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223 Giovedì 9 luglio 2009 L’idolatria di Prometeo una tentazione da arginare Non è mai

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Giovedì 9 luglio 2009

223 Giovedì 9 luglio 2009 L’idolatria di Prometeo una tentazione da arginare Non è mai tempo

L’idolatria di Prometeo una tentazione da arginare

Non è mai tempo perso sfogliare i quotidiani ingle- si o consultare i loro siti: quasi ogni giorno viene da- to risalto a una notizia bioetica, tanto da far sorgere il sospetto che le grandi questioni sull’alba e la fine della vita siano ormai da annoverare tra le passioni nazionali. Di alcune di queste notizie diamo oggi con- to nelle pagine di «è vita». La realtà è che l’Inghil- terra di questi anni sintetizza alla perfezione ciò che il Papa scrive nella «Caritas in veritate», quando af- ferma che alle ideologie sembra sostituirsi l’idolatria della scienza e della tecnica, espressioni di quell’au- tonomia umana che si pretende assoluta. È la ten- tazione prometeica, alla quale troppe voci di casa no- stra vorrebbero farci assoggettare.

troppe voci di casa no- stra vorrebbero farci assoggettare. embrioni Staminali, la ricerca finisce in tribunale

embrioni

Staminali, la ricerca finisce in tribunale

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fine vita

Suicidio assistito:

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Londra si ferma. Per ora

dibattiti

A scuola di senso e non (solo) di sesso

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dibattiti A scuola di senso e non (solo) di sesso 4 www.avvenireonline.it\vita Diagnosi sugli embrioni, la

www.avvenireonline.it\vita

Diagnosi sugli embrioni, la grande illusione

di Luisella G. Daziano

E’ il caso di dirlo: il Tribunale si è sostituito al Parlamento, anche in tema di legge 40. La recente ordinanza di Bologna ha infatti stabilito che le tecniche di procreazione assistita potranno

essere applicate a coppie affette da patologie genetiche. L’ordinanza, in pieno contrasto con la legge, ha legittimato una coppia fiorentina ad avere un secondo figlio "sano" mediante la selezione (eugenetica) dell’embrione. Alla coppia – che si era rivolta a un centro di Bologna per avere un altro figlio dopo il primo, affetto da distrofia di Duchenne – sarà quindi permessa la diagnosi pre-impianto «su un numero minimo di sei embrioni», in modo da selezionare l’embrione migliore per l’impianto. Così la volontà dei futuri genitori legittima l’idea che ci siano vite umane cui è vietato venire al mondo – quelle degli embrioni scartati perché risultati difettosi al microscopio del centro di procreazione assistita.

L a sorpresa è che chi desidera creare in vitro un figlio "sano" sfida non solo l’etica – almeno quella rispettosa

dell’uomo – ma anche la scienza. È la scienza che ha sempre documentato che la fecondazione in vitro impone alla mamma prima e al concepito poi non pochi rischi per la salute. Almeno dal 2002 a oggi la migliore stampa scientifica internazionale lo ha detto e ridetto: i bambini nati con la fecondazione in vitro hanno 30% di possibilità in più rispetto a quelli concepiti per vie naturali di soffrire problemi di salute. Purtroppo un’informazione a senso quasi unico ha confuso le idee a molte coppie convincendole che la provetta sia la soluzione che scongiura il pericolo di un figlio affetto da malattie genetiche.

E ppure le riviste scientifiche l’hanno ampiamente documentato: «I bambini nati con fecondazione in vitro (Fiv)

hanno un rischio più elevato, rispetto a quelli concepiti naturalmente, di sviluppare problemi cerebrali, in particolare paralisi» (Lancet, 2002). Non è tutto: «I bambini concepiti mediante Icsi (iniezione diretta dello sperma nel citoplasma) rischiano doppiamente, rispetto alle gravidanze normali, di presentare un difetto alla nascita» (New England Journal Medicine 2002). E ancora:

«L’Icsi può aumentare il rischio di deficit dell’imprinting», hanno scritto due ricercatori della John Hopkins University, precisando che «il 4,6% dei loro pazienti con sindrome di Wideman-Beckwitt erano stati concepiti con Fiv» (American Journal of

erano stati concepiti con Fiv» ( American Journal of Selezionare il bambino «perfetto» in provetta non

Selezionare

il bambino

«perfetto»

in provetta non

dà la certezza del figlio sano Anzi. Studi scientifici spiegano che gli esami per scegliere l’embrione «giusto» causano

problemi

documentati

E la stessa

fecondazione

artificiale

è tutt’altro

che sicura

Le verità

taciute dopo

l’ordinanza

di un tribunale

che autorizza

lo «scarto» della

vita malriuscita

GLOSSARIO

che autorizza lo «scarto» della vita malriuscita GLOSSARIO Diagnosi preimpianto. È una tecnica invasiva per la

Diagnosi preimpianto. È una tecnica invasiva per la ricerca di eventuali difetti nell’embrione

concepito in vitro

e destinato

all’impianto in

utero. Si preleva e

si esamina una o

più cellule

dell’embrione, con

concreti rischi per

il suo sviluppo.

box

Test genetico a tappeto E l’eugenetica accelera

U n test genetico che può individuare quasi ogni malattia ereditaria sarà offerto nel giro di pochi mesi ai genitori britannici che lo desiderano.

La nuova tecnica proviene da un gruppo di

ricercatori del Bridge Centre di Londra ed è stata presentata all’ultima conferenza dell’associazione europea per la riproduzione umana e l’embriologia che si è tenuta nei giorni scorsi ad Amsterdam. Si chiama «karyomapping», e consiste nel visionare i geni di un embrione prima che questo venga impiantato nella donna tramite la fecondazione artificiale. Il test è stato aspramente criticato da diverse associazioni per la vita, dalla Chiesa cattolica e anglicana e da parte del mondo medico e scientifico che ne hanno indicato i rischi. «Questo metodo – spiega ad Avvenire un portavoce dell’associazione Pro-Life – incoraggerà i genitori a decidere su questioni genetiche minori e generare bambini su misura. Spingerà a inseguire la perfezione e a eliminare vite umane che avrebbero potuto essere perfettamente felici anche con

invalidità o difetti estetici». (E.D.S.)

I n quale fase della procreazione assistita sorgono i rischi per

l’embrione? Stando alle conoscenze attuali, la pericolosità è della Pdg in sé ma più ancora «delle complicanze insite nella procedura del concepimento in vitro», commenta Bruno Dallapiccola, ordinario di Genetica Medica presso La Sapienza di Roma. «Mi riferisco sia alla massiccia stimolazione ormonale subìta dalla donna, che va a incidere sulla regolazione dei geni, sia alle prime settanta ore di vita in provetta dell’embrione, sia ai gameti maschili, di scarsa qualità, forniti dall’uomo che produce poco liquido seminale». Dallapiccola precisa che «il rischio relativo di malformazioni trattati con Pdg è dal 30% al 40% in più rispetto alle

coppie che hanno seguito la via naturale».

Human Genetics, 2002). Un altro dato trascurato, ma non trascurabile: «La probabilità di avere un figlio con handicap è circa +11%, rispetto al +5% dopo il concepimento naturale» (European Journal of Pediatrics, 2003). I rischi non finiscono qui: «Cinque bambini olandesi, concepiti con Fiv, hanno sviluppato un retinoblastoma, un cancro infantile della retina che colpisce un nato su 17 mila»

(Nature, 2003).

M a c’è di più. I bambini nati con diagnosi genetica pre-impianto (Pdg) – quella autorizzata per la prima

volta in Italia dal Tribunale di Bologna – «nei primi due anni pesano meno dei bimbi concepiti naturalmente, e presentano un indice di massa corporea decisamente inferiore alla media» (Human Reproduction, 2008). Proprio dei problemi di salute, di origine genetica, di cui soffrono i figli concepiti in provetta, si è recentemente occupata una ricerca della britannica Human Fertilisation and

Embryology Authority (Hfea, marzo 2009): «I bambini nati con Fiv/Icsi hanno +30% di chance di soffrire di difetti alla valvola

cardiaca, anomalie all’apparato digerente, nonché ritardo mentale». Lo studio precisa che «all’origine dei danni genetici ci sarebbero i farmaci utilizzati per stimolare

l’ovulazione della mamma in provetta».

N essuno dice però che la diagnosi pre- impianto, che analizza le qualità genetiche degli embrioni prima

dell’impianto in utero, non può essere considerata come un’operazione senza effetti collaterali. «Prelevare una o due cellule dalle 8 che formano l’embrione (blastomeri), al fine di eseguire la diagnosi pre-impianto, è un’operazione significativa, dal momento che può provocare un’alterazione nel successivo sviluppo dell’embrione», spiega Patrizio Calderoni, ginecologo all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna. Le cause dei documentati rischi di malformazioni «potrebbero essere la limitazione naturale dei genitori, la scarsa qualità dei loro gameti, ossia la loro infertilità, che è un fatto naturale quanto lo è la fertilità», dichiara Eleonora Porcu, responsabile del Centro di Fecondazione dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, sottolineando che «selezionare l’embrione migliore, eliminando quello non perfetto, significa temere così tanto che nella nostra

vita si presenti la disabilità da arrivare a scartare un embrione perché potrebbe diventare un figlio con qualche problema». Presi da tanto entusiasmo per il «figlio sano», si ricorderanno di dirci che selezionare l’embrione allo stadio di 8 cellule non dà l’assoluta garanzia di un bambino perfetto?

Dalla «salute della donna» un conflitto con il più fragile

«salute della donna» un conflitto con il più fragile C omincia a diventare tristemente nota l’ordinanza

C omincia a diventare tristemente nota l’ordinanza del tribunale di Bologna che qualche giorno fa ha concesso a una coppia il trasferimento dell’embrione solo se questo non è malato, visto che

la donna è portatrice sana di distrofia muscolare. L’ordinanza si presta a molteplici rilievi critici: vediamone qualcuno.

L a diagnosi pre-impianto: nella legge 40 tale tecnica è permessa per il bene del nascituro. Qui invece, per bocca di un magistrato, si usa la diagnosi pre-impianto sia per

dichiarati scopi eugenetici (puoi rifiutare il figlio malato) –

vietati dalla legge 40 e dalle linee guida – sia per tutelare la salute della donna, finalità non rinvenibile nella legge né nelle linee guida, quindi non accettabile. Passiamo al rifiuto dell’impianto nel caso di patologia accertata dell’embrione. La legge 40 permette di interrompere l’iter della procreazione medicalmente assistita (Pma) non oltre il momento della fecondazione in vitro. Infatti da quell’attimo viene a esistenza un nuovo soggetto

di diritto, l’embrione, così come ricorda l’articolo 1 della stessa

legge. Ergo: non può essere abbandonato in un freezer perché non lo si vuole più.

Q ualora comunque la coppia rifiutasse l’impianto, la donna non potrebbe subire coercizione alcuna. Questo non significa che la legge ritiene legittima la decisione della donna, ma tollera un comportamento che preferisce non punire.

Nell’ordinanza invece lo scenario si ribalta. Qui il rifiuto, nel caso

di embrioni malati, è addirittura previo all’inizio dell’intero iter di

Pma e viene qualificato come legittimo. In questo caso occorre domandarsi se sussistono i presupposti perché la coppia possa accedere alla Pma. Parrebbe di no. Infatti non ci troviamo di fronte a un fatto compiuto che la legge considera illegittimo: un embrione malato rifiutato da una coppia che non può essere obbligata ad accettarlo. Qui il fatto deve ancora compiersi, e

quindi appare doveroso impedire ai coniugi l’accesso alle tecniche

di fecondazione artificiale per evitare il concretarsi di una

situazione illegittima sotto l’aspetto giuridico.

M a l’aspetto più preoccupante, già insito nella recente pronuncia della Corte Costituzionale, è dato dal fatto che nero su bianco si dichiara che tra la vita del nascituro e la

salute della donna deve prevalere quest’ultima. In questo caso la lesione della salute psichica della donna è data dall’ansia di aspettare un figlio affetto da distrofia. Tale disturbo della sfera emotiva legittima, secondo il giudice, l’abbandono dell’embrione nell’azoto liquido. Si usa cioè la ratio della legge 194 anche per la provetta. Ma nel primo caso siamo di fronte a un gravidanza

indesiderata, qui invece si desidera una gravidanza ma a certe condizioni. In realtà, non bisogna stupirsi che queste due realtà apparentemente così diverse si stiano assomigliando. Il minimo comun denominatore è infatti il principio di autodeterminazione inteso in senso erroneo: decido io quando avere un figlio, ma se arriva nel momento sbagliato abortirò. E quando avrò deciso di averlo, pretendo che sia sano grazie alla fecondazione artificiale. Tommaso Scandroglio

E il giudice creò il figlio «meno figlio» stamy di Graz D opo altri giudici,
E il giudice creò il figlio «meno figlio» stamy
di Graz
D opo altri giudici, an-
che il Tribunale di Bo-
logna è intervenuto
sulla legge 40, ri-
spondendo alla ri-
chiesta di una coppia
È comprensibile l’ansia dei genitori
che sognano un bimbo privo delle loro
malattie genetiche. Ma il criterio che
non ci sono vite scartabili deve regolare
anche il desiderio della generazione
persona umana, di ogni persona umana, che gli stes-
si genitori dovrebbero essere i primi a sostenere.
I l criterio che non ci sono vite scartabili deve re-
golare anche il desiderio della generazione, il qua-
le per essere autenticamente umano non può sor-
portatrice di una grave malat-
tia ereditaria. Il dispositivo della sentenza prevede
la produzione di sei embrioni tra i quali si dovrà
trovare quello o quelli sani che si potranno poi im-
piantare nell’utero della donna. L’intervento si po-
ne sulla linea di altri tentativi fatti da altre istanze
della magistratura per cambiare per via giurispru-
denziale una legge dello Stato.
pie fanno o vorrebbero fare, con l’intenzione di a-
vere un figlio sano?
volare su tutti i problemi etici che la generazione
può comportare. Non si può generare distruggen-
do la vita. Se questa fosse l’unica possibilità si de-
ve rinunciare a generare e prendere la via dell’ado-
zione che, oltretutto, è via di altissimo valore etico.
L a risposta non può essere positiva. La ragione
dell’inammissibilità della diagnosi genetica ri-
siede nella stessa motivazione di vicinanza u-
mana per cui si solidarizza con la coppia sofferen-
S ulla generazione umana occorre dire ancora
una cosa: la nascita di un figlio ha un eviden-
te profilo personale e di coppia che è inutile
I n primo luogo va posta l’ovvia considerazione
che in tal modo si delegittima l’operato della
magistratura, perché pur conoscendo qual è l’in-
te. Infatti lo stesso sentimento che si prova verso i
genitori deve essere applicato a tutte le nuove vite
che vengono prodotte. Non c’è una vita che valga me-
tenzionalità profonda della legge, appurata al di
là di ogni dubbio nel dibattito pre-referendario, al-
cuni giudici si ostinano a darne una lettura contra
legem. Ogni volta che si ha notizia di genitori che
possono trasmettere una grave malattia ai propri
figli si prova una vera pena e un senso di vicinan-
no
di un’altra. Non c’è un embrione che sia "meno
sottolineare. Ciò che invece deve essere ricordato
con forza è il profilo morale e sociale della nasci-
ta di una creatura. Essa è una persona umana che
non appartiene ai genitori, non è un oggetto di lo-
figlio" di un altro. Se qualcuno di essi si dovesse per-
dere per motivi naturali si rimarrebbe giustamente
addolorati. Per questo motivo la legge 40 prevede
correttamente che si producano gli embrioni stret-
tamente necessari all’impianto e non un numero in-
ro proprietà: infatti è un essere umano con pari
dignità rispetto a tutti gli altri e non può essere stru-
za umana per queste persone e per l’eventuale fi-
glio già nato con la malattia. Ma allora questi sen-
timenti ci devono spingere a concordare con i ten-
tativi di selezione genetica degli embrioni prima
dell’impianto nell’utero che alcune di queste cop-
definito, finalizzato a una eventuale analisi geneti-
ca
con conseguente scarto degli embrioni portatori
di
malattia. Quindi nei confronti dei genitori che
hanno questo grave problema non c’è alcuna forma
di
crudeltà. Al contrario, c’è la valorizzazione della
mentalizzato, neppure per le finalità più nobili.
Perciò la sua protezione è affidata alla società e al-
la legge. Ed è proprio ciò che fa la legge 40, quan-
do vieta la diagnosi distruttiva degli embrioni e la
loro selezione, con la successiva distruzione di
quelli malati. Siamo quindi siamo nel campo del-
la protezione di valori essenziali e non dei divie-
ti insensati.
Michele Aramini

Viviana Daloiso

2 Avvenire Giovedì, 9 luglio 2009 www.avvenireonline.it\vita
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Avvenire
Giovedì, 9 luglio 2009
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Legge 40 ancora in tribunale: stavolta tocca alla ricerca

Legge 40 ancora in tribunale: stavolta tocca alla ricerca Tre note ricercatrici, rappresentate dal legale del

Tre note ricercatrici, rappresentate dal legale del caso Englaro e sostenute dai radicali, si appellano al Tar del Lazio chiedendo fondi pubblici per la ricerca sulle staminali embrionali. Si aggira il divieto della legge 40 di manipolare la vita umana rilanciando la strategia delle «cause- pilota»: ottenere per sentenza ciò che in Italia è impedito da leggi varate in Parlamento

il caso

Usa, è boom di «donatori»

N egli Stati Uniti è boom di quelle che – con eloquente ossimoro mediatico – sono definite «do-

nazioni, a pagamento» di sperma e o- vuli da immettere sul mercato della fecondazione assistita e della ricerca. Dopo l’inchiesta di Avvenire (vedi è vita del 2 luglio), è il quotidiano Usa Today a occuparsi di un fenomeno che è effetto della crisi che obbliga gli a- mericani a tentare ogni strada per ar- rotondare. Il settore ha visto «dupli- care le offerte negli ultimi dieci me- si», spiega al giornale David Battaglia, tecnico di laboratorio di un’agenzia per la fertilità di Portland, in Oregon. «Da febbraio le donazioni sono au- mentate del 40%», conferma Kim Springfield, vice presidente della Health News di Irvine, in California. Per lo sperma la media dei compen- si è di 100 o 200 dollari per «dona- zione», con un massimo di due a set- timana. Le donne guadagnano in me- dia 5 mila dollari, ma si registrano anche punte di 10 mila per caratteri- stiche particolarmente ricercate. I po- tenziali acquirenti scelgono infatti gli

ovuli selezionando la «donatrice» su un catalogo. Età preferita per le don- ne 21-23 anni, per gli uomini l’età massima sono i 39 anni.

I n tempi di battaglie e forzature giudiziarie sui temi bioetici, e in particolare di attacchi concentrici alla legge 40, non poteva mancare un altro tassello che tanto sta a cuore a chi vede il nostro Paese come il

fanalino di coda nella corsa internazionale della cosiddetta libertà della scienza: la ricerca sulle staminali embrionali. E così, la settimana scorsa, ecco arrivare al Tar del Lazio (già protagonista nel gennaio 2008 nella vicenda del rinvio alla Corte Costituzionale della legge 40) un ricorso dalle ricercatrici Elena Cattaneo, Silvia Garagna ed Elisabetta Cerbai, rispettivamente direttore del Centro interdipartimentale di ricerca sulle cellule staminali dell’Università statale di Milano, biologa all’Università di Pavia e farmacologa a quella di Firenze. Sul tavolo del tribunale il bando del ministero del Welfare che destina 8 milioni di euro a progetti di ricerca sulle staminali e che esclude gli studi su quelle embrionali.

L a

questione è annosa, visto che la

legge 40 vieta esplicitamente la produzione (e la manipolazione) di

embrioni per la ricerca, ma non proibisce che linee cellulari embrionali vengano acquistate dall’estero a tal fine: un "escamotage" grazie al quale il team della Cattaneo, per esempio, conduce studi sulle embrionali già da anni. E che, a ben vedere, ha consentito – a Milano come altrove – piena libertà di ricerca a chi

intendesse seguire questa via: la professoressa Cattaneo non a caso è stata più volte annoverata tra i pionieri nel campo delle staminali embrionali, e i

suoi interventi sono stati spesso ospitati

su riviste scientifiche internazionali di

prestigio (tra cui Nature, che ha dato ampia rilevanza al ricorso presentato al Tar nel suo ultimo numero e più di una volta si è espressa criticamente sulle «eccessive restrizioni» italiane nel campo della ricerca). Eppure le ricercatrici che si sono rivolte al tribunale si sentono limitate: al Tar del Lazio viene chiesto che questi studi possano entrare a far parte di quelli considerati meritori di un finanziamento pubblico, pena «la pesante interferenza alla libertà di ricerca». «E questo – spiega Augusto Pessina, professore proprio alla Statale di Milano e presidente dell’Associazione italiana colture cellulari – come se non si stesse parlando di un bando ma di una legge. Cose molto differenti, visto che da sempre il ministero decide liberamente

come destinare i propri fondi, escludendo necessariamente alcune categorie dai suoi bandi: una pratica ben nota a chi opera nel campo della ricerca scientifica, e a tutti i livelli».

D’ altra parte, come spiegato dallo stesso viceministro della Salute Fazio e poi sottolineato dagli

esponenti di alcuni governi regionali (che hanno approvato il bando di ricerca nella Conferenza Stato-Regioni), la decisione di escludere gli studi con le embrionali sarebbe avvenuta non sulla base di

Aids: un bando da 9,8 milioni

Sono pari a 9,8 milioni di euro i fon-

di stanziati dal Ministero del Lavoro,

della Salute e delle Politiche Sociali per la ricerca sull’Aids per il biennio 2009- 2010. Quattro le macroaree in cui è suddiviso il programma: epidemiolo- gia; etiologia, patogenesi e sviluppo di vaccini; clinica e terapia; infezioni op- portunistiche, tumori HIV-correlati e co-infezioni. I fondi saranno gestiti e- sclusivamente dall’Istituto Superiore

di Sanità, la selezione dal ministero.

convinzioni morali o ideologiche ma per il semplice motivo che le ricerche con le staminali adulte offrono a oggi possibilità ben più concrete: ricerche all’interno delle quali figurano anche quelle sulle Ips (le cellule riprogrammate fino a uno stadio simile a quello embrionale, scoperte dal giapponese Yamanaka), sulla cui portata epocale la stessa Cattaneo si è espressa più volte negli ultimi mesi. Ma questa ricerca sembra non bastare, proprio come non basta la possibilità di studiare cellule embrionali importate da altri Paesi. L’obiettivo sembra piuttosto quello creare un nuovo caso legale, e possibilmente

una nuova sentenza, capace di mettere gradualmente in dubbio le scelte fatte finora in materia di ricerca e di pratica scientifica: «Perché se ottengo la possibilità di usufruire di finanziamenti

pubblici per il mio lavoro sugli embrioni

– spiega ancora Pessina – allora presto o

tardi potrò anche reclamare la possibilità

di acquistare embrioni dall’estero con

soldi pubblici e – perché no? – allora di utilizzare gli embrioni che vengono

prodotti qui in Italia, magari sulla scorta della possibilità oggi prevista dalla legge 40 di produrne in numero superiore a 3 e

di congelarli».

N on a caso le sorti del ricorso sono state affidate a un nome noto nel campo delle battaglie legali sui temi

della bioetica: Vittorio Angiolini, già legale della famiglia Englaro durante la controversa vicenda di Eluana. Altro indizio significativo: il fatto che a difendere a spada tratta il ricorso delle ricercatrici si sono affrettati immediatamente anche i radicali, che con Marco Cappato e l’associazione Luca Coscioni hanno già dichiarato di voler coprire le spese legali per la causa. Anche questo un copione già visto, che poco sembra avere a che fare con le motivazioni che le ricercatrici reclamano.

il pioniere

Yamanaka difende le sue «cellule etiche»

I l metodo si affina, a colpi di tentativi riusciti e di altri falliti. E l’obiettivo di arrivare a produrre farmaci che possano curare malattie finora inguaribili e compiere passi da gigante nel campo della

medicina rigenerativa con le cellule Ips,

le staminali pluripotenti ottenute senza

distruggere embrioni, si avvicina. È l’opinione di Shinya Yamanaka, che settimana scorsa ha rotto un lungo silenzio pubblicando sulla rivista scientifica Nature un intervento di tre pagine sui passi in avanti compiuti negli

ultimi mesi. In particolare il ricercatore giapponese, reso celebre dalla scoperta sulle cellule "ringiovanite" nel 2007, si sofferma sui diversi modelli di ricerca e

di creazione delle Ips impiegati dai

team di ricerca internazionali: quelli basati su una teoria "elitaria", per cui solo un piccolo numero di cellule potrebbero essere riprogrammate, e quelli che si fondano invece su un presupposto "stocastico", o casuale, secondo cui la maggior parte o addirirttura tutti i tipi di cellule possono essere trasformate in Ips.

N ell’articolo – molto specialistico e che ha tutto l’aspetto di un mauale guidato per i ricercatori che oggi si

misurano con la nuova frontiera delle staminali – Yamanaka analizza i risultati

ottenuti in entrambe le direzioni della ricerca, prendendo in esame tutti gli studi pubblicati sulle riprogrammate, compresi quelli che hanno sostituito con successo i retrovirus utilizzati dal giapponese (e cancerogeni) con altre sostanze, sulla cui efficienza il giapponese è ancora molto perplesso. Yamanaka conclude poi optando per il modello "stocastico", illustrandone le maggiori probabilità di successo: il metodo, infatti permette di generare dal maggior numero possibile di cellule del corpo, e nel maggior numero di modi

possibili, cellule staminali caratterizzate dalla pluripotenza (cioè dalla capacità

di specializzarsi in infinite altre cellule o

tessuti): una porta spalancata alla soluzione di infiniti problemi clinici. A questo proposito, però, Yamanaka lancia anche un monito alla comunità scientifica internazionale: «La tecnologia delle Ips – spiega Yamanaka

– sta ancora muovendo i suoi primi

passi, ma le sue potenzialità sono enormi nello studio e nella cura delle malattie. Ma per realizzare al più presto apllicazioni cliniche in questo campo dobbiamo raggiungere un metodo completo e unforme di riprogrammazione cellulare». Come a dire: lavorare insieme, seguendo lo stesso protocollo, renderà più vicina la meta. (V.Dal.)

scenari

di Antonella Mariani

Spermatozoi in vitro. E l’uomo diventa inutile

Mariani Spermatozoi in vitro. E l’uomo diventa inutile Karim Nayernia C i sarà ancora bisogno dell’uomo
Karim Nayernia
Karim Nayernia

C i sarà ancora bisogno dell’uomo per generare un figlio? Una domanda

paradossale, ma che

non si può fare a meno di formulare nel descrivere i nuovi studi degli scienziati di

Newcastle, gli stessi della pecora Dolly

L’annuncio dei biologi

di

Newcastle: «La ricerca

ci

aiuterà a capire le cause

dell’infertilità, non sarà utilizzata per la fecondazione artificiale». Ma restano pesanti dubbi etici:

sono stati eliminati embrioni vitali per creare cellule forse inservibili

e

degli embrioni chimera, metà umani

e

britannico The Independent ieri ha sparato un titolo a caratteri cubitali in prima pagina: «Gli scienziati creano lo

sperma in provetta», mettendo in evidenza già nel sommario gli aspetti positivi della scoperta, «la speranza di trovare cure per l’infertilità maschile», e

metà animali. Il quotidiano

formare spermatozoi oppure ovociti), che sono poi pienamente maturate

dando vita a quello che è stato ribattezzato "sperma derivato in vitro" (Ivs). Se questo risultato, che è stato pubblicato ieri sulla rivista scientifica Stem Cells and Development, venisse confermato, ci si potrebbe aspettare che

quelli più inquietanti, legati appunto al

da

un singolo embrione con corredo

«ruolo futuro dell’uomo» nella riproduzione.

genetico maschile si possa ricavare una linea cellulare potenzialmente in grado

Di cosa si tratta è presto detto: il

di

fornire una quantità indefinita di

biologo Karim Nayernia è riuscito a ottenere sperma «maturo e funzionale»

spermatozoi.

– dice – agendo su cellule staminali

embrionali con cromosomi XY (maschili), da cui sono state separate le cellule germinali (quelle cellule che durante le prime settimane di sviluppo dell’embrione si differenziano fino a

L e

prime perplessità sono tecniche:

nonostante il team britannico abbia anche prodotto un video che

dimostrerebbe la mobilità degli spermatozoi, alcuni scienziati come Robin Lovell-Badge del National

Institute for Medical Research di Londra hanno espresso pesanti dubbi

sul fatto che essi siano davvero sani e vitali. Il collega Allan Pacey dell’Università di Sheffield dubita che «queste cellule simil-sperma prodotte

su un vetrino possano essere chiamate

spermatozoi». Le altre perplessità riguardano le implicazioni sulla riproduzione umana di una simile ricerca. Nayernia ha precisato che lo studio ha come unico obiettivo di «comprendere nel dettaglio come si formano gli spermatozoi, e di conseguenza di capire meglio i meccanismi dell’infertilità maschile per poterla curare».

L o

il

sperma prodotto in vitro, rassicura

biologo di Newcastle, non può e

non deve invece essere utilizzato per

trattamenti di fecondazione: «Non abbiamo alcuna intenzione di farlo», ha aggiunto. Ma le rassicurazioni non bastano a cancellare le perplessità di chi vede nella creazione di sperma in vitro una nuova frontiera difficilmente governabile sul piano etico. «È un

esempio di pazzia immorale – ha commentato Josephine Quintavalle, dell’associazione Comment on Reproductive Ethics (Corethics) –.

Embrioni vitali sono stati distrutti per creare spermatozoi sui quali ci sono forti dubbi circa la loro vitalità. È l’equivalente di stroncare una vita per crearne forse un’altra. Sono favorevole alle cure contro l’infertilità ma non credo che si possa agire come si vuole».

C on un esperimento svolto in parallelo a quello reso noto ieri, i biologi di Newcastle hanno

ottenuto spermatozoi dalle cellule staminali della pelle, quindi con lo stesso patrimonio genetico del «donatore». Karim Nayernia ha promesso che i risultati di questa seconda sperimentazione, che potrebbe aiutare gli uomini infertili a concepire figli biologici a partire solo dalla propria pelle, saranno pubblicati entro alcuni mesi. Nulla di fatto invece sul

fronte della creazione di spermatozoi da cellule embrionali con corredo genetico XX, cioè femminile; le speranze delle coppie lesbiche di poter avere un figlio senza ricorrere a donatori sono al momento frustrate. Tre anni fa lo stesso Nayernia aveva annunciato la creazione

in vitro di spermatozoi di topi: con la

fecondazione in provetta nacquero sette topolini, che però morirono poco dopo.

America

Fondi pubblici:

la Casa Bianca cambia regole

S ono molte le questioni bioe- tiche sul tavolo dell’ammini- strazione Obama, ma uno solo sembra il filo condutto- re: la forte discontinuità con George W. Bush. Dopo l’az-

zeramento da parte di Obama del Comitato di bioetica voluto proprio da Bush e che per otto anni aveva coadiuvato la biopolitica della Casa

Bianca, il segnale più forte arriva dal fronte della ricerca sulle cellule sta- minali embrionali. All’executive or- der 13505 del marzo scorso con cui Obama aveva rimosso i limiti ai fi- nanziamenti per la ricerca su quel ti-

po di cellule, hanno fatto seguito le

linee guida, pubblicate martedì.

L e linee guida emesse dal National Institutes of Health per stabilire se un progetto di ricerca sulle sta-

minali embrionali sia «eticamente responsabile» e «scientificamente meritevole» non hanno mancato di suscitare critiche. Già per la pubbli- cazione della prima versione – resa nota per consentire osservazioni da

chi fosse interessato – alle linee gui-

da non furono risparmiati giudizi i-

nequivocabili. Il cardinal Justin Ri- gali, presidente del Comitato per la

vita dell’episcopato Usa, espresse tut-

to il suo disappunto: «Le linee guida

– disse Rigali – segnano un nuovo ca- pitolo nella separazione della ricer-

ca biomedica dalle sue fondamenta

etiche». Altrettanto chiaro il com-

mento al testo definitivo fatto da Ri- chard Doerflinger, direttore associa-

to del Segretariato per le attività pro-

life dei vescovi: «Queste nuove rego-

le incoraggiano gli studiosi a lavora- re alla distruzione di embrioni a spe-

se dei cittadini».

P roprio sul tema dei finanziamenti pubblici verte un’altra polemica che ha investito Obama per le

sue politiche riguardanti l’aborto. Dapprima una lettera di 19 deputa-

ti democratici preoccupati per la

riforma sanitaria che apre a stanzia- menti di fondi federali per finanzia-

re l’aborto aveva agitato le acque nel partito. Poi, con la proposta di abo- lizione del "Dornan Amendment", u-

na

legge che impediva l’accesso a fon-

di

pubblici da destinare all’aborto

nel District of Columbia (quello del-

la capitale Washington), era stato

l’House Appropriations Committe, l’ente che si occupa degli stanzia- menti dell’amministrazione, a susci- tare molte critiche degli ambienti pro-life. La proposta ha resistito al tentativo di revisione avanzato da due dei membri dell’ente, il repub- blicano Todd Tiahrt e il democrati- co Lincoln Davis. Il cosiddetto "Tiahrt-Davis Amendment", che a- vrebbe garantito il mantenimento del Dornan Amendment, è stato in-

fatti bocciato durante la seduta del Comitato del 7 luglio. Per il 2010 re- sta dunque in agenda, tra le «que- stioni politiche importanti», l’elimi- nazione delle «proibizioni sull’uso

di fondi locali per l’aborto» nel Di-

strict of Columbia.

M a l’aborto non è solo un pro- blema interno. Secondo il Catholic Family and Human Ri-

ghts Institute, l’amministrazione U-

sa si sta impegnando per incremen-

tare l’accesso all’aborto a livello in-

ternazionale esercitando pressioni durante la stesura dei documenti che

saranno esaminati all’Onu di Gine- vra questa settimana. Nel testo che i rappresentanti Usa hanno promos-

so si parla infatti di accesso univer-

sale ai «servizi di salute sessuale e ri-

produttiva», inclusa la «pianificazio-

ne familiare». Non è una novità, se

si pensa che risale a gennaio la deci- sione di Obama di invertire la rotta segnata dalla cosiddetta "Mexico City Policy", voluta da Ronald Reagan e adottata anche da George W. Bush. Una decisione che ha riaperto l’ac- cesso ai fondi federali per le orga- nizzazioni internazionali che pro- muovono l’aborto. Lorenzo Schoepflin

Lorenzo Schoepflin

Avvenire 3 Giovedì, 9 luglio 2009 www.avvenireonline.it\vita
Avvenire 3
Giovedì, 9 luglio 2009
www.avvenireonline.it\vita

Suicidio assistito, Londra si ferma. Per ora

di Elisabetta Del Soldato

Londra si ferma. Per ora di Elisabetta Del Soldato Arezzo Fine vita, volontà in Comune U

Arezzo

Fine vita, volontà in Comune

U na scelta destinata a spaccare un con- siglio comunale e forse un’intera città. È la proposta contenuta nell’at-

to d’indirizzo, presentata dal consigliere di maggio- ranza del Comune di A- rezzo, Marco Tulli (Sini-

stra). Di cosa si tratta? I- stituire un registro comu- nale nel quale conservare

le dichiarazioni volontarie

riguardo al trattamento sa- nitario di fine vita. A far discutere, in modo parti- colare, un passaggio della proposta nel quale si leg- ge che il documento ser- virà come prova «contro e-

ventuali contestazioni,

della volontà di chi sì è re- gistrato di non essere sot- toposto a ventilazione o a- limentazione forzata nel caso di una malattia o di un incidente che compor-

ti lo stato vegetativo».

«C ome può sapere u- na persona – si chiede Scienza & Vi-

ta di Arezzo – come potrà

reagire alla malattia tra qualche anno? Da giovani pensiamo all’infermità co- me qualcosa di doloroso e

insuperabile, e dopo dieci

o quindici anni magari ab-

biamo maturato una po- sizione psicologica diver-

sa. Per questo ritengo que- sta proposta inutile, anche perché se ne sta discuten- do proprio in questi gior- ni in Parlamento». L’atto

di indirizzo è all’ordine del

giorno per il consiglio co- munale di mercoledì 15 luglio, «anche se – spiega Marco Donati, del Partito democratico aretino, la vo- tazione è con ogni proba- bilità destinata a slittare perché nella seduta del 15 non ci sarà materialmente

il tempo di prendere in e-

same la proposta».

«N on abbiamo anco- ra elaborato una posizione ufficiale

in merito – spiega Donati

–. In ogni caso la mossa di Tulli non è piaciuta a mol-

ti

sia per il merito che per

il

metodo con cui è stata

presentata. Nella proposta

si entra nell’ambito di que-

stioni specifiche, come per

esempio l’alimentazione, che vanno approfondite

accuratamente e che non

è giusto affrontare a livel-

lo comunale». Netta la po-

sizione di Francesco Fran- cini del gruppo di opposi-

zione del Pdl. «Si tratta di una provocazione, una forzatura, in un momento

in cui, dopo il tragico ca-

so Englaro, il Parlamento

sta discutendo proprio di questi temi. In ogni caso sono certo che, anche se venisse approvato, l’atto d’indirizzo non avrebbe comunque alcun peso, an- che perché non è vinco-

lante». Lorenzo Canali

L a Gran Bretagna ancora una volta ha deciso di non fare un passo avanti verso il suicidio assistito. Messo di fronte alla possibilità di cambiare

una legge e permettere ai familiari di aiutare un malato terminale a morire, Westminster ha detto chiaramente di no. La legge, hanno votato 194 Lord contro 141, rimarrà tale e quale a com’è ora e chi assisterà una persona al suicidio rischierà come sempre fino a 14 anni di prigione. Il dibattito sul

suicidio assistito si è infuocato

in Gran Bretagna negli ultimi

due anni in seguito ad alcuni casi di persone malate terminali che hanno chiesto all’Alta Corte e a quella di Appello di sollevare da incriminazioni gli amici e i familiari che li avrebbero portati a morire all’estero, nella maggior parte dei casi alla

clinica svizzera Dignitas. La questione ha raggiunto priorità alla Camera dei Lord quando Lord Falconer ha deciso di chiedere un voto e mentre si

contavano i casi di persone che

si sono recate alla clinica

Dignitas e di quelle in lista d’attesa. Fino a oggi sono infatti 115 i britannici morti nella clinica privata elvetica e più di ottocento sono quelli che aspettano di farlo. Ha fatto

inoltre discutere qualche

giorno fa la lista pubblicata dal Guardian delle persone suicidatesi in Svizzera, con le relative malattie: su 115, 36 erano affette da diverse forme

di cancro; 27 da Sclerosi

laterale amiotrofica e 17 da sclerosi multipla. Gli altri denunciavano malattie gravi che richiedono la dialisi o il trapianto di organi.

I eri il vescovo anglicano di Exeter, Michael Langrish, che

ha una figlia con sindrome di

down, ha detto ai Lord che un emendamento all’attuale legge rappresenterebbe «un passo gigantesco verso l’introduzione

del suicidio assistito in Gran Bretagna». Qualche anno fa un

altro membro della Camera dei

Lord, Lord Joffe, aveva tentato

di aprire la porta al suicidio

assistito, ma senza successo.

Per la prima volta, nel 2002,

Joffe propose di cambiare la legge e permettere a «un adulto competente che soffre in modo insostenibile di ricevere assistenza medica per morire,

se lo richiede». Più tardi lo

stesso Joffe cercò di nuovo di

presentare la sua proposta dal titolo «Assisted Dying for the Terminally Ill Bill» ai Lord, ma anche quella volta fu bloccata.

La necessità di cambiare la

legge, spiegò allora il Lord, è confermata dai casi di malati

Di fronte alla possibilità

di cambiare l’attuale legge,

permettendo ai familiari

di aiutare un proprio caro

a suicidarsi, i Lords

hanno risposto picche

Chi proverà a farlo

rischierà ancora fino

a 14 anni di prigione

Sinora sono 115 i britannici che si sono recati a morire in Svizzera, nel centro Dignitas di Zurigo, ma più di 800 sarebbero quelli che aspettano di farlo

terminali che decidono di farsi accompagnare a morire in Paesi come la Svizzera e si rivolgono ai giudici per sollevare da incriminazioni i

loro cari disposti ad aiutarli. La prima persona a presentarsi all’Alta Corte fu Debbie Purdy, una signora di 45 anni malata di sclerosi multipla che chiedeva che il marito non

fosse incriminato qualora l’avesse portata in Svizzera. La volontà

della donna è stata respinta anche in appello, ma la Purdy continua la sua battaglia e poche settimane fa il suo caso è stato discusso anche dalla Camera dei Lord. Nel riferire il verdetto alla Purdy il giudice della corte d’appello aveva menzionato il caso di

Dan James, un ragazzo di 23 anni, giocatore di rugby rimasto paralizzato dopo un incidente in un allenamento, morto l’anno scorso presso Dignitas. I genitori del ragazzo, Mark e Julie, hanno accompagnato il figlio in Svizzera e quando sono tornati in Gran Bretagna sono stati fermati dalla polizia e interrogati ma non sono stati incriminati. In questo caso il giudice aveva sottolineato l’importanza della compassione.

A nche il premier Gordon Brown ha ribadito in più di un’occasione la sua

contrarietà a cambiare una legge che funziona per proteggere i soggetti più deboli dalle pressioni dei familiari e della società. «L’ultima cosa che desidero – ha dichiarato Brown qualche mese fa – è quella di far credere alle persone malate e vulnerabili che sono un peso. Sono invece una ricchezza». È molto probabile, ci spiegava ieri Peter Saunders di Care Not Killing, un’associazione che promuove le cure palliative e si batte

Papilloma virus: la campagna non convince Vaccinato solo il 57% delle dodicenni italiane

N on convince le famiglie ita- liane la campagna per la vac- cinazione delle dodicenni

contro il papilloma virus, re- sponsabile del cancro al collo dell’utero, che ogni anno causa mille vittime nel nostro Paese. Dopo un intenso sforzo comu- nicativo con l’invio di lettere a

casa per informare i genitori del-

la possibilità di vaccinare la figlia

adolescente prima dell’ipotizza-

to inizio della sua vita sessuale (la via attraverso la quale si attiva il virus è proprio quella sessuale),

i promotori dell’iniziativa de-

nunciano che si è arrivati solo al

57% di ragazze "coperte" dal vac- cino. In realtà, sono numerose le questioni ancora aperte: è dimo- strato che il vaccino non contra- sta tutti i ceppi del virus, la sua durata è di pochi anni, esistono esami come il Pap Test che – con- dotti con regolarità – assicurano una prevenzione sicura. La do- manda che però molte famiglie

si pongono è di carattere etico ed educativo: la vaccinazione così come viene proposta appare in- fatti a molti come un sostanzia- le via libera all’attività sessuale

precoce, una resa educativa che e- videntemente non persuade.

contro l’eutanasia e il suicidio assistito, che la lobby pro- eutanasia non si fermerà qui. Prima Lord Joffe e ora Lord Falconer. Gli interessi coinvolti sono enormi, come il poter sollevare ospedali e famiglie da cure lunghe, impegnative e soprattutto molto onerose. Non credo che arriveremo presto a questo punto, ma la

proposta di Lord Falconer è pericolosa perché mette a rischio una vita che potrebbe essere vissuta diversamente se custodita da cure e affetto. Sono convinto che molte delle persone che ha scelto di morire all’estero non l’avrebbero fatto se non si fossero sentite un peso per la società e la famiglia».

Andrea Galli

Biotestamento fuori registro

Andrea Galli Biotestamento fuori registro P er opporsi alla legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento, il

P er opporsi alla legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento, il cui esame doveva riprendere ieri alla Camera, l’associazione Luca Coscioni ha indetto

per questo fine settimana una

M a è davvero «straordinario» il valore di queste iniziative? «Niente affatto – commenta Filippo Vari, docente di Diritto costituzionale

all’Università Europea di Roma –, che i Comuni si mettano a istituire registri del genere mi pare al di fuori del principio di legalità. Sono iniziative non consentite dall’ordinamento, in quanto per avere registri per il testamento biologico è necessaria una legge». Qualcosa del tutto simile, vien da pensare, ai

famosi registri per le coppie di fatto, quelli creati nel tempo da una manciata di Comuni in Italia e che, anche per la loro inutilità, si sono

mobilitazione per aprire in tutti i Comuni i registri dei testamenti biologici prima dell’approvazione della legge nazionale. «Contemporaneamente continuiamo – ha dichiarato Marco Cappato, segretario della Cosconi –, assieme

all’associazione "A buon diritto", a raccogliere i testamenti biologici dei cittadini italiani».

La mobilitazione per istituire nelle città gli appositi albi Vari: «Ci si muove fuori dalla legge»

rivelati un flop nonostante la grande pubblicità che hanno ricevuto. Eppure c’è chi sostiene, come Cappato, che così facendo, «se il Parlamento insisterà ad approvare norme anticostituzionali i cittadini che si saranno nel frattempo rivolti ai registri

«G ià 8 Comuni hanno deliberato l’istituzione di un registro del testamento biologico», fa

sapere un comunicato dell’associazione Coscioni; «in altri 5 sono state presentate proposte nel Consiglio comunale, e in 8 Comuni, tra i quali Torino, oltre alla stessa Roma,

sono state raccolte le firme per proposte di delibere

di iniziativa popolare comunale. A Salerno, Avellino

e Caserta ci si sta già muovendo per la convocazione

di referendum comunali. Il valore di queste

iniziative è straordinario: si responsabilizza l’amministrazione pubblica nella ricezione e validazione gratuita dei biotestamenti al livello più vicino al cittadino; si manda un messaggio molto chiaro ai parlamentari che lavorano per l’abrogazione di questo diritto». Una ripresa in grande stile dell’iniziativa radicale su uno dei loro cavalli di battaglia, ovvero il «diritto all’autodeterminazione».

comunali, ai notai o alle associazioni, potranno almeno sperare nella magistratura per veder affermati i propri diritti».

«A nche qui – chiosa Vari – c’è un problema cruciale di certezza giuridica. Se questa è essenziale per quanto riguarda la gestione, la

vendita o il lascito ereditario di beni immobiliari, non si capisce a cosa mai possano servire delle disposizioni addirittura sulla propria vita rilasciate in registri che non hanno alcun valore legale. Del resto, se non fosse così, e se di questo non fossero consapevoli anche i fautori di tali iniziative, non si capirebbe la pressione fortissima che c’è stata per arrivare a una legge e poi lo scontro, tuttora in atto, per vederla approvata secondo il proprio orientamento».

INSINTESI

approvata secondo il proprio orientamento». INSINTESI 1 «L’ultima c o s a c h e desidero

1«L’ultima cosa che desidero – ha dichiarato Gordon Brown qualche mese fa – è quella di far credere alle persone malate e vulnerabili che sono un peso. Sono

invece una ricchezza»

2È molto probabile,

spiega Peter Saunders

di

Care Not Killing, che

la

lobby pro-eutanasia

non si fermerà qui. Gli interessi coinvolti sono enormi, come il poter sollevare ospedali e famiglie da cure lunghe, impegnative e soprattutto molto onerose

Alla conquista della «Porta Pia bioetica»

], il

caso Eluana è impor- tante per il suo signifi- cato simbolico». È que- sto il distillato di anni di battaglia giudiziaria

che Maurizio Mori presenta nel suo libro Il caso Eluana Englaro. La Porta Pia del vitalismo ippocratico, ovvero per- ché è moralmente giusto sospendere ogni intervento, edito da Pendragon, finito di stampare tre mesi prima della morte di Eluana. Un significato simbolico di una portata tale da po- ter dare il via, secondo Mori, a una vera rivoluzione cultu- rale e filosofica. Se infatti l’introduzione del libro è dedica- ta ai fatti che hanno visto protagonisti Beppino Englaro, Car- lo Alberto Defanti, Amedeo Santosuosso e lo stesso Mori a

partire dal 1995, le pagine successive conducono a teoriz- zare un vero e proprio sovvertimento morale.

E’ difficile non essere sfiorati dall’idea che la vicenda En- glaro sia stato ciò che serviva alla Consulta di bioetica, oggi presieduta da Mori e fin dal 1990 impegnata per

la legalizzazione dell’eutanasia, per passare dalle parole ai fatti e far sì che sui media italiani cominciassero a circolare le idee che animano l’attività della stessa Consulta. Opera- zione in atto da molto tempo, se si considera che già nel 1993, il 27 febbraio, il Corriere della Sera dava risalto alla tesi dell’«organismo di estrazione laica» secondo il quale «è un’a-

zione moralmente lecita quella del medico che procura una morte senza dolore a una persona che ne fa richiesta, ripe- tutamente e senza incertezze, per porre fine a un’infermità

e senza incertezze, per porre fine a un’infermità «P iù che di per sé [ Libri,

«P iù che di per sé [

Libri, articoli, convegni: così la Consulta guidata da Maurizio Mori, e prima di lui da Carlo Alberto Defanti, si batte per legalizzare l’eutanasia puntando a ottenere successi simbolici e usando i media come megafono

inguaribile e a una situazione degradante per la propria di- gnità». Detto meno elegantemente, eutanasia.

M a è con il susseguirsi delle sentenze sul caso Englaro che gli organi di informazione hanno dato sempre più am- pio spazio a questo tipo di considerazioni: il Manifesto

del 17 ottobre 2007 pubblicò un’intervista a Stefano Rodotà, dove l’ex garante della privacy commentava la sentenza del giorno precedente con la quale la Cassazione sosteneva la possibilità per il giudice di autorizzare il distacco del sondi- no, rinviano la decisione ultima alla Corte d’Appello. Secon- do Rodotà la sentenza sanciva il «riconoscimento pieno del testamento biologico», recependo «correttamente l’indica- zione costituzionale dell’articolo 32». E’ interessante notare come, a supporto di queste tesi, Rodotà citasse il parere della Commissione Oleari, l’organo voluto nel 2001 dall’allora mi- nistro della Sanità Umberto Veronesi per occuparsi di «nutri- zione e idratazione nei soggetti in stato di irreversibile perdi- ta della coscienza». Lo stesso Mori, nel suo recente libro, men- ziona la Commissione, respingendo le accuse di chi sostiene che siano stati proprio i testi elaborati da quel gruppo a pre- parare il terreno per le successive evoluzioni del caso Engla- ro. Tesi sostenuta anche da Defanti che, sul Corriere della Sera

del 3 agosto 2008, prendeva le parti della Commissione.

I ndubbiamente tra le conclusioni dei lavori di quest’ultima alcune sembrano cucite su misura per il caso Englaro, co- me ad esempio quella che stabilisce che «l’idratazione e la

nutrizione artificiali degli individui in Stato Vegetativo Per- manente possono essere interrotte dopo che la Commissio- ne medica abbia accertato la condizione di irreversibilità». E non si può fare a meno di notare che della Commissione O- leari faceva parte Santosuosso, mentre tra gli esperti consul- tati figurava Maria Cristina Morelli, primo avvocato di Bep- pino Englaro. Proprio la Morelli (Repubblica, 14 giugno 2000) spiegava che l’idea portante dell’iter giudiziario consisteva nell’affermazione che «una persona minorata non gode del diritto di esprimere il consenso informato alle cure che spet- ta a tutti i cittadini, e che tale sperequazione va colmata con la nomina, appunto, di un tutore», individuato in Beppino.

I n quello stesso articolo si affermava che per Eluana «non c’è speranza che torni tra noi» e che a Beppino la legge im- pediva di sublimare nel lutto la perdita «già avvenuta» del-

la figlia. Concetti giunti fino a oggi, se è vero che Amato De Monte, l’anestesista che si è occupato di Eluana negli ultimi giorni a Udine, ha dichiarato che la donna era morta 17 an- ni prima. Forse De Monte si riferiva alla presunta fine della «vita biografica», la cui distinzione da quella «biologica» è concetto cardine delle tesi di Mori. La prima «è buona se e solo se il soggetto interessato ha esperienze positive», men- tre la seconda «non ha alcun valore intrinseco». Del resto, sostiene Mori, la vita non è più un mistero. L’impressione è che la spiegazione della vita sia un’esclusiva della Consulta.

4 Avvenire Giovedì, 9 luglio 2009 www.avvenireonline.it\vita
4
Avvenire
Giovedì, 9 luglio 2009
www.avvenireonline.it\vita

«Istruzioni» sul sesso, la rinuncia a educare

di Domenico Delle Foglie

 
  «L’ educazione sessuale è come quella fisica, una materia scolastica per restare in salute. Per

«L’ educazione sessuale è come quella fisica, una materia scolastica per restare in salute. Per un corretto stile di vita

non bere, non fumare, non drogarti, fai movimento, cura l’alimentazione

potenziare il ruolo della famiglia quindi, «perché – ha dichiarato il sottosegretario – tutte le ricadute negative sui ragazzi, dal bullismo alle violenze, sono dovute all’indebolimento della famiglia, grandissima risorsa e prima agenzia

 

Liberi per vivere

Associazioni laicali, nei campi estivi si studia il «fine vita»

L’ estate "brucia", e la se- zione appuntamenti, immancabile e con- sultatissimo corredo di tutti i periodici lo- cali, si infittisce: si sus-

seguono le segnalazioni di sagre, eventi gastronomici e concerti. Ep- pure, a legger bene, qualcosa si muove anche su un altro fronte. Sfogliando le pa-

gine dedicate alle iniziative locali, è tutt’altro che ra-

ro imbattersi in un appuntamento dal titolo curio-

so: "Liberi per vivere". La campagna di coscientiz- zazione popolare infatti, in questi mesi e fino alla

fine dell’anno, è in pieno svolgimento su tutto il ter- ritorio nazionale e sul sito www.scienzaevita.org è possibile consultarne il calendario aggiornato.

I 16 milioni di dépliant stampati e distribuiti cir-

colano nelle parrocchie italiane così come in tutti i luoghi che le centinaia di volontari in forza alle 41 associazioni firmatarie del Manifesto hanno indi- viduato per raggiungere il maggior numero possi-

bile di persone. Parte fondante e attiva dell’iniziati-

va in corso sono sicuramente le associazioni e i mo-

vimenti che, lungi dall’essersi limitati all’atto formale della sottoscrizione, stanno promuovendo in più occasioni e modalità "Liberi per vivere". Tra le realtà più vivaci in questo periodo estivo si segnalano l’A-

zione cattolica e il Movimento cristiano lavo-

ratori (Mcl). Sono molti gli eventi e gli appunta- menti che li vedono protagonisti, dal Nord al Sud,

appunta- menti che li vedono protagonisti, dal Nord al Sud, in un’azione capillare che si avvale

in

un’azione capillare che si avvale della presenza

di

numerose sezioni territoriali e della promozio-

ne

nei campi estivi.

particolare l’Azione cattolica, che molto crede e

riconosce nel valore educativo di questa ope-

razione, ha coinvolto e mobilitato le presidenze

diocesane, chiamate ad organizzare incontri, con-

vegni e laboratori a tema. In quest’ottica, tutto quan-

to è fatto o programmato andrà a unirsi alle altre i-

niziative sul territorio, per favorire una verifica del-

la penetrazione reale della campagna. Inoltre, nel-

l’organizzare i percorsi formativi che ogni estate coinvolgono giovani e adulti, ha inserito all’inter- no dei gruppi di lavoro un momento di studio de-

dicato al fine vita. La riflessione su questi temi vie-

ne declinata sia sul fronte della fragilità dell’uomo,

sia su quello antropologico e vede coinvolti ragaz-

e formatori, scandendone la formazione perso-

nale e di gruppo, preparandoli a diventare, a loro volta, "portavoce della vita".

Il Movimento cristiano lavoratori, mettendo a di-

sposizione la generosità e la preparazione dei pro- pri membri, ha invece attivato un’intensa opera di sensibilizzazione rivolta al proprio interno. Ogni presidente regionale o provinciale si è attivato in-

fatti per presentare il Manifesto "Liberi per vivere"

ai referenti delle sedi locali, invitando alla discus-

zi

I n

si

sione e alla riflessione e innescando una sorta di "rea- zione a catena" che li coinvolge nella divulgazione della campagna.

In molte occasioni, inoltre, si è sperimentata con suc-

cesso una proficua sinergia con i rappresentanti di altre realtà ecclesiali e con le locali associazioni

Scienza & Vita. Emanuela Vinai

 

e utilizza sempre metodi

contraccettivi sicuri, pillola e preservativo». Non possiamo sapere quanti genitori dotati di semplice buon senso (quelli che una volta si sarebbe detto «hanno la testa sul collo») e che abbiano a cuore il futuro e la crescita equilibrata dei propri figli sottoscriverebbero l’affermazione che vi riproponiamo. Noi dubitiamo che, messa così, possano essere in tanti, salvo doverci arrendere a quella banalizzazione dilagante che vuole tutti i genitori disattenti e pronti a scaricare su altri soggetti (insegnanti in primis) la funzione educativa. Ma di sicuro la

box

box Scienza e religioni, un corso estivo S i chiuderà venerdì, all’A- teneo Pontificio Regina Apostolorum

Scienza e religioni, un corso estivo

S i chiuderà venerdì, all’A- teneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma,

l’ottavo Corso estivo inter- nazionale di aggiornamen- to in Bioetica, sul tema "Global bioethics: scienza, religioni e diritti umani in dialogo". Gli argo- menti sono trattati da docenti interni della Facoltà di bioetica e da esperti provenienti da diversi Paesi. Venerdì, nella giornata di chiusura, sono in pro- gramma alcune testimonianze di im- pegno in biopolitica, in particolare di Paola Binetti e di Rocco Buttiglione. Seguirà una tavola rotonda e infine l’intervento conclusivo di Eugenia Roc- cella su "Onu e organismi internazio- nali".

educativa che per fortuna in Italia ancora regge».

F inalmente una parola incoraggiante sulle famiglie italiane. Ai ginecologi non sorge il dubbio che se in Italia

abbiamo il minor numero di gravidanze di minorenni in Europa, forse è merito semplicemente delle famiglie italiane? E forse anche di una condivisione di fondo di quell’antropologia di cui il mondo cattolico, nelle sue mille declinazioni, si fa portatore? Un’antropologia che sposa la sessualità e la indirizza, partendo da due pilastri: il rapporto tra sessualità e genitorialità, la complementarietà della differenza sessuale come modo per la sua

Lanciando campagne

su preservativi

e pillole i medici sembrano essersi

arresi alla scissione tra sessualità e affetti

Ai

genitori il compito

di

riprendere le redini

aborto

 

tentazione potrebbe essere forte: un problema in meno, tante domande scomode a cui si potrebbe non rispondere, alcuni dialoghi in meno da impostare e tante occasioni di dissenso dribblate. Ma alla fine i genitori potranno sentirsi a posto con la propria coscienza, dopo aver affidato alla scuola il compito di spiegare la sessualità ai propri figli? Davvero sicuri che quell’approccio a dir poco banalizzante sia la chiave giusta per impostare un dialogo anche con il più difficile degli adolescenti? Dubitare è lecito, soprattutto perché in quella frase che riassume la posizione ufficiale della Sigo (Società italiana di ginecologia) c’è la dichiarazione di resa culturale (e se volete persino spirituale) di un’intera generazione di tecnici e professionisti che, al di là del politicamente corretto che è lo stigma culturale di quella proposizione, ha operato una precisa scelta culturale: la separazione fra la sessualità e l’affettività, il disancoraggio definitivo della sessualità da una dimensione antropologica relazionale.

N aturalmente sappiamo bene che questa nostra posizione è attaccabile, perché questi nostri

interlocutori, compresi quelli che

"proteggersi" adeguatamente? Queste domande, almeno, richiederebbero

risposte oneste e disinteressate. Ma le immaginiamo già: non ci sono vincoli all’attività sessuale come espressione della libertà individuale. Ne siete davvero sicuri?

E se solo immaginiamo che questo

possa essere il contenuto di un insegnamento scolastico, in cui tutto vada in direzione di una conoscenza meccanica del proprio corpo e delle proprie funzioni biologiche,

accompagnato dal sottinteso che tutto

è possibile solo che lo si voglia e che

realizzazione. Ovvero l’essere maschio e femmina che vivono la sessualità con ottimismo e gioia, secondo i tempi della propria maturazione personale e di coppia, e che non escludono dal proprio orizzonte la genitorialità. Siamo certi che questo possa essere il contenuto di un futuro insegnamento pubblico? Viste le premesse ne dubitiamo fortemente. Non solo per questo, ma soprattutto perché riteniamo spetti ai genitori offrire ai figli l’orizzonte umano entro il quale inscrivere la dimensione sessuale come una delle principali manifestazioni

Dieci dubbi irrisolti sulla Ru486

D a novembre 2007 la questione della pillola abortiva Ru486 è al vaglio

dell’Agenzia del farmaco (Aifa) in

attesa del via libera alla com- mercializzazione in Italia. Nonostante le prove che do- cumentavano 16 vittime nel mondo, a febbraio 2008 il Comitato tecnico-scientifi-

co dell’Aifa concesse parere

gli altri lo facciano, allora davvero no grazie.

T utto questo richiede una forte presa in carico da parte delle famiglie. Sostiene Eugenia Roccella,

sottosegretario al Welfare, che «un tema simile deve far parte dell’educazione alla responsabilità e all’affettività e che al massimo bisogna aiutare i genitori a educare, dato che questo è un compito al quale non possono abdicare». Aiutare e

frasi sfatte

dell’essere persona, sarà meglio che si lasci a loro l’onere di parlarne con gli adolescenti. Di sicuro non sarà un preservativo in più o in meno a dare le risposte ai giovani figli di uomini e donne liberi. Liberi non solo di mettere al mondo i figli, ma anche di educarli all’amore e alla sessualità responsabile che sa riconoscere sempre nel partner una persona. Vi sembra che un’ora di educazione sessuale a scuola possa garantirlo e rassicurare tanti genitori preoccupati?

positivo. Dopo la sostitu- zione del direttore dell’A- genzia, la procedura si è fer- mata alla contrattazione sul prezzo. Poche settimane fa un’indiscrezione di agenzia rivelava che nel dossier sul- la sicurezza della Ru486

chiesto dal nostro governo all’azienda produttrice – la

francese Exelgyn – viene am- messo che le morti non so- no 16 ma 29. A queste an- drebbero aggiunti i decessi dopo l’assunzione del solo misoprostol, l’altro farma-

hanno deciso di installare i distributori automatici di preservativi nelle scuole della provincia di Roma, non hanno mai pronunciato parole chiare sotto il

Quant’è «razionale» la selezione di massa

profilo antropologico. Perché loro sono dei tecnici, anzi molti sono

Con quale razio- nalità finora si ammettevano le pratiche diagno- stiche di amnio- centesi e si vieta- va una prassi molto meno inva- siva e lesiva per il nascituro come la diagnosi pre-impianto? Luigi Manconi e Andrea Boraschi, «l’Unità», 6 luglio

A vete presente l’ossessiva insistenza con la quale molti ginecologi tormentano le

gestanti per convincerle a fare esami prenatali di ogni tipo? Spesso anche la madre più motivata ad accogliere il figlio finisce per cedere, e si sottopone a ogni sorta di diagnosi invasive per fugare qualsiasi "dubbio", anche a rischio di giocarsi la gravidanza. L’amniocentesi – ma anche altri esami trasformati in obblighi morali – mostra eventuali malformazioni. E dopo cosa succede, secondo voi? La legge 194 dice che l’aborto è consentito

solo se c’è pericolo per la salute della madre, ma il nesso tra diagnostica prenatale e interruzione della gravidanza, nella realtà, è quasi automatico. Se si considera questa pratica selettiva di massa come un successo per la «razionalità», allora hanno ragione Manconi & Boraschi: evviva la diagnosi preimpianto sugli embrioni! L’amniocentesi è ammessa, ovvio:

il problema è che oggi serve a scartare esseri umani. Scartarli prima che inizi la gravidanza può apparire «razionale». Ma è solo più spietato. (T.G.)

co usato per completare l’a-

medici, dunque perché spiegare dove

borto chimico. Il rapporto è stato inoltrato all’Aifa per un’attenta valutazione.

va a parare la loro proposta? Perché

assumersi l’onere di chiarire che la loro

è una resa, senza condizioni, a

comportamenti solo presuntivamente diffusi? A cominciare dalla sessualità precoce, rispetto alla quale non si esprime il minimo giudizio, rifugiandosi in un farisaico rispetto

L a vicenda non può non

far sorgere una serie di interrogativi che esigo-

no una chiarificazione.

1. Quando il Comitato tec-

della libertà individuale. Ma perché chiedere a ragazzi e ragazze di non bere, non fumare, non drogarsi e poi suggerire l’idea che comunque l’attività

nico-scientifico ha emesso parere favorevole al farma-

co, quanti decessi ammette-

va

la documentazione?

sessuale possa essere libera, senza

2.

A quando risalgono le

alcun vincolo relazionale, di maturità e

morti?

 

di affettività? Che tanto serve solo

3.

Al momento di presenta-

 

re

la domanda di registra-

di Tommaso Gomez

 

zione in Italia, l’azienda ha

 

Il buon senso diventa «sterile»

 

segnalato all’Aifa tutti i casi

fatali e gli eventi avversi di cui era conoscenza?

fatali e gli eventi avversi di cui era conoscenza?
 

4.

Il Comitato tecnico ave-

va

tenuto in considerazione

 
L eggere per anche per coppie non sterili». Urca! Uno non fa in tempo a

L eggere

per

anche per coppie non sterili». Urca! Uno non fa in tempo a distrarsi un attimo, approfittando magari del solleone estivo, e si ritrova con un pezzo di legge 40 in meno. Questa, secondo un articolo del Corriere della Sera di mercoledì scorso, a firma di Margherita De Bac, l’ultima picconata: «Saltano gli steccati della legge sulla fecondazione artificiale sotto i colpi dei giudici. Un’ordinanza del tribunale di Bologna depositata due giorni fa

credere:

«Fecon-

dazione

assistita

concepiti naturalmente, ma che sono nati con gravi patologie». Insomma, tutti d’ora in poi potranno usufruire

dei benefici della provetta, anche chi

in teoria potrebbe affidarsi alle vie

naturali. Il pallino di chi vorrebbe piegare la fecondazione assistita a pratica per la selezione eugenetica degli embrioni. Nello stesso pomeriggio di mercoledì scorso i tappi di champagne che volano non si contano: «I Tribunali stanno facendo con gran buon senso ciò che i politici non sanno fare, ossia usare il buon senso», sentenzia il ginecologo e padre della provetta Carlo Flamigni.

B enedetto Della Vedova, Pdl: «La decisione del Tribunale di

Bologna

si adegua alla recente

sentenza della Consulta e inquadra la legge 40 in una cornice giuridicamente coerente con le

disposizioni costituzionali». Silvana Mura, Idv: «L’ordinanza del tribunale

di Bologna ha fatto venire meno

l’ennesima ingiustizia in danno delle coppie non sterili ma portatrici di

patologie genetiche». E via discorrendo. Peccato solo che le cose non siano

proprio come le riferisce il Corrierone. Risulta chiaro una volta

che si legge il testo dell’ordinanza (o

Avvenire il giorno dopo

coppia in questione era stata giudicata medicalmente infertile e, in quanto tale, capace di rientrare fra i criteri previsti dalla legge 40. Ma niente. Il messaggio intanto è passato. Nessuno che tenti non diciamo un mea culpa ma una piccola precisazione, una timida smentita. Nada.

)

che la

E così, lunedì 6 luglio, sull’Unità, «Legge 40, il buon senso all’improvviso», tocca pure

sorbirsi il pistolotto di Luigi Manconi

e Andrea Boraschi: «A volte viene da

pensare che le soluzioni più limpide

alle materie più sottili e controverse possano poggiare sui pilastri del

buon senso

il diritto di una coppia non sterile,

che già ha prole, ad avvalersi delle

tecniche di fecondazione. E perciò viene presa seriamente in considerazione l’esigenza che può motivare a quel passo una coppia di questo tipo». Ragazzi, appunto, un po’ di buon senso. O di minima documentazione, se vogliamo.

oggi viene riconosciuto

quanto già pubblicato in I-

talia (libri, ricerche, articoli, un gran numero su queste pagine), con le prove mai smentite delle morti?

Le decisioni del Comita-

5.

 

to

non dovrebbero basarsi

su

una documentazione di

sicurezza più completa e ag- giornata possibile?

6. Se il dossier su cui il Co-

L’appuntamento con le pagine di Avvenire sui temi della bioetica è per giovedì 16 luglio

mitato ha elaborato il pro- prio parere non era com- pleto, non è il caso di ridi- scutere daccapo la pratica

nella stessa sede alla luce dei nuovi dati?

7. Con quali criteri il Co-

mitato decide la pericolosità

di

8.

un farmaco?

Dopo quanti morti si al-

aggiunge novità e rafforza, con una serie di chiarimenti, la sentenza della Corte Costituzionale che in pratica aveva abbattuto i paletti più invisi alla comunità scientifica».

lerta la farmacovigilanza?

 

9.

Se il governo non si fos-

se

attivato autonomamen-

Per inviare notizie, se- gnalazioni, proposte, lettere e interventi alla redazione di “è vita”:

te,

questi casi sarebbero sta-

 

ti conosciuti? 10. Per l’aborto chimico si è disposti ad accettare stan- dard di sicurezza diversi ri- spetto ad altre procedure? Renzo Puccetti

 

U n

successo della Dea Ragione

le

sulla superstizione popolare. Tra

novità, più precisamente, il

fatto che «le tecniche potranno essere utilizzate anche da coppie non sterili che hanno già avuto bambini

email: vita@avvenire.it fax: 02.6780483