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e lettere di Van Gogh (162 - 429) Ogni brano ha il suo corrispondente numero e la data della lettera dal quale

tol to, per di pi dal nome del destinatario, quando questi non di Theo Van Gogh. Tutt i i numeri che sono presenti nelle lettere tra le parentesi quadrate sono quelli dei dipinti ai quali si accenna, secondo la configurazione della catalogazione. 162. - L'Aia, dicembre 1881. Ho parlato a Mauve in questi termini: "Che ne dires ti se per un mese venissi a importunarti chiedendoti aiuto e consiglio? Sono sic uro che, dopo, sar riuscito a vincere le prime miseriole del mestiere della pittu ra. Bene, Mauve mi ha fatto sedere immediatamente davanti a una natura morta dov e troneggiava un paio di vecchi zoccoli in mezzo a vari altri oggetti, e cos ho p otuto mettermi subito al lavoro. 228. - L'Aia, fine agosto 1882. Ieri, verso sera, nei boschi, ero intento a dipi ngere un terreno leggermente digradante, coperto di foglie di faggio secche, qua si polverizzate. Il terreno era di un colore rosso bruno, in alcuni tratti pi chi aro e pi scuro in altri, e queste sfumature erano maggiormente accentuate dalle o mbre degli alberi che le striavano di strisce pi o meno cupe, a volte nitide, a v olte semisfocate. Il problema consisteva e l'ho trovato molto difficile nell'ott enere la giusta intensit di colore, nel rendere la forza, l'enorme compattezza, d i quel terreno; e solo dipingendo mi sono accorto, per la prima volta, di quanta luce c' ancora nel crepuscolo. Io dovevo cercare di conservarla, quella luce, re ndendo al tempo stesso lo scintillio e la profondit di tutta quella gamma di colo ri.... Ti descrivo la natura, e non saprei dire nemmeno io sino a che punto sono riuscito a coglierne un riflesso, nel mio schizzo; tuttavia, so perfettamente c he sono stato colpito da quell'armonia di verde, di rosso, di nero, di giallo, d i turchino, di bruno e di grigio. Per, per dipingere questo, ho dovuto rompermi l a schiena. Per il terreno sono stato costretto a consumare un tubetto e mezzo di bianco - bench il terreno fosse molto scuro e, inoltre, del rosso, del giallo, d ell'ocra scura, del nero, della terra di Siena, del bistro: e il risultato un br uno rossastro che va tuttavia dal bistro a un rosso vino cupo, e perfino al livi do, al biondo e al rossastro. Inoltre c' ancora il fondo del terreno e una strisc ia sottile di erba fresca che imprigiona la luce e scintilla radiosamente: era d ifficilissimo a rendersi. Ecco, comunque, un abbozzo, a proposito del quale poss o affermare, checch se ne dica, che ha un certo valore e che esprime qualcosa. Mi sono detto, mentre lo dipingevo: non mi muover di qui prima di essere riuscito a mettervi un riflesso dell'autunno, qualcosa di misterioso, una certa sincerit. M a poich l'effetto di breve durata, ho dovuto lavorare in fretta e ho subito reso le figure con pochi colpi energici di pennello. Avevo notato che i tronchi giova ni erano solidamente radicati nel terreno, e ho incominciato a dipingerli con il pennello; ma poich i tocchi si confondevano a mano a mano con l'impasto del suol o, ho premuto allora direttamente il tubetto di colore sulla tela, per indicare le radici e i tronchi, e poi li ho rimodellati con l'aiuto del pennello. S, eccol i piantati, ora, diritti nella terra: ne spuntano fuori, ma sono saldamente radi cati a essa. In un certo senso sono felice di non aver imparato a dipingere: for se avrei imparato a trascurare un effetto del genere. Adesso dico: no, ecco esat tamente ci che Voglio; se questo non va, pazienza, non va; ma voglio cercare di d ipingerlo lo stesso, pur ignorando come superare l'osta colo. Non saprei dirti come me la cavo. Mi sono sistemato con un foglio bianco d avanti al punto che colpisce la mia attenzione, guardo quello che ho dinanzi agl i occhi, e mi dico: questo foglio bianco deve diventare qualcosa; torno a casa i nsoddisfatto, lo metto da parte, e quando mi sono un po' riposato vado a guardar lo in preda a un'angoscia indefinibile. Sono sempre insoddisfatto, perch ho ancor a troppo nitido nella mente il ricordo di quello stupendo angolo di natura per e ssere contento, ma questo non m'impedisce di ritrovare nella mia opera un'eco di ci che mi aveva colpito, e mi accorgo che la natura mi ha detto qualcosa, mi ha parlato, e io ho trascritto in stenografia le sue parole. Bench alcune parole del la mia stenografia siano indecifrabili, bench possano esservi errori o lacune, re sta nondimeno qualcosa di ci che la foresta, la spiaggia e le figure mi hanno det to; e non il linguaggio addomesticato, convenzionale, derivato da una maniera st

udiata o da un sistema, ma ispirato dalla natura stessa. Ecco un altro scarabocc hio delle dune. C'erano laggi piccoli arbusti le cui foglie, bianche da una parte e verde scuro dall'altra, stormiscono e brillano continuamente. Nello sfondo, c upi boschi cedui. Come vedi, consacro tutte le mie energie alla pittura e scavo il problema dei colori: finora me n'ero astenuto, e non lo rimpiango. Se non mi fossi dedicato al disegno, non sarei attratto da una figura che mi appare come u na terracotta incompiuta, e non ne sarei colpito. In questo momento ho l'impress ione di trovarmi in alto mare: devo consacrare alla pittura tutte le forze di cu i posso disporre. Se vorr dipingere su tavola o su tela, ci saranno spese: tutto costa caro, anche i colori sono cari, e la mia riserva si esaurisce presto. Ma p azienza, sono le difficolt nelle quali incorrono tutti i pittori, e perci dobbiamo soppesare i nostri mezzi. So tuttavia con certezza di possedere il senso dei co lori e che questo senso si svilupper sempre pi, perch ho la pittura l'ho nel sangue . Non so dirti quanto ti sono grato del tuo aiuto cos generoso e disinteressato. Ti penso spesso e faccio voti perch la mia opera diventi buona, interessante, vir ile, in modo che essa possa darti al pi presto qualche soddisfazione. 229. - L'Aia, 9 settembre 1882. Sento in me una tal forza creativa che sono si curo verr il giorno in cui sar in grado di produrre regolarmente ogni giorno cose buone. Passo di rado una giornata senza far niente, ma ci che faccio non ancora q uello che vorrei. Mi capita tuttavia di provare l'impressione che ben presto sar in grado di creare opere remunerative, e non mi stupirei se questo accadesse da un giorno all'altro. In ogni caso, sento che la pittura ridester ancora, indirett amente, qualcosa in me. 239. - L'Aia, autunno 1882. Mi addolora tanto che i miei rapporti con i pittori siano cos freddi e che, come ti ho gi scritto prima, non ci si possa sedere amich evolmente tutti insieme intorno alla stufa, per esempio in una giornata piovosa come questa, per guardare dei disegni o delle stampe, e incoraggiarci a vicenda. Vorrei chiederti una cosa: sarebbe possibile trovare a poco prezzo, in commerci o, alcune stampe di Daumier, e quali? Gli ho sempre riconosciuto un gran talento , ma solo da poco mi rendo conto che vale ancora di pi di quanto credessi. Se sai dei particolari interessanti su di lui o se hai veduto qualcuno dei suoi disegn i pi importanti, ti sarei grato di dirmelo. 309. - L'Aia, primi di agosto 1883. Recentemente, mentre dipingevo, ho sentito risvegliarsi in me una potenza del colore pi forte e diversa da quella che avevo posseduto finora. Pu darsi che il nervosismo di questi giorni derivi da una speci e di rivoluzione nei miei metodi di lavoro; avevo gi tentato di ottenere questo c ambiamento e vi avevo molto riflettuto. Ho spesso cercato di evitare la secchezz a, nelle mie opere, ma finivo sempre con il ricadere nello stesso difetto, o pre ssappoco. Da qualche giorno una strana debolezza m'irnpedisce di lavorare come a l solito, e si direbbe che questo mi serva, anzich impedirmi; quando, invece di s tudiare le articolazioni e di analizzare la struttura degli oggetti, ho lo spiri to pi o meno disteso e guardo le cose attraverso le ciglia, mi sembra di vederle meglio, come macchie di colore in contrasto reciproco. Sono curioso di conoscere l'evoluzione e la conclusione di questo fenomeno. Mi capitato di stupirmi di no n essere maggiormente colorista, perch il mio temperamento mi porta a esserlo: fi nora, per, il mio senso dei colori non si ancora sviluppato. Ripeto, sono curioso di conoscerne la conclusione. In ogni caso, vedo chiaramente che i miei ultimi studi sono diversi dagli altri. ... Vivo dunque come un ignorante, il quale sa c on certezza una cosa sola: in pochi anni devo assolutamente terminare un determi nato lavoro. Non necessario che mi affretti tanto, perch non servirebbe a nulla: devo seguitare a lavorare con calma e serenit, il pi regolarmente e ardentemente p ossibile. Il mondo non m'interessa se non per il fatto che ho un debito verso di esso, e anche il dovere, dato che mi ci sono aggirato per trent'anni, di lascia rgli come segno di gratitudine alcuni ricordi sotto forma di disegni o di quadri , non eseguiti per compiacere a questa o a quella tendenza, ma per esprimere un sentimento umano sincero.

R 43. - Nuenen, aprile 1884. Ad Anthon van Rappard. Crede che io m'infischi dell a tecnica e che non cerchi di acquistarla? Oh, certo, se non ci riesco o lo facc io in modo poco soddisfacente, per dire ci che voglio dire mi sforzo di perfezion armi, ma non mi preoccupo affatto di usare un linguaggio simile a quello degli o ratori (si ricorder sicuramente di essere stato Lei a fare questo paragone: forse che l'oratore o gli ascoltatori ne trarrebbero molto vantaggio, se qualcuno, do vendo dire qualcosa di utile, di vero e di necessario, lo dicesse in termini poc o comprensibili?) ... Ma ritorniamo ai pittori: lo scopo e il non plus ultra del l'arte consistono forse nelle curiose macchie di colore e nella fantasia del dis egno che si chiamano "eleganza della tecnica"? Certamente no. Si pensi a un Coro t, a un Daubigny, a un Dupr, a un Millet o a un Israels, vale a dire a pittori ch e sono indiscutibilmente dei grandi precursori. Ebbene, il loro valore al dil del la pittura, la loro opera tutt'altra cosa da quello che vuole la gente chic. ... Ci significa che bisogna sacrificare la tecnica, allo scopo di dire meglio, pi es attamente, pi nettamente e pi sinceramente ci che si ha da dire, e con il minor fra casso possibile di parole. ...... In quanto a me, anche quando sar pi padrone del pennello di quanto lo sono attualmente, mi prefiggo di affermare sistematicamen te che non so dipingere. Mi capisce bene? Continuer a dirlo anche quando avr trova to un procedimento mio personale, pi completo e pi conciso di quello attuale. ... Il sentimento positivo che l'arte una cosa pi grandiosa e pi sublime della nostra personale abilit, della nostra personale capacit e della nostra scienza personale ... il sentimento positivo che l'arte una cosa che, pur essendo fatta da mani um ane, non un prodotto soltanto manuale, bens sgorga da una fonte pi profonda della nostra anima ... Scopro nell'abilit e nella conoscenza tecnica, nei riguardi dell 'arte, un aspetto che mi ricorda ci che nella religione si definiva 'indisciplina '. ... Gli studi di Corot sono stati per me una lezione, quando ho avuto l'occas ione di vederli: gi allora ero stato colpito dalla loro diversit da quelli di tant i altri paesaggisti. 372. Nuenen, giugno 1884. Da quello che mi hai detto dell' 'impressionismo', h o ben compreso che tutt'altro da ci che credevo; ma che cosa si debba intendere c on questa parola, non mi ancora completamente chiaro. Per quello che mi concerne , trovo, per esempio in Israls, tali e tante cose, che non ho curiosit o desiderio d'altro; voglio dire: di cose pi nuove. 386. - Nuenen, novembre 1884. Da quando sei venuto a trovarmi, sopravvenuta ne l mio colore una trasformazione di cui gi avevo il presentimento durante la tua v isita, e vedrai che, dopo un certo numero di studi che dovrebbero essere termina ti fra un paio di mesi, i miei tentativi dimostreranno in modo innegabile che io qualcosa so, e proprio in fatto di colore. ... Non credo d'ingannarmi circa Ter steeg e Mauve,'quando oso affermare che vi sono buone speranze per interessarli e convincerli. Bisogna convincerli con il colore, e, se mi dar da fare, vedo il m ezzo di dimostrar loro in modo per suasivo che io possiedo il concetto e il sentimento del colore. E poi, i ritratt i sono sempre pi richiesti, e non ci sono molti che possano farne: tenter d'impara re a dipingere una testa conferendole carattere. Proprio in questi ultimi tempi mi sono appassionato a questo, perch il sentimento del colore mi si afferma di co ntinuo. 390. - Nuenen, dicembre 1884. Il realismo, oggi lo si esige, se ne sente pi che mai il bisogno: quel realismo che ha carattere e seriet. Voglio dirti che, per c i che mi riguarda, cercher di andare diritto per la mia strada, dipinger ci che asso lutamente semplice e soprattutto le cose pi comuni. 394. - Nuenen, febbraio 1885. Sono sempre occupatissimo a dipingere teste. Dipi ngo tutta la giornata e la sera disegno. A questo modo ne ho gi dipinte almeno un a trentina e disegnate altrettante. Con il risultato che adesso vedo la possibil it di poterlo fare ancora meglio, tra non molto. Penso che, in genere, questo mi aiuter a dipingere la figura. Oggi ne ho fatta una in bianco e nero su uno sfondo color carne. Sono pure sempre occupato a far ricerche sul blu. Qui i contadini

sono quasi sempre vestiti di blu. Il grano maturo o lo sfondo delle foglie secch e di un faggete, che esaltano le sfumature sbiadite di turchino cupo e di azzurr o chiaro, le fanno cantare grazie a questo contrasto con i toni dorati o il ross o bruno; e ci di un effetto bellissimo che mi aveva colpito sin dal principio. Qu i la gente porta istintivamente il turchino pi bello ch'io abbia mai visto. una t ela grossolana, tessuta in casa, di cui l'ordito nero e la trama blu, il che da un tessuto rigato nero e turchino. Quando un po' sciupato, un po' scolorito dal vento e dalla pioggia, assume una tonalit incredibilmente calma e delicata che me tte in risalto il colore della pelle; insomma, blu quel tanto che basta per risa ltare su tutti i colori, nei quali sono inclusi elementi arancione, e scolorito quel tanto che basta per non stridere. Ma si tratta soltanto di una questione di colore, mentre, al punto in cui sono, ci che per me soprattutto conta la questio ne della forma. Credo che il modo migliore per esprimere la forma sia una colori tura quasi monocroma, i cui toni differiscano soltanto per intensit e valore: La fonte di Jules Breton, per esempio, dipinta pressoch in un unico colore. Ma convi ene studiare a parte ciascun colore in rapporto con la sua antitesi, prima di es sere assolutamente sicuri di ci che si fa e di poter raggiungere l'armonia. 400. - Nuenen, aprile 1885. A mio modo di vedere, Millet, come uomo, ha indica to ai pittori una strada che Israels e Mauve, per esempio, i quali vivono in una discreta abbondanza, non indicano. Perci lo ripeto: Millet 'papa Millet', vale a dire il consigliere, la guida dei giovani pittori in tutto. La maggior parte di quelli che conosco (ma non ne conosco molti) dovrebbero essergli grati di quest o. Per ci che mi conceme, la penso come lui e credo incondizionatamente a ci che d ice. 402. - Nuenen, aprile 1885. C', credo, una scuola di impressionisti, ma non ne s o gran che. Quello per che so benissimo chi sono i pittori veri, originali, intom o ai quali i pittori di contadini e di paesaggi devono girare come intorno a un asse: Delacroix, Millet, Corot e gli altri. una mia impressione personale, non e sattamente formulata. Voglio dire: esistono (pi che persone) regole, principi, ve rit fondamentali sia per il disegno che per il colore, cui bisogna evidentemente arrivare, se si scopre che hanno qualcosa di vero. Per ci che concerne il disegno , per esempio, esiste il problema di disegnare in tondo, vale a dire, per le fig ure, basando il disegno su piani ellittici. quanto gli antichi greci sentivano g i e che rester vero sino alla fine dei tempi. Ma per ci che concerne il colore, esi stono problemi eterni, per esempio quello che per primo Corot pose a Francais, q uando Francais (il quale si era gi fatto un nome) domand a Corot (il quale invece non aveva ancora nessuna fama, se non negativa o decisamente cattiva), quando Fr ancais, ripeto, si rec da Corot per porgli alcune domande: "Ma che cos' un tono sp ezzato? Che cos' un tono neutro?". Il che si pu meglio dimostrare su una tavolozza che formulare con parole. Ebbene, ci di cui voglio convincere ... appunto la fed e solida, sicura, che ho in Delacroix e negli antichi. E che pure vero, per esem pio, che il quadro al quale sono inchiodato [n. 151] tutt'altra cosa dell'illumi nazione a mezzo di lampade di un Dou o di un van Schendel. Non forse superfluo r ichiamare l'attenzione sul fatto che una delle pi belle scoperte dei pittori di q uesto secolo stata la pittura dell'ombra che ancora colore. 404. Nuenen, aprile-maggio 1885. Ho voluto, lavorando, far capire che questa p overa gente che alla luce di una lampada mangia patate servendosi dal piatto con le mani [n. 151], ha zappato essa stessa la terra dove quelle patate sono cresc iute; il quadro, dunque, evoca il lavoro manuale e lascia intendere che quei con tadini hanno onestamente meritato di mangiare ci che mangiano. Ho voluto che face sse pensare a un modo di vivere completamente diverso dal nostro, di noi esseri civili. Non vorrei assolutamente che tutti si limitassero a trovarlo bello o pre gevole. 405. Nuenen, maggio 1885. Per ci che conceme le attuali pitture pi chiare, ne ho vedute talmente poche, in questi ultimi anni. Ma, per quanto riguarda il problem a, ho ancora riflettuto parecchio. Gorot, Millet, Daubigny, Israls, Dupr, altri an

cora, dipingono anch'essi quadri chiari, vale a dire che ci si pu vedere attraver so, in tutti gli angoli, a tutte le profondit, per quanto profonda sia la gamma d ei colori. Eppure, tra quelli che ho test nominato, non ve n' nessuno che dipinga, alla lettera, il tono locale: seguono la gamma dalla quale hanno incominciato, seguono la loro idea come colore, come tono e come disegno. E che le loro luci, considerate a parte, siano quasi sempre dei grigi schietti, che per contrasto da nno al quadro l'impressione di esser chiaro, una verit che tu devi avere l'occasi one di osservare ogni giorno. 406. Nuenen, maggio 1885. Trovo interessante quello che mi scrivi del Salon. V edo che hai capito che cosa intendevo dire per colori spezzati, l'arancione spez zato dal blu e viceversa ... . Vi sono anche altre combinazioni, ma quella dell' arancione sovrapposto al turchino logica, cos come il giallo al lill; e lo stesso vale per il rosso al verde. 408. Nuenen, maggio 1885. In questi giorni, disegnando una mano e un braccio, ho messo in pratica il precetto di Delacroix: "Non partire dalle linee di contor no, ma dal centro". Questi soggetti offrono buone occasioni di prendere come pun ti di partenza delle ellissi. Ci che cerco d'imparare cos non il disegnare una man o, ma un gesto; non una testa matematicamente esatta, bens il profondo della sua espressione. Per esempio, lo zappatore che annusa il vento quando alza un attimo il capo o parla. Insomma, la vita. 409. Nuenen, maggio 1885. Che cosa ha detto Portier dei Mangiatori di patate [n . 151]? So benissimo che la tela ha dei difetti, ma, rendendomi conto che le tes te che dipingo adesso sono sempre pi vigorose, oso affermare che I mangiatori di patate, assieme alle tele che dipinger in avvenire, resteranno. L'anno scorso i c olori mi hanno spesso gettato nella disperazione, ma ora lavoro con maggior sicu rezza. 410. - Nuenen, 1 giugno 1885. Mi capita a volte di morire dal desiderio di rived ere il Louvre e il Lussemburgo, e un giorno dovr studiare la tecnica e il colore di Millet, di Delacroix, di Corot e di qualche altro. Ma non urgentissimo, mi se mbra. Pi lavoro, pi questo studio mi sar vantaggioso, se un giorno potr consacrarmic i. Il fatto che si ha bisogno sia della natura sia dei quadri. Rifletto tutti i giorni soprattutto sulla gamma cromatica, sull'intensit e sul contrasto dei color i delle tele. 418. - Nuenen, luglio 1885. Sono talmente nauseato da tutti i quadri esotici dipinti in studio! Ma andate un po' a sedervi fuori! Dipingete sul posto ! Vi capiteranno ogni sorta di avventu re. Per esempio, sulle quattro tele che riceverai ho dovuto togliere almeno un c entinaio di mosche, forse anche di pi; senza contare la polvere, la sabbia eccete ra, e senza contare inoltre che quando si sono portate delle intelaiature per du e ore attraverso la brughiera e le siepi, passando, un ramo o qualcos'altro avr g raffiato la tela eccetera. Senza contare che si rientra, dopo aver portato tutta quella roba e dopo una camminata di un paio d'ore, stanchi, accaldati; che i mo delli presi a caso non stanno fermi come i modelli di professione, e che infine l'effetto cambia con il cambiare delle ore della giornata. ... Di' a Serret che sarei disperato se le mie figure fossero buone; digli che non le voglio accademi camente esatte, digli che intendo dire che, se si fotografasse un uomo che zappa la terra, garantito che non zapperebbe. Digli che trovo splendide le figure di Michelangelo, anche se le gambe sono decisamente troppo lunghe e le anche e le c osce troppo larghe. Digli che a parer mio Millet e Lhermitte sono dei pittori ve ri per il fatto che non dipingono le cose quali sono, aridamente analizzate e sc rutate, ma quali le sentono i Millet, i Lhermitte e i Michelangelo. Digli che la mia grande aspirazione d'imparare a dipingere tali inesattezze, tali anomalie, tali alterazioni, tali trasmutazioni della realt, che ne escano, perch no, delle m enzogne, se vogliamo, ma pi vere della verit letterale. ... Dipingere il personagg

io contadino in azione: ecco, lo ripeto, ci che essenzialmente moderno, il noccio lo stesso dell'arte moderna, una cosa che non hanno fatto ne i greci, ne il Rina scimento, ne la vecchia scuola olandese. Ecco la cosa alla quale penso tutti i g iorni. Questa differenza fra i grandi e i piccoli maestri di oggi (i grandi: per esempio Millet, Lhermitte, Breton, Herkomer; i piccoli: per esempio Raffaeli! e Rgamey) e le vecchie scuole, devo dire che non l'ho trovata spesso veramente e a pertamente espressa negli articoli sulle belle arti. Pensaci un po' e dimmi se n on ti pare che ho ragione. Il personaggio del contadino e dell'operaio, lo si in cominciato a dipingere come un 'genere'; ma oggi, con Millet per maestro eterno, al centro stesso dell'arte moderna, e vi rester. Individui come Daumier bisogna venerarli, perch sono tra i pionieri. R 55. - Nuenen, agosto 1885. Ad Anthon van Rappard. Credo nondimeno che, anche se seguito a produrre opere nelle quali si potranno ritrovare difetti, volendole considerare con occhio critico, esse avranno una vita propria e una ragion d'es sere che supereranno i loro difetti, per coloro soprattutto che sapranno apprezz arne il carattere e lo spirito. Non mi lascer facilmente incantare, come si crede , nonostante tutti i miei errori. So perfettamente quale scopo perseguo; e sono fermamente convinto di essere, nonostante tutto, sulla buona strada, quando vogl io dipingere ci che sento e sento ci che dipingo, per preoccuparmi di quello che g li altri dicono di me. Tuttavia, a volte questo mi avvelena la vita, e credo che molto probabilmente pi d'uno rimpianger un giorno quello che ha detto di me e di avermi ricoperto di ostilit e d'indifferenza. Io paro i colpi isolandomi, al punt o che non vedo letteralmente pi nessuno. 426. - Nuenen, ottobre 1885. Questa settimana sono andato ad Amsterdam e quasi quasi ho avuto soltanto il tem po per vedere il Museo e nient'altro. ... Non so se ricordi che a sinistra della Ronda di notte, di riscontro dunque ai Sindaci dei drappieri, c' un quadro (fino ad oggi mi era sconosciuto) di Frans Hais e P. Codde [La magra Compagnia} : una ventina di ufficiali in piedi. Ci hai fatto caso? Ebbene, per quel solo quadro (specie per un colorista) vale la pena che si faccia il viaggio apposta ad Amste rdam. C' un personaggio, quello del portabandiera, nell'angolo tutto a sinistra, contro la cornice, una figura che, dalla testa ai piedi, dipinta con un grigio, chiamiamolo grigio perla, di un tono neutro caratteristico, ottenuto apparenteme nte mescolando dell'arancione e del turchino in modo che questi due colori si ne utralizzino reciprocamente; facendo variare questo tono fondamentale, facendolo qui un poco pi chiaro l un poco pi scuro, tutto il personaggio da l'impressione di essere dipinto con un solo grigio: nondimeno, le calzature di cuoio sono di un m ateriale ben diverso da quello delle uose, delle pieghe dei calzoni, del giustac uore; tutto ci in colori diversi, eppure tutto fatto con dei grigi che appartengo no a un'unica famiglia. Stammi bene a sentire. In questo grigio egli si prepara ora a mettere del turchino e dell'arancione, e un po' di bianco; il giustacuore ha dei nodi di nastro di raso di un azzurro delicato divinamente dolce; la sciar pa e la bandiera sono arancione, il colletto bianco. Arancione, bianco, turchino , come i colori nazionali di allora, l'arancione e il turchino a fianco a fianco , combina zione stupenda, su un fondo grigio; i due colori, sapientemente mescolati, li ch iamer dei poli di elettricit (sempre in materia di colore), ravvicinati in modo ch e si distruggano a vicenda accanto a quel grigio e a quel bianco. Altrove, nel q uadro, altre combinazioni di arancione accanto a un altro bianco; ancora altrove , dei neri meravigliosi accanto a dei bianchi squisiti. Le teste, sono una venti na, sprizzanti vita e spirito, e fatte con un sol colore ! Le forme superbe di t utti quei personaggi in piedi! Ma il pezzo d'uomo arancione, bianco e turchino, nell'angolo sinistro del quadro: raramente ho veduto un personaggio pi divinament e bello. unico. Delacroix ne sarebbe impazzito; io sono rimasto letteralmente in chiodato sul posto. ... Il quadro dei Sindaci perfetto, il pi bei Rembrandt; ma L a sposa ebrea (calcolata di minor valore), che quadro intimo, di dolcezza infini ta, dipinto con una mano di fuoco! Vedi, Rembrandt, nei Sindaci, fedele alla nat

ura, bench anche in questo caso, e sempre del resto, si elevi sovrano alle massim e altezze, all'infinito. Nondimeno, era anche capace di altro, quando non provav a il bisogno di essere letteralmente fedele alla natura come in un ritratto, qua ndo era libero di 'idealizzare', di essere poeta, cio creatore. Ed questo che egl i nella Sposa ebrea., 429. - Nuenen, ottobre 1885. In questo preciso momento la mia tavolozza in fase di disgelo, la sterilit degli inizi finita. Mi capita ancora, e spesso, di cozzare la testa contro i muri quan do incomincio qualcosa, ma i colori seguono quasi da se stessi; e prendendo un c olore come punto di partenza, ci che ne deriva, e come mettervi vita, mi si prese nta chiaramente allo spirito. ... I veri pittori sono quelli che non fanno il co lore locale: quanto dicevano un giorno Blanc e Delacroix. Da questo non posso fo rse chiaramente dedurre che un pittore fa bene se parte dai colori che sono sull a sua tavolozza, invece di partire da quelli della natura? Voglio dire che quand o, per esempio, si deve dipingere una testa e si guarda attentamente la natura c he si ha davanti, si ha il diritto di pensare: questa testa un'armonia in rosso bruno, violetto, giallo, ma tutto spezzato. Io metto dunque sulla mia tavolozza un violetto, un giallo e un rosso bruno, e li spezzo gli uni con gli altri. Dell a natura conservo una certa sequenza, una certa esattezza per quanto conceme il posto dei colori, e la studio per non commettere sciocchezze, per restare ragion evole; ma che il mio colore sia alla lettera esattamente fedele, questo conta me no per me, purch sulla mia tela appaia bello come nella vita. ... Supponiamo che io debba dipingere un paesaggio autunnale, degli alberi con foglie gialle. Bene. Che differenza fa se lo concepisco come una sinfonia in giallo, e che il mio gi allo fondamentale sia o'no il giallo delle foglie? Ci aggiunge o toglie ben poco: molto dipende, e direi anzi che tutto dipende, dal sentimento che provo dell'in finita variet di toni di un'unica famiglia. Secondo t questa una pericolosa inclinazione verso il romanticismo, un tradimento nei confronti del 'realismo'; ti sembra che sia 'dipingere chic' il provare pi a more per la tavolozza del colorista che per la natura? Ebbene, sia! Delacroix, M illet, Corot, Dupr, Daubigny, Breton e altri trenta non rappresentano forse il cu ore e l'anima di questo secolo in fatto di arte pittorica? Tutti costoro non han no forse le loro radici nel romanticismo, anche se lo hanno trasceso? Il romanzo e il romanticismo rappresentano tutta la nostra epoca : .il pittore deve avere immaginazione e sensibilit. 439. Anversa, dicembre 1885. Ho voluto scriverti di nuovo per dirti che ho segu itato a lavorare con il modello. Ho fatto, a titolo di esperimento, due teste pi uttosto grandi, come ritratti. Anzitutto il vecchio di cui ti ho gi parlato e che ha una testa sul tipo di quella di Victor Hugo, e poi anche uno studio femminil e [nn. 232 e 234]. Per il ritratto di donna, ho usato nella carne toni pi chiari, un bianco tinteggiato di carminio, di vermiglio, di giallo, e ho messo un fondo chiaro di giallo grigio, dal quale il volto separato soltanto dalla capigliatur a nera. Nelle vesti, dei toni lill. Rubens esercita su di me un'impressione forti ssima. Trovo i suoi disegni strepitosi: alludo ai disegni di teste e di mani. Pe r esempio, sono completamente incantato dal suo modo di disegnare un volto a col pi di pennello, con tratti di un rosso puro; o, nelle mani, di modellare le dita con tratti analoghi, con il pennello. Vado ancora qualche volta al Museo e guardo ben poco d'altro all'infuori delle t este e delle mani di Rubens e di Jordaens. So benissimo che Rubens non raggiunge l'intimit di un Hais o di un Rembrandt; ma tutto ci che fa vive, e le sue teste v ivono di vita propria. Forse trascuro di guardare quelle pi universalmente ammira te. Io cerco piuttosto i particolari come, per esempio, le teste bionde della Sa nta Teresa al Purgatorio. Proprio a causa di Rubens, sono alla ricerca di un mod ello biondo. ... Quello che tanto ammiro in Delacroix che ci fa sentire la vita delle cose, l'espressione, il movimento, al punto che ci si trova di colpo al di fuori del piano del colore, non si tiene pi conto del colore.

444. Anversa, gennaio 1886. Nelle sue espressioni, specie degli uomini (e sempre eccezion fatta per i ritratti propriamene detti ...), Rubens superficiale, vuot o, ampolloso, e in conclusione convenzionale come un Giulio Romano o, peggio, an cora, come i pittori della decadenza. Nonostante questo, mi entusiasma, proprio perch il pittore che cerca di esprimere l'allegrezza, la serenit, il dolore, e rap presenta questi sentimenti in modo veritiero grazie alle sue combinazioni di col ore, anche se i suoi personaggi sono talvolta vuoti eccetera. ... estremamente i nteressante studiare Rubens, proprio perch tanto semplice nella sua tecnica, tant o stupendamente semplice, o meglio sembra esserlo, dipingendo e soprattutto dise gnando con cos poco, con mano cos veloce e senza alcuna esitazione. Il ritratto, l e teste femminili, i personaggi, ecco il suo forte, in questo che profondo e int imo. ... Se l'impressionismo ha gi detto la sua ultima parola (per conservare que sto termine 'impressionismo'), seguito a pensare che, appunto nel modo di diping ere il personaggio, si pu ancora fare molto di nuovo; e mi auguro sempre pi che, i n tempi difficili come quelli attuali, si cerchi la propria salvezza in una pene trazione pi profonda dell'arte, nella sua accezione pi alta. Esiste infatti nell'a rte un campo relativamente alto o relativamente basso: l'uomo pi interessante del resto, e anche, oltre a tutto, molto pi difficile a dipingersi. 445. Anversa, gennaio 1886. Sono gi due sere che disegno laggi [all'Accademia], e devo dire che credo come proprio per fare, ad esempio, delle figure di contadin i, sia utilissimo disegnare dall'antico; a patto, per l'amor del ciclo, che ques to non avvenga come si fa di solito. I disegni che vedo fare, li trovo decisamen te brutti, fatti tutti di traverso. E so che i miei sono tutt'altra cosa. Chi ha ragione? Lo dir l'avvenire. Il sentimento di quello che una statua antica, non c e l'ha nessuno di loro, perdio! Io, che da tanti anni non vedo un buon calco dal l'antico (e quelli che ci sono qui sono 'bellissimi) ; io, che durante questi an ni ho sempre avuto davanti agli occhi il modello vivo, rimango stupefatto, ora c he li rivedo con calma, di fronte alla scienza onnipossente, alla precisione di sentimento degli antichi. Insomma, bisogna nondimeno prevedere che i signori del l'Accademia mi accuseranno di eresia; ma me ne in fischio. 447. Anversa, gennaio 1886. strano osservare, quando paragono i miei studi con quelli degli altri, che tra i miei e i loro non c' quasi nulla in comune. I loro hanno pressappoco un color carne; di conseguenza, visti da vicino, sembrano pre cisissimi, ma, se si guardano a distanza, producono un'impressione penosa e semb rano scipiti : tutto quel rosa, quel giallo delicato eccetera, gradevoli in s, pr oducono un effetto fastidioso. Quello che io faccio sembra rosso verdastro, se l o si guarda da vicino: grigio giallastro, bianco, nero, molte sfumature neutre, molti colori che sarebbe impossibile definire. Ma quando ci si sposta un poco, q uesti colori non si distinguono pi, si distingue allora lo spazio e come una luce vibrante. E, inoltre, anche la pi infima particella di colore di cui ci si servi ti per raggelarla si mette a parlare. Ma quello che mi manca la pratica; dovr dip ingerne una cinquantina, e allora credo che avr raggiunto qualcosa di pi o meno va lido. Adesso ho ancora molta difficolt a stendere i colori perch non ho ancora abb astanza esperienza; mi tocca cercare troppo, fare cio molti sforzi inutili. Si tr atta di dipingere per un po' senza perdersi di coraggio; a mano a mano che conos cer meglio il mestiere, le mie pennellate diventeranno sempre pi precise al primo colpo. ... Qui trovo il cozzo di idee che cerco, vedo le mie opere con sguardo p i chiaro, scorgo meglio i punti deboli, sono in grado di correggerli, e ottengo c os dei progressi. 459 a. Parigi, estate-autunno 1886. Al pittore H. M. Levcns. Qui ci sono molte cose da vedere; per esempio Delacroix, per citare un solo maestro. Ad Anversa n on sapevo neppure che cosa fossero gli impressionisti; adesso li ho veduti, e pu r non facendo ancora parte del loro clan ho molto ammirato alcuni dei loro quadr i: un nudo di Degas, un paesaggio di Claude Monet. E adesso una parola circa que llo che ho fatto io. Mi mancato il denaro per pagare dei modelli, altrimenti mi

sarei completamente dedicato a dipingere la figura. Ho dipinto per una serie di s tudi di colore, semplicemente dei fiori, papaveri rossi, fiordalisi, miosotis, r ose bianche e rosa, crisantemi gialli, cercando contrasti di blu con arancione, di rosso con verde, di giallo con violetto, cercando toni spezzati e neutri per armonizzare la brutalit degli estremi, tentando di rendere colori intensi e non u n'armonia in grigio. Dopo questi studi, ho fatto recentemente due teste che, oso dirlo, sono migliori, come luce e come colore, di quelle che avevo fatto prima. Insomma, come dicevamo una volta, "nel colore cercando la vita". Il vero disegn o consiste nel modellare con il colore. Ho fatto anche una dozzina di paesaggi d ecisamente verdi o decisamente blu. A questo modo lotto per vivere e per fare de i progressi nell'arte. ... Da quando ho veduto gli impressionisti. Le assicuro c he n il Suo colore, n il mio, nella nostra interpretazione, sono esattamente ugual i alle loro teorie. W 1. - Parigi, estate-autunno 1887. Alla sorella Wilhelmina. Esercito un mest iere che sporco e difficile: la pittura. Se non fossi quello che sono, non dipin gerei; ma, essendo quello che sono, lavoro spesso con gioia, e intravvedo la pos sibilit di fare un giorno dei quadri dove ci sar un po' di freschezza, di giovent, essendo la giovent una delle cose che ho perduto. Se non avessi Theo, mi sarebbe impossibile raggiungere con il mio lavoro ci che voglio; ma, avendo Theo per amic o, credo che far ancora dei progressi, che riuscir ad affermarmi. Il mio progetto di andare, non appena lo potr, a trascorrere un po' di tempo nel Mezzogiorno, dov e c' pi colore, pi sole. Ma ci cui soprattutto spero di arrivare, di dipingere un bu on ritratto. Finalmente. ... Quello che penso del mio lavoro che le scene di co ntadini che mangiano patate [n. 151], che dipingevo quando ero a Nuenen, sono an cora, dopotutto, il meglio che ho fatto. In seguito, mi mancata disgraziatamente l'occasione di trovare dei modelli; viceversa, ho avuto la possibilit di approfo ndire il problema del colore. Pi tardi, quando ritrover dei modelli per le figure, spero di far vedere che quello che cerco ancora diverso dal dipingere fiori o p aesaggi verdeggianti. L'anno scorso ho dipinto quasi esclusivamente fiori, per a bituarmi a servirmi di colori che non fossero soltanto il grigio: vale a dire a usare il rosa, il verde, pallido o crudo, l'azzurro, il violetto, il giallo, l'a rancione, un bei rosso. Quest'estate, mentre dipingevo alcuni paesaggi ad Asnires , ho visto pi colore di prima. Adesso cerco di fare dei ritratti. E devo dire che non per ci dipingo peggio ; forse perch potrei dirti molto male sia dei pittori s ia dei loro quadri, con la stessa facilit con cui potrei dirtene bene. W 3. - Arles, aprile 1888. Alla sorella Wilhelmina. La natura di questo paesag gio meridionale non pu essere resa precisamente con la tavolozza di un Mauve, per esempio, che appartiene al Nord e che un maestro e rimane un maestro del grigio . La tavolozza di oggi assolutamente colorata: celeste, arancione, rosa, vermigl io, giallo vivissimo, verde chiaro, il rosso trasparente del vino, violetto. Ma, pur giocando con tutti questi colori, si finisce con il creare la calma, l'armo nia. E si ottiene qualcosa di analogo a ci che accade per la musica di Wagner la quale, anche se eseguita da una grande orchestra, non resta per questo meno inti ma. Solo, si scelgono di preferenza effetti di sole, effetti di colore, e nulla impedisce di pensare, a volte, che in futuro molti pittori andranno a lavorare n ei paesi tropicali. Puoi farti un'idea dell'evoluzione che sta accadendo nella p ittura pensando, per esempio, alle stampe colorate dei giapponesi che si vedono dappertutto, paesaggi e figure. Theo e io, di queste stampe, ne possediamo centi naia. B 3. - Arles, aprile 1888. Al pittore mile Bernard. Attualmente sono preso dagl i alberi da frutto in fiore: peschi rosa, peri bianco-gialli. Non seguo alcun si stema di pennellatura : picchio sulla tela a colpi irregolari che lascio tali e quali. Impasti, pezzi di tela lasciati qua e l scoperti, angoli totalmente incomp iuti, ripensamenti, brutalit: insomma, il risultato , sono portato a crederlo, piu ttosto inquietante e irritante, affinch non faccia la felicit delle persone con id ee preconcette in fatto di tecnica. ... Pur lavorando sempre direttamente sul po sto, cerco di cogliere nel disegno ci che essenziale; poi gli spazi, limitati da

contorni espressi o no, ma in ogni caso sentiti, li riempio di toni ugualmente s emplificati, nel senso che tutto ci che sar suolo parteciper di un unico tono viola ceo, che tutto il ciclo avr una tonalit azzurra, che le verzure saranno o dei verd i blu o dei verdi gialli, esagerando di proposito, in questo caso, le qualit gial le o blu. Insomma, mio caro amico, in ogni caso niente 'trompe-l'oeil'. 476. -Arles, aprile 1888. Tutti i colori che l'impressionismo ha messo di mod a sono cangianti: ragione di pi per impiegarli arditamente crudi; il tempo penser anche troppo ad addolcirli. Perci tutta l'ordinazione che ho fatto, cio i tre crom i (l'arancione, il giallo, il limone), il blu di Prussia, lo smeraldo, le lacche rosso robbia, il verde Veronese, la grafite arancione, tutto questo non si trov a certo sulla tavolozza olandese di Maris, Mauve e Israls. Si trovava soltanto su lla tavolozza di Delacroix, che aveva la mania dei due colori maggiormente conda nnati, e per giusti motivi: il limone e il blu di Prussia. Eppure, mi pare che c on i blu e i gialli limone abbia fatto cose splendide. 477 a. - Arles, aprile 1888. Al pittore John Russell. Considerando i l semplice scenario che ispir Monticeli!, sostengo che questo artista ha diritto a un pubblico, bench sia stato apprezzato troppo tardi. innegabile che Monticeli! non ci da, ne pretende del resto darci, un colore locale, e neppure una verit lo cale. Ci da per qualcosa di appassionato e di eterno: un colore opulento, la ricc hezza del sole del glorioso Mezzogiorno, seconda la maniera di un vero colorista , paragonabile alla concezione del Mezzogiorno quale in Delacroix; un Mezzogiorn o rappresentato da un contrasto simultaneo di colori, dei loro derivati, delle l oro armonie, e non da forme o da tratteggi aventi il proprio valore in s, come ha nno fatto in passato con la sola forma gli antichi quali i greci e Michelangelo, oppure con il solo disegno quelli quali Raffaello, Mantegna e i primitivi venez iani: Botticelli, Cimabue, Giotto, Bellini. Il contrario di ci che hanno intrapre so il Veronese e Tiziano: il colore. Bisognerebbe proseguire l'opera primitiva d i Velzquez e Goya; e pi pienamente di essi, o meglio pi universalmente, grazie alla conoscenza pi universale che noi abbiamo dei colori dello spettro solare e delle loro propriet.. 482. - Arles, 5 maggio 1888. In quanto a me, lavorer, e qui o l qualcosa del mi o lavoro rester; ma quello che Claude Monet nel paesaggio, chi lo far nella figura dipinta? Eppure tu devi sentire co me me che nell'aria. Rodin? Lui non fa il colore, non pu essere lui. Il pittore d ell'avvenire sar un colorista come ancora non ve ne sono stati. Manet gli ha aper to la strada, ma tu sai bene che gli impressionisti hanno gi fatto del colore pi f orte di quello di Manet. Questo pittore dell'avvenire, non so figurarmelo a vive re in piccoli ristoranti, a lavorare con parecchi denti finti, e a frequentare c ome me i postriboli degli zuavi. 489. - Arles, maggio 1888. Se crediamo alla nuova arte, agli artisti dell'avv enire, questo presentimento non c'inganna. Quando il buon papa Gorot diceva, qua lche giorno prima di morire: "Stanotte ho veduto in sogno dei paesaggi con cicli tutti rosa",-ebbene, non sono forse venuti, nel paesaggio impressionistico, que sti cieli rosa, e gialli e verdi per soprammercato? Ci per dire che vi sono cose che si sentono nel futuro e che si avverano realmente. ... C' un'arte, nell'avven ire; e dev'essere cos bella, cos giovane, che se adesso vero che noi vi lasciamo l a nostra giovinezza, non possiamo che guadagnarne in serenit. B6. - Arles, giugno 1888. Al pittore mile Bernard. In un'altra categoria di i dee, quando si compone un motivo di colori che esprimono per esempio un ciclo gi allo di sera e il bianco crudo e duro di un muro bianco contro di esso, a rigore lo si esprime, e in modo strano, con il bianco crudo attenuato con un tono neut ro, poich il cielo stesso 10 colora di un delicato tono lill. Ancora: in questo pa esaggio cos ingenuo, che dovrebbe rappresentarci una capanna tutta imbiancata a c alce (compreso il tetto) posta su un terreno logicamente arancione, il ciclo del Mezzogiorno e il Mediterraneo azzurro provocano un arancione tanto pi intenso qu

anto pi violenta di tono la scala dei blu; la nota nera della porta, dei vetri, d ella piccola croce sul colmo del tetto fa s che vi sia un contrasto simultaneo di bianco e di nero gradevole all'occhio quanto quello del blu con l'arancione. Pe r prendere un motivo pi divertente, immaginiamo una donna vestita di un abito a q uadri bianchi e neri nello stesso paesaggio primitivo di un cielo turchino e di una terra arancione: sarebbe piuttosto buffo, immagino. Proprio ad Arles si port ano spesso scacchi bianchi e neri. Basta che il bianco e il nero siano anch'essi dei colori; e in molti casi possono essere considerati come tali, in quanto i1 loro contrasto simultaneo originale come quello del verde e del rosso, per esemp io. 500. - Arles, giugno 1888. Adesso che ho visto il mare, qui, capisco tutta l' importanza di restare nel Mezzogiorno e di sentire che bisogna rendere il colore ancora pi violento, con l'Africa cos vicina. ... Vorrei che tu passassi un po' di tempo qui; avvertiresti dopo poco che la visione cambia, si vede con occhio pi g iapponese, si sente diversamente il colore. Perci sono convinto che, dopo un lung o soggiorno qui, liberer la mia personalit. Il giapponese disegna in fretta, molto in fretta, come un lampo, perch i suoi nervi sono pi affinati e il suo sentimento pi semplice. Io sono qui da appena qualche mese, ma vediamo un po' se a Parigi a vrei eseguito in una sola ora il disegno delle barche ! W4. - Arles, giugno 1888. Alla sorella Wilhelmina. Questa ventina di pittori che chiamano impressionisti, bench qualcuno di loro sia diventato discretamente r icco e sia piuttosto bene accolto in societ, sono per la maggior parte soltanto p overi diavoli che vivono al caff, alloggiano in stamberghe da pochi soldi, campan o alla giornata. Ci non toglie che, in una giornata, i venti pittori di cui ti pa rlo dipingano tutto ci che gli capita sotto gli occhi meglio di tanti signori del mondo artistico con un gran nome e una gran fama. Dico questo per farti capire quale legame mi unisca ai pittori francesi che chiamano impressionisti, per dirt i che ne conosco personalmente molti e che li amo. E anche che, nella mia tecnic a personale, ho le stesse idee circa i colori, e che gi in passato, in Olanda, pe nsavo come loro. Dei fiordalisi con dei crisantemi bianchi e qualche calendola, motivo in turchino e arancione; eliotropi e rose gialle, motivo in lill e giallo; papaveri o gerani rossi in un fogliame di un verde compatto, motivo in rosso e verde: sono basi che si possono ancora suddividere, che si possono perfezionare e completare, ma ci basta per farti vedere, pur senza quadri, che esistono colori che si fanno valere, che si sposano, che si completano come l'uomo e la donna. Svilupparti tutta la teoria esigerebbe un lungo scritto, ma sarebbe una cosa da farsi. B 7. - Arles, giugno 1888. Al pittore mile Bernard. Continuo a rimproveranni d i non avere ancora fatto delle figure, qui. Ecco ancora un paesaggio [n. 519]: s ole calante? sorgere di luna? Sole estivo, in ogni caso. Citt violetta, astro gia llo, ciclo verde blu. Il grano ha tutti i toni dell'oro vecchio, del rame, dell' oro verde o rosso, dell'oro giallo, del giallo bronzo, del rosso verde. ... L'ho dipinto in pieno Arial, avevo fissato a terra il cavalietto con paletti di ferr o, sistema che ti consiglio. Si conficcano nel terreno i piedi del cavalietto, p oi, accanto, si conficca un paletto di ferro lungo cinquanta centimetri, e si le ga tutto con delle corde. possibile cosi lavorare anche con. il vento, Ecco ci ch e ho inteso dire per bianco e nero. Prendiamo II seminatore [n. 520]. Il quadro tagliato in due, una met gialla, l'alto; il basso violetto. Ebbene, il calzone bi anco riposa l'occhio e lo distrae nel momento in cui lo irriterebbe il contrasto simultaneo eccessivo tra giallo e viola. 504. - Arles, luglio 1888. Devo prevenirti che tutti troveranno che io lavor o troppo in fretta. Non ci credere affatto. Non forse l'emozione, la sincerit del sentimento della natura che ci guida? E se queste emozioni sono talvolta cos for ti che si lavora senza accorgersi che si lavora, quando a volte le pennellate ve ngono con un seguito e dei rapporti fra loro come le parole in un discorso o in una lettera, bisogna allora ricordarsi che non sempre stato cos e che nell'avveni

re ci saranno pure, purtroppo, giorni grevi, senza ispirazione. Bisogna perci bat tere il ferro mentre caldo e mettere da parte le sbarre fucinate. 511. - Arles, luglio 1888. L'arte giapponese qualcosa come i primitivi, come i greci, come i nostri vecchi olandesi, Rembrandt, Potter, Hais, Vermeer, Ostade, Ruysdael e infiniti altri. 512. - Arles, luglio 1888. Al pittore mile Bernard. Conosci un pittore di nome Vermeer, il quale, per esempio, ha dipinto una bellissima dama olandese incinta [Donna in blu, del Rijksmuseum]? La tavolozza di questo strano pittore : blu, gia llo limone, grigio perla, nero, bianco. Certo, nei suoi rari quadri vi sono, a r igore, tutte le ricchezze di una tavolozza completa; ma la disposizione giallo l imone, azzurro pallido, grigio perla in lui caratteristica come lo sono per Velzq uez il nero, il bianco, il grigio, il rosa. ... Rembrandt e gli olandesi non ave vano alcuna immaginazione o fantasia, ma un gusto enorme e la scienza della comp osizione. ... Rembrandt ha dipinto degli angeli. Fa un ritratto di s [San Matteo e l'angelo, del Louvre], vecchio, sdentato, grinzoso, il capo coperto da un berr etto di cotone, quadro secondo natura, in uno specchio. Sogna, sogna, e il suo p ennello ricomincia il suo ritratto, ma di testa, e l'espressione ne diventa pi st raziata e pi straziante. Sogna, sogna ancora, e perch e come non so, ma allo stess o modo che Socrate e Maometto avevano un genio familiare, Rembrandt, dietro quel vecchio che ha una rassomiglianza con lui, dipinge un angelo soprannaturale dal sorriso alla Vinci. Ti ho indicato un pittore che sogna e che dipinge di fantas ia, e incominciavo con il sostenere che la caratteristica degli olandesi che non inventano nulla, che non hanno ne immaginazione ne fantasia. Sono illogico? No. Rembrandt non ha inventato niente, e quell'angelo e quel Cristo misterioso, che lui li conosceva, li sentiva l. Delacroix dipinge un Cristo con l'inatteso di un a nota limone chiaro: e quella nota colorata e luminosa nel quadro ci che la mist eriosit ineffabile e il fascino di una stella in un angolo di firmamento; Rembran dt lavora con i valori allo stesso modo che Delacroix con i colori. Ora, corre u na grande distanza fra il procedimento di Delacroix e Rembrandt e quello di tutt o il resto della pittura religiosa. 520. - Arles, agosto 1888. Trovo che ci che ho appreso a Parigi se ne va, e ch' io ritorno alle idee che mi erano venute in campagna, prima di conoscere gli imp ressionisti. Non mi stupirei se fra poco gli impressionisti trovassero a ridire sul mio modo di lavorare che, pi che dalle loro idee, stato fecondato da quelle d i Delacroix. Infatti, anzich cercar di rendere con esattezza ci che ho sotto gli o cchi, mi servo del colore nel modo pi arbitrario, per esprimermi con maggior forz a. Ma lasciamo tutto questo da parte, in quanto a teoria; e ti dar un esempio di ci che intendo dire. Vorrei fare il ritratto di un amico artista, che sogna sogni grandiosi, che lavora come l'usignolo canta, perch cos la sua natura. biondo; e i o vorrei mettere nel quadro l'ammirazione, l'affetto che sento per lui. Lo dipin ger dunque tale e quale, il pi fedelmente possibile, per incominciare. Ma cos il qu adro non finito: per finirlo dovr diventare, adesso, un colorista arbitrario. Esa gero il biondo della capigliatura, e arrivo ai toni arancione, ai cromi, al limo ne pallido. Dietro la testa, anzich dipingere il muro banale del misero appartame nto, dipingo l'infinito, faccio uno sfondo semplice del turchino pi intenso, pi vi olento che posso fabbricare, e con questa semplice combinazione la testa bionda illuminata sullo sfondo turchino cupo ottiene un effetto misterioso, come una st ella nel profondo azzurro. 522. - Arles, agosto 1888. Adesso abbiamo qui un calore stupendo, intensissim o, senza vento, che fa proprio al caso mio. Un sole, una luce che in mancanza di meglio non posso che chiamare gialla, gialla zolfo pallido, limone oro pallido. Com' bello il giallo! E come vedr meglio il Nord! 527. - Arles, agosto 1888. Devo dirti che in questi giorni mi sforzo di trova re un impiego del pennello senza 'pointill' o altro, soltanto la pennellata varia ta. Ma un giorno vedrai.

528. - Arles, agosto 1888. La pittura, qual adesso, promette di diventare pi sot tile pi musica e meno scultura - : promette, insomma, il colore. Purch mantenga qu esta promessa... I girasoli proseguono, ce n' un nuovo mazzo di quattordici fiori su sfondo giallo verde [n. 558] : dunque esattamente il medesimo effetto, ma in formato pi grande ... di una natura morta di cotogne e di limoni che tu hai gi. P er nei girasoli la pittura molto pi semplice. Ti ricordi che un giorno abbiamo vis to all'Hotel Drouot un mazzo di peonie di Manet? I fiori rosa, le "foglie verdis sime, dipinti a pasta piena, e non a vernice come quelli di Jeannin, che si stac cavano su un semplice sfondo bianco, credo. Una cosa veramente sana. Per il 'poi ntill', per aureolare eccetera, la trovo una vera scoperta; ma si pu gi prevedere c he questa tecnica non diventer pi di un'altra un dogma universale. Ragione di pi pe rch La Grande Jatte di Seurat, i paesaggi a grossi tratti punteggiati di Signac, la barca d'Anquetin diventino con l'andare del tempo pi personali, ancora pi origi nali. 531. Arles, settembre 1888. Ah, mio caro fratello, a volte so talmente bene qu ello che voglio. Perci nella vita e nella pittura posso benissimo fare a meno del buon Dio, ma non posso, nella mia sofferenza, fare a meno di qualcosa di pi gran de di me e che la mia vita: la potenza di creare. Che se, frustrato fisicamente da questa potenza, uno cerca di creare pensieri invece di figli, resta ancora ne ll'umanit, nonostante tutto. In un quadro io vorrei dire qualcosa di consolante c ome una musica. Vorrei dipingere degli uomini o delle donne con un non so che di eterno, il cui simbolo era una volta il nimbo, e che noi cerchiamo mediante l'i rradiazione di per se stessa, mediante la vibrazione dei nostri colori. Il ritra tto cos concepito non diventa un Ary Scheffer solamente perch dietro c' un cielo az zurro come nel Sant'Agostino. Poich, colorista, Ary Scheffer lo proprio poco. And rebbe, piuttosto, d'accordo con ci che Delacroix cercava e trovava nel suo Tasso in prigione e in tanti altri quadri raffiguranti un uomo vero. Ah, il ritratto c on dentro il pensiero, l'anima del modello: questo mi sembra talmente che debba venire! ... Sono sempre preso fra due diversi pensieri: primo, le difficolt mater iali, girarsi e rigirarsi per crearsi un'esistenza; poi, lo studio del colore. H o sempre la speranza di trovarci qualcosa. Esprimere l'amore di due innamorati c on un matrimonio di due complementari, la loro mescolanza e i loro contrasti, le vibrazioni misteriose dei toni ravvicinati. Esprimere il pensiero di una fronte con la radiosit di un tono chiaro su un fondo scuro. Esprimere la speranza con q ualche stella. L'ardore di un essere con un'irradiazione di sole calante. Non si tratta certo del 'trompe-l'oeil' realistico, ma non forse una cosa che esiste r ealmente? W7. - Arles, settembre 1888. Alla sorella Wilhelmina. Theo mi scrive che ti ha dato delle giapponeserie. sicuramente il mezzo pi pratico per riuscire a compren dere la direzione che ha preso oggi la pittura colorata e chiara. In quanto a me , qui non ho bisogno di giapponeserie, perch mi dico sempre che qui sono in Giapp one e che di conseguenza non ho che da aprire gli occhi e dipingere diritto dava nti a me ci che mi colpisce. 533. - Arles, settembre 1888. Ho vegliato a dipingere per tre notti di seguit o, coricandomi durante la giornata. Spesso mi sembra che la notte sia molto pi vi va e moltissimo pi colorata del giorno. Ora per ci che concerne riavere il denaro pagato all'affittacamere per la mia pittura, non insisto, perch il quadro [n. 576 ] uno dei pi brutti che io abbia fatto. l'equivalente, bench diverso, dei Mangiato ri di patate [n. 151]. Ho cercato di esprimere con il rosso e il verde le terrib ili passioni umane. La sala rosso sangue e giallo opaco, un biliardo verde in me zzo, quattro lampade giallo limone a irradiazione arancione e verde. C' dappertut to una lotta e un'antitesi dei pi diversi verdi e rossi, nei piccoli personaggi d i furfanti dormienti, nella sala triste e vuota, e del violetto contro il blu. I l rosso sangue e il verde giallo del biliardo, per esempio, contrastano con il d elicato verde tenero Luigi XV del banco, dove c' un mazzo rosa. Il vestito bianco del padrone, che veglia in un angolo di questa fornace, diventa giallo limone, verde pallido e luminoso. Ne faccio un disegno con toni all'acquerello per mand

artelo domani, affinch tu ne abbia un'idea. ... r.:Il Caff di notte continua il Se minatore [n. 520], come pure la testa del vecchio contadino e del poeta, se ries co a fare anche quest'ultimo quadro. Non si tratta per di un colore localmente ve ro dal punto di vista realistico del 'trompe-l'ceil', ma di un colore che sugger isce una qualsiasi emozione di un temperamento ardente. Quando Paul Mantz vide a ll'esposizione che anche noi abbiamo visitato, agli Champs-Elyses, lo schizzo vio lento ed esaltato di Delacroix La barca del Cristo, se ne allontan gridando nel s uo articolo: "Non sapevo che si potesse essere cos terribili con del blu e del ve rde". Hokusai ti fa lanciare lo stesso grido, ma mediante le sue linee, il suo d isegno, come quando nella tua lettera tu dici: "Quelle onde sono artigli, la nav e vi imprigionata, lo si sente" Ebbene, se si adoperasse soltanto il colore o so ltanto il disegno, non si procurerebbero simili emozioni. 538. - Arles, settembre 1888. Tu sei buono verso i pittori e, sappilo bene, p i ci rifletto, pi sento che non vi nulla di pi realmente artistico dell'amare il pr ossimo. Tu mi dirai allora che sarebbe bene fare a meno dell'arte e degli artist i. In principio vero; ma, dopo tutto, i greci, i francesi e i vecchi olandesi ha nno accettato l'arte, noi la vediamo sempre risuscitare dopo le decadenze fatali , e non credo che si sarebbe pi virtuosi per il solo motivo di avere in orrore e gli artisti e la loro arte. Per il momento non trovo ancora i miei quadri abbast anza buoni, in rapporto ai vantaggi che ho avuto da t. Ma quando saranno abbastan za buoni, ti assicuro che tu li avrai creati quanto me: il fatto che noi li fabb richiamo in due. 539. - Arles, settembre 1888. Mai ho avuto una tale possibilit; qui la natura st raordinariamente bella. Dappertutto e in ogni luogo la cupola del ciclo di un az zurro mirabile, il sole ha una radiosit di zolfo pallido ed dolce e incantevole c ome la combinazione dei celesti e dei gialli dei Vermeer di Delfi. Non riesco a dipingere altrettanto bene, ma mi concentro talmente, che mi lascio andare senza pensare ad alcuna regola. ... Ho deciso adesso, per partito preso, di non tracc iare mai pi un quadro col carboncino. Non serve a nulla: bisogna attaccare il dis egno con il colore stesso, per disegnare bene. ... Che cosa fa Seurat? Non osere i mostrargli gli studi che ti ho spedito, ma quelli dei girasoli, dei cabarets e dei giardini vorrei che li vedesse; penso spesso al suo sistema anche se non lo seguirei affatto, ma lui un colorista originale, e 10 stesso vale per Signac, p er in un grado diverso: i puntinisti hanno trovato del nuovo, e debbo ammettere c he mi piacciono molto. Nondimeno, e lo dico francamente, io ritorno piuttosto a ci che cercavo prima di venire a Parigi: non so se qualcuno ha parlato prima di m e di colore suggestivo, ma Delacroix e Monticelli, pur non avendone parlato, lo hanno fatto. In quanto a me, io sono ancora come ero a Nuenen, quando ho fatto u no sforzo vano per imparare la musica, talmente gi sentivo fin da allora i rappor ti che esistono fra i1 nostro colore e la musica di Wagner. Adesso, vero, vedo n ell'impressionismo la risurrezione di Delacroix; ma, poich le interpretazioni son o divergenti e in certo modo inconciliabili, non sar neanche l'impressionismo a f ormulare la dottrina. Per questo resto fra gli impressionisti, perch non dice nul la e non impegna a nulla: non ho bisogno, in mezzo a loro, di diventarne un comp agno. 542. - Arles, settembre 1888. Se si studia l'arte giapponese, vi si vede un u omo innegabilmente saggio, filosofo, intelligente, che passa il tempo a far che cosa? A studiare la distanza dalla terra alla luna? No. A studiare la politica d i Bismarck? No. Si limita a studiare un unico stelo d'erba. Ma quello stelo d'er ba lo porta a disegnare tutte le piante, poi le stagioni, i grandi aspetti dei p aesaggi, infine gli animali e da ultimo la figura umana. Cos trascorre la vita, e la vita troppo breve per fare tutto. Vediamo, non forse quasi una vera religion e ci che c'insegnano questi giapponesi cos semplici e che vivono nella natura come se fossero essi stessi dei fiori? Non si potrebbe studiare l'arte giapponese, m i sembra, senza diventare molto pi sereni e pi felici: dobbiamo ritornare alla nat ura, nonostante la nostra educazione e il nostro lavoro in un mondo convenzional e. ... Invidio ai giapponesi l'estrema nitidezza che tutte le cose hanno presso

di loro. Nulla vi mai noioso, ne mi sembra mai fatto troppo in fretta. Il loro l avoro semplice come respirare: essi fanno una figura mediante pochi tratti sicur i, con la stessa disinvoltura come se si trattasse di una cosa semplice quanto a bbottonarsi il panciotto. Ah, bisogna che riesca a fare una figura con pochi tra tti. Questo mi terr occupato tutto l'inverno; e una volta che ci sar arrivato, pot r affrontare i boulevards, le strade e un sacco di motivi nuovi. 553 a. - Arles, settembre-ottobre 1888. A Gauguin. Trovo eccessivamente banali i miei concetti artistici rispetto ai Suoi. Ho sempre dei grossolani appetiti da animale. Dimentico tutto per la bellezza esteriore di cose che non so rendere, p erch nel mio quadro la rendo brutta e grossolana, mentre la natura mi sembra perf etta. Adesso, tuttavia, lo slancio della mia carcassa ossuta tale che va diritto al segno. Ne deriva talvolta una sincerit forse originale in ci che sento, se il movente riuscisse ad abbellire la mia esecuzione brutale e inabile. W8. - Arles, settembre-ottobre 1888. Alla sorella Wilhelmina. Qui non faccio c he pensare a Monticelli. Era un uomo forte un po' tocco, anzi molto che sognava il sole, l'amore, l'allegria, pur sempre tormentato dalla miseria, con un gusto estremamente raffinato di colorista; uomo di razza rara che continuava le miglio ri tradizioni antiche. Muore malinconicamente a Marsiglia, attraversando probabi lmente un autentico Getsmani. Ebbene, 10 sono sicuro di continuarlo qui come se f ossi suo figlio o suo fratello. ... Monticelli un pittore che ha reso il Mezzogi orno in giallo pieno, in arancione pieno, in zolfo pieno. La maggior parte dei p ittori, non essendo coloristi propriamente detti, non vi vedono questi colori e giudicano pazzo il pittore che vede con occhi diversi dai loro. Tutto ci naturalm ente previsto. Per questo io ho gi pronto apposta un quadro in giallo pieno di gi rasoli (14 fiori in un vaso giallo e su fondo giallo [n. 558], e ancora uno dive rso dal precedente, con 12 fiori su fondo verde blu). E intendo un giorno espert o a Marsiglia. E vedrai che ci sar un marsigliese o un altro i1 quale si ricorder di ci che ha detto e fatto in passato Monticelli. B 19. - Arles, ottobre 1888. Al pittore mile Bernard. Non posso lavorare senza modello. Non dico che non volgo decisamente le spalle alla natura, nel trasforma re uno studio in quadro, sistemando il colore, ingrandendo, semplificando; ma ho molta paura di allontanarmi dal possibile e dal giusto, per quanto riguarda la forma. Forse potr avvenire pi in l, dopo altri dieci anni di studi, non dico di no; ma, parola d'onore, ho tale e tanta curiosit di ci che possibile e realmente esis tente, che sento poco il desiderio e il coraggio di cercare l'ideale facendolo s caturire da studi astratti. Altri possono avere per gli studi astratti maggiore intelligenza di me, e sicuramente anche tu potresti essere del numero, cos come l o Gauguin... forse io stesso, quando sar vecchio. Ma, nell'attesa, mi sfamo sempr e alla natura. Esagero, cambio talvolta l'intenzione; per, in definitiva, non inv ento mai l'intero quadro, lo trovo al contrario gi fatto, ma da sbrogliarlo nella natura. W9. - Arles, novembre 1888. Alla sorella Wilhelmina.Non so se capirai che si pu fare una poesia solo disponendo sapientemente dei colori, cos come si possono dir e cose consolanti in musica. Allo stesso modo, alcune linee bizzarre, scelte e m oltipllcate, serpeggianti in tutto il quadro, non devono dare un giardino nella sua rassomiglianza volgare, ma disegnarcelo come veduto in sogno, nel tempo stes so reale, eppure pi strano che nella realt. 590. - Arles, maggio 1889. Sento dire dai giornali che ci sono cose buone, al Sa lon. Ascolta, non diventare un impressionista assolutamente esclusivo: se c' del buono in qualcosa, non perdiamolo di vista. Certo, il colore in progresso propri o grazie agli impressionisti anche quando vi si smarriscono, ma Delacroix gi stat o pi completo di loro. E, perdiana, Millet, che non ha colore: quale opera, la su a ! Per questo la follia salutare, perch si diventa forse meno esclusivi. Non rim piango di aver voluto conoscere un po' tecnicamente questa questione delle teori e coloristiche. Come artisti si soltanto un anello di una catena; e, che si trov

i o non si trovi, ci si pu consolare. ... Ah, dipingere delle figure come Cla ude Monet dipinge i paesaggi ! questo che resta da fare, nonostante tutto, e pri ma di vedere, a rigore, negli impressionisti, il solo Monet. Poich, in definitiva , in fatto di figura Delacroix, Millet e vari scultori hanno fatto bene quanto g li impressionisti; perfino J. Breton. Insomma, mio caro fratello, siamo giusti . .. : pensiamo, ora che ci stiamo facendo troppo vecchi per schierarci fra i giov ani, al fatto che in passato abbiamo amato Millet, Breton, Israels, Whistler, De lacroix, Leys. 596. - Saint-Rmy, 25 giugno 1889. Ho un campo di grano molto giallo e molto chia ro, forse ^ la tela pi chiara che io abbia mai fatto. I cipressi mi preoccupano s empre, vorrei fame una cosa come le tele dei girasoli, perch mi stupisce che non li abbiano ancora fatti come li vedo io. Un cipresso bello, in quanto a linee e a proporzioni, come un obelisco egizio, e il verde di una qualit cos raffinata. la macchia nera in un paesaggio assolato, ma una fra le note nere pi interessant i, fra le pi difficili a centrarsi che io possa immaginare. Ora bisogna vederli q ui contro il blu, nel blu, per meglio dire. Per fare la natura, qui come dappert utto, bisogna restarvi a lungo. Perci un Monthnard non mi da la nota vera e intima ,, poich la luce misteriosa, e Monticeli} e Delacroix lo sentivano. Pissarro ne p arlava benissimo, una volta, e io sono ancora molto lontano dal poter fare come egli diceva che si dovrebbe. 601. - Saint-Rmy, luglio 1889. Questa nuova crisi, fratello mio caro, mi ha col to nei campi e mentre stavo dipingendo durante una giornata di vento. Ti mander l a tela che ho terminato ugualmente [n. 674]. Era appunto un tentativo pi sobrio, di un colore opaco senza apparenza, verdi spezzati, rossi e gialli ferruginosi d 'ocra, cos come ti dicevo che a volte provavo il desiderio di ricominciare con un a tavolozza come nel Nord. 602. - Saint-Rmy, agosto 1889. Grazie ancora di quella bella acquaforte tratta da Rembrandt; vorrei tanto conoscere il quadro e sapere in quale periodo della sua vita lo ha dipinto. Rientra, con il ritratto di Fabritius a Rotterdam, il Vi aggiatore della Galleria Lacaze, in una categoria speciale dove il ritratto di u n essere umano si trasforma in qualcosa di luminoso e consolante. E come ci infin itamente diverso da Michelangelo o da Giotto, bench quest'ultimo vi si avvicini, tuttavia; cosicch Giotto forma l'unico legame possibile tra la scuola di Rembrand t e gli italiani. 604. - Saint-Rmy, settembre 1889. Fratello mio caro sempre in un intervallo d i lavoro che ti scrivo , fatico come un vero ossesso, provo pi che mai un furore s ordo di lavoro, e credo che questo contribuir a guarirmi. Forse mi succeder una co sa come quella di cui parla Delacroix: "Ho trovato la pittura quando non avevo p i ne denti ne fiato", nel senso che la mia triste malattia mi fa lavorare con un furore sordo, molto lentamente, ma dal mattino alla sera senza interruzione; ed questo, probabilmente, il segreto: lavorare a lungo e lentamente. Che ne so, ma credo di avere in corso un paio di tele non troppo male, prima di tutto il falci atore tra le spighe gialle [n. 681] e il ritratto su fondo chiaro [n. 683] : sar anno per la mostra dei Vingtistes, se per si ricorderanno di me al momento buono; ma mi sarebbe assolutamente uguale, se non preferibile, che mi dimenticassero. 607. - Saint-Rmy, settembre 1889. Ho attualmente sette copie sulle dieci dei "Lavori dei campi" di Millet [nn. 692-700 e 771]. Posso assicurarti che m'intere ssa enormemente eseguire delle copie: non disponendo per il momento di modelli, questo mi aiuter in ogni caso a non perdere di vista la figura. ... Che il copiar e sia il vecchio sistema, non m'importa assolutamente niente. Copier anche II buo n samaritano di Delacroix [n. 790]. ... Be', dato soprattutto che adesso sono a mmalato, cerco di fare qualcosa per consolarmi, per mio piacere personale. Poso davanti a me, come motivo, il bianco e nero di Delacroix o di Millet o dei loro seguaci, e poi v'improvviso sopra del colore; per, beninteso, non essendo complet amente io, ma cercando qualche ricordo dei loro quadri il ricordo, la vaga conso

nanza di colori che sono rimasti nel sentimento anche se non giusti; ed , dunque, una mia interpretazione. Un sacco di gente non copia, moltissimi altri copiano: io mi ci sono messo per caso e trovo che il farlo insegna e soprattutto consola , a volte. Cos il pennello mi corre fra le dita, allora, come un archetto sul vio lino, e assolutamente per il mio piacere. ..-. Adesso, nella cattiva stagione, f ar molte copie, perch bisogna veramente che mi applichi di pi alla figura. lo studi o della figura che insegna a cogliere l'essenziale e a semplificare. 617. Saint-Rmy, dicembre 1889. Sembra probabile che non far pi cose impastate: il risultato della vita calma di reclusione che conduco, e mi ci trovo meglio. In fondo, non sono poi cos violento come pare, e mi sento pi io nella calma. T ne acco rgerai, forse, anche dalla tela per la mostra dei Vingtistes, che ho spedito ier i, il campo di grano al sole nascente [n. 749]. 626 a. - Saint-Rmy, febbraio 1890. Al critico d'arte Albert Aurier. Nel prossim o invio che far a mio fratello, aggiunger uno studio di cipressi per Lei [n. 767], se vorr farmi la cortesia di accettarlo in ricordo del Suo articolo. In questo m omento vi lavoro ancora, poich desidero inserirci una figurina. Il cipresso cos ca ratteristico del paesaggio provenziale, e Lei lo sentiva quando diceva: "persino il colore nero". Fino ad ora non ho potuto renderli come li sento: le emozioni che mi assalgono davanti alla natura vanno in me fino allo svenimento, e ne deri va allora una quindicina di giorni durante i quali sono incapace di lavorare. Ep pure, prima di partire di qui, conto di tornare ancora una volta alla carica per attaccare i cipressi. Lo studio che Le ho destinato ne rappresenta un gruppo al l'angolo di un campo di grano durante una giornata estiva di Arial. dunque la no ta di un certo nero inespressa in un turchino mosso dalla grande aria che circol a, e fa contrasto a questa nota nera il vermiglio dei papaveri. ... Quando lo st udio che Le mander sar completamente asciutto anche negli impasti, senza dubbio no n prima di un 'anno, penso che farebbe bene a passarvi una forte mano di vernice . E nel frattempo bisogner lavarlo pi volte con acqua corrente per toglierne compl etamente l'olio. dipinto con blu di Prussia pieno, colore di cui si dice tanto m ale, e di cui nondimeno si tanto servito Delacroix. Credo che quando i toni di b lu di Prussia si saranno bene asciugati, verniciando Lei otterr i toni neri, neri ssimi, necessari per far risaltare i vari verdi cupi. 614 a. Auvers-sur-Oise, maggio 1890. Al critico d'arte J.J. Isacson. Vede, il problema, al mio spirito, si presenta cos: quali siano gli esseri umani che abitu almente abitano gli oliveti, gli aranceti, le limonaie. Il contadino di questi l uoghi altra cosa dall'abitante dei grandi campi di grano di Millet. Millet ci ha riaperto le idee per vedere l'abitante della natura; ma non ci hanno ancora dip into l'essere meridionale di oggi. Per quando Ghavannes o un altro ci mostrer quel l'essere umano, torneranno a noi con un senso nuovo parole antiche: beati i pove ri di spirito, beati i puri di cuore; parole di tale portata che noialtri cresci uti nelle vecchie citt del Nord, confusi e disfatti, ci dobbiamo fermare a grande distanza dalla soglia di quelle dimore. Allora, per quanto convinti possiamo es sere della visione di Rembrandt, ci si chiede: ma Raffaello lo capiva, e Michela ngelo, e Leonardo? Io non lo so, ma credo che il meno pagano Giotto, gran malati ccio che ci resta familiare come un contemporaneo, sentisse di pi. W 22. Auvers-sur-Oise, prima quindicina del giugno 1890. Alla sorella Wilhelmina . Ci che mi appassiona di pi, molto, molto di pi di tutto il resto, nel mio mestier e, il ritratto, il ritratto moderno. Io lo perseguo mediante il colore, e non so no certo il solo a cercarlo per questa strada. Vorrei vedi/sono lungi dal dire d i poter fare tutto questo, ma infine vi aspiro , vorrei fare dei ritratti che di qui a un secolo, alle genti future, possano sembrare come delle apparizioni. Per ci, non cerco di ottenerlo con la rassomiglianza fotografica, ma tramite le nostr e espressioni appassionate, usando come mezzo di espressione e di esaltazione de l carattere la scienza e il gusto moderni del colore. 649. - Auvers-sur-Oise, luglio 1890. Mi sono rimesso al lavoro, anche se il p

ennello quasi mi casca dalla mano; e, sapendo perfettamente ci che volevo, ho anc ora dipinto ... tre grandi tele [nn. 863, 864 e 866]. Sono immense distese di gr ano sotto cieli tormentati, e non ho avuto difficolt per cercare di esprimere la tristezza, l'estrema solitudine. 650. - Auvers-sur-Oise, luglio 1890. In quanto a me, sono totalmente preso d a questa infinita distesa di campi di grano su uno sfondo di colline, grande com e il mare, dai colori delicati, gialli, verdi, il viola pallido di un terreno sa rchiato e arato, regolarmente chiazzato dal verde delle pianticelle di patate in fiore: tutto sotto un ciclo tenue, nei toni azzurri, bianchi, rosa, violetti. S ono completamente in una condizione di calma persino eccessiva, proprio nello st ato che occorre per dipingere ci 652. Auvers-sur-Oise: lettera trovatagli addosso il 29 luglio 1890. Per il mio lavoro, io rischio la vita, e la mia ragione vi quasi naufragata .