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PAOLO PINO

Dialogo di pittura di Messer Paolo Pino nuovame nte dato in luce . In Vinegia, per Pavolo Gherardo MDXLVIII

La prese nte edizio ne stata mem orizz ata da Trattati darte del Cinquecento a cura di Paola Barocchi, I, Bari 1960, pp. 93-139, 396-432
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ALLILLUSTR ISSIMO SIGNOR FRANC ESCO D ONAT O PREN CIPE D I VINEG IA PAOLO PINO.

Qual semplice contadino, che nella nuova stagione con primiz ie de fiori le sacre imagini agghirlanda, sperand o per lo puro voto seminare la gratitudine divina e raccorre la largita delli frutti, ho ardito, illustrissimo Prenc ipe 1 , dappendere questa mia fatica agli onorati pied i di Vostra Serenit, eccitato non solo per la riverenza che le porto come Signore, o dallaf fezione che le tengo come nato nella felice sua patria 2 , ma vie pi a s attraendo mi linteg rit e candidezza3 del suo intelletto, propio sacrar io delle virt. Inchinato a terra con sincero affetto questa mia Pittura le consacro, acci che, fattole scudo col prec laro nome suo, intrepida sappresenti nelle mani del comu ne giudizio. E rendomi certo che Vostra Serenit Illustrissima non le negar quel la parte dellinata sua cortesia che le parr convenirsi, raccog liendola per ostaggio dellamor che le porto, ancor che menomo tra gli sudditi suoi, et a modo di benigno padre dellarti liberali abbraccie r le figliuole delle sue figliuole, tra le qual i non menoma la pittura, veramente degna daver spazio negli alti pensier suoi, come atta di rallegrare il giudizio di qual si voglia prenc ipe, tra quali mertamente per divina grazia ne possiede il primo seggio lillustrissima Vostra Serenit , alla cui bona grazia umi lmente mi ra ccomand o.

PAOLO PINO A LLI LETTORI .


Cosa intollerab ile mi parve veder una tanta virt, degna di rasserenar e il cielo con la gloria sua, per ignoranza de noi pittori giacer sopita e negletta dal mondo, e tanto maggior displicenza assagg iava la mente mia , quanto pi che da qual si s ia scrittore d i ciascuna facu lt lud in diverse essempla rit celebra re, n mai alcuno, antico o moderno, isplic a pieno che cosa sia pittura 3 . Vero che Plinio scrisse di lei molte cose degne, alcune dell e quali sono inserte nel presente dialogo 4 , e Leon Battista Alberto fiorent ino, pittore non menomo 5 , fece un trattato di pittura in lingua latina, il qual pi di matematica che di pittura, ancor che prometti il contrar io6 . Et anco Alberto Duro, molto nel disegno eccellente, scrisse in tal mater ia7 . Farmi che Pomp onio Gaurico ne scrivi alquanto, ma costui sistende pi nella scu ltura, ne lla fusoria e ne lla plastica, mater ie molto da llarte nostra diffe renti 8 . Il perch non mi parendo, con tal prosonzione, farmi degno dalcun castigo, ragionando di pittura come pittore 9 , delibera i tra me stesso di scriverne quanto lintelletto mio mi comportasse; nientedimeno ho pi fiate pervertito di commettermi nellimportanza dun tanto carico, accorgendomi esser povero dintell igenza e mancar di quella candidezza di stile che richiederebbe. Laonde il debol mio giudizio non pu non sentirne fastidio, che non le scienzi e, non gli studi i, ma sol la natura 10 mha dato quanto in me si concepisse e de ci che da me si produce. Al fine, sperand o pi compassione che biasimo, spronato da un non so che damore di essa pittura, diedi aggio a questumore, del qual conseguir il da me desiato fine, se quelli candid i ingegni11 nodriti dalla virt, leggendo lopera mia, lammetterann o come non molto disconvenevole a lei. E savviene che diversamente questo mio trattato sia giudicato e reprobato, mi terr degno doscurarmi con la morte.

DIALOGO D I PITTURA DI MESS ER PAOLO PINO


Interlocutori : L AURO E FABIO. Fa. Buona v ita, Lauro mio sprucciato e galante! 12 La. Ben venuto i l mio Fabio! Appunt o ero con voi col pensiero. Fa. Una qualche novi t de llamico, eh? Scocca pure, ad ogni modo io son armaio dei tuoi segret i. La. Noi siamo invitati a un dolciss imo trebbio, dove v i seranno ventic inque matrone, tutte legg iadre, tutte graz iose e bel le. Volete altro chesser intratenuto tutt o oggi da l spasso e dall a piacevo lezza? Fa. Accetto linvito, e mi ser un favor grande a veder cose allegre, perchio son, come tu sai, pi che malencol ico. Eh? che tr ionfo debbe esser q uesto? un qualche sposaliz io, o pur come banc hetto? La. Frate llo, ecco ecco, queste matrone sono delle convitate : che direte di questa compagnia dangeli? Fa. Spettacolo veramente di vino. La. Fabio mio, voi, come forastie ro, compiaceti vi nella contemplazione del le nostre donne. Fa. A me pare che queste madonne trarrebbo n Marte di grembo alla sua amata Venere con tali lascive blandiz ie. Sono vaghissime e vestono pi leggiadramente e con maggior venust che qual si voglian donne del mondo. La. Incorrete nellopenione comune 13 . Non pontino in loro che se li disconvenghi: tutte graziate, tutte belle. Fa. Voi par late come veneziano, non gi come pittore. La. Non sono per s ebrio nellamor della patr ia, chio mab bagli in disce rnere il vero. Ben sapete che, quant o allumor de noi pittori, la bellezza de tutte queste donne raccolta insieme non sopplirebbe per formar una bella fem ina a nostra sodidisfazz ione, volendo imitar quel le linee, proporzioni, misure et ordini, astratti quasi dal vero, chi prim i nostri inventori , per immortalars i, institui rono le cose a modo loro 14 , ben che linvenzioni fossero (se di r si pu) div ine. Fa. Lauro mio, voi sommergete la perspicac ia del vostro ingegno nellignoranzia, imper che le proporzioni che diceste non forno partorite dai pittor i, ma s ben raccolte e tratte dallopre natural i, come ordine usato dalla natura nelle opere sue; n pu il pittore circonscrive re pur un punto, oltre quello che si vede ne lla natura. A ltra regola non hann o i pittor i, chim itare le cose v ive e propie. La. Oh, chi pu negare? Ma d itemi, per cortesia , che cosa questa vostra bel lezza? Fa. Voi pure sapete chio sono pittore, e non filosofo. Legget e Aristotele e gli altri chann o detto de tal cosa; ma, per quanto maddita il mio intelletto, qual egli si sia, altro non bellezza, in ciascuna spezie creata, chuna commensurazione e corrispondenzia de membri15 prodotti dalla natura senza alcuno impedimento de mali accidenti 16 . La. Essendo la bellezza opera naturale, perch volete voi che larte mi regoli nel scioglierla e giudicarla? Fa. Anzi, la pittura ammette che lintelletto vostro senza artificio possi esser capace di perfettamente intendere e giudicare tutte le cose natural i, ancor che gli antichi ispesero dietro a questa cognizione il tempo e loro facultati , riducend ola in arte per lo megg io dellisperienza. Ma gli uomini errano per ignoranza, come voi che, senza esam inar niuna di queste mado nne, le giudicaste tutte belle . Tali giudicii sono imperfetti, non dati dal lintelletto libero 17 . La. Oh, noi s iam conformi in cotal cosa. Fa. Veramente tutte le fatture natural i patiscono opposizioni 18 . Il che causa limpotenzia della materia, nella qual essa natura imprime lopere sue. E per non incorrere nellimperfezz ione, imitate Zeusi che, volendo appress o li Crotoniat i dipignere una Venere, elesse tra tutte le giovanette della citt cinque vergini, la belt delle qual i soppliv a allintegr it della sua Venere, raccogliendo da una

di quelle gli occhi , dallaltra la bocca e dalla ltra il petto, et in tal guisa reduceva a perfezz ione lopera sua19 . La. V i faccio fede che, sio fossi stato Zeusi, arrei prima usato con la natura, poscia con larte. Fa. Voi sete molto sensit ivo. La. Non son gi s oppresso dalle bur le, che mi lassi scappar la memoria della zucca. Ditemi: se ciascun ha naturalmente la cognizione delle cose naturali, meg lio dovreb be intendere la pittura, come imagine de l natural . Fa. Non vi posso negar la risposta, come virtuosa e propia a noi. Tal cogn izione vi sarebbe, quand o le cose dipinte fossero perfette come le natura li, ma perch non possiamo noi far vedere ciascuna figura perfettamente distinta 20 , e ci avviene per le prontezze degli atti, come negli scurc i, dove alcune parte fuggono dal vedere, che vengono difficilmente comprese da noi, le quali non possono esser capite da a lcuno senza larte. E quest ch uno eccel lente p ittore far una f igura simile al vivo, in atto s difficile, che non sar non chinteso, ma biasimato da chi non sa insin dove larte nostra sestende. E cus luomo si priva donore con quelle fatiche chegli spende per acquistarlo. La. Voi dite la verit. Sia pur uno maestro dot to nellarte quant o si pu, lopre sue lo riducon o tralla speme delle lodi et il timor del biasimo, et alcune fiate gli ignoranti simpregnano di tal mala impressione, che, spiacendogl i una figura, una mano fatta da un pittore 21 , lo pigliano in esoso di maniera che mai pi se compiaceno nellopere sue. Vedete messer Gierolimo bresciano, maestro di Paolo Pino, uomo raro nellarte nostra et ecce llente imitator del tutto, come ha ispesa la vita sua in poche opere e con poco preggio del nome suo. Vero chun tempo fu proviggionato dallultimo duca di Mel ano 22 . Fa. Uomini cos matri gnati dalla sorte, qui v i sarebbe da dire. La. Non vi diffundete in tal cosa per divertir il ragionamento cominciato pi dilettevole. E certo, se mi ramento il vero, voi diceste chi l pittore non pu distinguer tutte le cose; larte adunq ue imperfetta? Fa. Anzi, perfettissima, quantarte; ma larte di necessit inferiore alla natura, perch la natura d il rilevo et il motto alle sue figure, il ch impossibil a noi. Larte nostra fa leffetto che fa lo specchio, il qual riceve in s quel la forma (senza il motto) che se gli oppone dinanzi 23 . E se voi volete venire in tal cogniz ione, accommo date un uomo vivo nellatto che pi vaggrada, et istendetegl i un velo sotti lissimo dinanzi, s che la forma de colu i traspar i ispedita 24 , poi imitate lo in un quadro: vederete chil vivo et il dipinto faranno un medesimo effetto, n si scoprir cosa nel vivo, che non appaia nel dipinto. Ma avvertite che, volendo vedere questa conformit, vi conv iene affirmarvi allorigionte, cio nel luoco ove voi ritraggesti quel vivo, chapp ostandovi pi qua o pi l dil vostro punto, il vivo per lo rilevo farebbe diverso effetto da quel dipinto, ma, stando nel termine, ambe le forme saranno simili. E perch la figura dipinta sar fatta nella superfi cie duna tavola piana e liscia, vedendo quel vivo per legual it de quel velo, tanto pi egli sar simile alla pittura. La. Bella comparazione. Ma, d i grazia, chiaritemi meg lio: che cosa qu el punto? Fa. Punto un segno detto et usato da noi pittor i per origionte o termine, et simile a quel punto altrimenti detto centr icolo, n il compass o former mai un corpo circolare senza quel punto nel megg io. S come anco il centro del mondo la terra, cos questo nostro punto, ancor chegli possi star fuori della proporzione del megg io, per un termine e regimine de tutte lopere nostre: da questo punto nasce la prospettiva, cio molte linee, tra le qual i due fanno al propo sito presente, luna pendiculare, over retta, laltra obliqua; n altro linea chuna circonscriz ione indistinta. E notate che tutte le cose dipinte convengon o attender a quel punto, perch, faccia un uomo qual pi sforciato atto che sia possibile, egli non pu uscire delli term ini della sua porzione. Che cos sia, il dimostro. Suno sta in piedi, sforciass i, torgassi quanto pi pu, sempre quel capo della gola batter a piombo col capo nella giontura, tra la gamba e il colmo del piede sopra qual egli si sostenta e possa, e variando converrebbe mutar piede, o appostarsi, over cadere. Ma lasciamo tal cosa, molto ben dechiarita da pi ottimi intelletti25 , perch non intendo aviluppare in questo nostro ragionament o larte della prospettiva, avenga chel la sia molto importante a noi come mem bro della

pittura, come ve dir un altro giorno. Tornando al parlar nostro, dicovi chin ciascuna vostra opera vi conviene appostare il vedere, punto over origionte in quel la parte che pi riesce al lume et alla distanzia dove ha da firmarsi lopera , e far che tutte le figure della tavola fuggano, scurzano e diminuiscano per una sola linea di quel le gi dette, la qual nasca dal punto. Et avvertite di porre tal punto da quel lato dove lopera si pu vedere con porzionita distanzia 26 , perch della pittura cha distanzia le figure paiono pi graziose, gli scurc i sono megl io intesi e le tinte suniscon o pi, e tutta lopera par pi diligente. E guardat ive dincorrere negli errori che appaiono in molte tavole , dico di mano di gran maestri, dove le figure sono tanto disordinate chuna tende alloriente, laltra alloccidente; voglio dir che per ragione alcune scopre n la schiena, che dovrebbo n dimostrare il petto. La qual confusione rende lopera disgraz iata a tutti, tutto che molti non sanno assegnare le ragioni d i tal fallo27 . Dovete adonq ue affirmarv i a un luoco et indi r itrarre il tutto. La. Mi riservo a intenderv i nelloperare, perch le paro le paiono m olto diff icili28 . Fa. Oh, io presup pongo parlare con chi intende, come buon pittore, perchio non fo professione dinsegnarvi, ma di ra contarvi le cose che mi richiedete. La. Se la prospettiva tanto necessaria, la mag gior parte de nostri pittor i ne sono mal guarn iti, e perci debben o le loro opere esser piene derrori. Sin che la memoria recente, lucidtini qual i siano quelle part i mere natural i, prive de mali accidenti , e come la natura possi da s produr una bella fem ina. Fa. Troppo difficil conoscere la perfezz ione de qual si voglia cosa, ma impossibi l poi trovare il vero nel proprio intrinseco di natura, ancor chi natural i filosofi, amatori della verit, indagando svelorno molti suoi segreti, e no pur dissero la natura della natura, ma assegnor no le ragioni, lordine e le cause. Il che da me non intenderete, n anco fa al preposito nostro 29 . Vi dissegner bene con le parole quel le part i pi grate e pi lodate dagli uomini, le qual i tengo indubitamente che siano quelle che m i richiedete. La. Purch racontate quanto fa mestieri a noi pittor i, nellaltre cose compiacete vo i istesso. Fa. Volendo sodisfar a voi nel mio ragionament o, a forcia convengo compiacermi in ci che vaggrada. La. vero, ma se vi compiacete de ci cha me piace, voi anco gustate del medesim o piacer chio partecipo. Fa. Tant. Par a me chun corpo feminille, a esser perfettament e bello, non bisogna che la natura sia nel produrlo impedita, e che la mater ia sia ben disposta di qualit e quantit; che sia generata in buona congionzione delle sette stelle e sotto benigno influsso di queste seconde cause, dequal complessione in propr ia porzione; che gli umori superf iciali siano temperati di modo che da loro si causi una carne delicata, senza macula, lucida e candida 30 ; che let non aggiugnia alli trentac inque anni, ma pi partecipi dellacerbo che del maturo, non debilitata dal coito, non pasuta, non arida 31 ; che le membra corrisponda no insieme; con i capel li lunghi , sottili et aurei 32 , le guancie ugua li33 , la bocca retta, le labra di puro sangue e picciole, i denti candid i et eguali34 , lorecchie nel suo termine, il qual da la punt a del naso insin alla coda dellocchio, e sian basse 35 ; la gola rotonda e liscia36 , il petto ampio e morbido, le poppe sode e divise37 , le bracc ia ispedite 38 , le mani delicate con le dita distese, alquanto diminuite negli estremi con ugnie pi lunghe che larghe 39 , il corpo poco rilevato e sodo, le cosci e affusate e marmoree 40 . La. Av vertite bene che scendesti dui gradi in un pass o, non vi ponend o quel di megg io. Fa. V i si ricciava lappetito, eh? 41 La. Segu ite di grazia. Fa. Se gli convengono le gambe asciute, i pied i piani42 , le dita distinte. Questo parra i esser lordine di natura priva dimpedimento 43 . Altro poi la bont intrinseca, la qual connessa nella porzione dechiar i lavi, tal che la bellezza fa fede alla bont 44 . E dice Aristotile chun corpo mostruoso indegno d una anima retta. La. E voi non toccate del r iverso. Fa. A vo i sta, che lintendete megl io di me. La. V i passate tac itamente, perch non entri in cogniz ione del larte vostra, eh?

Fa. Anzi maffat ico per insegnarv i nellarte mia quanto n e son capace. La. E si sia. Piacciavi almeno de farmi intendere le porzioni delle figure, come le si denno compartire, come le si possino dir proporzionate. Fa. Lo far, ancor che di rado ci occorre far figure tanto semplic i, ritte et inscepide, che si pos sine integramente misurare, perch ciascun maestro si debbe acuir nella prontezza degli atti moventi e pronti, dove le figure in pi parti fuggano, scurzano o diminuiscano, et a questaltro che lingegno nostro non ci pu servire 45 . Form Iddio luomo con ammirabi l composizione da molti detta armonia, e gli diede una s proporzionata forma, che da lui furono tratte tutte linvenzioni, ordin i e misure46 . Gli antich i arch itetti edificator i trovorono, nellinvenz ione, fabricar citt, torri, templ i, navi et altre machine da guerra; diedero le quantit e proporzione a colossi, agli arch i, alle colonne, alle porte et alle finestre, non da altro traendole che dalla forma delluom o. Fu dalluomo trovata la forma sferica o ver il tondo perfetto, che disteso un uomo in terra proporzionato, con le bracc ia e mani apperte quant o si pu in forma di croce, et istendute le gambe e i pied i, allargandole quanto pu, postagli una punta di compass o allumbelico come centric elo, laltra punta accostata alla cima del capo, quella arruolando per lestremit del capo, piedi e mani, formavano un tondo perfetto 47 . Dalluom o similmente disteso, ma con le gambe unite, si forma un quadro perfetto 48 ; medesimame nte si fa la forma tr iangola re. La. In vero luomo la pi eccellente creatura tra le cose prodotte, e perci credibile che luom o traessi le cose arti ficiali da luom o, come s oggetto pi mister ioso e pi notabile. Fa. Non vi porzione di quantit determinata che servi a tutte le forme, imper che tra noi gran variet, perch luno pi grande dellaltro. Ma perch queste differenzi e nascon o dagli accidenti, emoli della natura (come vi ho detto parlandovi della bellezza), gli antich i ingeniosi elessero tra gli uomini una di queste quantit per pi proporzionata e giusta, e volsero costoro che luomo fusse daltezza di se i pied i, e quest lordine usat o da Vitruv io49 , ma da credere che V itruvio intendesse de piedi geometric i, i quali secondo Marco Varrone 50 et Aulo Gellio51 erano di quattro palmi di mano, imper che li pied i comuni fallano assai in molte forme proporzionate. Ma qui ci concorre la discrezz ione, ch intesa da me per buon giudicio. Quanto alla distinzione di membri, vi sono molte difficult tra coloro che ne parlano; il che a intendere causerebbe nausea e fastidi o52 . Per saccosterem o a Vitruvio53 , il quale vuole che nel compartire luomo susi per misura la faccia, ch porta del tesauro nostro, cio quella distanz ia ch dal mento allistremit della fronte, dove prencipia la radice de capegl i, bench di quella medesima lunghezza siano le mani, cominciando dalla giontura della rasetta 54 fin al dito medio. Conviene adonque chuna figura, a esser di giusta porzione, sia in altezza dieci faccie, non eccedendo lundecima, a questo modo: prima, dalla sommit del capo sino allistrema punta dil naso vi sia una faccia; dalla punta del naso sino allosso forculare, over sommit dil petto, vi la seconda; e dalla sommit del petto al concavo, over bocca del stomaco, vi la terzia; da indi allumbelico si distingue la quarta; poi sino ai membri genitali la quinta. E qui la met della forma; dico dallosso forculare sino alla pianta de piedi, no vi ponendo il capo, per chil megg io delluom o integro lumbelico. La coscia, parte della gamba insino alla punta del ginocchio, distinta in due faccie, e dal ginocchio alla pianta de piedi vi sono tratte laltre tre. A tal modo la figura si fa in dieci faccie, la qual cosa stata da me col vivo certificata. E per darvi lordine integro, le bracc ia denno esser tre faccie lunghe, cominc iando dalla legatura della spalla e continuando fin alla giontura della mano detta rasetta; e sappiate che la distanzia ch dal calcagno alla somit o collo del piede anco medesimamente dal collo de piedi fin allistrem it delle dita; poscia la grossezza delluom o, cingendolo sotto le braccia , per la met della lunghezza 55 . La. Oh, quanto m grato tal ragionamento, e no n di poca util it! Fa. La faccia, da noi usata come misura, si divide in tre: un terzo della qual dalla barba insino sottil naso, la seconda dai for i del naso a lla equal it delle ciglia, la terza et u ltima dal le ciglia sino al fine della fronte 56 . Unaltra sottilit vi dico, che nelle dita della mano vi sono tutte le misure della faccia, una delle quali dal nodo del meggio sino alla punta del dito indice: vi quant o dal mento alla fessura della bocca, e quanto lunga la bocca et anco quanto sono lunghe lorecchie; poi

dalla ltra giontura del dito indice pi verso lugnia, insino allistrem it del dito, vi la lunghezza dellocchio, e tant distante un occhio dalla ltro, quant lungo un occhio; poi tanto lontana lorecchia dal naso, quanto lungo il dito medio 57 . Cos tutte le membra e gionture sono conformi e corrispondenti insieme. E sappiate chin un corpo uman o, che sia integro, vi sono inclusi sei cento e sessanta sei membri, tra vene, nerv i, ugnie e nodi. La. E per ci si dice chIddio e la natura no fa cosa alcuna frustra o vana. Eccovi la grandezza dellarte nostra, mirate in qual cosa consiste : nellintegra cogn izione del la pi nobil fattura dIddio. Fa. Con tal regole gli antichi scultor i faceano figure de dieci pezz i e poi le commettevan insieme, e riuscivano g iustissime e proporzionate. La. Ancor che ta l misure rug iniscano, come parte mal usata da n oi, pur mi sono gratiss ime e care 58 . Fa. Buona cosa il saper assai, ma perfetta laver cogn izione del migliore; anco pi lodabile unirsi a lle misure che confidars i nel suo giudic io59 . La. Mi soviene che laltro giorno diceste che tutte larti mecanic e sono dette fabrili, e non cos detta la nostra. Fa. Perch la pittura no mecanica, ma arte liberale, unita con le quattro matematice 60 , e siate certo che nella terza delle tre prime cause, cio Iddio, natura et arte, la pittura, come parte, connume rata et unita e celebrata qual membro nobile dellarte propia. Quest la pi alta invenzione che sopri tra gli uomini 61 , e tutte larti mecanice sono dette arti per participaz ione, come membri dependenti dalla pittura, la qual natura dellarti mecanice per lo disegno, chi fabri artefici non puono formar pur un minestro62 senza il disegno; e dato che tutte larti imitano la natura, questa sopra tutte laltre co maggior integrit imita tutte le cose natural i e causa quel le prodotte dallart i mecanice. Questa quella divina invenzione, il cui sog getto sinalc ia alla distinzione dei doi mondi 63 ; che conserva la memoria degli uomini, dimostrando leffigie loro 64 ; chaggrandisce la fama a vertuosi, comp onendo con altro che con parole gli atti suoi freggiati deterna gloria, eccitando li posteri a ragualiarse li di prodezza. Ecco larte che nobilita loro e le gemme, imprimend o in essi la variet dellimagini65 . Questa quel la poesia che vi fa non solo credere, ma vedere 66 il cielo ornato del sole, della luna e delle stelle, la pioggia e neve, le nebi e causate da venti, lacqua e la terra; vi fa dilettare nella variet de primavera , nella vaghezza dellestate, e ristringervi alla rappresentazione della fredda et umida stagion del verno 67 . Con tal arte si sono ingannati gli anima li. E chi pu negare che sovente g li uomini non si s iano ingannati, tenendo al primo sguardo limag ini dipinte per vive? 68 La pittura distingue gli effett i amorosi, scuopre la falsa adulaz ione, il fuoco dello sdegno, il vivo della fortezza, lo grave della fatica, il terribile della paura, la propiet di natura, lintrinseco dellanimo, lingen iosit de llarte e, ch pi, la vita e la morte 69 . La. Un poco pi nandavo in estasi. In che modo sinten de che larte nostra sia liberale e non meccanica? Fa. Furono alcune pi nobil arti, chiamate dagli ant ichi liberali, come propie allinte lletto et agli uomini liberi, e fu la pittura tra quel le celebrata et approbata da tutti e filosofi, come referisce Laerz io Diogene e Demetr io70 . E che cus sia, la ragione chun o pittore non pu nellarte nostra produrre effetto alcuno della sua imaginativa, se prima quel la, cos imaginata, non vien dagli altri sensi intrinseci ridotta al conspetto dellidea con quella integrit chel la sha da produrre, tal che linte lletto lintende perfettamente in s stesso, senza meare fuori del suo proprio, ch lintendere. Similmente sono intese laltre arti liberali, come dialetica, grammatica, retor ica, e laltre onde noi pittori s iamo inte lligenti nellarte nostra teoricamente senza loperare71 . La. Che va l tal virt, non la facendo manifesta con leffetto? Fa. Cotesto operare pratica, il qual atto non merta esser detto mecanico, imper che lintelletto non pu con altro meggio che per gli sensi intrinseci isprimere e dar cogniz ione della cosa chegli intende. Il che non fuori del proprio ufficio intelettivo, perch gli sensi si muoven o retti dallintelletto. Et avenga chalcuni dicano loperar esser atto mecanico per la diversit de colori e per la circonscriz zione del pennel lo, cos nel musico alciando la voce, dimenando le mani per diversi istromenti, nondimen o tutti noi si amo l iberali in una istessa perfezz ione 72 . Ma liberale si pu

dir la pittura, la qual , come regina dellarti73 , largisse e dona buona cognizione de tutte le cose create; liberale anco, come quella a chi concessa l ibert d i formar c i che le piace74 . La. Io ne son chiarissimo. Mi sapreste voi dire onde viene che la pittura non in quella prisca veneraz ione, n v ien premiata come anticament e era?75 Fa. Larte in s non mai digrader dalla prima degnit , come arte liberale e virt rara, ma noi artefici siamo disuguali a quel onore et utilit convenevole a tal arte per tre cagioni. La prima che noi vogliamo prima esser maestr i che discepoli 76 , la seconda per la molta ignoranza de chi fa operare77 , la terzia per lavarizia de pittori e de chi compera 78 . Queste sono a mio giudizio le cause potissime chi pittori sono in poca considerazione e mal premiati. De quegl i chatten dono a porre i bei colori in opera per trarre i quattrin i io non intendo parlarne 79 . Or, ritornando al ragionament o lasciato, creggio ben che la pittura in alcuna et sia sta[ta] obliat a dal mondo per rivoluzione di queste seconde cause, e perci Plinio nel princip io, dove tratta de pittura, dice che larte statuaria eccede la pittura di gloria e fama 80 . Ma la statuaria compareva per la natura del sasso, ch incorruttib ile81 , e non gi per la perfezz ion dellarte; questo perch larte nostra era a quel tempo immersa, poscia, istaurata da ottim i intelletti, a giorni nostri risplende come la fulgente faccia del sole82 . Vero che non fruimo quelle prerogat ive donateci da Grec i, li qual i ebbero in tanta veneraz ione larte della pittura, choltre il celebrarla come arte liberale, non pativano per edito publico che niun cattivato in servit, overo condennat o per qual si voglia mesfatto, potesse imparar tal arte, e, se la sapeva, gli era velata lo isercitarla83 . Fu anco molto istimata da Romani, dei quali molti furono nobili pittori, come Manilio Fabio, che dipinse il tempio della Salute, perc i tulli li Fabii furono cognominati Pittori84 . Fu pittor Pacuvio poeta, nipote d Ennio poeta; Turpilio, cavalier roman o, il qual dipingeva con la mano manca 85 . Furono pittori studiosissimi Nerone Valenziano 86 , Alessandro Severo 87 , ambi imperatori; Socrale 88 , Plalone 89 e Pirro 90 , filosofi celeberrimi, furono pittori ingenui 91 , e per la degnit de tal arie Pedio fece isercitar Pedio suo nipote, il qual era nato mutolo 92 ; e Paolo Emi lio con a ltri nobi li romani fecero istruir li suoi f igliuoli in tal nobil virt a loro convenevole93 . E non tanto dilett la pittura agli uomini, ma le fem ine insieme ne fecero prof illo, Ira le quali Tamare le, la qual dipinse una Diana lungamente conservata in Efeso, unaltra Irene e Calisso, laltra Zizena, vergine olimpia 94 , n di minor ingenios it fu Marzia., figliuola di Varrone, che dipinse anco ne fori pub blici, sta la publ icata da scr ittori95 . La. Mi spiace udi r ragguagliar le fem ine con lecce llenza del luomo in tal virt, e parmi che larte si denigr i, e che se tiri la specie femini le fuori del suo propio, perch alle femine non si vi conv iene altro che la conocchia e larco laio96 . Fa. Voi dite bene, ma queste tali, celebrate per diverse virt, furono femine che partecipavano de luom o, s come favoleggiando si dice dun o ermafrodito 97 , le qual i appresso di me mertano esser apprezzate come quelle che, vista limperfezz ion loro, tentan o, istraendosi dal suo propio, imitar il pi nobile, ch luom o. In opposito poi veder un uomo effeminato cosa vituperosa, ma tal integrit nelle femine appaiono di raro, et detto come miracolo in natura. La. Certo che la pittura impera e supera di virt tutte larti, come guida e calamit di esse, per lordine e per la perfezzione del disegno, e per ci colui che laccetta e chin lei si diletta dovrebbe anco esser commodo delle cose al viver nostro necessarie, e prima aggiarsi bene 98 e poi filosofare, che la pittura una specie de natural filosofia, perch limita la quant it e qualit, la forma e virt delle cose natural i99 . E tenete per certo che larte nostra risplenderia pi che mai perfetta , e sarebbe a giorni nostri molto pi che dagli ant ichi istimata e premiata , se li pittori non loprassen o per necessit; ma il maggior numero di noi ha due nemiche, povert et avarizia: luna non ci lascia perfice re, laltra ci avilisce d i modo che n on acq uistiamo n ricchezze n onore. Fa. Cotesto verissimo, e questa povert et avarizia causano dallo carico di mog lie e figliuoli, tal che, com un pittor sammoglia , egli si dovrebbe privar dellarte; n trovo che mai pittor ant ico si maritasse, eccetto Apelle, il qual , avendo ritratto una favorita dAlessandro, nomata Campa spe, e lodandoglie la per bellissima, s come acceso di lei, Alessandro glila diede per moglie con molti pesi doro, dicendogli : Tu, che hai perfetta cogniz ione della sua bellezza, sei anco pi di me degno di goderla100 .

La. Cosa non poco da lodare in Alessandro, vincendo, a mal grado del senso, s medesmo, et anco onorat o premio dApelle, donandogli quel la femina gi elettas i per lui, e perch da credere chAlessandr o et altri, i quali premia vano cos eccessivamente li pittor i, fussero persone giudiciose rispetto alle prodezze loro, e anco da rendersi certo che gli pittor i antich i fussero ecce llentissimi. Il percheran o in grande istimazione, come un Apelle, tanto grato ad Alessandro Magno, choltre il donarli la fem ina detta, volse anco chegli solo potesse ritrare leffigie sua 10 1 ; cosa chaccerta la perfezz ione dun tal maestro. Fa. Cos tengo io, et a vostra confirmazione vi voglio raccontare alcune cose conservate da pi ingenui scrittori102 come degne di perpetua memoria. Era Demetrio accampato a Rodi, e, per la strenua difesa d[e]i Rodiani, deliberato cacciar fuoco da una parte della citt pi debole e facile da ispugnare, fugli detto chabbrugiando quel luoco distruggeva una bella tavola dipinta per man de Protogene; dil che pi accortosi Demetr io, volse prima abando nar limpresa che distrug gere una s degna opera, e cos lasc i illesa la citt de Rodi 103 . La. Vedete con qual affettuoso nodo sono legati i pittori dalla pittura, chanzi vuoi Demetr io conservare una tavola d ipinta, chimmortalars i con lacquisto d una tanta citt. Fa. Si legge in Plinio et altri di Apelle cose molto ammirande et appresso di me come impossibili, imper che si dice chei fingeva come propri i raggi del sole, e dipinge va il baleno e lampi tanto al vero simili, chimprime va timore ne riguardanti 104 , come cosa molto difficile, anz i i[ni]mitabile, percha tal lucidezza non serveno i colori, n anco luomo pu affissarsi in quelli s che ne apprendi buona informazione, per esser tanto i baleni sbiti. Dipinse Apelle un cavallo a concorrenza dalcuni fatti da altri pittor i, e volendo quelli giudici conoscere il pi perfetto tra quel li, fecero condurre alcuni cavalli vivi al conspetto de dipinti, e, vedendo quello dApelle, cominciorono a nitrire et alterarsi, ma per gli altri non fecero alcun segno 105 . Fece Tolomeo un convitto, al qual trovatosi Apelle e venendo veduto da Tolomeo, che lodi sino in vita dAlessandro, soperbame nte gli domand chi lavesse introdotto nel suo palagio; alla qual risposta trattosi Apelle da mensa senza altro rispondere, recatesi un carbone in mano, disegn nel muro una faccia, la qual fu conosciuta come effigie duno nominato Piano, che laveva conv itato a tal trionfo 106 . Costui cominci una Venere e, sopragionto dal la crudel morte, lasci la figura imperfetta, n mai fu trovato pittore che ardisse di finirla, e cos imperfetta fu dal comune molti anni come cosa marav igliosa conservata10 7 . La. Beato lu i, la cui propia virt lo rende immortale a noi e glorioso tra g li spiriti umani. Fa. Vi fu uno pittore tebano detto Aristide, il qual vendete una figura di Bacco cento talenti, che valevano cento ducati luno 108 , et unaltra pur della costui mano fu comperata dal re Aitalo per sei mille sesterz ii (li qual i sono di valore di due libre e mezza doro per uno, secondo Cicerone), e credendo Mumio che vi fusse nascosta una qualche virt, rivocata la vendita, fece riporre la figura nel tempio di Cere re109 . La. Oh ben felice Aristide, mer itevole di s alti prezz i e degno duna perpetua gloria! Quelli furono amic i delle pi benigne ste lle. Fa. Che direte d i Bularco, che don una sua tavola, ne lla qual era d ipinto i l confl itto del li Magnet i, a Canda ulo re de Lidi? Il qual re, non sapendo dargli pi onorato prezzo, fece porre la tavola sopra una billancia, e laltra billancia caric di tanto oro che sagguagl i al peso della tavola, e con tal modo fu di cortesia re ciproco a l donatore 110 . La. Volete voi credere che il ragionament o vostro maccende duna certa invidia, a tal che, se possibil fusse, non risparmerei il sangue propio per farmi dotto nella pittura? In vero che lecce llenzia di costoro mertava esser goduta eternamente dal mond o. Non s o dove a tem pi nostri si trovasse un pittore che con una pittura accendes se il cuor de un uomo di libidine, come Ponzio, legato de Caio imperatore (per quanto dice Plinio), chinfiammatesi duna Elena dipinta, tent pi megg i per portarse la seco, ma, essendo la pittura in muro, c iascuna invenz ione fu debole 111 ; e Zeusi, che dipinse luve tanto simi li alle proprie, che g li augelli volavano a quel le credendo ma ngiarse le112 . Fa. Degno de pi onorato preggio fu Paras io, che dipinse un panno bianco in un quadro, sotto il qual accenn esservi certe figure, e Zeusi, suo concorrente, scinti llando ancor nel la gloria acquistata

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per luve, stimolava Paras io che facesse scopri re il quadro; al che rispose Parasio : Scopri lo da te stesso. Zeusi, cupido di vedere lopra che parea e non era, accostatesi alla tavola , diede di mano nel velo dipinto, ond egli confess esser v into dallin geniosit del rivale113 . La. Maggior difficult ingannare un maestro nella medesima arte con la qua l egli si vince, chingannar gli auge lli, li qual i conosc ono le cose per le forme senza altra distinzione; e che cos sia, dipinsi poco tempo in una loggia un gallo indiano, imitandone un vivo, il qual vivo, veduto il dipinto, cominci alterarsi di tanto sdegno che, gridando, con lali et ugnie difform tutta la pittura, e per lungo spazio li tennero un certo riparo. Il medesimo m occors o in alcuni cavalli, s come avvenne a quel dApelle, et a un ratto dipinto da un m io amico, a l qual savent un gatto credendolo vivo 11 4 . Fa. De ci vi presto indubitata fede. Et chiaro che fu senza comparazione maggior lintelligenzia di Paras io, perchancora egli fece nella insula di Rodi una pernice sopra una colonna, alla qual volavano le vere cotornic i, et anco maita a crederlo chel ditto Zeusi fece un fanciul lo che teneva pur uve in un piatto, alle qual i, come le prime, venivano gli augelli, non ispavendosi per lo fanciul lo. Dil che Zeusi si sdegn con s stesso, dicend o: Sil fanciu llo avesse de l vivo, come luve hanno del vero, gli auge lli lo temerebbono 115 . Fu Zeusi dannato che formava le figure curve con i capi troppo grandi, ma ebbe la sorte fautrice e gli scrittori propiz ii116 . La. Voi mi avete introdotto in un giardino tanto dilettevole che, se non mi scemasse lumore, o mi farei vallente pittore, o mi morrei sul buco del studio. Fa. Da che siamo oppressi nellampiezza dun tanto ragionament o, a voi et a me dolcissimo, per far pi abondevole questo vostro desiderio, io voglio farvi intender che cosa pittura, succintamente per et in modo forse n on mai pi dechiar ato, per quel che s i legge. La. Per Dio, io ve ne volevo richieder, ma stavo ambibiguo dimporvi tanta fatica, temendo che voi recusaste di sparger cos dolce s emente nel mio ar ido giardino. Fa. Come fatica? Anzi, sollazzo! chavendo la mia dilettaz ione posta solamente nellarte nostra, pi dolce intraten imento ch io possi gustare il ragionar di lei et in essa operare 11 7 . La. Il medesm o piacere in me, e creggio che in niuna cosa pi piacevol e agli uomini si possi gustare magg ior soav it e contentezza di quell a che si assag ia nellarte nostra. Fa. Cotesto chiaro, perch la natura imita s stessa, e naturalmente tutti gli artefici amano le sue fatture, e molte fiate la natura lo dimostra, dipingendo da s stessa nei marmi e tronchi diverse forme figurate, s anco nel fumo e nube diversamente concernesi, e questo fa la natura con quella dilettazione che prende u no veden do leffig ie sua nel lo specchio 11 8 . La. Oh bella discrizzione! Oh bene, che cosa pittura? Fa. Larte della pittura imitatrice della natura nelle cose superfic iali119 , la qual, per farvela meg lio intendere, divider in tre parti a modo mio: la prima parte sar disegno, la seconda invenz ione, la terza et ultima il color ire120 . Quanto alla prima parte, detta disegno, io voglio anco dividerla in quattro parti: la prima diremo giudicio, la seconda circumscrizz ione, la terza prat ica, lultima retta comp osizione 12 1 . Circa alla prima, detta da me giudic io122 , in questa parte ci conviene aver la natura et i fatti propiz ii, e nascere con tal disposiz ione, come i poeti; altro non conosco, come tal giudizio se possi imparare. ben vero chiserc itandolo nellarte egli divien pi perfetto, ma, avendo il giudicio, voi imparerete la circonscriz zione, il chintendo che sia il profillare, contornare le figure e darle ch iari e scur i a tutte le cose, il qual modo voi laddimandate schizzo 123 . La terz ia la prat ica124 del saper accomodare i l vivo a buon lume; con oscere il bello, perch molte cose propie sono belle in s, che fatte in pittura paiono isgraziate e goffe; aver buona maniera nel disegnare; saper linvenz ioni, come in carte tinte col lapis nero e biaca toccar dacquaticie 125 , trattegia r di penna, ma lo chiaro e scuro il pi presto e pi util modo e il migliore, perch si pu ben unire il tutto e dar pi mezze tinte e pi ch iare. Lult ima poi detta composizione: in questa sinclude tutte la ltre, cio il giudicio, la circoscr izzione e la pratic a126 , imper che questa retta composizione consiste nel formar integramente le superfiz ie127 , le quali sono parti de membri, et i membri come parte del corpo, il corpo, poi, come integrit dellopera. Questa d la giusta porzione al tutto, imita ben il propio, come un vecchio, un g iovene, un fanc iullo, una femina, un cava llo e laltre diverse specie, s

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chuno non assomiglia allaltro 128 , contraf ben gli scurci , parte pi nobile nellarte nostra 12 9 , figne ben li drappi senza confusione di pie ghe, sempre accettando il nudo so tto da gran ri levo al tutto 13 0 : e quest lo spirto del la pittura. La. Cancaro! qui c da far . Pur olt re, allinvenzione, Fa. Volete altro? ch voglio farm i un ricettario, come se la pittura fusse medicina di Galeno; ma, di grazia, non lo divol gate, acci che li pittor i nostri non mi canoneggi assero per ci erletano. La. Creggio chessen do gli uomini cupidi di novit , a ciascuno sia il raggionamento vostro gratissimo. Fa. Anzi dubito che, non essendo io pittor di poca auttorit, pur mi sodisfacio in due parte: prima, che quant o vi dico ve rissimo, poi, chi l mio trattato non rassimi glia ad a ltro cha s stesso. La. E per tanto la lode et il biasimo sias i il vostro. Fa. Or alla seconda parte, gi detta invenz ione. Questa sisten de nel trovar poesie et istorie da s (virt usata da pochi del li moderni), et cosa appresso di me molto ingeniosa e lodabile 131 . La. A questo vi d per testimo nio le facciate di Santo Zago, le figure delle quali sono senza significato n suo n d altrui, e pur manegg ia tutte lantichit d i Roma, imo del mondo 132 . Fa. Tanto magg ior gloria la sua. Fe lice colu i che non fura laltru i fatiche! anco invenzione il ben distinguere, ordinare e compartire le cose dette dagli altri, accommo dando bene li soggett i agli atti delle figure, e che tutte attendano alla dech iarazione del fine 13 3 ; che lattitudini delle figure siano varie e graziose 13 4 ; chil mag gior numero di esse si vedano integre e spiccate 135 ; ornar lopere con figure, an imali, paesi, prospettive; fa r nelle tavo le intervenire vecchi, giovan i, fanciu lli, donne, nu di, vestiti, in piedi, distes i, sedenti , chi si sforc i, altri si dolga, alcuni sallegri, di quel li che saffati chi, altri riposi, vivi e morti, sempre variando invenz ioni, come si convi en alla dechiar azion dellatto dellistoria che si vuoi dipignere 136 , il che fa la natura in tutte lopre sue, non mai lasciando il naturale come essemplare, et ancor che si facci pi fiate una istoria, cosa vituperosa il riporvi quelle istesse figure et atti137 ; far nellopere figure grandi, per chin esse si pu perfettamente ordinare la proporzione del vivo138 ; et in tutte lopere vostre fateli intervenire almeno una figura tutta sforciata, mister iosa e difficile, acci che per quella voi siate notato valente da chi intende la perfezz ion dellarte 139 . E perch la pittura propria poesia, cio invenzione 14 0 , la qual fa apparere quello che non , per util sarebbe osservare alcuni ordin i eletti dagli altri poeti che scrivono, i quale nelle loro comedie et altre comp osizioni vi introducon o la brevit 141 : il che debbe osservare il pittore nelle sue invenz ioni, e non voler restrignere tutte le fatture del mond o in un quadro 14 2 , nanco disegnare le tavo le con tanta istrema diligenza, compone ndo il tutto di chiaro e scuro, come usava Giovan Be llino, perch fat ica gettata, avendosi a coprire il tutto con l i color i143 ; e men utile oprare il velo over quadratura, ritrovata da Leon Battista, cosa inscepida e di poca costruzzione 14 4 . Usano anco di far pronunziare a un solo tutto quello che sha da dimostrare 14 5 : cos die fare il pittore, comp orre (con laiuto del vivo) lui solo e da s, senza altro latrocin io, la sua istoria146 . E percha nco vogliano minor numero di personaggi che puon o14 7 (onde Varrone non comportava che ne convivii publici vi si adunasse pi di nove persone, perchin vero tante figure anz i si pu dir confusione che composizione 148 ; non per intendo che questo numero di nove si debbi osservar da noi, ma pi e meno, come p orta listor ia, fuggendo il tumultuare), ben mi piace che la dech iarazione del soggetto sincludi in poche figure, ornando con varie spogl ie, panni, legami, nodi, freggi, veli, armature et altri ornamenti di capo bizzarr i e gai149 , dando allopera tal venust e gravita150 , che rendino li riguardanti ammirat ivi, imper che mal per lartefice se lopera muove a riso li circostanti, perch si stupisce de l bene e s i burla de l sporzionato e goffo 151 . La. Quanto pi ne parlate, maveg gio che tanto men o lintendo. Fa. In queste parti vi sarebbe da dir molto pi, ma non di necessit, parlando con chi intende, pi di quel chio dico. La. Io v intendo be nissimo, ma no n per m concesso isprimerlo con lopera. Segu ite pur. Fa. La terzia et ultima parte della pittura il color ire152 . Questa una composizione de colori nelle parti scoperte al vedere, percha noi non appertengon o quelle cose che non si scopren o al veder stando in un termine, essendo la pittura proprio soggetto visivo153 . Il colorire consiste in tre parti 154 ,

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e prima nel discernere la propiet delli colori et intender ben le composizioni loro, cio redurl i alla similitudine delle cose propie 15 5 , come il variar delle carni corrispondenti allet, alla complessione et al grado di quel che si figne 156 , distinguere un panno di lino da quel di lana o di set a15 7 , far discernere loro dal rame, il ferro lucido dallargento 15 8 , imitar ben il fuoco (il che tengo per difficile)159 , distinguer lacque dallaere 160 ; et avvertire sopra il tutto dunire et accompagnare la diversit delle tinte in un corpo solo, che cosi appari nel vivo, di modo che le non abbino del rimesso, e che non dividano e tagliano una da laltra 161 . E anco da fuggire il prof ilare cosa graziosa 16 2 , et ornar la variet degli abiti163 con freggi different i, riccami, sfrata gli164 , franze, profili e gemme, con altre leggiadre invenz ioni, dico nelle fimbrie tanto. A ridure lopere a fine il maestro deve usarv i una diligenzia non estrema 165 . Farmi anco che molto riesci lesser netto e delicato nel maneggia re e conservare i colori166 . Sono infinite le cose appertinenti al color ire et impossibil isplicarle con parole, perch ciascun colore o da s o composito pu far pi effetti, e niun colore vale per sua propiet a fare un minimo delleffett i del natura le, per se gli conviene lintelligenzia e pratica de buon maestro; et io, chintend o ragionare con chi nellarte perito, non misten der altrimenti nella specie e propriet de colori, essendo cosa tanto chiara appress o ognuno, chinsino quelli che li vendono sanno il modo di porli in opera e conoscon o le qual it de tutti , s minera li come artificiali, et anco n s copiosa ciascuna parte dil mondo (oltre che Plinio et altri ne parlorono)167 che lispendervi parole non sarebbe molto profittevole. La prontezza e sicurt di mano grazia concessa dalla natura16 8 ; in ci fu perfetto Ape lle, e si legge a questo proposito checcitato Apelle dalla fama di Protogene, pittore celeberrimo, and a Rodi per visitarlo, des ideroso di sapere se la lui gloria fusse equale allopere, et entrato in casa sua, dimand di Protogene a una certa vecchia , dalla qua l li fu risposto che non vera; et Apelle, preso un pennello, distinse una linea giustissima, dicendo a colei: Dira i a Protogene: Quello che fece tal segno ti ricerca . Tornato Protogene, veduta la linea et inteso il tutto, con un altro co lore form unaltra linea per lo meg gio di quella fatta da Apelle, e partis i, ordinando alla vecch ia che dicesse ad Apelle: Colui che fece i questaltro segno quello che tu ricerchi. Ritornato Apelle e veduta la linea, con intrepida mano, raccolto il pennello, form la terzia linea nel corpo di quella fatta da Protogene, e fu di tal sottilit chera quasi invisibile169 . Tornando al ragionamento, dico che la prontezza di mano cosa de grande importanza nelle figure, e mal pu oprare un pittore senza una sicura e stabil mano, e quello assicurars i sopra la bacchetta non fu mai usato dagli antichi , anzi cosa vituperosa, dica chi vuole170 . Vero che gli uomini sassicurano la mano operan do. Del lume 171 , ultima parte et anima del color ire, dicov i chall imitazione del propio vi conv iene aver buon lume, che nasci da una finestra alta, e non vi sia refletto de sole o daltra luce 172 . Questo perch le cose che ritraggete si scuoprano meglio e con pi graziato modo, et anco le pitture hanno pi di forza e rilevo, et in ci loderei chi l pittore eleggesse il lume nelloriente, per esser laria pi temperata e gli vent i di quel lo men cattivi. Quest quant o vi voglio dire circa linvenz ione, disegno e color ire, le qual i cose unite in un corpo s ono dette pittura. La. Piano! Come vi p iace il pittor va go? Fa. Mi piace somma mente, e dicovi che la vaghezza il condimento dellopere nostre. Non per intendo vaghezza lazzurro oltramar ino da sessanta scudi lonzia o la bella laca173 , perchi colori sono anco belli nelle scato le da s stessi, n lodabil il pittor come vago per far a tutte le figure le guancie rosate 17 4 e capegli biondi, laria serena, la terra tutta vestita dun bel verde; ma la vera vaghezza non alt ro che venust o graz ia, la qual s i genera da una conzione over g iusta proporzione delle cose 17 5 , tal che, come le pitture hanno del proprio, hanno anc o del va go et onorano il maestro. La. Come serei a mal part ito, se non si v endessero bell i colori, il che mi da credito e utile! Fa. Cotesto un abbaglia r gli ignoranti 17 6 . Non vi biasmo dil por i belli color i in opera, ma vorrei che voi prestaste cred ito a color i, e non che quell i aiutassero vo i. La. Lo voreste voi e lo bramo io, ma ci manca il sapere. Ditemi, per cortesia : come lodate voi uno che sia presto nel d ipignere? Fa. Lispedizione riesce in tutte le cose, ma la prestezza nelluom o disposizion natural et quasi imperfezz ione 17 7 . In ci non merta il maestro lode, per non esser tal cosa acquistata da lui, ma

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donatagli dalla natura. E poi non si giudica nellarte nostra la quantit del tempo ispeso nellopera, ma sola la perfezz ion dessa opera, per la qual si conosce il maestro eccellente dal goffo. Vero chambi gli estremi sono biasmevoli 178 , et a questo proposito si dice chApel le biasmava s stesso perchera troppo dil igente, n mai finiva di ricercare e perficere lopere sue 179 , la qual cosa molto allinte lletto nociva. Il contrario poi si dice dun altro pittore, il qual dimostr una sua opera ad Apelle, gloriando si averla fatta prest issimo, al che rispose Apelle: Senza che tu me lo dica, lopera lo manifesta da s stessa 18 0 . Et anco queste mpiastrar facendo il prat ico, come fa il vostro Andrea Schiavone18 1 , parte degna dinfamia, e questi tali dimostrano saper ne puoco, non facendo, ma di lontano accennando quello che fa il vivo, e per ci vi convi ene usar una mediocre diligenz ia182 , non avendo riguardo allispender tempo; anzi, usavano gli antich i (e si dovrebbe seguir anco, come buona parte) che tutte le tavo le (o quadri, come volete nominarl i), finite cherano, le riponevano da canto et un tempo dopoi le rivedevano et emendavanle. Quest ordine tengon o i litterati nelle loro comp osizioni, et molto uti le183 . La. E quando ne trarressimo li danar i? La povert assassina, dicovi; e non si paga tanto unopera, che li danar i soppliscano sino al fine della ltra. Solleciti chi pu, e peggio, chalcune fiate vi convien dipignere sino alli sedili, non avendo con qual altra utilit intrateners i, per non esser tal arte necessaria184 . Fa. E perch non fate voi delle tavole, e non tal gofferia appresso noi vituperosa et impropia? 185 La. Perch, se fusse posto a vender un quadro di Tiziano, direbbeno che la cosa dozzinale, et a nostra confusione ci proferiscono dieci quatt rini e peggio, chogni casa ha il suo dipintore; e saspettasse esser richiesto, d ipignere pi d i raro che non ap paiono le stel le crinite. Fa. Vi dir il vero, io vi tengo per sospetto; e perchio sono di natura cerea, voi credete facilmente imprimermi nel sigillo della disgrazia, acci sgombri il paese, temendo chinvoli lutilit vostre, e cos cregg io, perch tutti questi s ignori venezi ani m i paiono splendidi e par ziali agli vertuosi. La. Non ponete il ragionamento vostro in o blivione, de ci ve navvede rete voi. Tornate a casa. Fa. Non ancor ora di cena da tornarsi a casa. La. D ico, tornate a l ragionament o, e datemi a sapere qual s ia la perfetta via del colorire. Fa. Oh, sio sapessi discernere veramente questo che mi richiedete, potrei anco saper operare perfettamente in tutte le maniere . Pur, da che vi promissi lo ricettario, non vi debbo mancar dellopenion mia. Io tengo che lo dipignere a oglio sia la pi perfetta via e la vi vera prat ica186 ; la ragion pronta 187 : che si pu pi particolarmente contrafar tutte le cose, perchalcune specie de colori serveno alle diversit de tinte pi integramente, onde si vede le cose a oglio molto differenti dalla ltre, et oltre a ci si pu replicar le cose pi fiate, laonde se li pu dar maggior perfez zione e meglio unir una tinta con laltra. Arte che non se pu usar negli altri modi. Il color ire a fresco in muro pi imperfetto per le ragioni dette, e perch ricerca presta resoluzione, ma a me par pi dilettevole188 : questo perch l pi ispediente, ondio esprimo con maggior prestezza il mio concetto, et in tal operar luom o se rifranca di disegno, di color ire e di sicurt di mano, e molto pi eterne sono lopere sue di quelle altrimenti fatte, e noi vediamo antichissime pitture in muro, perch la calce mista con larena mater ia incorruttibi le, e la tella e tavole sono de bili e fragili189 . La. E non se pu dipignere come fece frate Sebast iano 190 et altri, che dipinsero in muro secco a oglio? 191 Fa. Vedete che lopra caduca e gi cominc ia a guastarsi, imper che la sodezza della calcina impenetrabile , e li color i che s i danno in muro secco, o sia a guazzo o sia a oglio, elli non passa no la superfizi e della smaltatura e rimangono s piccio lmente fondamen tati chil gran caldo li strugge et il gran freddo gli scorza; ma il dipignere a fresco molto pi eterno, perch li colori sono accettati dalla calcina e con lei conservano, come (oltre gli altri luochi) appar in Roma, dove si sono a miei giorni, cavando sotterra, scoperte alcune stanze ornate di belle pitture con belli color i, e, per quanto si trova scritto, hanno pi de duo mille anni di vita192 . E Plinio narra come cosa ammiranda chanc or egli vidde ne tempii dArdea, i quali erano stati le centinai a danni senza tetti (perch furono i pi antichi di Roma), le pitture bellissime di colore e forma 19 3 . Il perch vi esorto a procurar lopere di muro, e pi ne luochi publici194 , affaticandovi e dilettandovi di perficerle, come

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sicuro di pi longa memoria. Il modo di colorire a guazzo imperfetto e pi fragile, et a me non diletta, onde lasciamolo alloltramontani, i qual i sono privi della vera via195 . Molte altre vie vi sono di color ire a secco con color i e con alcune strazie bollite in diversi succi . Cotesto lo dipignere arabesco196 usato da Mori; altri modi in carte , in cera, in vetro e cuoi, ma coleste sono semplicit e folle fratesche da non co numerar nel la pittura 19 7 . La. Io concorro nella vostra openione circa il dipignere a fresco, e mi diletta molto. Vero chalcune fiale l periglioso per lignoranza de muratori, e si pat isce molt i incommo di, ma tanta nho delettazione, che molte fiate son stato due ore integre ingenocchioni, et anco pi sconciatamente, che no n m incresciuto nulla . Fa, In ve ro la dilettazione supera la labor iosit. La. Ora bene, come volete chimpari di prospettiva? Fa. Gi ve lho dello 19 8 , che di prospettiva non mi voglio dilatar, essendo linsiruzz ioni tante e s chiare, che vi possete far eccelente da voi stesso. Vi dico ben che la prospelliva necessaria al pittore per tre parti. La prima, perch ella insegna il modo di diminuire il lullo con vera ragione et intendere quel le part i che fuggano per lobl iqua per giusta quantit e che sono imperfettamente vedute da noi. La secon da, perch la prospettiva e insegna a dar la giusta forma et integra porzione a tutte le cose. La terza che ta l arte fa giacer e possare tutte le cose a l luoco suo. N solamente v i necessaria la prospettiva, ma larchitettura insieme, perch la pittura, la scultura, arch itettura e prospettiva sono unite in un corpo solo per la circoscr izzione, invenz ione e quantit, tutto che tra loro le sia disugual perfezz ione, ma un perfetto pittore le sa, lintende e lopera tutte quattro insieme insieme, e questo qua nto ve ne vogl io dire199 . La. Ne l vero, qu anto alla capac it de l mio inte lletto, questo vostro rag ionament o stato bell issimo e veritevole, ma non trovo aver conseguito il desider io mio, il qual era dimparar il modo de farmi pittore ecce llente. Fa. Questo impossibile. O no sapete voi che vi bisogna nascer, come poeti? Ma gli orator i si fanno, perch nella ltre arti, s liberali come mecanice, vi sono i gradi, le regole ordinate, per le quali si perviene alla perfezz ione del suo fine, tal che ciascuno, per rozzo intelletto che si sia, egli si pu far ecce llente. Il che non si pu nellarte nostra 200 . Altro non conciede la pittura dar agli prencipianti per istruzz ione, chil modo di disegnare li contorni delle figure semplic i, le distanzie over misure proporzionate de membri, gi dette da noi, e lordine de colori 201 . Altro non si pu sperare dalla pittura; ma, se lintelletto de colui chimpara docile e svegliato con la natural disposizione, c i imparer f requentan do lo studio e col por mente a chi opera. La. Al corpo che non dico, che pria vorrei esser calzolaio che pittore, poscia che questa pittura s strano diavolo, che non si lascia intender dalli suoi! Ditemi, per vita vostra : chi fu il primo pittore et inventore di ta l arte? Fa. Iddio fu e pittore e scultore, il qual fece tutte le cose create di sua mano con perfetto disegno e con ottimi color i e con giusta proporzione, n altro laggirar de 20 2 cieli, lordine delli elementi, la variet degli animanti, chuna retta composizione, la qual , come vho detto, disegno. Ma, quant allinvenz ione umana, vi sono diverse openioni secondo Plinio. Lodansi gli Egizzii, dicendo che tal arte suscit da loro; il ch falso 203 . Gli Greci dicono che ne furono inventori. Altri dicono che li Scizioni la ritrov; altri Cor inti204 . Ma sia come si voglia, tutti sono conformi nel modo dellinvenzione, affirmando che tal arte ebbe origine dallombra delluomo, et molto credibile; onde, affannan dosi un uomo nello spazio lucidato dal so le, Ardice, che fu il primo che lisercit come arte, contornava la detta ombra in terra o in altra sua materia con linee dette da noi profili, i quali furono trovati da Fi locle egizzio over C leante cor into. Costoro c ominciorono a distinguer linee con un certo color nero nomat o monochromaton . Cleofanto corinto ritrov alcuni colori minerali, e cominci costui a dar pi propia forma allimagini205 . Ma Eumaro fu il propio vero pittore, perch trov i l modo di contrafare il naturale . Venne dietro a lui Cimone cleoneo, i l qual pass pi oltra per la strada fatta da Eumaro. Cimone adonque aggiunse pi porzione allopere chEumaro, et anco ritrov loblique, cio far guardar le figure allin su et allin gi; scoperse nellimag ini la distinzion de membri e delle vene; trov la via de far le vestimenta et altri panni con la propiet delle

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pieghe206 . Costui Alcibiade ritrasse a tal che li suoi soldat i, riguardando nel ritratto, che s bene rapresentava lesser it del propio, contremivano 20 7 . Vi furono molti altri, tra qual i Polignotto e Tasio, suo figliuolo, ambi pittori; Tasio fu il primo che mai ritrasse donna con tutti gli suoi orname nti; a costui fu conces so da Greci abitaz ione senza piggione, e provigionato delli danari publici208 . Dopo a pparve uno ateniese no mato Ap ollodoro; costui fu pittor ing enuo e ritrov il modo de far li penelli al presente usati da noi, e fu costui concorrente di Zeusi, ma di magg ior per fezzione, e mandgli a dir che fece male a involargli la sua arte, perch Zeusi attese molto a imitar le cose sue209 . Costoro, divenuti abondanti di richezze con la vera alchimia della pittura, cominc iorono a donar lopere sue, istimando ciascuno alto prezio inferior a quelle; con la qual presentazione erano incredib ilmente presentati 21 0 . Molti furono i pittor i antich i celleberrimi, la cui ingen iosit mer it affaticare la cortesia de scrittor i211 , facendo, a malgrado di morte e del tempo, risplendere i nomi loro sempiterni. La. Av ete vo i che questarte sia molto antica? Fa. Antichissima, e leggisi in Plinio che la pittura fu usata sei cento anni prima che la fusse traslatata in Grec ia212 . Vero che ella fu portata in Italia dopo la vittoria di Marc ello in Cicilia213 , e da Italiani fu trovato il modo di dipignere a oglio21 4 . Era questarte in gran perfezz ione e precio al tempo di Remolo, et i Romani facevano dipignere le Vittorie loro nelli scudi, s come ora si dipingono arme over imprese delli vostri prenc ipi, et anco le facevano riporre ne luochi public i. Usorono i Roma ni ne giuochi loro far le scene di materie nobi lissime, come di marmo, di cristallo, davorio et altre pi degne; onde Claudio fu molto lodato nella sua scena per la quantit delle statoe et eccellenza delle pitture, e si nota, tra laltre cose, che verano finti alcuni tetti coperti di certi matto ni over pietre in modo di coppi, ma di forma piana, in alcune prospettive finte tanto propie al vero, chi corvi volavano per posarli sovra. Ma cotesto nulla alle lodi che sono descritte delle figure, come la simolata Pazz ia, dU lisse dipinta da Androgide, la Batta glia fatta da Eupompo, la Minerva di Timante, il Satiro di Micone 21 5 , et altre cose assai narrate da Plinio et altri istorici, i quali danno pi chiara notiz ia dellantichit dellarte e della perfezzione di maestr i. La. In fine, se questa benedetta arte si potesse intendere per meggi ordinat i, non mi seria noglia il pormi il giogo della paz ienzia al collo per ornarmi di lei, ma crudel cosa che niuno mai finisca di farsi maestro. Fa. Questo ci aviene perch gli intelletti nostri sono impediti dallimperfezz ione corporea, a tal chaggiugni amo prima al la morte chai termine de llintendere. La. Questo chil nostro Pino scri ve ne llopere sue faciebat 216 . Fa. ben fatto. Il medesmo scriveva il dio della pittura Apelle, volendo farsi intendere che sempre scorgea magg ior profondit nel sapere , e quanto pi s impara, tanto pi vi riman da imparare 217 . La. una fo lla. Tutte lopere sue han no la boletta, cosa r isibile. Fa. Avete il torto a dannare le cose laudevo li218 . Egli si sodisf, o bene o male che le sue opere siano, ne rimanghi memoria che lui fu pittore. E sap iate che la memoria delluomo tanto pi preclar a e lodata, quant pi nobile que lla virt che lo rende immortale; per egli sappaga de fare gli uomini consapevol i che egli seguit la pi nobil, la pi ingeniosa, la pi alta virt nel mond o. Dimostra anco chegli aspira va alla sua immortal it: il ch il pi alto umore, la pi degna sete chingom brar possi l i petti d i noi mortal i (e ne dovrebbe sopra ogni a ltra cosa attendere tutto uo mo), e per che saffaticorno tanti e tanti ant ichi, fin a giorni nostri penetrati illesi dalla rivoluzione delle sorti e dalla velocit del tempo merc degli scrittori che, celebrando le prodezze, negli anni e nelle littere insieme insieme s i resero immortali . E che mag gior vituper io di noi , che mori r e sotterarsi col nome, cosa propia agli anima li irrazionali? E per qual pi contentezza di s medesmo, che pi gloria degli posteri, che pi propia mercede possiamo rendere a Iddio dellaverc i fatto uomini, che lasciar di s una vertuosa memoria? Che varrebbeno le virt? Perch ci diede la natura lintelletto? Perch sono istimati gli uomini e signalat i uno dalla ltro? Non gi per la mater ia o forma, non gi per li beni di fortuna, ma si bene per le virt et arti. E qual di noi non sa mangiare e berre e dormire? e qual non sapprebbe lasciar divorare gli anni suoi allozio et allinerz ia? In vero ognun o; n ci dileggi[no] quegl i ricconi che tengono lignoranza in reputazione, imper che la buona fama 16

meglior della ricchezza, come cosa che si gode in vita et in morte; il ch detto da Salamone. Et io non porto invidia ad alt ri cha quell i immortal i per le virt loro. La. Giuro a Dio che, se voi mi persuadesti a divenir luterano (chIddio ci scampi di tal frenes ia)219 , vi faccio fede che mi.vincereste, tanto le ragioni vostre sono appress o di me penetrabil i; e promett ovi per la vita mia, che non pi uscir opera di mia mano senza il suo bolettino, burli chi vuole. Fa. Anzi, sarete lodato da chi sapr lodarv i. E qual gioggia pensate voi che sia di Michiel Ange lo Buonaruoti, di Tiziano et altri, che per le loro virt fruiscono tre vite, luna naturale, laltra artificiale e laltra eterna? 220 Oh ben fortunati uomini, veduti da pochi e celebrat i da tutti, eletti da Iddio, favoriti dai fati, ben creat i dalla natura e per figliuoli abbracc iati dallarte. E da qual arte? da quella ritrovata et usata dalleterno pittore Iddio nostro 221 . Oh felici e gloriosi spiriti, celebri al mondo con tal v irt che v i fa degn i desser no minati d i mortal i! La. Vog lio che sappiate choggid vi sono de valenti pittor i. Lasc iamo il Perug gino, Giotto firentino, Rafae llo dOrbino, Leonardo Vinci, Andrea Mantegna, Giovan Bellino, Alberto Duro, Georgione, laltro perugg ino 22 2 , Ambro sio mellanese 223 , Giacobo Palma 224 , il Pordon one, Sebastiano, Perin del Vago, il Parmeg giano, messer Bernardo Grimani 225 , et altri che sono morti, ma diciamo del vostro Andrea del Sarto 226 , di Giacobo di Pontorm o, di Bronzino, Georgino aretino, il Sodoma, don Giulio miniator 227 , Giovan Gierolomo bresciano 228 , Giacobo Tintore 22 9 , Paris230 , Dominico Campagnolla231 , Stefano dellArg ine giovane padoan o23 2 , Giosefo il Moro 23 3 , Camil lo23 4 , Vitruvvio23 5 , et altri poi, come Bonifacio23 6 , Giovan Pietro Silvio237 , Francesc o furlivese 238 , Pomponio 239 . Non vi pongo Michel Ange lo n Tiziano, perch questi duo li tengo come di e come capi de pittori240 , e questo lo dico veramente senza passione alcuna. Fa. Per lo vero cotesti e gli altri sono soffic ienti e mertano esser nominati pittori; ma se Bronzino seguita allascendere, egli verr un eccellentissimo maestro, et ardisco chel mi par el pi bel coloritore che dipinga a giorni nostri 241 . La. Bronzino un perito maestro, e mi piace molto il suo fare, e li son anco parzia l per le virt sue, ma a me pi sodisfa Tiziano, e se Tiziano e Michiel Angelo fussero un corpo solo, over al disegno di Michiel Ange lo aggiontovi il colore di Tiziano 242 , se gli potrebbe dir lo dio della pittura , s come parimenti sono anco di propri, e chi tiene a ltra openione eret ico fet idissimo 24 3 . Fa. Cos tengo io veramente. La. Non getiam pi tempo in tal cosa, perch lopere loro ne rendono pi chiara testimonianza. Attendete p ure a fornir e il raggionamento n ostro sec ondo la promessa. Fa. Come fornire, eh? che vo lete chio dic a? Informatime voi. La. Oh, pensatic i voi bene. Fa. Pensatic i pur vo i. La. A fornire il ragionament o vostro vi riman lo peccadig lio dellispagnuollo, riposto da lui nel fondo della confessione come pi leve, et era pi grave che tutti gli altri insieme 24 4 . Fa. Sto a udire : su, non mi tenete pi su lali. La. El vi conv ien dechiar ire qual p i nobil a rte: la pittura o l a scultura. Fa. Sta bene, voi mi richiedete queste resoluzioni come sio fusse il maestro delle sentenzia. Pur, perchin tal difficult si concerne lonor nostr o, io maffaticher in farvi intender quello ch chiaro da s stesso, ma co n patto che, detto q uesto, faciam f ine al parlar di pittura. La. Star a voi. Fa. Molti sono stati quel li chhann o mossa questa difficult, e con altra accutezza della mia, i qual i hanno sempre voluto difendere la scu ltura come pi nobile; ma perch niun di loro fu pittore, non maravi glia se non diedero a tal questione un risoluto fine 24 5 . Volendo di tal cosa parlare, non son per citar le ragioni di costoro, ma solo difenderla con le vere ragioni dellarte nostra. La pittura e la scultura nacquero insieme e fumo ambedue prodotte da lintelletti umani a uno istesso fine et a un solo effetto 24 6 : per imitar e fignere le cose natural i et artificiali; al qual fine noi saccostiamo molto pi perfettamente che li statuari i, imper che lor non puono dare a una figura altro che la forma, ch lessere, ma noi pittori, oltre la forma et essere, lorniamo del ben esser integramente 247 , e

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questo chinsieme tigniamo la forma composita di carne, ove si discerne la diversit delle complessioni, gli occhi distinti dai capeg li e dagli altri membri, non dico solo di forma, ma di colori, come anco nel vivo distinto. Noi facciamo veder unaurora, un tempo pluvio, e nel figner le cose artificiali noi faremo conoscer unarmatura, un pan no di seta, di lino, un cremisino separato da un verde, e simil cose; e se voleste dire che questi sono effetti de colori, dico che non, per chil verde far ben tutte le cose verdi, ma non dar la propia differenzia del veluto o dil panno di lana, e per i colori non possono far tal effetti da s, se non vi aggiugnie il maestro il suo artificio. Gli scultori sono imperfetti, non avendo auttorit di distintamente imitare una cosa, ma solo nel li contor ni24 8 . La. Chi pu contradire a l vero che si vede? 249 Fa. Vi voglio far intender un punto forse non pi udito, ma tal cosa non ve la dico come ragione. Non p u lo statuario formare per ordine comune cosa niuna. La. Come diavol no? oh, che folla dite voi. Fa. State a udire. Lo scultore non mai forma quella cosa chegl i fa al modo diritto di formare, come facciam noi, imper che, quando uno pittore forma una figura, egli prencipia dal centro, e ce linsegna la natura nellordine del suo operare, la qual comincia dalle cose semplici e vien poi alle miste. Si ordisce prima il cadavere per modo anotomico, poscia si cuopre di carne, distinguendo le vene, le legature e le membra, riducendolo per li veri meg gi alla sua integra perfezz ione 25 0 . Ma lo scultore va retrogradando alla rebuffa 25 1 , com ritto ebraico nello scrivere 252 , e cos opera larte allopposito della natura. Possiam dire che tant la scultura inferiore alla pittura, quanto differenzia dallarte alla natura, e non fabrica mai nella figura, ma nella superfic ie della pietra , la qual v ien a poco a poco tanto scemata e tagl iata dal maestro, chegl i ritrova la figura intesa da lui; s che li [pittori] accrescono, e loro diminuiscono. Non so voi mintendete. La. Una bel la sotti lit, per D io, e verissima. Fa. Trovate voi uno scultore che divegn i pittore senza praticar il color ire? Non mai; ma un pittore si far ben scultore da s 253 . N pu il statuar io operare cosa senza il megg io del disegno, il qual corpo dellarte nostra 254 , se vogliano operar nella sua; ma saggrandiscono dicendo: Noi gli diamo il rilevo 255 , e non solamente sodisfacciamo al vedere, ma anco al tatto 256 , e per ci quel giovane ateniese simpazzite de lla imagine di Venere suo idolo 257 . Li scu ltori che si tengono avantagg iati per lo rilevo sono goffi. La ragione chi pittori danno il rilevo alle sue f igure formate nel la superfic ie duna materia p iana e liscia, e con lart ificio loro tratto dal vivo la fanno parer de rilevo, s chinganna 258 ; ma gli scu ltori fanno veder una figura in un sasso, il qual rilevato da s stesso, e dove il rilevo naturalmente, non bisogna, n larte g ii lo pu dare. La. Sta molto bene. Voi militate a favor nostro mirabi lmente; ancor che questi tali dicano esser astretti a far una figura di punto, perch, scemand one una scaglia oltra il bisogno, la figura non si pu reintegrare o emendare25 9 . Fa. Di questo, sil maestro perfetto 260 , egli conosce molto ben la natura della pietra, e la siegue con tanti vezzi e con tal diligenza, che non ne trae pur un attorno pi di quel che li conviene, e, se pur fortuitamente occorre che la se spezz i, quel la si pu aiutare con stucchi usati da loro 26 1 . Ma pi chiaro: se voi conumerate la fragilit della pietra tra lecce llenza della scultura, senza dubbio la pittura pi perfetta per esser priva di tal pericolo; ma, quant alli corpi over mater ie de tal arti, molto pi fragili e deboli sono li corp i della pittura, per esser di legni e telle, ma tal cosa non si contiene nellarte 26 2 ; e che cos sia, la scultura non quella pietra, ma la scultura sintende quella figura scolp ita e formata in essa pietra, n si deve lodar la sodezza di quel la mater ia, ma la perfezz ion dellartef ice. Et avvenga chal la figura mancasse i l capo over un braccio, vorreste voi per ci imputar il maestro? Non in vero, per chil fallo della pietra, n anco si resta di lodar integramente lo scultore per il guasto della figura; ma se la figura dipinta si guasta, o nella faccia o in altra parte, chi quello che la possi acconciare? 263 Tutti li pittor i e scultori insieme non sarian bastevoli , perch sempre apparerebbe lacconzio; le si puono ben rifare, e loro anco possono riformarle , riducendole in minor forme. Ora me glio: se noi avessimo questa mtta nella pittura, di

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non poter senza ruina della figura preter ire gli estremi, siate certo chess endo noi uomini, come essi sono, lo sapressimo servare con maggior diligenza della sua; ma dandoci la liberal pittura campo franco di compiacersi nel fare e disfare264 , abbiamo pi causa di ringraziarla che non hanno gli scultori ragione di lodare la loro scultura. La. A l corpo di me, che gli avete legato la lingua d i modo che tutti g li statuar ii insieme non poss ono contradire o negare limperfezz ione della scu ltura e che sono veramente nostri inferiori, sian pur lopere sue pi che le nostre eterne! Fa. Che lopere scolpite siano pi delle dipinte eterne 265 , gli cedo, ma tal cosa non dipende per la sua ingeniosit , ma per la sodezza del la pietra. La. Schifate questa imbroccata, o statuarii! E forsi che non si gonfiano nel dire che per un scultore vi sono cento pittori, e se lattr ibuiscono a gran lode, dicendo che la difficult della scultura non appetita da tanti intelletti? Fa. Vi dir la ragione, ma prima vi rispondo che, quanto alla gran cppia de pittori, io non ho inteso mai, nel ragionament o mio, parlare se non de quelli veri pittor i, come eccellenti nellarte, delli qual i non creggio che ve ne siano, circoendo tutto il mondo, il numero de dieci266 . Ma che gli uomini appetiscano et applic ansi alla pittura pi chall a scultura, questo avviene perch la conoscono pi perfetta267 e pi unita con il natural, ch il suo fine pi dilettevo le268 , perch d pi integra similtudine alle cose 26 9 , et anco con pi brevit sisprime il suo concetto 270 . E pi, che la partecipa meno del mecanico e laborioso 27 1 , la qual parte fuggita dallintelletto, come suo contrario; ma la pittura accettat a da lui con tal dolcezza, chi pittor i si liquefanno e si risolveno, come Narciso, nel lima gine de lla sua beltade 272 . La. Voi mavete sodisfatto benissimo, e se la memoria mia conserva il ragionamento vostro, chiuder la bocca a questi che voranno diffendere la scultura, come per un altro modo fumo confusi da Georgione da Castel Franco 27 3 , nostro pittor celeberr imo e non manco degli antichi degno donore. Costui, a perpetua confusione degli scultor i, dipinse in un quadro un San Georgio armato, in piedi, appostato sopra un tronco di lancia, con li pied i nelle istreme spon de duna fonte limpida e chiara, nella qual transverberava tutta la figura in scurzo sino alla cima del capo; poscia avea finto uno specchio appostato a un tronco, nel qual riflettava tutta la figura integra in schena et un fianco. Vi finse un altro specchio dallaltra parte, nel qual si vedeva tutto laltro lato del San Geor gio, volendo soste ntare chu no pitto re pu far vedere integramente una fi gura a un sguardo solo, che no n pu cos far un scultore; e fu questa opera, come cosa di Georgione, perfettamente intesa in tutte le tre parti di pittura, c io d isegno, invenz ione e color ire. Fa. Questo si pu facilmente credere, perchegli fu (come dite) uomo perfetto e raro, et opera degna di lui et atta daggrandi re lali alla sua chiar a fama. La. Poscia chavete dipinta la nostra pittura cos estratta dallaltre virt e molto sopra tutte esaltata, sete anco tenuto a ritrovar un pittore pi degli altri uomini perfetto, e da loro estratto come di capacit integra a tanta intelligenz ia. Fa. Eh? chi potrebbe distinguere un uomo da un pittore, sil pittore di necessit conv ien esser uomo? La. Non dico separato di materia e forma, ma qualificarlo et ornarlo s come par a voi che comp orti la grandezza de ta l arte. Fa. Come diavolo trova r un pittore? Sono forse li pittori promessi da Iddio miraco losamente, o aspettati dag li uomini come dagl i Ebre i il Mess ia? La. Mavve ggio ben io che voi dite queste parole masticando il prencipio; accomodative a vostro aggio. So che non p otete mancarmi, volendo agg roppare insieme tutte le lodi de lla pittura. Fa. Diamogl i fine, per lamor dIddio, che non vi acchetarest i in tuttoggi, e dubito che vi corruciareste meco. La. Non so certo se mi sdegnasse, ma lare i a ma le. Fa. Sono varii li giudicii umani, diverse le complessioni, abbiamo medesma mente luno dallaltro estratto lintelletto nel gusto, la qual differenz ia causa che no n a tutti aggradano equalmente le cose. E per chi sappl ica alla grandezza del le littere, altri pi sensiti vi si commetton o allonorat o pregg io

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dellarm i, alcuni pi modesti si vestono di religione. ben vero cha tal variet concorre linflusso delle stelle, le qual i inseriscono in noi la propiet della lor natura (come vuoleno gli astronomi) 27 4 . Per, sardisco formare un pittore che sodisfaccia a tutti li pittor i, mespo no allimpossibi le; sanco attendo a comporre un pittore perfettamente qualificato, ugua l al mer ito e grandezza dellarte, vi parr chio nieghi lintegr it degli altri pittor i, e terrete per impossibi le che gli uomini possin o esser perfetti pittor i. Imper che mai nacque uo mo (parlando de puri uomini) integramente ornato de tutti quei doni insieme da Iddio e dalla natura infusi tra tutt i noi mortal i. Convien imi adonque, per adequar questa nostra umilit, dipignere una cosa possibil tra noi. Pertanto non desidero che nel nostro pittore sia altro che le qualit necessar ie e propie della pittura, a tal che non faccio caso sil pittore nasce di sangue oscuro e di prosappia v ile275 , che non s apprezza nelluomo altro che l a virt propia, come cosa acquistata da lui, e quel li pigri et inerti, che tengono bastarl i lo gonf iarsi nel freggio acquistato dalla virt de progenitori, sono adulati e scherniti , e non veramente istimati, e per dice E rodoto che n on si die a ver riguardo al luom o che sia d i nobi l patria, ma a ch i ne degno. Abbiamo per isperienz ia nellarte nostra molti esser dinculti divenuti ecce llenti pittori, come ogg id appare276 . Questo perch siamo guidati a tal perfez zione per lo megg io duna buona disposizione naturale, e questa vien infusa in noi da alcune congionzioni de pi benigni pianet i277 , o nella nostra generaz ione over nella nat ivit; e di questi sar il nostro pittore, acci che pi facilmente divenghi nella perfezz ion dellarte. Et anco mi piace chil pittore sia ornato di buon creanza, percha da negociare con persone publiche e grandi 278 . E perch si vede espresso che tutte le creature appetiscon o il loro simile279 , non fa al preposito chil pittore sia di statura picciola o difforme, che potreb be di facile incorrer nelli propi i errori, dipignendo le figure nane e mostruose; et anco, molti di loro sono inconsiderati e troppo veemen ti28 0 . Non sia grande in estremo, assai delli qual i sono sgraz iati, pigri et inscipid i; ma sia il pittore nella porzione che gi vho descritta secondo Vitruvio, chaver pi facile adito di formare le figure perfette, traendo lessemplo di s stesso. Vorrei che fusse grazioso, per parteciparne con lopere sue. Bisogna chil nostro pittore 281 sia come ebrio nello studio dellarte, di modo che, con la buona disposizione, si facci prat ico nel disegnare la qual it e quantit delle cose, svegliato nellinvenz ioni e nel color ire perfetto; che linte lligenz ia sua sistendi nellunive rsale per riuscire in tutte loccorenzie, come dipignere a oglio282 , a fresco 28 3 , a guazzo 28 4 , a secco 285 e con ciascun altro modo; eccellente nelle figure, dotto nelli paesi e prat ico in altre bizzar ie; consumato nella prospettiva, vago nel la scu ltura 286 , il che c al proposito anco nel far delli modelli per veder gli atti et acconcia re i panni 28 7 ; sia amico dellarchitettura , come membro dellarte nostra 288 , e franco nel manegg iar li colori, s che, mancandone u no, ei sappia porre in opera gli altri, e tra molti fargli far leffetto di quel lo che non vi . Non per voglio chi l nostro pittore si inveschi in altre pitture che nel far figure a imitazione del naturale, ma sia questo il suo fondamento et il suo studio prencipale 289 ; e dietro a ci ami grandemente il farsi pratico e valente nelli lontani, dil che ne sono molto dotati gli oltramontani, e questavviene perch fingono i paesi abitat i da loro, i qual i per quel la lor selvatichezza si rendono gratissimi 290 . Ma noi Italiani siamo nel giardin del mondo, cosa pi dilettevole da vedere che da fignere 291 ; pur io ho veduto di mano di Tiziano paesi miracolos i, e molto pi graziosi che li fiandresi non sono. Messer Gierolemo bresciano in questa parte era dottissimo 29 2 , della cui mano vidi gi alcune aurore con rifletti del sole, certe oscurit con mille discrizzioni ingen iosissime e rare, le qual cose hanno pi vera imagine del propio che li fiamenghi . Questa parte nel pittore molto prop ia e dilettevo le a s stesso et agli altri; e quel modo de ritrare li paesi nello specchio, come usano li Tedeschi, molto al proposito 293 . Ma intendo chil pittor nostro abbi la vista acuta, la mano sicura e stabi le, linte lletto libero senza ingombri di cure famigliari294 , acci che perfettamente discerni e facci elezzione delle pi belle e graziate part i. Li conviene esser sitibondo donore, acci che con dilettazione riduca il tutto a perfezz ione. Accetter per lordine tenuto dal grande Apelle, il qual, per non mancar nellinteg rit, poste le sue tavole in publico, di nascosto ascoltava la diversit dellopenioni, le qual i poi, considerate da lui con la qualit della cosa dipinta, lammetteva o reprobava secondo il suo giudicio; e fra gli altri accett una fiata lopposizione dun calzolaio perchavea legate le scarpe duna figura alla riversa. Del

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chinvaghito il calzolaio, volendo procieder pi oltra nel giudicare gli abiti delle figure, disse Apelle: Fratel lo, questo sa pertiene a l sarto, e non a t e. Cos rest i l calzolaio confuso 29 5 . La. Non meno rimase vinto il nostro Paolo Pino ritraggendo una donna, e sopragionta la madre di lei disse : Maestro, questa macchia sottil naso non in mia figliola; rispose il Pino: Gli il lume che causa lombra sottil rilevo del naso; disse la vecchia : Eh? come pu stare chil lume facci ombra?. Confus o il pittore disse : Quest altro che fllare; et ella, dando una guanciattina alla figliuola in modo di scherzo, disse: E questaltro che pittura. Non vedete voi che sopra questa faccia non vi pur un neo, n on che machie tanto osc ure? 29 6 . Fa. La prontezza del larguzie assa i famigliar alle femine. Voleva (come ho detto) Apelle intendere pi openioni, perch molte fiate la virt intellettiva resta dal troppo frequente operare come avelata et ottusa; il perch sovente ci occorre che, credendo aggiognere perfezzione nellopere, se gli accresce disgrazia. Non per ci voglio chi l nostro pittore assiduamente sesercit i nel dipignere 297 , ma divertisca dallope rare, intratenendo si et istaurandosi con la dolcezza della poesia, over nella soavit della musica di voce et istromenti diversi, o con sue altre virt, dil che ciascuno vero pittore debbe esser guarnito298 . La. Mi fate sovenir dAlberto Duro alemano, il qual comp ose unopera nel suo idioma che trattava anco di pittura, la qual cosa mert esser degnamente scritta latina 29 9 ; e di Leon Battista Alberto firentino, molto erudito nelle scienzie, come acce rtato dalle sue opre latine30 0 , nelle qual i ardi fondatamente, nel libro che fa di prospettiva, oppo nere a Vitruvio prospetico 301 ; e dil Pordon one, che fu buon musico, in molte parti ebbe buona cognizion de littere e manegg iava leggiadramente pi sorti darmi 30 2 . Frate Sebastiano dal Piombo come riusc eccellente nel liutto! 303 Intendo del vostro Bronzino che si diletta molto de littere, di poesia e musica 304 . E Giorgio da Rezzo, giovane il qual, oltra che promette riuscir raro nellarte, anco vertuosissimo, et quello che, come vero figliuol della pittura, ha unito e raccolto in un suo libro con dir candido tutte le vite et opere de pi chiari pittor i305 . Quasi che mi scordavo di Silvestro dal Fondago, nipote della pittura per esser figliuolo della musica, sirocchia dellarte nostra. Costui ha un intelletto divino, tutto elevato, tutto virt, et buon pittore 306 . E veramente non creggio che mai fusse pittore privo totalmente di virt, dico oltre la pittura. Fa. Tutti costoro furono pittori integri. E perch la pittura non vuoi laborios it corporale 307 , ma tien luom o quieto e malancolico, con le virt natural i affisse nellidea, util cosa sar alla conservaz ione di questo individuo essercitars i in cavalcare, giocare alla palla, lottare , giocare di scrimia308 , o almeno caminare per un certo spazio, confabolan do con alcun amico di cose allegre, perch tal cosa agilita la persona, accom oda la digest ione e strugge la malancol ia, et anco purifica la virt delluomo 309 . E perch larte della pittura sistende nellim itare tutte le cose naturali et artificiali, non poco importa chil pittore abbi dilettazione di vedere et intendere similmente tutte le qualit e natura delle cose 31 0 . Convien adunque chin lui sia tanto giudicio di littere almeno, che sia capace della lingua latina et ami la volgare 311 , per lo mezzo delle quali si potr prevaler e dellistorie et invenz ioni antiche 312 . Parte onorata et utile del nostro pittore sarebbe la fisionomia, come anco vuoi Pomponio Gaurico 31 3 , acci che, se volesse dipignere una femina casta, sappi molto bene distinguere li conto rni et appl icare leffigie secondo la qualit delle cose, imitando quel Demone lacedemone pittore 31 4 , le pitture del quale erano tanto simili al propio, chin quelle si conoscea un avaro, un crudele, un vizioso e tutte laltre propiet natural i. Poscia loderei chegl i non fusse simile alli polli, che nascono, vivono e muoiono nel pollaio, ma che si separ i dal nido, dove ognun o, per grande e raro chei riesci, non vien molto istimato 31 5 . Quest per la lunga domestichezza et anco perch nel giudicar e uno al primo colpo gli uomini percuoten o nelle miser ie loro, dicendo: Non costui il tale, figliuolo di quel calzo laio che fece, che ebbe...? et cetera. E per tanto il nostro pittore dispenser la giovent sua andando per le pi nobil parti del mond o, come dispensator duna tanta virt, facendo con la maravi glia dellopere sue ampla strada alla sua immortal it, donand o le tavole a signori e grandi uomini 316 , li qua li posso no e debbono sostentare tal virt a loro convenevole, come quelli che puonno dispensar loro nelle cose non necessarie; e da che gli conv iene peragra r il mondo, se gli disconviene lo carico di mogl ie, come quel che risecca la perfezz ion nostra e troncaci

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la libert con lamor de figliuoli e con la persuasion di moglie. E sopra il tutto aborrisca il pittore tutti li vizii, come lavarizia317 , parte vile e vituperosa nelluom o, il giuoco pernizioso e forfantesco, la crapola, madre dellignoranzi a e dellozio; n vivi per mangiare , ma si cibi sobriamente per sosten tazion propia; schiffasi dusar il coito senza il morso della ragione, qual parte che debil ita le potenzie virili, avilisce lanimo, causa malencoli a et abbrevia la vita; non pratichi persone vili, ignoranti o prec ipitose, ma la sua conversazion sia con quelli da chi si pu imparare et acquistar utile et onore 31 8 . Vesti onoratamen te 319 , n mai stia senza un servitore; us i tutte le commo dit che pu e che sono fatte per luomo. Voglio anco che si conservi in uno certo che di riputazione non affettata, non biasmevole, ma mista con affab ilit e cortesia, accettando ognuno et intrinsecando con pochi; cos non pur acquister la benevolenza de molti, ma si conserver nellamicizia de tutti 32 0 . Non accader stimolar gli uomini con disegni o con ampiezza di promissione a far lopere, perch ques te sono larmi de chi intende poco larte; ma il nostro pittore, che sar eccellente, attraer ciascuno a ricercarlo e richiederlo nelloccorrenzie loro, salvo per sun altro suo rivale tentasse dabbatterlo. In questo caso voglio che lui vengh i al duel lo della concorrenzia, e fare unopera per uno, ma con patto che sia amme ssa la pi perfetta, come gi volse far Giacopo Palma con Tiziano nellopra de San Pietro Martire qui in Vinegia321 ; e cos difender, conservar et aggrandi r lonor suo, il ch lecito in cielo et in terra. Ma Dio vi guard i dagli giudici chabbino gli occhi bendati over le mani pi llose 32 2 . N apparisca il nostro maestro con le mani empiastrate de tutti i color i, con l i drappi lerci e camise succide, come guataro 323 ; ma sia delicato e netto, usando cose odorose, come confortatric i del celebro 324 . Usi anco quelle foggie di abiti chan no pi disegno, ma che contengan o un che di gravita. Conviengl i anco dil faceto nel motteggia re e ragionare di cose che siano conformi alla professione e natura di colui col qual ragiona, e questo vale nel ritrarre una persona, che quel convenir stare fermo causa un certo che di noglia. In questa parte debbe esser il pittore ispediente, per non fastidir il paziente, perch se ne raggiona poi, et acquista un nome di troppo tedioso e vien aborrito da ognun o, et ancor trae le persone da quella volont di farsi ritrarre e far altre opere. Non sia il pittore dispettoso nellesser premiato, ma si condan ni, come quello che pi apprezza lonore che lutile, et aborr isca quel far mercato, cosa veramente vilissima e mecanica et anco disconvenevole allarte nostra 325 ; imper che non pu il pittore prometter di fare unopera perfetta, ancor che sia eccellente 326 , che molte fiate lindisposizione et il troppo amore dellopera c contraria di mani era chuna figura, tolta in displicenza nella prima bozza, mai pi riesce, n per ci contradico alla natural perfezz ione che pu esser nel nostro pittore, perch questa indisposizione non cau sa dallinte lligenzia, ma dal limperfezz ione degli sensi nostri . Dallaltra parte colui chopera non pu sapere il merito di quel la cosa che non si vede, n anco si sa imaginare. E per, fatta lopera, quella si prem ia s come merta la sua perfezz ione, acci che lui patisca minor opposizione. Poscia che la bont dIddio ci ha per suoi eletti, sia il pittore, come amatore della salute sua, buon cristiano 32 7 , imper che sempre gli uomini vissero sottun ordine di religione, sopra la quale la vera e perfetta legge dIddio. Sia questo nostro pittore tanto circospetto et integro in ciascuna parte necessaria allarte nostra, che merli esser nomato maestro, come pien di magistero e come quello che pu perfettamente insegnare ad altrui larte e virt sua. E savvenisse che ne fusse richiesto come maestro, se conoscer il discepolo ben disposto e chabbi, dellingenioso, lo debbi accettare e con amore istruirlo ne larte, imitando la natura, la quale non solo pone cura in conservare la gi perfetta pianta, ma anco le fa produrre e nodrire delli rampoll i, acci, educati dalla virt della pianta, quelli conserv ino la specie e rendi[no] il medemo frutto 328 . In questo Panfilo, maestro dApelle, usava gran scortesia e si mostrava avarissimo, perchegli non pigliava discepolo alcuno per men precio dun o talento attico allanno, che valea pi de sei cento scudi delli nostri, n si pu dire che questo facesse per riputazion dellarte perch li bastava il tenir le sue lavole in precio, ma anzi d imostrava non amar larte per a ltro che per lutilita, cosa a noi veramente biasmevole, tenendo lalch imia vera in seno et essend o ricchi dun tai tesoro che la morte sola ce lo pu involar e329 . La. Ora mi chiamo di voi sodisfattissimo, n voglio altrimenti fastidirvi in tal raggionamento, ancor che vi serebbe molto che dire. Fa. Se non vi sodisfate d i quanto h o detto, s opplite da voi stesso et io star a udire .

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La. Torniamo pur a rallegrarsi nella bellezza di tante nobil matrone. Eccov i il gentilissimo messer Pietro Antonio Miero, giovane padovano tutto scintillante di virt et amato dal nostro Pino come egli stesso 330 . Accostiamocil i, se vo lete accertar vi della prudenzia sua.
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Francesco Don dalle Rose, eletto doge dopo il 24 novembre 1545, sotto il cui dogato sabbell la citt in pubblico et privato di nobilissime fabriche (F. Sansovino, Venezia citt nobilissim a e singolare , Venezia , 1581, p. 260, cit. in

Pallucchini, p. 60 n. 1). 2 Lautenticit di questa afferma zione confermata dagli studi pi recenti (G. Nicco Fasola, LArte, XLIII, 1940, p. 55 n. 1; Pallucchini, pp . 11 ss.; Ca mesas ca, p. 55; contro Sc hlosser, op. cit., p. 207). 3 Lafferm azione importante non solo nei confronti degli autori citati, ma anche di Leonardo, col quale il Pino mostrer pi punti di contatto. Si tratta naturalmente di un a ppunto non quantitativo, ma stilistico. 4 Il Pino, come pittore, sembra intendere il piano esclusivamente enciclopedico in cui si muove Plinio. Cfr. invece Varchi, n. 36. 5 Cfr. invec e Varc hi, n. 32. 6 Punta polemica contro lo scientismo della cultura toscana, pi volte rilevato dagli studios i del Pino e dellAlberti: cfr. S. Ortolani, Le origi ni della critica darte a Venezia , LArte, XXVI, 1923, p. 13; M. L. Gengaro, Orientamenti dell a critica darte del Rinasciment o cinquecentesco , Milano -Messina, 194 1, p. 121; C. Gilbert, Antique Framew orks for Renaiss ance Art Theory: Alberti an d Pino , Mars yas, III, 1943 -45, pp. 93 s; Pallucchini, pp. 28 s.; L. Mall, in Alberti, Della Pittura , p. 125. Proprio allinizio del Della Pittura , p. 55, lAlberti scriveva: In ogni nostro favellare molto priego si consideri m e non come math ematico ma come pictore scriver e di queste cose. 7 La citazione ammirativa del Drer, certo non meno matematico dellAlberti, conferma la polemicit dellaffermazione precedente, tanto pi se si pensi allantidureriano Mic helangelo (cfr. Condivi, p. 73: So bene che quando le gge Alberto Duro gli par cosa molto debole; vedendo collanimo suo quanto questo suo concetto [un trattato di anatomia] fosse per essere pi bello e pi utile in tal facult. E a dire il v ero Alberto non tratta se non delle misure e variet dei corpi, di che certa regola d ar non si pu). Ma si noti la qualifica nel disegno eccelle nte, re strittiva nella lode di un pittore ven eto. 8 La citazione, non strettame nte pertinente , del De sculptur a (Firenze, 1504) dovuta probabilmente allam bientazione padova na di quel dotto trattato. Ne vedremo puntualmente i contatti col Pino, non sempre cons entanei. 9 Ovviame nte come pittore vene ziano. Si chiarisc e cos lafferma zione f atta poco prima. 10 Il Pino sottolinea ancora la propria disposizione naturale e la contrappone alla scienza e agli studi dei trattatisti precedenti. 11 La desiderata candidezza di intelletto, gi lodata nel Doge Frances co Don dalle Rose, cui dovrebbe corrispondere la can didezza, cio la sc hiettezza e il nitore, dello stile. 12 Il fiorentino Fabio saluta il vene ziano con gli attributi mondani che poi desi derer nel pittore (cfr. p p. 137 s.); gi un riconoscimento. 13 Cfr. M. Sanudo, Cronachett a, Venezia, 1922, p. 34: Le donne [veneziane] veramente sono de belissime (cit. in Pallucchini, p. 65 n. 2). 14 Il Veneto accenna alla disparit tra la bellezza naturale e la bellezza artistica, che implica proporzioni, misure et ordini astratti quasi dal vero, e sembra ripren dere la contrap posizione di pittura e scienza gi accennata. Il fiorentino risponde secondo la propria tradizione, che lega strettam ente scienza ed arte, e risolve la contra pposizione in una similitudine di leggi. 15 Sulla definizi one aristotelica della bellezza cfr. Var chi. Come precedenti nella trattatistica toscana si vedano Alberti, Della Pittura , p. 88: Conviensi inprima dare opera che tutti i membri bene con vengano. Con verrano qua ndo et di grandezza et doffitio et di spetie et di colore et daltre simili cose corresponder anno ad una bellez za... Adunque conviensi tenere certa ragione circa alla grandezza de membri, in quale commen suratione giover prima allegare ciascuno osso dellanimale, poi apprsso agiugniere i suoi muscoli, di poi tutto vestirlo di sua carne, e L. Ghi berti, I Comment ari , Napoli, 19 47, p. 96: Quando le membr a fossono proporzionali alla quantit della larghezza e della f accia, sar la forma bella, avvenga che i membri per s non sieno belli. Ma la proporz ionalit solamente fa pulcritudine. Pallucchini, p. 68 n. 1, propone un parallelo tra il Pino e il Firenzuola. 16 Che proven gono dalla mat eria; cfr. Var chi. 17 Il toscano ribadisce il proprio punto di vista: lartista pu prescindere dalle cog nizioni degli antic hi, ma deve avere una propria esp erienz a (si v eda il fa moso proemio al Della Pit tura dellAlberti, pp. 53 s.). 18 Si tratta, ovviame nte, di opposizioni aristoteliche. 19 Cfr. Plini o, Nat. Hist. , 35, 64; Ghiberti, op. cit., p. 21; Alberti, Della Pittura , pp. 107 s.: Zeusis, prestantissimo et fra li altri exercitatissimo pittore, per fare una tavola, qual pubblica pose nel tempio di Lucina adpresso de Crotoniati, non fidandosi pazzamente quanto oggi ciascuno pletore del suo ingenio, ma perch pensava non potere in uno solo corpo trovare quante bellezze elli ricercav a, perch dalla natura non erano ad uno solo date, pertanto di tutta la iovent di quella terra elesse cinque fanciulle, le pi belle, per trre da queste qualunque bellezza lodata in una femmina. Evidentem ente il fiorentino cita Z eusi nel se nso albertiano (cfr. Pa nofsk y, p. 34), a favore dellesp erienza . 20 La differen za tra belle zza naturale e belle zza artistica si concreta ora, nella diversit delle cognizioni. Sono a ppunto le imperfe zioni, cio le difficolt o fatiche dellarte, ch e da qui in a vanti inter essera nno gli interlocutori.

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Cfr. Nicco Fasola, op. cit., pp. 51 s.: Queste parole non sono messe a caso d al Pino, che bene al corrente delle cose. Sono i caratteri non-veneziani del Savoldo che vengono in luce, alcuni affini a quelli che poi diedero delle noie al Caravag gio, la poca aristocraticit delle figure, poi quella diligenza osserv ata dal Lanzi, pel Longhi definita di lombardismo in confront o del largo dipinger Veneto; Pallucchini, p. 70 n. 2: Losservazione mi pare acuta: infatti il Pino poco dopo parla proprio del Savoldo, stupen dosi dellostilit venezian a contro il suo gust o. 22 Cfr. Pallucchini, p. 71 n. 1: Soltanto il Pino ci d questa notizia. Il Suida, ad vocem , in Thieme -Becker..., 193 9, XXIX, p. 510, pensa che il Savoldo possa essere stato a Milano alla corte del Duca Francesco II, cio fra il 1525 e il 1535. 23 Largomento del rilievo assai simile a quello sostenut o dagli scultori a favore della loro arte (cfr. Tribolo; Cellini: La pittura non altro che o arbero o uomo, o altra cosa che si specchi in un fonte). Si veda anche Leonar do, f. 132: Lo spe cchio e la pittura mostra la similitudine delle cose circondata a ombra e lume, luna e laltra p are assai di l dalla sua superfizie. E se tu conosci che lo specchio per mezo de lineame nti e ombre e lumi ti fa parere le cose spiccate, et avendo tu fra li tuoi colori lombre e lumi pi potenti che quelli de lo specchio, certo, se tu li saprai ben comp orre insieme, la tua pittura parr an cora lei una cosa naturale vista in un grande specchio (cit. in Pallucchini, p. 72 n 1). 24 Cfr. Alb erti, Della Pittur a , p. 83: Egli un velo sottilissim o, tessuto rar o, tinto di quale a te piac e colore, distinto con fili pi grossi in quanti a te piace paralleli, qual velo pongo tra locchio e la cosa veduta, tale che la piramide visiva penetra per la rarit del velo. Porgeti questo velo certo non picciola commodit: primo, che sempre ti ripresenta medesima non mossa superficie, dove tu, posti certi termini, subito ritruovi la vera cuspid e della piramid e, qual cosa certo senza intercisione sarebbe difficile. Et sai quanto sia impossibile bene contraffare cosa quale non continovo servi una medesim a presenzia ; di qui pertanto sono pi facili ad ritrarre le cose dipinte che le scolpite e conosci quanto, mutato la distanzia e mutato la posizione del c entro, paia quello che tu ve di molto alterato. 25 La scarsa voca zione matematic a del Pino (cfr. la sua critica allAlbert i, p. 96) pienamente conf ermata dalla confusa esposizione prospettica, che ri prende motivi an che albertiani ( cfr. ad es. Della Pittur a , pp. 58 ss., 72 ss., 82 ss.).
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Cfr. Alberti, Della Pittura , pp. 70 ss. Cfr. Alberti, Della Pittura , pp. 92, 96 s.: Biasimo io quelli pittori quali, dove vogliono parere copiosi nulla lassando vacuo, ivi non composizione ma dissoluta confusi one dissemi nano; perta nto non pare la storia facci qualche cosa degnia, ma sia in tumult o avviluppata ; Truovasi chi, exprimen do movimenti troppo arditi et in una medesima figura facendo che ad uno tratto si vede il petto e le reni, cosa impossibile e non condicente, credono essere lodati perch odono quelle immagini molto parer vive quali molto gettino ogni suo mem bro; et per questo in loro figure fan no parerle schermidori et istrioni senza alcuna degnit di pittura, onde non solo sono senza grazia e dolcezza, ma pi ancora mostrano lingegnio dellartefice troppo fervente e furios o. A proposito di tali affinit Pallucchini, p. 74 n. 2, giustamente osserva: Nel Pino... la battuta... si colora di un carattere polemico, poich gi maestri quali Tizia no, Iacopo Bass ano, il Tintoretto, lo Schiavone ecc. per impulso di eleme nti compositivi manieristici avevano superato o stavano superando quella regolarit armonica di composizione sostenuta dal Pino, che ancora poteva trovarla nel Savoldo. 28 Alle delucidazioni scientifiche del fiorentino (molto confuse rispetto a quelle albertiane, il Veneto sfugge, preferen do abbordare il tema pi le tterario e diffuso della perfetta bellez za fem minile. 29 Ora il fiorentino ad evitare dimostrazioni teoriche troppo astratte, rimandan do di passata ai filosofi naturali, probabilmente aristotelici (cfr. Pallucchini, p. 75 n. 1), come a lui estranei. 30 Il Pino risente di quellibrido astrologismo rinascimentale che si ritrova anc he nei passi pi aulici delle Vite vasaria ne. Sulle sue origini e sulla sua estensione cfr. J. Rouchette, La Renaissance que nous a lgue Vasari, Paris, 1959, pp. 28 s. 31 Cfr. A. Firenzuo la, Celso. Dialogo delle bellezze delle donne [1541], in Opere , Firenze, 1958, p. 576: Or per tornare alla persona, diciamo che voi, Mona Amorrorisca, lavete tra 1 magro e tra 1 grasso, carnosa e succosa, in una proporzione accomodata.... 32 Cfr. Firenzuola, op. cit., p. 573: I capegli adunque, secondo che mostrano coloro che ne hanno alcuna volta su per le carte ragionato, vogliono essere sottili e biondi, e or simili alloro, ora al mele, ora come i raggi del chiaro sole risplende nti, cres pi, spessi, copiosi e lung hi. 33 Il Firenzuola, op. cit. , pp. 582 s., molto pi esigente riguardo alla gradazione cromatica delle guancie e al loro rapporto con la fronte. 34 Cfr. Firenzuola, op. di., pp. 584 ss.: Non sien le labbra molto sottili, n anche soverchio grosse, ma in guisa che il vermiglio loro apparisca sopra lo incarnato che le circon da: e voglion nel serrar della bocca congiungersi pari, che quel di sopra non avanzi quel di sotto, n quel di sotto quel di sopra: e voglion fare verso il lor fine una certa diminuzione diminuita in angulo ottuso... Ma tutto questo sarebbe poco, se la bellezza dei denti non concorresse, collessere piccioli ma non minuti, quadri, uguali, con bello ordine separati, candidi e allo avorio simili soprattut to, e dalle gingive, che pi tosto paiano orli di raso chermisino che di velluto rosso, orlati, legati e rincalzati. 35 Cfr. le complesse e sigenze cromatich e del Firenzuola, op. cit., p. 579. 36 Cfr. Firenzuola, op. cit., p. 587: La gola vuoi essere tonda, svelta, candida e senza una macchia, e fare, nel volgersi or qua or l, certe pieg ature... con una vaghezza dolce a contem plare, difficile a ra ccontare. 37 Cfr. le ben pi complesse argomenta zioni del Firenzuola, op. cit., pp. 589 ss., ch e concorda negli ste ssi requisiti.

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Cfr. Firenzuola, op. cit. , p. 584, che insiste ancora sui requisiti cromatici. Cfr. Firenzuola, op. cit. , p. 594: Le dita son belle quando son lung he, schiette, dilicate e che un pochetto si vadano assottigliando verso la cima, ma s poco, che appena si veggia sensibilmente . Lung hie hanno da esser chiar e... non lunghe, non tonde, n in tutto quadre, ma con un bellatto e con poco di curvatura... . 40 Cfr. Firenzuo la, op. cit. , p. 591: La gamba ci dar Selvaggia, lung a, scarsetta e schietta nelle parti da basso, ma con le polpe grosse quanto bisogna, bianche quanto la ne ve. 41 Cfr. Gilbert, op. cit. , p. 97: Such a sly frankness recalls the Venus of Urbino, and in this connection there is the report in a letter of 1543 from the Venetian by adoption Cardinal Giovan ni della Casa, to his patron and Titians Cardinal Alfonso Gonzaga: Oltre di ci ha Tizian presso che fornita, per commession di vostra Signoria reveren dissima, una nuda , che faria venir il diavol adesso al cardinale San Silvestre ; e quella che vostra Signoria reveren dissima vide in Pesaro nelle camere de 1 signor duca dUrbino una teatina appresso a questa. E ci contrasta, secon do il Gilbert, con latteggia mento morale dell Alberti. 42 Cfr. invece Firenzuola, op. cit. , p. 592: Il piede ci piace picciolo, snello, ma non magro, n senza latto del salir del collo.... 43 Ovviame nte della materia, cfr. Pallucchini, p. 78 n. 1. 44 Cfr. anch e Varc hi, e note relative. 45 Cfr. Pallucchini, p. 34: Per il Pino... la canonica delle proporzioni classich e sup erata in una sintesi che il movimento. Poco importa se sia il pensiero leonardesco [Schlosser, pp. 159 ss.], o la comprensione di quanto gli artisti contemporanei andavano realizza ndo, da Tiziano al Tintoretto, ad indirizzar e il Pino a tali conclusioni, in aperto contrasto con quel pensiero rinascimentale da cui parte. Dal punto di vista critico e storico della pi grande importanza c he il Pino superi tali presup posti in una ac cezione nuova [cfr. a nche L. Venturi, La critique dart en Ital ie a lpoque de la Renaissance , Gaz. des Beaux-Arts, 1924, I, p. 42], che giustifica in atto il gusto dellarte veneta del pieno Cinquecento. Ma forse si tratta anche del parere di un fiorentino, che si sta aggiornan do, oltre che sul moto leonardesco, sul giudizio dellocchio (cfr. Vasari, Michelang elo, e note relative), senza tuttavia condividere le licenze del secondo. 46 Si allude certo alle regole vitruviane (cfr. Pallucchini, p, 79 n. 1). 47 Deduzione frequente, con leggere varianti, nella trattatistica antica o rinascimentale: cfr. Vitruvio, III, 1; Ghiberti, op. cit., pp. 211 ss.; il diseg no n. 228 di Leonar do allAc cademia di V enezia; Firenzuola, op. cit., p. 549. 48 Cfr. Vitruvio, II I, 1; il cit. dise gno di Leonar do; Firenz uola, op. cit., p. 549. 49 Nel III, 1 del De Architectura . Cfr. le censure a ntivitruviane del Ghib erti, op. cit., pp. 213 ss. 50 Cfr. Schlosser, p. 90; Non soltanto egli [il Ghiberti, op. cit. , pp. 213 ss.] critica la teoria di Vitruvio..., ma mette accanto a quello vitruviano un altro canone che nel Rin ascime nto va sotto il nome di Varrone, ed evidentemente patrimonio dei vecchi laboratori, poich comp are anche in Gaurico e in Diirer e si pu ricollegare persino al Cennini. Cosi anche E. Tea, La prop orzione nelle arti figurative , Milano, 194 5, p. 82, e Pallucchini, p. 81 n. 2. 51 Cfr. Tea, op. cit., p. 26, e Pallucchini, p . 81 n. 3 Nelle sue Noctes Acticae studi e critic molte idee di Varrone. 52 Si noti come il Pino attribuisca questa battuta, incredula nelle norme astratte (cfr. Pallucchini, p. 82 n. 1), proprio al fiorentino, che gi ha espresso dubbi sullutil it delle misure. A questo punto Fabio appare insoffere nte anche di fronte alle speculazioni dellam biente padovano, di cui il trattato del Gaurico rimane la pi valida testimonia nza. 53 Cfr. ancora De Architectura , III, 1; Corpus... hominis ita natura composuit, uti os capitis a mento ad frontem summam et radices imas capilli esset decim ae partis, item manus pansa ab articulo ad extremum medium digitum tantumdem, caput a mento ad summum verticem octavae , cum cervicibus imis ab summo pectore ad imas radices capillorum sextae, (a medio pectore) ad summum verticem quartae. Ipsius autem oris altitudinis tertia est pars ab imo mento ad imas nares, nasum ab imis naribus ad finem medium supercilior um tantundem, ab ea fine ad imas radices capilli frons efficitur item tertiae partis. Pes vero altitudinis corporis sextae, cubitum quartae, pectus item quartae. Reliqua quoque membra suas habent commen sus proportiones, quibus etiam antiqui pictores et statuarii nobiles usi magnas et infinitas laude s sunt adsecuti. Similiter vero sacrarum aedium mem bra ad univ ersam totius magnitudinis summam ex partibus singulis convenientissimum debent habere comme nsus responsum. Item corporis centrum medium naturaliter est umbilicus. Evidentemente il Pino intende risalire alla fonte piuttosto che impegnarsi nelle complicate interpretazioni e divagazioni dei moder ni (cfr. P. Gaurico, De Sculptur a , a cura di H. Brock haus, Leipzi g, 1886, pp. 130 ss.; Sed age. Non e nim de Timaeo Platonis, qui et a Cicerone latinis e xplicatus est litteris, hominem ego vobis ref eram, quod ad nostrum hunc institutum sermonem attinet. Eum longe aliter quam architectus, vivum stantemque dimetiamur , scilicet in novem de longitudine portiones. Ita etenim hominem ipsum sollers natura formavit, ut faciem hanc summo Ideo spectan dam proponeret, caeterae que totius corporis partes commensum inde susciperent. Constat autem ipsa tribus pariter dime nsionibus: una erit ab summo frontis, qua capil Ii nascuntur, heic ad intercilia, altera heinc ad imas nares, ultima ab naribus heic ad mentum prima sapientiae, secun da pulchritudinis, tertia bonitatis sedes. Hae autem ipsae per se, ut aiunt, multiplicatae, integram quanta erit humani corporis staturam reddent novem portiones. Prima erit faeies ipsa, secunda m faciet portionem pectus, ab summo stomacho ad umbilicum tertia, ab hoc ad imum femur quarta ; duas eontinebunt coxen dices ad poplitem, totidemque ab hoc ad nodum crura, pars autem haec infima, quae est a nodo ad imam plantam, gutturque hoc, quod est ab summo pectoris ad summum gulae, atque hic semicirculi arcus, qui fit ab summa fronte ad summum verticem unam alia m conficient portionem. Nam horum iuncturae nodi pop litesque tamquam

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interfinia nullis suam cedunt proprietatem . Constabit igitur humanae staturae longitudo portionibus, ut dictum est, novem ; quamquam alii octo, alii, quod rarius est (est enim tamquam in musice dissonum ferme), septem, alii, quod et rarum etiam est, d ecem fecerint. Nos medium et quod in plerisque omnibus mortalibus frequentius erat secuti sumus). 54 Polso (Pall ucchini, p. 83 n. 3). 55 Cfr. Gaurico, op. cit. , pp. 132 ss.: Brachior um autem alterutri pariter lacerti sexquialteram continebunt portionem, manus unam aliam, quamquam sint qui metiantur sic: ab humeris extrinse cus ad iuneturas articulor um ab axillis vero intrinsecus ad confinia palma e ae digitorum facies tres, alterutri autem articuli una. Quom odoeumque id parum refert, modo brachio rum tota longitudo septem contineatur faciebus, ut dispessae manus rectam ipsam corporis longitudinem definire inveniantur. Pedes autem ita ab extremis talis ad extremum unguem producuntur, ut eamdem bis ter et uno

altero tribus fere minus digitis commetiantur. 56 Cfr. Vitruvio, II I, cit. nella n. 53. 57 Cfr. Gaurico, op. cit. , pp. 134 ss.: Consideranda vero et ip sa inter se partium ?? ?a????a, quam alibi proporti onem heic ni fallor proprie commensum dixerimus. Quanta est longitudo ab interciliis ad summas nares, tanta erit productio menti ab iugulo; quantaque est ab summis naribus ad mentum, tanta ab iugulo ad imam gulam, hoc est semiporti one; quantum est superioris labri intervallum ab ore heinc ad nares imas, tantumdem erit summarum narium prominentia ab labro, tandumdem que et oculorum ab interciliis ad interiores an gulos concavitas. Praetere a in manibus, quod est extrins ecus ab summo ungue indice ad iuncturam hanc imam , continebitur semiportione. Ae rursus heinc ad eam qua brachio colligatur manus, alia; sic et intrins ecus ab summo ungue medio. Primus autem hic indicis articulus maior correspondebit fronti; secundus hic eum on ychio ad extre mum unguis, naso ; primus item medii huic quod est a b naribus ad mentum; eiusdem secun dus huic quod est ab imo mento ad inferioris labii supremum; eiusdem onychius huic quod est ab ore ad inferiora narium; indicis eodem ab supremo labri superioris; maior pollicis articul us coaequabitur huic quod est ab mento ad summum labii inferioris; minor huic quod est ab nare ad eodem. Onychiorum autem articulor um omnium dimidiatam sibi partem occupabunt ungues. In latitudinem vero frons ab hac media, quam et discriminatricem appellare possumus, linea, heinc inde ad prima heic tem pora definietur sua bis longitudine, ab inter ciliis ad e xtremos oculorum angulos atque heinc ad prim as aureis harumque longitudo tantumdem. Id vero spacium quod est inter utramque extremitatem oculor um, ex duabus iisdem dime nsionibus in treis partes distinctum, duas oculi, unam sibi intermedius nasus vindica vit. Oris latitudo, si per summum labii metiamu r, respondebit fronti nasove, sin circino illi spacio, quod est pollicis articulo malore definitum, ab labro superiore ad mentum. Pectoris latitudo faciebus continebitur duabus.... 58 La constatazione degna di un veneto che, consap evole della erudita cultura padovana , vede afferm arsi le lice nze manieristiche. 59 Si tratta di una afferma zione antimichela ngiolesca, che condivi de il pensiero di Leonardo, f. 21 v.: Li maestri [di scultura] non si fidano nel giudic io de locchio, perch sempre inganna, come prova chi voi dividere una linea in due parti eguali a giudizio docchio, ch e spesso la sp erienzia linga nna. 60 Cfr. Varchi. 61 Si noti come il fiorentino affronti largomento della universalit della pittura (cfr. Varchi, n. 43) riprendendo la dimostrazione albertian a (Della Pittura , p. 77: Et chi dubita qui apresso la pictura essere maestra o certo picciolo hornamento a tutte le cose? Prese larchitetto, se io non erro, pure dal pittore li architravi, le base, i capitelli, le colonne, frontispicii et simili tutte altre cose et con regola et arte del pictore tutti i fabri, i scultori, ogni bottega et ogni arte si regge. N forse troverrai arte alcuna non vilissima, la quale non raguardi la pictura, tale che qualunque truovi bellezza nelle cose, quella puoi dire nata d alla pittura; cfr. anche Pallucchini, op. cit., p. 86 n. 2). 62 Cucchiaio (Pall ucchini, p. 86 n. 1). 63 Cfr. Pallucchini, p. 86 n. 3: Non molto chiaro letteralmente, ma quel soggetto si pu interpretare come luomo o la facolt inventiva. e i doi mondi il sensibile e il razionale. Oppure i doi mondi potrebbero significare less ere e il parere, sempr e contrap posti nelle argome ntazioni pittoriche (cfr. Var chi, V asari, e note relative). 64 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 76: Tiene in s la pittura forza divina non solo quanto si dice dellamicizia, quale fa li uomini assenti essere presenti, ma pi i morti dopo molti secoli essere quasi vivi, tale che con molta admirazione de lartefice et con molta volupt si riconoscono. Questa stessa prerogativa della pittura sar volta dagli scultori a favore della loro arte (Varchi, n . 96). 65 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 76: A me darai cosa niuna tanto preziosa, quale non sia per la pittura molto pi cara e molto pi graziosa fatta. Lavorio, le gemm e et simili care cose per mano del pittore divent ano pi preziose et anche loro lavorato con arte di pictura si contrapesa con molto pi oro (cit. da Pallucchini, p. 86 n. 4). Vedi anche linterpretazione manieristica c he dello stesso argomento d Va sari. 66 Distinzione propria della argomentazioni sulla diversa natura della poesia e della pittura, e particolarmente cara a Leonardo (ff. 7 v . s., cit. in Var chi n. 145). 67 Significativo il confront o di questa descrizione fenomenica della potenza espressiva della pittura con quelle di Leonardo, f. 25, del Castiglione, Il Cortegian o , pp. 126 s., del Varchi n. 44, per non parlare di quelle manieristich e del Vasari, e del Pontormo. Il Pino sembra riassumere gli argomenti della curiosit scientifica di Leonardo, ma in modo piuttost o impacciato e sommario, tanto vero ch e passa subito allo sfruttatissim o inganno degli a nimali (cfr. V archi). 68 Inganno cele bre e sfruttato quanto quell o degli animali (ctr. V archi, n. 100).

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Anche in questa rassegna degli affetti il Pino mira alla propriet in senso albertiano (cfr. Della Pittura , p. 93), piuttosto che agli effetti manieristici (cfr. Vasari). 70 Cfr. Pallucchini, p. 87 n. 3: Evidentemente il Pino, confonden do, si riferisce allAlberti [Della Pittura , p. 78], che scrive: Racconta Laerzio Diogene c he Demetrio Filos ofo ancora scrisse alcuni commenti d ella Pittura. 71 La posizione intellettualistica del Pino, che risente delle dispute sulla nobilt delle arti (cfr. Var chi), concorda non solo col Gaurico (nihil piane quicquam effici possit, quod notione prius atque idea cognitum non fuerit, op cit. , p. 122; cfr. Pallucchini, p. 88 n. 2), ma anche col Vasari, p. 61: E per questo disegno et architettura nella idea [larte nostra] esprime il v alor dello intelletto inelle carte che si fan no. 72 Cfr. Leonardo, f. 19, e le pi dettagliate e filosofiche delucida zioni del Varc hi. 73 Ritorna un argomento albertiano; cfr . n. 61, nonch Leonar do, f. 8. 74 Ritorna il motivo delluniversalit. Si veda E. Battisti, Il concetto dimitazione nel Cinquecento dai Veneziani a Carava ggio , Commentari, VII, 1956, p. 251 n. 7: Questa tesi ha un suo fondam ento aristotelico. Si confronti il trattato Della Nobilissim a Pittura ... di M. Biondo, 1549, cap. 3, f. 3b: ... Aristotile nel Sesto dellEtica, ragiona ndo de la diffinizione dellarte, scrisse essere larte un habito di far le cose con vera raggione... Perta nto io dico tal habito essere larte imper quasi tutte le cose ch e il gr ande Iddio, opifice d elle cose c he si trovano n el universo, h a producto da principio che ciasc heduna cosa penta si possa offerire e venire dinanzi, imper quasi tutte le cose dico che larte del pengere pu abbracciar e. 75 Pallucchini, pp. 36 s., motiva questa impostazione della disputa con la condizione personale del Pino, artista mediocre. 76 Anche lAlberti, Della Pittura, pp. 81, 107, condanna nel pittore la presunzione e lavarizia, mentre Leonar do, ff. 31 ss., rac comand a una ricerc a assi dua ed univ ersale, estrane a ad ogni pr eoccupazione v enale. 77 Nociva non solo ai pittori; cfr. Sa ngallo. 78 Cfr. San gallo. 79 Cfr. Leonardo, f. 38: Gli una certa generazione di pittori, li quali per loro poco studio bisogna che viveno sotto la bellezza de loro e de lazzurro. I quali con somma stoltizia allegga no non mettere in opera le bone cose per li tristi premii, e che saprebbono an cora loro far bene com un altro, quan do fussino ben p agati. Or vedi gente stolta! . 80 Nat. Hist. , 35, 2. 81 uno degli argomenti dei pittori contro gli scult ori; cfr. Varchi, n. 66. 82 Cfr. il proemio dellAlberti, Della Pittura , pp. 53 s. 83 Cfr. Varchi. 84 Cfr. Varchi, n . 36. 85 Plinio, Nat. Hist., 35, 19-20; Alberti, Della Pittura , p. 79. 86 Cfr. Pallucchini, p. 91 n. 1: Il Pino riporta dallAl berti [Della Pittura, p. 79], erroneam ente facendo di Nerone e di Valentiniano una sola p ersona. 87 Cfr. Alberti, Della Pittura, p. 79. 88 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 79. 89 Cfr. Varchi, n . 37. 90 Cio Pirr one; cfr. D. Laerzio, III, 5, e Alberti, Della Pittur a , p. 79. 91 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 79: Socrate, Platone... Pirro fur ono in pittura conosci uti. 92 Per questa citazione il Pino risale di sua iniziativa a Plinio, Nat. Hist. , 35, 2 1. 93 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 80, cit. da Pallucchini, p. 91 n. 7. 94 Il Pino cita di sua iniziativa da Plinio, Nat. Hist. , 35, 14 7. 95 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 80. 96 Propri o le donne pittrici avevano offerto un argomento agli scultori sulla facilit della pittura (cfr. Varc hi, e Sangallo). 97 Cfr. la lezione del Varchi, Sulla generazione del corpo umano, letta all Accademia Fiorentina il 25 giugno del 154 3 (Opere di B. V., II, p. 305), e L. Domenichi, La no bilt delle do nne , Venezia, 1549, f. 17. 98 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 103; Leonardo, f. 20 v.: Il pittore con grand aggio siede dinanzi alla sua opera ben vestito, e move il levissimo penello con li vaghi colori, et ornato di vestimenti come a lui piace; et [] labbitazione sua piena di vaghe pitture e pulita, et accompag nata spesse volte di musich e o lettori di varie e belle opere, le quale senza strepito di martelli o daltri rumori misto sono con gran piacer udite. 99 Cfr. Leonardo, f. 4: La pittura filosofia, perch la filosofia tratta del moto aumentati vo e diminutivo... Si prova la pittura essere filosofia, perch essa tratta del moto de corpi nella prontitudine delle loro azzioni, e la filosofia ancora lei sestend e nel moto... Se tu sprezzerai la pittura, la quale sola imitatrice de tutte lopere evidenti de natura, per certo tu sprezzar ai una sottile inven zione, la quale con filosofica e sotile speculazione considera tutte le qualit d elle forme. 100 Cfr. Plinio, Nat. Hist. , 35, 86 s. Linterpretazione matrimoniale del Pino del tutto inconsueta (cfr. ad es. Castiglione, Il Cortegi ano , p. 128). 101 Cfr. Varchi, n. 97. 102 Ingenuo ha uma nisticame nte il senso di schietto, nobile. 103 Cfr. Varchi, n. 42.

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104 105

Cfr. Varchi, n. 43.

Cfr. Plinio, Nat. Hist., 35, 95. Il Varchi (n . 100) cita un esemp io affine , i cui protagonisti sono dei c avalli di marmo o di bronzo. 106 Cfr. Plinio, Nat. Hist. , 35, 89. 107 Cfr. Plinio, Nat. Hist. , 35, 92. 108 Cfr. Varchi, n. 148. 109 Cfr. Plinio, Nat. Hist., 35, 24. Si notino, nella citazione del Pino, le dotte precisazioni. 110 Cfr. Plinio, Nat. Hist., 7, 126. 111 Il Varchi, n. 104, cita un simile an eddoto pliniano per la Ven ere di Prassitele. 112 Cfr. Varchi, n. 36. 113 Cfr. Varchi, n. 36. 114 Cfr. Schlosser, p. 209: Non mancano [nel trattato del Pino]... aneddoti dogni specie, princi piando dalle vecchie e sempre ripetute storie dillusioni, come quando Lauro parla, presumibilmente per propria esperie nza, dun tacchino burlato; Pallucchini, p. 98 n. 1: un aneddoto che forse si riferisce ad una esperie nza personale, sul tipo del resto di quelle raccontate d ai pittori fin dallantichit . 115 Cfr. Varchi, n. 46. 116 Cfr. Plinio, Nat. Hist., 35, 64; e Varchi, n. 160. 117 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 81; Varchi; Sangallo. 118 Cfr. Alberti, Della Pittura, p. 80: La natura medesima pare si diletti di dipigniere, quale veggiamo quanto nelle fessure de marmi spesso dipinga ipocentauri e pi facce di re barbate e crinite (cit. in Pallucchini, p. 100 n. 1), e Leonardo, ff. 35 v. s. (cit. in Gengaro, op. cit., p. 123). 119 Cfr. Varchi. 120 La nuova suddivisione del Pino, in disegno, invenzione e colorire, che rester fondam entale per la trattatistica del Cinquecento, fu dapprima creduta una derivazione albertiana (cfr. Ortolani, op. cit. , pp. 13 s.), sia pure con sensibili modificazioni miranti a rompere il rigore logico e scientifico dellumanesimo (Gengaro, op. cit. , p. 123). Ulteriori ricerche hanno invece sottolineato i punti di dissenso tra i due trattatisti, rilevando il Gilbert (Mars yas, III, 194 3 -45, pp. 93 ss.) laffinit del venezia no con le antic he classificazioni retoriche, e il Pallucchini (p. 100 n. 2) la vocazione plastica d el toscano. Pi dell Alberti, Fran cesco Lancillotti, che pubblic a Firenze nel 1509 il su o Trattato dell a pittura in versi, mostra punti di contatto col Pino (cfr. Gilbert, op. cit., pp. 104 s.; Pallucchini, l. c.; Camesas ca, p. 12); ma data loscuri t del testo lancillottiano e la maggiore vicina nza del Pino alle classificazioni della, retorica, anche la possibile influenza di quella fonte risulta molt o ridotta (Gilbert, l. c.). 121 Liniziativa del Pino si concreta in una divisione piuttosto confusa (cfr. Gengaro, op. cit. , p. 216, e soprattutto Gilbert, op. cit., pp. 94 s.: A mong the four parts of disegno, gi udicio is explained as original n ative tale nt, whic h hardly comes under the usual meaning of disegn o . Composizione , on the other hand, is defined onl y as the sum and combination of the other three, which would seem to make its relation with disegno , as a whole obscure, if not to make them identical). Il disegno piniano corrisponde alla retorica disposi tio , ma le sottospecie del primo (giudicio, circumscrizione, pratica, composizione) rispondono solo numericamente a quelle della seconda ( exordium , narrati o , confirm atio , peroratio ). 122 Laccezione ch e il Pino d del giudizio non c erto insolita (cfr. Varchi ; Sangallo); ma si noti come, divenendo una sottospecie del disegno, esso propenda ad una inflessione classicistica (al retto giudizio, su cui cfr. Rouchette, op. cit., p. 96 n. 1), piuttost o che aderire ad una lic enza individuale (cio al giudizio dellocchio, cfr. Michelangelo n. 278). 123 Cfr. Pallucchini, p. 101 n. 1: La circonscrittione quin di la prima tappa nella realizzazione di un disegno, cio uno schizzo; in questo senso differisc e da quella albertian a [Alberti, Della Pittura , p. 82: circonscriptione non altro che disegniamento de lorlo], nonch L. Grassi, I concetti di schizzo, abbozzo, macchi a, non finito e la costruzione dello pera dar te, in Studi in onore di Pietro Silva, Firenze, 1957, p. 100: Prima ancora del Vasari, a Venezia Paolo Pino ravvis nello schizzo un disegno gi pittorico, in quanto comprende non solamente il contorno o limite esterno dellimmagin e.... 124 Per pratica il Pino evidente mente qui inten de studio di intelletto ed esercizio di mano, e, come gi per il giudicio, riduce le qualit soggettive a categorie, con un continuo equivoco tra le regole dellarte e la personalit dellartista (cfr. Gilbert, op. cit., pp. 96., riprodotto nella n. 127). Tale incertezza conferma linterre gno pinia no tra la trattatistica dellumanesimo e quella d el manierismo. 125 Cfr. Pallucchini, p. 101 n. 2: Acquaticie, acquarello, cio disegnare leggermente e poi fare le ombre con inchiostro sciolt o nellacqua, di cui si facev ano due soluzioni, una pi chiara, laltra pi scura (cfr. Armeni ni, Precetti di pittura , 1587, L. I., cap. VII). 126 Cfr. Gilbert, ,op. cit. , p. 96: In composizione Pino makes use of Albertis conception involving the careful building up of forms [Della Pittura , pp. 87 ss.], but adds to it, as other sections of disegno , elements of personalit y, luck, tricks of the trad e and good taste persuasion as to sp eak, in its tec hnical meani ng in the rhetoric ians jargon . 127 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 87: C omposizione quella ragione di dipigniere con l a quale le parti delle cose ve dute si pongono insieme m pittura... Parte della istoria sono i corpi, parte de corpi i membri, parte de mem bri la supe rficie.

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Le prime adunque parti del dipignier e sono le superficie. Nascie della composizione della superficie quella grazia ne corpi, quale dicono bellezza. Vedesi uno viso il quale abbia sue superficie chi grandi e chi piccole, quivi ben rilevate et qui ben dreto riposto, simile al viso delle vec chierelle, questo essere i n aspetto bruttissimo.... 128 Cfr. Al berti, Della Pittura , pp. 91 s.: Dir io quella istoria essere copiosissima in quale, a suo luoghi, sieno p ermisti vecchi, giovani, fanciulli, donne, fanciulle, fanciullini, polli, catellini, ucciellini, cavalli, pecore, edifici, province e tutte simili cose... Ma vorrei io questa copia esser e ornata di certa variet a ncora moderata e grave di dignit e verecundia. 129 Lesperienz a savoldian a induce il Pino a gradire pi dellAlberti (Della Pittura , p. 96) gli scorci, ed a raccomandarli vivame nte al pittore (cfr. Pallucchini, p. 102 n. 1). Vedi a nche p. 115 e n. 10. 130 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 98: Facciano e nascano le pieghe come al tronco dellalbero i suo rami. In queste adunque si seguano tutti i movimenti tale che parte niuna del panno sia senza vacuo movimento. Ma siano... i movimenti moderati e dolci, pi tosto quali porgono grazia ad chi miri che mara viglia di fatica alcuna ; Leonardo, f. 167. 131 Cfr. Alberti, Della Pittura, p. 104: Et farassi per loro [per i pittori] dilettarsi de poeti e delli orator i; questi anno molti ornamenti comuni col pittore e copiosi di notizia di molte cose; molto gioveranno ad bello componere listoria, di cui ogni laude consiste in la inventione. Il Pino accentua lautonomia del pittore e in questo egli forse risent e dei trattatisti letterari, che, come il Daniello, Poetica , pp. 26 s., raccomanda vano al poeta una personale informazione

universale. 132 Anche il Dolce, p. 197, loda questo frescante operoso a Venezia (cfr. Pallucchini, p. 103 n. 3) come molto pratico delle istorie e de poeti, s come quello che si diletta di leggere infinitam ente. Lo Schlosser, p. 209, vede in questo passo del Pino una critica ad uno sfarzo antiquario di invenzione povera e vuota, mentre Pallucchini, l. c. , esclude, come gi D. von Hadeln (in C. Ridolfi, Le Meravi glie dellArte , Berlino, 1914, I, p. 227 n. 3), la possibilit di una interpretazione negativa. 133 Il Pino condivide ora conc etti albertiani (cfr. Della Pittur a , pp. 88 ss.) e leonard eschi (Leon ardo, ff. 59 v. ss.). 134 Cfr. Alberti, Della Pittura , pp. 91 s.; Leonardo, ff. 59 v. ss . 135 Cfr. Leonardo, f. 48. 136 Cfr. Alberti, Della Pittura , pp. 91 s., 93 s., Leonardo, f. 61. 137 Cfr. Leonardo, f. 60: sommo peccato nel pittore fare li visi che somiglino lun laltro, e cos la replicazione degli atti vizio gran de. 138 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 87: Grandissimo opera del pictore con uno colloss o; ma istoria, maggiore loda dingegnio ren de listoria che qual sia colosso. 139 Cfr. Schlosser, p. 208: Il difficile viene anche qui messo in rilievo con enfasi ; Pallucchini, p. 40: ancora interessante notare come nella caratterizz azione del concetto di invenzione il Pino, nonostante il suo conformismo, riveli una sensi bilit sulla quale ha fatto presa la moda manieristica , e cos Blunt, Artistic Theory in Italy , 1450 -1600, Oxford, 1956, pp. 84 s.; Cames asca, p. 12. Significativo risulta il confronto, oltre che con la ben diversa canonica albertiana (Della Pittura , pp. 96 s.), con le affini osservazioni di Leonardo, f. 59 v.: Ricordati, fintore, quan do fai una sola figura, di fugire gli scorti di quella, s delle parti come del tutto, perch tu aresti da combattere con la ingnoranzia delli indotti di tale arte ; ma nelle storie fan ne in tutti li modi che ti ac cade, e massime nelle bataglie, dove per nescessit accade infiniti scorciame nti e pie gamenti delli componitori di tale discordia, o vo dire pa zzia, bestialissima . 140 Cfr. Gilbert, op. cit., p. 97: The definition by which la pittura propria poesia immediatel y makes Pinos work an earl y, unre cognize d member of the ut pictur a poesis group of the rhetorical writings. Ben pi precise sono le distinzioni del Dani ello, che poterono influire (cfr. Gilbert, op. cit. , pp. 105 s.) sulla enunciazione del Pino (Poetica , p. 26: Adunque dalla prima di queste tre parti [della poesia: cio invenzione, disposizione ed elocuzione] incominciando, dico niuna materia esser, comalcun crede, ad esso poeta determin ata; anzi essergli conce duto ampia licenza s come ancora al dipintore, di finger molte e diverse cose diversam ente di potere di tutte quelle cose che in grado li siano, ragionare et iscriv ere). Per l a contempora nea problematica toscan a cfr. Varchi, pp. 53 ss. 141 Cfr. Daniello, Poetica , p. 39: La comedia oltre il termine di cinque atti non travalichi, n di qua da quello saresti; p. 54: Bisogna che noi vediamo ancora desser nelle narrazion nostre brevi, aperti e prob abili. Brevi saremo se quelle cose che noi stimiamo esser pi necessario toccheremo e taceremo quelle che cos necessario non saranno, ma soverchie. Pallucchini, p. 106 n. 1, propone, a questo proposito, un possibile riflesso della teoria del momento pregnante del Gaurico. Comunque, la brevit del Pino appare una elementar e enunciazione del potere sintetico dellarte, c he, pur riecheg giando le poetiche contemporan ee, ripie ga su conc etti albertiani. 142 Cfr. Al berti, Della Pittura , p. 92: Biasimo io quelli pittor i quali, dove vogliono parere copiosi nulla lassando vacuo, ivi non composizione ma dissoluta confusi one dissemina no; perta nto non pare la storia facci qualche cosa degnia, ma sia in tumulto avil uppata. 143 LOrtolani, op. cit. , pp. 13 s., considerav a questa osserva zione una delle note originali del trattato, e lo Schlosser, p. 208, sottolineava il disprezzo del cinquece ntista per la vecchia generazione. Anche per il Pallucchini, p. 40, il Pino ha chiara coscien za del gusto cinquecentesco, ma la sua una visione pi legata al mondo quieto e contemplativo postgiorgionesco del Savoldo, che non alla drammaticit impetuosa del Tintoretto. Tra le precedenti censure della diligenza eccessi va sar opportuno confrontare, in sede teorica, quelle dello stesso Alberti (Della Pittura , p. 113) e di

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Leonardo (f. 48 v.), e, in sede storica, quelle che il Gaurico (op. cit. , p. 220) rivolge allanatomia meticol osa del cavallo

del Colleoni. 144 Cfr. n. 24. Il Pino condivide la critica leonardes ca (Leonardo, f. 24: Ce n alcuni che per vetri od altre carte o veli trasparenti riguarda no le cose fatte dalla natura e quivi nelle superficie delle traspare nzie le profilano, e quelle con le regole delle proporzionalit le circonda no di profili , crescen dole alcuna volta dentro a tali profili, occupano di chiaro scuro, notando il sito, la quantit e figura dombre e lumi. Ma questo da essere laudato n quelli che sanno fare di fantasia apresso alli effetti di natura, ma sol usano tal discorsi per levarsi alquanto di fatica e per non mancare in alcuna particula della vera imitazione di quella cosa, che con precisione si debbe fare simigliare. Ma questa tale invenzione da essere vituperata in quelli c he non sa nno per s ritrare n discorrere con linge gno loro, perc h con tale pegrizia sono destruttori del loro ingegno, n mai sanno operare cosa alcun a buona senza tal e aiuto; cfr. Pallucchini, p. 106 n. 4). Anche il velo di viene dunque per il Pino un motivo antialbertiano (cfr. S chlosser, p . 2 08; Gilbert, op. cit., pp. 93 s.). 145 Cfr. Daniello, Poetica , p. 74: da vedere... che lo scrittore ponga grandissima cura e diligenz a in fare che i suoi trovati o soggetti si possin veramente suoi et privati chiamare che daltrui; quella forma dando loro, che per lui pi perfetta si possa . 146 Cfr. ancora Leon ardo, f. 24. 147 Cfr. Daniello, Poetica , p. 39: Non parlino in essa [nella commedia] quattro persone ad un me desimo tem po; ma due o tre al pi: e laltra da p arte tacita a d ascoltare si stia. 148 Cfr. L. B. Alberti, De Pictura..., Basilea 1540, p. 75: Meo quidem iudicio nulla erit usque adeo tanta rerum varietate referta historia quam novem aut dece m homines non possint condi gne agere, ut illud Varronis hoc pertinere arbitror, qui in convivio tumultum evitans non plusquam novem accub antes admittebat (cit. in Pallucchini, p. 107 n. 1). 149 Si tratta di un repertorio di ornamenti piuttost o aulico e classicistico, per niente inclin e alle vere bizzarrie dei manieristi (cfr., a d esempio di queste, Vasari). 150 Due qualit care allAlb erti (cfr., a d es., Della Pittur a , pp. 90, 92, 9 7, 10 7). 151 Il classicistico contrasto tra lo stupore suscitato dalla rapprese ntazione della dignit umana (cfr. Alberti, Della Pittur a , p. 93; Daniello, Poetica , p. 70) e il riso promoss o da ci che sproporzionato e goffo (Alberti, op. cit., p. 97) sar ripreso, come vedremo, dai controriformist i, che lo applic heranno rigorosamente ai loro generi teologici. 152 Gilbert, op. cit. , p. 95: A satisfactor y parallel betw een elocutio and colorire [cfr. le nn. 7 e 8 a p. 113] might be drawn by consi dering each as an embellishme nt for a product structurally complete without it. But a verbal analog y can be made much more directl y. The familiar colors of rhetoric which in medieval theor y engulfed and monopolized the whole discipline, are strictl y regarded as a section of elocuti o , and as its most important part; hence, in the medieval transformation traditional to Pino, as its equivalent. Cfr. Daniello, Poetica , p. 74: Ora alla terza et ultima [parte della poesia, cio alleloc uzione] venendo, dico che, ritrovato e disposto che noi averemo quella materia che di trattar intendiamo, fa di mestieri che si ritrovino ancora parole e colori da vestirla atte e conve nienti alla maiest, gravit e bellezza di lei. Onde essa poi a guisa di bellissima vergine, di preziosi vestimenti e di cari ornata, possa nella presenza comparir di ciascuno. 153 Pallucchini, p. 108 n. 1, propone la possibilit di una punta contro lintellettual ismo quattrocentesco; ma la conclusione: essendo la pittura proprio soggetto visivo ci ricorda non solo le argomentazioni sullaffinit e diversit della pittura e della poesia (cfr., ad es., Varc hi), ma anche quelle sul primato della pittura e della scultura (e pi precisame nte la veduta unica, sostenuta d agli scultori contro i pitt ori; cfr. Bronzino, Sa ngallo, Cellini). 154 Cfr. Gilbert, op. cit., pp. 95 ss.: T he parts of colorire, while ea ch valid, all belong to different s ystems of evaluation, propriet being an iconogra phical standard, prontezza an aspect of the painters personal character, and lume a formai constituent. Their i nterrelationship and their combination to make up colorire is clearl y more v erbal th an systematic... If colorire passes from pigmentation to include part of w hat color means in rhetoric, the inclusion in it of the i conographic propriet seems more natural. Such a method of reasoning is well suited to Pinos work, which, as in the classic definition of rhetoric, depends more on persuasion than on proof. In this sense the very demonstration that paintin g is rhetoric is rhetorical. 155 La propriet del Pino partecipa larga mente della conve nienza albertiana (lo dimostra la stessa scelta degli esempi: le carni, i panni, i metalli) e, pur indugia ndo in riferime nti leonardes chi e savoldiani, rimane del tutto estranea alla virtuosi t liminare della pittura manieristica (cfr. ad es. Va sari). 156 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 90: Cos conviene tutte le membra condica no ad una spezie et ancora voglio le membra corrisponda no ad uno colore, per che a chi avesse il viso rosato, candido et venusto, ad costui poco saffarebb e il petto et laltre mem bra brutte et sudice. 157 Cfr. Leonardo, f. 169: I panni si debbon ritrare di naturale, cio, se vorai fare panno lano, usa le pieghe secondo quelli, e se sar seta, o panno fino, o da vilani, o di lino, o di velo, v a diversificando a ciascuno le sue pie ghe. 158 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 76. 159 Nicco Fasola, op. cit. , pp. 52 ss., e Pallucchini, op. cit., p. 108 n. 3, riferiscon o questi esempi alla materia pittorica del Savoldo, piuttost o che a quella tizianesca o tintorettiana. Ma cfr. anche Varc hi, Vasari, Pontormo. 160 Soprattutt o Leonardo, f. 71. 161 Cfr. Ortolani, op. cit. , pp. 13 s.: Si dimostra come presente al Pino ancora, nel 1548, lideale finito e forbito del giorgionismo puro, quando gi Tiziano e Tintoretto rompeva no violentemente di colpi di spatola e di ditate e di grumi

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succolenti e di sfregaz zi la superficie delle loro tele; Pallucchini, p. 109 n. 1: una confusa definizione del tono; o almeno una inter pretazione che riguarda le premesse del giorgionismo (dal quale anche il Savoldo era dipeso), pi che non le conse guenze del colorismo t onale tizianesco. L unione, che appare gi nell Alberti ( Della Pittura , p. 101) c ol nome di compar azione o amicizia de colori, requisito canonico della composizione cromatica cinquece ntesca (cfr. Leonardo, f. 62; Vas ari, I, pp. 173 s.; Armenini, p. 118), piename nte storicizza to fin dalle sue prime manife stazioni nelle Vite vasariane. 162 Riprende il motivo antialbertiano d ella circumscrizione i ntesa non pi come contorno, ma come schizzo. 163 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 102, Leonardo, ff. 60 v., 170 s. 164 stratagli : Cfr. Pallucchini, p. 109 n. 2: Forse per frastagli ( nel senso di minuti e v ari ornamenti).
165 166

Cfr. n. 143.

La perizia tecnic a e la qualit stilistica tornano a confondersi, come gi a proposito della pratica . 167 Cfr. Alberti, Della Pittur a , pp. 98 ss., Leonar do, ff. 62 ss. Dopo una confusa sintesi di nozioni diverse (chimic he, tecniche , prospettiche e stilistiche) il Pino si mostra ancora insofferente, come gi prim a a proposito della prospettiva (cfr. n. 25), verso le le ggi e l e dimostrazioni scient ifich e. 168 Il Pino riduce la prontezz a, di solito intesa come conquista dell ingegno e dell esercizio (cfr. Alberti, Della Pittur a , p. 110: Et lingegnio mosso e riscaldato per exercitazione molto si rende pronto et expedito al lavoro e quella mano seguita v elocissimo quale sia d a certa ra gione din gegnio ben guidata ; Leonardo, f . 37) , a pura dote n aturale, ed equivoca ancora, come gi per il giudizio e per la pratica (cfr. pp.113 s. e le note relative), tra qualit sogg ettive e

categorie artistiche. 169 Cfr. Plinio, Nat. Hist. , 35, 81 ss.; Alberti, Della Pittura , p. 82: Io cos dico in questa circonscriptione molto doversi observare chella sia di linee sottilissime fatta, quasi tali che fuggano essere vedute. In quali solea s Appelles pictore esercitare e contend ere con Protogene ( cit. in Pallucchini, p. 111 n. 1). 170 Cfr. Schlosser, p. 208: Il Pino riferisce qualche particolare tecni co abb astanz a intere ssante , e fra laltro... disa pprova la bacchetta del pittore, di cui anche i vecchi non si sarebbero mai serviti; Pallucchini, p. 111 n. 2: Il Pino prova avversione per tutti i mezzi m eccanici: prima disapprovava il velo, ora la ba cchetta. 171 Come gi a proposit o della propriet dei colori, il Pino rifugge dalle argomentazioni universali e scientifiche dei suoi predecessori (cfr. Alberti, Della Pittur a , p. 98, e soprattutto Leonardo, ff. 55 ss.) e si accontenta di una raccomand azione pratica che risente , tuttal pi, dellesperienz a savoldiana (cfr. Schlosser, p. 208: Il Pino rifer isce qualche particolare tecnico abbastanza interess ante; e tra laltro sulla migliore illuminazione dello studio con finestra posta in alto e verso est; Gengaro, op. cit. , p. 130: Del lume... d [il Pino] peraltro una definizione naturalistica, in quanto lo identifica col lume che proviene da una finestra o da altra fonte; e Pallucchini, p. 111 n. 3: notevole... che il Pino, a differenza degli scrittori precedenti, parli cos a lungo delleffetto del lume, da rite nersi cio un lume qualitativo, che tonalmente da pi forza al colore stesso, che non quello quantitativo, chiaroscurale, come appunto il Tintoretto andav a impone ndo in quei giorni. Anche in questo il Pino si rivela savoldiano). 172 Cfr. Leonar do, ff. 40, 43 v.: Il lume d a ritrare dal naturale vol esser e a tramontana , acci non faci mutazione; e se lo fai a m ezzod, tie ni finestra impa nata, a ci il sole, alluminando tutto il giorno quella, non facia mutazione. Laltez za dil lume de ess ere in modo situato che ogni corpo faci tanta long a per terra la sua ombra , quanto la sua altez za; Il lume grande e alto e non troppo potente fia quello che ren der le particule de corpi molto grate. 173 Cfr. n. 79. 174 Anche in questa ce nsura la Nic co Fasola, op. cit., p. 52, vede un riflesso delle carni terra gne, le stoffe di penitenz a e dumilt e le cam pagne ombrose del Savoldo... ; e cos Pallucchini, p. 112 n. 2. 175 Si tratta ancora di bellez za aristotelica. 176 Cfr. ancora n. 79. 177 L ispedizione, quale sinonimo di facilit, risultante dall ingegno e dall esercizio, si oppone alla prestez za, cio alla fretta, intesa qui come dote naturale. La censura del Pino condivide le opinioni dellAl berti (Della Pittura , p. 112: In lavorare la istoria aremo quella preste zza di fare congiu nta con dilige nzia, quale ad noi non dia fastidio o tedio lavoran do; e fuggiremo quella cupidit di finire le cose, quale ci facci abboracciare il lavoro) e di Leonardo (f. 37: Quando tu, disegnatore, vorai fare buono et utile studio, usa nel tuo disegnare di far adaggio... E quando tu arai fatto la mano e 1 giudizio a questa deligenza , verratti fatta presto, che tu no te ne avedirai, la pratica ); ma sembra contrastar e le nuove tecniche manieristiche (cfr. Pallucchini, p. 113 n. 1: Il gusto del Pino si erge anche contro la prestezz a: cio quel fare pittorico veloce e rapido che comportava la necessit di una tecnica nuova, di una pennellata scoperta e dim pasto, che crea la forma senza alcuna necessit del limite lineare: i cui rappres entanti erano a Venezia il Tintoretto e lo Schiavone. sintomatico che nellaprile dello stesso anno in cui il Pino pubblica il suo Dialogo , lAretino, indirizzandosi al Tintoretto a proposito del Miracolo di San Marco, unisse alle pi ampie lodi una precisa riserva per la frettol osit del suo fare: et beato il vostro nome, se reduceste la prestezza del fatto in la pazienzia del fare ) . 178 lo stesso ragionamento dellAlberti (Della Pittura , pp. 112 s.), quando mette in guardia contro gli opposti pericoli della fretta e della dilige nza eccessiva , lame ntati poi anc he dal Doni, Disegno , f. 41. 179 Ma cfr. Plinio, Nat. Hist. , 35, 80.

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Cfr. Plutarco, De educat. pueror um , 9; Alberti, Della Pittur a , p. 112: Fu uno ad cui Apelles rispose, quando li mostrava una sua dipintura dicendo: Oggi feci questo; disseli: Non me ne mera viglio, se bene avessi pi altre simili

fatte . 181 il primo accenno a d un manierista contemporaneo (lo S chiavone mor a Ve nezia nel 1564). Cfr. Pallucchini, p. 114 n. 2: Incompr eso al suo tempo, come fanno fede il Pino ed il Vasari, venne esaltato nel Seicento dal Ridolfi e dal Boschini. 182 Una dilige nza non e ccessiv a; cfr. pp. 116 s. e note relative. 183 Cfr. Orazio, De arte poetica , vv. 386 -390, nonch Alberti, Della Pittur a , pp. 112 s.: Vidi io alcuni pittori et sculptori, ancora rectorici et poeti, se in questa et si traevano rectorici o poeti, con ardentissimo studio darsi a qualche opera, poi, freddato quello ardore dingegnio, lassano lopera cominciata et rozza et con nuova cupidit si danno a nuove cose. Io certo vitupero cos fatti uomini per che, qualunque vuole le sue cose essere ad chi dopo viene grate et accepte , conviene prim a bene pensi quello che elli a affare et poi con molta diligenza il renda bene perfetto; Leonar do, f. 34. 184 Cfr. Pallucchini, p. 115 n. 1: Il Pino, pittore di terzordine , si intrattiene sulle tristi condizioni del merc ato. questa probabilmente la ragione per cui il Pino non pu condividere n le lodi di Plinio e dellAlberti per le pitture senza prezzo, che gli stessi artisti dona vano (cfr. Varchi), n le raccoman dazioni contro il denaro di Leonardo, ff. 34 v. s. Circa la locuzione qui usata cfr. Baldinucci, Vocab ., s. v. Pittore da sgabelli : Dicesi per dispre gio di pittore grossolano e che non punto sa disegnare ; direbbesi anche Pittore da mazzocchi: perch a chi dipigne sgabelli, come a chi d di bianco al muro, dordinario ser vono per disegno lestremit della sup erficie di pinta, n si vale di chiari o scuri, o di mescolanza di colori, ma or in un luogo or in un altro va coprendo di tinte schiette.. .: ci che ad viene anche al Pittore di mazzocchi o c andele. 185 Cfr. Schlosser, p. 208: Siccome le vecchie usanze nella V enezia intra nsigente si conserva no pi a lungo c he altrove, il forestie re Fabio non pu abbastanza mera vigliarsi che i pittori a Venezia accettino persino dei mobili... da decorare, cosa che nel suo paese sarebbe considerata una vergog na. Poco prima ha usato parole sprezzanti verso 1 imbrattatele Andrea Schiavoni ; il distacco fra larte elev ata e il m estiere di venta sempr e pi gra nde; e cos Pallucchini, p . 115 n. 2. 186 Cfr. Schlosser, p. 208: Prettamente venezia na ... la precedenza che viene data alla pittura ad olio di fronte allaffresco; e cos Pallucchini, p. 116 n. 1. 187 Il Pino attribuisce alla tecnica ad olio tutte le propriet della pittura (cfr. Varchi, Bronzino, Sangallo). Con lui concorda anche Vasari, I, pp. 185 s.: Questa maniera di colorire [a olio] accende pi i colori, n altro bisogna che diligenza ed amore, perch lolio in s si reca il colorit o pi morbido, pi dolce e dilicato, e di unione e sfumata m aniera pi facile che gli altri; e mentre che fresco si lavora, i colori si mescolano e si uniscono luno con laltro pi facilmente; ed insomma gli artefici d anno in questo modo bellissima grazia e vivacit e gagliardez za alle fi gure loro. 188 Cfr. Pallucchini, p. 117 n. 1: Il Pino, bisogna ricordare, conosceva laffresco; qualche anno dopo la pubblicazione del Dialog o ne dar un s aggio nella decorazione del Tribunale di Noale oggi scomp arsa. 189 Cfr. Vasari, I, p. 101: E dicono che a questo lavoro [a fresco] necessario avere un giudizio risoluto, che antivegga la fine del molle, e quale egli abbia a tornar poi secco. Oltrach non si pu abbandonare il lavoro mentre che la calcina tiene del fresco, e bisog na risolutamente fare in un giorno quello che fa la scultura in un mese ; p. 182: Vuole ancora [laffresco] una mano destra, risoluta e veloce, ma sopra tutto un giudizio saldo ed intiero; perch i colori, mentre che il muro molle, mostrano una cosa in un modo, che poi secco non pi quella. E per bisogna che in questi lavori a fresco giuochi molto pi nel pittore il giudizio che il disegno, e che egli abbia per guida sua una pratica pi che grandissim a, essendo sommamente difficile il condurlo a perfezione. Molti de nostri artefici vaglione assai negli altri lavori, cio a olio o tempera, ed in questo poi non riescono, per essere egli veramente il pi virile, pi sicuro, pi risoluto e durabile di tutti gli altri modi, e quello che, nello stare fatto, di continuo acquista di bellezza e di unione pi degli altri infinitame nte. Questo allaria si purga e dallacqua si dife nde, e regge di continuo a ogni percossa. 190 Cfr. Varchi, p. 40. Sebasiano del Piombo dipinse a olio su muro la Flagellazione di Cristo nella cappella Borgherini in San Pietro in Montori o di Roma (Vasari, V, p. 569: E perch si credeva Sebastia no avere trovato il modo di colorire a olio in muro, acconci larricciato di questa cappella [Borgheri ni] con una incrostatura, che a ci gli parve dover essere a proposito...). 191 Cfr. Ro uchette, op. cit., p. 156 n. 2: Bien que V nitien, Paolo Pino est un fresquiste plus intransigea nt que Vas ari, il critique lhuile, qui scaille sur le mur. Il Vasari, infatti, loda anche questa mani era di dipingere e si compiac e della propria esperie nza al riguardo (I , pp. 187 s.). Per le varie te cniche della pittura cfr. a nche Varc hi, Vasari, e Pontormo. 192 Cfr. Varchi, p. 40 e n. 6, nonc h Vasari, Vita di Giov anni da Udi ne , VI, p. 551: Non molto dopo [il compimento, nel 151 4, della Sant a Cecili a di Raffaello], cavan dosi da S. Pietro in Vincola fra le mura ed antica glie del palazzo di Tito per trovar figure, furono ritrovate alcune stanze sotterra, ricoperte tutte e piene di grotteschi ne, di figure piccole e di storie, con alcuni ornamenti di stucchi b assi. Per c he andando Giovan ni con Raffa ello, che fu me nato a ve derle, restarono luno e laltr o stupefatti della freschez za, bellezz a e bont di quellopere, pare ndo loro gran cosa c helle si fussero s lungo tempo conservate; ma non era gran fatto, non esse ndo state tocch e n vedute dallaria, la quale col tempo suole consumare, media nte la v ariet d elle stagioni, ogni cosa. 193 Nat. Hist. , 35, 1 7.

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La durata n ella memoria ov viame nte affidat a, oltre che al persister e dellopera darte, alla fama pubblica di cui essa gode. 195 Cfr. Pallucchini, p. 118 n. 4: per lo meno curiosa questa affermazione del Pino; non gli era nota la questione d ella precedenza della pittura ad olio, da taluni riferita ai fiammin ghi?; ma vedi Bal dinucci, Vocab s. v. Dipignere a temper a o a guazzo : Un modo di stemperar e i colorj con colla di limbellucci, o gomma arabic a, o altre simili cose viscose e tenaci. Us avasi ne tem pi di Cima bue, e de Gre ci che in quellet dipig nevano, un altro modo di temperar e essi colori, che dallItalia fu portato oltre i monti, e particolarmente in Fian dra (come attesta Carlo Vanm ander pittor fiammingo n el Libro delle Vite de Pittori, chegli scrisse i n quellidioma) e si continu fin tanto che non venne in uso comune il dipignere a olio, inve nzione trovata d a Giovan ni da Brug gia; e fu il rosso delluov o battuto, al quale poi fu aggiunto il lattificcio del fico.... 196 Cfr. Schlosser, p. 208: Il termine ar abesco, che si trova gi nella Hypnerotomac hia , appare qui gi introdotto nel gergo de gli studii; e cos Pallucchini, p. 118, n. 6. 197 Cfr. invece V asari, I, pp. 196 ss. Lespre ssione folle [cio fole , favole, ciancio] fratesch e un s egno proverbiale di quel diffuso sentimento antifratesco che culmin appunto nel Cin quecento. 198 Cfr. n. 23. 199 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 77. 200 Cfr. Alberti, Della Pittura , pp. 105 s.: Niuno dubit i capo et principio di questa arte et cos ogni suo grado a diventar e maestro doversi pre ndere dalla natura; il perficre larte si trover con diligenz a, assi duitate e studioso; Leonardo, f. 31 v.: Molti sono gli omini channo d esiderio et amore al disegno, ma non dis posizione, e questo fia cognosciuto nelli putt i. 201 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 106, Leonardo, f. 31 ss. 202 Pontormo, n. 23 2; nonch Pallucchini, p. 121 n. 1: Concetto not o; il paragone fra la cr eazione uman a e quella divin a risale al concetto del De miurgo platonico. 203 Cfr. Plinio, Nat. Hist., 35, 15; Alberti, Della Pittura , p. 78. 204 Cfr. Plinio, Nat. Hist., 35, 15; Alberti, Della Pittura , p. 78. 205 Cfr. Plinio, Nat. Hist., 35, 15 s.; Alberti, Della Pittur a , p. 78: Diceva Quintiliano che pittori antichi soleano circonscrivere lombre al sole e cos indi poi si truov questarte cresciuta. Sono chi dicono un certo Filocle Egipto e non so quale altro Cleante furono di questa arte tra i primi i nventori. Su Cleofanto vedi G. Lippold, in P WRE [190 0], s. v.: Cleopha ntus ist ltere Konjektur f r den b ei Plin. n. h. XXXV 16 in korrupter Form ( ephantus [B], elephantus [rell.]) berlieferten Name n eines der lteste n Maler. Il volgarizzame nto pliniano del Landino rec a infatti Cleofant o . 206 Cfr. Plinio, Nat. Hist., 35, 56. 207 Notizia non data da Plinio e ma nifestame nte erronea , essendo Cimone fiorito attorno al 500 a. C.; cfr. G. Lippold, in PWRE [19 21], s. v. 208 Il Pino equivoca (cfr. Came sasca, p. 90 n. 17) male intend endo Plinio, Nat. Hist. , 35, 5 8: Alii quoque post hos clari fuere ante LXXXX ol ympiadem, sicut Polygnotus Th asius qui primus mulieres tralucida veste pinxit, capita earum mitris versicoloribus operu it, plurimumque picturae primus contul it, siquidem instituit os adaperire, de ntes estendere, voltum ab antiquo rigore variare ; 59: Vel maior huic auctoritas, siquidem A mphict yones, quod est publicum Graeciae concilium, hospitia ei gratuita decre vere. 209 Per ingenuo vedi pp. 108, 1 10 e note relative. Cfr. Plinio, Nat. Hist. , 35, 60 e 6 2. 210 Cfr. Varchi, n. 41. 211 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 78. 212 Cfr. Plinio, Nat. Hist., 35, 15. Nota bene ch e il Pino traduce se x milibus an norum in seice nto anni . 213 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 78: Di Grecia dicono i nostri translata la pictura dopo le vittorie d i Mar cello.... 214 Cfr. Camesasca , p. 90 n. 4: Lass erzione attinta da Vitruvio [VI I, 9] il quale invero parla di olio misto con cere e colle, quindi non si trattereb be della tec nica oleare classica . 215 Questi artisti non risu ltano aut ori delle opere qui loro attrib uite (cfr. per Androcide O. Rossb ach, in PWRE [1894], s. v.; per Eupompo lo stesso Rossbach, i vi [190 7], s. v. ; per Timante G. Lippold, ivi [1936], s. v.; per Micene lo stesso Lippold, i vi [193 2], s. v.). Tali attribuzioni sono probabilment e frutto di confusione da parte del Pino o delle sue fonti. 216 Lo testimoniano le iscrizioni del ritratto di Chambr y (Paulus De Pinis pict. facie bat 1[5]34) e di quello del medico Coignati agli Uffizi (PAU LUS D. P INNIS VEN. FAC IEBAT AN. XXVIII M[D] XXXIIII); cfr. Pallucchini, p. 15. Si tratta, come lautore chiarisce subito dopo, di una compiaciuta imitazione d egli a ntichi (cfr. anche laltra a proposito dellinga nno de gli anim ali, n. 114). 217 tradizione pliniana (lettera dedicatoria a Ves pasiano d ella Nat. Hist. ). La raccoglie ancora il Dati, nelle sue Vite de pittori antichi (1667), con parole che ser vono di commento al Pino: Anche in quellopere s b en con dotte che fe cero stupire il mondo soleva [A pelle], con titolo sospeso e imperfetto, scriver e Apelle faceva , come se fossero sempre abbozzate n mai finite, las ciandosi un certo regresso alleme nda. E fu atto di gran mod estia ch e quasi sopra tutte scrivesse come se fossero state lultime, e c he, sopra ggiunto dalla morte, non lavess e potute perfe zionare , giacch di radissimo o non mai vi pose Apelle fec e (C. R. Dati, Prose, Lanciano, 1913, p. 48). 218 Laccalorata difes a delluso del cartiglio conferma lim pegno di una posizione p ersonale, piena di buona fe de. Proprio le iscrizioni hanno permesso di salvare le opere del Pino dalla velocit del tem po, an che se con scarso

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vantaggio della sua virt. A proposito della fama degli artisti affidata agli scrittori si ricordino, in tuttaltr o piano, le affermazioni del V asari sulla storia (Proemio de lle Vite, I, pp. 91 ss.). 219 Cfr. Schlosser, p . 208: Pao lo si strenuamente difeso contro il sospetto di luteranesimo; Pallucchini, p. 126 n. 2: Ci sembra ... semplicem ente una battuta viva ce per me zzo della quale il Pino viene a dar ragione alla sua tesi, che ogni artista deve firmare lopera se vuol passar e alla posterit. Lac cenno al luteranesimo toccava un argomento di attualit. Siamo nel 48; la Riforma dilag a in G ermani a e da tre anni s riunito il Concili o di Trento per arrestarn e la diffusion e. 220 Labbinamento evid entem ente estraneo alle polemiche dellAr etino e del Dolce. Per acc enti del pari e nfatici, ma nettamente partigia ni, cfr. la lettera scritta a Michelangelo da A. F. Doni il 12 gennaio 154 3 ( Lettere, Vinegia, 1544, ff.

V s.). 221 Cfr. n. 201. 222 Forse il Pinturicchio (cfr. Pall ucchini, p, 128 n. 5, e Cam esasca, p. 92 n. 9). 223 Giovanni A ntonio De Predis, di cui abbiamo notizie fino al 1522 (cfr. Pall ucchini, p. 128 n. 6, e Came sasca, p. 92 n. 10). 224 Palma il Vecchio, morto nel 1528 (cfr. Pall ucchini, p. 128 n. 7, e Camesasc a, p. 92 n. 11). 225 Cfr. Pallucchini, p. 128 n. 12: Le Genealo gie del B arbaro (Museo Civico C orrer, Prov. Cicogna 51 4) citano un Bernardo di Zaccaria nato verso il 1485 e morto nel 1530, e un Bernardo di Girolamo nato verso il 149 0 e morto nel 1541. Pr obabilmente il Pino si riferisce a questultim o, di cui per non si ha alcunaltra notizia (cos Came sasca, p. 92 n. 16). 226 Che per era gi morto nel 1531. 227 Giulio Clovio, croat o, giunto in Italia nel 15 16 (cfr. Pall ucchini, p. 129 n. 6, e Camesas ca, p. 93 n. 22). 228 Cio il Savoldo, ancor vivo nel 1548, anno in cui lAretino ac cenna alla di lui decrepitudine (Pallucchini, p. 70 n. 4). 229 Il Tintoretto (15 18-94), figlio di Giovanni Battista Robusti , tintore di panni (cfr. Pallucchini, p. 129 n. 8). 230 Paris Bordone, trevigiano (150 0-1571). 231 Cfr. Pallucchini, p. 129 n. 10: Nato a Venezia, oper a, Pa dova; si hanno notizie d ai 151 7; Camesa sca, p. 93 n. 26: Il richiamo del Pino tra i ma ggiori ar tisti del tempo riesce spiegabile solo per c erta cong enialit n ellispirarsi a ma estri bresciani e per la proba bile dim estichez za a Padova oltre che a Venezia. 232 Cfr. Pallucchini, p. 129 n. 11: Stefano dellArzer e, pittore pa dovano, attivo verso la met del Cinquece nto: interessante che il Pino nel 154 8 lo chiami giovane, il c he pu costituire un indizio indiretto per la sua cronologia (cos Camesasca , p. 93 n. 27, che a ggiunge: A proposito della citazione pinia na, vale per lui e con pi fondata supposizione quanto s detto per Dome nico Campa gnola). 233 Artista non ide ntificato (Pallucchini, p. 129 n. 12, e Camesasc a, p. 93 n. 28). 234 Camillo Mantovano, in far paesi e verdure rarissimo (Vasari, V I, p. 318), si trasfer a Venezia nel 1541, d ove mor nel 156 8 (cfr. Pallucchini, p. 130 n. 1, e Cames asca, p. 93 n. 29). 235 Cfr. Pallucchini, p. 130 n. 2: Vitruvi o Buonconsiglio, ... figlio di di Giovanni. .. detto il Marescalco, bandito da Venezia nel 1523, vi ritorn nel 153 9, dove lavor nella b ottega di Bonifacio; cos Camesas ca, p. 94 n. 30. 236 Bonifacio de Pitati, nato a Verona nel 1487 c. e morto a Venezia n el 155 3 (cfr. Pallucchini, p. 130 n. 3, e Camesasc a, p. 94 n. 31). 237 Attivo in provincia e morto prima del 1552 (Pallucchini, p. 130 n. 4, e Cames asca, p. 94 n. 32). 238 Francesco Men zocchi (Forl 15 02 c. -1584), allievo, secondo lo Scannelli, del Pordenone e , secondo il Vasari, d el Genga (cfr. Pallucchini, p. 130 n. 5, e Cames asca, p. 94 n. 33). 239 Cfr. Pallucchini, p. 130 n. 6: Forse Pomponio Amalteo, nato a Coneglia no verso il 149 2 e mort o verso il 15 62; e Camesasc a, p. 94 n. 34. 240 Cfr. n. 219. 241 Il Bronzino tra gli artisti pi in vista alla met del secolo I I (cfr. Cellini). certo curiosa questaffermazione d el Pino a favore del Bronzino: ma da notare c he la battuta mess a in bocca a Fa bio lo straniero, che in tal modo sembra rivelarsi fiorentino, dimodoch Lauro pu accentuare la sua pref erenza per Tiziano (Pallucchini, p p. 130 s. n. 8). 242 Tale aspirazione, c he sembr attuarsi nel Tintoretto (cfr. Borghini [158 4], III, p. 118: Si prese [il Tintoretto] per principal m aestro lopere del divino Mic helagnolo... Laon de egli stesso confess non riconoscere per maestri nelle cose del dise gno, se non gli artefici Fiorentin i; ma nel colorire dice a ver imitato la natura, e poi particolarmente Tiziano ; e C. Ridolfi, Le Mar aviglie dell arte , Venezia, 1648, II, pp. 9 ss.), rivela nel Pino un gusto eclettico (cfr. Schlosser, p. 209: Qui si all ude ad un programma eclettico che pi tardi, nellarte veneziana, giunger a d un sig nificato pratico; Gengaro, op. cit., p. 128; Blunt, op. cit., p 85: In another passage he [il Pino] hints at t he theory of Eclecticism... This is an ide a whic h consta ntly recurs in lat er Mannerist writings ; Pallucchini, p. 131 n. 1: Naturalmente, come stato osservato, lasserzione d el Pino ha un un colore eclettico: in lui infatti non c precis a la coscien za di un superam ento dei due termini dialettici). 243 Schlosser, p. 208, in questa e nellaltra a ffer mazione di p. 126 (e cfr. ivi n. 1) sottolinea la reazione cattolica al luteranesimo (cfr. Pallucchini, p. 131 n. 2: Altra battuta che ... rivela come il Pino insistesse non solo nello scansare, ma anche nello stigmatizzare gli eretici). Camesa sca, p. 94 n. 41, cred e pi proba bile che si tratti di es pressioni tolte dal linguag gio corrente di quegli a nni, nei quali la Riforma stava affer mandosi.

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Espressione ironica (usata anc he dallAriosto nella S atira V I, vv. 34 s., d al Caro e d al Dolce), in cu i peccadiglio vale come il p eccato pi gra ve, cio quello delleresia (cfr. Pallucchini, p. 132 n. 1, e Cames asca, p. 95 n. 2). 245 Premessa forse riferibile anc he ai non pittori dellinchiesta varchiana, che mostrano un certo va ntaggio rispetto ai loro avversari (cfr. le lettere del Tasso, di Fra ncesco da Sangallo, del Tribolo, del Cellini, contro quelle del Vas ari, del

Bronzino e del Pontormo). 246 Il Pino sembra rie cheggiare l e deduzioni filosofiche del Varc hi (Varchi n. 83), senz a tuttavia rinunciar e alle proprie predilezioni stilistiche, che prevalgono subito dopo. Lacuta distinzione di Mic helangelo tra le d eduzioni in universale e le vocazioni soggettive degli artisti trova cos, anc he nel Pino, una nuova conferma , sia pure del tutto inconsape vole . 247 Si torna allargomento della univ ersalit. 248 lo stesso argomento proposto dal Bronzino, e confutato dal Varchi, n. 80. 249 Sulla verit della scultura cfr. Varchi, Bronzino, Tasso, Tribolo, Cellini. 250 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 88: C ome ad vestire luomo prima si disegni a ignudo, poi il circondiamo di panni, cos, dipignie ndo il nudo, prima pogniamo sue ossa et muscoli, quali poi cos copriamo con sue carni che non sia difficile intend ere ove sotto sia ciascuno moscolo. Pallucchini, p . 135 n. 2., osserva: il metodo di cui parla lAlberti... ; forse in uso ancora a Firenz e, ma non c erto a Vene zia. 251 Cfr. Pallucchini, p. 135 n. 3: Il Guglielmotti, Vocabolario m arino e militare , Roma, s. d., alla parola rebuffa , nota: Inversione di alcuna m anovra, che abitualmente si seguisce altrimenti.... Quindi r etrogradare alla rebuffa, a ndare allindietro. Cos anche C amesa sca, p. 95 n. 14. 252 Secondo il modo di scrivere ebraico, cio da destra a sinistra. 253 Cfr. Varchi. 254 Cfr. Varchi, e Vasari, diversa mente da Sangallo, e note relative. 255 Cfr. Varchi, Bronzino, S angallo, e note relative. 256 Cfr. Varchi, Bronzino, Tasso, e note relative. 257 Cfr. Varchi, n. 101. 258 Cfr. Bronzino, Sang allo, e note relative. 259 Cfr. Varchi, Bronzino, Sangallo, e note relative. 260 Cfr. Varchi, Bronzino, Pontormo, e note relative. 261 Cfr. Varchi, Bronzino, e note relative. 262 Cfr. Varchi, Bronzino, Pontormo, e note relative. 263 Questo argomento del restauro non compare tra quelli della disputa varc hiana. 264 Cfr. Varchi, Bronzino, S angallo, e note relative. 265 Cfr. Varchi, Bronzino, Pontormo, e note relative. 266 Cfr. Pallucchini, p. 138 n. 2: Che insomma il Pino, tanto mediocre artista, abbia una visione cos precisa e direi moderna di arte e non arte, tanto da rite nere non pi di die ci i veri pittori dallora, un indizio della sua intelligen za critica. Una intelligen za, tuttavia, fa cile, quan do, come in questo caso, sembr a ispirata al passato e gode del comodo riferimento a personalit e ccezionali (tra cui Ti ziano, Mic helangelo, Giorgione, il Sa voldo). 267 Cfr. Varchi, Vas ari, Bronzino, Pontormo, e note relative. 268 Cfr. Varchi, Vas ari, Sangallo, e note relative. 269 Ritorna largomento della univ ersalit ; cfr. n. 246. 270 Cfr. Varchi, Bronzino, S angallo, e note relative. 271 Cfr. Varchi, Bronzino, Pontormo, Sangallo, e note relative. 272 Cfr. Alberti, Della Pittura , pp. 77 s.: Usai di dire tra i miei amici, secondo la s entenzia de poeti, quel Nar cisso convertito in fiore essere della pittura stato inventore: che gi, ove sia la pictura fiore dogni arte, ivi tutta la storia di Narcisso viene a proposito. Che dirai tu esser e dipi gniere altra cosa c he simile a bbracciare con arte quella ivi superficie del fonte?. 273 Cfr. Vasari, I , p. 101, e IV, p. 98: Dipinse [Giorgione] uno ignudo che voltava le s palle e d aveva in terra una fonte dacqua limpi dissima, nella quale fe ce dentro per ri verberazione la parte dinanzi: da un de lati era un corsaletto brunito, che ser a spogliato, nel quale era i l profilo manco, perch nel lucido di quellarme si scorge va ogni cosa ; dallaltra parte era uno specc hio che drento vi er a laltro lato di quello ignudo; e Ridolfi, op. cit., I, p. 106. Ma il Sa voldo ricerca gli stessi effetti giorgioneschi n el ritratto di Gaston de Foix al Louvre, per cui Pallucchini, p . 140 n., si doman da: Il Pino, scolaro devoto del Savoldo, illustrava soltanto una realizzazione sa voldiana, ritenuta dipe ndente da Giorgione, oppure, con cognizione di causa, d escrive va un autografo di q uestultim o?. Anche Cames asca, p. 97 n. 42, favorevole ad una risposta affermativa. 274 Cfr. n. 30. 275 Si noti come il Pino preferisca confermar e la tradizione antica, avvalorandola con la citazione di Erodoto, piuttos to che aderire ai casi d ella uma nistica Fortuna. 276 il fine dello studio e dell esercizio ; cfr. Alberti, Della Pittur a , pp. 105 s.: Ma non raro advie ne che li studiosi e cupidi dim parare non me no si stracca no ove non sa nno imp arare, che dove li in crescie la fatica ; per questo d iremo in

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che modo si di venti in questa arte dotto. Niuno dubiti capo e principio di questa arte, e cos ogni suo grado a diventare maestro, doversi pr endere dalla natura ; il perficer e larte si trover con dilige nza, assiduitate e studioso.
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Cfr. n. 30. Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 103: Piacerammi sia il pictore, per bene potere te nere tutte queste cose, uomo buon o e docto in buone lettere; e sa cia scuno quanto la bont d e luomo mol to pi vallia che ogni industria o arte a d acquistarsi benivolenza da cipta dini, e niuno dubita la be nivolenza di molti molto allartefice giovare a lode insiem e et al guadag nio; et inter viene spesso che i ric chi, mossi pi d a benivolenza che da mara vigliarsi daltrui arte, prim a danno guadag nio a costui modesto e bu ono, lassando a drieto quellaltro pittore, forse migliore in arte, ma non s buono in costumi. Adunque con viensi allartefice molto porgersi costumato, massime da umanit e facilit, e cos ar benivolenz a, fermo aiuto contro la povert, e gua dagni, optim o aiuto ad bene im parare sua arte. 279 Cfr. Leonardo, f. 44: Sommo difetto de pittori replicare li med esimi moti e med esimi volti e mani ere di panni in una mede sima istoria, e fare la ma giore parte de volti che somigliano al loro maestro, la qual co sa mha molte volte dato admirazione, perch nho cognosciuti alcuni che in tutte le sue figure pare a vervisi ritratto al naturale, et in quelle si vede li atti e li moti del loro fattore; e segli pronto nel parlare e ne moti, le sue figure sono il sim ile in prontitudine; e s e 1 maestro divoto, il simile paiano le figure con lor colli tort i; e s el maestro d a poco, le sue figure paiono la pigrizia ritratta al n aturale; e sel ma estro sproporzionato, le figure sue son simili; e s egli pazzo, nelle sue istorie si dimostra largamente. .. E avendo io pi volte considerato la causa di tal difetto, mi p are che sia da giudicare c he quella anima che reggie e governa ciascun corpo si quella che fa il nostro giudizio inanti sia il proprio giudizio nostr o. Adonque ella h a condotto tutta la figura de lomo, comella ha giudicato quello star bene, o col naso longo, o corto, o camuso, e cos li aferm la sua altezza e figura. Et di tanta potenzia questo tal giudizio, chegli move le braccia al pittore e fagli replicare , s medesimo, pare ndo a e ssa anima che quello sia il vero modo di figurare lomo, e chi non fa come lei faccia errore. E sella trova alcuno che simigli al suo corpo, chellha composto, ella lama e sin namora spesso di quello. Pallucchini, p. 144 n. 1, cita Leonar do, f. 157. 280 Cfr. invece Leonar do, ff. 44 v. s.: D ebbe il pittore fare la sua figura sopra l a regola dun corpo naturale, il quale comunemente sia di proporzione laudabile ; oltre di questo far misurare s medesimo e v edere in che parte la sua persona v aria ass ai o poco da quella a ntidetta laudabile ; e fatta questa notizia, de bbe riparare con tutto il su o studi o di non incorrere n ei med esimi ma ncamenti, n elle figure da lui operate, che nella persona sua si trova[no]. Ma il Pino, pi semplicisticame nte, rinuncia in questo caso ai vantaggi dello studio e punta sui requisiti naturali. 281 Il Pino richiede ora al pittore perfetto tutte le qualit che, in astratto, e gli ha gi richiesto alla pittura. 282 Cfr. n. 185. 283 Cfr. n. 187. 284 Cfr. n. 194. 285 Cfr. n. 195. 286 Cfr. n. 198. 287 Si ricordi come 1Alberti, Della Pittura , pp. 109 s., il Varchi, e il Vasari, I, p. 170 considerino il disegno dai modelli di rilievo un esercizio utile per pass are poi allo studio di quelli naturali . Cfr. Pallucchini, p. 144 n. 5: Limpiego d ei modelli in cera er a in uso nel Cin quecento: il Tintoretto, come noto, ne fe ce un suo caratteristico mezzo di la voro. Anche il Filarete ave va parlato di questo uso, aggiungen do anc he che gli artisti rivestiv ano tali ma nichini con pa nneggi imbevuti di gomma (cos Camesas ca, p. 98 n. 29). 288 Cfr. n. 198. 289 Cfr. Alberti, Della Pittura , pp. 108 s.: Ma guarda non fare come molti, quali imparano dis egniar e in picciole tavolette; voglio te exer citi diseg nando cose gra ndi, quasi pari al ripr esentar e la gr andezza di quello che tu disegni, per che nei pic cioli disegni facile sascond e ogni gr an vizio, nei gr andi molto bene i minimi vizii si ve ggono... C hi sapr ben dipigniere una gran figura, molto facile in uno s olo co lpo potr questaltre cose minute ben formare, ma chi in questi piccioli vezzi e monili ara usato suo mano et ingegnio, costui facile errer i n cose ma ggiori. 290 Cfr. Schlosser, p . 210: Molt o significativo per lambie nte veneziano... lalto appr ezzamento che viene attribuito ancora al v ecchio paesa ggio dei Paesi B assi, la cui salv atichez za fortemente rilevata fin da allora esercit sempre un forte fascino esotico sul modo di sentire italiano, cos diverso. Nello stesso tempo Francisco dHollan da, nonostante la sua origine nordica e forse proprio per questa, si f a portavoce del nascente ma nierismo e releg a quello in soffitta; Pallucchini, pp. 47 s.: Questa digressione sul pa esaggio certo uno dei pa ssi pi notevoli del Dialog o del Pino: testimoniando la pien a compre nsione critica del gusto paesistico ch e la pittura ve neta era andata svolgen do da Giorgione in poi, e nello stesso tempo qualifican do il carattere di tale tradizione risp etto a quella fiamming a. Cfr. anche il be n diverso cen no svaluta tivo ai pae si todeschi in Vas ari. 291 Con questa asserzione, c he lo S chlosser, p . 210, ritiene strana, il Pino intend e forse sottolineare la difficolt di fingere il giar din del mondo, e cos av valorare i p aesi miracolosi di Ti ziano 292 Cfr. Schlosser, p . 210: Qui i l Pino tr ova occasione di p arlare nuovame nte del suo maestro Savoldo, i cui effetti atmosferici, che noi ancora am miriamo,... v engono ass ai giustamente messi in evidenza. a ppunto un cam po in cui i Paesi Bassi del nord e del sud ma nifestano la loro somiglianza ; Pallucchini, pp. 145 s. n. 4: Il Pino non si ren deva conto che an che i fia mming hi avevano avuto la loro parte nella formazione del gusto paesistico savoldesco.

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293

Cfr. Pallucchini, p. 146 n. 1: Gi lAlberti consiglia va luso dello specc hio per trovare me nde nei quadri [ Della Pittur a , p. 100: E saratti ad conoscere buono giudice lo spec chio n so come le cose be n dipinte molto abbino n ello specchio grazia ; cosa m aravi gliosa come ogni vizio della pittura si manifesti diforme nello specc hio. A dunque le cose prese dalla n atura si emen dino collo specchio]. L eonardo... consiglia al pittore lus o dello specchio per qualsiasi soggetto [f. 132: Quando tu voi vedere se la tua pittura tutta insieme ha conformit co la cosa ritratta di naturale, ab bi uno specchio, e fa vi dentro spec chiare la cosa vi va, e parangona la cosa s pecchiata co la tua pittura, e considera bene s el subbietto de luna e laltra similitudine h a conformit insieme . E sopratutto l o specchio si d e pigliare per suo maestro, cio lo specchio pia no, imper ch e su la sua superfizie le cose ha nno similitudine co la pittura in molte parti: cio tu vedi la pittura fatta sopra un pia no dimostrare cose c he paiono rilevate, e lo sp ecchio sopra un piano fa 1 medesimo...]. Ma delluso di cui parla il Pino non conosciamo altra tradizione. 294 Cfr. Leonardo, f. 35: E se tu ti scusassi [di guard are pi al gua dagno che allarte] co e figliuoli, che te li bisogna nutrire, picola cosa basta a quelli, ma f a chel nutrimento sien o le virt, le quali sono fedeli ricc hezze, perch quelle non ci lasciano se non insiem e co la vita . 295 Cfr. Varchi, n. 156. 296 Si noti il parallelismo, consueto al Pino, tra laneddoto antico e il moderno. E si ve dano Schlosser, p. 209: Una storiella simile riportano le vecchie guide di Ferrara, riguardo ad un quadro di Carlo Bononi; e Pallucchini, p. 147 n. 3: Laneddoto ricordato dal Pacheco, Arte de la pint ura , 1649 [ed. Madrid , 1956, II, p 151] a riprova della sua tesi c he le ombre non devono e sser forti , specialme nte nei ritratti di donne e bambini [En lo cual qued v ncido Paulo Pino , italiano, retratando una see ora que, acerc ndose, su ma dre le dixo: Ma estro, esta ma ncha debaxo de la nariz no la tiene mi hija. Respon di el Pino: Mediante la luz se causa esta sombra del relievo de la nariz. Dixo entonces la vieja: Cm o puede ser que la lumbre haga sombr a? Confuso el pintor replic: Es to, seora, es otra cosa que hilar. Ella, dando una palma dica en el rostro de la moza (como hacie ndo burla dl), dixo: Y esta es otra cosa que pi ntura. No veis que en ta n linda cara no ha y un lunar, cmo habr m ancha tan grande y negra? ]. 297 Cfr. Leonardo, f. 32: Lin gegnio del pittore vol esser a similitudine dello spec chio, il quale sem pre si tra smuta nel colore di quella cosa chegli ha per obbietto, e di ta nte similitudini sempie , quante sono le cose ch e li sono contraposte. Adunque, conoscen do tu pittore non poter essere bono se non sei univ ersale m aestro di contraffare co la tua arte tutte l e qualit delle forme ch e produce la natura, le quali non saprai f are se non le vedi e ritrarle nella mente ; onde, andando tu per campagne, fa ch el tuo giudizio si volti a varii obbietti, di ma no in ma no riguardare or questa cosa or quella, facendo un fascio di varie cose elette e scielte infra l e men buone. E non far come al cuni pittori, li quali, stanchi co la lor fantasia, dismetton lopra e f anno es sercizio co landar e a spasso, riserb andosi una stanc hezza nella mente la quale, non che veglino por mente a varie cose, m a spesse volte, incontran dosi negli amici o parenti, essendo da quelli salutati, non che li vedi no o sentino, non altrimenti sono cognosciuti come se li scontrassino. 298 Cfr: Alberti, Della Pittur a , p. 103: P iacemi il pittore sia dotto in quanto e possa in tutte larti liberali; e Pallucchini, p. 148 n. 3: Il conc etto rinascimentale del pittore enciclopedico e versato nelle altre arti risale a Vitruvio. 299 Le opere del Drer ( Underweysung der Messun g ..., Norimberga, 1515; Etliche Underricht v on Befesti gung der Stett, Schloss un d Flecken , ivi, 1527; Vier Bcher vo n menschlic her Pro porti on , ivi, 1528) furono s ubito tradot te in latino (rispettivamente: la prima nel 1532 e 1 535 a Parigi, la seconda ancora a Parigi nel 1535, e la t erza a Norimb erga nel 1528, 1532, 1 534, e a Parigi nel 1535, 1537, 1557; cfr. Sc hlosser, p. 236).
300 301 302

Cfr. n. 6.
Qui il Pino all ude, naturalmente , al De Re Aedificat oria .

Pallucchini, p. 148 n. 6: Il passo costituisce una fonte notevole per il Pordenone (cos anc he Camesas ca, p. 98 n. 48). 303 Pallucchini, p. 148 n. 7, considera an che questa una testimonia nza autorevole (e cos Camesasca, p. 98 n. 48). Si veda anche Vasari, V, p. 565: Non fu, secondo che molti affermano, la prim a professione di Sebastiano la pittura, ma la musica; perch, oltre al ca ntare, si dilett molto di sonar varie sorti di suoni, ma sopra il tutto il l iuto, per sonarsi in su quello stromento t utte le parti senzaltra comp agnia: il quale esercizio fece costui essere un tempo gratissimo a gentiluomini di Vinezia, con i quali, come virtuos o, pratic sempre dimesticam ente. 304 Sul Bronzino letterato vedasi anc he la lettera (da noi gi riprodotta in Varc hi nota 157) indirizzata a lui e al Tri bolo dal Varc hi, il primo mag gio 153 8, da Padova. 305 Conosceva il Pino le Vite del Vasari non a ncora stam pate? certo che nel ma noscritto esse erano alm eno in p arte note, fin dal 1547, a Paol o Giovi o e ad Annibal C aro (cfr. le loro rispettive lettere al Vas ari in d ata 10 e 15 dicembre di quellanno, in K. Fre y, Der literarische Nachl ass Gior gio V asaris , Mnche n, 1923 -30, I, pp. 209 s.). Il giudizio del Pino sembra comunque troppo va go per ac creditare una conoscen za diretta. Quanto alla ca ndidezza, cio sc hiettezza e naturalezza d ello stil e nota ricorrente ed e vidente aspirazione d el Pino scrittore; cfr. p 96 e n. 8 , curiosa la coincidenz a di tale qualificazione con quella es pressa dal C aro nella lettera sopra citata: Parmi an cora be ne scritta [lopera del Vasari] e purame nte e con belle avvertenz e... In unopera simile vorrei la scrittura apunto come il parlare. E questa cos ver amente , se non in pochissimi lochi, i quali, rilege ndo, a vvertirete subito, e semen deranno facilme nte. Per una diversa interpret azione d el dir c andido cfr. A. M. Brizio, La prim a e la secon da edizi one delle V ite , in Studi Vasaria ni. Atti del Conve gno inter naz. per il IV centenario della prim a edizione delle Vite del Vasari , Firenze, 1952, pp. 85 s.

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Menzionato anc he dal Dolce, n . 59: Silvestro, ec celle nte musico e sonatore del Doge , il quale dise gna e dipinge lodevolmente... . Cfr. Pallucchini, p. 149 n. 3: Silvestro Ganassi detto dal Fontego, ber gamasco..., lautore della Fontegara , Venezia, 1535, trattat o per il flauto ecc., e della Regola rub ertina , Venezia, 1542-43, trattat o per la viola: cio dei due primi trattati italiani p er linseg namento di strumenti a fiato ed a corda ; cos anc he Cam esasca, p. 98 n. 53.
307 308

Cfr. n. 271.

Scherma (Pallucchini, p. 150 n. 2). 309 Cfr. i giochi, per ni ente mon dani, raccoma ndati ai pittori da Leonar do, ff. 36 v. s., per te nere locchio in esercizio.
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Cfr. Leonardo, f. 32, riprodotto nella n. 297.

Il Pino specifica le esigenze culturali, pi generiche nellAl berti, Della Pittur a , pp. 103 ss. 312 Il Pino sembra qui acce nnare ai soli mezzi per trovar poesie e istorie da s , ricorrendo an che alle fonti antich e. 313 La Physiog nomonica , una delle sezioni prin cipali del dialogo del Gaurico, op. cit., pp. 152 ss., d istruzioni per la rappres entazione figurativa dei caratteri, se condo precise corrisponden ze fisiopsichic he. 314 Il Pino ripete lerrore dellAl berti, De Pictura, Basilea, 1540, p. 77, che pren de per un pittore un Demos dipinto da Parrasio (cfr. Plinio, Nat. Hist., 35, 69: Pinxit [Parrhasiu s] Demon Athe niensium ar gumento quoque ingenioso; Janitsche k, L. B. Albertis kleinere ku nsttheoretisc he Schrifte n , Wien, 1877, p. 24 1 n. 50; L. Mall, i n Alberti, Della Pittur a , pp. 93 s. n. 1). 315 Anche il Vas ari consiglia ai pittori di sprovincializzar si e considera nocivo perfino un soggiorno troppo prolungato a Firenze (Vita del Peru gino , III, pp. 567 s.). 316 Il Pino sembra qui raccoman dare i sistemi usati, a ppunto su un piano intern azionale, da Pietro Aretino. 317 Sullavarizia cfr. S angallo. A questo vizio, lamentato anc he dallAl berti e da Leonardo, il Pino ne aggiun ge altri pi

mondani. 318 Cfr. Alberti, Della Pittura , pp. 103 ss., che si limita a ra ccoman dare al pittore di esser e buono, di suscitare la benevolenza e di dilettarsi de poeti e del li oratori. 319 Cfr. Leonardo, f. 20 v.: Il pittore con gran daggio siede di nanzi alla sua opera ben vestito e move il le vissimo pennello con li vag hi colori, et ornato di vestimenti come a lui piace. 320 Cfr. Alberti, Della Pittura , p. 103, riprodott o nella n. 3 a p . 133, che insiste sulla bont e sui buoni costumi, mentre il Pino punta piuttosto sulla dignit della tecnica professionale. 321 Cfr. Pallucchini, p. 153 n. 1: il primo il Pin o a parlare di questa g ara tra Tizia no e Palma il Vec chio. Il P alm a era membro della Scuola di S . Pietro Martire dei SS. Giovanni e Paolo e come tale firm una lettera nel 1525, indirizzata ai capi del Consiglio dei Dieci, p er ottenere c he lin carico per il qua dro dellaltare della Scuola fosse conferito ad un valoroso artista... Il Ridolfi, op. cit., I, p. 167, cita come concorrenti, oltre che Tiziano e Palma, a nche il Pordenone: lo Scannelli, Il microcosmo della pittura , Forl, 1657, p. 217, dice di aver visto in una collezione privata bolognese tre abbozzi d ei tre artisti: del resto al Ga binetto dei Dise gni degli Uffizi si conser va il disegno del Pordenone per tale soggetto. 322 Cfr. gli stessi avv ertimenti n el Sangallo. LAlberti, Della Pittura , p. 113, pi fiducios o nelle virt dellartista: Et ancora poco mi pare da dubitare c he li in vidi et detrattori nuocano alla lode del pittore; se mpre fu al pittore ogni sua lode palese et sono alle sue lodi testimoni cose quale be ne ar dipinte. Adunque oda cias cuno et imprima tutto, bene pensi et bene seco gastighi, e quando ar udito ciascuno cred a ai pi p eriti. 323 Cfr. le critiche di Leonar do, f. 20 v., alla poca dig nit dello scultore: Lo scultore nel fare la sua opera f a per forza di braccia e di percussione... con esser cizio mecca nichissimo, a ccompa gnato spe sse volte da gra n sudore composto di polvere e con vertito in fango, con la faccia impastata e tutto infarinato di polvere di marmo, ch e pare un fornaio, e coperto di minute scaglie, che pare li sia fioccato adosso. 324 Cfr. liniziale saluto di Fabio al veneziano Lauro. 325 Cfr. i simili avvertimenti d ellAlb erti, Della Pittur a , p. 81, e di L eonardo, ff. 34 v. s. 326 Solo a questo si riduce, per il Pino, lincertezza della fortuna, i cui ostacoli sono molto pi sensibili ai coevi toscani (basti pe nsare ai casi cos frequente mente lament ati nelle Vite vasariane) . 327 Si ricordino le preced enti b attute di clima controriformistic o. 328 Mentre l Alberti, Della Pittura , pp. 103 ss., e Leonar do, s. 31 ss., consider avano gli inse gnamenti d a impartire agli apprendisti sotto un aspetto obbiettivamente te cnico, il Pino si preoccupa, per probabile sugg estione controriformistica, di un rapporto moralmente e ducativo. 329 Cfr. Plinio, Nat. Hist., 35, 76: Ipse [Pam philus] Mace do natione, s ed primus in pictura omnibus litter is eruditus, praecipue arith metica et geometria, sin e quibus ne gabat artem perfici posse, docuit nemine m talento minoris annuis denariis D , quam merce dem et Apelles et Melanthius de dere ei; Alberti, Della Pittura , pp. 103 s.: Piacemi la sententia di Panfilo, antiquo et nobilissimo pittore dal quale i giovani nobili cominciarono ad imparar e dipigniere . Stimava niuno pittore potere bene dipigniere s e non s apr molta geometria. Il modo stesso di inter pretare l a fonte pliniana conferma la divers a proble matica morale d el Pino (cfr. la nota pre cd.). 330 Di questo discepolo del Pino non ci sono rimaste notizie, Pallucchini, p . 156 n. 1; e cos Came sasca, p. 100 n. 1.

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