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31 gennaio 2003

1 Integrali impropri
Esercizio 1.1. Calcolare il valore del seguente integrale:
_
+
0
e
1/x
x
2
dx.
Svolgimento. Sia f(x) =
e
1/x
x
2
; il dominio di f `e Dom(f) = R 0 , pertanto
lintegrale `e improprio. Si ha
_
+
0
e
1/x
x
2
dx = ( sostituzione: 1/x = t) =
_
+
0
e
t
dt =
_
e
t

+
0
=
= lim
M+
_
e
M
_
lim
0
_
e

_
= 1
Esercizio 1.2. Studiare, al variare di R, la convergenza dellintegrale
_
1
0
(arctanx)
+1/2
(1

x)

dx
Svolgimento. Entrambi gli estremi di integrazione sono punti singolari per la
funzione integranda f(x), quindi studiamo separatamente il comportamento
dellintegrale in un intorno (destro) di 0 e in un intorno (sinistro) di 1.
Intorno di 0. Si pu`o osservare che valgono le seguenti equivalenze asintoti-
che:
_
1 +

x
_

0
1
(arctanx)
+1/2

0
x
+1/2
pertanto la funzione integranda f(x) `e asintoticamente equivalente a
x
+1/2
, e dunque converge se e soltanto se + 1/2 > 1, da cui >
3/2.
Intorno di 1. La funzione (arctanx)
+1/2
`e equivalente ad una certa co-
stante c R, mentre (1 +

x)

1
(1 x)

(calcolare il limite per


vericarlo). Si ha dunque
f(x)
1
c
(1 + x)

e quindi integrabile se e soltanto se < 1.


1
Lintegrale dato risulta quindi convergente nellintersezione dei due insiemi di
convergenza, quini per 3/2 < < 1.
Esercizio 1.3. Calcolare il valore del seguente integrale:
_
+
3
1
xlog x
dx
Svolgimento. Si ha:
_
+
3
1
xlog x
dx = [log [ log x[]
+
3
= lim
M+
log [ log M[ log log 3 = +
dunque lintegrale assegnato diverge.
Esercizio 1.4. Stabilire per quali valori di R, > 0 `e convergente
lintegrale
_
+
1

1 + x
2
x
x

dx.
Svolgimento. Il dominio della funzione integranda `e R 0 , pertanto nellin-
tervallo di integrazione lunico valore singolare da prendere in considerazione
`e +.
Intorno di +. Dobbiamo distinguere alcuni casi, che cambiano il compor-
tamento asintotico della funzione in un intorno di +.
se = 2. Si hanno le seguenti equivalenze asintotiche (vericarle calco-
lando il limite):
_
1 + x
2
x

1
x
f(x)

1
x
3
e dunque lintegrale converge.
Se > 2. Si ha:

_
1 + x
2
x

x
f(x)

1
x
1
dunque lintegrale converge solo se 1 > 1, ovvero > 2.
Se 0 < < 2. Si ha

_
1 + x
2
x

x
/2
f(x)

1
x
2/
e dunque converge solo se 2/ > 1, ovvero solo se < 1 o
> 2 e dunque nel caso in esame mai.
2
Osservazione
Per la discussione delle convergenza degli integrali impropri `e utile tenere
conto anche dei seguenti fatti:
Se f(x) o(g(x)) in qualche senso si ha che f(x) `e pi` u piccola di g(x),
pertanto se esiste nito lintegrale di g(x), allora esiste nito anche quello
di f(x) (ma non viceversa!);
Analogamente, nella stessa situazione di sopra, se diverge lintegrale di
f(x), allora diverge necessariamente anche lintegrale di g(x) (ma non
viceversa!).
Osserviamo ancora esplicitamente che quelle sopra sono implicazioni e non
condizioni equivalenti, questo signica che, se f(x) o(g(x)) e:

_
b
a
f(x)dx converge non possiamo dire nulla sul comportamento di g(x),
nel senso che il suo integrale potrebbe convergere o divergere;

_
b
a
g(x)dx diverge non possiamo dire nulla sul comportamento di f(x);
Nellesercizio seguente diamo un esempio di applicazione di questa osservazio-
ne. Considerazioni analoghe a quelle appena svolte valgono anche nel caso in
cui sia noto che, almeno in un intorno del punto in esame, vale la condizione
f(x) g(x).
Esercizio 1.5. Discutere, al variare di , R la convergenza dellintegrale:
_
+
2
1
x

(log x)

dx.
Svolgimento. Cominciamo a considerare il caso = 1. Si ha:
_
+
2
1
x(log x)

dx = (t = log x) =
_
+
log 2
1
t

dt
e dunque lintegrale esiste nito se e solo se > 1.
Sia ora > 1; preso comunque un certo c (1, ) si ha che
lim
x+
1/(x

log

x)
1/x
c
= lim
x+
x
c
(log x)

= 0
e dunque 1/(x

log

x) o(1/x
c
) per x +; ne segue che lintegrale dato,
quando `e maggiore di 1 esiste nito per ogni R.
Se ora < 1 sia c (, 1); calcolando il limite si vede che 1/x
c

o(1/(x

log

x) per x +, e poiche 1/x


c
non `e integrabile in un intorno
di + (essendo c < 1), neppure lintegrale assegnato lo `e.
In conclusione lintegrale proposto esiste nito se e soltanto se siamo in
uno dei due seguenti casi:
3
> 1
= 1 e > 1.
Esercizio 1.6. Stabilire per quali valori di R `e convergente lintegrale
_
+
1
x
12
(arctan
1
x
)
/2
sin(x)
(log x)

dx.
Svolgimento. Analizziamo separatamente il comportamento della funzione in-
tegranda in un intorno di 1 e in un intorno di + (entrambi sono punti
singolari per la funzione).
Intorno di 1. Si hanno le seguenti equivalenze asintotiche
(log x)

1
(x 1)

sin(x)
1
(x 1)
x
12
e
_
arctan
1
x
_
/2
sono limitate
pertanto
f(x)
1
x 1
(x 1)

=
1
(x 1)
1
e dunque converge se e solo se 1 < 1, ovvero < 2.
Osservazione. Ovviamente il comportamento di 1/(x 1)

in un
intorno di 1 `e analogo al comportamento di 1/x

in un intorno di zero. . . .
Intorno di +. Si ha:
_
arctan
1
x
_
/2

_
1
x
_
/2
f(x)

1
x
5/21
(log x)

e dunque (cfr. Esercizio 1.5) lintegrale converge se 5/21 > 1, ovvero


> 4/5; resta da vericare cosa accade se = 4/5:
f(x)

1
x(log x)
4/5
e dunque lintegrale diverge.
In conclusione, intersecando gli intervalli di convergenza, si ottiene che linte-
grale dato esiste nito se e soltanto se 4/5 < < 2.
4
2 Numeri complessi
Esercizio 2.1. Data lequazione
z
2
+ z 3(1 + 2i) = 0
determinare C in modo che essa ammetta la radice z
1
= 2 i; calcolare
poi per tale valore di anche laltra radice.
Svolgimento. Per determinare sostituiamo z
1
allinterno dellequazione im-
ponendo che sia una radice:
0 = (2 i)
2
+ (2 1) 3 6i = . . . = 10i + (2 1)
Da questultima espressione si ricava:
=
10i
2 i

2 + i
2 + i
=
10 + 20i
5
= 2 + 4i
Per ricavare laltra radice ricordiamo che il coecente di z cambiato di segno
`e la somma delle radici, dunque, nel nostro caso:
z
1
+ z
2
= = z
2
= 2 4i 2 + i = 3i.
Esercizio 2.2. Risolvere le seguente equazione:
iz
2
2 z 2 i = 0.
Svolgimento. Sostituiamo z = x + iy; si ottiene:
0 = i(x+iy)
2
2(xiy) 2i = . . . = 2(xy +x+1) +i(x
2
y
2
+2y 1)
da cui, ricordando che un numero complesso `e 0 se e soltanto se sono contem-
poraneamente zero la sua parte reale e la sua parte immaginaria, si ricava il
sistema:
_
xy + x + 1 = 0
x
2
y
2
+ 2y 1 = 0
che, risolto, produce le tre soluzioni dellequazione:
z
1
= 1
z
2
= (1 +

2) i

2
z
3
= (1

2) + i

2.
Esercizio 2.3. Disegnare nel piano di Gauss il luogo
L : [(1 + i)z 2i[ = 2.
5
Svolgimento. Sostituiamo z = x + iy. Si ottiene:
2 = [(1 + i)(x + iy) 2i[ = . . . = [x y + i(x + y 2)[
da cui si ricava
(x y)
2
+ (x + y 2)
2
= 4
che, svolti i calcoli, produce per il luogo lequazione:
L : x
2
+ y
2
2x 2y = 0
che rappresenta una circonferenza di centro C = (1, 1) che passa per lorigine
del sistema di riferimento (e quindi ha raggio

2).
Esercizio 2.4. Dati i numeri complessi z
1
= 1i e z
2
= 1+

3i determinare
modulo e argomento dei numeri complessi z
3
= z
1
z
2
, z
4
= z
2
/z
1
, z
5
= z
1976
1
.
Svolgimento. Cominciamo con lo scrivere i numeri complessi assegnati in forma
trigonometrica, ovvero determiniamo modulo e argomento di z
1
e z
2
.
[z
1
[ =

1 + 1 =

2
[z
2
[ =

1 + 3 = 2
dunque
z
1
=

2
_
1

2

1

2
i
_
=

2 (cos(7/4) + i sin(7/4)) =

2e
i
7
4
e, analogamente si ottiene per z
2
che arg(z
2
) = 2/3. Note queste informazioni
si ricava subito che:
[z
3
[ = [z
1
[[z
2
[ = 2

2
[z
4
[ = [z
2
[/[z
1
[ =

2
[z
5
[ =

2
1976
= 2
988
e
arg(z
3
) = arg(z
1
) + arg(z
2
) = 5/12
arg(z
4
) = arg(z
2
) arg(z
1
) = 11/12
arg(z
5
) = arg(z
1
) 1976 = 3458 = (riducendo modulo 2) = 0
6
3 Geometria dello spazio euclideo 3-dim.
Esercizio 3.1. Scrivere lequazione della retta passante per P = (1, 2, 3) e
incidente alle rette
r : 2x 2 = y + 1 = 2z
s : x 2 = y 1 = z.
Svolgimento. La retta richiesta deve essere complanare sia con r che con s.
Cominciamo col determinare lequazione del fascio di sostegno r e del fascio
di sostegno s:
F
r
:
k
: 2x y 3 + k(y 2z + 1)
F
s
:
h
: x y 1 + h(y z 1)
Tra questi piani selezioniamo quelli che passano per il punto P. Facciamolo
per F
r
:
0 = 2 1 2 3 + k(2 + 6 + 1) = 3 + 9k = k =
1
3
a tale k corrisponde il piano
: 3x y z 4 = 0
Procedendo in modo analogo con il fascio F
s
si ottiene invece il piano
: 2x y z 3 = 0
Tali piani sono distinti (il rango della matrice dei coecienti del sistema `e 2),
dunque la loro intersezione `e una retta che passa per P e interseca sia r che
s, e dunque `e la retta richiesta:
_
3x y z 4 = 0
2x y z 3 = 0
Esercizio 3.2. Scrivere le equazioni della retta r passante per P = (1, 2, 3) e
perpendicolare alla congiungente Q = (3, 7, 1) e R = (5, 5, 7).
Svolgimento. Cominciamo col determinare la retta s := R, Q. I suoi parametri
direttori sono, a meno di un fattore di proporzionalit`a non nullo:
= 5 3 = 2
= 5 7 = 2
= 7 1 = 6
7
dunque la retta ha equazioni parametriche:
s :
_
_
_
x = 3 + t
y = 7 t t R
z = 1 + 3t
`
E immediato vericare che il punto P non appartiene a questa retta, pertanto
ci aspettiamo di trovare una sola soluzione al problema. Per determinare la
retta cercata osserviamo che tale retta deve giacere sia nel piano che contiene
P e la retta s, sia nel piano per P perpendicolare ad s, quindi in particolare
`e data dallintersezione di questi due piani; determiniamoli. Cominciamo da
= pn(P, s).
F
s
: x + y 10 + k(3x z 8)
Imponendo il passaggio per P otteniamo:
: 13x 8y 7z + 24 = 0
Determiniamo ora il piano = pn(P, r):
: 1(x 1) 1(y 2) + 3(z 3) = 0
La retta r cercata `e dunque:
r :
_
13x 8y 7z + 24 = 0
x y + 3z 8 = 0
4 Algebra lineare
Esercizio 4.1 (TE). Nello spazio vettoriale R[x] dei polinomi a coecienti
reali nellindeterminata x siano f = 2, g = 1+x, h = x+x
2
e k = 3+2xx
2
.
Vericare che la dimensione di L(f, g, h, k) `e 3 e vedere se A = g, h, k ne
costituisce una base.
(L(f, g, h, k) := f + g + h + k [ , , , R `e lo spazio lineare gene-
rato dai quattro vettori f, g, h, k, ovvero `e costituito da tutte le combinazioni
lineari di questi 4 vettori).
Svolgimento. Sia V = L(f, g, h, k). La dimensione di V `e evidentemente mi-
nore o uguale a 4. Mostriamo che f, g, h, k sono linearmente dipendenti (da
cui segue che la dimensione non pu`o essere 4):
2 + (1 + x) + (x + x
2
) + (3 + 2x x
2
) = 0
x
2
( ) + x( + + 2) + 2 + + 3 = 0
8
Da cui si ricava il sistema:
_
_
_
= 0
+ + 2 = 0
2 + + 3 = 0
che permette di ricavare una combinazione lineare a coecienti non tutti nulli
che produce il vettore nullo, per esempio:
3g + h + k = 0.
La precedente equazione mostra anche che linsieme A non pu`o essere una
base, perch`e i suoi elementi sono lienarmente dipendenti. Per mostrare che
la dimensione di V `e eettivamente 3 esibiamo una base di cardinalit`a 3.
Consideriamo, per esempio, linsime B = f, g, h ; risolvendo
x
2
+ x( + ) + 2 + = 0
otteniamo un sistema lineare che produce come (unica) soluzione (, , ) =
(0, 0, 0), pertanto i tre vettori sono linearmente indipendenti, costituiscono
una base e la dimensione di V `e 3.
Osservazione. Lesercizio poteva essere svolto in modo molto pi` u veloce
osservando che i 4 polinomi dati hanno tutti grado minore o uguale a 2,
pertanto lo spazio che essi generano `e, in particolare, un sottospazio dello
spazio R
2
[x] dei polinomi di grado minore o uguale a 2. Tale spazio ammette
la base (canonica) e
1
(x) = 1, e
2
(x) = x, e
3
(x) = x
2
, quindi la sua dimensione
`e 3. Da questo segue subito che la dimensione di V , che `e un sottospazio, deve
essere minore o uguale a 3. La verica della lineare dipendenza/indipendenza
dei quattro vettori pu`o poi essere svolta utilizzando la matrice che ha nelle
righe le componenti di tali vettori rispetto alla base canonica:
M =
_

_
2 0 0
1 1 0
0 1 1
3 2 1
_

_
.
Esercizio 4.2 (TE). Per quali valori del parametro (reale) k il vettore
v = (k
2
, k + 1, 2k 1) appartiene allimmagine dellapplicazione lineare f :
R
3
R
3
che manda (1, 0) (1, 2, 1) e (0, 1) (3, 1, 2)? Determinare la
dimensione e una base per imf e ker f.
Svolgimento.
`
E noto che v
1
:= (1, 2, 1) e v
2
= (3, 1, 2) sono un insieme di gene-
ratori per limmagine di f ed `e immediato vericare (per esempio calcolando
il rango della matrice che ha nelle righe le loro componenti) che sono anche
linearmente indipendenti, quindi sono una base per imf che dunque ha dimen-
sione 2. Il vettore v appartiene a tale immagine se e solo se `e combinazione
9
lineare di questi due vettori, quindi se e solo se linsieme v
1
, v
2
, v `e legato,
ovvero `e nullo il determinante della matrice
M =
_
_
1 2 1
3 1 2
k
2
k + 1 2k 1
_
_
Si ha:
det(M) = . . . = 3(k 2)(k 1) = 0 k = 2 o k = 1.
Per calcolare la dimensione di ker f `e necessario ricordare che vale la relazione:
dimker f + dimimf = dim(R
2
)
da cui si ricava che la dimensione del nucleo `e 0, dunque ker f = 0 e f `e
un monomorsmo.
Esercizio 4.3. Sia f lapplicazione denita da
f :
_
R
3
R
2
(x, y, z)
_
(k + 1)(x + y), k
_
Determinare k R tale che lapplicazione f sia lineare, quindi per tale k
determinare dimensione e una base per ker f e imf.
Svolgimento. Le due condizioni che f deve vericare per essere lineare sono,
dati v, v

R
3
e r R:
f(v + v

) = f(v) + f(v

)
f(rv) = kf(v).
Se ora v = (x, y, z) e v

= (x

, y

, z

) (e dunque v +v

= (x +x

, y +y

, z +z

))
i due membri della prima equazione sono:
f(x + x

, y + y

, z + z

) =
_
(k + 1)(x + x

+ y + y

), k
_
f(x, y, z) + f(x

, y

, z

) =
_
(k + 1)(x + y), k
_
+
_
(k + 1)(x

+ y

), k
_
=
=
_
(k + 1)(x + y + x

+ y

), 2k
_
e dunque, anch`e siano uguali occorre e basta che sia k = 2k, da cui si racava
che k = 0. Per tale scelta di k si ha per f lazione (x, y, z) (x + y, 0).
Verichiamo che con questa scelta di k `e vericata anche la seconda propriet`a
della denizione di applicazione lineare:
f(r(x, y, z)) = f(rx, ry, rz) = (rx + ry, 0) = (r(x + y), 0) =
= r(x + y, 0) = rf(x, y, z)
10
pertanto lapplicazione f cos` identicata risulta eettivamente essere lineare.
Per determinare dimensione e una base per imf osserviamo che
(1) (x + y, 0) = x(1, 0) + y(1, 0)
pertanto linsieme B = e
1
= (1, 0) sembra essere un buon candidato ad
essere una base. Lespressione (1) mostra che in eetti abbiamo un sistema
di generatori (ovvero la seconda richiesta della denizione di base), mentre
`e ovvio che linsieme B, essendo formato da un solo vettore non nullo, `e
indipendente, possiamo dunque concludere che dimimf = 1 e che B `e una
base. La dimensione di ker f, utilizzando la solita formula, sar`a dimker f =
3 1 = 2; detrminiamone i vettori imponendo la condizione
f(x, y, z) = (x + y, 0) = 0 = (0, 0)
da cui si ricava il sistema lineare
_
x + y = 0
0 = 0
che ci permette di concludere che:
ker f =
_
(x, y, z) R
3
[ x = y
_
=
_
(x, x, z) R
3
[ x, z R
_
.
In modo analogo a prima si ha poi
(x, x, z) = x(1, 1, 0) + z(0, 0, 1)
e si verica che eettivamente una base per ker f `e B

= (1, 1, 0), (0, 0, 1) .


Esercizio 4.4. Nello spazio vettoriale R
4
si verichi che linsieme
W =
_
(x, y, z, t) R
4
[ x + y z = 0
_
`e un sottospazio e che B = (1, 0, 1, 0), (0, 1, 1, 0), (0, 0, 0, 1) `e una base di
W; sia f : R
4
M
22
(R) lapplicazione lineare denita da
f(1, 0, 1, 0) =
_
1 0
1 0
_
f(0, 1, 1, 0) =
_
0 1
0 2
_
f(0, 0, 0, 1) =
_
2 1
2 2
_
Determinare dimensione e una base di ker f e imf.
11
Svolgimento. Verichiamo che W `e un sottospazio. Cominciamo osservando
che
W =
_
(x, y, z, t) R
4
[ x + y z = 0
_
=
_
(x, y, x + y, t) R
4
[ x, y, t R
_
Dati (x, y, x + y, t), (x

, y

, x

+ y

, t

) W e r R si ha:
(0, 0, 0, 0) W
(x, y, x + y, t) + (x

, y

, x

+ y

, t

) = (x + x

, y + y

, x + y + x

+ y

, t + t

) W
r(x, y, x + y, t) = (rx, ry, rx + ry, rt) W
e dunque eettivamente W `e un sottospazio vettoriale di R
4
. Si ha inoltre che
il generico vettore di W pu`o essere scritto nel modo seguente:
(x, y, x + y, t) = x(1, 0, 1, 0) + y(0, 1, 1, 0) + t(0, 0, 0, 1)
pertanto i tre vettori di B costituiscono un insieme di generatori per W;
calcolando il rango della matrice
A =
_
_
1 0 1 0
0 1 1 0
0 0 0 1
_
_
che risulta essere 3, si conclude che sono anche linearmente indipendenti, e
quindi sono una base di W. Al solito i tre vettori trasformati dei vettori di
B sono un insieme di generatori per imf; vericando con la combinazione
lineare si vede che per`o sono linearmente dipendenti, quindi non costituiscono
una base di imf da cui dimimf 2. Una base di imf sar`a costituita dal
numero massimo di vettori linearmente indipendenti scelti tra i tre presi in
esame, in particolare `e immediato vericare che E
1
=
_
1 0
1 0
_
e E
2
=
_
0 1
0 2
_
sono linearmente indipendenti, e quindi formano una base. La dimensione di
ker f sar`a dimker f = 4 dimimf = 4 2 = 2; per determinare i vettori di
ker f occorre osservare che
f(x, y, x + y, t) = f
_
x(1, 0, 1, 0) + y(0, 1, 1, 0) + t(0, 0, 0, 1)
_
=
= xf(1, 0, 1, 0) + yf(0, 1, 1, 0) + tf(0, 0, 0, 1) =
= x
_
1 0
1 0
_
+ y
_
0 1
0 2
_
+ t
_
2 1
2 2
_
=
_
x + 2t y t
x + 2t 2y 2t
_
Dalla relazione
v ker f f(v) = 0
si ricava allora
_
x + 2t y t
x + 2t 2y 2t
_
=
_
0 0
0 0
_
12
Una volta risolto il sistema lineare derivato da tale uguaglianza si ottiene per
ker f la seguente rappresentazione:
ker f =
_
(2t, t, z, t) R
4
[ z, t R
_
`
E routine ora vericare che B

:= (2, 1, 0, 1), (0, 0, 1, 0) `e una base.


4.1 Autovalori, autovettori e diagonalizzazione
Esercizio 4.5. Sia
A =
_
_
k 0 0
2 2 1
0 0 1
_
_
una matrice e f lendomorsmo di R
3
denito da f(x) = Ax. Si determinino,
al variare di k R, gli autovalori di A e si stabilisca se la matrice `e diagona-
lizzabile. Si determinino inne i valori di k per cui dimker f = 1 e per tali
valori si esibisca una base di ker f.
Svolgimento. Determiniamo il polinomio caratteristico della matrice A.
car
A
() =

k 0 0
2 2 1
0 0 1

= . . . = (1 )(2 )(k ).
Avremo allora i seguenti casi:
k ,= 1 e k ,= 2. In questo caso la matrice A ha 3 autovalori distinti, pertanto
`e diagonalizzabile. Determiniamo, per completezza, anche gli autospazi.
Per determinare V
1
dovremo risolvere:
_
_
0
0
0
_
_
= (A1 Id)
_
_
x
y
z
_
_
=
_
_
k 1 0 0
2 1 1
0 0 0
_
_
_
_
x
y
z
_
_
=
_
_
(k 1)x
2x + y + z
0
_
_
da cui si ricava il sistema
_
(k 1)x = 0
2x + y + z = 0
che produce (ricordando che k ,= 1) le soluzioni
_
x = 0
y = z
Si ottiene dunque:
V
1
=
_
(x, y, z) R
3
[ x = 0 e y = z
_
=
_
(0, z, z) R
3
[ z R
_
=
=
_
z(0, 1, 1) R
3
[ z R
_
= (0, 1, 1) ).
13
In modo analogo si ottiene che:
V
2
= (0, 1, 0) )
V
3
= (k 2, 2, 0) ).
k=1. In questo caso la molteplicit`a algebrica dellautovalore 1 `e h(1) = 2.
Calcoli analoghi ai precedenti mostrano che in questo caso lautospazio
V
1
relativo allautovalore 1 `e:
V
1
= (1, 0, 2), (0, 1, 1) )
pertanto, essendo dimV
1
= 2 = h(1), A `e diagonalizzabile.
k=2. In questo caso `e lautovalore 2 ad avere molteplicit`a algebrica 2, mentre
lautospazio V
2
relativo a tale autovalore risulta essere:
V
2
= (0, 1, 0) )
che ha dimensione 1; da ci`o si deduce che in questo caso A non `e
diagonalizzabile.
Occupiamoci ora del nucleo di f. Utilizzando ancora la relazione che lega tra di
loro le dimensioni del nucleo, dellimmagine e del dominio di un omomorsmo
otteniamo che
dimker f = 1 r(A) = 2
Ora, la matrice A ha sempre rango almeno due (infatti c`e un minore 2 2
non singolare per ogni k R), quindi la condizione equivalente `e soddisfatta
tutte e sole le volte in cui det(A) = 0; tale condizione produce il valore k = 0.
Per determinare una base di ker f dobbiamo risolvere
_
_
0 0 0
2 2 1
0 0 1
_
_
_
_
x
y
z
_
_
=
_
_
0
0
0
_
_
Il sistema lineare che si ricava da tale uguaglianza mostra che
ker f = (1, 1, 0) ) =
_
(x, x, 0) R
3
[ x R
_
.
14