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Provincia Autonoma

di Trento

Servizio Sanitario
Provinciale
Punto
O
mega
Quadrimestrale - Nuova serie - Anno V n. 12-13/2003
SPEDIZIONE IN A.P. - ART. 2 COMMA 20/B 45% - LEGGE 662/96 - DC TRENTO-

ALLA
LLA RICERCA
RICERCA
DELLE MENTI PERDUTE
PERDUTE

Provincia Autonoma di Trento


Punto Omega n. 12/13
Punto Omega Questo numero è stato realizzato Provincia Autonoma
con la collaborazione del di Trento
Rivista quadrimestrale Servizio Programmazione
del Servizio Sanitario MUSEO
e Ricerca sanitaria
STORICO
Via Gilli, 4
del Trentino IN TRENTO ONLUS

38100 Trento
tel. +39.0461.494037
Nuova serie
Hanno scritto per questo numero: fax +39.0461.494073
Anno V/dicembre 2003
Carmelo Anderle,
e-mail:
numero 12/13
Renzo Anderle,
serv.prog.ric.san@provincia.tn.it
Pius Dejaco,

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www.trentinosalute.net
di Trento n. 1036
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Vittorio Curzel “Dai luoghi della follia. Disegni
Editing del manicomio di Palermo 1953­
Redazione 1958 e oltre”. Edimond, Città di
Attilio Pedenzini
a cura del Servizio Castello (PG), 2000.
Giovanna Forti
Programmazione e ricerca
sanitaria
Stampa
Tipografia Alcione
Trento

Provincia Autonoma di Trento


Punto Omega n. 12/13
12/13

Remo Andreolli
3 Editoriale

Alfredo Vivaldelli
4 Il superamento
dell’ospedale psichiatrico
provinciale di Pergine
Valsugana

(Interventi al Seminario
del 30 novembre 2001)

Lorenzo Toresini anno cinque numero dodici/tredici


15 Alla ricerca delle menti
perdute: ragioni di un
seminario a Trento

Domenico Luciani Valerio Fontanari


21 La terza utopia 113 Gli infermieri di Pergine.
Cento anni di storia
Gian Piero Sciocchetti
29 Edificazione Scheda 1
di un manicomio 128 Il riuso organico dell’ex ospedale
psichiatrico di Pergine Valsugana
Renzo Anderle
42 Un luogo per nuove Scheda 2
politiche sociali 130 Bibliografia

Carmelo Anderle, Fabrizio Fronza


49 Il recupero del parco

Casimira Grandi
74 Tracce per una riflessione

(Altri interventi)

Rodolfo Taiani
83 Un manicomio, una storia,
un progetto

Pius Dejaco
93 Il manicomio provinciale
tirolese di Pergine (1912)

Giuseppe Pantozzi
108 Il manicomio di Pergine,
istituto interprovinciale

Provincia Autonoma di Trento


Punto Omega n. 12/13
“Serrati gli uni contro gli altri dalla crescita del loro numero e dalla
moltiplicazione dei collegamenti, accomunati dal risveglio della speranza e
dell’angoscia per il futuro, gli uomini di domani lavoreranno per la formazione di
una coscienza unica e di una conoscenza condivisa”.

Pierre Teilhard de Chardin

“Punto Omega”, nel pensiero di Teilhard de Chardin, filosofo e teologo vissuto


tra il 1881 e il 1955, è il punto di convergenza naturale dell’umanità, laddove
tendono tutte le coscienze, nella ricerca dell’unità che sola può salvare l’Uomo e la
Terra. “Punto Omega” è anche il titolo scelto per la rivista quadrimestrale del
Servizio sanitario del Trentino ideata nel 1995 da Giovanni Martini, poiché le sue
pagine vogliono rappresentare un punto di incontro per tutti coloro che sono
interessati ai temi della salute e della qualità della vita.

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
N
el processo di crescita e di progresso O.P., sia per i casi sorti dopo la sua
civile della società italiana la legge chiusura nel 1978. Sono state create
n.180/78 ha costituito certamente variegate tipologie di soluzione a se­
un significativo passo avanti, preve­ conda delle situazioni patologiche
dendo la deistituzionalizzazione del personali e dell’evoluzione delle stes­
malato psichiatrico e la sua integra­ se, per permettere ai pazienti di com­
zione nell’ambiente relazionale e so­ piere un percorso orientato, per quan­
ciale di riferimento, anche attraver­ to possibile, verso la riacquisizione
so modalità assistenziali di tipo co­ della socialità e dell’autonomia.
munitario, restituendo dunque a que­
sti individui la loro dignità di esseri In questo momento di riqualificazio­
umani. ne dell’assistenza psichiatrica in Tren­
Credo che sarebbe un errore tornare tino, proiettata alla piena realizzazio­
indietro su questo punto, come vor­ ne dei principi ispiratori della legge
rebbero le proposte di modifica della n.180, ci sono sembrate di particola­
legge di riforma psichiatrica attual­ re interesse le iniziative intraprese
mente in discussione a livello nazio­ dal Museo Storico in Trento con l’in­
nale. Tali proposte non considerano tento di ripercorrere la storia dell’isti­
infatti che i disagi, le sofferenze e tuzione manicomiale di Pergine Val­
anche le situazioni estreme che non sugana, nella sua progressiva trasfor­
di rado le famiglie di questi pazienti mazione, nel suo rapporto con il ter­
soffrono, non sono dovute al fatto che ritorio e con l’evoluzione della comu­
la normativa sia sbagliata, ma piut­ nità locale, promuovendone la memo­
tosto al fatto che essa non è stata ria e lo studio, per riflettere e per in­
applicata nella sua interezza. terpretare le dinamiche che hanno
condotto nel tempo al suo supera­
Gli ostacoli e le difficoltà di attuazio­ mento e per ricordare, a monito per
ne che a 25 anni dall’approvazione il futuro, la sofferenza e le vite delle
della Legge Basaglia sono ancora pre­ donne e degli uomini persi e dimenti­
senti, seppure a diversi livelli, sul ter­ cati nel passato all’interno delle mura
ritorio nazionale, sono prima di tutto delle istituzioni manicomiali. A que­
barriere di carattere culturale, sto tema è dedicato questo nuovo nu­
espressioni del rifiuto di considerare mero di Punto Omega, realizzato con
le possibilità di cura e di riabilitazio­ la collaborazione del Museo, in occa­
ne della malattia mentale, superan­ sione dell’iniziativa “Alla ricerca del­
do lo stigma di irrecuperabilità, di pa­ le menti perdute - Viaggi nell’istitu­
ura, di indifferenza e di emarginazio­ zione manicomiale”.
ne che la caratterizza.
Editoriale

Remo Andreolli
Sulla base di questi presupposti, in Assessore provinciale
provincia di Trento abbiamo comple­ alle politiche per la salute
tato il processo di superamento del­
l’Ospedale psichiatrico di Pergine Val­
sugana pensando alla contempora­
nea costruzione di una rete integra­
ta tra sanità ed assistenza, con ser­
vizi residenziali diffusi sul territorio,
sia per ricollocare i pazienti dell’ex

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Il superamento cogliere persone ammalate ma nel­
dell’ospedale psichiatrico lo stesso tempo scomode e dob­
biamo trovare nuovi luoghi non
provinciale di Pergine facili da reperire come si può re­
Valsugana gistrare anche dai contradditori
interventi sui giornali.
Alfredo Vivaldelli In questa prima parte del mio in­
tervento mi piacerebbe riproporre
pubblicamente il problema di que­
Le strutture psichiatriche sta realtà che sembra vissuto più
tra storia e prospettive. come un ingombro che non come un
bisogno da soddisfare. Nel tentativo
di trovare una spiegazione di questo
fenomeno, nella seconda parte af­
fronterò la clinica del mondo psico­
Sono stato tentato di titolare que­ tico e della cronicità psichiatrica e
sto mio contributo "l’Ospedale psi­ nell’ultima parte approfondirò la
chiatrico provinciale c’è ancora" in questione della difficile avventura
reazione alla fretta che colgo nel ten­ della presa in carico da parte degli
tativo si scotomizzare l’esistenza di operatori.
questa struttura. Mi riferisco ad al­
cuni articoli di giornali quotidiani I processi
apparsi in questi ultimi mesi di deistituzionalizzazione
"Dopo 120 anni sparisce il mani­ L’ex Ospedale psichiatrico provin­
comio", "Il manicomio non esiste ciale ha cominciato la sua opera
più", "La follia rimossa dalla men­ di deistituzionalizzazione nei pri­
te: all’ex manicomio vivono anco­ mi anni settanta con la riorganiz­
ra, abbandonati e dimenticati qua­ zazione in “settori”.
rantatre sudtirolesi". Non tutti ricordano che in precedenza
Un altro motivo che mi spinge­ l’ospedale era organizzato in reparti
rebbe a sostenere questo titolo è la che ospitavano pazienti suddivisi per
rapidità con cui si sono occupati gli qualità e intensità della patologia.
spazi da sempre riservati ai pazienti Con la “settorializzazione” si intro­
per assegnarli ad altri servizi: scuo­ duceva il concetto della territoria­
la, Villa Rosa, servizi vari. Se da un lizzazione dell’assistenza psichiatri­
lato è da ritenere ragionevole che le ca nel senso che ogni area geografi­
amministrazioni si preoccupassero di ca del territorio trentino aveva in
trovare un idoneo riutilizzo degli Ospedale psichiatrico il suo reparto
spazi lasciati liberi dalla lenta ma seguito dalla stessa équipe di medi­
progressiva riduzione del ricoverati, ci, assistenti sociali, infermieri e as­
dall’altra sarebbe stato forse oppor­ sistenti sanitarie, con il compito di
tuno progredire nel rispetto dell’esi­ seguire il paziente nel suo percorso
stente. Invece ora siamo "sfratta­ clinico sia dentro che fuori dall’Ospe­
ti" da luoghi nati apposta per ac­ dale psichiatrico.

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Questa organizzazione, seppure cadde nel dimenticatoio tanto che
all’epoca molto criticata in Italia, ha si interruppe quel rapporto tra ospe­
permesso una lenta e monitorata ri­ dale e territorio garantito della set­
duzione dei ricoveri tanto che la leg­ torializzazione. L’Unità operativa del­
ge 180 del maggio 1978 non ha vi­ l’ospedale psichiatrico faticava molto
sto l’esodo e l’invasione delle nostre a coinvolgere le unità operative ter­
città e paesi da parte degli ex OP ritoriali su progetti di dimissioni no­
(come venivano chiamati in modo nostante uno stimolo continuo ve­
piuttosto dispregiativo i pazienti di­ nisse dal Dipartimento di psichiatria,
messi) come invece avvenne in altre sollecitato peraltro anche dalle leg­
città d’Italia. gi nazionali e dai provvedimenti pro­
Questa legge ha totalmente spo­ vinciali.
stato l’asse dell’intervento sul terri­ Nel 2001 dopo una attenta rico­
torio e in provincia di Trento si sono gnizione da parte di una commissio­
immediatamente organizzati undici ne del Dipartimento di psichiatria che
centri di salute mentale con quattro ha portato alla sistemazione alter­
servizi psichiatrici di diagnosi e cura nativa di alcuni pazienti e in occa­
(dall’inizio di quest’anno sono tre per sione dell’inaugurazione del rinno­
la chiusura del servizio psichiatrico vato reparto "Pandolfi", la popo­
di diagnosi e cura di Mezzolombar­ lazione dell'Ospedale psichiatrico,
do). che era ancora di 185 persone,
Dopo il dicembre 1981 in Ospe­ venne distribuita in tre aree: psi­
dale psichiatrico non fu più possibi­ chiatria, geriatria e disabilità. I
le ricoverare, ma erano ancora pre­ pazienti con prevalenti problemi
senti circa cinquecento persone. geriatrici vennero collocati nel re­
Da questo momento l’attenzione parto Pandolfi, quelli con proble­
dei tecnici operanti sul territorio si mi di disabilità al Perusini II e III
concentrò sul cercare nuove tecni­ piano e i pazienti con prevalenti
che e far nascere nuove strutture che problemi psichiatrici vennero sud­
rispondessero adeguatamente ai bi­ divisi in un reparto più assistito
sogni dei pazienti, delle famiglie e al I piano Perusini e in alcune case
della società prendendo a riferimen­ famiglia ospitate al reparto Bene­
to le più moderne concezioni ezio­ detti.
patogenetiche e di cura della soffe­ Nel dicembre 2001, con delibera
renza mentale È stata una ricerca in­ n. 3356, la Giunta provinciale asse­
tensa con uno stimolo continuo a gna all'Azienda provinciale per i ser­
studiare, sperimentare, verificare le vizi sanitari l’obbiettivo di superare
teorie delle diverse e spesso contrap­ entro il 2002 l’Ospedale psichiatrico
poste scuole di riferimento che ha di Pergine Valsugana e ricollocare i
portato la psichiatria trentina ad alti pazienti in residenze sanitarie assi­
livelli nel panorama nazionale. stenziali e strutture psichiatriche.
Purtroppo anche per gli addetti Quando nel febbraio 2002 arrivo
ai lavori operanti sul territorio, a Pergine con l’incarico di direttore
l’Ospedale psichiatrico provinciale dell'Unità operativa 3 di psichiatria,

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tra gli altri, mi confronto con que­ pazienti con questa delibera veni­
sto obbiettivo enorme non tanto vano ricollocati in una residenza
sul piano formale ma piuttosto sul sanitaria assistenziale, in sette re­
piano culturale. Si lavora su più sidenze psichiatriche (le nostre
fronti: con l’Azienda provinciale case famiglia) e una residenza sa­
servizi sanitari, con il personale, nitaria assistenziale psichiatrica.
Il superamento dell’ospedale psichiatrico

con i famigliari, con il Tribunale Vi mostro la consistenza delle


dell’ammalato, con l’Unità di va­ nostre strutture con alcuni dati ag­
lutazione multidimensionale, con giornati al primo gennaio 2003
i pazienti, con i tutori, con il Tri­ (Tab.1).
bunale civile, con gli uffici ammi­ Le giornate di degenza in ospeda­
nistrativi, con i Medici di medicina le psichiatrico nel periodo 1 genna­
generale, con i vari gruppi di vo­ io-31 ottobre 2002, sono state
lontariato, con il Centro di salute 52.521, così suddivise per provincia
mentale di Pergine e con sporadi­ di provenienza degli ospiti e sesso
ci contatti con pochi altri centri di (Tab. 2). Le giornate di degenza
salute mentale, con il tempo. nelle strutture residenziali nel pe­
Vi risparmio l’interessante proces­ riodo 1 novembre-31 dicembre
so che ha portato alla delibera del 2002, sono state 10.313, così sud­
Direttore generale dell'Azienda pro­ divise per provincia di provenien­
vinciale servizi sanitari n. 1314 del za degli ospiti e sesso (Tab 3).
29 ottobre 2002 con il quale si san­ La situazione del personale in
civa il definitivo superamento del­ servizio presso le strutture assisten­
l’Ospedale psichiatrico provinciale e ziali sorte a seguito della chiusura
la possibilità di parlare legittima­ dell'ex Ospedale psichiatrico alla
mente da questo momento di ex data del 31 dicembre 2002, è la
Ospedale psichiatrico provinciale. I seguente.

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Tab. 3

Tab. 4

Tab. 1

Tab. 5

Tab. 2

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Il superamento dell’ospedale psichiatrico

La clinica del mondo Come accennavo all’inizio di que­


psicotico e della cronicità sta relazione la facilità con cui si
Tutto questo per dire che il Distret­ rimuovono o si negano attraverso la
to sanitario dell’Alta Valsugana e sublimazione questi personaggi mi
l’Unità operativa 3 di psichiatria si ha fatto riflettere sul significato del­
stanno occupando ancora di una re­ le reazioni non solo della gente co­
altà fatta di uomini e donne parti­ mune ma anche degli addetti ai la­
colari che troppo presto viene lascia­ vori.
ta alla memoria e relegata in luoghi Per poter mettere un po’ di luce
che non sono più quelli abitati per su queste questioni credo che ci
decenni. venga in aiuto la clinica del mon­

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Tab. 6 do della psicosi e della cronicità. nipotenza e di appartenenza tota­
Il nucleo originario della psico­ le alla madre per scoprire un og­
si si colloca nella primissima infan­ getto-madre distinta, che si può
zia: il bambino alla nascita entra investire, che si desidera, che si
in una intensa relazione con la respinge, che si delimita, che si
madre di mutua seduzione come interiorizza, che si ama e che si
dice Racamier. All’inizio questa se­ odia. Kestemberg afferma la ma­
Tab. 7 duzione mira a stabilire e perse­ dre "viene ritrovata come oggetto
verare un accordo perfetto, senza vero e proprio in quanto viene a
sfumature, senza tensioni. Questa poco a poco perduto come ogget­
modalità relazionale è vitale in to di possesso assoluto".
quanto esclude o quanto meno Contestualmente alla nascita del­
neutralizza le tensioni che proven­ l’oggetto-madre esterno cominciano
gono dall’interno e dagli stimoli a mettersi le basi dell’Io e quindi del
che arrivano dall’esterno. La ma­ senso della propria esistenza
Tab. 8
dre e il suo bambino vivono in una È proprio questo evento che i pa­
profonda ammirazione reciproca, zienti psicotici non accettano e con­
in una relazione di amore incon­ tro il quale protestano per tutta la
dizionato e acritico, in una fusio­ vita e con tutte le loro energie in
ne, in un unisono narcisistico che una lotta defatigante e inconsape­
aspira a costruire un unico corpo. vole. Sassolas afferma che la psicosi
In questa fase della vita del è "un macchinario difensivo nel
bambino e della sua mamma qual­ quale si esaurisce tutta l’energia
siasi differenza è foriera di un pe­ psichica di coloro che rifiutano di
ricolo di separazione con il dolore esistere perché esistere significa ri­
che ne consegue. Con il passare del conoscersi come separati, esiliati
tempo e con l’aiuto dell’ambiente per sempre dalla pienezza del nar­
il bambino scopre il desiderio del­ cisismo primario. Limiti, separa­
la esplorazione, della conoscenza zione, morte, altrettanti sinonimi
e nello stesso tempo la madre si per loro, altrettanti volti della stes­
riappropria della sua vita di adul­ sa condizione inaccettabile: que­
ta. È questo processo che mette sto maledetto destino che è il no­
fine all’incantesimo del narcisismo stro di aver all’inizio conosciuto la
ideale; il bambino comincia a di­ pienezza senza limiti del narcisi­
stogliersi dalla madre indistinta, smo primario alla quale in seguito
illusoria e totale nella quale incar­ bisogna continuamente rinuncia­
na la relazione di seduzione narci­ re.
sistica pura e distogliendosene La psicosi rappresenta il rifiuto
comincia a perderla. di vivere questo esilio, il rifiuto di
Freud, Ferenzi, Winnicott, Raca­ esistere, di avere una identità de­
mier, sono alcuni autori che ben finita, per non dovere soffrire la tor­
hanno descritto il lutto che ognu­ tura quotidiana della separazione sia
no di noi ha affrontato dovendo da un bambino meraviglioso che tutti
rinunciare a questa illusione di on­ siamo stati che dalla madre narcisi­

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Punto Omega n. 12/13
stica depositaria di questa perfe­ timenti, affetti, ecc., ma questo per
zione perduta". il paziente psicotico risulta insop­
Nella relazione con il mondo il portabile perché fonte di pericolo e
paziente psicotico ripropone questa di dolore.
sua modalità che arriva a noi con Contro questi stimoli interni il
una forza spaventosa. Non è quindi paziente si attrezza per annullarli con
Il superamento dell’ospedale psichiatrico

la paura fisica che ci tiene lontani un dispendio di energie percepito


da queste persone ma la potenza con un senso di sfinimento psichi­
dolorosa di una relazione simbiotica co, di adinamismo mentale la cui
che inconsciamente intuiamo come intensità dà la misura dell’energia
minaccia per il nostro equilibrio. psichica spesa. A noi il contatto con
Ancora Sassolas dice: “non ingannia­ queste persone lascia un senso di
moci sul motivo che conduce tali povertà di contenuto dell’incontro,
pazienti verso di noi: se ci cercano e di aridità che testimonia il vero e
investono la nostre strutture psichia­ proprio essiccamento della vita psi­
triche è perché la relazione simbio­ chica così che i pazienti ci appaiono
tica con un famigliare non si è po­ non solo privi di desideri e di pro­
tuta stabilire in maniera sufficien­ getti ma anche senza identità, senza
temente stabile per svolgere la sua passato, senza storia, in definitiva
funzione difensiva ed è per questo senza vita.
che sono alla ricerca di una situa­ Spesso il paziente psicotico deve
zione dello stesso tipo capace di pro­ far fronte agli stimoli interni che si
teggerli contro l’angoscia psicotica presentano sotto forma di allucina­
di viversi separati, nel loro essere zioni e deliri che, parassitando il loro
soggetti mortali, finiti. Queste per­ pensiero in maniera tirannica, com­
sone si pongono nei nostri confron­ promettono le funzioni dell’Io e il
ti con precauzione, con sospetto, fondo psichico in modo talmente
troppo passivi, senza grandi richie­ esplosivo da rendere impossibile
ste proprio perché intuiscono i pun­ qualsiasi contatto con il mondo
ti deboli del proprio funzionamento esterno.
psichico e cercano di porvi rimedio Il fondo psichico descritto da Cor­
tenendoci lontani. In questo modo reale partendo dalla psicologia del
si proteggono dalla fragilità delle Sè rappresenta il modo con cui ogni
loro strutture psichiche suscettibili individuo sperimenta, in un certo
di andare in frantumi sotto l’effetto momento, il proprio senso di coe­
delle ferite e degli stimoli intensi che sione, di continuità e di vitalità. Il
possono nascere dagli imprevisti di fondo psichico non è legato a una
ogni relazione”. singola immagine o rappresentazio­
Ogni relazione umana riattiva, in­ ne ma è invece il prodotto di una
fatti, una serie di stimoli interni e trama, di un fitto intreccio di fatto­
quindi impone di essere presenti alla ri in larga parte cenestesici, tattili e
propria attività mentale intesa come affettivi che fanno sentire la propria
l’intrecciarsi di sogni, desideri, pen­ presenza come uno sfondo su cui si
sieri spontanei, fantasmi, ricordi sen­ collocano gli eventi della vita.

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Bruno Caruso,
Il coro del
manicomio, 1954,
particolare.

La crisi psicotica acuta è carat­ Il ricordo di questo doloroso


terizzata dal fatto che il paziente senso di caos e la sensazione che
percepisce un improvviso crollo nulla possa tornare come prima,
dell’integrità del suo fondo psichi­ orientano il paziente verso due
co. Con le parole di Correale: “ciò obbiettivi fondamentali: il primo
che normalmente veniva sentito evitare sistematicamente e conti­
come relativamente fluido, ordina­ nuativamente ogni situazione
to e continuo, comincia invece a traumatica che anche lontanamen­
essere sentito come spezzato, di­ te rievochi ciò che ha determinato
sordinato e confuso. L’oggetto di­ la crisi, il secondo un controllo
venta bizzarro, misterioso e inaf­ ossessivo su tutti gli aspetti della
ferrabile e per quanto ne sia rico­ vita quotidiana che gli dia la sen­
nosciuta la natura nell'ambito del­ sazione di una vigilanza distanzia­
l'uso abituale, sembra acquisire ta da tutto ciò che può accadere.
significati misteriosi i quali riman­ Il prezzo di questa operazione è
dano a mondi oscuri che per la la caduta del senso della prospetti­
prima volta si manifestano. Nel va e tutto viene vissuto in una spe­
momento stesso che il fondo su­ cie di eterno presente dove il piace­
bisce massicce trasformazioni, il re deriva esclusivamente dall’intera­
soggetto si sente diviso in parti, zione con pochi oggetti sempre
o troppo dilatato o troppo coarta­ uguali ai quali il paziente attribu­
to, e il senso stesso del tempo su­ isce un senso di saturazione e co­
bisce drastiche modificazioni”. noscibilità e dai quali si attende

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
soltanto il messaggio che il mon­ complessi dal punto di vista clini­
do è circoscritto, chiaro, preciso e co, hanno rinunciato a collabora­
privo di incognite. re su nostri progetti, il motivo per
È qui che può aprirsi la strada cui i centri di salute mentale terri­
della cronicità come rappresenta­ toriali non si impegnano come per
zione del crollo della speranza e altri pazienti a volte anche molto
Il superamento dell’ospedale psichiatrico

l’inaridimento delle energie psichi­ più problematici, il motivo per cui


che o l’abnorme reinvestimento. La la città tende a cancellare rapida­
cronicità rappresenta la regressio­ mente i segni dell’esistenza del
ne rigida a livelli di funzionamen­ suo ospedale.
to mentale estremamente arcaici e
il ritiro desolante degli investi­ L'area di intervento
menti dalla realtà. Pur di tenere dell'operatore psichiatrico
accesa l’ultima fiammella di so­ In questo contesto si colloca il la­
pravvivenza del Sé, si ritorna alla voro degli operatori delle strutture
difesa narcisistica primaria. La cro­ psichiatriche. Izzo afferma che la
nicità è la mancanza di soggettivi­ cronicità psicotica obbliga il tera­
tà, l’astoricizzazione della perso­ peuta a modificare la posizione e il
na, la perdita della progettualità modo in cui vede l’incontro e la com­
per un’esistenza fissa nella ripeti­ prensione dell’altro poiché spesso
tività, nella staticità, priva di ogni deve fornire a questi pazienti la pri­
creatività. ma esperienza di un ambiente vita­
Questo inquadramento del mondo le. In primis il terapeuta si trova a
psicotico e della cronicità rendono proporre un ambientale attento ad
forse più comprensibile la difficoltà ogni elemento dell’esperienza re­
per chiunque di mantenere una rela­ lazionale, per trasformarla da sem­
zione anche superficiale con questi plice stereotipo senza qualità vi­
soggetti. Non nella paura, non nello tali e utilizzata per la sopravviven­
stigma, non nel pregiudizio, non nel­ za del Sé, in elemento strutturan­
la vergogna, ma nell’angoscia che te il Sé.
trasuda nel contatto con questo L’intervento terapeutico si carat­
mondo dobbiamo cercare il motivo terizza per il tentativo di proporre
per cui i "matti" venivano (e ven­ esperienze significative che da una
gono ancora adesso) esclusi e i ma­ parte attivino un processo di svilup­
nicomi venivano costruiti nelle pe­ po e dall’altra forniscano sollecita­
riferie delle città, il motivo per cui zioni in grado di riaprire la possibi­
del nostro Ospedale psichiatrico pro­ lità di partecipazione a quell’area
vinciale per anni se ne è parlato vitale che Winnicott chiama “area
come se fosse chiuso e ora si tolgo­ dell’esperienza culturale”. Perché
no spazi prima ancora di aver trova­ ciò avvenga è necessario che ogni
to le alternative, il motivo per cui i piccolo gesto che ogni piccolo
gruppi di volontariato, tanto attivi cambiamento, ogni piccola crea­
nelle residenze sanitarie assistenzia­ zione venga riconosciuta e valo­
li, dove i pazienti sono anche più rizzata dall’operatore e il tutto

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
venga restituito al paziente arric­ sazione fisica di coesione, continui­
chito di nuove cariche vitali. tà e vitalità. In questa impresa l’ope­
Il bagaglio tecnico dell’operatore ratore deve accettare l’uso che fa di
non è di per sé sufficiente se non lui il paziente per la continua tessi­
viene collocato all’interno di una di­ tura di una trama molto delicata e
mensione intersoggettiva. Il pazien­ sottile, facilmente soggetta a frat­
te, infatti, ha bisogno di esperire una ture e lacerazioni. L’operatore con il
relazione con una persona che gli si suo modo di porsi, con la sua com­
ponga come “officina della men­ petenza e la sua professionalità è
te”, un’officina nella quale compie­ responsabile di garantire la continui­
re quelle operazioni negate dal­ tà e l’esistenza senza sentirsi respon­
l’ambiente primario. In questo spa­ sabile anche della trama che invece
zio relazionale e su questa perso­ è del paziente essendo sua e solo sua
na il paziente deposita alcuni af­ la sua vita.
fetti, alcune emozioni, alcuni pen­ L’operatore e il servizio quindi
sieri, alcuni desideri, ritenuti trop­ devono creare una situazione in cui
po dolorosi da sostenere da soli. possa organizzarsi il fondo psichico
L’operatore deve quindi prestare se attraverso una relazione caratteriz­
stesso per vicariare quelli strumen­ zata da un senso di calore, continui­
ti assenti ma non necessariamen­ tà, fluidità, vitalità e personalizza­
te mancanti al paziente, accettan­ zione.
do di porsi in aree dello sviluppo Il paziente cercherà di stabilire
molto primitive e di conseguenza con noi una relazione senza tempo,
molto angoscianti. senza fine, in sintesi una relazione
Gli scopi della cura del paziente simbiotica. Noi dobbiamo rinuncia­
psicotico possiamo riassumerli in re a questa chimera di una relazione
questo modo: da una parte condurre stupenda, eterna, senza conflitti.
il paziente a poco a poco alla capa­ Dobbiamo invece strutturare una re­
cità di sentire i suoi limiti, di espri­ lazione vissuta dal paziente come
merli senza essere distrutto dall’odio affidabile, ma nello stesso tempo
che provoca in lui il riconoscimento come lacunosa, insufficiente, inca­
della doro esistenza, di dirli invece pace di colmare tutti i suoi limiti e
di negarli come ha fatto finora con di rispondere subito alle sue attese
il delirio e le allucinazioni o stabi­ onnipotenti che attivano facilmente
lendo relazioni simbiotiche, in altre le altrettanto onnipotenti concezio­
parole uscire dal mondo rassicuran­ ni di una certa psichiatria. Questa
te della psicosi per accettare il lutto struttura deve essere solida per re­
primario descritto da Racamier e sen­ sistere agli sbalzi prodotti dalla sof­
tire nascere una propria soggettivi­ ferenza e dalla collera del paziente
tà, una propria identità senza l’ine­ di fronte alla nostra incapacità o al
vitabile terrore della separazione e nostro rifiuto di svolgere questa
della morte. Dall’altra il delicato ten­ funzione simbiotica. Sofferenza e
tativo di costruire o ricostruire il collera che l’operatore deve esse­
fondo psichico inteso come la sen­ re in grado di accogliere per po­

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Punto Omega n. 12/13
terla restituire senza la carica di­ gare l’esistenza dell’Ospedale psi­
struttiva che tanto spaventa il pa­ chiatrico provinciale. Mi sembra
ziente. Questo modo di offrici ha ora più facile comprendere i mec­
una alta funzione terapeutica per­ canismi inconsci che si attivano in
ché smentisce i fantasmi del pa­ chiunque si incontri anche casual­
ziente di pericolosità della sua mente e per brevi momenti con
Il superamento dell’ospedale psichiatrico

stessa vita psichica attraverso il questi pazienti. Loro ci pongono


mantenimento della nostra rela­ una richiesta sul piano relaziona-
zione con lui e la persistenza del le specifica: una relazione simbio­
nostro interessamento per la sua tica in cui esiste solo l’Io onnipo­
vita psichica, i suoi affetti, i suoi tente e l’altro non esiste se non
investimenti, i suoi pensieri. come parte dell’Io deputato a sod­
Strutturare una situazione in cui disfare ogni bisogno prima anco­
calore, fluidità, vitalità e persona­ ra che sia elaborato come deside­
lizzazione costituiscano gli elemen­ rio. Noi tutti abbiamo sperimen­
ti per la strutturazione di un fondo tato nelle prime fasi della nostra
psichico aiutano il paziente a creare vita una esperienza così piena e
un senso di famigliarità con il mon­ totale per la quale ognuno nutre
do esterno. Abbiamo visto come il una inconsapevole nostalgia e ver­
paziente psicotico tenda a sostituire so la quale ognuno di noi tende­
questo senso con la sterotipia e il rebbe se non si conservasse anche
ripetersi coattivo degli eventi. Ogni l’inconscio ricordo del dolore e
nostro intervento può cadere nella della fatica che ha comportato ela­
trappola della ripetizione coatta de­ borazione del lutto primario.
gli eventi, tocca a noi uscire dal tor­
pore della cronicità per fornire un
ambiente in cui il ripetersi regolare NOTE
delle azioni, dando un senso di noto,
di riconoscibile e quindi di apparte­ [*] Il coordinamento della Resi­
nenza, possa continuamente fornire denza sanitaria assistenziale è
l’occasione per l’attivazione di pic­ affidato a due medici conven­
coli traumi-legami, separazioni, fru­ zionati con l’Azienda provin­
strazioni, distacchi, responsabilità, ciale per i servizi sanitari. Il
che in passato hanno rappresentato coordinamento delle residen­
fattori scatenanti della frammenta­ ze psichiatriche è affidato ad
zione del Sé e che oggi possono in­ un medico del Centro di salu­
vece essere attraversati con l’aiuto te mentale di Pergine
degli operatori e del gruppo in un
lento processo terapeutico.

Conclusione
Sono partito dall'osservazione di
Alfredo Vivaldelli è Direttore dell’Unità
un costante e diffuso, anche se for­ Operativa 3 di Psichiatria dell’Azienda
se inconsapevole, bisogno di ne­ Provinciale per i Servizi Sanitari.

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Punto Omega n. 12/13
Alla ricerca delle menti guanto" dell’ospedale psichiatri­
perdute: ragioni co. Il personale, tutti i servizi an­
nessi e connessi, la gente che ci
di un seminario a Trento stava dentro, tutto con la neces­
saria gradualità e delicatezza, ma
Lorenzo Toresini anche con l’indispensabile deter­
minazione, venne spostato da den­
tro le mura al territorio. Cosa si sa­
Il passaggio dall’utopia della terapia rebbe dovuto fare quindi delle
nell’istituzione alla cura nello scambio strutture murarie, i diversi padiglio­
sociale e nella collettività. ni di quello che man mano stava
La Mitteleuropa e lo sviluppo diventando ex-manicomio, che nel
della cultura psichiatrica. frattempo rimanevano svuotati di
sofferenza e dolore? Eravamo con­
vinti all’inizio che si sarebbe do­
La prima domanda da porsi è la se­ vuta attuare una “delenda Cartago”.
guente: perché parlare oggi di ma­ Quel tipo di pensiero me lo sono
nicomi? portato dietro fino a non moltis­
È una domanda intrigante poiché simi anni fa, quando ho fatto un
viviamo da ventitré anni in era di viaggio allo “Steinhof” di Vienna
post-manicomi . Quindi inizio, se mi con un architetto romano, un cer­
è consentito, con un flash personale to Luggini e un mio carissimo ami­
Mi sono laureato a 25 anni e ho ini­ co: Tommaso Losavio, collega e già
ziato la mia professione di psichia­ direttore del “Santa Maria” di
tra a Trieste (oggi sono direttore del Roma. Andammo a vedere lo
Dipartimento di salute di Merano). Steinhof e poi il prestigioso Bur­
A Trieste, come è noto, venne messo gkhölzli di Zurigo.
in discussione e venne sciolto il pri­ Premetto la mia convinzione del
mo manicomio in Italia dopo l’espe­ fatto che quando noi psichiatri re­
rienza di Gorizia. Ho iniziato nel stiamo all’interno del nostro ambito
1971. Nel nostro fervore "taleba­ professionale rischiamo di impove­
no" di allora (lo dico evidentemen­ rirci di pensieri e di stimoli, quindi
te scherzando) arrivammo ad es­ il confronto con altre professionali­
sere convinti che di quel manico­ tà e con altri pensieri è sempre mol­
mio, allora retto da Franco Basa- to utile. Ebbene quell’architetto mi
glia, non sarebbe dovuta rimane­ convinse di una cosa ovvia, dicen­
re pietra su pietra. Credevamo ve­ domi che i manicomi devono restare
ramente a questa affermazione e a come monumenti alla memoria, per
questo progetto. In quella che al­ riflettere. Di quanto affermo ora mi
lora era una “Istituzione Totale” è convinsi ulteriormente ripensando a
avvenuto il decentramento totale quanto era successo pochissimi anni
delle strutture e delle risorse e, prima al muro di Berlino. Il muro di
come diceva Franco Basaglia, si è Berlino, come si sa, fu smantellato
attuato il rovesciamento "come un al 90–95%, però mio figlio quando

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Punto Omega n. 12/13
si trovò a Berlino andò alla ricerca
del muro, perché evidentemente c’è
bisogno di tracce, di simboli, di sup­
porti educativi della memoria stori­
ca. Bisogna che il muro resti a mo­
nito degli errori della Storia e a me­
moria delle future generazioni. Ora
noi psichiatri abbiamo abbastanza fa­
miliarità con i muri e col problema,
meglio con tutta la congerie di pro­
blemi, legati alla simbologia dei
muri.
Oggi dobbiamo essere fermi nel
capire che di muri dobbiamo parlare
e per parlare di muri deve esserci la
Alla ricerca delle menti perdute

memoria storica di questi ultimi. La


memoria storica del manicomio deve
rimanere a futuro motivo di rifles­
sione per noi, innanzi tutto sulle ra­
dici, sulla genesi e sul significato
della nostra professione, e per il
mondo circostante: per riflettere sul
senso di quello che significavano
quei muri. Non erano muri qualsia­
si, ma erano muri deputati alla se­
parazione tra quanto stava fuori ed
era normale (quindi automaticamen­
te era normale solo perché stava fuo­
ri), e di quanto sta dentro di anor­ va ironicamente, ma anche molto
male, di insensato, di irrazionale (e seriamente, il “fascino discreto del
che diventava tanto più insensato, manicomio”, parafrasando un ben
irrazionale, sragionevole, pericoloso noto film: “Il fascino discreto del­
per il semplice fatto che stava den­ la borghesia di Buñuel”. Io credo
tro). Questa è una lezione che io cre­ che il manicomio abbia un fasci­
do ci servirà sempre, ed è bene par­ no…, un fascino discreto e pro­
lare oggi di manicomi. fondo.
Paradossalmente credo sia sem­ Personalmente io sono nato in
pre più facile parlare di manicomi, un’istituzione, perché mio padre,
anche se non è ancora facilissimo, dopo la fine della guerra, tornato
dato che si tratta pur sempre di un dalla Germania, ebbe un posto in un
problema ancora in via di supera­ gerocomio di Venezia, l’ospedale per
mento. Un superamento che d’al­ anziani “San Lorenzo” e i miei ricor­
tra parte non avrà mai fine: il pro­ di infantili, i miei sogni sono perva­
blema che Franco Basaglia chiama­ si di questa situazione strutturale in

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Punto Omega n. 12/13
Bruno Caruso, cui c’erano questi vecchietti che sta­ ve e amministrative degli ex ma­
Il sergente
Campanella, vano lì (naturalmente io ero il fi­ nicomi, è immorale, è fuori dell’eti­
disegno glio del dottore). La vita istituzio­ ca, ed è fuori dell’etica perché si
acquarellato,
1954.
nale, la gerarchia, l’ordine, la se­ coniuga con il non produrre. Sia­
rializzazione, che poi abbiamo evi­ mo sul back-ground del pensiero di
dentemente combattuto dall’inter­ Max Weber “L’etica protestante e
no nel lungo cammino dentro le lo spirito del capitalismo”. Il pro­
istituzioni, cammino che poi ha blema esiste ancora; a tutt'oggi
preso il nome di “deistituzionaliz­ nel mio Servizio psichiatrico di dia­
zazione”, in qualche modo affasci­ gnosi e cura, neo inaugurato a
nano. E in genere affascinano so­ Merano, la direzione sanitaria si
prattutto chi sta al di qua della sorprende del fatto che i soli dieci
barriera del potere, più che chi sta pazienti che noi abbiamo – perché
al di là. C’è il problema dell’inte­ il reparto è piccolo, e più grande
riorizzazione, della “seduzione” di così non lo vogliamo – stiano
del manicomio, varie sindromi di tutto il giorno a non far niente,
Stoccolma per cui chi sta al di là qualcuno anche a fumare. Io, par­
poi in realtà si adatta e a volte lando con la mia caposala, le ho
capita che non voglia essere dimes­ spiegato che è logico che ci sia lo
so; tutti problemi che abbiamo scandalo del non lavorare, perché
conosciuto prima del 1978 e dal è uno scandalo etico.
1978 in poi. Qui potremmo essere in molti a
ritornare sui concetti della “terapia
Alla ricerca morale”. Era una terapia che io defi­
delle menti perdute nisco utopica, ma lo dico oggi, per­
Io credo che valga la pena, in que­ ché ai tempi in cui credevamo di
sto filone di pensiero riflettere bre­ "spargere il sale" sulle mura del
vemente su quanto Pinel, espo­ manicomio l’ergoterapia istituziona­
nente-manager della Rivoluzione le era per noi uno scandalo. Oggi
francese, abbia significato rispet­ credo che siamo in grado di ripen­
to alla razionalizzazione della dea sare abbastanza serenamente a quella
ragione. Com’è noto, nelle catego­ che fu la “terapia morale” nell’Otto­
rie universali della dea ragione cento; nell’era però in cui non c’era­
doveva inscriversi tutto l’esisten­ no gli psicofarmaci, non c’erano al­
te; quello che i filosofi dell’Illu­ tri sistemi se non la “terapia mora­
minismo non sapevano bene dove le”. L’unico modo di curare i pazienti
inscrivere era la "sragione", per­ era quello di riabilitarli, come si di­
ché era difficile (ed è difficile an­ rebbe oggi, allora si diceva redimer­
che oggi) capire che la "sragione" li, rieducarli a concetti morali e at­
fa semplicemente parte della vita, traverso percorsi etici. L’esempio, la
per cui non c’è motivo di inscri­ buona educazione, eventualmente la
verla in uno spazio particolare. La preghiera, la convivenza tollerante.
“sragione”, che è l’ oggetto della Il pensiero psichiatrico dell’Ottocen­
storia, delle strutture organizzati­ to era pervaso da questa concezio­

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Punto Omega n. 12/13
ne, concezione che si coniuga con sato di mettere in bilancio un bu­
il discorso della “terapia del lavo­ dget per gestire il parco, perché
ro”. Dico questo perché spesso (ed una volta questo era lavoro gra­
è una riflessione che faccio rispet­ tuito, quindi autarchico. Ma l’uto­
to al nostro passato di giovani pia della cura in ospedale, con tutti
psichiatri ribelli) in realtà il con­ i correlati paradigmi teorici, è
cetto della cura nell’istituzione era, un’utopia che fallì, ma un’utopia
come già dicevo, un concetto uto­ molto semplice che pur essendo
pico che si coniuga con la “terapia un’utopia era un’utopia totalizza­
morale”. Era l’unico terreno su cui ta e alla fine totalitaria.
100-150 anni fa, nascita del ma­ Riparliamo di muri: crollo dei
nicomio di Pergine, ci si poteva muri e crollo dell’utopia totalita­
muovere. La cosa curiosa è che que­ ria, era inevitabile che fosse così.
sta utopia, che non va disprezzata Attenzione, non è un crollo avve­
ma rivista, riletta e trasformata, si nuto automaticamente perché tale
Alla ricerca delle menti perdute

coniugò con una concezione in crollo è costato e sta costando


fondo autarchica della struttura. ancora molto lavoro. Ma come la
La struttura psichiatrica doveva storia non si fa mai automatica­
essere in grado sostanzialmente di mente, ma solo con la volontà e
provvedere a se stessa; c’erano le con l’impegno, così è stato anche
fabbriche interne, i servizi interni, per il crollo di quest’altra utopia
l’ergoterapia – “lavori forzati” con totalitaria e che noi oggi diciamo
un sistema di scambio interno che antistorica. I muri…, Trieste, come
doveva essere libero dall’inquina­ Berlino; ma prima, e non è un caso,
mento del denaro esterno. A Trie­ ci fu Gorizia, città divisa. A Gorizia
ste, per esempio, fu scoperta una (per “caso?”) il muro dell’ospeda­
moneta interna, un gettone, che si le psichiatrico faceva parte del
usava per gli scambi interni: an­ confine fra Italia e Jugoslavia, un
dare al bar, comprarsi le sigarette, tempo, fra Italia e Slovenia, oggi.
tutto all’interno del muro di cinta. Io credo che in tutto questo di­
L’ospedale psichiatrico aveva an­ segno – il crollo dei muri, il supe­
che le galline, i maiali, i servizi ge­ ramento dei muri, il superamento
nerali. di un certo tipo di etica, il passag­
Una delle conseguenze della gio da un’utopia della cura nel-
scomparsa di questa organizzazio­ l’istituzione alla cura nello scam­
ne autarchica, basata sull’ergote­ bio sociale e nella collettività – ci
rapia, fu, ad esempio, il fatto che sia un’unità interpretativa che al­
i parchi belli, ben curati dai pazien­ lora non capivamo molto bene. Io
ti, sono diventati selvaggi. Tempo non pensavo ai muri quando pensa­
fa ero al “Santa Maria della Pietà” vo a Berlino. Oggi, a distanza di non
di Roma e, come a Trieste, questo moltissimi anni, credo stia diventan­
splendido parco pubblico, è ab­ do un disegno in qualche modo tra­
bandonato perché nessuno ci la­ scendente le contingenze della Sto­
vora, perché nessuno ha mai pen­ ria, che riusciamo a leggere con mag­

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Punto Omega n. 12/13
giore chiarezza di quando la Storia piano “macro”, lo Steinhof (che è
si dipanava fra le nostre stesse dita. un ospedale psichiatrico bellissi­
L’ultimo concetto che si potreb­ mo, non solo perché è un monu­
be sviluppare rispetto al tema "Ra­ mento architettonico straordina­
gioni di un seminario a Trento sui rio, e quindi ovviamente da con­
manicomi della Mitteleuropea o servare, ma anche perché c’è intri­
dell’Italia asburgica" è il concetto sa una serie di concezioni tra il
della crisi. giuridico, il filosofico, lo psichia­
Io purtroppo sono un operatore trico, l’idealistico e l’architettoni­
della pratica e non ho tempo per leg­ co) rappresenta la metafora della
gere tutti i bei saggi che vengono crisi individuale. Le infinite crisi di
editi, ma ho letto una recensione individui che vi furono ricoverati
sull’Espresso di un saggio di Mas­ dalla data della sua inaugurazio­
simo Cacciari che mi colpì molto. ne (1911) ad oggi. Ma anche la
Cacciari collegò lo Steinhof di Vien­ crisi di tutte quelle certezze di pen­
na a Sarajevo come epicentri di una siero che retrostanno alla conce­
stessa crisi. Questo è un concetto zione stessa dello Steinhof. Appun­
che mi intriga molto, una sorta di to l’insieme generoso di pensiero
sintesi semantica che sono in gra­ giuridico, filosofico, psichiatrico,
do solo di citare. Posso intuire: idealistico, architettonico e via di­
Sarajevo, dallo sparo del 1914 ad cendo.
oggi, rappresenta chiaramente Il grande Giuseppe Sinopoli,
l’epicentro della crisi europea sul prematuramente scomparso, è sta-

Bruno Caruso,
I veri pazzi sono
fuori, disegno
acquarellato,
1958.

Nella pagina
seguente:
Bruno Caruso,
Riposo, 1955.

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
nale “Der Spiegel” un articolo dal
titolo “Entscheidung”. Questa pa­
rola, in questa bellissima lingua
che è il tedesco, contiene in sé un
grande significato. “Decisione”,
decisione fra due aspetti che de­
vono essere separati-tagliati
(Scheidung) e fra di loro, fuori di
loro (ent-).
La crisi come fatto individuale
e la crisi come fatto storico, poli­
tico: la guerra, l’Afghanistan, l’Irak,
la Jugoslavia e via dicendo.
Prescindendo da tutta la storia
della deportazione del 1940 da
Alla ricerca delle menti perdute

Pergine nella Germania nazista dei


pazienti psichiatrici e portatori di
handicap (argomento sul quale è
to descritto come il musicista del­ già stato fatto un convegno nel
la crisi. 1995 a Bolzano), le ragioni di un
Cosa c’entra la Mitteleuropea, seminario a Trento stanno nel fat­
l’Italia asburgica, e la psichiatria to che Trento è una delle capitali
del Triveneto o del Nord-est con della Mitteleuropea italiana, è una
la crisi? città che ha portato, come Trieste,
La parola crisi deriva dalla parola come Venezia, come Treviso, il ca­
greca che significa “scelta” o me­ rico di una cultura psichiatrica le­
glio “decisione”. Ogni crisi in fondo, gata al tempo e quindi dignitosa,
e noi lo vediamo nella nostra quo­ che è sì da rivedere, da riformula­
tidianità di operatori della pratica re (e lo stiamo facendo), ma di
psichiatrica, rappresenta in realtà grande importanza. In provincia di
una scelta, e ogni paziente in crisi Bolzano, ad esempio, dove una
è una persona che tramite la sua qualsiasi cultura psichiatrica non
crisi viene messo in condizione di c’è, è difficilissimo inserire una
iniziare un percorso per arrivare ad cultura nuova, pratiche nuove,
una scelta e se possibile ad una aprire un servizio di diagnosi e
svolta nella propria vita; per que­ cura. Una riflessione che ci augu­
sto la crisi va vissuta, perché essa riamo possa diventare ricca e pro­
ha un significato immanente alla mettente a partire da questo con­
propria vita. E quindi nessuna cri­ vegno.
si va decapitata, meno che mai ta­
gliata con scorciatoie tipo l’elet­
troshock o interventi di psicochi­
rurgia. Un anno fa in occasione Lorenzo Toresini è Primario del Centro di
della crisi del Kosovo lessi sul gior­ salute mentale di Merano.

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
La terza utopia la riforma istitutiva all’inizio del
secolo XX, e dopo la riforma deco­
Domenico Luciani
strut-tiva degli anni settanta del
Novecento, la terza riforma si con­
figura come una guida alla transi­
Gli ospedali psichiatrici come patrimonio zione/trasformazione verso la
commistione sociale, culturale,
di natura e di memoria.
scientifica.
Scadenze aspettative progetti, sui
quali sarebbe bene ragionare a fon­
do, si occupano dei luoghi e del loro
destino.
Ma come dovremmo affrontarla
Volentieri torno, a distanza di questa terza riforma? Con quali idee
anni, su questo tema. Rendendo di­ guida? È possibile un cambiamento
sponibile il testo che premettevo di destinazione d’uso senza perdere
nel 1998 alla ricerca “Per un at­ l’identità? Si possono trovare nuovi
lante degli ospedali psichiatrici usi economicamente compatibili e
pubblici in Italia: un censimento socialmente utili? Quali?
geografico, cronologico e tipolo­ La “terza riforma” ha il compito
gico” curato da Ida Frigo, Federi­ di tentare di risolvere un’equazione
ca Palestino e Francesca Rossi per a molte incognite, di affrontare con­
la Fondazione Benetton studi ricer­ temporaneamente più fronti, puntan­
che1. do a una strategica “mixità”:
La ricerca, dotata di una carto­ a) Il fronte sanitario/assistenziale:
grafia puntuale con 71 casi raccolti a tutt’oggi, in luoghi che non sono
con fatica da Teresa Marson e Massi­ più asili, restano ancora, forse
mo Rossi, ha mostrato la stupefacen­ sotto altro nome, dei ricoverati.
te dimensione e la singolare varietà È un fronte assai vario, per den­
di forme e di figure che costituisco­ sità, per dislocazione geografica,
no questo universo. per stratificazione anagrafica e
La definizione e la costruzione dei per distribuzione patologica.
luoghi della psichiatria è stata una Occorrerà differenziare “lungo de­
grande operazione riformista, anzi genza» da «bisogno terapeuti-co
un’autentica utopia della modernità. non rimuovibile”;
Così come è stata una grande opera­ b) Il fronte del terzo settore: gli ope­
zione riformista, una seconda uto­ ratori, le imprese sociali e coo­
pia, uno dei momenti più alti della perative. Si trattava nel 1998 di
critica del moderno, il loro supera­ oltre trentamila persone, secon­
mento voluto da Franco Basaglia. do indagini accreditate, con un
Ho sostenuto e sostengo, che i patrimonio di professionalità e di
luoghi che sono stati della psichia­ sperimentazione emancipativa di­
tria chiedono una “terza riforma” o, sponibile a coniugare efficienza
se volete, una “terza utopia”. Dopo e solidarietà, in un terreno fer­

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
tile e inventivo di nuova occu­ assistnza), all’economia del terzo
pazione; settore(né pubblico né privato), fino
c) Il fronte dei luoghi che più da vi­ all’ecnomia dei beni culturali (natu­
cino interessa questa ricerca e ra, memoria). La nostra parziale ela­
della loro nuova possibile bellez­ borazione si muove intorno al­
za, della loro ritrovata potenziale l’economia dei beni culturali, me­
utilità. La “necessità” di salva­ glio l’economia della cultura.
guardia e valorizzazione emerge L’ipotesi di lavoro è semplice: i
dalla posizione che occupano nel­ coplessi che hanno ospitato gli ospe­
la forma delle città, dal ruolo che ali psichiatrici italiani dal 1904 al
possono giocare nella loro quali­ 1996 non sono volumi e superfici
tà della vita. Va tenuta ferma la diponibili; questi complessi (manu­
centralità dei segni e dei sedimenti fati, spazi, siti) costituiscono, a tutta
della natura e della memoria (bi­ evidenza, beni culturali ambientali.
blioteche, musei del manicomio, La ricognizione compiuta ci porta a
archivi e raccolte documentarie). concludere che, nella grande mag­
Diverse sono dunque le economie- gioranza dei casi, essi si presentano
coinvolte, dall’economia dello stato come siti notevoli, come autentici
sociale e della solidarietà (sanità, patrimoni culturali:
a) patrimoni di natura (ambiti e
spazi perti significativi, parchi
e giardini);
b) patrimoni di memoria (manufat­
ti, biblioteche, musei, archivi);
c) patrimoni di presenza umana (ten­
sioni, sperimentazioni, emancipa­
zioni).
Non si può affermare che nelle strut­
ture politiche e gestionali responsa­
bili, così come nel senso comune,
La terza utopia

vi sia stata e vi sia adeguata con­


sapevolezza del valore di natura e
di memoria (sedimenti e testimo­
nianze storiche) contenuto in que­
sti luoghi. Essi rappresentano an­
cora oggi qualcosa d’”altro” dalle
città in cui sono stati istituiti; i
rapporti con le più ampie comuni­
tà esterne sono come sospesi.
Non c’è stata, e non c’è (nem­
meno, qualche volta, da parte di
chi ha operato e vissuto la speri­
menaione degli ultimi vent’anni),
sensibilità adeguata per le cose,

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Locazioni e anni di
fondazione degli
ospedali psichiatrici
in Italia (dati su
71 ospedali)

Bruno Caruso,
Napoleone,
disegno
acquarellato,
1955.

per i manufatti, per i giardini, per beni meritevoli di impegno pub­


gli spazi aperti. Non c’è stata, e blico per la salvaguardia e la va­
non sempre oggi c’è, cura convin­ lorizzazione. Come invece è cultu­
ta dei patrimoni culturali (ambien­ ralmente e socialmente utile che
tali, artistici, archivistici, bibliote­ sia.
conomici, museali) che pure in Il censimento che abbiamo con­
questi luoghi sono contenuti. cluso a fine 1998, è il risultato
Non c’è stata, e non sempre c’è, delle risposte a un questionario in­
iniziativa adeguata. Questi luoghi formativo inviato tra maggio e lu­
non sono entrati nel catalogo dei glio 1996, del fitto dialogo con i

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responsabili e i tecnici che hanno bandonate, che non ospitano più
collaborato e delle revisioni ope­ da anni il cosiddetto “residuo psi­
rate nell’autunno del 1998. Ne è chiatrico”, qualche volta (non sem­
derivato un dossier che cerca di far pre) passate a nuovo uso, “ricon­
luce sull’insieme dei 71 comples­ vertite”.
si, che fino al 31 dicembre 1996 I dati si riferiscono ai 70 (su 71)
costituivano altrettanti ospedali ospedali psichiatrici provinciali che
psichiatrici diffusi sul territorio hanno risposto al questionario.
nazionale, e su un numero (non Per quanto riguarda le succursali
ancora precisato) di succursali, sono solo state conteggiate 23
concentrate soprattutto nel Vene­ strutture.
to e in Friuli. Molti dati mancano, Un primo elemento che ci pare si­
molti sono carenti, altri andrebbe­ gnificativo e, per varie ragioni, im­
ro verificati con sopraluoghi ade­ pressionante, è l’area complessiva
guati. occupata dagli ospedali esaminati,
L’inchiesta puntava a portare l’at­ circa una decina di milioni di mq. È
tenzione sui luoghi di un patrimo­ d’obbligo l’approssimazione perché
nio di natura e di memoria di fatto le risposte sulle superfici non han­
negato, un universo non necessaria­ no sempre tenuto conto dell’ azien­
mente coincidente con i dati pub­ da agraria che faceva parte integrante
blicati dall’Istituto italiano di medi­ dell’ospedale. Si devono tuttavia im­
cina sociale o dal Ministero della maginare aree per mille ettari, 10
sanità. Rientrano, infatti, nell’Atlante kmq, qualcosa come un grande cen­
anche quelle strutture dismesse, ab­ tro storico (con una capienza a pie-
La terza utopia

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Punto Omega n. 12/13
no regime che può essere calcolata fica) quale percentuale di tali spazi
attorno alle 90.000 persone, una permanga all’interno delle aree psi­
media città); è interessante rilevare chiatriche, ma è certo che la parte
come questi mille ettari siano in più consistente è rimasta in proprie­
nove casi su dieci situati nei centri tà alle Province o è stata alienata.
o nelle prime periferie delle nostre Quando è passata ai Comuni, è stata
città, e siano tendenzialmente as­ riutilizzata o ceduta in comodato,
sai poco costruiti, come appare da qualche volta abbandonata e, in
un’analisi del rapporto tra super­ qualche caso, addirittura “dimenti­
ficie coperta e superficie totale dei cata” dagli inventari. Emerge, insom­
compendi (11% circa, e solo in cin­ ma, anche da dati parziali e approssi­
que casi più della metà della super­ mativi, la dimensione e la stratifica­
ficie è costruita). zione del patrimonio di natura e di
Di questi, un quarto sono localiz­ memoria degli ospedali psichiatrici
zati nei centri urbani, circa due ter­ italiani, il loro carattere di grande e
zi si trovano nelle prime fasce peri­ denso bene culturale a diffusione
feriche, e meno del 10% in località nazionale. Tre quarti degli interpel­
extraurbane. La grande maggioranza lati valutavano i giardini e, in ge­
degli ex ospedali psichiatrici occu­ nerale, gli spazi aperti di conside­
pano dunque un posto (e possono revole pregio naturalistico, a pre­
giocare un ruolo) cruciale nella for­ scindere dalle condizioni di manu­
ma e nella vita delle città. tenzione, quasi sempre assai pre­
Degli asili fondati su preesisten­ caria, in cui versano.
ze (di tipo conventuale, militare, re­ Più di metà degli istituti furono
sidenziale, ospedaliero), in totale 33, fondati prima del 1904. Nel 1998 il
circa una ventina risente del rappor­ 45% era vincolato, almeno in parte,
Bruno Caruso,
La corsa pazza, to con la preesistenza al punto da con la legge 1089/39, mentre sol­
disegno dare vita a commistioni tipologi­ tanto l’11% con la legge 1497/39.
acquarellato, che fra vecchio e nuovo che ab­ Due terzi degli ospedali segnala­
1954.
biamo definito “ibride”. Gli altri vano, inoltre, la presenza di beni
casi sono strutturati indipenden­ culturali e testimonianze significa­
temente dalla preesistenza, la qua­ tive: biblioteche o fondi librari, ar­
le viene, al più, inglobata o assor­ chivi, musei, centri di documenta­
bita, seguendo gli standard e i cri­ zione, raccolte di documenti, raccol­
teri dettati dalla moderna edilizia te di opere elaborate dagli utenti.
ospedaliera. Sugli archivi, in particolare, vorrei
Ci risulta (ed è questione per noi richiamare l’attenzione come su stru­
centrale) che circa il 70% degli ospe­ menti cruciali per ricostruire i ca­
dali comprendesse, all’epoca della ratteri scientifici, antropologici e
costruzione, ampi compendi di ter­ culturali di questa porzione rimossa
reno destinati a colonia agricola o della modernità.
laboratori artigianali. Non è stato Infine, per quanto riguarda l’”uso”
possibile verificare (per carenza do­ degli asili, ritenevamo importante
cumentaria, archivistica e cartogra­ segnalare come, di norma, questi

25
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
luoghi ospitassero attività diver­ metà) degli ex ospedali psichiatrici
se. Se è vero che quasi il 90% era italiani apparivano ancora in condi­
sede di strutture sanitarie “altre” zioni complessivamente disponibili
(uffici amministrativi, ospedali ci­ a programmi di salvaguardia e va­
vili, po-liambulaorii, ecc.), è altret­ lorizzazione. Ci era parso dunque
tanto vero che solo il 20% era di qualche utilità, per tutti coloro
esclusivamente “cittadella” sanita­ che fossero interessati alla salva­
ria. Un quinto erano sedi universi­ guardia e alla valorizzazione di
tarie, un quinto sedi scolastiche; questi patrimoni culturali e am­
la metà accoglievano attività pri­ bientali, delineare un promemoria
La terza utopia

vate (cooperative sociali, soprat­ sotto forma di decalo-go schema­


tutto), un quarto servizi aperti al tico. E ci pare di qualche utilità ri­
pubblico (teatri, impianti sporti­ proporlo nel 2002.
vi, centri sociali). In generale, dun­ 1. Memoria. Questi luoghi non de­
que, i compendi racchiudevano una vono perdere la loro identità sto­
realtà multiforme ed erano diven­ rica. È un errore intendere la tra­
tati “contenitori”. Sarebbe interes­ sformazione come cambiamento
sante capire, con opportuni sopra- di connotati. Esempio: il muro.
luoghi e verifiche, quanto questi Non serve abbatterlo per farlo
“contenitori” siano stati capaci di scomparire (rimozione). All’ori­
sviluppare una vera “commistione” gine degli asili, tra l’altro, non
tra i diversi settori della vita so­ era previsto. Bisogna conoscere
ciale che ospitano. la “storia del muro”, trasfor­
Una parte significativa (forse la marlo in un sedimento, in una

26
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Bruno Caruso,
testimonianza, togliendogli 5. Unità gestionale. Affidare ad
Il canguro azzurro,

disegno
ogni carattere di confine. A Tri­ un’unica giardineria i poteri e i
acquarellato,
este, nel muro del San Giovan­ mezzi adeguati alla cura, al rin­
1958.

ni, abbiamo proposto di aprire novo e alla manutenzione degli


A pagina 28:
dieci porte pedonali, tutte le spazi aperti, compresi i percorsi
Bruno Caruso,
sette porte storiche e tre nuo­ e le soste degli automezzi.
Camicia di forza &
destinazione ve porte; 6. Vincoli. Costruire un dispositi­
neuro, disegno a 2. Commistione. Le nuove funzioni vo di vincolo con leggi nazio­
china, 1968.
vanno commisurate all’identità nali (1089/1497/431), regio-
storica dei siti, bisogna accet­ nali e provinciali, norme di Prg
tare la molteplicità (commistio­ comunale sull’intero compen­
ne, “mixità”). È importante met­ dio e, ove possibile, anche sul­
tere insieme quello che c’è, l’azienda agraria contigua. Il
quello che arriva, quello che si vincolo non deve immobilizza-
immagina possa convivere, re, ma pretendere progetti co­
quello che si propone arrivi in erenti e unitari (bellezza e uti­
futuro. Università, centri stu­ lità);
di, archivi e musei della prima 7. Ambiti e contesti. Definire gli
e della seconda riforma (indi- ambiti e i contesti del compen­
spensabili spazi museali/archi­ dio, puntando al recupero delle
vistici/biblioteco-nomici), aziende agrarie (per lo più delle
strutture sanitarie, laboratori di Province), che spesso non rien­
arti e mestieri, lavoro intellet­ trano nei progetti di trasforma­
tuale e lavoro manuale tra loro zione e di riuso, e di eventuali
dialoganti. Gli spazi aperti del- altri spazi contestuali che siano
l’ex ospedale psichiatrico di- funzionalmente o percettiva­
ventano parchi pubblici, luoghi mente connessi;
delle città, aperti, rispettati, 8. Integrità dei luoghi. Proporre os­
curati, frequentati; servazioni e varianti alle norme
3. Accordi di programma. Concorda- generali e locali in funzione del-
re, tra Enti pubblici (Azienda sa­ la tutela degli ambiti e dei con­
nitaria, Provincia, Comune, Re- testi, anche per evitare che la
gione, ecc.), le destinazioni d’uso mobilità urbana attraversi i com-
dei manufatti, evitando le solu­ pendi;
zioni monofunzionali (solo uni­ 9. Osservatori. Formare gruppi di
versità, solo ASL, ecc.) per pun­ lavoro agili, composti di poche
tare sulla commistione; personalità dei diversi fronti
4. Convenzioni tra pubblico e priva- della sanità, dell’impresa socia-
to. Evitare di svendere. Fare piut­ le e dei beni culturali, che se-
tosto contratti di comodato. Uti­ guano la fase di accelerato cam­
lizzare formule diverse che ga­ biamento e coinvolgano i mi­
rantiscano dalla deriva dell’abu­ nisteri pertinenti e i poteri lo-
so e da ogni appetito speculati- cali con adeguato monitorag­
vo; gio e puntuali suggerimenti;

27
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Così come negli anni settanta
sono stati i “matti” a uscire in città
oltre il muro, nell’attuale trasforma­
zione in atto è la città che entra fuori
nel luogo della psichiatria oltre il
muro. È la comunità intera che
“esce dentro” con tutte le sue ten­
sioni e le sue diversità. Quello che
è stato l’ospedale psichiatrico di­
venta così luogo della città a pie­
no titolo, spazio della comunità,
sito civico bello e utile, nuova
agorà, nuova piazza, nuovo crocic­
chio necessario della tolleranza e
delle relazioni, stazione di inter­
mo-dalità culturale, artistica e spi­
rituale.

10.Metodo e criteri. Possiamo dun­ NOTE


que proporre una provvisoria
conclusione, affermando che la [1] Revisione del settembre 2002
“terza riforma”, la “terza uto­ del testo già pubblicato nel
pia” pretende un’ipotesi di me­ dattiloscritto Per un atlante
todo per la definizione dei cri­ degli ospedali psichiatrici pub­
teri generali da osservare nella blici in Italia: censimento ge­
formazione dei progetti di nuo­ ografico, cronologico e tipo­
vi usi degli immobili, degli spa­ logico al 31 dicembre 1996
zi aperti, delle aziende agrarie (con aggiornamento al 31 ot­
contigue. tobre 1998). A cura della Fon­
La terza utopia

dazione Benetton studi ricer­


In estrema sintesi: nella attuale che, stampa 1999.
fase di inevitabile modificazione
delle figure e delle funzioni degli
ex ospedali psichiatrici, gli ambiti
di attenzione sanitaria e sociale
possono trovare un potente allea­
to proprio nella qualità (potenzia­
le) dei luoghi, nel ruolo (poten­
ziale) che questi si trovano in con­
dizione di ricoprire nella vita e
nella forma della città. Senza tra­
volgerne la fisionomia, senza ab­ Domenico Luciani è Direttore della

battere (se non idealmente) muri. Fondazione Benetton Studi e ricerche.

28
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Edificazione di edifici costruiti nel Trentino sul
di un manicomio finire dell’Ottocento, realizzato a
tempo di record da una delle impre­
se trentine più rinomate operanti nel
Gian Piero Sciocchetti Tirolo e in altri Länder dell’Impero
Asburgico.
Ben presto mi resi conto che i
La storia della costruzione
documenti che cercavamo erano ve­
dell’ex ospedale psichiatrico di Pergine ramente scomparsi e che nessuno era
Valsugana. Il frutto di una approfondita in grado di suggerirmi in quale ar­
ricerca d’archivio in un ipertesto. chivio avremmo potuto continuare
le ricerche. Decisi di interrompere le
ricerche in ambito extra provinciale
in quanto capii che la documenta­
zione più interessante – quella ri­
La ricerca dei disegni progettuali guardante cioè la fase esecutiva dei
relativi alla costruzione del “Ma­ lavori – avrebbe potuto trovarsi so­
nicomio provinciale tirolese di Per­ lamente negli archivi della vecchia
gine1” e di quelli del suo successi­ Contea Principesca del Tirolo e non
vo ampliamento. Si è presentata a Vienna – come qualcuno suggeriva
come una ricerca complessa, con­ – in quanto la realizzazione del ma­
sistente nella ricostruzione docu­ nicomio riguardava esclusivamente
mentale della storia edilizia del più il Land Tirolo e non gli organi cen­
grande edificio del Trentino e che trali dello Stato Asburgico6.
interessava vari ed inesplorati set­ Per il prosieguo della ricerca avrei
tori delle attività tecnico-costrut­ potuto contare solamente su un’in­
tive svolte nella nostra regione teressante e completa documentazio­
quali l’acquisto dei terreni su cui ne catastale raccolta nel corso di
costruirlo2, la sua progettazione di un’apposita ricerca eseguita, con la
massima, i disegni esecutivi e di solita impeccabile precisione, da Vin­
cantiere, la progettazione dei pri­ cenzo Adorno presso l’Ufficio del Li­
mordiali impianti tecnici3, l’asset­ bro fondiario7 e l’Ufficio del catasto
to urbanistico del territorio pre­ della Regione autonoma Trentino-
scelto4, la progettazione dei giar­ Alto Adige e su due libri pubblicati
dini5 e così via, eseguiti nei tren­ nel 1912 e nel 1981.
ta-cinque anni intercorsi tra il I documenti disponibili consi­
1879 ed il 1914. stevano in una serie di mappe ca­
Di una documentazione così im­ tastali su cui erano state eviden­
portante per la storia della psichia­ ziate tutte le particelle fondiarie
tria e delle tecnologie usate nella acquistate nel 1879 dal Comune di
nostra regione, si era persa ogni trac­ Pergine per la costruzione del ma­
cia. Una constatazione questa assai nicomio (tenuta di Maso San Pie­
grave se si pensa che tale documen­ tro) e nel 1902 dalla Giunta pro­
tazione riguardava il primo dei gran­ vinciale di Innsbruck per l’amplia­

29
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
mento delle strutture esistenti e Considerando l’importanza del­
per la realizzazione della cosiddet­ la descrizione fatta dal Dejaco per
ta “Colonia agricola”, necessaria il prosieguo della ricerca, il dr. Giu­
per la sperimentazione dell’er-go­ seppe Pantozzi ha tradotto in lin­
terapia (i terreni confinanti a gua italiana l’intero capitolo che
Nord-Ovest dell’edificio principa­ riguardava il manicomio di Pergi­
le del manicomio e quelli della te­ ne9, permettendo in tal modo di
nuta “Alla Costa” di Vigalzano). non perdere alcun particolare del­
Completava la documentazione la minuziosa descrizione dei sin­
una serie di vecchie mappe catastali goli reparti os-pedalieri.
ottocentesche su cui risultavano po­ Il secondo testo disponibile, il più
sizionati gli edifici realizzati nel completo ed interessante libro sulla
1879-1881 e che, grazie ai segni con­ storia del manicomio di Pergine e di
venzionali che vi comparivano, per­ Hall era quello importantissimo, ai
mettevano anche di conoscere i tipi fini della mia ricerca, di Giuseppe
di colture presenti su alcune parti­ Pantozzi, “Gli spazi della follia: sto­
Edificazione di un manicomio

celle e l’esatta conformazione dei ria della psichiatria nel Tirolo e nel
giardini realizzati tra i fabbricati del Trentino 1830-1942”, edito dalla
manicomio. Scuola superiore di servizio sociale
Dei due testi disponibili, il più di Trento e dal Centro studi Erickson
vecchio, era quello curato da Hein­ di Gardolo nel 1989. Senza di esso
rich Schlöss, “Die Irrenpflege in questa mia ricerca non avrebbe po­
Österreich in Wort und Bild” (“I ma­ tuto essere portata a termine.
nicomi in Austria nelle parole e nel­ Dopo aver esaminato attenta­
le immagini”), pubblicato ad Hal­ mente la suddetta documentazio­
le a. S. nel 1912, con particolare ne, decisi di ricapitolare cronolo­
riguardo al capitolo relativo al Ma­ gicamente tutte le notizie di cui
nicomio di Pergine, scritto dal dr. fossi venuto a conoscenza, in
Dejaco8 che in quell’anno ne aveva modo da poterle confrontare tra
assunto la direzione, dopo avervi tra­ loro, controllandone l’affidabilità
scorso un lungo periodo in qualità ed integrandole con altri dati ri­
di assistente. Dalle notizie contenu­ guardanti la realizzazione delle
te nel libro su tutti i manicomi esi­ grandi opere pubbliche realizzate
stenti nella parte austriaca dell’Im­ nel Trentino nello stesso periodo
pero danubiano, dalle illustrazione (1880-1914). Per far ciò mi sarei
e dai disegni che vi sono riprodotti avvalso della documentazione rac­
e dalla precisa e meticolosa descri­ colta per la stesura del mio studio
zione dei vari reparti del manicomio sulla costruzione della Ferrovia
perginese fatta dal dr. Pius Dejaco, della Valsugana10 (1884-1886) e di
è stato possibile ricavarne un nume­ altri interessanti testi editi dall’As­
ro elevato di informazioni riguardanti sociazione amici della storia di Per­
l’organizzazione del manicomio nel gine11, di cui faccio parte.
periodo compreso tra il 1893 ed il I risultati così ottenuti sono stati
1912. superiori ad ogni aspettativa perché

30
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Bruno Caruso, e l’introduzione del nuovo siste­
Ospedale dello
Spasimo, ma metrico decimale16.
particolare, 1954. Per quanto riguarda specificamen­
te il Trentino la situazione risultava
ancora più grave che altrove in quan­
to a partire dal 1866 le nuove fron­
tiere con l’Italia posero fine ai rap­
porti economici e di buon vicinato
con la Lombardia e con il Veneto17.
Contemporaneamente, una profonda
e grave crisi economica, causata dal­
le avverse condizioni meteorologi­
che e dal diffondersi di malattie del­
la vite e dei bachi da seta, stava at­
tanagliando l’economia trentina ba­
sata prevalentemente sull’agricoltu­
ra di montagna18, sulla produzione
enotecnica19 e sulla bachicoltura20.
Una volta completate le ricerche
mi hanno permesso di farmi preliminari potei dedicarmi al vero
un’idea dei costi sostenuti per l’ac­ scopo del mio studio. Partendo dal­
quisto dei terreni, dei materiali im­ le mappe catastali d’epoca, fornite-
piegati nelle costruzioni, dei costi mi da Vincenzo Adorno, fui in grado
della mano d’opera, dei sistemi co­ di ricostruire le varie fasi di costru­
struttivi, dell’onere dei trasporti, zione del manicomio, la relativa di­
della situazione della rete strada­ sposizione urbanistica dei vari fab­
le, delle condizioni amministrati­ bricati, le modifiche apportate ad
ve che regolavano i contratti di alcuni edifici e la particolare con­
allora e del funzionamento del formazione data alle aiuole dei giar­
Catasto e del Libro fondiario au­ dini. Contemporaneamente mi dedi­
stroungarico. cai alla riproduzione delle fotogra­
Ritenni indispensabile dover fie d’epoca e a eseguirne di nuove
fare anche un riferimento alla par­ degli stessi particolari che compari­
ticolare situazione che stava attra­ vano nelle vecchie immagini, risa-
versando la Monarchia danubiana, lenti perlopiù al primo decennio del
in quanto in quell’epoca tutti i ter­ Novecento.
ritori appartenenti agli Asburgo Qualche tempo dopo, Anita Pas­
stavano attraversando un periodo qualeti, esperta in ricerche biblio­
di profonda trasformazione eco­ grafiche del nostro gruppo di stu­
nomica12, tributaria13, organizzati­ dio, mi avvertiva di aver trovato ca­
va e istituzionale14. A ingarbuglia­ sualmente presso la Biblioteca co­
re maggiormente le cose fu l’en­ munale di Trento, un album foto­
trata in vigore delle leggi che di­ grafico prodotto dal noto fotogra­
sponevano il cambio della valuta15 fo trentino Untervegher per l’inau­

31
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
gurazione del manicomio pergine­ planimetrie23 rilevate da vari tec­
se, prevista per il 19 settembre nici abilitati in occasione del­
1882 21 . Purtroppo la cerimonia l’”Accertamento Generale della Pro­
non poté aver luogo per il verifi­ prietà Immobiliare Urbana" dispo­
carsi della più grande alluvione sto con Regio Decreto Legge 13
verificatasi sul Trentino e in Val­ Aprile 1939-XVII n. 652. Con gran­
sugana negli ultimi secoli e per de soddisfazione potei consultare
quel motivo, forse, l’album era sta­ tutte le piantine dei singoli piani
to così a lungo dimenticato tra i di tutti gli edifici preesistenti al­
tanti documenti conservati nella l’entrata in vigore della legge e
biblioteca. quelle relative ai fabbricati eretti
Con le copie delle fotografie ot­ o ristrutturati dopo il 1939 non­
tenute dalla Direzione della biblio­ chè a tutte le varianti e modifiche
teca, unitamente alle immagini e alle apportate agli edifici fino ai gior­
planimetrie di alcuni fabbricati rea­ ni nostri.
lizzati nel 1902-1905, che compaio­ Grazie alla preziosa collaborazio­
Edificazione di un manicomio

no nei libri di Heinrich Schlöss e di ne del Capufficio del Catasto di Per­


Giuseppe Pantozzi e con le notizie gine e dei suoi collaboratori, nel giro
tratte dai testi di Cesare Battisti, di di soli tre giorni potei disporre di
Nino Forenza, di Roberta Grof, di Jole tutte le planimetrie che mi interes­
Piva e di Luciano Dellai, potei di­ savano. La loro riproduzione com­
sporre di un sufficiente repertorio portò la suddivisione in più fogli
di documenti ricostruire con buona formato UNI A3 per cui furono ne­
precisione le varie fasi che porta­ cessari alcuni giorni per realizzare
rono alla costruzione e ai succes­ i collage necessari per metterle as­
sivi ampliamenti del manicomio sieme. Purtroppo le planimetrie
perginese. più vecchie, disegnate su carta mil­
Non disponendo di alcuna pla­ limetrata prodotta nel periodo
nimetria relativa al primo gruppo bellico, ingiallita dal tempo, con
di fabbricati22, costruiti tra il 1879 profonde piegature dei disegni
ed il 1881, e considerando che originali, rendevano le fotocopie
quelle disponibili risalivano a non assai scure, con linee a volte de­
prima del 1970 e che quindi erano formate dalle pieghe, oppure par­
assai diverse da quelle originali, mi ticolarmente sbiadite; l’unico si­
resi conto che l’unica possibilità di stema per poterne ricavare dei di­
poter disporre di planimetrie più segni di più facile lettura, magari
vecchie era quella di rintracciare la in scala ridotta per poterle consul­
documentazione presentata dai tare senza problemi, consisteva nel
proprietari di immobili all’atto ridisegnarle tutte su normale car­
della costituzione del Nuovo Ca­ ta da lucidi non millimetrata.
tasto Edilizio Urbano del 1939, Iniziai a disegnare le piante del
documentazione che trovai nell’ar­ fabbricato principale risalente al
chivio dell’Ufficio del Catasto di 1879-1880. L’idea fu vincente in
Pergine e che riguardava tutte le quanto sovrapponendo casual­

32
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
mente le prime due tavole realiz­ erano tornate a coincidere con le
zate potei constatare che le mu­ murature portanti esistenti nello
rature interne degli scantinati non scantinato. Era evidente che all’at­
sempre corrispondevano a quelle to del rilevamento la situazione
dei tramezzi del piano superiore, era diversa da quella del 1882 e
cioè, risultava che alcuni muri di che, nel frattempo, parecchi muri
fondazione non servivano a soste­ divisori erano stati demoliti.
nere alcun sovraccarico concentra­ Un’ulteriore sorpresa la ebbi
to nel piano sovrastante. La stra­ quando, seguendo meticolosa-
na situazione mi divenne chiara mente la descrizione dei vari re­
nel disegnare le piante dei piani parti del fabbricato centrale del
superiori da cui potei notare che manicomio, fatta dal dr. Pius Deja­
la posizione delle tramezzature co, potei constatare che quella

Bruno Caruso,
Il mondo alla
rovescia, disegno
acquarellato,
1958.

33
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
descritta corrispondeva esattamen­ mettono di avere una visione d’as­
te alla suddivisione interna dei sieme dell’opera e di tutti i princi­
locali dello scantinato. Facendo pali particolari architettonici del mo­
tesoro dell’esperienza acquisita numentale fabbricato principale e
continuai a disegnare piantine dei vari padiglioni costruiti all’ini­
ininterrottamente per circa tre zio del secolo.
mesi realizzando sessanta plani­ Nella primavera del 2002, in oc­
metrie relative a tutti i fabbricati casione del mio ultimo sopralluogo
costruiti tra il 1879 ed il 1973 e le all’ex Ospedale psichiatrico le due
relative variazioni apportate a par­ archiviste che, con certosina pazien­
tire dal secondo dopoguerra. za e con estrema precisione, stava­
Per elaborare e ridisegnare tutte no riordinando l’archivio mi conse­
le planimetrie, per raccogliere tutte gnarono due fotocopie degli unici
le notizie necessarie, per riprodurre disegni tecnici relativi al manicomio
le immagini ho impiegato circa sei trovati tra l’enorme mole di docu­
mesi a partire dall’11 settembre del menti che stavano ultimando di rior­
2000 fino al 21 marzo 2001. Come dinare.
Edificazione di un manicomio

ho già specificato in precedenza, L’importanza del ritrovamento dei


per facilitare la consultazione, i due disegni è rilevante in quanto uno
disegni sono stati ridotti di forma­ di essi ci permette di conoscere le
to in modo da poterli riprodurre dimensioni e le relative caratteristi­
in un comune foglio formato UNI che delle fondazioni dei piccoli fab­
A4. Contraddis-tinguendo ogni bricati adibiti a lavanderia, a docce,
locale con un numero progressivo a camera mortuaria e a magazzini
e dotando le plani-metrie di provvisori24, in parte demoliti nei
un’apposita legenda è possibile primi anni del Novecento (fig. 1).
ora conoscere l’uso che se ne fa­ L’altro ci consente invece di avere
ceva a suo tempo. Purtroppo i di­ la conferma dell’insorgere di proble­
segni risultano privi delle varie se­ mi sorti per la sistemazione all’in­
zioni, delle piante dei sottotetti e terno dell’Istituto delle 20 suore a
dei disegni delle facciate, ma la cui la Provincia aveva affidato, con
loro ricostruzione peraltro non ne­ regolare contratto, gran parte della
cessaria avrebbe comportato una gestione logistica dell’intero mani­
lunga perdita di tempo. Nel nostro comio. Secondo le clausole contem­
caso, infatti, i disegni approntati plate dal contratto stipulato nel-
sono in grado di far conoscere l’or­ l’estate del 1881 con la direzione
ganizzazione sanitaria dei vari re­ generale delle Suore della Divina
parti, la sistemazione dei servizi Provvidenza di Gorizia25, la Giunta
generali, le continue modifiche e provinciale si era impegnata a met­
gli amplia-menti eseguiti per po­ tere a disposizione delle suore, ido­
tenziare la capacità ricettiva del nei locali riservati, in grado di ospi­
manicomio. tarne eventualmente un numero
Oltretutto le varie fotografie maggiore. Secondo il contratto, in­
d’epoca, tra cui molte inedite, ci per­ fatti, le venti suore rappresentava­

34
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Figura 1 - 1880-81
Manicomio
provinciale tirolese
di Pergine
Valsugana: studio
di massima per la
trasformazione del
tratto centrale del
secondo piano
dell’edificio in
alloggi per le suore,
per il capellano, per
i medici assistenti
e in due locali da
adibito a biblioteca
e a cancelleria

no il numero minino di quelle che mente, che permise di risolvere “in


avrebbero dovuto svolgere la loro qualche modo” tutte le manchevo­
attività d’assistenza alle malate, nu­ lezze progettuali evidenziate du­
mero che però sarebbe potuto au­ rante i lavori o non approvate dal­
mentare in qualsiasi momento pre­ le autorità sanitarie provinciali.
via richiesta della Giunta provincia­ Contrariamente ad ogni principio
le tirolese. Probabilmente tutti que­ deontologico, la progettazione
sti problemi, poterono essere ri­ delle modifiche e dei nuovi fab­
solti approfittando della necessi­ bricati non venne eseguita dal pro­
tà di dislocare le docce lontano dai gettista ing. Josef Huter, bensì dal
locali delle cucine come invece era direttore dei lavori, l’ing. Lindner.
stato previsto nel progetto inizia­ Era evidente che i rapporti tra il
le26. Come è stato possibile appu­ progettista e l’Ente committente si
rare, sul retro del grande edificio fossero interrotti, ma i motivi pur­
manicomiale vennero apposita­ troppo non li conosciamo.
mente realizzati una serie di pic­ Ad avvalorare tale supposizione ci
coli fabbricati non previsti inizial­ viene in aiuto il secondo disegno

35
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
(fig. 2) in cui compare abbozzato saracene, la dott.ssa Grandi mi tele­
uno studio per la sistemazione del­ fonò comunicandomi di aver visio­
l’alloggio delle suore da realizzare nato la documentazione che le ave­
al secondo piano del corpo centrale vo consegnato e che riteneva oppor­
del manicomio. Si tratta di una si­ tuno trasformarla in un ipertesto
stemazione di ripiego che evidente­ multimediale a carattere divulgati­
mente non poteva essere accettata vo.
dalle suore: infatti, oltre al poco spa­ Sul finire dell’estate, quando dopo
zio disponibile e alla cattiva dispo­ un lungo periodo d’assenza tornai a
sizione interna dei locali, i servizi Trento, incontrai la dott.ssa Grandi
igienici risultavano essere fuori che mi pregò di esporre la mia rela­
dagli alloggi usati in comune con zione sul lavoro fatto ad alcuni fun­
altri reparti dell’ospedale. zionari della Provincia autonoma di
Grazie al ritrovamento di queste Trento, e successivamente, ai rappre­
due planimetrie è stato possibile sentanti dell’Amministrazione comu­
completare tutte quelle dei fabbri­ nale di Pergine e del Comprensorio
Edificazione di un manicomio

cati realizzati nell’ex Ospedale psi­ dell’Alta Valsugana.


chiatrico tra il 1879 e la fine del Mingardi, esperto informatico in
secolo scorso. occasione di un incontro fu deciso
Finalmente alla fine di marzo del che l’ipertesto uno scopo prettamen­
2001 riuscii a portare a compimento te divulgativo diretto ai giovani, in
l’incarico preso. Per rendere meno grado di far loro conoscere cosa si­
pesante la relazione sulle attività gnificò per i Trentini l’aver ottenuto
svolte, che avrei dovuto esporre ai un ospedale psichiatrico in cui i pro­
componenti del gruppo di lavoro, pri malati avrebbero potuto con­
approntai una serie di diapositive siderarsi tra la propria gente, non
riproducenti i principali documenti più costretti ad “emigrare” in ter­
d’epoca integrandole con quelle ritori lontani ove l’isolamento sa­
scattate in occasione dei miei vari rebbe risultato ancor più accentua­
sopralluoghi. Conclusi la mia espo­ to dalla diverse usanze e soprat­
sizione consegnando alla dott.ssa tutto dalla diversa lingua. Per po­
Grandi due raccoglitori da duecen­ ter raggiungere gli obiettivi che ci
to buste trasparenti, contenenti eravamo preposti sarebbe stato
specchi cronologici, trascrizioni di necessario approntare una specie
documenti, riproduzioni di foto­ di “menabò” da cui chiunque – non
grafie, disegni esplicativi, cartine, solo gli addetti ai lavori – intera­
tabelle e soprattutto le planime­ gendo tra i vari file contenuti in
trie del complesso ospedaliero e un CD-ROM potesse seguire un per­
degli edifici nella loro disposizio­ corso da cui trarre tutte le infor­
ne iniziale. mazioni che più interessano.
Dopo qualche tempo, quando or­ Sul finire del mese di aprile 2002
mai avevo ripreso in mano il mio con la dott.ssa Grandi decidemmo
lungo studio sulle difese delle coste di articolare la Storia dell’ex Ospe­
mediterranee dalle incursioni turco- dale psichiatrico di Pergine dalla

36
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
sua ideazione alla fine della Gran­ fornendo le indicazioni necessarie
de Guerra27 nei seguenti periodi o per i successivi approfondimenti co­
“argomenti principali”: stituiti da brevi flash denominati “ar­
1. Antefatti; gomenti particolareggiati”, che
2. il manicomio a Pergine; avrebbero costituito il punto di
3. la costruzione dell’Ospedale psi­ partenza per poter interagire con
chiatrico; altri file consistenti in una serie
4. l’inaugurazione; di documenti ancor più particola­
5. alla ricerca di nuovi spazi; reggiati, basati essenzialmente
6. la Grande Guerra; sulle immagini con relative dida­
7. il primo dopoguerra; scalie e spiegazioni.
8. la costituzione della nuova pro­ L’ipertesto sarà dunque composto
vincia della Venezia Tridentina. da:
Ognuno di essi, a sua volta, avrebbe - 8 “argomenti principali”;
dovuto essere articolato in una se­ - 34 “argomenti specifici”;
rie di “argomenti specifici” riguar­ - 120 “argomenti particolareggia-
danti ciascuno degli otto periodi ti” sotto forma di schede, con ri­
presi in esame. Di conseguenza ogni ferimenti alle fonti per un ap­
argomento specifico avrebbe dovu­ profondimento dell’argomento;
to essere descritto succintamente - 6 cartine geografiche;

Figura 2 -1881
Manicomio
provinciale tirolese
di Pergine
Valsugana
planimetria delle
fondazioni dei
piccoli fabbricati
realizzati nella
zona retrostante il
fabbricato centrale

37
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
- 30 tavole di disegno con relati­ l’impianto elettrico allacciato
ve spiegazioni; ad una delle prime centrali
- 48 fotografie d’epoca, in parte della regione alpina.
inedite;
- 5 mappe catastali; [4] Consistenti: nell’allontana­
- 17 tabelle; mento dei rivi d’acqua presenti
- fotografie recenti dello stato delle nella zona ove venne eretto il
strutture; grande fabbricato, lo sposta­
- trascrizioni di documenti più im­ mento del corso del "canale
portanti e difficilmente reperibi­ macinante"; l’allacciamento
li; idrico all’acquedotto; la ricer­
- bibliografia completa sugli argo­ ca di nuove sorgenti e la co­
menti. struzione di un nuovo acque­
Il CD-ROM sarà probabilmente rea­ dotto; l’impianto elettrico che
lizzato entro la fine del 2003. assorbiva gran parte della po­
tenzialità della nuova centra­
le elettrica di Serso; l’installa­
Edificazione di un manicomio

NOTE zione di montacarichi; l’im­


pianto di produzione d’acqua
]1] Denominazione ufficiale as­ calda per le docce e la lavan­
sunta dall’Ospedale psichiatri­ deria; l’impianto telefonico; la
co di Pergine dall’inizio delle realizzazione di una grande
attività fino al 1916. Dopo tale cucina dotata di grosse pen­
data i comandi militari au­ tole funzionanti a vapore.
stroungarici preferirono chia­
marlo Ospedale militare di San [5] Il cui progetto fu eseguito dal
Pietro o più semplicemente conte Carlo Lodron ed appro­
Ospedale di San Pietro. vato dalla Giunta provinciale.

[2] Avvenute in un periodo di [6] La legge imperiale 17 febbra­


transizione compreso tra la io 1864, modificando profon­
formazione del Catasto fon­ damente la legislazione pree­
diario impostato su base geo­ sistente in tema di assistenza
metrica e particellare (1853), ai malati di mente, decentra­
la compilazione dei fogli di va ogni competenza in mate­
possesso fondiario (Grundbe­ ria ai vari Länder dell’impero
sitzbogen) e la costituzione austroungarico.
del Libro fondiario (1900).
[7] L’istituzione del Libro fondia­
[3] Già nel 1880-1882 furono re­ rio fu introdotta nel Trentino
alizzati alcuni primordiali, ma a seguito dell’entrata in vigo­
complessi, impianti tecnici re della legge provinciale del
quali quelli di riscaldamento, Tirolo n. 9 del 17 marzo 1897.
quello fognante e nel 1903 L’impianto del libro fondiario

38
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
fu eseguita nell’arco di tempo [13]Introduzione del nuovo cata­
di mezzo secolo ed ebbe ini­ sto fondiario impostato su
zio a partire dal 1900. Il rile­ base geometrica e particellare
vamento dei dati, intrapreso con rilevamento cartografico
dai funzionari austroungarici, alla scala 1:2880 eseguita
venne continuata dal governo dall’ i.r. Genio Militare (1853­
italiano che ne riconobbe la 1863) e all’introduzione del
validità, ultimandone l’im­ Libro fondiario (1897), ulti­
pianto e mantenendo la vali­ mato dopo la Grande Guerra.
dità nel territorio della regio­
ne Trentino-Alto Adige. [14]Causata dalla trasformazione
istituzionale della Monarchia
[8] Il dottor Pius Dejaco, nato a Asburgica da Impero d’Austria
Cognola di Trento il 24 aprile in Impero d’Austria e Unghe­
1859 da una famiglia di lin­ ria (1867) che causò la com­
gua tedesca, prese servizio pleta riorganizzazione dell’ap­
presso il manicomio di Pergi­ parato statale e la riforma del­
ne nel 1893 in qualità di assi­ le forze armate che vennero
stente, fu direttore dello stes­ suddivise nei seguenti tre
so manicomio dal 1912 al eserciti: l’imperiale e regio
1919. esercito (comune alle due par­
ti dell’impero), l’imperial-re­
[9] DEJACO 1912. Per la traduzio­ gia Landwehr austriaca e la
ne cfr. più avanti. regia Honved ungherese.

[10]SCIOCCHETTI 1998. [15]Sul finire dell’Ottocento ven­


ne introdotta la corona al po­
[11]BATTISTI 1987; BATTISTI sto del fiorino. Per molti anni
1898; FORENZA 1995; FOREN­ le due monete continuarono
ZA 1998; GROFF – PIVA – DEL­ ad avere corso legale che al
LAI 1985. cambio ufficiale corrisponde­
va ad un fiorino per due coro­
[12]Generata dalla rivoluzione ne, aumentando così il disa­
scoppiata in Ungheria, in Bo­ gio tra la popolazione locale
emia, a Vienna e nel Lombar­ che preferì chiamare soldo il
do Veneto (1848-1849), dal­ centesimo di corona invece
la guerra contro il Regno di che Heller.
Sardegna (1848-1849), dalla
guerra contro i Franco-Pie­ [16]La riforma comportò l’abban­
montesi (1859), dalla guerra dono di tutti gli antichi siste­
contro l’Impero Prussiano e il mi di misura riguardanti le
Regno d’Italia (1866) e l’an­ lunghezze, i volumi, i liquidi,
nessione della Bosnia Erzego­ gli aridi (granaglie) e le su­
vina (1878). perfici del terreno.

39
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
[17]Vennero, infatti, vietati i rico­ dall’imperversare della “pebri­
veri dei malati di mente tren­ na”. A risentire maggiormente
tini presso i manicomi di Ve­ la crisi del settore fu la stessa
nezia e di Milano. Pergine con le sue numerose
filande costrette a chiudere
[18]I raccolti risultarono notevol­ l’attività.
mente inferiori a quelli medi
a causa dell’imperversare di [21]A causa della disastrosa allu­
lunghi periodi di avverse con­ vione verificatasi nel Trentino
dizioni meteorologiche e alla ed in Valsugana la cerimonia
caduta di valanghe. In occa­ inaugurale non poté avveni­
sione dell’entrata in funzione re. Le eccezionali piogge dei
del manicomio di Pergine la giorni precedenti provocaro­
direzione fu costretta ad ac­ no lo straripamento dell’Adi­
quistare la paglia nel Veneto ge del 17 settembre, il crollo
in quanto quell’anno in zona della serra di Civezzano e la
non fu possibile acquistare le rottura degli argini del Fersi­
Edificazione di un manicomio

foglie di granoturco necessa­ na, che resero impercorribili le


rie per la confezione dei ma­ strade della zona. La stessa
terassi. L’alimentazione basa­ Trento fu inondata unitamen­
ta essenzialmente sul mais, ti­ te a tutto il fondovalle dalla
pica delle valli meridionali del più grande inondazione mai
Trentino, fece aumentare no­ registrata negli ultimi secoli.
tevolmente il numero dei ma­ I danni furono ingentissimi e
lati colpiti dalla pellagra, in­ le strade furono inagibili per
crementando tangibilmente il parecchi giorni.
numero dei ricoveri in mani­
comio. [22]I piccoli fabbricati costruiti
nel 1881, vennero demoliti in
[19]Negli ultimi tre decenni del­ parte dopo il 1905.
l’Ottocento i vigneti trentini
vennero distrutti dalla fillos­ [23] Sono planimetrie redatte su
sera che fece scomparire com­ moduli forniti dagli Uffici pe­
pletamente alcuni tipi di pre­ riferici del Catasto su cui sono
giata uva, tra cui la famosissi­ riportate le piante degli edifi­
ma uva denominata “goccia­ ci alla scala 1:200 o 1:400 se­
doro”. condo le dimensioni dell’edi­
ficio. In Trentino tali docu­
[20]Sul finire del secolo XIX il set­ menti vengono normalmente
tore della bachicoltura entrò denominati “catastini”.
in profonda crisi per la con­
correnza straniera per l’esi­ [24] Si tratta delle due baracche
stenza di una rete ferroviaria usate per lo stoccaggio del
assolutamente insufficiente e carbone e della legna da ar­

40
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
dere e l’altra per la conserva­ delle scorte di magazzino; di
zione dei pagliericci e delle garantire la presenza di suore
foglie di granoturco con cui bilingui tra quelle impiegate
riempirli. nella cura delle malate. Come
si desume dall’esame delle
[25]Il numero contrattualmente clausole presenti nel contrat­
previsto era di 20 suore, au­ to, la Giunta provinciale, ave­
mentabile a richiesta della va demandato alle suore tut­
Giunta provinciale. La Giunta ta l’organizzazione logistica
si impegnava inoltre a fornire dell’ospedale, comprese le
un appartamento completa­ cuoche nelle cucine e quella
mente arredato, con cucina e dell’assistenza nei reparti ri­
una cappella privata, nonchè servati alle ammalate. Spetta­
un orto per gli usi della men­ va invece al Direttore del ma­
sa conventuale; di cedere loro nicomio stabilire se una suo­
gratuitamente le candele per ra era idonea o meno a svol­
l’illuminazione, il sapone, la gere il suo compito specifico
cenere per il bucato, la legna e alla sorveglianza sulle atti­
da ardere, un quarto di vino vità svolte. Per contro la cat­
giornalmente e il compenso di tolicissima amministrazione
40 fiorini annui. Le suore dal provinciale dovette sistemare
canto loro avrebbero dovuto nel migliore dei modi possi­
assicurare il funzionamento bili le giovanissime suore giu­
della lavanderia (eventual­ liane, friulane e goriziane che
mente assumendo due lavan­ si dimostrarono sempre all’al­
daie locali che avrebbero do­ tezza della situazione (cfr.
vuto ricevere 80 fiorini all’an­ PANTOZZI 1989).
no) e l’assistenza diretta del­
le malate ricorrendo eventual­ [26]Come è rilevabile nel testo
mente ad assumere due ausi­ della relazione di Dejaco, la di­
liarie alle stesse condizioni slocazione delle docce era pre­
amministrative di 80 fiorini vista nelle immediate vicinan­
annui. ze dei locali della cucina ma
Con teutonica precisione il tale soluzione non venne ac­
contratto prevedeva inoltre cettata dalla commissione sa­
che le suore avessero il com­ nitaria provinciale. Da tale pre­
pito: della gestione della men­ cisazione si riesce a capire il
sa degli ammalati e degli in­ motivo della realizzazione dei
fermieri; l’acquisto diretto del­ due porticati che collegavano
le derrate alimentari; della il fabbricato centrale con le
compilazione dei menù secon­ cucine.
do particolari disciplinari da
rispettare; di curare il servizio Gian Piero Sciocchetti è Generale di
di guardaroba dell’ospedale e Brigata Ris. del Genio Militare.

41
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Un luogo per nuove urbano di Pergine. È quindi eviden­
politiche sociali te il peso “demografico” di questa
istituzione sulla comunità. Analo­
go discorso vale per quanto con­
Renzo Anderle cerne le aree dell’Ospedale, che
hanno occupato una porzione con­
siderevole del territorio della bor­
Il progetto per il riuso dell’ex ospedale
gata, in posizione abbastanza cen­
psichiatrico di Pergine Valsugana. trale, a ridosso del centro storico.
Dagli iniziali nove ettari, derivanti
dall’acquisto della prima porzione
di terreno dal conte Crivelli per la
costruzione del padiglione centra­
le, si è arrivati, progressivamente,
ad una superficie interessata dal­
È fuori dubbio che la presenza del­ la struttura di 251.500 mq, dei
l’Ospedale psichiatrico in Pergine ha quali 13.200 coperti da edifici e
avuto un ruolo fondamentale nello 238.300 mq di superfici libere (via­
sviluppo della borgata, a partire dal­ bilità, campi coltivati, aree bosca­
la fine dell’Ottocento fino ai giorni te).
nostri, con ripercussioni sia per Le figure seguenti danno un’indi­
quanto concerne l’economia, che per cazione dell’evoluzione dell’abitato
quanto riguarda gli aspetti sociali. di Pergine nel tempo. La prima (fig.
L’influenza dell’Ospedale psi­ 1) si riferisce alla più antica mappa
chiatrico sulla comunità di Pergi­ reperibile negli archivi comunali e
ne è stata talmente forte da far sì risale al 1750. Da questa si possono
che la stessa borgata fosse identi­ osservare le ridotte dimensioni del­
ficata con il manicomio e Pergine l’abitato, che allora contava presu­
definito, non sempre ironicamen­ mibilmente 2.500 abitanti.
te, come “il paese dei matti”. A metà Ottocento ritroviamo Per­
Indubbiamente, se ripercorriamo gine ampliata intorno al centro sto­
la storia dell’Ospedale psichiatrico, rico, con una popolazione attestata
dalla scelta della sua ubicazione in intorno a 3.100 abitanti. Nella se­
Pergine fino alla legge 180 del 1978, conda (fig. 2) non risulta ancora in­
che ne ha decretato di fatto la chiu­ dicato il nuovo Ospedale psichiatri­
sura, non si può non rilevare come co la cui ubicazione risulta sullo
l’Ospedale psichiatrico, con la sua sfondo dell’immagine.
presenza di pazienti, che sono arri­ La scelta della costruzione del
vati nel momento di maggiore uti­ nuovo Ospedale psichiatrico è avve­
lizzo della struttura ( nel maggio nuta nel periodo 1875-1877, dopo
1963) a 1775 degenti, e con i suoi un lungo e intenso dibattito attra­
400 addetti, ha assunto dimensioni verso il quale si è pervenuti, innanzi
confrontabili con quelle del centro tutto, alla scelta di realizzare un nuo­
vo Ospedale psichiatrico nell’area

42
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
“italiana” in aggiunta al già ope­ ampie superfici libere, fin dalla pri­
rante Ospedale psichiatrico di Hall, ma concezione della struttura man­
vicino ad Innsbruck. Diversi i co­ comiale.
muni candidati ad ospitare il nuo­ A partire dal 1926, l’Ospedale psi­
vo Os-pedale psichiatrico, struttu­ chiatrico si è via via ampliato se­
ra che risultava di particolare in­ condo il concetto della struttura
teresse per le amministrazioni co­ “per blocchi isolati”, collegati fra
munali, in grado di offrire lavoro loro da una viabilità interna, ampia
a un elevato numero di residenti e e articolata. Nel 1926 entrò in fun­
capace di operare un forte indot­ zione la costruzione nota come “pa­
to nelle economie locali. La scel­ diglione Osservazione” che consta­
ta, alla fine, cadde su Pergine e la va di 120 posti letto. Nel 1934 è stata
progettazione dell’edificio fu affi­ completata la costruzione del padi­
data all’ingegnere Karl Lindner, per glione Valdagni, per le donne, della
una struttura capace di ospitare capienza di 130 posti letto. Nel frat­
200 pazienti. tempo, anche il padiglione centrale
La prima pietra fu posata il 20 subiva alcuni ampliamenti per quan­
marzo del 1879, mentre la fine dei to concerne la ricettività, al punto
lavori è avvenuta il 19 settembre che, nel 1934, questa era di 750 po­
1882. Interessa rilevare che la con­ sti, per diventare presto di circa 1000
clusione dei lavori – e quindi l’aper­ letti.
tura dell’Ospedale psichiatrico – è Una città nella città: così si po­
avvenuta nel periodo in cui il Tirolo teva definire intorno agli anni qua­
veniva interessato da fenomeni al­ ranta l’Ospedale psichiatrico di
luvionali di particolare intensità, che Pergine. A separare le due struttu­
hanno coinvolto anche il Comune di re urbanistiche una sorta di corti­
Pergine in vari punti del territorio, na, in muratura oppure in rete
recando danni e distruzioni. Proprio metallica, per isolare i malati di
in relazione a quegli eventi, l’inau­
Bruno Caruso,
gurazione del complesso ha subito
Non riconosce, un ritardo, come pure l’attivazione
disegno a matita. dell’Ospedale psichiatrico. Ma, nel
complesso, i lavori si sono svilup­
pati secondo il programma stabili­
to.
La prima struttura riguardava la
costruzione del cosiddetto padiglio­
ne centrale dalla classica forma ad
E; edificio articolato su tre piani fuo­
ri terra più un piano interrato. Come
si è detto, la superficie interessata
dalla nuova struttura psichiatrica ri­
guardava inizialmente 90.000 mq;
oltre all’edificio, quindi, esistevano

43
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
mente dalla comunità “sana”. esistenti presso l’ex Ospedale
Una città praticamente autonoma, psichiatrico.
con propri servizi, con un’elevata ca­ La situazione dell’Ospedale psi­
pacità di soddisfare l’esigenza pri­ chiatrico nel periodo della sua più
maria dell’alimentazione dei pazien­ ampia attività è quella riportata nella
ti attraverso la coltura dei fondi agri­ fig. 4 dalla quale si può cogliere
coli messi a disposizione, non solo immediatamente l’articolazione del­
all’interno dello spazio dell’Ospeda­ la struttura ospedaliera in vari bloc­
le psichiatrico, ma anche nella vici­ chi con i diversi percorsi interni.
na azienda agricola della Costa; una Per quanto concerne le superfici
città dotata di servizi, anche moder­ non occupate dagli edifici e le loro
Un luogo per nuove politiche sociali

ni, in grado di assolvere alle princi­ pertinenze, si osserva che circa sei
pali necessità dei propri residenti ettari di terreno sono occupati da
che, tra pazienti e personale dipen­ bosco, mentre la parte coltivata ri­
dente, ammontavano a circa 2.000 guardava circa tre ettari di terreno.
unità. Tutta la superficie è percorsa da stra­
Occorre citare, accanto alla vera de o da sentieri che ne rendono pos­
e propria struttura ospedaliera, l’edi­ sibile l’accesso praticamente in ogni
ficio destinato da ultimo alla scuola sua parte. L’ingresso principale è po­
per infermieri, il reparto cucina-la­ sto sul lato sud-ovest, in prossimità
vanderia, il panificio, i locali per le del corpo centrale.
manutenzioni, il teatro, la chiesa, gli Con l’entrata in vigore della leg­
alloggi per le suore, le strutture tec­ ge 180 si è posto il problema di
nologiche, come l’acquedotto con un riutilizzo delle strutture del­
relativo serbatoio realizzati nel 1884, l’Ospedale psichiatrico che, gra­
e le reti di distribuzione, la rete fo­ dualmente, sarebbero state libera­
gnaria, gli impianti per la produzio­ te dai pazienti. Analogo discorso
ne e la distribuzione del calore. valeva per le ampie superfici, par­
Di particolare rilevanza architet­ te a bosco e parte coltivate. Varie
tonica la cappella mortuaria, sono state le ipotesi prese in con­
costruita all’inizio del 1900 in stile siderazione, non ultima quella che
liberty e non manomessa nel tempo, prevedeva la realizzazione di una
struttura che rappresenta un piccolo sede universitaria – una sorta di
gioiello e sulla quale sarà utile college – progetto che però non è
impostare, nel prossimo futuro, un riuscito a radicarsi ed è pertanto
serio progetto ai fini del recupero e stato abbandonato dopo una bre­
a testimonianza di una tipologia di ve, ma animata discussione.
edifici che hanno trovato scarsa Non c’è stata, quindi, un’idea di
diffusione sul territorio della fondo, sviluppata nel tempo, che ri­
Provincia di Trento. Tale edificio guardasse l’intera superficie a suo
potrebbe essere utilizzato quale tempo destinata ad Ospedale psi­
sede di una mostra sul manicomio chiatrico (25 ettari per l’intera su­
e come archivio-museo delle perficie) ma l’adozione di una se­
numerose docu-mentazioni ancora rie di decisioni di utilizzo dei vari

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
edifici, per diverse attività, in fun­ nitarie. Ebbene, il padiglione “Be­
zione di specifiche esigenze che a nedetti”, insieme con altre strut­
mano a mano venivano a manife­ ture realizzate in questi ultimi cin­
starsi sul territorio. que anni, verrà adibito a struttura
A fronte dell’esigenza di disporre ospedaliera (centro di riabilitazio­
di un idoneo edificio da destinare a ne), in sostituzione dell’attuale
scuola media superiore, è stata ope­ Ospedale Villa Rosa. Da anni si sta
rata la scelta di utilizzare, previa ra­ lavorando intorno a questo pro­
dicale ristrutturazione, il padiglione getto che vedrà il suo completa­
centrale, riservando pertanto alle mento nel 2005.
attività didattiche la porzione posta Le strutture più decentrate, come
più a sud del complesso ospeda­ Maso San Pietro e Maso Tre Castagni,
liero. Tale intervento viene attua­ sono state oggetto di interventi di
to per lotti e vedrà il completa­ ristrutturazione (attualmente anco­
mento della ristrutturazione del ra in corso per quanto concerne due
padiglione centrale nel corso dei dei tre edifici del Maso Tre Casta­
prossimi 3-4 anni. Il lavoro si com­ gni) e destinate a comunità di recu­
pleterà con la realizzazione di un pero.
palazzetto dello sport, che sarà Da quanto detto, emerge in ma­
utilizzato, oltre che dalla scuola, niera abbastanza evidente, che l’in­
anche dalla comunità perginese e tera struttura dell’ex Ospedale psi­
che sarà realizzato in corrispon­ chiatrico sta assumendo una propria
denza al margine sud-ovest del precisa fisionomia, con una altret­
complesso ospedaliero, a ridosso del tanto precisa destinazione dei vari
nucleo storico del “Tegaz”. edifici all’interno del complesso;
Il padiglione “Osservazione” è sta­ edifici che sono stati oggetto, o lo
to destinato e utilizzato ormai da saranno a breve, di interventi di ri­
tempo dalle attività sanitarie, come strutturazione o di ampliamento.
pure il contiguo padiglione “Perusi­ Ciò che rimane ancora aperto è il
ni”; che attualmente ospita il repar­ discorso relativo all’utilizzo degli
to psichiatrico. Il padiglione “Pan­ spazi liberi intorno ai quali si è svi­
dolfi”, costruito nel 1934, è diven­ luppato un confronto, in questi ul­
tato adesso R.S.A. di tipo psichiatri­ timi anni, con la Provincia, proprie­
co, mentre il padiglione “Valdagni” taria dell’intero complesso, ai fini di
sarà adibito, tra breve tempo, ad am­ una fruizione di tali spazi da parte
bulatori e a uffici della struttura sa­ della comunità di Pergine.
nitaria. L’obiettivo di fondo è quello di una
Un discorso a sé va fatto per sorta di “recupero” alla comunità
quanto concerne il padiglione “Be­ perginese di quest’area che è stata
nedetti”, realizzato negli anni cin­ in qualche modo sottratta alla co­
quanta, e che fino a non molto tem­ munità stessa nel periodo di funzio­
po fa ospitava il reparto psichia­ namento dell’Ospedale psichiatri­
trico, mentre attualmente è utiliz­ co. Sottratta, ma anche preservata
zato solo in parte per attività sa­ da speculazioni di vario genere.

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Un luogo per nuove politiche sociali

Con il progetto che si intende 1. utilizzare i volumi esistenti at­


realizzare si vuole in qualche modo traverso processi di ristruttura­
eliminare, almeno parzialmente, an­ zione, limitando gli ampliamen­
che il muro che ha isolato la strut­ ti nei termini già definiti attra­
tura ospedaliera dal resto della co­ verso le progettazioni autoriz­
munità, rendendo tale barriera zate;
permeabile in più punti, al fine di 2. limitare allo stretto necessario
consentire un’adeguata fruizione la realizzazione di nuovi edifi­
degli spazi dell’ex Ospedale psi­ ci;
chiatrico alla comunità stessa. 3. evitare che i viali interni, soprat­
tutto quelli della parte più bassa,
Le coordinate entro le quali il pro­ vengano interessati dal traffico
getto di riutilizzo dell’area dell’ex veicolare. Occorre far sì che ven­
Ospedale psichiatrico dovrà artico­ ga costruito un collegamento for­
larsi possono essere sostanzial­ te tra la struttura ospedaliera in
mente riassunte nel modo seguen­ fase di realizzazione (nuovo Vil­
te: la Rosa) e il centro storico del­

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Bruno Caruso, la città di Pergine, attraverso un alla disponibilità della Direzio­
I pazzi del
manicomio di percorso protetto. Questo per­ ne dell’Istituto sperimentale
Palermo (che corso deve diventare una sorta dell’agricoltura. È questo un ele­
mimano la
corrida), disegno
di sutura tra la città e l’area del­ mento nuovo che potrà carat­
acquarellato, l’ex Ospedale psichiatrico, un terizzare fortemente una por­
1955. elemento di collegamento for­ zione del territorio dell’ex Ospe­
te tra i due spazi urbani, una dale psichiatrico.
sorta di canale che consenta un Sempre con riferimento alla vege­
flusso di persone dal centro tazione, si dovrà tenere conto del­
abitato a questo polmone ver­ le specie arboree di particolare in­
de e viceversa, tale da poter teresse e che potranno diventare,
essere usufruito in assoluta si­ nell’ambito di questo progetto di
curezza; recupero delle aree aperte dell’ex
4. gli accessi ai vari edifici devo­ Ospedale psichiatrico, sorta di
no essere garantiti dalla viabi­ monumenti vegetali sui quali at­
lità periferica (Via San Pietro), trarre l’attenzione dei visitatori.
con penetrazioni limitate ai di­ Pergine “Città dei bambini” po­
versi complessi, dove saranno trà trovare, nell’utilizzo di questi
realizzati parcheggi ad uso de­ ampi spazi, nuovi elementi per rin­
gli stessi; forzare quel concetto di attenzio­
5. il complesso dei percorsi esisten­ ne nei confronti delle categorie
ti all’interno delle aree a bosco e più deboli che è alla base del pro­
delle aree coltivate andrà comple­ getto stesso della “città dei bam­
tato al fine di creare circuiti per bini”1 . È un’occasione, questa, che
pedoni e per ciclisti, con aree di consentirà di dare ulteriore sostan­
sosta, nei punti più panoramici e za a un progetto che è stato am­
con aree attrezzate a gioco per i piamente recepito da parte della
bambini; popolazione e apprezzato per il
6. buona parte della superficie at­ suo contenuto.
tualmente coltivata e affidata in Un accenno, infine, ad altri due
gestione all’Istituto sperimenta­ interventi da realizzarsi all’interno
le per l’agricoltura della Costa, che dell’area dell’ex Ospedale psichiatri­
è opportuno continui a mantene­ co, la cui attuazione consentirebbe
re questa funzione, con alcune di creare un cordone di saldatura
varianti. In particolare, si riter­ forte con la città. Ci si riferisce alla
rebbe utile creare una sorta di realizzazione di un parcheggio inter­
“Museo delle colture agricole”, at­ rato su due piani a fianco del co­
traverso il recupero di specie struendo palazzetto dello sport, che
arboree frutticole che stanno consentirebbe di mettere a disposi­
scomparendo soppiantate dalle zione della comunità perginese, re­
colture intensive. Tutto questo per sidente nella parte più antica della
mantenere la memoria dei sa­ città, una struttura per il ricovero
pori della frutta di un tempo. dei propri automezzi2.
Ciò sarà possibile grazie anche Altro intervento riguarda l’ipo­

47
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
tesi di realizzazione di un audito­ no. Gli elaborati sono stati
rium, costruito per la scuola, ma oggetto di una mostra svolta-
realizzato in modo tale da poter si nel mese di maggio 2002
essere utilizzato anche per l’atti­ (n.d.r.).
vità ricreativo-culturale nel perio­
do estivo. Il sito per collocare que­ [2] Si potrebbero liberare così an­
sta struttura dovrebbe essere, na­ che le strade, in particolare
turalmente, quello delle pertinen­ nelle ore notturne, dai veicoli
ze scolastiche e quindi verso la in sosta, con tutti i benefici
porzione a sud-ovest dell’area del- che un’operazione di questo
l’ex Ospedale psichiatrico. È genere comporterebbe. Basti
Un luogo per nuove politiche sociali

un’ipotesi da approfondire e va- pensare a quanto sarebbe age­


lutare attentamente; certo è che volato il lavoro di pulizia del-
consentirebbe di tradurre in concre­ le strade nelle ore notturne
to – e in maniera forte – il concet­ oppure lo sgombero della
to di apertura degli spazi dell’ex neve e via dicendo.
Ospedale psichiatrico alla comunità
e viceversa. La posizione dell’area,
a pochi passi dal centro storico,
dotata di infrastrutture per par­
cheggio, con a fianco un ampio
parco, è quanto di meglio si possa
pensare per un’opera di questo
genere. Occorre però passare, ades­
so, dal campo delle ipotesi a quel­
lo delle idee tradotte in progetti
concreti.

NOTE

[1] Il progetto «città dei bambi­


ni» si riferisce all’iniziativa svi­
luppata dall’amministrazione
comunale di Pergine Valsuga­
na in collaborazione con gli
architetti del gruppo “Palo­
mar”, che vede la partecipa­
zione di alcune classi scolasti­
che a laboratori di progetta­
zione partecipata con la rac­
colta di idee e proposte su
come i bambini immaginereb­ Renzo Anderle è sindaco di Pergine
bero la città nella quale vivo- Valsugana dal maggio 2000.

48
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Il recupero del parco e la valorizzazione del sistema del
verde consentiranno di restituire
il parco alla cittadinanza, recupe­
Carmelo Anderle e Fabrizio Fronza rando la memoria storica del luo­
go.
Il Servizio Ripristino e Valorizzazione
Il contesto socio-economico
della Provincia Autonoma di Trento
in cui è nato il Servizio
e il suo contributo al recupero del parco
A metà degli anni ottanta la disoc­
dell’ex ospedale psichiatrico di Pergine cupazione in Trentino raggiungeva il
10% circa. Dopo il disastro di Sta­
va del 19 luglio 1985, il governo
provinciale in piena emergenza
ambientale intese rispondere alla
duplice domanda di posti di lavo­
Il Servizio Ripristino ro e di difesa del territorio con un
e Valorizzazione Ambientale "Progetto speciale".
della Provincia autonoma Nel 1986 un primo gruppo di
di Trento quattrocento ex-disoccupati furo­
Alla fine degli anni ottanta, in una no da subito impiegati in opera­
fase di emergenza occupazionale e zioni di manutenzione ordinaria
ambientale, la Provincia autonoma del territorio.
di Trento avviò un piano strategico Superata la fase di emergenza alla
la cui importanza, per i suoi risvolti fine degli anni ottanta si chiuse
paesaggistici e occupazionali, è sta­ l’esperienza del "Progetto specia­
ta in seguito universalmente ricono­ le per l’occupazione attraverso la
sciuta. valorizzazione delle potenzialità
Tale esperienza, nata come misu­ turistiche ed ecologico-ambienta­
ra di emergenza si è in seguito con­ li" e nacque una nuova struttura
solidata e ha dato origine ad un set­ dell’amministrazione provinciale, il
tore specifico dell’amministrazione Servizio Ripristino e Valorizzazio­
pubblica che cura una vasta gamma ne Ambientale, il cui ruolo è preci­
di interventi sul territorio. sato nella Legge provinciale 32.
L’inserimento del progetto di re­
cupero dell’ex Ospedale psichiatrico La legge d’istituzione
di Pergine nel piano del Servizio Ri­ del Servizio
pristino e Valorizzazione Ambienta­ La Legge provinciale n. 32/1990
le testimonia la scelta di restituire coniuga le esigenze di sostegno
ad un uso pubblico il compendio del­ occupazionale per particolari fasce
l’ex ospedale, valorizzando e riorga­ deboli di forza lavoro con iniziati­
nizzando gli spazi interni, nel rispet­ ve di interesse generale nel com­
to della memoria storica del luogo. parto ambientale e turistico-cultu­
La riqualificazione degli spazi in­ rale: i settori d’intervento com­
terni all’ex Ospedale psichiatrico, prendono la rete dei percorsi turi­

49
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
stici e culturali, i manufatti d’in­ proposte dei comuni secondo le
teresse culturale, le piste ciclope­ previsioni della pianificazione ur­
donali, i parchi e i giardini pub­ banistica provinciale subordinata,
blici, il consolidamento dei versan­ privilegiando gli interventi dov’è
ti franosi, il recupero dei relitti prevalente l’impiego di manodo­
stradali e la realizzazione di pen­ pera e di materiali naturali.
siline di fermata degli autobus. Per capire le implicazioni della
Gli interventi sul territorio sono L.P. 32 è utile conoscere alcuni
gestiti dal Servizio Ripristino e Va­ dati geografici e sociologici della
lorizzazione Ambientale in base a un provincia di Trento (tab. 1).
programma pluriennale approvato I dati evidenziano che dal pun­
dalla Giunta provinciale. to di vista della disoccupazione il
Le opere sono ammesse al finan­ Trentino si trova in una posizione
ziamento in base a logiche di prio­ privilegiata rispetto al resto della
rità ed equità territoriale e alle penisola (tab.3).
Il recupero del parco

(Il tasso di attività è calcolato come rapporto tra le persone appartenenti alle forze di lavoro e la
popolazione di età superiore ai 15 anni).

50
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
I soggetti ce affidate a un consorzio che rag­
La legge n. 32 impegnava l’ammi­ gruppa le cooperative presenti sul
nistrazione provinciale a trovare territorio (tab. 4).
occasioni d’impiego nel settore
ambientale alle categorie sociali Settori d’intervento
deboli. I primi ad essere assorbiti
furono gli ultracinquantenni e le a) Parchi e giardini storici.
donne ultraquarantacinquenni cui Il progetto di recupero e riqualifi­
veniva meno la protezione della caione dell’ex Ospedale psichiatri­
“cassa integrazione guadagni”. co di Pergine rientra nelle tipolo­
In seguito sono state coinvolte gie d’interventi previsti nel piano
altre categorie: disoccupati, emi­ del Servizio Ripristino e Valorizza­
grati trentini rientrati dal Sud zione Ambientale ed è assimilabi­
America e dai territori dell’ex Ju­ le ad altri interventi in parte già
goslavia. Un’apposita Commissio­ realizzati (Giardino storico di Vil­
ne provinciale per l’impiego indi­ la de’ Mersi a Trento, Parco arcidu­
vidua numero e tipologia dei la­ cale ad Arco) o la cui progettazio­
Tab. 1
voratori da impiegare nei vari pro­ ne è in corso (Parco delle Terme di
caratteristiche getti individuati e gestiti dal Ser­ Levico e Parco delle Terme di Ron­
geografiche e vizio Ripristino e Valorizzazione cegno). Nell’area dell’ex Ospedale
demografiche della
Provincia Ambientale; la gestione della ma­ psichiatrico di Pergine da due anni
Autonoma di nodopera e la fase esecutiva di re­ sono in corso interventi di manu­
Trento (1999).
alizzazione delle opere sono inve­ tenzione ordinaria per riqualifica­
Tab. 2
Tassi di
disoccupazione
comparativi con
altre realtà .

Tab.4

Grafico 1

Tab. 3
Tasso di
disoccupazione:%
di pesone in cerca
di occupazione
rispetto alla forza
lavoro. Fonte:
Servizio Statistica
P.A.T. annuario
generale statistico
anno 2000

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
re zone degradate e non fruibili riqualificazione di fasce lago par­
dai visitatori. Con le operazioni di ticolarmente frequentate e sotto-
diradamento selettivo si riapriran­ poste a carico antropico, con il fine
no spazi aperti in zone preceden­ di riqualificare paesaggisticamen­
temente rimboscate, rendendo così te zone degradate. Si tratta gene­
fruibili molti spazi interclusi. È ralmente di:
inoltre in corso la fase esecutiva - opere di difesa spondale quali
di un progetto che mira al riordi­ scogliere, rimodellamento ecc.
no e alla riqualificazione di tutte - passeggiate circumlacuali, piste
le aree dell’ex Ospedale psichiatri­ ciclabili, passerelle e sentieri
co a cura del Dott. Carmelo Ander­ - opere d’ingegneria naturalistica
le. Le linee guida del progetto per la rinaturalizzazione delle
sono state concordate in numero­ rive
si momenti di confronto e dibatti­ - creazione di veri e propri parchi
to nell’ambito del gruppo di lavo­ pubblici, riapertura di zone in­
ro sugli ex ospedali psichiatrici di tercluse, lidi per bagnanti.
cui fanno parte il Comune di Per­ La riqualificazione delle fasce di
gine Valsugana, un gruppo di ri­ rispetto dei laghi è in linea con le
cerca coordinato dall’Università di indicazioni del piano urbanistico
Trento con storici, archivisti e ar­ provinciale, che individua in detta­
chitetti e il Servizio Ripristino e Va­ glio le zone soggette ad interventi
lorizzazione Ambientale della Pro­ di riqualificazione paesaggistica.
vincia autonoma di Trento; Nel corso di 12 anni di lavori sono
stati realizzati significativi interventi
b)Parchi urbani ed extraurbani sulle sponde di 17 laghi: 7 nuovi
Il recupero del parco

Sono ormai quasi 150 gli interventi bacini sono stati creati ex novo nel-
realizzati in varie località del terri­ l’ambito di sistemazioni paesaggisti­
torio trentino per conto delle ammi­ che;
nistrazioni locali. Molte opere han­
no contribuito a riorganizzare e ri­ d) Piano generale delle piste
qualificare aree marginali quali ex ciclabili d’interesse provinciale.
discariche d’inerti, zone incolte o Il piano generale delle piste ciclo-
vecchie aree già utilizzate come pedonali d’interesse provinciale è in
parchi urbani. Gli interventi com­ avanzata fase di realizzazione: degli
prendono parchi urbani, extraur­ oltre 400 Km di progetto sono sta­
bani, fluviali, ricreativi all’aperto, ti finora realizzati circa 350 Km di
sportivi agonistici e non, oltre a tracciati, utilizzando prevalente­
parchi termali e altri ambiti pub­ mente tomi arginali e strade inter-
blici (stazioni ferroviarie, scuole); poderali.
La rete, una volta ultimata, con­
c) Recupero delle rive dei laghi sentirà ai ciclisti di raggiungere i
Gli interventi di recupero rive la­ centri principali della provincia di
ghi realizzati a partire dalla fine Trento su percorsi dedicati e pro-
degli anni ottanta riguardano la tetti;

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
e) Recupero di aree franose h) Beni culturali minori
ed ex discariche Capitelli, insegne votive, manufatti
Si tratta di sistemazioni di pendio che testimoniano la storia del Tren­
che sono prevalentemente realizza­ tino come segherie ad acqua e vec­
te con le tecniche dell’ingegneria na­ chi mulini, sono stati restaurati e resi
turalistica. visitabili. Nel caso delle segherie e
Dal 1990 sono stati ultimate le si­ mulini il recupero delle parti in mo­
stemazioni di circa 30 scarpate e vimento ha permesso una fruizione
26 discariche, per un totale di più a scopo didattico;
di 50 ettari di territorio sistema­
to; i) Altro
Negli ultimi anni si è consolidata la
f) Aree di sosta e pensiline collaborazione con Arte Sella, Bien­
per la fermata lungo le strade nale internazionale d’arte e natura
provinciali. che si svolge nei boschi, prati e nel
Un’attività capillare di ricucitura greto del torrente della Val di Sella
del territorio, forse la più visibile (Borgo Valsugana). La collaborazio­
anche ai non addetti ai lavori, è ne con artisti di levatura internazio­
quella della riqualificazione dei nale consiste nell’apporto operativo
relitti stradali, tratti viari abban­ di risorse per la realizzazione e ma­
donati, aree marginali che sono nutenzione delle opere.
state rese disponibili alla fruizio­ Oltre alle attività più propriamente
ne pubblica come aree verdi per la legate al paesaggio il Servizio Ripri­
sosta. Nel corso di circa 10 anni stino e Valorizzazione Ambientale fi­
d’interventi sono stati realizzati nanzia e coordina:
circa 230 interventi ormai entrati - Attività d’indagine per la ricogni­
nel piano di manutenzione ordi­ zione delle infrastrutture del ser­
naria. vizio idrico;
- Custodia di musei e castelli.
g) Passeggiate e sentieri
turistici e naturalistici. Scenari attuali e futuri
Nel corso degli anni continua il re­ punti critici
cupero della fitta rete di percorsi L’avvento del Servizio Ripristino e
pedonali d’interesse culturale ed Valorizzazione Ambientale ha au­
ambientale. Si recuperano e realiz­ mentato la sensibilità delle ammi­
zano ex novo antichi tracciati di nistrazioni locali riguardo alle te­
montagna, camminamenti della matiche del paesaggio, scatenan­
Grande Guerra, percorsi naturali­ do delle "reazioni a catena" in base
stici ed etnografici e viabilità sto­ ad un effetto imitazione che ha
riche, riscoprendo le tecniche del­ avuto ripercussioni su tutto il ter­
la tradizione: muri a secco, selcia- ritorio provinciale.
ti, opere in legname per il conso­ Dal punto di vista sociale il caso
lidamento dei versanti, stacciona­ del Servizio Ripristino e Valorizza­
te; zione Ambientale è stato citato

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
come “Esempio di buona prassi spazio all’impiego di soggetti de­
nella gestione del fattore età” dalla gli ex ospedali psichiatrici, molti
“Fondazione europea per il mi­ dei quali sono già stati inseriti in
glioramento delle condizioni di analoghe iniziative per il lavoro
vita e del lavoro" nell’ambito del­ “protetto”, come l’Azione 12 del­
la ricerca “lotta alle barriere basa­ l’Agenzia del lavoro. La loro collo­
te sull’età nel lavoro”, riconosci­ cazione in uno stabile progetto
mento che va ben oltre i confini occupazionale potrebbe costituire
della Provincia di Trento e che per­ un’efficace strategia terapeutica.
mette di dare forza alle strategie
per l’occupazione individuate nel La riqualificazione del parco
corso di diverse legislature. dell'ex Ospedale psichiatrico
In alcuni casi però sono stati Al fine di riqualificare l’area del
evidenziati i limiti dell’impiego di parco dell’ex Ospedale psichiatri­
manoopera non specializzata e/o co di Pergine il Comune di Pergine
con problemi di vario genere, tra in accordo con il Servizio ripristi­
cui l’assenza di esperienza e qua­ no e valorizzazione ambientale
lificazione professionale. Dal pun­ della Provincia autonoma di Tren­
to di vista del mercato del lavoro to, ha formalizzato un incarico a
l’inserimento dei lavoratori ex cas­ un progettista per la redazione
sintegrati nel piano dei progetti di della progettazione preliminare.
ripristino ambientale ha contribu­ Nel corso del 2001 è stata concor­
ito alla riemersione di forza lavo­ data e presentata una proposta
ro dal sommerso. progettuale, redatta in base agli
Il piano occupazionale lascia studi e alle valutazioni del grup-
Il recupero del parco

Budget totale (in Euro) 56.754.481,55

di cui 7.230.396,59 cofinanziati UE


28.405.129,45 finanziati Provincia
17.043.077,67 relativi al piano piste ciclabili
3.873.426,74 amministrati direttamente

Budget totale (in Euro) 42.998.652,74

di cui 4.798.093,14 amministrati direttamente


compresi investimenti e attrezzature
nonché per la gestione in amministra
zione diretta dei Parchi di Levico e
Roncegno
7.734.869,30 per il piano piste ciclabili

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Foto 1 - 1882 - La
mappa mostra il
probabile sedime
dell’edificio
originario, così
come si presentava
negli elaborati
progettuali; da
notare le previsioni
di giardini
all’italiana sui lati
dell’ingresso ed in
corrispondenza
dell’attuale
parcheggio; le aree
a prato e a bosco
sulla collina e a
monte dell’edificio,
la viabilità
originaria verso
Maso San Pietro ed
il Castello.

po di lavoro coordinato dalla so vecchie immagini fotografiche


prof.ssa Casimira Grandi, docente e la ricostruzione delle planimetrie
di Storia sociale presso la Facoltà di vari edifici”), ha saputo racco­
di Sociologia dell’Università di gliere diverse immagini storiche. Di
Trento, e in base alle esigenze e queste alcune sono state utilizza­
alle richieste della cittadinanza e te al solo scopo di rinvenire trac­
delle diverse amministrazioni coin- ce della vegetazione e dell’arredo
Tab. 5 volte. originario del parco dell'ex Ospe­
Informazioni dale psichiatrico di Pergine.
finanziarie
1997-1999 Studio preliminare per una Nelle pagine successive, con il
ricostruzione storica permesso dell’autore si propone
dell’evoluzione del parco una lettura critica delle stesse con
dell’ex Ospedale psichiatrico alcune note di commento in dida­
di Pergine. scalia. Le date sono quelle ripor­
Tab. 6 Nel corso dei numerosi incontri che tate da Sciocchetti.
Informazioni hanno preceduto la stesura del
finanziarie
2000-2002
progetto è stata significativa la co­ La carta catastale storica
noscenza del generale Gian Pietro d’impianto.
Sciocchetti, il quale, nell’intento di Alla formazione della cartografia
realizzare una storia del manico­ catastale si arrivò a partire dalle
mio di Pergine (“Appunti per un reti di triangolazione del 1856,
ipertesto sulla storia del manico­ per seguire con il rilievo di detta­
mio di Pergine: l’ospedale psichia­ glio degli anni 1860.
trico di Pergine Valsugana attraver­ La formazione del patrimonio

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Il recupero del parco

Dall’alto:

Foto 2 - 1882 – La facciata principale ed il muro di cinta: quest’immagine deve essere anteriore
di qualche anno alle due immagini successive in quanto qui siamo in fase di messa a dimora
delle piante; il muro di cinta è pressoché pulito: le immagini fanno propendere per un giardino
all’italiana che però sembra non collimare con i disegni di progetto?!

Foto 3 - 1882 – Da questa foto è possibile notare i probabili giardini «all’italiana» realizzati sia
sul lato nord-est sia su quello sud-ovest dell’edificio principale. Nella parte bassa della foto,
all’inizio dell’attuale salita per maso San Pietro (campi di bocce) è presente un’area aperta, non
boscata.

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Dall’alto:

Foto 4 -1885-1890 La facciata del nuovo manicomio: qualche anno dopo l’inaugurazione si nota
la presenza di vegetazione all’interno del muro, che però non supera l’altezza del primo solaio: le
eventuali alberature non si sono ancora affrancate.

Foto 5 1885-1890 - Il padiglione centrale è accompagnato da vegetazione, anche arborea che


non supera però la quota del solaio del primo piano, se non in parte sul lato sinistro della foto.
Sullo sfondo, cioè sulla collina del Tegazzo appaiono solo piante latifoglie a chioma voluminosa
(forse castagni?), non si rinvengono conifere.

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Il recupero del parco

Dall’alto:

Foto 6 - 1905-1910 Il padiglione Pandolfi con il muro antistante, all’interno del quale non è
ancora presente alcuna alberatura. Lo stesso fu costruito negli anni 1903-1905.

Foto 7 - 1905-1912 – Attraverso l’ingresso principale si nota il cimale di una conifera (forse un
abete rosso) a destra sopra la portina; l’altezza presunta è di 5-6 metri.

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Dall’alto:

Foto 8 - 1905-1912 Anche qui si può notare la presenza di un filare di conifere, poste con sesto
d’impianto abbastanza irregolare davanti alla facciata e lungo il vialone d’ingresso, che
raggiungono a malapena il secondo solaio.

Foto 9 - 1912 – Di fronte all’edificio della «Portineria vecchia» è presente una conifera
(probabile cedro) di dimensioni già elevate, perlomeno pari all’altezza dell’edificio principale (tre
piani).

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Punto Omega n. 12/13
Il recupero del parco

Dall’alto:

Foto 10 - 1912 – Questa immagine da corpo alla conifera vista nella foto precedente si notano
infatti alcune grosse conifere sulla destra dell’ingresso principale del padiglione, di cui la prima
un cedro, la seconda un abete e poi altre; a sinistra dell’ingresso vediamo svettare l’abete
richiamato

Foto 11 - 1912 – Da questa immagine presa da Maso San Pietro è facile notare come i presunti
giardini «all’italiana» presenti sul lato nord-est siano ormai dominati da uno strato di conifere
che raggiunge in altezza il tetto, dell’edificio. Dalla collina sono visibili la piattaforma recintata
posta all’incirca in prossimità dell’attuale campo di bocce, la lavorazione a vigneto
dell’anfiteatro posto a ridosso della stessa, la piantumazione con latifoglie delle pendici a
ridosso dell’acquedotto austriaco. Vegetazione abbondante anche in prossimità dei padiglioni
Pandolfi e Perugini.

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Dall’alto

Foto nr. 12 -1912 – La stessa immagine capovolta, presa dalla piattaforma recintata, mostra Maso
San Pietro posto alla sommità di un terrazzamento a vigneto, con qualche latifoglia verso la presa
dell’acquedotto ed il bosco di latifoglie a destra della vallecola. Le piante più vicine alla
recinzione sembrano essere fruttifere, impalcati ad alberetto.

Foto nr. 13 -1912 – Anche questa immagine mostra le aree aperte ed i fruttiferi presenti sulla
collina, a monte della cucina.

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Il recupero del parco

Dall’alto:

Foto nr. 14 -1912 – Analogamente, a monte dell’obitorio sono presenti alberature latifoglie
tipicamente riconducibili a fruttiferi. Nei dintorni dell’edificio mancano i grandi pini neri
attualmente presenti.

Foto nr. 15 - 1915-1918 – Nel periodo della Grande Guerra l’Ospedale fu trasformato in Ospedale
Militare; si nota come cedri ed abeti abbiano già raggiunto altezze di 10-15 m. La foto mostra il
lato ovest della proprietà, in particolare lungo via San Pietro in corrispondenza del Padiglione
Pandolfi. I Padiglioni Pandolfi e Perusini furono costruiti già a partire dal 1903 anche se
inaugurati e denominati nel 1920.

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Dall’alto:

Foto nr. 16 -1954 – Dalla foto aerea si può notare la quasi completa assenza di bosco sulle
superfici della collina, in particolare a monte dell’edificio principale, intorno a Maso San Pietro, a
valle dell’acquedotto austriaco, nell’area attualmente agricola; il bosco è relegato alle aree più
pendenti poste nord-ovest e per un tratto a monte della piattaforma, ora campo di Bocce. Nel
parco sono visibili alberature intorno a tutti gli edifici.

Foto nr. 17 - Questa cartolina è probabilmente stata scattata nei primi cinque anni successivi
all’inauguazione (1885-1890); si possono notare il viale alberato (ippocastani) lungo Via
Tegazzo, gli orti con due pozzi centrali al posto dell’attuale parcheggio, i giardini all’italiana
ancora distintamente visibili sui lati sud-ovest e nord-est dell’edificio principale.

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Il recupero del parco

Dall’alto:

Foto nr. 18 - Questa foto aerea è collocabile all’incirca nel secondo decennio del secolo scorso
(1910-1915); si vedono le alberature che ormai dominano completamente quello che era nato
come giardino all’italiana; lungo il viale centrale è presente una doppia quinta arborea che a
detta di qualche testimone dovrebbe essere stata costituita da «peri»; sono visibili gli orti verso
via Tegazzo ed il recinto del nuovo padiglione costruito tra il 1903-1905, poi chiamato
«Perusini». Non è ancora presente l’Osservazione che è del 1920

Foto nr. 19 - Nel primo dopoguerra la vegetazione del parco del manicomio sembra essere
lussureggiante: sono cresciute a dismisura le piante intorno al padiglione centrale, quelle lungo
il viale centrale, quelle poste a dimora nei fossati, davanti a Perusini e Valdagni; è presente il
reparto Osservazione mentre sono spariti parte degli alberi presenti nel cortile centrale alla
sinistra dell’edificio Principale; le rive a valle di Maso San Pietro, terrazzate, sono segate e
punteggiate da alberi da frutto (1935-1940).

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Dall’alto:

Foto nr. 20 - Anche (1935-1945) in questa seconda cartolina forse contemporanea alla prece­
dente si può notore come le alberature dei giardini del lato sud-ovest siano ormai coprenti; lo
stesso orto lussureggiante nella stagione estiva è dotato di corposi arbusti centrali, forse sempre­
verdi; gli ippocastani di via Tegazzo, pur a forma tondeggiante e regolare (potati?) uguagliano o
superano i tetti delle case Le superfici poste a monte del padiglione centrale sono ancora prati­
ve, come peraltro rimarranno fino agli anni sessanta, e sono punteggiate da antichi castagni.

Foto nr. 21 - Il padiglione Benedetti fu inaugurato nel 1966; negli anni sessanta furono
effettuati numerosi interventi di messa a dimora di specie, in particolare sulla collina, ma anche
in prossimità del nuovo edificio; qui si possono notare gli alberetti, a)ancora impalati che
potrebbero corrispondere a parte delle 150 Lagestroemie poste a dimora nel 1965.

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
cartografico avvenuta negli anni macinante nei suoi due rami. La
tra il 1853 e il 1861 precedette la carta proviene dagli archivi del
determinazione dei redditi dell'im­ catasto ed è parte dei Fogli di Map­
posta fondiaria nella seconda metà pa nr. 3-4 del C.C. di Pergine I.
dell'Ottocento e quindi l'opera di
impianto del Libro fondiario ini­ Alcune altre immagini
ziato nei primi anni del Novecen­ Col prezioso contributo del signor
to e conclusosi nella seconda metà Luciano Dellai sono state rinvenu­
degli anni cinquanta. te alcune immagini che sono rile­
Numerosi sono i testi, le norma­ vanti per capire l’assetto all’im­
tive, le istruzioni e le direttive rac­ pianto del manicomio di Pergine,
colti nei Bollettini Leggi Imperiali in particolare del Padiglione Cen­
asburgici dal 1849 al 1918. Ciò si­ trale, e la sua evoluzione nei pri­
gnifica che il progetto del Mani­ mi cinquant'anni del secolo scor­
comio di Pergine fu successivo alla so.
redazione della carta catastale e
che la stessa rappresenta quindi la Censimento delle alberature
situazione della campagna pergi­ a) Aree pianeggianti - Nel corso
nese preesistente alla costruzione della fase d’analisi per la predispo­
di quello che oggi è ancora chia­ sizione del progetto sono stati
mato Padiglione centrale. censiti i soggetti arborei presenti
Osservando la mappa catastale nelle aree pianeggianti, poste a
storica si può notare come il bo­ ridosso dei vari padiglioni. Di cia­
sco occupi i versanti pendenti e scuno è stata segnata la posizione
rivolti a nord delle pendici del col­ su una planimetria riferita al pia­
Il recupero del parco

le del castello; in particolare è pre­ no catastale, sono stati individua-


sente nel vallone posto a valle del ti genere e specie, è stato misura­
maso San Pietro. Tutte le altre su­ to il diametro a metri 1,30 dal suo-
perfici erano occupate quindi o da lo: a ciascuna è stato assegnato
prati o da coltivi, di diversa quali­ infine un indice di “pregio”, nel-
tà, così come rappresentati in ver­ l’ordine decrescente da 1 a 3.
de, in giallo, in rosa. L’analisi permette di definire al­
È interessante notare la preesi­ cuni punti fermi:
stenza sia del Maso San Pietro sia - Numero: numericamente la spe­
del Maso Tre Castagni: in prossi­ cie più rappresentata è sicura­
mità di quest’ultimo è visibile una mente il Cedro deodara, segui­
sorta di croce formata da due viali ta lontanamente dall’Abete ros­
alberati, con due piazzette, termi­ so, dall’Olmo siberiano, dal Pino
nale e centrale. Ancora oggi sem­ nero d’Austria; le altre specie
bra di poter vedere sul terreno le presenti si possono considera­
vestigia della piazzetta centrale. re sporadiche, non sempre co­
Di un certo interesse anche la munque “esemplari” degni di
viabilità storica verso il colle del nota;
castello e la posizione del canale - Diametro: le piante più grosse

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
(in rosso nel grafico) sono rap­ che Abete rosso sottoposto. Gli
presentate in particolare dal altri soggetti blu si collocano a mio
Cedro deodara, da pochi Cedri parere negli anni del dopoguerra
dell’Atlante, dal Pino nero e dal­ assieme a qualcuno dei soggetti
l’Abete rosso: notevoli sono verdi, quali Cedro deodora, Pino
inoltre un Tiglio, due Gingko, nero, Cedro atlantica, un Gingko.
un Platano, alcuni Abeti rossi. Tutti gli altri soggetti possono
Anche se la correlazione diame­ essere riconducibili chiaramente
tro-età non è lineare ma può agli anni sessanta-settanta, forse
essere inficiata da specie e po­ di poco valore storico ma con la
sizione e da qualche altro fat­ possibilità, se in buona posizione
tore, si può affermare con una ed in bune condizioni, di diventa­
certa disinvoltura che questi re piante esemplari nel prossimo
soggetti appartengono ad im­ cinquantennio;
pianti effettuati ancora alla fine - Indice di pregio: ai singoli sog­
del secolo scorso (1882-1912). getti è stato infine attribuito un
Di questo periodo possono essere numero che identifica il pregio
anche parte dei soggetti presenti del soggetto: è stato attribuito
nella fascia blu, in particolare i Ce­ in base ad un’analisi visiva, fat­
dri atlatica, i Pini neri, forse qual­ ta da diverse posizioni, che tie-

Elenco delle piante


da collocare presso i
vari padiglioni
(1965).

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
ne conto delle caratteristiche quest’ultimo parametro è im­
della specie (longevità, appara­ portante perché consente di de­
to radicale, resistenza al gelo, terminare la possibilità del sog­
resistenza agli eventi meteori­ getto di svilupparsi nei prossi­
ci, ecc.) e della sua ubicazione; mi decenni e di divenire o con-
Il recupero del parco

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
tinuare ad essere un "soggetto piante da collocare presso i vari
in esemplare". Ai soggetti mi­ padiglioni:
gliori corrisponde un indice "1",
ai peggiori un indice “3”. Considerazioni critiche

Area collinare. a) Area Pianeggiante intorno agli


Cronologia degli
Nell’area collinare invece sono sta­ edifici
interventi. te censite, descritte e cartografate Così come previsto dal progetto,
le diverse tipologie di bosco pre­ intorno all’Edificio Principale fu­
sente; in ognuna di esse sarà poi rono realizzate alcune aiuole ri­
possibile procedere secondo le in­ conducibili alle tipologie dei “Giar­
dicazioni di progetto con interven­ dini all’Italiana”; le geometrie ab­
ti di tipo selvicolturali. bastanza rigide vedono l’alternar­
Sono stati segnati ed evidenziati i si di vialetti ed aiuole. L’elevata
soggetti arborei di maggior pre­ esigenza di manutenzione costan­
gio e le alberate presenti in que­ te potrà essere colmata dal basso
ste zone: in cartografia sono con­ costo della manodopera e/o dal­
traddistinti dalla stessa simbolo­ l’utilizzo degli stessi pazienti.
gia usata per le aree pianeggian­ L’anno 1882 fu anche l’anno di
ti. una delle più pesanti alluvioni che
Il rilievo in questo caso è solo vi­ nel secolo scorso investirono i ter­
sivo e non supportato da strumen­ ritori alpini; anche negli anni 1884
to di precisione. Sarà questa e 1885 occorsero altri eventi cala-
un’operazione che si dovrà effet­ mitosi. A partire da queste date
tuare in sede di progetto esecuti­ l’Impero Austroungarico iniziò una
vo. serie di colossali opere di regima­
zione dei torrenti e di consolida­
Notizie utili mento dei versanti, con ingente
Il giorno 3 marzo del 1965 il dott. uso di materiale vivaistico e note­
Giordano Castelli, nel quadro dei vole spinta anche all’uso delle co­
lavori di assestamento dell’Ospe­ nifere; gli stessi cantieri di siste­
dale psichiatrico di Pergine tra i mazione si appoggiavano a vivai
quali era previsto anche il parzia­ appositamente creati per far fron­
le rinnovamento del parco e la te alla richiesta ingente di mate­
messa a dimora di piante ad alto- riale da rimboschimento. È quindi
fusto nelle adiacenze del nuovo spiegata non solo la disponibilità
padiglione (leggasi Ferretti) chie­ di materiale vivaistico per tutti gli
deva all’Assessorato regionale al­ enti in qualche modo legati al pub­
l’Economia montana e foreste di blico, ma anche la moda che si ven­
Trento: ne a creare circa l’impianto di spe­
- 20 Abeti rossi cie conifere. È molto probabile che
- 20 Abeti argentati anche nelle aiuole (forse al cen­
- 10 Cedri deodara o del libano tro delle stesse) dei cosiddetti
È sempre del 1965 un elenco di Giardini all’Italiana, pur non es­

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
sendo le specie adatte, fossero Degna di nota è la tradizione di
messe a dimora molte conifere: una doppia alberatura sul viale
questo spiegherebbe non solo la centrale, che pur con alterne vicen­
loro attuale presenza, considerata de ed avvicendamenti di specie, è
anche la longevità di alcune di rimasto fino ai giorni nostri: non
queste specie, ma anche l’apparen­ sarà l’ultimo l’impianto lungo lo
te irregolarità dell’impianto. stesso viale di Lagestroemie nel
Le piante messe a dimora alla periodo Castelli (complessivamen­
fine del secolo scorso crebbero e te 150 piante nell’anno 1965).
furono probabilmente integrate da
altre, simili per specie e genere, b) Area Collinare
seguendo lo sviluppo urbanistico Sembra assodato che a partire dal­
del complesso manicomiale. Già dal l’anno dell’inaugurazione del pri­
periodo della prima guerra mon­ mo edificio, la destinazione di qua­
diale sembrano pressoché spariti i si tutta l’area posta sulla collina,
giardini all’italiana, che rimasero allora non completamente di pro­
forse solo in parte segnati sul ter­ prietà, fosse agricola. In partico­
reno. lare un’ampia zona era prativa
È interessante notare come men­ mentre un’altra consistente fetta
tre il padiglione centrale fungeva era specificamente agricola: era
anche da sede di rappresentanza, coltivata sulle aree pianeggianti
i due nuovi padiglioni, il Perusini prospicienti maso San Pietro, ter­
ed il Pandolfi, erano destinati a razzata a vigneto nell’anfiteatro
quelli che erano chiamati "agita­ posto a valle di Maso San Pietro,
ti"; questi due edifici erano dotati alberata con piante da frutto scen­
Il recupero del parco

di un cortile recintato da un muro dendo dall’acquedotto austriaco


d’altezza pari a due metri circa ver­ fin quasi all’edificio dell’Obitorio.
so l’interno. Sulle "rive" segate e/o pascola­
I due nuovi padiglioni furono te a monte dell’edificio principale
costruiti negli anni 1903-1905 e emergevano vecchi castagni. Solo
probabilmente successiva a tale uno stretto lembo di bosco scen­
data è l’epoca di piantumazione deva dalle pendici del colle del ca­
degli stessi cortili; vennero inau­ stello per giungere, con esposizio­
gurati solo dopo la fine della guer­ ne nord, fino quasi agli attuali cam­
ra (1920). pi di bocce.
Nel corso dei decenni sparirono Pur con l’alternarsi delle coltu­
quasi tutte le alberature presenti re, rimase comunque agricola sicu­
all’interno del Padiglione Centra­ ramente fin dopo la seconda guer­
le, tutte quelle presenti sul fronte ra mondiale, fino a metà degli
sud-ovest, quasi tutte a parte un anni cinquanta, da quando comin­
nucleo residuo lungo la strada sul ciò una radicale e sistematica opera
suo lato nord-est. Ne resistettero di rimboschimento delle superfici
alcune di quelle presenti lungo la ex-agricole, non più considerate
facciata principale. produttive. È del decennio succes­

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Bruno Caruso,
L’armadietto
pedagogico,
disegno
acquarellato,
1958.

sivo l’introduzione delle conifere duti anche gli interventi di rimbo­


anche sulle superfici a ridosso del schimento della collina del castel­
padiglione centrale, la comparsa lo, anche dopo la sua vendita da
della Douglasia e del Pino Strobo, parte del Comune di Pergine al si­
specie a rapido accrescimento che gnor Oss. Furono introdotte so­
andarono di moda, per così dire, prattutto conifere, in particolare
negli anni sessanta. La cosiddetta Abete rosso, Douglas, Pino strobo
Legge Fanfani (prevedeva incen­ hymalaiano. La presenza del dott.
tivi per il rimboschimento di su­ Castelli diede nuovo spunto alle
perfici nude) promosse molteplici attività di giardineria; numerosi
di questi interventi e dalla fine de­ furono gli impianti effettuati ne­
gli anni cinquanta fin dopo la metà gli anni sessanta, anche se sem­
degli anni sessanta si sono succe­ bra verosimile pensare che gli stes­

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
si interessassero in particolare il da parte dell’Ente manicomio, in
rimboschimento delle aree collina­ particolare in prossimità di Maso
ri, non più coltivate. Di quegli anni San Pietro e Maso Tre Castagni;
possono essere tutti gli Abeti ros­ - affinità storica e contiguità an­
si presenti vicino a Maso Tre Ca­ che strutturale dell’area collina­
stagni, molti degli Olmi siberiani, re con il Parco del Castello.
qualche Cedro himalaiano, le Dou­
glasie, i Pini strobi. Altre indicazioni progettuali

In sintesi a) Valenza storica dell’Ospedale:


- Presenza di soggetti arborei di - restauro degli edifici storici
valore all’interno del parco pia­ (obitorio, acquedotto, ecc.)
neggiante (Cedrus deodara, Pi­ - tabellare i vari edifici a ricordo
cea excelsa, Gingko biloba, Ce­ del passato utilizzo;
drus atlantica); - definizione al suolo delle trac­
- tradizione di un viale alberato ce dei due ‘fossati’;
centrale; - creazione di un percorso tema­
- presenza originaria di molti giar­ tico a ricordo dell’attività mani­
dini all’italiana all’intorno e den­ comiale;
tro il Padiglione Centrale; - realizzazione di un archivio sto­
- presenza fino all’anno 1975 dei rico presso il Maso Tre Castagni;
fossati antistanti i padiglioni Pe­ - creazione di una Casa della me­
rusini e Pandolfi; moria nel vecchio Obitorio (pic­
- scarsa valenza storica del muro colo Museo).
che delimita il manicomio da via
Il recupero del parco

San Pietro: risale agli anni ses­ b) Valenza botanica del Parco:
santa e segue la demolizione del - valorizzazione e tutela di quan­
vecchio muro (parte del 1885 e ti più possibili soggetti arborei
parte del 1930) per allargamen­ di pregio e/o monumentali;
to della strada e costruzione - rifacimento di un tratto di giar­
della nuova portineria; dino all’italiana nei pressi del­
- bosco originario nella vallecola l’attuale edificio scolastico;
(solo su versante con esposizio­ - ripristino di almeno due strut­
ne nord) a monte del campo di ture coperte tipo ‘Gazebo o Glo­
bocce; riet’ nell’area collinare a ricor­
- tradizione agricola e prati-pa­ do dei preesistenti e a libera
scoliva su tutta l’area collinare; fruizione da parte del pubbli­
- tradizione agricola su terrazza­ co;
menti nella vallecola (su versan­ - tabellare i soggetti arborei di
te con esposizione a sud) a mon­ pregio e creazione di un percor­
te del campo di bocce; so tematico ‘botanico’;
- presenza sull’area collinare di - realizzazione di un piccolo giar­
grossi soggetti arborei, antichi dino botanico sulle pendici ter­
e talora preesistenti all’acquisto razzate esposte a sud della val­

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Bruno Caruso,
Povero & pazzo,
incisione.

lecola a valle di Maso Tre Casta­ - eliminazione e/o relativo inter­


gni (ex vigneti). ramento degli elettrodotti che
attraversano il parco.
c)Valenza sociale:
- ripristino dei manufatti realizzati e) Valenza fruizionale:
dai “Malati” all’interno del par­ - creazione di un’area giochi per
co; bambini nell’area pianeggiante
- realizzazione degli interventi per a supporto dei servizi sanitari;
mezzo di operai ex cassaintegrati - creazione di un’area giochi per
o disoccupati; portatori di handicap nell’area
- in ricordo e a memoria del­ pianeggiante a sevizio del nuo­
l’”ergoterapia” la manutenzione vo “Villa Rosa”.
futura del parco sarà affidata ad
una cooperativa di solidarietà
sociale o comunità di recupero
(già presenti all’interno della
Carmelo Anderle e Fabrizio Fronza sono
struttura). funzionari del Servizio Ripristino e
valorizzazione ambientale della Provincia
d) Valenza estetico-paesaggistica: autonoma di Trento.

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Tracce chia di rilevanze, come si desume
per una riflessione anche dalla pluralità delle discipli­
ne rappresentate, che trovano un
punto di convergenza nella volontà
Casimira Grandi di pervenire ad un riuso degli ex
ospedali psichiatrici coerente con le
aspettative della società contempo­
Gli ospedali psichiatrici
ranea, ma senza cancellare la memo­
come testimonianza per la Storia ria delle passate funzioni. Come ha
della scienza e delle istituzioni, scritto l’architetto Luciani, sostan­
ma anche come contenitori di tante storie zialmente, s’indaga seguendo una li­
minimali di vita di uomini e donne. nea di “intrinseca continuità tra lo
studio della storia e la messa in va­
lore dei suoi segni e sedimenti”3.
Un proposito non sempre facil­
L’incontro seminariale del gruppo mente attuabile, perché sono molti
di lavoro Alla ricerca delle menti gli interessi che gravitano attorno a
perdute1 tenutosi il 30 novembre ciò che rimane di queste istituzioni,
2001, dedicato a Progetti e rea­ le quali oscillano per lo più tra la
lizzazioni per il riuso degli ex ospe­ totale cancellazione di quello che
dali psichiatrici nei territori italia­ resta del manicomio e l’oblio dell’in­
ni appartenuti all’impero asburgi­ differenza – un oblio, oserei aggiun­
co, ha riunito persone con diverse gere, non di rado strumentale e af­
competenze, che, con convinzione, fatto estraneo alla psichiatria –.
percorrono un comune cammino
volto ad affrontare la vergogna di Coscienza della storia
una memoria oggi scomoda per e vergogna della memoria
affermare la coscienza storica di I contributi presentati al semina­
un recente passato troppo spesso rio si sono sviluppati nella pro­
volutamente dimenticato o banal­ spettiva di ciò che dovrebbe esse­
mente male interpretato. Tra i par­ re l’ex istituzione manicomiale nel­
tecipanti non c’era la “boria dei la società contemporanea, suppor­
dotti”, per dirla con Vico, non tando la gracilità delle specificità
c’era ciarpame ideologico, ma la locali entro la cornice di una co­
consapevolezza che derivava dal­ mune etica, che pone il ricordo
la sicura, documentata, conoscen­ come impedimento al ripetersi di
za dei fatti. eventi negativi. Affinché questo
Il titolo del seminario delinea il sia concretamente incisivo è neces­
centro focale dei lavori nell’impegno sario intanto lasciare una traccia
per il recupero degli “spazi della fol­ visiva di ciò che è stato per espri­
lia”, parafrasando Giuseppe Pantoz­ mere compiutamente quello che
zi2, funzionale ad un ambito scienti­ non si dovrà mai più ripetere.
fico ampio, che bene si può definire I quadri storici esposti dai parte­
trans-disciplinare, senza una gerar­ cipanti erano tutti improntati alla

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
logica di una corretta interpreta­ ta riprovazione, entrambe, comun­
zione della storia degli ospedali que, pesantemente influenzate da
psichiatrici antecedenti la Legge nostalgiche ideologie politiche e
180, un’obiettività quanto mai ap­ dall’assenza della percezione sto­
prezzabile in una fase in cui è an­ rica del fenomeno.
cora troppo diffusa l’acritica nega­ Questa peculiare condizione
zione del periodo precedente la ri­ c’induce a ricordare come la storia
voluzione basagliana. sia nata sostanzialmente quale
Una negazione che rischia di can­ ancella della politica: la svolta
cellare una memoria, perché è uno scientifica si è presentata come
scomodo patrimonio di scienza e di indicazione positivis-ta del rispetto
sofferenza, che invece abbiamo il dei fatti. Una forma di oggettività
dovere civile di tramandare. che si è imposta come assolutezza
Questa è, forse, la meta più ambi­ entro qualsiasi paradigma ideolo­
ziosa che si propongono coloro che gico, che nello specifico del caso
sono interessati al riuso degli ex in esame, non può disgiungere una
ospedali psichiatrici, perché la no­ logica razionalità dallo sviluppo
stra società è pervasa da una preoc­ della cosiddetta società civile. Tut­
cupante debolezza etica. Si deve, e te le problematiche che rappresen­
si può, ritrovare una morale nell’eti­ tano i punti dolenti della coscien­
cità delle relazioni con il nostro pas­ za difficile del nostro tempo, i
sato; questo non dovrebbe essere traumi della nostra esperienza col­
difficile per chi, come gli italiani, lettiva, con le sue continue ripro­
può vantare una solida storia. Inol­ poste situazionali oggetto di eti­
tre, non vanno sottovalutate le che diverse (solidaristiche, concor­
ostentate certezze o gli eccessi di renziali, autoritarie) non possono
modellizzazione di coloro che vor­ essere disgiunti dalla coscienza
rebbero ricreare l’accerchiamento storica.
intorno ai “matti”, per deprecabili Uscire dalla confusione vocian­
situazioni prodotte da défaillances te delle testimonianze, dal verba­
amministrative, quando non da ir­ lismo manipolato, proponendo dei
risolte paure per ignoranza della modelli di prospezione analitica,
realtà contemporanea. governati da un sistema di valori
L’approccio dato al nodo gordia­ non assoluti, ma culturali, storica­
no ex ospedali psichiatrici – col­ mente specifici, potrebbe rappre­
locazione degli ex pazienti, in con­ sentare un momento di reale cre­
formità alla legislazione in atto e scita civile. E la storia degli ex
alle relative politiche sociosanita­ ospedali psichiatrici rappresenta
rie, presso l’opinione pubblica ma un soggetto ideale per questa
sovente anche presso un pubblico esperienza. È una proposta speri­
qualificato, non di rado ha porta­ mentale, “bricoleuse”, continua­
to a valutazioni antitetiche che mente innovabile, suscettibile di
vanno dalla nostalgia per il pas­ un’ampia varietà di apporti, ma an­
sato istituzionale alla sua assolu­ che, metaforicamente, ricca di un

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
orizzonte senza limiti, perché le edifici, nel giardino o nella colo­
mura che nascondevano malinte­ nia agricola.
se vergogne sono state abbattute Questa situazione raccomanda una
da decenni. proposta analitica complessiva, (cui
peraltro non è estranea la tutela
Per un’altra storia ambientale) che il progetto per il riu­
“Oltre il muro”, significativo titolo so coerente dell’ex ospedale psichia­
di un incontro organizzato a Roma trico di Pergine (inteso quale luogo
nel 1999 dalla Fondazione Benetton per nuove politiche sociali e la va­
studi e ricerche, dal Dipartimento po­ lorizzazio-ne del suo passato), ha av­
litiche di cittadinanza ed economia viato attraverso un’ipotesi di riqua­
sociale della CGIL e dall’Istituto na­ lificazione del parco nel rispetto del­
zionale di urbanistica, ha stimolato le essenze autoctone, ad esempio, in­
anche in Trentino un’attenta rifles­ serito nel più ampio intervento di
sione sull’ex ambiente manicomiale, ripristino del verde manicomiale. Un
inteso come sistema culturale e so­ progetto la cui positiva ricaduta an­
ciale, non tralasciando, peraltro, un drà ben oltre le vecchie mura ospe­
approccio di ecologia culturale, che daliere.
ha come obiettivo la conservazione In estrema sintesi, ciò che resta
della molteplicità delle memorie e del passato manicomiale è sovente
Tracce per una riflessione

delle loro forme espressive. un complesso monumentale, un bene


L’ospedale psichiatrico trentino culturale da salvaguardare nel rispet­
era collocato a Pergine, dove ha la­ to della civiltà che l’ha prodotto e
sciato un’impronta indelebile sul pa­ del paesaggio in cui è inserito.
esaggio con il monumentale padi­ Ma qual è l’itinerario per un cor­
glione centrale attorniato dall’ar­ retto recupero storico di questo
chitettura minore che si è sedi­ patrimonio?
mentata nel tempo, documento Ricordando Friedrich Nietzsche,
visivo del suo passato e della re­ potremmo far riferimento ai diver­
altà territoriale in cui operava. si generi di storie, quella “monu­
L’edificio principale, inaugurato mentale”, che si esprime attraver­
nel 1882, armoniosamente inseri­ so le grandi realizzazioni architet­
to nello scenario naturale, era un toniche, manufatti cui si adatta
segno del progresso scientifico e perfettamente il termine “monu­
sociale dei tempi, che esprimeva mento”, etimologicamente relati­
la sua identità attraverso l’ine-qui­ vo a ciò che “va tenuto a mente”,
vocabile stile dell’architettura sta­ ed una storia minore, dal Nostro
tale asburgica e l’imponente mole definita “antiquaria”, che testimo­
che sovrastava le costruzioni del nia la quotidianità delle persone
paese. L’istituzione psichiatrica comuni.
chiusa era una struttura comples­ Un’interpretazione del passato
sa, in cui si sviluppava un micro­ che la Scuola delle Annales, in tem­
cosmo di relazioni interpersonali pi più recenti, ha distinto in storia
in spazi sociali prestabiliti: negli degli événements e storia minima­

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Provincia Autonoma di Trento
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Dislocazione degli istituti per malati di mente secondo l’elenco seguente (disegno di Gian Piero Sciocchetti)

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Punto Omega n. 12/13
SITUAZIONE DEI MANICOMI PUBBLICI IN AUSTRIA NEL 1898

Posti Letto Complessivi: 14.847 degenti

I. Bassa Austria (Niederösterreich);


capacità ricettiva totale 3.683 degenti:

1. Manicomio provinciale della Bassa Austria


in Vienna, sistema a corsie, degenti n. 834;

2. Manicomio provinciale della Bassa Austria in Ybbs,


sistema a corsie, degenti n. 490;

3. Manicomio provinciale della Bassa Austria in


Klosterneuburg, sistema a corsie, degenti n. 539;

4. Manicomio provinciale della Bassa Austria


Tracce per una riflessione

in Kierling- Gugging, filiale di quello di Vienna,


sistema a padiglioni, degenti n. 603;

5. Manicomio provinciale della Bassa Austria in


Langenloiis, succursale di quello di Vienna,
tipo per infettivi, degenti n. 217;

6. Grande colonia agricola provinciale della


Bassa Austria in Mauer-Oehling, degenti n. 1.000.

II. Alta Austria (Oberösterreich);


capacità ricettiva totale 626 degenti:

7. Manicomio provinciale dell’Austria Superiore in Linz,


sistema chiuso, degenti n. 527;

8. Manicomio provinciale dell’Austria Superiore


per l’infanzia in Gschwendt, degenti n. 99.

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
III. Salisburgo (Kronlande Salzburg);
capacità ricettiva totale 170 degenti:

9. Istituto psichiatrico salisburghese in Maxglan,


sistema a padiglioni, degenti n. 154;

10. Manicomio in Salisburgo, degenti n. 16.

IV. Stiria (Steiermark);


capacità ricettiva totale 1.285 degenti:

11. Manicomio provinciale stiriano in Feldhof,


sistema chiuso, degenti n. 818;

12. Filiale femminile del manicomio provinciale


stiriano in Lankowitz, sistema chiuso,
degenti n. 135;

13. Filiale maschile del manicomio provinciale stiriano


in Kainbach, sistema chiuso, degenti n. 116;

14. Filiale del manicomio stiriano in Hartberg,


sistema chiuso, degenti n. 24;

15. Istituto stiriano per malati psichici


in Schwabenberg, sistema a corsie, degenti n. 192.

V. Carinzia (Kärnter);
capacità ricettiva totale 347 degenti:

16. Manicomio provinciale carinziano in Klagenfurt,


sistema a padiglioni, degenti n. 347.

VI. Carniola (Krain);


capacità ricettiva totale 202 degenti:

17. Manicomio provinciale della Carniola in Studenc,


sistema chiuso, degenti n. 202.

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
VII. Litorale (Küstenland);
capacità ricettiva totale 279 degenti:

18. Manicomio cittadino in Trieste,

sistema chiuso, degenti n. 93;

19. Sezione di manicomio presso


l’ospedale cittadino in Trieste, degenti n. 186.

VIII.Gorizia e Gradisca (Görz und Gradisca);


capacità ricettiva Totale 192 degenti:

20. Sezione di manicomio maschile presso

l’Ospedale di Gorizia, degenti n. 94;

21. Sezione di manicomio femminile presso


l’Ospedale di Gorizia, degenti n. 98.

IX. Tirolo (Tirol);


Tracce per una riflessione

capacità ricettiva totale 558 degenti:

22. Manicomio provinciale tirolese in Hall,

sistema chiuso, degenti n. 338;

23. Manicomio provinciale tirolese in Pergine,


sistema chiuso, degenti n. 220.

X. Vorarlberg (Vorarlberg);
capacità ricettiva totale 147 degenti:

24. Manicomio provinciale di Valduna,

sistema chiuso, 147 degenti.

XI. Boemia (Böhmen);


capacità ricettiva totale 4.138 degenti:

25. Manicomio provinciale boemo di Praga,


tipo chiuso, degenti n. 1196;

26. Manicomio provinciale boemo di Dobrau,


sistema a padiglioni con corsie, degenti n. 1469;

80
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
27. Manicomio provinciale boemo di Kosmanos,
sistema a padiglioni con corsie, degenti n. 794;

28. Filiale di manicomio provinciale boemo


di Ober-Berkowitz, sistema chiuso, degenti n. 396;

29. Filiale di manicomio provinciale boemo


di Woporan, sistema chiuso, degenti n. 283.

XII. Moravia (Mären); capacità ricettiva


totale 1.383 degenti:

30. Manicomio provinciale moravo di Brünn,


sistema a corsie con 4 padiglioni, degenti n. 602;

31. Manicomio provinciale moravo di Sternberg,


sistema a padiglioni, degenti n. 781.

XIII.Slesia (Schlesien); capacità ricettiva totale 781 degenti:

32. Manicomio provinciale slesiano di Troppau,


sistema a padiglioni, degenti n. 781.

XIV. Galizia (Galizien); capacità ricettiva totale 839 degenti:

33. Sezione psichiatrica dell’Ospedale generale


di Cracovia, sistema a corsia, degenti n. 133;

34. Manicomio provinciale galiziano di Kulparkow,


sistema a due padiglioni, degenti n. 706.

XV. Bucovina (Bukowina);


capacità ricettiva totale 101 degenti:

35. Sezione psichiatrica dell’Ospedale generale


di Czernowitz, sistema chiuso, degenti n. 101.

XVI. Dalmazia (Dalmatien);


capacità ricettiva totale 116 degenti:

36. Sezione psichiatrica dell’Ospedale generale


di Sebenico, sistema a padiglioni, degenti n. 116.

81
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
le, quella degli esclusi dalla gran­ cupero degli archivi psichiatrici,
de storia, che enfatizza l’attenzio­ significativamente denominato
ne all’esistenziale sullo scenario di “Carte da legare”, restituisce al
un determinato contesto ambien­ mondo le tracce di tante vite, non
tale4. più annotazioni nascoste fra le pie­
Quale delle due proposte segui­ ghe di relazioni mediche, quasi a
re? Secondo il pensiero del filoso­ negarne l’esistenza, ma elevate a
fo tedesco nessuna delle due, per­ nitide biografie di quella vita “in
ché quella monumentale tralascia tono minore” trascorsa nei monu­
molte cose importanti e quella del mentali edifici, menti ritrovate dai
paesaggio trascura la trama di un posteri.
tessuto, quale può essere conside­
rato il territorio, che si regge sul­
l’interconnessione di una realtà NOTE
fatta di tanti elementi; inoltre,
quella antiquaria può produrre un [1] Titolo di sapore proustiano il
eccesso di memoria. cui “copyright” appartiene al
Entrambe però possono rallen­ nostro collaboratore arch. Pa­
tare, se non impedire, l’incessante olo Botteon.
precipitare della storia. Queste di­
Tracce per una riflessione

scriminanti storiche e memoriali [2] Pantozzi 1989.


sul paesaggio consentono di rece­
pire la ricchezza delle testimonian­ [3] Luciani 1992: 8.
ze sia della grande storia, sia del­
la storia minima. [4] Mastrogregori 1986.
E gli ospedali psichiatrici, spes­
so monumentali edifici circondati
da spazi verdi, preservati dalle in­
terferenze – non sempre debite –
del mondo esterno da alte mura
secolari, rappresentano la storia
con la £s maiuscola”, quella della
scienza, delle istituzioni e di mol­
to altro ancora, ma sono anche
contenitori privilegiati di tante
storie minimali, quelle di individui
che una sorte malevola ha condot­
to a vivere in quel chiuso recinto,
il più delle volte privandoli della
speranza, smarrendoli nel vasto
territorio delle patologie della Casimira Grandi è Ricercatrice di Storia
economica presso la Facoltà di Sociologia
mente, estranei al fluire del tem­
dell’Università degli Studi di Trento. Ha
po. coordinato il gruppo di studio sul “riuso”
Il progetto nazionale per il re­ dell’Ospedale psichiatrico di Pergine.

82
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Un manicomio, una storia, il contesto territoriale di riferimen­
un progetto to del progetto stesso, il manicomio
di Pergine Valsugana.
In questa struttura, aperta nel
Rodolfo Taiani 1882 e definitivamente chiusa solo
nel 2002, sono transitate decine di
migliaia di esistenze fra loro diverse
Dalla storia dell’istituto perginese a un
nelle vicende personali, ma simili nei
progetto di studio e di ricerca, verso il riuso percorsi interni all’istituto, nella
degli spazi e la valorizzazione del quotidianità imposta, nell'incontro
patrimonio documentario. con gli altri ricoverati, con il perso­
nale medico e paramedico; simili
anche nell'incontro/scontro con la
comunità ospite esterna la cui dina­
mica si ripropone ancor oggi lì dove
“Alla ricerca delle menti perdute: è aperto il dibattito sul recupero e il
viaggi nell’istituzione manicomiale” riuso delle strutture dismesse2 .
è il titolo di un progetto sulla storia Una sintesi dei principali episodi
della scienza e dell’assistenza psi­ che hanno segnato la storia dell'ex
chiatriche promosso dal Museo sto­ ospedale psichiatrico di Pergine può
rico in Trento in collaborazione con pertanto essere un utile modo sia per
l’Università degli studi di Trento. evidenziare esemplarmente alcune
Attivo da alcuni anni questo proget­ delle numerose e varie dinamiche che
to, ha raccolto l’adesione di nume­ hanno contrassegnato la storia di
rosi altri soggetti1 . Nel 2003, venti­ questa come di altre strutture mani­
cinquesimo anniversario dell’appro­ comiali3, sia per render ragione dei
vazione della cosiddetta legge Ba­ contenuti del progetto stesso.
saglia (la n. 180 del 13 maggio Già nel 1807, in periodo di gover­
1978), esso vivrà il suo momento di no bavaro, si discusse sull'ipotesi di
maggior visibilità. aprire due istituti per il ricovero dei
I temi guida sono i luoghi, le pazzi con sede l'uno ad Innsbruck e
persone e le azioni che hanno con­ l'altro a Trento o Rovereto4. A que­
tribuito nel corso dei secoli, fra il sta prima proposta, tuttavia, seguì
XVIII e il XX, a dar forma a quel un nulla di fatto. Bisognerà atten­
variegato universo identificato con dere il 1830 prima che alle porte di
il termine di manicomio, ossia una Innsbruck, ad Hall, venisse inaugu­
struttura pensata, realizzata e or­ rato il primo manicomio provinciale
ganizzata con il precipuo scopo di tirolese dove venivano ricoverati an­
accogliere, custodire e assistere i che gli infermi provenienti dal Tren­
cosiddetti malati di mente. tino. In precedenza, costoro veniva­
La prospettiva che anima questo no trasferiti negli ospedali di San
progetto è pertanto la storia di tanti Servolo a Venezia, della Senavra a
spazi e individui uniti insieme, ma Milano o in altri istituti del Lombar­
che può assumere ad emblema, per do-Veneto, eventualità che fu espres­

83
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
samente vietata, tuttavia, per i più
bisognosi con una circolare del 5
giugno 1835 con la quale il governo
del Tirolo comunicava che in avve­
nire i mentecatti poveri del Tirolo
non sarebbero più stati “accolti e
mantenuti gratuitamente negl'istitu­
ti… del lombardo veneto”, ma per
Un manicomio, una storia, un progetto

l'appunto in quello di Hall5 .


L’apertura di un istituto manico­
miale anche in Trentino fu nuovamen­
te sollecitata, nel 1850, dal medico
Francesco Saverio Proch. Costui, in
un opuscolo a stampa, argomentava
le motivazioni che a suo dire rende­
vano quanto mai urgente la realizza­
zione di una simile opera6. Ci volle­
ro, tuttavia, ancora altri anni di di­
scussione prima che la Dieta tirole­
se giungesse a deliberare, il 12 ot­
tobre 1874, la costruzione di un se­ so di problemi di sovraffollamen­
condo manicomio, collocato nel Ti­ to, un motivo di costante preoc­
rolo italiano. Veniva così garantita cupazione, che assillerà tutti i di­
ai sudditi di lingua italiana l'assisten­ rettori che si succedettero alla
za psichiatrica nei territori d'origine guida dell'ospedale.
e offerta una prima risposta alla cro­ Già nel 1894, per recuperare altro
nica carenza di spazio deplorata dalla spazio, fu colmata la separazione che
struttura di Hall. Altri anni ci volle­ divideva i reparti dei semi-agitati e
ro poi per decidere l'ubicazione del­ agitati da quelli centrali. Si creò così
l'istituto e per portare a termine i una nuova costruzione di tre piani
lavori. L'edificio, realizzato a Pergi­ con stanze pensate dapprima come
ne Valsugana dall'impresa Scotoni di locali di isolamento, ma più tardi
Trento fra il 1879 e il 1881, fu pro­ arredate con due o anche tre letti.
gettato dall'ing. Josef Huter se­ Pochi anni dopo, sul finire del se­
condo la consueta pianta edificia­ colo, la direzione del manicomio di
le a forma di E, che già caratteriz­ Pergine suggerì di procedere ulterior­
zava simili costruzioni in altri par­ mente nell’adeguamento ed amplia­
ti dell’Impero. mento dell'istituto.
Entrato in attività nel 1882, e Uno speciale comitato tecnico
per la precisione il 19 settembre nominato nel 1902 dalla Giunta pro­
in piena emergenza alluvioni, il vinciale verificò le richieste e pro­
nuovo istituto, pensato per due­ pose per Pergine una serie di inter­
cento posti letto, cominciò, tutta­ venti, successivamente approvati
via, ben presto a soffrire anch'es­ dalla Giunta stessa: la costruzione

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Ex Ospedale di due nuovi padiglioni da cin­ ne, che caratterizzerà fortemente
Psichiatrico di
Pergine Valsugana, quanta posti letto ciascuno (deno­ tutta la successiva storia del ma­
interno. minati dopo la guerra “Gennaro nicomio perginese: a partire dagli
Pandolfi” e “Gaetano Perusini” in anni del primo dopoguerra comin­
onore di due soldati morti “eroi­ ciarono ad affluire a Pergine an­
camente” in battaglia), l'acquisto che malati altoatesini di lingua
del podere Gasperini a Vigalzano tedesca, alcuni dei quali trasferiti
per l'apertura di una colonia agri­ dal manicomio di Hall fra il 1923
cola, alcune nuove sistemazioni e e il 1925.
adattamenti al vecchio edificio, L'ampliamento del territorio di
una nuova sede per la cucina, la competenza e la conseguente cresci­
costruzione di una nuova portine­ ta dei ricoveri concorsero peraltro a
ria, di un'officina per fabbro e di riacutizzare l'annoso problema degli
una camera mortuaria. I lavori, spazi. Per porvi parziale rimedio fu
iniziati nel 1903, si conclusero nel deciso nel 1926 di elevare di un pia­
1905. no le propaggini estreme dei bracci
Seguì la Grande Guerra e con essa, dell'edificio principale. Fu inoltre
nel marzo del 1916, la decisione di stipulata una convenzione con la
destinare l'edificio principale del fondazione “Attilio Romani” di Nomi,
manicomio ad ospedale militare. Tut­ per il ricovero di cento pazienti “in­
ti i ricoverati, ad eccezione di alcu­ nocui e tranquilli” (dicembre 1922),
ni che rimasero presso la colonia convenzione che scadrà il 28 febbra­
agricola, furono così trasferiti in di­ io 1945.
versi istituti dell'Impero: Bohnice, Nell'agosto del 1924 un'apposita
Hall, Klosterneuburg, Kremsier, commissione reale delineò il proget­
Mauer-Oehling, Praga, Vienna, Ybbs. to di massima per un ulteriore svi­
L'annessione all'Italia dell'odier­ luppo dell'istituto, prevedendo fra le
na regione Trentino-Alto Adige alla altre cose anche la costruzione di tre
conclusione della Grande Guerra, in­ nuovi padiglioni. Il primo, denomi­
nescò l'iter legislativo del passaggio nato “Osservazione” e situato di
dell'ospedale psichiatrico, denomi­ fronte all'edificio centrale, fu inau­
nato dal 1920 «Ospedale provincia­ gurato nel luglio 1927; la sua ca­
le della Venezia Tridentina», dall'am­ pienza era di circa centoventi posti
ministrazione austriaca a quella ita­ letto ed era destinato ad ospitare
liana. L'atto finale fu il R.D. 31 gen­ anche il laboratorio scientifico di
naio 1929, n. 204 con il quale fu analisi. Il secondo padiglione, de­
decretata, a partire dall'1 luglio nominato “Valdagni”, fu aperto nel
1929, l'estensione alle province an­ 1934 ed era destinato ad accogliere
nesse al Regno d'Italia della legge le donne e i laboratori. Il terzo, che
italiana sui manicomi del 14 febbra­ avrebbe dovuto ospitare gli uomini,
io 1904, n. 36 e il rispettivo regola­ non fu invece mai realizzato. Alla
mento del 16 agosto 1909, n. 615. direzione dell'ospedale psichiatrico
Ma un'altra importante novità va se­ di Pergine fu, inoltre, affidata a par­
gnalata in questa fase di transizio­ tire dal 1936 la sorveglianza sulla

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
“Colonia agricola provinciale per un periodo di drammatiche diffi­
infermi di mente tranquilli” (Land­ coltà: all'incremento della morta­
wirtschaftliche Siedlung für Geiste­ lità fra i ricoverati per le pessime
skranke) istituita con deliberazione condizioni di vita, si sommò il
del 30 settembre di quell'anno dalla dramma di tutti quegli infermi di
Provincia di Bolzano a Stadio, nel origine tedesca (299) che, in base
comune di Varena. A conclusione di all'accordo italo-tedesco sulle op­
tutti questi interventi, la ricettività zioni del 1939 (legge 21 agosto,
Un manicomio, una storia, un progetto

complessiva dell'istituto era salita a n. 1241), furono trasferiti il 26


settecentocinquanta posti letto. maggio 1940 verso l'ospedale psi­
Seguì, in corrispondenza degli chiatrico tedesco di Zwiefalten.
anni della seconda guerra mondiale, Molti di questi furono soppressi

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
all'interno del programma di eli­ medico-psichiatrici in tema di dia­
minazione sistematica degli indi­ gnosi e trattamento dei disturbi
vidui fisicamente e psichicamente mentali.
menomati voluto dal regime nazi­ Un primo passo in questa direzio­
sta. (“operazione T4”)7 Negli anni ne fu compiuto con la legge 18 mar­
e nei decenni del secondo dopo­ zo 1968, n. 431, la cosiddetta legge
guerra il problema del sovraffol­ Mariotti, che istituì i “centri o servi­
lamento assunse dimensioni sem­ zi di igiene mentale” (§ 3). L'art. 1
pre più critiche. La media giorna­ stabiliva che l'ospedale psichiatrico
liera dei degenti giunse anche ai doveva essere organizzato in divisio­
1600/1700 individui negli anni ni (da due a cinque) con un massi­
sessanta. I lavori di riadattamen­ mo di 625 posti letto. Altre novità
to o ampliamento delle strutture introdotte da questa legge erano
esistenti furono pertanto conti­ l'ammissione volontaria su richiesta
Bruno Caruso, nue: nel 1949 fu aperto un nuovo del malato per accertamento diagno­
Carnevale in
manicomio, reparto per quaranta malate cro­ stico e cura (§ 4) e l'abrogazione
disegno niche tranquille al maso Martini; nel dell'art. 604, n. 2, del codice di pro­
acquarellato,
1954.
1959 si ricavò dal vecchio fienile un cedura penale, che prescriveva l'ob­
padiglione per lavoratori, denominato bligo di annotare nel casellario giu­
«Ferretti»; nel 1966, infine, fu inau­ diziario i provvedimenti di ricovero
gurato il nuovo padiglione “Benedet­ e loro revoca dei malati mentali (§
ti”. 11). In provincia di Trento si diede
Ma sono anche anni e decenni esecuzione al dispositivo di legge
nei quali iniziarono a svilupparsi nazionale istituendo, con D.P.G.P.
quelle istanze sociali che puntava­ del 2 ottobre 1968, n. 297/1560
no al rinnovamento delle istituzio­ legisl., il Servizio d'igiene menta­
ni psichiatriche, attraverso l'aper­ le.
tura dei manicomi verso l'esterno Il raccordo con l'esterno stava
e la fondazione dei centri di igie­ diventando così una realtà e fu
ne mentale sul territorio. Istanze, senz'altro rafforzato da un altro
in altri termini, che puntavano importante cambiamento di poco
contemporaneamente sia a una successivo che interessò l'ospeda­
complessiva ridefinizione e ridi­ le psichiatrico. Nei primi anni set­
mensionamento delle funzioni tanta fu introdotta, infatti, la “set­
manicomiali, sia a un potenzia­ torializzazione”, ossia una nuova
mento delle strutture di assisten­ suddivisione in reparti degli infer­
za decentrate. Obiettivo finale era mi basata non più sulla forma o
quello di realizzare un intervento intensità della malattia, ma sul­
più mirato ed efficace, capace di l'area geografica di provenienza.
rispondere a una crescente e dif­ In questo modo si dava priorità al
fusa domanda di cure, al cronico principio della continuità terapeu­
problema di sovraffollamento de­ tica fra il trattamento di cura ga­
gli istituti e soprattutto di acco­ rantito esternamente e quello di­
gliere anche i nuovi orientamenti spensato internamente alle strut­

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
ture di ricovero. Pergine Valsugana emergono alcu­
Il passo successivo e più rilevan­ ni degli snodi tematici che anima­
te, anche se andrebbero ricordate no l’intero progetto “Alla ricerca
tante altre tappe intermedie in que­ delle menti perdute”: innanzitutto
sto complesso e difficile cammino le motivazioni per le quali si giu­
verso il decentramento dell'assisten­ stifica nel tempo l’edificazione di
za psichiatrica, fu la legge 13 mag­ istituti per il trattamento dei ma­
gio 1978, n. 180, nota come “Legge lati mentali, successivamente
Un manicomio, una storia, un progetto

Basaglia”, che ha decretato la chiu­ l'identità sociale dei ricoverati in


sura dei manicomi in Italia e nelle grado di spiegare il problema del
province autonome di Trento e di sovraffollamento di cui soffrirono
Bolzano (art. 7). cronicamente queste strutture, an­
Il 17 luglio 1978 furono così cora oltre l'immagine e l'interpre­
bloccate le ammissioni di coatti e tazione della malattia mentale che
volontari non recidivi all'ospeda­ suggerisce nelle diverse fasi stori­
le psichiatrico di Pergine. I recidi­ che atteggiamenti culturali e trat­
vi volontari furono ancora accet­ tamenti terapeutici diversi, infine,
tati, ma solo fino al dicembre 1980, ma l'elenco potrebbe proseguire,
termine poi prorogato fino all'apri­ la prospettiva di varcare il confine
le 1981. Per i recidivi volontari tracciato dall’esperienza manico­
altoatesini invece il termine ulti­ miale per sperimentare nuove for­
mo di ammissione fu spostato al me di assistenza.
dicembre 1981. Dall'1 gennaio A questi temi strettamente con­
1982 la competenza sul servizio di nessi alla funzione dell'istituzione
salute mentale fu trasferito dalla manicomiale si sommano inoltre
Provincia all'Unità sanitaria loca­ più ampi interrogativi dettati da
le. Presso l'ospedale psichiatrico singoli episodi: la questione del
rimasero quei malati ancora degen­ rapporto fra psichiatria e nazismo8
ti al momento dell'entrata in vigo­ nel caso dei malati trasferiti in Ger­
re della riforma. mania nel 1940 o il ruolo della psi­
Perché si completasse la chiusura chiatria transculturale nel tratta­
del manicomio di Pergine occorrerà, mento di infermi di lingua e cul­
però, aspettare quasi un quarto di tura diverse, ma internati nella
secolo, l'ottobre del 2002, quando medesima struttura, come a Pergi­
una delibera del Direttore generale ne pazienti di cultura italiana e
dell'Azienda provinciale servizi sani- cultura tedesca. Per concludere
tari, la n. 1314 del 29 ottobre 2002, infine con la questione non meno
sancirà il definitivo superamento importante del riuso degli ex ospe­
dell’Ospedale psichiatrico provinciale dali psichiatrici che sollecita nei
e la possibilità di parlare legittima­ confronti della gestione di questi
mente da questo momento di ex ampi spazi fisici e culturali una rin­
Ospedale psichiatrico. novata scommessa.
Seguendo la traccia di questa Dopo la riforma istitutiva all’ini­
sintetica storia del manicomio di zio del secolo XX – come ricorda

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Bruno Caruso,
Scizofrenic Jazz
Band, disegno
acquarellato,
1958.

Domenico Luciani nel suo saggio mente trovano spazio nello svol­
– “autentica utopia della moder­ gimento del progetto “Alla ricerca
nità”, e dopo la riforma decostrut­ delle menti perdute”, che si pro­
tiva degli anni settanta del Nove­ pone fra gli obiettivi più immediati
cento, si tratta ora di affermare una non certo evidentemente quello di
terza utopia, che “si configura dare una risposta esaustiva a tut­
come una guida alla transizione/ te le sollecitazioni qui solo breve­
trasformazione del manicomio ver­ mente formulate, ma di muovere
so la commistione sociale, cultu­ curiosità e nuovi interessi intorno
rale, scientifica”. “Quello che è sta­ ad argomenti che spesso restano
to l’ospedale psichiatrico diventa relegati in un'area etichettata
così luogo della città a pieno tito­ come memoria “scomoda” e come
lo, spazio della comunità, sito ci­ tale da rimuovere o cancellare.
vico bello e utile, nuova agorà, Proprio la tragicità di alcuni degli
nuova piazza, nuovo crocicchio ne­ eventi narrati, tuttavia, impone
cessario della tolleranza e delle re­ che questo percorso storico venga
lazioni, stazione di intermodalità approfondito e riproposto affin­
culturale, artistica e spirituale”. ché, secondo uno slogan forse as­
Sono tutti temi che rapsodica- sai logoro, ma sempre efficace,

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
quanto accaduto non debba più lazione con il proprio passato.
ripetersi. Storia a sé stante, interpretata
E non solo: in questo modo si ha e affrontata solo per gli aspetti più
anche l’ambizione di contribuire ad interni alla disciplina, all'evoluzio­
un filone di ricerca che ha cono­ ne dei saperi, delle tecniche e delle
sciuto in questi ultimi due decen­ scoperte, la storia della psichiatria
ni crescenti attenzioni da parte di non ha certo conosciuto maggior
numerosi studiosi. Limitandosi al fortuna di quella medica più gene­
Un manicomio, una storia, un progetto

solo panorama italiano, si può rale. Solo con lo sviluppo di un spe­


senz'altro notare come l'applica­ cifico interesse nei confronti del­
zione della legge 180 del 1978 la storia sociale della medicina,
abbia in un certo senso stimolato che in Italia vive un momento im­
la ricerca e lo studio sugli istituti portante alla fine degli anni set­
manicomiali dei quali il provvedi­ tanta con il convegno del CISO
mento legislativo aveva decretato dedicato a temi e metodologie
la chiusura e in molti casi, purtrop­ della ricerca in storia della sani­
po, anche la dispersione e distru­ tà11, si attua una significativa svol­
zione del ricco patrimonio docu­ ta. Anzi proprio la storia della psi­
mentario. La storia dei singoli isti­ chiatria è quella che più di altre
tuti è diventata così una sorta di branche dell'area storico-medica
passaggio obbligato sia per rico­ sembra aver saputo cogliere l'im­
struire le vicende del passato, sia portanza dell'apertura di orizzonti
per intervenire a salvaguardia dei che certa prospettiva storiografica
giacimenti documentari di rilevan­ più generale sembrava offrire. Tan­
te interesse storico in essi deposi­ t’è, ad esempio, che lo sguardo di
tati.9 studiosi quali Guglielmo Lützenkir­
E si tratta di un movimento affat­ chen, oltre a proporre percorsi criti­
to nuovo. Se si guarda, infatti, alla ci attraverso la produzione di argo­
storia della psichiatria in Italia e mento storico-psichiatrico e storico-
delle sue pratiche si rimane per lo neurologico si amplia fino ad inglo­
meno sconcertati dall'assenza fin bare il problema dell'etnopsichiatria,
quasi alla fine degli anni settanta di contribuendo con altri autori e con
studi o attenzioni nei confronti di una prefazione esemplare di Alfon­
questo settore di ricerca. È una so Maria Di Nola ad uno studio sul­
considerazione che svolge Patrizia l'epilessia, malattia considerata
Guarnieri nel suo saggio bibliogra­ appannaggio della scienza psi­
fico, “La storia della psichiatria: un chiatrica, ma ricca di valenze so­
secolo di studi in Italia del 1991”10 ciali e significati culturali tali da
ed è un'analisi che si può tranquil­ collocarla ben oltre il ristretto
lamente collegare anche al più ambito medico-scientifico una di­
ampio disinteresse per la prospet­ versa attenzione, dunque, favorita
tiva storico-sociale che gran parte e sollecitata anche dal nuovo cli­
della storia della medicina ha sem­ ma nato dalla riflessione che fin
pre testimoniato ponendosi in re­ dall'inzio degli anni sessanta insi­

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
steva sulla necessità di ripensare i sociazione Amici della storia
manicomi e che condurrà, attraver­ di Pergine Valsugana, Cassa
so il primo passaggio della legge rurale di Pergine Valsugana,
Mariotti del 1968, alla cosiddetta Centro servizi culturali Santa
riforma Basaglia del 1978. Chiara, Comune di Pergine, Di­
Nel ventaglio di temi che si di­ rezione U.O. 3 di Psichiatria
schiudevano alla nuova storia della dell’Azienda provinciale per i
sanità, la storia del sapere psichia­ servizi sanitari di Trento, Gal­
trico e delle sue istituzioni rispon­ leria civica d’arte contempora­
deva così non solo alle esigenze co­ nea di Trento, Gesellschaft für
noscitive degli storici, ma anche, Psychische Gesundheit-
e soprattutto, di quegli psichiatri Psychohygiene Tirol, Museo
indotti dai profondi rivolgimenti civico di Riva del Garda, quo­
che allora toccavano la loro pro­ tidiano «l’Adige», Servizio
fessione a ricostruire i processi beni librari e archivistici e Ser­
sociali, politici, scientifici che l'ave­ vizio Programmazione e Ricer­
vano storicamente definita. ca Sanitaria della Provincia au­
È in questo itinerario che si vuole tonoma di trento, Sezione
collocare pertanto anche il proget­ Trentino-Alto Adige dell’Asso­
to “Alla ricerca delle menti perdu­ ciazione nazionale archivisti­
te” offrendo il suo contributo par­ ca italiana, Società di studi
ticolare alla comprensione della trentini di scienze storiche,
storia della realtà manicomiale. Univ.-Klinik für Psychiatrie In­
Il programma di eventi che pre­ nsbruck e Universitätsinsitut
vedono spettacoli di danza e teatro, für Suchtforschung Frastanz/
rassegne cinematografiche, esposi­ Vorarlberg
zioni, incontri pubblici e pubblica­
zioni vuole anche essere un tentati­ [2] Su queste tematiche è attiva
vo di dare visibilità a un settore di da alcuni anni la Fondazione
ricerca, che proprio per i temi af­ Benetton studi e ricerche di
frontati ha bisogno di confrontarsi Treviso che nel 1999 ha diffu­
con un più vasto pubblico - talvolta so a stampa l'interessante
da sensibilizzare, talvolta da infor­ pubblicazione a cura di FRIGO –
mare - e che non deve scontare quella PALESTINO – ROSSI 1998. Più di
stessa emarginazione di cui soffri­ recente, su questo tema, sono
rono i protagonisti delle vicende comparsi gli atti di un semi­
narrate. nario svoltosi a Trento il 30
novembre 2001 riferito agli ex
ospedali psichiatrici nei terri­
NOTE tori italiani appartenuti all'Im­
pero asburgico (cfr. GRANDI –
[1] Aderiscono attualmente al TAIANI 2002).
progetto: Assessorato alla cul­
tura del Comune di Trento, As­ [3] Per queste brevi note storiche

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
mi sono avvalso delle infor­ recenti e a solo titolo esem­
mazioni esposte da Marina plificativo, si ricorda MORA­
Pasini e Annalisa Pinamonti GLIO 2002.
nell'inventario dell’archivio
del Manicomio di Pergine, in [10] Guarnieri 1991.
corso di pubblicazione presso
il Servizio Beni librari e archi­ [11] Centro italiano di storia ospi­
vistici della Provincia autono­ taliera 1978.
Un manicomio, una storia, un progetto

ma di Trento.
Dell'istituzione di Pergine parla [12] Lützenkirchen 1975.
diffusamente PANTOZZI 1989.
[13] Mal 1981.
[4] Biblioteca comunale di Tren­
to, Archivio Consolare, Atti ci­
vici, ms. 3995.

[5] Archivio di stato di Trento, Giu­


dizio distrettuale di Civezzano,
Sanità, 1835, cart. n.n.
[6] PROCH 1850.

[7] A questo episodio ha dedicato


un suo studio HINTERHUBER
1995 del quale è prevista per il
2003 l'uscita in traduzione ita­
liana presso le edizioni del Mu­
seo storico in Trento. Si segna­
lano inoltre l'articolo di PANTOZ­
ZI 1996 e gli Atti del convegno
Follia e pulizia etnica in Alto
Adige: Bolzano 10 marzo 1995
(cfr. PERWANGER – VALLAZZA
1998).

[8] Fra le pubblicazioni più recen­


ti si segnalano gli Atti del con­
vegno “Pischiatria e nazismo”:
San Servolo, 9 ottobre 1998
(cfr. FONTANARI – TORESINI 2002).

[9] Sono numerosi gli studi che


hanno proposto la ricostruzio­
Rodolfo Taiani è responsabile della
ne della storia di singole isti­ Biblioteca presso il Museo Storico in
tuzioni manicomiali. Fra i più Trento.

92
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Il manicomio provinciale trava il trasporto dei malati di men­
tirolese di Pergine (1912) te da così rilevanti lontananze, nelle
condizioni ancora manchevoli delle
vie di comunicazione, non poteva
Pius Dejaco sfuggire alle autorità competenti.
A questi ostacoli di comunicazio­
ne si univano altri ostacoli, che ave­
La traduzione di una relazione
vano la loro origine nella grande va­
scritta nel 1912 dall’allora direttore rietà delle peculiarità nazionali e
del manicomio. culturali delle due etnie del Land.
Anche il cittadino ignaro di cose
psichiatriche fu indotto a riflettere
se non fosse un controsenso portare
un malato di mente (per il tratta­
mento specialistico) in un ambiente
Prima fase della costruzione che era in aperto contrasto con quel­
La popolazione del Land Tirolese è lo in cui era nato e cresciuto.
bilingue; due terzi di essa (tedesca La grande diversità della lingua,
e ladina) abitano nella parte Nord dei costumi e degli usi, dell’alimen­
del Tirolo, l’altra parte è italiana e tazione e delle condizioni atmosfe­
abita nel Sud. Il confine linguistico riche dell’ambiente, in cui il malato
è a Salorno, nella Val d’Adige. La parte di mente veniva ex abrupto a trovar­
del Land che sta a Sud di Salorno, si, poteva risolversi solo in un dan­
con la sua popolazione italofona e no per la salute psichica e, quindi,
prevalentemente contadina, costitu­ ritardare la possibilità di guarigio­
isce il bacino di utenza del “Manico­ ne.
mio provinciale-Tirolese di Pergine” Nessuna meraviglia se la maggio­
(così si denomina ufficialmente). ranza dei malati di mente invece di
I tedeschi e la gran parte dei la­ poter fruire del beneficio di un trat­
dini inviano i malati di mente nel- tamento specialistico in adatto isti­
l’Ospedale psichiatrico di Hall. tuto piombavano nella cronicità pe­
Il Land Tirol, dunque, possiede, renne in miseri ricoveri comunali o
per la sua popolazione aggirantesi in ospizi o, addirittura, in una di
su 1.000.000 di abitanti, due ospe­ quelle strutture private che si fanno
dali psichiatrici. beffe delle regole igieniche.
Ma non fu sempre così. L’Ospe­ Che ciò sia accaduto risulta in tut­
dale psichiatrico di Pergine esiste ta evidenza dai dati che il “Consi­
solo da tre decenni, perché, pri­ glio provinciale di sanità” ha pub­
ma, tutti i malati di mente dove­ blicato nel 1873.
vano essere custoditi a Hall, pro­ In Tirolo vi erano, allora, 2.200
venendo dai più lontani e remoti malati di mente, dei quali solo 250
paesi. potevano essere accolti nel Manico­
La consapevolezza delle difficol­ mio di Hall. 410 erano in custodia
tà quasi insormontabili che incon­ in ospizi e case di ricovero, dislo­

93
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
cati in tutto il Land, mentre 1.540
(dunque il 70% di tutti i malati di
mente tirolesi di quel tempo) era­
no in custodia a casa, senza aiuto
Il manicomio provinciale tirolese di Pergine

alcuno dall’esterno.
La Giunta del Land e il «Comita­
to dietale per le costruzioni» ave­
vano riconosciuto chiaramente fin
dal 1874 quanto, nelle dette con­ La Dieta decise il 12 ottobre
dizioni, l’erezione di un Manico­ 1874 di erigere il secondo mani­
mio, oppure un notevole amplia­ comio per la cura e l’assistenza dei
mento dell’istituto di Hall, fosse malati di mente nel Tirolo italia­
urgente e irrinunciabile; perciò i no. Gli alti costi, però, erano da
Comuni italiani (avvalendosi di sostenersi con mezzi provinciali; va
maggiori entrate ricavate da impo­ ricordato che i Comuni italiani,
ste aggiuntive) dovettero accollar­ quasi senza eccezioni, si erano di­
si un contributo di misura pari alla chiarati pronti a dare contributi
differenza con quanto già versato volontari per la costruzione di un
dai Comuni tedeschi per la costru­ Manicomio nel loro territorio nel­
zione del Manicomio di Hall. la stessa misura in cui i Comuni te­
deschi avevano contribuito per la
costruzione di Hall e nei medesimi
modi.
Fu una significativa dimostrazio­
ne di interesse per un Manicomio
proprio.
Per la parziale copertura dei costi
fu anche coinvolto l’allora esistente
“Fondo per le costruzioni di (mera)
assistenza sociale di malati di men­
te”, il che ebbe come conseguenza
che l’istituto da costruire nella par­
Circa le domande se e dove erigere te italiana del Land fu poi concepito
una costruzione nuova, oppure se non solo come istituto di terapia, ma
solo ampliare l’istituto di Hall: anche di mera assistenza per incura­
l’orientamento generale della Dieta bili.
era che (per motivi sanitari e uma­ Ora, per poter eseguire la delibe­
nitari e, per certi aspetti, anche fi­ razione della Dieta dal 12 ottobre
nanziari) la costruzione di un secon­ 1874, si doveva, come prima cosa,
do Manicomio per la cura e l’assi­ trovare un luogo adatto, che corri­
stenza dei malati di mente nel Tiro­ spondesse, soprattutto sotto gli
lo italiano fosse da preferire all’am­ aspetti sanitari, economici e finan­
pliamento dell’attuale istituto di ziari, agli interessi del Land.
Hall. Le rilevazioni che la Giunta Pro­

94
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
vinciale fece fare in tale direzione - approvare la costruzione del
(con l’aiuto di una commissione Manicomio di Pergine secondo
specialistica nominata dalla Giun­ i piani stabiliti, con un preven­
ta Provinciale e, su invito rivolto tivo di fiorini 308.000 (=
dalla Dieta il 14.5.1875, opportu­ 616.000 corone), più una spe­
namente integrata) erano di natu­ sa di fiorini 50.000 (= 100.000
ra così circostanziata che la Giun­ corone) per l’arredamento oc­
ta Provinciale il 17.4.1877 fu in corrente.
grado di decidere definitivamente Il primo colpo di piccone, per gli
che (per la erezione di un Manico­ scavi, si ebbe il 30.3.1879.
mio nel Tirolo italiano) si doveva Sui lavori di costruzione non bril­
comperare il maso San Pietro di lò una buona stella. Voci su una cat­
Pergine. La Giunta Provincia-le or­ tiva conduzione dei lavori (la cui
dinò tutte le negoziazioni, proget­ direzione era nelle mani dell’Ufficio
tazioni, ecc. tecnico provinciale, mentre l’esecu­
Alla fine la Giunta Provinciale, col zione era affidata a un impresario) e
contratto dal 18 settembre 1877, una cattiva qualità dei materiali im­
comprò il Maso San Pietro per fiori­ piegati, fornirono alla gente molti
ni 26.278 (= 52.556 corone), delle motivi per svariati e mordaci com­
quali il Land ebbe a pagare solo la menti.
metà, l’altra metà se l’accollò il Co­ Le voci giunsero alla Giunta Pro­
mune di Pergine, il quale, col con­ vinciale, che si vide costretta ad an­
tratto 19 settembre 1877, si impe­ dare a fondo delle cose e, a fine no­
gnò a: vembre 1879, ordinò la sospensione
- assumere la metà delle spese di dei lavori, già giunti al tetto.
acquisto del terreno; All’inizio parve che le perizie di
- portare la necessaria quantità di due ingegneri ministeriali confer­
acqua, a sue spese, fino al confi­ massero le voci, ma puntuali e ac­
ne dell’istituto e a mantenere in curati so-pral-luo-ghi e analisi ria­
efficienza il relativo acquedotto; bilitarono pienamente sia l’impresa­
- cedere gratis al Land un canale rio sia l’ufficio che aveva la direzio­
di acqua a scopo di lavaggi e irri­ ne lavori.
gazioni; Conseguenza fu che:
- porre a disposizione le cave di - la costruzione poté continuare
pietra comunali per lo sfruttamen­ dopo una sospensione di tre mesi
to gratuito. (non contando i tempi in cui i la­
Dopo che furono elaborati piani (sul­ vori furono sospesi, come di con­
la base di indicazioni preliminari di sueto, per il freddo invernale);
una apposita commissione, che sug­ - i danni subiti a causa della so­
gerivano una capienza di 200 malati spensione dovettero essere rim­
di mente), la Giunta Provinciale de­ borsati all’impresario.
liberò il 18 ottobre 1878 di: L’edificio, in grezzo, fu terminato nel
- approvare i contratti col proprie­ 1881. Ora si dovevano realizzare i
tario e col Comune di Pergine; dettagli del progetto ed erigere qual­

95
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Il manicomio provinciale tirolese di Pergine

che edificio minore, la cui neces­ biancheria e lenzuola fu curata dal­


sità si era avvertita durante la co­ la Casa madre delle Suore di Inn­
struzione, come effetto di talune sbruck.
variazioni fatte al piano originale. Nell’estate 1882 l’intera costruzio­
Così in quell’anno (1881) si ne era completata, secondo i piani e
eresse una casa da servire come la­ i programmi.
vanderia e bagni (Badehaus). Ver­ Il 14 agosto di quel 1882 potero­
so la fine della costruzione (del no trasferirsi dall’Ospedale psichia­
monoblocco) una “commissione di trico di Hall 29 malati di mente tran­
revisione” aveva ritenuto necessa­ quilli nella «loro» nuova istituzio­
rio tale edificio: nel piano origi­ ne.
nale i due detti servizi erano stati A questi arrivi seguirono (in più
infatti previsti inopportunamente scaglioni) 62 malati cronici, italia­
vicini alla cucina. ni, che pure erano stati ospitati a
Per compiere studi su questo edi­ Hall.
ficio minore furono inviati a Mona­ Questo esodo degli italiani dal­
co due membri della commissione: l’Ospedale psichiatrico tedesco ver­
l’Ing. Lindner e l’economo designa­ so quello patrio di Pergine ebbe ter­
to dell’Ospedale psichiatrico Sig. mine il 15 settembre 1882 e il nu­
Delama che poterono visitare im­ mero totale dei malati di mente tra­
pianti di quel tipo. sferiti da Hall fu di 91.
Contemporaneamente veniva pre­ Il trasferimento dei malati di
parato l’arredamento del nuovo isti­ mente da Hall a Pergine coincise
tuto. I mobili furono tutti portati da col catastrofico nubifragio che
Innsbruck e la fornitura di vesti, nella tarda estate 1882 arrecò stra­

96
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
ordinarie devastazioni, l’ostacolò, era impegnato col Land:
con l’interruzione delle vie di tra­ - a provvedere l’istituto sorto nel
sporto, l’arrivo dei malati di men­ suo territorio di acqua potabi­
te. le;
A causa di quel disastro si do­ - a portare l’acquedotto, a sue spe­
vette anche ritardare la festosa se, fino ai confini dell’istituto e,
inaugurazione dell’istituto. I con­ poi, alla manutenzione.
tributi offerti da numerosi invita­ Senonché, quando si approssimò
ti alla festa inaugurale furono con­ l’apertura dell’istituto, il Comune di­
vogliati su un fondo di beneficen­ chiarò di non poter mantenere la
za. promessa di assicurare la detta quan­
Dopo la fine dei trasporti dei ma­ tità di acqua senza sacrificare sensi­
lati di mente italiani da Hall si ini­ bilmente i propri interessi.
ziarono (il 19.9.1882) le ammissio­ Di fronte all’inatteso voltafaccia,
ni dirette, ma anche queste riguar­ su un problema tanto vitale, si apri­
davano, in gran parte, malati di men­ rono lunghe trattative, che si con­
te inguaribili, lungodegenti, già nel clusero con la delibera provinciale
reparto psichiatrico dell’Ospedale del 7.7.1883: era stanziata una cer­
generale di Trento che a causa della ta somma da destinarsi alle spese per
pericolosità sociale furono avviati al la ricerca di una buona fonte di ac­
nuovo Manicomio di cura. qua. I mezzi vennero tratti dal “Fon­
La mensa, la lavanderia e l’assi­ do per costruzioni per malati di men­
stenza immediata delle malate di te” (della Provincia).
mente furono affidate alle suore del­ Di questa ricerca fu incaricato lo
l’Ordine della divina provvidenza, la specialista Dr. Ing. Altmann. Le dif­
cui casa madre è a Cormons; per gli ficoltà che si frapposero alla solu­
uomini l’assistenza immediata fu af­ zione del problema furono rilevanti.
fidata a uomini laici. Presso Busneck (vicino a Canezza)
La direzione aveva deciso le nuo­ si dovette scavare un profondo poz­
ve costruzioni degli edifici minori zo, per il cui lavoro fu necessaria
con verbale dal 31.8.1882 n. 300. una somma imprevista di fiorini
Ma i lavori non erano ancora finiti e 40.000.
il periodo costruttivo fu prolungato Quando l’acqua fu trovata il Co­
fino al 1884. mune di Pergine fece un’altra pro­
La causa principale del ritardo fu posta: avrebbe costruito a sue spese
senza dubbio questa: il primo diret­ l’acquedotto e provveduto alla ma­
tore dell’istituto Dr. Sterz non era nutenzione se l’acqua trovata fosse
ancora stato nominato e, quindi, non stata messa a disposizione anche
era presente nella commissione del­ della cittadinanza. In pari tempo il
le costruzioni. Comune si sarebbe impegnato a for­
Particolari difficoltà presentò la nire l’istituto con due litri e mez­
provvista di acqua per l’istituto. zo di acqua al secondo.
Come già detto, il Comune di Per­ Il Land accettò. Nel 1884 i la­
gine (con contratto 19.9.1877) si vori inerenti al rifornimento di

97
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
acqua si conclusero. di bei monti.
La tabella seguente offre uno Il luogo sorge a 500 m sul l.d.m.
sguardo sulla durata e il costo della e dista 11 km da Trento. Subito ai
costruzione dell’istituto, dell’ac­ piedi del monte fortificato si tro­
Il manicomio provinciale tirolese di Pergine

quedotto e dell’arredamento: va il maso San Pietro, sul quale fu


eretto l’istituto di cura e di assi­
stenza.
Prima, la strada statale provenien­
te da Trento era l’unica possibilità
di comunicazione con la Val d’Adige,
per cui i malati di mente dovevano
essere condotti all’istituto con lun­
ghi e faticosi viaggi, con carrozze.
Dal 1896, però, una ferrovia uni­
sce noi con il naturale centro della
parte italiana: la città di Trento.
Ho detto prima che il Land, per la
costruzione del Manicomio, scelse il
maso San Pietro e lo comprò. Il ter­
mine “maso” non va inteso nel sen­
so che ci fosse, oltre ad una certa
area agricola, anche un cascinale, più
o meno grande, che potesse essere
conglobato nella grande costruzio­
(*) La somma esatta sarebbe di fiorini ne. Il maso San Pietro consisteva solo
561.170 (c.d.r.)
in campi e prati, ai piedi del monte
fortificato, (cioè a Nord del paese e
Dalla porta Est della città di a questo immediatamente adiacen­
Trento (porta di Aquileia) la stra­ te) e, ancora, in un piccolo casta­
da statale (levandosi gradualmen­ gneto, in un piccolo vigneto, entram­
te in larghe serpentine, sulla riva bi sulle basse pendici del monte. Nel
destra del Fersina, inoltrandosi punto più alto del terreno vi era una
nella profonda forra fra i monti di modesta casa rurale, poi gradualmen­
Civezzano e i monti di Roncogno) te riassettata e, già dall’inizio del­
porta in Valsu-gana; questa pren­ l’attività manicomiale utilizzate come
de inizio dal Rio Silla e si allarga, alloggio del giardiniere.
sempre più, in un rigoglioso, am­ Così era il maso San Pietro, con
pio fondo valle, al cui limite orien­ un’area di mq 96.000.
tale si trova il paese mercantile di
Pergine. L’istituto di cura e di assistenza
Pergine è sovrastata dal suo nella sua originaria forma
monte fortificato, da un castello, L’istituto fu eretto come monobloc­
che risale al tempo dei Longobar­ co sui campi e prati agricoli, con
di, ed è circondata da una corona l’imponente facciata rivolta a

98
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Nord-Ovest, cosicché le corsie po­ zione delle due case (solo in un
ste lungo la facciata e, con esse, la secondo tempo unite alle ali estre­
direzione sanitaria e amministra­ me) che erano vicine e collegate,
tiva, solo in estate erano illumi­ ma ancora non unite, e servivano
nate dai raggi del sole, mentre da “reparti per agitati”.
nella maggior parte dell’anno si Questi reparti per agitati avevano
doveva rinunciare ad essi. solo piano terra e primo piano.
Dal tratto centrale del palazzo, nel
quale sono ospitate le direzioni sa­
nitaria e amministrativa, con la an­
nessa sala delle feste e, sopra, la cap­
pella e l’ufficio economale, si dipar­
tivano due bracci, a sinistra e a de­
stra, che, poi, piegavano ad angolo
retto, e formavano due ali, che cor­
revano verso i terreni retrostanti,
verso il monte.

Nel Tratto Centrale (TC):


- Al piano terra, subito a sinistra
dell’entrata, c’era l’alloggio del
portiere, a destra, i magazzini
(più tardi l’alloggio del capo-in­
fermiere). Più verso l’interno c’era­
no una stanza per i visitatori e,
nella parte opposta, una sala per
biliardi, ancor oggi adibita a tale
Queste due ali contenevano, subito scopo. Nel mezzo, la bella sala
oltre il tratto centrale: delle feste, che, però, oggi, dopo
- l’ala sinistra: gli uomini malati di il considerevole sviluppo dell’Isti­
mente; tuto e dopo l’aumento delle pre­
- l’ala destra: le donne. senze di malati di mente, si pale­
Il tratto centrale e le ali formano sa troppo piccola;
una E coricata e abbracciano gli edi­ - Al primo piano, a sinistra si tro­
fici minori manicomiali, cosicché in vano i locali direzionali ammini­
quell’area, limitata e ben proporzio­ strativi, a destra, lo studio del di­
nata, c’è tutto l’istituto, con tutto rettore sanitario e quello dei
il necessario. medici e, proprio sopra la sala
La costruzione ha un pianoter­ delle feste, la cappella, costrui­
ra e due piani superiori, con ecce­ ta in stile «basilica». Eguali a

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
quelle che conducono al primo zo Reparto, riservato ai malati la­
piano, altre scale doppie e mol­ voranti. Al secondo piano c’era il
to larghe, portano; quinto Reparto, un reparto, allo­
- Al secondo piano, dove, a sini­ ra, modesto, quanto alle presen­
Il manicomio provinciale tirolese di Pergine

stra c’è l’alloggio del medico as­ ze. Questi (tre) reparti consisteva­
sistente e del cappellano, a de­ no ognuno in due vaste sale-dor­
stra l’alloggio delle suore. mitorio, nelle quali c’erano, per
[Omissis] lavarsi, attrezzature lignee, muni­
Si pensava di facilitare alle suore te di bacili di porcellana ribaltabi­
infermiere un agevole diretto acces­ li.
so dal loro alloggio alla cappella. In mezzo alle due sale-dormitorio
Però questo programma presto cad­ stava la stanza dell’infermiere.
de, perché i locali destinati ad al­ Inoltre, il reparto-tipo (modulo)
loggio delle suore furono tramutati aveva anche una stanza per malati
in alloggio del direttore; originaria­ fisici con due letti e una stanza di
mente, secondo il programma fissa­ isolamento con persiane di legno,
to dalla commissione, il direttore chiudibili dall’interno.
avrebbe dovuto abitare a Pergine, All’angolo (punto di incontro fra
fuori dell’istituto. Si era provveduto l’ala orizzontale e l’ala verticale)
per l’alloggio del medico assistente, c’era la sala soggiorno. Tutti questi
all’interno. Solo più tardi si è aggiun­ locali guardano verso l’esterno del­
to quello del direttore, mentre il se­ l’edificio; verso l’interno corre, lun­
condo assistente dovette abitare go tutto il reparto, un corridoio,
sempre fuori. munito di numerose finestre (corri­
Attualmente solo il direttore abi­ doio che, nei pressi della sala di sog­
ta in istituto. giorno funge anche da soggiorno dei
Dal tratto centrale, ora descritto, malati di mente).
si dipartivano, verso sinistra e verso
destra, le ali orizzontali destinate ai
malati di mente.

Nei tre piani delle ali verticali vi era­


Al piano terra vi era il primo Repar­ no i Reparti secondo, quarto, sesto.
to, che serviva come reparto accet­ Il secondo era, allora, per i “sudi­
tazione (proposi io questa destina­ ci”; il sesto per i cronici.
zione, quando presi servizio come Questi reparti erano strutturati in
giovane assistente). modo diverso dagli altri.
Sopra, al primo piano, c’era il ter­

100
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Avevano due dormitori, con la ce, erano munite di finestre di
stanza dell’infermiere frapposta, grandezza normale.
più avanti il soggiorno e due stanze Le finestre di tutti i reparti per
di isolamento, ma, anche un cuci­ malati di mente erano assicurate
nino e un’area per l’ascensore (un con inferriate, i pavimenti dei cor­
ascensore a mano, usato per le vi­ ridoi erano in lastre di cemento.
vande). Ma questo modo di trasfe­ Nei dormitori vi erano pavimenti
rire le vivande si dimostrò compli­ in legno dolce, solo i pavimenti del­
cato, non pratico e anche perico­ le stanze di isolamento erano in la­
loso; non fu più usato, smontato rice.
e ceduto ai “magazzini agricoli” di In tutti i piani l’acquedotto ar­
Innsbruck. rivava, ma non agli inizi, perché
L’area lasciata libera e il cucinino l’istituto dovette affrontare gros­
furono trasformati in camere per in­ si problemi a proposito di approv­
fermieri. vigionamento di acqua.
Straordinariamente primitivo era
il modo di costruire le toilette e i
pozzi neri, ecc..
Le toilette in legno, in legno i
sedili e anche le condutture.
[Omissis]
Le finestre, opportunamente
numerose, nei lunghi corridoi e

Dal secondo Reparto (piano ter­


ra) una passerella in legno, coper­
ta, conduceva alle case vicine, in
cui erano i reparti per agitati.
Reparti per agitati: i due fabbri­
cati avevano un solo piano superio­
re e ospitavano due reparti: settimo
Reparto e ottavo Reparto.
Essi contenevano una stanza per
infermieri, un piccolo locale con fon­
tanelle che serviva per lavarsi, e sette
locali di isolamento in fila, che da­
vano al reparto un aspetto tipicamen­ nelle corsie, che, data la presenza
te carcerario. di inferriate, potevano rimanere
Le sette celle del piano terra ave­ spesso aperte, assicuravano (insie­
vano finestre chiudibili, con per­ me con un sistema di condutture
siane in legno, piccole, poste in di areazione incorporate nei muri)
alto. la ventilazione di tutti i locali.
Le celle del primo piano, inve­ La Ditta di Monaco Sugg & Kai­

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
ser aveva istallato nei reparti un minili il passaggio porta al po­
impianto di riscaldamento, che, sto di consegna dei pasti per le
però, si limitava alle corsie e ai donne, nonché verso la cucina
soggiorni, mentre i corridoi di tutti e le annesse dispense e, anco­
Il manicomio provinciale tirolese di Pergine

i reparti erano esclusi da tali im­ ra, verso il refettorio delle suo­
pianti. re.
Il motivo di ciò: la commissione
di costruzione aveva l’idea che Per­
gine fosse favorita da un caldo cli­
ma meridionale e, per ciò, i corridoi
che (ad eccezione dei reparti donne,
più o meno esposti al sole) non ab­
bisognavano di un riscaldamento.
Sulle conseguenze di tale errata
idea dirò più avanti. Nella cucina c’era, nel mezzo, un va­
I focolari (in cui si accendeva il sto focolare; a destra un grosso pen­
fuoco, n.d.tr.), con sedici corpi ri­ tolone per le zuppe, incorporato in
scaldanti, erano posti nel sotterra­ una stufa e, vicino, un grosso paiolo
neo, ma non (non erano in un posto per la polenta.
unico): erano separati in tre parti, Sempre al primo piano dell’ala di
le quali erano accessibili dai reparti mezzo, vicino alla cucina, si trovava
dei malati di mente (primo, terzo), una mensa per inservienti e un uffi­
eccetto per quella che stava sotto cio per la superiora; inoltre una la­
l’amministrazione. vanderia, un ambiente refrigerato
Il tratto centrale, invece, era ri­ per il latte, un laboratorio per la pa­
scaldato con stufe in ferro Sugg & sta, con relativa macchina a mano,
Kaiser, più tardi sostituite con stufe e sale per il pranzo.
Küstermann. Dall’atrio della cucina un collega­
L’illuminazione era in tutti i re­ mento conduceva al palcoscenico
parti esclusivamente alimentata a della sala delle feste (al piano ter­
petrolio. ra) e una scala al piano superiore,
che serviva da alloggio delle suore.
L’ala di mezzo In questo piano una grossa sala, nel
Dal tratto centrale (primo piano) mezzo, era trasformata in cappella
si dipartivano due passaggi coper­ privata delle suore. Al piano terra
ti che conducevano all’ala di mez­ dell’ala di mezzo dal vano scale si
zo (ospitante la cucina, l’alloggio arrivava a una cantinetta sotterra­
delle suore, l’ufficio della superio­ nea e a un magazzino di frutta e ver­
ra, ecc.): dura. Una vera cantina non esisteva.
1) dal lato che guarda i reparti ma­ Lo spazio circondato dal palazzo
schili il passaggio porta al posto (una E rovesciata) è rettangolare e
in cui vengono consegnati i pasti costituisce un cortile interno; c’era­
per gli uomini; no (e ci sono) quelle costruzioni che
2) dal lato che guarda i reparti fem­ erano necessarie all’esercizio delle

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
attività ospedaliere. parti, attraverso il cortile fino al
Il lungo e rettangolare edificio “Badehaus”, specie in pieno inver­
serviva bene a ospitare i bagni. Nel no, lo lascio immaginare.
primo progetto i bagni erano previ­ Al piano terra (insieme alla lavan­
sti in locali vicini alla cucina. deria e ai bagni n.d.tr.) si trovano
Ma, ancor prima della fine dei la­ anche un apparecchio di disinfezio­
vori, si pensò di non collocarli là; la ne tipo Thursfield e un’officina per
commissione di revisione, nel 1881, falegname. Al piano superiore c’era
stabilì l’incompatibilità di vicinanza la stireria, l’essiccatoio (alimentato
fra cucina e bagni, per motivi igie­ con aria calda da una stufa Sugg &
nici; per cui fu deciso di erigere (in Kaiser); più oltre un magazzino e le
separata sede) un edificio per la camere da letto del giardiniere e del­
lavanderia e per i bagni (il “Ba­ le lavandaie.
dehaus”), per il costo di fiorini Dietro al “Badehaus” un piccolo
23.024. edificetto rettangolare aveva, nel
- Lavanderia. A piano terra si tro­ mezzo, il locale obitorio e la sala
vava la grande lavanderia per i necroscopica.
vestiari, ecc., col solito sistema A sinistra e a destra dell’obitorio:
a mano, con diverse vasche in ce­ due fienili.
mento. L’acqua calda era portata Alte mura, con un solo grande
da una caldaia sita in un piccolo portone, cingevano il grande com­
locale annesso. prensorio rettangolare, entro il qua­
- Bagni. In quest’ultimo locale una le si svolgeva tutta la vita ospeda­
seconda caldaia per acqua calda liera.
riforniva i bagni per i malati di Avanti, a sinistra e a destra l’isti­
mente a mezzo di un semplice tuto era circondato (per solo tre lati)
tubo che giungeva fino alle va­ da giardini per i malati di mente o
sche da bagno. da cortili.
Il cosiddetto “reparto bagni” consi­ In fondo, presso il monte, i disa­
steva in più cabine con vasche in la­ dorni giardini degli agitati, dotati di
miera. porticati; più in avanti (adornati da
L’afflusso di acqua fredda si ave­ aiuole e cespugli) i giardini dei se­
va a mezzo di condutture che corre­ miagitati e dei tranquilli, non colle­
vano sotto il pavimento, dove c’era gati fra loro, solo aventi in comune
un pozzetto che era collegato con l’uscita dei reparti. Fra il giardino
l’acquedotto. delle donne e l’abitato di Pergine,
L’apertura e chiusura dell’acqua intercalato un orto.
fredda si effettuava tramite una chia­ Tutti i giardini erano circondati
ve che azionava (bloccava o sbloc­ da muri alti tre metri.
cava) il pozzetto sotterraneo. Così appariva l’istituto di Pergi­
I bagni servivano solo alla pulizia ne, quando fu aperto nel 1882.
personale dei malati di mente. Con Ebbene, del suo primitivo aspetto
quali scomodità avveniva il trasferi­ (che corrispondeva allo sfarzo dei
mento dei malati di mente dai re­ gusti dominanti in psichiatria tren­

103
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
ta anni fa, ai modi e alle maniere Il Land decise di ricavare una
del trattamento dei malati di men­ cantina (almeno) sotto il TC, me­
te) non è rimasta che la forma ester­ diante scavi condotti in economia.
na, mentre l’interno, col passare de­ Ma non furono poche le diffi­
Il manicomio provinciale tirolese di Pergine

gli anni, è del tutto mutato. coltà incontrate anche in questo


Uomini nuovi vennero e anda­ lavoro: c’era da lottare col fatto che
rono, ma, a tutti un pensiero fu i muri maestri del palazzo erano
comune: adeguare l’istituto allo troppo poco profondi, si dovette
stato della scienza in genere, ai rinforzarli con cemento e poi ini­
progressi della psichiatria in par­ ziare lo scavo per la cantina
ticolare. Disagi e disturbi venivano dal fatto
Questo processo di adeguamento che i focolari del riscaldamento era­
muove i primi passi subito dopo l’ini­ no situati in tre parti diverse dei lo­
zio dell’attività, e non ha mai avu­ cali sotterranei, accessibili solo dai
to fine. reparti primo e secondo, oltre che
dal TC.
Modifiche Per evitare che il personale addet­
Ho già accennato alla storia del­ to al riscaldamento e i malati di men­
l’acquedotto. te che aiutavano dovessero attraver­
È memorabile che, nel “periodo sare spesso altri reparti, i passaggi
senza acqua”, il Land costruì un ac­ verso i sotterranei furono unificati.
quedotto provvisorio dalla località La più grossa delle modificazioni
Ciomba, ai piedi del Monte Orno; se- riguardò il riscaldamento (1890).
nonché all’acqua mancò la sufficiente Fino ad allora i lunghi e spaziosi cor­
pressione: i piani superiori rimasero ridoi, sui quali davano tutte le stan­
senza, non si poté rifornirli. ze, non erano riscaldati.
Molto forte si fece sentire la man­ Era inevitabile che a ognuna del­
canza di cantine. le innumerevoli aperture di porta

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
(in un manicomio sono inevitabi­ broso parco e i campi grandi furo­
li) i locali riscaldati non mantenes­ no migliorati e resi produttivi.
sero un sufficiente calore; oltretut­ Il nuovo tratto di congiunzio­
to, i caloriferi, all’interno delle ne. Nell’anno 1894 fu fatta una co­
corsie, si dimostravano insoddisfa­ struzione che va ricordata, non per
centi; venivano surriscaldati oltre la sua dimensione, ma per altri
misura per cercare di mantenere la motivi: modificò non poco il qua­
temperatura necessaria e, questi, dro dell’istituto.
andavano spesso in tilt. Il vuoto fra il reparto semi-agita­
Allora tutti i caloriferi (sistema ti e quello degli agitati fu riempito
Sugg & Kaiser) furono tolti e adot­ con una costruzione alta tre piani,
tato un sistema di riscaldamento che aumentò di tredici stanze l’isti­
nuovo, che coinvolgeva anche i cor­ tuto, già alle prese con la mancanza
ridoi. di spazio. Dapprima furono pensate
Al posto dei vecchi sedici furo­ come stanze di isolamento e, a tal
no istallati dieci nuovi corpi ra­ fine, arredate; più tardi, sotto la
dianti della Ditta Porta di Torino e spinta del sovraffollamento sempre
furono anche istallate nuove con­ più forte, furono arredate con due e
dotte d’aria. anche tre letti. In questi locali furo­
Il precedente era un sistema a cir­ no posti i primi pavimenti in legno
colazione (cioè veniva riscaldata di faggio dell’istituto.
l’aria già usata e viziata): il nuovo Le finestre, inferriate come ovun­
riscaldamento era ad aria presa fuo­ que, le persiane chiudibili dall’inter­
ri, sempre nuova e pura, e scaldata. no e le finestrelle sopra le porte, in
L’anno 1893 portò una grande no­ alto, per le lampade elettriche: da­
vità in tema di illuminazione e, in­ vano al complesso l’impronta di un
sieme, un significativo miglioramen­ padiglione di isolamento.
to della sicurezza anti-incendio: fu Le spese per questi lavori ammon­
istallata in quell’anno a cura del Co­ tarono a fiorini 70.000 (= 140.000
mune l’illuminazione elettrica. Il corone).
Comune di Pergine fu uno dei primi Le celle di isolamento, in fila, dei
a costruire una centrale elettrica. Da reparti per agitati (settimo) e (otta­
tale centrale, in Serso, l’istituto ri­ vo) furono aumentate con due nuo­
cevette la forza per la luce e, più ve celle, sicché si ebbe una lunga
tardi, per un motore collegato all’es­ fila di nove celle.
siccatoio nella lavanderia. Con ciò il primo periodo costrut­
Non si può tacere che, nel corso tivo ebbe definitivamente fine: ad
degli anni, col valido aiuto dei ma­ eccezione di modifiche minime non
lati di mente lavoranti, i fondi agra­ venne più costruito nulla. Il tempo
ri dell’istituto furono mutati taluni, di totale assenza di ulteriori lavori
e molto migliorati altri. durò dieci anni.
Così, il vigneto che è sotto il maso L’inerzia fece sentire ben presto
San Pietro fu riassettato e reso frut­ le conseguenze negative. Anche se,
tifero; nel prato fu allestito un om­ come dimostrano le statistiche, il

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
te comunemente non pericoloso,
in un altro ambiente (e sotto l’in­
flusso di circostanze spesso anche
futili) può diventare pericoloso.
Il manicomio provinciale tirolese di Pergine
Perciò varie voci si levarono di
autorità sanitarie (sia dal punto di
vista igienico che psichiatrico) con­
tro l’eccessivo affollamento.
In base ai primitivi calcoli del
1877 la capacità dell’istituto fu ri­
tenuta sufficiente in 200 malati di
mente; erano calcoli fatti in base al
dato statistico seguente:
579 malati di mente su 352.000
abitanti.
Senonché: già nel primo anno
quel numero fu superato; e tuttavia
le condizioni di spazio consentirono
un aumento nella capienza, in via di
fatto, che fu sfruttato a seconda del
bisogno; nel novembre 1884 si ebbe
la punta massima di presenze: 250.
Tenendo conto di queste richieste
di ammissione, la capacità ufficiale,
attraverso piccole modificazioni in
numero dei malati di mente non terne, fu portata a 240.
crebbe in assoluto, la mancanza di La i. r. Luogotenenza (d’intesa col
spazio si fece tuttavia sentire, per Consiglio provinciale di sanità) il
cui la direzione fu costretta a re­ 24.5.1886 comunicò alla Giunta Pro­
spingere molte domande di am­ vinciale che l’aumento a 240 era ra­
missione. tificato, ma ulteriori esuberi non sa­
Il sovraffollamento si ebbe soprat­ rebbero stati ammessi.
tutto a causa del folto gruppo di in­ Con ordinanza 10.6.1892 la Giun­
curabili che (nonostante l’art. 23 del­ ta Provinciale ribadì l’esplicito di­
lo statuto dell’istituto) non poteva­ vieto di superare il limite di 240.
no essere dimessi dall’istituto, per­ È bene che, nonostante inizialmen­
ché i Comuni (con tutti i mezzi lega­ te fissata a 200, la normale capien­
li loro offerti) resistevano alla di­ za sia stata aumentata a 240 (130
missione dei loro malati di mente, uomini) (110 donne).
anche se non pericolosi per la citta­ È evidente che sarebbe stato im­
dinanza. possibile mantenere rigorosamente
In realtà la non-pericolosità di un il limite prestabilito.
malato di mente è concetto molto
relativo, perché un malato di men­

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
NOTA BIOGRAFICA Lasciata la direzione al trentino
dott. Guido Garbini (1873-1923),
Pius Dejaco (consigliere aulico) dopo la fine della prima guerra
nacque a Cognola di Trento il 25 mondiale, si ritirò a Bressanone
gennaio 1859 da una famiglia di con la moglie Elvira Fontanari e i
lingua tedesca. Si distinse molto cinque figli, e là aprì una clinica
come studente all’Università di privata nella Villa Sabiona, alla
Vienna, per cui ottenne la laurea confluenza della Rienza nell’Isar­
“sub auspiciis imperatoris”, riser­ co. Uno dei figli, Valerius, sarà sin­
vata ai giovani di eccezionale pre­ daco di Bressanone dal 1952 al
parazione. Nel luglio 1893, in qua­ 1968.
lità di assistente volontario, entrò Pius Dejaco morì a Bressanone il
a far parte dell’équipe del dott. 29 aprile 1925.
Aurel Zlatarovich, direttore del Ma­
nicomio provinciale tirolese di Per­
gine, divenendo assistente effet­ NOTE
tivo del primario in data 20 otto­
bre del 1893. Tra il 1912 ed il 1919 [1] Il numero delle stanze indica­
ricoprì la carica di direttore del to nel testo è errato, il nume­
Manicomio perginese. ro esatto deve intendersi 12 e
non 13.

Libera traduzione dal tedesco a cura di Giuseppe Pantozzi (DEJACO 1912). Le parole
in corsivo rendono le parti di testo sottolineate nell’originale. I disegni che corredano
il testo sono stati elaborati da Gian Piero Sciocchetti.

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Il Manicomio di Pergine, tuente lo statuto dell’ospedale.
istituto interprovinciale Questa situazione di "parità nel-
l’utilizzo" corrispondeva alle leg­
Giuseppe Pantozzi gi concernenti i rapporti fra pro­
vince quando una di esse (nel no­
Cultura e collaborazione interetnica stro caso: Bolzano) nasceva dalla
divisione territoriale dell’altra (nel
nella storia dell’ospedale perginese
nostro caso: Trento).
Non conosco bene i motivi per i
quali quella divisione (avvenuta nel
1928) sia stata piuttosto contenzio­
sa e quali influssi abbia avuto quel­
la contesa sui vari rami amministra­
tivi, ma so che la direzione ospeda­
liera ebbe sempre una tendenza a ri­
La riflessione che è stata fatta sul­ muovere l’idea della compartecipa­
l’ospedale di Pergine dal gruppo di zione assistenziale.
studio coordinato da Casimira Gran­ Mi spiego: la natura duplice del­
di e Rodolfo Taiani. Quella istituzio­ l’ospedale non apparve mai nella de­
ne è stata analizzata da tutti i punti nominazione ufficiale, non fu mai
di vista (medico, sociale, economi­ citata nelle stampe o relazioni, non
co, architettonico). era nota, per conseguenza, ai medi­
Il presente scritto intende consi­ ci, agli infermieri; men che meno al
derare le cose da punti di vista che pubblico; era celata sotto una cap­
sono accessori, in relazione a un pa di silenzio.
ospedale, ma non privi di interesse: Esisteva anche un atto di natura
si tratta in particolare le norme le­ esecutiva: una convenzione del no­
gislative e delle norme contrattuali, vembre 1928, destinata a regolare i
relative alla presenza di bolzanini nei rapporti concreti sorgenti dalla co­
reparti ospedalieri. mune utilizzazione. Ma non fu ela­
Ebbene, da questi angoli visuali, borata dalle segreterie giuridiche o
l’ospedale appare come una istitu­ assistenziali delle due province, ben­
zione strumentale delle due provin­ sì dalle due ragionerie: una scrittu­
ce di Trento e Bolzano. Un regio de­ ra in cui si parlava di conti, di ren­
creto del 15 marzo 1928 dichiarava diconti, di contabilità e di fatture;
un diritto di proprietà di Trento sul non si citava una sola volta il mala­
complesso ospedaliero e un diritto to, non i suoi rapporti con la fami­
di utilizzazione di Bolzano. E dun­ glia, non l’apporto del servizio so­
que, sotto l’aspetto del fine istitu­ ciale del paese di origine, ecc.
zionale, l’ospedale era interprovin­ Insomma: dei cento rapporti, de­
ciale. In altre parole: di fronte alle licati, che sorgevano dalla comune
prestazioni assistenziali le due pro­ presenza, venivano regolati soltan­
vince avevano eguali titoli e diritti, to quelli legati al bilancio.
derivanti da un unico atto, costi­ Ebbene: negli anni sessanta si pen­

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Ex Ospedale sò, a Bolzano, che occorreva pre­
Psichiatrico di
Pergine Valsugana, vedere, in una rinnovata conven­
interno. zione, una forma di contatti perio­
dici, uno scambio costante di in­
formazioni, un accesso agevolato
dei familiari, ecc.,
Occorreva, in altri termini, avvi­
cinare l’ospedale alla parte più set­
tentrionale del suo hinterland; oc­
correva applicare al manicomio quel­
lo spirito di servizio sociale, che ve­
niva teorizzato a Trento, in quei tem­
pi, più che in altre parti d’Italia.
Pergine reagì con cortesia, ma non
accettò: volle che fosse mantenuta
la convenzione del 1928, inalterata.
Oppose una tenace volontà di con­
servare quella convenzione. E que­
sta opposizione sorprese i bolzani­
ni.
Tutta la storia dei rapporti fra le atto del primo direttore fu quello
due popolazioni, intorno al proble­ di invitare tutti i medici del Tren­
ma psichiatrico, era una storia di tino; egli li guidò a visitare l’ospe­
collaborazione e di intesa. dale e invocò la loro costante col­
Dal 1830 al 1882 i malati trentini laborazione.
erano accolti nel manicomio di Hall Né va dimenticato che, essendo
presso Innsbruck: era disagevole il assessore Paul von Sternbach, nel go­
trasporto, eccessiva la lontananza da verno di Innsbruck (nel primo de­
casa, diverso l’ambiente antropico, cennio del Novecento), Pergine fu al­
ma l’accoglienza ed il trattamento l’avanguardia di una psichiatria di­
erano cordiali e soddisfacenti. namica ed aperta. Egli invitò a Per­
Nel 1882 fu aperto l’ospedale di gine Andrea Verga, il massimo psi­
Pergine e la coordinazione con Hall chiatra italiano, ed Heinrich Kraft-
fu buona: un continuo scambio di Ebing, il massimo psichiatra austria­
informazioni, esperienze, documen­ co. Andò a visitare Tamburini a Reg­
ti (per esempio: le relazioni annuali gio Emilia, istaurò rapporti di ami­
del direttore di Pergine erano stu­ cizia con lui (si potrebbe parlare
diate e conservate in perfetto ordi­ di gemellaggio).
ne nell’archivio di Hall; e là sono Il giovane assessore introdusse
tuttora reperibili). a Pergine la metodologia ergote­
Pergine nacque con uno spirito di rapica, seguendo i criteri emiliani,
collaborazione, che il governo di In­ piegò alla nuova metodologia la
nsbruck favorì in più forme. struttura generale dell’ospedale,
Non va dimenticato che il primo creando nuovi padiglioni nel com­

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
plesso ospedaliero e una ammire­ occhi quando videro partire i ma­
Il manicomio di Pergine, istituto interprovinciale
vole colonia agricola in Vigalzano. lati, e le suore perginesi vissero
Spalancò le porte alla cultura. quella partenza con una loro in­
Fece un aperto elogio dei direttori tensa sofferenza.
degli ospedali psichiatrici italiani, Sorprendente e antistorico, dun­
nella seduta dietale del 5 novembre que, negli anni sessanta il rifiuto di
1903: "…quei direttori, … sono Pergine a una rinnovata conven­
diventati famosi, ben oltre i con­ zione. La spiegazione non fu data,
fini di quel regno…". allora, ed è difficile ipotizzarla
Vi fu un periodo aureo, dunque, ora. Di certo influì, in qualche mi­
in cui Pergine fu il centro interme­ sura, la natura che Pergine aveva
dio fra la psichiatria italiana e la tratto dalle leggi sui manicomi del
mitteleuropa: il periodo in cui le 1904, entrata in vigore, nel Tren­
mura, intorno all’ospedale, ostaco­ tino, nel 1929 (quella legge, gui­
lavano il passo ai curiosi ed agli sfac­ data dalle teorie positivistiche ed
cendati, non alle idee, non alle in­ organiciste, aveva portato l’ospe­
novazioni. dale a trasformarsi nella fortezza
Anche dopo la prima guerra mon­ che tendeva ai suoi due fini: la
diale, divenuto Pergine ospedale in­ conservazione e l’isolamento).
teretnico, in quanto deputato ad Ma fu determinante, a mio pa­
ospitare malati del Trentino e del­ rere, il timore di coloro, i quali, al­
l’Alto Adige, ed interprovinciale, in l’interno dell’ospedale (dopo la co­
quanto collegato alle funzioni assi­ stituzione liberale del 1948 e dopo
stenziali delle due provincie, la vec­ il progresso straordinario, sul pia­
chia intesa continuò, sostanzialmen­ no scientifico, della psicologia)
te; non vi sono state lamentele dei percepivano l’equilibrio precario in
bolzanini verso Pergine (salvo gli cui l’ospedale sopravviveva: un
aspetti negativi derivanti dalla poli­ quid novi, anche minimo, avrebbe
tica che dominava in quegli anni), potuto determinarne il crollo.
così come non vi erano state lamen­ Negli anni settanta Bolzano deci­
tele dei trentini verso Hall (salvo i se di costruire un sistema psichia­
disagi oggettivamente derivanti dalla trico proprio: alcuni centri di pre­
lontananza). venzione e alcuni luoghi di cura re­
Perfino la nota "deportazione" sidenziale o semiresidenziale,
di malati bolzanini in Germania, sparsi sul territorio. Propose a
avvenuta nel 1940, svela, a ben Trento, nuovamente, un aggiorna­
osservare, le tracce della tradizio­ mento della convenzione del 1928,
nale sintonia: perché, se è vero che consentisse di inviare a Pergi­
che Pergine, sotto il tallone del ne propri allievi-infermieri, affin­
rude governo che aveva deciso ché svolgessero un periodo di ti­
quell’infelice ”Transport”, aveva rocinio in quei padiglioni che ospi­
omesso di compier taluni suoi do­ tavano malati altoatesini.
veri, è anche vero che gli infermieri Successivamente Bolzano avreb­
perginesi avevano le lacrime agli be, gradualmente, ritirato quegli

110
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
infermieri, divenuti esperti, insie­ cordato prima, relativo alla ripar­
me con i relativi malati, assegnan­ tizione patrimoniale fra le due pro­
doli alle varie strutture nuove, che vincie, disponeva non solo su Per­
il proprio programma prevedeva. gine, ma anche sull’Istituto d’as­
Era un piano non del tutto nuovo, sistenza infantile di Riva: quell’isti­
di cui si era parlato già nel 1966, e tuto veniva suddiviso in due par­
Trento l'aveva sostenuto ancor più ti; divenne, dunque, "interprovin­
che Bolzano, perché vi aveva visto, ciale" e fu amministrato da Tren­
per più aspetti, un suo cointeresse. to; ma una commissione pariteti­
Ma questa volta pervenne un ri­ ca decideva sui temi più importan­
fiuto (22 novembre 1972): man ti; e riunioni bilaterali erano in­
mano che l'idea abolizionista si dif­ dette, periodicamente, per recipro­
fondeva il meccanismo manico­ che informazioni sull’istituto e sul­
miale si chiudeva sempre più a l’assistenza minorile in generale;
ogni idea di innovazione. riunioni svolte sempre in un clima
Si riteneva, oltre il muro, che il molto amichevole e proficuo.
problema della psichiatria in ge­ Ciò dimostra che i rapporti, ben
nerale, il suo sviluppo nella regio­ diversi, che intercorsero in relazio­
ne, non riguardassero il manico­ ne a Pergine, avevano origine solo
mio regionale: il meccanismo era dalle ideologie psichiatriche, del
programmato per una sola funzio­ tutto prive di elasticità, che sta­
ne originaria: la custodia (e quel­ vano alla base delle leggi, di quel­
la cura che la custodia consentis­ le vecchie e di quelle nuove.
se). È interessante notare che il re­ Ma debbo subito aggiungere
gio decreto del 1928, che ho ri­ che quei due o tre episodi, di cui

Bruno Caruso,
Annotazioni
nell’album del
manicomio,
disegni colorati,
particolare,
1953-1960.

A pagina 112:
Bruno Caruso,
Manicomio,
disegno a china.

111
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Il manicomio di Pergine, istituto interprovinciale

ho parlato ai fini di completezza zano, ospitante i malati, i la­


storica, non intaccano, oggi, il giu­ boratori e gli stabulari, fu af­
dizio che va espresso sull’ospeda­ fidato al celebre architetto
le, nel suo complesso, nel suo se­ perginese Eduino Maoro; e ciò
colo di vita. spiega l’eleganza delle linee e
Quel palazzo ospedaliero, che, la razionalità funzionale di
negli studi citati all’inizio, è detto quella costruzione. E dimostra
"monumentale", è un monumento anche l’importanza che Stern­
alla sofferta storia della medicina bach assegnava all’istituzione
psichiatrica, alla sofferenza di tanti ergoterapica.
malati, ma anche un monumento
alla cultura interetnica, all’intesa
fra nazioni diverse.
E queste cose meritano il nostro
rispetto e richiedono il dovere del­
la nostra memoria.

NOTE
Giuseppe Pantozzi ha diretto il
Dipartimento della sanità e dell’assistenza
[1] Il progetto dell’edificio prin­ sociale della Provincia autonoma di
cipale della colonia di Vigal­ Bolzano.

112
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
Gli infermieri di Pergine. morale dei pazienti e del regime
Cento anni di storia umano nei reparti. Ancora più signi­
ficativo il fatto che fosse un ex-pa­
ziente cosicchè meno distante era il
Valerio Fontanari rapporto tra paziente e personale
d'assistenza.
Alla sua morte il suo posto come
L’infermiere psichiatrico da “guardiano
sorvegliante alla “Salpetriere” ven­
dei matti” ad operatore sanitario, ne preso dai medici, da Esquirol in
con specifiche competenze anche particolare, quasi per una riappro­
nella relazione con il paziente. priazione di quelle funzioni perico­
losamente scivolate nelle mani de­
gli infermieri guardiani, che così ri­
schiavano di diventare figure di con­
correnza ai medici.
Cenni di storia dell’assitenza Esquirol teorizzò l'importanza del
psichiatrica nel corso ruolo di “domestico” per la figura a
del XIX secolo contatto con il malato: doveva esse­
Nella storia della psichiatria si par­ re sempre insieme al paziente (in­
la poco degli infermieri. Questo ar­ ternato insieme agli alienati), non
ticolo si propone di raccontare la lasciarli mai soli, non avere forma­
storia dell’Ospedale psichiatrico di zione, ubbidire ciecamente al medi­
Pergine attraverso una descrizio­ co, uomo di fatica e guardia del cor­
ne del lavoro infermieristico. po del medico.
Gli infermieri psichiatrici in pas­ In quest'epoca quindi i custodi dei
sato hanno svolto soprattutto fun­ matti erano isolati e molto subalter­
zioni di servi e di custodi. La prima ni ai medici, e nel contempo molto
descrizione esistente parla dei “guar­ vicini ai pazienti, insieme ai quali
diani dei matti”, come di persone condividevano in negativo molte li­
analfabete, ignoranti e brutali, pro­ mitazioni: come loro avevano l'ob­
venienti dalle classi più basse, te- bligo dell'internato come i pazienti
mute dai medici e dagli ammalati. e non potevano dormire fuori dalle
Si sa anche che per meglio svol­ mura dell'istituto, non potevano spo­
gere funzioni repressive e custodia­ sarsi, non potevano disporre di sé in
listiche venivano scelti in base alla maniera autonoma, avevano una di­
loro robusta corporatura. visa che li marchiava. Come in tutte
Nel contesto storico del XIX se­ le istituzioni chiuse e totali, ai fini
colo è significativo che, a fianco del­ della custodia i guardiani diventa­
la figura di Pinel (che già sul finire vano a loro volta carcerieri. Tutto
del Settecento in Francia tolse le questo era evidentemente mantenu­
catene ai folli), permanga il ricordo to da un sistema gerarchico di pre­
di un sorvegliante eccezionale per mi e punizioni.
l'epoca, Jean Battiste Pussin, precur­ Nello stesso tempo avevano am­
sore dei principi del trattamento pio spazio d'azione e possibilità di

113
Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
rivalsa sui pazienti a loro assegna- unità rimaste continuativamente
Gli infermieri di Pergine. Cento anni di storia
ti: ordinavano a loro piacere ba­ nel tempo.
gni e docciature, immersioni im­ Non c'era distinzione di compiti
provvise e violente, rinchiudeva­ tra infermieri maschi e le suore; l'uni­
no e incatenavano gli ammalati a co invece che aveva un ruolo diver­
capriccio senza farne regolare rap­ so e particolarmente di riguardo era
porto, facevano passare per men­ il capo infermieri, che ebbe un ruo­
zognero quel paziente che avesse lo essenziale nell'avvio dell'ospeda­
riferito ai superiori dei maltratta­ le, e fu gratificato con un alloggio
menti subiti, ecc. privato per lui e la sua famiglia al­
Questo modello è stato preminen­ l'interno dell'ospedale, al pari del
te in tutta l'Europa del XIX secolo. Direttore.
Il Direttore era ben cosciente de­
La nascita dell’ospedale gli effetti che gli infermieri provo­
psichiatrico di Pergine cavano sui pazienti, sia in positivo
All’interno dell’impero austrounga­ che in negativo, e verificava le atti­
rico nacque nel 1882 il manico­ tudini e la serietà di ogni singolo
mio di Pergine, accogliendo circa candidato infermiere, prima della
duecento pazienti provenienti da sua assunzione. È riportato anche
Hall con un organico di 16 infer­ che era difficile trovare personale
mieri che purtroppo non rimase all'altezza del compito.
mai stabile. Il lavoro degli infermieri era re­
Gli infermieri erano assunti dalla golato da apposite istruzioni,con
Direzione dell'istituto, e prima della compiti essenzialmente di custodia,
loro assunzione definitiva dovevano cura e sicurezza degli ammalati.
superare un periodo di prova di 14 Ogni paziente veniva affidato a
giorni. Dopo dieci anni di servizio un infermiere che doveva fungere
potevano licenziarsi e avevano diritto da padre. Per il gruppo di amma­
a una pensione minima. lati che aveva in carico, ogni in­
Evidentemente molti dei giovani fermiere doveva curare l'igiene
perginesi non sostenevano i ritmi e personale, l'alimentazione, il rifa­
gli impegni di questa nuova profes­ cimento dei letti, la pulizia dell'am­
sione: infatti, nel 1883 abbandona­ biente, l'assunzione dei farmaci,
rono in sei e ne furono assunti altri l'osservazione del comportamento
sette, nel 1884 abbandonarono in e la preparazione per la visita me­
nove sostituiti da altri nove, e me­ dica.
diamente nei primi dieci anni il ri­ Era vietata all'infermiere ogni at­
cambio fu del 40-50%. Il problema tività che non fosse l'assistenza di­
dell’alto tournover infermieristico retta al malato. Erano inoltre sorve­
veniva visto come fenomeno preoc­ gliati da una specie di ronda interna
cupante dalla Direzione dell'Ospeda­ formata dagli stessi infermieri, che
le, che poteva però contare sul con­ aveva anche il compito di ispeziona­
tributo stabile delle infermiere suo­ re tutti i locali dell'istituto.
re: si trattò di un gruppo di diciotto Nel dicembre 1882 venne appro­

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Punto Omega n. 12/13
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Punto Omega n. 12/13
vato un regolamento di servizio te e medico; si nota anche che, a
Gli infermieri di Pergine. Cento anni di storia
per gli infermieri composto da 56 fianco dello specifico e necessario
articoli. In base a tale regolamen­ ruolo di sorveglianza, si comincia­
to gli infermieri dovevano essere: vano a intravedere e incoraggiare
«creanzati, sobri, costumati, cor­ elementi per un corretto e positi­
tesi, ordinati, puliti, ben pettina- vo rapporto umano fra infermiere
ti, intelligenti, fedeli, onesti, sin­ e paziente.
ceri, veritieri». Dovevano: “tolle­ Nei primi anni del secolo XX si
rarsi a vicenda, stimolarsi l'un l'al­ procedette in questa direzione, con
tro, trattarsi con urbanità, affida­ ulteriori norme interne e regolamenti
bilità e benevolenza, riferire ai che favorivano la dimissione e la ria­
Superiori le contravvenzioni com­ bilitazione dei pazienti.
messe dai colleghi, provvedere alla
propria pulizia corporale, lavorare Il passaggio di Pergine
insieme agli ammalati, procedere dalla giurisdizione austriaca
con economia, considerare l'Isti­ alla giurisdizione italiana
tuto come una grande famiglia, Nel 1904 in Italia fu approvata la
andare d'accordo e cooperare”. “Legge sui manicomi e gli alienati”,
Dovevano inoltre rispettare gli completata da un Regolamento del
ammalati, trattarli con riguardo, pa­ 1909: questa legge rappresenta il
zienza e benevolenza anche se erano primo tentativo italiano di regolare
scortesi, violenti o impulsivi, dimo­ l'accesso al manicomio e le condi­
strare cortesia, non deriderli né chia­ zioni di vita all'interno. A parte al­
marli pazzi, matti, ecc. Veniva inol­ cuni aspetti sulla formazione, la
tre specificato di non dare del «tu» legge non portare novità per quan­
ai pazienti; di cercare “con tutta bon­ to riguarda gli infermieri.
tà di far cadere il discorso quando il Anche dopo questa legge, infatti,
paziente esponeva le sue idee false il tipo di lavoro richiesto era poco
o deliranti”; di non intervenire con diverso da quello del personale di
la camicia di forza senza il parere servizio domestico: lavoro permanen­
del medico di sorveglianza; veniva­ te con pochi giorni di riposo al mese;
no inoltre proibiti e puniti interven­ alloggio sul posto di lavoro, in ca­
ti aggressivi o punizioni basate sul mere come quelle dei pazienti o ad­
privare l'ammalato di cibo o di ta­ dirittura nelle stesse camerate; pa­
bacco. Veniva imposto il segreto pro­ ghe minime; ancora nel 1934 chi si
fessionale e veniva raccomandato sposava veniva licenziato.
l'ascolto del paziente per poi riferi­ Era compito degli infermieri far
re al medico. rispettare le rigide regole istituzio­
Si tratta di un regolamento molto nali, controllare e contenere i com­
dettagliato, che definisce accurata­ portamenti disturbati dei pazienti; le
mente le mansioni degli infermieri: funzioni di assistenza erano desti­
se ne può dedurre che il loro ruolo nate soprattutto a evitare che i pa­
era privo di autonomia, e che essi zienti disturbassero i medici.
erano gli intermediari tra pazien­ Il rapporto medico/infermiere

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Punto Omega n. 12/13
A pag. 115: era basato soprattutto sull'autori­ in bagni caldi alternati a freddi, o
Bruno Caruso,
Clochard, disegno tà gerarchica: il medico ordinava avvolgimenti in lenzuola bagnate,
acquarellato, e l'infermiere doveva eseguire sen­ contenimento fisico mediante cami­
1998, particolare.
za discutere. La stessa autorità ca­ cia di forza, nastri ai polsi e alle ca­
ratterizzava il rapporto tra infer­ viglie, o corsetti, isolamento in cel­
miere e paziente, tranne alcuni le, nelle quali il pagliericcio per dor­
casi legati all'iniziativa personale. mire veniva cambiato una volta alla
L'Ospedale psichiatrico di Pergine settimana. Il pagliericcio era com­
era nel territorio dell'Impero au­ posto da un’alga marina essicata che
stroungarico, e beneficiava di leggi aveva la caratteristica di polverizzar­
e regolamenti più avanzati rispetto si, e quindi era una sostanza adatta
alle leggi ialiane. per prevenire il tentativo di suici­
Nel 1935 circa, diciasette anni dio.
dopo la guerra, si completò l'italia­ L'infermiere, nel caso dell'isola­
nizzazione dell'Ospedale psichiatri­ mento, doveva controllare ogni quar­
co e caddero definitivamente i re­ to d'ora il paziente, attraverso un
golamenti austriaci: per la qualità apposito spioncino posto sulla por­
dell’assitenza e per la categoria in­ ta della cella.
fermieristica fu un salto indietro. In situazioni di violenza improv­
Nel 1940 i familiari dei pazienti visa del paziente, gli infermieri do­
ricoverati dovettero dichiarare la loro vevano bloccarlo con la forza, per
madrelingua di appartenenza e quelli poi fissarlo al letto. Molte volte si
che optarono per la lingua tedesca interveniva con la modalità del «co­
furono deportati in Germania. Gli macio», che consisteva nel buttare
infermieri, che acompagnarono i pa­ un lenzuolo sulla testa del paziente,
zienti con una tradotta partita da in modo da coprire faccia e collo,
Pergine, raccontano che all’arrivo a cogliendolo di sorpresa da dietro. Le
destinazione in Germania, i pazienti estremità del lenzuolo, tenute in
furono ospitati in un caseggiato e mano dagli infermieri, venivano ve­
gli infermieri in un locale attiguo. locemente arrotolate in modo da for­
Durante la notte si sentivano dei la­ mare un cappio intorno al collo che
menti e si potevano riconoscere i sin­ veniva stretto a comprimere le giu­
goli pazienti dalle loro grida: poi non gulari finchè il paziente sveniva.
si sentì più niente. Al mattino suc­ Gli ammalati dormivano nudi e
cessivo quando gli infermieri ripar­ l'infermiere doveva controllare tut­
tirono per il ritorno a Pergine, si ac­ te le sere il vestiario, per escludere
corsero che il gruppo di pazienti era la presenza di corpi contundenti.
ridotto a meno della metà. Porte, finestre, luce e acqua erano
chiuse a chiave e l'infermiere ne era
Dalla fine della seconda il responsabile. Le posate, le forbici
guerra mondiale fino agli anni e altro materiale di ferro o di vetro
sessanta veniva contato scrupolosamente a
Le terapie ogni cambio di turno e, se risultava
Le terapie più antiche consistevano mancante anche di una sola unità,

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si doveva rovistare e mandare al­ infermieri, di cui uno teneva il
Gli infermieri di Pergine. Cento anni di storia
l'aria il reparto finché non veniva braccio del paziente che presenta­
trovato l'oggetto smarrito. va le contrazioni, e l’altro “spara­
Fino all’inizio degli anni sessanta va” in vena il flacone di glucosio.
gli infermieri prestavano assistenza Si trattava di un intervento infer­
alle nuove terapie convulsivanti: mieristico molto faticoso fisica­
malario-terapia, insulino-terapia ed mente e di grave responsabilità
elettroschok. per la sopravvivenza del paziente.
La malario-terapia, che è la più L’elettroschock (scoperto nel 1938
antica tra le terapie, si basava sul da Cerletti) consiste in una scarica
creare al paziente degli stati febbri­ elettrica di un particolare voltaggio
li molto alti, intervallati a periodi di allo scopo di scatenare nel paziente
febbre bassa, allo scopo di creare convulsioni tonico-cloniche. In cer­
spossatezza e quindi sedazione. Il te cliniche viene riconosciuto ancor
plasmodio della malaria viene tra­ oggi come un intervento terapeuti­
smesso dalla zanzara anofele, presen­ co valido e viene eseguito sul pa­
te nelle zone molto calde, ma anche ziente in anestesia totale. A Pergine
l’uomo è un terreno fertile di coltu­ si è praticato fino alla metà degli
ra per tenerlo vivo. Quando non c’era­ anni settanta, con il paziente vigile
no trattamenti terapeutici da fare, perché non esisteva un servizio di
ma occorreva tener in vita il plasmo­ anestesia. Inoltre veniva praticato
dio, questo veniva inoculato su pa­ nei corridoi, sotto gli occhi degli
zienti scelti a scopo punitivo. altri pazienti. L’assistenza avveniva
L’insulino-terapia (scoperta nel con quattro infermieri che blocca­
1932) procurava un effetto convul­ vano il paziente appoggiandosi con
sivante attraverso uno squilibrio tutto il peso del proprio corpo sui
metabolico ottenuto mediante l’inie­ quattro arti e rispettive articolazio­
zione per via endovenosa di alte dosi ni del paziente stesso. Al paziente
di insulina. Veniva provocata una veniva messa una fascia arrotolata
crisi ipoglicemica, con movimenti fra i denti, per prevenire il morso
tonico-clonici, che si doveva neutra­ della lingua. Durante la scarica elet­
lizzare con perfusione venosa di glu­ trica, il corpo del paziente si irrigi­
cosio. Ogni ciclo di trattamento, con diva e faceva un salto di 15/20 cen­
un “coma” al giorno, variava da ven­ timetri circa, potendo alzare da ter­
ti a quaranta giorni e comportava un ra tutti e quattro gli infermieri. Que­
notevole aumento ponderale del pa­ sto trattamento poteva procurare
ziente. fratture e lussazioni al paziente.
La stanza adibita a questo tratta­ L'uso degli psicofarmaci, succes­
mento (“camerone”) aveva dodici sivo agli anni cinquanta, ha rappre­
letti e quando i pazienti incomincia­ sentato un cambiamento radicale, sia
vano ad entrare in coma, si doveva perché essendoci delle “medicine”,
intervenire a iniettare il glucosio a la psichiatria si avvicinava alle altre
rotazione su tutti in rapida succes­ specialità mediche, sia perché la se­
sione. Il lavoro veniva svolto da due dazione dei pazienti permetteva di­

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versi interventi assistenziali. ceva la tela per tutte le necessità,
Si comincia a parlare di «cure un materassaio, il calzolaio, la fa­
morali» per intendere un insieme di legnameria, ecc., dove lavoravano
attenzioni umanitarie che venivano pazienti sorvegliati da infermieri,
prestate agli ammalati, nella convin­ e operai. Il fatto di appartenere a
zione che un clima più umano aves­ queste squadre di lavoro consen­
se ripercussioni positive sulla salu­ tiva agli infermieri di imparare
te mentale degli alienati. mestieri artigianali.
All’interno dell’Ospedale veniva A due chilometri dall’Ospedale si
proiettato un film alla settimana, trovava la colonia agricola “La Co­
venivano organizzate delle gite di sta”. La colonia rappresentava
reparto, a fine anno veniva organiz­ un’azienda agricola e zootecnica,
zato il ballo per i pazienti nel teatro molto avanzata rispetto alle aziende
con musica e allegria sia per i pa­ dell’epoca, destinata a produrre il
zienti che per il personale. fabbisogno alimentare di tutto il
L’Ospedale psichiatrico di Pergi­ complesso ospedaliero, pazienti e
ne alla fine degli anni sessanta operatori. Serviva inoltre come stru­
ospitava circa duemila pazienti. mento di “ergoterapia” per i pa­
Come tutte le istituzioni totali ave­ zienti che stavano meglio, prima
va un regime autarchico, cioè do­ del loro eventuale re-inserimento
veva provvedere a tutte le neces­ in famiglia. Alcuni infermieri in
sità della vita quotidiana. All’inter­ servizio presso la colonia erano
no dell’Ospedale c’era quindi un deputati, oltre che all’assistenza
forno per il pane, una lavanderia, dei pazienti, al lavoro di agricol­
un laboratorio tessile che produ­ tura e di allevamento del bestia-

Ex Ospedale
Psichiatrico di
Pergine Valsugana,
interno.

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Punto Omega n. 12/13
me, insieme ai pazienti. dre interne, per lavori all’interno
Gli infermieri di Pergine. Cento anni di storia
Nella Colonia c’era anche il ma­ dei reparti, e a squadre esterne per
cello, da cui poi le mezzene degli lavori in campagna e nei parchi.
animali venivano portate nella ma­ Per i pazienti, essere inseriti nel-
celleria dell’ospedale, situata presso l’”ergoterapia” era più gratificante
le cucine. La gestione doveva essere che stare rinchiusi in reparto, per­
piuttosto allegra perché si racconta ché percepivano un minimo salario
che arrivavano due mezzene dello (all’inizio degli anni settanta, rispet­
stesso animale con due code o sen­ tivamente cento lire per le squadre
za coda addirittura, e non si giusti­ interne e duecento lire per quelle
ficava come potevano appartenere ad esterne), e perché avevano qual­
un solo animale. che privilegio di autonomia che
Era abitudine conclamata fino a sfociava anche in piccoli spazi di
metà degli anni settanta che le colf potere. Come in tutte le istituzioni
dei medici dell’Ospedale psichiatri­ chiuse, gli spazi di potere all’inter­
co si recassero il sabato mattina alla no dell’istituzione erano creati sia
macelleria dell’ospedale per fornirsi da gruppi di pazienti che da grup­
dei migliori tagli di carne. In gene­ pi di operatori.
rale anche alcuni infermieri poteva­
no trarre vantaggio da un sistema di Caratteristiche contrattuali
favoritismi e benefici nella gestione del lavoro infermieristico
dei beni dell’Ospedale. Fino alla prima metà degli anni ses­
L’”ergoterapia” prevedeva inoltre santa, il Direttore aveva ancora po­
la partecipazione dei pazienti a squa­ tere assoluto su tutto, e poteva li­
cenziare o assumere a suo piacimen­
to. Prima dell'assunzione definitiva,
il personale infermieristico veniva
assunto per periodi iniziali di 15
giorni e poi di due mesi, con suc­
cessivi licenziamenti per periodi più
o meno lunghi a seconda delle esi­
genze della direzione.
Non potevano essere assunti i co­
siddetti “casi doppi”, cioè poteva es­
sere occupata una sola persona per
ogni nucleo familiare. La motiva­
zione di questa regola va cercata
nei bisogni della comunità locale
perginese, che viveva l'ospedale
non tanto come struttura di cura
per i pazienti psichiatrici, quanto
come importante e sicura risorsa
occupazionale, e pretendeva
un'equa distribuzione fra tutte le

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Punto Omega n. 12/13
famiglie di quei posti di lavoro mente ad ogni infermiere. Questo
privilegiati rispetto alle altre atti­ giudizio veniva ricavato dalle ri­
vità lavorative, prevalentemente sposte a domande tipo: puntuale,
agricole. non puntuale, puntualissimo, e,
I turni di lavoro erano di una set­ con la stessa declinazione, veloce,
timana di servizio e una di riposo, cordiale, ubbidiente, ecc.
fino al 1945 circa, poi, fino al 1963, Questo sistema (mantenuto fino
di 24 ore di servizio e 24 di riposo, al 1978) era evidentemente in­
con quindici giorni di ferie all'an­ fluenzato da personalismi e clien­
no. Nel turno delle 24 ore tutto il telismi, e testimonia l'ampia discre­
personale del reparto lavorava zionalità dei medici sulla carriera
dalle 7,15 alle 20, alle 20 il turno infermieristica.
si divideva in due gruppi che fa­
cevano la prima e la seconda ve­ Gli anni settanta: i movimenti
glia. Quelli della prima veglia con­ di deistituzionalizzazione
tinuavano fino all’una di notte, e Dalla metà degli anni sessanta in
quelli della seconda veglia lavora­ poi, attraverso la pratica della psi­
vano dall’una alle 7,15 del matti­ cofarmacologia e sotto l'influsso
no, finché arrivava il cambio. Men­ di contributi scientifici, culturali e
tre era di turno il gruppo della sociali che caratterizzarono quel
prima veglia, il gruppo della se­ periodo fecondo, fu possibile il
conda veglia poteva dormire, e vi­ superamento degli ospedali psi­
ceversa. Dormivano comunque nel chiatrici, che può essere circoscrit­
piano soprastante al reparto, to tra la legge del 1968 e quella
pronti a intervenire immediata­ del 1978, la rivoluzionaria 180.
mente in caso di urgenza. Questo processo si concluse nel­
La divisa per gli uomini consi­ lo stesso anno 1978 con la legge
steva in un lungo camice a righi- di riforma sanitaria 833: la psichia­
ne, cravatta, cappello e mazzo di tria entrava a tutti gli effetti nel
chiavi alla cinta; per le donne, una Sistema sanitario nazionale.
divisa quasi monacale con vesta­ I grossi fermenti innovativi nella
glia e cuffia bianche. psichiatria arrivarono dopo gli anni
La carriera prevedeva quattro tap­ sessanta, sotto l'influsso della espe­
pe: infermiere di terza classe; infer­ rienza francese del settore, e di una
miere di seconda classe; infermiere cultura sociale ed antipsichiatrica
scelto; capo sala. Dopo la nomina a che assunse in Italia una rilevanza
capo sala si poteva anche aspirare particolare come movimento anti-
alla nomina di vice ispettore fino istituzionale.
al vertice massimo di ispettore. Il Nel momento in cui si mettevano
passaggio veniva definito attraver­ in crisi i principi dell'”istituzione
so le note di qualifica (insufficien­ totale” e dell’assistenza repressiva ed
te, sufficiente, buono, distinto, emarginante, si cominciarono a met­
ottimo) che il medico responsabi­ tere in luce le potenzialità e le con­
le del reparto attribuiva annual­ traddizioni della categoria infer­

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Punto Omega n. 12/13
mieristica che, all'interno del ma­ che consistevano in ambulatori fun­
Gli infermieri di Pergine. Cento anni di storia
nicomio, era collocata su un gra­ zionanti per qualche mezza giornata
dino appena superiore a quella dei alla settimana. L’attività territoriale
pazienti. era svolta dai medici dell’Ospedale
Erano i primi momenti storici in con l’assistenza di qualche infermiere
cui si cominciava a parlare di “equi­ di Pergine e successivamente con le
pe”. assistenti sanitarie. Gli infermieri,
Significativo è, un articolo del che erano infermieri generici psi­
1968 di Pancheri, che per la prima chiatrici, potevano lavorare solamen­
volta dà una definizione totalmen­ te in psichiatria.
te nuova del ruolo dell'infermiere Dal 1972 (anno della mitica espe­
psichiatrico, distinguendone tre rienza di Gorizia) al 1978 (anno del­
compiti: tecnico, umano, sociale, la legge 180), le esperienze di aper­
a loro volta così articolati: tura degli ospedali psichiatrici si
- compiti tecnici: cure personali ai moltiplicano su tutto il territorio
malati; assistenza prima, durante nazionale, ma il manicomio di Per­
e dopo elettroshok e insulinote­ gine non era ancora pronto.
rapia; preparazione dello strumen­ Si pensi che in quel periodo ven­
tario e assistenza al medico du­ ne istituito un servizio di infermieri
rante narcoanalisi, lombare, ecc.; «guardia parchi» per controllare il
somministrazione di farmaci; traffico di alcolici attraverso la rete
- compiti umani: scelta dell'atteg­ di recinzione dell’ospedale e per con­
giamento terapeutico, aiutare il trollare eventuali incontri fra cop­
malato nell'accettare le terapie, piette di pazienti nel vasto parco
migliorare le relazioni interperso­ dell’ospedale. Il gruppo era compo­
nali del malato, osservare il com­ sto di otto infermieri che avevano
portamento del paziente; ognuno il proprio territorio da con­
- compiti sociali: sorvegliare il la­ trollare. Questo è un esempio di
voro collettivo in ergoterapia, sor­ come si era lontani dalle ideologie
vegliare gli svaghi. di liberalizzazione del paziente psi­
Si trattava cioè di funzioni che con­ chiatrico, ma mostra anche come al­
cernevano il malato direttamente l’interno dell’Ospedale fosse permes­
(funzioni tecniche di base e specia­ sa una certa libertà di movimento.
listiche), ed indirettamente (organiz­ Nel 1974 furono inseriti i tiroci­
zazione dell'ambiente terapeutico e nanti psicologi, provenienti dalla
supervisione del personale di assi­ Facoltà di psicologia di Padova, che,
stenza non specialistico). insieme a un folto gruppo di psichia­
La legge 431 del 1968 (la cosid­ tri giovani, hanno dato una grossa
detta “legge Mariotti”) istituisce la spinta alla deistituzionalizzazione e
possibilità del ricovero volontario e all’apertura verso l’esterno dell’Ospe­
dell’ attività extraospedaliera. Si in­ dale psichiatrico di Pergine. Si co­
comincia anche in Trentino ad usci­ minciava a respirare un forte clima
re dal manicomio; nascono i dispen­ innovativo.
sari di igiene mentale sul territorio, Nel clima di innovazione che si

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Punto Omega n. 12/13
Ex Ospedale stava sviluppando, si è attivato an­
Psichiatrico di
Pergine Valsugana. che un gruppo di circa trenta infer­
mieri, stimolati dal Direttore, che
sono anche andati in visita a Trieste
e hanno avuto un incontro di con­
fronto con il professor Basaglia. Que­
sto gruppo di infermieri ha costitui­
to un nucleo di operatori più moti­
vati a proporre un cambiamento isti­
tuzionale, che si è poi concluso nel
maggio del 1978, quando sono usciti
dall’Ospedale psichiatrico per aprire
i servizi ospedalieri sul territorio.
La maggioranza del personale in­
fermieristico però era abbastanza
contraria all’uscita lavorativa sul ter­
ritorio, per paura del cambiamento
da una parte e per il rischio di per­
dere il lavoro vicino a casa dall’al­
tra.
Nal 1973 nasceva il giornalino in­
terno “All’ombra del Tegaz” redatto
da un gruppo di pazienti coordinati psichiatrico in via di trasformazio­
da due infermieri e da una assisten­ ne, si organizzarono alcune manife­
te sanitaria, ma questa esperienza, stazioni, come il passaggio del cor­
che dava voce per la prima volta ai teo carnevalesco nei parchi del­
pazienti, si esauriva nel 1975 circa. l’Ospedale, concerti bandistici, spet­
Nel 1975 veniva aperto un servi­ tacoli di filodrammatiche, mostre
zio riabilitativo chiamato «Tempo ecc.
Libero». In questo spazio i pazienti A poco a poco la cittadinanza di
avevano la possibilità di esercita­ Pergine ha conosciuto la realtà del­
re attività espressive mediante la l’Ospedale psichiatrico e i pazienti
manipolazione di materiali e attra­ hanno incominciato ad uscire nel­
verso il disegno e la pittura. la città, prima accompagnati, e poi
Nel 1975 ci fu anche il primo anche da soli.
soggiorno al mare di due gruppi Nel 1977 venne organizzato dal
di venticinque pazienti, accompa­ “Tempo Libero”, all’interno del pro­
gnati da sei operatori per ogni gramma carnevalesco, una messa in
gruppo. L’esperienza si è dimostra­ scena del “bruciare il manicomio”.
ta molto valida, tanto è vero che Su un enorme mucchio di neve da­
si è sempre ripetuta anche negli vanti alle cucine furono disposti i
anni successivi. padiglioni dell’ospedale, ricavati
Per coinvolgere la cittadinanza di da scatoloni dipinti, che i pazienti
Pergine nella realtà di un ospedale con gli infermieri del “Tempo Li­

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
bero” bruciarono in segno di dei­ coterapiche individuali e di
Gli infermieri di Pergine. Cento anni di storia
stituzionalizzazione e di apertura. gruppo;
Come segno di conservazione e di - contribuiscono ad attuare e svi­
mantenimento, invece, gli infer­ luppare, unitamente agli altri ope­
mieri dei reparti accorrevano con ratori, ogni iniziativa rivolta al mi­
gli estintori. glioramento delle condizioni di
Il conflitto, inscenato nel clima vita e di graduale recupero sociale
carnevalesco, ha avuto comunque del disturbato mentale, sia nel-
ripercussioni anche nella vita lavo­ l'ospedale che nell'ambiente.
rativa quotidiana, aumentando la Stava ormai avvenendo un grosso
tensione e lo scontro tra operatori cambiamento nel modo di conside­
innovativi e conservatori. rare l'infermiere psichiatrico: non più
solo custode, non più braccio de­
Il nuovo regolamento stro del medico soltanto, ma ope­
per il personale di assistenza ratore con competenza propria e
La Provincia autonoma di Trento specifica nella relazione con il pa­
nel 1977 elaborò il “Regolamento ziente.
speciale per il Servizio di salute Negli anni settanta, periodo di
mentale”, che è rimasto in vigore grandi profonde trasformazioni isti­
fine alla metà degli anni novanta. tuzionali, gli infermieri psichiatrici
Per il personale infermieristico il hanno comunque vissuto una grave
regolamentro individuava le se­ crisi di identità e di ruolo e sono
guenti fasce di carriera: ispettore, stati spesso al centro della conflit­
viceispettori, caposala e infermie­ tualità istituzionale.
ri. A volte sono stati mitizzati come
Nell'art. 42 vengono elencate le strumenti fondamentali per un nuo­
mansioni degli infermieri: vo agire psichiatrico, altre volte al
- eseguono la terapia indicata dai contrario sono stati visti come le
medici; forze conservatrici e omeostatiche
- prestano l'assistenza negli esami che si opponevano alla ”rivoluzio­
clinici e terapie speciali; ne” psichiatrica.
- svolgono azioni di pronto soc­ Sicuramente gli infermieri psi­
corso infermieristico; chiatrici hanno vissuto intensa­
- osservano il comportamento mente sia gli entusiasmi di un la­
del disturbato mentale racco­ voro nuovo che le incertezze di
gliendo le notizie sui rapporti cambiamenti non prevedibili; a
familiari e ambientali; volte sono stati artefici di situa­
- svolgono compiti generali di as­ zioni di assistenza più avanzate e
sistenza e di intervento ai fini di creative, a volte si sono arroccati
un buon andamento del reparto su funzioni di custodia più repres­
per quanto riguarda sia gli siva.
aspetti igienici che gli aspetti
personali e sociali, con partico­ La legge 180 del 1978:
lare riferimento alle attività psi­ la separazione tra servizi

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Provincia Autonoma di Trento
Punto Omega n. 12/13
di salute mentale e Ospedale sione» che solo nel 2003 inizierà
psichiatrico la sua attuazione.
La legge 180 prevedeva che ogni
Unità sanitaria locale dovesse garan­ La formazione degli infermieri
tire nei nuovi servizi il proprio per­ A conclusione di questa breve ras­
sonale infermieristico. In realtà, sul segna storica sembra utile accenna­
territorio provinciale, il servizio di re alla formazione degli infermieri.
assistenza nei Servizi ospedalieri isti­ La legge italiana del 1904 preve­
tuiti a Borgo, a Trento, a Mezzolom­ deva che in ogni ospedale psichia­
bardo e a Arco, fu espletato, al­ trico dovevano essere attivati corsi
l’inizio, dal personale che prove­ per la specifica preparazione teori­
niva dall'Ospedale psichiatrico, co-pratica degli infermieri. Tuttavia,
con la conseguenza che le figure lo scarso interesse culturale e socia­
infermieristiche più motivate si le, l'organizzazione del lavoro, il sa­
sono proiettate sui servizi territo­ pere medico, la volontà politica stes­
riali a scapito dei pazienti che ri­ sa di inserire una classe infermie­
manevano ricoverati in manicomio. ristica poco preparata cultural­
In questo modo si trovarono mente, sono stati un freno all'or­
per la prima volta a lavorare fian­ ganizzazione di questi corsi.
co a fianco negli ospedali di zona Anche dal punto di vista istitu­
infermieri psichiatrici e professio­ zionale, questi corsi con esami fina­
nali, con contratti, funzioni e re­ li, erano della durata più varia, a
tribuzioni diverse, che si omoge­ partire da un anno a tre mesi (cor­
neizzarono nel 1882 con il passag­ si minimi per un totale di cento­
gio del personale infermieristico di venti ore), secondo il fabbisogno
Pergine dalla Provincia alle unità del momento di infermieri. Si pensi
sanitarie locali. che a Pergine nel 1970 fu fatto un
Gli infermieri psichiatrici di Per­ corso serale di due ore per cinque
gine restarono sempre legati alla giorni la settimana che durò tre
Unità sanitaria locale C 4, ed erano mesi.
parzialmente prestati alle altre Uni­ Dal 1976 la formazione infermie­
tà sanitarie locali; nel 1987 rien­ ristica prevede solo le scuole regio­
trarono tutti in Ospedale psichia­ nali per infermiere professionale,
trico, mentre nei servizi ospedalieri e quindi non vengono più istituiti
venivano inseriti infermieri profes­ corsi per infermieri psichiatrici e
sionali e non, senza precedenti generici.
esperienze psichiatriche. Dal 1994 pende avvio di concerto
Mentre i Servizi di salute men­ fra il Ministero della Sanità e il Mi­
tale territoriali crescono e si dota­ nistero dell’Uuniversità, un percor­
no di nuove strutture per rispon­ so universitario di preparazione
dere ai bisogni della popolazione, alla professione infermieristica,
l’Ospedale psichiatrico, detto “re­ che viene ad assumere un'imposta­
siduo manicomiale”, rimane in at­ zione scientifica specifica.
tesa di un progetto di «riconver­ Dall'anno scorso, come era pre­

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visto dai profili professionali del specializzazione attuato una volta
Gli infermieri di Pergine. Cento anni di storia
1994, è stato attivato in alcune nel 1987 e poi nel 1997, che ha
università un master post-laurea formato circa cinquanta infermie­
per infermieri in assitenza al pa­ ri.
ziente psichiatrico. Questa figura Una nuova figura professionale,
in provincia di Trento era già stata che si sta inserendo nei servizi di
prevista, attraverso un corso di salute mentale e che affianca l’in­

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fermiere, è il terapista della riabi­ tedesco, ma anche quello di altri
litazione psichiatrica. Anche que­ paesi europei. In tal senso si è re­
sto professionista ha una forma­ gistrato negli ultimi due decenni
zione di tipo universitario con par- un crescente interesse storiogra­
ticolare preparazione nel settore fico nei confronti di questi temi di
della riabilitazione. Anche il Servi- cui sono testimonianza, solo a ti­
zio di salute mentale di Pergine si tolo esemplificativo, i testi di CA-
avvale di questi professionisti. LAMANDREI 1983, DONAHUE 1991
L’istituzione di questi nuovi corsi e SIRONI 1991.
Bruno Caruso,
Contro l’uso della
di laurea evidenzia come all’infer­
camicia di forza miere che lavora in psichiatria non
negli ospedali sia più richiesto solo… una corpo­
psichiatrici.
ratura robusta, ma una formazione
accurata e specialistica.

NOTE

Molti particolari raccontati nell’ar­


ticolo derivano dalla mia esperien­
za di infermiere a Pergine dal 1970
e da quella di Silvia Lorenzini, mia
madre, infermiera a Pergine dal
1936 al 1973. Ho inoltre utilizza­
to i seguenti testi: BASAGLIA 1968,
DE GIROLAMO – CAPPIELLO 1985,
GOFFMANN 1968, MARZI – BOLO­
GNANI 1987, PANCHERI 1969,
PANTOZZI 1989, SCHWING 1988 e
ZANI – RAVENNA – NICOLI 1984.
Evidentemente il presente contri­
buto non ha la pretesa di affron­
tare il tema della storia del ruolo
dell'infermiere psichiatrico in tut­
te le sue componenti, ma solo di
offrire alcuni spunti di lettura re­
lativamente alla vicenda di una
funzione all'interno del manicomio
di Pergine Valsugana. Valerio Fontanari è I.P. specializzato in
Uno studio più approfondito non assistenza psichiatrica - Azienda
può prescindere in alcun modo da Provinciale per i Servizi Sanitari e
professore a contratto del Corso di laurea
una più ampia visione del feno­ tecnico della riabilitazione psichiatrica,
mento che prenda in considerazio­ Facoltà di Medicina e Chirurgia
ne non solo il contesto italiano o dell’Università degli Studi di Verona.

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SCHEDA 1

Il riuso organico dell’ex ospedale psichiatrico


di Pergine Valsugana
Proposte per un piano tra politica culturale
e imprenditorialità

La riflessione sviluppata nel corso degli 1.3 Le suore e i cappellani;


anni dal gruppo di lavoro che ha seguito 2. Analisi sociale dell’utenza;
il progetto “Alla ricerca delle menti perdu­ 3. Topografia dell’utenza;
te”, e della quale gli studi ospitati in que­ 4. Storia dell’edilizia manicomiale;
sto numero della rivista offrono parziale 5. Storia delle colonie agricole (ergotera­
testimonianza, ha permesso di elaborare pia e scelte virtuose);
un articolato piano al quale affidare il rag­ 6. Operazione T4 (crimini nazisti contro i
giungimento dell'obiettivo di un riuso or­ malati psichici e i disabili);
ganico dell'ex ospedale psichiatrico di Per­ 7. La fine dell’”istituzione totale”.
gine Valsugana.
In questa sede si presenta l'articolazio­ 3. Attività innovative nel quadro di un coe­
ne di questo itinerario, in forma di sem­ rente riuso
plice scheda, proponendola come una sor­ 1. Corsi di terapia ortoculturale;
ta di promemoria dei diversi passaggi sui 2. Creazione di un “cybercafe” nel parco,
quali il gruppo stesso ritiene sia opportu­ aperto ad interni ed esterni;
no insistere per recuperare concretamen­ 3. La cultura nella/della follia (mostre di
te ad un fine di utilità pubblica quanto è pittura, musicoterapia transculturale, at­
stato individuato nel corso della ricerca e, tività artistiche collegate a manifestazio­
in alcuni casi, trasferito anche in precisi ni a carattere permanente).
progetti.
1. I settori di intervento 4. Enti collaborativi potenziali
1. Il “Contenitore” fisico, alias recupero 1. Comune di Pergine;
del parco; 2. Associazione nazionale archivisti-sezio­
2. La memoria; ne Trentino-Alto Adige;
2.1 Allestimento di una casa della me­ 3. Azienda Provinciale per i Servizi Sanita­
moria; ri;
2.2 Valorizzazione dell'archivio storico 4. Istituto agrario di S. Michele all'Adige;
ai fini della conservazione e fruizione 5. Museo storico in Trento;
con attenzione anche per l'importante 6. Provincia autonoma di Trento;
biblioteca scientifica a corredo. 7. Università degli studi di Trento;
8. Associazioni di familiari dei “malati psi­
2. Alcune prospettive di attività derivanti chiatrici”.
dalla memoria (cartacea e orale)
1. Psichiatria perginese tra Austria e Ita­
lia (la psichiatria transnazionale come mar­ Gruppo di lavoro: Roberta Arcaini, Casimira Grandi,
catore forte); Anita Pasqualetti, Vincenzo Adorno, Paolo Botteon,
1.1 I medici; Rodolfo Taiani, Gian Piero Sciocchetti, Ermanno
1.2 Gli infermieri; Arreghini, Carmelo Anderle

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SCHEDA 2

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