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AIA, Cementifici e impatti ambientali

luned 28 giugno 2010 di Erasmo Venosi

Le AIA di competenza delle regioni ammontano a


circa 7500!
Cementifici, inceneritori, discariche e altre attivit devono possedere
lAIA. I cementifici consistono in impianti che generano un
considerevole impatto sullambiente. Il combustibile utilizzato
rappresentato da carbone, coke, olio combustibile, lignite, gas e rifiuti
come gli oli esausti, i solventi organici, le pitture, le vernici, CDR, le
plastiche, le resine non clorurate, i pneumatici, le farine animali
(rapporto Cembureau).
In Italia, ci sono 64 cementifici e 29 centri di macinazione (Europa :
252 cementifici e 68 centri di macinazione). I tipi di processi utilizzati
sono per l85% a via secca e la rimanenza a via semisecca e
semiumida. Il Veneto al primo posto in Italia, con sei impianti a ciclo
completo e 5 di sola macinazione. Lindustria del cemento a elevati
consumi energetici. La parte pi importante del processo per quanto
riguarda le emissioni la cottura: la farina cruda viene messa nel
forno
rotante
e
sottoposta
a
essiccazione,preriscaldamento,calcinazione e sinterizzazione per
produrre il clinker . Le emissioni di maggior rilievo riguardano gli
ossidi di azoto, il biossido di zolfo e le polveri. Labbattimento delle
polveri perseguito da almeno cinquanta anni, quello del SO2
(biossido di zolfo) una questione specifica di ogni singolo impianto,
inoltre labbattimento dei NOx (ossidi di azoto come monossido,
protossido) rappresenta un grande problema.
Le polveri aerodisperse rappresentano lincidenza fondamentale, e
sono da considerare connesse al processo, poich sia le materie
prime, movimentate e sottoposte a fasi di frantumazione e
macinazione, sia il cemento prodotto si presentano prevalentemente
sotto forma di polveri fini e finissime. Altri inquinanti da considerare:
CO (monossido di carbonio), COV (composti organici volatili) ,
HF (acido fluoridrico), HCl (acido cloridrico), IPA (idrocarburi
policiclici aromatici), metalli come mercurio e cadmio (Hg, Cd).
Leventuale immissione di sostanze organiche contenenti cloro pu
causare la formazione di diossine e furani (PCDD e PCDF: i fattori di
1

emissione per i cementifici variano tra un minimo di 0,001


microgrammi per tonnellata di cemento prodotto a uno medio di 0,15)
allinterno o a valle del preriscaldatore. Le risultanze analitiche
indicano che i forni di cottura clinker rispettano la concentrazione
limite (10.000 miliardesimi di grammo di tossicit equivalente per un
metro cubo normalizzato di gas).
Da segnalare, inoltre, lemissione di composti ammoniacali derivante dalla
qualit delle materie prime utilizzate. Altre potenziali fonti inquinanti sono date
dai rifiuti, dai rumori e dagli odori.
Molti cementifici hanno abbattuto le emissioni attraverso luso di moderni
sistemi gravimetrici di alimentazione dei combustibili solidi, linstallazione di
raffreddatori ottimizzati, e di sistemi esperti per la gestione dellenergia
elettrica. Il problema che, per, nessun legislatore degli ultimi 20 anni ha
risolto, risiede nella normativa!

Gli impatti dipendono dalle quantit dinquinanti emessi in un arco


temporale, soprattutto se si pensa a inquinanti persistenti (metalli,
diossine). In sostanza per valutare limpatto si deve moltiplicare la
concentrazione dellinquinante per la portata. Un cementificio pu
anche superare abbondantemente i 130.000 metri cubi/ora di
gas per forno. Comodo affermare che si rispettano le concentrazioni,
omettendo di considerare la quantit dinquinanti scaricati. Il
confronto con un inceneritore pu rendere meglio lidea. Il limite
dellinceneritore di Brescia per SOx pari a 150 mg/mc, per quello
di Bolzano 50 mentre per il cementificio di Monselice 600
mg/mc; riguardo ai NOx:200 per linceneritore di Brescia, 70 per
Bolzano e 1800 il cementificio; per le Polveri: a Brescia 10 mg/mc e
il cementificio Monselice 30.
Calcolando i flussi di massa, cio moltiplicando la concentrazione per
la portata, possiamo pesare le differenze dellinquinamento
prodotto. Le portate di un cementificio sono molto pi elevate di
quelle di un inceneritore, con un conseguente superiore inquinamento.
I cementifici hanno notevoli criticit ambientali, poich caratterizzati
da imponenti flussi di massa, e non a caso sono classificati come
industrie insalubri di prima classe.
Lulteriore, estrema importanza dellAIA risiede in due importantissime
questioni, che sembrerebbero formali tecnicismi, ma che costituiscono elementi
centrali per la riduzione dellinquinamento: i cosiddetti transitori e il piano di
monitoraggio e controllo.

I transitori sono momenti anomali di funzionamento come ad esempio una


cattiva combustione evidenziata dallaumento della concentrazione di
monossido di carbonio, oppure il momento dellavvio e della fermata
dellimpianto. Non casualmente, nelle autorizzazioni alle emissioni si legge la
prescrizione: Lazienda dovr comunicare al Comune il calendario delle
fermate programmate dei forni e informare lo stesso dei motivi delle fermate
non programmate e della durata prevista, al fine di permettere agli uffici
comunali di avvisare adeguatamente la popolazione. Una cattiva combustione,
per eccesso di concentrazione di monossido di carbonio, significa pertanto
temperature nettamente inferiori ai mitici 1400 C, che sono onore e vanto
dei cementifici. In tali momenti anomali (transitori) non esistono limiti per le
emissioni che invece valgono per il normale funzionamento. NellAIA, invece,
tra le prescrizioni sinseriscono i limiti per le emissioni fuggitive, i
malfunzionamenti e larresto dellimpianto (comma 7 art 7 dlgs 59/2005).

Il Piano di Monitoraggio e Controllo costituisce la verifica della


conformit di un impianto a un paradigma normativo predeterminato.
La pianificazione dellazione di controllo consente la verifica della
conformit ai valori che caratterizzano la prestazione ambientale
dellimpianto, e alle condizioni che saranno stabilite nellAIA. La
definizione dello scopo del monitoraggio, la definizione dellintensit e
della frequenza del monitoraggio, correlata al rischio ambientale, e
lottimizzazione della scelta dei parametri consentono di controllare
limpatto ambientale dellattivit produttiva, comportano lattenzione a
tutta la catena di produzione dei dati e la codifica delle azioni di
reporting. Il registro INES (Inventario Nazionale delle Emissioni
Inquinanti e loro Sorgenti creato a seguito adempimento art 15
direttiva IPPC) consente o meglio dovrebbe consentire laccesso ai
cittadini alle informazioni e al procedimento autorizzatorio.I dati di
INES vanno convalidati da ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca
Ambientale) . I dati dellultimo anno non sono stati possibile averli
considerato che Ispra non ha convalidato ancora i dati del nuovo
registro E-PTR (European Pollution Release and Transfer Register, a
causa dellevidente azione di smobilitazione in cui versa lIstituto.
Il Piano di Risanamento e Tutela dellAria e quello delle Acque (competenza
regionale) tengono conto delle caratteristiche complessive della Regione
(regime dei venti, inversione termica, concentrazione del manifatturiero, aree
da tutelare, inquinamento complessivo etc), delle prescrizioni del Sindaco
(comma 11 art 5 Dlgs 59/2005) e dellAIA, che ha anche la finalit di
differenziare i limiti rispetto allinquinamento del territorio, e alla voglia della
Regione di produrrequalit urbana.
Connessa al problema cementificio , inoltre, la regolamentazione delle attivit
di cava, dalle quali ogni anno si estraggono tra inerti, sabbia e ghiaia, circa 142
milioni di metri cubi. I primi posti spettano a Puglia, Lombardia e Lazio che
3

estraggono la met del totale. Le Regioni ricavano poco pi di 55 milioni di


euro dai canoni di concessione, il che sorprendentemente ridicolo rispetto ai
poco meno due miliardi di euro affluiti nelle tasche dei cavatori dalla vendita.

Un caso eclatante quello della Puglia da dove si estraggono circa 25


milioni di tonnellate, con introiti per i cavatori di oltre 300 milioni di
euro e nulla versato al territorio! Siamo convinti delle ragioni
dellambientalismo, a dispetto delle sue numerosi vestali, e della
possibilit di coniugare le ragioni della tutela dei beni ambientali con
uno sviluppo economico rispettoso delle vocazioni dei territori.
http://www.agoramagazine.it/agora/AIA-Cementifici-e-impatti

ITALCEMENTI AZIENDA INSALUBRE Testo unico delle leggi sanitarie decreto


27 luglio 1934, n. 1265
Articolo 216 Le manifatture o fabbriche che producono vapori,
gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro
modo pericolose alla salute degli abitanti sono indicate in un
elenco diviso in due classi. La prima classe comprende quelle
che debbono essere isolate nelle campagne e tenute lontane
dalle abitazioni; la seconda quelle che esigono speciali cautele
per la incolumit del vicinato. Questo elenco, compilato dal
consiglio superiore di sanit, approvato dal Ministro per
l'interno , sentito il Ministro per le corporazioni , e serve di
norma per l'esecuzione delle presenti disposizioni. Le stesse
norme stabilite per la formazione dell'elenco sono seguite per
iscrivervi ogni altra fabbrica o manifattura che posteriormente
sia riconosciuta insalubre. Una industria o manifattura la quale
sia inscritta nella prima classe, pu essere
permessa nell'abitato, quante volte l'industriale che l'esercita
provi che, per l'introduzione di nuovi metodi o speciali cautele,
il suo esercizio non reca nocumento alla salute del vicinato.
Chiunque intende attivare una fabbrica o manifattura
compresa nel sopra indicato elenco, deve quindici giorni prima
darne avviso per iscritto al podest , il quale, quando lo ritenga
necessario nell'interesse della salute pubblica, pu vietarne
l'attivazione o subordinarla a determinate cautele. Il
contravventore punito con la sanzione amministrativa da lire
40.000 a lire 400.000 . Ministro della sanit. Ministro del
lavoro e previdenza sociale. Ora, Sindaco. La sanzione
4

originaria dell'ammenda stata depenalizzata dall'art. 32, l. 24


novembre 1981, n. 689. L'importo della sanzione stato cos
elevato dall'art. 114, primo comma, della citata l. 24 novembre
1981, n. 689.
CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
27 settembre 2012, n. 811
LEGITTIMAZIONE PROCESSUALE Associazioni locali Legittimazione ad impugnare atti incidenti sullambiente
Riconoscimento caso per caso Presupposti - VIA, VAS E AIA VAS e VIA Differenze Differimento della VAS alla fase
programmatoria attuativa Illegittimit BENI CULTURALI E AMBIENTALI - Piano paesistico - Assoggettabilit a VAS
Esclusione Piano paesaggistico Rapporto con gli atti di pianificazione ad incidenza territoriale Assenza di contenuti urbanistici
Impatti sullambiente Incofigurabilit Assoggettabilit a VAS Esclusione Piano paesaggistico Adozione Regione
siciliana Competenza Individuazione - Art. 144 d.lgs. n. 42/2004 Regione siciliana Procedimento di pianificazione
Disciplina regionale Partecipazione, informazione e comunicazione. (SI ringraziano gli avv.ti avv. Nicola Giudice e Alessandra
Mari per la segnalazione)

Argomento:

Giurisprudenza Sentenze per esteso massime

Autorit:

C. G. A.

Categoria:

Beni culturali ed ambientali


Legittimazione processuale
VIA VAS AIA
Provvedimento: Sentenza Numero: 811
Regione: Sicilia
Data deposito: 27/09/2012
Data emissione: 07/03/2012
Presidente: Turco
Estensore: Russo
Titolo completo:
CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA 27 settembre 2012, n. 811

CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA 27 settembre 2012, n.


811
LEGITTIMAZIONE PROCESSUALE Associazioni locali Legittimazione ad impugnare atti incidenti sullambiente
Riconoscimento caso per caso Presupposti.

Il giudice pu riconoscere, caso per caso, la legittimazione ad impugnare atti amministrativi incidenti sull'ambiente ad associazioni
locali (indipendentemente dalla loro natura giuridica), purch perseguano statutariamente in modo non occasionale obiettivi di tutela
ambientale ed abbiano un adeguato grado di rappresentativit e stabilit in un'area di afferenza ricollegabile alla zona in cui situato
il bene a fruizione collettiva che si assume leso (arg. ex Cons. St., VI, 23 maggio 2011 n. 3107; cfr. pure id., V, 22 marzo 2012 n.
1640, per le associazioni non riconosciute e sui criteri che esse devono simultaneamente soddisfare per vedersi riconosciuta la
legittimazione).

(Riforma TAR Sicilia - Catania (sez. I) n. 2146 del 2011) - Pres. Turco, Est. Russo Legambiente comitato regionale ONLUS (avv.ti
Giudice e Giuliani) c. Comune di Ragusa (avv. Frediani)

VIA, VAS E AIA VAS e VIA Differenze Differimento della VAS alla fase programmatoria attuativa Illegittimit.

La VAS, nella sua definizione posta dalla dir. n. 42/2001/CE, volta a garantire che gli effetti sull'ambiente di determinati piani e
programmi siano considerati durante l'elaborazione e prima dell'adozione degli stessi. Tanto al fine danticipare nella fase di
pianificazione e programmazione quella valutazione di compatibilit ambientale che, se effettuata, come avviene per la VIA, sulle
singole realizzazioni progettuali, non consentirebbe di compiere un'effettiva valutazione comparativa (cfr. la deliberazione della
Giunta regionale siciliana 10 giugno 2009 n. 200 che, in applicazione dellart. 59, c. 1 della l. reg. Sic. 14 maggio 2009 n. 6, fissa il
modello metodologico procedurale per la VAS di piani e programmi nella Regione siciliana, replicando tal quale lart. 6 del Dlg
152/2006). La VAS, a differenza della VIA che interviene per progetti singoli e puntiformi, ai sensi dellart. 4, c. 3, II per. del Dlg
152/2006 attiene invece al momento programmatorio. Sicch la sua eventuale mancanza o il differimento dellaccertamento di
compatibilit solo alla fase attuativa toglierebbero al soggetto programmatore la possibilit in concreto di disporre di soluzioni
alternative per la localizzazione degli insediamenti e, in generale, per stabilire, nella prospettiva dello sviluppo sostenibile (art. 4, c.
4, lett. a), le modalit di utilizzazione del territorio.

(Riforma TAR Sicilia - Catania (sez. I) n. 2146 del 2011) - Pres. Turco, Est. Russo Legambiente comitato regionale ONLUS (avv.ti
Giudice
e
Giuliani)
c.
Comune
di
Ragusa
(avv.
Frediani)
VIA, VAS E AIA - BENI CULTURALI E AMBIENTALI Piano paesistico - Assoggettabilit a VAS Esclusione.

Il piano paesistico, pur senza dubbio essendo uno strumento di programmazione, non soggiace a VAS, non perch sia, o non, fuori
dal campo di applicazione della relativa disciplina, ma solo perch esso fissa il parametro di validit e di validazione di tutti i piani e
programmi che devono esser sottoposti alla VAS stessa, essendo a loro volta obbligati dalla legge a proporre soluzioni di sviluppo
sostenibile a salvaguardia dellambiente e del patrimonio culturale.
(Riforma TAR Sicilia - Catania (sez. I) n. 2146 del 2011) - Pres. Turco, Est. Russo Legambiente comitato regionale ONLUS (avv.ti
Giudice
e
Giuliani)
c.
Comune
di
Ragusa
(avv.
Frediani)
BENI CULTURALI E AMBIENTALI Piano paesaggistico Rapporto con gli atti di pianificazione ad incidenza
territoriale.

Ai fini della tutela essenziale di tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici prevalgono sul quelle contenute negli atti
di pianificazione ad incidenza territoriale, previsti dalle normative di settore, compresi quelli degli enti gestori di aree protette. Le
norme di piano non sono pertanto soltanto il metro per la valutazione e per la conformazione dei piani e programmi di governo del
territorio e delle relative attivit desecuzione, come ben evincesi, daltro canto dagli artt. 146 e ss. del Dlg 42/2004, sulla vigilanza
ed i controlli per le vicende inerenti ai beni culturali e del paesaggio. Esse costituiscono altres, perch lo dice lart. 143, c. 1, lett. g) e
h), il metodo per lindividuazione sia degli interventi (di competenza operativa comunque altrui) di recupero e riqualificazione delle
aree compromesse o degradate, sia delle misure necessarie per il corretto inserimento, nel contesto paesaggistico, degli interventi di
trasformazione del territorio per lo sviluppo sostenibile delle aree coinvolte. Pertanto, le norme di piano di per s sole non servono,
quand'anche abbiano contenuti ulteriori a quelli minimi posti dallart. 143, c. 1, a porre regole esecutive dirette di gestione
territoriale.

(Riforma TAR Sicilia - Catania (sez. I) n. 2146 del 2011) - Pres. Turco, Est. Russo Legambiente comitato regionale ONLUS (avv.ti
Giudice
e
Giuliani)
c.
Comune
di
Ragusa
(avv.
Frediani)
VIA, VAS E AIA - BENI CULTURALI E AMBIENTALI Piano paesistico Assenza di contenuti urbanistici Impatti
sullambiente Incofigurabilit Assoggettabilit a VAS Esclusione.

Il tipo di prescrizione proprio di un piano paesistico assai differente dal contenuto d uno strumento urbanistico, essendo volto non
gi al dimensionamento dei nuovi interventi, quanto alla valutazione ex ante della loro tipologia ed incidenza qualitativa. Sicch, un
piano privo di contenuti urbanistici non assoggettato a VAS, perch non determina alcun impatto sull ambiente (anzi, lo protegge).

(Riforma TAR Sicilia - Catania (sez. I) n. 2146 del 2011) - Pres. Turco, Est. Russo Legambiente comitato regionale ONLUS (avv.ti
Giudice
e
Giuliani)
c.
Comune
di
Ragusa
(avv.
Frediani)

BENI CULTURALI E AMBIENTALI Piano paesaggistico Adozione Regione siciliana Competenza Individuazione.

La competenza ad adottare il piano paesaggistico, nella regione Siciliana, dell'Assessore del ramo, chiarissimo essendo sul punto
lart. 2 della l. reg. Sic. 15 maggio 2000 n. 10, il quale lascia s ai dirigenti lemanazione dei provvedimenti ad efficacia verso terzi,
ma non anche degli atti generali ed a contenuto pianificatorio.

(Riforma TAR Sicilia - Catania (sez. I) n. 2146 del 2011) - Pres. Turco, Est. Russo Legambiente comitato regionale ONLUS (avv.ti
Giudice
e
Giuliani)
c.
Comune
di
Ragusa
(avv.
Frediani)
BENI CULTURALI E AMBIENTALI Piano paesaggistico Art. 144 d.lgs. n. 42/2004 Regione siciliana Procedimento di
pianificazione Disciplina regionale Partecipazione, informazione e comunicazione.

La Regione siciliana non ha tuttora disciplinato, come prescrive lart. 144, c. 1, del Dlg 42/2004, mediante apposite norme di legge i
procedimenti di pianificazione paesaggistica, se del caso anche con forme ulteriori di partecipazione, informazione e comunicazione.
Pertanto, restano tuttora in vigore le norme ex artt. 23 e 24 del citato RD 1357/1940 come specificamente impone lart. 158 del Dlg
42/2004, integrate, ai fini partecipativi, dalle norme generali della l. 7 agosto 1990 n. 241. Siffatta partecipazione, con la relativa
pubblicit, in assenza del definitivo recepimento in Sicilia del citato art. 144, sinvera nelle forme ordinarie del RD 1357/1940 e della
l. 241/1990 e senza che ci trasmuti in qualsivoglia forma di codecisione con i soggetti coinvolti, nei limiti posti dalla stessa Regione
con il decreto assessorile n. 5820 dell8 maggio 2002. Il criterio di sufficienza della partecipazione va quindi valutato in con-creto,
ossia in relazione sia alla concertazione istituzionale di cui allart. 5, c. 5 del D.A. 5820/2002, sia alle occasioni effettive in cui i
soggetti medesimi abbiano potuto manifestare il proprio avviso alla P.A. procedente.
(Riforma TAR Sicilia - Catania (sez. I) n. 2146 del 2011) - Pres. Turco, Est. Russo Legambiente comitato regionale ONLUS (avv.ti
Giudice e Giuliani) c. Comune di Ragusa (avv. Frediani)

CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA 27 settembre 2012, n.


811

N. 811/12 Reg.Sent.
NN. 1154
1206 Reg.Ric.
ANNO 2011
N. 84 Reg.Ric.
ANNO 2012
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale ha pronunciato la seguente

SENTENZA SUI RICORSI RIUNITI IN APPELLO

n. 1154/2011, proposto dallAssociazione LEGAMBIENTE - Comitato regionale ONLUS, con sede in Palermo, in persona del legale
rappre-sentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Corrado V. Giuliano e Nicola Giudice ed elettivamente domiciliata
in Pa-lermo, via M. DAzeglio n. 27/c; n. 1206/2011, proposto dallASSESSORATO REGIONALE DEI BENI CULTURALI E
DELLIDENTIT SICILIANA, in persona del sig. Assessore pro tempore e dalla SOPRINTENDENZA AI BB. CC. AA. per la
provincia di Ragusa, in persona del Soprindente pro tempore, rappresentati e difesi ope legis dall'Avvocatura distrettuale dello Stato
di Palermo, domiciliataria; e n. 84/ 2012, proposto dallAssociazione nazionale Italia Nostra ONLUS, con sede in Roma, in persona
del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Corrado V. Giuliano e Nicola Giudice, come sopra
elettivamente domiciliata in Palermo,

contro

- il COMUNE DI RAGUSA, in persona del sig. Sindaco pro tempore, appellato, rappresentato e difeso dallavv. Angelo Frediani ed
eletti-vamente domiciliato in Palermo, via E. Amari n. 76, presso lo studio dellavv. Gullo

nei

confronti

- della PROVINCIA REGIONALE DI RAGUSA, in persona del Pre-sidente pro tempore, interventrice ad opponendum,
rappresentata e difesa dallavv. Salvatore Mezzasalma ed elettivamente domiciliata in Palermo, presso la Segreteria di questo
Consiglio,
- del COMUNE DI COMISO, in persona del sig. Sindaco pro tempore, interventore ad opponendum, rappresentato e difeso dagli
avvocati Giovanni Distefano ed Alessandra Leonardi ed elettivamente domici-liato in Palermo, piazzale Ungheria n. 84, presso lo
studio
dellavv.
Gambino,
- del COMUNE DI GIARRATANA, del COMUNE DI SCICLI, del COMUNE DI POZZALLO, del COMUNE DI MODICA e del
CO-MUNE DI CHIARAMONTE GULFI, in persona dei rispettivi sigg. Sindaci pro tempore, non costituiti nel presente giudizio e
- del Circolo Il Carrubo Legambiente Ragusa, dellAssociazione na-zionale Italia Nostra ONLUS, del Movimento di tutela Terre
d'O-riente ONLUS e dellAssociazione Circolo Legambiente Il Melo-grano, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro
tempore, non costituiti nel presente giudizio;

per la riforma

della sentenza del TAR Sicilia - Catania (sez. I) n. 2146 del 2011, resa tra le parti;

Visti i ricorsi con i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune appellato e gli atti dintervento meglio indicati in premessa
Visti gli atti tutti della causa;

Relatore alla pubblica udienza del 7 marzo 2012 il Cons. dott. Silvestro Maria Russo e uditi altres, per le parti costituite, gli avvocati
Giudice, Frediani (anche per delega dellavv. Leonardi) e Mezzasalma e l'Avvocato dello Stato Tutino;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

FATTO

DIRITTO

1. Con decreto n. 1767 del 10 agosto 2010, lAssessore regiona-le dei bb.cc. e dellidentit siciliana ha approvato la proposta di piano paesaggistico per il territorio provinciale di Ragusa, relativamente agli ambiti nn. 15), 16) e 17) della Regione siciliana.
Al riguardo e curata la pubblicazione della proposta di piano presso lalbo pretorio di tutti i Comuni coinvolti, stato previsto un
termine di tre mesi per la presentazione, alla competente Soprintendenza ai bb.cc.aa. o allAssessorato regionale dei bb.cc., di
osservazioni al relativo contenuto. Lart. 9 delle NTA del piano ha stabilito altres che, a decorrere dalla pubblicazione di esso,
non sono consentiti per gli immobili o nelle aree degli Ambiti 15, 16 e 17 ricadenti nella provincia di Ragusa definiti dall'art. 134 del
Codice interventi in contrasto con le prescrizioni di tutela per essi previsti nel Piano stesso.

2. Avverso il piano allora insorto innanzi al TAR Catania, con il ricorso n. 2701/2011, il Comune di Ragusa, ritenendo il relativo
contenuto gi immediatamente lesivo a causa del vincolo apposto su una rilevante parte del territorio comunale. Al riguardo, il
Comune ricorrente ha dedotto in punto di diritto sette articolati mezzi d'impugnazione e, in particolare, quello della violazione degli
artt. 11 e 21 del Dlg 3 aprile 2006 n. 152, giacch il piano paesistico adottato non fu preceduto dalla valutazione ambientale
strategicaVAS di cui alla dir. n. 2001/ 42/CE del 27 giugno 2001.

Ladito TAR, con la sentenza n. 2146 del 1 settembre 2011, ha accolto la pretesa attorea, appunto sotto il profilo dellomessa VAS
sul piano impugnato, che non ne escluso ai sensi dellart. 6, c. 4 del Dlg 152/2006.

Il TAR afferma al riguardo che la VAS, essendo uno strumento di tutela dellambiente, va svolta per legge ogni qual volta i piani
abbiano impatti significativi sull'ambiente e sul patrimonio culturale. N impatto significativo solo quello caratterizzato da
connotazioni negative, in termini di alterazioni delle valenze ambientali, ma quello indicato nellart. 5, c. 1, lett. c), laddove
definisce impatto ambientale ogni alterazione qualitativa e/o quantitativa, diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine,
permanente e temporanea, singola e cumulativa, POSITIVA e negativa dell'ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori
antropici, naturalistici.

3. Appella allora (ricorso n. 1154/2011) in primo luogo l'Asso-ciazione LEGAMBIENTE - Comitato regionale ONLUS, con sede
in Palermo.

Il Sodalizio appellante deduce anzitutto lerronea interpretazione resa dal TAR sulla necessit della VAS per un piano, qual quello
in esame, di per s preordinato alla tutela paesaggistico ambientale e privo di uneffettiva incidenza urbanistica perch meramente
dichiarativo e riassuntivo di vincoli gi vigenti ed efficaci. Tanto a differenza di quanto invece previsto per quelli di cui allart. 6, c.
2, lett. a) del Dlg 152/2006 (quando, cio, essi siano preordinati a progetti obbligatoriamente soggetti a VIA statale o regionale), o di
cui alla successiva lett. b) (quando possano avere impatti sulle finalit di conservazione di zone di protezione speciale per la fauna
avicola selvatica o di siti classificati dimportanza comunitaria). Lappellante si duole altres della violazione dellart. 11 del Dlg
152/2006, laddove il TAR annulla detto piano che ancora soltanto adottato ed il cui procedimento approvativo non concluso,
mentre la norma impone la VAS entro la conclusione definitiva dei piani cui essa si applica. Lappellante, che contesta la sentenza
per il riferimento allart. 14 del Dlg 152/2006 a suo dire superfluo, trattandosi dun piano che non soggiace a VAS, segnala la
necessit dun rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia UE in or-dine al significato di impatto qualificato che la sentenza
propugna anche per gli effetti positivi sullambiente promananti dal piano, al fi- ne di dirimere ogni contrasto interpretativo sul
disposto dellart. 5, c. 1, lett. c) del Dlg 152/2006 o di questo con la dir. n. 2001/42/CE.

Appellano inoltre (ricorso n. 1206/2011), con il patrocinio ex lege dellAvvocatura erariale, le Amministrazioni emananti e
soccombenti in primo grado, che contestano la sentenza impugnata anzitutto per non aver dichiarato inammissibile il ricorso di primo
grado per difetto dellinteresse azionato dal Comune sotto vari profili e, nel merito, per lassenza dei presupposti in ordine
allassoggettabilit a VAS del piano de quo.

Appella infine (ricorso n. 84/2012) lAssociazione nazionale Ita-lia Nostra ONLUS, con sede in Roma, che deduce lerroneit della
sentenza appellata sotto il profilo della non soggezione del piano impugnato alla procedura di VAS.
S costituito in giudizio lappellato Comune di Ragusa, eccepen-do: A) linammissibilit del ricorso n. 1154/2011, per difetto di
legittimazione del Sodalizio appellante, poich esso una mera articolazione territoriale di unassociazione nazionale, quella s
legittimata ai sensi dellart. 18 della l. 8 luglio 1986 n. 349); B) la piena sussistenza del proprio interesse allimpugnazione di primo
grado, avendo agito per la salvaguardia dellintegrit del suo territorio e delle relative potest di governo e gestione; C) nel merito,
linfondatezza di tutte tre gli appelli in esame. Il Comune appellato ripropone pure i cinque motivi del ricorso di primo grado
dichiarati assorbiti dal TAR.

Interviene ad opponendum la Provincia regionale di Ragusa, che conclude per linammissibilit degli appelli in epigrafe per carenza
d interesse (essendo intervenute altre sentenze del TAR Catania sul medesimo piano, ancorch su ricorsi proposti da altri soggetti,
pubblici e privati), per lassenza di contraddittorio integro nel presente giudizio e, nel merito, per linfondatezza degli appelli stessi.
Anche il Comune di Comiso (RG) s costituito in giudizio per opporsi allappello delle Amministrazioni regionali (ricorso n.
1206/2011), concludendo per il rigetto di questo.

Alla pubblica udienza del 7 marzo 2012, su conforme richiesta delle parti costituite, i tre appelli in epigrafe sono congiuntamente
assunti in decisione dal Collegio.

4.1. Ai sensi dellart. 96, c. 1, c.p.a., i tre appelli in epigrafe, es-sendo stati proposti tutti avverso la medesima sentenza del TAR
Catania n. 1246/2011, vanno riuniti e qui contestualmente decisi.

4.2. Va poi respinta leccezione di difetto di legittimazione atti-va, relativamente al ricorso n. 1154/2011, riscontrata in capo
allAssociazione LEGAMBIENTE - Comitato regionale ONLUS per-ch essa l'articolazione territoriale dun sodalizio nazionale,
quello s legittimato ai sensi degli artt. 13 e 18 della l. 349/1986.

Al riguardo, non sfugge certo al Collegio l'avviso della prevalente giurisprudenza sullo specifico punto (cfr., per tutti, Cons. St., IV,
16 giugno 2011 n. 3662), in virt della quale siffatta speciale legittima-zione processuale ex lege va intesa come rigorosamente

circoscritta alle sole associazioni riconosciute ai sensi dell'art. 13 della l. 349/ 1986. In tal senso, non sarebbe possibile attribuire una
legittimazione de facto a qualsiasi soggetto collettivo, ancorch dimostrasse di possedere determinati requisiti in termini di
radicamento sul territorio.

Non v dubbio che detta legittimazione discenda dall'intervento del legislatore, preordinato appunto a colmare il deficit di tutela
degli interessi diffusi grazie al riconoscimemento che il citato art. 13 opera in capo alle associazioni medesime. V, per, spazio ad
un diverso approccio a tal questione: invero, tal speciale legittimazione non pu essere estesa sic et simpliciter anche a soggetti
estranei al regime di cui al medesimo art. 13, ma essa non esclude di per s sola altri tipi di legittimazione ad agire in ambito
territoriale ben circoscritto. E ci soprattutto a favore di meri comitati spontanei che si costituiscano al precipuo scopo di proteggere
l'ambiente, la salute e/o la qualit della vita delle popolazioni residenti su tale circoscritto territorio, oppure di quelle articolazioni
territoriali di sodalizi nazionali che svolgano in ambito locale tali compiti. Altrimenti opinando, le localit e le relative popolazioni,
interessate da minacce alla salute pubblica o all'ambiente in un ambito locale circoscritto, non avrebbero autonoma protezione, in
caso dinerzia delle associazioni ambientaliste espressamente legittimate per legge.

Questo Giudice ha quindi titolo per riconoscere, caso per caso, la legittimazione ad impugnare atti amministrativi incidenti
sull'ambiente ad associazioni locali (indipendentemente dalla loro natura giuridica), purch perseguano statutariamente in modo non
occasionale obiettivi di tutela ambientale ed abbiano un adeguato grado di rappresentativit e stabilit in un'area di afferenza
ricollegabile alla zona in cui situato il bene a fruizione collettiva che si assume leso (arg. ex Cons. St., VI, 23 maggio 2011 n. 3107;
cfr. pure id., V, 22 marzo 2012 n. 1640, per le associazioni non riconosciute e sui criteri che esse devono simultaneamente soddisfare
per vedersi riconosciuta la legittimazione).

La serena lettura della documentazione depositata dal Sodalizio appellante in data 19 gennaio 2012 permette al Collegio di verificare
come esso possieda i requisiti in parola, ossia: a) il perseguimento della tutela ambientale in modo non occasionale e per espressa
previsione dello statuto; b) il godimento dun adeguato grado di rappresentativit e stabilit nellarea ricollegabile alla zona in cui si
trova il bene ambientale che si presume leso. In particolare, il Sodalizio ha una capacit operativa statutaria sufficientemente
stabilizzata nel territorio siciliano; persegue stabilmente i fini di tutela ambientale in via d'azione ai sensi dellart. 2, VIII per. dello
statuto sociale; effettua studi e ricerche sui reperti darte e di cultura, nonch su molteplici aspetti della natura in Sicilia. appena da
soggiungere che, per prevalente giurisprudenza, se gi la legittimazione speciale ex art. 18 della l. 349/1986 non limitata ai soli
aspetti di tutela del danno ambientale, a pi forte ragione quella generale a garanzia degli interessi diffusi, di cui test il Collegio si
sta occupando, non sconta limitazioni di sorta.

4.3. Neppure convince leccezione dinammissibilit dei ricorsi in epigrafe, sollevata dalla Provincia interventrice perch pendono
alquanti appelli avverso altre statuizioni del TAR Catania sul medesimo piano paesistico. Tali cause, in particolare, proprio quelle
indicate dall'interventrice e per vero proposte da altri soggetti, anche privati e su altri aspetti di tale piano, sono stati chiamati e
discussi allodierna udienza pubblica, onde sul punto nulla quaestio.

Del pari, non si procede all'invocata (dalla medesima Provincia) integrazione del contraddittorio processuale, perch questo gi
completo per ci che attiene al presente giudizio, mentre i soggetti indicati da tale P.A. sono parti nelle altre cause chiamate
allodierna udienza pubblica, sicch superflua la loro presenza in questa sede.

5. Nel merito, gli appelli in epigrafe sono fondati e vanno accol-ti, con contestuale rigetto delle domande del Comune appellato
assorbite dal TAR e qui riproposte ai sensi dellart. 101, c. 2, c.p.a.

6.1. Oggetto del contendere in primo luogo la necessit ex lege, o meno (per gli appellanti), di sottoporre a VAS il piano
paesistico per cui causa.

Per il TAR, invero, esso un piano che, non essendo indicato tra quelli che lart. 6, c. 4 del Dlg 152/2006 espressamente esclude,
certo preordinato a dettare un quadro conoscitivo e una normativa di riferimento, eminentemente conservativa dei valori
paesaggistici. Tuttavia, esso serve anche alla rivisitazione critica del rapporto tra pianificazione paesistica e governo del
territorio, onde riguarda la pianificazione territoriale ed incide sullambiente. Esso, quindi, rientra nelle definizioni ex art. 6, c. 1
del Dlg 152/2006 ed art. 3, 2, lett. a) della dir. n. 2001/42/CE e, come tale, non pu presindere dalla previa VAS secondo quanto
cos impongono il considerato n. 14) e l art. 4, 1 della direttiva, a pena di svuotarne di senso lo scopo.
Ora, non dura fatica il Collegio ad intendere la VAS, nella sua de-finizione posta dalla dir. n. 42/2001/CE, come volta a garantire che
gli effetti sull'ambiente di determinati piani e programmi siano consi-derati durante l'elaborazione e prima dell'adozione degli stessi.
Tanto al fine danticipare nella fase di pianificazione e programmazione quella valutazione di compatibilit ambientale che, se
effettuata, come avviene per la VIA, sulle singole realizzazioni progettuali, non consentirebbe di compiere un'effettiva valutazione
comparativa. In senso simile s'esprime la deliberazione della Giunta regionale siciliana 10 giugno 2009 n. 200 che, in applicazione

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dellart. 59, c. 1 della l. reg. Sic. 14 maggio 2009 n. 6, fissa il modello metodologico procedurale per la VAS di piani e programmi
nella Regione siciliana, alluopo replicando tal quale lart. 6 del Dlg 152/2006.

La VAS, a differenza della VIA che interviene per progetti singoli e puntiformi, ai sensi dellart. 4, c. 3, II per. del Dlg 152/2006
attiene invece al momento programmatorio, p. es., del territorio. Sicch la sua eventuale mancanza o il differimento
dellaccertamento di compatibilit solo alla fase attuativa toglierebbero al soggetto pro-grammatore la possibilit in concreto di
disporre di soluzioni alternative per la localizzazione degli insediamenti e, in generale, per stabilire, nella prospettiva dello sviluppo
sostenibile (art. 4, c. 4, lett. a), le modalit di utilizzazione (tanto per restare nel predetto esempio) del territorio.
Reputa nondimeno il Collegio che la sentenza appellata muova da un fraintendimento di fondo proprio sul senso delle norme
regolatrici della VAS, applicata al piano paesistico de quo, pi che sulla funzione di essa, come test brevemente descritta.

6.2. In particolare e gi solo a volersi soffermare sul solo da-to testuale, lart. 6, c. 1 del Dlg 152/2006 stabilisce che la VAS
riguarda i piani e i programmi che possono avere impatti significativi sull'ambiente e sul patrimonio culturale.
Questultimo va inteso, in base alla specifica regola di cui al pre-cedente art. 5, c. 1, lett. d), come l'insieme costituito dai beni
cul-turali e dai beni paesaggistici in conformit al disposto di cui all'articolo 2, comma 1 del Dlg 22 gennaio 2004 n. 42. Detta
disposizione indica che il patrimonio de quo costituito, oltre che dai beni culturali propriamente detti, anche dai beni paesaggistici,
ossia dagli immobili e le aree indicati all'articolo 134, costi-tuenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed
estetici del territorio, ossia gli immobili ed aree di notevole interesse pubblico ex art. 136 e le aree protette ex lege di cui al
successivo art. 142.

Dal canto suo, il combinato disposto degli artt. 135 e 143 del me-desimo decreto n. 42, fissa le regole ed il contenuto essenziale dei
piani paesistici e, in particolare, la ricognizione del territorio oggetto di pianificazione (mediante l'analisi delle sue caratteristiche
paesaggistiche, impresse da natura, storia e loro interrelazioni) e degli immobili ed aree di notevole interesse pubblico e delle aree
protette. In particolare, lart. 135, c. 1 fa riferimento alla necessit dassicurare che tutto il territorio sia adeguatamente
conosciuto, salvaguardato, pianificato e gestito in ragione dei differenti valori espressi dai diversi contesti che lo costituiscono. La
norma esprime una complessiva esigenza di conoscenza e di articolate modalit di gestione del territorio nella sua ineludibile
correlazione con il paesaggio (arg. ex Cons. St., VI, 30 dicembre 2001 n. 7004).

Essa, per, non comporta necessariamente l'assoggettamento a re-gime vincolistico di tutto il territorio, come risulta chiaramente dall'art. 143. In virt di questultimo, la ricognizione del territorio il presupposto per gli interventi differenziati, per aree e modalit
dazione amministrativa, inclusa la disciplina atta ad assicurare altres lo sviluppo sostenibile delle aree interessate merc la
trasformazione del territorio stesso. Lart. 143 quindi disciplina, quale metodo della tutela, lanalisi delle dinamiche di trasformazione
del territorio per individuarne i fattori di rischio e gli elementi di vulnerabilit del paesaggio, l'individuazione degli interventi di
recupero e riqualificazione di aree molto compromesse o degradate e di quelli di valorizzazione compatibili con le esigenze della
tutela e altres l'individuazione delle misure necessarie per il corretto inserimento, nel contesto paesaggistico, degli interventi di
trasformazione del territorio, per appunto realizzare uno sviluppo sostenibile. Finalit del piano quindi indicare linsieme
coordinato dei parametri di tutela e salvaguardia dei valori paesistico-ambientali delle zone dinteresse paesaggistico, conformando a
s tutti gli usi, pianificati e/o programmati, quelluso del territorio che intercetti beni o contesti sensibili.
La norma, in ultima analisi, impone usi coerenti con lo sviluppo sostenibile che, come si vede, lo stesso scopo cui risponde la VAS
ai sensi del combinato disposto dellart. 1 della dir. n. 2001/42/CE e del citato art. 6, c. 1 del Dlg 152/2006. E ci a maggior ragione
se si tien presente che, in virt del richiamo del considerato n. 10) e dellart. 3, 2 della direttiva alle regole della dir. n. 85/337/CEE
(applicabile ratione temporis alla vicenda in esame) in tema dimpatto ambientale, a questi ultimi fini pure il patrimonio culturale
oggetto di tutela diretta, ai fini VIA, dalla normativa comunitaria.

Da ci discende che il piano paesistico, pur senza dubbio essendo uno strumento di programmazione, non soggiace a VAS, non
perch sia, o non, fuori dal campo di applicazione della relativa disciplina, ma solo perch esso fissa il parametro di validit e di
validazione di tutti i piani e programmi che devono esser sottoposti alla VAS stessa, essendo a loro volta obbligati dalla legge a
proporre
soluzioni
di
sviluppo
sostenibile
a
salvaguardia
dellambiente
e
del
patrimonio
culturale.
Non a caso, gi da tempo era jus receptum come il contenuto degli strumenti urbanistici fosse conformato dai vincoli paesaggistici
indicati nel relativo piano, donde lillegittimit dogni assetto del territorio che risultasse incompatibile con detti vincoli. Ai piani
paesistici devoluta la funzione di dettare norme minime, non derogabili da ogni vicenda di gestione del territorio di qualsiasi livello,
a salvaguardia dei beni vincolati e con riferimento a qualsiasi attivit umana pur diversa da quella puramente urbanistico-edilizia.
Oggid lart. 145, c. 3 prevede espressamente che le previsioni dei piani paesaggistici ex artt. 143 e 156 non sono derogabili da
parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico, sono cogenti per gli strumenti urbanistici..., sono
immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente (col) contenute, stabiliscono norme di salvaguardia
applicabili in attesa dell'adeguamento degli strumenti urbanistici e sono...vincolanti per gli interventi settoriali .
Ai fini della tutela essenziale di tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici prevalgono sul quelle contenute negli atti
di pianificazione ad incidenza territoriale, previsti dalle normative di settore, compresi quelli degli enti gestori di aree pro-tette.
Se ci ha un senso, recte un significato giuridico cogente e concreto, allora le norme di piano non sono soltanto il metro per la
valutazione e per la conformazione dei piani e programmi di governo del territorio e delle relative attivit desecuzione, come ben
evincesi, daltro canto, proprio dagli artt. 146 e ss. del Dlg 42/2004, sulla vigilanza ed i controlli per le vicende inerenti ai beni
culturali e del paesaggio. Esse costituiscono altres, perch lo dice lart. 143, c. 1, lett. g) e h), il metodo per lindividuazione sia degli

11

interventi (di competenza operativa comunque altrui) di recupero e riqualificazione delle aree compromesse o degradate, sia delle
misure necessarie per il corretto inserimento, nel contesto paesaggistico, degli interventi di trasformazione del territorio per lo
sviluppo sostenibile delle aree coinvolte.

6.3. Pertanto, le norme di piano di per s sole non servono, quand'anche abbiano contenuti ulteriori a quelli minimi posti dallart.
143, c. 1, a porre regole esecutive dirette di gestione territoriale.

N va sottaciuto come ogni successivo intervento o programmatorio, o esecutivo soggiaccia pur sempre sia al controllo di
compatibilit paesaggistica, sia alla ex lege equiordinata valutazione, a seconda dei contesti, ambientale strategica o dimpatto
ambientale, s da integrarne le tutele. solo da soggiungere a tal ultimo riguardo che, in base alle competenze esclusive ex art. 14
dello Statuto, la Regione siciliana abilitata a procedere in via autonoma alla redazione dei piani paesistici con contenuto di tutela
ambientale ai sensi del ripetuto art. 143, c. 2, I per., cos risolvendo in radice ogni questione sulla tutela congiunta di tutti i valori
sottesi allart. 9 Cost.

Il TAR sostiene il contrario, partendo dalla, per vero pi enfatica che sostanziosa, affermazione della relazione tecnica del piano
stesso, secondo cui questo imperniato sulla rivisitazione critica del rapporto tra pianificazione paesistica e governo del
territorio.
Mancano nondimeno, nellappellata sentenza ed oltre tal passag-gio, elementi probanti da cui inferire la significativa incidenza del
piano impugnato sullambiente, s da doverlo sottoporre sicuramente alla VAS. A parte ci, in realt la chiave di lettura di tale frase
va ricercata nellart. 135, c. 4 del Dlg 42/2004. Invero, alluopo tale disposizione d facolt al piano dindividuare le linee di
sviluppo urbanistico ed edilizio, in funzione della loro compatibilit con i diversi valori paesaggistici riconosciuti e tutelati, con
particolare attenzione alla salvaguardia dei paesaggi rurali e dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO.
Tanto non volendo considerare che il piano in s, ma anche tal norma da sola non sono suscettibili desaurire interamente ogni
verifica di garanzia dell'interesse paesaggistico la quale, per forza di cose, va implementata in sede di controllo sul progetto
singolo o sul piano territoriale, n si risolve in una meccanica e mera verifica di corrispondenza tra questi ed i principi di tutela
(arg. ex Cons. St., VI, 18 gennaio 2012 n. 173), sicch questi costituiscono le linee-guida per gli apprezzamenti di tipo qualitativo e
riferiti ai valori tutelati con il vincolo.

Dal che limpossibilit di dedurre dalla predetta frase un senso pi che solo programmatorio di piani o interventi altrui sul territorio,
qualora intercettino tali valori tutelati e per il cui governo occorre metter in campo gli accertamenti qualitativi di compatibilit e
ambientale e paesaggistica.

6.4. Ma quandanche si volesse accedere alla tesi propugnata dal Giudice di prime cure, rettamente gli appellanti ne contestano la
soggezione ineluttabile ed in ogni caso del piano impugnato a VAS.

Ora, non qui in discussione il concetto, chiaro in giurisprudenza, che i piani paesaggistici regionali, ben lungi dal limitarsi ad una
funzione solo ricognitiva dei beni paesaggistici individuati ex lege, adempiono un ruolo autonomo dindividuazione dei beni stessi, s
da poter direttamente qualificare come beni paesaggistici aree ulteriori rispetto a quelle dichiarate tali in via amministrativa o ex lege,
purch con un valore specifico da tutelare (cfr., da ultimo, Cons. St., IV, 16 aprile 2012 n. 2188). N sfugge al Collegio di
riconoscere come i piani paesistici abbiano assunto nel tempo una portata territoriale e qualitativa via via pi ampia.
Come s visto, la legge ha affidato ad essi il compito di dettare una specifica normativa duso e di valorizzazione ambientale si tutto
il territorio coinvolto e per mezzo duna pluralit di strumenti di tutela, s da pervenire ad una protezione combinata e congiunta
dogni aspetto del territorio e ciascuno per le proprie essenza e specificit. Il Dlg 42/2004 ha portato a compimento tal processo di
metodi della regolazione, che trovarono il primo punto di coagulo negli artt. 1 e 1-bis del DL 27 giugno 1985 n. 312 (convertito, con
modificazioni, dalla l. l. 8 agosto 1985 n. 431). Gi in queste norme della c.d. legge Galasso si vede il superamento d'ogni
pregressa equivalenza tra paesaggio e bellezze naturali, nonch l'affermarsi duna pi compiuta e totalizzante nozione di paesaggio,
inteso sia come forma del paese (creato dall'azione cosciente e sistematica della comunit che vi insediata: ambiente costruito),
sia come ambiente naturale. Con il Codice del 2004 la tutela del paesaggio ha assunto una portata generale e comunque una decisiva
prevalenza di valore rispetto alla pianificazione urbanistica, sullintero territorio, venendo quindi a disciplinare anche immobili non
soggetti a vincolo paesaggistico. Tanto, com noto, anche in osservanza degli impegni assunti dalla Repubblica con la convenzione
europea del paesaggio (conclusa a Firenze il 20 ottobre 2000 ed entrata in vigore in Italia nel settembre 2006).
Se questo vero, parimenti indubbio il permanere, nell'ordina-mento positivo (art. 135, c. 1, I per. del Dlg 42/2004) della
distinzione tra piani paesaggistici meri (ossia quelli un tempo regolati dallart. 5 della l. 29 giugno 1939 n. 1497 e dagli artt. 23 e
24 del RD 3 giugno 1940 n. 357) e piani urbanistico-territoriali, che si suole assimilare ai piani territoriali di coordinamento
previsti dall'art. 5 della l. 17 agosto 1942 n. 1150 (l. urb.).

Ebbene, non avrebbero potuto il Comune di Ragusa, nel suo ricorso introduttivo, n tampoco il Giudice di prime cure prescindere da
tal distinzione, o dal contenuto del piano impugnato in quella sede, al fine di verificarne in che cosa mai incidesse sul territorio a
guisa di vero e proprio piano urbanistico e compromettesse valori ambientali.

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Per meglio dire, il ricorso di primo grado (cfr. il VI motivo, pagg. 18/22) censura il contenuto di alcuni articoli delle NTA del piano,
sotto il profilo della grave contraddittoriet e dellillogicit del relativo contenuto. Nondimeno, tali contestate prescrizioni fissano
stringenti regole non sulla costruzione, ma sui limiti di compatibilit di talune strutture agricole a forte impatto in aree sensibili,
secondo valutazioni tecnico-discrezionali non manifestamente arbitrarie o irrazionali. In tal senso, daltronde, il TAR s pronunziato
in termini sfavorevoli alla tesi del Comune appellato. A parte ci, pi in generale noto (cfr., per tutti, Cons. St., VI, 12 gennaio
2011 n. 110) che gi il tipo di prescrizione proprio di un piano paesistico assai differente dal contenuto d uno strumento
urbanistico, essendo volto non gi al dimensionamento dei nuovi interventi, quanto alla valutazione ex ante della loro tipologia ed
incidenza qualitativa. Sicch le predette doglianze, sebbene per vero inducano lattivit costruttiva nel settore agricolo alla
deconcentrazione delle strutture dalle aree sensibili, non colgono nel segno n in s nel senso che non dimostrano levidente
irrazionalit, ma anzi appalesano un metodo rigoroso e dinamico di tutela dellambiente e del paesaggio (soprattutto in caso di
dismissione di colture agricole, ecc.), n quale sintomo dello straripamento del contenuto del piano dal senso dellart. 143 del Dlg
42/2004. Se, quindi, il piano paesistico-territoriale ha solo (ovviamente, nel senso spiegato dianzi) una funzione conservativa degli
ambienti reputati meritevoli di tutela, a pi forte ragione ci si riscontra in quelli che riepilogano, organizzano e chiariscono i vincoli
finora esistenti nel territorio considerato.

Non spetta al Collegio, non essendo argomento dedotto in ap-pello, discettare sullavviso dellAssessorato regionale territorio ed
ambiente, nel parere prot. 22864 del 1 aprile 2010 reso nei confronti dell'Assessorato ai bb.cc., in ordine alla soggezione a VAS di
quelle parti d un piano paesistico-territoriale che abbia eventualmente aspetti urbanistici. Ci che rileva, invece e cos condividendo
lavviso degli appellanti e dello stesso Assessorato, che un piano privo di tal contenuto non assoggettato a VAS, perch non
determina alcun impatto sull ambiente (anzi, lo protegge).

Del pari, va condiviso il parere dellUfficio legislativo e legale della Regione, racchiuso nella nota prot. n. 1827.195.11.2009 del 21
gennaio 2010, pagg. 9 e ss. (in atti). LUffico parte dalla disamina dell'art. 6, commi 1 e 2 del Dlg 152/2006 e, con molta lealt, si
mostra consapevole della prassi esistente in altre Regioni circa la soggezione a VAS dei piani paesistici. Nondimeno, afferma che
questi ultimi hanno una fisionomia del tutto differente da ogni strumento urbanistico e, quindi, il loro contenuto serve a garantire, non
ad alterare gli equilibri ambientali della zona considerata. Il predetto parere afferma perci un principio di diritto, propugnato peraltro
dagli appellanti, per cui i piani de quibus, non abilitando alla realizzazione di progetti nel territorio, non rientrano nel campo di
applicazione della VAS, nel senso spiegato dal Collegio nei paragrafi di cui sopra.

6.5. Inoltre, non basta predicare la sicura assoggettabilit tout court del piano paesistico a VAS, in base al mero dato testuale, il
quale, d'altronde, si riferisce agli impatti significativi, tali anzitutto essendo quelli determinati da piani e programmi che, nei settori
indicati dall'art. 3, 1) della dir. n. 2001/42/CE, intervengano per la realizzazione di progetti elencati negli allegati II, III e IV del Dlg
152/2006.
In questi casi e per i piani ed i programmi che gli Stati membri in-dividuano bisognosi di VAS (cfr. art. 6, c. 3-bis del Dlg 152/2006),
a tutto concedere ed ai sensi dellart. 6, c. 1, in tanto la soggezione a VAS si verificher, in quanto tale piano attinga la soglia
dellimpatto
significativo
sull'ambiente,
cosa,
questa,
di
cui
la
sentenza
appellante
non
fa
cenno.
N si pu aggirare tal ostacolo logico-argomentativo grazie solo al riferimento, che la sentenza compie, alla definizione dimpatto
ambientale di cui al precedente art. 5, c. 1, lett. c) e, in particolare, all'alterazione positiva dell'ambiente. Si deve concordare con la
tesi degli appellanti secondo la quale la norma si riferisce, in base alla serena sua lettura e nelluso quasi incalzante degli aggettivi del
sostantivo alterazione. Se, quindi, la norma associa allimpatto ambientale il concetto di alterazione (ossia quello dellaltro da
s, dellalterit degenerata, della modificazione, del turbamento), allora sfugge la ragione della necessit della VAS nei casi, quali
quelli indicati dal piano paesistico, di modificazioni s, ma positive, anzi delevazione del livello, singolo e/o complessivo, della
protezione ambientale. A ben vedere, lalterazione positiva ha un significato diverso da quello accolto dal TAR: essa non corrisponde
alla cennata vicenda di miglioramento della tutela o di pi rigorosa salvaguardia dei valori ambientali, ma vuol indicare le condotte
commissive attive il cui effetto pur sempre pregiudizievole nei riguardi di questi ul-timi.

7. Il Comune appellato, che non ha proposto impugnazione incidentale autonoma sul rigetto del VI motivo del ricorso di primo
grado, replica in questa sede le doglianze assorbite dal TAR.

Ebbene, quanto alla dedotta violazione dellart. 2 della l. reg. Sic. 15 maggio 2000 n. 10 ed incompetenza, la questione del tutto
spe-ciosa. Invero, la competenza ad adottare il piano de quo dell'Asses-sore del ramo, chiarissima essendo sul punto la norma, la
quale lascia s ai dirigenti lemanazione dei provvedimenti ad efficacia verso terzi, ma non anche degli atti generali ed a contenuto
pianificatorio. Sicch lapposizione della sottoscrizione dei dirigenti di settore, in calce al decreto dadozione, del piano vicenda in
s inidonea a modificare l' assetto delle attribuzioni poste al riguardo dalla legge, o ad ingenerare confusioni sulleffettiva
imputazione soggettiva dellatto, che peraltro facilmente evincibile dal contesto di questultimo.
Neppure convince la pretesa violazione degli artt. 139 e 144 del Dlg 42/2004 e delle regole di pubblicit.
Ora, la Regione siciliana non ha tuttora disciplinato, come prescrive il medesimo art. 144, c. 1, II per., mediante apposite norme di
legge i procedimenti di pianificazione paesaggistica, se del caso anche con forme ulteriori di partecipazione, informazione e

13

comunicazione. Pertanto, fino a quel momento, restano tuttora in vigore le norme ex artt. 23 e 24 del citato RD 1357/1940 come
specificamente impone lart. 158 del Dlg 42/2004, integrate, ai fini partecipativi, dalle norme generali della l. 7 agosto 1990 n. 241.
soltanto da precisare che siffatta partecipazione, con la relativa pubblicit, in assenza del definitivo recepimento in Sicilia del citato
art. 144, sinvera nelle forme ordinarie del RD 1357/1940 e della l. 241/1990 e senza che ci trasmuti in qualsivoglia forma di
codecisione con i soggetti coinvolti, nei limiti posti dalla stessa Regione con il decreto assessorile n. 5820 dell8 maggio 2002. Il
criterio di sufficienza della partecipazione va quindi valutato in con-creto, ossia in relazione sia alla concertazione istituzionale di cui
allart. 5, c. 5 del D.A. 5820/2002, sia alle occasioni effettive in cui i soggetti medesimi abbiano potuto manifestare il proprio avviso
alla P.A. procedente. La mancanza dellart. 144, nella specie e ben lungi dal trasformare ci in un error in procedendo, ha indotto
anzi l'Assessorato, mutuando alluopo la procedura dallart. 139 per la dichiarazione di notevole interesse, ad assicurare un adeguato
coinvolgimento concertativo (non codecisorio, ovvio) dei soggetti stessi attraverso la duplice fase della previa adozione e della
definitiva approvazione del piano a seguito degli avvisi espressi da questi ultimi.
Il Comune appellato se ne duole, ma non dimostra quale procedura alternativa allart. 144 sarebbe potuta esser pi congrua, n
tampoco in che cosa si sia sostanziato il mancato apporto partecipativo a causa di quella adoperata dellAssessorato.
Il Comune contesta poi la scala cartografica (1:50.000) scelta dall Assessorato medesimo per la redazione delle carte allegate al
piano. Il Comune ritiene, perch troppo elevata, inidonea la scala adottata dall Assessorato a garantire lesatta rappresentazione e
delimitazione dei beni, specialmente dove ricada la linea di confine tra le aree interessate dai vari livelli di tutela ed al riguardo
colorate in modo differente. In realt, il Comune si riferisce alle sole tavole generali, afferenti al piano adottato, per cui, in sede
dapprovazione di questo, si potr avere una cartografia che, con maggior dettaglio, rappresenti pi in particolare (ossia, con una pi
immediatamente percepibile indicazione, rispetto ai limiti delle particelle coinvolte) landamento delle linee di confine tra le aree
stesse.
Infine, lamenta il Comune appellato che leffetto conformativo del piano impugnato, per quanto concerne larea di massima
protezione, si riverberi con un vincolo dinedificabilit (art. 20 delle NTA) sulle zone E (rurali) di PRG, per le quali la legge ammette
invece la realizzabilit di case rurali case rurali ed insediamenti produttivi sul fondo. Il motivo malamente riproposto, perch non
indica a quali norme legislative regionali si faccia riferimento, tant che questultimo sevince solo dalla lettura del ricorso di primo
grado, che riguarda appunto la violazione dellart. 22 della l.r. 27 dicembre 1978 n. 71 e dellart. 15 della l. r. 12 giugno 1976 n. 78.
Ebbene, quanto al primo aspetto, l'effetto conformativo del piano prevale ex lege su ogni diversa previsione degli strumenti
urbanistici, mentre gli insediamenti indicati nel citato art. 22, il cui regime gi in s molto rigoroso, vanno valutati in base al
precedente art. 1, lett. c), cio nel senso che la loro ammissibilit legittimamente subordinata alla valorizzazione ed alla
salvaguardia del patrimonio naturale e dellambiente. In ordine, poi, al secondo aspetto, solo da rammentare che il piano fissa, con
volizione della Regione che ne fa pieno recepimento, lampiezza dellarea di protezione della fascia costiera in perfetta coerenza con
lart. 142, c. 1, lett. A) del Dlg 42/2004.

8. In definitiva, gli appelli qui riuniti vanno accolti, ma la com-plessit della controversia e giusti motivi suggeriscono la compensazione integrale, tra tutte le parti, delle spese del presente giudizio

P. Q. M.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando e previa loro
riu-nione, accoglie gli appelli in epigrafe e, in parziale riforma della sen-tenza impugnata, rigetta integralmente il ricorso di primo
grado, pro-posto dal Comune di Ragusa.
Spese compensate.
Ordina all'Autorit amministrativa deseguire la presente sentenza.
Cos deciso in Palermo il 7 marzo 2012 dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, in
camera di consiglio, con l'intervento dei Signori: Paolo Turco, Presi-dente, Antonino Anastasi, Silvestro Maria Russo (est.),
Giuseppe Mi-neo, Alessandro Corbino, Componenti.

F.to Paolo Turco, Presidente

F.to Silvestro Maria Russo, Estensore

Depositata in Segreteria
27 settembre 2012
http://www.ambientediritto.it/home/giurisprudenza/consiglio-di-giustizia-amministrativa-la-regione-siciliana-%E2%80%93-27settembre-2012-n-811

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TITOLO III-BIS LAUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE


Articolo 29-quater Procedura per il rilascio dellautorizzazione integrata ambientale
1. Per gli impianti di competenza statale la domanda e presentata allautorita competente per
mezzo di procedure telematiche, con il formato e le modalita stabiliti con il decreto di cui
allarticolo 29-duodecies, comma 2.
2. Lautorita competente individua gli uffici presso i quali sono depositati i documenti e gli atti
inerenti il procedimento, al fine della consultazione del pubblico.
3. Lautorita competente, entro trenta giorni dal ricevimento della domanda ovvero, in caso di
riesame ai sensi dellarticolo 29-octies, comma 4, contestualmente allavvio del relativo
procedimento, comunica al gestore la data di avvio del procedimento ai sensi dellart. 7 della
legge 7 agosto 1990, n. 241, e la sede degli uffici di cui al comma 2. Entro il termine di
quindici giorni dalla data di ricevimento della comunicazione il gestore provvede a sua cura e
sue spese alla pubblicazione su un quotidiano a diffusione provinciale o regionale, ovvero a
diffusione nazionale nel caso di progetti che ricadono nellambito della competenza dello
Stato, di un annuncio contenente lindicazione della localizzazione dellimpianto e del proprio
nominativo, nonche gli uffici individuati ai sensi del comma 2 ove e possibile prendere
visione degli atti e trasmettere le osservazioni. Tali forme di pubblicita tengono luogo delle
comunicazioni di cui allarticolo 7 ed ai commi 3 e 4 dellarticolo 8 della legge 7 agosto 1990, n.
241. Le informazioni pubblicate dal gestore ai sensi del presente comma sono altresi
pubblicate dallautorita competente nel proprio sito web. E in ogni caso garantita lunicita
della pubblicazione per gli impianti di cui al titolo III della parte seconda del presente decreto.
4. Entro trenta giorni dalla data di pubblicazione dellannuncio di cui al comma 3, i soggetti
interessati possono presentare in forma scritta, allautorita competente, osservazioni sulla
domanda.
5. La convocazione da parte dellautorita competente, ai fini del rilascio dellautorizzazione
integrata ambientale, di apposita conferenza di servizi, alla quale sono invitate le
amministrazioni competenti in materia ambientale e comunque, nel caso di impianti di
competenza statale, i Ministeri dellinterno, del lavoro e delle politiche sociali, della salute e
dello sviluppo economico, oltre al soggetto richiedente lautorizzazione, ha luogo ai sensi
degli articoli 14, 14-ter, commi da 1 a 3 e da 6 a 9, e 14-quater della legge 7 agosto 1990, n.
241, e successive modificazioni.
7. Nellambito della Conferenza dei servizi di cui al comma 5, vengono acquisite le prescrizioni
del sindaco di cui agli articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, nonche il
parere dellIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale per gli impianti di
competenza statale o delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dellambiente per
quanto riguarda il monitoraggio ed il controllo degli impianti e delle emissioni nellambiente.
In presenza di circostanze intervenute successivamente al rilascio dellautorizzazione di cui al
presente titolo, il sindaco, qualora lo ritenga necessario nellinteresse della salute pubblica,
puo chiedere allautorita competente di verificare la necessita di riesaminare
lautorizzazione rilasciata, ai sensi dellarticolo 29-octies.
8. Nellambito della Conferenza dei servizi, lautorita competente puo richiedere integrazioni
alla documentazione, anche al fine di valutare la applicabilita di specifiche misure alternative
o aggiuntive, indicando il termine massimo non superiore a novanta giorni per la
presentazione della documentazione integrativa. In tal caso, il termine di cui al comma 9 resta
sospeso fino alla presentazione della documentazione integrativa.
9. Salvo quanto diversamente concordato, la Conferenza dei servizi di cui al comma 5 deve
concludersi entro sessanta giorni dalla data di scadenza del termine previsto dal comma 4 per
la presentazione delle osservazioni.
15

10.Lautorita competente esprime le proprie determinazioni sulla domanda di autorizzazione


integrata ambientale comunque entro centocinquanta giorni dalla presentazione della
domanda, ovvero, nel caso di cui al comma 8, entro centottanta giorni dalla presentazione
della domanda. La tutela avverso il silenzio dellAmministrazione e disciplinata dalle
disposizioni generali del processo amministrativo.
11.Le autorizzazioni integrate ambientali, rilasciate ai sensi del presente decreto, sostituiscono ad
ogni effetto le autorizzazioni riportate nellelenco dellallegato IX, secondo le modalita e gli
effetti previsti dalle relative norme settoriali. In particolare le autorizzazioni integrate ambientali
sostituiscono la comunicazione di cui allarticolo 216, ferma restando la possibilita di
utilizzare successivamente le procedure semplificate previste dal capo V.
12.Ogni autorizzazione integrata ambientale deve includere le modalita previste dal presente
decreto per la protezione dellambiente, nonche lindicazione delle autorizzazioni sostituite.
13.Copia dellautorizzazione integrata ambientale e di qualsiasi suo successivo aggiornamento,
e messa a disposizione del pubblico, presso lufficio di cui al comma 2. Presso il medesimo
ufficio sono inoltre rese disponibili informazioni relative alla partecipazione del pubblico al
procedimento.
14.Lautorita competente puo sottrarre allaccesso le informazioni, in particolare quelle relative
agli impianti militari di produzione di esplosivi di cui al punto 4.6 dellallegato VIII, qualora
cio si renda necessario per lesigenza di salvaguardare ai sensi dellarticolo 24, comma 6,
lettera a), della legge 7 agosto 1990, n. 241, e relative norme di attuazione, la sicurezza
pubblica o la difesa nazionale. Lautorita competente puo inoltre sottrarre allaccesso
informazioni non riguardanti le emissioni dellimpianto nellambiente, per ragioni di tutela
della proprieta intellettuale o di riservatezza industriale, commerciale o personale.
15.In considerazione del particolare e rilevante impatto ambientale, della complessita e del
preminente interesse nazionale dellimpianto, nel rispetto delle disposizioni del presente
decreto, possono essere conclusi, dintesa tra lo Stato, le regioni, le province e i comuni
territorialmente competenti e i gestori, specifici accordi, al fine di garantire, in conformita
con gli interessi fondamentali della collettivita, larmonizzazione tra lo sviluppo del sistema
produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali. In tali casi
lautoritacompetente, fatto comunque salvo quanto previsto al comma 12, assicura il
necessario coordinamento tra lattuazione dellaccordo e la
procedura di rilascio
dellautorizzazione integrata ambientale. Nei casi disciplinati dal presente comma i termini di
cui al comma sono raddoppiati.))
Articolo 29-quinquies ((Indirizzi per garantire luniforme applicazione sul territorio
nazionale
1. Con uno o piu decreti del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro
dellambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri dello sviluppo
economico e del lavoro, della salute e delle politiche sociali e dintesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, possono essere emanati indirizzi per garantire luniforme applicazione delle
disposizioni del presente titolo da parte delle autorita competenti.))
Articolo 29-sexies Autorizzazione integrata ambientale
1. Lautorizzazione integrata ambientale rilasciata ai sensi del presente decreto deve includere
tutte le misure necessarie per soddisfare i requisiti di cui agli articoli 6, comma 15, e 29septies, al fine di conseguire un livello elevato di protezione dellambiente nel suo complesso.
Lautorizzazione integrata ambientale di attivita regolamentate dal decreto legislativo 4
aprile 2006, n. 216, contiene valori limite per le emissioni dirette di gas serra, di cui allallegato
16

B del medesimo decreto, solo quando cio risulti indispensabile per evitare un rilevante
inquinamento locale.
2. In caso di nuovo impianto o di modifica sostanziale, se sottoposti alla normativa in materia di
valutazione dimpatto ambientale, si applicano le disposizioni di cui allart. 10 del presente
decreto.
3. Lautorizzazione integrata ambientale deve includere valori limite di emissione fissati per le
sostanze inquinanti, in particolare quelle elencate nellallegato X, che possono essere emesse
dallimpianto interessato in quantita significativa, in considerazione della loro natura, e delle
loro potenzialita di trasferimento dellinquinamento da un elemento ambientale allaltro,
acqua, aria e suolo, nonche i valori limite ai sensi della vigente normativa in materia di
inquinamento acustico. I valori limite di emissione fissati nelle autorizzazioni integrate non
possono comunque essere meno rigorosi di quelli fissati dalla normativa vigente nel territorio
in cui e ubicato limpianto. Se necessario, lautorizzazione integrata ambientale contiene
ulteriori disposizioni che garantiscono la protezione del suolo e delle acque sotterranee, le
opportune disposizioni per la gestione dei rifiuti prodotti dallimpianto e per la riduzione
dellinquinamento acustico. Se del caso, i valori limite di emissione possono essere integrati o
sostituiti con parametri o misure tecniche equivalenti. Per gli impianti di cui al punto 6.6
dellallegato VIII, i valori limite di emissione o i parametri o le misure tecniche equivalenti
tengono conto delle modalita pratiche adatte a tali categorie di impianti.
4. Fatto salvo larticolo 29-septies, i valori limite di emissione, i parametri e le misure tecniche
equivalenti di cui ai commi precedenti fanno riferimento allapplicazione delle migliori
tecniche disponibili, senza lobbligo di utilizzare una tecnica o una tecnologia specifica,
tenendo conto delle caratteristiche tecniche dellimpianto in questione, della sua ubicazione
geografica e delle condizioni locali dellambiente. In tutti i casi, le condizioni di
autorizzazione prevedono disposizioni per ridurre al minimo linquinamento a grande distanza o
attraverso le frontiere e garantiscono un elevato livello di protezione dellambiente nel suo
complesso.
5. Lautorita competente rilascia lautorizzazione integrata ambientale osservando quanto
specificato nellarticolo 29-bis, commi 1, 2 e 3. In mancanza delle linee guida di cui
allarticolo 29-bis, comma 1, lautorita competente rilascia comunque lautorizzazione
integrata ambientale tenendo conto di quanto previsto nellallegato XI.
6. Lautorizzazione integrata ambientale contiene gli opportuni requisiti di controllo delle
emissioni, che specificano, in conformita a quanto disposto dalla vigente normativa in
materia ambientale e nel rispetto delle linee guida di cui allarticolo 29-bis, comma 1, la
metodologia e la frequenza di misurazione, la relativa procedura di valutazione, nonche
lobbligo di comunicare allautorita competente i dati necessari per verificarne la conformita
alle condizioni di autorizzazione ambientale integrata ed allautorita competente e ai comuni
interessati i dati relativi ai controlli delle emissioni richiesti dallautorizzazione integrata
ambientale. Tra i requisiti di controllo, lautorizzazione stabilisce in particolare, nel rispetto delle
linee guida di cui allarticolo 29-bis, comma 1, e del decreto di cui allarticolo 33, comma 1,
le modalita e la frequenza dei controlli programmati di cui allarticolo 29-decies, comma 3.
Per gli impianti di cui al punto 6.6 dellallegato VIII, quanto previsto dal presente comma
puo tenere conto dei costi e benefici. Per gli impianti di competenza statale le comunicazioni
di cui al presente comma sono trasmesse per il tramite dellIstituto Superiore per la Protezione
e la Ricerca Ambientale.
7. Lautorizzazione integrata ambientale contiene le misure relative alle condizioni diverse da
quelle di normale esercizio, in particolare per le fasi di avvio e di arresto dellimpianto, per le
emissioni fuggitive, per i malfunzionamenti, e per larresto definitivo dellimpianto.
8. Per gli impianti assoggettati al decreto legislativo del 17 agosto 1999, n. 334, lautorita
competente ai sensi di tale decreto trasmette allautorita competente per il rilascio
dellautorizzazione integrata ambientale i provvedimenti adottati, le cui prescrizioni ai fini della
17

sicurezza e della prevenzione dei rischi di incidenti rilevanti sono riportate nella
autorizzazione. In caso di decorrenza dei termine stabilito dallarticolo 29-quater, comma 10,
senza che le suddette prescrizioni siano pervenute, lautorita competente rilascia
lautorizzazione integrata ambientale e provvede ad integrarne il contenuto, una volta
concluso il procedimento ai sensi del decreto legislativo del 17 agosto 1999, n. 334.
9. Lautorizzazione integrata ambientale puo contenere altre condizioni specifiche ai fini del
presente decreto, giudicate opportune dallautorita competente. Le disposizioni di cui al
successivo art. 29-nonies non si applicano alle modifiche necessarie per adeguare la funzionalita
degli impianti alle prescrizioni dellautorizzazione integrata ambientale.))
Articolo 29-septies Migliori tecniche disponibili e norme di qualita ambientale
1. Se, a seguito di una valutazione dellautorita competente, che tenga conto di tutte le
emissioni coinvolte, risulta necessario applicare ad impianti, localizzati in una determinata
area, misure piu rigorose di quelle ottenibili con le migliori tecniche disponibili, al fine di
assicurare in tale area il rispetto delle norme di qualita ambientale, lautorita competente
puo prescrivere nelle autorizzazioni integrate ambientali misure supplementari particolari
piu rigorose, fatte salve le altre misure che possono essere adottate per rispettare le norme di
qualita ambientale.
Articolo 29-octies Rinnovo e riesame
1. Lautorita competente rinnova ogni cinque anni lautorizzazione integrata ambientale, o
lautorizzazione avente valore di autorizzazione integrata ambientale che non prevede un
rinnovo periodico, confermando o aggiornando le relative condizioni, a partire dalla data di
rilascio dellautorizzazione. A tale fine, sei mesi prima della scadenza, il gestore invia
allautorita competente una domanda di rinnovo, corredata da una relazione contenente un
aggiornamento delle informazioni di cui allarticolo 29-ter, comma 1. Alla domanda si applica
quanto previsto dallarticolo 29-ter, comma
3. Lautorita competente si esprime nei successivi centocinquanta giorni con la procedura
prevista dallarticolo 29-quater, commi da 5 a 9. Fino alla pronuncia dellautorita
competente, il gestore continua lattivita sulla base della precedente autorizzazione.
2. Nel caso di un impianto che, allatto del rilascio dellautorizzazione di cui allarticolo 29quater, risulti registrato ai sensi del regolamento (CE) n. 761/2001, il rinnovo di cui al comma
1 e effettuato ogni otto anni. Se la registrazione ai sensi del predetto regolamento e
successiva allautorizzazione di cui allarticolo 29-quater, il rinnovo di detta autorizzazione e
effettuato ogni otto anni a partire dal primo successivo rinnovo.
3. Nel caso di un impianto che, allatto del rilascio dellautorizzazione di cui allarticolo 29quater, risulti certificato secondo la norma UNI EN ISO 14001, il rinnovo di cui al comma 1
e effettuato ogni sei anni. Se la certificazione ai sensi della predetta norma e successiva
allautorizzazione di cui allarticolo 29-quater, il rinnovo di detta autorizzazione e effettuato
ogni sei anni a partire dal primo successivo rinnovo.
4. Il riesame e effettuato dallautorita competente, anche su proposta delle amministrazioni
competenti in materia ambientale, comunque quando:
a) linquinamento provocato dallimpianto e tale da rendere necessaria la revisione dei valori
limite di emissione fissati nellautorizzazione o linserimento in questultima di nuovi
valori limite;
b) le migliori tecniche disponibili hanno subito modifiche sostanziali, che consentono una
notevole riduzione delle emissioni senza imporre costi eccessivi;
c) la sicurezza di esercizio del processo o dellattivita richiede limpiego di altre tecniche;
d) nuove disposizioni legislative comunitarie o nazionali lo esigono.
18

5. In caso di rinnovo o di riesame dellautorizzazione, lautorita competente puo consentire


deroghe temporanee ai requisiti ivi fissati ai sensi dellarticolo 29-sexies, comma 4, se un piano
di ammodernamento da essa approvato assicura il rispetto di detti requisiti entro un termine di
sei mesi, e se il progetto determina una riduzione dellinquinamento.
6. Per gli impianti di cui al punto 6.6 dellallegato VIII, il rinnovo di cui al comma 1 e effettuato
ogni dieci anni.
Articolo 29-nonies ((Modifica degli impianti o variazione del gestore
1. Il gestore comunica allautorita competente le modifiche progettate dellimpianto, come
definite dallarticolo 5, comma 1, lettera l). Lautorita competente, ove lo ritenga
necessario, aggiorna lautorizzazione integrata ambientale o le relative condizioni, ovvero,
se rileva che le modifiche progettate sono sostanziali ai sensi dellarticolo 5, comma 1,
lettera l-bis), ne da notizia al gestore entro sessanta giorni dal ricevimento della
comunicazione ai fini degli adempimenti di cui al comma 2 de presente articolo. Decorso
tale termine, il gestore puo procedere alla realizzazione delle modifiche comunicate.
2. Nel caso in cui le modifiche progettate, ad avviso del gestore o a seguito della
comunicazione di cui al comma 1, risultino sostanziali, il gestore invia allautorita
competente una nuova domanda di autorizzazione corredata da una relazione contenente
un aggiornamento delle informazioni di cui allarticolo 29-ter, commi 1 e 2. Si applica
quanto previsto dagli articoli 29-ter e 29-quater in quanto compatibile.
3. Agli aggiornamenti delle autorizzazioni o delle relative prescrizioni di cui al comma 1 e
alle autorizzazioni rilasciate ai sensi del comma 2 si applica il disposto dellarticolo 29octies, comma 5, e dellarticolo 29-quater, comma 15.
4. Nel caso in cui intervengano variazioni nella titolarita della gestione dellimpianto, il
vecchio gestore e il nuovo gestore ne danno comunicazione entro trenta giorni
allautorita competente, anche nelle forme dellautocertificazione.))
Articolo 29-decies Rispetto delle condizioni dellautorizzazione integrata ambientale
1. Il gestore, prima di dare attuazione a quanto previsto dallautorizzazione integrata ambientale,
ne da comunicazione allautorita competente.((Per gli impianti localizzati in mare, lIstituto
superiore per la protezione e la ricerca ambientale esegue i controlli di cui al comma 3,
coordinandosi con gli uffici di vigilanza del Ministero dello sviluppo economico.))
2. A far data dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 1, il gestore trasmette
allautorita competente e ai comuni interessati i dati relativi ai controlli delle emissioni richiesti
dallautorizzazione integrata ambientale, secondo modalita e frequenze stabilite
nellautorizzazione stessa. Lautorita competente provvede a mettere tali dati a disposizione del
pubblico tramite gli uffici individuati ai sensi dellarticolo 29-quater, comma 3.
3. LIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, per impianti di competenza
statale, o le agenzie regionali e provinciali per la protezione dellambiente, negli altri casi,
accertano, secondo quanto previsto e programmato nellautorizzazione ai sensi dellarticolo 29sexies, comma 6 e con oneri a carico del gestore:
a) il rispetto delle condizioni dellautorizzazione integrata ambientale;
b) la regolarita dei controlli a carico del gestore, con particolare riferimento alla regolarita
delle misure e dei dispositivi di prevenzione dellinquinamento nonche al rispetto dei
valori limite di emissione;
c) che il gestore abbia ottemperato ai propri obblighi di comunicazione e in particolare che
abbia informato lautorita competente regolarmente e, in caso di inconvenienti o incidenti
19

che influiscano in modo significativo sullambiente, tempestivamente dei risultati della


sorveglianza delle emissioni del proprio impianto.
4. Ferme restando le misure di controllo di cui al comma 3, lautorita competente, nellambito
delle disponibilita finanziarie del proprio bilancio destinate allo scopo, puo disporre ispezioni
straordinarie sugli impianti autorizzati ai sensi del presente decreto.
5. Al fine di consentire le attivita di cui ai commi 3 e 4, il gestore deve fornire tutta lassistenza
necessaria per lo svolgimento di qualsiasi verifica tecnica relativa allimpianto, per prelevare
campioni e per raccogliere qualsiasi informazione necessaria ai fini
del presente decreto.
6. Gli esiti dei controlli e delle ispezioni sono comunicati allautorita competente ed al gestore
indicando le situazioni di mancato rispetto delle prescrizioni di cui al comma 3, lettere a), b)
e c), e proponendo le misure da adottare.
7. Ogni organo che svolge attivita di vigilanza, controllo, ispezione e monitoraggio su impianti che
svolgono attivita di cui agli allegati VIII e XII, e che abbia acquisito informazioni in
materia ambientale rilevanti ai fini dellapplicazione del presente decreto, comunica tali
informazioni, ivi comprese le eventuali notizie di reato, anche allautorita competente.
8. I risultati del controllo delle emissioni, richiesti dalle condizioni dellautorizzazione integrata
ambientale e in possesso dellautorita competente, devono essere messi a disposizione del
pubblico, tramite lufficio individuato allarticolo 29-quater, comma 3, nel rispetto di quanto
previsto dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195.
9. In caso di inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie, o di esercizio in assenza di
autorizzazione, lautorita competente procede secondo la gravita delle infrazioni:
a) alla diffida, assegnando un termine entro il quale devono essere eliminate le irregolarita;
b) alla diffida e contestuale sospensione dellattivita autorizzata per un tempo determinato,
ove si manifestino situazioni di pericolo per lambiente;
c) alla revoca dellautorizzazione integrata ambientale e alla chiusura dellimpianto, in caso
di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida e in caso di reiterate
violazioni che determinino situazioni di pericolo e di danno per lambiente.
10. In caso di inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie, lautorita competente, ove si
manifestino situazioni di pericolo o di danno per la salute, ne da comunicazione al
sindaco ai fini dellassunzione delle eventuali misure ai sensi dellarticolo 217 del regio
decreto 27 luglio 1934, n. 1265.
11. LIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale esegue i controlli di cui al comma
3 anche avvalendosi delle agenzie regionali e provinciali per la protezione dellambiente
territorialmente competenti, nel rispetto di quanto disposto allarticolo 03, comm 5, del
decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496, convertito, con modificazioni, dalla legge 21
gennaio 1994, n. 61.
Articolo 29-undecies Inventario delle principali emissioni e loro fonti
1. I gestori degli impianti di cui allallegato VIII trasmettono allautorita competente e al
Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare, per il tramite dellIstituto Superiore
per la Protezione e la Ricerca Ambientale, entro il 30 aprile di ogni anno, i dati caratteristici relativi
alle emissioni in aria, acqua e suolo dellanno precedente.
2. Con decreto del Ministro dellambiente e della tutela del territorio e del mare, in conformita a
quanto previsto dalla Commissione europea, sentita la Conferenza unificata istituita ai sensi del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono apportate modifiche ai dati e al formato della
comunicazione di cui al decreto dello stesso Ministro 23 novembre 2001, attuativo dellarticolo 10,
comma 2, del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 372. 3. LIstituto Superiore per la Protezione e
la Ricerca Ambientale elabora i dati di cui al comma 1 e li trasmette allautorita competente e al
20

Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare anche per linvio alla Commissione
europea. 4. Il Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare e lIstituto Superiore
per la Protezione e la Ricerca Ambientale assicurano, nel rispetto del decreto legislativo 19 agosto
2005, n. 195, laccesso del pubblico ai dati di cui al comma 1 e alle successive elaborazioni.))
Articolo 29-duodecies Comunicazioni
1. Le autorita competenti comunicano al Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del
mare, con cadenza annuale, i dati concernenti le domande ricevute, le autorizzazioni rilasciate ed i
successivi aggiornamenti, dintesa con la Conferenza unificata istituita ai sensi del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nonche un rapporto sulle situazioni di mancato rispetto delle
prescrizioni della autorizzazione integrata ambientale.
2. Le domande relative agli impianti di competenza statale di cui allarticolo 29-quater, comma 1, i
dati di cui al comma 1 del presente articolo e quelli di cui ai commi 6 e 7 dellarticolo 29-decies,
sono trasmessi al Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare, per il tramite
dellIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, secondo il formato e le modalita
di cui al decreto dello stesso Ministro 7 febbraio 2007.))
Articolo 29-terdecies Scambio di informazioni
1. Le autorita competenti trasmettono al Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del
mare, per il tramite dellIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale , ogni tre anni,
entro il 30 aprile, una comunicazione relativa allapplicazione del presente titolo, ed in particolare ai
valori limite di emissione applicati agli impianti di cui allallegato VIII e alle migliori tecniche
disponibili su cui detti valori si basano, sulla base dellapposito formulario adottato con decreto del
Ministro dellambiente e della tutela del territorio e del mare del 24 luglio 2009.
2. Il Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare predispone e invia alla
Commissione europea una relazione sullattuazione della direttiva 2008/1/CE e sulla sua efficacia
rispetto ad altri strumenti comunitari di protezione dellambiente, sulla base del questionario,
stabilito con decisione 2006/194/UE del 2 marzo 2006 della Commissione europea, e successive
modificazioni, redatto a norma degli articoli 5 e 6 della direttiva 91/692/CEE.
3. Il Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare, di intesa con il Ministero dello
sviluppo economico, con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministero della
salute e con la Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281, provvede ad assicurare la partecipazione dellItalia allo scambio di informazioni organizzato
dalla Commissione europea relativamente alle migliori tecniche disponibili e al loro sviluppo,
nonche alle relative prescrizioni in materia di controllo, e a rendere accessibili i risultati di tale
scambio di informazioni. Le modalita di tale partecipazione, in particolare, dovranno consentire il
coinvolgimento delle autorita competenti in tutte le fasi ascendenti dello scambio di informazioni.
Le attivita di cui al presente comma sono svolte di intesa con il Ministero delle politiche agricole,
alimentari e forestali limitatamente alle attivita di cui al punto 6.6 dellallegato VIII.
4. Il Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare, provvede a garantire la
sistematica informazione del pubblico sullo stato di avanzamento dei lavori relativi allo scambio di
informazioni di cui al comma 3 e adotta dintesa con la Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 modalita di scambio di informazioni tra le autorita
competenti, al fine di promuovere una piu ampia conoscenza sulle migliori tecniche disponibili e
sul loro sviluppo.
Articolo 29-quattuordecies Sanzioni

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1. Chiunque esercita una delle attivita di cui allallegato VIII senza essere in possesso
dellautorizzazione integrata ambientale o dopo che la stessa sia stata sospesa o revocata e punito
con la pena dellarresto fino ad un anno o con lammenda da 2.500 euro a 26.000 euro.
2. Salvo che il fatto costituisca piu grave reato, si applica la sola pena dellammenda da 5.000 euro
a 26.000 euro nei confronti di colui che pur essendo in possesso dellautorizzazione integrata
ambientale non ne osserva le prescrizioni o quelle imposte dallautorita competente.
3. Chiunque esercita una delle attivita di cui allallegato VIII dopo lordine di chiusura
dellimpianto e punito con la pena dellarresto da sei mesi a due anni o con lammenda da 5.000
euro a 52.000 euro.
4. E punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 euro a 52.000 euro il gestore che
omette di trasmettere allautorita competente la comunicazione prevista dallarticolo 29-decies,
comma 1.
5. E punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 euro a 11.000 euro il gestore che
omette di comunicare allautorita competente e ai comuni interessati i dati relativi alle misurazioni
delle emissioni di cui allarticolo 29-decies, comma 2.
6. E punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 euro a 26.000 euro il gestore che,
senza giustificato e documentato motivo, omette di presentare, nel termine stabilito dallautorita
competente, la documentazione integrativa prevista dallarticolo 29-quater, comma 8.
7. Alle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal presente articolo non si applica il pagamento
in misura ridotta di cui allarticolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
8. Le sanzioni sono irrogate dal prefetto per gli impianti di competenza statale e dallautorita
competente per gli altri impianti.
9. Le somme derivanti dai proventi delle sanzioni amministrative previste dal presente articolo sono
versate allentrata dei bilanci delle autorita competenti.
10. Per gli impianti rientranti nel campo di applicazione del presente titolo, dalla data di rilascio
dellautorizzazione integrata ambientale, non si applicano le sanzioni, previste da norme di settore,
relative a fattispecie oggetto del presente articolo
PREVENZIONE E RIDUZIONE INTEGRATE DELLINQUINAMENTO CONDIZIONI DI
AUTORIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI ESISTENTI
Inadempimento di uno Stato Ambiente Direttiva 2008/1/CE Prevenzione e riduzione integrate
dellinquinamento Condizioni di autorizzazione degli impianti esistenti
SENTENZA DELLA CORTE (Settima Sezione)
31 marzo 2011 (*)
Inadempimento di uno Stato Ambiente Direttiva 2008/1/CE Prevenzione e riduzione
integrate dellinquinamento Condizioni di autorizzazione degli impianti esistenti
Nella causa C-50/10,
avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dellart. 258 TFUE, proposto il 29 giugno
2010, Commissione europea, rappresentata dalla sig.ra A. Alcover San Pedro e dal sig. C. Zadra, in
qualit di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica italiana, rappresentata dalla sig.ra G. Palmieri, in qualit di agente, assistita dalla
sig.ra M. Russo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in Lussemburgo,
convenuta,
22

LA CORTE (Settima Sezione),


composta dal sig. D. vby (relatore), presidente di sezione, dai sigg. G. Arestis e J. Malenovsk,
giudici,
avvocato generale: sig. N. Jskinen
cancelliere: sig. A. Calot Escobar
vista la fase scritta del procedimento,
vista la decisione, adottata dopo aver sentito lavvocato generale, di giudicare la causa senza
conclusioni,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1
Con il presente ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di dichiarare che la
Repubblica italiana, non avendo adottato le misure necessarie affinch le autorit competenti
controllino, attraverso autorizzazioni rilasciate a norma degli artt. 6 e 8 della direttiva del
Parlamento europeo e del Consiglio 15 gennaio 2008, 2008/1/CE, sulla prevenzione e la riduzione
integrate dellinquinamento (versione codificata) (GU L 24, pag. 8; in prosieguo: la direttiva
IPPC), ovvero, nei modi opportuni, mediante il riesame e, se del caso, laggiornamento delle
prescrizioni, che gli impianti esistenti ai sensi dellart. 2, punto 4, di tale direttiva funzionino
secondo i requisiti di cui agli artt. 3, 7, 9, 10, 13, 14, lett. a) e b), e 15, n. 2, della medesima,
venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dellart. 5, n. l, della citata direttiva.
Contesto normativo
2
La direttiva IPPC, conformemente al suo art. 1, ha ad oggetto la prevenzione e la riduzione
integrate dellinquinamento proveniente dalle attivit industriali elencate nel suo allegato I ed
diretta a conseguire un livello elevato di protezione dellambiente nel suo complesso.
3
La direttiva IPPC ha codificato la direttiva del Consiglio 24 settembre 1996, 96/61/CE, sulla
prevenzione e la riduzione integrate dellinquinamento (GU L 257, pag. 26). Conformemente
allart. 5, n. 1, di questultima, gli Stati membri dovevano adottare le misure necessarie affinch le
autorit competenti vigilassero, mediante autorizzazioni rilasciate a norma dei suoi artt. 6 e 8,
ovvero, in modo opportuno, mediante il riesame e, se del caso, laggiornamento delle condizioni,
che entro un massimo di otto anni successivi alla messa in applicazione di tale direttiva, e cio entro
il 30 ottobre 2007, gli impianti esistenti funzionassero secondo i requisiti di cui agli artt. 3, 7, 9, 10,
13, 14, primo e secondo trattino, nonch allart. 15, n. 2, della medesima direttiva.
4
Dal tredicesimo considerando della direttiva IPPC risulta che le disposizioni adottate a
norma della stessa in alcuni casi devono essere applicate agli impianti esistenti dopo il 30 ottobre
2007 ed in altri a decorrere dal 30 ottobre 1999.
5
Lart. 2, punto 4, di tale direttiva definisce limpianto esistente come un impianto che al 30
ottobre 1999, nellambito della legislazione vigente anteriormente a tale data, era in funzione o era
autorizzato o che abbia costituito oggetto, a giudizio dellautorit competente, di una richiesta di
autorizzazione completa, purch sia poi entrato in funzione non oltre il 30 ottobre 2000.
6
Lart. 3 della direttiva IPPC fa riferimento agli obblighi fondamentali del gestore.
7
Lart. 5 della direttiva IPPC, intitolato Condizioni di autorizzazione degli impianti
esistenti, al n. 1 cos dispone:
Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinch le autorit competenti controllino,
attraverso autorizzazioni rilasciate a norma degli articoli 6 e 8, ovvero, nei modi opportuni,
mediante il riesame e, se del caso, laggiornamento delle prescrizioni, che entro il 30 ottobre 2007
gli impianti esistenti funzionino secondo i requisiti di cui agli articoli 3, 7, 9, 10 e 13, allarticolo
14, lettere a) e b) ed allarticolo 15, paragrafo 2, fatte salve altre disposizioni comunitarie
specifiche.
8
Gli artt. 6-10, 13, 14 e 15, n. 2, della direttiva IPPC istituiscono il regime relativo al rilascio
delle autorizzazioni degli impianti in grado di provocare inquinamento. Tale regime comprensivo
dei seguenti aspetti: domande di autorizzazione, approccio integrato, decisioni, condizioni
dellautorizzazione, migliori tecniche disponibili, verifica, aggiornamento e rispetto delle condizioni
23

di autorizzazione, accesso allinformazione e partecipazione del pubblico alla procedura di


autorizzazione.
9
La direttiva IPPC entrata in vigore il 18 febbraio 2008 conformemente al suo art. 23.
Procedimento precontenzioso
10
Nel corso di diverse riunioni del gruppo di esperti competenti in materia, svoltesi nel periodo
compreso tra marzo 2005 e febbraio 2007, i servizi della Commissione hanno attirato lattenzione
degli Stati membri sulla necessit di rispettare la scadenza del termine, fissato al 30 ottobre 2007,
prevista inizialmente dallart. 5, n. 1, della direttiva 96/61, successivamente dalla medesima
disposizione della direttiva IPPC, per quanto riguarda le condizioni di autorizzazione e di controllo
del funzionamento degli impianti esistenti.
11
Con lettera del 13 novembre 2007 la Commissione ha invitato tutti gli Stati membri a fornirle
informazioni sul numero totale di impianti esistenti, ai sensi dellart. 2, punto 4, della direttiva
IPPC, in ciascuno Stato, sul numero di autorizzazioni nuove, riesaminate e, ove ritenuto opportuno,
aggiornate per tali impianti.
12
Nella sua risposta del 7 e 20 febbraio 2008 la Repubblica italiana ha comunicato alcuni dati
relativi a una parte degli impianti esistenti e ha informato la Commissione delladozione del decreto
legge 30 ottobre 2007, n. 180, convertito in legge con modificazioni dalla legge 19 dicembre 2007,
n. 243 (GURI n. 299, del 27 dicembre 2007, pag. 3), che ha prorogato al 31 marzo 2008 il termine
per ladeguamento degli impianti esistenti alle disposizioni della direttiva IPPC e ha previsto, in
caso di inadempienza delle autorit competenti, lattivazione urgente del potere sostitutivo dello
Stato.
13
Ritenendo che la Repubblica italiana fosse venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in
forza dellart. 5, n. 1, della direttiva IPPC, la Commissione ha avviato il procedimento per
inadempimento previsto dallart. 226 CE e, in data 8 maggio 2008, ha intimato a tale Stato membro
di fornirle informazioni dettagliate circa la denominazione, il settore di attivit e lubicazione degli
impianti esistenti per i quali era stata rilasciata unautorizzazione e di quelli che continuavano a
essere in funzione senza autorizzazione.
14
Con note dell11 e 14 luglio 2008 la Repubblica italiana ha fornito alcune informazioni
relative, in particolare, al numero di impianti esistenti nonch al numero di impianti di questo tipo
per i quali erano state rilasciate nuove autorizzazioni, erano state riesaminate le precedenti
autorizzazioni o le autorizzazioni riesaminate erano state aggiornate.
15
Con nota del 12 gennaio 2009 la Repubblica italiana ha trasmesso nuovi dati relativi allo stato
di attuazione degli obblighi di cui allart. 5, n. 1, della direttiva IPPC, disponibili al maggio 2008, i
quali sostituivano i dati gi trasmessi con le note dell11 e 14 luglio 2008.
16
Alla luce delle informazioni trasmesse, la Commissione ha constatato che molti degli
impianti esistenti erano in funzione senza essere dotati dellautorizzazione di cui allart. 5, n. 1,
della direttiva IPPC.
17
La Commissione ha pertanto inviato un parere motivato alla Repubblica italiana il 2 febbraio
2009, invitando tale Stato membro ad adottare le misure necessarie per conformarsi a detto parere
entro due mesi dal ricevimento dello stesso.
18
Con nota del 14 aprile 2009 la Repubblica italiana ha trasmesso ulteriori informazioni. Tale
nota precisava che, secondo le informazioni raccolte fino ad allora presso la met delle autorit
competenti delle Regioni italiane, che corrispondono a circa due terzi degli impianti esistenti sul
territorio italiano, l85% di tali impianti erano dotati di autorizzazioni integrate ambientali. Per un
ulteriore 7% degli impianti esistenti, il rispetto degli obblighi derivanti dalla direttiva IPPC era
garantito attraverso ladeguamento delle autorizzazioni preesistenti e per il rimanente 8% degli
impianti, le autorit nazionali non avevano rilevato la necessit di modificare le autorizzazioni
preesistenti per garantire la loro conformit agli obblighi previsti dalla direttiva IPPC, nelle more
delle procedure di rilascio delle autorizzazioni integrate ambientali.
19
Con nota del 18 novembre 2009 la Repubblica italiana ha inviato un ulteriore aggiornamento
dei dati disponibili, aggiornati al 30 ottobre 2009. Da tali dati risultava che su 5 669 impianti
24

esistenti in esercizio, 4 465 erano dotati di autorizzazione integrata ambientale e per i rimanenti
1 204 impianti in esercizio erano in corso procedure di rilascio di autorizzazioni integrate
ambientali. Si precisava che per 593 impianti (l0% del totale) le autorizzazioni preesistenti erano
state riesaminate e in 246 casi aggiornate, mentre per 608 impianti (11% del totale) le autorit
competenti non avevano ritenuto necessario riesaminare le autorizzazioni preesistenti per garantire
la loro conformit agli obblighi previsti dalla direttiva IPPC, nelle more della conclusione delle
procedure di rilascio delle autorizzazioni integrate ambientali.
20
Ritenendo che la Repubblica italiana non avesse soddisfatto gli obblighi ad essa incombenti
in forza dellart. 5, n. 1, della direttiva IPPC, la Commissione ha deciso di proporre il presente
ricorso.
Sul ricorso
Argomenti delle parti
21
La Commissione afferma che alla scadenza del termine previsto allart. 5, n. 1, della direttiva
IPPC, e cio al 30 ottobre 2007, numerosi impianti funzionavano senza essere dotati
dellautorizzazione di cui al citato art. 5 e che tale situazione persisteva allo scadere del termine
previsto nel parere motivato, vale a dire al 2 aprile 2009. Invero, secondo la Commissione, dalla
nota della Repubblica italiana del 14 aprile 2009 emerge che le autorit competenti non erano
neppure in possesso di tutte le informazioni relative al numero di impianti in parola presenti sul
territorio nazionale e alle loro attivit.
22
La Commissione ritiene inoltre che la Repubblica italiana non abbia fornito alcuna
informazione dettagliata volta a dimostrare lequivalenza tra le autorizzazioni ambientali
preesistenti e le autorizzazioni integrate ambientali ai sensi della direttiva IPPC, la quale soltanto
permetterebbe di assicurarsi che il funzionamento di tutti gli impianti esistenti sia disciplinato da
autorizzazioni ambientali che garantiscono adeguati livelli di protezione.
23
La Repubblica italiana ritiene di essersi conformata ai requisiti della direttiva IPPC.
24
La Repubblica italiana giustifica la variazione dei dati comunicati adducendo che, in
particolare, fino alla met del 2009, non tutte le autorit competenti regionali avevano ancora
trasmesso informazioni complete sul numero e sulle attivit degli impianti esistenti sul territorio di
rispettiva competenza e che la variazione del numero degli impianti esistenti era dovuta, inoltre, ai
dinieghi di rilascio delle autorizzazioni, alla chiusura o alla divisione di tali impianti nonch al
censimento di impianti non ancora registrati. Tuttavia, essa sottolinea che le autorit competenti
disponevano delle informazioni necessarie, almeno a partire dal 30 gennaio 2008.
25
Per quanto riguarda gli impianti esistenti sprovvisti di unautorizzazione integrata ambientale,
menzionati nelle note del 14 aprile e 18 novembre 2009, la Repubblica italiana osserva che il
rilascio di una siffatta autorizzazione era in corso, e precisa che per alcuni di tali impianti le
autorizzazioni preesistenti sono state riesaminate e, in alcuni casi, aggiornate, mentre per gli
impianti restanti, pari a 608 al 30 ottobre 2009, le autorit competenti non hanno ritenuto necessario
riesaminare le autorizzazioni preesistenti al fine di garantire il rispetto degli obblighi fondamentali
derivanti dalla direttiva IPPC.
26
La Repubblica italiana afferma che, in questi ultimi casi, le competenti autorit regionali
hanno ritenuto, sulla base di una valutazione caso per caso, di non dover adottare alcun
provvedimento, in quanto non vi era evidenza alcuna che detti impianti, autorizzati conformemente
alle pi avanzate disposizioni in materia ambientale, non fossero conformi ai criteri stabiliti dalla
direttiva IPPC.
27
A tale proposito, essa chiarisce che le motivazioni tecniche sottese alla valutazione operata da
dette autorit potranno essere illustrate solo a valle della conclusione dellistruttoria tecnica per la
definizione dell[autorizzazione integrata ambientale] che, individuate le migliori tecniche
disponibili applicabili nel caso specifico, definir i livelli prestazionali che nel caso specifico
garantiscono il rispetto della disciplina [prevista dalla direttiva] IPPC, confermandone formalmente
la corrispondenza a quelli garantiti nel periodo transitorio. Il fatto che, per tali impianti, lesercizio
stesse avvenendo nel rispetto non solo delle autorizzazioni esistenti al 1999, ma anche degli
25

ulteriori obblighi di legge successivamente introdotti discende, in particolare, anche dal regime
sanzionatorio previsto da tali disposizioni di legge, che impegna i gestori a raggiungere determinate
prestazioni ambientali indipendentemente dai contenuti dellatto autorizzativo.
28
Inoltre, la Repubblica italiana sostiene che il decreto legge n. 180/07, modificato dalla legge
di conversione n. 243/2007, non pu costituire un ulteriore indice dellinadempienza agli obblighi
derivanti dallart. 5, n. 1, della direttiva IPPC, in quanto il citato decreto, come modificato, ha
prorogato al 31 marzo 2008 soltanto lobbligo di dotare ogni impianto esistente di
unautorizzazione integrata ambientale.
Giudizio della Corte
29
Occorre ricordare che dallart. 5, n. 1, della direttiva IPPC risulta che la data di scadenza per
rendere conformi gli impianti esistenti era fissata al 30 ottobre 2007 (v. sentenza 4 marzo 2010,
causa C-258/09, Commissione/Belgio, punto 27).
30
Orbene, dalle informazioni comunicate dalla Repubblica italiana il 14 aprile e il 18 novembre
2009 emerge che soltanto una parte delle autorizzazioni preesistenti era stata riesaminata e, ove
necessario, aggiornata, mentre le autorit competenti non avevano ritenuto necessario riesaminare le
autorizzazioni di 608 impianti preesistenti per garantirne la conformit alla direttiva IPPC.
31
Nelle sue memorie, la Repubblica italiana sostiene che, nelle more della conclusione delle
procedure di rilascio delle autorizzazioni integrate ambientali, e al fine di non arrecare pregiudizio
alle aziende che avevano presentato tempestivamente la domanda, le autorit competenti si sono
limitate a verificare lassenza di un evidente contrasto con i requisiti della direttiva IPPC.
32
La Repubblica italiana aggiunge che, in ogni modo, alla scadenza del termine assegnato con il
parere motivato, vale a dire al 2 aprile 2009, gli impianti esistenti ancora sprovvisti di
autorizzazione integrata ambientale funzionavano nel rispetto dei requisiti della direttiva IPPC.
33
A tale proposito, va osservato che, come risulta dallart. 1 della direttiva IPPC, tra i vari
obblighi che il legislatore dellUnione ha imposto agli Stati membri figurano quelli di cui allart. 5,
n. 1, di tale direttiva, finalizzati al conseguimento di un livello elevato di protezione dellambiente
nel suo complesso. Pertanto, soltanto unesecuzione piena e conforme, da parte degli Stati membri,
degli obblighi ad essi incombenti in forza della citata direttiva consentir il raggiungimento di tale
obiettivo di protezione.
34
Inoltre, occorre constatare, come ha fatto la Commissione, che il riesame delle autorizzazioni
preesistenti consiste in una valutazione approfondita delle condizioni esistenti al momento del
rilascio, con la conseguente possibilit di verificare la loro conformit ai requisiti specifici della
direttiva IPPC e, quindi, leventuale necessit di un aggiornamento.
35
Dal tenore letterale dellart. 5, n. 1, della direttiva IPPC e dalla finalit di tale disposizione
risulta infatti che i requisiti relativi al funzionamento degli impianti esistenti si applicano allo stesso
modo tanto in sede di esame preliminare al rilascio di unautorizzazione integrata ambientale
quanto in caso di riesame delle autorizzazioni preesistenti.
36
Pertanto, la mera verifica delle autorizzazioni preesistenti, diretta esclusivamente a valutare
lassenza di un evidente contrasto con i requisiti della direttiva IPPC, non appare adeguata al fine di
garantire il rispetto degli obblighi previsti dallart. 5, n. 1, di tale direttiva.
37
Ci premesso, largomento della Repubblica italiana secondo il quale gli impianti esistenti
rispettano gli ulteriori obblighi di legge introdotti successivamente e, pertanto, il loro
funzionamento sarebbe conforme ai requisiti della direttiva IPPC, non pu essere accolto. Tale
verifica delle autorizzazioni preesistenti non consente infatti di accertare la conformit del
funzionamento degli impianti esistenti ai requisiti della direttiva IPPC. Ci vale a maggior ragione
in quanto, come sottolineato dalla Commissione, la Repubblica italiana non ha fornito e nemmeno
menzionato informazioni quali il riferimento delle procedure di riesame e lindicazione dei motivi
in base ai quali le autorizzazioni preesistenti non necessitavano di un adeguamento.
38
Alla luce di tutte le considerazioni sin qui svolte, occorre considerare fondato il ricorso
proposto dalla Commissione.

26

39
Si deve pertanto dichiarare che la Repubblica italiana, non avendo adottato le misure
necessarie affinch le autorit competenti controllino, attraverso autorizzazioni rilasciate a norma
degli artt. 6 e 8 della direttiva IPPC, ovvero, nei modi opportuni, mediante il riesame e, se del caso,
laggiornamento delle prescrizioni, che gli impianti esistenti ai sensi dellart. 2, punto 4, di tale
direttiva funzionino secondo i requisiti di cui agli artt. 3, 7, 9, 10, 13, 14, lett. a) e b), e 15, n. 2,
della medesima, venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dellart. 5, n. 1, della citata
direttiva.
Sulle spese
40
Ai sensi dellart. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente condannata
alle spese se ne stata fatta domanda. Poich la Commissione ha concluso in tal senso, la
Repubblica italiana, rimasta soccombente, deve essere condannata alle spese.
Per questi motivi, la Corte (Settima Sezione) dichiara e statuisce:
1)
La Repubblica italiana, non avendo adottato le misure necessarie affinch le autorit
competenti controllino, attraverso autorizzazioni rilasciate a norma degli artt. 6 e 8 della direttiva
del Parlamento europeo e del Consiglio 15 gennaio 2008, 2008/1/CE, sulla prevenzione e la
riduzione integrate dellinquinamento (versione codificata), ovvero, nei modi opportuni, mediante il
riesame e, se del caso, laggiornamento delle prescrizioni, che gli impianti esistenti ai sensi
dellart. 2, punto 4, di tale direttiva funzionino secondo i requisiti di cui agli artt. 3, 7, 9, 10, 13, 14,
lett. a) e b), e 15, n. 2, della medesima, venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza
dellart. 5, n. 1, della citata direttiva.
2)
La Repubblica italiana condannata alle spese.
Firme
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=80824&pageIndex=0&doclang=it&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=258

T.A.R. LOMBARDIA, Brescia, Sez. I - 12 dicembre


2008, n. 1767
INQUINAMENTO - A.I.A. - D.lgs. n. 59/2005 - Poteri del sindaco in relazione al TULS 1265/1934
in materia di industrie insalubri - Coordinamento e limiti. Lautorizzazione integrata ambientale
istituto introdotto nel nostro ordinamento dal d. lgs. 18 febbraio 2005 n59; essa si propone, a fini
di maggiore efficacia ed efficienza, di sostituire con un unico titolo abilitativo i molti di essi che in
precedenza erano necessari per far funzionare un impianto industriale inquinante. Con lA.I.A.
risulta pertanto contraddittorio un potere come quello riconosciuto al Sindaco dagli artt. 216 e 217
T.U.L.S. in relazione al D.M. 5 settembre 1994: se al Sindaco stesso fosse consentito, attraverso la
dichiarazione di insalubrit, di obbligare in qualsiasi momento lindustria destinataria del
provvedimento, ancorch fornita di A.I.A., ad allontanarsi dallabitato, evidente che di
autorizzazione integrata, e onnicomprensiva, non si potrebbe pi parlare, e lobiettivo della legge
sarebbe frustrato. In proposito, quindi, il legislatore del d. lgs. 59/2005, al comma 11 dellart. 5, ha
previsto un coordinamento fra le due discipline, imponendo allautorit che rilascia lA.I.A. di
acquisire, in sede di istruttoria, le prescrizioni del Sindaco di cui agli articoli 216 e 217 del regio
decreto 27 luglio 1934 n1265, di tenerne conto nel rilascio dellautorizzazione; al Sindaco ha
conferito poi un potere di intervento anche a posteriori, consentendogli in presenza di circostanze
intervenute successivamente al rilascio dellautorizzazione e qualora lo ritenga necessario
nellinteresse della salute pubblica di chiedere alla Regione il riesame, in vista ovviamente di una
revoca o modifica, dellautorizzazione stessa. In sintesi, il potere di far allontanare unindustria in
quanto insalubre degradato a potere di intervento e di promozione procedimentale nei riguardi
della Regione, che ormai accentra tutte le competenze in materia. Pres. Petruzzelli, Est. Gamabto
Spisani - W. s.r.l. (avv. Bini) c. Comune di Quinzano D'Oglio (avv. Bezzi) - TAR LOMBARDIA,

27

Brescia, Sez. I - 12 dicembre 2008, n.1767

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia
sezione staccata di Brescia (Sezione Prima)
N. 01767/2008 REG.SEN.
N. 00723/2007 REG.RIC.
ha pronunciato la presente
SENTENZA
Sul ricorso numero di registro generale 723 del 2007, proposto da:
W.T.E. Srl, rappresentato e difeso dall'avv. Maria Ughetta Bini, con domicilio eletto presso
Maria Ughetta Bini in Brescia, via Ferramola, 14 (Fax=030/3755220);
contro
Comune di Quinzano D'Oglio, rappresentato e difeso dall'avv. Domenico Bezzi, con domicilio
eletto presso Domenico Bezzi in Brescia, via Cadorna, 7 (030/2938011) @;
nei confronti di
Asl 302 - A.S.L. della Provincia di Brescia, Asl 302 - A.S.L. della Provincia di Brescia Distretto
Socio Sanitario N. 8;
per lannullamento
del decreto 16 aprile 2007 n prot. 3251, con il quale il Sindaco del Comune di Quinzano
dOglio ha classificato come industria insalubre di I classe per le lavorazioni, deposito e
impianti di depurazione e trattamento, lettera b voce 100 del D.M. 5 settembre 1994
linsediamento sito alla via Zaccagnini di quel Comune e di pertinenza della W.T.E. S.r.l.;
di tutti gli atti presupposti e consequenziali e in particolare, ove necessario:
della deliberazione 12 aprile 2007 n55, con la quale la Giunta comunale di Quinzano dOglio
ha approvato la bozza del decreto di cui sopra;
della nota 21 dicembre 2005 n prot. 0167191, con la quale il responsabile di area igiene e
medicina di comunit e il direttore del distretto n8 della A.S.L. di Brescia proponevano la
classificazione suddetta;
della nota 26 marzo 2007 n prot. 0045422 degli stessi funzionari;
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Quinzano D'Oglio;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 27/11/2008 il dott. Francesco Gambato Spisani e uditi
per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:
FATTO
La W.T.E. S.r.l. gestisce alla via Zaccagnini in Comune di Quinzano dOglio, a ridosso
dellabitato, un impianto di smaltimento di rifiuti speciali, liquidi ovvero fangosi, non pericolosi,

28

autorizzato gi con decreto 21 febbraio 2006 n444 del Direttore dellarea ambiente della
Provincia di Brescia (doc. 7 ricorrente, copia di esso; lubicazione dellimpianto incontroversa
in causa), e relativamente a tale impianto ha ricevuto, come comunicatole dal Comune,
numerose lamentele relative ad immissioni maleodoranti nellatmosfera (doc. ti 12 e 13
ricorrente, copie note del Comune); da ultimo, ha ricevuto il decreto meglio indicato in epigrafe,
che classifica limpianto in questione come industria insalubre di prima classe, in quanto volta
al trattamento di rifiuti solidi e liquami e, com noto, ne comporta la necessit di trasferimento
in zona lontana dallabitato, salvo che si dimostri lassenza di conseguenze pregiudizievoli per i
vicinanti (doc. 1 ricorrente, copia decreto impugnato).
Avverso tale provvedimento, la W.T.E. propone impugnazione articolata in tre motivi:
- con il primo motivo, deduce violazione dellart. 7 della l. 241/1990, per omissione dellavviso di
inizio procedimento, vertendosi a suo avviso al di fuori dei casi in cui esso pu omettersi;
- con il secondo motivo, deduce violazione dellart. 216 T.U. leggi sanitarie, in quanto la propria
attivit avrebbe ad oggetto non gi liquami, bens rifiuti liquidi, che dai primi differirebbero sia
per natura sia per classificazione normativa;
- con il terzo motivo, deduce ulteriore violazione dellart. 216 T.U. citato, in quanto, anche
ammesso che una data industria rientri in astratto in una categoria di industrie insalubri, la sua
classificazione in tal senso richiederebbe una concreta valutazione di pericolosit, dopo
adeguata istruttoria, che nella specie sarebbe mancata.
Si costituito il Comune di Quinzano, con atto 18 marzo 2008 e memoria del 13 novembre
successivo, difendendo invece la legittimit del proprio operato e chiedendo la reiezione del
ricorso.
Alludienza del giorno 27 novembre 2008, il ricorso era trattenuto in decisione.
DIRITTO
Il ricorso va dichiarato improcedibile, per le ragioni di seguito precisate.
1. La disamina compiuta dalle parti non ha tenuto conto di un dato di fatto rilevante:
successivamente alla pronuncia del provvedimento impugnato, che come risulta in epigrafe
del 16 aprile 2007, la Regione ha rilasciato, in data 22 novembre 2007, alla ricorrente WTE la
cd. A.I.A. , ovvero lautorizzazione integrata ambientale, che prodotta in copia nel presente
procedimento.
2. Lautorizzazione integrata ambientale istituto introdotto nel nostro ordinamento dal d. lgs.
18 febbraio 2005 n59, che recepisce una direttiva europea, e infatti reca in epigrafe
attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate
dellinquinamento; essa si propone, a fini di maggiore efficacia ed efficienza, di sostituire con
un unico titolo abilitativo i molti di essi che in precedenza erano necessari per far funzionare un
impianto industriale inquinante, e infatti consente allimprenditore che lo gestisce di avere un
unico ente pubblico, in Italia la Regione, come interlocutore, con intuibile risparmio di tempo e
di risorse ed eliminando il rischio di valutazioni contraddittorie, per le quali limpianto che per un
dato ente autorizzabile e pu funzionare viene bloccato da un altro ente nellesercizio delle
competenze sue proprie.
3. Gi da questa sommaria ricostruzione dell'istituto, chiaro che con esso risulta
contraddittorio un potere come quello riconosciuto al Sindaco dagli artt. 216 e 217 T.U.L.S. in
relazione al D.M. 5 settembre 1994 ed esercitato nel caso di specie: se al Sindaco stesso fosse
consentito, attraverso la dichiarazione di insalubrit, di obbligare in qualsiasi momento
lindustria destinataria del provvedimento, ancorch fornita di A.I.A., ad allontanarsi dallabitato,
evidente che di autorizzazione integrata, e onnicomprensiva, non si potrebbe pi parlare, e
lobiettivo della legge sarebbe frustrato.
4. In proposito, quindi, il legislatore del d. lgs. 59/2005, al comma 11 dellart. 5, ha previsto un
coordinamento fra le due discipline, imponendo allautorit che rilascia lA.I.A. di acquisire, in
sede di istruttoria, le prescrizioni del Sindaco di cui agli articoli 216 e 217 del regio decreto 27
luglio 1934 n1265, ovvero del citato TULS in materia di industrie insalubri, e di tenerne conto
nel rilascio dellautorizzazione; al Sindaco ha conferito poi un potere di intervento anche a

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posteriori, consentendogli in presenza di circostanze intervenute successivamente al rilascio


dellautorizzazione e qualora lo ritenga necessario nellinteresse della salute pubblica di
chiedere alla Regione il riesame, in vista ovviamente di una revoca o modifica,
dellautorizzazione stessa. In sintesi, il potere di far allontanare unindustria in quanto insalubre
degradato a potere di intervento e di promozione procedimentale nei riguardi della Regione,
che ormai accentra tutte le competenze in materia.
5. In tali termini, necessario concludere che in presenza di una A.I.A. validamente rilasciata
ad una industria, e avverso quella ottenuta dalla WTE non constano allo stato impugnative,
eventuali precedenti provvedimenti con i quali il Sindaco abbia dichiarato insalubre la stessa
industria perdono di efficacia, perch superati dallA.I.A. medesima, che incide sul medesimo
ambito di competenza, e permette in via autonoma al privato di operare. Ne segue la
improcedibilit del presente ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.
6. Il rilievo di ufficio della questione giusto motivo per compensare le spese.
P.Q.M.
il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Sezione staccata di Brescia,
definitivamente pronunciando, dichiara improcedibile il ricorso. Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorit amministrativa.
Cos deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 27/11/2008 con l'intervento dei
Magistrati:
Giuseppe Petruzzelli, Presidente
Sergio Conti, Consigliere
Francesco Gambato Spisani, Referendario, Estensore
L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 12/12/2008 (Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186) IL SEGRETARIO

http://www.ambientediritto.it/sentenze/2008/TAR/Tar_Lombardia_BS_2008_n.1767.htm

A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA ISOLA DELLE FEMMINE


http://isoladellefemmineitalcementieambiente.blogspot.it/2010/08/azienda-insalubre-italcementinel.html

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