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Operette morali/Il Parini, ovvero Della Gloria/Capitolo undecimo - Wiki ource

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Giacomo Leopardi - Operette morali (1827)

Il Parini, ovvero Della Gloria


Capitolo undecimo
Il Parini, ovvero Della Gloria - Capitolo Il Parini, ovvero Della Gloria - Capitolo decimo duodecimo

Ma in fine, che !ue"to ricorrere che facciamo alla po"terit#$ Certo la natura dell%imma&ina'ione umana porta che "i faccia dei po"teri ma&&ior concetto e mi&liore, che non "i fa dei pre"enti, n( dei pa""ati e'iandio) "olo perch( de&li uomini che ancora non "ono, non po""iamo avere alcuna conte''a, n( per pratica n( per fama* Ma ri&uardando alla ra&ione, e non all%imma&ina'ione, crediamo noi che in effetto !uelli che verranno, a++iano a e""ere mi&liori dei pre"enti$ Io credo piutto"to il contrario, ed ho per veridico il prover+io, che il mondo invecchia pe&&iorando* Mi&lior condi'ione mi parre++e !uella de&li uomini e&re&i, "e pote""ero appellare ai pa""ati) i !uali, a dire di Cicerone,1-, non furono inferiori di numero a !uello che "aranno i po"teri, e di virt. furono "uperiori a""ai* Ma certo il pi. valoro"o uomo di !ue"to "ecolo non ricever# da&li antichi alcuna lode* Conceda"i che i futuri, in !uanto "aranno li+eri dall%emula'ione, dall%invidia, dall%amore e dall%odio, non &i# tra "e "te""i, ma ver"o noi, "ieno per e""ere pi. diritti e"timatori delle co"e no"tre, che non "ono i contemporanei* /or"e anco per &li altri ri"petti "aranno mi&liori &iudici$ Pen"iamo noi, per dir "olamente di !uello che tocca a&li "tudi, che i po"teri "ieno per avere un ma&&ior numero di poeti eccellenti, di "crittori ottimi, di filo"ofi veri e profondi$ poich( "i veduto che !ue"ti "oli po""ono fare de&na "tima dei loro "imili* 0vvero, che il &iudi'io di !ue"ti avr# ma&&ior efficacia nella moltitudine di allora, che non ha !uello dei no"tri nella pre"ente$ Crediamo che nel comune de&li uomini le facolt# del cuore, dell%imma&inativa, dell%intelletto, "aranno ma&&iori che non "ono o&&i$ 1elle lettere amene non ve&&iamo noi !uanti "ecoli "ono "tati di "l perver"o &iudi'io, che di"pre''ata la vera eccellen'a dello "crivere, dimenticati o deri"i &li ottimi "crittori antichi o nuovi, hanno amato e pre&iato co"tantemente !ue"to o !uel modo +ar+aro) tenendolo e'iandio per "olo convenevole e naturale) perch( !ual"ivo&lia con"uetudine, !uantun!ue corrotta e pe""ima, difficilmente "i di"cerne dalla natura$ 2 ci3 non "i trova e""ere avvenuto in "ecoli e na'ioni per altro &entili e no+ili$ Che certe''a a++iamo noi che la po"terit# "ia per lodar "empre !uei modi dello "crivere che noi lodiamo$ "e pure o&&i "i lodano !uelli che "ono lodevoli veramente* Certo i &iudi'i e le inclina'ioni de&li uomini circa le +elle''e dello "crivere, "ono muta+ili""ime, e varie "econdo i tempi, le nature dei luo&hi e dei popoli, i co"tumi, &li u"i, le per"one* 0ra a !ue"ta variet# ed inco"tan'a for'a che "o&&iaccia mede"imamente la &loria de&li "crittori*

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4nche pi. varia e muta+ile "i la condi'ione co"5 della filo"ofia come delle altre "cien'e6 "e +ene al primo a"petto pare il contrario6 perch( le lettere amene ri&uardano al +ello, che pende in &ran parte dalle con"uetudini e dalle opinioni) le "cien'e al vero, ch% immo+ile e non pati"ce cam+iamento* Ma come !ue"to vero celato ai mortali, "e non !uanto i "ecoli ne di"cuoprono a poco a poco) per3 da una parte, "for'ando"i &li uomini di cono"cerlo, con&etturandolo, a++racciando !ue"ta o !uella apparen'a in "ua vece, "i dividono in molte opinioni e molte "ette6 onde "i &enera nelle "cien'e non piccola variet#* Da altra parte, colle nuove noti'ie e coi nuovi !ua"i +arlumi del vero, che "i ven&ono ac!ui"tando di mano in mano, cre"cono le "cien'e di continuo6 per la !ual co"a, e perch( vi preva&liono in diver"i tempi diver"e opinioni, che ten&ono luo&o di certe''e, avviene che e""e, poco o nulla durando in un mede"imo "tato, can&iano forma e !ualit# di tratto in tratto* 7a"cio il primo punto, cio la variet#) che for"e non di minore nocumento alla &loria dei filo"ofi o de&li "cien'iati appre""o ai loro po"teri, che appre""o ai contemporanei* Ma la muta+ilit# delle "cien'e e della filo"ofia, !uanto pen"i tu che de++a nuocere a !ue"ta &loria nella po"terit#$ 8uando per nuove "coperte fatte, o per nuove "uppo"i'ioni e con&etture, lo "tato di una o di altra "cien'a "ar# nota+ilmente mutato da !uello che e&li nel no"tro "ecolo) in che "tima "aranno tenuti &li "critti e i pen"ieri di !ue&li uomini che o&&i in e""a "cien'a hanno ma&&ior lode$ Chi le&&e ora pi. le opere di Galileo$ Ma certo elle furono al "uo tempo mira+ili""ime) n( for"e mi&liori, n( pi. de&ne di un intelletto "ommo, n( piene di ma&&iori trovati e di concetti pi. no+ili, "i potevano allora "crivere in !uelle materie* 1ondimeno o&ni mediocre fi"ico o matematico dell%et# pre"ente, "i trova e""ere, nell%una o nell%altra "cien'a, molto "uperiore a Galileo* 8uanti le&&ono o&&id5 &li "critti del cancellier 9acone$ chi "i cura di !uello del Malle+ranche$ e la "te""a opera del 7oc:e, "e i pro&re""i della "cien'a !ua"i fondata da lui, "aranno in futuro co"5 rapidi, come mo"trano dover e""ere, !uanto tempo andr# per le mani de&li uomini$ ;eramente la "te""a for'a d%in&e&no, la "te""a indu"tria e fatica, che i filo"ofi e &li "cien'iati u"ano a procurare la propria &loria, coll%andar del tempo "ono cau"a o di "pe&nerla o di o"curarla* Perocch( dall%aumento che e""i recano cia"cuno alla loro "cien'a, e per cui ven&ono in &rido, na"cono altri aumenti, per li !uali il nome e &li "critti loro vanno a poco a poco in di"u"o* 2 certo difficile ai pi. de&li uomini l%ammirare e venerare in altri una "cien'a molto inferiore alla propria* 0ra chi pu3 du+itare che l%et# pro""ima non a++ia a cono"cere la fal"it# di molti""ime co"e affermate o&&i o credute da !uelli che nel "apere "ono primi, e a "uperare di non piccolo tratto nella noti'ia del vero l%et# pre"ente$ Note
1* Somn. Scip. cap* 7*

22/02/20 !