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I brani che vengono riportati di seguito sono tratti dal testo

"Orientamenti alle equipes dei catechisti per la fase di


conversione"e precisamente nella seconda parte della catechesi sull'EUCARISTIA (da
pag. 315 a pag. 335 bis).
Per comprendere meglio i capoversi citati e le relative note riportiamo di seguito la "NOTA
INTRODUTTIVA" al testo "UN SEGRETO SVELATO" e, al termine, la nota conclusiva del testo
stesso.
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NOTA INTRODUTTIVA
Il Movimento neocatecumenale, sorto in Spagna nel 1964 ad opera di
Kiko Arguello, ha trovato in Italia, come nel resto del mondo,
un'accoglienza di segno opposto: diocesi e parrocchie dove accolto come
un dono di Dio, altre, invece, dove considerato un pericolo per la Chiesa,
alla pari dei "Testimoni di Geova".
I favorevoli portano a sostegno della loro adesione alcune motivazioni
come: le foto di Kiko con il Papa e le parole elogiative del movimento
pronunciate da Paolo VI e Giovanni Paolo II, in occasione di udienze; la
diffusione ed accoglienza in numerose parrocchie del mondo intero; il
riavvicinamento alla fede di molti che ne erano lontani; l'attivit
missionaria dei loro "itineranti"; i Seminari sorti ad opera di Kiko e che
forniscono alla Chiesa vocazioni sacerdotali provenienti da tutto il mondo;
la lettera del Papa del 30 agosto 1990 a S.E. Mons. Cordes!
Gli oppositori mettono in risalto, invece, alcuni aspetti negativi come:
l'assenza prolungata (che pu durare oltre 20 anni) dei neocatecumenali
dalla vita della Parrocchia in cui sorgono; l'instaurazione, in queste, di una
struttura che si presenta come parallela a quella ufficiale della Chiesa;
l'emarginazione statutaria dei Sacerdoti o Parroci aderenti al movimento
ridotti a semplici amministratori dell'Eucaristia e della Penitenza;
l'obbedienza che questi devono ai catechisti del gruppo, ritenuti i veri ed
esclusivi distributori della verit e dei carismi; l'eliminazione di tutti gli
altri movimenti ecclesiali esistenti nelle Parrocchie; la trasformazione
inesorabile delle medesime in una struttura dove ha diritto di vita soltanto
il Movimento ed i suoi aderenti; il sorgere di una liturgia contraria alle
disposizioni date in materia dall'autorit competente della Chiesa; certe
confessioni pubbliche di peccati gravi; l'imposizione di princpi, che si

dicono derivanti dal Vangelo, che distruggono o separano le famiglie anche


sul piano economico, e specialmente la dottrina da essi professata che in
molti punti in contrasto con quella insegnata dalla Chiesa.
Un'esperienza diretta della vita del movimento ha portato a riconoscere,
dove pi dove meno, l'esistenza dei motivi sia favorevoli che contrari, pi
sopra riportati. Ma ci non era sufficiente, a nostro parere, per formulare
un giudizio pi approfondito. Per questo un gruppo di sacerdoti e di laici,
riuscito ad arrivare, dopo anni di ricerca, a ci che considerato la fonte,
la base dottrinale del movimento: il testo, cio, che raccoglie la
conversazioni avute da Kiko e Carmen, ai catechisti di Madrid nel 1972 e
edito nel 1982 in Italia. Questo testo considerato, a testimonianza degli
stessi catechisti, il principale ed ufficiale documento che serve per la
formazione degli aderenti al movimento neocatecumenale.
L'esame accurato di questo documento, che risulta custodito con la
massima segretezza, e che viene fatto conoscere per intero solo a
pochissime persone mentre nascosto alla quasi totalit dei Vescovi e dei
sacerdoti, ha permesso di concludere che il comportamento dei
neocatecumenali e quanto essi dicevano o facevano nelle varie comunit,
non era il frutto delle esagerazioni di qualche soggetto non
sufficientemente catechizzato, ma proveniva dai princpi contenuti nel
testo stesso che, dopo una lunga e martellante catechesi, diventavano
convinzioni profonde tanto da determinare le scelte e la vita di tutti gli
aderenti.
L'esame inoltre ha rivelato che, al di l di pagine valide e certamente
gradite, vi sono insegnamenti che, sul piano dogmatico, sono molto
difformi e talvolta completamente in opposizione all'insegnamento della
fede cattolica, impartito dalla Chiesa.
Dopo questa scoperta, i ricercatori hanno inteso come preciso dovere di
cristiani e di sacerdoti pubblicare i risultati della loro fatica a vantaggio
degli stessi fratelli neocatecumenali, tra i quali essi annoverano tanti amici
e fratelli di fede. Nel frattempo facevano presente ai Vescovi italiani ed ai
pi alti organi della Chiesa, le loro perplessit.
Dopo tanti anni di attesa e richieste di interventi e chiarificazioni rimaste
sempre senza riscontro, mentre auspicano dalla Chiesa una risposta che
sar accolta con gratitudine e docilit, sembrato doveroso rivolgere a
quanti, dentro e fuori il Movimento, desiderano conoscere la verit, il
presente lavoro.
In questo riporteremo i punti principali del testo dattiloscritto delle
conferenze di Kiko e di Carmen dal titolo: "orientamenti alle equipes di

catechisti per la fase di conversione. Appunti presi dai nastri degli incontri
avuti da Kiko e Carmen per orientare le quipes di catechisti di Madrid
nel febbraio del 1972. La pubblicazione stata curata dal Centro
Neocatecumenale "Servo di Jahv" in San Salvatore, Piazza San Salvatore
in Campo - 00186 Roma - Tel.: 6541589 - Marzo 1982", accompagnandoli
da un nostro commento.
I fautori del movimento che inizialmente avevano negato l'esistenza di
questo testo, non potendo pi persistere nella negazione di ci che
moltissimi ormai conoscevano, ci hanno accusato di fare "estrapolazioni"
non corrispondenti al vero pensiero degli autori. Oltre tutto, essi
affermavano, quel testo frutto di una raccolta delle catechesi fatta da
alcuni membri del movimento. Sono perci un semplice "canovaccio, una
traccia", non i testi originali di Kiko.
La nostra pubblicazione ha lo scopo di rompere la convinzione,
radicatissima tra gli aderenti al "movimento", della "sacralit,
impeccabilit e intangibilit" di questo testo, mostrando loro come, sotto
lapparenza di frasi semplici e grondanti entusiasmo, si nascondano errori
contro la fede della Chiesa. Di questi errori e della loro confutazione, si
fanno soltanto dei brevi cenni, rimandando, per una trattazione pi
completa, ai testi specifici. Si dice che il testo di Kiko riporta soltanto
alcune idee delle sue catechesi.
A parte che anche i titoli delle 95 tesi affisse nel 1517 da Lutero alla porta
della Cattedrale di Wittemberg erano semplici proposizioni, da cui per
incominci lo scisma protestante, il fatto che questo "canovaccio"
costituisce ancora la base delle catechesi impartite in tutte le comunit, ci
ha indotto a ritenere che le idee contenute nel testo corrispondevano in
pieno al pensiero degli autori.
N Kiko n Carmen hanno mai smentito quanto veniva loro attribuito.
A conferma del rispetto che i N.C. hanno verso le catechesi di Kiko, si pu
addurre quanto ci hanno detto alcuni dirigenti del movimento: "I testi di
Kiko non si toccano".
Con questo lavoro vogliamo finalmente rompere il muro di mitica
segretezza costruito intorno alle catechesi kikiane.
Non c' alcuna animosit all'origine del nostro impegno. Siamo stati
mossi da una esigenza di chiarezza su quanto riguarda la fede cattolica che
professiamo ed amiamo, come pure dalle richieste di tanti fedeli desiderosi
di sapere se la fede che avevano ricevuto dalla Chiesa, doveva essere
abbandonata per adeguarla a quella impartita in questo testo. Con ci non

intendiamo affermare che tutta la catechesi di Kiko sia da rifiutare. Dopo


un esame lungo, attento e sereno riteniamo che, pur essendovi delle
catechesi valide, vivaci, attraenti, tuttavia in molti punti esse non
corrispondono all'insegnamento della Chiesa. Su questi punti negativi si
soffermata la nostra analisi.
Lultimo discorso tenuto dal Santo Padre Giovanni Paolo II il 24 gennaio
1997 agli aderenti alle comunit neocatecumenali indica che anche la pi
alta autorit della Chiesa segue con particolare vigilanza il Movimento. In
attesa che venga completata la stesura di uno Statuto - condizione
indispensabile per ottenere, come promette il Santo Padre, il formale
riconoscimento giuridico da parte della Chiesa - questo nostro modesto ed
umile lavoro intende porgere, senza alcuna presunzione, un aiuto a quanti,
dentro e fuori il Cammino, lavoreranno a questo scopo.
A pagina 364 del suo testo, Kiko scrive: "D la verit al tuo fratello perch
lo ami e non perch lo odi". Con questo spirito stato scritto e deve essere
letto il presente lavoro.
L'AUTORE
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Seconda parte della catechesi sull'EUCARISTIA (da pag. 315 a pag. 335 bis). Per chi
interessato a leggere tutto il testo pu consultarlo nella sezione "Testi riservati del
Movimento Neocatecumenale" (oppure clicca sul testo che segue per accedere al documento
-Euc_2da).
Pag. 315 (1 capoverso)
"Immaginate quello che fu nella Chiesa primitiva l'Eucaristia, questa manifestazione di Cristo
risorto, questo Spirito manifestato agli uomini e comunicato che li fa partecipare dell'opera di
Ges Cristo risuscitato dai morti. Immaginate quello che fu l'esplosione delle prime comunit
cristiane nell'Eucarestia."
Nota: Il C.C.C. (n 1323) ci ricorda che Ges nell'ultima cena ha istituito il sacrificio eucaristico del suo
Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il "sacrificio della croce", e
per affidare cos alla Chiesa il memoriale della sua morte e resurrezione''. Per la Carmen l'Eucarestia
solo "la manifestazione di Cristo Risorto"!

Pag. 315 (5 capoverso)


"Quello che voglio spiegare ora a volo d'uccello come la Chiesa primitiva vive l'Eucaristia e
come nel corso dei secoli stata spezzettata e ricoperta, rivestita fino al punto che noi non
vedevamo nella nostra messa da nessuna parte la resurrezione di Ges Cristo."
Nota: Ritornano insistenti le affermazioni per le quali, secondo i N.C., la Messa memoriale solo della
Resurrezione di Cristo mentre, secondo la dottrina cattolica, essa memoriale di tutto il Mistero
Pasquale, che comprende Passione, Morte e Resurrezione del Signore.

Pag. 317 (3 capoverso)


"... per i cristiani il sacramento autentico istituito ed inaugurato da Ges Cristo come suo
memoriale la notte pasquale e come prolungamento e partecipazione di questa notte: la
domenica."
Nota: Il C.C.C. al n 1323 ricorda che Ges istitu il sacrificio eucaristico "la notte in cui veniva tradito".
Lespressione chiarissima: essa non dice che "anche la notte (come qui si afferma) diventata il
sacramento autentico istituito e inaugurato da Ges Cristo, ma indica soltanto che questa istituzione
avvenne in una certa notte.
solo una specificazione di tempo! Ma la Carmen e Kiko queste cose non le comprendono!
Kiko sembra profondamente condizionato dal momento storico in cui lEucaristia stata istituita da
Ges: "la notte in cui fu tradito". Tanto da far entrare la "notte" nellelemento costitutivo del
Sacramento. Ma la Chiesa apostolica non si mai intesa vincolata a celebrare lEucaristia di notte, pena
la sua invalidit.

Pag. 317 (5 e 6 capoverso)


" ... Non si concepisce in alcun modo un rito individuale. Gli ebrei non possono far Pasqua se
non sono almeno in 11 come gruppo familiare. Perch il sacramento non solo il pane e il
vino ma anche l'assemblea; la Chiesa intera che proclama l'eucaristia. Non ci pu essere
eucaristia senza l'assemblea che la proclama. ... "
" Non c' Eucaristia senza assemblea. E' un'assemblea intera quella che celebra la festa e
l'Eucaristia; perch l'Eucaristia l'esultazione dell'assemblea umana in comunione; perch il
luogo preciso in cui si manifesta che Dio ha agito in questa Chiesa creata, in questa
comunione. E' da questa assemblea che sgorga l'Eucaristia."
Nota: Un altro condizionamento nel valore del Sacramento dellEucaristia, Kiko lo vede nella presenza
dellassemblea. Se per il valore del Sacramento fosse indispensabile la presenza dellassemblea, si
potrebbe incominciare a chiedere a Kiko: qual il numero di persone necessario perch essa venga
costituita? Di pi o di meno del numero fissato dei partecipanti alla pasqua ebraica?
Dagli Atti sappiamo che le comunit cristiane inizialmente erano composte da pochissime persone.
Eppure anche fra di loro, senza che il numero costituisse il problema, veniva celebrata lEucaristia
(C.C.C. n 1342 e 1343).
Gli autori di questa catechesi sembra non conoscono non solo la teologia sacramentaria, ma neppure gli
altri documenti in cui largomento Eucaristia-Sacramento viene trattata dal magistero della Chiesa.
Ora, secondo i Teologi (cfr. C.C.C. n 1337, 1340, 1341, 1363 e 1364) la Messa non altro che "il
Sacramento del Sacrificio cruento della croce".
Quello che nella Messa si ripete (1362) non riguarda il sacrificio in s, ma solo la sua "celebrazione
liturgica" o "il rito", il fatto esterno, liturgico, cultuale in cui la validit non dipende dal tempo e
dallora in cui celebrato, ma dalla presenza degli elementi costitutivi del Sacramento: materia, forma e
ministro.
I fedeli hanno il dovere di partecipazione allazione liturgica (cfr. C.C.C. n 1368 e 1369) durante la
quale partecipano alla Passione espiatrice-redentrice con la Chiesa e in essa e per essa si uniscono alla
perenne celebrazione di Cristo Capo (Zoffoli, l.c.).

Questa partecipazione non comporta nei "laici" lesercizio del Sacerdozio ministeriale, ma solo di quello
comune ad ogni battezzato come membro del Corpo mistico di Cristo; mentre i laici si rivolgono a Dio
per mezzo della mediazione del Capo del Corpo mistico, i "chierici" (Vescovo - presbiteri) essendo
partecipi della medesima dignit del Capo, accedono a Lui immediatamente, come il Cristo che essi
rappresentano (Vat. II, L.G. 10; C.C.C. n 1348, 1368 e 1369).
La Messa dunque valida anche se celebrata senza lassistenza dei fedeli (C.C.C. n 1369, 1410 e 1411).
assolutamente certo, contro le aberrazioni protestanti del neo-modernismo, pre e post conciliare,
fondate pretestuosamente sullindole pubblica, sociale del Sacrificio Eucaristico. Questo celebrato da
Cristo, unico vero mediatore presso il Padre, che, avendo istituito la liturgia sacrificale e il sacerdozio
gerarchico, si serve dei ministeri del culto operanti per sua virt e per suo nome; perch tutti possano
godere i frutti della Passione redentrice.
Il Sacerdote, dunque, non celebra in nome del popolo quasi che questo gliene conferisca il potere; che, al
contrario, gli comunicato direttamente dal Cristo per cui solo rappresentando il Cristo, rappresenta
anche il popolo; vale a dire, solo svolgendo le funzioni del Capo, soddisfa alle esigenze delle sue membra.
Perci il ministro, impersonando il Mediatore universale, non celebra mai una messa privata e, peggio,
non valida.
Lo afferma chiaramente Pio XII nella Mediator Dei: "Ogni volta che il Sacerdote ripete ci che fece il
Divin Redentore nellultima cena, il sacrificio realmente consumato, ed esso ha sempre e dovunque,
necessariamente per la sua intrinseca natura, una funzione pubblica e sociale in quanto lofferente agisce
a nome di Cristo e dei cristiani dei quali il Divin Redentore Capo, e loffre a Dio per la Santa Chiesa
Cattolica e per i vivi e i defunti.
E ci si verifica certamente sia che vi assistono i fedeli ... sia che non vi assistano, non essendo in nessun
modo richiesto che il popolo ratifichi ci che fa il Suo ministro" (iv. n 79).
A questi insegnamenti corrispondono le norme del C.J.C. che nel canone 902 afferma che i sacerdoti
possono celebrare la S. Messa in modo individuale. E pi chiaramente nel canone 904 recita: "memori
che nel mistero del Sacrificio eucaristico viene esercitata ininterrottamente lopera della redenzione, i
sacerdoti celebrino frequentemente; anzi se ne raccomanda caldamente la celebrazione quotidiana, la
quale, anche quando non si possa avere la presenza dei fedeli, sempre un atto di Cristo e della Chiesa,
nel quale i sacerdoti adempiono il loro principale compito".
Questa norma rimane valida, anche se, per motivi pastorali, il C.J.C. al canone 906 dice: "Il Sacerdote
non celebri (= esortativo!) il sacrificio eucaristico senza la partecipazione di almeno qualche fedele, se
non per giusta e ragionevole causa".
Il Vat. II, nella P.O. n 13, ripete le stesse cose..: "Nella loro qualit di ministri delle cose sacre e
soprattutto nel Sacrificio della Messa, i Presbiteri agiscono in modo speciale a nome di Cristo".
La celebrazione quotidiana (della Messa) viene raccomandata perch " sempre un atto di Cristo e della
sua Chiesa anche quando non possibile che vi assistano i fedeli".
Lo stesso insegnamento aveva dato il Papa Paolo VI nellenciclica "Misterium Fidei" del 3 settembre
1964: "Giacch ogni Messa, anche se privatamente celebrata da un sacerdote, non tuttavia cosa
privata, ma azione di Cristo e della Chiesa, la quale nel sacrificio che offre, ha imparato ad offrire se
medesima come sacrificio universale, applicando per la salute del mondo intero lunica e infinita virt
redentrice del Sacrificio della Croce" (Cfr. A.A.S. 57,1965 pag. 761 e 762; inoltre: Vat. II, De Sacra
Liturgia, 4-12-1963, n 26, 27; A.A.S. 56,1964 pag. 107; C.C.C. n 1548, 1552, 1553 e 1566).
"La necessit della presenza dei fedeli per celebrare lEucaristia si fonda sulla teoria della
transignificazione e della transfinalizzazione per la quale tutta la comunit partecipa alla creazione del
senso nuovo che il pane e il vino assumono nellEucaristia (cfr. F. Xavier Durrwell, LEucaristia, pag. 20
seg.). Secondo i seguaci di questa teoria (e Kiko sembra essere uno di questi) la presenza dei fedeli
diventa necessaria perch i gesti damore (il dono del pane e del vino come segno dellamore assoluto di
Cristo per noi) realizzano la presenza soltanto quando il dono e laccoglienza sono reciproci. Per questo

necessaria la cooperazione di tutti.


Ma in questa teoria non si ammette il realismo della presenza perch il pane e il vino sono trasformati
soltanto nellintenzione del donatore e di colui che riceve il dono: il pane e il vino restano in s immutati.
Questa spiegazione ignora, perci, anche lescatologia. Sembra essere un nuovo docetismo, che nega la
verit dellIncarnazione.
Si va cos contro la fede della Chiesa che ammette la presenza reale di Ges nellEucaristia (C.C.C. n
1373, 1374, 1375, 1376 e 1377).

Pag. 318 (2 capoverso)


"... Giustino dopo dice: "terminata la lettura il presidente fa l'esortazione". Vale a dire, qui
troviamo l'omelia".
Nota: Citando, a suo modo Giustino, Kiko conclude che l'omelia del Sacerdote non deve avere carattere
esortativo, o morale, ma ecc.
Il testo originale di Giustino dice invece:
"E finch il tempo lo permette si leggono le memorie degli Apostoli, oppure gli scritti dei Profeti;
poi, quando il lettore ha cessato, chi presiede parla ammonendo ed esortando ad imitare s begli
esempi".
Non quindi esatta la citazione di Kiko. Anche Giustino dice che, fin d'allora, l'omelia aveva un
carattere esortativo e morale!

Pag. 319 (5 e 6 capoverso)


"Spezzando il pane entriamo nella morte, bevendo alla coppa facciamo una alleanza nel suo
sangue e facciamo Pasqua con Ges Cristo: davanti a questa realizzazione proclamiamo:
"VIENI SIGNORE GESU! REALIZZA LA TUA PASQUA TRA GLI UOMINI!"
"Un'Eucaristia primitiva che di una cos grande semplicit, pu essere anche di una grande
variet. ... "
Nota: Questa la concezione ebraica della Pasqua. La Comunione del cristiano al pane e al vino
consacrato, una comunione alla Passione e Morte di Cristo.
Infatti Ges con la parola "Corpo" e con l'altra "Sangue" intendeva donarci non una componente del
suo essere umano (come noi pensiamo secondo la cultura greca che abbiamo ereditato), ma quello che
queste due parole significavano nel linguaggio biblico, e cio, tutto il suo essere, in quanto vive la sua vita
nel corpo; cio tutta la sua vita.
A questa aggiunge la parola: "Sangue" che indica, nella Bibbia, l'evento della morte, perch il
versamento del sangue il segno plastico della morte.
Quindi l'Eucaristia il mistero di Ges che dona a noi la sua vita nel momento in cui la offre al Padre
per la Sua gloria e per la salvezza del mondo. I fedeli che, secondo il suo comando, mangiano il pane e
bevono il Sangue comunicano perci (1Cor 10,5) al mistero del suo sacrificio redentore. Per ottenere
questa comunione, non assolutamente necessario ricevere entrambe le specie, poich ognuna di esse

tutto intero il Signore Ges; anche se due specie, come segni, hanno un significato pi evidente.
La Chiesa ha sempre creduto cos!
Ci dimostrato dalla prassi orientale di dare ai neonati battezzati l'Eucaristia sotto la specie del vino:
come pure dell'uso della comunione sotto le sole specie del pane, che inizia nel secolo XII. Il Concilio di
Trento (sess. XXI) dichiarer che la Comunione sotto le due specie "non di diritto divino per coloro che
non celebrano la S. Messa". Anche se il Vat. II conceder pi spazio alla Comunione sotto le due specie, il
principio dottrinale, fissato da Trento, resta valido: con la Comunione ad una sola specie si riceve Ges
nella totalit del suo mistero pasquale.
La Chiesa disponendo cos, ha interpretato autenticamente il pensiero di Cristo.
San Pietro (contrariamente a quanto Kiko afferma a pag. 329) oggi non si meraviglierebbe affatto della
disposizione di un suo successore, investito della sua stessa autorit e guidato dal suo stesso Spirito. Ogni
spiegazione della parola di Dio per essere valida, non deve dimenticare questi principi.

Pag. 319 (6 capoverso)


" ... Questa resurrezione quella che ha creato tra gli uomini uno Spirito nuovo vivente, uno
Spirito vivificante che ha fatto nascere la Chiesa ..."
Nota: La resurrezione di Cristo, non ha creato, ma ha comunicato agli uomini, ormai uniti per sempre a
Cristo nella fede e nell'amore, il Suo stesso Spirito che ci fa figli di Dio e fratelli fra noi.

Pag. 320 (3 capoverso)


"Si costruiscono basiliche enormi con le quali entrano nella liturgia elementi di fasto e
solennit. Da questo momento la luce potente della Chiesa Primitiva si ricopre e si offusca
caricandosi di elementi di fasto."
Nota: Ma anche prima della pace Costantiniana esistevano le basiliche (= le sale regie) che risalgono alla
fine del II secolo e sono il nucleo di tante attuali basiliche romane. Il fasto che entra nella Chiesa anche
segno di fede nella trascendenza di Dio. Fede che ha ricercato in tutti i tempi di onorare Dio meglio che
fosse possibile. E quello non era trionfalismo, bens, mezzo per esprimere la bellezza di Dio, la gioia della
fede, la vittoria della verit sull'errore; un modo per onorare, senza tirchieria, il loro Signore e Dio"
(Ratzinger R.F. pag. 135).

Pag. 321 (1 e 3 capoverso)


"Altro aspetto di fasto e religiosit la processione delle offerte cio l'offertorio. Nella Chiesa
primitiva non c'era nulla di simile." ... "Da questo momento in poi quest'offrire cose a Dio
occuper un posto di primaria importanza dentro il rito."
Nota: L'offertorio non qualcosa che deriva dai pagani!
L'idea di offerta non estranea nelle descrizioni che fa San Giustino, anche se non si parla di offerta di
fedeli.
Il primo a parlare di offerta del pane e del vino da parte dei fedeli S. Ireneo (135 - 200), come segno di
gratitudine dei fedeli verso Dio creatore. Cos ne parlano Tertulliano (160 - 220), S. Cipriano (+258): Il

rito dura a lungo a Roma (fino al secolo XI).


La moltiplicazione delle messe private e l'uso esclusivo del pane azzimo, ne affrettano la decadenza
all'epoca carolingia.
Oggi la Chiesa rimette in onore le processioni offertoriali. Non per da dimenticare che il vero
offertorio quello compiuto da Cristo nella Consacrazione, in cui offre il suo Corpo ed il suo Sangue.
Il nostro offertorio ha un valore simbolico, se anticipa la vera offerta che verr fatta dopo; se diventa un
simbolo della nostra vita che vogliamo offrire a Dio, unendola a quella di Ges al Padre.

Pag. 321 (5 e 7 capoverso)


"Al principio perlomeno le offerte si lasciavano alla porta dei templi; poi per, dato che
questo fatto delle offerte andava bene, ..."
"E' chiaro che questo offrire a Dio non affatto una cosa cattiva. Tu puoi offrire a Dio quello
che vuoi, ma l'Eucaristia una cosa ben diversa, nettamente distinta da tutto ci.
Nell'Eucaristia tu non offri nulla: Dio assolutamente presente quello che d la cosa pi
grande e cio la vittoria di Ges Cristo sulla morte."
Nota: Il giudizio per cui le offerte fatte nella Messa sono una reviviscenza pagana falso.
Se la causa che ha originato le offerte nella Messa fosse quella a cui accenna Kiko con l'inciso ironico:
"poich il fatto delle offerte andava bene", che dire allora dell'uso ripristinato dalla riforma liturgica,
che specie nelle Messe papali, vede una lunga processione che reca all'altare doni di ogni genere? forse
anche questa un'idea pagana da condannare?
Avvertita la "gaffe" si cerca di rimediare. Ma anche qui si ricade nelle consuete contraddizioni: il
giudizio negativo prima espresso, modificato dal nuovo "in fondo questo offrire a Dio non era cosa
cattiva"! Se la liturgia allora si veramente riempita di idee pagane possiamo domandare: "c'era allora
nella Chiesa l'assistenza dello Spirito Santo?".

Pag. 322 (1, 3 e 4 capoverso)


"La liturgia solennissima: canti grandiosi e musica. ..."
"Ma soprattutto questa massa di gente pagana, vede, in fondo, la liturgia cristiana con i suoi
occhi religiosi: l'idea del sacrificio. C' un completo retrocedere all'antico testamento che era
stato superato dallo stesso Israele. ..."
"Perci quando poi nel medio evo si mettono a discutere del sacrificio, in fondo discutono di
cose che non esistevano nell'Eucaristia primitiva. ... L'Eucaristia sacrificio di lode, una lode
completa di comunicazione con Dio attraverso la Pasqua del Signore. Ma in questa epoca
l'idea del sacrificio non intesa cos ma nel senso pagano. Ci che essi vedono nella messa
che qualcuno si sacrifica, cio il Cristo. Nell'Eucaristia vedono soltanto il sacrificio della
croce di Ges Cristo. E se oggi chiedeste alla gente qualcosa a questo proposito, vi direbbe
che nella messa vede il calvario."
A questo punto, prima di una nostra nota, premettiamo un giudizio del Card. Ratzinger (Messori,
Rapporto sulla fede, Pag. 134) su certe accuse di trionfalismo, che qui riaffiorano nelle parole di
Carmen: "Non affatto trionfalismo la solennit del culto con cui la Chiesa esprime la bellezza di Dio, la
gioia della fede, la vittoria della verit e della luce sullerrore e sulle tenebre. La ricchezza liturgica non
ricchezza di una qualche casta sacerdotale; ricchezza di tutti, anche dei poveri, che infatti la desiderano

e non se ne scandalizzano affatto.


Tutta la storia della piet popolare mostra che anche i pi miseri sono sempre stati disposti
istintivamente e spontaneamente a privarsi persino del necessario pur di rendere onore con la bellezza,
senza alcuna tirchieria al loro Signore e Dio".
C' in questa pagina una tra le espressioni pi negative del testo. L'idea del sacrificio - sostiene Carmen stata introdotta nella Chiesa sotto la pressione delle idee pagane poich non esisteva nella Chiesa
primitiva.
La dottrina della Chiesa sulla S. Messa come vero e proprio sacrificio, antica come la Chiesa. I teologi
sono concordi nell'affermare che gi il solo fatto che Ges abbia reso presente il suo Corpo ed il suo
Sangue sotto specie separate, indica il carattere sacrificale della Messa.
Questo carattere ancor meglio evidenziato dalle parole di Ges: "questo il Corpo dato... e il Sangue
sparso per voi" che sono termini biblici indicanti l'offerta di un vero sacrificio.
Inoltre Ges dice che il Suo Sangue quello dell'alleanza nuova ed eterna che come l'antica conclusa
con l'offerta di un sacrificio cruento (cfr. Es 24,8; Eb 13,10; 1Cor 10,15-21).
La Chiesa ha visto sempre nell'Eucaristia un vero e proprio sacrificio (vedi Didach c. 14 - Clemente
Romano, Ignazio di Antiochia, Giustino, Tertulliano, Cipriano, Ambrogio, Agostino ecc. ecc.).
Anche tutte le liturgie antiche attestano il carattere sacrificale della Messa.
Furono i Protestanti, preceduti da Wicleff, a negare il carattere sacrificale della Messa. Secondo
Harnach e Wieland la Chiesa dei primi due secoli avrebbe conosciuto solo un sacrificio soggettivo e
spirituale di lode, di adorazione e di ringraziamento. Il testo cos come suona ripete le eresie appena
ricordate!
"L'Eucaristia Pasqua, passaggio dalla morte alla risurrezione... L'Eucaristia sacrificio di lode, una
lode completa di comunicazione con Dio attraverso la Pasqua del Signore. Ma in questa epoca l'idea di
sacrificio non intesa cos, ma nel senso pagano..." (dice Carmen).
Se l'affermazione di cui sopra (fine del quarto capoverso), fosse vera, avremmo avuto un periodo, nella
storia della Chiesa, in cui questa ha sbagliato nel ritenere la Messa un sacrificio e, cosa ancora peggiore,
come un sacrificio pagano. Sarebbe mancata perci una caratteristica fondamentale della Chiesa: la sua
infallibilit. Questa pura eresia!
Ci scusiamo dellinsistenza avendo gi dimostrato la falsit di queste affermazioni. A proposito
dell'Eucaristia-sacrificio facciamo notare che, se l'Eucaristia (che il "memoriale", cio
l'attualizzazione, del mistero Pasquale di Cristo, = mistero di morte e resurrezione) non un vero
sacrificio, ne consegue che anche il fatto che attualizzato da questo rito (la morte in Croce di Cristo)
non un vero sacrificio.
Ma con questa affermazione si nega completamente non solo il valore redentivo della morte di Cristo, ma
altres il valore sacramentale dell'Eucaristia.
Secondo la teoria di Kiko l'Eucaristia diventa "il memoriale" di un rito qualsiasi, e non di un rito
sacrificale, redentore (quello della morte in Croce di Cristo). Ges, istituendo l'Eucaristia, (come gi
ricordato) dice chiaramente che essa "il memoriale" "del suo Corpo dato e del suo Sangue versato per
la remissione dei peccati". Cio, "memoriale" di un atto sacrificale, nel quale Egli d la sua vita per la
salvezza degli uomini.
Ne consegue quello gi detto: com' un vero sacrificio la sua morte, cos vero sacrificio il "memoriale"
di essa.
Questa la dottrina che la Chiesa ha sempre insegnato, come verit rivelata, negando la quale non si

pi nella Chiesa.
Kiko e Carmen sembrano negare completamente questa dottrina, nascondendo questa eresia, che poi e'
la stessa di Lutero, sotto una valanga di parole, di espressioni roboanti, capaci forse di colpire orecchie di
principianti, ma non l'intelligenza di chi conosce pi a fondo l'insegnamento della Chiesa.
Da queste premesse dottrinali, diffuse insistentemente tra gli aderenti al movimento, sono originati altre
convinzioni ed atteggiamenti che non sono conformi n alla dottrina cattolica n alla prassi comune dei
fedeli, come per esempio l'assenza quasi assoluta dei N.C. a qualsiasi pratica in onore della Santissima
Eucaristia al di fuori della S. Messa.

Pag. 323 (1 e 2 capoverso)


"Se abbiamo trovato gente che non vive la Pasqua, n la capisce, adesso ci troviamo di fronte
al fatto che comincia a non capirsi neanche il latino.... Allora la gente deve immaginare le
cose."
"Appaiono nelle chiese i grandi quadri che rappresentano la vita e i miracoli di Ges Cristo.
Del popolo di Israele che il popolo dell'udito, abbiamo fatto il popolo dell'immaginazione...."
Nota: Il fatto che il popolo pian piano non abbia capito il latino della liturgia, non significa che non abbia
creduto al Mistero al quale partecipava.
Non la conoscenza della lingua che rende pi comprensibile il mistero. Esso resta sempre. Al mistero ci
si avvicina con la fede e con l'amore.
I grandi quadri, i mosaici, che compaiono nelle Chiese, costituirono per il popolo, in gran parte
analfabeta, la Bibbia viva, la Parola di Dio che essi contemplavano con gli occhi estasiati ed amavano con
il cuore semplice. Kiko, con il suo accenno, vuol forse condannare quell'arte ancora oggi tanto
ammirata; piena di fede, di bellezza, di poesia, per esaltare una certa arte moderna spesso fatta di sgorbi
o di macchie di colori?

Pag. 324 (3 e 4 capoverso)


"In quell'epoca ... si giunge ad una superstizione completa ..."
"Si comprende perci perfettamente perch sorse Lutero ..."
Nota: Anche in questa pagina abbondano, come di consueto, affermazioni contraddittorie.
Prima si afferma che, nel passato, non si capiva pi niente dell'Eucaristia; che si era perso il senso
dell'assemblea; che la messa era diventata un rito penitenziale ecc.. Adesso, si dice che la Chiesa
"manteneva il nucleo essenziale dell'Eucaristia". Abbiamo pi volte fatto notare questo dire e disdire,
che rivela una tattica: demolire, screditandola, la Chiesa prima del Vaticano II, nel tentativo di provare,
o convincere, che quella che essi (N.C.) presentano la vera Chiesa.
Questa convinzione fortemente radicata nei laici e nei presbiteri del movimento che affermano con
molta ... chiarezza ed umilt (!): "noi siamo la vera Chiesa! Noi siamo i veri preti di questo postConcilio!".
Scrivere ed insegnare queste cose, significa affermare che "in quelle epoche", il Magistero infallibile
della Chiesa non esisteva pi. Questo eresia!

Pag. 325 (inizio pagina)


"Con Papa Pio V ci fu un tentativo di riforma nel Concilio Laterano..."
Nota: Abbiamo gi notato come gli autori del testo, per i loro fini, sono pronti a travisare e alterare
Parola di Dio, storia, teologia, filosofia ecc. ecc.
San Pio V (1566 - 1572) lavor molto per la riforma della Chiesa, in attuazione dei decreti del Concilio di
Trento, ma non radun, come qui si afferma, nessun Concilio al Laterano.

Pag. 325 (2 e 3 capoverso)


"... la liturgia in continuo rinnovamento."
"... La liturgia vita, una realt che lo Spirito vivente tra gli uomini. Perci non lo si pu mai
imbottigliare,..."
Nota: C' qui un'altra dimostrazione delle contraddizioni del testo. Prima ci si scaglia contro le
innovazioni introdotte nel corso dei secoli, affermando che venivano da concetti pagani o da altri ...
interessi. Qui si riconosce il diritto ad un rinnovamento, perch la liturgia vita.
Ma dopo aver negato questo diritto alla Chiesa del passato, e successivamente averlo riconosciuto, i
neocatecumenali dovrebbero conoscere quanto stabilisce il Vaticano II (S.C. n 22,1-2-3): "regolare la
Sacra Liturgia compete unicamente all'autorit della Chiesa, la quale risiede nella Sede Apostolica e, a
norma del Diritto, nel Vescovo"....Di conseguenza nessun altro, assolutamente, anche se Sacerdote, osi, di
sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunch in materia liturgica.
Queste norme non esistono per i N.C. che celebrano l'Eucaristia come piace a loro.
"La liturgia non un show, uno spettacolo che abbisogni di registi geniali e di attori di talento. La
liturgia non vive di sorprese "simpatiche", di trovate "accattivanti", ma di ripetizioni solenni. Non deve
esprimere lattualit e il suo effimero, ma il mistero del Sacro. Molti hanno pensato e detto che la liturgia
debba essere "fatta" da tutta la comunit, per essere davvero sua. una visione che ha condotto a
misurare il "successo" in termini di efficienza spettacolorae, di intrattenimento. In questo modo andato
per disperso il "proprium" liturgico che non deriva da ci che noi facciamo, ma dal fatto che qui
accade qualcosa che tutti noi insieme non possiamo proprio fare. Nella liturgia opera una forza, un
potere che nemmeno la Chiesa tutta intera pu conferirsi; ci che vi si manifesta lassolutamente Altro
che, attraverso la comunit (che non dunque padrona ma serva, mero strumento) giunge fino a noi
(Card. Ratzinger in Messori, Rapporto sulla fede, pag. 130).
"Per il cattolico, la liturgia la Patria comune, la fonte stessa della sua identit: anche per questo deve
essere "predeterminata", "imperturbabile" perch attraverso il rito si manifesta la Santit di Dio.
Invece, la rivolta contro quella che stata chiamata "la vecchia rigidit rubricistica", accusata di
togliere "creativit", ha coinvolto anche la liturgia nel vortice del "fai-da-te", banalizzandola perch lha
usa conforme alla nostra mediocre misura." (Messori, Rapporto sulla fede, pag. 130-131).

Pag. 325 (4 capoverso)


"...Il sacramento parla pi dei ragionamenti. Ma a quel tempo poich non si capisce ci che
il sacramento, si cerca di dare spiegazioni filosofiche del mistero. E cos cominciano i dibattiti
su: "Come presente?" Lutero non neg mai la presenza reale, neg solo la parolina

"transustanziazione" che una parola filosofica che vuol spiegare il mistero"


Nota: Il valore e l'efficacia del Sacramento, come gi detto, non dipende dalla valorizzazione del segno.
Esso agisce per forza propria: ex opere operato (come si esprime la teologia). Cfr. note per la pagina 326.
Le spiegazioni filosofiche non vogliono spiegare il mistero: sono tentativi legittimi per rendere l'atto di
fede "obsequium rationabile". Cercare, cio, di eliminare l'apparente contrasto tra la fede e la ragione.
Lutero non ha potuto negare la presenza reale, limitandola per al momento dell'uso, cio alla
Comunione, ammettendo anche una coesistenza del Corpo e Sangue di Cristo, con la sostanza del pane e
del vino. Per i Protestanti i Sacramenti sono soltanto pegni della promessa divina della remissione dei
peccati, e mezzi per risvegliare e fortificare la fede fiduciale che sola giustifica.
Quindi non mezzi di grazia (come insegna la Chiesa), ma di fede, e contrassegni di questa. Dottrina
condannata per dal Concilio di Trento. A riguardo della parola "transustanziazione", che secondo Kiko
una parola filosofica che vuol spiegare il mistero, il C.C.C. n al numero 1376 dice: "Il Concilio di
Trento riassume la fede cattolica dichiarando... che con la consacrazione del pane e del vino si opera la
conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo del Cristo, nostro Signore, e di tutta la
sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione, quindi, in modo conveniente e
appropriato chiamata dalla santa Chiesa cattolica "transustanziazione" ". Ma Kiko, che dice di
accettare la dottrina del Vat II, continua a rifiutare questa parola.

Pag. 325 (verso la fine)


" ...Ma la cosa importante non sta nella presenza di Ges Cristo (nell'Eucarestia). Ossia, la
presenza fisica nel mondo ha uno scopo che il resuscitare dalla morte. Questa la cosa
importante. La presenza un mezzo per il fine, che la Sua opera: il mistero di Pasqua. La
presenza in funzione dell'Eucarestia, della Pasqua...".
Nota: La Carmen afferma che la presenza di Ges Cristo nell'Eucaristia, non la cosa pi importante...
perch la presenza fisica nel mondo ha uno scopo che il resuscitare dalla morte. Ma "Ges si
incarnato per cancellare il peccato e riconciliare gli uomini con Dio per mezzo del suo Sacrificio di croce
(Eb 10,15)". Questo disegno di Dio comportava da parte di Cristo l'immolazione reale del suo Corpo
sulla croce alla quale, come suggello dell'accettazione da parte del Padre, sarebbe seguita la sua
resurrezione. Poich la Messa il "memoriale" del Sacrificio Pasquale di Cristo, ripresentazione della
sua Passione, morte e resurrezione. Se nell'Eucarestia non ci fosse il suo Corpo, cio la presenza reale di
Ges, non ci sarebbe neppure il memoriale del suo Mistero pasquale. L'Eucaristia, se non fosse presenza
di Cristo, non sarebbe n sacrificio, n memoriale. Quindi non sarebbe neppure Sacramento, ma una
semplice cena commemorativa.

Pag. 326 (1 capoverso)


"... Il memoriale che Egli lascia il Suo Spirito resuscitato dalla morte, ..."
Nota: La frase composta di parole senza senso. Perci chiediamo alla Carmen: "Ges presente
nell'Eucaristia con il suo solo Spirito risuscitato dalla morte" o con la realt del suo Corpo?
Nel primo caso si nega la Risurrezione di Cristo nel suo vero Corpo.
Nel secondo lespressione teologicamente sbagliata.

Pag. 326 (2 capoverso)


"E' quando non si capisce pi ormai questa presenza della Pasqua, di questo sacramento che
si vuole spiegare filosoficamente, che si cominciano i dibattiti su come presente, con gli
occhi o senza gli occhi, fisicamente ecc. Tutte queste spiegazioni partono da un punto falso,
consistente nel voler spiegare razionalmente qualcosa di diverso."
Nota: La spiegazione che la teologia "razionale" ha cercato di dare al mistero eucaristico, non ha mai
preteso - come afferma Carmen - di offrire una spiegazione filosofica, valida razionalmente, dell'oggetto
di fede, ma mostrare che tra l'atto di fede ed i postulati della ragione, non c'era opposizione. La teologia,
non spiega con la ragione, i sacramenti. Essendo essi "segni efficaci di una realt invisibile" questa non
oggetto di alcuna spiegazione filosofica, ma solo di fede. La teologia si sforza di capire, dopo aver emesso
anch'essa un atto di fede nel mistero che tratta, il significato che quei segni possono avere per noi, e
conoscere quando i segni stessi diventano veramente efficaci, produttori di grazia.
La teologia, studiando il mistero, non cerca evidenze razionali per sottrarsi al dovere di credere. Non
chiede: " vero quello che dice il Signore?", ma: "Signore, aiutaci a capire meglio quello che ci dici."
La teologia a servizio dei fratelli: non deve far da padrona sulla fede, ma collaborare alla gioia dei
credenti (cfr. 2Cor. 1,4) ed aiutare lintelligenza ragionante a compiacersi anchessa dei misteri della
fede.

Pag. 326 (5 capoverso)


"Un sacramento formato da due elementi: uno il segno, esplicitazione del mistero, e l'altro
l'efficacia del segno, che realizza quello che il segno significa."
Nota: Il Sacramento formato da due elementi: il segno esterno e la parola che lo accompagna.
L'efficacia del segno non - come si dice qui - un elemento essenziale del Sacramento. Cio, non il
Segno, o la comprensione che di esso si ha, che rende efficace il Sacramento - come afferma Carmen.
Da questo concetto i neocatecumenali partono all'attacco della Comunione con l'ostia (uso in vigore
all'inizio del secolo IX) che data la forma, "sembra di carta".
Per si conclude che "anche in questo caso, quanto all'efficacia il sacramento si realizza" (pag. 326).
In questa affermazione c' una chiara contraddizione con quanto Carmen stessa prima aveva affermato
sul significato del segno come elemento costitutivo del Sacramento. Se infatti il sacramento efficace
comunque, anche con l'ostia che sembra carta, ci significa che l'efficacia del segno sta nelle parole del
Ministro, e non nella percezione del suo significato da parte di chi lo riceve. Ma questa conclusione,
anche se, logica non piace a Carmen. Ci ritorna alla fine della pagina 326 appoggiandosi ad una frase di
Farnes che fa un paragone tra il cesto o il secchio usati per raccogliere la pioggia. "Questa sempre
efficace, ma quell'efficacia col secchio rimane, col cesto invece si perde". Il paragone per non valido. Il
secchio o il cesto non segno della pioggia che cade: pu essere segno solo della volont, efficace o meno,
di chi usa i diversi mezzi per raccoglierla. Il Segno sacramentale del Battesimo (cio l'acqua) che di
natura sua poteva indicare molte cose, ne indica invece un'altra di carattere completamente diverso,
anche se simile, perch soprannaturale. Questa indicazione data dalle parole (la forma) che usa il
Ministro nell'utilizzare quel segno.
Quell'acqua che poteva servire per dissetare, innaffiare, rinfrescare ecc., viene utilizzata secondo il fine
determinato dal Ministro del Sacramento. Se colui che lo riceve , poi, un secchio o un cesto, certamente
non sar questo suo stato a determinare il valore dell'atto, ma soltanto la fruttuosit nei suoi confronti
(cfr. C.C.C. n 1145 ss).

Pag. 327 (1 capoverso)


"La liturgia piena di segni, perch da essi non si pu prescindere affinch la grazia si
realizzi".
Nota: Il segno richiesto perch Ges lha usato per trasmetterci il dono invisibile e spirituale della
grazia. Ma questi segni conferiscono la grazia soltanto se usati come Cristo li ha usati. Cos il pane e il
vino nell'Eucaristia diventano segni di una realt soprannaturale solo quando sono trasformati dalle
parole della consacrazione. Ma questa realt soprannaturale si percepisce solo con la fede e non
attraverso la visione del segno.
La Chiesa nella liturgia, affinch il sacramento, fonte di grazia, si realizzi, (C.C.C. n 1127-1128) non pu
prescindere da quel segno assunto da Cristo (C.C.C. n 1151-1152) e da Lei riconosciuto.
Nell'Eucaristia il segno quello del pane e del vino e le parole sono quelle contenute nei testi liturgici. Gli
altri segni usati sia prima, sia dopo la consacrazione, non sono essenziali, ma solo integranti.

Pag. 327 (8 capoverso)


"Si recuperano i segni: si comincia a comunicare con il pane e non con un'ostia che non
sembra pi pane, si beve al calice. Il Concilio Vaticano II ha stabilito che si recuperino i segni
in tutta la loro ricchezza di segni. Si recupera l'abbraccio di pace nonostante ci risulti
difficilissimo alla gente dato che non siamo n in assemblea n in comunit."
Nota: La Dottrina della Chiesa definisce quello che l'essenziale per il Sacramento: (la materia, la
forma: (Decr. 887 e 884) e il Ministro (Conc. Lat. 1215; Dc 430 - a24 e 961 - 949). I segni che per danno
la grazia sono quelli usati nei sacramenti della Chiesa. Gli altri segni, anche se usati in celebrazioni
liturgiche, sono soltanto dei simboli adatti a stimolare o approfondire la conoscenza del mistero che si sta
celebrando. Questi non danno la grazia santificante.
Il ricupero dei segni non si ha ripetendoli soltanto, ma comprendendone e vivendone il significato. Anche
dopo la riforma del Vaticano II troppi segni restano muti perch non stata fatta una catechesi
adeguata.

Pag. 327 (9 capoverso)


"L'offertorio nella riforma ha perduto di importanza, immaginate cosa significa per la gente
togliere il poco a cui partecipava."
Nota: Conosciamo bene l'importanza della riforma a cui abbiamo dato l'approvazione fin dalla stesura
della S.C. del Vaticano II. Non approviamo tuttavia, quanti, in nome del Concilio, vogliono introdurre
abusi, o false interpretazioni.
Qui, nel testo, ce n' una prima:
"non ci sar una vera assemblea, se non sorgeranno comunit che vivono dello Spirito per esultare in
Comunione". Cosa si vuole insinuare? Che saranno indispensabili le Comunit neocatecumenali per
attuare i dettami conciliari? Le altre non contano?
La traduzione in lingua volgare, che non doveva eliminare la lingua latina (S.C. 36,1), non risolve il
problema della comprensione dei riti, se mancher una solida e continua catechesi.
L'Ostia tradizionale, ancora non stata abolita dalla Chiesa, ma dai neocatecumenali, molti anni prima
di averne l'autorizzazione! Anche per la Comunione al calice da questi non vengono osservate le norme

emanate in materia. Belli esempi di obbedienza all'autorit della Chiesa!


L'offertorio nella riforma non ha perduto di importanza, anzi ha assunto una maggiore solennit (vedi le
Messe papali), anche se chiaro il suo significato teologico!

Pag. 328 (7 e 8 capoverso)


"Neppure c' il Gloria ..."
"Lo stesso per il Credo ..."
Nota: Per i neocatecumenali il Gloria e il Credo non ci sono mai nelle loro celebrazioni. Anche se il
Gloria entrato pi tardi nella liturgia, esso ha unorigine antichissima; ed un inno con il quale la
Chiesa, radunata nello Spirito Santo, glorifica e supplica Dio Padre e lAgnello.
Ma per Carmen e Kiko il Gloria non ha senso perch duplica, essi dicono, lanafora. Anche se questa
motivazione portata da alcuni liturgisti, si deve ricordare che le forme e i modi della celebrazione
sacramentale, solo la Chiesa gerarchica pu disporli (C.C.C. n 1124, 1125 e 1126).
I neocatecumenali che si dichiarano figli obbedienti della Chiesa di cui vogliono portare nel mondo
linsegnamento, dimenticano i dettati del C.C.C. n e del Vaticano II, S.C. n 22-26.
Le uniche norme per loro valide sono quelle emanate da Kiko!
A nostro avviso, trascurando la considerazione sul tempo dellintroduzione del Gloria nella Messa, si pu
affermare che la sua collocazione dopo il Kyrie e prima della "colletta", costituisce un atto di riverenza e
di amore verso la Santissima Trinit, fonte del mistero che si sta celebrando.
Per il Credo identico il comportamento dei N.C.. "Esso, affermano, viene dal tempo delle eresie;
quando cominciarono ad apparire eretici e apostati; prima di passare allEucaristia gli si faceva
confessare la loro fede".
La Chiesa oggi lo recita per suscitare nellassemblea, dopo lascolto della parola di Dio, una risposta di
assenso e di richiamo alla mente delle regole della fede, prima di incominciare la celebrazione
dellEucaristia. Ma anche qui Kiko si ritiene autorizzato a disporre a suo piacimento della liturgia della
Chiesa. Contro ogni disposizione essi rifiutano la recita della formula niceno-costantinopolitana, usando
talvolta (come nella visita del Papa alla comunit di Porto S. Giorgio) altre formule.
Dalla confessione di un ex-NC si apprende che la mancata recita del Credo proviene da unaltra
motivazione, e non da quella di voler ritornare alle origini. Verso la fine del Credo, infatti, si dice:
"Credo la Chiesa, una santa, cattolica e apostolica". Poich i NC non ammettono la Chiesa gerarchica,
non vogliono neppure recitare una formula con la quale sarebbero costretti ad affermare la loro fede in
quella Chiesa in cui non credono. La motivazione diffusa tra gli aderenti che essi non recitano il Credo
"perch non ne sono degni" semplicemente ridicola! Il Credo la formula antichissima con la quale il
Cristiano esprime la sua fede. E poich la fede una risposta a Dio che si rivela, questa non sar, n pu
esserlo, un atto che il Cristiano non degno di porre, anzi la conseguenza logica e doverosa della sua
fede.
Dopo queste disposizioni kikiane, riguardanti la celebrazione del mistero centrale della nostra fede, si
pone la domanda: "Come mai, tanti Vescovi e Sacerdoti permettono, da circa trenta anni, una prassi
liturgica contraria a quella della Chiesa; mentre continuano a ripetere che le catechesi di Kiko sono un
dono dello Spirito Santo per la Chiesa del nostro tempo?"
Si deve concludere che certi pastori queste catechesi o non le hanno mai lette oppure anchessi, seppur
tacitamente, le approvano.

In entrambi i casi c da esclamare: "Signore, piet"!

Pag. 329 (2, 4, 5 e 6 capoverso)


Pag. 330 (2 e 3 capoverso) Pag. 331 (2 e 4 capoverso)
"Dicevo che la Chiesa primitiva non ha mai problemi sulla presenza reale. Se a San Pietro
fosse stato chiesto se Ges Cristo sia presente nell'Eucaristia, si sarebbe meravigliato,
perch lui non si pone il problema. Per lui Cristo una realt vivente che fa Pasqua e trascina
la Chiesa. Non questione di briciole o cose di questo tipo; San Pietro si sarebbe
scandalizzato molto pi del fatto che non c' l'assemblea o che uno solo beve dal calice. E'
questione di sacramento, di assemblea."
"Cominciano le grandi esposizioni del Santissimo, (prima mai esistite), perch la presenza era
in funzione della celebrazione eucaristica e non il contrario. Il pane e il vino non sono fatti per
essere esposti, perch vanno a male. Il pane e il vino sono fatti per essere mangiati e bevuti."
"Io sempre dico ai Sacramentini, che hanno costruito un tabernacolo immenso: se Ges
Cristo avesse voluto l'Eucaristia per stare l, si sarebbe fatto presente in una pietra che non
va a male."
"Il pane per il banchetto, per condurci alla Pasqua. La presenza reale sempre un mezzo
per condurci ad un fine, che la Pasqua. Non un assoluto, Ges Cristo presente in
funzione del mistero pasquale."
"La presenza di Ges Cristo un'altra cosa. E' il carro di fuoco che viene a trasportarci verso
la gloria, a passarci dalla morte alla resurrezione, a farci veramente entrare nella morte, che
molto diverso. L'Eucaristia completamente dinamica, ci mette in cammino. Noi l'abbiamo
trasformata in qualcosa di statico e manipolabile per noi. Pensate che tanto vero quel che
dico che facciamo il ringraziamento dopo aver comunicato, mentre tutta l'Eucaristia, come
abbiamo visto, azione di grazie."
"Tutti i valori di adorazione e contemplazione, che non sono alieni alla celebrazione del
banchetto, sono stati tirati fuori dalla celebrazione come cose marginali. L'adorazione al
Santissimo, per es. ..."
"Come una cosa separata dalla celebrazione cominciano le famose devozioni eucaristiche:
L'adorazione, le genuflessioni durante la messa ad ogni momento, l'elevazione perch tutti
adorino. ..."
"L'adorazione e la contemplazione sono specifiche della Pasqua, ma dentro la celebrazione,
non come cose staccate. ..."
Nota: A riguardo di questa ultima frase che sembra escludere la presenza di Ges al di fuori della
celebrazione eucaristica ci sia consentito riportare quanto scrive il Card. Ratzinger: "Si dimenticato
che ladorazione un approfondimento della Comunione. Non si tratta di una devozione
"individualistica", ma della prosecuzione o della preparazione del momento comunitario" (Messori,
Rapporto sulla Fede, pag. 157).
"Ma gli "archeologi" della liturgia hanno da ridire su tutto quello che non cera nella liturgia dei primi
secoli, non riconoscendo al "sensus fidei" del popolo cattolico la possibilit di approfondire, di portare
alla luce, secolo dopo secolo, tutte le conseguenze del patrimonio che gli stato affidato" (ivi).
Riportiamo inoltre da "Princpi e norme" del Messale Romano: "Il mistero della Presenza reale del
Signore sotto le specie eucaristiche, (oltre che essere esplicitamente affermato dal Vat. II e da altri
documenti del Magistero) posto in luce "dal senso e dallespressione esterna di sommo rispetto e di
adorazione di cui fatto oggetto nel corso della liturgia Eucaristica. Per lo stesso motivo al Gioved Santo

e nella solennit del Corpo e Sangue del Signore, il popolo cristiano chiamato ad onorare in modo
particolare con ladorazione questo ammirabile sacramento.
Si pu concludere, molto amaramente, che:
1) I neocatecumenali (o meglio Kiko e Carmen) non credono alla presenza reale di Cristo sotto le
apparenze del pane e del vino consacrati terminata la messa.
2) Non credono che questa presenza si estenda anche ai frammenti ("le briciole") del pane.
3) Ne consegue che quanti credono nella presenza reale dell'Eucaristia, terminata la Messa, a
giudizio dei N.C. compiono un atto di idolatria.
4) E poich la "lex orandi" una dimostrazione della "lex credendi", e cio, che la preghiera
della Chiesa dimostra la sua fede, si dovranno condannare, secondo queste premesse, tutti coloro
che promuovono il culto eucaristico, nelle varie forme o manifestazioni, come XL ore, congressi
eucaristici, ore di adorazione, ecc. ecc.
5) Infine, l'affermazione in cui si dice "che se Cristo avesse voluto l'Eucaristia per restare l (=
cio nel Tabernacolo) si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male", un insulto a
tutta la Chiesa, che incominciando dal Sommo Pontefice ed abbracciando schiere numerose di
Istituti religiosi, di Santi, di Martiri, di Vescovi e Sacerdoti hanno fatto, nel corso dei secoli,
dell'adorazione eucaristica il centro della loro spiritualit e del loro apostolato. Spiritualit
questa che sostiene, anche oggi, milioni di fedeli di ogni grado culturale e sociale.
Non da meravigliarsi se da queste teorie, diffuse nelle catechesi, nascono poi certi comportamenti
comuni (dove pi dove meno) a tutti i gruppi neocatecumenali.
"L'adorazione e la contemplazione ( scritto nel testo) sono specifiche della Pasqua, ma dentro la
celebrazione, non come cose staccate" (pag. 331).
Questa affermazione conseguenza della convinzione che la Presenza reale non esiste pi terminata la
celebrazione della Messa. Ed i neocatecumenali sono logici all'insegnamento loro impartito. Risulta da
innumerevoli testimonianze che essi non fanno mai (con eccezioni rarissime) alcun gesto di adorazione
passando davanti al Tabernacolo, n qualche visita al SS.mo. Lo stesso avviene il Gioved Santo, quando
il SS.mo viene solennemente esposto dopo la celebrazione della Messa in "Coena Domini".
Si aggiunga la trascuratezza verso i frammenti del pane consacrato ("le briciole") che numerosi cadono
per terra, sia per il modo di confezionare il pane usato nella celebrazione, sia per quello di passarselo
reciprocamente. Questi frammenti, visibili anche ad occhio non esperto, se caduti per terra, non sono
raccolti ma calpestati e trascurati come le briciole che cadono da una qualsiasi mensa.
Esistono a questo proposito documentazioni che vengono da ogni parte oltre quelle viste personalmente
insieme ad altri testimoni avvenute nella Basilica di S. Giovanni in Laterano. Dopo certe celebrazioni dei
neo-catecumenali, pie persone hanno curato di raccogliere - per poi inviare alle autorit del Vicariato - i
frammenti che numerosi erano caduti per terra e che venivano calpestati dai presenti, ma si cercato di
impedirli.
I neo-catecumenali per difendersi dall'accusa di profanazione affermano che sui frammenti rimasti dopo
la celebrazione, prima che vengano buttati come rifiuti comuni, un loro "ostiario o ostiaria" recita una
preghiera che li ... sconsacra!
Ad un sacerdote che si meravigliava per quanto si faceva delle "briciole", un presbitero ha detto: "ma tu
ci credi ancora?".
Collegato a questa convinzione l'atteggiamento da essi tenuto dopo la S. Comunione. Il ringraziamento
non si deve fare (pag. 330). A sostituirlo hanno introdotto una specie di danza "biblica" fatta intorno al
tavolo che servito da mensa, perch essi non celebrano mai su un altare consacrato, anche se si

radunano in chiese o basiliche, o sono presenti Vescovi o Cardinali.


Vale la pena riportare quanto scrive un teologo moderno (Francois X. Durwell, l.c. pag. 128 e seg.):
"Proprio perch la Messa non solo una azione della comunit, fatta di preghiere, di canti, di
partecipazione fraterna, la festa non si chiude appena finita la Cena. Ma la Messa la celebrazione
dell'amicizia, anzitutto di quella di Cristo. Ma n il suo Sacrificio, n la sua presenza, svaniscono dal
nostro mondo, ma entrano nel nostro del quale Cristo prende possesso perch 'chi mangia la mia
carne ... dimora in me ed io in lui' (Gv 6,56).
La grazia eucaristica quella di una amicizia identificante. Perch non attardarsi in questo incontro
destinato a divenire eterno? Perch non ritardare per qualche istante, la dispersione nelle attivit
terrestri, affinch non proiettino il fedele fuori di Cristo, ma si riempiano esse stesse di carit?
Dio fa comunione con l'uomo ... lo fa sedere al banchetto della sua presenza reciproca: perch non
goderlo per qualche minuto? Egli ci ha permesso di avvicinarci alla fonte del seno aperto; perch non
bere ai fiumi dello Spirito (che da esso sgorgano)?
La comunione eucaristica coinvolge tutto quanto l'uomo, ... nella stessa natura di questa Comunione
l'essere accompagnata da una certa esperienza di unione con Cristo. Questa esperienza - certo - vissuta
nella fede, ma la fede non il velo che nasconde il mistero, ne la rimozione incompleta....
Come pregare in azione di grazie?
Accogliendo amorosamente il Signore che viene e offrendosi a Lui perch faccia in essi ci che ama.
Abbandonarsi all'amore infinito non umiliarsi. sottomissione d'amore che risponde al dono d'amore
di Dio diventato nostro cibo, dato nelle nostre mani." (Durrwel op.c.).
Agli atteggiamenti sopra accennati dei neocatecumenali, si deve aggiungere l'arbitrio ormai dilagante di
disporre a piacimento dei riti della messa; tralasciando ci che non piace o cambiando come a loro piace:
l'aggiunta di modifiche, preghiere, interventi, proibiti dall'autorit della Chiesa che l'unica competente
nel regolare S. Liturgia (S.C. 22,1-2-3; 23) per cui spesso la Messa diventa uno show accompagnato da
chitarre, danze, abbracci e baci!

Pag. 333 (1 e 5 capoverso)


"Carmen vi ha spiegato come le idee sacrificali, che Israele aveva sublimato, si introdussero
di nuovo nella Eucaristia cristiana. Forse che Dio ha bisogno del Sangue del Suo Figlio, del
suo sacrificio per placarsi? Ma che razza di Dio abbiamo fatto? Siamo arrivati a pensare che
Dio placava la sua ira nel sacrificio di Suo Figlio alla maniera degli di pagani. Per questo gli
atei dicevano: Che tipo di Dio sar quello che riversa la sua ira contro Suo Figlio nella
croce? ... E chi poteva rispondere? ..."
"I macelli avvenuti nella storia della Chiesa ci dimostrano una cosa: che noi uomini ci siamo
impegnati a distruggere la Chiesa e non ci siamo riusciti. Gli uomini di Chiesa han fatto tutto
il possibile per abbatterla. Il fatto che oggi esista la Chiesa uno dei miracoli pi grande che
vi sia"
Nota: Kiko conferma ancora una volta la sua adesione alle idee eretiche di Carmen, per la quale il
concetto di Sacrificio stato introdotto dalla Chiesa mutuandolo in parte dal concetto che se ne aveva nel
Vecchio Testamento, in alcuni momenti della storia del popolo eletto, senza tener conto del vero concetto
che i profeti pi volte avevano richiamato.
E prosegue: "a queste deformazioni arrivata la teologia nella Chiesa a causa delle razionalizzazioni
sull'Eucaristia!" e con questo, conferma di non riconoscere il carattere sacrificale della Morte di Cristo.
Lapidario , infine, il suo giudizio sulla teologia di grandi mistici, e di grandi e santi teologi: "Tutta una
deformazione" della verit? S. Tommaso, S. Bonaventura, S. Teresa di Ges, S. Alberto Magno, S.
Caterina da Siena, S. Giovanni della Croce, S. Ignazio, S. Francesco d'Assisi, S. Antonio da Padova, S.

Bellarmino ecc. ecc. Kiko li mette tra i "deformatori della verit"!


paurosa questa ignoranza della teologia cattolica!
Dove troveranno la verit quelli che la cercano appassionatamente, non potendo essi rivolgersi pi alla
dottrina e al Magistero della Chiesa? Logicamente la risposta dei N.C. : in Kiko!

Pag. 333 (6 capoverso) e Pag. 334 (1 capoverso)


"... Lo Spirito Santo ha permesso che apparissero questi rivestimenti in determinate
circostanze storiche perch era necessario; in un certo momento, per esempio, fu necessario
insistere contro i protestanti sulla presenza reale."
"Ma una volta che questo non pi necessario, non bisogna insistervi pi. ..."
Nota: Iniziando dall'ultimo capoverso della pagina 333, Kiko, afferma che quanto precedentemente
aveva chiamato "un macello nella storia della Chiesa", non un fatto negativo, perch "in certe
circostanze, alcuni di questi cambiamenti erano necessari". Ma se egli gi sapeva che il fatto in s non
era negativo perch mettere tanto impegno nel criticare, ridicolizzare quanto veniva fatto in quelle
epoche, se poi "quei cambiamenti erano necessari"?
Si cerca, forse, con questo metodo di screditare la visione di una Chiesa, per valorizzarne un'altra: quella
post-Conciliare o, peggio, quella che sogna Kiko?
Ma nonostante l'inciso di cui sopra, si continua a parlare di idee sacrificali che la Chiesa ha introdotto
(perch prima non l'aveva?) sotto la pressione di particolari eventi storici.
Lo stesso avvenuto, si dice, in altri settori (anche se meno importanti): cos per le offerte durante la
Messa. Anche l'Omelia, che oggi finalmente si pu ascoltare, perch prima non c'era, come il gesto di
pace, cos per il pane che sembrava un pezzo di carta, potersi accostare al calice al quale beveva solo il
sacerdote ecc. ecc.
Tutte queste sono le stupende novit che egli promette, dimenticando per che l'Omelia c' sempre stata,
(vedi Giustino e Concilio di Trento), e rinnegando nuovamente e le decisioni date dal Magistero nel corso
dei secoli e la validit dei cambiamenti che aveva accettato come necessari per quei tempi. L'amore alla
Chiesa dovrebbe coniugarsi con l'amore alla verit e alla logicit!

Pag. 335 (2 capoverso)


"Celebreremo l'Eucaristia questa notte, sabato. Ges Cristo risuscit nella notte tra il sabato
e la domenica. ... I cristiani si riunivano il sabato notte, in seguito si pass alla domenica
mattina. Per questo il Concilio ha cominciato a lasciar celebrare l'eucaristia il sabato notte. ...
La Chiesa ha posto l'Eucaristia il sabato sera perch molto pi segno. Il sabato ha molto pi
senso festivo, la domenica la festa gi finita. ..."
Nota: La riforma liturgica ha posto al sabato notte solo la celebrazione della Veglia Pasquale e non la
Messa di tutte le domeniche.
Per Kiko, come ripete in altre parti, anche la notte nella quale si celebra l'Eucaristia, fa parte del
Sacramento. Per questo motivo le celebrazioni neocatecumenali sono sempre tra la notte del Sabato e la
Domenica. Il Sabato infatti si dice, ha un senso pi festivo della Domenica. (Sembra di leggere
Leopardi!).
Siamo sull'orlo dell'assurdo e del ridicolo! Ma un assurdo, che piano piano si sta radicando nella

mentalit e nella pratica di tanti semplici neocatecumenali, che non credono pi al valore di una Messa
celebrata di giorno, anche se questo la Domenica.
"A pensarci bene lo spostamento della celebrazione della Messa alla notte tra il Sabato e la Domenica,
sembra essere un tentativo simile a quello protestante di progressivo slittamento allindietro, di un
ritorno al monolitico Jahv, mentre il Dio Trinitario rischia di scolorire." (Messori: Sfida della fede, pag.
238-239).
Da questo spostamento ne segue che la Domenica, per i N.C., soltanto il giorno dellincontro, della
convivenza, dellesposizione delle proprie esperienze, e non pi il giorno dellincontro con Dio: il giorno
del Signore.
In qualche parrocchia, i N.C. sono capaci di partecipano raramente alla Messa domenicale.
Per fortuna molti Vescovi italiani, tra cui quattro Cardinali, hanno preso posizione contro questa pratica
della messa notturna dei N.C. Si confronti anche quanto a pi riprese ha scritto il liturgista P. Rinaldo
Falsini, su "Vita Pastorale" in alcuni numeri del 1996 e 1997!

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A questo punto, come indicato, riportiamo la nota conclusiva del testo "UN SEGRETO
SVELATO":

CONCLUSIONE
Come le note hanno certamente evidenziato, l'esame accurato del testo
"orientamenti" di cui ci siamo limitati a riportare i passi pi significativi,
ci ha portato a concludere che il Movimento Neocatecumenale fonda la sua
Catechesi nella negazione di alcune verit fondamentali della fede. Esse
comprendono: il Magistero della Chiesa; i Sacramenti, specialmente della
Penitenza e dell'Eucaristia; il valore sacrificale della Messa; la presenza
reale di Ges dopo la celebrazione eucaristica; il valore redentivo della
morte in croce di Cristo; la distinzione tra sacerdozio ministeriale e
sacerdozio comune. Altri errori, non meno gravi, riguardano la grazia, la
libert, il peccato.
Anche se tra gli aspetti positivi riconosciuti comunemente, c' quello di un
riaccostamento alla Parola di Dio, questo viene gravemente vanificato dal
metodo interpretativo della medesima, che non sempre rispettoso oltre
che delle verit fondamentali, a cui sopra abbiamo accennato, anche delle
norme dell'esegesi e dell'insegnamento del Magistero. Sussiste invece un
massimalismo tenace, per il quale gli aderenti al Movimento vengono
assimilati ai "Testimoni di Geova".
Dal testo risulta inoltre che il Cammino sar lungo. Infatti gli anni della
sua durata sono andati gradatamente crescendo: da 7 a 15, a 20! Si ha cos

unlungo periodo in cui centinaia di cristiani rimangono inutilizzati per ogni


attivit pastorale, ("sono messi in frigorifero", come si esprimeva un
Ecc.mo Arcivescovo).
Durante questo periodo essi vengono inesorabilmente plagiati, attraverso
numerosissime adunanze-catechesi svolte la maggior parte in ore notturne,
quando diminuiscono le resistenze psico-fisiche del soggetto.
Si usano anche riti, gesti, simbolismi, espressioni adatte ad influenzare
l'intelligenza, la volont e la psiche dei partecipanti, ai quali, ad un certo
punto, si arriva a far compiere azioni ed assumere comportamenti che la
fede cristiana non impone a nessuno come condizione assoluta per la
salvezza. Si giunge cos a distruggere personalit, libert, onorabilit,
legami familiari e sociali.
Tra i motivi del consenso che accompagna il Movimento, oltre al profondo
desiderio di Dio nel cuore umano al quale il movimento d una sua
risposta, oltre alla approvazione, talvolta entusiasta, data da una parte del
clero, oltre al clima di socialit ed amicizia che si instaura nel gruppo, ne
viene apertamente avanzato un altro: "il denaro". Si dice infatti che i
milioni, anzi i miliardi, raccolti tra gli aderenti con modalit
discutibilissime, dopo aver preso la destinazione del sostegno delle opere
del Movimento prendono anche altre vie... sulle quali non vogliamo
pronunciarci.
Con il nostro lavoro non abbiamo inteso condannare le singole persone che
sono nel Movimento. Moltissime sono in buona fede e incapaci di
controbattere gli errori contenuti nella catechesi loro impartita! Ma si pu
pensare che la stessa buona fede esista anche nei sacerdoti, che dopo i
lunghi anni di studio della teologia hanno ricevuto, con il sacramento
dell'Ordine, la missione di essere le guide del popolo di Dio, i Maestri della
Verit per le anime affidate alle loro cure? Com' possibile che questi
ministri del Signore che per anni hanno partecipato a tutto lo svolgimento
del cammino N.C., non siano riusciti a vedere o capire quello che tanti
fedeli stanno da tempo dolorosamente constatando e denunziando?
Siamo lieti, nel constatare che alcune delle idee espresse in questo lavoro,
pubblicato in edizione dattiloscritta fin dal 1990, siano condivise da molti
illustri membri dellEpiscopato e del clero italiano. Ci risulta dalla nota
pastorale pubblicata dalla Conferenza Episcopale Pugliese (1/12/1996);
dalla lettera di Mons. NONIS, Vescovo di Vicenza (18/12/1996); dai decreti
del Card. SALDARINI, Arcivescovo di Torino (17/5/1995); dagli interventi
del Card. PIOVANELLI (25/3/1995); da quelli del Vescovi di Palermo,
Card. PAPPALARDO (22/2/1996); dal Vescovo di Foligno, Mons
BERTOLDO (1/8/1995); dal Card. BIFFI di Bologna (31/3/1996). Inoltre

opportuno ricordare gli interventi dei Vescovi piemontesi nel 1981; del
Vescovo di Brescia, Mons. FORESTI nel 1986; del Vescovo di Novara
nellagosto del 1987 e della Commissione Episcopale Umbra (2/3/1986).
Col nostro lavoro non intendiamo suggerire ai nostri pastori un particolare
comportamento nei riguardi dei fratelli neocatecumenali. A norma del
Vaticano II (P.O. 7) e delle leggi della Chiesa (C.J.C. c. 305), ci siamo
proposti di dare, col nostro modesto lavoro, un contributo alla conoscenza
della verit. Lo abbiamo fatto non guidati da preconcetti, ma stimolati da
dolorose esperienze di molti che, invece di incontrare il Signore, si sono
ritrovati, a causa del Movimento N.C., lontani da Cristo e dalla sua
Chiesa.
Lo abbiamo fatto perch desideriamo che i nostri confratelli sacerdoti, per
la missione ricevuta da Cristo, possano correggere gli errori che
serpeggiano nel popolo di Dio. Lo abbiamo fatto anche per aiutare i
carissimi fratelli neocatecumenali a crescere in una fede genuina ed in una
carit autentica e universale. Solo cos essi diventeranno quello che
affermano gi di essere, e che noi pure sinceramente desideriamo: un dono
dello Spirito Santo per la Chiesa dei nostri tempi.
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