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Non bruciamo il futuro: Rossano Ercolini

Museo del Sannio, domenica 15 dicembre


2014
Grazie a Pierluigi
Minicozzi, referente
beneventano di Impatto ecosostenibile, per
avermi chiesto di introdurre e moderare lincontro
con ROSSANO ERCOLINI, maestro elementare,
prima di tutto, come rivendica in pi luoghi del
libro, presidente dellassociazione Zero Waste
Europe, impegnato da trentanni sulla questione
decisiva della riduzione dei rifiuti, vincitore del
prestigioso premio per lambiente Goldman e autore
di Non bruciamo il futuro, il cui quinto capitolo
dedicato tutto alla crisi campana dei rifiuti.
Il titolo del libro gioca ovviamente sul possibile
uso metaforico della parola bruciare, nel senso di
distruggere, ma che tecnicamente evoca il modo in
cui la maggior parte dei nostri rifiuti vengono
smaltiti, appunto bruciandoli, in maniera lecita negli
inceneritori, o illecita, come spesso accade nei roghi
di rifiuti cos frequenti in Campania e dannosissimi
per lincolumit fisica delle persone, con il loro
portato di diossina.
Poich Pierluigi ha voluto un professore di
filosofia e appassionato di poesia, scusandosi di
tirarmi fuori dai miei interessi abituali, ma senza
sapere che per me la questione ecologica non solo
centrale oggettivamente ma anche genetica delle
mie scelte culturali, vi sorbirete due brevissime
riflessioni per lasciare poi subito spazio al nostro
ospite prezioso.
La prima: il nome dellassociazione di Ercolini,
Zero Waste Land, evoca uno dei vertici della poesia

novecentesca, The Waste Land di T.S. Eliot. Ebbene,


in quel poemetto spesso criptico ma sempre
suggestivo, il poeta americano poi trasferitosi in
Inghilterra, subito dopo la grande guerra (siamo
agli inizi degli anni Venti) intravede la desolazione
della civilt contemporanea, leggendola attraverso
gli archetipi mitici del Graal (legato ai riti di
purificazione). Ecco, io credo che ogni azione
doverosa per la tutela della Terra-Patria, per citare
Morin, non possa prescindere da uno sguardo
nuovo su di essa, che coniughi poesia e mito.
Soltanto re-incantando il mondo, come poeti ed
artisti (pensiamo qui a Benevento a Mimmo
Paladino) sar possibile elaborare soluzioni non
tecniche, che mettano cio in discussione i nostri
stili di vita energivori ad altissimo impatto
ambientale. Insomma: lecologia deve essere
davvero un logos delloikos, della dimora che ci
stata affidata in custodia. Bisogna essere, come
scrive Ercolini, pragmatici e visionari.
Ho detto prima che Ercolini innanzitutto un
maestro. Empaticamente, posso dirvi che se non si
parte da l, dalleducazione, proprio nelle scuole
elementari, questo paese destinato ad un
inesorabile declino morale e civile, oltre che
economico. La prima pagina, emozionante per me
che come Ercolini vivo ogni giorno la frontiera
della scuola, mi dice, ci dice, che solo persone
profondamente radicate (uso il termine la Weil,
senza
alcuna
declinazione
identitaria
per
intenderci) in un territorio, in una comunit,
possono
davvero
avere
una
dimensione
cosmopolitica,
essere
cittadini
del
mondo
complesso.

Lasciatemi chiudere questa breve, come mio


costume, introduzione (anche per lasciar spazio ad
una corposa discussione, alla fine), reclamando,
accanto alle buone pratiche, le buone teorie. Un
grande e misconosciuto pensatore, Gnther Anders,
autore de Luomo antiquato, scrive in epigrafe:
Cambiare il mondo non basta... Nostro compito
anche dinterpretarlo... Affinch il mondo non
continui a cambiare senza di noi. E, alla fine, si
cambi in un mondo senza di noi. Ebbene, oggi
abbiamo straordinari strumenti teorici per
interpretare il mondo, e adempire il mandato di
Anders: dal principio-responsabilit di Hans Jonas
alla decrescita conviviale di Illich e Latouche. Voglio
dire con questo che ciascuno di noi, accanto alla
buone pratiche quotidiane ispirate alla riduzione dei
rifiuti e alla pratica del riciclo, accanto alle battaglie
politiche per evitare la devastazione dei territori,
deve munirsi di uno sguardo che chimer, con
Panikkar e Arno Nss, ecosofico. Solo quando,
nel profondo della nostra cultura occidentale, nella
sua matrice produttivistica e prometeica, sar
penetrata una luce nuova che si irradi sulle semplici
cose della nostra quotidianit, sugli esseri viventi
che ci circondano e che spesso sottoponiamo ad
inaudite crudelt, ebbene solo allora la desolazione
avr fine e il Re Pescatore potr mettere ordine
nelle sue terre.