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MERCOLEDI 3 DICEMBRE 2003

LA REPUBBLICA 43

DIARIO
di

COME IL TERRORISMO CI HA RESI PI INSICURI


Mai come oggi le nostre vite appaiono insicure. Un senso di impotenza e di angoscia ci invade. Da quando i terroristi hanno minacciato di compiere attentati in Europa, le citt non sembrano pi inviolabili e protette come in passato. Quali sono i luoghi delle metropoli, reali e simbolici, a rischio, in cui la paura pu avere il sopravvento e come vincere il nuovo sentimento di angoscia che sovrasta lOccidente? Rispondono tre scrittori, un filosofo e un antropologo

Intervista a Marc Aug sociologo dei non-luoghi e delle citt Spazi un tempo protetti si dimostrano oggi sempre meno inviolabili

Parigi a paura sempre cattiva consigliera, ricorda Marc Aug, che da pi di ventanni analizza instancabilmente la societ in cui viviamo, mostrando le trasformazioni dello spazio urbano e levoluzione dei comportamenti. E per questo che oggi osserva con preoccupazione le conseguenze di un clima di paura diffuso, prodotto e alimentato dalle minacce reali o solo potenziali del terrorismo: Nelle nostre citt oggi cresce la paura. Essa presente in maniera diffusa, anche se non sempre percepibile. E una presenza sottotraccia, impalpabile, ma pronta ad esplodere alla prima occasione o al primo allarme. Spesso lindice di tale paura proprio la presenza della polizia in un luogo considerato a rischio. Quali sono questi luoghi? Sono soprattutto le stazioni, gli aeroporti, la metropolitana, ma anche i grandi magazzini o i centri commerciali. Sono quelli che in passato ho chiamato nonluoghi, vale a dire luoghi senza identit, senza memoria e senza relazioni. Luoghi di passaggio e di consumo molto frequentati, che proprio per questo diventano obiettivi potenziali del terrorismo. In questi spazi asettici entriamo in relazione con il resto del mondo, sul piano simbolico come su quello concreto. In aeroporto o in metropolitana, sappiamo che stiamo abbandonando lo spazio privato che di solito garantisce la nostra sicurezza, mettendoci simbolicamente in contatto con la totalit del mondo esterno, anche quello magari lontanissimo, da allora essere sentiti come una micui per sentiamo provenire un naccia diretta per il nostro spazio rimbombo minaccioso. Su tali urbano. Abbiamo limpressione luoghi proiettiamo pi facilmente di avere la guerra in casa. Divenle nostre paure, anche quelle che tiamo tutti pi vigilanti e sospethanno poco a che vetosi, ci sottomettiamo dere con il terroriai controlli senza prosmo. testare e perfino ci laLE MINACCE Vuole dire che la mentiamo quando ci paura del terrorismo CONCRETE sembrano troppo pi simbolica che blandi. E QUELLE reale? Le citt occidentali Accanto alle mi- SIMBOLICHE non sono pi luoghi nacce concrete, non inviolabili e la protemancano mai i fantazione si rivela difficile smi alimentati dalla nostra percedi fronte al terrorismo... zione della realt. Con la globalizDopo l11 settembre, non esizazione delleconomia e delstono pi luoghi preservati dal linformazione, sappiamo ormai terrorismo. Non ci sono pi sanche ci che accade in un luogo del tuari intoccabili. Lidea stessa di pianeta pu avere ricadute in un zona protetta scomparsa. Oggi ci altro luogo a migliaia di chilomesentiamo minacciati in qualsiasi tri di distanza. Il mondo percepimomento e in qualsiasi luogo, anto come ununica citt dove tutto che se per fortuna non ci pensiacomunica, anche i pericoli. Gli atmo di continuo. Ma c anche un tentati terroristici in Asia possono effetto paradossale. Attraverso lattentato o la minaccia, i nonluoghi ritrovano una sorta didentit. Il World Trade Center, ad esempio, era un vero e proprio nonluo-

P AURA
Le nuove angosce metropolitane
FABIO GAMBARO NICCOL AMMANITI

HO SEMPRE pensato che la paura della morte fosse la Paura Assoluta. Muori e che succede? Che c? Niente. Il buio. No. Non ci sei e basta. Era qualcosa di talmente grande da immaginare che mi dava la nausea. Per un attimo. Un attimo infinito che cercavo di scacciare via sbuffandolo fuori come un gas velenoso. Cera chi mi diceva che non cos, che la gente spirata e poi tornata in vita, acciuffata allultimo istante dai medici, aveva visto il proprio cadavere sul tavolo operatorio e loro, anima per un momento, si allontanavano verso lalto. Con un senso di pace e armonia con il creato mai provato in vita. E dopo cera unaltra vita. Migliore. Io non ci ho mai creduto. Sapevo, come sapevo di esistere, che dopo cera il niente. E non era la paura di morire che mi agghiacciava, ma limpossibilit di immaginare il niente. Questo terrore non passer, legato come un virus al DNA, ma credo di aver trovato un vaccino che mi aiuta a conviverci. Storie dove la morte cala inesorabile e spesso inaspettata, ma lascia negli scampati un senso di abbandono impossibile da colmare.

PAURA.

rezza e povert presenti nelle citt. Si teme lesplosione nelle periferie, come lesplosione dellattentato, ma a poco a poco la distinzione tra pericoli esterni e interni viene meno. E alla fine la paura sempre paura dellaltro. Con quali conseguenze? La minaccia viene sentita come onnipresente e la paura diventa un sistema dinterpretazione del mondo che genera fantasmi. Solo che i fantasmi sono spesso pi pericolosi delle minacce reali. Un attentato, infatti, resta un incidente circoscritto, una fatto tragico che non rimette in discussione le sorti della nostra societ. Al contrario, un fossato sempre pi profondo nellimmaginario, e quindi nella realt, tra un parte e laltra della collettivit, rischia di avere conseguenze molto negative per il futuro di tutti. La paura trasforma le citt? Certamente. Le nostre metropoli si riempiono di telecamere, di controlli e di barriere, anche se naturalmente questa era una tendenza in atto gi prima degli ultimi episodi terroristici. Nelle citt assistiamo a un processo di compartimentazione che produce zone protette con ogni mezzo dal mondo esterno. Sono immobili, gruppi di case o interi quartieri che erigono barricate per isolarsi dal resto della citt. La piazza cessa di essere uno spazio pubblico dincontro e di discussione. Preferiamo chiuderci in casa, da dove comunichiamo con lesterno grazie a internet, sebbene poi anche quello stia diventando uno spazio sempre pi minacciato dai virus, dagli hackers e dai cyberterroristi. go. Con lattentato diventato un La paura pu produrre effetti luogo tragicamente fondatore, un positivi? luogo di commemorazione. Da Di solito no. Quando si agisce un certo punto di vista, ha acquiin preda alla paura, non si ragiona stato unidentit e un senso che e le decisioni sono prima non aveva, si molto spesso avvencaricato di simboli e di tate. A volte per le mistoria che lo hanno GLI OBIETTIVI nacce generano antrasformato in un veche nuove solidariet. ro luogo. Allo stesso POTENZIALI Per esorcizzare la paumodo, le minacce e la SONO QUELLI ra, la gente sente la nepaura conferiscono ai nonluoghi inediti si- SENZA IDENTIT cessit di partecipare al dolore degli altri, gnificati simbolici. sente il bisogno di parLa paura del terrolare, di confrontarsi, di uscire dalrismo non lunica presente nellisolamento. E questo senzaltro le moderne metropoli... un aspetto positivo. Tuttavia, se E vero, diversi tipi di paura si giusto tenere conto di queste pausovrappongono e si alimentano a re, per evitare che crescano a divicenda. Da un lato, temiamo le smisura, ci che mi sembra imminacce esterne, dallaltro, almeportante un lavoro di analisi che no nella nostra immaginazione, il contribuisca a decostruirle e a dipericolo proviene pure dallinterscuterle. Solo cos sar possibile no. Accanto ai terroristi stranieri, superarle, evitando che diventino temiamo i nemici interni che metparalizzanti per la societ. tono in pericolo il nostro ordine e le nostre sicurezze. Spesso confondiamo gli uni e gli altri, istituendo un legame tra la minaccia del terrorismo e le zone dinsicu-

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Il 2 agosto, alle 10,25, alla stazione, sala dattesa di seconda classe, esplode un ordigno ad altissimo potenziale: ottantacinque i morti e duecento i feriti.

L11 aprile, allimbrunire, esplode unautobomba nella City londinese, vicino alla Borsa: tre morti e oltre novanta feriti. Lattentato viene rivendicato dallIra

Il 20 marzo, al mattino, sedici stazioni della metropolitana diventano camere a gas: dodici morti e tremilatrecento intossicati. La strage rivendicata dalla setta religiosa Aum Shinri Kyo.

LE CITTA COLPITE

Bologna 1980

Londra 1992

Tokyo 1995

PERCH IL MONDO ISLAMICO HA IMPARATO A CONVIVERE CON LA PAURA

IL SENTIMENTO DI TERRORE CHE IL FATALISMO ANNULLA


GABRIELE ROMAGNOLI
Beirut questuomo che incontro spesso in una palestra nel centro storico di Beirut. E un alto funzionario della Banca centrale libanese. Come tutti qui, ama raccontare i tempi della guerra civile. Dice che il suo ufficio era nella parte occidentale della citt, labitazione in quella orientale. Andare dalluna allaltra rappresentava una scommessa, spesso mortale. La banca aveva attrezzato stanze dormitorio, ma lui preferiva prendere lauto e viaggiare verso casa. Per farlo doveva passare ogni sera sotto un ponte sul quale si appostavano i cecchini. Senza prevedibilit alcuna, quelli sparavano. Perch insisteva a correre quel rischio? gli ho domandato Non aveva paura?. Mi ha guardato con sincero stupore e una punta di compassione. Ha risposto: Non c niente di cui avere paura, le cose succedono quando il loro momento. Ognuno ha il suo giorno per morire e fino a quella data non rischia. Poi, quando arriva, niente lo pu salvare. Il suo modo di pensare diffuso in Medio Oriente. La paura un concetto che non esiste e se affiora viene respinto. Sul sito Islamonline.net, a uno studente che gli chiedeva che cosa fosse e che effetti avesse, un professore di studi islamici ha risposto: Avendo paura imprigioniamo lorgano che ci consente lequilibrio, il cuore. Lo impregniamo di sfiducia e di ridicolo, atrofizzando la parte migliore di noi. Non dobbiamo avere paura. Di pi: non possiamo, perch il destino gi deciso e possiamo solo rimetterci ad esso. Gli antidoti che cancellano la paura sono tre: la fede religiosa, il fatalismo e la convivenza quotidiana con il pericolo. Con fede si intende principalmente, ma non esclusivamente, quella musulmana. NellIslam lignoto non spaventa, perch noto alla volont divina, quindi la cosa migliore per luomo che gli va incontro. Qassem, uno dei fondatori di Hezbollah, movimento religioso e combattente del Libano, ha detto: La data della nostra morte viene scritta da Dio e registrata dagli angeli. Accade quando dovuta. Uno pu starsene nascosto in cantina, attraversare la strada o andare a combattere. Nessuna di queste azioni pu ritardare o anticipare la sua fine: muore quando il suo momento. Questo vale anche per i martiri: scelgono soltanto il modo in cui morire, il tempo era gi destinato. Per questo non hanno paura. Ed vero: basta guardare i videomessaggi che lasciano prima di suicidarsi. Sono sereni. Lo erano gli uomini del commando dell11 settembre. Lo era, perfino, la giovane Sanaa, la cui fine era stata pre-scritta a soli 17 anni, quando, allinizio degli Anni Ottanta, si fece esplodere lasciando un nastro in cui paragonava il giorno della sua morte a quello di un matrimonio con il destino. Come pu avere paura chi crede che tutto sia ineluttabile? Un discusso passo del Corano afferma: Instilleremo il terrore nei cuori dei non momento. Se una madre perde tre figli in combattimento, non maledice la guerra, perch pensa che sarebbe successo comunque. E se anche il quarto figlio decide di arruolarsi, ne accetta la volont perch riflesso di una pi grande, che ne ha gi stabilito la sorte. Poi non dir: Me li hanno portati via tutti, ma Sono tornati insieme. Al fondo di questo atteggiamento c un misto di speranza e disperazione. Sostituisce la paura e ha per fattore ultimo labitudine a convivere con avvenimenti violenti e con la sofferenza che ne deriva. Quello che per noi in Occidente leccezione, qui la regola. E non si pu avere paura per sempre e per tutto. Il trauma di New York nato dalla sgomento della prima, imprevista, volta. Citt come Beirut e Bagdad hanno una ground zero al posto del cuore. La gente racconta che, durante la guerra civile, un palazzo veniva sventrato al mattino e al pomeriggio, mentre ancora le ambulanze raccattavano cadaveri, i negozi accanto riaprivano, gli ambulanti parcheggiavano di fronte i loro carretti e strillavano i nomi delle merci, nel caff gli uomini fumavano lenti guardando le macerie e parlando daltro. E una forma di esorcismo cos necessaria e potente da essere penetrata nel Dna di interi popoli. Ho scritto questo articolo su un aereo che volava da Beirut a Parigi. Al momento del decollo ho notato che due passeggeri si sono fatti il segno della croce e poi si sono avvinghiati ai braccioli delle poltrone. In seguito li ho sentiti parlare: uno era francese, laltro italiano. Qualche musulmano ha pregato, ma nellora stabilita, mentre eravamo tranquillamente in alta quota e nessuno pi aveva paura.

I LIBRI
MARTIN HEIDEGGER Essere e tempo, Longanesi 1976 SOEREN KIERKEGAARD Timore e tremore, Rizzoli 1986 JEAN BAUDRILLARD Lo spirito del terrorismo, Raffaello Cortina Editore 2002 SIGMUND FREUD Langoscia, in Introduzione alla psicoanalisi e altri scritti, Bollati Boringhieri 1989 ROSELLINA BALBI Madre paura: quellistinto antichissimo che domina la vita e percorre la storia Mondadori 1984 ZYGMUNT BAUMAN La societ dellincertezza, il Mulino 1999 THOMAS HOBBES Leviatano, Laterza 1997 ELIAS CANETTI Massa e potere, Adelphi 1981 NICCOL AMMANITI Io non ho paura, Einaudi 2001 AUGUST STRINDBERG Inferno, Adelphi 1972 THOMAS BERNHARD Perturbamento, Adelphi 1981

In tutto il Medio Oriente diffuso pensare che ci che accade doveva di necessit accadere

La fede religiosa e la convivenza quotidiana con il pericolo sono antidoti al timore

credenti. Qualcuno lha interpretato come una profezia minacciosa che va avverandosi. In realt si lega a una battaglia persa dai guerrieri di Maometto, che avrebbero potuto essere annientati se i nemici non avessero avuto timore di infierire: Dio, si sostiene, mise la paura nelle loro anime per proteggere i suoi fedeli. Ma chi crede non conoscer mai quella sensazione. Vale anche per chi ha una fede diversa dallIslam. Qui la religione tutto. Scaccia la logica e apre la porta al fatalismo. Come al funzionario della Banca centrale non veniva in mente di evitare il ponte dei

HENRY MOORE
Le immagini di questo Diario sono disegni di Henry Moore, eseguiti durante i bombardamenti di Londra nella Seconda guerra mondiale

cecchini, nessuno mai penserebbe di stare alla larga dalle zone dove si trovano i Mc Donalds per timore dei minacciati attentati anti americani. Pensano: Se qualcosa deve accadere, accadr quando e dove dovuto. Non esistono probabilit pi o meno alte, esiste un solo possibile destino: allora perch allarmarsi? Si pu tentare di attraversare il mare su una bagnarola per arrivare in Europa, perch il naufragio non un rischio, non nella maniera in cui lintendiamo noi. Se qualcuno annega, significa che sarebbe morto anche restando nel suo villaggio, in quellesatto

E. M. CIORAN

Aver paura significa pensare continuamente a s. Il pauroso si crede, assai pi degli altri uomini, il bersaglio di avvenimenti ostili
Sommario di decomposizione, Adelphi 1996

COME REAGIRE AL SENSO DI INSICUREZZA

LA NOSTRA ANIMA CHE SI DIFENDE DALLANGOSCIA


UMBERTO GALIMBERTI
a chiamano paura, in realt angoscia. La paura un ottimo meccanismo di difesa che, di fronte a un pericolo determinato, adotta strategie di attacco o di fuga. Langoscia, invece, un sentimento che insorge di fronte allindeterminatezza di una minaccia non identificabile, non localizzabile, non prevedibile, ma vissuta come certa, come qualcosa che, prima o poi, capiter. Dallangoscia non ci si pu difendere. Larma del terrorismo, che poi larma di chi non ha eserciti per combattere ad armi pari, la distribuzione dellangoscia, la stessa arma dei giovani che, non potendo competere con gli adulti (i genitori) ad armi pari, li ricattano seminando angoscia con i loro comportamenti imprevedibili, le loro nottate senza ritorno, le loro trasgres-

FRIEDRICH NIETZSCHE

Proprio la paura delle bestie feroci fu quella che per tempo lunghissimo fu instillata nelluomo, compresa la belva che egli porta e teme dentro di s
Cos parl Zarathustra, Adelphi 1968

sioni nascoste, i loro discorsi al limite di una improbabile o probabile devianza. Dopo la guerra in Iraq e non dopo l11 settembre, anche molti italiani vivono nellangoscia. Non te la dichiarano, perch nella nostra cultura non bisogna ostentare paura o debolezza, ma la rivelano i loro comportamenti che disertano la metropolitana, i viaggi aerei, gli assembramenti di massa. Una mano alla diffusione dellangoscia la danno anche i nostri politici che, nel propagare i successi delle operazioni di polizia, ti fanno anche sapere che il terrorista abita la tua citt, e da l opera per i suoi disegni di distruzione. Un po di segretezza in questo scenario non sarebbe male. Ma che volete. Un ve lavevo detto dopo una strage accredita sempre chi governa.

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Il 25 luglio una bomba esplode nella stazione della metropolitana di SaintMichel. I morti sono 7, i feriti 60. Lattentato attribuito ai terroristi algerini del Gia.

Comincia la Seconda Intifada. Inizia unescalation tra attentati suicidi palestinesi e rappresaglie israeliane. I morti israeliani sono pi di 800, i palestinesi pi di 2000.

L11 settembre due arei dirottati da kamikaze abbattono le Twin Towers. I morti sono circa 3000, gli attentatori fanno parte della rete al Qaeda di Osama Bin Laden.

Parigi 1995

Gerusalemme 2000-2003

New York 2001

PERCH HO DECISO DI NON AVERE NESSUN TIMORE RISPETTO A CI CHE ACCADE

LA MIA VITA RUBATA AL TEMPO DEI KAMIKAZE


NATHAN ENGLANDER
consapevole della violenza che mi circondava, avrei detto e ribaoltanto un paio di settimane dito a chiunque, che il posto dove fa, ho saputo, leggendo un egli viveva era altrettanto pericosaggio di Adam Cohen, che loso. Se qualcuno preoccupato la frase dattribuirsi, invece, al per me avesse chiamato da Citt poeta romano Orazio e che suodel Vaticano, gli avrei risposto che na, pi poeticamente: Dulce et l la vita era altrettanto a rischio, decorum est pro giacch in ogni patria mori ( dolmomento avrebce e dignitoso moribe potuto caderNiccol Ammaniti, scrittore, autore del bestseller Io re per la propria pagli in testa un peznon ho paura, pubblicato da Einaudi. tria), e inoltre, che, zo dopera darte. durante la Prima Vi dir quando Marc Aug ha diretto lEcole des Hautes Etudes di Guerra Mondiale, ricominciai a proParigi. Tra i suoi libri Nonluoghi (Eletheura). essa era stata adotvare paura. Vi dir Nathan Englander, scrittore americano, ha pubblicato tata dagli inglesi quando, di conseda Einaudi Per alleviare insopportabili impulsi. per esemplificare guenza, smisi di lonore di andare a fare discorsi su combattere (la quanto fosse sistessa Inghilterra cura Gerusalemnella quale Trumme, quanto fosse peldor soggiorn normale la vita l e prima di partire per come, per me, anla Palestina dove fu dare a mangiare al ucciso). La frase mercato il giorno entrata nella lingua dopo un attentato ebraica in maniera divent sempre quasi naturale e si meno un atto di adatta bene allincessante necessfida e sempre pi un modo di disit di nuove truppe che vadano mostrare a me stesso che avevo la volentieri a combattere. forza di andare avanti, come se la Mi trasferii in Israele proprio vita, il giorno dopo, fosse stata durante un periodo in cui, per normale anche se non lo era . Il breve tempo, si ebbe la sensaziocambiamento avvenne con la sene che quella frase potesse passaconda Intifada, quando ben prere di moda. Assieme alla promessto divent chiaro, secondo me, sa di una pace vera e duratura, in che decisioni terribili, terribili, Israele si diffondeva lindividualivenivano prese, che i leader di ensmo e sempre pi persone comintrambe le parti stavano sacrificiavano a ritenere che la propria cando i loro cittadini. Vite non saatteggiamento di sfida e unasmorte in battaglia forse non era, crificate su una strada che condusenza di paura che un giorno si sadopotutto, cosa dolce e buona. ceva alla pace, ma in una camparebbe presa unampia rivincita. Arrivai a Gerusalemme dopo gna tesa a spezzare la volont delEro convinto, con un certo spilassassinio di Rabin e durante un laltra parte. Ebbi paura quando rito spavaldo, che ci fossero cose susseguirsi senza sosta di sanguimi resi conto che la tanto ovvia per le quali valeva la pena morire, nosi attacchi contro i civili (una legge della causa-effetto era ignoe che se una persona veniva ucciserie di attentati suicidi, che in rata. Non fu lintensificarsi della sa a Gerusalemme mentre si ocquel glorioso periodo di pace apviolenza, ma il mio improvviso cupava delle proprie faccende e parve come una vera ondata di capire le intenzioni, a portare con mentre israeliani e palestinesi si terrore). Avevo un per me insolito s la paura. sforzavano sinceramente per aratteggiamento positivo. Quando Non trovavo niente di eroico rivare a una pace si trattava di si trattava di accettare certi fatti nellandare al cinema, nessuna una perdita accettabile. E pur ovvii, sfoggiavo apertamente un vera presa di posizione nelluscire per andare a mangiare un pezzo di pizza (anche se si saltava per aria). JEAN BAUDRILLARD Per quanto sia grande il pericolo, non credo che la frase cosa buona morire per il proprio paese si adatti alla vita quotidiana a Gerusalemme. sempre stata, e sar sempre, una frase di guerrieri e di campi di battaglia. Il sacrificio di questi giorni passivo, e il bilancio delle vittime composto solo di persone che semplicemente svolgevano la propria vita. La minaccia cambiata quando i soldati partono per combattere un nemico chiamato Power inferno semplicemente terrore, e quanRaffaello Cortina 2003 do, sempre di pi, si ha limpressione che le vittime abitino nelle nostre citt e stiano solo aspetTHOMAS HOBBES tando di essere tirate fuori dai rottami di un bus a Gerusalemme o dalle macerie di edifici a New York o a Istambul o a Riyadh. Da due anni e mezzo sono ritornato a Manhattan, e come a Gerusalemme, ora vivo in quello che una costante situazione di allarme contro il terrore. Qui ci arriva dal Homeland Security Department e ha un codice a colori, cos che noi possiamo calibrare la nostra paura, come ci istruiscono dallalto. Ma ho trovato un modo De Cive, a New York per vivere sotto una Utet 1988 costante minaccia senza sentirmi minacciato. semplicemente quello di vivere la vita per la propria citt e per se stessi. Animato da questo spirito, ho deciso di non avere paura di niente. (Traduzione di Guiomar Parada) (segue dalla prima pagina)

Come a New York mi sono appropriato del vecchio senso di sfida che avevo a Gerusalemme

I FILM
SHINING Padre, madre e figlio in un hotel deserto, tra apparizioni inquietanti e leggi temporali stravolte. Di Stanley Kubrick 1980 PROFONDO ROSSO Un pianista il testimone involontario dellomicidio di una medium. Di Dario Argento 1975 PSYCO Giovane donna finisce nellhotel di uno psicopatico che la uccide sotto la doccia Di Alfred Hitchcock 1960 ROSEMARYS BABY I servizievoli e invadenti vicini di un tetro condominio di New York sono in realt una setta satanica Di Roman Polanski 1968 NON APRITE QUELLA PORTA Nel profondo Texas cinque ragazzi si imbattono in una famiglia di pervertiti dediti allomicidio e al cannibalismo Tobe Hopper 1974 LA SCALA A CHIOCCIOLA Una tranquilla cittadina del New England funestata da una catena di delitti contro giovani donne menomate. Di Robert Siodmak 1946

La vera vittoria del terrorismo consiste nellaver precipitato lintero Occidente nellossessione della sicurezza

Ma, notizia dopo notizia, avvertimento dopo avvertimento, langoscia dilaga e, come nei deliri paranoici, si dissemina su tutte le cose che diventano terribilmente sospette. Si eleva in ciascuno di noi la soglia di vigilanza, diventiamo pi guardinghi, pi sospettosi. Il luogo pubblico, che poi il luogo della socializzazione, diventa il luogo del pericolo, mentre il privato, la famiglia diventa il luogo della sicurezza. Dentro casa ci si fida. Fuori si diffida. E cos il sociale collassa, e col sociale parte dellessenza umana che gli antichi greci avevano individuato quando definivano luomo animale sociale. Svilupperemo egoismi, solitudini, diffidenze, sospetti. Prima del disastro terroristico avremo creato una societ cos poco fiduciaria e solidale che sar

il vero disastro senza vittime di sangue. Conviveremo comunque abbastanza decentemente anche con il terrorismo, perch, siccome langoscia costitutiva della nostra struttura psichica, baster trasferirla dal piano psichico a quello reale: non pi angoscia del futuro, della mancanza di lavoro, dellamore che non c, dei figli che chiss come crescono, ma angoscia del terrorismo. Un evento esterno ai nostri angoscianti vissuti psichici. Qualcosa di preciso che fa pulizia dei fantasmi della nostra mente. Il nemico l e non chiss dove. Finiremo per liberarci dallangoscia ed avere semplicemente paura. Impoverimento psichico, senzaltro. Ma forse anche la nostra anima aveva bisogno di semplificazione.

Lorigine delle grandi e durevoli societ deve essere stata non gi la mutua simpatia degli uomini, ma il reciproco timore