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Nessuno ci impasta pitt di terra e argilla, ee infonde alla polvere parole. la Tosa ’ necessaria Sia lode a te, Nessuno, Per amor tuo vogliamo fiorire. Incontro ate. Un niente eravamo, siamo, saremo, fiorendo: Sigs Ja rosa di niente, di aprile 1997 nessuno. Bsow Paut CELAN ‘Sommarto 1 u B 16 17 18 43 + Editoriale + Liinedito Tra ex di LC di Gianni D'Elia Quaderno slavo di Tommaso Di Francesco Tre poesie di Carlo Villa +I saggio La modernita delle nuyole di Marco Amendolara + Poeti del Novecento La poesia di Jorge Luis Borges: universo ombra (prima pare) di Brunella Bruschi + Limervista Incontro con Paolo Ruffilli di Tiziana Antonilli La poesia come alternativa al non-luogo. Discorrendo di poesia con Giovanna Sicari di Gianfranco Biancofiore + Fuori dal’ Occidente Introduzione alla poesia istamica (quint pare) di Luca Zolli Artaud 1 (Viaggio al paese dei Tarahumara e altri scritti) di Luca Rando + La vita della mente La parola... @ per sempre di Giovanni Rossetti + Dissonance La “non” comunicazione di Vincenzo Pellegrini + Fine millennio La viandanza di Giuseppe Nenna + Interseziont La Storia dell’arte italiana in poesia di Perilli di Tiziana Antonilli + Recensioni + Segnatazioni Grapini 2 wu altro gradino. «la rosa necessarian si & accasata presso un nuovo editore.. ‘Siamo grati a Ignazio Catauro, il temerario “Kat”, che per un anno ci ha permesso di uscire con un prodotto gradevole anche esteticamente. La nostra storia continua ora con eDimedia: speriamo di poter rageiungere nuovo pubblico, conser- vyando il consueto rigore ¢ navigando lontano dalla chiacchiera. Per inaugurate la collaborazione l’editore ha deciso di pubblicare un numero molto pid corposo del normale, con alcuni testi poetici assolutamente rilevanti (D'Elia, Di Francesco, Villa). Alcuni di questi vogliono essere il piccolo contributo che una rivi- sta di provincia da alla comprensione dei grandi avvenimenti civil e politci, italiani ed europei del nostro tempo. La guerra bosniaca, di cui Di Francesco @ stato appas- sionato ¢ nello stesso tempo Lucido osservatore sulle pagine de «il manifesto», & un buco nero nella coscienza di ogni europeo, con il quale bisognera fare i conti per lungo tempo. ‘Anche Adriano Softi, su altre posizioni, aveva testimoniato una partecipazione pro- fonda a quel dramma. Ora quell’uomo & in prigione, insieme a Bompressi e @ Pietrostefani, per scontare ventidue anni, grazie alla confessione di Leonardo Marino (libero), che lo ha indicato come mandante dell'omicidio del commissario Calabresi. ‘Al di la del percorso di Softi, lontano oramai dalle idee che professava come leader “carismatico” di Lotta Continua, ci sembra che questa condanna getti un’ ombra terri- bile sull'attivita di persone che, pur sbagliando spesso, hanno posto problemi reali (le notizie di questi giomi sull'attivita det servizi segreti stranieri in Italia in relazioni alle stragi lo testimoniano). II processo Soff (si veda il libro di Carlo Ginzburg) ha moltissime anomalie che ne rendono necessaria una revisione. La pubblicazione del brano inedito di Gianni D'Elia, anch‘egli militante di Lotta Continua in quegli anni, @ il nostro contributo ad una battaglia civile e politica nello stesso tempo: in nome di {quel “futuro anteriore” di cui ha parlato Sofri, «del vincolo misterioso che lega cid che sara a eid che & gia stato». Nicos ScUERA "..cid che saré.a cid che 8 stato". F. da qui che riprendiamo it discorso con «la ‘rosa necessaria»; cid che & stato @ indispensabile per cid che sari. eDimedia ce la eller tutta, perché la rivista possa non solo ritornare agli abbonati, ma crescere ancora. Tanto coraggio merita tutto UVimpegno possibile. Che questo sia il primo passo di un lungo cammino. L'eprrore [a rosa necessaria est Finedito Tra ex di Le di GIANNI D’ELIA Ora che si va sotto i rovesci, mesti nell’estate pitt piovosa del ventennio, forse la stessa stagione che di questi tempi invade l’equatore fino ai tropic, un’estate di manette e di rovello, idrofobi per questo clima d’autunno innaturale che alterna acquazzoni a un sole veniale ma con insetti dalla puntura mortale, in mezzo a tanto accanirsi d’acqua ¢ leggi piegate alla bisogna di far secchi coloro che si opposero al domani di quegli stessi che ora come i bravi riescono dai palazzi tronfi ed ebbri gridando come i ladri ammanettati che fu meglio rubare che abbattere stati 6 soltanto sognare i nostri anni, disarmati cosa volete compagni, quasi tutti sposati © accompagnati almeno nel convivere comune di una notte o di anni, da una lei che mai inganni, cosa volete in queste sere di cene fatte al lume della luna spuntata sulle colline brune che incupiscono tra i filari all’orizzonte, mentre gia vanno i vini e gli antipasti a dare V'acquolina ¢ il cambio ai primi, ¢ d’altronde uno che si avvicina e dice “ci basti aceettare Ja sconfitta, meglio cosi, senza ombre fuori dal gioco dell’arraffare e del sembrare” un altro risponde “fu male mollare su potere e salario la lotta continua, ed é pit antico il guasto, alla cima ros. necessity della sinistra italiana, se neppure Gramsci davvero fu rivoluzionario” e ancora un altro, a mescere grappe, continua “ma intanto il sudario, diciamolo pure, @ nostro, e anche i nostri che non furono mai nostri, cccoli li tka i ladri a speculare laidi di partito e di denaro, uguali mostri ma perché allora, mentre una giustizia sembra alzare virtuosa il sipario ¢ fare altrove il suo corso - ma non qui, non qui ancora sul mare, dov’é pid fondo il torto d'un vecchio saccheggio progressista de! litorale - perché un’altra meschina ingiustizia sentenzia vendetta e invece da il suo morso strappando le vite al calendario, proprio ora come fossimo tutti ancora al nostro posto, enon invece a mangiare di gusto oa digiunare, come Adriano e gli altri aresistere inermi contro il mostro nella battaglia che gia fu davanti all'untore manzoniano, che non poté pitt nulla contro un diritto marrano fabbricatore di colpevoli a richiamo, sazio ognuno della pid sfacciata ‘menzogna che subiamo contro il vero degli annie l’errore che fu nostro, come fossimo gia tutti al nostro dopo soli a gridare brilli in piazza un poco tutto lo strazio nascosto, allegri per mano?. be flees’ D Eli ‘nro neeesaria i697 Quaderno slavo di TOMMASO DI FRANCESCO SECONDA DEDICA 27 novembre 1994 in morte di Franco Fortini Ecco, Franco, da una tenebra all’ altra cammino dopo le prime frane asciutte che hanno scosso le mura d’ Urbino. Vedo le morti in specchio, la terra non modificabile. Chi ormai prendera tra le mani il proprio destino? Se ogni sciopero dei Sessanta era una rosa sboccia il paese, vivono le domeniche estive, Varia respirano nuova le ultime tute e abiti lavoro ballando Delicado in ossessione. La penombra almeno rendeva giustizia all’ attesa. Erano sabati nei villaggi genitori. ma i padri adesso sono feriti, non pit non pitt giochi intorno al maturo sapere, ché, ai fiori ora secchi é dato il circuito senso del deposito finale. I. Non uno smarrimento in gola, non un dio sottocasa, ma l’arido vuoto marionetta scelto in terrore di scaldarsi ai fuochi della pelle epidermide in caldo assedio del secolo ultimo assedio, tappola di verit&, di menzogne senza sollievo Sarajevo, Sarajevo senza sollievo. I dolori non li puoi dire, ma tutti sentire, ‘a rosa necesearia 1697 2. Bosnia, Bosnia, in fondo a sinistra, c qui conoscevo cento e cento tuffatori che dal ponte-ciglia di Mostar ai turisti concedevano flash e nell’acqua splash e le profumate bettole turche ! tenute a vista da sguardi slavati che niente di buono promettevano. as In fondo a sinistra Erzegovina Erzegovina, bambola balcanica. Arrivato non sapevo il mistero se il tempo intero fosse sollevato 0 una volta per tutte affogato, poi, avanzo del Lamento di Belgrado, in un giardino a Therazye ho visto gli occhi da gatto ferito del rosso Dusan, il teramano, lentigginoso, fratello croato che gridava jugoslavo cost illuminato da oscurare la morte che gia nuda girava. ey Se ne stava Dusan sopra la panchina con I’aria di chi ha perso il mondo. Cosi qualcuno l’aveva gia raccolto trent’anni prima in rottami uscito nudo dall’Inferno seco dell’ Isola nuda. Sulla panchina le mani ora fissava colpevoli d’aver guardato il figlio prendere il volo per non pid tornare col ritratto caro dei Rolling Stones. 3, A Lionello Costantir i *) (pensando a Danilo Kis) Clessicira il tempo si dava a vetro e renella tra Sava Danubio e Drina l’acqua Ibm neon et i ‘ lo sguardo minava rendendo T'incertezza della nascita tra Puscita alla luce e un feto impiccato da placenta. (*) Lionello Costantini, morto recentemente, 2 stato il pit grande tradutore ‘italiano di leteratura contemporanea dell ex Jugoslavia, da Ivo Andric a Mesa Selimovic, da Milos Crnjansky, alla magistrale traduzione di Danilo Kis 6. Slavonia orientale. Settembre 1992 LO SCAMBIO DEI POPOL Orti che gli uomini Ja terra hanno tentato e brilladere in buio, orti nel cielo profumati, stelle sul pavimento di fronte a giochi muti, mele sane e saporite per tutti per terra da nessuno raccolte... 8. Sarajevo, gennaio 1993 (ospedale serbo di Kasindol) CECCHINO Appartengo alla dinastia della folla, a volte uccido nei volti in sorriso Vaccenno mio a una qualche letizia. 9. Sarajevo (Trebevice, gennaio 1993) ‘a rosa nevessaria_16s7 Il piacere di stare col cane quando intorno la storia s’accanisce, il piacere di far finta di fare la spesa mentre la mensa impoverisce, il piacere di farsi la barba per esser liscio e dolce se fuori un cecchino s'accorge di te. 10. da Bjielina a Brcko, marzo 1993 BCCO LE IMBOSCATE Verde la valle ¢ un’aceresciuta quiete, ma nella gola fiele scorre inyece di saliva, ‘mangio pane accanto a un cadavere coi vermi. E augurabile che stanotte gli uccelli vengano a frotte a cibarsi delle briciole sul campo rimaste, della came e dello sguardo mio che si ritrova ad esser cibo ¢ insidia. Ecco, ecco le imboscate.. dl. Zvornik, settembre 1993 Gabbia di vetro, trattoria d’insidie, dalla Drina che pid nulla traspare hanno mitragliato e una scrittura di fori di proiettili apre sul cristallo letture e occhi fissi sul terrore. naviga il fiume e non bagna terra alcuna ma inlama cadaver il pescatore. La ragazza si ritrae, mani la provocano ubriache ingoiano e alcolizzano il giorno. La verita é spartita sui cristalli ferti. Ta rosa necessaria 1697 12. Bratunac, settembre 1993 (disseppellimento di una fossa comune) Vedo ’'ambrato d’una finta pioggia Jo schermo incerto intrattiene l'enigma. La carne umana in pezzi non ha nome, negli occhi il fango luce non da. Chi é Paggredito ¢ l’aggressore, quanto pesa la decadenza del padre? _ Vukovar, dicembre 1993 E tutto cosi devastato che il vetro é diventato moneta ¢ il Danubio é tornato ad esser specchio. 11 Danubio testimone ¢ gravido scuro di fango come mondo che trabocca dalle sue feritoie di paura. 11 Danubio ogni volta ed ogni volta ancora detta la sua misura. sae ‘Vukovar, Vukowar, in quale inferno dentro questo cosmo lo stesso per tutti V'immagine assume distruzioni di sé, Ja rica la bella e operaia sull’ansa del grande Danubio perplesso e stanco, qui anche il cane di Mile, il noechiero, @ uscito folle e sbatteva la testa sanguinante sul vetro delle finestre, di dolore guaiva appena I’orecchio restava solo di lontano avvertito dell’umana volonta 5 ——__hi oa neessria_isat_ d’accendere un’arma da fuoco a prova d’offesa ¢ gli rompeva i timpani animali, che al colpo del mortaio all’infinito non erano avvezzi. Gli animali. 15. Belgrado, gennaio 1994, gennaio 1995 Non dormo pit, se sei passato per Vukovar, Pale, Sarajevo, Prishtina, Srbrenica, Mostar, Bjielina, Brcko davvero non dormi pitt per il chiodo che 'umano solo sia preda e assassino € poi, scambiate le parti, assassino ¢ preda, Loro cosi non dormiranno pitt e anche tu hai cominciato a star sveglio aspettando il tumo delle sentinelle notturne che con le torce controllino Vinnocenza falsa e I’insonnia nuovissima d’Europa. Questo é il secolo! Che la rima di bambino sia cecchino? 16. Prishtina, giugno 1996 Su una sedia di paglia traballante mi son seduto incerto a conversare, ¢ il panettiere Osman Buraku gia camionista, proprio sulla via dei sette minareti proprio accanto al museo dei serbi, rideva col mereante laureato...quattro fratelli senza lavoro che hanno studiato... ‘Osman ripeteva che anche nel pozzo dov'era, in fondo, tra i deboli che anche se vincono perdono se stessi, .. che le trecce di pane Ta rose meeessaria_ 167 dolce disseminate di mille occhi di sesamo avrebbe per sempre e per tutti impastato, serbi o albanesi che importa, il pane dolce trasformato dalle mani, quasi senza prezzo, yaleva ¢ vale di ognuno la vita disperata. Tl mercante invece con l’odio senza mani che creano dalla farina la gioia mattutina solo era pronto a tagliar gole, tale ¢ quale i moschettieri in blu sulla piazza presidiata. The Sarajevo (Vraca, giugno 1996) L’hanno chiamata pace la spianata di Vraca dove frotte di bimbi scalzi ma in sorriso giocano sull’ombra del carrarmato italiano. Tanti e tutt’intorno che ieri due ne abbiamo schiacciati... in sorriso. Era la festa triste. oe basa sein s Vinedito Tre poesie di CARLO VILLA PAROLE La configurazione delle parole m’é sempre balenata sotto gli occhi in un inchino cerimonioso ¢ in un lusso di serici tessuti dalle pid vivaci sfumature. Pelle secca di un tamburo su cui le mie bacchette battono il loro ab ¢ pitt avvampato, quando s’accoppiano hanno un non so che d’ardito e di trionfante che le fa guerriere di tutte le battaglie, partecipandomi il regno dei giocattoli quello dei libri illustrati dai colori alle braci, restituendomi i giorni dispersi della prima volta che sia potuto accadere. Cid che pid interessa costa oltre l’ultima riga. SOFFRIRE Esiste una bramosia del soffrire tanto che ciascuna dose Ja si riesce a vivere solo in un naturale angustiarci Lara meetin st = Vinedito € non appena ci si alza al mattino questo mezzo per conoscere molte pid cose degli altri ce lo spremiamo fino in fondo in una dolcezza verde vento d’un appello disperato per la salute del gradino pid basso, Arriveremmo anche al pid elevato, ma la prelibata convinzione di non averne diritto questo ce lo rende cosi vago da preferirci puntualmente il primo. ALLA META DELL OPERA Talvolta desidero tanto morire che me lo sogno come un allattamento non goduto, in un desiderio di sintesi ¢ bisogno di perdermi nella pratica del vuoto. Si @ dedicato alla serittura 1959, presentato sulla «Fie- privilegio di essere vivi Carlo Villa (Roma 1931) fin dai primi anni: Cing narrativa, poetica e alla pittura. Esordisce come pocta ra letterariay da Leonardo Sinisgalli. Fra i libri di poesi (prefazione di Pasolini, Rebellato, 1962), Siamo esseri stanehi (Einaudi, 1964), La ‘maesta delle finte (Guanda, 1977), Simboli eroici (L’Obliquo, 1993), Consumato amore (Bastogi, 1994), Fra i romanzi: La nausea media (Einaudi, 1964), f sensi lunghi (Einaudi, 1967),L'isola in bortiglia (Einaudi, 1972), Pan di patata (Feltrinelli, 1995). E inoltre autore di saggi, libri per ragazzi e collaboratore di vari giomali ¢ della Rai, con sceneggiati e original radiofonici e televisivi. é Lass necesita il saggio La modernita delle nuvole di Marco AMENDOLARA Jer Baudelaire il dandysmo é «una istituzione vaga,bizzarra quanto il duello; atichissi- ‘ma» (in Sevti sul arte, ed it. Einaudi); una sorta di relizione, un elemento primordia- le, preistorico,rafinato e selvaggio insieme. Qualcosa che diverra sempre pid chimerico con avvento del nuovo mondo, della modernit, Se sintende per moderit la visione tecnologi- ca del mondo, il sistema ripettivo delle macchine, allora il dandysmo non & modem: & anzi Volutamente anacronistico, e quasi orgoglioso della sua lontananza. A questo proposito Baudelaire & stato un profeta tragico della modernita iluminato: «ll mondo sta per finire. La sola ragione per la quale powrebbe durare, & che esiste. Com’e debole {questa ragione, se la paragoniamo a tutte quelle che annunciano il contraro, e specialmente a questa: Cormai cos'ha da fare i mondo sotto il cielo? [..] Non dico [] che forse ritomeremo addirittra allo ‘ato selvaggio,¢ che ancremo alle rovine erbose dells nostra cviltaacercare il cibo cil alla mano. No} -perché questa sorte cqueste avventure presupporrbbero ancora una certa energa vital eco delle ef primitive. Nuovo esempio e nuove vitorie dele inesorabil leggi moral, periemo attraverso cid di cui abbiamo ereduto vivere. La meceanica ci avr talmente americanizzati, il progresso avra cosi bene atrofizzato in noi tutta la parte spisituale, che niente, fale fantasticherle sanguinarie, sacrileghe, oanti- natural degli utopisti,potra venire paragonato al sul rsultat posiivi» (I mio cuore messo a nudo, Adelphi, E sempre nel Mio cuore messo a nudo: «Che c°t di pit assurdo del Progresso, dato che uomo, come i fatto quotidiano dimostra, sempre simile e uguale all'uom, ossia sempre allo stato selvagzio?» 7 E da notare, qui come altrove, il riferimento all’clemento primitivo, preistorico, e la prefe- tenza che Baudelaire sembra accordare a essorispetto ai nuovi tempi, cui non pud disgiungersi, ‘come sié visto, una sensazione di“pericolo”. Baudelaire vive quindi la condizione del!'artistae del dandy all'slba di un nuovo sistema di Vita, tisehiosoe terrbile;e vive questa condizione trascinandosi alla deriva, avendo coscienza «li una ferta profonda fra se stesso c la nuova epoca. In ques ultima sembra trionfare tutto cid detest: il conformisme, la stupidita, incapacita creativa.. in una parola, la ripeti- lone, Vassenza di colore. Né va dimenticsto, nel medesimo contesto storico,l'avvento della ‘mercificarione. Scrive Agamben: La grandeaza oi Baudelate dl fronte allinvadenra della merce fu che eglirispose a que- stinvadenza frasformando in mefee © in fetiecio lopera d"arte stesst. [..] Di qui la sua implacabile polemica contro ogni interpretazione utilitatistica delVopera d'arte ¢ I'accani- rent con cial proclama che la poesia non ha altro tine che se siessa. Di qui anche le sua insstenza sul earattereinafferrabile delMesperieava estctica ¢ la sua teorizzazione del bello ome epitania istantanea ed:impenetrabite. [..] Cid che atribuisce alla sua scoperta un ca. rattere propriamente riveluzionario, & che Baudelaire non si limitd a riprodurte nell’opera arte la scissione frail yalore d’uso € valore di scambio, ma si propose di ereare una merce in cui Ia forma di valore sh identificasse totalmente col valore d’vso, una merce, per cos) dire, assolua, nella quale il processo di feticizzazione fosse spinto fino al punto da annul te [a realtd essa della merce in quanto tale» (Stonze, Einaudi). lomanmenia on gg itsaggio 2 Lautodissoluzione del dandysmo nel suo scontro con I’epoca moderna @ a un passo. Il (Lertere da Rodez, p. 171). Per essere, ci dice ancora Artaud, bisogna vincere una paura, ed @ la paura di vivere piena- ‘mente. Senza il superamento di questa paura si continuerd a mangiare, coricars, respirare, inghiotire, ci si vivra col acontagocce, respirando I’aria dei paesaggi dall’alto¢ dal bordo ¢l'amore dall’esterno del paniere, senza poter prendere tutto il paniere> (vi, p. 182). Ecco, allora, il dovere dello scrittore: «I libri i testi, le riviste, sono tombe, tombe da rove- sciare. Noi non vivremo in eterno eircondati da morti ¢ dalla morte. Se in qualche punto vi sono pregiudizi bisogna distruggerli:il dovere dello scrittore non & di rinchiudersi vilmente in tun testo da dove non uscira pid, ma & di uscire fuori per scuotere, per attaccare lo spirito pubblico: se no a che serve? Perché @ nato? (Pour en finir avec le jungement de Dieu). “VENI! non 2 mortdifeh imal sidia Pdetirto proprio ma perché e) stato corporalmente il campo di un problema attorno al quale fin dalle origini si dibatte lo spirito iniquo di questa umanita, quello del predomi- nio della carne sullo spirito o del corpo sulla carne, o dello spirito sul corpo». | Antonin Artaud, Van Gogh - Il suicidato dalla societa zy — [a vita della mente La parola é ... per sempre di Giovani: Rossermi Eritit eters in gioco pensare? Se questo & possibile, allora possiamo anche ‘parla, senza il rischio di subire, almeno spero, V'errore che fecero gli ateniesi quan- do, in un tribunale, citca duemila e quattrocento anni fa, accusarono Socrate di aver negato le divinita deta religiosita pubbticae di averne introdotte delle nuove, oltre che di aver corrotto. j giovani, Socrate fu condannato a morte ¢ anziché tramutare la sua pena in esilio preferi bere lacicuta. La sua vita, come Ta sua morte, ancora oggi, sono Ha testimoniare il valore di una vita vissuta in funzione del dire; di un dire perd che non & soltanto un’accozzagiia di parole senza meta alcuna, bens) ferma convinzione che la parol, se ben indirizzata, conduce i dove {ulti possiamo ritrovareie riconoscerci, in un bene cio che & in ciascuno di noi, e di cui tuti partecipiamo. Come tutti sapete Socrat, interamente fede alla sua missione di ricercatore della verit attraverso la parolac il dialogo, non ci ha lasciato nulla di scritto, ma di Tui conser- ‘viamo la memoria attraverso gli intramontabili“dialoghi” platonici. 1! suo fedele discepolo, Platone, potra certamente essere ancora letto ne millenni a venire, senza il rischio che la sua lettura si trasformi in archeologia. La veritt non invecchial Oggi come allora, dunque, Ia posta in gioco ? la stessa; la vita. E con essa la veri, che soltanto Ia parola pud darci, Siamo {utt'uno con le parole. Possiamo legitimamente sostenere che siamo fatti pit di parole che di came, ¢ Tallusione all'ineamazione del Verbum della tradizione cristiana non @ casuale. Prima di addentrarci nella tematica voplio fare alcune osservazioni. La prima & che quello che dird non aggiunger’ nulla di nuovo a quello che gia sapete; Ia seconda @ che essendomi trovato sempre a disagio nelle conferenze, soprattutto come uditore, sono consapevole del limite che aecompagna chi ascoltae quindi, ora, chi parla. II fatto & che non sappiamo, gli uni degli altri, le vie e le mete in comune, oltre che i mezzi con i quali abbiamo affrontato continuiamo ad affrontare i nostri cammini conoscitivi, cosi che, alla fine, dell'indicazione di ‘una luce nella notte non rimane altro che un suono, quello dela parolache indica. Ma questo forse a noi baste perché vogliamo insieme capite, o meglio, sentire in conformita con I'ar- ‘gomento propostoci che la parola, oggi come non mai, va riscoperta nella sua forza origina- ria, libera cio? da tutti quet vincoli di strumentalizzazione e di mistificazione che ne hanno fatto sedimentare Vessenza. La tecnologia. non un mal in sé, ma isuoi prodotti utilizzati ¢ recepiti acriticamente, producono quella spazzatura che ne infanga Vesistenza e ci addormen- ta Ebbene, Ia mia intenzione & semplicemente quella di quanto sia miracotosa la parola, quanto essa non ci appartenga, almeno nel senso che amo ritenercene sing0- Jarmente i padroni. La parola invece appartene alla comunit& pid in generale al mondo stesso, © questo va detto a dispetto delle difficolta che incontrigmo quando con la parola Yoslamo toglens non sltanto {nomi dle cose, ma anche fe rele, rapport che sabi Timo con Ye ses, ‘Jost pri ditto fare un aecenn alla questione mai isola, e mai soli, per sua paren del mpporto ta sogeeto ¢ oggelio, Lunia possiblli che abbiamo & quela della Tole magico ponte ta ei che crediamo di conoscte, ol stss, cid che invececonasce- Temo’sempre pet approssimazioni continue e successive, il mondo. Mi avvalgo flaMncontetbie ambigith che & sttesa ad ogni ato Tinguistico, nonché delle ceezze 23 ————_a usa meoesaria_681_ 1a vita della mente propinate dalla logica. id. che voglio proporvi & il mio personale punto di vista, ovvero la prospettiva della Possiamo dunque dire che noi conosciamo gli oggetti prima ancora che questi ci vengano inconiro. Siamo ome legati a un filo invsibile a ogni parte del tutto, di modo che nulla ‘veramente ci pud apparire come estraneogneanch¢ la morte, La storia del respiro del cosmo é tun susseguirsidirtornidel sé, come memoria che continuamente si cura di sé a patie dagli ceventi che [hanno generata. Non é forse lamemoria possibile solo perché esiste un passato? Fil futuro non é forse possibile solo perché esiste una memoria? — 9, laisse 1a vita delta mente Cost i riappropriars di sé attraverso V'incontro con Voggetto o la parola proprio eid che Platone voleva dire quando indicava nella reminiscenza l'unica via per giungere alla com- prensione delI"idea. Stare continuamente presso T'oggett, nei suoi paraggi, significa essere costantemente presso di sé, nel'originario essere tut'uno con l’ogzeto, prima che la frattura si sia generataattraverso e con il tempo, distinguendo Puno dal due, i primo dal secondo; la parola € dunque il ponte necessario gettao tra Puno e il due, ia il soggetto e Foggetto. La rola @ il potee di dire “io” conservando la memoria del “tu”. TI tempo é la successione interminabile dei mutamenti dello stesso identico volto di Dio: essere. Cos i nulla viene ad inerociarsi col tempo soltanto quando lo spazio della rappre- sentazione cercadi cogliere le succession al di qua di un confine, presupponendo uno sfondo. Ma lorizzontee il cielo sopra di esso sono definbil soltanto a partie dal mite che li diffe- renzia: la parla. Cosi l'orizzomte dei mortai 8 un orizzontefitizio che copli nella parol il limite della percepibilt, i limite della propria ragion d'essere. Probabilmente si vorrebbe per I'uomo una condizione nella quale esso possa ritrovare la sua effettiva potenzialita, la sua reale fun- zionalita, ma quest’, ancora non é venuto evidentemente il tempo dell’attualita delle potenzalita latent ne" uomo. Forse abbisogniamo di qualcuno che ci fornisca le chiavi della ‘comprensione del rapporto tra cosae parola, tra mano che affera la cosae volonta che vuole possedereIa.cosa ra lo svolgersi delle trame della rappresentazione e lo svolgersi dei feno- ‘meni dell'ogeetivita. L'important, in ogni caso, & saper vedere da cid che appare quello che 2 dietro la maschera, o almeno ipotizzarlo. Chi Pha detto che Mesperienza vera é soltanto ‘quella visitile o quantificabile? Se la parola vuole essere ricondotta a una rflessione antica, perché vi st possaritrovare lo ‘stesso desiderio di comprensione, dobbiamo ritornare a Sant’Agostino. i lo stesso Agostino ‘ad indicari la via. Commentando il racconto del Genesilidove&detto che i primo impositore ‘dei nomi @ Adamo. Azostino specifica che & soltanto grazie.a un atto di conoscenza,res0 possibile dall'azione divina, che le creature del cielo e della tera sono condotte dinar ad ‘Adamo, affinché eel, distintele per specie, dia loro un nome. Ecco dunque trovatolappiglio, quel fendamenton: che si stava cercandbo: il linguaggio, la possiblita di dare un nome alle cose, © sopratttto Ia fondamentale capaci del comunicare. La comunicazione per inlesa ‘come manifestazione di una intenzione, non & mera indicazione deli cosa che viene comuni- ata: Tacomunicazione, ovvero il linguagaio in senso lato, &qualeosa di pit per chi si spinge un po! lire limite del necessario apparire. Infatti dobbiamo vedere oltre i dati segnici o om ci visibili per cercare di comprendere meglio come si possa da mente e mente coma siznificato© comprenderlo attraverso un egno, che non él stessa cosa a cui ‘imanda Agosti pit volte sull'azione divina che ha reso possibile la ereazione de! linguag- io. Di fatto 022i come iri assistiamo agli effet della confusione babelica delle lingue, alla frantumata wnita primordiale. Ecco perché abbiamo dimenticato la trascendenza, o me- aio, Ja sua possibilti: perché di fatto percepiamo unicamente la multiforme varieta dei mezzi cespressivi, iquali si spaceiano per le uniche realta possibil. In altri termini abbiamo dimenti- cato che oltrealla datita del segno che percepiamo nel filtro dell'interpretazione esiste anche cid: che noi non vediamo o alleontrario qualcosa di pid di cid che é gi dato. Anche Wittgenstein nel suo famoso Tractatus logico-philosophicus alla proposizione 4.4661 osserva: «Certo, an- che nella tautologia e neila contraddizione i segni sono pur sempre connessi "uno con altro, cio’ stanno in felazione I'uno coni?altro, ma queste relazioni sono prive di significato, inesser Aimssmrsaia ist gg Ja vita della mente Ziali al simbolo», In questa inessenzialitasiisolve la maggior parte del nostro interpretare cid che & gid ancor prima delI'interpretazione, il simbolo e a sua vasta gamma di implicazioni interpretative. In alti termini possiamo dire che i nessi logic, di congiunzione, alternanza, negazione o altro ancora, non risolvono il nesso dei significati connessi ai termini legati agli stessi;¢ cio’ non basta adeguarsi, nel discortere, alla forma del “corretto dedurre” per comprendere in pieno ‘Vunita dei significati connessi alla griglia lingustica c/o concertuale. In ognicaso, per Agostino id che é veramente esistente, realmente sussistente in sé per sé, quel principio generative che dura in eterno al di la delle cose che vengono generate nel tempo. Dice infatti Agostino: «la scrttura dice nel tempo, la mia parola invece non @intaccata dal tempo». Del Linguaggio possiamo dungue distinguere due volt: quello apparente, che ci si da attra- verso segni comunicat,e quello invisible, che é la “causa efficiente” del risultato manifesto, MTinguaggio é per Agostino il mezzo, il medium che serve a rivelarci quellinvisibile che ne & causa. Alora, metafisicamente discorrendo, si pud individuare una distinzione tra cid che & unitario, invisbile, e eid che invece @ molteplice, I'insieme assai differenziato dei segni connessi al Tinguaggio, Cosi se la Verita & semplice e unitaria, le veritd sono complesse e ‘molteplici. Sono proprio queste ultime verita quelle di cui facciamo uso nell’opinare e nel fare scienza. Queste sono quelle verita temporal, sottomesse al dominio del tempo, alle cre- ature che hanno nascita € morte, ¢ che mediante il linguaggio, serito o parla, in qualche ‘modo comunicato vengono a far parte della eterna lotta tra le pati. In sintesi: la parolaé l'indicazione di qualcosa che risiede nel mondo o di qualcosa che nel ‘mondo non risiede, La logica sembra inseynare che @ sempre possibile negare un’affermazione Considerando vera una delle due alternative, In questo caso perd non si pud negare la possibi- Jitd di una eal positiva, come referente della proposizione negata. In cid & la possibilita del’ indicazione della trascendenza. La parola ¢, 0 appar, il me270 pit adatto per informare ‘ognuno di noi della Verita che ci sovrasta. Ma in che senso? In che senso cio® possiamo ritenerei liberi dai vincoliintramondani per poter leggere nella molteplicita manifesta delle parole 'Unita invisibile? La soluzione, come tutte le soluzioni, é semplice se la domanda & ben posta, Infat il in- uagsio, qualsiasi forma di comunicazione linguistica, si svolge da wn’ anima a un‘alira ani ‘ma. Ogni linguaggio é simbolo, concreto rappresentante di cid che per sua natura 8 invisible, Da cid impossibilita di usufruire di quelle cognizioni mondane come mere informazioni, che aumentano semplicemente il bagaglio di conoscenza de! mondo, ma che nulla ci dicono della possbilita de! mondo, ovvero della sua condizione d'esistenza. Come fa la scienza, che Aescrive, ¢ basia! Se si cotlacano invece i dati sensibilinella dimensione dell'unitaallora si incontrano una per una quelle che Agostino enumera nelle Confession’ (I, IV): le meraviglio- se perfezioni di Dio. Bisogner’ ammetere che I'unico meazo che possa rendere quella verita interiore @ la comunicazione, ma quest’ ultima nulla pud seinon trova terreno fertile, cio’ un’anima bella, che & gin qualche modo dentro la Vert. Vi sono una molteplicita di testiimeuiAgostino fa un chiaro rferimento i signa © alle res, ‘ma qui ne cito Soltanto qualcuno, Senzavalcuna priorit’ nella preferenza, anche perché ne bbasterebbe uno ¢ uno solo per intendere Ia wis che ci addits. Via, questa, che procede dalle cose ¢ritorna alle cose stesse perché, dopotuto, orizzonte degli uominié un orizzonte limi- tato dalle cose. L'invisibile che in ess0 @ eslato,Iimmutabile presenza dello spirito ci viene invece indicata non da matematic teoremi dimostrativi, mada fenomeni che sono autoevidenti nella loro veracita. Agostino, pur essendo un acuto pensatore e pur avendo a disposiaione le —— 94 ———_ln ma eowsaria_toat_ a vita della mente affilate categorie della logica assertoria degli stoici, nonché la sillogistica aristotelica, di- sdegna una qualsiasi dimostrazione, in senso classico,delVesistenza di Dio. Egli Bio lo per- ‘episce interamente e bastevolmente tra le immagini del mondo, tala vis che rende il mondo stesso possibile, oltre che attuale nea sua presenza. ‘Agostino ai teoremi matematici preferisce Ie analogie. Cost nel De Trinitate vien posta uun‘analogia, che @ fondamentale e per la teologia e per la filosofia del linguaggio, tra Verbo . Da quanto sopra sembra che per intendere a rascendenaa bisogna prima intendere il lin- ‘guaggio,ilquale in intimo rapporto col Verbo fa del linguaggio stesso il testimone pid verace. ‘Sempre nelDe Trinitate Agostino dice che il verbo «nec graecum est, nec latinum, nec Hinguae alicujus alferius> (XY, 10) I Verbum & dungue la realta che sottende tut iTinguagei, anzi che Iirende addirivura possbili. Ela possbilita stessa della comunicazione. Ci bastiindicare, con Agostino, cid che riteniamo sia il punto di partenza per la comprensio- ne dell’esperienza umana.Agostino vuole che la circolarita sopra detta sia il limite significa- tivo dell'orizzonte umano, la necessaria condizione della ricerca. In ogni caso la via duscita ‘ comungue gia data in ognuno di noi. Non ésoltanto una formula quella di Agostino: «Veritas habitat in imteriore homie» (De Trinitate, IX, 1,1). ‘Vorrei concludere con un affermazione di un filosofo che della parola e del suo uso & stato innamorato per tutta la vita: Ludwig Wittgenstein. Egli afferma gia nel 1937: a rosa mevessaria 1687 dissonance «Come si dice che i vecchi fisici hanno scoperto di supere troppo poco di matematic per pote domi- nare Ia fisica, qua allo stesso modo si pud dire che i giovani di oggi, i trovano improvvisamente in una situazione in cui una buona intlligenza media non é ib sulliciene afar front alle strane icheste dela vita, E diventat tutto cos intrcato che, per dominarlo ci vortebbe un inelletto d’eccezione. Non & pi suffciente,infati essere buon giocator, perché di continuo si pone il problema: “E proprio questo il ‘gioco da giocare adesso? E qual il gioco giusto?"» (Pensieri diversi, Adelphi, 1980, p. 60). Questa & il testo imtegrale di una conferenca organizzata dal Rotaract Club di Benevento tenutasi alla fine di Ontobre det 1996, La “non” comunicazione vie attraverso le quali siriesce a sta- jilire un rapporto di interazione, come direbbe Jean Molino (Fait musical et semiologie de la musique, in «Musique en Jeu», n, 17, p. 162-163), trail versante “poietico” e quello “estesico” &Ta definizio- ne di un “livelo neutro”, rappresentato dal- opera che stabilise dei legami biirezionali tra quello che il processo compositivo ope- rato dall'autore ¢ Vinsieme delle strategic ‘messe in atto nella percezione da parte del fruitore. Se cid porta all'emergenza di dove- re ricondurre necessariamente attraverso il Tinguaggio verbale a un discorso sulla musi- a, d’alro canto la consapevole7za delI"im- possbili& di rapportare Pesperienza musicale al linguaggio stesso inevitabilmente porta considerare il discorso sulla musica come un rmetalinguaggio che sottende a forme simbo- Tiche nettamente separate dalla stessa. Se il problema della comunicazione musi- ccale & stato senz*altro avvertito nella sua globalit all'interno delle teorizzazioni della correate dodecafonica, il vero fondamento pet elaborazione della tonalita, affermava eS) a rosa mecessaria 1641 di Vincenzo PELLEGRINI Schuinberp,consiste ne rendere i procedimen- {6 facilmente afferabili.Inotre, agsiungeva ‘compositor, attraverso 'unita di rapport V'ascoltatore dotato di un certo grado di com- prensione deve per forza pereepire un'opera ‘composta in modo tale dacostituire un’ una, ‘una total. D’alito canto I'impressione ne Ja sua memoria @ approfondita dalla funzio- he aricolutva, che strtura carattersticamen- teil tttoc le sue patie larelazione recipro- a, fatilitando cosi la comprensione di cl ‘ment tansitori (Amold Schonberg, Analisi ica musicale, Einaudi, 1974p. 55). ‘qucllideale speranza che con la fonica si potesse stabiire quel ace i attribute alla serie caratteristche che aveva nse poi glistessicom- completamente le positori a disatt aspettative della idea creare un sistema staccato dai rap- portirigidamente gerarchici e da cui deriva il concetto di Spantonalita”, dove il termine di “Dodecafonia” significa “metodo per com- ‘pore con dodici suoni che non stanno in re- dissonenze lazione che fra loro”, @ stato sconfitto pro- prio dalle sue prerogative “negative”, che in- vece sono il fondamento della tonalita ‘accord dissonante,scrive Frances, @di- ventato non tanto Iequivalente dell'accordo consonante sul piano della qualita sensibile (cid che non é mai stato), ma nella coscienza Petcetiva dei musicst edacat un equivalente concetiuale che ha perduto tutti i suoi ate buti negativi (La perception de la musique, Vain, 1984, p. 364). Negli ltimi decenni abbiamo sempre pit assistito soprattutto a uno squilibrio sul ver- sante “poietico”, da quando il sistema delle attese¢ stato spodestato da sistem che mira- ‘ano a stabilire nuove grammatiche, da quan- 49; parametri musical strappat dai loro con- testi abituali hanno (© non hanno) trovato ‘nuove forme di integrazione; peril versante “estesico” si € veriticata una eerta difficola ad isolare gli “interpretanti,ossia quei trati distintivi che permettono di risalire a feno- meni paticola Inoltre, se a cid si aggiunge che la sovrastruttur, la forma, perde quelle pecu- liarita che ci permeitevano di associate alle secezioni classico-romantiche € si viene a configurae piutosto come la isultantefina- Je di procedure compositive quanto mai va- Tiegate ed eterogence, forse si pud capire che di front aprassi completamente nuove e non Consolidate si verifichi una caduta di teresse im seguito ai fattoi entropic che su- bentrano all interno del processo estesic. Liimeversbilita del proceso, alla Iuce di tutte le implicazioni che abbiamo sottolinea- to, che porta alla musica necessariamente a oversi ricompattare intorno ai principi co- ‘muni ad ogni espressione automaticamente exclude ogni nostalgico itorno verso stili tusicali data, e come dice Jean-Jacques Mattiez, bisogna essere capaci di proporre delle opere fondate su un"unica matrice generativa nel dettaglio ¢ nell'architettura generale, senza pereidestraniarsi dal pubbii- 0 (it discorso musicale, Einaudi, 1977, p. 175). Secondo John Blacking, il problema prin- cipate di un compositore che voglia produrre ‘musica di un certo rilievo per i suoi contem- poranei, non é tanto di natura musicale, an- che se tale potra sembrargli, quanto di atteg- giamento verso la socicté e la cultura del suo ‘tempo, rispetto al fondamentale problema dell'uomo di imparare ad essere umano, La musica non @ un linguaggio che descrive la societa cosi come appare, ma un"espressione ‘metaforica dei sentimenti associati a come ‘essa realmente @. In altri termini, scrive an- ccora la studioso, & un riflesso delle forme so- cial, allo stesso tempo, una rsposta ad esse, in particolare alle conscguenze della divisio- ne del lavoro nella societa. Sc negli attuali contesti, dove le tecniche hanno portato I'uomo ad atomizzarsi rispetio alla realta circostante, mai come in questo ‘momento, c’é la necessit che questi riacquisti quella sua prerogativa di entrare in contatto, di vivere in persona quelli che sono gli accadimenti della sua comunita, forse solo in questo modo, anche nell’ambito della crea- ione atistica, potrd ristabilire quel canale interrotto da troppo tempo ¢ allinterno del quale potra riversare tutta la sua energia po- sitiva utile al miglioramento del!’attuale so- lett Nella musica, come anche nella filosofia, ci dice Blacking, ogni idea veramente nuova non é in effetti lo sviluppo di idee preceden- tfemente espresse, anche se pud essere forte- ‘mente limitata da esse; @ una nuova enfasi cche scaturisce dall’esperienza che il compo- sitore ha del proprio ambiente, una percezio- ne di determinati aspetti delle esperienze co- ‘muni a tutti gli esseri umani, che a Tui sem= brano patticolarmente rilevanti alla luce de- gli eventi contemporanei e delle proprie acquisizioni. L/axpetto pit importante di una tradizione. cculturale, in ogni momento della sua storia, il modo in cui le componenti umane interagiscono fra loro. a rosa_neerss 6s 37 —— ‘fine millennio La Viandanza Ricostruire il logos della Vita, per Essere pienamente dentro la contemporaneita di GiusepPe NENNA Ei misich ih dan cn Sn i svolgere, in appunt privati o manifesti, una personae riflessione sulla natura di una crisi fondamentale dei rapporti di convivenza, che si alimenta di uno stato di prostrazione ed ansia diffuso tra un numero crescente di indivi- dui: frantumat sul piano emotivo e atomizzati sul versante delle relazioni sociali,La curosita ‘che mi ha spinto ad indagare questo particolare aspetto della modemnita nasce probabilmente ‘da una pulsione politica, vissuta intensamente ed in prima persona negli anni passati, dall’83 in poi, poi divenuta marginale nell’impegno diretto, ma attenta a cogliere i segni dele rivolu- zioni silenziose che (in particotare daglialbori degli anni *80) hanno modificato fino a rove- sciarle interpretazioni consoli date delle aspettative profonde di quella massa indistinta ribattezzata, dalla comunicazione totale, pubblica opinione. Ehaseguito la mia stessa viandanza trae certezze assolute del" adolescenzatardiva e i dubbi che impetuosamente hanno divelto Taproiezione speculare della distanza tra modelli interpretativi strat, nella formulazione. ed avvicinamento alla pit epidermica tale forme della realta, alla vita, conosciuta atraverso le sue spigolature. E dungue a quella realta che il pit assurdo conformismo reputa imprescindi- bile nella valutazione degli individui, recando probabilmente i germi della separatezza e dell’atomizzazione sociale i I'omologazione di status misurata col metro degli egoismi esclu- ddenti che appare, ma appare solamente, Iideologia vincente, Inrealtd quello che oggi semibra i modello totale di societA tendenziale (pronosticata nel celebre paradosso della fine della ‘storia vaticinata da Francis Fukuyama, o pid recentemente da Benjamin Barber ricondotta ‘alla nuova societA duale atestata tra Me World - il mondo integrato dell'economia capitalisti- ‘ca globalizzata - e Gihad - il mondo delle: nuove trib intolleranti ¢ chiuse, per certi versi anticipate dai talebani afgani)é gia superato dall'incaglio devitaizzante provocato dalla pi radicalereligione del "900, al tempo stesso la pid fedele all’etd contemporanea: il nichilisma. ‘A sua volta contrastato dal corto circuito che la deriva materialista produce negli individui € ‘sui sistemi isttuzionali di rappresentazione politica, quini sug istitut di autorappresentazione colletiva dei nuclei elementati che innervano le comunita ¢ le cittadinanze. 1] punto pi im- portante di reazione alla rarefazione dei vincoli di solidarietae di amore appare, infat,indis- Solubilmente connesso al recupero della dimensione simbolica de anit nei principiarchetipi, umanistici peri pid fedeli custodi de laicismo, di complemensarita per i cultori delle dottrine spiritualistiche, escatologiche od olistiche. In questo scontro é insito, pertanto, un elemento politico che appartiene a pieno titolo al recupero della di colletiva del disegno della sto ria, non a caso propugnata nel pontificato eccezionale Wojtyla sia dai documenti ‘pit riprese banalizzati nel revisionismo post-conciliae, sia i pid squisitamente cecumenici che Jo hanno portato in ogni angolo della Terra a tarsi attivamente coi regimi in cariea (Gemocrazie industrial, sistemi totaltari a preseimdere dalla matrice e ad pirarione teocratea € neo-islamica), contemporsneamente promuovensio moment di pre- thiera collegiale di grande impatto mediatico. Ma cogliendo, con una luciditd sconosciuta lle élite politiche dominanti, tavolte dal tramonto degli equilibr tigi e a coniario, il vero rnodo della crisi fondamentale che assume Pincertezza del futuro a giustificazione delle ‘squassanti solitudini individual, paradossalmente cresciute nel mondo della comunicazione ino-stop ¢ sempre pit astratta, autoreferenziale ed omologante. Forse sintetizzabile in una yg — ht os eeesaria_tiot_ Sine miltennio espressione onomatopeica e comportamentale: ’estraneita &Iestraneita l'atlepgiamento che prevale nelle pieghe remote delle personalita smembrate dalla mondanita a una dimensione, {quella superstite dea dittatura della competizione c del mercato. In un vortice che non lascia ‘scampo alle emarginazioni provocate dalla misura sconfinata della frontiera, private di un unico identificabile nemico (ma pur sempre partecipi di una storia, di una speranza, di una rivoluzione o di un’atesa). Non c’é pid atesa rivoluzione, speranza o storia da costruire: la storia si éesaurita con la reciproca neutralizzazione dei regimi edifcatsi sulle ceneri del ‘pensiero eurocentrico, marxista¢ liberal-democratico, dominatori del sentimento profondo, meglio jondo, delle masse giunte ad impadronirsi della esclusiva della speranza e del proget. to. Non c’e pit progetto ma solo un vociare confuso, un rumore di fondo, continuo ed inestinguibile, «gente che parla, vocifera, bisbigia, urla. Gente che parla. Che parla. Comi- i, convegni, tavole rotonde, inconiri. E che parla, parla. Balbetta» (Mario Patent, Tutto fortunatamente é niente, «la rosa necessatian,n. 15, dicembre 1996) In realta balbetta ill ‘dendosi di parlare. Né il futuro appare degno di essere partecipato, perché troppo lontano dal senso comune, troppo libero, troppo incontrastabile nelle sue regole di esclusionelinclusione: al mercato dei consumator, che si fanno produtori d’utopic-valium personalizzate, ma non ‘@ misura d’Uoro nel la grande babele della parola. Che perde forza e persuasivita, fino ad estinguersi in un fragoroso ctos acustico, in cui @indistingubile il limit, iI confine da non oltrepassare, il monolite da penetrate erispettare:istintivamente. Tanto vero per lanciator di sassi da eavalcavia, troppo simil ai sopravvissutiesaminati da Canetti (v. Massa e potere, in Opere 1932 - 1973, Bompiani, 1990, in particolare Sopravvivenca come passione), come pet ali estremi anarchici del consumo per il consumo, apolidi del piacere sessuale, visti nello scamificato affresco libertario,icona sintetica dell asettico Cronenberg di Crash. Ma vero anche per gli escursionisti dll’assoluto, potere manipolatorio da provetta confuso per irregimentabile dirito a dissodare le magnifiche sorti ¢ progressive dell"umanita, epigoni incoscienti del Goya delle incision fustigative (Capricei, 1798, in particolae I! sonno della ragione produce mostr). «Bisogna liberare le parole dalla pesante esoffecante inutiltd in ui le hanno costrete. Prima che le parole si liberino di noi» (Mario Parente). Bisogna recu- ‘Perare motivazione alla vita, contenere lo spazio dell’estrancita dell'arbittio delI'indifferen- 2a, ridare senso e proforditaal logos, linguaggio-radice delle prassi agnostiche ed archi trave delle esegesi bibliche. Media ante-litteram dell'ego individuale o collettivoe ragion dressere della forma poetica. Riprendere la viandanza provando con coraggio a rompere coi totem cconformistii del pragmatismo amorale, intrecciare li clementi di somiglianza, di affinita, di comunione, ma senza scioglierli nel real world artificiale, superando i canoni della competizionelmodus vivendi che sconfina nelle idolatrie visionarie delle ideologie di starus. ercando € scavando nelle crepe di funzioni ed uniformi il valore connettivo di percorsi di civilta millenari, che hanno sedimentato sistem di regole e comportamento improntatiall'af- francamentodal bisogno materiale. A Servizio di modelliincludent di organizzazione sociale € diffusione della conoscenza che, mai come ogei, sano appars dirittoinalienabile. Scongiu- +ando il rischio di una confortevole,levigata, ragionevole, democratica non-liberté, preva- Jette nella societd industiale in quanto convergente segnale di progresso tecnico (H. Marcuse, L’Vomo a wna dimensione, “La paralisi della critica: la societa senza opposizione”, Einaudi, 1967). Ed appropriandosi dium quota dei destini individual: altri, perché separato 8 il dest no che tendiamo a costnire nella realta possibile, ma non tanto indistinto dalla quota di ulte- Fiori destini consimili, giustificati dalla ditatura del meta-potere anonimo assurto a petra angolare de giudizi di bene emale, di conculcazione di valorieducativio di formazione della cpinione politically correct. Misurandosi con la novitatecnologica, che sto utilizzando per scriveree che ulilizzo per trasmettere o prosurre lavoro, oppure con I'inestricabile viluppo di 1a rose necesseria iersezioni ricchezza finanziaria che si alimenta dela catena distruzione - nuovo acquisto- nuova distru- zione (G. Canova, Sensi VietatlCronenberg, il nostro nulla, «il manifesto», 27 novernbre 1996), sporcando si le mani ma puntando ad innalzare i livelli di auto-difesa cultura dagli effeti perversi di un sistema di relazioni sociali che appunto nell’anonimato e nella strutturazione neuronale (diffusa ma priva di direzione, che non sia quelafissata dalle regole del gioco) ha il suo pid evidente elemento di forza, contemporaneamente al pit fragile, inu- ‘mano ¢ scoperto fianco ideologico. ‘Che difende,alimentando la debolezza dei vincoli di rappresentazione collettiva delle istan- ze in contraddizione, in un gioco di annientamento per assimilazione e cooptazione, ovvero per rimozione dai circuit informativi di massa. In questo senso la ricostruzione del valore {ella parola, annegata nel'insignificanza, assume carattee di eresia politica, V'ultima fron- tiers di difesa del valore umano (in quanto a servizio dell"Uomo) delle siutture anonime, governate non dal consenso ma dal potere di imporre decisioni appropriandosi del carattere ‘oercitivo delle norme o anche indipendentements da esse, se necessario. La ricosirizione del linguageio, inteso come logs, la controcultura su cu attestare a contestazione radicale alla paralisi della critica, in quanto strumento della societa senza opposizione. La Storia dell’arte italiana in poesia di Perilli di Tiziana ANTONILLT i occupiamo questa volta di un volume di non fresca stampa che perd colpisce per la sua unicita in campo editoriale. Si tratta di una storia dell arte sui generis perché afi- data ai versi dei poeti. opera si intitola Storia del arte italiana in poesia, @ stata pubblicata {éa Sansoni¢ il curatore & Plinio Perilt che alla sua attivitd di poeta e ambasciatore della poesia fra i giovaniaffianca quella di studioso delle convergenze ¢ iterconnessfon tra poesia. ¢ art figurative. Peril parte dalla constatazione che la storia dell'ate@ costellata di numerosi parallel lette- rari e in special modo poetici,alcuni dei quali sono entrati da tempo ne! sentie comune. Ad cesempio & quasi impossibile parlare di Simone Martini senza far riferimento a Petrarca. Re~ centemente i media hanno dato grande risalto a un‘edizione francese della Divina Commedia iimpreziosita dalle tavole che Boticelli esegui per commentare il testo poetico di Dante E il ‘manuale di storia del'arte di Giulio Carlo Argan, cui Peril fa spesso riferimento, usa larga ‘mente lachiava leteraria per snalizzare antistie movimenti. Da qui inizia «"indagine ampia, annosa e pignola» di Perili, una ricerca che ha come frutto una lungs serie di incontri fra poet, classici e contemporanei,e pittoi, scultori, achitet ‘Cosi possiamo “vedere” nei quad di Fattori «i campi liberi fecondi, «i divino del pian silenzio verde» della Maremma carducciana. Possiamo guardareilchiostro del Convento di San Marco a Fitenze attraverso gli oechi della Yourcenar: leggendo la sua lirica vediamo il pennetio di Michelozzo tingere edi @zzurro, di carminio, di albicocca» e sboceiare i camici bianchi degli angeli. E basta aver visto una sola yolta nella vita il simulsero di Maria del Carrelto di Jacopo detla Quetcia percb6ilamarmo simaterializzi davanti a ni. Leggendo i versiche Quasimodo dedicd al famaso monumento (se Siro perde colore,¢ ogni oras‘allon- tana») ci sembra di toceare il marmo freddo ¢livido: «ll mio sussulto/ forse @ il tuo, uguale d'irae di spavento». 49 ——_h a neeesaria_t6xt_ intersezioni Morandi fu un vero poeta in pttura, dice Perilli, a prosa di Bacchellitenta di restiture con parole lincanto ¢ la pregnanza delle nature morte, quella di Raimondi ci fa partecipare al- ‘Vesplorazione visiva di un tratto degli Appennini come se fossimo accanto al pittore ¢ guar- dassimo anche noi, con sguardo vergine, il trascorrere della luce e ci ponessimo per la prima volta il problema del colore azzurro delle montagne in lontananza. Fra poesia e arti visive possono aver Iuogo connubi sorprendenti, Zanzotto osserva le «alle- gorie, i capricci e le vedute» di Francesco Guardi, ne scrive in liriche in dialetto veneto, ¢ Fellini utiizza quelle liriche per il suo film su Casanova, per quella Venezia settecentesca dei quadri de! Guardi. CCisono poeti che hanno vissuto quasi fisicamente Te grandi opere d'arte, come se il capola- ‘oro avesse trapassato il loro copro di donna o di uomo di oggi,e attraverso loro ci giungesse rinnovato, altro. Renzo Paris, ad esempio, all’imbocco di una stazione della metropolitana di ‘una delle nostre citt pid! muiticulturali, Roma, sisente improvvisamente catapultato in una quadro che é qualcosa di pid, &un'icona, il Quarto stato di Pellizza da Volpedo:i protagonisti sono diversi, manon tanto. Di fronte a quel gesto con cui il genio di Michelangelo ci narra da secoli infondere della vita (gesto saccheggiato dalla pubblicitd, come & avvenuto per la Giaconda, scgno che il nostro immaginario, anche consumistico, &debitore ai geni dell'antichita) Maria Luisa Spaziani originale e antiretorica Il «gesto d’abbandono che ricorda la curva del tralcio» porta a galla tun ricordo, un altro incontro di mani, ma terrene, di una donna e di un uomo innamorati che si ‘cercano in uno spazio terrestre © anonimo che perd si fa divino, lo scompartimento di un {reno, La tensione che anima le loro mani non édiversa da quella che score fra Adamo e Dio, Tavita, qui ’amore, il che &lastessa cosa, L’intera Cappella Sistina si apre davanti ai nostri cocchi attraverso i versi di Luzi in tuta Ta sua potenza narrativa, in tutta la sua forza visiva, Certo non possiamo gui rendere conto della lunga galleria di inconti fa artisti che Perilli tanalizza in oltre 400 pagine. Possiamo solo augurarci di vedere l'opera ristampata in edizione ‘economica (il prezzo attuale € di £. 60.000), magari snellita da una scelta pit seletiva. Ne risulterebbe uno strumento di lavoro e di studio economiicamente accessibile anche agli stu- enti. Si tratta, come abbiamo detto, cli un’opera singolare, una miniera di suggestion e spunti per alteriori ricerche, corredata da un ricco apparato iconografico e da note puntuali che il ‘curatore appone ad ogni lirica. Ci pare anche una ricerca di grande attualita se pensiamo non solo all iniziativa editorial francese di cui parlavamo, ma anche alla recente uscita di un'ope- ra, L'oechio di Calvino, in cui Vautore, Marco Belpolit, indaga I'intensa qualita visiva della prosa calviniana. ‘Ci vengono in mente i versi di Luzi: