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Quando il Papa se ne va

Riflessione semiseria sulla rinuncia di Benedetto XVI di Paolo Leone


Lo scorso 11 Febbraio il Papa durante il Concistoro annunciava in latino la sua rinuncia al Pontificato. Dopo pochi minuti la notizia si era gi diffusa in tutto il globo ed il mondo intero si era fermato: "Si dimesso il Papa.". Nonostante l'incredulit iniziale, la notizia stata presto verificata e da ogni parte del pianeta sono iniziate a pervenire opinioni, commenti ed interpretazioni varie. Mettendo da parte le sfumature politiche, lo scopo di questa riflessione quello di analizzare le ragioni e la natura canonico-giuridica del gesto, oltre che a sottolineare come, in questa nostra societ moderna, la satira tagliente non risparmi neppure il Santo Padre, anche se "dimissionario". In primo luogo vengono in rilievo gli aspetti personali sia del Papa Benedetto, sia quelli dell'uomo Ratzinger. Uomo di fede, dedito allo studio teologico, amante della solitudine e del vivere serenamente, si adatta non senza difficolt al ruolo di Pontefice, che egli stesso ha dichiarato di non aver mai desiderato. E quale peso pu aver provato un Papa ad affrontare, quasi contemporaneamente, gli scandali ed i problemi che gravano sulla Chiesa di oggi? Prima il caso dei preti-pedofili, dove Ratzinger si schierato apertamente dalla parte delle vittime e delle autorit inquirenti; poi l'affronto di dover firmare, lui, il vicario di Cristo, una legge anti riciclaggio per contrastare i problemi dello IOR; infine "vatileaks", la fuga di notizie, che ha visto addirittura coinvolto il suo maggiordomo personale. La lotta contro questi problemi, oltre che la sua et ormai avanzata, hanno probabilmente indotto il Pontefice a ritenere di non avere pi le forze per adempiere al suo ministero. In secondo luogo interessante analizzare i contenuti canonici della rinuncia. L'unico precedente sufficientemente documentato quello di Pietro da Morrone, eletto Papa nel 1294 col nome di Celestino V, che dopo pochi mesi rinunci al Pontificato per tornare alla sua vita di eremita, facendo formulare a Dante la celebre frase "colui che fece per viltade il gran rifiuto" [v. Commedia, Inferno, canto III, 58-60]. Per essere valida, la rinuncia deve essere decisa liberamente e pronunciata davanti "ad alcuni cardinali" (le fonti ecclesiastiche non sono molto precise a riguardo), infatti Benedetto XVI l'ha annunciata dinanzi al Concistoro, e pare che la Curia Romana non abbia la possibilit di "respingere le dimissioni", dovendo limitarsi a prenderne atto. Ed appunto perch il Papa non un semplice impiegato, ma un capo di Stato ed il vertice della Chiesa Cattolica, opportuno parlare di "rinuncia" e non di "dimissioni". La decisione del Pontefice, tuttavia, non solo ha portato qualche scompiglio e confusione nella Chiesa, ma ha fatto si che si scatenassero i commenti satirici alla vicenda, soprattutto sul Web. Per alcuni, infatti, sembra che la data del 28 Febbraio scelta come termine ultimo del Pontificato sia dovuta al fatto che, anche in Vaticano, lo stipendio venga accreditato alla fine del mese; per altri sul sito della Santa Sede sarebbero gi comparsi annunci come "lavora con noi" o "assumesi a tempo indeterminato"; altri ancora ritengono che il Papa si sia dimesso per "mettersi in proprio". In ogni caso, mettendo da parte la satira scatenata, comunque legittima e divertente, sembra che la Chiesa sia una "nave in gran tempesta", ed il prossimo nocchiero (per dirla alla Dante), il futuro Pontefice, dovr affrontare numerosi problemi per condurla sana e salva nel porto dove la attendono i suoi fedeli.