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ORAZIO, Epistole, I 10

A Fusco, innamorato della citt, voglio inviare un caro saluto io che sono innamorato della campagna e che solo su questo punto mi trovo in profondo disaccordo con lui, mentre per il resto siamo quasi gemelli per la perfetta sintonia: qualsiasi cosa uno disapprovi, anche laltro la disapprova; mentre andiamo damore e daccordo su tutto come due piccioncini un po vecchiotti Tu proteggi il tuo nido, io canto della mia bella campagna i ruscelli, i ciottoli ricoperti di muschio, gli alberi. Che vuoi sapere !ivo da re, non appena mi sono liberato da tutte quelle seccature che voi invece in coro esaltate e come uno schiavo scappato da un sacerdote disdegno le focacce per" mi accontento del pane pi# saporito delle torte al miele. $e % bene vivere in sintonia con la natura e se, per costruire una casa, come prima cosa bisogna cercare unarea, conosci un posto pi# adatto della riposante campagna &ove % possibile che gli inverni siano pi# miti, dove che un vento pi# fresco smor'i la rovente canicola e le settimane dagosto, quando infuria il caldo sotto un sole bruciante &ove % possibile che il sonno sia meno agitato dai tormenti che suscita linvidia (erba % meno profumata o ha meno splendore delle pietre pre'iose )nacqua forse pi# pura intasa i tubi di piombo nei quartieri di citt di quella che scorre gorgogliando gi# per un ruscello Certo il verde cresce anche fra le colonne

X !rbis amatorem Fuscum saluere iubemus ruris amatores, hac in re scilicet una multum dissimiles, ad cetera paene gemelli fraternis animis, quicquid negat alter, et alter, adnuimus pariter, uetuli notique columbi. *

Tu nidum seruas, ego laudo ruris amoeni riuos et musco circumlita sa+a nemusque. ,uid quaeris !iuo et regno, simul ista reliqui quae uos ad caelum fertis rumore secundo, utque sacerdotis fugitiuus liba recuso, -. pane egeo iam mellitis potiore placentis. !iuere naturae si conuenienter oportet, ponendaeque domo quaerenda est area primum, nouistine locum potiorem rure beato /st ubi plus tepeant hiemes, ubi gratior aura -* leniat et rabiem Canis et momenta (eonis, cum semel accepit $olem furibundus acutum

/st ubi diuellat somnos minus inuida cura &eterius (ib0cis olet aut nitet herba lapillis 1urior in uicis aqua tendit rumpere plumbum 2. quam quae per pronum trepidat cum murmure riuum 3empe inter uarias nutritur silua columnas, laudaturque domus longos quae prospicit agros. 3aturam e+pelles furca, tamen usque recurret et mala perrumpet furtim fastidia uictri+. 2*

variegate e viene decantata una casa che si affaccia su spa'iosi giardini. Cercherai di estirpare il verde con un forcone, ma vedrai che continuer a ricrescere e vittorioso furtivamente si insinuer in tutti gli ostacoli che gli si frappongono. 3on chi non sa con peri'ia distinguere dalla porpora di $idone una semplice stoffa tinta con il rosso dAquino ne riporter un danno pi# grave e pi# profondo, rispetto a chi non sar in grado di distinguere il vero dal falso. Chi pi# del giusto si sar compiaciuto dei successi, una volta girata la fortuna rester sconvolto. $e idolatrerai qualcosa, ci rinuncerai a malincuore. 4ifuggi da tutto ci" che % grandioso: % possibile anche sotto un povero tetto godere di una vita migliore di quella dei re e dei loro amici. Ceruus equum pugna melior communibus herbis )n cervo, dopo aver vinto in battaglia un pellebat, donec minor in certamine cavallo, lo teneva lontano dal pascolo longo 7* implorauit opes hominis frenumque recepit; comune, finch5 il perdente in quellestenuante sed postquam uictor uiolens discessit ab hoste, contesa non equitem dorso, non frenum depulit ore. implor" laiuto delluomo e ne accett" il morso; $ic, qui pauperiem ueritus potiore metallis libertate caret, dominum uehet improbus ma dopo che finalmente riusc6 a venirsene via atque 8. dal nemico, superbo vincitore, seruiet aeternum, quia paruo nesciet uti. non pot5 pi# rimuovere dal dorso il cavaliere n5 dalla bocca il morso. Cos6 chi temendo la povert rinuncia alla libert che vale pi# delloro, da stolto si porter addosso un padrone e lo servir per sempre, poich5 non sapr accontentarsi di poco. A chi non baster ci" che ha, un po come una scarpa, Cui non conueniet sua res, ut calceus olim se sar pi# lunga del piede, lo far cadere, se pi# si pede maior erit, subuertet, si minor, uret. corta, gli dar fastidio. (aetus sorte tua uiues sapienter, Aristi, nec me dimittes incastigatum, ubi $e sarai contento della tua sorte, vivrai da plura 8* saggio, mio caro Aristio, cogere quam satis est ac non cessare uidebor. 3on qui $idonio contendere callidus ostro nescit Aquinatem potantia uellera fucum certius accipiet damnum propiusue medullis quam qui non poterit uero distinguere falsum. ,uem res plus nimio delectauere secundae, 7. mutatae quatient. $iquid mirabere, pones inuitus. Fuge magna; licet sub paupere tecto reges et regum uita praecurrere amicos.

e non mancherai di rimproverarmi, quando ti sembrer che io non smetta di accumulare pi# del necessario. (a fa da padrone o serve il denaro risparmiato per chiunque, ma % giusto che segua la fune ritorta piuttosto che tirarla. Ti sto scrivendo da dietro il tempietto fatiscente di !acuna, e, tranne perch5 non siamo insieme, lumore % buono.

9mperat aut seruit collecta pecunia cuique, tortum digna sequi potius quam ducere funem. :aec tibi dictabam post fanum putre !acunae, e+cepto quod non simul esses cetera laetus. *.

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