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Politico (dialogo) - Wikipedia

Politico (dialogo)
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Il Politico () un dialogo scritto da Platone in seguito al suo secondo viaggio in Sicilia (366-365 a.C.)[1] e dedicato, come si evince dal titolo, a temi politici. Come noto, la politica costituisce uno dei principali interessi di Platone, il quale, stando alla Lettera VII, avrebbe in giovent deciso di dedicarsi alla filosofia proprio con l'intento di istituire una societ giusta, ordinata e orientata al bene.[2] A questo scopo, nella Repubblica egli tratteggia la fisionomia della citt ideale, organizzata in tre classi su imitazione dell'anima umana e governata da un gruppo di sovrani filosofi. probabile che gi nelle intenzioni di Platone l'utopia della Repubblica dovesse rimanere inattuata, avendo la funzione di modello per chi, educato alla filosofia, avesse voluto e potuto risanare una citt malata.[3] Dopo questa grande opera, Platone torna sullo stesso tema nel Politico e nelle Leggi, nei quali sviluppa ulteriormente il proprio pensiero, cercando di trovare un giusto mezzo tra l'eccellenza del modello da lui proposto e l'effettiva applicabilit delle sue teorie nella realt.[4] In particolare, nel Politico Platone ricerca la definizione di politico mostrando come questi si distingue dal sofista per identificarsi tout court con il filosofo, l'unico in grado di governare rettamente una polis.[5] Ci inoltre spiega la mancanza nel corpus platonico di un dialogo intitolato Filosofo, in cui presumibilmente si sarebbe dovuta ricercare la definizione di filosofo, cos come veniva richiesto da Socrate all'inizio del Sofista.[6] infatti probabile che Platone non abbia sentito la necessit di scrivere un dialogo con questo intento, dal momento che l'indagine su sofista e politico risulta esaustiva nel delineare le caratteristiche del filosofo.[7]
Indice 1 Trama 2 Il politico come pastore di uomini 3 Il mito di Crono 4 L'arte regia e le arti affini 5 I tipi di costituzione e le leggi 6 Note 7 Bibliografia 8 Voci correlate 9 Altri progetti
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Politico
Titolo originale Altri titoli Sul regno

Ritratto di Platone

Autore 1 ed. originale Genere Sottogenere Lingua originale Personaggi

Platone IV secolo a.C. dialogo filosofico greco antico Socrate, Straniero di Elea, Socrate il giovane, Teeteto, Teodoro Serie Dialoghi platonici, II tetralogia Preceduto da Teeteto, Sofista

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Trama
Il Politico, insieme ai dialoghi Teeteto e Sofista, costituisce una trilogia, l'unica riconoscibile nel corpus platonico. Al termine del Teeteto (210d), Socrate rimanda la continuazione della discussione alla mattina successiva, dandosi appuntamento con Teodoro nello stesso posto; il rinvio al Sofista, che infatti vede gli stessi personaggi, a cui si aggiunge lo Straniero di Elea, discutere sugli argomenti concordati; a questi due dialoghi si aggiunge infine il Politico, in cui si continua ancora la stessa discussione, e che vede lo Straniero discutere con il giovane Socrate di argomenti politici (257a). Ad essi funge idealmente da preambolo il Parmenide: sia nel Teeteto (183e-184a) che nel Sofista (217c) viene ricordato l'incontro avvenuto parecchi anni prima tra Socrate e l'ormai anziano Eleate. All'inizio del Politico lo Straniero di Elea ha appena terminato di discutere con Teeteto:[8] giunti alla definizione di sofista restano da ricercare quelle di politico e filosofo. Teeteto, tuttavia, ancora troppo giovane e la stanchezza gli impedisce di proseguire con una nuova indagine, ragion per cui passa il testimone all'amico e coetaneo Socrate, omonimo del filosofo l presente. Lo Straniero e il giovane Socrate iniziano cos a indagare la figura del politico, partendo dalla definizione tradizionale secondo cui questi un pastore di uomini. Ci non soddisfa per lo Straniero, il quale, dopo una digressione sul mito di Crono, torna sull'argomento e propone una nuova definizione in grado di distinguere la politica dalle altre arti a essa correlate, basandosi sull'analogia con la tessitura. Infine, lo Straniero analizza i diversi tipi di governo, classificandoli dal migliore al peggiore, e fa alcune considerazioni sulle leggi e il ruolo della politica.

Il politico come pastore di uomini


Come gi il Sofista, anche il Politico dedicato a ricercare una definizione, quella appunto di politico, attraverso il metodo diairetico. Lo Straniero, aiutato dal giovane Socrate, parte dalla considerazione che il politico, l'uomo regale, non tanto diverso da un padrone di casa: entrambi infatti gestiscono qualcosa che a loro sottoposto, sia essa una citt o una grande famiglia. Bisogna per specificare meglio chi sia il politico e in cosa consista la sua arte; a questo scopo si ricorre alla diairesi, distinguendo inizialmente la scienza conoscitiva (di cui l'arte regale una parte) dalle scienze pratiche, e in seguito dividendo di volta in volta in due l'oggetto di ricerca. Attraverso questo metodo si percorre il seguente cammino d'indagine:
Della scienza conoscitiva vi era per noi all'inizio una parte relativa al comando: una sua parte, rappresentata secondo un'analogia, fu definita "preposta al comando assoluto". L'allevamento degli animali viventi fu a sua volta separato dall'arte del comando assoluto come fosse un suo genere, e non di poco conto: e una specie dell'allevamento degli animali fu quello dell'allevamento in gruppo, dal quale a sua volta fu distinta la scienza del condurre al pascolo gli animali che camminano. Da quest'ultimo genere fu separata in particolare l'arte di allevare animali senza corna. E quanto alla parte di essa che non la meno importante, non si devono intrecciare tre definizioni insieme, se si vuole raccoglierla in un solo nome, chiamandola "scienza del condurre al pascolo animali di razza non incrociata". E nella sezione che si separa da quest'ultima, l'unica ancora rimasta per il gregge bipede e che si occupa del guidare gli uomini, proprio questa ormai l'oggetto della ricerca, e l'abbiamo chiamata "arte del regnare" e "politica" nello stesso tempo. (Politico 267a-c; trad.: E. Pegone)

In questo modo, lo Straniero e il giovane Socrate giungono alla tradizionale definizione di "politico" come pastore di uomini. Tuttavia, come fa notare lo Straniero, una simile definizione non affatto soddisfacente, poich si adatta non solo al politico, ma anche al medico o al maestro di ginnastica: se allevatore chi si prende
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cura del gregge, e se il politico allevatore di uomini, chi pu negare che questo titolo si adatti anche al medico e al maestro di ginnastica, i quali procurano il bene agli uomini? (267e-268a)

Il mito di Crono
Lo Straniero e il giovane Socrate si rendono conto che il risultato della loro indagine ambiguo, segno che il metodo diairetico stato applicato in modo poco rigoroso. Occorre dunque, affinch il ragionamento non venga screditato, vagliare nuove strade e cercare una definizione che sia univoca (268c). A questo punto, per studiare meglio l'argomento, lo Straniero decide di rivolgersi al mito, in particolare a quello dell'et di Crono (268d-274e). Narra lo Straniero che, mentre al tempo attuale la Terra e gli altri corpi celesti si muovono del moto che conosciamo, in passato, quando era Crono a governare, il mondo si muoveva in senso opposto. Questo movimento contrario aveva degli effetti notevoli sulla Terra e sui suoi abitanti: lo stesso ciclo della nascita e della morte era invertito rispetto all'attuale, e cos gli uomini, invece di nascere da una madre, nascevano dal terreno gi vecchi, e ringiovanivano con il passare del tempo, godendo senza sforzi dei frutti che la terra offriva loro spontaneamente. Tuttavia, anche quest'et dell'oro volse al termine, e, giunto il momento, Crono, da timoniere dell'universo, blocc il moto del mondo, rovesciandone il senso di rotazione e causando enormi stragi, dando cos inizio alla fase attuale. La vita nel nuovo ciclo per ben diversa da quella del ciclo precedente, poich piagata da una progressiva degenerazione che porta il mondo verso il caos. In questa nuova condizione gli uomini, privati della guida del dio, si trovarono inizialmente in difficolt, e solo grazie ai doni degli di (in particolare, il riferimento qui a Prometeo) poterono salvaguardare la propria esistenza e continuare a vivere. L'utilit di questo mito, afferma lo Straniero, di mostrare come l'analogia con il pastore si adatta bene al regno di Crono (il quale, come un timoniere su una nave, manteneva l'ordine nell'universo), ma perde di efficacia se calata nella realt attuale, caratterizzata dal caos. In questo consiste l'errore di poco prima: nel cercare una definizione per il politico, ci si rivolti a un modello troppo elevato, divino, e quindi irraggiungibile in una comunit di esseri umani (274e-275a). Non resta dunque che continuare l'indagine.

L'arte regia e le arti affini


Il ricorso al mito di Crono ha mostrato i limiti dell'analisi svolta fino a quel punto dallo Straniero di Elea e dal giovane Socrate: il modello proposto dal governo di una divinit ha portato l'indagine troppo lontano, e il discorso fino allora compiuto, afferma lo Straniero, simile a un dipinto di cui si sono delineati i contorni, ma di cui non ancora stata colorata la parte centrale (277c). Per togliersi d'impiccio dunque necessario riprendere l'analisi, e separare l'arte regia da tutte le altre arti che le sono affini e che con essa condividono la medesima definizione. Lo Straniero propone un'analogia con l'arte del tessere: come la tessitura (cio l'arte di intrecciare la trama e l'ordito) ben diversa dalle arti a essa connaturate (come ad esempio l'arte della cardatura, della filatura, della cucitura), cos l'arte regia, ovvero la politica, deve essere distinta da tutte quelle arti che le sono affini. Da un lato vi sono arti che sono cause di qualcosa, cio realizzano una cosa come la tessitura realizza un tessuto, e dall'altro vi sono arti che sono concause, cio producono strumenti con i quali si realizza la cosa, come la cardatura o la filatura (279b-283d). Seguendo questo schema, lo Straniero separa la politica, che causa dello Stato, dalle altre arti a essa ausiliarie, come ad esempio l'arte della guerra (286c-291b). L'analogia con la tessitura, inoltre, pone bene in chiaro quello che per Platone deve essere lo scopo della politica: tessere caratteri e individui ricorrendo a modelli riconosciuti ben solidi, cos da generare un'unit.[9]

I tipi di costituzione e le leggi


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Giunti a questo punto, lo Straniero ha isolato l'arte regia e pu dedicarsi ad analizzare i diversi tipi di governo. Questi vengono divisi in base al numero di uomini che li presiedono, se cio vi un solo uomo, pochi oppure una moltitudine; secondariamente, ciascuno di questi tre tipi di governo pu essere o meno retto dalle leggi (292a). Si ottengono cos sei tipi di governo, che vengono ordinati dal migliore al peggiore: 1. Monarchia, cio il governo di uno solo, tra tutti il migliore se chi governa saggio e agisce nel rispetto delle leggi 2. Aristocrazia, cio il governo di pochi esperti Leo von Klenze, Ricostruzione idealizzata 3. Democrazia retta da leggi, senza dubbio la forma di dell'Acropoli di Atene, 1846 (Pinakothek Museum, Munich) governo peggiore tra quelle in cui vige un codice di leggi perch sottomessa ai capricci della moltitudine 4. Democrazia non retta da leggi, la pi vivibile tra le forme di governo degenerate 5. Oligarchia, cio il governo di pochi malvagi (nella Repubblica viene chiamata timocrazia) 6. Tirannia, cio il governo di un tiranno, il quale mira unicamente al proprio tornaconto disinteressandosi del popolo A questi sei lo Straniero aggiunge un settimo, che consiste nel governo dei filosofi tratteggiato nella Repubblica (297c) e che viene separato da tutti gli altri (303b). Il compito del buon politico nella polis emanare leggi giuste e imporne il rispetto, anche con la forza se necessario: come nel Gorgia e nella Repubblica, anche nel Politico chi governa una citt paragonato a un medico, il quale a volte deve ricorrere a cure dolorose pur di risanare un paziente, anche se questi contrario. Con quale diritto, infatti, un paziente pu accusare un medico di averlo curato contro la sua volont, se dall'operato del medico egli guarito e quindi ne ha tratto un miglioramento? Per risanare la citt malata dunque necessario far rispettare le leggi e persuadere i cittadini della loro bont con l'arte oratoria o, in casi estremi, ricorrere alla violenza, esiliando gli oppositori politici e uccidendo i colpevoli di reati (294b-c). Ogni techne tale perch sa trovare in s la propria misura, riconosce cio la propria legge, e riesce a collaborare con le altre a lei affini riconoscendo una medesima legge (284b-c): la politica quindi, in quanto techne, dovr articolare le varie technai a essa congeneri in modo che ognuna occupi il posto che le compete, cos che esse possano muoversi all'unisono e generare quello che potrebbe definirsi un kosmos politico dove le diverse arti si riuniscono in un'unit.[10]

Note
^ Platone, Tutte le opere, a cura di E.V. Maltese, Roma 2009, p. 551. ^ Lettera VII 325e-326b. ^ M. Vegetti, Introduzione a: Platone, La Repubblica, a cura di M. Vegetti, Milano 2007, pp. 129-139. ^ F. Adorno, Introduzione a Platone, Laterza, Roma-Bari 1997, p. 181. ^ In Eutidemo 305d viene detto esplicitamente che il sofista a met tra il politico e il filosofo. ^ Sofista 217a. ^ F. Adorno, Introduzione a Platone, Laterza, Roma-Bari 1997, pp. 179-180. ^ Si immagina che il Politico sia ambientato nella stessa giornata in cui ambientato il Sofista. Cfr. Politico 258a. 9. ^ F. Adorno, Introduzione a Platone, Laterza, Roma-Bari 1997, p. 184 sgg. 10. ^ F. Adorno, Introduzione a Platone, Laterza, Roma-Bari 1997, pp. 184-5. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.

Bibliografia
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Edizioni italiane Politico, trad. di P. Accattino, in: Platone, Opere complete, a cura di G. Giannantoni, Laterza, RomaBari 1982, vol. Politico, a cura di F. Adorno, in: Platone, Dialoghi Politici. Lettere, Utet, Torino 1988, vol. 3 Politico, a cura di M. Migliori, in: Platone, Tutti gli scritti, a cura di G. Reale, Bompiani, Milano 2000 Politico, a cura di G. Giordini, Bur, Milano 2005 Politico, trad. di E. Pegone, in: Platone, Tutte le opere, a cura E.V. Maltese, Newton Compton, Roma 2009 Saggi e bibliografia secondaria F. Adorno, Introduzione a Platone, Laterza, Roma-Bari 1995 G. Cambiano, Platone e le tecniche, Einaudi, Torino 1971 G. Colli, Platone politico, Adelphi, Milano 2007 M. Isnardi Parente, Il pensiero politico di Platone, Laterza, Roma-Bari 1996 G. Klosko, The development of Plato's political theory, Methuen, New York-Londom 1986 M.S. Lane, Method and politics in Plato's Statesman, Cambridge University Press, Cambridge 1998 S. Rosen, Plato's Statesman: the web of politics, Yale university press, New Haven 1995 K.S. Sayre, Metaphysics and Method in Plato's Statesman, Cambridge University Press, Cambridge 2006 H.R. Scodel, Diaresis and myth in Plato's Statesman, Vandenhoeck & Ruprecht, Gottingen 1987

Voci correlate
Dialoghi di Platone: Parmenide Teeteto Sofista La Repubblica Leggi Politica Polis Politica (Aristotele)

Altri progetti
Wikisource contiene il testo completo in lingua greco antico del Politico

Collegamenti esterni
(EN) Statesman (ftp://sailor.gutenberg.org/pub/gutenberg/etext99/sttsm10.txt) (Progetto Gutenberg) M.C. Pievatolo, Il Politico di Platone (http://bfp.sp.unipi.it/dida/politico/) Intervista a Margherita Isnardi Parente sulla politica di Platone (http://www.donatoromano.it/interviste/54.htm) C. Fabiani, L'origine dello Stato. Un percorso da Platone a Marx (http://www.ilgiardinodeipensieri.eu/storiafil/fabiani4.htm)
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Categorie: Opere letterarie in greco antico Dialoghi platonici Opere letterarie del IV secolo a.C. Questa pagina stata modificata per l'ultima volta il 29 set 2013 alle 17:58. Il testo disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo; possono applicarsi condizioni ulteriori. Vedi le Condizioni d'uso per i dettagli. Wikipedia un marchio registrato della Wikimedia Foundation, Inc.

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