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Alessandro Brunello

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Elaborato per lesame di Semiotica della cultura e delle scienze sociali a.a. 2011/2012

La valle significante
Brevi discorsi semiotici sul conflitto no-tav in Val di Susa: tra testi, pratiche e corpi

Introduzione
Il nostro intento con questo lavoro consiste nellabbozzare una traccia di analisi di quello che lo spazio che allinterno della nostra comunit culturale dedicato alle recenti vicende della realizzazione del progetto della linea ferroviaria ad alta velocit in Val di Susa. Il nostro approccio intende farsi carico della forza del discorso politico, muovendo lo sguardo soprattutto su come le attivit linguistico-comunicative, cos come le pratiche dei movimenti intese in senso strettamente semiotico, agiscano sul reale, forti dellidea della performativit del linguaggio [Landowski 1989]. Altro nostro punto di partenza, invece, consiste proprio nellidea di un approccio che tenga conto di quella che possiamo considerare la funzione critica della semiotica, nel senso di esame sospettoso della cultura sociale [Marrone, saggio in Pozzato 2010, pg 67]. Nel complesso, affrontando questo lavoro, ci venuto incontro tutto lapparato teorico messo in piedi con quella disciplina che chiamiamo sociosemiotica, che muove i suoi passi, per dirla con Landwoski, dalla necessit di considerare il reale come laltra faccia del testuale [Pozzato 2010, pg 72] Chiave , perci, anche lidea di semiosfera, cos come descritta da Lotman [cfr. Lorusso 2010] ricalcando lidea di biosfera in ambito biologico. Stiamo parlando di un grande contenitore, meccanismo culturale in cui si svolgono gli atti e le trasformazione della cultura stessa. Un ambiente unitario e organico, nel suo complesso significativo. Un universo movimentato, con frizioni interne, pressioni esterne, invenzioni destabilizzanti, contatti difficili [Lorusso 2010, pg 83]. Il corpus prescelto, infine, estremamente variegato nelle sostanze (dellespressione, per dirla con Hjelmslev) ma decisamente omogeneo nella forma (del contenuto). Infatti la selezione avvenuta in base alla ricerca di ricorsivit e ripetizioni di quei tratti formali che danno luogo a isotopie rilevanti e quindi creano interessanti effetti di senso, perch la specificit semiotica sta nellindividuare le relazioni tra morfologie e assiologie [Lorusso 2010, pg 100]. Perci ci si ritrovati a dover passare dalla testualit tradizionale di alcuni articoli di quotidiani nazionali a quella meno standard di alcuni spezzoni video di un reportage, sempre giornalistico, di Servizio Pubblico. E questo senza voler fare, in alcun modo, unanalisi del discorso giornalistico. Ma, evidentemente, trattando, in qualche modo, di sociosemiotica, possiamo dire che la sua specificit non sta nel tipo di oggetti che sceglie [..] piuttosto, nel tipo di interessere con cui [questi studi] si accostano agli oggetti prescelti [Lorusso 2010, pg 144].

Larena mediatica
Le premesse del caso Cercando di descrivere la semiosfera riguardante i fatti della val di Susa, in quella che possiamo definire cultura mainstream, abbiamo scelto per comodit dapproccio, completezza relativa ed esaustivit tematica di limitarci a prendere in considerazione un corpus ridotto di articoli giornalistici, pubblicati in rete dapprima e su carta successivamente, da parte delle due maggiori testate nazionali (Repubblica e Corriere). La scelta ricaduta sulle date specifiche del 22-23 luglio di questanno per diversi motivi: prima di tutto per dare omogeneit allanalisi, in quanto prendendo date diverse avremmo avuto a che fare anche con fatti e quindi probabilmente configurazioni discorsive diverse, valorizzazioni differenti che nel complesso avrebbero potuto contribuire a creare una sfera pubblica disarticolata. Ci non toglie che per unanalisi effettivamente completa sarebbe stato necessario prendere in considerazione archi temporali pi vasti, ma per questioni sia di spazio che di tempo si scelto invece di affidarsi alla rappresentativit e significativit del corpus scelto; infatti, in secondo luogo, gli articoli sono stati selezionati per il loro essere i pi recenti allinterno della vasta genealogia della lotta no-tav, gli ultimi in ordine di tempo, in cui, appunto per questo, agiscono giocoforza in pressione tutti gli avvenimenti e le configurazioni passate che premono sia sulla produzione del discorso giornalistico sia soprattutto sullattivit interpretativo-valutativa di un destinatario appartenente alla cultura contemporanea [cfr Eco 1968, pg 93-94], in particolar modo per il lettore medio delle testate giornalistiche, per il quale i termini no-tav, val Susa e Torino-Lione, per fare degli esempi, appartengono a categorie ben presenti e cariche di accumuli semiotici e massmediatici ben precisi; lultimo punto che ci ha spinti a tale scelta consiste nella significativit del momento, data dalla presa di posizione netta, attraverso le dichiarazioni alla stampa, dellattuale ministro degli interni Cancellieri, stimolata ovviamente dai fatti accaduti in valle (ossia il ferimento del capo del reparto digos di Torino, suo diretto sottoposto). Tali dichiarazioni particolarmente alte nei toni, pur non essendo n le prime n di certo le ultime, rappresentano un innegabile momento topico di definizione e ridefinizione della sfera valoriale, dei rapporti di forza e dellevoluzione del conflitto, oltre a suscitare, come vedremo nella seconda parte del nostro lavoro, la diretta risposta di parte dei comitati della valle. La nostra intenzione, in questa prima parte, perci descrivere lo stato attuale dellarte di quelli che possiamo definire i processi di costruzione del senso comune (il common sense di Geertz) riguardanti la lotta no-tav. Processi che sono dati dallincrociarsi delle scelte propriamente semiotiche delle istituzioni di governo (nazionali o locali), delle loro derive interpretative da parte giornalistica e delle scelte proprie delle testate. Facendo ci abbiamo ritenuto necessario esulare dallanalisi dei testi tutte le marche giornalistiche, in un certo modo cercando di leggere, attraverso anche un controllo incrociato sulle due testate, andando oltre ai processi dinterpretazione e argomentazione di chi ha scritto larticolo, per cercare cio di bypassare lenunciazione giornalistica con tutte le sue peculiarit del caso (per quanto possibile almeno) per tentare di ricostruire invece lenunciazione prima, che sia quella da parte governativa o

semplicemente di alcuni soggetti politici, che poi ci che va a porre le basi per la costruzione sociale dei significati, essendo questi soggetti propriamente sociali riconosciuti e autorizzati; fermo restando che poi laccumulo di testi del genere a definire ci che cerchiamo qui di indagare: la sfera pubblica, il senso comune, di una determinata comunit culturale. Nel fare ci dedicheremo particolare attenzione alle modalit di trasposizione sul piano mediatico di quello che rappresenta il conflitto in corso nella valle, ossia ci incentreremo (e da qui anche lintenzione di glissare sulle marche giornalistiche) sulle dichiarazioni delle parti in causa, dalle scelte lessicali ai processi di attribuzione identitaria, ossia ricercheremo nelle produzioni discorsive delle parti sociali tutti quei tratti formali che ci mostrano come si intende, da una parte o dallaltra, gestire, controllare o giustificare il conflitto in corso. Il conflitto e lattribuzione di identit Gli articoli presi in considerazione sono usciti rispettivamente sulledizione locale (Torino) di Repubblica (22/07/2012), su quella nazionale (sempre 22/07/2012) dello stesso quotidiano e sul corrispettivo del Corriere della sera (23/07/2012). Come primo approccio ai testi ci sembra proficua una comparazione tra i titoli, i sottotitoli e gli occhielli (uno solo invero) dei diversi articoli, fermo restando, come dichiarato precedentemente, che ci che ci interessa non tanto rilevare analogie e differenze di trattamento del tema da parte delle tre diverse testate (non corretto dal punto di vista formale assimilare ledizione locale a quella nazionale di Repubblica, trattandosi appunto di enunciatori ben diversi), bens capire come queste collaborino e corroborino alla definizione di quel gi detto che costituisce il sapere comune condiviso sulla tematica, il suo universo valoriale e il suo posizionamento allinterno di una determinata comunit culturale Torino.repubblica.it OCCHIELLO Repubblica.it Corriere.it
Tensione dopo gli scontri di sabato notte. Casini (UDC): atti figli di (cattivi maestri). Cicchitto (PDL): (squadrismo) di sinistra

TITOLO

TAV, IL MINISTRO CANCELLIERI "VIOLENZA ALLO STATO PURO"

TAV, BERSANI: "LA TAV, NON DISSENSO MA POLITICA AFFRONTI IL VIOLENZA PROBLEMA" CANCELLIERI: "NON DISSENSO, MA VIOLENZA PURA"
Secondo il leader del Pd "sono atti che hanno a che fare con il tema della democrazia". La condanna del ministro dell'Interno che assicura: "Li [isoleremo] con [fermezza]". Casini: "Troppi (cattivi maestri)" La (sicurezza) Il sindaco Fassino: il governo garantisca adeguato dispiegamento di forze dell' ordine Il dissenso Di Pietro (Idv): il dissenso sacrosanto ma la violenza, senza se e ma, va condannata L' [indignazione] del ministro Cancellieri. Bersani: la politica dia un segnale

SOTTOTITOLO

"Sono [indignata] - dice in una nota - per la notte di (guerriglia scatenata) dai (gruppi violenti di antagonisti) in Val di Susa; [solidale] con le Forze dell'ordine ; ferma nel garantire che lo Stato [non] si far [intimidire]"

Ci che naturalmente salta allocchio come primo elemento ovviamente il titolo, che non per niente possiede il compito di veicolare le informazioni principali e gli elementi essenziali della notizia, nonch di attirare lattenzione del lettore rispetto alla massa di informazioni con cui in diretta concorrenza. Ci implica che gli elementi presenti in esso acquistano particolare rilevanza e significativit. Nei tre titoli quindi, come evidenziato in tabella, notiamo come maggiore visibilit venga data alle dichiarazioni del ministro e in particolar modo come spicchi la ricorsivit del termine violenza abbinato ad aggettivazioni che portano il lessema ai sui massimi gradi di espressione (allo stato puro, pura). Nel caso del Corriere il concetto viene invece ribadito attraverso s laffermazione di violenza, ma passando per la negazione di dissenso, quasi a voler instaurare una categoria per la quale i termini in questione siano esattamente i contrari e quindi incompatibili secondo una certa prospettiva. E per importante osservare, al di l della maggior visibilit che il Corriere ha scelto di dargli, come questo passaggio sia stato introdotto dal ministro stesso e che pure gli altri articoli lo riportino nel corpo dellarticolo. Un altro appunto, invece, merita il fatto che tutti e tre i titoli aprano, attacchino, con la parola tav. Questo termine, che ovviamente vuole essere introduttivo ed indicativo dellargomento trattato dal testo attivando nel destinatario tutte quelle configurazioni tematiche e valoriali che largomento implica (al lettore medio), svolge in pratica il ruolo di categoria, in ambito di web 2.0 lo definiremmo un tag. Ma in quanto tale importante osservare come la sua scelta sia tuttaltro che una scelta neutra, come non lo mai la lessicalizzazione di una categoria o la scelta di un determinato tag anzich un altro. Infatti scegliere tav ben diverso, come osserviamo applicando il principio della prova di commutazione (con Barthes, per distinguere ci che significante da ci che non lo [Lorusso 2010, pg 132]), che scegliere val di susa, chiomonte od ovviamente no-tav. Chiaramente si tratta di spostamenti millimetrici di significato che di certo non possono, non devono e non vogliono rappresentare nessuna scelta di campo da parte dellenunciatore, ma inevitabilmente introducono prospettive, punti di vista e meccanismi di identificazione parzialmente diversi: si tratta infatti pur sempre di affermare un termine che ne nega altri; ad esempio scegliere val di susa avrebbe implicato di focalizzare la prospettiva pi sulla valle in quanto tale, con tutti i suoi elementi, dai valligiani al cantiere, che sulla costruzione della linea e del treno in s stessi e al di l di qualsiasi territorialit. Proseguendo nella comparazione e raccolta di ridondanze, emerge come si possano distinguere almeno due diversi ambiti lessicali che agiscono diversamente sul piano del significato, come sottolineato in tabella. I termini che abbiamo evidenziato tra parenti tonde rispondono a ben precise strategie interpretative; guidano, cio, il destinatario a una ben precisa definizione dellidentit di determinati soggetti coinvolti nel conflitto: sono tutti termini che associano cio il movimento notav, o parte di esso, a un tema in qualche modo bellico. Che sia guerriglia, gruppi violentio antagonisti, si tratta di lessemi che vanno a definire una delle parti in conflitto come aggredente (guerriglia scatenata da.. minaccia), violenta (gruppi violenti squadrismo), manovrata ed

estranea, portatrice di alterit (cattivi maestri antagonisti). Si va cos quindi a delineare unisotopia bellica che per forza di cose permea tutta la vicenda no-tav degli ultimi anni, anche se spesso, come vedremo successivamente, viene completamente ribaltata di segno. Inoltre tutti i termini portati cos in evidenza svolgono, giocoforza, un innegabile ruolo patemizzante in senso negativo, essendo praticamente tutti intesi in accezioni altamente disforiche e quindi disforizzanti gli elementi a cui vengono abbinati. Con le parentesi quadre abbiamo invece sottolineato i termini che riteniamo vadano a delineare la semiosfera dappartenenza dellaltra parte in conflitto: fondamentalmente il governo, la polizia e le istituzioni responsabili dellopera e della sua difesa. Abbiamo cos lindignazione del ministro e quindi del governo come reazione emotiva patemizzante di fronte ai fatti accaduti, reazione che sembra voler instaurare meccanismi didentificazione (la reazione pi naturale di fronte a violenze gratuite non pu che essere lindignazione) nei destinatari, cos come il suo essere solidale con le forze dellordine. Dopo questi momenti dalleffetto patemico, troviamo uneffettiva risposta di difesa allaggressione: non si far intimorire li isoleremo con fermezza, che lasciano intendere un ruolo pi attivo, ma sempre di difesa e contenimento. Se adesso, una volta fatto un primo screening dei titoli, passiamo ad osservare gli elementi principali degli articoli veri e propri troviamo uninteressante conferma e sottolineatura di quanto emerso fino a ora; al di l delle differenza dapproccio, stilistiche, tematiche e interpretative dei singoli testi, infatti, emerge una semiosfera comparabile che va a definire un sentire comune massmediatico con alcuni tratti ben definiti e riconoscibili; in pratica, ci che vogliamo indagare quel attante collettivo, soggetto fra i soggetti, che come tale fa, condiziona, entra in conflitto [..] quale da intendersi lopinione pubblica secondo Landowski [cfr Lorusso pg 141]. Leggendo i tre articoli infatti emerge come il macroraggruppamento utilizzato come griglia per i titoli possa essere utilizzato anche per i testi, che altro non fanno che espandere quanto sintetizzato nella parte superiore, differenziando gli enunciatori empirici (tutto larco istituzionalepolitico, da Bersani a Cicchitto, passando per Casini e Di Pietro) ma facendo emergere sostanzialmente un enunciazione unica condivisa: oltre ai gi citati violenza, antagonismo, guerriglia e squadrismo troviamo problematicit (Bersani), insurrezionalismo anarchico sequestro frange istigazione, ovviamente sempre in riferimento allarea no-tav. Si va delineando cos un movimento valligiano che, a maggior ragione dopo i recenti avvenimenti, si tinge di toni foschi: la lotta no-tav diventa (semioticamente, attraverso le trasformazioni di significato innescate in questi testi) violenta; una violenza che risponde a queste definizioni: di frange, e quindi minoritaria; organizzata, ossia intenzionale e premeditata; gratuita, cio immotivata e non giustificata; totalizzante, che sfrutta un movimento sequestrato; antagonista, cio in opposizione per principio; antidemocratica, cio che si oppone a scelte democratiche. Infine, come logica conseguenza di tali valorizzazioni, si delinea una posizione da parte delle autorit che non pu esimersi da contrastarli divedendo i presunti buoni dai presunti cattivi (vanno isolati) e neutralizzarli attraverso la scure della giustizia (che essa avvenga tramite processo giuridico o processo mediatico qui indifferente, essi vanno condannati).

Ugualmente anche il secondo raggruppamento, quello che definisce la sfera dappartenenza dellaltra parte in conflitto, ricalca, definendolo nei dettagli, quanto emerso dallanalisi dei titoli: se come prima cosa per il governo si tratta di mostrarsi indignato e solidale, subito dopo si passa alla reazione; difatti lo Stato non si far intimorire da gruppi di teppisti, reagir con fermezza e professionalit e, forte del suo essere dalla parte della democrazia, dovr garantire la costruzione e la sicurezza di un opera decisa democraticamente, trattandosi di un progetto di interesse strategico. Da notare il cortocircuito che si instaura nel momento in cui, per, da parte del ministro, viene ribadito il proprio compito di garantire, oltre alla costruzione dellopera, anche le manifestazioni pacifiche. E naturale che da parte di uno stato democratico il diritto al dissenso venga difeso, ma daltra parte su questo fronte si apre unevidente contraddizione: che senso pu avere, specie dalla prospettiva delle contestazioni, avere il permesso di affermare la propria opposizione allopera e contemporaneamente, dallaltra parte, vedersi negata assolutamente qualsiasi possibilit concreta di realizzare questo desiderio? Osservando da un punto di vista attanziale la questione, troviamo un soggetto cui gli si permette di modalizzarsi secondo il voler fare (voler non fare per la precisione), negandogli categoricamente per qualsiasi poter fare (poter far che non), impedendo cos la realizzazione di qualsivoglia programma narrativo e suscitando cos uninevitabile senso di frustrazione. Ovviamente questo punto apre tutta una serie di questioni che non il caso di trattare in questo contesto, ma che riguardano appunto quella linea di tensione costante tra lessere decisa democraticamente e di interesse strategico dellopera; sarebbe necessario risalire agli effettivi processi di coinvolgimento delle territorialit, allapertura o meno dei processi decisionali e alla diffusione di informazioni reali, dal piano di concertazione a tutti quegli elementi che poi dovrebbero aver determinato o meno leffettiva democraticit della decisione sullopera. Vedremo ora come effettivamente si pongono i movimenti valligiani di fronti a tali prese di posizione.

La contro-arena mediatica
La galassia no-tav I documenti presi in esame sono stati entrambi pubblicati su notav.info, un sito di aggregazione di notizie e informazioni riguardanti il movimento no-tav afferente ad alcuni comitati della valle. Prima di passare ad analizzare i testi necessario premettere che si tratta di una galassia, quella no-tav, estremamente variegata e dalle diverse sfaccettature, con una partecipazione eterogenea e composita. Effettivamente cercare di darne descrizione generiche e generali decisamente difficoltoso e non un caso che non si parli quasi mai di un comitato unico ma di una coalizione tra diversi e differenti. La nostra scelta non pretende quindi di essere rappresentativa, bens quel che per noi conta per che essa sia significativa nellambito dellanalisi. Anzitutto il sito notav.info e la parzialit a cui si riferisce abbastanza unanimemente riconosciuto come quello o uno di quelli pi diffuso nellambito, anche nei corrispettivi account facebook o di altri social network, oltre ad essere sempre uno dei pi rapidi a commentare e aggiornare le proprie pagine.

In secondo luogo, nel caso specifico, entrambi i documenti selezionati hanno la particolare e per noi estremamente interessante caratteristica di essere stati pensanti in diretta risposta alle polemiche dei giornali dopo i fatti presi in esame con gli articoli precedenti e, addirittura, uno dei due vuole proprio essere la diretta risposta alle dichiarazioni del ministro stesso dopo il ferimento dellagente digos. La passeggiata e la resistenza Il primo documento, pubblicato il 22 luglio, quindi come effetto diretto delle polemiche dilagate in quella giornata, evidentemente stato progettato e realizzato rapidamente e per rispondere a evidenti esigenze chiarificatrici rispetto alle vicende della notte di sabato. Il titolo Passeggiata notturna Ci risulta che... ha un chiaro intento demistificatore e puntualizzante: il termine usato passeggiata intende proprio sminuire la forte carica violenta e bellica diffusa dalle dichiarazioni del governo e del mondo politico, trasformando quella che era stata definita guerriglia e assalto in una normale camminata serale. Gi da queste piccole marche notiamo come il conflitto venga trasposto, a livello mediatico, in un uscire e rientrare (e far entrare e far uscire) dalla categoria della normalit. Il secondo documento, che possiede invece tutte le caratteristiche per essere considerato un comunicato ufficiale tradizionalmente inteso, stato pubblicato il giorno successivo, il 23 luglio. E chiaramente un documento meglio organizzato e completo rispetto al primo, pi accuratamente costruito; non per niente vuole essere una risposta alle dichiarazioni del Ministro. Anche in questo caso, e a maggior ragione, il titolo emblematico: Resistenza Ministro, si chiama Resistenza. Il fatto che nomini il ministro funge da ancoraggio e riferimento diretto alle dichiarazioni recentissime, mentre la ripetizione della parola Resistenza (con la R maiuscola tra laltro) possiede due funzioni: lovvio ruolo di ribaltamento del piano instaurato dalla Cancellieri, un piano propriamente semiotico in quanto si tratta di semantizzare e letteralmente denominare i fatti e creare significati sulla base di interpretazioni pi o meno ben celate, cos si rinomina infatti ci che per il ministro era violenza pura come resistenza, accezione ben diversa; proprio questa parola, soprattutto con liniziale maiuscola, allinterno di quello che il panorama e la cultura politica italiana, possiede delle valenze notevoli, un carico semiotico non indifferente che comporta notevoli implicazioni, con riferimenti politici e storici ben precisi. In particolar modo notiamo come levocazione, ovviamente, della Resistenza antifascista e partigiana possa essere, dal punto di vista della lotta no-tav, il parametro, uno dei pochi allinterno di parte della nostra comunit, che permetta di giustificare un innalzamento del livello del conflitto praticato in valle. Ragionando in maniera pi complessiva, questi due documenti delineano un orizzonte valoriale ben differente rispetto ai quotidiani mainstream. Quello che sono il cantiere, il tav, il Governo e le forze dellordine vengono definite in modo completamente differente rispetto alle versioni ufficiali: si parla di recinzioni come ostacoli, che provocano chiusura, che sono escludenti e limitano la libert di movimento, di torri faro che sono fonte di un inutile spreco e inquinamento luminoso, di una bellissima valle trasformata in base lunare dai lavori del cantiere, mentre chi rappresenta governo e istituzioni semplicemente viene descritto come chi sta

dallaltro lato della recinzione; un interessante modo di descrivere chi non possiede identit precisa, incapace di assumersi frontalmente le proprie responsabilit, una non-nominazione che provoca chiari effetti di alterit e distanza, anche e soprattutto fisica (come lo la recinzione). Come non bastasse, a questa perifrasi vengono aggiunte altre qualit tuttaltro che rassicuranti, come banda di affaristi che intende lucrare e devastare con un cantiere che altro non sarebbe se non un apparato di distruzione e per giunta militarizzato (ribaltando cos lisotopia bellica), che sta praticando lo scippo ai danni dei contribuenti pi grande della storia. Il leader, lassemblea e la stampa Volendo ora continuare nel nostro percorso di analisi e svelamento della dialettica tra governo e no-tav, abbiamo recuperato un terzo documento a nostro avviso molto significativo ed emblematico: il video della conferenza stampa del 02/03/2012 di Alberto Perino, leader no-tav, che ha fatto il giro del web e delle televisioni, soprattutto per il fatto di esser stata ripresa da Santoro e Ruotolo allinterno del loro servizio speciale sul no-tav, il reportage La valle mia, che successivamente utilizzeremo ancora nel proseguo del nostro lavoro. Quel che ci interessa ora di questa conferenza stampa andare a vedere come Perino, col suo particolare e personalissimo stile retorico, replichi alle dichiarazioni addirittura del Primo Ministro italiano Mario Monti, che la sera del 2 marzo aveva ribadito la fermezza e la linea dura del Governo nella lotta al movimento no-tav. Il video disponibile direttamente su Youtube (http://www.youtube.com/watch?v=7VVd5jLSSB8) dal canale ufficiale di Servizio Pubblico (http://www.youtube.com/user/Serviziopubblico?feature=watch) allinterno, appunto, del servizio La valle mia; a partire dal minuto 6330, nella parte finale dello speciale, inizia il video della conferenza stampa. Dopo aver negato, senza nemmeno troppo argomentare (daltronde non era richiesto in quella sede) quanto dichiarato da Monti, ossia che lopera risulta indispensabile per non rimaner tagliati fuori dallEuropa, Perino affronta subito una tematica, come abbiamo visto, che oggetto ricorrente di costante conflitto: luso della violenza. Con unabile mossa, forse un poco banale e scontata ma sempre deffetto, il leader ribalta totalmente le dichiarazioni del Primo Ministro: Non saranno tollerate violenze, cercando di ridare senso altro alle parole affermandole nuovamente da un prospettiva leggermente diversa: Ti prendiamo di parola (evidenziando cos il peso dei termini, che spesso possono avere senso anche al di fuori e allopposto dellintentio auctoris) dillo anche ai carabinieri e polizia che non saranno tollerate violenze. Una piccola nota merita inoltre il contesto in cui questa conferenza stampa si svolge: subito dopo cio lassemblea centrale dei comitati no-tav della Val di Susa. Lassemblea per il movimento un luogo topico estremamente significativo, anzi, potremmo definirlo luogo semiotico per definizione del no-tav, essendo questo lorgano, almeno formalmente, sovrano di qualsiasi decisione, azione e presa di posizione. Evidentemente semiotico perch qualsiasi iniziativa o evento no-tav viene pensata in quanto produttrice di semiosi, di significati (come vedremo

abbozzando un osservazione delle pratiche), allinterno e oltre la propria comunit. Daltra parte, il fatto che la conferenza avvenga dopo lassemblea e con tutti i partecipanti no-tav ancora presenti e attraverso il microfono produce un chiaro effetto galvanizzante, consente a Perino di assumere un ruolo che va oltre a quello semplicemente di uno che tiene una conferenza stampa tradizionalmente intesa, ma riesce a trasformarla in una specie di comizio con tanto di applausi e supporto dal pubblico; questo gli permette, perci, anche di utilizzare, come vedremo, toni molto pi informali e sarcastici e, sopra ogni altra cosa, di coinvolgere direttamente i partecipanti nominandoli e sfruttandoli come base di consenso e di auto legittimazione. Il passaggio successivo invece porta alla luce come, dietro questa esibita informalit, Alberto dimostri di saper maneggiare in maniera naturalissima le pi importanti regole retoricodialettiche: infatti quel che compie, senza troppi giri di parole (ma senza cadere nemmeno in facili toni aggressivi), la pi totale delegittimazione dellavversario: dopo aver smorzato la tensione con noi ti vogliamo bene, perch siamo buoni (passaggio che implica: nonostante te, noi ti vogliamo bene, ma per merito nostro, perch siamo noi a essere buoni cercando di ribaltare ancora una volta lo stereotipo dei no-tav cattivi e violenti), il portavoce riparte con Ti consideriamo il peggior Primo Ministro della Repubblica Italiana, il tuo il peggior Governo e soprattutto sei veramente un abusivo perch nessuno ti ha votato. Dopo averlo delegittimato, quindi, passa alla sua messa in ridicolo, e attraverso uno stratagemma linguistico compie una mossa che gli permette contemporaneamente di ingraziarsi il pubblico con una simpatica battuta e delegittimare e mettere in ridicolo ulteriormente il Premier: fin dallinizio si era posto allo stesso livello dandogli del tu e adesso compie un ulteriore passo davvicinamento (Ti do un consiglio damico [...] abbiamo quasi la stessa et []), avvicinamento che quindi sfrutta immediatamente per mettere a segno un altro punto: Scolta qua [] se continui a chiamarla LA tav.. non la farai mai! Perch guarda che LA TRENA ad alta velocit... Non funziona!!, suscitando cos lilarit generale. Dopo questa battuta si passa a quello che pu essere considerato il nucleo della conferenza, in cui viene data una risposta altrettanto forte alle dichiarazioni di Monti. Questa risposta viene strutturata in una maniera cos elementare e semplice da non lasciare spazio ad alcuna replica, mostrandosi cio in tutta la sua forza e introducendo quegli elementi che stanno alla base del successo ventennale della contestazione alla linea ad alta velocit. La struttura semplice e basata sulla distinzione pronominale noi/tu (in questo caso, ma a seconda dei contesti declinabile in un noi/voi o noi/loro) a cui viene dapprima combinata la categoria modale voler fare/voler non far fare (Tu vuoi fare il tav, noi non vogliamo farlo fare); immediatamente dopo viene introdotta la dimensione spaziale (Tu sei a Roma, noi siamo in Val di Susa) seguita da una terza frase costruendo cos una struttura che ricalca quello del sillogismo che tiene insieme la dimensione spaziale con quella modale (Tu il tav lo devi fare in Val di Susa). Queste tre frasi vengono, tra laltro, abbinate da un accurato utilizzo delle pause, delle mimiche facciali e dei movimenti del corpo che fanno s che leffetto di determinazione e ironia venga esaltato.

Gli ultimi passaggi della conferenza vengono quindi dedicati alla definizione di quel noi introdotto dalle tre frasi precedenti e di quelli che sono i caratteri che i no-tav si attribuiscono e considerano primari: siamo dei montanari [] molto pacifici gente abituata alle intemperie etc.. ma siamo molto incazzati. Poi unaltra battuta che tiene insieme ironia e determinazione (e forse anche la questione ambientale): Abbiamo le palle che ci girano che se ci mettessimo un generatore eolico faremmo la corrente per tutta lItalia, catturando cos tutta la simpatia dei presenti. Secondo il miglior stile retorico, dopo essersi ingraziato la platea, sferra un altro attacco diretto e passa a quella che in un certo senso si pu leggere come una minaccia: Evitiamo prove di forza.. [] Se la gente dellItalia ascolta lappello che noi facciamo, di portare la lotta no-tav in ogni citt [] su ogni autostrada.. quanto ti viene a costare la forza pubblica? E infine: Quella che qui tutta gente che non moller mai, e quindi o ci metti tutti in galera o il tav non lo farai mai... Unultima osservazione la merita, a nostra avviso, la figura stessa di Alberto Perino. Il fatto che sia lui il leader del movimento tuttaltro che casuale, come si pu evincere da quanto emerso fino ad ora. Oltre allindiscussa abilit retorica, per, sono tanti i caratteri che ne fanno il portavoce ideale di un movimento come quello valligiano: anzitutto la determinazione, il fatto di non fermarsi di fronte a nulla, la costanza che si evince dal suo comportamento; ma anche la capacit di tenere insieme elementi tra loro diversi ma fondamentali, come appunto la combattivit e la normalit-quotidianit, il suo essere un valligiano montanaro normalissimo ma che sa opporsi, quando lo ritiene necessario, anche al governo e alle forze dellordine; il fatto che abbia una certa et e che stia sempre in prima fila mettendo in gioco se stesso e il proprio corpo ( stato anche ferito in pi duna occasione) sono significativi. Probabilmente se non avesse anche una sola di queste caratteristiche contrastanti o non riuscisse a conciliarle con naturalezza, troverebbe maggiori difficolt a mantenere coeso il movimento.

La prassi: tra recinzioni, alta tensione e propriet privata


La critica delle fonti Lultima parte del nostro lavoro la vogliamo invece dedicare allosservazione di alcuni appunti su quella che potremmo definire la messa in campo del conflitto. Ossia si tratta di leggere i fatti delle manifestazioni: le dinamiche che questi instaurano, le simbologie su cui fanno leva, i meccanismi identitari con cui giocano, il modo in cui viene interpretato e utilizzato il corpo come strumento di lotta, da quello collettivo dei cortei e dei cordoni a quello personalissimo di chi si mette in prima linea a bloccare lavanzamento dei lavori, da una parte, e dallaltra su come la costruzione della linea, e con essa le istituzioni che la difendono, tendano a contrastare e prevenire le contestazione, su quale piano, sempre pi o meno simbolico, si muovano e che meccanismi sfruttino. Pi che unanalisi vera e propria, per questioni di tempo e spazio, si tratta di tracciarne una bozza, un griglia da cui magari, pi avanti, ripartire per andare pi a fondo. A tale proposito bisogna premettere una critica alle fonti a cui si fa riferimento. Ovviamente parlando noi ora di pratiche, per poter dire delle cose sensate lapproccio migliore sarebbe quello

dellosservazione in fieri, ossia sul campo mentre loggetto danalisi si manifesta, perch esattamente in quel momento che si produce la semiosi. Qualsiasi altra trasposizione, ripresa successivamente, ne diventa una specie di filtro, da enunciazione in atto si trasforma in un enunciato gi dato, con quindi tutto ci che questo comporta. Ma losservazione diretta non qui possibile e anzi, per ovvie questioni di autotutela (sia da un punto di vista dimmagine che penale), nemmeno disponiamo di materiale (audio o video) troppo diretto, ma possediamo solo documenti ufficiali, filtrati, tagliati, lavorati, insomma ri-enunciati pi volte per rispondere a esigenze diverse dalle nostre. Perci, forti di tali premesse, possiamo utilizzare, senza rimanerne schiacciati, proprio il servizio di Ruotolo per degli schizzi dosservazioni su alcune dinamiche no-tav; prenderemo in considerazione degli semplici spezzoni in cui, di volta in volta, porremo laccento sugli elementi che ci interessano. Le donne, i cori e le cesoie La prima di queste micro sequenza parte al minuto 245: ci che vediamo un momento di un corteo ben partecipato, su di una stretta stradina di montagna. Ci che emerge la composizione particolare dello spezzone di testa: tutte donne e a volto scoperto. Lintento chiaramente quello di demistificare limmagine stereotipica dei manifestanti in Val di Susa: ragazzi di sesso maschile, dai 20 ai 30 anni, incappucciati, armati e col fuoco negli occhi. Qua invece troviamo donne, per lo pi oltre i 35-40 anni, a volto scoperto e sorridenti. Questa scelta ha unaltra motivazione, che dal documento non emerge ma riscontrabile in molte altre situazioni anche esterne al no-tav, cio quella di fare una scelta simbolica e pratica al tempo stesso: da una parte mette in evidenza la partecipazione attiva di genere, eleva la donna a portatrice di istanze politiche che normalmente non le si attribuiscono, e dallaltra, ed a nostro avviso lelemento fondamentale, costruisce meccanismi di tutela dagli attacchi delle forze dellordine sfruttando fondamentalmente il corpo femminile e il doveroso rispetto che questo suscita, o dovrebbe suscitare, ai reparti schierati, che trovandosi di fronte un cordone di donne, anche anziane, sono costretti a contenersi, diventano pi recalcitranti a ordinare ed eseguire una carica. Con questo non si intende affermare che basta la presenza femminile per impedire le reazioni delle forze dellordine, bens il meccanismo quello di contenerle, anche dando segnali di non belligeranza, mettendo in prima fila le donne e il loro ridotto coefficiente militare, rispetto a quello maschile (ovviamente si fa inevitabilmente leva sugli stereotipi machisti, sfruttandoli a proprio interesse). Glissando, per i motivi gi citati, sullenunciazione giornalistica (lintroduzione di Ruotolo, le domande della giornalista e le risposte delle attiviste), concentriamoci sui cori scanditi a gran voce dai manifestanti (in questo caso, le manifestanti). Quelli presenti nello stralcio del servizio, ricostruendoli, sono due: Mia nonna partigiana / me lha insegnato / tagliare le reti, non reato; La valle ribelle / ha cacciato le trivelle; e quello tradizionale che abbiamo sentito in tutta Italia linverno scorso: La Val Susa paura non ne ha. A questi, per farci uno screening pi completo, possiamo aggiungerne un quarto, significativo e

ripetuto in altri parti del reportage e in numerosi documenti: Si parte si torna insieme / Chiomonte come Atene / siam tutti black bloc / lo sbirro nel cantiere / tremare dovr / se arrivano i no-tav / al al al al I cori nei cortei, durante i cordoni di fronte ai reparti schierati, cos come nei lunghi percorsi delle manifestazioni di massa, svolgono unimportante funzione demiurgica, tengono insieme il piano ideale identitario con quello pratico concreto. Possono essere scanditi per rinsaldare il morale e istituire identit, cos come per creare tensione ed esprime conflittualit se rivolti verso un esterno. Nello specifico i cori in questione sembrano svolgere tutte e due queste funzioni; definiscono unidentit ben precisa, delineata e includente: soggettivizzano la natura (nel senso di luoghi e spazi fisici concreti) con La Val Susa, La valle ribelle che non ha paura e, anzi, agisce in forma attiva per la tutela di s stessa (ha cacciato le trivelle), e si ancorano (ancora una volta, come avevamo gi evidenziato nei comunicati col ricorso al termine Resistenza) a un passato glorioso e ufficialmente condiviso, dando continuit a un percorso storico molto propriamente valsusino (terra di partigiani), con un vero e proprio passaggio di conoscenze (tramandare un saper fare), volto a legittimare una propria pratica presente, il taglio delle reti del cantiere. Infine lultimo coro, quello probabilmente dai contenuti pi controversi e provocatori: troviamo un chiaro riferimento allattuale situazione greca e ai numerosi episodi di riot nella capitale Atene, soprattutto di matrice anarchica, messa cos in continuit diretta con ci che riguarda la valle per creare un orizzonte globale, quanto meno europeo, in cui inserire la lotta no-tav, che quindi non risulti pi unistanza solo locale ma invece figlia di un ribellismo pi diffuso. A questo si aggiunge la provocazione siam tutti black bloc, da interpretare, presumibilmente, in forte chiave polemica e in diretta risposta alle categorizzazioni che, come abbiamo visto precedentemente, i media e le istituzioni tendono a utilizzare per delegittimare tutto il movimento, secondo uno schema che pu trovar origine negli anni del G8 di Genova, in cui si diffuso mediaticamente il termine black bloc. Anzich rifiutare le categorie, vengono qui esaltate e assunte collettivamente, nellintento di mostrare un fronte compatto che non si lascia dividere tra buoni e cattivi, introducendo cos quello che un altro degli elementi fondanti e caratterizzanti del movimento valsusino. Questo ci che ci sta a significare lattacco del ritornello: Si parte si torna insieme, vuole mostrare unit e compattezza di fronte ai tentativi di divisione, infonde sicurezza attraverso la condivisione dei percorsi. Chiudendo ora la parentesi sugli slogan, traiamo spunto da un altro elemento che emerge dallo spezzone scelto: le donne in testa al corteo tengono tutte in mano delle tenaglie, delle cesoie. Con questi oggetti il movimento da anni che mette in campo quelle pratiche che, da un certo punto di vista, ne hanno fatto la fortuna, permettendogli di tenere insieme consenso e conflitto: il taglio delle reti. Si tratta di avvicinarsi alle recinzioni del cantiere in massa, collettivamente, appunto in un corpo unico collettivo, interessantissimo dal punto di vista attanziale, un corpo unico che, rifacendosi alla distinzione landowskiana, fa senso [cfr Pozzato 2010, pg 88]: una molteplicit di attori che convergono su un obbiettivo concordato per svolgere delle operazioni ben precise, per portare a termine, diremmo semioticamente, un programma narrativo ben preciso e risolvere la propria funzione attanziale di soggetto collettivo. E questo programma narrativo, altamente

simbolico, consiste proprio nellaprire un varco alle recinzioni, nelloppure alla logica del chiuso quello dellaperto, a un meccanismo escludente/estraniante uno invece includente/partecipato, attraversabile. Pubblico e privato, accessibile e interdetto Da questo, quindi, traiamo spunto per ricollegarci ad altri spezzoni del reportage di Servizio Pubblico: quello che parte dal minuto 2030 e quello che inizia a 3825. Di questa parte, in cui viene dato spazio ai valligiani veri e propri che hanno le loro attivit nella valle (per lo pi agricoltori e ristoratori), ci che ci interessa porre in evidenza come il conflitto possieda pi livelli despressione, di cui quelli pi evidenti, per lo pi gli assalti al cantiere, non ne sono che una parte. Infatti, e qui ci si ricollega alla pratica del taglio delle reti, da parte governativa le ordinanze, i divieti e le interdizioni sono larma pi utilizzata: viene negato, ai lavoratori, laccesso ai propri terreni privati (terreni di sussistenza tra laltro) in nome di un beneficio pubblico (quello che dovrebbe portare con s il tav) e, grande mantra con cui si ricoprono le ordinanza sgradite, in nome della sicurezza. Di questo modo di leggere il conflitto ne emblematica la pratica, questa volta istituzionale, dellesproprio dei terreni lungo la linea di apertura del cantiere. Linea, come vediamo, che sembra spostarsi a secondo delle esigenze militari (solita isotopia della base lunare) pi che di quelle tecniche. Insomma troviamo una conflittualit che gioca pienamente con lopposizione pubblico/privato, dove quando viene affermato uno dei termini (ossia il bene pubblico) si nega laltro, attraverso linterdizione allaccesso ai terreni privati, salvo poi, di fatto, ritornare, dopo averlo in qualche modo risemantizzato, a riaffermare il privato, perch la chiusura fisica del cantiere altro non che la privatizzazione di un terreno che prima era ad accesso pubblico. Ed proprio su questa linea di conflitto che giocano molte delle pratiche del movimento no-tav: il taglio delle reti e lapertura di varchi lungo il cantiere li possiamo leggere come momenti di ripubblicazione (cio far tornare ad essere aperto/accessibile) di uno spazio che per un presunto bene pubblico era stato di fatto privatizzato; loccupazione di strade e autostrade (praticata in massa in tutta Italia per solidariet ai no-tav), ugualmente, la possiamo descrivere anche come pratica di occupazione (simbolica) di uno spazio pubblico, che per un bene superiore (esprimere dissenso) viene di fatto interdetto, giocando cos allora sullo stesso piano dellespansione del cantiere (per quanto siamo daccordo nel rilevare che la funzione prima e condivisa di questa pratica pi semplicemente quella di esprimere e creare disagio, sempre tenendo assieme conflitto e consenso); lo stesso discorso, infine, pu valere anche da quanto emerge dalla tragica vicenda di Luca Abb, lagricoltore che per difendere dallesproprio (o quantomeno rallentarlo) i propri terreni, si arrampicato sul traliccio dellalta tensione, salvo poi avvicinarsi troppo ai cavi e, fulminato, cadere al suolo da diversi metri daltezza. Luca utilizza cio il proprio corpo, la cosa pi privata che possa essere associata alluomo, per difendere la propriet privata dal sequestro pubblico; ma, come abbiamo gi notato, di fatto quello che avviene il contrario, perch lui si sta invero opponendo alla chiusura attraverso

recinzione del proprio terreno dentro un privatissimo cantiere. E se vero che in precedenza lui aveva s acquistato quellappezzamento come propriet privata, anche vero che lo aveva fatto in una forma in qualche modo collettiva, perch tanti altri suoi compagni avevano fatto lo stesso in modo sistematico e organizzato per ostacolare lampliamento del cantiere. E, cosa ancora pi importante, il suo modo di utilizzare il proprio corpo privato e i propri terreni come strumenti di lotta, stato farlo in forma estremamente pubblica e soprattutto per difendere dei valori, a suo avviso, ben pi alti che il proprio interesse personale, che riguardavano il bene pubblico e comune ben pi condivisibili di quelli propagandati dai proponenti lopera. Conclusioni Giunti ora al termine di questa breve esplorazione della semiosfera no-tav, possiamo provare a trarne due righe conclusive. Con tutti gli strumenti della semiotica della cultura e, nello specifico, della sociosemiotica, speriamo di essere riusciti, o almeno esserci andati vicini, nel nostro obbiettivo: definire come il conflitto tra le parti in gioco nella vicenda avvenga, trovi forme nuove, si autoalimenti e si evolva sia dal punto di vista mediatico che da quello identitario. Abbiamo visto quali siano i meccanismi di difesa messi in atto dallo Stato, che si sente minacciato, evidentemente, pi che sul piano concreto-militare, su quello pi simbolico e potente della produzione di discorso, rispetto a un movimento che in venti anni non ha mostrato segni di cedimento o arretramento e, anzi, esploso diffondendosi in tutta Italia e oltre, con una potenza simbolica e aggregativa non indifferente. Trovando forme, importanti, di tenere insieme costantemente e nonostante i tentativi di rottura, sia la conflittualit che il consenso. Abbiamo anche visto come il movimento, attraverso gli strumenti a sua disposizione (dai comunicati diffusi nel web, le conferenze stampa, fino ai cortei e le pratiche collettive), abbia sempre cercato di rispondere agli attacchi, cercando di non farsi schiacciare dalla potenza semiotica dellapparato statale, e anzi, continui, per essenza sua, a rilanciare in avanti, a formarsi identit che escano dalle categorizzazioni mediatiche, creino coesione e consenso, sempre cercando di uscire dalla limitatezza di una questione locale, guardando invece a orizzonti pi vasti, globali, unica forma di sopravvivenza di fronte a un tentativo di depotenziamento costante. Abbiamo anche visto, indirettamente, come la semiosi sia pervasiva e come anche gli oggetti che meno definiremmo testuali, specie in una societ altamente mediatizzata come la nostra, dove qualsiasi momento reale pu diventare testo, messo e diffuso in rete, anche questi oggetti, pratiche o cose, producano e creino significati, soprattutto se posti sotto locchio dellosservatore, che li trasforma analizzandoli.

Testi

Bibliografia

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