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RIVISTA DELLE SOCIET

AnnoNLIXNFasc.N4N-N2014

LuigiNA.NBianchi

IL T.U.F. E IL CONSIGLIO DI
AMMINISTRAZIONE DEGLI
EMITTENTI
Estratto

MilanoNNGiuffrNEditore

ISSNN0035-6018

DISCUSSIONI E VARIET

LUIGI A. BIANCHI *

Il T.U.F. e il Consiglio di amministrazione


degli emittenti **
SOMMARIO: 1. Le funzioni del Consiglio di amministrazione degli emittenti tra regolazione e
costituzione materiale del governo societario. 1.1. Il regime legale delle funzioni del
Consiglio di amministrazione degli emittenti. 2. Cenni sullindipendenza degli amministratori. Lautonomia di giudizio dellamministratore. 2.1. Interessenze dellamministratore e autonomia di giudizio.

1. Nonostante lindubbia centralit che riveste il Consiglio di amministrazione nella corporate governance di un emittente, il T.U.F. non contiene, a ben vedere, disposizioni specifiche in materia di attribuzioni e funzioni dellorgano gestorio, limitandosi come noto a dettare alcune
disposizioni relative alla sua composizione, l ove prevede la figura degli
amministratori di minoranza (art. 147-ter, comma 3), degli amministratori
indipendenti (art. 147-ter, comma 4) nonch dei rappresentanti delle c.d.
quote di genere (art. 147-ter, comma 1-ter).
A rigore, dunque, i compiti del Consiglio di amministrazione di un
emittente salvo che si tratti di una banca, di unimpresa di investimento o
di assicurazione, per i quali soggetti valgono, notoriamente, regole speciali (1) sembrerebbero ricavarsi dalle sole disposizioni di diritto comune contenute nel codice civile in materia di societ per azioni (si vedano
(*) Professore ordinario di Diritto commerciale, Universit Bocconi di Milano.
(**) Lo scritto trae origine dalla relazione presentata dallautore in occasione del convegno A 15 anni dal T.U.F.: bilanci e prospettive, tenutosi nei giorni 13 e 14 giugno 2013
presso lUniversit Bocconi di Milano.
(1) Per la verit, sono molti gli ordinamenti speciali in materia di governance, al punto
che, a ben vedere, il diritto comune in questa materia assume carattere residuale (si pensi, ad
esempio, alle regole sul governo societario delle imprese operanti nel settore del gas previste dal
d. lgs. 1 giugno 2011, n. 93, in materia di attuazione delle direttive 2009/72/CE e 2008/92/CE
relative a norme comuni per il mercato interno dellenergia elettrica, del gas naturale e ad una
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gli artt. 2380-bis e 2381 c.c. e, per quanto riguarda le scarne regole di funzionamento del consiglio di amministrazione, lart. 2388 c.c.). Il solo Codice
di autodisciplina di Borsa Italiana fornisce alcune indicazioni relative alle
attribuzioni del Consiglio di amministrazione (2).
Il regime delle funzioni dellorgano gestorio di un emittente parrebbe
dunque sostanzialmente il medesimo di quello di una qualsiasi societ per
azioni chiusa, sia pure con taluni adattamenti derivanti dallapplicazione
delle disposizioni speciali relative alla sua composizione: si pensi alla incompatibilit tra amministrazione monocratica e obbligo della previsione
del voto di lista per la nomina degli amministratori (3).
Per un altro verso, la necessit della costituzione dei diversi comitati
interni previsti dal Codice di autodisciplina e, soprattutto, del Comitato
controllo e rischi (costituito da amministratori indipendenti (4)), i quali comitati costituiscono parte integrante del governo societario degli emittenti
procedura comunitaria sulla trasparenza dei prezzi al consumatore finale industriale di gas e di
energia elettrica, nonch di abrogazione delle direttive 2003/54/CE e 2003/55/CE).
(2) Cfr. art. 1 del Codice di autodisciplina di Borsa Italiana nella versione del luglio
2014, Ruolo del consiglio di amministrazione. Detto organo: a) esamina e approva i piani
strategici, industriali e finanziari dellemittente e del gruppo di cui esso sia a capo, monitorandone periodicamente lattuazione; definisce il sistema di governo societario dellemittente e la
struttura del gruppo; b) definisce la natura e il livello di rischio compatibile con gli obiettivi
strategici dellemittente; c) valuta ladeguatezza dellassetto organizzativo, amministrativo e
contabile dellemittente nonch quello delle controllate aventi rilevanza strategica, con particolare riferimento al sistema di controllo interno e di gestione dei rischi; d) stabilisce la periodicit, comunque non superiore al trimestre, con la quale gli organi delegati devono riferire al
consiglio circa lattivit svolta nellesercizio delle deleghe loro conferite; e) valuta il generale
andamento della gestione, tenendo in considerazione, in particolare, le informazioni ricevute
dagli organi delegati, nonch confrontando, periodicamente, i risultati conseguiti con quelli
programmati; f) delibera in merito alle operazioni dellemittente e delle sue controllate, quando
tali operazioni abbiano un significativo rilievo strategico, economico, patrimoniale o finanziario
per lemittente stesso; a tal fine stabilisce criteri generali per individuare le operazioni di significativo rilievo; g) effettua, almeno una volta allanno, una valutazione sul funzionamento del
consiglio stesso e dei suoi comitati nonch sulla loro dimensione e composizione, tenendo anche
conto di elementi quali le caratteristiche professionali, di esperienza, anche manageriale, e di
genere dei suoi componenti, nonch della loro anzianit di carica. Nel caso in cui il consiglio di
amministrazione si avvalga dellopera di consulenti esterni ai fini dellautovalutazione, la relazione sul governo societario fornisce informazioni sullidentit di tali consulenti e sugli eventuali ulteriori servizi da essi forniti allemittente o a societ in rapporto di controllo con lo
stesso.....
(3) Cfr. M. STELLA RICHTER jr, Sulla composizione e sulla elezione dellorgano amministrativo di una societ quotata, in Riv. dir. comm., 2012, I, 51 ss.
(4) Si aggiunga che, essendo la qualifica di indipendente incompatibile come noto
con lesercizio di deleghe di gestione, i consigli di amministrazione di un emittente si trovano
nella necessit di conferire deleghe di poteri a uno o pi dei restanti amministratori; di qui
unulteriore peculiarit della materia: cfr. lo spunto di M. STELLA RICHTER jr, Alcune riflessioni
sulla disciplina dellamministrazione nelle societ quotate, relazione al convegno A 15 anni
dal T.U.F.: bilanci e prospettive, tenutosi nei giorni 13 e 14 giugno 2013 presso lUniversit
Bocconi di Milano.

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italiani (5), in virt della massiccia adesione da parte di questi soggetti alle
indicazioni del Codice di autodisciplina, determina una corrispondente articolazione del consiglio di amministrazione, in termini sia di composizione
sia di funzionalit, che significativamente diversa rispetto a quella di una
societ non quotata.
Per effetto di questo insieme di disposizioni (o raccomandazioni), risulta rafforzato, innanzitutto, lobbligo di predisporre assetti organizzativi,
amministrativi e contabili adeguati, che pure previsto dallart. 2381,
commi 3 e 5, c.c., a carico di tutte le imprese organizzate in forma di societ
per azioni.
Questo risultato viene perseguito grazie alla previsione dellobbligo di
approntare un vero e proprio sistema di controllo, il cui presidio rigoroso
(almeno nelle intenzioni del Codice di autodisciplina) affidato in via prioritaria (anche se non esclusiva) agli amministratori indipendenti, nella loro
qualit di componenti il Comitato controllo e rischi. Con la precisazione,
peraltro, che detto organismo dispone di poteri di natura soltanto istruttoria,
oltre che della facolt di formulare o esprimere pareri, proposte o raccomandazioni al plenum consigliare, al quale spetta la titolarit del potere deliberativo anche nelle materie delle quali si occupa il Comitato controllo e
rischi.
dunque su questo terreno, quello cio della funzione di controllo, sia
pure qualificata alla stregua di momento strategico e rilevante della gestione (6), che si registra la specifica peculiarit dello statuto dellorgano
gestorio degli emittenti.
Di particolare rilevanza , in questo contesto, la necessit della creazione di modelli di organizzazione delle funzioni aziendali tali da garantire,
in concreto, ladeguatezza del sistema del controllo interno e, pi in generale, lefficienza dei processi decisionali, in termini di allocazione di competenze e responsabilit delle risorse, di idonei meccanismi di reporting nonch di coerenza del loro riporto funzionale.
Alla medesima area della funzione, in senso lato, di controllo vanno poi
ricondotte le attribuzioni di competenze agli ulteriori comitati interni al
Consiglio di amministrazione che sono previsti dal Codice di autodisciplina,
ossia il Comitato per le nomine e il Comitato per la remunerazione del management, essendo notorio che la scelta dei manager (e degli amministratori) e la correlativa politica di remunerazione possano costituire fattori distorsivi rilevanti anche con riguardo alla conduzione dellattivit dimpresa e
dei suoi obiettivi.
(5) Il Codice di autodisciplina prevede, come noto, listituzione, oltre che del Comitato
controllo e rischi, del Comitato per le nomine e del Comitato per la remunerazione.
(6) Cfr. P. MONTALENTI, Amministrazione e controllo nella societ per azioni: riflessioni
sistematiche e proposte di riforma, in questa Rivista, 2013, 51 s.

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Parimenti di notevole rilevanza sotto il profilo in esame poi il
ruolo del comitato chiamato ad esprimersi nel caso del compimento da parte
dellemittente di rilevanti operazioni con parti correlate, con le correlative
attribuzioni, anche in questi casi, di specifiche competenze agli amministratori indipendenti (7).
Sempre sul terreno del presidio del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi, i Consigli di amministrazione degli emittenti sono richiesti
di approvare numerose procedure e policy di legge, cos come i diversi modelli organizzativi, quali, ad esempio, i modelli ex d.lgs. 231/2001. E se pur
vero che gran parte di detti obblighi gravano su tutte le societ per azioni, la
loro implementazione negli emittenti assume carattere ben pi incisivo e
diffuso rispetto a quanto si verifica in una qualsiasi s.p.a. chiusa, in ragione
delle loro maggiori dimensioni e, soprattutto, delle peculiari esigenze di tutela dei diversi stakeholder delle societ quotate.
Se a ci si aggiunge che nella materia contabile e dei bilanci il Consiglio
di amministrazione di un emittente deve specificamente sovraintendere alladeguatezza del sistema amministrativo e contabile, la cui responsabilit
diretta fa capo al dirigente preposto ai documenti contabili e alla struttura in
staff a detto soggetto (v. art. 154-ter T.U.F.), e, in particolare, sul rispetto
effettivo delle procedure amministrative e contabili (art. 154- bis, comma
4, T.U.F.), il profilo delle competenze e delle attribuzioni del Consiglio di
amministrazione appare significativamente diverso negli emittenti, anche
sul piano della regolazione, sia pure in gran parte di rango non legislativo,
rispetto a quello che si ricava dal modello legale delle funzioni dellorgano
amministrativo di una qualsiasi societ chiusa.
1.1. A ben guardare, peraltro, il Consiglio di amministrazione degli
emittenti investito, anche per legge, di attribuzioni molto pi estese e penetranti rispetto a quelle di una s.p.a. chiusa, sotto diversi profili.
Anzitutto, sul terreno della funzione di c.d. alta amministrazione; in
secondo luogo, su quello dellattivit di sorveglianza e monitoring sulla gestione corrente, cos come di verifica periodica circa ladeguatezza degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili.
Sotto il primo profilo, i Consigli di amministrazione degli emittenti sono
chiamati, anche quale conseguenza della soggezione da parte di queste societ ai principi contabili IAS/IFRS, i quali richiedono il ricorso a tecniche
valutative basate sullattualizzazione dei flussi di cassa delle c.d. CGU, alla
sistematica stima e comunicazione al mercato dei risultati futuri dellattivit
dimpresa, in coerenza con una sua programmazione che deve assumere ne(7) Si vedano, in particolare, gli artt. 7, 8 e 14 del Regolamento Consob in materia di
operazioni con parti correlate, adottato con delibera n. 17221 del 12 marzo 2010 e successive
modifiche.

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cessariamente carattere strategico, tramite lapprovazione di budget, piani
economico-finanziari e/o industriali e la periodica revisione della loro sostenibilit e fondatezza.
Quanto allattivit di supervisione e monitoring, numerosi sono gli ambiti nei quali essa si esplica.
Mi riferisco, anzi tutto, allobbligo di predisposizione di bilanci e relazioni finanziarie anche infrannuali, oltre che, pi in generale, alla soggezione
da parte degli emittenti a obblighi di informazione continua ex art. 114,
T.U.F., giacch essi impongono unattenzione alla gestione della comunicazione finanziaria e alle ricadute che detti adempimenti e obblighi sortiscono sui processi amministrativi interni di raccolta, elaborazione e trattamento dei dati destinati a confluire nellinformazione contabile, e dunque
sulladeguatezza degli assetti contabili, che non hanno eguali nelle societ
chiuse.
I Consigli di amministrazione devono inoltre procedere a una costante
attivit di verifica e di accertamento dellefficacia delle diverse procedure,
cos come del sistema dei rischi, sotto il profilo del controllo del c.d. risk
appetite e della risk tolerance. E ci anche sotto forma della creazione di architetture organizzative che prevedano modalit di raccordo e interlocuzione tra i diversi attori del sistema di controllo interno (8).
Per queste stesse ragioni, anche la verifica circa ladeguatezza degli
assetti assume negli emittenti una estensione e sistematicit diversa da
quella che si verifica di regola nelle societ chiuse.
Ulteriori compiti dellorgano gestorio degli emittenti discendono da altre previsioni, di fonte legislativa o statutaria.
Sotto il primo profilo, assai pi numerosi e significativi sono gli adempimenti soprattutto di natura informativa che gravano sui Consigli di
amministrazione degli emittenti nel caso del compimento di operazioni societarie straordinarie, quali fusioni, scissioni, scorpori, opa (9) etc., rispetto a
quelli ai quali sono tenute le societ per azioni chiuse.
Quanto ai vincoli nascenti dallautonomia statutaria, la quale sovente
contribuisce ad arricchire in ulteriori ambiti il governo societario dellemittente, si pensi alla frequente previsione, per un verso, di regole di funzionamento degli organi sociali (consigli di amministrazione, comitati e assemblee) nonch in materia di rapporti delle societ c.d. eterodirette con quella
che esercita nei suoi confronti attivit di direzione e coordinamento (c.d.

(8) Su questi temi si veda M. MAUGERI, Note in tema di doveri degli amministratori nel
governo del rischio di impresa (non bancaria), destinato agli Studi in onore di M. Libertini.
(9) Si pensi al comunicato dellemittente in caso di opa, prescritto dallart. 103, commi 3
e 3-bis, T.U.F.

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regolamenti di gruppo); per un altro, di specifici requisiti di professionalit e
onorabilit degli amministratori (10).
Unulteriore diversit nel regime delle attribuzioni e competenze dei
Consigli di amministrazione di un emittente discende, poi, dalla costituzione
materiale del governo societario di queste societ, specie nel caso di societ di dimensioni rilevanti, a sua volta figlia della specifica declinazione dei
principi generali di gestione di una qualsiasi societ per azioni che imposta
dalle peculiari caratteristiche degli emittenti.
Mi riferisco, ad esempio, alla previsione di obblighi pi incisivi rispetto a quelli che sono prescritti dalla disciplina di diritto comune di reportistica e rendicontazione delloperato degli organi delegati a beneficio del
plenum consigliare, cos come a quelli a carico del collegio sindacale a favore
del revisore contabile o dei corrispondenti organi delle societ del medesimo
gruppo di appartenenza (art. 150, comma 3, T.U.F.).
Per altro verso, la crescente pressione della Consob e delle altre Autorit di vigilanza (e, in parte, di Borsa Italiana) nei confronti degli emittenti,
alla quale si assiste da alcuni anni, determina unulteriore deviazione rispetto allapplicazione delle regole generali di diritto societario.
Da un lato, inducendo gli emittenti al ricorso a un apparato di regole
protettive nella conduzione dellattivit dimpresa, sotto forma di una (pi o
meno rigorosa ed efficace) procedural fairness nellassunzione delle decisioni pi rilevanti (si pensi alle acquisizioni e/o dismissioni di asset), vuoi per
valore o importanza strategica, vuoi in ragione della natura della controparte
(correlata o del gruppo).
Mi riferisco alla frequenza delle riunioni consigliari, allaccuratezza del
processo verbale delle relative decisioni, allampio ricorso ad advisor e consulenti nelle decisioni rilevanti e cos via.
Dallaltro, di ottemperare a richieste di trasmissione di dati e notizie
cos come di pubblicare al mercato specifici atti o documenti interni allimpresa: si pensi alle recenti richieste che sono state formulate ad alcuni emittenti da parte della Consob di pubblicare le dissenting opinion di taluni amministratori rispetto a una determinata delibera consigliare oppure di
rendere noti al mercato documenti interni (ad esempio bozze di revisione
dello statuto).
Di l dalle conseguenze che linsieme delle sopra richiamate previsioni,
siano esse di fonte legislativa, regolamentare, di codici di condotta o statutaria, determina sulle funzioni dellorgano gestorio degli emittenti, va detto
che le maggiori deviazioni in questa materia sono soprattutto ascrivibili alle
caratteristiche della struttura e dellattivit di molti emittenti, bench il di(10) Come noto, sono altres previsti requisiti legali di professionalit e onorabilit per
gli amministratori di particolari categorie di societ (banche, assicurazioni etc.).

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scorso riguardi, a ben vedere, solo il segmento delle societ di maggiore dimensione e capitalizzazione.
Il Consiglio di amministrazione di queste societ, a differenza dellorgano amministrativo di una societ per azioni chiusa, non si occupa, se non
sporadicamente, della gestione corrente dellimpresa. Nelle grandi imprese
quotate, le quali operano, di regola, tramite una pluralit di controllate, in
aree dattivit diversificate e in mercati internazionali, le decisioni relative al
business sono, infatti, nelle mani del Ceo, il quale gode di amplissime deleghe, e di una ristretta prima linea manageriale di sua fiducia (riuniti in comitati di direzione). Il Consiglio di amministrazione, dal canto suo, si limita
a ratificare, prendere atto o approvare per quanto occorrer possa, o
con formule dalla portata equivalente, gli atti o le decisioni che il top management ha gi assunto, quantomeno nelle linee generali, in autonomia.
Invero, i casi nei quali il Consiglio di amministrazione di questa tipologia di emittenti decide autonomamente sulle questioni di business riguardano, per lo pi, atti non ricorrenti o straordinari: si pensi alladesione a
concordati fiscali, alla chiusura tombale di liti o di contratti commerciali rilevanti (licenze di marchi o di brevetti, distribuzione, raggruppamenti temporanei), oppure in materia di assunzione di manager e/o di risoluzione dei
relativi rapporti di lavoro, nonch di politiche retributive del management.
Discorso parzialmente diverso riguarda le c.d. mid cap, ossia societ
quotate di dimensioni non rilevanti, sovente a propriet famigliare, nelle
quali la costituzione materiale delle funzioni e competenze dellorgano gestorio non differisce di molto da quella di gran parte delle societ per azioni
chiuse.
Infine, loperativit di molte societ quotate influenzata, oltre che,
ovviamente, dalle disposizioni speciali alle quali talune di esse sono assoggettate (si pensi alle banche o alle assicurazioni), dalla rilevanza sistemica di
queste imprese nonch, e soprattutto, dalla necessit di tutela dei diversi
stakeholder che esse coinvolgono, con la conseguente necessit da parte dei
consigli di amministrazione, ad esempio, di garantire un presidio costante e
penetrante dellesposizione ai rischi aziendali, ben maggiore rispetto a
quella che richiesta alle societ non quotate.
2. Di l, peraltro, dalla variet dei condizionamenti che la regolazione
(e lautoregolazione) determinano sulle funzioni dei consigli di amministrazione degli emittenti, il pi significativo tratto distintivo che accomuna questa (variegata e diversificata) tipologia di societ sul terreno in esame risiede,
mi pare, nella centralit del ruolo che le diversi fonti, di pari passo con le
Autorit, assegnano agli amministratori indipendenti. S che una riflessione,
sia pure sommaria e senza pretese di esaustivit n di completezza, come
imposto dalle caratteristiche di questo scritto, su Il T.U.F. e il Consiglio di
amministrazione degli emittenti, non pu, a mio parere, non concentrarsi,

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in definitiva, su questa figura, tanto recente nella storia dellordinamento
societario degli emittenti, quanto, appunto, centrale nella sua declinazione
attuale.
Non mio interesse in questa circostanza discutere, come pure stato
fatto da pi parti anche con brillante verve polemica, dellopportunit di
aver consacrato lamministratore indipendente alla stregua di figura dotata
di un proprio status, giuridico e regolamentare, con riferimento alla sua efficacia nel contesto degli assetti proprietari delle societ quotate italiane.
Si condivida o meno il recente cursus regolatore, un fatto che gli amministratori indipendenti sono parte integrante della disciplina della corporate governance italiana e linterprete non pu non prendere atto di questa
situazione.
Parimenti, non intendo esprimermi in questa circostanza sulla
questione se il mandato degli amministratori indipendenti sia diverso rispetto a quello degli amministratori esecutivi, o semplicemente non indipendenti, con le conseguenti possibili implicazioni sul terreno degli obblighi
e delle responsabilit, essendo allargomento dedicate specifiche relazioni
tematiche nellambito del convegno dal quale trae origine il presente
scritto (11), ovvero come personalmente ritengo questa visione non
(11) Cfr. (in ordine cronologico di pubblicazione), soprattutto, D. REGOLI, Gli amministratori indipendenti e i codici di autodisciplina, in La governance nelle societ di capitali,. A
dieci anni dalla riforma, diretto da M. Vietti, Milano, 2013, 127 ss.; ID., Gli amministratori indipendenti tra fonti private e fonti pubbliche e statuali, in questa Rivista, 2008, 383 ss.; ID., Gli
amministratori indipendenti, in Il nuovo diritto delle societ. Liber amicorum Gian Franco
Campobasso, diretto da P. Abbadessa-G.B. Portale, 2, Torino, 2006, 385 ss.; F. CHIAPPETTA,
Diritto del governo societario. La corporate governance delle societ quotate3 Padova, 2013;
ID., Gli amministratori indipendenti e gli amministratori di minoranza, in Riv. dir. soc., 2009,
852 ss.; U. TOMBARI, Amministratori indipendenti, sistema dei controlli e corporate governance: quale futuro?, in Corporate governance e sistema dei controlli nella s.p.a., a cura di U.
TOMBARI, Torino, 2013, 35 ss.; ID., Amministratori indipendenti, sistema dei controlli e corporate governance: quale futuro?, in Banca borsa, 2012, I, 506 ss.; P. MARCHETTI, Quale indipendenza per gli amministratori?, in I controlli societari. Molte regole, nessun sistema, a cura di
M. BIANCHINI-C. DI NOIA, Milano, 2010, 34 ss.; G. FERRARINI, Funzione del consiglio di amministrazione, ruolo degli indipendenti e doveri fiduciari, in I controlli societari. Molte regole, nessun sistema, a cura di M. BIANCHINI-C. DI NOIA, Milano, 2010, 50 ss.; L. ENRIQUES, Breve commento sulla natura e il ruolo degli amministratori indipendenti, in I controlli societari.
Molte regole, nessun sistema, a cura di M. BIANCHINI-C. DI NOIA, Milano, 2010, 42 ss.; M. BELCREDI, La questione del ruolo specifico degli indipendenti nei sistemi di governance, in I
controlli societari. Molte regole, nessun sistema, a cura di M. BIANCHINI-C. DI NOIA, Milano,
2010, 68 ss.; ID., Amministratori indipendenti, amministratori di minoranza, e dintorni, in
questa Rivista, 2005, 853 ss.; A. ZOPPINI, Note sullamministratore indipendente di gruppo, in
Riv. not., 2010, 1167 ss.; N. SALANITRO, Nozione e disciplina degli amministratori indipendenti,
in AA.VV., Amministrazione e controllo nel diritto delle societ. Liber amicorum Antonio Piras,
Torino, 2010, 378 ss.; ID., Nozione e disciplina degli amministratori indipendenti, in Banca
borsa, 2008, I, 1 ss.; M. REBOA, Il monitoring board e gli amministratori indipendenti, in Giur.
comm., 2010, I, 657 ss.; V. CARIELLO, La Comunicazione Consob, 46789 del 20 maggio 2010
sulla qualifica come amministratore indipendente di societ controllante quotata di ammini-

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solo non sia giustificata sul piano giuridico ma appare, a ben vedere, discutibile per le implicazioni che essa determina sul piano delloperativit del
consiglio di amministrazione delle societ quotate.
Di l dallapprofondimento di questultima questione, mi sia solo consentita una sintetica incursione nella materia degli amministratori indipendenti, al fine di riprendere, anche a seguito di recenti vicende finanziarie,
i termini della discussione sui confini per meglio dire sui requisiti della
qualifica di indipendenza, atteso che su questo versante della tematica degli amministratori indipendenti che si registrano, a mio modo di vedere, le
maggiori incertezze interpretative.
Daltra parte, la pur numerosa e qualificata letteratura sulla figura degli
amministratori indipendenti non sembra aver dedicato soverchia attenzione
ai profili pi propriamente applicativi della relativa nozione e definizione (12).
Come noto, n il T.U.F. n il Codice di autodisciplina, in questultimo
caso come vedremo pour cause, prevedono parametri o indicatori
precisi di interessenza, limitandosi a demandare al consiglio di amministrazione il compito di stabilire, caso per caso, se determinati rapporti di
lavoro o di natura patrimoniale o professionale per utilizzare la terminologia dellart. 148, comma 3, lett. c), T.U.F., richiamato dallart. 147-ter,
comma 4 (13) ovvero relazioni alle quali fa invece riferimento lart. 3
del Codice di autodisciplina (14) tra un amministratore e la societ e/o
stratore indipendente di societ controllata, in Riv. dir. soc., 2010, 442 ss.; E. RIMINI, Brevi note
sulla responsabilizzazione degli amministratori indipendenti alla luce del nuovo regolamento
Consob sulle operazioni con parti correlate, in Il Nuovo Diritto delle Societ, 2010, n. 12, 28 ss.;
M. IRRERA, Le procedure e il comitato di amministratori indipendenti nel regolamento Consob
sulle operazioni con parti correlate: un nuovo organo a geometria variabile, in Il Nuovo Diritto
delle Societ, 2010, n. 12, 22 ss.; R. RORDORF, Gli amministratori indipendenti, in Giur. comm.,
2007, I, 143 ss.; G. OLIVIERI, Amministratori indipendenti e di minoranza nella legge
sulla tutela del risparmio, in AGE, 2006, 1, 23 ss.. Si vedano, inoltre, le comunicazioni della
CONSOB, n. DEM/DCL/DSG/8067632 del 17 luglio 2008, Situazioni di incompatibilit dei
componenti degli organi di controllo e n. DEM/ 10046789 del 20 maggio 2010, Quesito relativo alla definizione di amministratore indipendente, reperibili sul sito www.consob.it.
(12) Si v. per di recente lapprofondito e equilibrato studio di G. STRAMPELLI, Sistemi di
controllo e indipendenza nelle societ per azioni, Milano, 2013, ove anche ampi riferimenti.
(13) La norma prevede che noto, in forza del richiamo dellart. 148, comma 3, lett. c),
da parte dellart. 147-ter, co. 4, T.U.F., non sono considerati indipendenti ... c) coloro che sono
legati alla societ od alle societ da questa controllate od alle societ che la controllano od a
quelle sottoposte a comune controllo ovvero agli amministratori della societ e ai soggetti di cui
alla lettera b) da rapporti di lavoro autonomo o subordinato ovvero da altri rapporti di natura
patrimoniale o professionale che ne compromettano lindipendenza(enfasi aggiunta).
(14) Secondo il Codice di autodisciplina, Criterio applicativo 3, un amministratore non
appare, di norma, indipendente nelle seguenti ipotesi, da considerarsi come non tassative: a) se,
direttamente o indirettamente, anche attraverso societ controllate, fiduciari o interposta persona, controlla lemittente o in grado di esercitare su di esso uninfluenza notevole, o partecipa
a un patto parasociale attraverso il quale uno o pi soggetti possono esercitare il controllo o

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lamministratore delegato siano di rilevanza tale, rispettivamente, da comprometterne lindipendenza o condizionarne lautonomia di giudizio, sia
in occasione della sua nomina, sia successivamente ad essa e durante lintera
consiliatura.
Questultima indicazione la necessit cio della verifica circa la sussistenza dellautonomia di giudizio dellamministratore, quale condizione
della sua indipendenza quella alla quale intendo dedicare alcune osservazioni.
Rammento che lautonomia di giudizio altrimenti qualificata,
stando alle parole delle note di Commento ai Principi del Codice di autodisciplina, quale indipendenza di giudizio (enfasi aggiunta) viene ritenuta
alla stregua di un atteggiamento dellamministratore, sia pure richiesto a
tutti gli amministratori, esecutivi e non esecutivi: lamministratore consapevole dei doveri e dei diritti connessi alla propria carica opera sempre con
indipendenza di giudizio (v. Commento allart. 3 del Codice di autodisciplina, p. 15).
Ebbene, qualora si dovesse ritenere che il Codice abbia inteso attribuire
rilevanza alla condotta, se non, addirittura, allatteggiamento dellamministratore, ossia a un profilo che potrebbe prescindere in linea di principio
dalla sussistenza di relazioni o rapporti rilevanti a suo carico, dovrebbe trarsene la conseguenza di l dalla questione di stabilire cosa intenda il Codice con siffatta indicazione che un determinato amministratore possa risultare non indipendente, sia allatto della sua nomina sia
successivamente ad essa, anche in assenza di relazioni o rapporti rilevanti a suo carico.
Secondo questa impostazione (15), lindipendenza andrebbe ricondotta
uninfluenza notevole sullemittente (3.C.1.a); b) se , o stato nei precedenti tre esercizi, un
esponente di rilievo dellemittente, di una sua controllata avente rilevanza strategica o di una
societ sottoposta a comune controllo con lemittente, ovvero di una societ o di un ente che,
anche insieme con altri attraverso un patto parasociale, controlla lemittente o in grado di
esercitare sullo stesso uninfluenza notevole (3.C.1.b); c) se, direttamente o indirettamente
(ad esempio attraverso societ controllate o delle quali sia esponente di rilievo, ovvero in qualit
di partner di uno studio professionale o di una societ di consulenza), ha, o ha avuto nellesercizio precedente, una significativa relazione commerciale, finanziaria o professionale: con
lemittente, una sua controllata, o con alcuno dei relativi esponenti di rilievo; con un soggetto
che, anche insieme con altri attraverso un patto parasociale, controlla lemittente, ovvero
trattandosi di societ o ente con i relativi esponenti di rilievo (3.C.1.c) ovvero d) se riceve, o
ha ricevuto nei precedenti tre esercizi, dallemittente o da una societ controllata o controllante
una significativa remunerazione aggiuntiva (rispetto allemolumento fisso di amministratore non esecutivo dellemittente e al compenso per la partecipazione ai comitati raccomandati
dal presente Codice) anche sotto forma di partecipazione a piani di incentivazione legati alla
performance aziendale, anche a base azionaria (3.C.1.d).
(15) Riconosce G. STRAMPELLI (nt. 12), 97, che ... la formulazione del Codice ... possa(no) condurre a una simile ricostruzione , per quanto il medesimo Autore si sia premurato di
precisare che essa, a suo avviso, deve essere respinta (ivi).

841
non gi (o, quantomeno, non soltanto) a uno stato, ancorato a specifiche
situazioni obiettivamente misurabili, sia pure con inevitabile discrezionalit
e caso per caso, ma anche (e soprattutto) a una attitudine, una sorta di
condizione di libert mentale e psicologica di un determinato amministratore.
Dico subito che, a mio parere, siffatta impostazione deve ritenersi
inaccettabile e financo pericolosa per la certezza dellinterpretazione. Sono
infatti convinto che lautonomia di giudizio non possa se non venir riferita
e ancorata a parametri o situazioni oggettivamente misurabili, sia pure con
linevitabile discrezionalit che la variet della casistica pratica impone di
considerare.
A mio avviso, un amministratore non indipendente se versa in una
delle situazioni ostative che prevede il Codice di autodisciplina, non gi se il
suo atteggiamento viene ritenuto connotato da una mancanza di indipendenza (16).
Mi pare siano sufficienti alcuni esempi per dimostrare larbitrariet
della pretesa di basare la valutazione dellautonomia di giudizio dellamministratore senza alcun riferimento, motivato e circostanziato, a sue relazioni o a suoi rapporti, quali indicati dal Codice di autodisciplina stesso,
ossia, per utilizzare una distinzione nota alla letteratura sullindipendenza
del revisore, allindipendenza in mind, anzich in appearance (17).
Si pensi a un amministratore che abbia avuto, prima della sua nomina,
una assidua frequentazione sociale con lamministratore delegato, o possa
semplicemente ritenersi, secondo la comune accezione, suo amico, oppure
sia stato compagno di universit o in un master post laurea di questultimo o
ancora sia suo collega di facolt etc..
Mi limito a osservare al riguardo che qualora queste relazioni personali venissero ritenute ostative rispetto alla sussistenza dellindipendenza
dellamministratore in questione, la valutazione di questo requisito sconfinerebbe, di fatto, nellaccertamento dello stato mentale individuale (18),
ossia sarebbe relativa a un profilo che, per sua natura, non in alcun modo
misurabile n, soprattutto, dimostrabile, se non a prezzo di considerare rilevanti veri e propri pregiudizi o giudizi a priori, se non mere opinioni soggettive (non sempre, peraltro, disinteressate) (19).
(16) Sotto questo profilo non convince la proposta di misurare lindipendenza dellamministratore mediante il riferimento al valore reputazionale, trattandosi, a mio parere, di indicatore tuttaltro che oggettivo e, quantomeno, variabile nel tempo: cfr. in questo senso P. FERRO-LUZZI, Indipendente ... da chi; da cosa?, in questa Rivista, 2008, 207, seguito da F.
CHIAPPETTA, Gli amministratori indipendenti (nt. 11), 858.
(17) Cfr. G. STRAMPELLI (nt. 12), 89 ss.
(18) Cfr. G. STRAMPELLI (nt. 12), 97.
(19) Si rammenta, peraltro, che la disciplina in materia di indipendenza dellarbitro (cfr.
art. 815, comma 1, n. 3, c.p.c.) attribuisce tuttora rilevanza anche alla situazione del com-

842
Ancora pi insidiosa sarebbe la pretesa di assegnare rilevanza, nellambito della valutazione periodica dellindipendenza, alla condotta di un determinato amministratore nella vita societaria; ad esempio, alla circostanza
che costui abbia sempre votato a favore delle proposte di delibere da parte
del presidente o dellamministratore delegato.
Basti sottolineare che lesercizio da parte di un amministratore indipendente di uninfluenza, talvolta decisiva, nelle vicende societarie pu aver
luogo senza necessit di esprimersi con un voto contrario rispetto a una determinata deliberazione consigliare. Lesperienza insegna, infatti, che un
intervento preventivo dellamministratore indipendente, a condizione, sintende, che egli sia dotato di sufficiente autorevolezza e credibilit, possa risultare concretamente assai pi efficace per bloccare una determinata operazione border line rispetto al dissenso manifestato in occasione della
relativa delibera del consiglio di amministrazione, in un momento, cio, nel
quale i giochi sono gi stati fatti. Di fatto, siffatto dissenso dellamministratore indipendente si risolve in una mera testimonianza di un giudizio critico,
in taluni casi non irrilevante ma pur sempre ininfluente rispetto al risultato
finale (20).
Ma si pensi anche al caso di un amministratore che sia stato qualificato
allatto della sua nomina quale indipendente, il quale partecipi assiduamente
alle attivit aziendali, ad esempio presenziando, al fianco del top management, alle presentazioni al mercato di piani e progetti o alle c.d. conference
call periodiche con gli analisti.
Mi chiedo infatti come possa conciliarsi la pretesa che lamministratore
indipendente agisca in una sorta di orbita autonoma rispetto a quella dei
consiglieri esecutivi, compresi quelli di maggioranza, sia con la necessit,
che grava su ciascun amministratore, di agire in modo informato (art.
2381, comma 6, c.c.) sia con lobbligo di diligenza qualificata che la legge
prescrive a carico di tutti i consiglieri (art. 2392, comma1, c.c.).
In alcuni casi, poi, linterlocuzione proattiva dellamministratore indipendente con il top management costituisce un preciso obbligo della regolamentazione. Mi riferisco alla previsione da parte del Regolamento Consob
mensale abituale di una delle parti del relativo procedimento quale causa di sua ricusazione:
cfr. le indicazioni sul punto in G. STRAMPELLI (nt. 12), 83.
(20) Cfr. per analoga costatazione P. MARCHETTI (nt. 11), 36. Sotto questo profilo mi pare
inopportuna e discutibile leventualit di misurare lindipendenza degli amministratori sul terreno della loro concreta condotta in seno al consiglio di amministrazione o ai comitati interni,
quasi che lattivismo di un amministratore possa ritenersi, di per s, indicatore di diligenza e
impegno. Non sempre, tra laltro, lesperienza dimostra che lo zelo disinteressato e, comunque, positivo per il buon governo societario (si veda invece in questo senso D. REGOLI, Gli amministratori indipendenti e i codici (nt. 11), 158, il quale propone che agli indipendenti venga
richiesto di redigere una relazione annuale sullattivit svolta da ognuno di essi rendendo note
le iniziative e i controlli eseguiti, le riunioni tenute con gli altri indipendenti e gli esiti della loro
attivit ... ).

843
in materia di operazioni con parti correlate secondo cui gli amministratori
indipendenti devono essere coinvolti nella fase delle trattative e nella fase
istruttoria attraverso la ricezione di un flusso informativo completo e tempestivo, avendo il diritto e, verosimilmente, lobbligo, di richiedere informazioni e di formulare osservazioni agli organi delegati e ai soggetti incaricati della conduzione delle trattative o dellistruttoria (art. 8, comma 1, lett.
b, Regolamento Parti Correlate) (enfasi aggiunta).
Daltra parte, la necessit, a mio parere, che la valutazione dellindipendenza sia sempre ancorata a parametri e criteri misurabili oggettivamente, ammesso e non concesso che questa non sia stata leffettiva intenzione del Codice di autodisciplina (21), non mi pare possa venir contestata
agitandosi la preoccupazione che siffatta impostazione consenta elusioni o
aggiramenti delle indicazioni in esso contenute (22). Non soltanto, infatti,
questa valutazione deve venir effettuata avendo riguardo pi alla sostanza
che alla forma (cfr. Criteri applicativi, 3.C.1), ma, stando alle indicazioni
contenute nel Commento allart. 3 del Codice di autodisciplina, necessario ... prendere in esame anche ulteriori fattispecie, non espressamente
contemplate, che potrebbero apparire comunque idonee a compromettere
lindipendenza dellamministratore (si pensi alla eventualit di far rientrare
nella categoria degli stretti familiari, di cui al Criterio applicativo 3.C.1,
lett. h, anche il convivente non coniugato, ad esempio, dellamministratore
delegato) (23).
Peraltro, atteso che i Consigli di amministrazione devono esprimere
valutazioni approfondite e mirate nella materia in esame, tenendo conto di
tutte le informazioni delle quali essi dispongono, qualsiasi situazione di
mancanza di indipendenza non dovrebbe sfuggire, in linea di principio,
sintende, alla valutazione di detti organi.
Se si considera poi lampiezza delle situazioni alle quali fanno riferimento i suddetti Criteri applicativi, ben pi estesa rispetto a quella prevista dalla legge, non pare proprio, a condizione che la valutazione del Consiglio di amministrazione dellemittente sia in buona fede, rigorosa e
argomentata, che la necessit di far sempre riferimento a circostanze o a
fatti, e non gi a giudizi a priori o, peggio, a pregiudizi, sia idonea a determinare il rischio che un amministratore venga impropriamente qualificato
alla stregua di indipendente.
2.1. Escluso il fondamento di una valutazione, in s e per s, dellautonomia di giudizio, siffatto indicatore assume, comunque, decisiva rile(21) Cfr. G. STRAMPELLI (nt. 12), 97.
(22) Si pensi a intestazioni fittizie di rapporti, di beni, a fatturazioni di comodo di prestazioni professionali a soggetti compiacenti e cos via.
(23) Pi delicata la possibilit di ricondurre a siffatta categoria anche relazioni affettive
stabili, ma non caratterizzate dalla condivisione del tetto.

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vanza ai fini della valutazione dellindipendenza dellamministratore, stante
il fatto che i Criteri applicativi del Codice di autodisciplina sono di proposito non precisi e, daltra parte, che le ipotesi di non indipendenza da
esso previste sono espressamente da considerarsi non tassative.
Nella recente esperienza pratica italiana, le maggiori incertezze hanno
riguardato, soprattutto, la rilevanza da attribuirsi, ai fini della verifica di indipendenza, alla entit del compenso per la carica di amministratore (anche
quale componente dei diversi comitati interni), nei casi sia di compenso fisso
sia di remunerazione aggiuntiva rispetto ad esso, ad esempio ... sotto
forma di partecipazione a piani di incentivazione legati alla performance
aziendale, anche a base azionaria. E ci sia in termini assoluti che con riferimento alla situazione economico-finanziaria dellinteressato (v.
Commento allart. 3) (24).
In realt, le ipotesi di emolumenti variabili a beneficio degli amministratori indipendenti sono ormai pressoch inesistenti, s che la principale
questione interpretativa che si pone comunemente in materia , attualmente,
quella di stabilire quale complessiva remunerazione fissa dellamministratore (comprensiva, cio, del compenso per la carica di amministratore, di
componente di uno o pi dei comitati interni al Consiglio di amministrazione
e degli eventuali gettoni di presenza alle sedute dei consigli o dei comitati)
possa concretamente pregiudicarne lautonomia di giudizio, alla luce della
situazione economico-finanziaria dello specifico amministratore (v.
Commento sub art. 3, p. 16).
Come noto, la questione si pone con riferimento, anzitutto, allincidenza del compenso di amministratore sul suo reddito complessivo (comprensivo, a quanto pare, anche di redditi diversi da quelli di lavoro). Ma essa
destinata ad assumere rilievo anche nel caso di amministratore che svolga
personalmente attivit di consulenza a favore della societ, quale avvocato,
commercialista e in genere consulente.
Parimenti, essa rileva anche nel caso di redditi dei quali lamministratore beneficia indirettamente, come nel caso in cui egli sia partner (25) di
unassociazione professionale che ha quale cliente lemittente nel cui consi(24) V. di recente la precisa ricostruzione di G. STRAMPELLI (nt. 12), 246 ss.
(25) Bench il 3.C.1, lett. c) dei Criteri applicativi del Codice di autodisciplina si limiti a considerare leventualit del partner di uno studio professionale o di una societ di
consulenza, non sicuro, a mio parere, che analogo carattere preclusivo allassunzione o al
mantenimento della carica di amministratore possa rivestire anche la posizione dellamministratore il quale sia soltanto associate o of counsel dellassociazione o dello studio. Se
vero, infatti, che in queste situazioni lamministratore non , sia pure indirettamente, beneficiario delle parcelle che lemittente del quale costui consigliere paga o ha pagato allassociazione o allo studio, nondimeno, la pressione verso atteggiamenti concilianti nei confronti della
propriet o del top management dellemittente da parte dellorganizzazione professionale di
appartenenza dellamministratore pu essere, paradossalmente, pi forte rispetto a quella che
costui subirebbe qualora fosse partner. Daltra parte, linteressenza dellassociato o del con-

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glio di amministrazione siede lamministratore in questione, rispetto alle
parcelle che lemittente abbia pagato allassociazione per attivit professionali rese a suo favore.
Problemi specifici si pongono, infine, con riguardo al soggetto che faccia
parte del c.d. network del revisore contabile dellemittente del quale costui
sia consigliere di amministrazione (26).
Parimenti (assai) discussa la questione di quale sia la soglia di significativit della relazione commerciale, finanziaria o professionale dellamministratore (v. 3.C.1, lett. c),Criteri applicativi) oltre la quale viene
meno la sua indipendenza: si pensi ai casi in cui lamministratore sia proprietario (anche tramite la schermatura di un veicolo societario interamente
posseduto o comunque a lui riconducibile) di un immobile concesso in locazione o affitto alla societ a fronte di un canone di importo significativo
(rispetto al reddito annuale complessivo dellamministratore).
Ma numerose sono le questioni che pone questa indicazione (si pensi, ad
esempio, alle discussioni cui ha dato luogo la qualificazione di indipendente
del presidente del patto di sindacato di una banca, allatto della sua nomina
ad amministratore della banca in questione).
In questo contesto rientra anche la problematica dellamministratore
con pluralit di cariche nello stesso gruppo, bench al riguardo lorientamento interpretativo pi recente sia incline a una considerazione non negativa a priori (27).
Non mi possibile in questo scritto fornire risposte a questioni cos delicate, alla luce della variet delle situazioni che possono concretamente
porsi nella pratica societaria.
Come noto, in linea con le indicazioni del Codice di autodisciplina (e
del T.U.F.), lorientamento prevalente tra i commentatori e la prassi , allo
stato, quello di privilegiare una valutazione casistica, non ancorata a parametri o indicatori rigidi, diversamente da quanto suggerisce ai fini della
sussistenza di cause di ineleggibilit o decadenza dei sindaci il noto documento del Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti (28), nella convinzione che la grande variet ed eterogeneit delle situazioni pratiche che
sulente dellassicurazione o dello studio non meno rilevante, al contrario, rispetto a quello del
partner.
(26) Cfr. G. STRAMPELLI (nt. 12), 159 ss.
(27) Si ritiene infatti anche sulla scorta della posizione espressa dalla Consob in materia che la pluralit di incarichi allinterno di un medesimo gruppo non determini di per s la
perdita dellindipendenza, ma questa situazione possa configurare uno dei rapporti di natura
patrimoniale con la societ o le societ del gruppo che ne compromettano lindipendenza, di
cui allart. 148, comma 3, del T.U.F., (cfr. Consob, Comunicazione n. DEM/10046789 del 20
maggio 2010) ovvero una significativa relazione commerciale, finanziaria o professionale richiamata dal Codice di autodisciplina: cfr. il parere di A. ZOPPINI (nt.11).
(28) Cfr. CNDCEC, Norme di comportamento del collegio sindacale (28 dicembre
2011).

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possono concretamente verificarsi impedisca una realistica e attendibile tipizzazione.
Pur se questa impostazione appare ragionevole ed equilibrata, mi
chiedo, nondimeno, anche alla luce delle oscillazioni della pratica che si sono
registrate negli ultimi anni nonch, e soprattutto, di taluni orientamenti rigoristi delle Autorit (Consob e Banca dItalia), sovente antitetici rispetto
alle prese di posizione degli emittenti, se non sia giunto il momento di rivedere questa impostazione e cercare di individuare criteri meno opinabili e
sindacabili rispetto a quelli oggi comunemente applicati ai fini della valutazione dellindipendenza dellamministratore.
Il compito certamente difficile e rischia di approdare a soluzioni che,
ambendo a una applicazione generalizzata, potrebbero risultare non sufficientemente calibrate o inutilmente vessatorie.
Daltra parte, la strada di indicatori quantitativi stata seguita come
noto in altri settori dellordinamento degli emittenti non meno delicati
di quello dellindipendenza degli amministratori (si pensi al tetto agli incarichi di sindaco) s che non mi pare vi sia ragione di paventare obiezioni di
principio rispetto al perseguimento di analoga impostazione nella nostra
materia.
Una strada ragionevole e prudente potrebbe essere, a mio parere, quella
di avviare una sperimentazione per alcuni anni, preferibilmente affidata alla
verifica nellambito dellautoregolamentazione (ad esempio creando una
apposita commissione incaricata allinterno del Comitato che ha promosso il
Codice di autodisciplina), basata su alcune prime indicazioni destinate ad
applicarsi alle differenti tipologie di problematiche. Ad esempio, si potrebbe
stabilire lincidenza massima del compenso (complessivo) di amministratore rispetto al suo reddito (anchesso complessivo), nel periodo temporale
di riferimento (attualmente previsto nei tre anni precedenti alla nomina,
ovvero a ciascun anno di consiliatura, ai fini della verifica periodica di indipendenza).
Parimenti, andrebbe chiarito quale sia la percentuale massima di incidenza degli onorari che lassociazione professionale o lo studio di consulenza ricevono o hanno ricevuto dallemittente del quale consigliere il
partner rispetto al reddito complessivo di queste entit professionali (e anche in questo caso stabilendo il periodo temporale di riferimento).
Analoghe indicazioni andrebbero formulate con riferimento alla variegata tipologia delle relazioni di natura commerciale, finanziaria o professionale che lamministratore intrattiene con lemittente.
Quanto infine al caso della pluralit di cariche dellamministratore allinterno del gruppo di appartenenza dellemittente, andrebbe fissato un
tetto, superato il quale viene meno lindipendenza.
Naturalmente, si tratterebbe di indicazioni non esaustive n da applicarsi rigidamente, dovendo riconoscersi agli emittenti margini di elasticit
applicativa. Si pensi al caso in cui il compenso dellamministratore superi di

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poco il limite previsto rispetto al suo reddito complessivo oppure lo sforamento sia stato occasionale.
Si obietter che criteri predeterminati, oltre a risultare non calibrati,
potrebbero favorire elusioni o aggiramenti. Il rilievo certamente importante. Ci non toglie, a mio parere, che se il mercato svolge ancora la sua
parte, comportamenti collusivi degli emittenti con amministratori disinvolti
troverebbero, quantomeno in un mondo ideale, sanzioni reputazionali e, se
ne sussistano i presupposti di legge, i relativi rimedi.
Parallelamente, andrebbero definiti con maggior precisione i requisiti di
professionalit ed esperienza rispetto a quanto prevede lattuale formulazione del Codice di autodisciplina, essendo comune la convinzione, bench
lesperienza non sembra confortarne pienamente il fondamento, che lindipendenza si rafforza con la professionalit (specifica) dellamministrazione.
Pi in generale, per, mi pare meriti una specifica e meditata riflessione
limpostazione stessa che ha accolto il Codice di autodisciplina in materia di
requisiti di indipendenza. Per chi vive anche nella pratica societaria, infatti,
la scelta di aver fatto ampio rinvio in questa materia alla valutazione, inevitabilmente soggettiva e discrezionale, da parte degli emittenti pone delicati
problemi di uniformit applicativa e pregiudica la formazione di orientamenti di generale accettazione ai quali gli operatori (e le Autorit) possano
fare motivato affidamento. Credo sia opportuno pensare, nella prospettiva
della periodica revisione del Codice di autodisciplina, a interventi di revisione che, quantomeno con riferimento a talune situazioni ricorrenti, forniscano indicazioni puntuali, sia pure con margini di flessibilit applicativa.