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Legalit: tolleranza zero, ma soltanto

con gli altri


di Gian Carlo Caselli | 3 febbraio 2014
Una rubrica che per alcune settimane parli di regole una sfida. Perch oggi parlare di legalit
difficile. Troppi sono i cattivi esempi che si ispirano a filosofie del tipo cos fan tutti, non vale la pena
scaldarsi Filosofie alimentate dalla constatazione che nel nostro Paese chi sbaglia non paga,
soprattutto se conta o ci sa fare. Come prova labbondanza di condoni anche tombali, prescrizioni facili,
indulti esagerati, scudi fiscali e leggi mirate su interessi particolari (egoistici) invece che generali. Di qui
scenari cupi: il diffondersi dellidea tutta italiana di una giustizia la carte valida per gli altri e mai per
s; uno scempio quotidiano di diritti e legalit; un processo farraginoso e incomprensibile, con costi e
tempi che generano sfiducia; un crescente rifiuto della giurisdizione, caposaldo fin dal 94
dellazione politica berlusconiana, poi rovinosamente utilizzato pure da altri settori. Si tende a far
apparire poco moderno, non al passo coi tempi, chi si ostina a parlare di legalit e di regole. Nasce cos
la pretesa di indulgenza per se stessi e di severit solo per gli altri. E qualunque occasione (ormai
persino quelle istituzionali) buona per scavalcare senza riguardi coloro con cui non c feeling,
arrivando a sgomitare, scalciare e vomitare beceri insulti. Di qui una pratica diffusa di arroganza,
prepotenza e violenza che costituisce una potente rampa di lancio per le tante furbizie e illegalit che
infestano il nostro Paese.
Ma se lItalia delle regole fatica, si aprono sempre pi spazi allItalia dei sedicenti furbi, di coloro che le
regole - a partire dal pagamento dei giusti tributi fan di tutto per dribblarle lasciandone agli altri ( meno
furbi) lonere; o allItalia degli affaristi, che le regole le liquidano come un fastidioso ostacolo al pieno
dispiegarsi delle loro attivit; o allItalia degli impuniti, che le regole le violano programmaticamente
pretendendo poi che nessuno ne chieda conto e ragione.
Ma attenzione: se lItalia delle regole soccombe, si innesca una spirale perversa e alla fine potremmo
ritrovarci tutti sotto un cumulo di macerie, perch senza regole prima o poi si va tutti a sbattere. Tutti.
Dunque, legalit e giustizia non attraversano un buon momento, nel nostro Paese. E tuttavia
necessario che di legalit si continui a parlare, senza concedersi il lusso del silenzio. Perch evidente
che senza giustizia deperisce la qualit stessa della convivenza. Per usare una metafora sportiva,
senza regole non c partita o la partita truccata. E a vincere sono sempre i soliti, quelli che senza
regole ingrassano perch vivono di tracotanza, prevaricazione, sopraffazione e sfruttamento. E pi le
regole restano inosservate meglio funzionano i loro privilegi, con grave pregiudizio per luguaglianza e
per i diritti degli altri.
Il Fatto Quotidiano del Luned, 3 febbraio 2014

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