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Caos-Amia: rinvii a giudizio e grave allarme percolato, mentre

il dirigente Gucciardo polemizza con Lo Cicero


di Ignazio Panzica
21 gennaio 2010 15:27
http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronacaregionale/78085/caos-amia-rinvii-giudizio-
grave-allarme-percolato-mentre-dirigente-gucciardo-polemizza-cicero.htm
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Amia sempre più al centro della bufera. Il Gup di Palermo, Giuseppe Sgadari ha rinviato a giudizio
per “falso in bilancio” gli ex vertici aziendali: l’ex Dg Orazio Colimberti e l’ex Presidente, il
senatore Vincenzo Galioto, più tutti i consiglieri di amministrazione e due commercialisti.

Parallelamente riparte l’allarme percolato a Bellolampo. Ossia dello stato incontrollato dei liquidi
pestiferi e velenosi che tracimano dal cuore della discarica, costituendosi in pericolose pozze
fangose,cominciando a scivolare a valle, o peggio cominciando ad infiltrarsi nelle falde sottostanti
del terreno, entrando nel naturale circuito idrogeologico cittadino. Lo stato di allarme si è aggravato
giovedì della scorsa settimana, dopo le nuove abbondanti piogge che si sono abbattute sulla città. A
Bellolampo la situazione è ben oltre il livello di guardia. Sarebbe indispensabile un intervento
straordinario di mezzi della Protezione Civile per poter riprendere in pugno la situazione. “Sarebbe
indispensabile l’uso di quasi una decina di grandi ed adatte idrovore, in grado di aggredire
contemporaneamente da più lati le pozze formatesi – spiega l’ing. Giovanni Gucciardo dell’AMIA-
ma anche un intervento massiccio di questo tipo si scontrerebbe con il complicato problema del
recapito finale di questi liquami da depurare. La società titolare dell’appalto di smaltimento, la
calabrese “Sida” che scarica nell’impianto autorizzato di Gioia Tauro, non può farcela da sola.
Tanto che ci ha chiesto l’autorizzazione ad integrare la sua forza operativa con un subappalto
locale”. Subappaltatore che ha poco da inventarsi visto che può limitarsi a scaricare, a turno, solo
nei piccoli impianti di smaltimento locali autorizzati: dal depuratore di Acqua dei Corsari, ai due
centri specializzati di Carini e Termini Imerese. Nulla di adeguatamente proporzionale alle
dimensioni dell’emergenza in corso a Bellolampo.

Il Prefetto,da poco confermato Commissario straordinario all’emergenza rifiuti palermitana, è fuori


dalla grazia di Dio. Ha chiesto, ruvidamente, a Lo Cicero conto e ragione della situazione. Il
Presidente/liquidatore dell’AMIA, ha perciò pensato bene di utilizzare il “metodo Raineri” - tanto
caro ed abusato da Cammarata al Comune - tentando di scaricare la responsabilità su qualcun altro,
nella fattispecie sull’ing. Giovanni Gucciardo, approdato a Bellolampo soltanto nel novembre
scorso, sostituendolo, inopinatamente, con Aldo Serraino, che era parcheggiato
all’AMIAESSEMME dopo una “discussa” esperienza di DG “pro tempore”.
Gucciardo che, oltre ad essere una persona perbene e capace, non ha gradito per nulla di dover
passare per il colpevole della emergenza. Così, ha preso carta e penna ed ha scritto a Lo Cicero una
lettera di fuoco. Che contiene gli elementi di una dura requisitoria contro il malaffare all’AMIA. In
sostanza il dirigente AMIA, pur riconoscendo l’impegno e le capacità di Lo Cicero, gli contesta di
voler buttare la polvere sotto il tappeto per nascondere il disastro perpetrato in Azienda dal 2001 al
2008.

“Oggi l’Azienda, per scelte azzardate e non condivise nel passato dalla maggior parte dei Dirigenti,
rischia il fallimento – ha scritto Gucciardo- e comunque si concludano gli eventi, si prospetta un
futuro di stenti e di sacrifici, e Lei, a cui è oggettivamente riconosciuta la capacità di aver
raddrizzato e tenuto fermo il timone di una barca in balia di un mare in tempesta, vorrebbe far
ricadere le colpe delle cause su altri?” E’ esplicito il riferimento alla campagna mediatica sia di Lo
Cicero che del sindaco, che da tempo martellano sulle responsabilità dei dirigenti AMIA, accusati di
eccessiva arrendevolezza nei confronti della singolare gestione 2001-2008 (Colimberti - Galioto),
conclusasi con un buco di bilancio complessivo parente di 300 milioni di euro, scomparsi nel nulla.
“Se inoltre risultasse veritiera la campagna denigratoria in corso da tempo nei confronti della classe
dirigente dell’Amia, - ha proseguito nella sua lettera Gucciardo - emersa a seguito delle
informazioni stampa sugli scandali aziendali che si sono succeduti, si configura un quadro di
disagio e di sfiducia assolutamente non condivisibile che discredita gli stessi dirigenti e tutti gli
operatori dell’Azienda, ai quali, in ogni modo e indiscutibilmente, va anche riconosciuto il merito di
aver contribuito, con impegno quotidiano e con difficoltà, alla ripresa economica della società”.
Insomma, lamenta Gucciardo: “perché non sono stati previsti per tempo la programmazione degli
investimenti aziendali, a cominciare dall’attività di pretrattamento dei rifiuti, già annunciata dal
2005, ma avvalendosi dello strumento delle proroghe, si è preferito investire ben più consistenti
somme in altre attività extra contrattuali quali la partecipazione a gare per il servizio di raccolta in
altre aree della nostra Regione?”. Per giungere ad una pesante contestazione, che è l’architrave dei
problemi odierni dell’Amia, il simbolo della mala gestione 201-2008: la missione ad Abu Dhabi. Si
è chiesto Gucciardo: “perché si è scelto di offrire il “know-how” aziendale (sic!) impiantando uffici
negli Emirati arabi, con notevole dispendio di risorse ed energie, nulla concretizzando, invece di
dedicarsi all’organizzazione del servizio di raccolta differenziata nella Città di Palermo?”.

In sostanza, Gucciardo – al di là del legittimo sdegno personale - ha solo dato voce al malessere
che serpeggia dentro il gruppo dirigente dell’AMIA, che comincia a percepire come Cammarata e
Lo Cicero, nella foga del dramma aziendale, ormai “non conoscono più nessuno”. Ergendo, così, il
“metodo Raineri” a metodo di rapporti aziendali ed interpersonali.

Ecco perché,con la conferma della richiesta di fallimento dell’AMIA da parte della Procura di
Palermo, si moltiplicano i dubbi e le incertezze sulla possibilità che il “Piano di salvataggio Lo
Cicero” sia idoneo a raggiungere lo scopo. Il pm Marzella lo ha detto senza mezzi termini, “l’Amia
da sola non ce la può fare, serve l’Amministrazione controllata, posto che il ministero
dell’Economia ha già comunicato i nomi della terna dei Commissari designati: Paolo
Lupo,Giuseppe Romano e Salvatore Sorbello”.

Davide Faraone, capogruppo PD al Comune, dà voce ai dubbi più diffusi : “Abbiamo l’obbligo
morale e politico di salvare l’AMIA dal fallimento, per evitare che poi possa finire facilmente nelle
mani dei soliti amici degli amici. Evitando,così, un altro lacerante dramma sociale, sia ai lavoratori,
che alla cittadinanza, sempre più esasperata dai rifiuti disseminati per strada. Resta il fatto che, se la
situazione oggi è così drammatica, lo dobbiamo solo al Sindaco, e al suo gruppo di potere, che ha
ridotto in ginocchio l’Amia e la città”.

“La presa di posizione della Procura di Palermo lascia sperare che la situazione dell’AMIA – dice
il consigliere PD Maurizio Pellegrino - venga attentamente valutata e che non passi tranquillamente
la recente bufala diffusa da Cammarata per cui l’AMIA sarebbe oggi una azienda, ormai, risanata.
E’ semplicemente ridicolo affermarlo, stante la situazione nella quale non si riescono a comprare i
cassonetti, a raccogliere in modo ordinario i rifiuti, a controllare l’effettiva presenza al lavoro del
personale, a bloccare gli straordinari a fronte di mille addetti in più”.

“Lo Cicero ha affrontato soltanto alcuni degli aspetti più madornali della gestione Galioto &
Cammarata -conclude Pellegrino - e ha messo un po’ di polvere sotto il tappeto. I palermitani hanno
solo da guadagnare da un’operazione verità sull’Azienda e Lo Cicero sbaglia a parlare di
“conseguenze terribili” nel caso in cui fossero accolte le istanze dei giudici. Non ci sarebbe nulla di
devastante che dei soggetti esterni alle magagne di ogni tipo che ci sono state in quell’azienda,
possano dirci come stanno effettivamente le cose. Di “terribile” ci sarebbe soltanto il fatto che
Cammarata, Galioto e lo stesso Lo Cicero dovrebbero rispondere del loro comportamento su una
crisi che,prima delle nostre denunce e del successivo intervento della Procura, era sotto gli occhi di
tutti, mentre lor signori continuavano a far finta di non vederla”.

Sorge spontanea la domanda: perché il Prefetto non chiede l’immediato intervento della Protezione
civile, per affrontare l’allarme percolato, invocando un uso straordinario di mezzi d’intervento, a
fronte di una straordinaria situazione di emergenza, che attenta seriamente e concretamente alla
salute ed alla incolumità dei palermitani?

Ah saperlo!

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