yuktavairagya. Il tipo di
rinuncia a cui siamo abituati incompleto. Ed arido. Rinunciare ai piaceri del mondo non
necessariamente trasforma chi lo fa in un essere che ama Dio. La Gita quindi insegna che
vera rinuncia non abbandonare le cose di questo mondo, ma utilizzarle al servizio di
Krishna. Secondo la Gita questo il pi elevato livello di rinuncia. Rinunciare a qualcosa di
pi dei frutti della propria attivit: rinunciare all'idea stessa dell'attaccamento al risultato, e
inoltre lavorare, con devozione, per Krishna. La vera rinuncia questa ed tale genere di
rinuncia che Krishna voleva far comprendere ad Arjuna.
questione di capire chi siamo noi in relazione a Krishna, se siamo quelli che godono
o quelli dei quali si gode. E poi, a che cosa possiamo rinunciare se tutto appartiene a Dio?
Mettiamo che tu trovi un portafoglio per terra. Se lo raccogli e lo tieni per te, sei un
ladro, dedito esclusivamente al tuo piacere. In sanscrito tale persona definita bhogi, o
colui che intento al piacere dei sensi. Se invece ignori il portafoglio, pensando: "Non
mio, non sono affari miei", sei comunque colpevole di un comportamento improprio; sei
senza cuore: restituendolo, avresti potuto aiutare qualcuno. Tale atteggiamento
equiparabile a tyaga, il tipo di rinuncia convenzionale che la Gita rifiuta.
Se invece raccogli il portafoglio e cerchi il legittimo proprietario, l'attitudine simile a
quella del bhakta, il devoto, che cerca sempre di utilizzare le cose positive di questo
mondo al servizio di Krishna, al servizio del legittimo proprietario del portafoglio. Quindi, in
un certo senso, la persona dedita al proprio piacere e il rinunciante sono uguali. Solo il
bhakta risulta virtuoso.
Rev. Hart: Questa storia del piacere e della rinuncia...e come in un certo senso
conducano allo stesso fine, mi ricorda un aneddoto della vita di Diogene, il filosofo greco.
Quando Alessandro Magno part alla conquista dell'India, pass a trovare il suo amico
Diogene. Incontrandosi, i due si salutarono con grande affetto, perch erano vecchi amici
e non si vedevano da tempo. Comodamente seduto nella sua poltrona preferita, mentre
l'amico camminava ansiosamente avanti e indietro per la stanza, Diogene prese la parola:

"Che cosa stai facendo ora?". E Alessandro rispose: "Sono diretto a conquistare l'Asia
Minore"
"E poi dove andrai?", chiese Diogene al suo ambizioso compagno. Era sempre
incuriosito dalle gesta di Alessandro.
"Andr avanti e conquister l'India", disse Alessandro. "E poi?", chiese ancora il
saggio.
Alessandro: "Poi conquister il mondo intero". Con un sorriso divertito, Diogene
guard Alessandro, una chiara espressione di sfida negli occhi, e disse: "Una volta
conquistato il mondo, poi, che cosa farai?"
"Ah" disse Alessandro "poi mi riposer e potr rilassarmi".
Questa risposta provoc in Diogene un riso quasi isterico. Chiam a s il suo
inseparabile compagno, un cagnolino smilzo che riposava l accanto. "Hai sentito che cosa
ha detto questo matto? - sussurr Diogene al cane - si riposer quando avr con quistato il
mondo. Noi ci stiamo gi riposando e non abbiamo conquistato proprio niente, se non,
forse, il desiderio di conquistare il mondo.
Poi Diogene si rivolse ad Alessandro e disse: "Se il riposo e il relax sono il tuo obiettivo
finale, perch non ti unisci a me e al mio cane adesso, in questo comodo soggiorno? Qui
c' abbastanza spazio per tutti e tre. Perch devi andare a creare un sacco di confusione
in giro per il mondo, per poi tornare qui a riposarti insieme a noi? Puoi farlo gi da ora"
Alessandro, inutile dirlo, se ne and molto imbarazzato, ma che altro avrebbe potuto
fare? Era gi coinvolto e condizionato. Comunque sia, il saggio gli aveva dato qualcosa su
cui meditare.
Satyaraja Dasa: Notevole storia. Siamo d'accordo con la conclusione, ma solo se il
servizio a Krishna, Dio, il momento di riconciliazione finale tra Alessandro e Diogene.
Rev. Hart: S, proprio questo il punto. Alessandro il bhogi, quello che persegue il
piacere dei sensi, e Diogene il tyagi, il rinunciante. Manca il devoto, il bhakta.
Satyaraja Dasa: S, proprio cos...
Rev. Hart: Senti, sembra un po' fuori tema, ma visto che parliamo della Gita, volevo
chiederti dello yoga. La Gita contiene molti capitoli dedicati allo yoga e, a partire dagli anni
'60 si parlato molto di questo fenomeno. So che la Gita uno dei testi originali che
descrivono i diversi sistemi dello yoga. Per qualche motivo, mi viene in mente rajayoga...Ah s, alcuni dei miei studenti sono impegnati in diverse forme di raja-yoga e mi
chiedevo, appunto, che relazione ha questo fenomeno con il messaggio della Gita.
Satyaraja Dasa: Il sistema del raja-yoga descritto nella Bhagavad-gita. Per un
peccato che i tuoi studenti siano impegnati in tale pratica; ancora una volta, colpa delle
traduzioni e dei commenti non autentici.
Arjuna stesso respinge questo metodo in quanto troppo difficile per il momento e l'era
attuale. Krishna d'accordo con lui e consiglia il pi semplice bhakti-yoga, tramite il quale

si impara a fissare i sensi sul Supremo attraverso il servizio di devozione, come abbiamo
gi detto. Il processo del bhakti-yoga il rajayoga finale, perch raja vuol dire "re". Il
bhakti-yoga il re di tutti i processi yogici.
Rev. Hart: Ma allora, che cos' questo raja-yoga inferiore, che tanto popolare al
giorno d'oggi?
Satyaraja Dasa: Anche se lo chiama raja-yoga, la maggior parte della gente in realt
oggi si riferisce all'astanga-yoga, o yoga "in otto parti", conosciuto anche come hata-yoga.
Le otto parti di questo processo consistono in yama (controllo di s e disciplina),
niyama ( regole da osservare), asana (posizioni del corpo), pranayama (controllo e
regolazione del respiro), pratyahara (controllo dei sensi), dharana (fissare la mente su Dio)
e samadhi (totale assorbimento in Dio.
Si tratta di un processo graduale, fatto per raggiungere la perfezione in migliaia di
anni. S, era adatto a un'era precedente, quando la gente viveva molte migliaia di anni. Di
conseguenza, Arjuna lo respinse in quanto troppo difficile e complicato da praticare per il
momento e l'era attuali. In origine, il processo del raja-yoga era fatto per sviluppare nei
suoi adepti una certa capacit di controllare il corpo e la mente, in modo che i due
potessero gradualmente venire impiegati per servire Dio e assorbirsi in Lui.
La gente lo ha trasformato in un affare dei sensi. Adesso lo utilizzano per fermarsi a
met strada, quando l'energia della kundalini stata risvegliata e il corpo in ottima
forma, per avere una buona vita sessuale e dimenticare Dio.
L'energia chiamata kundalini viaggia nel corpo attraverso la nadi, o "vena", susumna,
una delle 72.000 vene che percorrono il nostro corpo. Il processo dello yoga fatto per
pulire, o purificare, le nadi in modo che l'energia della kundalini possa scorrere senza
impedimenti. Questo avviene soprattutto grazie alla pratica del pranayama, che da solo
richiede pi di una vita per essere perfezionato.
Rev. Hart: Allora, questo complicato processo sconsigliato dalle scritture per l'era
attuale e invece viene raccomandato il bhakti-yoga. Ma allora, perch Krishna non ha
cominciato col dare queste istruzioni a pagina uno? Perch consigliare la pratica del rajayoga e, solo dopo che Arjuna la respinge, allora Krishna raccomanda la bhakti? Forse il
difficile processo dell'asthanga-yoga era consigliato per le ere precedenti? Mi sembra che
avessi fatto qualche allusione al proposito...
Satyaraja Dasa: S, Krishna apparso alla fine dell'era precedente a questa, in
Dvapara-yuga, e ha dato un resoconto del processo storico dello yoga solo per
dimostrare, attraverso il rifiuto di Arjuna, che era ormai sorpassato. E Arjuna era un
individuo dotato di tutte le migliori qualit, se non era possibile per lui, che dire di noi...
Il processo del raja-yoga, secondo le scritture, era in realt concepito per Satya-yuga,
la prima era, quando la gente viveva davvero molte migliaia di anni. Dopodich
sopravvenne Treta-yuga e la durata della vita diminu; il processo consigliato per realizzare Dio allora era il compimento di sacrifici elaborati, incredibilmente elaborati. Poi venne
Dvapara-yuga, e la durata della vita si ridusse considerevolmente. In quell'era il processo
consigliato era la fastosa adorazione nel tempio.

Quest'ultima Dvapara-yuga stata speciale per molte ragioni. La principale: Krishna


stesso apparve e ispir di persona molti individui. Inoltre, il processo della meditazione
attraverso i mantra divenne un mezzo popolare per compiacere le Divinit. Questo
preparava gli aspiranti devoti a Kali-yuga, quando la meditazione con i mantra sarebbe
diventata la pratica spirituale principale.
Per tornare un attimo a Dvapara-yuga, per, il Caitanya Caritamrita (Madya 8) dice
specificamente che il Dvapara-yuga il Signore veniva adorato con il seguente mantra:

namas te vasudevaya
namak samkarshanaya cha
pradyumnayaniruddhaya
tubhyam bhagavate namaha

"Offro i miei rispettosi omaggi a Dio, la Persona Suprema, che Si espande come
Vasudeva, Sankarsana, Pradyumna e Aniruddha". In origine questa preghiera appare nello
Srimad Bhagavatam, ed era consigliata in particolare in Dvapara-yuga per onorare
Krishna, contemporaneamente all'adorazione nel tempio.
Tutto questo preludeva all'et del ferro, Kali-yuga, in cui la durata della nostra vita
notevolmente diminuita e abbiamo perso tutte le qualit pi raffinate, cio quelle
necessarie per la pratica del raja-yoga, i sacrifici elaborati e l'adorazione fastosa nel
tempio. Nell'era attuale la nostra unica speranza cantare con sincerit il santo nome in
compagnia di altri Vaisnava (sankirtana). Pi di ogni altra cosa, raccomandato il canto
del maha mantra Hare Krishna: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare/
Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare.
Cos come apparso di persona in Dvapara-yuga, Sri Krishna discende nuovamente
in Kali-yuga, sempre accompagnato dai Suoi compagni pi vicini. Questa volta, per,
assume un colore dorato all'opposto della sfumatura nera di Krishna, e appare nel Suo
aspetto pi confidenziale per presentare di persona il movimento dell'Hari-nama
sankirtana, lo yuga-dharma, il metodo per questa era, che consiste nel cantare il mahamantra Hare Krishna.
Si tratta, naturalmente, di Sri Caitanya, l'avatara. Le scritture ci informano che i pi
fortunati prenderanno rifugio in questa risplendente manifestazione del Supremo, e in Lui
troveranno il tanto agognato sollievo dall'era di Kali.
Rev. Hart: Interessante. Allora, in essenza la Gita conclude dicendo di sottometterci
all'unico Dio Supremo, Krishna, con atti di devozione e recitando il Suo nome.
Stupefacente. Nella loro essenza, sembrano proprio le stesse conclusioni del cristianesimo.

In realt, l'istruzione finale della Bhagavad-gita la mia preferita: "Abbandona tutte le


religioni e semplicemente sottomettiti a Me - dice Krishna - Io ti liberer da tutte le reazioni
peccaminose". Sulle prime questa istruzione mi era parsa oscura, devo ammetterlo. Ma
quel che significa, penso, che alla fine bisogna abbandonare le religioni convenzionali e
sottomettersi a Dio. Non ci si pu nascondere per sempre dietro alle formalit e ai rituali.
Se questo che intende Krishna, allora sono assolutamente d'accordo che tale istruzione
contiene in forma succinta l'insegnamento ultimo e pi elevato di tutte le tradizioni religiose.
Satyaraja Dasa: Si tratta di un insegnamento molto elevato, non c' dubbio. Anche i
Ramanujiti lo considerano il charamasloka, il "verso conclusivo" della Bhagavad-gita. Sarai
per sorpreso nello scoprire che non si tratta dell'insegnamento pi elevato.
Rev. Hart: Non riesco ad immaginare niente di pi alto. Per i cristiani, la sottomissione
totale alla volont di Dio il pi alto...
Satyaraja Dasa: Le sottili distinzioni e sfumature di concetti come "sottomissione" e
"amore" sono chiaramente messe in luce dalla tradizione vaisnava, e ci portano molto pi
in l di questo specifico insegnamento della Bhagavad-gita. Ti sorprender sapere che, in
un certo senso, Sri Caitanya rigett questo insegnamento della Bhagavad-gita come
inferiore.
Nelle Sue conversazioni con Ramananda Roy, Mahaprabhu gli chiese di chiarire lo
scopo supremo della vita spirituale. Ramananda cominci con illustrare il concetto vedico
delle divisioni sociali, il sistema del varnasrama, spiegando inoltre che tutti dovrebbero
svolgere i doveri loro prescritti come specifico atto di servizio al Signore. Mahaprabhu per
non accett quel suggerimento in quanto troppo superficiale.
Allora Ramananda Roy parl dell'essenza del bhakti-yoga, cos come la espone il
nono capitolo della Gita. (verso 27): "...Tutto ci che fai, mangi, sacrifichi e dai in carit,
cos come le austerit che pratichi, offri tutto a Me". Che tu lo creda o no, Sri Caitanya
rifiuto anche questa proposta - che tutto quello che si fa debba essere compiuto come
offerta al Signore - ritenendola ancora troppo superficiale.
Allora Ramananda Roy sent che poteva passare all'insegnamento finale della Gita,
proprio quello che tu hai citato prima: "Abbandona ogni forma di religione e abbandonati a
Me...".
Ma, ancora una volta, Mahaprabhu rifiut il suo proponimento in quanto troppo
superficiale. Si trattava ancora di karma-misra-bhakti, cio ''azioni interessate mescolate al
servizio di devozione", perch Krishna ti deve dire come agire, quindi non ancora
un'azione spontanea...Vedi, si pu dire a una persona di "abbandonare" qualcosa soltanto
se nell'illusione di avere qualcosa da abbandonare. Per, tutto appartiene a Krishna, non
c' niente di "nostro"; questa la comprensione da raggiungere. Quindi, quando ci viene
detto di "abbandonare" qualcosa, o quando ci dedichiamo al servizio di devozione
pensando che abbiamo "rinunciato" a qualcosa...si tratta ancora di karma-misra-bhakti,
un sentimento misto, non sevizio puro.
Poi Sri Ramananda decise di descrivere uno stato di sicura trascendenza. "Questo pens - verr sicuramente accettato come il fine ultimo della vita spirituale". Per
descriverlo cit un altro verso (il 56) dal diciottesimo, e ultimo, capitolo della Gita:

"Sebbene impegnato in ogni tipo di attivit, il Mio devoto, sotto la Mia protezione,
raggiunge, per Mia grazia, l'eterna e immortale dimora". Prima Ramananda Roy aveva
proposto il servizio di devozione nello spirito di rinuncia alle attivit interessate, qui invece
suggerisce che il servizio devozionale in perfetta conoscenza e realizzazione spirituale
superiore.
Di nuovo Mahaprabhu rifiut la sua proposta come troppo superficiale, macchiata,
questa volta, di jnana-misra-bhakti. Misra significa "mescolato", e qui la proposta di
Ramananda era macchiata da ''conoscenza mescolata al servizio devozionale". I principi
enfatizzati nel verso citato sono "conoscenza" e "realizzazione", non l'amore senza causa
per Krishna. Ramananda Roy cominciava a capire il punto.
Capisci, Sri Caitanya lo stava spingendo ad andare sempre pi in l. Stavano
gustando insieme questo scambio. Soprattutto leggendolo nella lingua bengali, si capisce
che uno scambio molto dolce. Sri Caitanya ripeteva: "eho bahya age kaha ara, cio:
"Queste cose sono superficiali; vai pi in fondo, vai pi in fondo".
Rev. Hart: Alla fine riusc a dare a Sri Caitanya la risposta giusta?
Satyaraja Dasa: Oh, s. Le parole che pronunci in seguito provocarono in Sri
Caitanya uno stato di estasi spirituale.
Rev. Hart: Conosci il verso?
Satyaraja Dasa: Posso solo parafrasarlo... comunque, citando un passaggio esoterico
del Decimo Canto dello Srimad Bhagavatam (10.14.3), Sri Ramananda disse: "Mio caro
Signore, alla fine bisogna abbandonare completamente la religiosit interessata, la
speculazione monista e la coltivazione del sapere. Bisogna cominciare un'autentica vita
spirituale di servizio devozionale informandosi sulle attivit del Signore da un devoto
realizzato nella linea di successione. Chi coltiva la vita spirituale seguendo questi principi e
vivendo da persona onesta, sebbene la Tua Signoria non sia mai conquistata, accade l'inconcepibile e Tu sei conquistato da tale processo".
A queste parole, Sri Caitanya cominci a cedere, ammettendo che questo l'inizio
della vera perfezione. il vero inizio della meta pi elevata della vita spirituale, perch
disgiunto anche dal desiderio pi sottile di conquiste karmiche, impersonalismo e brama di
sapere. Dopodich il Signore chiese a Sri Ramananda di parlare di argomenti elevati
riguardo all'amore per Dio, portando la perfezione allo zenith. In altre parole, quel la
risposta era perfetta, ma esiste il maggiormente perfetto e il perfetto massimo.
Rev. Hart: [ridendo] Mi piace. Allora, alla fine i seguaci di Sri Caitanya rifiutano la
Bhagavadgita?
Satyaraja Dasa: Oh, no. Assolutamente no, non mi fraintendere. Rifiuto forse un
termine troppo forte, perch implica finalit. No. I seguaci di Mahaprabhu adorano la Gita
in quanto si tratta delle sacre parole di Sri Krishna. Per confuterebbero la tua
affermazione che la conclusione della Gita, il verso che hai citato, costituisca la filosofia
pi elevata. Di fatto, la Bhagavadgita solo uno studio preliminare, necessario, ma di
base. Poi bisogna studiare lo Srimad Bhagavatam, e in seguito, se si particolarmente
fortunati, possibile penetrare i misteri del Caitanya Caritamrita. E' quest'opera che rivela
le pi alte mete da raggiungere nella vita spirituale.

CAPITOLO CINQUE

*LA VENUTA DI GES E' PREDETTA NEI VEDA?*


*BRAHMAN, PARAMATMA E BHAGAVAN*
*IL REGNO DI DIO*
*LA PREGHIERA CRISTIANA*
*CHE COS' L'OM?*
*CANTARE HARE KRISHNA*
*CHI E' RADHARANI?*

Rev. Hart: Considerando le molte e dettagliate informazioni contenute nei testi vedici,
mi chiedevo se la venuta di Ges fosse stata predetta. Una volta mi hai detto che le
incarnazioni di Dio sono preannunciate nelle scritture vediche, hai menzionato Budda,
Rama, Krishna e Sri Caitanya, erano tutti preannunciati...
Satyaraja Dasa: S. Certo, Ges era un saktyavesa avatara, cio era un'incarnazione
dotata di speciali poteri. Parleremo pi avanti di queste manifestazioni particolari.
Comunque sia, tali avatara sono descritti in tutta la letteratura vedica per le loro qualit,
quando non sono specificamente identificati. La letteratura dei Veda scende nei minimi
dettagli a enumerare tutte le qualit che si possono cercare in un saktyavesa-avatara.
Cos possibile accertare la presenza di un essere divino...
Come ben sai, Ges era piuttosto speciale e quindi, come si pu facilmente
presumere, di lui viene fatta specifica menzione nel Maha Bhavishya Purana. Questo
antico Purana, appartenente al canone vaisnava, menziona che sarebbe stato crocefisso
e che sarebbe andato in India poco dopo la crocefissione.
Rev. Hart: Interessante. Anche i Musulmani credono che Ges non sia morto sulla
croce e non credono alla Sua ascensione.
Satyaraja Dasa: Ci sono molte antiche tradizioni che riportano questa versione.
Comunque sia, la letteratura vedica predice per intero la storia di Ges, pur essendo stato
messo per iscritto cinquemila anni fa. Dice specificamente che lo avrebbero chiamato "il
messia", lo avrebbero crocefisso e che avrebbero creduto fosse nato da una vergine.
Inoltre, il Bhavisya Purana cita Ges che dice che stava tentando di predicare agli
"Amalekiti", che erano una trib ebrea di quei tempi...

Rev. Hart: Si fa menzione di Ges col suo nome?


Satyaraja Dasa: Il nome menzionato Issa, come appunto veniva chiamato Ges da
molti popoli dell'antichit.
Rev. Hart: S, il corrispondente latino di Ges era Jesus; in arabo Isa.
Satyaraja Dasa: Oh s, e in origine deriva dalla radice sanscrita Isha, che la forma
contratta di Ishvara, un nome indiano di Dio, che letteralmente significa "il controllore
supremo".
Rev. Hart: Ti renderai conto, naturalmente, che alcuni studiosi affermano che queste
predizioni sono solo versi inseriti a posteriori nel testo originale dopo la venuta di Ges,
per conferire maggiore autenticit ai Veda, in quanto testi rivelati... Dopo tutto, la profezia
una scommessa senza rischi...
Satyaraja Dasa: Che prove hanno di tale manipolazione? Noi presentiamo una
tradizione antica e rispettabile, sta a loro dimostrare il contrario; ma brancolerebbero nel
buio. Di fatto, l'unica ragione che potrebbe in misura minima giustificare il loro sospetto,
la consapevolezza di quanto successo nella tradizione giudaico-cristiana..., ma qui la
situazione radicalmente diversa...
Vedi, quando una cultura cosciente del danno che deriva dal cambiare la verit delle
cose, non c' da temere che i testi sacri vengano manipolati. I seguaci della tradizione
vedica, avendo piena fede che le scritture, e tutta la cultura vedica, sono una rivelazione
divina, non penserebbero mai a manomettere il minimo dettaglio. Se studi la tradizione
vedica scoprirai che dal cibo, alle spezie, alla testa rasata e ai vestiti... i fedeli di oggi
portano lo stesso tipo di abito che portavano i loro predecessori nei tempi antichi! A volte i
devoti vengono criticati per questo: "Perch non adeguate almeno gli abiti alla vita
d'oggi?", chiede spesso la gente. Sebbene a volte sia occasione di critica, proprio
questo il fattore che ci assicura che i testi vedici non verranno alterati.
Se uno specifico gruppo di credenti non disposto a trasformare un aspetto esteriore
come l'abito o l'acconciatura, quale migliore garanzia del fatto che mai penseranno a
cambiare i testi della religione?
Per i seguaci della cultura vedica impensabile.
No, la tradizione vedica non per l'innovazione e il cambiamento. eterna e fedele a
se stessa.
Rev. Hart: S, capisco. Esistono altre predizioni riguardo a santi di altre religioni? Si
direbbe, questa, una peculiarit della rivelazione vedica, e mi piace. La maggior parte
delle religioni propone profezie su santi e saggi appartenenti esclusivamente ai propri
ranghi. Le scritture vediche invece parlano di tutti apertamente e senza timori. Sembra che
predicano le grandi personalit di tutte le fedi, a conferma della dottrina vedica dell'universalismo, non settario e onnicomprensivo.
Satyaraja Dasa: In realt, anche Maometto preannunciato nei testi vedici. Nel
Bhavishya Purana viene menzionato per nome e si dice, inoltre, che predicava agli idolatri
di bassa classe - il che vero - ed era "il puro tra gli ignoranti". E anche questo vero: si

sa che Maometto era analfabeta. Si fa dunque menzione di lui in due posti, nel Bhavishya
Purana e nell'Atharva Veda, kanda 20, shukta 127, mantra 1-3. Queste cose ci sono...
Rev. Hart: un'informazione incredibile, a pensarci bene... Ora, parliamo un attimo
dell'adorazione. Il concetto di "Krishna" sconosciuto alla maggior parte delle tradizioni
religiose, cos come la maggior parte di esse ha una concezione vaga della divinit. Quindi
Ges e Maometto, per esempio, hanno dato ai loro seguaci tutto quello che potevano.
Come giudicarli? Se hanno portato alla liberazione i loro seguaci, ma non hanno potuto
dare loro "Krishna", la persona, dove andr, chi li segue? Qual la sua destinazione?
Satyaraja Dasa: Mi stai chiedendo molte cose tutte insieme...E' complicato... I seguaci
di Ges naturalmente andranno a Lui. La Gita insegna che il tipo di adorazione che una
persona compie durante la sua vita determina la destinazione a cui giunger dopo la
morte. E' una risposta generica alla tua domanda... Se una persona ottiene la liberazione
dal mondo materiale, ma non ha informazioni specifiche su Dio nel Suo aspetto personale,
se non conosce "Krishna", si dice a volte che raggiunge Mahesh-dhama, la dimora di Siva,
situata tra il mondo materiale e quello spirituale. Da l poi l'essere vivente pu progredire.
Queste informazioni si trovano nel Caitanya Caritamrita (Madhya 8, cap.2l, verso 54,
commento).
Rev. Hart: Ma, in genere, dove vanno i seguaci? Devono avere destinazioni diverse in
accordo alla loro concezione di Dio...
Satyaraja Dasa: Bene, esistono tre concezioni basilari di Dio: Brahman, Paramatma e
Bhagavan. Secondo gli insegnamenti di Sri Caitanya, il Brahman indefinito la
destinazione del pensatore speculativo che ha perfezionato la sua arte. In altre parole, chi
dirige il suo processo speculativo completamente verso il Supremo, praticando una forma
di yoga, pu ottenere un livello rudimentale di trascendenza. In questo caso, la sua
concezione di Dio generalmente astratta, come negli insegnamenti di Ges e di
Maometto.
In realt, il Brahman lo splendore spirituale del Signore, conosciuto come
Brahmajyoti. Al non iniziato, questo splendore appare non differente dal Signore, proprio
come all'occhio umano i raggi del sole appaiono non differenti dal sole stesso. In quanto
abitanti della terra, non possiamo vedere la forma distinta del sole nelle sue diverse parti.
Analogamente, le persone sulla via della realizzazione del Brahman, che lo sappiano o no,
spesso confondono lo splendore del corpo del Signore con la Sua persona e la Sua forma.
Rev. Hart: Sembra che, se pur dichiarandosi personaliste, molte tradizioni e religioni
mondiali sono in realt per lo pi ampiamente confinate a questa realizzazione del
Brahman, perch non hanno informazioni precise sulla forma di Dio.
Satyaraja Dasa: S, penso che sia proprio cos.
Rev. Hart: Ti prego, descrivi gli altri due livelli di realizzazione.
Satyaraja Dasa: Paramatma il Signore nel cuore e il Signore che permea tutta la
creazione entrando in ogni atomo.
Rev. Hart: Ah, la forma di Visnu. In realt io sono un panteista, una persona che crede
che Dio sia presente in tutte le cose. Immagino che sia simile al livello del Paramatma.

Satyaraja Dasa: S, il Paramatma un'espansione secondaria di Karanadakashayi


Visnu. una parte (amsa) di Krishna.
Rev. Hart: E' lo spirito immanente di Dio. Penso che sia assimilabile allo Spirito Santo
della teologia cristiana.
Satyaraja Dasa: Sono d'accordo. Tradizionalmente, l'aspetto Paramatma del Signore
la meta dello yogi che medita. Il Paramatma Dio nella forma in cui Egli si rapporta al
mondo materiale e alle anime jiva che vengono in questo mondo.
Il Paramatma ha due aspetti: il primo, Bhagavadangatva, entra nel cuore di tutte le
anime nel mondo materiale. Il secondo, Jagadgatattva, penetra in ogni atomo, facendo s
che il mondo fenomenico possa essere un aspetto della realt, perch senza la sua
presenza nulla pu esistere. Ora, so che questo suona panteistico...
Rev. Hart: In realt, lo sai, Rudolph Otto ha tracciato un'importante distinzione tra
panteismo ("tutto Dio") e teopanismo ("Dio tutto"). Otto asserisce che la nozione
panteista, che eleva il mondo all'Assoluto, non esiste in India.
Non sono certo di che cosa veramente questa distinzione rappresenti. C'
un'affermazione di Meister Eckhart che sembra fare un po' di luce sull'argomento. Ci sono
tre modi di conoscere Dio, egli dice. Il primo lo definisce "conoscenza mattutina", e
corrisponde a vedere Dio nel mondo, nei fenomeni del mondo. Si vedono il mondo e la
presenza di Dio in ogni cosa. Il secondo modo di conoscere Dio chiamato "conoscenza
serale", e corrisponde a vedere il mondo in Dio. Qui ci si allontana dal mettere il mondo al
centro; invece di vedere prima il mondo e poi Dio in esso, ora si vede prima Dio e il mondo
intero dentro di Lui.
Satyaraja Dasa: Qual il terzo livello nella visione di Eckhart? Rev. Hart: Vedere Dio
stesso, andando completamente al di l di questo mondo.
Satyaraja Dasa: la coscienza di Krishna... Hmmm... Andiamo avanti con la
realizzazione di Bhagavan, che lo zenith. Chaitanya Mahaprabhu consiglia questa
realizzazione, dobbiamo avvicinare Dio come persona. La parola bhagavan indica "colui
che possiede tutte le opulenze". Una forza astratta o uno "spirito immanente" non pu
essere dotato di tutte le migliori qualit. Dio invece, nella Sua forma originale, deve
esserlo. , di fatto, la Sua qualificazione principale.
I saggi dell'India antica hanno riassunto in sei opulenze tutte le qualit basilari: forza,
bellezza, ricchezza, fama, conoscenza e capacit di rinuncia. Quindi Dio
necessariamente il depositario di queste qualit, che noi esibiamo in proporzione minuta,
poich siamo particelle integranti del depositario, mentre Lui deve esibirle appieno. Questo
Dio.
Dobbiamo servirLo, perch siamo Suoi sottoposti ed questa la nostra posizione
costituzionale. Quando lo capiamo e dedichiamo la nostra vita al Suo servizio - bhaktiyoga - siamo sulla via del ritorno a Dio. Chi trova quella Persona, Bhagavan Sri Krishna,
raggiunger la Sua Dimora Suprema.
Rev. Hart: Esistono livelli superiori o inferiori di quella dimora?

Satyaraja Dasa: Oh s, senza confini. In generale, cos come esistono infinite


manifestazioni di Krishna, ci sono anche infinite manifestazioni della Sua dimora.
Vrindavan il livello pi alto; l che Krishna, nella Sua forma originale, Si diverte in
compagnia dei Suoi compagni eternamene liberati.
Ma, cominciando dall'inizio al di sopra delle quattordici divisioni degli universi materiali,
si trova una dimora per le anime liberate, che anche la residenza di Siva, come ti avevo
gi accennato. Ancora pi alto il Paravyoma, dove ci sono infiniti avatar e manifestazioni
parziali di Krishna. Si va in uno di questi pianeti Vaikuntha in accordo alla particolare forma
del Signore che si preferisce.
Ora, al di sopra di questi mondi spirituali illimitati si trova Krishna-loka, conosciuta
anche come Goloka, che, secondo i divertimenti variabili e il comportamento dei compagni
confidenziali, appare in tre forme distinte: Dvaraka, Mathura e Gokula (a volte Krishna
manifesta queste tre dimore sulla Terra, come quando vi discese cinquemila anni fa). Le
ho menzionate in ordine di qualit e dolcezza, essendo Gokula la pi dolce delle tre,
perch qui che regna suprema l'intimit. Di conseguenza viene a volte chiamata la parte
pi interna di Goloka.
Rev. Hart: Si tratta di una cosmologia elaborata, di una cosmologia trascendentale, se
vuoi. Sembra chiaro che queste particolari manifestazioni del regno di Dio sono fatte in
particolare per i compagni pi intimi...
Satyaraja Dasa: S, bisogna conoscere Krishna per andarci...
Rev. Hart: Sicuro, se non siamo coscienti di Krishna come persona, non possiamo
dirigere verso di Lui le nostre preghiere. E forse neanche raggiungiamo il Suo regno, come
hai detto tu. Ma non sottovalutiamo il potere della preghiera, Dio misericordioso.
Immagino tu diresti che, se siamo sinceri nelle nostre preghiere, allora Dio ci diriger
verso qualcuno che conosce Krishna direttamente. Forse vero, ma quelli di noi che
magari hanno una relazione eterna con una delle altre forme di Dio? Io vorrei sug gerire
che la preghiera una realt molto intima, e chi prega Ges sar prima o poi diretto da
Lui. E andr dove Egli lo conduce.
Satyaraja Dasa: Proprio cos...
Rev. Hart: Molti ammiratori del misticismo cristiano trovano eccezionali le preghiere
dei grandi mistici, e pensano che le esperienze dei mistici sono al di l delle possibilit dei
cercatori moderni. Io penso che questo pessimismo nasca dal fatto che i cristiani d'oggi
sono per la maggior parte ignari della tradizione di meditazione che un tempo dominava la
cristianit in Medio Oriente. La tradizione dei Padri del Deserto - come divennero
storicamente noti - ricorda abbastanza la tradizione vedica, per l'enfasi che viene data al
vivere semplice e all'assorbimento in Dio. La stessa via si apre anche oggi davanti a noi.
Sant'Antonio fond una scuola sistematica di meditazione nel 310 d.C.
Sessantacinque miglia a sud del Cairo, il santo fu la guida di migliaia di monaci cristiani e
diresse la loro meditazione. Sai, i Rosacroce e i Massoni sono anche loro un po' degli
yogi.

Quello che voglio dire che nel cristianesimo esiste un'altra corrente, che ha radici
profonde. Ti concedo che la tradizione, nel suo intero, ha sconfinato nella superficialit, ma
anche vero che, come ogni tradizione, essa esiste contemporaneamente su due piani:
uno superficiale, l'altro molto pi profondo.
Credo che molte verit della coscienza di Krishna siano state rivelate ai seguaci di
Ges. Dopo tutto, forse che Ges non disse loro: "A voi sono stati rivelati i segreti del
regno di Dio, ma per gli altri tutto nelle parabole?" (Marco 4. 11)?
Quindi, questi segreti profondi sono alla portata dei cristiani sinceri, ma non facile.
vero, la nostra linea di successione inesistente, le informazioni fornite dalla nostra Bibbia
sono scarse, ma Dio concede la rivelazione a coloro che sono sinceri e accorda loro una
profonda conoscenza delle scritture.
Satyaraja Dasa: Quella conoscenza pi profonda deve includere necessariamente tutti
i principi di base della coscienza di Krishna, principi che la maggior parte dei cristiani oggi
non prende neanche in considerazione.
Rev. Hart: Vuoi dire i quattro principi di base...?
Satyaraja Dasa: S, niente carne, niente speculazioni, no alla vita sessuale illecita e
niente intossicanti, nessuno! Neanche il vino della comunione.
Rev. Hart: Senza dubbio pochi cristiani oggi sono in grado di vedere le virt di questi
principi di base, per...s, sono d'accordo con te: se davvero diventeranno "coscienti di
Cristo", o "coscienti di Krishna" sapranno apprezzare queste idee, o addirittura le
sosterranno tacitamente. Un po' di vino per la comunione, per...
Satyaraja Dasa: Si tratta di principi pre-religiosi. Non si pu dire neanche di aver
cominciato a praticare una religione se non si seguono...
Rev. Hart: Va bene, ma lasciamo perdere per un momento. Io sto cercando di dire che
un vero cristiano raggiunger il regno di Dio, se sincero nelle sue preghiere, e il tipo di
luogo che raggiunger sar indubbiamente legato al Cristo.
Satyaraja Dasa: Ti ho gi detto che su questo sono d'accordo, per bisogna anche
seguire i principi...
Rev. Hart: S.
Satyaraja Dasa: Comunque sia, il fatto che non stai in realt descrivendo il cristiano
tipo, bens un oscuro genere di monaco...
Rev. Hart: S, sfortunatamente cos. Sai, la parola monaco viene dal greco monos,
che significa "solo". I monaci vivono nel loro piccolo eremitaggio e sviluppano la loro
meditazione su Dio. Il laico cristiano comune non ha mai sviluppato il senso
dell'assorbimento totale.
Satyaraja Dasa: S, e il termine greco monos viene dal sanscrito mukti, che molto
simile. In India un monaco viene chiamato muni. La differenza, tuttavia, sta nel fatto che
secondo la cultura vedica tutti, per lo meno in una data fase della vita, dovrebbero

sperimentare la vita del monaco. Tutte le classi della societ, in uno specifico momento
della loro vita, erano poste in condizione di familiarizzare con la meditazione e la
concentrazione proprie della vita monacale.
Rev. Hart: Conosci davvero bene la tua materia. Satyaraja Dasa: Sei molto gentile...
Rev. Hart: Come sai, mi interessano molto i punti si contatto tra il cristianesimo e la
filosofia indiana. E credo fermamente che, in ultima analisi, siano una cosa sola, perch
Dio uno solo. Non forse cos? Anche la religione una sola. Un solo Dio, una sola
religione. Forse vero che il cristianesimo ha avuto origine dal sistema vedico. Ho
scoperto di recente che Origene, il padre della Chiesa, apparteneva alla scuola catechetica d'Egitto. Il suo maestro era Clemente d'Alessandria, e il maestro di Clemente era un
mistico conosciuto come Pantaneo che, secondo i racconti dei Copti, aveva trascorso
buona parte della sua vita in India.
Satyaraja Dasa: Ah, vedi? Interessante...
Rev. Hart: Oh, sicuramente, e questo diede inizio alla tecnica di meditazione e
preghiera di cui ti ho parlato prima, quella dei Padri del deserto. Gli insegnamenti di
Pantaneo erano legati a un altro religioso, Dionisio l'Areofagita. Dionisio intendeva il
viaggio spirituale come un profondo processo di meditazione; prendeva appunti sulle sue
meditazioni e li recitava.
Molti santi e teologi cristiani hanno trovato nei testi di Dionisio una valida mappa, una
traccia di percorso per il loro cammino spirituale. Anche se non molti lo sanno, l'impronta
filosofica di Dionisio venne assimilata da numerosi teologi e fondatori di monasteri del
medioevo, ed essi la riproposero nella formulazione delle proprie dottrine. I Victorines,
Alberto Magno, Bonaventura, Meister, Eckhart e molti altri, sono tutti debitori dei testi
siriani di Dionisio.
Satyaraja Dasa: Ma oggi, che cosa ne stato?
Rev. Hart: Alcuni stanno sinceramente cercando di riportare il cristianesimo a quelle
sue radici, allontanandosi dalla corrente principale...Ma tutto annacquato, infestato da un
sorta di ecclettismo "new age"...Penso a Padre Bede Griffirhs, Mattew Fox, Frate David
Steindltrast... Non so se il loro pensiero ti colpirebbe. Pur essendo liberamente basati sui
maestri, i loro insegnamenti sono fortemente influenzati da quel che tu definiresti
"impersonalismo", e in misura assai maggiore di quanto non abbiano fatto gli uomini che
cercano di emulare...
Satyaraja Dasa: Penso di s. Ho letto qualcosa di Mattew Fox...per non abbastanza
da trarre delle conclusioni.
Rev. Hart: Che cosa si dice della preghiera nella tradizione vedica? So che la
preghiera l'atto principale, il processo per quest'era. Sai, quando ero piccolo, la mia
immagine della spiritualit indiana era un uomo magro seduto su un letto di chiodi che
cantava l'Om per giorni e giorni. Io ho la mia interpretazione del mantra Om. Mi sembra
che, cos come la Bibbia parla del "Verbo", la tradizione orientale lo rappresenta con l'Om.
Ma, che cosa dice la letteratura vedica? Che cos' l'Om?

Satyaraja Dasa: anch'esso impersonale, ma non sottovalutarlo. Si tratta di una


rappresentazione sonora di Krishna. Quando Brahma, il primo essere creato, cerc di
articolare il suono del flauto di Krishna, si produsse il suono dell'Om. E' un "mantra seme",
il sacro inizio del famoso gayatri mantra, che i sacerdoti indiani recitano tre volte al giorno.
Rev. Hart: Ne esistono altre descrizioni nei testi vedici? Voglio dire, l'Om sembra avere
una parte importante nella filosofia indiana...
Satyaraja Dasa: Allora, i testi vedici dicono che l'Om in realt una forma abbreviata
del "omkara", un mantra costituito da tre lettere: A, U e M. I grandi maestri della linea
Gaudya-vaisnava hanno analizzato l'Om in base ai suoi costituenti alfabetici. Si tratta di
una spiegazione dettagliata delle lettere sanscrite in se stesse, con inclusa l'etimologia del
"omkara" sanscrito. In breve, la prima lettera, "A", rappresenta Krishna, la seconda, "U", si
riferisce all'energia di Krishna, Radharani, e la terza lettera, "M", rappresenta gli esseri
viventi. Prese nel loro insieme, dunque, le tre lettere rappresentano la totalit
dell'esistenza, e questo ne fa un mantra molto potente.
Rev. Hart: Mi pare che l'Om abbia un significato ancora maggiore di quanto pensassi.
Sembra che sia il concentrato di tutta le vostra filosofia.
Satyaraja Dasa: In un certo senso, lo . In realt, un "mantra seme" cos importante
che entrato a rappresentare Dio in molte lingue. In inglese, per esempio, [come anche in
italiano, ndt], tutti i principali aggettivi descrittivi di Dio hanno l'Om come radice. Om entra
nella lingua inglese attraverso il suffisso omni, quindi parole come onnipotente, onniscente
e onnipresente sono valide descrizioni di Dio, che cominciano tutte con la radice om.
I cristiani utilizzano la parola "amen" alla fine della preghiera, non vero?
Rev. Hart: S...
Satyaraja Dasa: Anche amen deriva da om, o AUM. I musulmani dicono amin, che
fondamentalmente sempre lo stesso termine per indicare Dio.
Per, per tornare alla tua domanda iniziale sulla natura della preghiera nella tradizione
vedica, la preghiera principale naturalmente il maha-mantra Hare Krishna: Hare Krishna,
Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare
Hare. una preghiera fatta per essere recitata esattamente cos come un bambino
chiama la mamma: con fervente sincerit e concentrazione totale.
Fondamentalmente, la preghiera si pu spiegare nel modo seguente: si tratta di
un'invocazione a Radharani (madre Hara). La forma vocativa di Hara Hare. Per quale
ragione? Perch chiamiamo Radharani? Solo per essere impegnati al servizio del Signore,
e per nessun altra ragione. Qui sta la purezza del maha mantra. La traduzione letterale
suona pi o meno cos: "Mio Signore. O suprema energia del mio Signore, chiamata
Srimati Radharani, per favore impegnami al servizio del Signore". Krishna e Rama sono
entrambi nomi primari del Signore.
Rev. Hart: Perch la preghiera rivolta a Radharani?
Satyaraja Dasa: Secondo la tradizione vaisnava, si avvicina il Signore attraverso la
Sua potenza. Cos come Ges , in un certo senso, la potenza del Signore, e i cristiani

avvicinano il Signore attraverso di Lui. Analogamente, Radharani la potenza interna


originale, quindi avviciniamo Krishna attraverso la Sua Divina Grazia.
Come ha detto il maestro spirituale di Srila Prabhupada: "Radharani la Met
predominata, mentre Krishna la Met predominante. Insieme costituiscono la Verit
Assoluta, sono due parti della Verit ultima, ma entrambi supremi". Radharani
conosciuta soprattutto come la devota suprema, colei che sa compiacere al meglio
Krishna. Naturalmente, in grado di farlo perch non altri che la manifestazione
femminile di Dio.
Rev. Hart: Mi sembrava che una volta avessi detto che il pi grande devoto il deva
Siva.
Satyaraja Dasa: S, nella sua sfera di influenza cos. Come dicono le scritture:
vaisnavanam yatah shambhu, "Siva il pi grande devoto".
Vedi, Brahma considerato il pi grande devoto nel suo ambito, che il karma-misrabhakti. Siva, invece, il pi grande nel jnana-mishra-bhakti, e sar soprattutto la classe
degli yogi e dei Mani a identificare Siva come il pi grande devoto. Le scritture per
menzionano una gerarchia ulteriore al di sopra di Siva. Tra i devoti, i bhakta, Prahlad
Maharaja considerato superiore a tutti. I Pandava, tuttavia, sono considerati superiori a
Prahlad, lo dice lo Srimad Bhagavatam. Alcuni Yadava, per, sono ancora pi elevati dei
Pandava, lo Yadava principale, infatti, il grande devoto di nome Uddhava, ed
considerato pi elevato degli altri. Le gopi, per, superano perfino Uddhava, il quale aspira
a raggiungere lo stesso grado di amore per Krishna che esse sanno manifestare. Ora, tra
le gopi, Radharani la pi grande, Lei la devota pi elevata... Dio come devoto...E
quando Lei e Krishna discendono come Caitanya Mahaprabhu, si ha la pi alta
manifestazione di devozione...
Rev. Hart: Quindi noi avviciniamo Krishna attraverso Radharani...
Satyaraja Dasa: S, Lei , in un certo senso, inaccessibile proprio come Krishna,
quindi necessario ottenere la Sua misericordia attraverso un guru autentico nella linea di
successione. Tale guru un intimo servitore di Srimati Radharani e La assiste nel Suo
servizio a Krishna.
Rev. Hart: Perch Radharani inaccessibile?
Satyaraja Dasa: Anche Lei Dio, la controparte femminile della Suprema Persona
maschile, Dio, Sri Krishna. In un senso, naturalmente, sono entrambi estremamente
accessibili. Per bisogna sapere come avvicinarli. Il metodo viene dato dal maestro
spirituale, che rappresenta la divina coppia, Radha e Krishna, in questo mondo.
Rev. Hart: Che tipo di relazione si manifesta nella coppia divina? Radha e Krishna
sono considerati amici? Sono sposati, o qualche cosa del genere? Voglio dire, possiamo
vederlo cos? Satyaraja Dasa: No, non possiamo proiettare su Dio le nostre concezioni.
Non ci sono limiti, sono completamente trascendentali: Dio in due aspetti. tutto... ed
molto profondo...Certo... non sono amici, non in senso platonico, ma non possono neanche essere considerati amanti, almeno non in senso mondano. Sono amanti spirituali, che
godono in modo trascendentale della compagnia reciproca. In questo mondo ne

conosciamo solo il riflesso distorto, ma per loro non esiste cupidigia, o sfruttamento, il loro
amore puro e totalmente libero da interessi lascivi; non contaminato dalla materia.
Rev. Hart: Sono considerati in qualche modo sposati?
Satyaraja Dasa: un soggetto molto intimo... Ne parleremo pi avanti... La loro
relazione coniugale considerata la pi elevata. Lei la Sua eterna consorte; non
sposata... Per esiste anche uno stato analogo... Secondo la tradizione Tamil, sono
sposati, e anche nel Matsya Purana. Rupa Gosvami ha descritto il loro matrimonio nel
decimo atto del suo Lalita Madhava, una commedia drammatica sulla loro relazione
intima. Anche Jiva Gosvami, nel suo Gopal Champu... Ma ne discuteremo pi avanti.
La cosa principale capire che il maha-mantra una preghiera prima a Radha e poi a
Krishna. Questo ci fa capire la posizione suprema di Radha; Krishna dipende da Lei e Lei
dipende da Lui. L'intensit del loro amore reciproca, la loro posizione divina reciproca.
Tuttavia, Krishna assume una posizione subserviente rispetto a Lei, Lei che ha
completamente catturato il Suo cuore. Quindi, per raggiungere realmente la grazia di
Krishna necessario passare attraverso di Lei.
Rev. Hart: Una manifestazione femminile di Dio.
Satyaraja Dasa: necessariamente cos: se Dio davvero completo e assoluto, deve
avere anche una manifestazione femminile, se no sarebbe incompleto.
Rev. Hart: Piacer alle femministe!

CAPITOLO SEI

*SRI CAITANYA E GES CRISTO*


*VASUDEVA DATTA*
*L'ESTASI DELLA DEVOZIONE*
*MAHABHAVA E LA SCIENZA DELLA DEVOZIONE*
*AMORE PER DIO IN SEPARAZIONE*
*LA META PI ELEVATA*

Rev. Hart: Non posso fare a meno di pensare al parallelo tra la vita di Sri Caitanya e
quella di Ges Cristo. Per esempio, entrambi compirono miracoli, o imprese straordinarie
come resuscitare i morti. E dopo tali fatti, entrambe le divinit vietarono ai testimoni di
rivelare l'accaduto.
Nella Bibbia, dopo ripetuti rifiuti, finalmente Ges accett il titolo di "Figlio di Dio" e
ammise la Sua natura messianica. Molto stato ricavato dall'affermazione di Ges "Io
sono [colui che ]" riportata nel Vangelo di Marco, perch in tal modo, si dice, Ges
afferm la Sua natura divina.
Analogamente, quando Sri Caitanya oper i Suoi primi miracoli, chiese ai Suoi devoti
di mantenere segreto quanto avevano visto. Per in seguito rivel la Sua piena divinit,
come nel cortile di Srivas Pandit. L, come sai, mentre Sri Caitanya era sul "trono di
Visnu", implicitamente rivel che era l'atteso avatar dell'era. Di fatto, Egli mostr a tutti i
presenti, ed erano molti, la Sua natura divina.
Satyaraja Dasa: S, ci sono molti punti di contatto, ma bisogna conoscere anche le
differenze. Caitanya Mahaprabhu la manifestazione combinata di Radha e Krishna,
l'Adi Purusha, o Persona originale, nella Sua forma pi esoterica.
Secondo la tradizione vedica, Egli svayam bhagavan, la fonte di tutte le incarnazioni
della Persona Suprema. Questa fonte originale si espande per prima cosa in due
categorie fondamentali del Supremo: tad-ekatma-rupa, cio identiche alla Sua forma
originale nell'essenza, ma eventualmente di aspetto differente, e avesa, generalmente un
essere vivente investito di poteri divini. Ges Cristo rientra in questa seconda categoria...
Rev. Hart: Se senti che il parallelo tra Sri Caitanya e Ges Cristo inappropriato...

Satyaraja Dasa: Non dico che sia inappropriato, ma non si possono ignorare le
differenze.
Rev. Hart: Bene, c' qualcuno nella tradizione vedica che ritieni pi simile a Ges
Cristo?
Satyaraja Dasa: C' un'anima davvero speciale, un grande devoto di Sri Caitanya, di
nome Vasudeva Datta. In tutta la tradizione vedica non credo esista un altra persona che
abbia provato altrettanta compassione per le sofferenze delle anime cadute. La sua
compassione era incomparabile.
Vasudeva Datta preg Sri Caitanya in modi che ricordano sorprendentemente il
Signore Ges. "Mi si spezza il cuore - diceva a Sri Caitanya - nel vedere le loro sofferenze.
Ti chiedo di poter prendere le reazioni dei peccati di tutti gli esseri viventi e di porle sopra il
mio capo. Lascia che sia io a soffrire per le loro iniquit".
Vasudeva Datta era pronto a soffrire per sempre all'inferno se questo avesse potuto
alleviare le sofferenze dei suoi simili e di tutte le creature. Vasudeva Datta non era
selettivo, tutte le 8 milioni e 400 mila specie erano degne della sua misericordia, non
intendeva risparmiarsi di fronte a nessuno, il suo amore abbracciava tutti.
A volte si dice che se sei buono e ti sottometti a Ges, o anche semplicemente hai
fede in Lui, allora sei liberato dalle reazioni dei tuoi peccati. Ci viene ripetuto pi volte: "
morto per i
nostri peccati." Vasudeva Datta invece desiderava prendere su di s i peccati di tutti,
che fossero o meno suoi seguaci, che avessero o non avessero fede in lui.
Dovresti proprio leggere questo passaggio del Caitanya Caritamrita (Madhya 6).
Scioglie il cuore, e ricorda molto da vicino l'amore di Ges. Di fatto, in questi versi
Vasudeva Datta viene glorificato come "la personificazione del sacrificio" e "l'Amore
Universale".
Rev. Hart: affascinante.
Satyaraja Dasa: S, ci sono molti dei simboli di Ges in questa storia. Vasudeva Datta
era un'incarnazione di Prahlad Maharaja, il devoto perfetto, investito di pieni poteri da Dio.
Proprio come Ges, che era dotato di speciali poteri, il figlio di Dio.
Rev. Hart: A volte si dice che Ges fosse l'unico figlio.
Satyaraja Dasa: La Bibbia per dice: "A tutti coloro che mi hanno accolto io do il potere
di diventare figli di Dio (Giovanni 1,12). E poi, come pu essere che tu ed io possiamo
avere molti figli, ma Dio no? forse impotente? Affermare che noi possiamo avere una
molteplicit di figli, mentre Dio pu averne uno solo, come dire che noi possiamo fare
una cosa che Dio non pu fare. Va contro la definizione stessa di Dio.
Vedi, la difficolt nasce quando non capiamo che siamo tutti figli di Dio. Ges il figlio
buono, ma anche noi dobbiamo diventare buoni. Allora potremo essere annoverati tra i figli
di Dio. " possibile diventare buoni come Ges?", potrebbe chiedere qualcuno. Bene,
secondo Ges stesso, non solo dovremmo diventare come Lui, ma dovremmo addirittura

diventare perfetti. "Siate perfetti - dice Ges - cos come Dio in cielo perfetto" (Matteo
5.48). Diventare un figlio di Dio significa capire la propria posizione costituzionale di
servitore di Dio.
Rev. Hart: Bisogna poi fronteggiare l'argomentazione che Ges l'unico figlio
"concepito", ma anche questo non vero. Studiando il Vecchio Testamento, si scopre che
i figli di Israele erano tutti figli "concepiti" da Dio. Questa dell'unico concepito solo una
questione legata alla dottrina della Chiesa. Ha poco a che vedere con il vero cristianesimo.
Satyaraja Dasa: Bene, ma qual "il vero cristianesimo"? Pi parliamo, pi elusivo diventa.
Rev. Hart: Guarda, l'essenza del cristianesimo amare Dio. Qualsiasi cosa possa
essere accaduta alla tradizione biblica nel corso della storia... i concili ecumenici, i papi
corrotti, la manomissione della Bibbia... e infine, la mancanza di una successione
disciplica... Io credo fermamente che alcuni fortunati, negli ultimi duemila anni, siano
riusciti ad afferrare l'essenza della religione attraverso gli insegnamenti fondamentali di
Ges. Prendi Thomas Merton, per esempio, sarebbe difficile negare...
Satyaraja Dasa: Per favore, non fraintendermi. Non voglio negare niente. Sono
abbastanza sicuro che chi sincero nel cuore alla fine svilupper l'amore per Dio, e in
qualsiasi modo decida di chiamare la sua metodologia - ebraica, cristiana, mussulmana,
induista o qualsiasi altra cosa - una cosa di nessuna importanza In realt una
questione irrilevante.
Come processo avanzato per raggiungere il livello supremo dell'amore divino, tuttavia,
io devo fermamente raccomandare la tradizione vedica. di gran lunga il pi antico e
completo enunciato di saggezza spirituale conosciuto dall'uomo, e si dovrebbe trarne
vantaggio. Qualunque sia la fede in cui ci si riconosce e con cui ci si trova a proprio agio,
c' sempre molto da acquisire dalla tradizione dei Veda. Avendo accettato quello che
questa tradizione ha da offrire, si pu applicarne la saggezza al metodo che si predilige,
qualunque esso sia.
Rev. Hart: S, lo capisco e lo apprezzo. Ho letto che la rivelazione vedica stata
paragonata a un "corso di studi" post-universitario della religione, e sono d'accordo con
questa definizione.
Il punto che sto cercando di comunicare, per, che ci sono stati grandi devoti di Dio
nella tradizione cristiana. Certo, il processo pu essere incompleto, soprattutto al giorno
d'oggi. Esistono per molti buoni esempi da seguire: Santa Teresa d'Avila, San Francesco
d'Assisi, San Giovanni della Croce e numerosi altri. I mistici della tradizione cristiana
hanno sviluppato un profondo sentimento di amore per Dio, che in un certo modo
comparabile all'amore manifestato da Sri Caitanya...
Satyaraja Dasa: Qui ti stai avventurando sul filo del rasoio. Sono d'accordo con te che
i mistici cristiani possedevano il senso dell'amore per Dio, ma pur riconoscendo che
avevano sviluppato livelli avanzati di amore divino, non si pu paragonarlo all'amore
esibito da Sri Caitanya.
Solo un essere illimitato pu provare amore illimitato. Sri Caitanya era Krishna stesso,
il Signore Supremo nel ruolo del devoto. Quindi poteva sperimentare mahabhava, o la pi
intensa forma di amore divino.

Non tutte le forme di Dio sperimentano questo mahabhava, che dire delle anime jiva
ordinarie; si tratta di un potere speciale. Prima dei tempi di Sri Caitanya, solo Srimati
Radharani, la controparte femminile della Suprema Persona maschile, aveva manifestato
questo stato elevato di prema, o amore divino, illimitato. Alcune tra le gopi pi intime, le
pastorelle che avevano offerto la loro vita a Krishna, avevano provato mahabhava. Forse
altri grandi devoti, che hanno una relazione estremamente intima con Krishna, possono,
per la grazia del Signore, provare qualcosa di simile a mahabhava, ma accade molto
raramente.
Rev. Hart: Bene, forse i mistici cristiani non hanno sperimentato lo stesso livello...
Satyaraja Dasa: Allora va bene. I grandi mistici cristiani che tu hai menzionato
possono aver sperimentato, nella migliore delle ipotesi, un'ombra di tale amore. Per, per
favore, tieni presente che anche solo tale ombra una benedizione molto rara. L'amore di
Caitanya Mahaprabhu, in particolare, non una cosa ordinaria.
Nessun essere appartenente alla nostra dimensione, o a qualsiasi dimensione, (e in
particolare a questa), pu raggiungere un tale livello. Tuttavia vero che dobbiamo
aspirare a trascendere i nostri limiti, perch tali aspirazioni ci porteranno almeno fino a
dove noi, esseri limitati, possiamo arrivare.
Rev. Hart: Secondo la tradizione vedica, qual il pi alto livello di amore per Dio che
esseri limitati, come tu ed io, possono raggiungere?
Satyaraja Dasa: Possiamo raggiungere il livello della uttamabhakti, ma molto
lontano. Esistono nove principali stadi di perfezione prima che si possa anche solo entrare
nel campo dell'amore.
Prima di questi nove stadi, pu esistere anda-bishbas, la fede cieca. A me sembra che
molti religiosi siamo fermi a questo livello. Tuttavia, chi abbastanza fortunato da passare
oltre, comincer il suo viaggio verso l'amore divino.
Il primo vero passo sulla via della perfezione spirituale sraddha, un tipo di "fede"
diverso dalla fede cieca, una sorta di fede "sperimentale", basata sull'esperienza e sulla
conoscenza acquisita. Dopo molte nascite e morti - la reincarnazione - l'essere vivente
sviluppa una sorta di conoscenza intuitiva di Dio. Probabilmente mancano ancora vera
conoscenza e comprensione, ma si sviluppa in modo naturale una fede genuina. questo
il primo livello del vero progresso spirituale. Poi viene sadhusanga, che significa: la
compagnia dei devoti. naturale che chi sta sperimentando qualcosa di pi elevato della
vita materiale vada in cerca di altre persone con cui condividere la propria esperienza. In
seguito viene bhajana-kriya, cio l'iniziazione da parte di un maestro spirituale autentico.
Pochi, al giorno d'oggi e nell'era attuale, hanno raggiunto questo livello.
Ora, se una persona abbastanza fortunata da raggiungere lo stadio in cui trova un
maestro spirituale e riceve l'iniziazione da lui, pronta a progredire realmente sulla via
della trascendenza.
Dopo l'iniziazione si comincia a sperimentare anartha-nivritti, una fase della vita in cui
si comincia ad alleggerire la propria anima dalle abitudini cattive e indesiderabili.
Dopodich si sviluppa nistha' o la "stabilit" nella disciplina devozionale. Dopo questa
stabilit si ottiene ruci, il "gusto" e, grazie al gusto spirituale pi elevato, si diventa stabili

nella via dell'amore. Questa fase iniziale, detta ashakti, presto sboccia in bhava, l'alba del
vero amore. Da qui poi si prosegue verso prema e i diversi livelli dell'amore per Dio. Ecco
dunque i nove stadi della perfezione.
Rev. Hart: estremamente scientifico. Sai, in un certo senso interessante che
"l'amore" venga analizzato in modo scientifico e lineare. Amore e scienza sono quasi
diametralmente opposti. Sembra comico parlarne in questo modo.
D'altra parte, tutto ci che esiste obbedisce a specifiche leggi di funzionamento, e
l'amore non fa certo eccezione. Possiamo trarre solo vantaggi da uno studio scientifico
delle grande anime che sono riuscite a sviluppare con successo l'amore per Dio. Cos,
studiando il loro percorso e il loro comportamento, potremo seguirne le orme.
La Bibbia utilizza tre parole greche per catalogare tre tipi di amore:
1. eros, che sostanzialmente corrisponde all'attaccamento che si sviluppa tra uomo e
donna;
2. philadelphia, che si riferisce ai sentimenti tra amici e
3. agape, che indica l'amore per Dio.

Questa divisione in tre livelli il massimo a cui si arriva, non esiste niente di simile
all'elaborata analisi della tradizione vedica. Entrambi, Agostino e Aquino, hanno provato a
categorizzare le cose secondo questo sistema, ma, devo dire, con minor accuratezza e
successo dei sapienti vedici.
Satyaraja Dasa: S. Nel Bhakti-rasamrita-sindhu di Rupa Gosvami, dove sono
scientificamente delineati i livelli progressivi dell'amore divino, l'autore ci guida lungo tutto
il percorso fino al livello dell'uttama-bhakti, il pi alto grado di prema, o amore divino, che
un essere ordinario possa raggiungere.
Tuttavia Rupa Gosvami si spinge anche pi in l nel suo Ujjvala-nilamani. In
quest'opera egli descrive nei dettagli i livelli che in genere sono al di l della nostra
portata. Parla di mahabhava e di ujjvala-rasa, il genere di amore che provava Sri Caitanya.
Il Gosvami descrive nei dettagli questi stati avanzati per darci la possibilit di capire
qualcosa della natura del Signore. Inoltre egli scrive queste informazioni perch i muktajiva, le anime liberate, possano aspirare ai livelli pi alti della perfezione considerandosi
sempre, per, i servitori dei compagni eternamente liberati del Signore.
Rev. Hart: Per soddisfare la mia curiosit, potresti spiegarmi qualcosa di pi sui
massimi livelli dell'amore per Dio? Ascoltare l'esposizione di questi argomenti in forma
scientifica mi di grande ispirazione. L'idea che una cultura, la cultura vedica, fosse cos
avanzata da documentare e catalogare esaurientemente queste cose, sorprendente.
Satyaraja Dasa: Naturalmente io posso parlare di queste cose attenendomi alle
spiegazioni presentate nella nostra linea Gaudiya-vaisnava. Pi precisamente, posso
spiegarle solo come sono state esposte nei libri del mio maestro spirituale, Sua Divina
Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada. La mia personale realizzazione a tale
proposito estremamente incompleta. Per, per servire...

Rev. Hart: S, ti prego, vorrei proprio saperne di pi... Qual stato, per esempio, il
contributo specifico di Sri Caitanya alla teologia dei rasa? Che cosa insegnava sui livelli
pi avanzati dell'amore sacro?
Satyaraja Dasa: Egli ha insegnato, con parole ed opere, la speciale estasi del
madhurya-rasa, la relazione dell'amore coniugale. Questo rasa si esprime in due forme:
vipralambha e sambhoga.
Vipralambha l'amore coniugale nella separazione, questo il contributo speciale di
Sri Caitanya. Sambhoga significa "unione", cio amore consumato. Vipralambha, secondo
Sri Caitanya, rappresenta la pi alta forma di madhurya-rasa perch aumenta in modo
naturale l'intensit dell'amore e enfatizza la gioia di sambhoga. L'anticipazione di
vipralambha rende pi intensa l'unione in sambhoga.
Rev. Hart: Ti prego, continua...
Satyaraja Dasa: Nel mondo spirituale, quando due amanti si incontrano, sono detti
yukta ("uniti"). Prima del loro incontro sono detti ayukta ("non uniti"), ma questo aspetto
ayukta si manifesta in forma pi dinamica man mano che la relazione si fa pi profonda. E
questo rende il desiderio dell'unione molto pi intenso e indescrivibilmente dolce.
La dolcezza infatti diventa gradualmente la metafora comune per descrivere i livelli
dell'amore divino che permea la tradizione vaisnava. I nostri filosofi pi ortodossi hanno
paragonato i livelli di questo amore alle diverse forme in cui si pu presenta re lo zucchero,
dai semi dello zucchero di canna alla canna da zucchero stessa, poi al succo della canna
da zucchero, la melassa, lo zucchero greggio, lo zucchero raffinato, lo zucchero candito e
lo zucchero cristallizzato.
Ognuna di queste preparazioni in progressione sempre pi concentrata e i diversi
gradi di dolcezza sono stati paragonati a diversi livelli dell'amore per Dio, tutti
accuratamente descritti: sneha, "affetto"; mana, "indignazione per l'affetto non soddisfatto";
pranaya, "amore"; raga, "attaccamento"; anuraga, "attaccamento pi profondo"; bhava,
"estasi" e mahabhava, "estasi massima".
Rev. Hart: Mi gira la testa. Si va ancora pi in l?
Satyaraja Dasa: [ridendo] Abbiamo a malapena intaccato la superficie.. .la filosofia
vaisnava molto profonda.. .Potremmo parlare della predominanza della nostra natura
femminile originale (prakriti). Questo significa che siamo tutti di natura femminile nella
relazione con Dio, che il Supremo purusa, "Colui che gode". L'anima dunque assume il
genere femminile in relazione a Lui, la Persona Suprema. Naturalmente il mondo spirituale
non privo di presenze maschili: ci sono i gopa, i pastori, in numero uguale alle gopi, le
pastorelle. L'aspetto femminile, comunque, offre l'opportunit delle relazioni pi intime.
Analizziamo, ad esempio, le varie suddivisioni che si presentano ai livelli pi alti
dell'amore per Dio: svakiya e parakiya.
Brevemente, svakiya si riferisce alle relazioni pi convenzionali e ortodosse di tipo
coniugale, come il matrimonio. Il parakiyarasa, invece, stato particolarmente esaltato da
Sri Caitanya come la meta pi alta delle relazioni spirituali. Rupa Gosvami definisce come
esempio di parakiya-rasa colei che si offre a Krishna a causa del suo raga, o attaccamento

naturale per Lui, al di fuori del vincolo matrimoniale formale. L'amore di lei cos profondo
che non si preoccupa della propriet o impropriet del suo atto, n del fatto che in base
alle scritture sar considerata impura. disposta a rischiare tutto per Krishna, per amore.
Secondo Sri Caitanya, i servitori pi intimi di Krishna si possono dividere in tre gruppi
distinti:
1. le Laksmi nel Paravyoma, cio la relazione coniugale nella zona pi ricca e
sfarzosa del regno di Dio;
2. le Mahishi a Dvaraka e Mathura, cio le grandi dee a met tra sfarzo e dolcezza;
3. le gopi di Vrindavana, la terra di Vraja, che rappresentano lo stadio della massima
dolcezza, perch queste semplici pastorelle si rifugiano nell'amore per Dio
completamente distaccato dai suoi aspetti sfarzosi.
Le Laksmi e le Mahishi sono svakiya, mentre solo le gopi sono parakiya. Tra le gopi,
alcune sono sposate con altri devoti, altre sono nubili, ma entrambe considerano Krishna il
loro vero marito anche se, dal punto di vista mondano, Egli solo il loro upapati, o
amante. Queste sono le relazioni dei servitori pi intimi nel regno pi intimo.
Rev. Hart: Tutto questo avviene nel mondo spirituale? S, ora che ci penso pu essere
solo cos.
Dio inconcepibilmente grande e le Sue relazioni amorose sono anch'esse su un
uguale livello di inconcepibile grandezza. Le cose che hai descritto sono chiaramente lo
stadio pi elevato della trascendenza. Se vogliamo mettere i divertimenti di Krishna in
relazione ai fenomeni materiali rischiamo di commettere un grave errore. Tuttavia, i
fenomeni materiali, se posso permettermi di essere tanto audace, devono avere in
qualche modo una relazione con i fenomeni spirituali. E credo ora di capire come ci
possa avvenire.
Cos come noi siamo creati ad immagine di Dio, anche le relazioni interpersonali in
questo mondo sono create ad immagine delle relazioni divine del tipo che tu hai appena
descritto tra Krishna e le gopi. Correggimi se sbaglio, ma tale verit potrebbe applicarsi a
tutti gli aspetti dei mondi materiale e spirituale. Quello che sto cercando di dire, in altre
parole, che a tutti i fenomeni materiali corrisponde una controparte spirituale. Quindi, le
relazioni tra Krishna e le gopi possono apparire materiali, ma in realt non lo sono affatto.
Ora lo comprendo...
Satyaraja Dasa: S, ricordati per che il mondo spirituale e quello materiale sono
opposti. La cosa peggiore qui la pi elevata l. Quindi, mentre nel mondo spirituale la
parakiya-rasa considerata la relazione pi elevata, nel mondo materiali simili relazioni
sono ritenute di basso livello.
Dobbiamo inoltre ricordare che, quando parliamo di Krishna e le gopi, stiamo parlando
di esseri spirituali del massimo livello, per nulla afflitti dal vincolo del corpo materiale. E
importante, perch nei loro rapporti extra coniugali non c' traccia di carnalit. Tali scambi
d'amore sono comprensibili solo per le anime pure e realizzate, non sono cose da poco.
Si raccomanda, infatti, di leggere i primi nove canti dello Srimad Bhagavatam prima di
cominciare il decimo. Quest'ultimo tratta i soggetti esoterici dei quali abbiamo accennato e,

a meno di aver studiato i primi nove canti sotto la guida di un maestro spirituale autentico,
inevitabile vedere le relazioni amorose di Krishna come grossolanamente materiali.
Sono necessarie le conoscenze filosofiche introduttive accompagnate dalla purificazione
adatta per capire questi fatti trascendentali.
Ti ho appena abbozzato queste idee per stimolare il tuo appetito, ma se vuoi davvero
gustare le descrizioni dei divertimenti pi intimi di Dio, ti suggerisco decisamente di
leggere lo Srimad Bhagavatam e il Caitanya Caritamrita, proprio perch sono commentati
da Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada in accordo alle spiegazioni
della successione dei maestri.
Rev. Hart: Lo far, ordiner questi libri. Devo dire che ho proprio gustato la nostra
conversazione e penso che la gente di mente aperta in tutto il mondo farebbe bene a
impegnarsi in dibattiti simili. Si direbbe che la guerra e i pregiudizi sociali e religiosi
nascano dalla mancanza di un dialogo aperto come il nostro. Invece si pu guadagnare
qualcosa dallo studio di tutte le tradizioni religiose, non solo dalla propria. E in particolare
dal Vaisnavismo dell'India, l'antico sanatan dharma, o "funzione eterna dell'anima", ... c'
tanto da imparare dallo studio di questo sistema teologico estremamente sofisticato.
Apprezzo in particolar modo le tue spiegazioni e spero che in futuro avremo ancora
occasione di incontrarci e conversare cos. La coscienza di Krishna aggiunge una
dimensione nuova alla mia pratica personale del cristianesimo, quindi mi piace aggiungere
Krishna...
Satyaraja Dasa: In India c' un vecchio proverbio che dice: kanu bita gita nahi, senza
Krishna non c' canto.
Rev. Hart: Ti ringrazio molto.

Fine testo.