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Sommario:

1. Rileggendo ancora una volta Primo Levi


2. Un breve profilo di Primo Levi
3. Primo Levi: Shema'
4. Primo Levi: Alzarsi
5. Primo Levi: Si immagini ora un uomo
6. Primo Levi: Che appunto perche'...
7. Primo Levi: Verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945
8. Primo Levi: Hurbinek
9. Primo Levi: Approdo
10. Primo Levi: La bambina di Pompei
11. Primo Levi: Non ci sono demoni...
12. Primo Levi: Partigiani
13. Primo Levi: Il superstite
14. Primo Levi: Contro il dolore
15. Primo Levi: Canto dei morti invano
16. Primo Levi: Agli amici
17. Primo Levi: La vergogna del mondo
18. Primo Levi: Il nocciolo di quanto abbiamo da dire
19. Primo Levi: Al visitatore
20. Segnalazioni librarie
21. La "Carta" del Movimento Nonviolento
22. Per saperne di piu'

1. MAESTRI. RILEGGENDO ANCORA UNA VOLTA PRIMO LEVI

In questi giorni in cui si conclude un anno segnato da tante violenze, si trova


conforto nel rileggere la testimonianza di un uomo buono e saggio, che combatte'
contro il fascismo e sopravvisse all'orrore dei Lager; un uomo buono e saggio
che per l'intera sua via ha chiamato alla lotta in difesa della vita, della
dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani; che per l'intera sua vita ha
contrastato tutte le violenze, tutte le menzogne, tutte le complicita' col male;
che per l'intera sua vita ha dimostrato che e' possibile un'umanita' giusta e
generosa: l'umanita' da lui stesso esemplarmente incarnata.
Da Primo Levi abbiamo appreso che si deve sempre contrastare il male, che si
deve sempre fare il bene, che si deve sempre recare aiuto a chi soffre, a chi e'
oppresso, a chi e' nel bisogno e nella paura.
Da Primo Levi abbiamo appreso il valore infinito della dignita' e della
solidarieta' umana.
Che noi si possa essere sempre degni della sua lezione.
Che noi si possa essere sempre fedeli al suo esempio.
Che il suo ricordo ci illumini sempre.

2. MAESTRI. UN BREVE PROFILO DI PRIMO LEVI

Primo Levi e' nato a Torino nel 1919, e qui e' tragicamente scomparso nel 1987.
Chimico, partigiano, deportato nel lager di Auschwitz, sopravvissuto, fu per il
resto della sua vita uno dei piu' grandi testimoni della dignita' umana ed un
costante ammonitore a non dimenticare l'orrore dei campi di sterminio. Le sue
opere e la sua lezione costituiscono uno dei punti piu' alti dell'impegno civile
in difesa dell'umanita'. Opere di Primo Levi: fondamentali sono Se questo e' un
uomo, La tregua, Il sistema periodico, La ricerca delle radici, L'altrui
mestiere, I sommersi e i salvati, tutti presso Einaudi; presso Garzanti sono
state pubblicate le poesie di Ad ora incerta; sempre presso Einaudi nel 1997 e'
apparso un volume di Conversazioni e interviste. Altri libri: Storie naturali,
Vizio di forma, La chiave a stella, Lilit, Se non ora, quando?, tutti presso
Einaudi; ed Il fabbricante di specchi, edito da "La Stampa". Ora l'intera opera
di Primo Levi (e una vastissima selezione di pagine sparse) e' raccolta nei due
volumi delle Opere, Einaudi, Torino 1997, a cura di Marco Belpoliti. Tra le
opere su Primo Levi: AA. VV., Primo Levi: il presente del passato, Angeli,
Milano 1991; AA. VV., Primo Levi: la dignita' dell'uomo, Cittadella, Assisi
1994; Marco Belpoliti, Primo Levi, Bruno Mondadori, Milano 1998; Massimo Dini,
Stefano Jesurum, Primo Levi: le opere e i giorni, Rizzoli, Milano 1992; Ernesto
Ferrero (a cura di), Primo Levi: un'antologia della critica, Einaudi, Torino
1997; Ernesto Ferrero, Primo Levi. La vita, le opere, Einaudi, Torino 2007;
Giuseppe Grassano, Primo Levi, La Nuova Italia, Firenze 1981; Gabriella Poli,
Giorgio Calcagno, Echi di una voce perduta, Mursia, Milano 1992; Anna Bravo,
Raccontare per la storia, Einaudi, Torino 2014; Claudio Toscani, Come leggere
"Se questo e' un uomo" di Primo Levi, Mursia, Milano 1990; Fiora Vincenti,
Invito alla lettura di Primo Levi, Mursia, Milano 1976.

3. TESTI. PRIMO LEVI: SHEMA'


[Da Primo Levi, Ad ora incerta (ma e' anche l'epigrafe che apre Se questo e' un
uomo), ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 525]

Voi che vivete sicuri


Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo e' un uomo,


Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un si' o per un no.
Considerate se questa e' una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza piu' forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.

Meditate che questo e' stato:


Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

10 gennaio 1946

4. TESTI. PRIMO LEVI: ALZARSI


[Da Primo Levi, Ad ora incerta (ma e' anche l'epigrafe che apre La tregua), ora
in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 526]

Sognavamo nelle notti feroci


Sogni densi e violenti
Sognati con anima e corpo:
Tornare; mangiare; raccontare.
Finche' suonava breve sommesso
Il comando dell'alba:
"Wstawac":
E si spezzava in petto il cuore.

Ora abbiamo ritrovato la casa,


Il nostro ventre e' sazio,
Abbiamo finito di raccontare.
E' tempo. Presto udremo ancora
Il comando straniero:
"Wstawac".

11 gennaio 1946

5. TESTI. PRIMO LEVI: SI IMMAGINI ORA UN UOMO...


[Da Primo Levi, Se questo e' un uomo, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997,
vol. I, p. 21]

Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la
sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto
quanto possiede: sara' un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico
di dignita' e discernimento, poiche' accade facilmente, a chi ha perso tutto, di
perdere se stesso; tale quindi, che si potra' a cuor leggero decidere della sua
vita o morte al di fuori di ogni senso di affinita' umana; nel caso piu'
fortunato, in base ad un puro giudizio di utilita'. Si comprendera' allora il
duplice significato del termine "Campo di annientamento"...

6. TESTI. PRIMO LEVI: CHE APPUNTO PERCHE'...

[Da Primo Levi, Se questo e' un uomo, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997,
vol. I, p. 35]

Che appunto perche' il Lager e' una gran macchina per ridurci a bestie, noi
bestie non dobbiamo diventare; che anche in questo luogo si puo' sopravvivere, e
percio' si deve voler sopravvivere, per raccontare, per portare testimonianza; e
che per vivere e' importante sforzarci di salvare almeno lo scheletro,
l'impalcatura, la forma della civilta'. Che siamo schiavi, privi di ogni
diritto, esposti a ogni offesa, votati a morte quasi certa, ma che una facolta'
ci e' rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perche' e' l'ultima: la
facolta' di negare il nostro consenso.

7. TESTI. PRIMO LEVI: VERSO IL MEZZOGIORNO DEL 27 GENNAIO 1945


[Da Primo Levi, La tregua, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, pp.
205-206]

La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27
gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla (...).
Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi
mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. Quando
giunsero ai reticolati, sostarono a guardare, scambiandosi parole brevi e
timide, e volgendo sguardi legati da uno strano imbarazzo sui cadaveri
scomposti, sulle baracche sconquassate, e su noi pochi vivi (...).
Non salutavano, non sorridevano, apparivano oppressi, oltre che da pieta', da un
confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo
scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci
sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o
sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che
il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista,
che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e
che la sua volonta' buona sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa.

8. TESTI. PRIMO LEVI: HURBINEK


[Da Primo Levi, La tregua, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p.
216]

Hurbinek, che aveva tre anni e forse era nato in Auschwitz e non aveva mai visto
un albero; Hurbinek, che aveva combattuto come un uomo, fino all'ultimo respiro,
per conquistarsi l'entrata nel mondo degli uomini, da cui una potenza bestiale
lo aveva bandito; Hurbinek, il senzanome, il cui minuscolo avambraccio era pure
stato segnato col tatuaggio di Auschwitz; Hurbinek mori' ai primi giorni del
marzo 1945, libero ma non redento. Nulla resta di lui: egli testimonia
attraverso queste mie parole.

9. TESTI. PRIMO LEVI: APPRODO


[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol.
II, p. 542]

Felice l'uomo che ha raggiunto il porto,


Che lascia dietro se' mari e tempeste,
I cui sogni sono morti o mai nati;

E siede e beve all'osteria di Brema,


Presso al camino, ed ha buona pace.
Felice l'uomo come una fiamma spenta,
Felice l'uomo come sabbia d'estuario,
Che ha deposto il carico e si e' tersa la fronte
E riposa al margine del cammino.
Non teme ne' spera ne' aspetta,
Ma guarda fisso il sole che tramonta.

10 settembre 1964

10. TESTI. PRIMO LEVI: LA BAMBINA DI POMPEI


[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol.
II, p. 549]

Poiche' l'angoscia di ciascuno e' la nostra


Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
Che ti sei stretta convulsamente a tua madre
Quasi volessi ripenetrare in lei
Quando al meriggio il cielo si e' fatto nero.
Invano, perche' l'aria volta in veleno
E' filtrata a cercarti per le finestre serrate
Della tua casa tranquilla dalle robuste pareti
Lieta gia' del tuo canto e del tuo timido riso.
Sono passati i secoli, la cenere si e' pietrificata
A incarcerare per sempre codeste membra gentili.
Cosi' tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,
Agonia senza fine, terribile testimonianza
Di quanto importi agli dei l'orgoglioso nostro seme.
Ma nulla rimane fra noi della tua lontana sorella,
Della fanciulla d'Olanda murata fra quattro mura
Che pure scrisse la sua giovinezza senza domani:
La sua cenere muta e' stata dispersa dal vento,
La sua breve vita rinchiusa in un quaderno sgualcito.
Nulla rimane della scolara di Hiroshima,
Ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli,
Vittima sacrificata sull'altare della paura.
Potenti della terra padroni di nuovi veleni,
Tristi custodi segreti del tuono definitivo,
Ci bastano d'assai le afflizioni donate dal cielo.
Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.

20 novembre 1978

11. TESTI. PRIMO LEVI: NON CI SONO DEMONI...


[Da Primo Levi, La ricerca delle radici, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino
1997, vol. II, p. 1519]

Non ci sono demoni, gli assassini di milioni di innocenti sono gente come noi,
hanno il nostro viso, ci rassomigliano. Non hanno sangue diverso dal nostro, ma
hanno infilato, consapevolmente o no, una strada rischiosa, la strada
dell'ossequio e del consenso, che e' senza ritorno.

12. TESTI. PRIMO LEVI: PARTIGIA


[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol.
II, p. 561]

Dove siete, partigiani di tutte le valli,


Tarzan, Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?
Molti dormono in tombe decorose,
Quelli che restano hanno i capelli bianchi
E raccontano ai figli dei figli
Come, al tempo remoto delle certezze,
Hanno rotto l'assedio dei tedeschi
La' dove adesso sale la seggiovia.
Alcuni comprano e vendono terreni,
Altri rosicchiano la pensione dell'Inps
O si raggrinzano negli enti locali.
In piedi, vecchi: per noi non c'e' congedo.
Ritroviamoci. Ritorniamo in montagna,
Lenti, ansanti, con le ginocchia legate,
Con molti inverni nel filo della schiena.
Il pendio del sentiero ci sara' duro,
Ci sara' duro il giaciglio, duro il pane.
Ci guarderemo senza riconoscerci,
Diffidenti l'uno dell'altro, queruli, ombrosi.
Come allora, staremo di sentinella
Perche' nell'alba non ci sorprenda il nemico.
Quale nemico? Ognuno e' nemico di ognuno,
Spaccato ognuno dalla sua propria frontiera,
La mano destra nemica della sinistra.
In piedi, vecchi, nemici di voi stessi:
La nostra guerra non e' mai finita.

23 luglio 1981

13. TESTI. PRIMO LEVI: IL SUPERSTITE


[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997,
vol. II, p. 576]

a B. V.

Since then, at an uncertain hour,


Dopo di allora, ad ora incerta,
Quella pena ritorna,
E se non trova chi lo ascolti
Gli brucia in petto il cuore.
Rivede i visi dei suoi compagni
Lividi nella prima luce,
Grigi di polvere di cemento,
Indistinti per nebbia,
Tinti di morte nei sonni inquieti:
A notte menano le mascelle
Sotto la mora greve dei sogni
Masticando una rapa che non c'e'.
"Indietro, via di qui, gente sommersa,
Andate. Non ho soppiantato nessuno,
Non ho usurpato il pane di nessuno,
Nessuno e' morto in vece mia. Nessuno.
Ritornate alla vostra nebbia.
Non e' mia colpa se vivo e respiro
E mangio e bevo e dormo e vesto panni".

4 febbraio 1984

14. TESTI. PRIMO LEVI: CONTRO IL DOLORE


[Da Primo Levi, L'altrui mestiere, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997,
vol. II, p. 675]

E' difficile compito di ogni uomo diminuire per quanto puo' la tremenda mole di
questa "sostanza" che inquina ogni vita, il dolore in tutte le sue forme; ed e'
strano, ma bello, che a questo imperativo si giunga anche a partire da
presupposti radicalmente diversi.

15. TESTI. PRIMO LEVI: CANTO DEI MORTI INVANO


[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol.
II, p. 615]

Sedete e contrattate
A vostra voglia, vecchie volpi argentate.
Vi mureremo in un palazzo splendido
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco
Purche' trattiate e contrattiate
Le vite dei vostri figli e le vostre.
Che tutta la sapienza del creato
Converga a benedire le vostre menti
E vi guidi nel labirinto.
Ma fuori al freddo vi aspetteremo noi,
L'esercito dei morti invano,
Noi della Marna e di Montecassino
Di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima:
E saranno con noi
I lebbrosi e i tracomatosi,
Gli scomparsi di Buenos Aires,
I morti di Cambogia e i morituri d'Etiopia,
I patteggiati di Praga,
Gli esangui di Calcutta,
Gl'innocenti straziati a Bologna.
Guai a voi se uscirete discordi:
Sarete stretti dal nostro abbraccio.
Siamo invincibili perche' siamo i vinti.
Invulnerabili perche' gia' spenti:
Noi ridiamo dei vostri missili.
Sedete e contrattate
Finche' la lingua vi si secchi:
Se dureranno il danno e la vergogna
Vi annegheremo nella nostra putredine.

14 gennaio 1985

16. TESTI. PRIMO LEVI: AGLI AMICI


[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol.
II, p. 623]

Cari amici, qui dico amici


Nel senso vasto della parola:
Moglie, sorella, sodali, parenti,
Compagne e compagni di scuola,
Persone viste una volta sola
O praticate per tutta la vita:

Purche' fra noi, per almeno un momento,


Sia stato teso un segmento,
Una corda ben definita.

Dico per voi, compagni d'un cammino


Folto, non privo di fatica,
E per voi pure, che avete perduto
L'anima, l'animo, la voglia di vita.
O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
Che mi leggi: ricorda il tempo
Prima che s'indurisse la cera,
Quando ognuno era come un sigillo.
Di noi ciascuno reca l'impronta
Dell'amico incontrato per via;
In ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene od il male
In saggezza o in follia
Ognuno stampato da ognuno.

Ora che il tempo urge da presso,


Che le imprese sono finite,
A voi tutti l'augurio sommesso
Che l'autunno sia lungo e mite.

16 dicembre 1985

17. TESTI. PRIMO LEVI: LA VERGOGNA DEL MONDO


[Da Primo Levi, I sommersi e i salvati, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino
1997, vol. II, pp. 1157-1158]

E c'e' un'altra vergogna piu' vasta, la vergogna del mondo. E' stato detto
memorabilmente da John Donne, e citato innumerevoli volte, a proposito e non,
che "nessun uomo e' un'isola", e che ogni campana di morte suona per ognuno.
Eppure c'e' chi davanti alla colpa altrui, o alla propria, volge le spalle,
cosi' da non vederla e non sentirsene toccato: cosi' hanno fatto la maggior
parte dei tedeschi nei dodici anni hitleriani, nell'illusione che il non vedere
fosse un non sapere, e che il non sapere li alleviasse dalla loro quota di
complicita' o di connivenza. Ma a noi lo schermo dell'ignoranza voluta, il
"partial shelter" di T. S. Eliot, e' stato negato: non abbiamo potuto non
vedere. Il mare di dolore, passato e presente, ci circondava, ed il suo livello
e' salito di anno in anno fino quasi a sommergerci. Era inutile chiudere gli
occhi o volgergli le spalle, perche' era tutto intorno, in ogni direzione fino
all'orizzonte. Non ci era possibile, ne' abbiamo voluto, essere isole; i giusti
fra noi, non piu' ne' meno numerosi che in qualsiasi altro gruppo umano, hanno
provato rimorso, vergogna, dolore insomma, per la colpa che altri e non loro
avevano commessa, ed in cui si sono sentiti coinvolti, perche' sentivano che
quanto era avvenuto intorno a loro, ed in loro presenza, e in loro, era

irrevocabile. Non avrebbe potuto essere lavato mai piu'; avrebbe dimostrato che
l'uomo, il genere umano, noi insomma, eravamo potenzialmente capaci di costruire
una mole infinita di dolore; e che il dolore e' la sola forza che si crei dal
nulla, senza spesa e senza fatica. Basta non vedere, non ascoltare, non fare.

18. TESTI. PRIMO LEVI: IL NOCCIOLO DI QUANTO ABBIAMO DA DIRE


[Da Primo Levi, I sommersi e i salvati, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino
1997, vol. II, pp. 1149-1150]

L'esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti e' estranea
alle nuove generazioni dell'Occidente, e sempre piu' estranea si va facendo a
mano a mano che passano gli anni (...).
Per noi, parlare con i giovani e' sempre piu' difficile. Lo percepiamo come un
dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non
essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze
individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale ed
inaspettato, fondamentale appunto perche' inaspettato, non previsto da nessuno.
E' avvenuto contro ogni previsione; e' avvenuto in Europa; incredibilmente, e'
avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura
culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso;
eppure Adolf Hitler e' stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe. E'
avvenuto, quindi puo' accadere di nuovo: questo e' il nocciolo di quanto abbiamo
da dire.

19. TESTI. PRIMO LEVI: AL VISITATORE


[Da Primo Levi, testo pubblicato per l'inaugurazione del Memorial in onore degli
italiani caduti nei campi di sterminio nazisti, ora in Opere, Einaudi, Torino
1997, vol. I, pp. 1335-1336]

La storia della Deportazione e dei campi di sterminio, la storia di questo


luogo, non puo' essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa:
dai primi incendi delle Camere del Lavoro nell'Italia del 1921, ai roghi di
libri sulle piazze della Germania del 1933, alla fiamma nefanda dei crematori di
Birkenau, corre un nesso non interrotto. E' vecchia sapienza, e gia' cosi' aveva
ammonito Heine, ebreo e tedesco: chi brucia libri finisce col bruciare uomini,
la violenza e' un seme che non si estingue.
E' triste ma doveroso rammentarlo, agli altri ed a noi stessi: il primo
esperimento europeo di soffocazione del movimento operaio e di sabotaggio della
democrazia e' nato in Italia. E' il fascismo, scatenato dalla crisi del primo
dopoguerra, dal mito della "vittoria mutilata", ed alimentato da antiche miserie
e colpe; e dal fascismo nasce un delirio che si estendera', il culto dell'uomo
provvidenziale, l'entusiasmo organizzato ed imposto, ogni decisione affidata
all'arbitrio di un solo.
Ma non tutti gli italiani sono stati fascisti: lo testimoniamo noi, gli italiani
che siamo morti qui. Accanto al fascismo, altro filo mai interrotto, e' nato in
Italia, prima che altrove, l'antifascismo. Insieme con noi testimoniano tutti
coloro che contro il fascismo hanno combattuto e che a causa del fascismo hanno
sofferto, i martiri operai di Torino del 1923, i carcerati, i confinati, gli
esuli, ed i nostri fratelli di tutte le fedi politiche che sono morti per
resistere al fascismo restaurato dall'invasore nazionalsocialista.
E testimoniano insieme a noi altri italiani ancora, quelli che sono caduti su
tutti i fronti della II Guerra Mondiale, combattendo malvolentieri e
disperatamente contro un nemico che non era il loro nemico, ed accorgendosi
troppo tardi dell'inganno. Sono anche loro vittime del fascismo: vittime
inconsapevoli.

Noi non siamo stati inconsapevoli. Alcuni fra noi erano partigiani; combattenti
politici; sono stati catturati e deportati negli ultimi mesi di guerra, e sono
morti qui, mentre il Terzo Reich crollava, straziati dal pensiero della
liberazione cosi' vicina.
La maggior parte fra noi erano ebrei: ebrei provenienti da tutte le citta'
italiane, ed anche ebrei stranieri, polacchi, ungheresi, jugoslavi, cechi,
tedeschi, che nell'Italia fascista, costretta all'antisemitismo dalle leggi di
Mussolini, avevano incontrato la benevolenza e la civile ospitalita' del popolo
italiano. Erano ricchi e poveri, uomini e donne, sani e malati.
C'erano bambini fra noi, molti, e c'erano vecchi alle soglie della morte, ma
tutti siamo stati caricati come merci sui vagoni, e la nostra sorte, la sorte di
chi varcava i cancelli di Auschwitz, e' stata la stessa per tutti. Non era mai
successo, neppure nei secoli piu' oscuri, che si sterminassero esseri umani a
milioni, come insetti dannosi: che si mandassero a morte i bambini e i
moribondi. Noi, figli di cristiani ed ebrei (ma non amiamo queste distinzioni)
di un paese che e' stato civile, e che civile e' ritornato dopo la notte del
fascismo, qui lo testimoniamo.
In questo luogo, dove noi innocenti siamo stati uccisi, si e' toccato il fondo
delle barbarie. Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da
qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia
stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi
figli, le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento: fa che il frutto orrendo
dell'odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, ne' domani ne'
mai.

20. SEGNALAZIONI LIBRARIE

Letture
- Adelmo Cervi, Io che conosco il tuo cuore, Piemme, Milano 2014, pp. 434, euro
16,90.
*
Riletture
- Alcide Cervi, Renato Nicolai, I miei sette figli, Editori Riuniti, Roma 1955,
1980.

21. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di


gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e
internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento
dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della
creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo
di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica,
al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la
creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile
gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono


patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la
persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il
boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo
paralleli.

22. PER SAPERNE DI PIU'

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per


contatti:azionenonviolenta@sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono
essere consultati nella rete telematica alla pagina
web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO


Numero 1848 del 27 dicembre 2014
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di
ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della
nonviolenza (anno XV)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it , centropacevt@gmail.com ,
sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/