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S.

STEFANO di THIERS (1048-1124)


Il principale redattore della raccolta degli insegnamenti del Santo fu Ugo di Lacerta, un cavaliere quarantenne
dei dintorni che, verso il 1109, si era unito al piccolo gruppo di Stefano e ne era diventato il confidente. Il suo
Liber Sententiarum ci fa conoscere l'ideale religioso del Santo, preoccupato pi dell'osservan!a dell'evangelica
povert" che della organi!!a!ione claustrale, nella pratica di una vita di preghiera e di lavoro. L'elemosina dei
beni materiali e spirituali, indifferentemente dati e ricevuti, costituiva un aspetto importante della sua vita
eremitica, che in seguito fu trasformata in cenobitica.
#uesto austero fondatore di un $rdine, che % passato alla storia con il nome di &randmont, nacque nel 10'( dal
visconte Stefano di )hiers, nell'*lvernia +,rancia- e dalla signora .andida, che ottenne il figlio dopo molte
preghiere, digiuni ed elemosine. ,in dall'infan!ia Stefano diede chiari segni di amore alla solitudine e al silen!io.
In quel tempo alla tomba di S. /icola da 0ira, le cui ossa erano state trafugate e trasportate a 1ari da alcuni
mercanti +10(2-, accorrevano molti pellegrini da ogni parte d'3uropa. *nche il visconte di )hiers le volle andare
a venerare, ma mentre ritornava in ,rancia, il figlio dodicenne che lo accompagnava, a 1enevento si ammal4.
5ovette lasciarvelo sotto la guida dell'arcivescovo 0ilone, originario anche lui dell'*lvernia e risoluto
sostenitore della riforma del papa S. &regorio 6II +710(8- contro il concubinato del clero e l'investitura laica dei
benefici ecclesiastici.
9er dodici anni Stefano ricevette un'accurata forma!ione in tutte le scien!e. Secondo diversi autori 0ilone
avrebbe conferito al suo discepolo l'ordine del diaconato. 3 certo che, per umilt", il santo non volle mai accedere
al sacerdo!io. Un giorno, sentendo il suo maestro fare gli elogi di certi religiosi che in .alabria vivevano una
vita pi angelica che umana, li volle andare a visitare. /e fu cos: bene impressionato che concep: il desiderio di
imitarli appena Iddio gliene avesse indicato la maniera.
5opo la morte dei genitori e del suo benefattore, 0ilone, Stefano trascorse quattro anni a ;oma presso un
cardinale. * contatto di dotti ecclesiastici ebbe modo di conoscere le regole delle famiglie religiose che fiorivano
allora nella .hiesa. /essuna gli piacque tanto quanto quella che aveva conosciuto tra i monti della .alabria. .on
il permesso di &regorio 6II +102<- risolvette di stabilirne una in ,rancia. 5opo aver rinunciato a tutti i beni
paterni, fatta ecce!ione di un anello, and4 a seppellirsi per i restanti cinquant'anni di vita in una foresta sul
0onte 0uret, presso *mba!ac +=te>6ienne-, per darsi alla preghiera, alla contempla!ione ed alla peniten!a
+102?-.
Stefano ini!i4 quella durissima vita consacrando se stesso al servi!io di 5io pronunciando e scrivendo nello
stesso tempo le seguenti parole@ AIo, Stefano, rinuncio al demonio e a tutte le sue vanit", mi offro e mi dono a
5io, 9adre, ,iglio e Spirito Santo, solo 5io vero e vivente in tre personeA. Sigill4 lo scritto con l'anello che
costituiva tutta l'eredit" dei genitori, se lo pose sul capo ed esclam4@ A5io onnipotente, che vivi eternamente e
regni solo in tre persone, io prometto di servirti in quest'eremo nella fede cattolica, in segno di che io metto
questo scritto sulla mia testa, e questo anello al mio dito, affinch%, nell'ora della morte, questa solenne promessa
mi serva di difesa contro i miei nemiciA. Si rivolse quindi alla SS. 6ergine e la supplic4@ ASanta 0aria, 0adre di
5io, io raccomando al vostro ,iglio e a voi stessa la mia anima, il mio corpo e i miei sensiA.
5opo questo voto Stefano si rinchiuse in una stretta cella, in cui sopport4 i calori dell'estate, e i rigori
dell'inverno, andando sempre vestito nella stesa maniera, e facendo uso per camicia di un giaco o maglia di
ferro. 9rendeva un breve riposo su due assi affondati nella terra, sprovvisti di pagliericcio e di coperte. Suo cibo
abituale era la farinata di segale, e sua bevanda, l'acqua. $gni giorno, oltre l'ufficio del 1reviario, il santo
eremita recitava in ginocchio, a testa scoperta, prostrato sovente con la faccia a terra, salmi, preghiere alla SS.
)rinit" e a 0aria SS., e suffragava i defunti. 9er il frequente ripetersi e prolungarsi di quei gesti, la pelle del suo
corpo divenne livida e callosa alle ginocchia e ai gomiti, alla fronte e al naso. 1enchB estenuato da tante
austerit", Stefano appariva sempre ai frequenti suoi visitatori lieto e affabile. Il gaudio dello spirito gli traspariva
dal volto.
Il primo anno egli lo trascorse solo nella pi squallida solitudine. Il secondo anno si unirono a lui i due primi
discepoli. 9er diverso tempo pi nessuno lo segu:, perchB chi lo avvicinava rimaneva spaventato dell'austerit"
della sua regola. )uttavia la sua virt fin: con l'imporsi. 5iversi giovani accorsero alla sua sequela accettando di
vivere in me!!o ai boschi una vita comune di preghiera, di lavoro manuale, di mutua ubbidien!a e carit" fraterna
sotto la guida di lui, che invece di superiore o di abate, voleva essere chiamato semplicemente AcorrettoreA. *
ciascuno di loro lasciava la determina!ione del cibo, del sonno e del vestito. 3ssi potevano pure abbandonarsi a
edificanti intrattenimenti, e fare assegnamento sulle elemosine dei visitatori che venivano a raccomandarsi alle
loro preghiere, e a chiedere consigli al fondatore. 5io sovente rivel4 a lui le colpe segrete dei suoi compagni, le
tenta!ioni ed i pericoli ai quali andavano soggetti. 3gli, che possedeva il dono di spingere tutti alla virt, li
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riprendeva con pa!ien!a e con amore. 5a parte sua possedeva la pure!!a ad un cos: alto grado che per tutta la
vita non sent: mai una tenta!ione carnale.
La fama di santit" di Stefano attir4 a 0uret persino due famosi cardinali romani, legati del papa in ,rancia@
&regorio dei 9apareschi, futuro papa Innocen!o II +711'<-, riconosciuto tale in seguito all'arbitrato di S.
1ernardo di .hiaravalle, e 9ietro dei 9ierleoni, per otto anni antipapa di lui con il nome di *nacleto II +711<(-.
3ssi domandarono al penitente che genere di vita egli conduceva in quella solitudine, se di monaco, se di
canonico o se di eremita. 3gli rispose loro@ ALa gra!ia di &es .risto ci ha condotti in questa solitudine per
menarvi una vita di povert" e di ubbidien!a. 5al momento che la nostra debole!!a non ci permette di
raggiungere la perfe!ione degli eremiti, noi cerchiamo d'imitare in qualche modo i fratelli che servono 5io nella
.alabria, nell'attesa della misericordia di &es .risto nel giorno del giudi!ioA. I due cardinali lo benedissero e,
dopo essersi raccomandati alle sue preghiere, se ne ritornarono molto edificati a Limoges.
$tto giorni dopo quella visita, il santo, mentre pregava, conobbe che si avvicinava l'ora della sua morte. /e
diede avviso ai discepoli i quali, sgomenti, gli chiesero come avrebbero potuto vivere in cos: grande povert". 9er
animarli alla perseveran!a e alla pratica della regola disse loro@ A,igli miei, vi lascio 5io solo, al quale tutto
appartiene, e per il cui amore voi avete lasciato tutto, compreso voi stessi. S:, amando la povert", voi vi unite
costantemente a Lui, sen!a mai allontanarvi dalla via della verit", la sua provviden!a avr" cura di voi, e vi dar"
tutto ci4 che giudicher" essere di vostro vantaggio. 0a se, al contrario, vi allontanerete da Lui per andare in
cerca dei beni temporali, io non voglio lasciarvi ci4 che vi farebbe sussistere, e vi fornirebbe delle armi per
combatterloA. Il quinto giorno di malattia +(>C>11C'- Stefano si fece portare in chiesa. 5opo aver ricevuto la
santa un!ione e il 6iatico mor: mormorando@ A/elle tue mani, o Signore, raccomando il mio spiritoA.
La noti!ia della sua morte attir4 a 0uret una grande folla di ammiratori. *nche i due cardinali, appena ne
vennero a conoscen!a, a .hartres, in un'assemblea di chierici, esaltarono le eroiche virt di lui. Il corpo di
Stefano fu sepolto in segreto nella chiesa di 0uret, perchB si temeva che i visitatori della tomba turbassero la
quiete degli eremiti. 3ssendo sorte delle contese tra i religiosi di *mba!ac e quelli di 0uret, questi ultimi si
ritirarono sulla montagna vicina, chiamata &randmont, nella parrocchia di S. Silvestro, portando con sB il corpo
del fondatore.
Il principale redattore della raccolta degli insegnamenti del Santo fu Ugo di Lacerta, un cavaliere quarantenne
dei dintorni che, verso il 1109, si era unito al piccolo gruppo di Stefano e ne era diventato il confidente. Il suo
Liber Sententiarum ci fa conoscere l'ideale religioso del Santo, preoccupato pi dell'osservan!a dell'evangelica
povert" che della organi!!a!ione claustrale, nella pratica di una vita di preghiera e di lavoro. L'elemosina dei
beni materiali e spirituali, indifferentemente dati e ricevuti, costituiva un aspetto importante della sua vita
eremitica, che in seguito fu trasformata in cenobitica.
Il quarto 9riore di &randmont, Stefano di Liciac +711?<-, diede all'$rdine una regola strettissima, soprattutto in
materia di povert" collettiva, ispirata agl'insegnamenti tradi!ionali del fondatore. /ella seconda met" del secolo
DII i &randmontani conobbero una rapida espansione in 3uropa, simile a quella dei .istercensi di cui seguivano
la regola. 3rano difatti 1.800 sparsi in 180 case. I conversi, responsabili dei beni materiali dell'$rdine, ne
arrestarono lo sviluppo con solleva!ioni a difesa dei loro privilegi. 9apa .lemente III nel 11(9 ricondusse
momentaneamente la pace tra loro confermandone la regola e canoni!!ando il fondatore. /el 12(2 l'abba!ia di
&randmont fu unita alla mensa episcopale di Limoges.

Sac. &uido 9ettinati SS9, I Santi canonizzati del giorno, vol. C, Udine@ ed. Segno, 1991, pp. 1<0>1<<.
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