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fosco03 - Ugo Foscolo - Sonetti

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Ugo Foscolo

Sonetti

Sollicitae oblivia vitae Hor. Oblio della vita affannosa Orazio

[I] - Alla sera Forse perch della fatal quiete tu sei l'immago a me s cara vieni o era! " quando ti corteggian liete le nubi estive e i zeffiri sereni# e quando dal nevoso aere inquiete tenebre e lunghe all'universo meni sempre scendi invocata# e le secrete vie del mio cor soavemente tieni$ %agar mi fai co' miei pensier su l'orme che vanno al nulla eterno& e intanto fugge questo reo tempo# e van con lui le torme delle cure onde meco egli si strugge& e mentre io guardo la tua pace# dorme quello spirto guerrier ch'entro mi rugge$ [II] - Di se stesso 'on son chi fui& per di noi gran parte( questo che avvanza ) sol languore e pianto$ " secco ) il mirto# e son le foglie sparte del lauro# speme al giovenil mio canto$ *erch dal d ch'empia licenza e +arte vestivan me del lor sanguineo manto# cieca e la mente e guasto il core# ed arte la fame d'oro# arte e in me fatta# e vanto$ ,he se pur sorge di morir consiglio# a mia fiera ragion chiudon le porte furor di gloria# e carit- di figlio$ .al di me schiavo# e d'altri# e della sorte#

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conosco il meglio ed al peggior mi appiglio, e so invocare e non darmi la morte.

[III] - Per la sentenza capitale proposta nel gran Consiglio cisalpino contro la lingua latina

Te nudrice alle muse, ospite e Dea le barbariche genti che ti han doma nomavan tutte; e questo a noi pur fea lieve la varia, antiqua, infame soma. Ch se i tuoi vi!i, e gli anni, e sorte rea ti han morto il senno ed il valor di "oma, in te viveva il gran dir che avvolgea regali allori alla servil tua chioma. #r ardi, Italia, al tuo $enio ancor queste reliquie estreme di cotanto impero; an!i il Toscano tuo parlar celeste ognor pi% stempra nel sermon straniero, onde, pi% che di tua divisa veste, sia il vincitor di tua barbarie altero. [I&] - Di se stesso 'erch taccia il rumor di mia catena di lagrime, di speme, e di amor vivo, e di silen!io; ch piet( mi affrena se con lei parlo, o di lei penso e scrivo. Tu sol mi ascolti, o solitario rivo, ove ogni notte amor seco mi mena, qui affido il pianto e i miei danni descrivo, qui tutta verso del dolor la piena. ) narro come i grandi occhi ridenti arsero d*immortal raggio il mio core, come la rosea bocca, e i rilucenti odorati capelli, ed il candore delle divine membra, e i cari accenti m*insegnaron alfin pianger d*amore.

[&] - Di se stesso all'amata

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Cos gl'interi giorni in lungo incerto sonno gemo! ma poi quando la bruna notte gli astri nel ciel chiama e la luna, e il freddo aer di mute ombre coverto; dove selvoso il piano e pi deserto allor lento io vagando, ad una ad una palpo le piaghe onde la rea fortuna, e amore, e il mondo hanno il mio core aperto. Stanco mi appoggio or al troncon d'un pino, ed or prostrato ove strepitan l'onde, con le speran e mie parlo e deliro. !a per te le mortali ire e il destino spesso obbliando, a te, donna, io sospiro" luce degli occhi miei chi mi t'asconde#

$%&' ( All'amata !eritamente, per) ch'io potei abbandonarti, or grido alle frementi onde che batton l'alpi, e i pianti miei sperdono sordi del *irreno i venti. Sperai, poich+ mi han tratto uomini e ,ei in lungo esilio fra spergiure genti dal bel paese ove or meni s rei, me sospirando, i tuoi giorni fiorenti, sperai che il tempo, e i duri casi, e queste rupi ch'io varco anelando, e le eterne ov'io qual fiera dormo atre foreste, sarien ristoro al mio cor sanguinente; ahi vota speme! -mor tra l'ombre inferme seguirammi immortale, onnipotente.

$%&&' ( Il proprio ritratto ./01 Solcata ho fronte, occhi incavati intenti, crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto, labbro tumido acceso, e tersi denti, capo chino, bel collo, e largo petto; giuste membra; vestir semplice eletto;

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ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti; sobrio, umano, leal, prodigo, schietto; avverso al mondo, avversi a me gli eventi: talor di lingua, e spesso di man prode; mesto i pi giorni e solo, ognor pensoso, pronto, iracondo, inquieto, tenace: di vizi ricco e di virt, do lode alla ragion, ma corro ove al cor piace: morte sol mi dar fama e riposo.

[VII bis! Il proprio ritratto "#$% &olcata ho fronte, occhi incavati intenti, crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto, tumidi labbri ed al sorriso lenti, capo chino, bel collo, irsuto petto; membra esatte; vestir semplice, eletto; ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti; sobrio, ostinato, uman, prodigo, schietto, avverso al mondo, avversi a me gli eventi. 'esto i pi giorni e solo, ognor pensoso; alle speranze incredulo e al timore, il pudor mi fa vile e prode l(ira: cauta in me parla la ragion; ma il cuore, ricco di viz) e di virt, delira 'orte, tu mi darai fama e riposo.

[VIII! A Firenze * tu ne( carmi avrai perenne vita sponda che +rno saluta in suo cammino partendo la citt che del latino nome accogliea finor l(ombra fuggita. ,i dal tuo ponte all(onda impaurita il papale furore e il ghibellino mescean gran sangue, ove oggi al pellegrino del fero vate la magion si addita. -er me cara, felice, inclita riva ove sovente i pie( leggiadri mosse

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colei che vera al portamento Diva in me volgeva sue luci beate, mentr'io sentia dai crin d'oro commosse spirar ambrosia l'aure innamorate.

[IX] - A Zacinto N pi mai toccher le sacre sponde ove il mio corpo !anciulletto giac"ue, #acinto mia, che te specchi nell'onde del greco mar da cui vergine nac"ue $enere, e !ea "uelle isole !econde col suo primo sorriso, onde non tac"ue le tue limpide nubi e le tue !ronde l'inclito verso di colui che l'ac"ue cant !atali, ed il diverso esiglio per cui bello di !ama e di sventura baci la sua petrosa Itaca %lisse. &u non altro che il canto avrai del !iglio, o materna mia terra' a noi prescrisse il !ato illacrimata sepoltura.

[X] - In morte del fratello Giovanni %n d(, s'io non andr sempre !uggendo di gente in gente, me vedrai seduto su la tua pietra, o !ratel mio, gemendo il !ior de' tuoi gentili anni caduto. )a *adre or sol suo d( tardo traendo parla di me col tuo cenere muto, ma io deluse a voi le palme tendo e sol da lunge i miei tetti saluto. +ento gli avversi numi, e le secrete cure che al viver tuo !uron tempesta, e prego anch'io nel tuo porto "uiete. ,uesto di tanta speme oggi mi resta+traniere genti, almen le ossa rendete allora al petto della madre mesta.

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[XI] - Alla Musa Pur tu copia versavi alma di canto su le mie labbra un tempo, Aonia Diva, quando de' miei fiorenti anni fuggiva la stagion prima, e dietro erale intanto questa, che meco per la via del pianto scende di ete ver la muta riva! non udito or t'invoco" ohim#$ soltanto una favilla del tuo spirto # viva% & tu fuggisti in compagnia dell'ore, o Dea$ tu pur mi lasci alle pensose membran'e, e del futuro al timor cieco% Per( mi accorgo, e mel ridice amore, che mal ponno sfogar rade, operose rime il dolor che deve albergar meco%

[XII] - A se stesso )he stai* gi+ il secol l'orma ultima lascia dove del tempo son le leggi rotte precipita, portando entro la notte quattro tuoi lustri e obblio freddo li fascia% )he se vita # l'error, l'ira, e l'ambascia, troppo hai del viver l'ore prodotte" or meglio vivi e con fatiche dotte a chi diratti antico esempi lascia% ,iglio infelice, e disperato amante, e sen'a patria, a tutti aspro e a te stesso, giovine d'anni e rugoso in sembiante, che stai* breve # la vita, e lunga # l'arte" a chi altamente oprar non # concesso fama tentino almen libere carte%

[XII] - Alla Donna gentile igile # il cor sul mio sdegnoso aspetto, & qual tu il pingi, Artefice elegante, Dal d- ch'io vidi nel mio patrio tetto ibert+ con incerte orme vagante%

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rmi vaneggio, e il docile intelletto Contesi alle febee Vergini sante; Armi, armi grido; e Libertade affretto Pi ognor deluso e pertinace amante. oce inerme che pu? arte raccende, Vedilo, all!opre e a sacra ira le genti" #iede $talia, e al flagel l!omero tende. Pur, se nell!onta della Patria assorte %ien mie speran&e, e i d' taciti e spenti, Per te il mio volto almen vince la morte.

SONETTI IN MORTE DEL PADRE

()$$$* + I. Padre, ,uand!io per la tua muta tomba Che da sett!anni te per sempre asconde Passo gemendo e il gemer si confonde Al bron&o che di morte il suon rimbomba; -rista memoria allor nel sen, mi piomba . ti veggo del letto fra le sponde /uel calice libar che in cor t!infonde L!ultimo istante che a te intorno romba" . veggo il scarso lacrimato pane Che dal tuo dipartir a! tuoi %iglioli . alla Vedova tua pi non rimane. . veggo.... ahi lasso0 tutto veggo, e tutto Che sei morto mi dice, e che a noi soli 1on altro avan&a che miseria e lutto.

()$V* + II. .ra la notte; e sul funereo letto Agoni&&ante il genitor vid!io -ergersi gli occhi, e con pietoso aspetto irarmi, e dir in suon languido" Addio. $ndi obbliato ogni terreno obbietto .rger la fronte ed affisarsi in dio, entre avvolta dai crin batteasi il petto La adre rispondendo al pianto mio.

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E volte a noi le luci lacrimose Deh basti! disse: e alla mal ferma palma Appoggi il capo, tacque e si nascose. E tacque ognun: ma gi spirata lalma ess il silen!io, e alle strida amorose "a notturna gemea, terribil calma.

#$%& ' II bis (otte da tetro raggio le ten)bre ingeano il genitor che si giacea Agoni!!ando sul letto fun)bre E i moribondi sguardi al ciel volgea. E in me che dal sudor freddo tergea *ua smorta fronte affisso le palp)bre, E apr+ le labbra, e addio dir mi volea.... ,a un Ahi sol trasse dall-ime latebre. .oi mie querele udendo lacrimose Deh basti! disse, e alla mal ferma palma Appoggi il capo, tacque, e si nascose. E anch-io pur tacqui.... ma spirata l-alma ess il silen!io, e alle strida pietose "a notturna gemea terribil calma.

#$%/& ' III. 0u tutto pianto: e con un grido acuto /n braccio al 0iglio disperata corse "a trista moglie, e a me stretta s-attorse 1uasi chiedendo a sua sventura a2uto. .arlar voll-io: ma, ogni accento perduto, 3n bacio solo il labbro mio le porse E seco infin che trista l-alba sorse Abbracciato io mi stetti muto muto. A lei scorrean mie lacrime sul seno 4acitamente5 e come ella staccosse %idimi il volto di sue stille pieno. Da quel d+ sempre all-urna del consorte, *urta di notte, squallida si mosse A dir sue pene e ad invocar la morte.

#$%//& ' IV.

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Oh! qual'orror! un fremito funbre Scuote la terra ed apresi la Fossa, Ove in mezzo a tetrissime tenbre Stan biancheggiando del mio padre l'ossa. Le guato allor con incerte palpebre Scendo d'un salto e alla feral percossa !emono le profonde alte latebre Ove ogni parte della tomba smossa. " gi# stendo la man gi# il cener santo $accolgo.... ahi tremo.... la pi% cupa notte &i casca intorno, e il cor gelo mi stringe' " par che un suono, un pianto, mi rimbrotte, Ond'io mi fuggo, e tutto mi dipinge L' ossa, l'orror, l'oscuritade il pianto.

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