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la rosa necessaria Rivista di poesia 7 Niente ancora 0 quasi niente se non l'antro dove le cose vegetano dove le rose ormai : da tanto si sono sfogliate sotto le nostre dita gente che va gente che viene tace chi é mi son fermato dinanzi al cielo ad ascoltare gemere non so cosa una frase una bestia tutta la sofferenza in me d'un mondo sofferenza inudibile oziosa non formulata da parole L. Bourg Supplemento al n.21 de L’ALTRITALIA Agosto 1994 £.2.500 editoriale «Se qualcosa di me ancora vale» Con questo numero si conclude la ricerca sull’opera di Lionel Bourg, il quale, dopo Jo scorso numero della rivista, ci ha inviato una gradita lettera che pubblichiamo, tradotta, all’intemo.Bourg ci sembra un vero poeta e i suoi versi ci hanno realmente emozionato. I mesi estivi sono notoriamente periodi di festival teatrali (tra breve iniziera a Benevento I’annuale Citt4-Spettacolo). Abbiamo quindi deciso di far partire, da que- sto numero, un’inchiesta tra gli addetti ai lavori (studiosi, attori, registi, ecc.) per fare il punto sulla situazione del teatro oggi, una riflessione che ci permetta di capire dove si sta indirizzando la ricerca in campo teatrale. Quello che ci interessa 8, ovviamente, un certo tipo di teatro, che non é solo diver- timento, ma si interroga sull’oggi, riflette e fa riflettere, un teatro, oserei dire, neces- sario. Perché questo interesse per il teatro in una rivista di poesia? I rapporti sono stretti da tempo (si pensi solo al teatro ¢ grande poesia di Shakespeare e Calderon della Barca). Poesia ¢ teatro si incontrano nel corpo dell’attore e, attraverso di lui, la poe- sia si fa voce pulsante, esce dalla pagina scritta per farsi incontro al pubblico/lettore. Molti poeti scrivono per il teatro o riconvertono testi di alta poesia per le scene (Sanguineti, Luzi e Giudici con la Commedia di Dante, ma si pensi anche all’interesse di attori/registi come De Berardinis e Moscato per la poesia); si assiste, insomma, ad un ritorno al teatro di poesia. «Da sempre la poesia ha trovato nella voce dell’attore, nella rappresentazione sce- nica un habitus narrativo e visionario, una comunicazione cromatica ed empirica, dalla tragedia all’ epica, dal canto alla lirica, dall’ode civile alla “prosa” del verso. Nel gesto dell’attore ha scandito il suo ritmo ossessivo e cantilenato, la sua scansione onirica ¢ la sua trasgressione lessicale. Sulle assi del palcoscenico la poesia riscopre il significato rituale della propria esplosione lirica» (Giacomo Martini, Prefazione, in AA. VV., Poesia Teatro Drammaturgia, «1 Quaderni del Battello Ebbro», n. 12-13, giugno 1993), Vorremmo dedicare idealmente questo nostro numero alla memoria di quei poeti (Volponi, Scataglini) morti in questo agosto ‘assassino’ Se qualcosa di me ancora vale debbono tale cosa prenderla gli altri, impiegarla e trame profitto presente e reale. (Paolo Volponi, da Per questi versi, in Nel silenzio campale, Piero Manni, 1990) Luca Rando Sommario Editoriale «Se qualcosa di me ancora vale» Proposte «Un'irrevocabile lacerazione»: Lionel Bourg di Aldo Viano Lettera ala rosa necessaria di Lionel Bourg .. Bibliografia . Dibattiti La preghiera di chi non crededi Marco Cardinali Invito alla lettura Ciro Vitiello: entropia del linguaggio come entropia dell'essere di Ciro Di Maria Interventi Per un'arte della " verifica trascendentale" di Giovanni De Noia Teatrotetro Lacreazione del senso di Sebastiano Aglieco Speciale Musica Tracce di Vincenzo Pellegrini Lapoesia Cesare Pavese - Rivolta di Luca Rando... la rosa necessaria Rivista di poesia - Anno Il - agosto 1994 -N. 7 Sopplemento al n.21 de ALTRITALIA Comitato di redazione: Rito Manignetti, Rossella Mazzeo, Luca Rando, Vincenzo Pellegrini, Giovanni Rossetti, Nicola Sguera Progetto grafico: Luca Rando Redazione: Ctr. S. Cumano, 1 - 82100 Benevento - Tel. 0824/51483 Fax 0824/24478 Stampa: Grafica Mellusi, via Luca Giordano, 4 - 82100 Benevento - Tel. 0824/316153 LALTRITALIA Direttore responsabile: Carmelo Luciano Redazione: Maurizio Calandro, Mario Cecere, Luigi Lanai, Pino Mauriello, Roberto Paolo, Gabriele Rame ‘Aut. Tribunale di Benevento n.167/90 del 6112190 Proposte «Un'irrevocabile lacerazione»: Lionel Bourg (Seconda parte) Di Bourg presentiamo, dopo le poesie ine- dite anche in Francia, oltre alla Lettre a Clare D'Andouze, Jamais toute I eau de la mer, un testo in prosa raccolto in un piccolo “bruldt” che gid dal titolo lascia indovinare le sue in- tenzioni: NON. “Brul6t” significa nel gergo letterario «giornale dai toni vivacemente po- Iemici», ma indica anche «una piccola nave stipata di materiali infiammabili utilizzata nel XVile nel XVIII secolo, per incendiare i va- scelli nemici». NON raccoglie, infatti, due te- sti in prosae uno in poesia, scritti nel 1991 in occasione della guerra del Golfo (da Michael Glick e Catherine Redt-Guittard, oltre che Bourg). Tali testi mantengono oggi (sono pas- sati tre anni e sembrano secoli..) alla luce degli avvenimenti della vicina Jugoslavia, tutta la loro attualita. Segue poi L’ Irrevocable. Potra sembrare arbitrario accostare testi po- lemici, poesie dal tono grave e una apparente- mente semplice lettera d’amore. Tuttavia que- sta scelta non mi sembrataazzardata: gli op- posti versanti di questa presenza, l’orrore € amore, concernono ognuno di noi, in prima persona, ricordandoci che comunque non possiamo lavarcene le mani. Lascio che siano Ie parola che un altro grande scrittore dice a proposito di Ponzio Pilato che si lava le mani dell’ omicido di Cristo, aesprimere quello che penso: «Le soddisfazioni procurate dal compimen- todel dovere, dalla ricerca disinteressata del- la giustizia, da uno slancio di generosit’ che non sia rimasto teorico ma sia stato tradotto nelle azioni, queste soddisfazioni rimangano precarie, dubbiose, costose. la ricompensa & raramente all’altezza dei sacrifici fati. Cosioché essi conservano il loro valore ma anche la loro rarit&. Ciascuno si scoraggia, adotta a poco a poco una condotta pi prudente, pit egoista. Lacia deteriorare in lui un’intransigenza che non ritrovera mai pit. Econtinua a sentimne il bisogno, Molti allora cercano nell’arte o in di Aldo Viano qualche raffinatezza esteiore dei sostituti de- stinati a rinnovare quelle soddisfazioni. Spe- rano di trovarvi ’equivalente della purezza o della perfezione, di quell’assoluto che li ave- va sedotti in un ambito pid segreto ed esigen- te. Essi immaginano di perseguire ormai un ideale parallelo in un universo impenetrabile, esente da soprassalti, da pericoli, da confu- sioni, dove non sia pit) necessaria la completa dedizione né pagare di persona. Un siffatto ripiego appare comunemente come il frutto della saggezza e dell’ esperienza, ma il cuore non é stupido, Esso sa che si tratta d’una ri- nuncia irrimediabile. Lo spirito, la sensibilita ra apprezzano piaceri deliziosi, che hanno @altra parte la loro nobilt& e sono, in effetti, il fiore d’ogni civilta. Fanno dimenticare molte cose, non tutto, non il resto, non il rimorso per una perdita essenziale, subita il giorno in cui il senso primitivo, inespugnabile, della solidariet’ umana fu sacrificato a vantaggio dell’amore dell’ arte 0 di qualche altra lussuo- sa passione. Pilato ne era consapevole...» (Roger Caillois, Ponce Pilate, Gallimard, 1961, pp.50-52) Premessa a Clara D’Anduze ‘Trovarsi tra le mani questa Lettera a Clara d’ Anduze, un sottile libricino di 14 cm per 7, fatto di una carta un po’ ruvida che sembra riciclata, stampato con mezzi all’apparenza di fortuna, o comunque artigianali, pud far sorri- dere. Come pure pud indurre il sorriso il ono, Patmosfera quasi ottocentesca che si respira trae righe di questa accorata lettera d'amore Clara. ILnostro gusto cosiddetto modemno ci haabituatia slanci sentimentali pid sobri, quasi pudichi, e ad un approccio ai temi amorosi dove non pare pid possibile escludere il ses- s0 0 le sue tormentate implicazioni psicologi- che. Qui perd non si tratta di un’autocensura a quanto di sessuale pud esservi nell’amore, 1né di un rigurgito nostalgico di un sentimento diafano, etereo, avulso dalle cose del mondo. Cid che trapela da queste pagine &, al contrario, ‘un sentimento ai limiti della violenza, pi vasto ceradicale di quello provato per una fantomatica figura femminile, (la Clara d’ Anduze alla quale Lionel Bourg rivolge il suo soliloquio & in effetti Ja statua di una troubadouresse medievale vis- suta ad Anduze, un piccolo villaggio nella re- gione delle Cevennes, a 40 Km da Nimes, nel. (La selva, in Saggi letterari, Einaudi, Torino, 1951). Far poesia significhera non pit parlare di sé ma portare ad evidenza un fondo mitico che @ comune a tutti gli uomini, perché non bisogna credere «che tutta la vita sia quella dei libri», @ invece necessaria «una cura continua di scossoni, di prossimo, di concreta realt&» (I comunismo e gli intellettuali, in Saggi letterari, cit.) La poesia servira all’ uomo, a tutti gli uomini, per giungere a se stesso ed aprirsi agli altri. E questo, certo, 2 quanto si chiede oggi alla poesia. Sulla poesia di Pavese si veda anche: C. DiGirolamo, II verso di Pavese, in Teoria e prassi della -versificazione, Bologna 1976. M Forti, Sulla poesia di Pavese, in Sigma, n.3/4, dicembre 1964 (ma tutto il numero della rivistaé dedicato alla figura di Pavese). ‘A. Guidotti, Tra mito e retorica: tre saggi sulla poesia di Pavese, Palermo 1980. 28