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Capitolo 11

LA DINAMICA DEI FLUIDI


11.1 La viscosit`a.
Nel capitolo precedente abbiamo trattato la statica dei uidi. Ora vogliamo invece occuparci delle
leggi che regolano il moto dei uidi.
Mentre le leggi della statica sono sostanzialmente le stesse, qualunque sia il uido considerato,
durante il moto entrano in azione alcune caratteristiche dei uidi che permettono una loro diversit` a
di comportamento e quindi di modo di studiarli.
Consideriamo dapprima un uido qualsiasi in moto. Ogni particella di tale uido seguir` a una certa
traiettoria. Si possono vericare ora due condizioni. Infatti pu` o accadere che, al variare del tempo,
tutte le particelle che passano per un dato punto seguono la stessa traiettoria oppure pu` o accadere il
caso contrario.
Nel primo caso possiamo dire che la velocit` a di tutte le particelle che si trovano in un dato punto
P `e indipendente dal tempo e quindi v(P) =costante ed il moto `e detto stazionario.
Se la velocit` a in ogni punto `e costante avremo che, presa la traiettoria di una qualsiasi particella che
transita in un dato istante per un punto, tutte le particelle che transitano per lo stesso punto in qualsiasi
istante seguiranno la stessa traiettoria. Possiamo costruire quindi le linee di usso ovvero le traiettorie
seguite dalle particelle. La caratteristica principale delle linee di usso `e che esse non possono mai
intersecarsi. Infatti se ci` o accadesse avremmo che nel punto di intersezione sono ammissibili due
distinte velocit` a e quindi alcune particelle transitanti per quel punto avranno un valore della velocit` a
mentre altre particelle, transitanti per lo stesso punto, avranno un altro valore della velocit` a: la
velocit` a non `e pi` u costante ed il moto non `e pi` u stazionario.
Consideriamo ora una qualunque superce S. Tale superce `e delimitata da una curva chiusa C.
Per ogni punto di tale curva passa una ed una sola linea di usso. Ne consegue che la superce S
individua un insieme di linee di usso ad essa non esterne.
Tale insieme prende il nome di tubo di usso.
Per la caratteristica delle linee di usso accade che una particella entra o esce da un tubo di usso
P
1 v(P )
1
P
2
v(P )
2
Figura 11.1: La traiettoria delle particelle di uido `e rappresentabile da una curva. In ogni punto di
questa curva la velocit` a della particella `e tangente alla traiettoria stessa.
243
244 CAPITOLO 11. LA DINAMICA DEI FLUIDI
v
1 P
v
2
Figura 11.2: Due linee di usso non possono intersecarsi: nel punto in comune le particelle avrebbero
due valori della velocit` a
S(x)
S(x+dx)
d
x
Figura 11.3: Linviluppo di alcune linee di usso genera un tubo di usso. Le particelle possono
entrare o uscire solo dalle superci laterali
solo attraverso le sezioni trasversali e non attraverso le pareti laterali. Si dice che un tubo di usso
non ha n`e sorgenti n`e pozzi.
Consideriamo ora due linee di usso adiacenti. Indicando con dx la distanza tra di esse e con dv
la dierenza di velocit` a otteniamo che il gradiente della velocit` a `e:
gradv =
dv
dx
(11.1)
Tra le particelle appartenenti alle due linee di usso si pu` o generare, a causa delle forze di attrito,
una pressione diretta tangenzialmente alle linee di usso e che viene detta sforzo tangenziale per
unit` a di superce. Risulta che:

y
=
dv
dx
(11.2)
v(x+dx)
v(x)
dx
Figura 11.4: Due linee di usso scorrono luna aanco allaltro e la dierente velocit` a delle particelle
genera un attrito viscoso.
11.2. IL TEOREMA DELLA CONTINUIT
`
A. 245
dS
dS
v(x)
r(x+dx)
v(x+dx)
r(x)
x
Figura 11.5: Il principio di continuit` a
Il coeciente prende il nome di coeciente di viscosit` a dinamica del uido. Esso rappresenta
lequivalente del coeciente di attrito nei uidi.
Nel sistema MKS la viscosit` a dinamica si misura in Ns/m
2
ma `e spesso adoperata una unit` a detta
poise, tale che:
1 Ns/m
2
= 10 poise (11.3)
Risulta pertanto che lunit` a di viscosit` a dinamica nel sistema MKS `e il decapoise.
I uidi vengono distinti in due grosse classi: i uidi newtoniani ed i uidi non newtoniani a seconda
che il coeciente sia costante o meno al variare del gradiente della velocit` a ed al variare del tempo
di applicazione dello sforzo.
Nel seguito ci occuperemo soltanto dei uidi newtoniani perch`e pi` u semplici da trattare. Va tenuto
presente, per` o, che molti uidi di interesse pratico sono non newtoniani e che, daltra parte, con le
tecniche di trattazione dei uidi non newtoniani, `e possibile analizzare alcune propriet` a di sostanze
non uidi, quale ad esempio il terreno.
Per i uidi reali il coeciente di viscosit` a dinamica `e sempre diverso da zero. Pur tuttavia `e utile
considerare i uidi ideali i quali godono della propriet` a di essere non viscosi, di avere cio`e = 0,
oltre che di essere incompressibili, ovvero di avere densit` a costante.
Per tali uidi risulter` a che le sue varie parti possono scorrere le une sulle altre senza alcun attrito
interno. Ci` o rende pi` u semplice lanalisi quantitativa dei fenomeni, cos` come leliminazione dellattrito
nei solidi permette una analisi pi` u semplice dei moti di un sistema.
11.2 Il teorema della continuit`a.
Consideriamo ora un tubo di usso. Esso `e delimitato ad un estremo da una superce S
1
ed allaltro
da una superce S
2
. Abbiamo gi` a notato che se una particella entra nel tubo di usso attraverso
la superce S
1
essa non pu` o uscire altro che dalla sezione S
2
. Possiamo allora dire che il numero di
particelle che entra da una superce, meno il numero di particelle che esce dallaltra superce, deve
essere uguale allaccumulo di particelle allinterno del tubo di usso.
Per esprimere analiticamente questo fatto consideriamo un tubo di usso e supponiamo, per sem-
plicit` a e senza perdita di generalit` a, che esso sia lineare ed appoggiato allasse x di un sistema di assi
cartesiani ortogonali.
Consideriamo ora due sezioni del tubo di usso, entrambe di area dS e poste alle coordinate x ed
x + dx. Indichiamo con v(x) e con v(x + dx) le velocit` a delle particelle quando transitano per le due
sezioni e con (x) e (x + dx) le densit` a del uido in corrispondenza delle due sezioni.
In un intervallo di tempo dt la quantit` a di materia che entra attraverso la prima sezione `e:
dm
1
= (x) v(x) dS dt (11.4)
246 CAPITOLO 11. LA DINAMICA DEI FLUIDI
mentre attraverso laltra sezione uscir` a una quantit` a di materia data da:
dm
2
= (x + dx) v(xx +dx) dS dt (11.5)
La quantit` a di materia rimasta intrappolata dentro il tubo di usso sar` a allora:
dm = dm
1
dm
2
= (x) v(x) dS dt (x + dx) v(xx + dx) dS dt (11.6)
Tale materia si somma a quella precedentemente contenuta nel tubo di usso e ne incrementa la
densit` a. Infatti la densit` a iniziale `e:
(t) =
m(t)
dS dx
(11.7)
ove con m(t) si `e indicata la massa inizialmente contenuta nel tubo di usso. Alla ne avremo invece:
(t + dt) =
m(t + dt)
dS dx
(11.8)
Lincremento di densit` a `e allora:
d = (t + dt) (t) =
m(t + dt)
dS dx

m(t)
dS dx
=
m(t + dt) m(t)
dS dx
=
dm
dS dx
(11.9)
ovvero:
d =
(x) v(x) dS dt (x + dx) v(x + dx) dS dt
dS dx
=
(x) v(x) (x + dx) v(x + dx)
dx
dt
(11.10)
per cui

t
=
( v)
x
(11.11)
che appunto esprime come laumento della densit` a nel tempo sia pari alla massa accumulata allin-
terno del tubo di usso. E da notare che in questultima formula abbiamo utilizzato, come simbolo
del dierenziale, il carattere per ricordare che sia la densit` a che la velocit` a sono contemporanea-
mente funzione della posizione e del tempo mentre la prima derivata va eseguita solo per la variablit` a
temporale mentre la seconda va eseguita per la sola variabilit` a spaziale.
E possibile estendere questo risultato rinunciando alla unidimensionalit` a. Consideriamo allora che
la velocit` a sia il vettore v (v
x
, v
y
, v
z
)Si ottiene allora

t
+
( v
x
)
x
+
( v
y
)
x
+
( v
z
)
x
= 0 (11.12)
Possiamo ora denire un nuovo simbolo matematico, cio`e la divergenza di un vettore, tale che:
div ( v) =
( v
x
)
x
+
( v
y
)
x
+
( v
z
)
x
(11.13)
In questa maniera otteniamo

t
+ div ( v) = 0 (11.14)
che costituisce lequazione di continuit` a.
Per un uido ideale lequazione di continuit` a risulta di forma particolarmente semplice. Infatti se
si ricorda che per un uido ideale la densit` a `e costante abbiamo che lequazione di continuit` a diviene
semplicemente:
Q = v S = costante (11.15)
ove v `e la velocit` a del uido ed S `e larea della sezione in corrispondenza della quale `e misurata la
velocit` a. Questo prodotto della velocit` a per la sezione prende il nome di portata volumica e quindi
abbiamo che, in un uido perfetto, la portata volumica `e costante, qualunque sia la sezione scelta.
11.3. IL TEOREMA DI BERNOULLI. 247
A
1
A
2
v
1
v
2
r
1
h
1
h
2
r
2
p
2
p
1
Figura 11.6: Il teorema di Bernoulli. Il sistema nel suo stato iniziale
Prima di concludere questo paragrafo vogliamo ancora notare una possibile distinzione tra tipi di
moti. Pu` o infatti risultare che, presa una porzione comunque piccola di uido, tale porzioni ruoti o
meno intorno ad un suo punto. Nel caso in cui ci` o accade il moto verr` a detto rotazionale mentre
nel caso contrario si parler` a di moto irrotazionale. E possibile mostrare che nel caso di un uido
perfetto possono aversi solo moti irrotazionali e che, daltra parte, nel caso di moti rotazionali non
`e possibile costruire le linee di usso poich`e accadrebbe che alcune linee di usso si avvolgono su se
stesse per poi scomparire.
11.3 Il teorema di Bernoulli.
Nello studio della meccanica dei solidi siamo pervenuti ad un teorema, quello dellenergia cinetica,
molto importante per la risoluzione dei problemi sici. Tale teorema, ovviamente, deve essere valido
anche per i uidi ma il suo difetto, in tal caso, `e di essere espresso in una terminologia non comoda per
la trattazione dei uidi. In questo paragrafo trasformeremo appunto tale teorema in una notazione
pi` u adatta alla trattazione dei uidi, pervenendo cos` al teorema di Bernoulli.
A tale scopo consideriamo un uido ideale, cio`e non viscoso ed incompressibile, che si muove di
moto stazionario ed irrotazionale.
Prendiamo in esame il uido contenuto in una porzione di tubo di usso delimitata dalle due
sezioni di area A
1
ed A
2
.
Le velocit` a delle particelle in corrispondenza delle due sezioni sia v
1
e v
2
rispettivamente. Analo-
gamente indichiamo con p
1
e con p
2
le pressioni che il resto del uido esercita sulla porzione di uido
in studio in corrispondenza delle due sezioni.
Sul uido in questione agiranno le forze peso e le forze di pressione. Non essendoci viscosit` a, non
vi saranno forze di attrito. Analogamente, lenergia cinetica sar` a solo del tipo traslazionale poich`e
abbiamo supposto che il moto del uido sia irrotazionale.
Per poter applicare il teorema dellenergia cinetica dobbiamo ora calcolare da un lato la variazione
di energia cinetica subita dal uido in un intervallo di tempo dt e dallaltro dovremo calcolare i lavori
svolti dalle forze agenti durante tale intervallo di tempo.
Consideriamo quindi un intervallo di tempo dt durante il quale le particelle che al tempo t erano
in V
1
hanno percorso un tratto:
dl
1
= v
1
dt (11.16)
portandosi in corrispondenza della sezione B
1
. In maniera analoga, le particelle che al tempo t erano
in A
2
hanno percorso un tratto:
dl
2
= v
2
dt (11.17)
248 CAPITOLO 11. LA DINAMICA DEI FLUIDI
dl
1
dl
2
Figura 11.7: Il teorema di Bernoulli: spostamento della porzione di uido in un tempo dt.
A
1
B
1
A
2
B
2
Figura 11.8: Il teorema di Bernouille: Le tre diverse regioni
portandosi in B
2
.
La massa entrante nel tubo di usso sar` a allora:
dm
1
=
1
A
1
dl
1
=
1
A
1
v
1
dt (11.18)
mentre quella uscente sar` a:
dm
2
=
2
A
2
dl
2
=
2
A
2
v
2
dt (11.19)
e, per lequazione di continuit` a applicata ad un uido perfetto, risulta che queste due masse sono
uguali tra di loro.
Calcoliamo ora la variazione di energia cinetica subita dal sistema nellintervallo di tempo dt.
Al tempo t il sistema `e connato nella zona compresa tra le sezioni A
1
ed A
2
. Lenergia cinetica
totale pu` o allora essere scritta come la somma dellenergia cinetica del uido compreso tra le sezioni
A
1
e B
1
(K
1
) e dellenergia cinetica del uido compreso tra le sezioni B
1
ed A
2
(E
1
):
K(t) = K
1
+ E
1
(11.20)
Al tempo t + dt, invece, il uido sar` a connato nella regione compresa tra le sezioni B
1
e B
2
;
possiamo quindi scrivere:
K(t + dt) = K
2
+ E
2
(11.21)
11.3. IL TEOREMA DI BERNOULLI. 249
ove E
2
`e lenergia cinetica posseduta al tempo t +dt dal uido compreso tra le sezioni B
1
ed A
2
e K
2
`e lenergia cinetica posseduta dal uido localizzato tra le sezioni A
2
e B
2
.
La variazione di energia cinetica `e allora:
K(t + dt) K(t) = K
2
K
1
+ (E
2
E
1
) (11.22)
Osserviamo ora che il volume del tubo di usso compreso tra le sezioni B
1
ed A
2
`e costante al
variare del tempo, cos` come `e costante la densit` a del uido. Ne consegue che la quantit` a di massa
contenuta in tale regione non varia al variare del tempo. Poich`e il moto `e stazionario, daltra parte,
sar` a costante anche la velocit` a relativa ad ognuno dei punti di tale regione. In denitiva possiamo dire
che lenergia cinetica relativa alla regione compresa tra le due sezioni B
1
ed A
2
`e costante nel tempo
e quindi
E
1
= E
2
(11.23)
da cui si ha:
K(t + dt) K(t) = K
2
K
1
=
1
2
dm
2
v
2
2

1
2
dm
1
v
2
1
(11.24)
ovvero anche:
dK =
1
2

2
A
2
v
2
dt v
2
2

1
2

1
A
1
v
1
dt v
2
1
(11.25)
Tenendo pesente che la densit` a e la portata volumica sono costanti, possiamo allora scrivere
dK =
1
2
A
1
v
1
dt
_
v
2
2
v
2
1
_
(11.26)
Calcoliamo ora i lavori fatti dalle forze.
Per la forza di pressione esercitata sulla sezione A
1
abbiamo:
dL
1
= p
1
A
1
dl
1
= p
1
A
1
v
1
dt (11.27)
mentre per la forza di pressione agente sulla sezione A
2
occorre tenr conto che tale forza si oppone al
movimento e quindi compie un lavoro negativo dato da:
dL
2
= p
2
A
2
dl
2
= p
2
A
2
v
2
dt (11.28)
Per il calcolo del lavoro svolto dalla forza peso occorre ripartire il sistema in pi` u zone, analogamente
a quanto fatto per il calcolo dellenergia cinetica, ed ottenere che la zona intermedia non varia di energia
potenziale gravitazione. Ne consegue che il lavoro fatto dalle forze peso `e semplicemente:
dL
3
= g
1
A
1
v
1
h
1
dt g
2
A
2
v
2
h
2
dt (11.29)
dove h
1
ed h
1
sono le quote, rispetto ad un piano di riferimento, cui si trovano le sezioni A
1
ed A
1
rispettivamente.
Il lavoro totale svolto sar` a allora:
dL = L
1
+ L
2
+ L
3
= (p
1
+
1
g h
1
) A
1
v
1
dt (p
2
+
2
g h
2
) A
2
v
2
dt (11.30)
A tale lavoro eguagliamo ora la variazione di energia cinetica:
1
2

2
A
2
v
2
dt v
2
2

1
2

1
A
1
v
1
dt v
2
1
= (p
1
+
1
g h
1
) A
1
v
1
dt (p
2
+
2
g h
2
) A
2
v
2
dt (11.31)
Dividendo tutto per dt e portando da un lato tutti i termini relativi ad una sezione e dallaltro
tutti quelli relativi allaltra sezione si ottiene:
1
2

2
A
2
v
2
v
2
2
+ (p
2
+
2
g h
2
) A
2
v
2
=
1
2

1
A
1
v
1
v
2
1
+ (p
1
+
1
g h
1
) A
1
v
1
(11.32)
250 CAPITOLO 11. LA DINAMICA DEI FLUIDI
Se si tiene conto dellequazione di continuit` a e della costanza della densit` a si ottiene:
p
2
+ g h
2
+
1
2
v
2
2
= p
1
+ g h
1
+
1
2
v
2
1
(11.33)
Il risultato cui siamo ora pervenuti non dipende dalle speciche sezioni scelte e quindi possiamo,
in denitiva, enunciare il teorema di Bernoulli:
Per un uido ideale che si muove di moto stazionario ed irrotazionale la quantit` a:
p + g h +
1
2
v
2
(11.34)
`e una costante indipendente dalla sezione scelta.
Nella formulazione appena citata i tre termini hanno le dimensioni di pressioni e quindi vengono
detti:
p pressione piezometrica
g h pressione geodetica
1
2
v
2
pressione cinetica
(11.35)
Se tutti i tre termini vengono divisi per g essi assumono le dimensioni di altezze e vengono quindi
detti:
p
g
altezza piezometrica
h altezza geodetica
1
2
v
2
g
altezza cinetica
(11.36)
Con questultima formulazione il teorema di Bernoulli assume una forma molto semplice: la somma
delle tre quote deve essere una costante. Ne consegue che se una tubazione parte da un serbatoio
situato ad una data quota, il liquido non potr` a mai raggiungere quote superiori, tranne con lutilizzo
di pompe. E per questo motivo che tutti gli acquedotti utilizzano serbatoi costruiti nei punti pi` u alti,
ondi sfruttare al meglio la forza peso nella distribuzione alle utenze dellacqua.
11.4 Moto laminare e moto turbolento.
Consideriamo ora un uido viscoso newtoniano in moto lungo un condotto. Se lasciamo cadere cadere
una serie successiva di granelli colorati in un punto del uido possiamo osservare il moto di tali granelli.
Tale moto rappresenter` a il moto delle particelle del uido che sono state sostituite dai granelli. Accade
ora che, sinch`e la velocit` a di eusso del uido `e sucientemente bassa, la traiettoria dei granelli si
manterr` a sostanzialmente parallela alle pareti del recipiente e rester` a ben denita e ssa al variare del
tempo; i granelli non si spargono allinterno del uido e non si creano traiettorie chiuse. Al contrario,
se la velocit` a di eusso `e alta, avremo che i granelli si spargeranno rapidamente in tutto il uido e non
sar` a pi` u possibile osservare le singole traiettorie poich`e ogni granello seguir` a una propria traiettoria.
Queste due diverse situazioni corrispondono a due tipi di moti dalle caratteristiche completamente
dierenti. Nel primo caso parleremo di moto laminare, corrispondente al moto stazionario di un uido
ideale. Infatti in tal caso `e possibile parlare di linee di usso poich`e ogni particella si muove su una
ben denita traiettoria, che non interseca mai la traiettoria di una particella vicina.
Nel secondo caso si parla invece di moto turbolento. In tal caso non ha senso parlare di linee di
usso poich`e ogni particella avr` a una propria traiettoria; verranno anzi a crearsi dei vortici, ovvero
traiettorie che si chiudono ad anello su se stesse. Tali vortici hanno una notevole stabilit` a, nel senso
che una volta creati non sono eliminabili, anzi sembrano muoversi allinterno del uido come se fossero
dotati di una loro individualit` a.
A queste dierenze cinematiche nei due moti corrispondono dierenze dinamiche fondamentali.
11.5. IL MOTO DI UN FLUIDO VISCOSO. 251
Nel caso del moto laminare le forze inerziali sono dominate da quelle dattrito e la dissipazione di
energia cinetica traslazionale del uido sar` a legata sostanzialmente allattrito interno tra i vari strati
liquidi.
Nel caso del moto turbolento, invece, le forze inerziali dominano il moto e ci` o spiega la persistenza
dei vortici. Gran parte dellenergia cinetica del uido viene trasmessa (e cio`e persa ai ni traslazionali)
ai vortici, alimentandone il moto rotatorio e di qui, tramite gli attriti interni, dissipata. Ne consegue
che la perdita denergia nel caso del moto turbolento `e molto pi` u elevata che nel caso del moto laminare.
Il punto di separazione tra regime laminare e regime turbolento `e empiricamente legato al valore
di un numero adimensionale detto numero di Reynolds:
Re = D
v

(11.37)
dove D `e la dimensione trasversale del condotto, `e la densit` a del uido, `e la sua viscosit` a dinamica
e v `e la velocit` a di eusso.
Sperimentalmente risulta che sinch`e Re < 2000 il regime di moto del uido `e laminare.
Al contrario, se accade che Re > 10000, si ha il regime di moto turbolento.
Nella zona del numero di Reynolds compreso tra questi due estremi si ha una forte instabilit` a;
se il uido proviene da una zona corrispondente al moto laminare il suo moto sar` a laminare ma solo
nch`e non si alcun disturbo, quale pu` o essere costituito da una piccola scossa o da una piccolissima
irregolarit` a della parete del condotto, nel qual caso si innesca il regime di moto turbolento. Se poi il
uido proviene da una zona corrispondente a regime turbolento il moto sar` a ancora turbolento.
11.5 Il moto di un uido viscoso.
Consideriamo ora un uido viscoso newtoniano in moto lungo un condotto.
Se il uido non fosse viscoso esso obbedirebbe al teorema di Bernoulli e pertanto sarebbe:
h +
p
g
+
1
2
v
2
g
= costante (11.38)
Dispondendo quindi una serie di tubi manometrici in corrispondenza di varie sezioni del condotto
avremmo che, se il condotto ha sezione costante, laltezza raggiunta dal uido nei vari tubi manometrici
sarebbe sempre la stessa, uguale a quella raggiunta nel serbatoio iniziale.
Poich`e il uido `e viscoso, durante il suo cammino esso perde energia e quindi laltezza raggiunta
nei diversi tubi manometrici diminuisce man mano che si procede in avanti.
Le perdite di energia subite dal uido possono essere divise in perdite distribuite, dovute al continuo
attrito tra i diversi letti di uido nel moto lungo il condotto, ed in perdite localizzate, dovute ai cambi
di direzione e di sezione del condotto.
Le prime perdite possono essere considerate come proporzionali alla lunghezza del condotto mentre
le seconde sono legate al tipo di strozzatura o di gomito esistente nel condotto.
Nei manuali sono riportati, per il uido pi` u utilizzato e cio`e lacqua, i coecienti di proporzionalit` a
delle perdite distribuite ed i termini di energia persa per perdite localizzate. E allora possibile scrivere
la somma dei tre termini bernoulliani in funzione del cammino s percorso dal uido:
h(s) +
p(s)
g
+
1
2
v
2
(s)
g
= H
o
k s
N

i=1

i
(11.39)
dove k `e il coeciente di proporzionalit` a per le perdite distribuite e
i
`e il termine che esprime le
perdite di quota per la i-esima perdita localizzata.
Sfruttando questa equazione `e possibile determinare la sovrapressione da applicare al liquido per
ottenere la portata desiderata.
In un caso particolarmente semplice `e possibile esprimere per via analitica tale sovrapressione.
252 CAPITOLO 11. LA DINAMICA DEI FLUIDI
Consideriamo infatti un uido viscoso in moto laminare in un condotto di sezione circolare e raggio
R. Se agli estremi del condotto, lungo L, sono applicate le due pressioni p(0) e p(L) e tra le due sezioni
estreme esiste una dierenza di quota h, la portata che si ottiene `e:
Q = [p(0) p(L) g h]
R
4
8 L
(11.40)
Tale formula `e detta equazione di Poiseuille.
Se il condotto presenta anche perdite localizzate ma il moto `e ancora laminare pu` o ancora appli-
carsi lequazione di Poiseuille ma come lunghezza L del condotto non si deve adoperare la lunghez-
za geometrica del condotto stesso ma una lunghezza maggiore, che tiene conto anche delle perdite
localizzate.
Se, al contrario, il moto `e turbolento non `e pi` u possibile applicare lequazione di Poiseuille e si
deve far ricorso a formule empiriche, ritrovabili nei manuali.
11.6 Il moto di un corpo immerso in un uido viscoso.
Un problema interessante si ha quando un corpo, costituito da un materiale diverso dal uido, si
muove allinterno di un uido viscoso.
In tal caso esso sar` a soggetto ad una forza dattrito viscoso. Tale forza dipende dalla forma
delloggetto, dalla velocit` a del corpo rispetto al uido, dalla viscosit` a del uido stesso nonch`e dalla
sua densit` a.
La forma analitica di tale forza dattrito `e diversa a seconda che il numero di Reynolds sia nella
zona di regime laminare od in quella di regime turbolento.
Nel caso di regime laminare la forza dattrito `e espressa dalla legge di Stokes secondo la quale:
f
vl
= K d v (11.41)
ove v `e la velocit` a del corpo, d `e la sua dimensione trasversale ed inne K `e un coeciente dipendente
dalla forma delloggetto. Nel caso di una sfera risulta K = 0.3.
Nel caso di regime turbolenti, invece, risulta:
f
vt
= c S v
2
(11.42)
ove S `e la sezione trasversale del corpo, v la sua velocit` a, la densit` a del uido e c `e un coeciente
che dipende dalla forma geometrica del corpo e che nel caso di una sfera vale circa 0.25.
11.7 Trasporto passivo.
In molti fenomeni, in particolare per quelli di interesse biologico, sono importanti processi di trasfe-
rimento di massa che avvengono senza che il sistema debba compiere lavoro, ovvero senza che esso
consumi energia, almeno in forma attiva. In tal caso si parla di trasporto passivo, in contrapposi-
zione al trasporto attivo, ovvero a quelle situazioni in cui il meccaismo di trasferimento di materia
richiede al sistema uno specico consumo di energia. Tutti i meccanismi di trasporto passivo sono
dovuti sostanzialmente a dierenza di concentrazione in due diversi ambienti e sono schematizzabili
in diusione ed osmosi.
11.8 La diusione
Consideriamo un recipiente che contenga una soluzione. In generale la concentrazione del soluto nel
solvente non `e uniforme in tutte le parti del recipiente ma sperimentalmente si osserva che se si lascia
trascorrere suciente tempo, qualunque sia la situazione iniziale, la concentrazione diviene uniforme
11.8. LA DIFFUSIONE 253
in tutto il volume. Ci` o signica che esiste la tendenza delle molecole a passare da zone a concen-
trazione maggiore verso zone a concentrazione minore, tendendo quindi a generare una uniformit` a di
concentrazione. Tale fenomeno prende il nome di diusione.
Vogliamo ora esprimere le leggi che regolano tale processo.
S
S
d
x
c(x)
c(x+dx)
Figura 11.9: Porzione di uido tra due superci
A tale scopo consideriamo un caso semplice nel quale la concentrazione varia solo lungo una
direzione x. Consideriamo due superci di area S e distanti dx, come indicato in Figura 11.9. La
concentrazione sulle due superci varier` a passando da c(x) a c(x + dx) e quindi potremo dire che la
diferenza di concentrazione tra le due superci sia:
dc = c(x + dx) c(x) (11.43)
Per quanto detto precedentemente esister` a allora una tendenza delle molecole del soluto a passare
dalla superce a maggiore concentrazione verso quella a minore concentrazione. Il motore di tale spo-
stamento `e proprio la dierenza di concentrazione, anzi il rapporto tra la dierenza di concentrazione
e la distanza tra le due superci (ovvero il gradiente di concentrazione):
gradc =
dc
dx
=
c(x + dx) c(x)
dx
(11.44)
Si pu` o quindi dedurre che la velocit` a di spostamento della massa di soluto deve dipendere linear-
mente da tale gradiente. E altres
`
i ovvio che maggiore sar` a la superce attraverso cui si ha lo scambio,
maggiore sar` a la velocit` a di trasferimento. Si pu` o pertanto scrivere:
dm
dt
= D S
dc
dx
(11.45)
dove il segno negativo indica appunto che il trasferimento di massa avviene in direzione inversa al
gradiente di concentrazione. Il coeciente D prende il nome di coeciente di diusione. Questa
equazione costituisce la prima legge di Fick in spazi unidimensionali.
Sperimentalmente si osserva un buon accordo con tale formula ed inoltre si nota che il coeciente
di diusione D dipende dalla natura del solvente e del soluto nonch`e dalla temperatura, mentre `e
sostanzialmente indipendente dalla concentrazione.
La prima legge di Fick, come scritta in 11.45, ha il difetto di essere legata alla specicit` a del pro-
blema poich`e in essa compare la sezione S, attraverso cui avviene il trasferimento di massa. Conviene
allora denire il usso di trasferimento J come:
J =
1
S
dm
dt
(11.46)
per cui la prima legge di Fick diviene:
J = D
dc
dx
(11.47)
Se ora rinunciamo alla unidimensionalit` a, e ricordiamo la denizione del gradiente, otteniamo che
il vettore usso di trasferimento

J `e dato da:

J = D

grad(c) (11.48)
254 CAPITOLO 11. LA DINAMICA DEI FLUIDI
Per il momento tralasciamo il caso pluridimensionale e ritorniamo al caso unidimensionale e con-
centriamo la nostra attenzione sulle molecole del soluto. Se esse si spostano da una regione allaltra,
pur tuttavia la loro massa deve restare costante, cio`e deve valere il principio di continiuit` a. In altre
parole, in una qualunque regione del soluto lesistenza di una dierenza tra usso di trasferimento
in ingresso ed in uscita deve essere associata ad una variazione nel tempo della concentrazione; in
formula:
dc
dt
=
dJ
dx
(11.49)
Applicando questa relazione alla prima legge di Fick, come scritta in 11.47, si ottiene:
dc
dt
=
d
dx
_
D
dc
dx
_
(11.50)
ovvero anche
dc
dt
=
d
dx
_
D
dc
dx
_
(11.51)
Questa equazione `e nota come seconda legge di Fick, o pi` u semplicemente come equazione di
diusione. Essa permette, una volta che sia noto il coeciente di diusione, di calcolare landamento
nel tempo della concentrazione a partire da una qualunque congurazione iniziale e date le condizioni
al contorno.
Nel caso pluridimensionale lequazione precedente si scrive come:
c
t
= div[D

grad(c)] (11.52)
ove si `e fatto uso dei due operatori divergenza e gradiente gi` a deniti in precedenza.
11.9 La pressione osmotica.
Consideriamo un tipo particolare di cellula, le emazie. Se immergiamo le emazie in una soluzione
acquosa di cloruro di sodio possiamo osservare che il volume delle cellule varia con il variare della
concentrazione salina. In particolare si pu` o notare che il loro volume cresce progressivamente man
mano che la concentrazione salina diminuisce sino a che, per un opportuno valore della concentrazione,
le celule addirittura scoppiano lasciando fuoriscire lemoglobina ed i sali contenuti allinterno della
cellula: si `e ottenuta lemolisi. Ci` o avviene quando la concentrazione salina `e inferiore al 5 per mille.
Se invece la concentrazione `e pari al 9 per mille il volume delle emazie `e uguale a quello che esse hanno
normalmente nel sangue di una persona sana.
Questo fenomeno pu` o facilmente essere spiegato in termini sici. A tal scopo consideriamo un
semplice esperimento.
Riempiamo un recipiente di un solvente, ad esempio acqua. prendiamo poi un secondo recipiente
il cui fondo sia costituito da una membrana semipermeabile (ad esempio una lamina di ferrocianuro
ramico) ovvero permeabile al solvente ma non al soluto.
In questo secondo recipiente introduciamo una soluzione acquosa di cloruro di sodio. immergendo
il srecondo recipiente nel primo, come in Figura 11.10, notiamo che il uido nella colonna non si
dispone allo stello livello che nel recipiente, come dovremmo prevedere in base ai principi di Pascal e
Stevino.
Il dislivelo h che si viene a creare tra i due liveli pu` o essere interpretato come una sovrapressione
che si genera sulla superce di separazione tra soluzione e solvente puro, ovvero in corrispondenza
della membrana semipermeabile:
= g h (11.53)
dove `e la densit` a della soluzione, g `e laccelerazione di gravit` a, h `e il dislivello e `e la sovrapressione
che viene detta pressione osmotica.
Si pu` o ripetere lesperimento con varie soluzioni e si trova che la dierenza di quota, e la con-
seguente pressione osmotica, nel caso di basse concentrazioni, non dipendono dal particolare soluto
11.9. LA PRESSIONE OSMOTICA. 255
Soluzione
concentrata
Membrana
semipermeabile
h
Solvente puro
Figura 11.10: Il fenomeno della osmosi: il livello del uido `e pi` u alto laddove la soluzione `e pi` u
concentrata.
ma solo dalla concentrazione e dalla temperatura. Utilizzando la cosiddetta temperatura assoluta,
misurata in Kelvin (K), che coincide con la temperatura espressa in gradi centigradi (

C) cui si somma
circa 273 (ovvero la temperatura ambiente di 20

C corrisponde a 293 K), si pu` o pertanto ricavare
sperimentalmente la legge di vant Ho:
= c
M
R T (11.54)
dove con c
M
si `e indicata la osmolalit` a, detta anche concentrazione molare del soluto, ovvero il
rapporto tra il numero di moli del soluto ed il volume del solvente e con R una costante, chiamata
costante universale dei gas, il cui valore `e:
R = 0.082
lt atm
moli K
(11.55)
Il fenomeno della osmosi `e estremamente importante in abito biologico sia perche `e fondamentale
per la compresione del funzionamento della cellula sia perch`e presiede a fenomeni su scala anche
macroscopica.
Consideriamo ad esempio la circolazione della linfa nei vegetali. Se si considera la dierente
concentrazione di zuccheri nelle cellule delle radici e nel suolo si pu` o facilmente vericare come la linfa
risca a salire molto in alto lungo il fusto. Supponiamo, ad esempio, che la dierenza di concentrazione
sia pari a solo 0.1 moli/litro. Dalla 11.54 si ottiene allora che per una temperatura ambiente di 283 K
(corrispondente a 10

C) la pressione osmotica `e di ben 2.3 atmosfere che corrisponde ad una possibile
risalita della linfa per ben 23 metri.
Possiamo spiegare il fenomeno con un semplice modello che schematizza le molecole del soluto e del
solvente come semplici particelle che non interagiscono tra di loro e si muovono a caso. In un qualunque
intervallo di tempo, un determinato numero di particelle da un lato e dallaltro urtano contro la pareti
della membrana. per fare un esempio, ipotizziamo che siano 10. Da un lato, per` o, tutte le molecole
sono di solvente e pertanto tutte riescono ad attraversare la membrana. Dallaltro, invece, solo 9 sono
di solvente mentre 1 `e di soluto e pertanto solo le prime nove riescono ad attraversare la membrana.
Di conseguenza esiste un usso netto di 1 molecola di solvente che passa dal settore a concentrazione
nulla quella con concentrazione elevata. Il bilanciamento del trasferimento si avr` a quando dal lato a
concentrazione maggiore la pressione sar` a salita abbastanza da far usrtare non pi` u 10 molecole ma 11
e quindi produrre un passaggio di molecole di solvente pari a 10, ovvero uguale a quello che si ha in
senso inverso.
Il fenomeno dellosmosi pu` o essere assimilito ad un fenomeno di diusione dierenziale. Ci` o appare
evidente nel modello di Stokes-Einstein che permette di determinare il coeciente di diusione a partire
proprio dalla pressione osmotica.
Consideriamo una soluzione con concentrazione c, che per semplicift` a supporremo funzione della
sola coordinata lineare x. Se allora consideriamo un cilindretto di area S e lunghezza dx, possiamo
256 CAPITOLO 11. LA DINAMICA DEI FLUIDI
Situazione iniziale:
Pressioni uguali
nei due settori.
10 molecole
di solvente
9 molecole
di solvente
ed
1 di soluto
Situazione finale:
Pressioni diverse
nei due settori.
10 molecole
di solvente
10 molecole
di solvente
ed
1 di soluto
Solvente puro Soluzione Membrana
Solvente puro Soluzione Membrana
Figura 11.11: Modello cinematico per losmosi. Attraverso la membrana semipermeabile possono
passare solo le molecole del solvente e non quelle del soluto.
notare che la dierenza di pressione osmotica che agisce sulle due pareti del cilindretto esercita una
forza sulle molecole del soluto pari a:
dF = S d = S R T
dc
M
(11.56)
dove si `e tenuto conto della formula di vant Ho e con M si `e indicata la massa molare del soluto. Si
noti il segno negativo che indica come la forza spinga le molecole dalla zona a concentrazione maggiore
verso quella a minore concentrazione.
Dividiamo ora tale forza per il numero di moli contenute nel cilindretto, espresso a partire dal
numero di Avoradro e dal numero di moli, a sua volta connesso al volume del cilndretto ed alla
concentrazione:
dN = N
A
dn = N
A
c S dx
M
(11.57)
Si ottiene pertanto:
f =
dF
dN
=
R T
N
A
1
c
dc
dx
(11.58)
Questa forza rappresenta lazione che ogni molecola del soluto subisce ed a causa della quale tende
a muoversi. A tale foza si opporr` a una forza di attrito dovuta alla viscosit` a del solvente e che, data la
bassa velocit` a, pu` o essere scritta come:
f
v
= K d v (11.59)
dove `e la viscosit` a dinamica del solvente, d la dimensione trasversale del cilindretto e v la velocit` a
di spostamento del soluto. Dal bilanciamento delle forze si ottiene:
f = f
v
= v =
R T
N
A
K d
1
c
dc
dx
(11.60)
Ne consegue che la massa di soluto che attraversa la sezione S in un tempo dt `e:
dm = c S v dt =
R T
N
A
K d
S
dc
dx
dt (11.61)
11.10. IL POTENZIALE CHIMICO 257
per cui il usso di trasferimento J `e:
J =
1
S
dm
dt
=
R T
N
A
K d
dc
dx
(11.62)
che confrontata con la prima legge di Fick (vedi leq. 11.45) fornisce una formula per il coeciente di
diusione:
D =
R T
N
A
K d
(11.63)
Il confronto tra i dati sperimentali e tale risultato teorico mostra un ottimo accordo, almeno quando
le concetrazione sono abbastanza piccole.
11.10 Il potenziale chimico
Tutti i rocessi di trasporto possono essere analizzati sulla base dellenergia posseduta dai diversi
elementi del stema. Infatti tutte le forze di interazione tra le molecole sono forze di natura conservativa
e pertanto per ognuna di esse si pu` o denire lenergia potenziale. Applicando allora i diversi principi di
stabilit` a basati sullenergia possiamo determinare facilmente quale sar` a la congurazione di equilibrio
verso cui tender` a un sistema.
Ovviamente dvremo considerare tutte le possibili azioni che possono essere esercitate sulle diverse
molecole. tali azioni possono essere interpretate come dovute a diverse forze di interazione e cio`e:
1. Forze gravitazionali.
2. Forze di natura elettrostatica.
3. Forze di pressione.
4. Forze dovute alla disomogeneit` a della concentrazione.
5. Forze dovute a fenomeni di adesione.
Non necessariamente tutti questi fenomeni dovranno essere presenti contemporaneamente ma in
ogni caso cnverr` a analizzarli uno ad uno dettagliatamente.
Come abbiamo detto precedentemente, ognuna di queste interazioni genera una energia potenziale;
piuttosto che parlare in termini di nergia, per` o, `e preferibile esprimersi in termini di potenziale, ovvero
di nergia divisa per il numero di moli. in genrale parleremo pertanto di potenziale chimico di una
sostanza, denito come:
=
dE
dn
(11.64)
Nel seguito tratteremo il caso di una soluzione, costituita da un solvente e da un soluto; per ognuno
dei due componenti calcoleremo i diversi elementi del potenziale chimico e oi mstreremo alcuni dei
fenomeni la cui trattazione pu` o facilmente dedursi a partire dal potenziale chimico.
11.10.1 Potenziale chimico gravitazionale.
Tutte le molecole sono sottoposte allazione della forza peso per cui esse sono sggette allazione delle-
nergia potenziale gravitazionale. Possiamo pertanto determinare un potenziale chimico gravita-
zionale dato da:

g
=
dE
g
dn
= M g h (11.65)
Nel caso di un solvente non occorre aggiungere nulla mentre nel caso del soluto bisogner` a ricordare
che la spinta di Archimede `e signicativa e pertanto al posto della massa molare M andr` a posta una
massa molare M

che tiene conto anche della spinta di Archimede che la molecola del soluto subisce
ad opera delle molecole del solvente.
258 CAPITOLO 11. LA DINAMICA DEI FLUIDI
11.10.2 Potenziale chimico elettrostatico.
Nel caso in cui le molecole abbiano una carica elettrica, ovvero siano di tipo ionico, ed `e presente un
potenziale elettrico esterno V
e
si viene a generare una ulteriore forza di interazione di natura elet-
trostatica, che quindi genera una energia potenziale elettrostatica cui viene associato un potenziale
chimico elettrostatico. Indicando con z la valenza dello ione abbiamo:

e
=
dE
e
dn
= z e N
A
V
e
= z F V
e
(11.66)
ove con F si `e indicata la costante di Faraday, ovvero la carica elettrica di una mole di elettroni
(circa 96.5 KCoulomb).
11.10.3 Potenziale chimico di pressione.
Se il uido `e sottoposto ad una pressione p vi sar` a un altro termine aggiuntivo dovuto appunto al
lavoro di spansione. Per determinare il lavro da compiere e quindi la relativa energia associata alla
pressione, consideriamo un volumetto cilindrico di base dS e spessore x. Sullo superce dS agisca
una pressione p. Tale pressione genera una forza dF = p dS che, a seguito dello spostamento della
superce sviluppa un lavoro dL = dF dx = p dS dx . ma a seguito dello postamento dx della superce
dS il volumetto ha variato il suo volume di una quantit` a dV = dS dx e quindi abbiamo:
dL = p dV (11.67)
per cui il potenziale chimico di pressione `e espresso da:

p
=
dE
p
dn
=
p dV
dn
= p v (11.68)
ove con v si `e indicato il volume molare.
Per fare un esempio, possiamo considerare i problemi di siologia vegetale nei quali la pressione p
da considerare `e quella detta pressione di turgore o pressione di parete delle pareti cellulari.
11.10.4 Potenziale chimico di concentrazione.
Abbiamo gi` a detto precedentemente che una disomogeneit` a nella concentrazione introduce una forza
chhe tende a movimentare le particelle.
In questo caso le situazioni sono leggermente dierenti per il soluto e per il solvente. Analizziamo
separatamente i due casi.
Potenziale chimico di concentrazione per il soluto.
In questo caso il fenomeno da analizzare `e quello che precedentemente abbiamo chiamato processo di
diusione. Per quanto dimostrato nel modello Stokes-Einstein, tale processo pu` o essere interpretato
per mezzo di una forza che agisce sulle molecole. Ipotizzando che il problema sia unidimensionale,
abbiamo che la forza agente su ogni molecola `e (vedi eq. 11.58) data da:
f =
dF
dN
=
R T
N
A
1
c
dc
dx
(11.69)
ove il segno negativo indica che la forza `e diretta dalla zona a maggiore concentrazione verso quella a
minore concentrazione.
11.10. IL POTENZIALE CHIMICO 259
Calcoliamo ora il lavro fatto da tale foza nel portare una mole di soluto da un punto a concentra-
zione c
1
verso un altro pnto a concentrazione c
2
; risulta:
L
12
=
_
x
2
x
1
N
A
f dx =
=
_
x
2
x
1
N
A
R T
N
A
1
c
dc
dx
dx =
= R T
_
c
2
c
1
dc
c
=
= R T [ln c]
c
2
c
1
=
= R T [ln c
2
ln c
1
] =
= R T ln
c
1
c
2
(11.70)
Possiamo quindi denire un potenziale chimico di concentrazione nel soluto come:

=
dE

dn
= R T ln c (11.71)
Questa formula si presta bene a trattare casi a bassa concentrazione. Se vogliamo estendere la
trattazione possiamo sostituire la concentrazione c con un parametro pi` u generale, sempre inferiore
alla concentrazione e dipendente da questa, indicata con a e detta attivit` a del soluto; si ottiene
allora:

= R T lna (11.72)
Potenziale chimico di concentrazione per il solvente.
Passando al solvente possiamo partire dal risultato precedente e tener conto che se la soluzione `e molto
diluita la cncnetrazione del solvente sar` a possima allunit` a, essendo:
c
s
= 1 c (11.73)
Dai limiti notevoli ricordiamo ora che:
lim
c0
(1 c) = c (11.74)
Partiamo ora dalla eq. 11.71 e sostituiamo questo limite; risulta:

= R T ln c
s
= R T ln (1 c) =
= R T
n
ns
=
n R T
ns vs
v
s
(11.75)
ove v
s
`e il volume molare del solvente. Possiamo ora notare che per le soluzioni diluite il prodotto
del numero di moli del solvente per il volume molare del solvente `e sostanzialmente uguale al volume
totale del uido e pertanto:
n R T
n
s
v
s
=
n R T
V
= (11.76)
ove abbiamo applicato la legge di vant Ho (vedi eq. 11.54). In denitiva si ottiene:

= v
s
(11.77)
11.10.5 Potenziale chimico di matrice.
Nel caso dei solventi un ulteriore termine energetico pu` o provenire dalla interazione delle molecole
del uido con molecole di altro tipo. Si tratta di quel tipo di forze che abbiamo gi` a chiamato forze
di adesione e entrano in gioco spesso in quanto un uido `e in cntatto anche con altre sostanze, ad
esempio quelle costituenti il recipiente che lo contiene. Un problema di questo tipo, ad esempio, sorge
quando si vuole studiare il contenuto in acqua dei diversi tipi di terreno (argillosi e/o sabbiosi).
Per trattare questi fenomeni si fa uso di un potenziale detto potenziale chimico di matrice
m
.
260 CAPITOLO 11. LA DINAMICA DEI FLUIDI
11.10.6 Potenziale chimico totale di un solvente.
nel caso di un solvente `e rara la situazione di una signicativa dissociazione in ioni per cui il potenziale
elettrostatico pu` o essere trascurato mentre risultano importanti il potenziale gravitazionale, quello di
pressione, quello di concentrazione e quello di matrice.
Il potenziale chimico totale pu` o allora essere scritto come:

tot
= M
s
g h + p v
s
v
s
+
m
(11.78)
11.10.7 Potenziale chimico totale di un soluto.
Nel caso di un soluto, ipotizzando basse concentrazioni, pu` o farsi lipotesi di nulle interazioni con le
altre particelle, in particolare con quelle del contentore e quindi non occorre tener conto del poten-
ziale di matrice. Diviene importante, invece, la dissociazione in ioni e quindi il potenziale chimico
elettrostatico; ne consegue che il potenziale chimico totale `e:

tot
= M

g h + p v + z F V
e
+ R T lna (11.79)
11.11 Problemi di trasporto passivo di solventi.
Vogliamo ora analizzare il potenziale chimico di un solvente e vedere come esso permetta di risolvere
alcuni esempi.
Consideriamo dapprima il caso in cui nel uido (ad esempio lacqua) non siano discolti soluti o
altri termini che introducano un potenziale cimico di matrice. In tal caso il potenziale chimico tale
risulta essere:

tot
= M
s
g h + p v
s
= costante (11.80)
da cui, dividendo per il volume, si ricava la legge di Stevino:
p +
s
g h = costante (11.81)
Nel caso in cui continui a non esistere il termine di matrice, ma vi siano discolti soluti che
introducono un potenziale di concentrazione, abbiamo:

tot
= M
s
g h + p v
s
v
s
= costante (11.82)
per cuid, dividendo di nuovo per il voulme, si ottiene:

s
g h + p = costante (11.83)
Consideriamo un caso per il aule valga questa condizione di equilibrio. Supponiamo di avere un
recipiente diviso in due setti da una membrana semipermeabile. nei due settori in cui viene ad essere
suddiviso il recipiente vi siano due soluzioni uguali, ma a dierente concnetrazione. Lequilibrio dei
potenziali chimici nei due settori porta ad aermare che:

s
g h
A
+ p
A

A
=
s
g h
B
+ p
B

B
(11.84)
per cui:
h
A
h
B
=
p
B
p
A

s
g
+

A

s
g
(11.85)
Analiziamo ora il contenuto di questa formula. per semplicit` a supponiamo dapprima che le due
pressioni atmosferiche siano uguali. Abbiamo allora che tra i due peli liberi dei uidi viene a sta-
bilirsi un dislivello che `e legato alla dierenza delle due pressioni osmotiche, ovvero abbiamo il caso
dellosmosi.
Se allnverso supponiamo di imporre, dallesterno, due diverse pressioni, abbiamo che le concnetra-
zioni delle due soluzioni nei due settroi saranno costrette a cambiare in modo che le relative pressioni
11.12. PROBLEMI DI TRASPORTO PASSIVO DI SOLUTI. 261
osmotiche seguano landamento delle due ressioni esterne. E il fenomeno della cosiddetta osmosi
inversa, utilizzata, ad esempio, per la desalinizzazione delle acque.
Un altro caso interessante `e quello dei capillari. Ricordiamo qui la formula di Jurin:
h =
2 cos

s
g r
(11.86)
dove h `e laltezza tra il pelo libero nel capillare e allesterno, `e la tensione superciale del uido,
`e langolo di contatto ed r il raggio del capillare.
Questa formula pu` o essere ottenuta sfruttando i potenziali chimici se si fa lipotesi che linterazione
tra uido e capillare gener un potenziale di matrice dato da:

m
=
2 cos
r
(11.87)
Infatti in tal caso lequilibrio dei potenziali chimici porta a scrivere:

tot
= M
s
g h + p v
s

2 cos
r
= costante (11.88)
ovvero:

s
g h + p
A

2 cos
r
= p
B
(11.89)
Se le due pressioni sono uguali si ottiene allora:
h =
2 cos

s
g r
(11.90)
che la formula di Jurin.
11.12 Problemi di trasporto passivo di soluti.
Il caso pi` u interessante di trasporto passivo di soluti `e quello che prende il nome di equilibrio di
membrana.
Consideriamo un recipiente diviso in due parti da una membrana permeabile. Nei due settori che
cos
`
i si individuano supponiamo vi sia una soluzione di un solvente nel quale vi siano disciolti ioni.
indichiamo con il pedice A uno dei settori e con B laltro.
Se z `e la valenza degli ioni disciolti con concentrazioni x
A
ed x
B
rispettivamente e T `e la tempera-
tura, possiamo scrivere la condizione di equilibrio dei potenziali chimici nei due termini trascurando
il termine gravitazionale, perch`e non c`e signicativa dierenza di quota tra i due settori, e quello di
pressione, perch`e supponiamo che i due settroi siano sottoposti alla stessa pressione. I termini elettro-
statici saranno invece indicati esplicitamente perch`e supponamo che tra le due pareti della membrana
vi sia una dierenza di potenziale elettrico. Avremo quindi:
z F V
eA
+ R T ln x
A
= z F V
eB
+ R T lnx
B
(11.91)
Possiamo quindi ricavare che:
V = V
eA
V
eB
=
R T
z F
(ln x
B
ln x
A
) =
R T
z F
ln
x
B
x
A
(11.92)
Questa equazione permette di determinare quale dovrebbe essere la dierenza di potenziale elettrico
tra e due superci di una membrana anch`e la dierenza di concnetrazione di uno ione possa essere
giusticato in termini di solo trasporto passivo.
Ad esempio consideriamo una celula muscolare striata di un mammifero. Se si analizzano le
concetrazioni dei vari ioni e la dierenza di potenziale esistente tra le pareti della membrana cellulare
si scopre che per lo ione cloro la situazione di equilibrio `e proprio quella prevista dalla formula appena
descritta, mentre ci` o non `e vero per lo ione potassio, ed ancor di pi` u per lo iono sodio. In questi ultimi
due casi si deve allora pensare allesistenza di qualche altro meccanismo che permetta lo scambio
tra ambiente intra- ed extra- cellulare. Ricerche hanno dimostrato che tale meccanismo richiede un
apporto energetico esterno e pertanto deve essere un trasporto attivo. Nel caso specico si tratta della
cosiddetta pompa del sodio.
262 CAPITOLO 11. LA DINAMICA DEI FLUIDI
11.13. ESERCIZI 263
a
1
a
2
h
s
Figura 11.12: Il venturimetro
11.13 ESERCIZI
Esercizio 11.1 : Determinare il lavoro compiuto dalle forze di pressione quando 1.4 m
3
dacqua
uiscono in un condotto, se la dierenza di pressione ai due estremi del condotto `e data da: p = 1
atm.
Esercizio 11.2 : Una cisterna alta H = 20 m `e piena di acqua. A che distanza dal fondo occorre
fare un foro anch`e il getto dacqua che da esso fuorisce abbia una velocit` a di uscita pari a v = 12
m/s. Si supponga che la sezione della cisterna sia estremamente grande rispetto a quella del foro.
Esercizio 11.3 : Una cisterna alta H = 20 m `e piena di acqua. Determinare a quale distanza
dal fondo occorre fare un foro anch`e il getto dacqua che ne fuorisce raggiunga la massima gittata,
e determinare anche il valore di tale gittata.
Esercizio 11.4 : In un tubo di gomma, avente un diametro D = 3 cm, scorre acqua con velocit` a
v = 1 cm/s. Determinare la velocit` a di eusso da un ugello il cui diametro sia d = 0.3 cm e la
pressione cui sono soggette le pareti del tubo.
Esercizio 11.5 : Un tubo con sezione a
1
= 4 cm
2
contiene acqua che scorre alla velocit` a v
1
= 5
m/s ed `e soggetta ad una pressione p
1
= 1.5 atm. Il condotta aumenta gradualmente di sezione sino
a raddoppiarla, mentre la quota diminuisce di 10 m. Si determini la pressione nella sezione inferiore.
Esercizio 11.6 : Allinterno di un tubo di gomma uisce lacqua con una portata Q = 300 lt/min.
Quale deve essere la sezione di un foro da praticare sul tubo se si vuole che lo zampillo dacqua che
ne uscir` a raggiunga unaltezza di 2 m?
Esercizio 11.7 : Un dispositivo del tipo indicato in Fig. 11.12 `e detto Venturimetro. Esso `e
riempito di un liquido, nel nostro caso acqua, che scorre in esso mentre nel tubo manometrico vi `e
del mercurio. Determinare la velocit` a di eusso dellacqua considerando che la densit` a del mercurio
`e
Hg
= 1.36 10
3
kg/m
3
e che i valori dei parametri sono a
1
/a
2
= 4 ed h = 10.8 cm.
Esercizio 11.8 : Un dispositivo come quello indicato in Fig. 11.13 `e riempito dacqua. Si determini
264 CAPITOLO 11. LA DINAMICA DEI FLUIDI
h
d
Figura 11.13: Lacqua uisce in un condotto di forma varia
la velocit` a di uscita della acqua attraverso il tubo ed il valore massimo ammissibile di h, nellipotesi
che lacqua sia non viscosa, che sia d = 3 m e che lacqua nella cisterna sia sostanzialmente ferma.
Esercizio 11.9 : Un aereo ha una superce alare complessiva pari a 25.3 m
2
. Quando la velocit` a
dellaria sulla faccia superiore delle ali vale 56 m/s, la velocit` a sulla faccia inferiore vale 43 m/s. In tali
condizioni laereo vola a quota costante. Si determini il peso dellaereo (la densit` a dellaria `e = 1.29
kg/m
3
).
Esercizio 11.10 : Disponendo di una pompa la cui prevalenza `e di 13 m e volendo far circolare
in regime laminare dellacqua (il cui coeciente di viscosit` a `e = 10
3
decapoise) in un condotto
orizzontale di sezione circolare lungo L = 90 m, con una portata volumica Q = .30 m
3
/s, si determini
quale deve essere il raggio del condotto.
Esercizio 11.11 : Si ripeta lesercizio precedente ma stavolta si supponga che tra la sezione iniziale
e quella nale del condotto esista un dislivello di 7 metri.
Esercizio 11.12 : Si calcoli la velocit` a limite di caduta di una sfera avente raggio r = 1 mm,
costituita di piombo, in acqua. Ricordiamo che la viscosit` a dellacqua `e = 10
3
decapoise e che la
densit` a del piombo `e = 11.35 10
3
kg/m
3
.
Esercizio 11.13 : In un tratto di ume, vicino ad una rapida, lacqua si muove con una velocit` a
di 30 m/s. Determinare quale forza occorre applicare per tener ferma ed immersa in acqua una sfera
di raggio r = 10 cm.
Esercizio 11.14 : Un soluto `e disciolto in acqua in due diverse concentrazioni; nella prima sono
disciolte 0.04 moli per ogni litro di solvente mentre nella seconda abbiamo 0.09 moli disciolte per litro
di solvente. Sapendo che la costante dei gas `e R = 0.082 lt atm /mole K e che la temperatura `e
T = 300 K si determini la pressione osmotica tra le due soluzioni.
Esercizio 11.15 : Un recipiente contiene 4 litri di solvente e 2 moli di soluto. Un setto semiporoso
viene a dividere in due parti uguali la soluzione. Successivamente le due soluzioni sono sottoposte
ad una dierenza di pressione pari a 5 atm. Si determinino le concentrazioni del soluto nei due lati,
allequilibrio, se la temperatura `e di 300 K.
Esercizio 11.16 : Un recipiente, diviso in due parti da un setto semiporoso, contiene una soluzione
con due diverse concentrazioni nei due distinti settori. Alla temperatura T = 300 K tra i due setti
11.13. ESERCIZI 265
esiste un dislivello h = 0.4 m. Determinare per quale temperatura il dislivello diviene pari a 0.45m,
nellipotesi che la densit` a delle due soluzioni non vari apprezzabilmente.
Esercizio 11.17 : Un tubo manometrico, diviso nella sua parte centrale da un setto semiporoso,
contiene da un lato 0.3 litri di acqua con disciolta in essi 1 mole di cloruro di sodio (p.m. = 57.44 g) e
dallaltro 0.2 litri di acqua con disciolti in essi 4 moli di cloruro di sodio. Si determini la dierenza di
quota tra i due settori, ad una temperatura T = 350 K, tenendo conto anche della dierente densit` a
e che il ramo contenente la soluzione pi` u concentrata ha sezione pari a 2 cm
2
.
266 CAPITOLO 11. LA DINAMICA DEI FLUIDI
11.14 SOLUZIONI
Svolgimento dellesercizio 11.1 :
Detto V il volume di uido che si sposta attraverso la sezione S del condotto, lo spostamento `e dato
da:
x =
V
S
(11.93)
Daltra parte il uido `e sottoposto ad una forza netta risultante data dalla dierenza di pressione
moltiplicata per la sezione del condotto, cio`e:
F = p S (11.94)
e quindi il lavoro `e:
L = F x = p S
V
S
= p V = 1 10
5
1.4 = 1. 4 10
5
J (11.95)
Svolgimento dellesercizio 11.2 :
Occorre applicare il teorema di Bernoulli alle due sezioni costituite dalla superce superiore della
cisterna e dalla superce aperta del foro. Tenendo presente che in entrambi i casi la pressione agente
`e quella atmosferica, ed indicando con h laltezza del foro dal fondo della cisterna, si ottiene:
g H = g h +
1
2
v
2
(11.96)
e quindi:
h = H
v
2
2 g
= 20
12
2
2 10
= 12. 8 m (11.97)
Svolgimento dellesercizio 11.3 :
Occorre ripetere il ragionamento fatto nellesercizio precedente. Si ricava quindi che la relazione tra
velocit` a di uscita e quota del foro `e:
v
2
= 2 g (H h) (11.98)
Calcoliamo ora la gittata, per un corpo soggetto ad una velocit` a iniziale v, diretta orizzontalmente,
e posto inizialmente ad una quota h.
La equazione della traiettoria `e:
x = v t
y = h
1
2
g t
2
(11.99)
e quindi il getto dacqua tocca il suolo (y = 0) al tempo:
t =

2 h
g
(11.100)
per cui il valore della gittata `e:
x
g
=

2 h
g
v (11.101)
Elevando a quadrato e sostituendo la formula trovata per v, otteniamo:
x
2
g
=
2 h
g
2 g (H h) = 4 h (H h) (11.102)
11.14. SOLUZIONI 267
Per determinare il valore massimo della gittata possiamo cercare il valore massimo del quadrato
della gittata, annullando la derivata rispetto alla variabile h. Si ottiene allora:
d
_
x
2
g
_
dh
= 4 H 8 h (11.103)
per cui la soluzione cercata `e:
h =
1
2
H = 10 m (11.104)
Svolgimento dellesercizio 11.4 :
Per determinare la velocit` a di uscita basta applicare il principio di continuit` a che, nel nostro caso, si
scrive:
1
4
D
2
v =
1
4
d
2
V
per cui
V =
D
2
d
2
v =
3
2
0.3
2
1 = 100 cm/s = 1.00 m/s
Per quanto riguarda la pressione occorre, invece, applicare il teorema di Bernoulli, tenendo presente
che la quota geodetica `e trascurabile. Si ha:
1
2
v
2
+ p =
1
2
V
2
+ p
0
ove V `e la velocit` a di uscita dallugello e p
0
`e la pressione esterna, cio`e quella atmosferica.
Risulta allora
p p
0
=
1
2
V
2

1
2
v
2
=
1
2

_
V
2
v
2
_
=
1
2
10
3

_
1
2
0.01
2
_
= 500 N/m
2
Svolgimento dellesercizio 11.5 :
Iniziamo col calcolare la velocit` a nella sezione inferiore, sfruttando il teorema di continuit` a:
v
2
= v
1
a
1
a
2
= 0.5 v
1
= 2.5 m/s
Applichiamo ora il teorema di Bernoulli:
p
1
+
1
2
v
2
1
+ g h = p
2
+
1
2
v
2
2
e quindi
p
2
= p
1
+ g h +
1
2
v
2
1

1
2
v
2
2
= p
1
+ g h +
1
2

_
v
2
1
v
2
2
_
e numericamente:
p
2
= 1.5 10
5
+ 10
3
10 10 +
1
2
10
3

_
5
2
2.5
2
_
= 2.59 10
5
N/m
2
Svolgimento dellesercizio 11.6 :
Iniziamo trasformando la portata in unit` a MKS:
Q = 300 lt/min = 300
10
3
60
= 5 10
3
m
3
/s
268 CAPITOLO 11. LA DINAMICA DEI FLUIDI
Applichiamo ora il teorema di Bernoulli alla sezione iniziale del foro ed alla sezione terminale del
getto, tenendo presente che in entrambi i casi la pressione agente `e quella atmosferica. Si ha:
1
2
v
2
= g h
ove si `e assunto che alla sezione terminale del getto la velocit` a dellacqua `e nulla.
Per il teorema della continuit` a la velocit` a di uscita dal foro `e collegata alla velocit` a di eusso
allinterno del tubo dalla relazione:
V = v
a
1
a
2
e quindi il teorema di Bernoulli porta a:
v
2
= 2 g h
e di conseguenza
V
2
= 2 g h
_
a
1
a
2
_
2
Daltra parte la portata `e il prodotto della velocit` a di eusso per la sezione e quindi:
Q = V a
2
da cui si ricava
Q
2
= 2 g h
_
a
1
a
2
_
2
a
2
2
= 2 g h a
2
1
ed in denitiva
a
1
=
Q

2 g h
=
5 10
3

2 10 2
= 7.9 10
4
m
2
Svolgimento dellesercizio 11.7 :
Applichiamo il teorema di Bernouilli alle due sezioni corrispondenti ai punti di attacco del tubo
manometrico. Si ha:
p
1
+
1
2

a
v
2
1
= p
2
+
a
g s +
1
2

a
v
2
2
che pu` o anche scriversi come:
p
1
p
2
=
a
g s +
1
2

a
_
v
2
2
v
2
1
_
Daltra parte il bilancio idrostatico delle pressioni allinterno del tubo manometrico, impone che
sia:
p
1
+
a
g h = p
2
+
a
g s +
Hg
g h
e quindi:
p
1
p
2
=
a
g s + (
Hg

a
) g h
Sostituendo nella relazione precedente abbiamo:

a
g s + (
Hg

a
) g h =
a
g s +
1
2

a
_
v
2
2
v
2
1
_
Teniamo ora conto della relazione tra le due velocit` a, come si pu` o ricavare dal teorema della
continuit` a:
v
2
=
a
1
a
2
v
1
11.14. SOLUZIONI 269
per cui:
(
Hg

a
) g h =
1
2

a
v
2
1
_
a
2
1
a
2
2
1
_
e di conseguenza
v
2
1
=
2
_
a
2
1
a
2
2
1
_
(
Hg

a
)

a
g h
Sostituendo i valori numerici otteniamo:
v
2
1
=
2
(4
2
1)

_
1.36 10
3
10
3
_
10
3
10 0.108 = .05184
e pertanto
v
1
=

.05184 = 0.23 m/s


Svolgimento dellesercizio 11.8 :
Applichiamo il teorema di Bernoulli in corrispondenza delle due sezioni A e B:
p
0
= g h + p +
1
2
v
2
La condizione limite per laltezza h corrisponde ad una velocit` a nulla ed ad una pressione nulla.
Ne consegue che:
h =
p
0
g h
= 10.33 m
Ripetiamo ora il discorso, riferendoci alle sezioni A e C. In tal caso si ottiene:
p
0
+ g d = p
0
+
1
2
v
2
e quindi:
v =
_
2 g d =

2 10 3 = 7.7 m/s
Svolgimento dellesercizio 11.9 :
Poich`e sulla faccia inferiore delle ali la velocit` a `e inferiore avremo che la pressione agente sulla superce
inferiore delle ali sar` a pi` u alta di quella che agisce sulla superce superiore. Tale dierenza di pressione
genera una forza netta diretta dal basso verso lalto che prende il nome di portanza e che sostiene in
aria laeroplano.
Per lequilibrio deve risultare che tale portanza `e pari al peso del velivolo. Daltra parte la portanza
`e data dal prodotto della superce alare per la dierenza di pressione. Applichiamo quindi il teorema
di Bernoulli sulle due superci, inferiore e superiore, dellaereo:
p
1
+
1
2
v
2
1
= p
2
+
1
2
v
2
2
e quindi:
p
1
p
2
=
1
2

_
v
2
2
v
2
1
_
La portanza, e quindi il peso del velivolo, sar` a:
P = S (p
1
p
2
) =
1
2
S
_
v
2
2
v
2
1
_
270 CAPITOLO 11. LA DINAMICA DEI FLUIDI
che numericamente fornisce
P =
1
2
25.3 1.29
_
56
2
43
2
_
= 21 10
3
N
Svolgimento dellesercizio 11.10 :
Possiamo applicare lequazione di Poiseuille, considerando che agli estremi del condotto `e applicata
una dierenza di pressione dovuta proprio alla prevalenza della pompa
Q = p
R
4
8 L
Per esprimere la dierenza di pressione in funzione della prevalenza H dobbiamo tener conto che
questa `e espressa in metri di acqua e pertanto:
p =
H
10.33
= 1.26 atm = 1.28 10
5
Pa
Il raggio `e quindi dato da:
R =
4

8 L Q
p
=
4

8 10
3
90 0.30
10
3
1.28 10
5
= 6.4 10
3
m
Svolgimento dellesercizio 11.11 :
In tal caso il procedimento `e lo stesso ma la dierenza di pressione applicata al uido non `e pi` u
soltanto dovuta alla prevalenza della pompa ma `e anche costituita dalla pressione idrostatica della
colonna dacqua alta 7 metri. Ne consegue che la pressione agente sul uido `e:
p =
H + h
10.33
=
13 + 7
10.33
= 1.94 atm = 1.94 10
5
Pa
ed il raggio del condotto deve essere:
R =
4

8 L Q
p
=
4

8 10
3
90 0.30
10
3
1.94 10
5
= 5.8 10
3
m
Svolgimento dellesercizio 11.12 :
In questo caso sulla sfera agisce una forza peso, pari alla densit` a del piombo per il volume della sfera,
ed una forza di attrito viscoso che, per la legge di Stokes, pu` o essere scritta come:
f = 0.3 2 r v
ove `e la viscosit` a dellacqua.
La velocit` a limite sar` a quella per la quale la forza di attrito eguaglia la forza peso (la spinta di
Archimede `e trascurabile) e quindi:
4
3
r
3
= P = f = 0.3 2 r v
lim
ovvero:
v
lim
=
2
0.9
r
2
=
2 11.35 10
3

_
10
3
_
2
0.9 10
3
= 79.2 m/s
11.14. SOLUZIONI 271
Svolgimento dellesercizio 11.13 :
In questo caso occorre tener conto che il moto turbolento e che quindi la forza di attrito viscoso `e:
f = c S v
2
ove, trattandosi di una sfera, c = 0.25 ed S `e la sezione trasversa delloggeto e quindi, in questo caso,
S = R
2
. Si ha quindi:
f = 0.25 0.1
2
10
3
30
2
= 7069 N
Svolgimento dellesercizio 11.14 :
Applichiamo la legge di vant Ho alla prima soluzione. Abbiamo:

1
= c
1
M R T = 0.04 0.082 300 = 0.984 atm
Per la seconda soluzione, invece, si ha:

2
= c
2
M R T = 0.09 0.082 300 = 2.214 atm
e quindi la dierenza di pressione osmotica `e:

1
= 1.23 atm
Svolgimento dellesercizio 11.15 :
In questo caso si ha il fenomeno dellosmosi inversa. La dierenza di pressione che si impone dalesterno
fa s` che parte del soluto passi da una parte allaltra del setto sino a che non si `e generata una pressione
osmotica che equilibra la dierenza di pressione esterna.
Indichiamo allora con tale dierenza di pressione e con c
M
e C
M
le due concentrazioni molari.
Abbiamo:
= (C
M
c
M
) R T
Daltra parte la concentrazione media deve essere quella iniziale e cio`e pari a
c =
2
4
= 0.5 moli/lt
e laumento della concentrazione da un lato impone una analoga diminuzione dallaltra parte; in
formula:
C
M
= c +
c
M
= c
e quindi:
= 2 R T
Abbiamo allora:
=

2 R T
=
5
2 0.082 300
= 0.1 moli/lt
e quindi:
C
M
= c + = 0.6 moli/lt
c
M
= c = 0.4 moli/lt
272 CAPITOLO 11. LA DINAMICA DEI FLUIDI
Svolgimento dellesercizio 11.16 :
Il dislivello `e determinato dallequilibrio tra pressione osmotica e pressione idrostatica:
= g h
Daltra parte la pressione osmotica, per la legge di vant Ho, `e data da:
= c R T
e quindi:
c R T = g h
ovvero
h =
c R T
g
Detto h
1
il nuovo dislivello, sar` a:
h
1
=
c R T
1
g
per cui:
h
1
h
=
T
1
T
ed in denitiva
T
1
=
h
1
h
T =
0.45
0.4
300 = 337.5 K
Svolgimento dellesercizio 11.17 :
Iniziamo col determinare la dierenza di pressione osmotica, sfruttando la legge di vant Ho:
= (c
2
c
1
) R T
dove le due concentrazioni molari sono:
c
1
=
1
0.3
= 3.33
c
2
=
4
0.2
= 20
e quindi:
= (20 3.33) 0.082 350 = 478 atm
Nel settore a minore concentrazione avremo una densit` a pari a:

1
=
M
1
V
1
=
(300 + 57.44)
0.3
10
3
= 1.19 kg/lt
mentre nellaltro settore avremo:

2
=
M
2
V
2
=
(200 + 57.44 4)
0.2
10
3
= 2.15 kg/lt
dove abbiamo supposto che il volume non vari perch`e tutto il soluto `e disciolto.
Il bilancio delle pressioni idrostatiche e della pressione osmotica impone pertanto che sia:

1
g h
1
=
2
g h
2
+
ovvero
h
1
=

2
g h
2
+

1
g
11.14. SOLUZIONI 273
Per calcolare h
2
ricordiamo che 0.2 litri di soluzione sono contenuti in un tubo avente una sezione
di 2 cm
2
e che quindi la colonna deve essere alta:
h
2
=
V
2
S
=
0.2 10
3
2 10
4
= 1.0 m
e pertanto, trasformando tutte le grandezze in unit` a comparabili, si ottiene:
h
1
=
2.15 10
3
10 1 + 4780
1.19 10
3
10
= 2.21 m
e quindi il dislivello `e:
h
1
h
2
= 1.21 m