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Derrida.

Un pensiero a vasto spettro

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Rassegna e note

Pietro Camarda

DERRIDA. UN PENSIERO A VASTO SPETTRO*

La morte questa possibilit del dare-prendere


che si sottrae a ci che rende possibile,
ovvero precisamente al dare-prendere.
Morte il nome di ci che sospende ogni esperienza del
dare-prendere.
Viceversa questo non esclude che solo dopo di essa,
e in suo nome, sia possibile dare o prendere.
J. Derrida1

1. INTERFACCIA

Il volume dal quale prenderemo le mosse, raccoglie gli atti del


convegno Spettri di Derrida tenutosi a Napoli, allIstituto Italiano
per gli Studi Filosofici, dal 7 al 10 ottobre 2009, con la collaborazione del Labont (Laboratorio di ontologia, Universit di Torino) e
della Fondazione Europea del Disegno. Il testo, traccia scritta del
convegno, animato dallintento di commemorare un grande filosofo e un grande amico nel quinto anniversario della morte 2, mostra,
* Nota a Spettri di Derrida, Annali Fondazione Europea del Disegno (Fondation
Adami), a cura di C. Barbero, S. Ragazzoni, A. Valtolina, il melangolo, Genova 2009.
1 J. Derrida, Donare la morte, Jaca Book, Milano 2002, p. 81.
2 Cos introducono gli interventi del suddetto volume Valerio Adami e Maurizio
Ferraris, cfr. Spettri di Derrida, cit., p. 11.
Giornale di Metafisica - Nuova Serie - XXXIII (2011), pp. 249-270.

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intessuto da e su una rete di rimandi (interni ed esterni al pensiero


di Derrida), il movimento sempre vivo delle sue idee.
Sono passati cinque anni e non scomparso niente 3. Lo spettro di Derrida, che leggerei nel doppio senso di fantasma, spirito che
permane dopo la morte e irradiazione di pensiero che mostra le sue
sfumature, impone un insieme di tecniche che siano in grado di registrare e riprodurre spettri, e modificazioni di essi, facendone un
inventario4.
Si tratta di scendere nei pi profondi meandri del pensiero
derridiano per tentare di comprenderne le tracce che, intessendo il
testo di un pensiero unico, si configurano secondo una rete (postale)5 telematica in un continuo movimento che si rivela indefinibile.
Diventa necessario mettere alla prova se stessi come interpreti del
pensiero di Derrida nella sua declinazione spettrale, per una ridefinizione senza fine che non prevede destinazione ma che viene decisa in
un lavorio en souffrance. Difficile ripercorrere il pensiero di Derrida:
struttura senza centro, senza arch, eccede ogni chiusura e produce
aperture e spostamenti in virt della diffrance che lo anima. Lo
spettro di Derrida impone ancora la possibilit di un pensiero che,
privo di ogni forma, che non sia quella della traccia scritta, indica
e crea lo spazio della decostruzione, sgomitando tra le definizioni
e mostrando la forza del movimento di ricerca proprio della filosofia.
La riflessione filosofica di Derrida impone pertanto ai suoi interpreti 6 un lavoro di ricomprensione che, tanto inatteso quanto inat3 Cos ricorda il suo amico-maestro Maurizio Ferraris nel primo degli interventi al
convegno. Cfr. M. Ferraris, Spettri di Derrida, in Spettri di Derrida, cit.
4 Come suggerisce loperazione ermeneutica gi tentata da Francesco Vitale a proposito di una lettura spettrografica del pensiero di Derrida, cfr. F. Vitale, Spettrografie.
Jacques Derrida tra singolarit e scrittura, il melangolo, Genova 2008.
5 Cette lettre, je te cite, est interminabile puisquelle te demande limpossible, cfr.
J. Derrida, Envois, in La carte postale, Flammarion, Paris 1980, p. 31.
6 Pochi giorni dopo la morte di Derrida (9 ottobre 2004), il quotidiano Le Monde
(marted 12 ottobre 2004) dedicava lintero numero alla vita-morte del filosofo. Sul
pensiero di Derrida in Italia: G. Dalmasso (a cura di), A partire da Jacques Derrida.
Scrittura, decostruzione, ospitalit, responsabilit, Jaca Book, Milano 2007; P. DAlessandro e A. Potestio (a cura di), Jacques Derrida. Scrittura filosofica e pratica di decostruzione,
LED Edizioni Universitarie, Milano 2008.

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tuale, ma solo a venire, tenta, ricordandone il genio, di seguirne le


sfumature.
Simpone lapertura di uno spazio interpretativo che, affrontando
i problemi interni (ed esterni) al pensiero di Derrida, si modeller su
una struttura suggerita dagli stessi temi del volume: una struttura interpretativa costituita dalla rete (postale) telematica che, tentando di
restituire lintelaiatura del volume, raccoglie e dissemina elementi di
altri testi, creando cos lo spazio dellinterpretazione.
Tale struttura interpretativa, o meglio sarebbe dire tale interfaccia,
mette in evidenza il pensiero di Derrida che, per sua natura, senza
struttura, sfugge ad ogni strutturazione.
Nel tentativo di comprendere i temi che orientano lintero volume (politica, etica, tecnica, biografia, irradiazioni), da intendere qui
come work in progress di una pagina web sul pensiero di Derrida, si
tratter di dare luogo ad uno spazio scandito da cinque link intratestuali (politica, etica, tecnica, biografia, irradiazioni) che, attraverso
lirriducibilit referenziale al tema spettrale, tracciano una rete di
relazioni e ripropongono la difficolt della riflessione derridiana, riaprendone linterpretazione e rilanciandone ulteriori aspetti nel panorama ermeneutico contemporaneo.
Nel seguire la rete di rimandi da una traccia allaltra, emergono
variazioni, trasformazioni di forma e di funzione dei concetti della
metafisica che, per quanto logori, impongono una ripetizione e alterazione delle tracce stesse, fino ad esporre il pensiero alla rete delle
possibilit.
Tenendo conto del tessuto interattivo che anima il pensiero di
Derrida, e che ci induce ad una rielaborazione continua dei temi da
lui trattati, la riproduzione in generale, le tecniche di registrazione e
la tecnica come registrazione faranno da temi guida suggerendo a
questa nota un regime di posta elettronica.
Simpone linterfaccia perch si tratta di interpretare componenti
o circuiti della riflessione derridiana facendoli comunicare con altri
sistemi o sottosistemi tramite linvio e la ricezione di segnali.
Infatti, se liscrizione e la registrazione generano tracce destinate
ad assicurare, volontariamente o involontariamente, una sopravvivenza post-mortem, nei libri (Proust), nel web (siti inattivi, indirizzi

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inutilizzati), dando vita ad un universo funerario (la poste restante, di


La carte postale, 1980), le tracce del ritorno del fantasma di Derrida
avranno luogo in uno spazio postale (telematico).
In una lotta continua con gli spiriti della tradizione metafisica,
sospendendo la differenza tra argomentazione e finzione, Derrida
imposta la Carte Postale nella forma sempre diveniente della nonsoluzione 7: si tratta di una corrispondenza senza limiti, di una riproposizione del logos che, scrivendosi, sopporta liperbole delle sue
ripetizioni in un gioco che mette in questione la metafisica occidentale, riscrivendone le possibilit.
In una trama ritessuta di legami e nodi, incessante circolazione di
lettere, invii, riapertura senza fine dei relais, tensione al dirottamento, lirreparabile del pensiero lo spazio ignoto, desolato, della scrittura, come segno delliterabilit del soggetto, del suo fuori.
Le impronte telematiche che vogliamo prendere in considerazione costituiscono un corpo a-fisico che si potrebbe chiamare, se ci si
fidasse di queste opposizioni, un corpo tecnico8, forse il fantasma di
unidealit originaria, quindi la meccanica iscrizione in forma oggettiva che assicura permanenza e trasmissione, intesa da Derrida come
possibilit che conferisce alloggetto vita autonoma, articolazione
oggettiva delle condizioni irriducibili dellesperienza stessa.
necessario fare i conti con il materiale di supporto di tale
interfaccia di rete: la scrittura in forma di posta elettronica. La differenza (in)posta:
come una lettera, una cartolina, un contratto o un testamento che ci
sinvierebbe a se stessi prima di partire per un lungo viaggio, viaggio
pi o meno lungo, [] con la speranza che il messaggio resti come
un monumento imperituro dellessere in cammino interrotto9.
7 Cos si esprime Sloterdijk in merito alla pratica decostruttiva derridiana, cfr. Il
pensatore nel castello degli spettri. A proposito dellinterpretazione dei sogni di Derrida, in Spettri di Derrida, cit., p. 40.
8 J. Derrida, Spettri di Marx, trad. it. di G. Chiurazzi, Cortina, Milano 1994, p.
160.
9 J. Derrida, Speculare su Freud, a cura di G. Berto, Cortina, Milano 2000, p.
98. Derrida tenta, attraverso la dinamica postale dellinvio, di restituire alla scrittura il
suo carattere di movimento originario che la lega al logos, sebbene essa, quasi contraddittoriamente, si manifesti immobile. infatti il logos che si dialettizza, dando vita alle
dinamiche di deviazione e percorrendo il cammino ininterrotto e imperituro della dif-

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La scrittura, infatti, massimo produttore di spettralit e mediatezza, tale per cui ogni annotazione risulterebbe postuma e a margine,
avendo il potere di disancorarsi dalla fattualit di un soggetto parlante, virtualizza la comunicazione e istituisce la storia della ragione attraverso la pratica della sua stessa deviazione. Essa mostra il motivo
delleteron nel logos, come impossibilit di un puro raccoglimento in
s, effettuando una sortita nel fuori che fa emergere, pur mantenendosi allinterno della stessa filosofia, loriginariet della mediazione,
del rapporto allaltro, della differenza. La diffrance postale, fatta di
relais che producono effetti frammentari e ripetibili, d vita a deviazioni (tradizioni, traduzioni e tradimenti) dal testo provocate dalla
ricerca del senso e della destinazione. Facendo giocare lirruzione
dellaltro e del radicalmente impossibile come origine, gli envois (del
pensiero) si espongono agli smarrimenti e alle perdite del sistema
delle poste.
Si impone una dinamica postale che, nel tentativo di dare conto
della vita del pensiero, e di quello della diffrance, si confronta con i
problemi interni ad un sistema di poste.
Presi nel vivo della realt e della possibilit della rete che si venuta a configurare, il gioco cui d luogo il movimento della differenza analogo al relais postale, alla dinamica dellinvio: invio, inteso
come la possibilit intrinseca di unorigine, nello stesso tempo autentica e ripetuta, che esprime il carattere differante della filosofia.
Nella rete della dinamica dellinvio, bisogna comprendere come
tale dinamismo funzioni in modo ritardato, il pi delle volte obliato.
necessaria uninterfaccia per entrare allinterno del pensiero di
Derrida: linterfaccia, per genesi e struttura, costituisce un meccanismo di esonero, una sorta di servosterzo. Possiamo fare funzionare la
macchina senza per questo conoscere come funziona10.
Avvalendosi, nellinterpretazione del volume in questione, della
metafora interattiva, nella fattispecie postale, si tratta di creare uno
ferenza che si configura come lorigine degli invii. Ma la differenza che, essendo allopera sotto forma di invii, si pluralizza, rispondendo cos ad una sovrabbondanza di
strade da potere percorrere che si moltiplicano differentemente fino a cos lintreccio che
sar la struttura del relais.
10 R. De Benedetti, Estetica dellinterfaccia, Aut Aut 289-290 (gennaio-aprile
1999); p. 38.

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spazio di interpretazione del pensiero di Derrida in forma di posta:


al cominciamento, in principio era la posta 11. In relazione al movimento della diffrance, come invio, dispositivo (e non principio)
tanto semplice, quanto oscuro, osceno e irresistibile, cercheremo di
ritornare alla riflessione di Derrida: il ritorno mi fa paura e anche
ho paura di dirlo12.
Infatti nellaccezione derridiana lo spettro essenzialmente revenant:
bench non sia pi qui (presente, vivente, reale, ecc.), il suo essere-stato-qui attualmente fa parte della struttura referenziale o intenzionale
del mio rapporto al fotogramma, il ritorno del referente ha precisamente la forma dellossessione spettrale (hantise). un ritorno del
morto il cui arrivo spettrale nello spazio stesso del fotogramma rassomiglia proprio a quello di unemissione o di unemanazione. Gi
una specie di metonimia allucinante13.

Dal momento che hantise indica il carattere ossessivo (di un pensiero, di un ricordo), unidea fissa, ma anche la frequentazione di
certi luoghi da parte dei fantasmi, la mia hantise di Derrida sar
orientata dallinvio. Il gioco si complica ed esprimerlo significa seguire da vicino le possibili implicazioni, per comprendere quanto sia
serio. Non sottrarsi il modo migliore per sperimentarne gli effetti
e linquietudine delle direzioni.

1.1 Link 1: Immagini-visioni della politica


Intanto la politica. Perch la politica, quindi il diritto in Derrida?
Perch senza il diritto non sarebbe possibile la giustizia (e viceversa)14. Tra i due elementi c una continuit eterogenea e non oppositiva tale per cui il diritto si decostruisce (dallinterno) senza che la
decostruzione venga applicata ad esso e la giustizia, possibilit di
11

J. Derrida, Envois, cit., p. 34.


Ivi, p. 33.
13 J. Derrida, Le morti di Roland Barthes, in Psych. Invenzioni dellaltro, vol. I,
Jaca Book, Milano 2008, p. 328.
14 A. Andronico, Ci che resta nel diritto. Come i giuristi (non) hanno letto Derrida, in Spettri di Derrida, cit., p. 76.
12

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complicazione e rovesciamento-sovversione, lascia aperto lavvenire


come attesa di un origine altra, differente.
Un sistema giuridico, si trasforma perch si conserva15 quindi,
colto in una inesauribile fonte di trasformazione, si rigenera da s.
Lo spazio del politico si ridefinisce di volta in volta mediante la dimensione del fantasmatico, attraverso la logica dellUnheimlichkeit, o
della virtualizzazione dello spazio pubblico ad opera dei media. Il
rapporto tra tecnica e politica, come ripensamento di diritto e giustizia nello spazio di una virtualizzazione del reale e di una espropriazione del locale, si imposta ad opera delle teletecnologie per una
ridefinizione dello spazio pubblico. Lo spettro di tale ridefinizione si
fa notare a partire da un orizzonte non solo di difesa ma anche di affermazione: la vita biologica nei suoi rapporti con la politica16
traccia una curva ascensionale che, descrivendosi o a partire dal riferimento alla morte (Heidegger, Freud e lo stesso Derrida) o alla vita
(Nietzsche, Bergson e Foucault), tenta di rintracciare lo spettro di
tale dialettica.
Lo spazio del proprio si de-localizza, si sposta di continuo facendosi spazio aperto allaccoglienza senza riserva di ogni altro come
totalmente altro, senza necessit di passaporto 17.
La politica si impone come responsabilit rivelandosi piano di
confronto con il pensiero di Derrida, che ci riporta al problema dellorigine polemica, conflittuale della quale lamiti pu ancora essere, in quanto luogo daccoglienza, orizzonte di senso, e quindi fondamento, ragion dessere, Grund delle molte, indefinite, forme del
vivere politico18.
Crescendo limpegno politico di Derrida, cresce limpatto del suo
pensiero sui temi politici. Potremmo riassumere la sua riflessione
politica nella formula delle politiche dellex-appropriazione. La decostruzione della metafisica del proprio con lelaborazione di un
15
16

Ivi, p. 107.
R. Esposito, Comunit, immunit, biopolitica, in Spettri di Derrida, cit., p.

142.
17

C. Resta, Mondializzazione e Nuova Internazionale, per unaltra cosmopolitica


a-venire, in Spettri di Derrida, cit., p. 199.
18 V. Vitiello, De Amicizia. Alla radice della teologia politica. Derrida tra Schmitt
e Nietzsche, in Spettri di Derrida, cit., p. 229.

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pensiero delleccedenza e della venuta dellaltro rifiutano una politica


dellinclusione/esclusione e propongono un movimento di exappropriazione, cio di forclusione 19 degli spazi istituzionali.
Si tratta di unaccentuata tonalit politica della decostruzione che,
rispetto alla generale crisi delle istituzioni, orientata verso una democrazia a venire, intesa come evento impossibile, inatteso e improgrammabile. La critica politica senza fine, mira a sovvertire continuamente, trasformandolo, il diritto per una sua reinvenzione radicale, aperta alla invenzione dellaltro.
Il doppio ossessiona (hantise) lunit, n vivo n morto, fantasma
che ritorna come altro.
Lo spettro di Derrida, il fantasma del suo pensiero si irradia sulle
questioni politiche,
non soltanto il redivivo (revenant), ci che ritorna nel momento
meno opportuno a ricordarci uneredit, ma anche ci che non n
morto n vivo, n reale n irreale, che reintroduce la questione del
fantasmatico nel politico, e ci aiuta anche a comprendere strutture
dello spazio pubblico attuale, i media, la virtualizzazione degli scambi, ecc.20.

1.2 Link 2: Lindecostruibile, letica


La questione politica diventa questione di diritto, problema del
limite. Abitare il limite significa esporsi alla venuta dellaltro, come
contaminazione originaria che destabilizza il limite del diritto del
proprio, in vista di una chance che riordini i territori.
Se sintende per etica un sistema di regole, di norme morali, allora Derrida non propone affatto unetica. Ci che lo interessa sono le
aporie delletica, i suoi limiti, segnatamente intorno alla questione
del dono, del perdono, del segreto, della testimonianza, dellospitalit, del vivente (animale o no): questi limiti implicano un pensiero
della decisione. La decisione responsabile deve sostenere (porter sur)
e non solo attraversare o oltrepassare unesperienza dellindecidibile.
19
20

M. Vergani, Jacques Derrida, Bruno Mondadori, Milano 2000, p. 144.


J. Derrida, Sulla parola, Nottetempo, Roma 2004, pp. 141-142.

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Si tratta di concepire un momento an-etico, il momento in cui


non si sa affatto cosa fare, in cui non si dispone di norme, ma in cui
c bisogno di agire, di assumersi le proprie responsabilit.
Limpossibilit diventa possibilit delletica: lospitalit incondizionata impossibile, nel campo del diritto o della politica, delletica
stessa in senso stretto. Tuttavia questo che bisogna fare: lim-possibile. Ecco perch letica lindecostruibile, la sua condizione la
possibilit dellimpossibilit.
Ma dal momento che la trasformazione tecnologica sembra essere
uno dei fattori dellaccelerazione politica che scuote letica e dato che
lillimitata estensione della rete ci impone il confronto con laltro
come termine del nostro agire etico, ci si chiede quale sia limpatto
delle teletecnologie sulla dimensione etica.
Si impone al pensiero un percorso etico a zig zag che, in seguito
alle sconvolgenti modificazioni 21 cui sottoposto dalla rete e dalle
sue diramazioni, faccia i conti con limpossibilit di sottrarsi a tale
movimento del quale non controlla tutte le direzioni possibili.
Lo spettro (politico) di Derrida chiede giustizia e lo fa tremando. Si tratta di sradicare lidea o il pensiero dal loro substrato fino a
farne emergere gli spettri, in un corpo plurispettrale poich pi spettri, mostruosamente, vi coabitano e altri, probabilmente, se ne aggiungeranno giacch, avverte Derrida, ci che ha fatto tremare continua o minaccia di continuare a farci tremare22.
Lio non completo e sicuro di s, ma preso dallirrefrenabile
tremito che lo rivolge allimpossibile. Perci molti a-venire dellio
e quello che da venire lio straniero23. Laltro prende il mio posto, lo richiede e lo occupa, in quanto eccesso, indefinibile e
evenemenziale, mi destabilizza sempre di nuovo: inquietante figura
del s stesso (je est un autre). Limmediatezza, la trasparenza non
mai data, non c spontaneit: siamo presi in una rete di mediazioni,
dobbiamo ulteriormente fare i conti con laltro, con linfinito rimando. Nel suo significato etico-politico, tale impostazione, risultato
21

P. De Luca, Lo straniero che noi siamo. Etica ed estetica dellospitalit, in Spettri di Derrida, cit., p. 237.
22 Ivi, p. 239.
23 Ivi, p. 243.

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teorico e metodologico della decostruzione, rivelando limpossibilit


di un pensiero monolitico, richiede uno spazio (o elemento) di mediazione, una facolt produttiva 24.
I temi etici sono frutto dellesperienza del pensiero di Derrida
come scrittura, come operazione attiva di chi, essendo allopera,
raccoglie al proprio interno le due condizioni che definiscono la possibilit o se si preferisce la vita stessa della differenza: lidentificazione (la posizione, il luogo, la permanenza: il singolo tratto) e il suo
superamento (la catena significante, il testo, il tessuto dello scritto)25.

Lesperienza della scrittura, lesperienza come scrittura, del soggetto,


marca un gioco che implica un accesso coinvolto26 al mondo.
Comprendere Derrida significa attraversare anche il suo punto di
vista etico e quindi gustare le prospettive che orientano verso laltro
quale limite dellinassimilabile 27. I tentativi di incorporazione, assimilazione, digestione dellaltro, creano problemi di ridefinizione
dellidea stessa di soggetto: un soggetto a-venire si staglia allorizzonte della decostruzione non pi come concetto cotto28, ma alterato,
il concetto di soggetto viene insaporito dalle derive empiriche che
non sono altro dallessenziale.
La problematica etica in Derrida si lega a quella dei modi dellevento: il resto, lo scarto, lo spazio che si crea, in quanto intervallo,
rivelano il carattere differenziale dellevento che, ripetendo, altera,
travolge la nostra capacit di comprensione 29.
Levento rimane incomprensibile, si differenzia per la sua origine
sconnessa, rivelandosi come oscillazione continua tra il momento
oggettuale, positivo (il fatto, la cosa che non comprendo) e il momento trascendentale, negativo (il limite della mia comprensione)30.
24 Come limmaginazione trascendentale kantiana, cfr. C. Ocone, Derrida illuminista, in Spettri di Derrida, cit., p. 256.
25 S. Petrosino, Testualit ed esperienza, in Spettri di Derrida, cit., p. 265.
26 Coinvolto nel senso di essere implicati nel gioco, di essere presi nel gioco, di essere fin dal principio dentro il gioco, J. Derrida, La scrittura e la differenza, Einaudi,
Torino 2002, p. 360.
27 N. Perullo, Mangerida, in Spettri di Derrida, cit., p. 277.
28 Cfr. ivi, p. 281.
29 G. Chiurazzi, Il fatto che non comprendo. Etica ed estetica della traccia, in
Spettri di Derrida, cit., p. 298.
30 Ibidem.

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1.3 Link 3: Tracce di tecnica


Istituendosi e cominciando con la possibilit della traccia di farsi
strumento, la tecnica, medium di una trasmissione potenzialmente
infinita, rivoluziona ogni teoria della scrittura e ogni scrittura come
teoria.
Il livello di indagine che si viene a proporre, a questo punto, interessa principalmente gli esiti del segno, quindi della sua destinazione. Si apre un varco che produce disseminazione, dispersione di segno e quindi di senso, si istituisce una trama di rinvii, una rete di
testi e parole (lettere) che, configurandosi come gli incontri dei possibili e differenti movimenti di destinazione, riprodotta dalla stessa
scrittura.
il segno31 che ci render esperibile, nella forma dellinvio e della
destinazione della lettera, il pensiero come scrittura, appena c, appena si d (es gibt), ecco che vi destinazione, tensione verso e
quindi appena c il destinare, c il tendere 32.
Sar quindi necessario immettersi in un gioco di lettere, segni,
tracce, marche (marches, marce, direzioni, percorsi), che restituiscano
limprevedibile movimento del segno negli intervalli del testo, sar
necessario
inventare il segno per questo mentre (tre-en-train-de), per un movimento al tempo stesso ininterrotto e spezzato, una continuit di
rotture che tuttavia non si appiattirebbe sulla superficie di un presente omogeneo ed evidente 33.

Un tale gioco rinvia ad una impostazione completamente differente dellorigine del pensare: da un lato c sempre stata limpostazione trascendentale che trova il suo fulcro nella domanda com
possibile lesperienza?, dallaltro Derrida propone una trasformazione funzionale, pi che sostanziale, infatti fa della diffrance il trascen31 Quel che ci costringe a pensare il segno. Il segno loggetto di un incontro,
G. Deleuze, Marcel Proust e i segni, Einaudi, Torino 1967, p. 92.
32 J. Derrida, Envois, cit., p. 72.
33 J. Derrida, La dissmination, ditions du Seuil, Paris 1972; trad. it. di S. Petrosino e M. Odorici, a cura di S. Petrosino, La disseminazione, Jaca Book, Milano 1989, p.
322.

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dentale, intendendola come il dispositivo che produce gli invii, anzi


come la stessa configurazione dellinvio.
Sin da Kant il soggetto a ricoprire il ruolo del trascendentale
della conoscenza, perch la facolt del giudicare rappresenta la condizione di possibilit dellapparire di qualcosa in quanto qualcosa,
cio delle cose in quanto dotate di significato 34.
Prima della concettualizzazione del pensiero lesperienza sarebbe
un caos disorganizzato data lopposizione originaria di sensibilit e
intelletto. Ma, poich il differenziare viene prima dei differenziati,
saremmo portati a pensare ad un movimento attivo del differire,
prima di ogni opposizione possibile, anche se non vi un prodursi
di differenze ma laccadere della differenza: traccia che si riscrive in
quanto trascendentale 35.
Il soggetto decostruente, secondo questo movimento di pensiero
perci spiazzato, dislocato originariamente: introvabile 36.
Nel legame originario tra testo e soggetto, la diffrance si mostra
sotto le spoglie della struttura del rimando postale: non pu essere
soppressa ed allo stesso tempo rappresenta lindice del movimento
del pensiero, alludendo cos ad una essenziale (e non solo funzionale) impossibilit di riempimento. Derrida tenta di esprimere, attraverso leffetto di posta, la storia della metafisica e le dinamiche che la
intessono, tentando di mostrarne limpercorribilit di fondo, che
denota la contaminazione della origine.
Nellinvio la diffrance allopera,
distrugge il regno, distrugge lorigine, la riporta allimmensit errante
delleternit sviata. Lopera dice la parola cominciamento a partire
dallarte che compromessa nel ricominciamento. Essa dice lessere
[] ma ci trattiene ancora in un S e No primordiale in cui gronda,
al di qua di ogni inizio, loscuro flusso e riflusso della dissimulazione.
Tale la questione. Essa esige di non essere oltrepassata37,

ma interrogata en retour.
34

V. Costa, Differenza e trascendentalit in Derrida, in Spettri di Derrida, cit., p.

312.
35

Ivi, p. 322.
G. Dalmasso, Niente altro che testo, in Spettri di Derrida, cit., p. 334.
37 M. Blanchot, Lo spazio letterario, con un saggio di J. Pfeiffer e una nota di G.
Neri, Einaudi, Torino 1967, pp. 213-214.
36

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Si ripropone il problema dellorigine38: larchivio39, il principio


statico e conserv-ato/-ante della tradizione filosofica occidentale. La
difficolt di risalire la china del pensiero fino allorigine, mostrandosi
nelle diverse strade intraprese dagli invii, produce lo smistamento di
questi, per cui
mi dirai che questa destinazione apparentemente equivoca (non
questa) contraddice il mio culto delle cartoline, e ci che dichiaro
dellimpossibilit per un destinatario unico di non identificarsi mai,
non dunque una destinazione40.

Gli elementi di un archivio (nel caso di Derrida un archivio postale), non si piegano ad un dominio unitario ed unico, ma piuttosto, sfaccettandosi allinfinito, danno prova della sua naturale incompletezza.
Il soggetto, assalito da questi movimenti destabilizzanti, in ritardo su se stesso, non ha pi un suo luogo proprio e, soppiantato dal
meccanismo del ri-invio, dal rischio tragico della destinazione mancata, preso nella rete dello scritto.
Si impone, se c scrittura al di l del testo, un pensamento del
supporto, che
si configura come composizione di fogli-mondo: scritture che sono
immagini dellevento del mondo, registrazioni della vita in transito,
auto-bio-grafie genealogiche del soggetto, aperte al futuro della loro
dissoluzione41.
38

La questione del segreto, in altri termini, riguarda una imprendibilit ed una


non trasparenza dellorigine, limpurit dellorigine come struttura del discorso in generale e di quella forma del discorso che la filosofia, G. Dalmasso, Niente altro che
testo, in Spettri di Derrida, cit., p. 339.
39 J. Derrida, Mal darchive. Une impression freudienne, ditions Galile, Paris 1995;
trad. it. di G. Scibilia, Mal darchivio. Unimpressione freudiana, Filema, Napoli 1996, p.
11: Arch indica sia il cominciamento sia il comando: il principio secondo la natura e la
storia, l dove le cose cominciano principio fisico, storico o ontologico , ma anche il
principio secondo la legge, l dove uomini e di comandano, l dove si esercita lautorit,
lordine sociale, in quel luogo a partire da cui lordine dato principio nomologico. La
questione del nominare investe il luogo della coscienza di s spiazzando il soggetto: il
soggetto nominante si genera nella fenditura tra il luogo della nominazione e la coscienza.
40 J. Derrida, Envois, cit., p. 89.
41 S. Petrosino, Al di l del testo, in Spettri di Derrida, cit., p. 353.

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Questa forza di rottura espressa nella e dalla spaziatura del testo


che ne evidenzia i luoghi di non-presenza, tanto da non essere la
semplice negativit duna lacuna, ma il sorgere della marca 42.
La tecnica, fantasma delloperazione derridiana (topologia della
lettera), genera e governa gli spostamenti del problema-domanda
(question) dellorigine che, reinventata poich mai pura, dar vita ad
un corpo artificiale e quindi ad un fantasma del fantasma dellunicit di un invio.
Se la posta (tecnica, posizione, metafisica) sannuncia al primo
invio, allora non c pi LA metafisica, ecc. (tenter di dirlo una volta
ancora e altrimenti) neanche Linvio, ma degli invii senza destinazione. Poich ordinare le diverse epoche, soste, determinazioni, insomma tutta la storia dellessere, a una destinazione dellessere, forse lillusione postale pi inaudita. Non c nemmeno la posta o linvio, ci
sono le poste e gli invii 43.

1.4 Link 4: Scrittura di vita


Nel doppio senso del genitivo, la scrittura pu avere come oggetto la vita, che pu essere anche il soggetto di tale operazione. La vita,
nel suo crescere inatteso e inattendibile, eccede i margini di ogni dire
di essa: la biografia che si costruisce anche a partire dagli ostacoli e
dai rifiuti, o se lo si preferisce dalle resistenze 44.
Tracciare la storia di un soggetto, nelle essenziali linee che costituiscono una sorta di archivio personale, significa esplorare un campo dazione nel quale la vita, quanto di pi empirico si possa pensare, prende le vesti del trascendentale: lempirico il trascendentale
del trascendentale.
Nellultima fase di attivit filosofica di Derrida, riflessione teoretica e testimonianza di vita sembrano fondersi, diventa impossibile
affrontare le questioni teoriche senza prenderne in considerazione
anche il vissuto del filosofo.
42

S. Petrosino, Del segno (Disseminario), in J. Derrida, La dissmination, cit., p. 26.


J. Derrida, Envois, cit., pp. 73-74.
44 B. Peeters, Une vie de Jacques Derrida, in Spettri di Derrida, cit., p. 419.
43

Derrida. Un pensiero a vasto spettro

263

Il soggetto si costituisce in virt della scrittura (con la quale Derrida intende fare la verit 45), in quanto responsabile di un pensiero
che lo descrive (e lo ricorda) non solo come individuo che nacque,
scrisse e mor46, definizione troppo povera per una vita e un pensiero, ma anche e soprattutto in quanto rinvio inarrestabile di relazioni
tessute e tenute assieme da condizioni di possibilit che operano
sempre come condizioni di impossibilit.
Ci che rende possibile rende impossibile, o pi precisamente compromette contemporaneamente la purezza rigorosa, lidentit a s, la
semplicit ontologica di ci che diventa cos possibile 47.

Politica, etica e biografia hanno nella tecnica della scrittura il loro


fondamento comune. Se nel segno c disseminazione, cio allontanamento dal presente (soggetto, intenzionalit del soggetto) e quindi
esposizione al campo della possibilit (fino alla distruzione), la scrittura si costituisce secondo una sua propria deriva essenziale, sfugge
a qualsiasi possibilit di dominio, non ritorna mai a s perdendosi
nella moltiplicazione: non se non numerosa, ha vita, ogni volta,
nella morte.
Se vi segno, afferma Derrida, allora vi destinazione, cio una
trama di rinvii che, secondo un incontrollabile movimento di a-destinazione (o destinerrance), si fa apertura dellevento dellessere e dellessere come evento. Infatti, come la lettera (luogo del confronto
derridiano con la psicoanalisi)
pu sempre non arrivare a destinazione sia perch in quanto incisione pu sempre distruggersi e andare in pezzi (listituzione pu cadere ed essere distrutta: istanza della finitezza e della materialit relativa
ad un soggetto che sempre finito e mortale), sia perch in quanto
missiva pu sempre essere deviata da un destinatario errato, illeggibile o che ha cambiato indirizzo48,

la destinazione, come forma della disseminazione, avviene perch ci


45

Cfr. M. Ferraris, Spettri di Derrida, in Spettri di Derrida, cit., p. 25.


Frase pronunciata da Heidegger su Aristotele che Derrida critica nel film di Kofman e Dick.
47 J. Derrida, La scommessa, una prefazione, forse una trappola, prefazione a S. Petrosino, Jacques Derrida e la legge del possibile, Jaka Book, Milano 1997, p. 12.
48 S. Petrosino, Jacques Derrida. Per un avvenire al di l del futuro, Edizioni Studium, Roma 2009, p. 47.
46

264

Pietro Camarda

si rivolge allaltro, quindi si gi, da sempre e per sempre, secondo


il modo dessere dellaltro, presi in uneccedenza del logos, tessuta
dalla scrittura come istituzione, disseminazione e destinazione, alla
quale non si pu sfuggire.
Leggendo la storia della metafisica come logocentrismo, ovvero in
quanto contraffazione cosciente e chiusura forzata da parte del soggetto della scena della scrittura secondo la determinazione dellessere
dellente come presenza, Derrida denuncia ogni forma di controllo e
dominio (politico) da parte del soggetto su questo ente fino a renderlo un oggetto.
Il logocentrismo sarebbe quella posizione di pensiero che pensa e pratica il logos solo come centro, che pone al centro il logos solo perch
(per dominare langoscia ed esercitare un controllo) pensa e pratica
anticipatamente il logos stesso come centro49.

Ecco apparire la diffrance ovvero una specie di dispositivo strategico aperto, sul suo proprio abisso, un insieme non chiuso, non
chiudibile e non totalmente formalizzabile50, che istituisce lo spazio
di un tra allinterno dellidentit mettendola in movimento. Derrida desedimenta cos la questione della differenza ontologica heideggeriana, facendone la tracciatura del suo stesso differire, fino a distruggere il toglimento hegeliano, disarticolando il movimento inglobante e rilevante della dialettica. In virt di questa operazione, il
(non) termine e il (non) concetto di diffrance non possono che ricadere allinterno dei termini/concetti che il filosofo francese qualifica
come indecidibili, in quanto possono essere intesi secondo modi
diversi, non per difetto, ma per limpossibilit di una loro determinazione certa. Si giunge cos al rilancio proprio della riflessione
derridiana: la decostruzione che non coincide mai con una distruzione, semmai con un processo di smontaggio finalizzato ad una
comprensione pi profonda e consapevole della costruzione stessa 51. Tale atteggiamento di pensiero implica sempre un doppio
gesto: da un lato la fase del rovesciamento e dallaltro quella dellirrompente emergenza di un nuovo concetto che non si lascia com49

Ivi, p. 52.
Ivi, pp. 55-56.
51 Ivi, p. 65.
50

Derrida. Un pensiero a vasto spettro

265

prendere nel regime anteriore. Non un metodo, ma una pratica


propria del pensiero che se , lo solo operativamente.
1.5 Link 5: Irradiazioni o invio e destinerrance52
Il mondo della decostruzione esattamente questa non esclusione
degli aspetti formali, residuali, marginali del discorso, della forma
narrante di ogni narrazione, comprese ovviamente quelle filosofiche, e di cui la principale rimozione la materialit della scrittura53.

I fantasmi del pensiero di Derrida, Derrida stesso in quanto fantasma di se stesso e del suo pensiero, riportano alla luce tutti i resti
nascosti e tenuti in disparte che, facendo i conti con la realt, intaccano la verit sottoponendola a decostruzione.
Scendere fino agli inferi del pensiero di Derrida significa fare i
conti con una pratica di pensiero enigmatica che, in virt della sua
pluridimensionalit, elabora condizioni sempre (im)possibili dellavvenire.
La forma ibrida, dellindecidibile che la lettera, come esempio
provocatorio, di ci che, preso sempre in una frontiera mobile tra
orale e scritto, tra privato e pubblico, tra presenza e assenza, contatto
e lontananza (come lo spettro), scrive la storia, sempre a-venire, di
52 Con laccostamento di questi due termini si tenta di evidenziare lintreccio tra il
pensiero derridiano dellenvoi e quello heideggeriano del Geschick. Infatti secondo Derrida tra linvio e il destino, ma gi tra linvio e la destinazione, c uno scarto necessario.
Ed per evidenziare questo scarto che egli mette in gioco la sua interpretazione postale
del destino dellessere (P. Maratti-Gunoun, La gense et la trace. Derrida lecteur de
Husserl et Heidegger, Kluwer Academic Publishers, Dordrecht 1998, p. 117). Il termine
destinerrance, se analizzato mette in relazione le sue due facce: destin (in tedesco Geschick, dove il prefisso ge-, corrispondente al prefisso latino con-, contrassegna nei sostantivi lessere raccolto) ed errance (che invece fa parte della catena semantica propria della
disseminazione). Destino ed erranza si legano differentemente tra loro (destino dellerranza oppure erranza del destino), ma rinviano al principio postale con cui Derrida sottolinea il gioco della lettera che travaglia la metafisica: il principio postale non pi un
principio, n una categoria trascendentale; ci che si annuncia o si invia sotto questo
nome (in mezzo ad altri nomi possibili, come per te) non appartengono pi allepoca
dellessere per sottomettersi a qualche trascendentalizzazione, al di l di ogni genere.
La posta non che una piccola piega, tutto sommato buona. Un relais, per marcare che
non c mai che relais, J. Derrida, Envois, cit., p. 206.
53 B. Sebaste, Il corpo del fantasma, in Spettri di Derrida, cit., p. 446.

266

Pietro Camarda

un lavorio ininterrotto che ci inoltra sempre pi in profondit.


Derrida esibisce ne La Carte Postale la tragedia della destinazione:
ma la disseminazione, che d vita alla-destinazione, non riconducibile ad una trama di differenze, essa stessa piuttosto produce differenze, inviate, spedite, destinate, tanto che la a- della-destination
leggibile sia come privazione, in quanto impossibilit di destinazione
successiva, ma anche, sia come proiezione della stessa destinazione
verso un termine che non decidibile, n afferrabile, quindi sempre
ri-inviato.
Si tratta non della storia dellinvio (Geschick)54, ma di una pluralit di invii, di una serie di differimenti senza centro; la storia di
una corrispondenza disseminata nella quale gli invii tessono un testo
come percorso possibile55.
In Envois, il gioco disseminante della scrittura si traduce nellinvio di lettere, di brandelli di lettere senza destinatario. Il testo, rappresenta la riorganizzazione della teoria sul segno e sulla scrittura
proposta in Della grammatologia, ma al tempo stesso ne costituisce la
sua pi esplicita messa in pratica.
La lettera la forma che iscrive nel testo la situazione del destinatore,
del destinatario e del contesto, la vita reale, privata di chi scrive, la
consapevolezza e lesplicitazione dellindirizzo e delladresse, delle date,
dei nomi propri e dei deittici in generale56.

La diffrance postale fatta di relais, di fattori (in francese, facteur


significa sia fattore, sia fattorino, quasi il fattore sia il concettoagente che si susseguito nella storia della metafisica, e il fattorino,
il pensatore che ha dato vita a quel concetto) che mediano, senza che
mai si sostituir ad essi limmediato, ma altri dispositivi e altre for54 Ne approfitter per chiarire un po la storia dellindirizzo, insomma del
Geschick, J. Derrida, Envois, cit., p. 71.
55 Quanto agli Envois stessi, non so se la lettura ne sostenibile. Potreste considerarli, se il cuore ve lo suggerisce, come i resti di una corrispondenza recentemente distrutta. Dal fuoco o da ci che di una figura ne prende il posto, pi sicuro di non lasciare niente fuori portata per ci che amo chiamare lingua di fuoco, neanche la cenere se
c la cenere. Forse una opportunit. Una corrispondenza, ancora troppo dire, o
troppo poco. Pu essere che essa non fu una (ma pi o meno) n molto corrispondente.
Ci resta ancora da decidere, ivi, p. 7.
56 B. Sebaste, Il corpo del fantasma, in Spettri di Derrida, cit., pp. 448-449.

Derrida. Un pensiero a vasto spettro

267

ze 57. Le poste del pensiero si muovono a partire dalla forza dirompente della diffrance che, producendo i suoi effetti, frammentari e
ripetibili, mette allopera deviazioni che aprono buchi, aperti da
sempre, tra la verit e la parola.
Nel gioco dellirruzione dellaltro e del radicalmente impossibile
come origine, la danza della penna mette in opera, nella scrittura
degli invii, gli enigmi del pensiero, facendo ripetere da un lato lo
stesso messaggio da Socrate a Derrida (e oltre): il messaggio della filosofia; dallaltro gioca di ambiguit, immagine e testo, recto e
verso. La scrittura di Envois espone gli smarrimenti e le perdite del
sistema delle poste58 e definisce la filosofia un dialogo tra fantasmi
[], la filosofia appare come una grande centrale telefonica, o meglio, una grande Posta Centrale 59.
Ma la tragedia, cos la chiama Derrida, della posta limpossibilit dellarrivo a destinazione che produce scarti molteplici (irradiazioni dello spettro), determinando leccedenza del destinatario unico
(effetti di rifrazione dellirradiazione spettrale). Si delinea una tragicit di fondo che, governata e connessa allimpossibilit di controllare la distanza, di prenderla o perderla, si impone a partire dalla stessa
natura del testo, assume levanescenza del fantasma.
Questa la tragedia (del fantasma) della metafisica, quella della
destinazione: testo o trama continuamente ritessuta di legami e nodi,
incessante circolazione di lettere, invii, riapertura senza fine del
relais, tensione al dirottamento.
La metafora della posta, cos insistente nei testi di Derrida, si impone definitivamente: inviare, affidare qualcosa alla rete delle poste,
significa abbandonarlo, rinunciare a controllarlo, consegnarlo a percorsi inconoscibili, a deviazioni e a ritardi, alla possibilit di alterarsi,
di perdersi.
La cartolina mi sembrata subito, come dire, oscena. Oscena, capisci,
in ogni suo tratto. Il tratto in se stesso indiscreto; qualunque cosa
esso tracci o rappresenti, indecente (amore mio, liberami dal tratto).
57

J. Derrida, Envois, cit., p. 209.


Cfr. M. Telmon, La differenza praticata. Saggio su Derrida, Jaca Book, Milano
1997, p. 195.
59 B. Sebaste, Il corpo del fantasma, in Spettri di Derrida, cit., p. 450.
58

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Pietro Camarda

E di questi tratti osceni ho subito avuto voglia dinnalzare un monumento, o un castello di carta, sontuoso e fragile, anche poco durevole,
anche leggero, tanto che mi stato necessario lasciarlo sovvenire talvolta per farti ridere (i migliori ricordi nostri, della mia vita cio, tra
le estasi, ci di cui sono stupidamente pi fiero, come di una grazia,
la sola, che avrei ben meritato). Lo spettacolo troppo sbalorditivo e
mi resta ancora inaccessibile. Non posso n guardare n non guardare, solamente speculare, tu diresti ancora delirare60.

I fantasmi che popolano i testi di Derrida, il suo stesso fantasma,


forniscono una testimonianza inemendabile, unindelebile traccia del
suo pensiero, segno di un suo avvenire: al suo funerale, Pierre, il figlio maggiore di Derrida, ha estratto un foglio e ha letto: Amici
miei, vi ringrazio di essere venuti. Vi ringrazio per la fortuna della
vostra amicizia. Non piangete: sorridete come avrei sorriso. Vi benedico. Vi amo. Vi sorrido, ovunque io sia. Quasi come un invio,
tanto ultimo e testamentario, quanto a-venire, le tracce di Derrida
resistono e
se la posta (tecnica, posizione, metafisica) sannuncia al primo
invio, allora non c pi LA metafisica, ecc. (tenter di dirlo una volta
ancora e altrimenti) neanche Linvio, ma degli invii senza destinazione. Poich ordinare le diverse epoche, soste, determinazioni, insomma tutta la storia dellessere, a una destinazione dellessere, forse lillusione postale pi inaudita. Non c nemmeno la posta o linvio, ci
sono le poste e gli invii 61.

La cornice che abbiamo usato per reintessere i links intra/ipertestuali della riflessione di Derrida, fagocitata da un pensiero che si
configura quindi come una rete di invii, cio come una serie di
frammenti di unesposizione ancora in corso, che consegna al lettore
la possibilit di ritesserli secondo differenti invii62.
Se la cartolina postale una sorta di lettera aperta (come tutte le lettere), si pu sempre, in tempo di pace e sotto un certo regime, tenta60

J. Derrida, Envois, cit., p. 22.


Ivi, pp. 73-74.
62 Infatti Rorty, interpretando il pensiero di Derrida, mettendo in risalto il carattere
ironico che ne contraddistingue la seconda parte, afferma che col secondo Derrida non
si sa mai cosa aspettarsi, a Derrida non interessa lo splendore del semplice ma la licenziosit dellingarbugliato, R. Rorty, La filosofia dopo la filosofia, Laterza, Roma-Bari
2008, p. 151.
61

Derrida. Un pensiero a vasto spettro

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re di renderla indecifrabile senza compromettere il suo cammino.


Indecifrabile, mia unica, alla destinataria stessa. E pertanto non ci
sono che cartoline postali, spaventoso63.

Un pensiero a vasto spettro quello di Derrida che, non potendo


essere slegato dalla simultaneit dei suoi links, fa della scrittura lo
scenario del gioco e del dramma del soggetto.
Il pensiero di Derrida, in una continua e irriducibile tensione e
ripetizione del groviglio tra teorico e pratico, rispondendo alla responsabilit del pensare, esige una singolarit insostituibile che, avvenendo in forma spettrale, rilancia il pi duno 64.

Pietro Camarda
DERRIDA. BROAD-SPECTRUM THOUGHT

Abstract
This note, starting from the text Derridas Spectra, interprets the
thought of Derrida, on the traces of the (postal) telematic network, in its
continuous and indefinable movement.
In the writing game, the telematic structure shows the movement of
search of thought in Derrida that, in its spectral working out, contemplates no destination but the articulation of its own dynamics.

63

J. Derrida, Envois, cit., p. 41.


Il sintagma plus quen, che significa letteralmente pi duno, pu essere impiegato in espressioni che intendono invece sottolineare lunicit, come ad esempio il ny
en a plus quen, che significa ne rimasto solo uno. Derrida gioca nellambiguit di
questo sintagma la compresenza di unicit e pluralit.
64

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