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RIFLESSIONI A PROPOSITO DELLA NOZIONE DI SPONTANEITA NEGLI STUDI DI MOVIMENTO IN EUTONIA La questione della spontaneit stata posta, nel

l quadro delleutonia, a proposito degli studi di movimento, quelle situazioni che permettono lapprendimento e la realizzazione del movimento denominato eutonico. Nonostante che questi studi si propongano piuttosto tardi nel lavoro di eutonia, rappresentano uno dei suoi obiettivi essenziali: il movimento. Per questo motivo sono inclusi nel pase che rappresenta il passaggio dallo stato di alunno a quello di eutonista (almeno nel diploma di eutonia rilasciato dallInstituto Internacional de Eutonia che ha sede a Vigo in Spagna). Che sia a proposito degli studi individuali o di coppia, a tre o pi persone, la questione che sorta e alla quale mi propongo di apportare il mio punto di vista, si pu esprimere cos: Bisogna preparare questi studi in anticipo ( vale a dire ripeterle come per uno spettacolo o una prova sportiva oppure si debbono improvvisare dando libero corso alla spontaneit)? Si deve proporre un tema e, in questo caso, che cosa si intende per tema? Prima di tutto necessario sottolineare che questi due interrogativi ne contengono un altro, molto delicato, quello della nozione di movimento eutonico per quel che concerne, soprattutto la sua elaborazione. Infine, per estensione dellanalisi, pu profilarsi il problema psicologico della relazione tra la coscienza (rappresentazione, controllo) e movimento (realizzazione). Problema che si inscrive dentro una riflessione filosofica che si riferisce alla questione del dualismo a cui possono contribuire gli apporti della fenomenologia (Merleau-Ponty), del pensiero cinese antico (LaoTseu, Tchouang-Tseu, Mencius) e di alcuni scienziati contemporanei. In ogni caso mi sembra indispensabile, prima di esplicitare tutta la mia riflessione personale, ricordare il punto di vista di Gerda Alexander su questa questione. Ci riferiamo al suo libro Il corpo ritrovato attraverso lEutonia (Tchou-1977-Parigi) in particolare al capitolo: Il movimento e il contatto con gli altri (pag. 57-65) nel quale Gerda Alexander precisa il suo pensiero: Nellinsegnamento delleutonia, lampliamento della presa di consapevolezza acquisita nel corso del lavoro al suolo, si integra nei movimenti. Questo lavoro si pratica individualmente poi con un compagno e, infine, in gruppo. In questa ricerca lalunno si rende conto delle fissazioni e dei limiti del suo movimento, delle sue stereotipie. Possono essere lespressione di disturbi psichici acuti. La maggioranza delle volte, tuttavia, si tratta di clich di movimenti che esprimono stati psicologici gi superati. In ogni caso pu anche trattarsi di imitazioni datteggiamento o di movimenti di altre persone (indossatori, genitori, professori o artisti celebri) o di adattamento dello stile di movimento proprio a differenti tecniche di danza ( ballo classico, ballo jazz, danza moderna). Quanto pi un individuo contrassegnato da uno stile, tanto pi gli sar difficile darsi conto del fatto che la sua propria capacit di espressione non ancora sviluppata. A proposito di questo testo si possono fare due osservazioni: da una parte una analogia con una certa concezione della personalit propria della psicoanalisi, come risultato di differenti identificazioni, per unaltra parte sembra indicare unidea del movimento eutonico come pura

espressione non determinata dalle differenti esperienze e contatti dellindividuo, un movimento naturale, secondo lespressione tipica di Gerda Alexander. Una essenza del movimento, in certo modo, nel senso platonico del termine. Tuttavia nel medesimo tempo sostiene che ognuno unico e deve trovare la sua espressione. Per se non ci sono modelli, abiti culturali (Bourdieu) che cosa si esprime? Una volta di pi che cosa ci dice Gerda Alexander a proposito del movimento negli studi? (pag. 58-59 op. cit.) Ho cercato di trovare una strada che permetta a ciascun alunno di scoprire le sue proprie possibilit di movimento e di espressione e, al tempo stesso, di sviluppare le sue capacit artistiche e sociali per mezzo di una regolazione e adattamento cosciente del tono. Questa ultima affermazione (adattamento cosciente del tono) pone alcune questioni e meriterebbe una analisi critica. Si tratta sempre, secondo Gerda Alexander, di proporre, prima di ogni esercizio di espressione, movimenti semplici, destinati in ogni momento ad esplorare tutte le possibilit articolari e muscolari del corpo, praticata con una coscienza corporea globale. Segnaliamo ugualmente che lespressione coscienza corporea globale ambigua. Diamo la parola a Gerda Alexander: ciascun alunno sperimenta la moltitudine delle sue possibilit senza alcuna dimostrazione del professore, senza indicazione di ritmo o di forma e senza accompagnamento musicale stimolante. Si tratta, mi pare, di permettere allalunno di uscire, rompere con i suoi schemi motori abituali condizionati e di realizzare quello che Gerda denomina il suo proprio modo di movimento. Una volta sviluppato il tema del movimento in tutte le sue possibilit di improvvisazione (sono io che sottolineo), lalunno conserva i motivi del movimento che gli sembrano migliori in una forma fissata che gli permetta la ripetizione. Una tale forma non modificata dallesterno arbitrariamente. La forma precedente, gi contenuta in germe nelle improvvisazioni precedenti estratta e modellata fino a che la forma interiore e la forma esteriore non sono che una medesima cosa. Durante le ripetizioni necessarie il movimento, essendo vissuto, deve seguire. Sei o sette anni pi tardi nelle sue interviste sulla Eutonia .con Violeta Hemsy de Gainza, Gerda Alexander riprende, precisandolo, il suo punto di vista a riguardo degli studi (pag. 172 e seguenti): In questo studio si suppone che lalunno realizzi una sua propria ricerca su un tema proposto nel caso richiamato si trattava di uno studio di movimento a partire delle orecchie. Si tratta di fare tutte le classi di movimenti per sempre a partire da un orecchio. Questi non hanno nulla in comune con i movimenti del balletto o della danza. Questi movimenti, realizzati a partire dalla periferia del corpo, aiutano a liberare tutte le tensioni inutili nella vita normale. Quando si eseguono nuovi movimenti che non sono programmati nel corpo, si possono scoprire difficolt che non apparirebbero se non facessimo altro che ripetere movimenti conosciuti e che sono stati realizzati varie volte precedentemente. Cominciare un movimento a partire dalle orecchie torna molto utile per la regolazione delle tensioni e del tono muscolare in tutta la parte superiore del corpo: nelle spalle, braccia, collo, gola, lingua ed anche nel volto. Si chiede agli studenti che inventino la loro propria forma o struttura e di cercare il modo di realizzarla situando l le loro difficolt tecniche. A partire da l giocheranno provando nuove possibilit. E, quello che al principio una improvvisazione sfocia in una forma stabile che pu essere ripetuta, identica, varie volte. In questo modo lalunno ha la possibilit di osservarsi, correggersi, fino ad arrivare ad una realizzazione pi soddisfacente e, nello stesso tempo pi rapida.

La posizione de Gerda Alexander non potrebbe essere pi chiara nei suoi scritti e, nello stesso tempo, ho potuto averne conferma per il lungo tempo in cui fui suo allievo. Tenter di riassumere la sua concezione del movimento (movimento eutonico) e allo stesso modo di ci che si pu pensare della preparazione o meno (spontaneit) degli studi di movimento. Per prima di tutto ricordiamo una volta di pi questa definizione di movimento naturale (die naturliche Bewegung) che viene dato da Gerda Alexander a cui fa riferimento anche Denise Diegelman nel suo libro Leutonia di Gerda Alexander (Ed. del Escarabajo Paris 1971 pag. 8182) Il movimento naturale, adattato ad una finalit economica, vale a dire che ottiene il risultato desiderato con il minimo dispendio di energia senza alterare le funzioni vegetative come la respirazione e la circolazione, rispetta le leggi statiche dellattitudine corporea e regola la tensione muscolare esattamente necessaria... Nella educazione ritmica si fa riferimento al movimento naturale supponendo che questo qualcosa di ovvio. Ci nonostante una osservazione pi profonda mostra che i movimenti naturali veramente liberi che si incontrano nei primitivi, anche senza deformare in toto i movimenti della vita quotidiana e i gesti del lavoro, raramente esistono nella nostra civilt neppure nei bambini. Poich nella attualit si nota essenzialmente un eccesso di tensione nel movimento si risvegliato un interesse generale per il rilassamento. Senza dubbio si dimentica con troppa frequenza che nellatteggiamento e nel movimento ci si pu occupare solamente della regolazione della tensione alla sua giusta misura, di una eutonia, tensione armoniosamente equilibrata che ha come corollario la leggerezza e la scioltezza anche nel lavoro. Il rilassamento che conduce alla pesantezza e alla passivit non si adatta allatteggiamento e al movimento e dovrebbe essere impiegato solamente in posizioni di riposo. Denise Diegelman precisa la sua interpretazione del termine naturale in questo contesto Il significato che qui si prospetta si caratterizza semplicemente per la semplicit, per lassenza di ogni contrazione inutile per effettuare lazione, la libert del corpo che permette al soggetto di esprimersi nel corso dellazione. In questo passaggio incontriamo come una eco della filosofia dellIlluminismo essenzialmente di J.J. Rousseau. Esiste quindi un movimento naturale, eutonico, prima di ogni cultura che sia poi da essa pervertito? Detto in un altro modo: lEutonia non appare come dialetticamente prodotta dalla civilizzazione ed essenzialmente dalla civilizzazione industriale? E questo il mito del buon selvaggio? Il tono giusto pu risultare da un movimento naturale o necessita di una pratica specifica: lEutonia per esempio? Cosa possiamo dire oggigiorno di questa idea di movimento naturale? La nozione di neotenia e di epigenesi sono apparse per tradurre il fatto che lessere umano, alla nascita non ha praticamente nessuna programmazione sensomotoria; sia la sua sensorialit come le sue abilit motorie si originano da una auto-organizzazione in cui lorganismo con le sue promesse genetiche e lambiente si attuano reciprocamente. Il cervello si evolve senza fermarsi in questa relazione. La motricit degli indigeni dellAmazzonia non pi naturale (ritorner su questa idea ponendole un bemolle) di quella dei tecnici di Capo Canaveral o degli sportivi (ginnasti) che preparano le prossime Olimpiadi. Questo dal punto di vista del problema genetico ed epigenetico. Al contrario (e questo il mio bemolle) certo che la motricit dellindigeno dellAmazzonia emana dallinterazione con un ambiente naturale (ci piacerebbe che rimanesse

cos ancora per molto tempo) mentre il tecnico di Capo Canaveral o lo sportivo di alto livello stanno in un ambiente totalmente artificiale da cui si origina la sua motricit e la sua sensorialit. Qualunque sia lambiente in cui ci sviluppiamo la qualit della motricit dipender dalla qualit della relazione individuo-ambiente. E tutta la questione delleducazione. Un ambiente come la danza, la musica, lo sport, lartigianato, lagricoltura pu, a seconda delle condizioni di adattamento esigite (et, tempo di riposo, rendimento, tempo concesso allapprendimento), produrre un soggetto con una motricit pi o meno eutonica o il suo contrario. Bisogna riferirsi pi verso le esigenze sociali, il tipo di societ, i progetti della societ che non verso la naturalezza di questi ambienti. Quel che la Eutonia mi ha permesso di scoprire, tra le altre cose, che pone, a suo modo, la questione della educazione e della organizzazione sociale. A proposito di questa avevo scritto nel 68 che era rivoluzionaria. Che accade, dunque, con gli studi in Eutonia? Abbiamo visto che il progetto di Gerda Alexander consiste nel permettere agli alunni, attraverso gli studi, di uscire dalla propria motricit abituale, quella che ha costruito lungo la sua vita, per esplorare possibilit ancora non attualizzate. Trasferiamo questo problema a livello delle lingue: come se desiderassimo imparare (capita sempre quando viaggiamo) un modo di espressione e di comunicazione che non il nostro, una lingua straniera. Potremmo raggiungere lessenza stessa della linguistica? A questo proposito circa una quarantina danni or sono, ci fu un interessante dibattito tra Chomsky e Piaget. Potremmo attraverso lEutonia raggiungere, realizzare il movimento eutonico che possa essere in continuazione trasferito a tutte le situazioni? Gerda non desiderava mostrare, desiderava che lalunno scoprisse, costruisse la sua motricit.

Sembra evidente che, per Gerda Alexander la parola chiave che caratterizza il movimento eutonico il termine naturale. Denise Diegelman ha ragione a sottolineare (op. cit. pag. 82) che Questo termine di movimento naturale pu suscitare alcune difficolt visti i numerosi significati della parola naturale. La definizione dellespressione movimento naturale nelle sue qualit relativamente facile da ammettere se accetta lidea di movimento eutonico: fluido, senza contrazioni inutili, efficace, giusto, economico, che alla lunga non provoca patologie e senza produrre blocchi respiratori o circolatori. Merita una riflessione l origine di questo termine, il modo in cui fu prodotto. Gerda Alexander fu influenzata nel suo modo di pensare, nella filosofia della sua vita, dalle idee di Rudolf Steiner e Jacques Dalcroze. Molto vicina alla naturalezza, la sua cultura germanica ve la predisponeva, fu accolta (indipendentemente dalla sua persona) dai C.E.M.E.A. in Francia (vedere la prefazione del libro di Violeta Hemsy de Gainza da parte di Andr Schmitt) che difendevano le idee pedagogiche che si raggruppano sotto il termine di metodi di educazione attiva. In Francia, fino alla met del secolo XX, ci fu una corrente di educazione fisica chiamata il metodo naturale creata da Georges Herbert in cui lidea del movimento (e del suo apprendimento) si ispirava allosservazione degli indigeni nel loro ambiente naturale. Gerda Alexander non era lontana da queste idee. Nel passaggio citato da Denise Diegelman ricorda che i movimenti naturali veramente liberi che si incontrano nei primitivi ancora non deformati dai movimenti della vita quotidiana...raramente esistono nemmeno nei bambini.

Gerda Alexander diceva che vedendo una ballerina poteva affermare senza errore di chi fosse alunna. Disgraziatamente negli studi, soprattutto di due o tre, chiunque conosca lEutonia pu subito riconoscere in essi un lavoro di eutonia. Questo non vuole dire che gli individui (gli alunni) non abbiano esplorato situazioni inabituali. Per il fatto stesso che non c modello c pi creativit. Tuttavia rapidamente nella forma e nel ritmo i gruppi si assomigliano.

Gli studi sono il prodotto di una motricit che dovrebbe integrare tutto il lavoro in eutonia ed certo che obbligano gli alunni ad uscire dai loro schemi motori abituali (sportivi, professionali, culturali...). Tuttavia se ne costituiranno altri e non si raggiunger mai lessenza del movimento eutonico perch, se esistesse, si esprimerebbe in tutti i movimenti che lalunno potrebbe fare a condizione che egli riesca ad integrarla nelle sue pratiche abituali per mezzo di successive prese di coscienza. Laspetto interessante dellEutonia tutto qua. Lo studio non altro che un momento del lavoro, un passaggio che pu aiutare ad eutonizzare tutta la panoplia motoria di cui dispone lalunno o che acquister in seguito. Il movimento eutonico si caratterizza per le sue qualit e non per la sua forma, la sua struttura, il suo ritmo. La nozione di presa di coscienza meriterebbe ugualmente di essere trattata poich veicola un gran numero di paradossi. In effetti potrebbe sembrare paradossale pretendere di reincontrare o costruire il movimento naturale nellessere umano. Non posso sviluppare questa questione nella cornice di questo articolo per mi propongo di indicare alcune tracce. Perch un movimento possa essere naturale sarebbe necessario che fosse gi in noi fin dalla nascita, programmato in qualche modo. Tuttavia lessere umano, alla sua nascita, neotenico, vale a dire che dovr apprendere tutto passando precisamente dalla presa di coscienza che guider i suoi apprendimenti. Un movimento naturale in un animale quando non addomesticato. E sufficiente che il suo ambiente sia presente (la sua nicchia ecologica) perch, progressivamente, si formi la motricit caratteristica della specie. Nessuna necessit di presa di coscienza; appare agisce e si costruisce cos. Libero da una coscienza che non possiede, la sua motricit si esprime tutte le volte che necessario in modo preciso, giusto, eutonico. Niente di simile nellessere umano. Nel Teatro delle marionette Von Kleist dice molto bene che solo lanimale (in questo caso lorso) o la marionetta mossa mediante il filo, solo loro senza affettazione realizzano il movimento perfetto. Anche Paul Klee, in un poemetto, mette luomo nel fondo di una valle con nostalgia per le due cime che lo attorniano; su una ci stanno gli dei che sanno di sapere e nellaltra ci stanno gli animali che ignorano di non sapere. Tuttavia, a volte, sta aperta una via che alcuni saggi cercano di mostrarci. Franois Billeter in Lezioni su Tchouang Tseu a proposito di questo autore fa queste affermazioni: Tchouang-Tseu oppone costantemente la nozione di tien, il cielo, a quella di jen luomo, lumano. Ci propone questo commento in termini pi semplici, il nostro spirito la causa dei nostri difetti mentre il corpo il nostro grande maestro.

Confucio vede un giovane nuotare nelle acque tumultuose alla caduta di una cascata e pensa che il giovane voglia suicidarsi. Niente di tutto ci, il giovane esce poco pi in la e dice a Confucio che lo interroga sorpreso: Sono cresciuto nellacqua e mi ci sento a mio agio; non so come lo faccio. Allo stesso modo il macellaio di cui parla Tchouang-Tseu Quando il mio filo taglia e separa segue le imperfezioni e le fenditure che gli si offrono...con i miei occhi non vedo pi il bue. Troviamo idee analoghe in Nietzsche, Spinoza, Montaigne. In tutti questi autori incontriamo la medesima idea che pu essere una risposta alla questione prospettata. In cima allarte c sempre spontaneit (in Picasso per esempio). Tuttavia la attivit spontanea il risultato di un allenamento metodico e di lunga durata. Per quel che fa riferimento allo stato della coscienza nellesecuzione del movimento, si pu evocare questo schema: allinizio, nel bb, nel bambino piccolo, la coscienza poco o per nulla presente; poi emerge nel ripresentarsi dellattivit (Wallon Dallatto al Pensiero). Tuttavia in seguito,al livello pi elaborato, deve ritirarsi, cancellarsi completamente, affinch latto, il movimento possa effettuarsi liberamente. Non si pu riflettere sulla relazione coscienza/attivit motoria a partire da una posizione ontologica ma solo a partire da una prospettiva fenomenologica o dialettica. Perci per quel che riguarda gli studi: spontaneit? Si, senza dubbio, per come risultato di un lungo, molto lungo lavoro di eutonia. Coloro che pensano al movimento otto giorni prima del pase non hanno percepito tutta la ricchezza dellEutonia. Raimond Murcia